Putin chiede di non credere alle fake news sul coronavirus

 

Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato la gente a non credere alle fake news e alle insinuazioni allarmistiche sulla diffusione del coronavirus in Russia; secondo il capo di Stato russo, queste informazioni false circolano maliziosamente per seminare panico e sfiducia nei confronti delle autorità.

“Per quanto riguarda l’informazione, l’informazione è oggettiva. Non bisogna credere a nessun pettegolezzo, o come dite alle fake news. Qualcuno lo fa inconsciamente e qualcuno consapevolmente con l’obiettivo di seminare diffidenza su quello che le autorità stanno facendo nel territorio, a livello federale, municipale e creare una sorta di panico”, ha detto Putin in una riunione con i rappresentanti della società civile in Crimea e Sebastopoli.

La Russia intensificherà gli sforzi per combattere il coronavirus, ha evidenziato il presidente russo Vladimir Putin.

“Grazie a Dio, abbiamo tutto sotto controllo finora. Spero che continui così in futuro. Aumenteremo questi sforzi”, ha detto il capo di Stato russo durante l’incontro.

Il presidente ha evidenziato che ha incaricato il governo e le regioni di preparare misure proattive e di introdurle qualora fosse necessario.

Putin ha poi rivolto l’attenzione sul fatto che nella situazione con il coronavirus la Russia sembra essere “molto meglio” rispetto ad altri Paesi.

“Come sapete, in alcuni Paesi europei questa malattia ha davvero acquisito il carattere di un’epidemia di massa. Ci sono migliaia di malati, migliaia. E centinaia di persone che sono già morte. Fondamentalmente si tratta di persone molto anziane, persone che hanno qualche patologia, di solito cronica e comunque malattie gravi che debilitano il sistema immunitario”, ha detto.

In Russia saliti a 147 i casi di contagio da Covid-19

In Russia sono stati registrati 33 nuovi contagi col nuovo tipo di coronavirus nell’ultimo giorno, ha riferito il quartier generale operativo per il monitoraggio della situazione con il Covid-19 nella Federazione Russa.

In totale 147 casi del nuovo coronavirus sono stati registrati in Russia, 5 persone sono guarite.

Da

https://it.sputniknews.com/mondo/202003188879472-putin-chiede-di-non-credere-alle-fake-news-sul-coronavirus/

Meditare con Chesterton

Letture dallo smartphone il telefono furbo. La razza umana per la religione cadde una volta e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male oggi siamo caduti una seconda volta e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male di Roberto Pecchioli

 

 

 

Letture dallo smartphone, il telefono furbo.

 

 

di

 

 

Roberto Pecchioli

 

Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’. Ha quarant’anni la canzone di Gianni Togni, il cui refrain ha ispirato anche un film del 2007. La noia da reclusione coatta antivirus suggerisce qualche incursione, via smartphone, in siti non proprio amici. Uno è Wikipedia, l’encicolpedia online iperlaica, mondialista, politicamente corretta e, beninteso “fatta da noi”. Beato chi ci crede. Penetrato nel wiki-mondo, ho scelto una voce, non troppo a caso: Chesterton. Per queste note, mi sono praticamente limitato a un brutale “copia e incolla” delle pagine dedicate al grande (e grosso: un metro e novanta per centotrenta chili!) intellettuale e scrittore cristiano inglese.

Mi sono limitato a due opere apparentemente antitetiche, Eretici e Ortodossia, senza resistere alla tentazione di alcune citazioni sparse. Perle, gocce, lampi, aforismi, chiamateli come volete, ma lasciatevi sorprendere dal padre del distributismo, una teoria economico-sociale, e di Padre Brown, il prete capace di indagare l’animo umano sino a scoprire i crimini degli uomini. Gran mente eclettica, Chesterton, capace di scrivere un saggio cruciale su San Tommaso (per lui era Tommy!), dettato nei ritagli di tempo tra un racconto e un articolo di giornale.

Molti pensieri di Chesterton sono così sorprendenti perché in lui chiarezza e profondità si fondono senza sforzo apparente: il marchio infallibile del genio.

 

Se avrete la pazienza – io spero il piacere- di leggere, vi verrà voglia di brandire il computer o lo smartphone, che avrà finalmente meritato il suo nome di “telefono furbo”, e di andare oltre, gustare altri diamanti della sapienza semplice e geniale di quel gigante. Tutto ciò in attesa di sopravvivere al contagio e alla reclusione e correre in libreria per leggere, sottolineare amorosamente, conservare e fare vostri pensieri e parole di Chesterton. Iniziamo dal principio, dal racconto della nascita fatto da lui stesso, nell’Autobiografia.

“Inchinandomi con la mia cieca credulità di sempre di fronte alla mera autorità e alla tradizione dei padri, bevendomi superstiziosamente una storia che all’epoca non fui in grado di verificare in persona, sono fermamente convinto di essere nato il 29 maggio del 1874 a Campden Hill, Kensington; e di essere stato battezzato secondo il rito anglicano nella piccola chiesa di Saint George, che si trova di fronte alla torre dell’acquedotto, immensa a dominare quell’altura. Non attribuisco nessun significato al rapporto tra i due edifici; e nego sdegnosamente che la chiesa possa essere stata scelta perché era necessaria l’intera forza idrica della zona occidentale di Londra per fare di me un cristiano”.

Molti pensieri di Chesterton sono così sorprendenti perché in lui chiarezza e profondità si fondono senza sforzo apparente: il marchio infallibile del genio. Ne proponiamo alcuni, così alla rinfusa. Dicono che viaggiare allarghi la mente, ma è necessario possedere una mente. Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato. Il mondo non languirà mai per mancanza di meraviglie, ma soltanto quando l’uomo cesserà di meravigliarsi. L’intelligenza moderna non accetta nulla che venga dall’autorità. Ma accetta invece qualsiasi cosa che non sia autorevole. L’uomo non vive di solo sapone. La Bibbia ci dice di amare i nostri vicini di casa, ed anche di amare i nostri nemici. Probabilmente perché spesso sono la stessa cosa. La psicanalisi è una confessione senza assoluzione. Le forze che cambiano il corso della storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo. Tutta la differenza fra costruzione e creazione è esattamente questa: una cosa costruita si può amare solo dopo che è stata costruita; ma una cosa creata si ama prima che esista. Vi è qualcosa di depravato in ogni uomo che non abbia voglia di violare i dieci comandamenti.

In Eretici regala momenti di autentica emozione.

Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

La religione del carpe diem non è la religione della gente felice, ma delle persone estremamente infelici. La gioia non coglie i boccioli di rosa mentre ancora può farlo; i suoi occhi fissano la rosa immortale che vide Dante.

La razza umana, secondo la religione, cadde una volta, e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male. Oggi siamo caduti una seconda volta, e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male.

 

La sua riflessione sulla Chiesa è un benefico pugno allo stomaco: “quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua grande società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un imbroglione, uno snob, un codardo: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell’Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza, che furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest’unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.”

Un tempo l’eretico era fiero di non essere tale. Eretici erano i regni del mondo, la polizia e i giudici. Lui era ortodosso. Non si compiaceva di essersi ribellato a loro; erano stati loro a ribellarsi a lui. Gli eserciti con la loro spietata sicurezza, i sovrani con i loro volti impassibili, i decorosi processi di Stato, i giusti processi legali: si erano tutti smarriti come pecorelle. L’eretico era fiero di essere ortodosso, fiero di essere nel giusto. Tutto il resto è saggezza: nulla è più fallimentare del successo.

La razza umana, secondo la religione, cadde una volta, e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male. Oggi siamo caduti una seconda volta, e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male. Forse mai dall’inizio del mondo vi è stata un’epoca che avesse meno diritto di usare la parola “progresso” dell’epoca attuale.

Imbucare una lettera e sposarsi sono tra le poche cose ancora assolutamente romantiche, perché per essere assolutamente romantica una cosa deve essere irrevocabile. Come può conoscere l’Inghilterra colui che conosce solo il mondo? Il giramondo vive in un mondo più piccolo rispetto al contadino, respirando sempre un’aria locale. Londra è un luogo, paragonata a Chicago; Chicago è un luogo, paragonata a Timbuctù. Ma Timbuctù non è un luogo, perché almeno laggiù vivono uomini che la considerano l’universo e che respirano non un’aria locale, ma i venti del mondo. L’uomo sulla nave da crociera ha visto tutte le razze umane e pensa alle cose che dividono gli uomini: alimentazione, abbigliamento, decoro, anelli al naso come in Africa o alle orecchie come in Europa, vernice blu tra gli antichi e vernice rossa tra i britannici moderni. L’uomo nel campo di cavoli non ha visto nulla, ma pensa alle cose che uniscono gli uomini: la fame, i figli, la bellezza delle donne, la promessa o la minaccia del cielo.

L’uomo che disse: beato colui che non si aspetta nulla, perché non verrà deluso, fa una lode alquanto inadeguata e addirittura fasulla. La verità è: beato colui che non si aspetta nulla, perché verrà piacevolmente sorpreso. L’uomo che non si aspetta nulla vede le rose più rosse rispetto agli uomini comuni, l’erba più verde e il sole più abbagliante. Beato colui che non si aspetta nulla, perché possiederà le città e le montagne; beato il mite, perché erediterà la terra. È l’uomo umile che fa le grandi cose, è l’uomo umile che fa le cose audaci.

Il forte non può essere coraggioso. Solo il debole può esserlo. Bevi perché sei felice, ma mai perché sei triste. Non bere mai quando non farlo ti rende infelice, o sarai come il bevitore di gin dal volto tetro dei bassifondi; ma se bevi quando saresti felice anche senza bere sarai come l’allegro contadino italiano. Non bere mai perché ne hai bisogno, poiché questo è un atto razionale che ti porta dritto alla morte e all’inferno. Ma bevi perché non ne hai bisogno, poiché questo è un atto irrazionale e l’antica salute del mondo.

L’uomo non può amare le cose mortali. Può amare solo, per un istante, le cose immortali. Quando il trionfo è il metro di giudizio di ogni cosa, gli uomini non sopravvivono mai abbastanza a lungo da trionfare. Finché la vita è piena di speranza, la speranza è una mera lusinga o un cliché; è solo quando tutto è disperato che la speranza comincia a diventare vera forza. Come tutte le virtù cristiane, è tanto irragionevole quanto indispensabile.

L’uomo può essere definito un animale che fa dei dogmi. Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

In Ortodossia, Chesterton scopre che “gli uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa.” I suoi non sono paradossi, ma lenti multifocali che permettono di vedere la realtà per intero, come in un grandangolo. Sentite: la serietà non è una virtù. Sarebbe un’eresia, ma un’eresia molto più giudiziosa, dire che la serietà è un vizio. Sarebbe ingiusto passare sotto silenzio la definizione misteriosa ma suggestiva data, pare, da una bambina: un ottimista è un uomo che vi guarda gli occhi, un pessimista un uomo che vi guarda i piedi.

L’uomo può essere definito un animale che fa dei dogmi. Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

 

La tradizione non significa che i vivi sono morti, ma che i morti sono vivi. Pazzo non è chi ha perso la ragione, ma chi ha perso tutto fuorché la ragione. Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza, e esser saggi è più drammatico che esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica.

II paradosso fondamentale del Cristianesimo è che la ordinaria condizione dell’uomo non è il suo stato di sanità e di sensibilità normale: la normalità stessa è un’anormalità. Questa è la filosofia profonda della caduta. II valore delle cose sta nell’essere state salvate da un naufragio, ripescate dal Nulla all’esistenza. Ma io ho fantasticato (l’idea può sembrare pazzesca) che l’ordine e il numero delle cose non sia che il romantico avanzo del naviglio di Crusoe. Gli alberi e i pianeti mi parevano come salvati dal naufragio, e quando vidi il Cervino fui contento che non fosse stato dimenticato nella confusione. La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Il nostro mondo sarebbe più silenzioso se fosse più energico. Tutto il mondo moderno è in guerra con la ragione, e la torre già vacilla. Chi crede nei miracoli li accetta (a torto o a ragione) perché ne ha delle prove. Chi non crede nei miracoli non li accetta (a torto o a ragione) perché ha una dottrina contro di essi.

Splendida è la pennellata sull’opposizione tra cristianesimo e buddhismo: “il cristiano evade dal mondo per rifugiarsi nell’universo, il buddhista vuole evadere dall’universo ancora più che dal mondo. Uno vorrebbe annientarsi, l’altro vorrebbe tornare alla sua creazione, al suo Creatore. C’ è ben poco al mondo che si possa confrontare con queste due alternative quanto a completezza. E chi non si sentirà di scalare la montagna di Cristo, precipiterà fatalmente nel baratro di Buddha.” Profetico.

Il paradosso è diventato ormai ortodossia; gli uomini sguazzano placidamente nel paradosso come nel luogo comune. Non è il fatto che l’uomo pratico stia a testa in giù, il che alle volte può essere una stimolante per quanto sconcertante ginnastica; è che a testa in giù ci sta a meraviglia, ci dorme, perfino.

La filosofia di San Tommaso si basa sulla convinzione condivisa da tutti che le uova sono uova. Il tomista vede le cose nella loro concretezza insieme al resto degli uomini e ha la consapevolezza comune che le uova non sono galline, sogni o pure e semplici supposizioni, ma cose verificate dall’autorità dei sensi, il che significa da Dio.

In Ortodossia, Chesterton scopre che “gli uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa.”

 

In un certo senso posso anche ammettere che un uomo possa essere uno scettico radicale, ma non può essere nient’altro; certo nemmeno un difensore dello scetticismo radicale. Se per un uomo tutti i moti del suo stesso intelletto sono senza senso, allora il suo intelletto è senza senso, ed è senza senso egli stesso; e non significa nulla cercare di scoprire quale senso egli abbia. Sembra che gli scettici radicali in genere sopravvivano perché non sono poi tanto scettici e non sono affatto radicali. Cominceranno col negare ogni cosa e poi ammetteranno qualche cosa, se non altro per amor di ragionamento – o tante volte di polemica senza ragionamento. La mente conquista una nuova provincia, come un imperatore; ma solo perché ha risposto al suono di un campanello, come un servitore. La mente è se stessa per questo nutrirsi di fatti, questo cibarsi della strana, dura carne della realtà.

Infine: “la maggior parte delle filosofie moderne non sono filosofia ma dubbio filosofico; dubbio, cioè, se possa esistere una qualunque filosofia.” Non è allora così strano che un filosofo come Etienne Gilson abbia detto di Chesterton che è stato è stato uno dei pensatori più profondi mai esistiti. Per Mario Praz, usando a veicolo del suo pensiero un ameno stile paradossale, contrapponeva alla bruttezza della civiltà industriale e al materialismo la semplicità agricola dei padri e la luce perenne dell’idea cattolica romana. Quanto a Jorge Luis Borges, agnostico di spirito, “la letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.” Per il compianto cardinale Giacomo Biffi, “Chesterton si è fatto da solo. È semplicemente andato alla scuola della sua schietta umanità e ha ricercato la verità con assoluta onestà intellettuale, usando effettivamente di quella ragione che i razionalisti si limitavano a venerare. Questo è stato sufficiente a condurlo “a casa”, cioè all’antica fede e alla saggezza dei padri.

Meditiamo, gente, meditiamo. Il tempo c’è, sul divano o sul sofà. Non restiamo soli proprio in questo frangente strano, sospeso, con il respiro mozzato e la paura non ammessa. La compagnia di Chesterton ci farà sentire di più la vicinanza a quell’Altro Assoluto in cui, unico, riposa il cuore inquieto.

 

 

 

Del 26 Marzo 2020

 

 

 

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http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/filosofia/8644-chesterton

Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

 

Poche ore fa il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha annunciato che è in arrivo il nuovo modulo di autocertificazione per le nostre necessità di spostamento. Si tratta della quarta versione. Sì, avete letto bene, è il quarto modulo di autocertificazione in virtù dei numerosi decreti che nelle ultime settimane sono stati fatti dal governo giallorosso. Per non parlare del loro contenuto: siamo un Paese morto! Avete ragione nel video dico quinta: insomma non so contare.

 

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Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

 

Lei ha scritto ormai quasi dieci anni fa un libro sulla Gran Bretagna intitolato “I nuovi Unni”: quanto è accaduto ha confermato le sue previsioni?

Ricordo che l’uscita di quel libro fu accompagnata da una scia di polemiche soprattutto in quella parte del mondo cattolico, che potremmo definire irenista o buonista, la quale ancora oggi si ostina irriducibilmente ad adottare la cosiddetta “logica dello struzzo” nella lettura della realtà. Del resto, non è un mistero che da lungo tempo ormai il grande assente in quel mondo – compresa larga parte della Chiesa istituzionale – sia proprio il realismo tomista dell’«adequatio rei et intellectus».

Le polemiche di dieci anni fa si fondavano sull’obiezione che le denunce lanciate dal libro riguardassero, in realtà, concetti come quello di “gender” e “omofobia”, che l’opinione pubblica in Italia non conosceva e che non avrebbe compreso. Si sosteneva che tali concetti appartenessero alla Weltanschauung anglosassone e che non sarebbero mai stati recepiti dalla nostra cultura italiana. Per questo mi si accusava di voler procurare un inutile allarmismo, di voler «agitare fantasmi», o addirittura di «fare del terrorismo psicologico».

Letto oggi, quel libro sembra ormai persino datato. L’opinione pubblica italiana è andata addirittura oltre. E pensare che nel libro io avevo spiegato bene perché la Gran Bretagna è il laboratorio sperimentale della rivoluzione antropologica che stiamo vivendo. È per noi come la sfera di cristallo: per comprendere cosa accadrà con quale anno di anticipo, basta dare un’occhiata a quel che succede Oltre Manica.

In che modo aggiornerebbe questo libro se dovesse ripubblicarlo oggi?

Il libro si divide in due parti. Nella prima, intitolata Le cause, io cerco di analizzare le ragioni storiche, culturali, filosofiche e religiose, che sono all’origine della peculiarità britannica. Nella seconda parte, intitolata Gli Effetti, rendo evidente, attraverso precisi e circostanziati episodi di cronaca, le conseguenze pratiche di questa peculiarità.
Se dovessi riscriverlo oggi, lascerei invariata la prima parte – quelle ragioni appaiono sempre più fondate –, mentre sarei costretto ad aggiornare la seconda. La rivoluzione antropologica in atto ha raggiunto livelli che nel 2010 erano ancora inimmaginabili. Mi riferisco, in particolare, al campo della bioetica e alla distruzione della famiglia. Oggi non solo si è aperto, per esempio, lo scenario inquietante della cosiddetta “intelligenza artificiale”, ma si comincia a parlare di «artificial womb», per la creazione della vita, del «baby sharing» o del «coparenting» per quanto riguarda gli ultimi attacchi all’istituto della famiglia. Certo, sono tutti concetti che al momento l’opinione pubblica italiana non conosce o non comprende bene ma che ­– temo nel giro di poco tempo – imparerà a conoscere. Esattamente come nel 2010.

Sembra che in Gran Bretagna rifiutino le cure ai pazienti di una certa età coerentemente con una visione utilitaristica della politica sanitaria. Lei pensa che in questo paese l’analisi costi/benefici si sostituisca al valore della persona umana?

La Gran Bretagna, da questo punto di vista, insieme all’Olanda è al Belgio, è uno dei Paesi più scristianizzati d’Europa. Oggi nei pub come in parlamento si sentono i discorsi che facevano gli stoici, i cinici e gli scettici duemila anni fa. In un ristorante di Londra una volta mi è capitato di ascoltare un avventore del tavolo accanto, le cui parole mi hanno ricordato quello che scriveva Seneca nelle sue Lettere a Lucillio: «C’è un solo modo per entrare nella vita, ma molte possibilità di uscirne. Perché dovrei aspettare la crudeltà di una malattia o di un uomo, quando posso andarmene sfuggendo ai tormenti e alle avversità? Si può scegliere la morte come si sceglie la nave quando ci si accinge a un viaggio, o si sceglie una casa quando si intende prendere una residenza».

Stiamo tornando indietro di venti secoli, ed è come se duemila anni di cristianesimo fossero passati inutilmente. Questo è il vero problema. Una società senza Cristo si trasforma in una società cinica, incapace di riconoscere un’autentica dignità all’essere umano dal concepimento alla sua morte naturale. E senza questo riconoscimento l’uomo viene privato della sua dimensione spirituale, viene considerato mera materia. Questo implica inevitabilmente l’applicazione della logica imprenditoriale dei costi/benefici. Quando, però, si comincia ad accettare la prospettiva del puro pragmatismo utilitarista, allora gli esseri umani si cominciano a vedere non come soggetti titolari di una dignità, ma come possibile fonte di spesa, come esseri improduttivi, come un inutile peso per la società. Questo, tra l’altro, sta anche modificando la relazione tra medico e paziente. È la fine della cosiddetta alleanza terapeutica che per secoli ha caratterizzato la Medicina. Il paziente diventa solo un “cliente” per il professionista della salute e il consenso informato si trasforma in un mero mezzo di tutela giuridica del medesimo professionista. Con buona pace del povero Ippocrate.

In Gran Bretagna è già così, e quindi basta dare un’occhiata alla sfera di cristallo per comprendere che questa logica non tarderà molto ad entrare anche nei nostri ospedali.
Sembra assurdo, ma come spiegava bene il grande Dostoevskij, se Dio non c’è allora tutto è possibile.

Tra l’altro, molti dimenticano che il concetto moderno di sanità lo hanno inventato i monaci benedettini di quel medioevo considerato “oscuro”. Lo stesso Benedetto nella Regola scrive: «infirmorum cura ante omnia et super omnia adhibenda est». E questa cura nasce dall’esempio del Buon Samaritano e dall’esortazione evangelica di amare il prossimo come se stessi. Al tempo dei romani gli ospedali non esistevano. Vi erano i cosiddetti “valetudinaria”, ma erano infermerie destinate ai soli militari. È Benedetto che nella Regola impone l’istituzione in ogni monastero di un’infermeria, dalla quale nascerà l’«hospitale pauperum et pelegrinorum». L’ospedale per tutti. Non c’è nulla da fare: se si toglie l’autentica cultura della vita e dell’amore che solo Cristo può davvero portare in una civiltà, ciò che appare all’orizzonte è la silhouette luciferina del Male pronta ad inoculare la sua cultura della morte e del disprezzo per l’uomo.

 

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“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

Governatore Louisiana: preghiera e digiuno

L’EDITORIALE del VENERDÌ
di Matteo Orlando

Il governatore cattolico della Louisiana ha chiesto ai suoi concittadini di pregare e digiunare per chiedere la guarigione delle persone colpite dal coronavirus.
John Bel Edwards ha annunciato che lui e la first lady dello stato, hanno cominciato il primo digiuno nella giornata di martedì 24 marzo e ne faranno altri nel corso della Quaresima.
“In questa stagione di Quaresima, dove ci concentriamo sul digiuno e sulla preghiera, volevo che la gente della Louisiana sapesse che digiuniamo” per i malati colpiti dal coronavirus, ha twittato Edwards.
Il Governatore ha chiesto a tutti di pregare e digiunare con lui e la moglie per chiedere a Dio anche di “confortare coloro che hanno perso una persona cara a causa del COVID-19, per il pieno recupero di coloro che sono risultati positivi, e affinché Dio, come ha già fatto in precedenza, guarisca il suo popolo e la nostra terra”.
La Louisiana ha il terzo tasso più alto di casi confermati di COVID-19 pro capite negli Stati Uniti, secondo quanto ha spiegato la CNN.
Intanto in Sudamerica, più precisamente in Argentina, i sacerdoti sono stati inclusi nell’elenco delle persone esenti dal rispetto della misura di isolamento sociale preventivo e obbligatorio che è in vigore in Argentina dal 20 marzo, “allo scopo di fornire assistenza spirituale”.
Il decreto sull’isolamento sociale preventivo e obbligatorio è stato annunciato dal presidente Alberto Fernández e durerà fino al 31 marzo.
La presidenza del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ha invitato i vescovi del continente a presiedere un atto di consacrazione alla Beata Vergine Maria sotto la dedicazione di Nostra Signora di Guadalupe a mezzogiorno dello scorso 25 marzo, solennità dell’Annunciazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Come misura preventiva contro lo scoppio del coronavirus, la Basilica di Guadalupe ha chiuso i battenti per la prima volta nella storia.
Di seguito il testo, tradotto in italiano, della preghiera recitata in tutto il centro-sud America:

Preghiera alla Vergine di Guadalupe

Beata Vergine Maria di Guadalupe, Madre del vero Dio attraverso la quale si vive.

In questi momenti, come Juan Diego, sentendosi “piccoli” e fragili di fronte alla malattia e al dolore, eleviamo le nostre preghiere e ci consacriamo a voi.

Consacriamo i nostri popoli a voi, specialmente i più vulnerabili: anziani, bambini, malati, indigeni, migranti, senzatetto, privati ​​della libertà.

Vogliamo entrare nel vostro Cuore immacolato e imploriamo la vostra intercessione: ottenete per noi da vostro Figlio la salute e la speranza.

Possa la nostra paura trasformarsi in gioia; Possa nella tempesta vostro Figlio Gesù essere forza e serenità per noi; Possa il nostro Signore alzare la sua potente mano e fermare l’avanzata di questa pandemia.

Beata Vergine Maria, “Madre di Dio e Madre dell’America Latina e dei Caraibi, Stella di rinnovata evangelizzazione, prima discepola e grande missionaria dei nostri popoli”, sii più forte della morte e consolazione di coloro che  piangono; donaci una carezza materna che consoli gli ammalati; e per tutti noi, Madre, nelle cui braccia troviamo sicurezza, siate presenza e tenerezza.

Da voi guidati restiamo fermi e irremovibili in Gesù, vostro Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

I professionisti del Caos

 

 

I professionisti del Caos

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Non è una questione politica, è una questione tecnica. Nei momenti delle difficoltà e di emergenza servono persone decise che comprendono la situazione e agiscono di conseguenza rapidamente. Non servono persone titubanti, burocrati ottusi, esperti in cavilli, perditempo e “furbastri”.
Purtroppo per noi, invece, l’emergenza coronavirus è stata affrontata proprio da una banda di figuri di questa risma che, con il loro comportamento, non solo non l’hanno prevenuta, ma non l’anno neppure affrontata e sono solo riusciti ad aggravarla.

Per chiarire che non è una questione partitica possiamo dire che magari avessimo avuto al governo un De Luca, un Ceriscioli o anche un Emiliano, tutti governatori di sinistra ma tutti infuriati nei confronti del governo.

Purtroppo, invece abbiamo il vanesio Conte, l’inutile Speranza, il pericoloso Gualtieri, il perditempo Borrelli, il ridicolo Di Maio, il burocrate Arcuri.

Ricordiamo a tutti che è del 30 gennaio la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del giorno dopo il documento che inchioda il governo e la Protezione Civile (come da noi pubblicato). Una volta dichiarato lo stato di emergenza sanitaria nessuno ha fatto nulla… non si sono cercati i dispositivi di protezione, né i respiratori per gli ospedali. Né sono state date disposizioni (e mezzi) alle Regioni per aumentare i posti letto e il personale.

Giuseppe Conte, oltre che narcisista è un pericoloso “sor Tentenna”. Quello che non vorrebbe scontentare nessuno e alla fine scontenta tutti. È lui il maggior responsabile della drammatica situazione attuale. Prima tarda ad assumere i provvedimenti, poi scarica vilmente le colpe dei primi contagi sui medici di Codogno. Quindi, il 26 febbraio, assicura che va tutto bene e consente le pantomime di Sala, Gori e Zingaretti tra brindisi, cene, aperitivi sui Navigli e hastag #milanononsiferma. Follia che è costata il boom di contagi. Poi chiude, anzi no. Poi chiude ancora un po’… con quei decreti di mezzanotte che lo fanno assomigliare al Conte Dracula e che generano le fughe verso il Sud. Infine, si permette anche di dire che lui “non ha sottovalutato nulla”…

Di Roberto Speranza c’è poco da dire: è “il funzionario” inutile e inetto, messo in ombra dal capo autoritario e presuntuoso. Poverino. Era convinto di aver “vinto” un ministero importante pur rappresentando una forza politica inesistente e si è trovato la “patata bollente” senza neppure capire cosa stesse succedendo. Ha fatto la classica figura del funzionario di partito, abituato a prendere ordini e incapace di decidere. Ormai è scomparso dalla scena… ma nessuno se n’è accorto.

Un altro “missing” e Gigino Di Maio, altresì detto il “fantasma della Farnesina”. Il ministro degli Esteri più inutile e inetto (dopo Gianfranco Fini).

Amico della Cina, impegnatissimo a non danneggiare le buone relazioni (chiudiamo i voli ma facciamo rientrare senza controlli tutti i cinesi). In pieno contagio sparisce, mentre si moltiplicano i problemi per reperire dall’estero i materiali sanitari. Mentre tutti i Paesi: Kazakistan, Polonia, Germania, Turchia si rifiutano di mandarci materiali o li bloccano alle frontiere (dopo che sono stati pagati) lui piagnucola. Poi si ridesta e annuncia trionfante l’arrivo di milioni di mascherine – sempre dalla “amica” Cina – ma ancora ieri, in tv, il governatore Emiliano ne lamenta la mancanza mentre De Luca pubblicava la lista dei materiali richiesti e mai ricevuti.

Colpa anche di Borrelli, il “burocrate furbetto”. Come capo del dipartimento della Protezione Civile è sembrato più un passacarte che non un generale. Le sue interviste hanno provocato polemiche e sconcerto, soprattutto quando gli è scappato detto: «L’Italia su certi beni così importanti, ora capiamo vitali, deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio». L’intervista è subito stata tolta dal sito di Repubblica e, alla conferenza stampa di martedì, gli è stato imposto di stare zitto, chiudendo anzitempo il microfono e facendo indignare persino Luca Telese.

Quanto a Domenico Arcuri rimarrà per tutti il signor “Unione Sovietica”. Un tipico boiardo di Stato, ex dalemiano di ferro e ora zingarettiano d’amianto, noto più che altro come “tombeur de fammes” per i suoi legami gossip.

È stato promosso commissario per l’emergenza solo per non oscurare il Bel Conte, restare dietro le quinte e magari mettere qualche pezza ai ritardi e alle lacune… senza clamore. Se tutto va bene è merito del premier, se tutto va male è colpa sua. Poi se ne esce sui giornali con i ringraziamenti per gli aiuti giunti “dall’Unione Sovietica” (invece che dalla Russia di Putin) e tutti scoppiano a ridere. Fine della carriera.

Di Roberto Gualtieri “l’uomo di Bruxelles”, l’amico della Lagrange, quello che pensa solo a come sfruttare la situazione per inchiodare l’Italia al MES e ai potentati economici stranieri; abbiamo già scritto molto. A lui si deve il “Cura Italia” un provvedimento monstre con un testo che è un trionfo di incomprensibile stile burocratico che nasconde furbate come l’aumento di due anni per le verifiche fiscali. Ma il capolavoro è stato quello delle scadenze. Rinviate di qualche giorno, non sospese o annullate. Come se il coronavirus fosse un raffreddore che passa in tre giorni.

L’elenco dei comprimari del Caos sarebbe ancora lungo: l’infido Franceschini, Zingaretti il fuggitivo, la “libertaria” Lamorgese che apre tutto: i porti agli immigrati, i transiti a chi dovrebbe stare a casa… Solo a sentir parlare di “porti chiusi” le viene la febbre, anche se si tratta di quello di Messina per non far rientrare chi può portare il contagio.

A tutti questi signori, ai loro complici e a chi nel mainstream li copre e li difende, possiamo solo promettere che, quando tutto sarà finito: #celapagherete.

Da

https://www.orwell.live/2020/03/26/i-professionisti-del-caos/

Taormina contro governo e autorità sanitarie: “Responsabili di 6000 morti”

L’avvocato e giurista Carlo Taormina ha annunciato sui Social una denunzia penale contro il governo e le autorità mediche italiane. Motivo della denunzia? La gestione disastrosa dell’emergenza coronavirus.

Carlo Taormina annuncia su Fb

“Oggi – scrive l’ex sottosegretario alla Giustizia – sono occupato perché devo scrivere la denunzia da presentare alla Procura di Roma contro questi cialtroni di governanti e questi tromboni di medici che hanno sulla coscienza 6000 morti per averci chiuso in casa con un mese di ritardo. Il problema sarà di trovare magistrati che non siano conniventi col potere e che quindi come al solito vogliamo coprire queste gravissime responsabilità. Vorrà dire che denunzieremo anche i magistrati che non dovessero fare il loro dovere. Da cittadini rispettosi delle istituzioni, abbiamo il dovere di fidarci e quindi di provare”.

Proprio in queste ore, si sgretola il muro del “Siamo stati bravi” del governo. Il virologo Massimo Galli, molto onestamente, spiega che l’Italia ha sbagliato nella gestione iniziale. «In Giappone, sono riusciti a circoscrivere il virus per tempo. Hanno individuato velocemente i contagiati, li hanno isolati e hanno ricostruito i loro contatti. In Italia invece l’ infezione ha circolato almeno per un mese senza che ce ne rendessimo conto. Quando tutti, me compreso, pensavamo di essercela cavata, ecco che siamo stati presi alle spalle».

“Colpevole ritardo nelle misure del governo”

Un atto d’accusa altrettanto duro arriva dal Fatto quotidiano. “Sapevano dall’ inizio di dover rafforzare le terapie intensive, fin “dai primi di febbraio” come dice il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Ma è passato un mese prima che il ministero della Salute avviasse l’ acquisto di apparecchi ventilatori. Solo il 5 marzo la Protezione civile ha ricevuto l’ indicazione di comprarne 2.325; solo il giorno dopo è partito il bando Consip per altri 5.000 macchine per la terapia intensiva e subintensiva (gli ormai noti caschi Cpap) ma le consegne non potevano essere immediate e infatti sono ancora in corso”.

Da

Taormina denuncia governo e autorità sanitarie: “Responsabili di seimila morti”

Quando la lira vinceva gli “oscar delle monete” assegnati dal Financial Times

Negli anni del “boom economico”, il prestigioso giornale di economia inglese “Finacial Times” assegnava un premio chiamato “oscar delle monete“, la lira lo vinse due volte nel 1959 e nel 1964.

Vediamo i dettagli in alcuni articoli dell’epoca, che riprendo dall’archivio de “La Stampa”. Riporto gli articoli per intero visto che non sono troppo lunghi. Cominciamo!

L’ «Oscar» 1959 della moneta assegnato alla lira italiana

Pubblicati dal “Financial Times” di Londra i giudizi del comitato – La nostra valuta “si è affermata una delle più torti del mondo a coronamento di una ripresa durata parecchi anni”

Londra, 11 gennaio 1960

Un comitato di esperti, inglesi e stranieri, ha oggi assegnato alla lira italiana il « premio Oscar finanziario » per il 1959. La decisione — pur non avendo valore pratico — riflette la fiducia dei banchieri, dei governi e degli operatori commerciali nella solidità della nostra valuta e il loro compiacimento per la destrezza con cui tale obbiettivo è stato conseguito.

L’ «Oscar» 1959 della moneta assegnato alla lira italiana

Pubblicati dal “Financial Times” di Londra i giudizi del comitato – La nostra valuta “si è affermata una delle più torti del mondo a coronamento di una ripresa durata parecchi anni”

Londra, 11 gennaio 1960

Un comitato di esperti, inglesi e stranieri, ha oggi assegnato alla lira italiana il « premio Oscar finanziario » per il 1959. La decisione — pur non avendo valore pratico — riflette la fiducia dei banchieri, dei governi e degli operatori commerciali nella solidità della nostra valuta e il loro compiacimento per la destrezza con cui tale obbiettivo è stato conseguito.

In Italia nello scorso anno

L’espansione economica calcolata del 10% circa

Roma, 11 gennaio. Secondo le rilevazioni dell’Istituto Nazionale per la congiuntura, il 1959, anno di ripresa per l’economia mondiale, trova al suo termine le economie occidentali in espansione, più o meno pronunciata a seconda delle caratteristiche dei singoli sistemi economici. In Italia l’espansione economica si è concretizzata nel 1959, In un saggio di incremento complessivo tra il 9 e il 10 per cento rispetto all’anno precedente. (…)

Andiamo avanti

A Menichella l’Oscar del più abile governatore di banca nazionale

Londra, 23 gennaio 1961

Il Financial Times ha oggi assegnato il suo « Oscar » per il 1960 al dottor Donato Menichella come il più abile governatore di banca nazionale dell’anno. Il comitato incaricato di assegnare questo riconoscimento rileva che il dottor Menichella non è più, da qualche tempo, governatore della Banca d’Italia ma osserva: «Grazie in larga misura al modo abile e realistico con cui egli ha organizzato l’opera di sviluppo e di attuazione della politica monetaria italiana nel decennio successivo al 1950, è stato possibile all’Italia fare della propria moneta una delle più solide monete al mondo e, nello stesso tempo, realizzare un sensazionale progresso economico ».

L’« Oscar» per quello che riguarda la moneta nazionale è andato per il 1960, al peso argentino; quello per la politica deflazionistica alla Svizzera.

Altri « Oscar » sono stati: assegnati: al Giappone, per; avere ottenuto un considerevole aumento della produzione per il secondo anno consecutivo, pur controllando l’inflazione; alla Germania, per il suo atteggiamento di sfida, essendosi rifiutata di attenuare l’imbarazzo altrui derivante dall’attivo della sua bilancia dei pagamenti, elevando il valore del marco ad un livello più realistico; all’amministrazione Eisenhower, « per il provvedimento più impopolare », quello del mancato aumento del prezzo dell’oro.

Infine un « Oscar » è andato anche alle autorità finanziarie britanniche « per la più grande delusione ». Delusione, spiega il giornale, causata dall’incapacità di attuare una riforma monetaria basata sul sistema decimale.

Le stesse motivazioni le troviamo nel rapporto annuale sul 1959della Banca d’Italia, anno in cui Menichella ha concluso il suo mandato di governatore. A pagina 432-433 leggiamo:

« Il dott. Donato Menichella, dopo di aver ricoperto la ca­rica di Governatore con incomparabile dignità, competenza e solerzia durante un decennio, in uno dei periodi più difficili della storia economica nazionale, è stato costretto a rinunciarvi per motivi di salute.

A nome di tutti i Partecipanti esprimo il più profondo rammarico per questa decisione e per le cause che l’hanno determinata, rinnovando al dott. Menichella il nostro cordiale e affettuoso saluto e un caloroso ringraziamento per l’opera alta­mente meritoria che egli ha svolto a difesa della nostra moneta.

Egli è stato un esemplare servitore dello Stato e soprattutto i risparmiatori italiani nutriranno sempre per lui la più schietta gratitudine, nella certezza che le future generazioni non dimen­ticheranno la sua tenace difesa della stabilità della lira, che è stata una condizione essenziale della ripresa economica del Paese, che abbiamo la gioia di constatare. »

Inoltre, ricordiamo che Menichella fu direttore generale dell’IRI dalla fondazione dal 1933 fino al 1946, e l’autore del testo della legge bancaria del 1936 che separava le banche ordinarie da quelle che giocano in borsa.

Andiamo avanti

Da una commissione di esperti del “Financial Times”

Alla lira l’«Oscar» delle monete per la sua rapida ripresa nel ’64

La motivazione: «In pochi mesi, da quando sembrava sull’orlo della svalutazione, la lira ha riacquistato considerevole vigore» – Un altro premio all’Italia «per la condotta economica più coraggiosa»

(Dal nostro corrispondente)

Londra, 1 febbraio 1965

La lira è stata nominata « moneta vedetta » del 1964 e, per questa sua brillante prova, ha ricevuto l’Oscar del quotidiano londinese Financial Times. Lo stesso simbolico premio fu assegnato alla nostra moneta nel 1959. Allora le fu dato « come una delle valute più forti del mondo », questa volta per la sua spettacolosa ripresa, dopo la crisi dei primi mesi dell’anno.

La scelta è stata fatta da una commissione di esperti, presieduta da «Lombard», pseudonimo di uno dei più autorevoli redattori del giornale. Un grande titolo annuncia questo ed altri riconoscimenti al nostro paese: « L’Italia in testa ai vincitori degli Oscar 1964».

« Moneta vedetta dell’anno testé trascorso — leggiamo fu la lira italiana. Il miglioramento nella sorte di questa moneta ebbe drammatica rapidità. In pochi mesi soltanto, da quando pareva essere sull’orlo della svalutazione, la lira riacquistava considerevole vigore. Ne è una prova il fatto che, nonostante una pessima partenza, la bilancia dei pagamenti italiana finiva l’anno con un attivo di seicento milioni di dollari, mentre, nel dicembre ’63, mostrava un deficit di oltre un miliardo di dollari ».

Il Financial Times prosegue: « La commissione aggiudicatrìce è rimasta inoltre impressionata dall’abilità con cui le autorità italiane si sono messe all’opera per sanare le conseguenze della loro precedente trascuratezza durante il deterioramento nella situazione economica. E soprattutto è rimasta impressionata dalla sagacia con cui tali autorità sono riuscite a ridurre drasticamente le importazioni senza accendere il solito antagonismo nei paesi stranieri ».

Non è questo il solo Oscar raccolto oggi dall’Italia. Il nostro paese riceve anche quello « per la condotta economica più coraggiosa ». Le breve motivazione spiega: « Questo premio è assegnato all’Italia per essersi rifiutata di accettare le condizioni che i suoi partners del Mec intendevano esigere allorché s’offrirono di districare la lira dalla crisi all’inizio del ’64: e per aver messo simultaneamente gli Stati Uniti sotto pressione affinché accorressero con slancio in suo aiuto ».

Ed ecco gli altri Oscar. «Per la migliore prova complessiva»: vince la Grecia.

« Per la miglior politica deflazionistica »: vince l’Australia.

« Per la più intrepida direzione economica ». Il premio va per il terzo anno di seguito al Giappone.

Ma vi sono anche premi negativi: e sono aggiudicati tutti alla Gran Bretagna. L’Oscar per il « più grosso fiasco » va alla Banca d’Inghilterra per la sua « controproducente » decisione di aumentare del 2 per cento (dal 5 al 7) il tasso di sconto alla fine di novembre.

Quello per la « più grossa delusione » va al programma di emergenza governativo, assai simile alle «notorie misure del ’61 ». E quello per l’« iniziativa più impopolare » alla decisione laburista di imporre una soprattassa del 15 per cento sulle importazioni dall’estero.


Come avete visto, gli accordi di Bretton Wood non erano poi così rigidi, mentre per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti la Banca d’Italia – sul rapporto annuale 1964 – dava questi dati:

« La bilancia dei pagamenti economica dell’Italia ha presentato nel 1964 un saldo attivo di 774 milioni di dollari, il più elevato dell’ultimo quin­quennio (fig. 21). Nel 1963 la bilancia dei pagamenti si era chiusa con un disavanzo di 1.252 milioni di dollari. »

Un dato quindi, quello del 64, ancora migliore di quello riportato dall’articolo de La Stampa.

Gli oscar finanziari ’65

La lira al secondo posto tra le valute più forti

Primo il dollaro canadese

(Nostro servizio particolare)

Londra, 24 gennaio 1966

La lista dei premi « Oscar 1965 » per l’economia che vengono assegnati ogni anno da Lombard, redattore del « Financial Times » vede la lira italiana al secondo posto tra le valute più stabili. Il primo posto è detenuto dal dollaro canadese, che ha avuto questo riconoscimento non soltanto per la forza mostrata durante tutto l’anno e per il considerevole ammontare di riserve che tale forza è riuscita ad assicurare alle casse canadesi, ma anche per il fatto che, nello stesso tempo, l’economia dello Stato nord-americano si è sviluppata con ritmo soddisfacente.

« Il secondo posto — prosegue Lombard nella sua presentazione — va all’Italia, per aver mostrato nella sua bilancia dei pagamenti una solidità tale da assicurarle un ammontare di riserve pari a quattro miliardi di dollari ». Ma il Comitato fa rilevare che « questa ammirevole dimostrazione è dovuta in parte al ritmo eccessivamente lento della riespansione economica italiana, l’Italia non si è potuta qualificare per un premio maggiore

Il premio per la migliore prova mostrata da una singola economia nazionale nel suo complesso è andato alla Norvegia mentre quello per la migliore politica disinflazionistica è stato assegnato all’Australia per il secondo anno consecutivo. (Ansa)

Il successore di Menichella fu Guido Carli, lo stesso Guido Carli che nel 1992 andrà a negoziare e firmare il trattato di Maastricht e la conseguente perdita di sovranità monetaria, ma questa è un’altra storia.

da

Quando la lira vinceva gli “oscar delle monete” assegnati dal Financial Times

La Guerra Mondiale Cina e Usa è realtà. Funzione positiva della Federazione Russa

di un ex Militante Missino veronese

Ero un semplice e modesto attivista della sede MSI dunque sarò perdonato se lo stile non sarà perfetto, nonostante la mia sofferta e tardiva laurea in storia contemporanea. Dall’ennesima discussione con vecchi camerati, che ora si proclamano europeisti e ieri fieri anti-almirantiani di destra radicale, emerge che l’aiuto russo antiCovid all’Italia sarebbe oggi interessato. Più o meno ieri tra gli europeisti della destra radicale vigeva la certezza che vi era un autentico conflitto tra Urss e Occidente, che Yalta o la distensione fossero solo una messinscena per la tv mondiale; oggi, viceversa, il loro complottismo arriva a prefigurare uno scenario di accordo sottobanco tra Cina e angloamericani sulla pelle dell’UE e in particolare di una immaginaria rinascita germanica. Dove questa rinascita? Nell’aver distrutto il povero e buono popolo greco….?

Viceversa, come capirono bene Giorgio Almirante, Beppe Niccolai e Mennitti di Proposta Italia, tutti identificabili come Destra Sociale (e nessuno nella destra radicale volle o fece finta di non capirlo) non vi fu mai guerra tra Urss e Occidente, l’Italia centro di elaborazioni strategiche ben lo mostra con il compromesso storico tra comunisti e partito angloamericano italiano come lo mostra la collaborazione tra sovietici ed occidentali con l’epidemia di vaiolo negli anni ’70 e la continua retorica della distensione che, ci spiegava allora Solzenicyn, rivelava il sovietismo come fazione dell’imperialismo angloamericano; dunque come ben comprese la classe dirigente missina di Destra sociale  il loro fine, degli anglomarxisti, era fare un milione ed anche di più Sergio Ramelli in Italia e si guardi anche ora alla protervia assurda di chi vuole imporre al sindaco di Verona di buttare giù Via Almirante….per capire tante cose…; viceversa l’estrema destra in tutte le sue forme e modalità di azione era, secondo quanto ci dicevano continuamente dirigenti Msi all’epoca, manipolata e strumentalizzata da una lobby informativa e militare progressista, filomarxista e filoanglosassone.  Il più grande nemico politico di Almirante non era Berlinguer o Togliatti, ma il britannico Cossiga, che reclutò poi il pessimo Fini, da sempre promotore del centrosinistra e che portò al Governo il comunista D’Alema; qualcosa vorrà dire o no? L’attentato di Peteano o i vari gruppi evoliani veneti di duri e puri, ad esempio, tutti operanti indisturbati sotto i vigili occhi di basi NATO, non potevano che confermare tutto questo….. La guerra fredda fu una meschinità e una falsità. La realtà fu allora (disse così Almirante in Parlamento il 9 gennaio 1980 arrivando a sostenere la causa dei nazionalisti cambogiani khmer massacrati da vietnamiti e sovietici sotto gli occhi distratti della NATO) la guerra calda tra il maoismo cinese che veniva inteso come dottrina di liberazione nazionale e l’imperialismo sovietico. Dal sostegno aperto a Pinochet in Cile a Carrero Blanco in Spagna (che nessuno di noi ha mai considerato fascisti o camerati sia chiaro, eravamo filoperonisti..), Mao con la dottrina antirussa del nemico orizzontale avviava una dottrina di strategia che voleva far i conti con l’occidente dopo aver eliminato il classico “nemico vicino”. Gli europeisti non capirono allora questo, non capiscono di riflesso quello che accade oggi. Complotto o non complotto (non posso saperlo ma non mi interessa nemmeno a questo punto) COVID-19 è una vera e propria guerra. La Cina non scenderà mai a patti con gli occidentali, la Cina vuole giustamente la supremazia mondiale dopo la secolare infame umiliazione britannica occidentale. Chi parla di una nuova Yalta sulla pelle europea non ha capito nulla. La Cina vuole solo capire con chi stanno gli europei in questa guerra perché ha capito che l’attuale Europa è solo una grande Olanda di mercanti e commercianti e fanatici gender che avanti di questo passo potrà solo essere terra di conquista e spartizione tra le tre potenze mondiali (Cina, Angloamerica, Russia). L’ingresso russo in Italia dà invece molta speranza, perché una collaborazione strategica tra Italia e Unione Eurasiatica russa potrà ridarci quell’identità nazionale mediterranea e quel senso civico di Stato che americani (dunque DC e PCI) e UE ci hanno conculcato, umiliandoci passo dopo passo. Una unione mediterranea (Grecia, Spagna, Italia e se possibile Francia) vicina alla Federazione russa e alla Unione Eurasiatica farebbe una ottima funzione di peso rispetto all’espansionismo cinese da un lato e angloamericano dall’altro. Inoltre, Putin ha operato in questo secolo una Rivoluzione conservatrice con la democrazia sovrana e sociale al centro molto simile e in continuità con la Rivoluzione corporativa di Mussolini del secolo scorso. Putin ha sostenuto la Siria socialista nazionale di Assad, baluardo contro il terrorismo globale. Putin ha riabilitato come eroi della Federazione Solzenicyn e i milioni di martiri del Comunismo. D’ora in avanti, dunque, più che guardare al passato (camerati o meno) o ai vari schieramenti italiani (da FDI a Leu) preferirò mettere in primo piano chi sostiene un partito russo e la Democrazia Sovrana per la pace mediterranea contro terrorismo e guerre e chi viceversa è sul fronte della Russofobia.

 

Mes e Coronavirus, Italia svenduta alla Troika?

 

La richiesta di Conte di attivare il Mes è un atto di servitù volontaria. Mettendo il collo dell’Italia sotto lo stivale della Troika, Conte asservirebbe la seconda potenza manifatturiera d’Europa alla Germania.

Approfittando dell’emergenza Coronavirus, nei giorni scorsi il governo M5S-Pd ha dato inizio a una campagna strisciante per attivare il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Per fare fronte alla crisi economica provocata dalla pandemia, sulla tribuna del Financial Times il premier Conte ha chiesto che il Mes impieghi i circa 400 miliardi di euro di cui dispone per concedere prestiti a tutti i paesi Ue per “evitare di stigmatizzare un governo in particolare“.

Il Governo italiano invoca l’intervento del Mes

Il passo appare concertato in sede Ue, tenuto conto del tempismo con cui il commissario europeo Gentiloni si è affrettato a plaudire all’iniziativa. Nei giorni precedenti, in un’intervista per l’Institut Delors, l’ex premier Letta aveva lanciato un appello analogo.

Sarebbe stato preferibile che l’appello all’impiego del Mes fosse stato concertato con il Parlamento, piuttosto. In linea con il dettato costituzionale, scelte di questa portata vanno sottoposte al vaglio parlamentare, in ragione delle loro pesanti conseguenze economiche e politiche.

Il Mes non è uno strumento per la crescita, né per fare fronte alla crisi economica

Infatti, il Mes non è uno strumento di politica economica e non serve a sostenere la crescita. Esso è un “fondo salvastati”, finanziato dai paesi dell’eurozona. L’Italia, con circa 125 miliardi di euro, è il terzo contributore dopo Germania e Francia.

La funzione del Mes è quella di prestatore di ultima istanza per quegli Stati dell’eurozona che non dovessero più riuscire a finanziarsi sui mercati. In altri termini, presta denari ai paesi che i mercati giudicano prossimi al default finanziario. Visto in quest’ottica, il ricorso al Mes è un preavviso di fallimento.

I prestiti del Mes sono subordinati a condizioni draconiane mirate a garantirne il rimborso. Per accedere al credito, uno Stato deve sottoscrivere un memorandum d’intesa con Commissione europea, Bce e Fmi – la Troika – con cui accetta di sottoporsi a un “programma di aggiustamento macroeconomico”. In altri termini: austeritàtaglio della spesa pubblica e aumenti delle imposte. Di fatto, il paese viene commissariato dalla Troika, che veglia sul rimborso del debito.

Il vero problema, la garanzia del debito: una garanzia europea per un’integrazione più solidale

Invece che il Mes, la magnitudo della crisi suggerirebbe di porre al cuore del dibattito uno dei temi centrali del nostro tempo, la garanzia del debito. La maggiore flessibilità sul patto di stabilità annunciata da Ursula von der Leyen sembra indicare che la Commissione europea intende contrastare la recessione aumentando il livello di indebitamento degli Stati membri. Ossia, con politiche anticicliche finanziate con i debiti nazionali.

La straordinarietà della crisi imporrebbe invece misure altrettanto straordinarie, quali politiche economiche espansive dei paesi dell’eurozona, finanziate con eurobond di scopo: un debito europeo garantito dall’Ue, non nazionale. Primo, l’espansione del bilancio è lo strumento tecnicamente più appropriato per contrastare la recessione. Secondo, il ricorso a eurobond, o coronabond che dir si voglia, invece che a titoli di Stato darebbe sollievo ai bilanci dei paesi dell’eurozona, ancora sofferenti per gli effetti della crisi del 2008. Terzo, si creerebbe l’embrione di una politica di bilancio europea: ciò favorirebbe il rilancio del processo di integrazione in chiave di maggiore solidarietà, che nell’attuale congiuntura di crisi sarebbe un eccezionale risultato politico. Tuttavia, al momento la cornice politica non appare favorevole, in ragione dell’opposizione della Germania e dei suoi satelliti.

Ad ogni modo, il Mes non ha alcuna utilità ai fini dei delle gigantesche sfide economiche che si preannunciano. Anzi, gli effetti deflativi delle politiche di austerity che la Troika imporrebbe ai paesi debitori rischierebbero di alimentare una spirale recessiva.

Troika in azione: colpire la Grecia per educare l’Italia

Quest’ultimo non è un caso teorico. Basta volgere lo sguardo alla Grecia, che porterà nelle carni per generazioni i mortiferi effetti delle cure della Troika: crollo dell’economia del 25%; disoccupazione al 16,7% (giovanile al 36,2%); tagli a salari e pensioni; inasprimento della pressione fiscale; smantellamento dei servizi sociali.

Non soddisfatta dello sfacelo, la Troika arrivava a chiedere misure più dure persino sulla messa all’asta delle case dei cittadini greci in difficoltà economiche. L’impennata della mortalità infantile in Grecia, coperta dall’omertoso silenzio dei media, è una vergogna indegna della civiltà che stingerà per sempre sul processo di integrazione del continente.

Secondo le proiezioni, nel 2060 il debito pubblico greco ammonterà al 180% del Pil. Nel 2010, prima delle cure della Troika, era al 120%. Se ne deve concludere che il commissariamento della Grecia non aveva per obiettivo il risanamento dei conti pubblici ellenici. Era un ammonimento destinato a paesi più grandi, come l’Italia, che in quegli stessi anni subiva la “cura Monti”: o Monti o la Troika.

Perché Berlino e i suoi satelliti premono per il Mes

In linea con questa tradizione rigorista, oggi la Germania e i suoi satelliti si oppongono a qualsiasi progetto di espansione di bilancio che non sia agganciato al Mes e, quindi, al controllo della Troika. L’Olanda, specializzatasi nella parte del poliziotto cattivo anche per far passare Angela Merkel per buona, ha almeno il pregio di una lapidaria chiarezza: ogni misura di sostegno all’economia va subordinata a una “forma appropriata di condizionalità“.

Anche per ragioni politico-elettorali interne, Berlino nutre diffidenza per le soluzioni che prevedono formule di condivisione dei rischi con le “cicale” dell’Europa meridionale. A questa cautela si aggiunge un altrettanto comprensibile interesse della finanza germanica per il consistente stock di risparmio privato e per il patrimonio immobiliare degli italiani, che negli auspici tedeschi andrebbero posti a garanzia del debito.

Il Mes, strumento di dominio politico

Tuttavia, è sotto il profilo politico che l’attivazione del Mes più risponde all’interesse della Germania. Il dato politico essenziale è che il Mes e la Troika, suo braccio armato, sono strumenti di dominio nelle mani dei principali contributori.

Se si tiene conto che proprio la Germania è il primo azionista del Mes, si comprende bene che attivare una linea di credito sarebbe per l’Italia un atto di servitù volontaria. Sottoponendosi a un programma di aggiustamento macroeconomico sotto lo stivale della Troika, l’Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa, si assoggetterebbe alla Germania, che finirebbe per controllarne la politica economica e lo sviluppo futuro e, di conseguenza, il destino.

Anche chi non ha conseguito Mba presso prestigiose università americane può comprendere che questo scenario non risponde all’interesse nazionale italiano.

Il governo Conte bis scarica le sue contraddizioni sull’Italia

Resta da capire perché l’esecutivo si ostini a voler percorrere una via così pregiudizievole per l’Italia come il ricorso al Mes. Occorre partire da un assunto politico. Per le stesse ragioni che ne hanno causato la nascita, così come per le sue insopprimibili contraddizioni interne, il Conte bis è un governo nato debole, come i bambini tarati che – secondo la leggenda – gli spartani abbandonavano sui monti del Taigeto.

In questi mesi, le crescenti tensioni fra le forze che sostengono il Conte bis sono state evacuate scaricandole sull’Italia e sui suoi cittadini, che stanno sperimentando su scala nazionale l’esperienza già vissuta nelle città amministrate dal M5S: inerzia, irresponsabilità, degrado, ricerca di consenso con misure demagogiche. Nelle ultime settimane, la crisi Coronavirus ha definitivamente messo a nudo i limiti del governo Conte, che ha trasformato l’emergenza in una catastrofe.

Ricorrendo al Mes, il Conte bis paga le cambiali e avvelena i pozzi

L’eventualità che la legislatura – e con essa l’esecutivo – possa arrivare a scadenza naturale non cambia il quadro: il Conte bis è politicamente al tramonto. Non è in grado di indicare una visione di ampio respiro, un progetto per l’Italia. Ancor meno appare in grado di realizzarlo. Al di là dell’ovvia considerazione che il governo sta cercando presso capitali straniere quella legittimazione che non ha in patria, appare dunque lecito ipotizzare che ponendo l’Italia sotto il giogo del Mes qualcuno sia stato chiamato a pagare la cambiale a chi – guarda caso la Germania – nel 2019 ha avuto un ruolo decisivo nella nascita del Conte bis.

Inoltre, la prospettiva di dover nel prossimo futuro guidare un paese in grave recessione preoccupa gli occupanti della stanza dei bottoni: secondo indiscrezioni, un numero crescente di esponenti governativi nutrirebbe riserve sulla prosecuzione dell’esperienza di governo una volta finita l’emergenza sanitaria. Meglio, piuttosto, capitalizzare la crisi Coronavirus in chiave elettorale. In quest’ottica, accedere al Mes equivarrebbe ad avvelenare i pozzi nel caso il voto premiasse il centrodestra, che con un’Italia indebitata con il Mes e commissariata dalla Troika si ritroverebbe con margini d’azione pressoché nulli.

Per inciso, secondo le stesse fonti, al dossier Mes starebbe alacremente lavorando anche un certo “partito tedesco“, anima dell’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi, che nel 2019 ha anch’esso fornito i suoi buoni uffici – per così dire – alla nascita del Conte bis.

L’Italia del futuro, secondo M5S e Pd: Grecia o Urss?

Quello attuale è un momento buio. L’inadeguatezza del governo M5S-Pd sta generando in Italia fenomeni sinistramente simili a quelli caratteristici dei paesi comunisti. Oggi, violazioni delle garanzie costituzionali; limitazioni massicce delle libertà; medici mandati a combattere l’epidemia a mani nude, come i pompieri di Chernobyl; interminabili file davanti agli esercizi commerciali. Domani, con la recessione, povertà di massa. Mancano solo, con Mes e Troika, l’esproprio della proprietà privata, con la messa all’asta delle case degli italiani, e l’asservimento della nazione a una burocrazia politicamente irresponsabile e il cerchio sarà pressoché chiuso.

Dopo la catastrofe sanitaria, l’Italia vede profilarsi all’orizzonte una pesante recessioneprovocata dal blocco delle attività economiche disposto dall’esecutivo. Uno scenario di elevata disoccupazione, impoverimento diffuso e disintegrazione sociale, che il governo Conte non appare in grado di contrastare. La gravità del quadro impone misure eccezionali e solidali su scala europea, non certo l’assoggettamento dell’Italia e dei suoi cittadini. La politica si faccia promotrice, in Italia e in Europa, di soluzioni innovative e coraggiose. E dalle reazioni dei nostri partner europei sappia trarre le conseguenze.

Da

Mes e Coronavirus, Italia svenduta alla Troika?

Sardine, Carola e non solo: gli scomparsi con il Coronavirus

 

Una premessa. Come apòta ho deciso di utilizzare indifferentemente CODIV 19, coronavirus, Virus cinese, Virus di Wuhan. In questo Cameo li troverete tutti e quattro. Nel mio cuore ho scelto ma, in questo momento (sono stanco), non voglio polemizzare con il costituendo partito cinese. Per quel che vale (nulla) sappiano comunque che io, come tanti altri non ci vendiamo per un piatto di riso ribe. (Ricordo che se la buttiamo sui pacchi, non ce li manda solo la Cina, ma Russia, Venezuela, Cuba).

La scemenza più divertente è l’analisi colta che imputa allo stile di vita occidentale la responsabilità del “Virus di Wuhan”. Il CEO capitalism ha grandi responsabilità, ma questa proprio no. Pierluigi Battista si chiede se FabioFazio questa scemenza l’abbia già detta a Papa Bergoglio o si sia limitato a dirla in tv. Propendo per la seconda, c’è un tentativo dei portavoce delle ZTL di aiutare a rientrare in gioco i “buoni” dell’accoglienza nautica e dell’ambiente.

Sono letteralmente scomparsi. Negli ospedali di Bergamo, Brescia, Milano non si trova un volontario “sardina” (con o senza cerchietto), uno straccio di comandante speronatrice, neppure i supermedici francesi. Con il ripristino dei confini, gli eleganti “médecins sans frontières” si saranno mica confinati nei loro appartamenti del XVI°? Intanto Jaques e George tacciono.

Scomparsi del tutto gli apostoli del CO2. Il Messaggero scrive che Roma senza auto abbia più inquinamento di prima. Mi immagino Elon Musk: già fragile di suo, penso sia entrato in depressione, e così i fighetti dell’apericena sui Navigli, seguaci di Greta Thunberg (sono stato sempre convinto che fosse l’unica a credere a ciò che diceva, perché parlava con il cuore, a quell’età non si sa mentire).

Roberto Burioli, l’unico insieme a Massimo Galli, fedele a un’impostazione seria, perché scientifica, sul “Virus Cinese”, stigmatizza il Premier per aver preso come consulente internazionale del Governo (sic!) certo Gunter Pauli. Cita sue analisi che fanno, in effetti, scompisciare dal ridere. Però, onestamente, mi stupisco dello stupore.

Questo Governo ha l’imprinting di Beppe Grillo, lo sanno tutti, tutti fingono di non saperlo. Che vi piaccia o meno, i suoi seguaci occupano quasi tutte le posizioni di potere, a partire dalla premiership, eppure sono quelli che sappiamo: No Vax, terrapiattisti, scie chimiche, incompetenti assoluti in ogni campo dello scibile. Ridicolizzati dalle élite come “scappati da casa” fino a quando non si sono accasati con il Pd. Da quel momento è caduto un penoso silenzio, nel tentativo di mondarli da ogni peccato. Che tristezza.

Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, si rivolteranno nella tomba. Comprensibile questo atteggiamento nelle languide élite che ci ritroviamo, rotte a ogni compromesso, ma incomprensibile con i comunisti duri e puri della mia giovinezza operaia. Dove sono finiti? Che dire? Stiamo in casa.

PS Per favore evitate di scrivermi e di insultarmi. A titolo personale, il mio giudizio sul Conte Bis è identico al Conte 1. Avendo collaborato con costoro, Pd e Lega pari sono.

 

Da

https://www.google.com/url?q=https://www.nicolaporro.it/sardine-carola-e-non-solo-gli-scomparsi-con-il-coronavirus/&source=gmail&ust=1585168013606000&usg=AFQjCNE4nzakb8gIbJt8wRr-ad_P0r6UAQ

La strada senza ritorno imboccata dalla Fed

La Federal Reserve è intervenuta ancora a sostegno dei mercati. Ma questa crisi non è dovuta al coronavirus, ma a un sistema che non regge

Finché certe denunce le fa uno come me, tutto rientra nella norma di quello che viene definito allarmismo. Qualche simpaticone azzarda addirittura il termine catastrofismo, salvo poi sparire dalla circolazione, come avvenuto da tre settimane a questa parte. O ritagliarsi ulteriore spazio di ridicolo, dando vita a battaglie di retroguardia contro l’utilizzo dei fondi del Mes, come se questo Paese non fosse già oggi in default conclamato, dati prospettici del Pil alla mano. Diverso è quando una delle testate più autorevoli del settore finanziario come Bloomberg è costretta ad alzare bandiera bianca e ammettere la realtà per quella che è: ovvero, il primo intervento emergenziale della Fed è stato reso necessario per evitare una catena di default fra gli hedge funds in stile Ltcm. Ma al cubo. Insomma, la Banca centrale Usa ha utilizzato il panico da coronavirus sui mercati per dare vita a quello che è stato un palese salvataggio pubblico di fondi speculativi. Nero su bianco.

Nella fattispecie, la denuncia dell’agenzia finanziaria si riferisce al 12 marzo, quando la Fed diede vita al suo bazooka emergenziale sul mercato repo, arrivando a operare aste da 500 miliardi di disponibilità, poi addirittura replicate nell’arco dello stesso giorno. Perché lo ha fatto? Ecco Bloomberg: “Gli hedge funds sono soliti prendere in prestito denaro dal mercato repo per operare sul popolare basis trade, di fatto lo sfruttamento del differenziale di prezzo fra Treasuries e futures. Visto che il livello di indebitamento dei vari fondi rappresenta una metrica seguita con attenzione, si è scoperto che in alcuni casi l’utilizzo di leva da parte di alcune istituzioni finanziarie era arrivato fino a 50x. L’esposizione di alcuni leveraged funds aveva toccato anche quota 650 miliardi di dollari, stando ad alcuni strategist di JP Morgan”.

E come si è arrivati a quell’apocalisse sfiorata? Il catalizzatore sarebbe stato proprio il crollo dei rendimenti dei Treasuries, arrivati allo 0,31% sul decennale e sotto l’1% per quanto riguarda il trentennale. Una situazione che ha colto i fondi speculativi esposti totalmente con la guardia abbassata, a tal punto che – conferma il report di Bloomberg – si era in palese difficoltà anche a completare i trades. Morale? “Questa situazione si è rivelata un fattore di contributo fondamentale rispetto alla decisione della Fed di mettere in campo 5 triliardi di dollari per mantenere operativi i mercati”. Ma guarda un po’. Ora che lo ha certificato un’agenzia autorevole e certamente non anti-mercatista come quella statunitense, ci credete? Oppure davvero dobbiamo andare avanti ancora per molto a prenderci per i fondelli con la storia del coronavirus che ha innescato una crisi senza precedenti dal nulla, impattando in maniera devastante su economie e sistemi finanziari che fino a gennaio erano invece sanissimi, solvibili e funzionali?

Lo ripeto per la millesima volta: il virus è stato solo il detonatore. Non si può dare la colpa solo al cerino acceso, se prima si è scientemente inondato di benzina tutto il circondario. Volete un’altra riprova? Guardate questi grafici: il primo ci mostra come la scorsa settimana, la Fed abbia immesso nel mercato solo in seno al programma di Qe – quindi non calcolando le alluvionali operazioni repo – liquidità per un controvalore quasi doppio rispetto all’intero mese di marzo del 2009, ovvero in pieno fall-out da crollo di Lehman! Il secondo grafico, invece, riassume per punti e per giorni gli interventi già messi in atto dalla stessa Federal Reserve a partire dal 28 febbraio per cercare di sostenere il mercato – e non l’economia, come dice qualche genio – e fallendo miseramente: scusate, trattasi o meno di un clamoroso salvataggio pubblico di Wall Street? Trattasi o meno del denaro degli statunitensi che, per la seconda volta in un decennio, viene stampato con il ciclostile per tamponare i danni miliardari di chi abusa dell’azzardo morale per fare soldi sui soldi? Trattasi o meno della “ricompensa” che il sistema sta offrendo ai soggetti che per almeno due anni e mezzo hanno sostenuto la panzana dell’economia più forte dal 1969, operando buybacks sistematici grazie ai soldi ottenuti a pioggia dall’emissione di debito a tasso zero?

È un clamoroso, vergognoso e criminale schema Ponzi a livello globale, altro che libero mercato o liberismo selvaggio. Qui siamo all’antitesi del liberismo, visto che fino a prova contrario il libero mercato presuppone il concetto di rischio, mentre qui si opera tranquillamente con il paracadute della Fed sempre a portata di mano e pronto a essere aperto: questo è socialismo di mercato della peggior specie, siamo all’Unione Sovietica del capitalismo. La Cina, in tal senso, ha fatto scuola. E la base di tutto sta proprio nell’abuso strutturale del Qe a livello mondiale: dal 2009 in poi, il concetto stesso di responsabilità di mercato non esiste più. Sono stati azzerati i rating, le valutazioni, i criteri di valutazione macro, le metriche di sostenibilità, la sostenibilità dei multipli sugli utili, il fair value e la price discovery. Siamo al capitalismo del “ti piace vincere facile”, esattamente come con i subprime nel 2007-2008: ancora una volta, come se nulla fosse accaduto.

E adesso? Adesso si andrà anche oltre, preparatevi. Perché con la scusa di sostenere l’economia, la Fed sta preparando il varco del Rubicone: dopo commercial papers e muni-bonds, sta per accettare anche debito corporate come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento o espansione monetaria, chiamatela come volete. A mio avviso, è solo una latente e travisata monetizzazione del debito. Tanto per cominciare, ieri – due ore prima che Wall Street aprisse le contrattazioni e con i futures in profondo rosso – ha annunciato una nuova ondata di programmi ad hoc, fra cui un Qe illimitato negli ammontare e nella durata e 300 miliardi di schema di sostegno alla cosiddetta Main Street, tanto per non scordarsi che siano in anno di elezioni. Voilà, nell’arco di dieci minuti i futures avevano dimezzato le perdite e un’ora prima della campanella erano in orbita.

Quanto durerà, stavolta? Difficile dirlo. In compenso, segnatevi la data di ieri sul calendario delle sciagure. Con la mossa di ieri, ovvero aver sdoganato il concetto di espansione monetaria open-ended, senza fine né limiti, la Federal Reserve ha cambiato le regole del gioco globale per sempre. Nulla, veramente, sarà più come prima. Nel bene e nel male, perché se ancora non dovesse bastare, nell’arsenale a disposizione di Jerome Powell sarebbe rimasto davvero poco. In caso il mercato andasse di nuovo in stallo, stante una margin call a livello mondiale che va ben oltre anche i 12 triliardi ipotizzati da JP Morgan, sarà il turno dell’intervento diretto sulle equities, probabilmente con l’acquisto di Etf sull’esempio della Bank of Japan. La quale, la scorsa settimana ha dovuto ammettere una perdita netta di 27 miliardi di dollari sulle proprie detenzioni in sole due settimane.

Speriamo tutti che funzioni, quantomeno avremo piastrellato il nostro cammino verso il disastro, ma avremo guadagnato qualche anno: se dovesse fallire, qualche Stato – e non azienda o banca o fondo – salterà come un tappo di bottiglia. Signori, parliamo di Banche centrali che operano come hedge funds, non so se vi rendete conto a che punto siamo arrivati. Tutto per colpa di un virus che fino all’altra settimana gli Usa minimizzavano a banale influenza? E attenzione, perché nei mercati del Nord Europa cominciano a circolare voci di blocchi dei riscatti da parte di hedge funds, decisamente propensi ad alzare i gates per bloccare i fondi di chi vorrebbe scendere dalla giostra prima di ritrovarsi in mutande. La stessa Goldman Sachs la scorsa settimana ha iniettato 1 miliardo di dollari in alcuni suoi portfolio money-market per tamponare la fuoriuscita di clienti, visto che gli outflows avevano registrato la cifra record di 8,1 miliardi di dollari in quattro giorni di trading. La banca d’affari ha acquistato 722,4 milioni di dollari in assets dal suo stesso Financial Square Money Market Fund e altri 301,2 dal Goldman Sachs Find Square Prime Obligations.

Lo chiamano “supporto al mercato”, è solo disperazione da palla di neve che rotola a valle sempre più velocemente, diventando valanga. E Goldman non ha agito in solitaria, visto che contemporaneamente è dovuta intervenire anche Bank of New York Mellon, la quale ha “sostenuto” il suo Dreyfus Cash Management due volte solo la scorsa settimana con circa 2,1 miliardi di cash. Signori, chiamatela pure come volete, continuate pure a negare comodamente la realtà, ma, per favore, in coscienza prendete atto che questa è tutto tranne che una crisi dovuta al coronavirus. Questo è un altro 2008, puro e semplice. Ma con molte più criticità e molte meno risposte. Il Leviatano monetarista è tra noi, dalle banconote Usa toglieranno la scritta In God we trust e metteranno In debt we trust.

Auguri, ne abbiamo bisogno. Perché la strada imboccata può avere solo un epilogo: in caso contrario, non c’è via d’uscita.

 

Da

https://www.ilsussidiario.net/news/spy-finanza-la-strada-senza-ritorno-imboccata-dalla-fed/2000425/

Coronavirus, Borrelli: “Per ogni contagiato ufficiale dieci non censiti”

 

Il capo della Protezione civile: ci sono circa 600mila contagiati e non 63mila. “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”

Verosimilmente in Italia ad oggi ci sono circa 600mila contagiati dal nuovo coronavirus. Lo afferma il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, malgrado i numeri ufficiali parlino di 63mila. Borrelli ammette: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. E,  sui contagi in rallentamento per due giorni consecutivi, aggiunge: “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”.

“Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo”, dice il capo della Protezione civile, in una intervista a Repubblica.  Tra una settimana l’Italia, secondo le proiezioni matematiche supererà la Cina per numero di contagi. “Non me lo sarei mai aspettato” ammette Borrelli che ha visto contagiati anche 12 dei suoi collaboratori. Di fronte a questi numeri il capo della Protezione civile non rimprovera all’Italia errori di sottovalutazione.

 

“Il 31 gennaio – dice – questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria”. Quello che constata, piuttosto, di fronte ad un caso come quello della Lombardia, è la presenza di “comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale”. E di fronte al caso della partita Atalanta-Valencia ammette: “Potenzialmente è stato un detonatore, ma lo possiamo dire ora, con il senno di poi”.

 

Di fronte a questi numeri, a chi gli chiede se abbia senso la ormai fissa conferenza stampa delle 18 replica: “Dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos”.

 

“Dovremmo poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati, le mascherine ad ogni angolo e invece stiamo faticando”, conclude Borrelli.

 

Da

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/coronavirus-borrelli-per-ogni-contagiato-ufficiale-dieci-non-censiti_16497020-202002a.shtml

La Nuova Zelanda sempre più “nazista”

In evidenza Matteo Orlando
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Neanche la pandemia da Coronavirus ha fermato l’ennesima sfida a Dio e agli innocenti.
La Nuova Zelanda ha approvato lo scorso 18 marzo la peggiore legge possibile sull’aborto libero.
Il parlamento neozelandese ha approvato la legalizzazione dell’aborto, su richiesta della donna, fino a 20 settimane di gravidanza e, per alcune condizioni, fino al momento della nascita.
La legge liberticida è stata approvata in terza lettura dal parlamento del paese oceanico con 68 voti a favore e 51 contrari.
Adesso prima della sua entrata in vigore rimane solo la firma del governatore generale, Patsy Reddy.
Ma questa firma è considerata una semplice procedura che arriverà quasi certamente.
Fra qualche giorno, quindi, le donne che vogliono abortire in Nuova Zelanda avranno piena libertà fino alla settimana 20, per decidere se vogliono continuare la gravidanza o uccidere il loro bambino.
Come se non bastasse, anche dopo le 20 settimane alle donne sarà possibile abortire se due medici daranno il via libera.
L’attuale limite di 20 settimane per l’aborto a causa di disabilità rilevata nel feto è stato soppresso, in modo che l’aborto potrà essere portato a compimento fino al momento della nascita del bimbo per cause come il labbro leporino, il “piede torto” e la sindrome di Down.
L’aborto è stato anche legalizzato per selezionare il sesso, mentre non è richiesto l’intervento di un medico per facilitare l’esecuzione di un aborto.
I bambini nati vivi dopo un aborto “fallito” non saranno legalmente tenuti ad avere assistenza medica.
La nuova legge non permetterà neanche di alleviare il dolore fetale che i bambini abortiti tra le 20 settimane di gestazione e la nascita subiranno.
Non ci saranno restrizioni legali neanche sui metodi controversi di aborto, come la cosiddetta “nascita parziale”.
Sono stati respinti numerosi emendamenti anti-aborto presentati dall’opposizione di centrodestra, per bloccare la selezione del sesso, in difesa dell’obiezione di coscienza e per chiedere il sollievo dal dolore per i bambini abortiti.
La nuova legge segna una “vittoria” per il primo ministro neozelandese Jacinda Ardem (Partito laburista), che attualmente governa attraverso una coalizione di centrosinistra, formata, oltre che dai laburisti, da un partito nazionalista e dai Verdi.
La legge abrogata, che risaliva al 1977, aveva depenalizzato l’aborto quando la gravidanza poteva influire sulla salute fisica o mentale della madre. Adesso il governo di centrosinistra guidato da Jacinda Ardem ha aperto ogni maglia.
La riforma stabilisce condizioni così favorevoli per l’aborto che può essere considerata la legislazione più abortista al mondo.
Si tratta di una legge, votata da un parlamento democraticamente eletto, che  catapulta la “moderna” Nuova Zelanda nel passato, alle peggiori barbarie progettate e messe in atto dai nazisti nel secolo scorso.
Benvenuti nel “nazismo” nichilista neo-zelandese 3.0.

MATTEO ORLANDO

 

Il delirio delle Sardine: «È il fascismo il virus più insidioso»

Sarà perché giovani e forti, ma alle Sardine il Covid-19 ci fa veramente un baffo. Anzi due. Già, che sarà mai questo animaletto per gente come loro abituata a misurarsi contro l’unico virus capace – quello sì – di infettare irrimediabilmente popoli e contrade, donne e uomini, vecchi e ragazzi: quello del fascismo. Meno male che ci sono loro, le Sardine, a ricordarci i veri pericoli che minacciano l’umanità. Il morbo infuria? È niente rispetto ai profughi in rotta e ai migranti in mare. Ecco le vittime della pandemia fascio-razzista. E guai a noi, ipocriti benpensanti, che a momenti ci facevamo dirottare l’anima e il corpo sui soli morti da coronavirus. Ieri in Cina, oggi in Italia, domani certamente in tutto il mondo. Una strage.

Post di “6000 Sardine”: «Il Covid-19 non ci faccia dimenticare il razzismo»

Ma per Santori e compagnia quisquilie, pinzillacchere, pampuglie al cospetto del bilancio prodotto dal virus in orbace, il solo da cui liberarsi. «E senza perdere tempo», intima un post di “6000 Sardine” che spopola su Facebook. Perché «contro questi virus striscianti non possiamo affidarci alla Scienza, bensì dobbiamo esserne noi gli anticorpi». In alto le tastiere, dunque, e tutti a inneggiare all’umanità dolente sulle note di Bella ciao. Questo sì che è altruismo. Che mortificazione per noi che ce ne stiamo incollati davanti alla tv in attesa di raccogliere una briciola di speranza puntualmente vanificata dalla lugubre giaculatoria a base di italiani morti e contagiati. Che schiaffo morale per noi che a stento restiamo a ciglio asciutto mentre scorrono le immagini del mesto carico di mezzi militari incolonnati in direzione del forno crematorio con a bordo il loro carico di morte e di dolore.

Il terrore che l’epidemia faccia perdere visibilità al movimento

Dev’essere proprio vero che il fascismo ci ha infettati. Piangiamo le nostre vittime mentre neppure un singhiozzo tiriamo su al pensiero dell’umanità dolente. Meno male che ci sono loro, le Sardine, a ricondurci sulla retta via. E poco importa se il loro delirio è dettato dalla paura di dover abbandonare proprio ora, a un passo dal diventare star da talk-show. Insomma, si perda tutto, persino la faccia, ma non la visibilità. Soprattutto perché, morto un virus, se ne fa sempre un altro.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/03/il-delirio-da-impotenza-delle-sardine-il-virus-piu-insidioso-e-il-fascismo/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

IL PAVONE AL GOVERNO: tanta apparenza, poca sostanza, per un vanitoso disorganizzato

Ieri, come notava anche Dagospia, abbiamo  visto un servizio pubblico, la RAI, piegato a ritrasmettere una trasmissione del governo italiano fatta su una piattaforma privata, Facebook. Una trasmissione praticamente inutile: da un lato le regioni del Nord più colpite avevano già annunciato le misure più dure, più restrittive rispetto a quelle annunciate dal governo, e parzialmente inutili, visto che la macchina produttiva, senza domanda, si stava già fermando.

Però Conte si è sentito in dovere di fare l’annuncio via Facebook, come , recentemente, sia Salvini  sia la Meloni  hanno fatto per comunicare con gli elettori. Solo che questi ultimi sono rappresentanti di partiti di opposizione, poco chiamati dalle TV mainstream, che ormai sembrano sempre più dei bollettini di guerra del governo.  Al contrario Conte ha usato Facebook per pura vanità, perchè ha cercato di guadagnare qualche decina di migliaia di follower con una mossa francamente inutile, anzi umiliante per chi fa servizio pubblico, come la RAI. Parliamoci chiaro: a questo punto, quando questa emergenza sarà finita , cosa ci impedisce di chiudere tutta la baracca della TV pubblica che costa 100 euro per ogni cittadino italiano? Questo è il devastante messaggio risultante.

La trasmissione è stata quindi approssimativa e superficiale, come tutta la comunicazione e l’attività di questo governo. Iniziata con quasi un’ora di ritardo è stata più puntuale che precisa. Alla fine non si capisce che cosa , da oggi, sarà aperto o chiuso. Che cosa si potrà trovare nei supermercati e cosa no. La Carta Igienica ci sarà o no? Ed il liquidò per sturare gli scarichi, è essenziale o no? Se salta la luce in casa posso chiamare l’elettricista ? Questo verrà? Il packaging è essenziale, ma anche la manutenzione delle macchine, le filiere non sono state costruite in modo impermeabile. Soprattutto dal tre aprile cosa accadrà ai lavoratori autonomi ed alle partite? Avranno soldi sufficienti per ripartire o verranno abbandonate a loro stessi perchè, come si è letta da un votante del PD “Non in grado di competere sul mercato globale”. Perchè la Germania, in questo, è stata chiara, ed ha raddoppiato la spesa pubblica, l’Italia galleggia.

 

Da https://scenarieconomici.it/il-pavone-al-governo-tanta-apparenza-poca-sostanza-per-un-vanitoso-disorganizzato/

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