Prime grane per il Conte-bis: Putin e Xi sul piede di guerra

L’arresto di Alexksandr Korshunov a Napoli ha scatenato le ire di Putin, mentre ieri la Cina ha fatto capire di essere scontenta delle prime decisioni del Conte-bis

Per il nuovo governo a guida Giuseppe Conte non mancano i dossier bollenti in politica estera.

Ma a parte i problemi strategici, c’è una questione impellente che sta già scatenando i telefoni di Mosca e Washington. E l’Italia sembra di nuovo piombata ai tempi della Guerra Fredda, quando Stati Uniti e Unione sovietica manovravano nel nostro Paese.

L’arresto di Korshunov

In queste ore, Napoli è al centro di un intricato gioco diplomatico. Come spiegato da ilGiornale, il 30 agosto la Polaria ha fermato il cittadino russo Aleksandr Korshunov appena sbarcato da un volo proveniente da Mosca. La richiesta è arrivata direttamente dagli Stati Uniti: l’uomo è accusato di spionaggio industriale e, da dirigente dalla Odk, è considerato l’autore del furto di documenti della General Electorinic e di informazioni coperte da copyright per sviluppare motori di aerei civili russi.

Gli Stati Uniti chiedono, l’Italia risponde affermativamente, dimostrando quindi fedeltà all’asse euro atlantico e mostrandosi perfettamente in linea con Washington dopo l’endorsement per “Giuseppe” firmato da Donald Trump. Il problema è che la Russia, partner strategico italiano e che ha visto ocn occhi abbastanza neutrale se non accondiscendenti al nuovo esecutivo giallo-rosso, ora ha deciso di alzare. L’ambasciata russa ha già detto senza mezzi termini di considerare “illegittimo” l’arresto del cittadino russo e ha chiesto “l’immediato ritiro della richiesta di estradizione“. Per Mosca si tratta di una mossa assolutamente “inaccettabile” che “va contro il diritto internazionale“.

Una vera e propria grana per il premier Conte che si inserisce in un quadro internazionale bollente. Roma è sempre stata vista come ponte tra Russia e Stati Uniti da parte sia del Cremlino che della Casa Bianca. Ma la decisione di virare nettamente verso l’Atlantico fa sì che a Mosca guardino con molto più sospetto al nuovo governo giallo-rosso. E sfidare la Russia, con il gas siberiano che riempie il nostro mercato non è un affare da prendere sottogamba.

Anche la Cina irritata

Un affaire complesso cui si affiancano le prime avvisaglie di una scontentezza da parte cinese per alcune mosse del nuovo governo. Ieri il consiglio dei ministri ha dato l’ok al decreto sul Golden Power che è lo strumento con cui l’esecutivo italiano può blindare le proprie telecomunicazioni rispetto all’avvento di operatori stranieri nel 5G. In pratica, Huawei e Zte. E Washington, così come la Nato, aveva chiesto dopo la firma del Memorandum per la Via della Seta che Roma garantisse sull’ingresso cinese nelle infrastrutture strategiche. Dall’altro lato, la mossa delle agenzie di Stato cinesi di mostrare una certa disaffezione verso Luigi Di Maio, accusato di essere sostanzialmente inadatto al ruolo di ministro degli Esteri, non fa che lanciare un messaggio molto chiaro. Il nuovo governo è un coccio in mezzo ai vasi di ferro. E adesso Mosca e Pechino battono i pugni. Hanno dato credito a questo governo, ma le prime mosse totalmente affini agli Usa sono un segnale molto chiaro.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/napoli/prime-grane-conte-bis-putin-e-xi-sul-piede-guerra-1749074.html?mobile_detect=false

A Leu Conte regala il ministero della Salute. Gli italiani nelle mani di Speranza

Non esistono nel Paese, ma si vendono e piazzano bene. Leu, il partitino di Pietro Grasso e Laura Boldrini, da oggi siede al governo. Proprio così. Il ministero della Salute, guidato dalla grillina Giulia Grillo, che fino all’ultimo doveva rimanere in quota 5Stelle, è passato di mano. A guidare la salute italiana sarà Roberto Speranza esponente di “peso” di Liberi e Uguali, sicura garanzia di saldatura a sinistra, quella gruppettara dei centri sociali, per il nascente governo giallorosso. Per la squadra di governo «ci hanno chiesto una rosa di nomi e noi abbiamo proposto Muroni e Speranza», ha riferito la senatrice Loredana De Petris al termine dell’incontro a palazzo Chigi con Conte. La decisione di piazzarlo al ministero di Lungotevere a Ripa, ribaltando tutte le caselle, è arrivata solo a tarda mattinata.

Nato a Potenza il 4 gennaio 1979, sposato con due figli e laureato in Scienze Politiche, di lui non si conoscono particolari competenze in materia di sanità pubblica.
Già deputato nelle file del Pd nella scorsa legislatura, componente la commissione Esteri della Camera, nel febbraio 2017 Speranza abbandona il Pd di Matteo Renzi insieme ad altri esponenti della minoranza, tra cui anche l’ex segretario Pier Luigi Bersani, per aderire alla nuova formazione di Liberi e Uguali fondata dall’ex presidente del Senato.

Tra le congratulazioni per il nuovo incarico non potevano mancare quelle del compagno Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio guidata da Zingaretti. «Voglio rivolgere un augurio di buon lavoro al neoministro alla Salute, Roberto Speranza. Sono molte le sfide che lo attendono per una Sanità sempre più vicina alle esigenze delle persone e con uno sguardo rivolto alle fragilità e le categorie più bisognose», dice l’amico D’Amato. Non manca chi gioca con il cognome del nuovo ministro del governo giallorosso. «Auguri e congratulazioni a @robersperanza ministro della Sanità. Con quel cognome questo incarico era scritto nel suo destino! Sono certo che farà bene perché è una persona seria e appassionata #speranzasanita», così su Twitter l’ex Pd Miguel Gotor.

fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/09/a-leu-conte-regala-il-ministero-della-salute-gli-italiani-nelle-mani-di-speranza/

Dopo 50 anni a Prato torna la «Messa beat»: allora fu la prima in una parrocchia italiana

50 anni fa a Prato si celebrò in chiesa la prima «messa beat», i ragazzi di allora ricordano l’anniversario suonando nuovamente nella stessa parrocchia. Domenica 8 settembre (ore 11) la celebrazione in piazza davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta a Cafaggio.

«Come possiamo avvicinare i giovani alla fede?», chiese il parroco ai ragazzi della parrocchia. E la risposta fu: «suoniamo la Messa Beat!». Una messa mai celebrata prima, con chitarre, percussioni e canti secondo lo stile che a cominciare dall’Inghilterra si era diffuso nel mondo. Era il 1969, un anno carico di novità e di conquiste, a cominciare dallo sbarco dell’uomo sulla Luna.

A Prato, precisamente a Cafaggio il prete del paese don Sergio Pieri pensò di affidare l’animazione della messa al complesso R&B Group composto da diciottenni della parrocchia. E così una domenica di febbraio del 1969, per la prima volta in Italia, in una chiesa venne eseguita la Messa Beat durante una celebrazione festiva. E andò bene, al punto che si mossero i giganti dell’informazione dell’epoca per seguirla. Segno che in fondo andava anche bene da parte delle gerarchie ecclesiastiche, prese un po’ alla sprovvista dall’iniziativa di don Pieri che, a sua volta, aveva avvertito il vescovo Pietro Fiordelli soltanto all’ultimo istante, per limitare al minimo i rischi di un divieto.

Cinquant’anni dopo tre dei cinque protagonisti di allora, il cantante Marco Becagli, il chitarrista Roberto Bettazzi e il batterista Andrea Spagnesi, riproporranno, sempre a Cafaggio, le canzoni della Messa Beat. Anche questa volta animeranno la messa, celebrata dal parroco di oggi don Andrea Dolba. L’appuntamento è per domenica 8 settembre alle ore 11 davanti alla chiesa, in piazza Marino Olmi.

I ragazzi di allora. Marco Becagli, noto come Marco Folk, ancora oggi cantante in un gruppo di musica da ballo, si dice certo che «anche il Papa lo venne a sapere». «Altrimenti non sarebbe venuta la Rai da Roma – dice -. Sapete che cosa voleva dire, a quei tempi, smuovere la televisione?».

Che Paolo VI avesse o no seguito la vicenda, sta di fatto che dai riscontri che si trovano in giro, quella celebrata a Prato, a Cafaggio appunto, fu la prima vera Messa Beat. Le canzoni sono quelle scritte dal compositore Marcello Giombini e incise dal complesso dei Barritas. «Non avevamo gli spartiti – racconta Andrea Spagnesi – così il nostro chitarrista ascoltando il loro disco ricostruì quelle musiche nota per nota». Nel ’69 gli altri componenti della band erano Sergio Tempestini alle percussioni, Filippo Policelli al basso e Giuseppe Campanale alle tastiere. Gli ultimi due sono purtroppo scomparsi.

«La prima Messa Beat ci fu un sabato sera – ricorda ancora Marco Becagli -. Mi pare che fossero le 21 e che solo poche ore prima don Pieri aveva messo il vescovo al corrente della nostra intenzione. La messa si fece e la domenica mattina fu celebrata di nuovo. Vennero le televisioni, i giornali e i cinegiornali». Curiosità, qualche perplessità e, naturalmente, qualche timore. Ma fu un successo. Tanto che l’evento si ricorda e si replica ancora oggi.

Ma che cos’è la Messa Beat? La messa beat intendeva, in sostanza, accostare sacre scritture e musica profana, ridestando l’interesse e la partecipazione dei più giovani, come voleva don Sergio Pieri, ma anche rendendo più vivo e gioioso, al contempo a portata di mano, l’accompagnamento della messa.

L’idea nacque in Italia e la primogenitura se la contendono il complesso degli Amici di Ascoli Piceno e i già citati Barrittas, i sardi che piacquero ai ragazzi pratesi di don Pieri e furono da loro studiati. La Messa Beat dei Barrittas si poggia sulle musiche di Marcello Giombini ed è composta da 8 brani, canzoni che accompagnano le fasi della messa e sostituiscono alcune invocazioni dell’assemblea. Ci sono quindi il canto d’inizio, il Gloria, il Credo, l’Offertorio, il Santo, la canzone del Padre Nostro, l’Agnello di Dio e la Communio.

Cinquantesimo anniversario. Mezzo secolo dalla prima Messa Beat sarà celebrato questa domenica 8 settembre a Cafaggio con la riedizione in piazza della messa originale, forse la prima assoluta del genere, che si tenne nella chiesa di Santa Maria Assunta nel 1969. Appuntamento alle 11 in punto. Accompagnati dal coro parrocchiale si esibiranno i protagonisti di allora, con l’eccezione di coloro, fra i quali di recente Giuseppe Campanale, che purtroppo sono scomparsi.

Marco Becagli sarà la voce e sarà di nuovo insieme a Roberto Bettazzi alla chittarra e Andrea Spagnesi alla batteria. Come per il quarantesimo anniversario, si esibirà insieme a loro anche Riccardo Petrelli al basso. Il parroco attuale, don Andrea Dolba ha accettato di buon grado di ripetere nuovamente l’esperimento di 50 anni fa. «Non è un concerto – tiene a precisare il sacerdote – ma una animazione liturgica che serve a creare un certo clima e a rendere più bella la celebrazione». Una curiosità: anche don Andrea, originario della Polonia, nel 1979 quando aveva 15 anni suonò nella sua parrocchia le musiche della Messa Beat.

Anche 10 anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario della messa beat, un bel po’ di gente si presentò in piazza per assistere alla riedizione di quella che potremmo definire la messa-evento del 1969.

La festa parrocchiale di Cafaggio. Con la celebrazione della Messa Beat questa domenica inizia a Cafaggio la tradizionale festa della parrocchia quest’anno dedicata agli anni Sessanta. Fino a sabato 14 settembre ogni sera al circolo Mcl apertura di stand gastronomici e pizzeria. Dalle 21 sono previste animazioni musicali e iniziative benefiche. Da segnalare l’ottava edizione di «Corri per l’Africa», corsa podistica aperta a tutti martedì 10; la sfilata di moda anni ‘60/’70 in tema beat mercoledì 11. «Vi aspettiamo sabato 14 settembre per il gran finale con il Cafaggio Beat Festival, serata dedicata a Woodstock con musica, vestiti e balli a tema», conclude il presidente del circolo Maurizio Magni.

fonte – https://www.toscanaoggi.it/Toscana/Dopo-50-anni-a-Prato-torna-la-Messa-beat-allora-fu-la-prima-in-una-parrocchia-italiana

Il caso Bibbiano si allarga. In Veneto Servizi Sociali nel mirino delle procure

Dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora sulla vicenda degli affidi ‘facili’ in Emilia Romagna di cui ha portato alla luce il caso Bibbiano con la complicità di alcuni centri sociali, assistenti e compiacenti organi istituzionali, anche in Veneto emergono irregolarità.

La vicenda, che oggi riportiamo, ha colpito una famiglia residente a Padova, alla quale secondo una ricostruzione della figlia a tutt’oggi minorenne, poi ritrattata, il Tribunale dei Minori di Venezia ha disposto l’affidamento della stessa presso una struttura fuori dal territorio per evitare i condizionamenti della rete familiare e amicale, che non permettono il raggiungimento degli obbiettivi di autonomia personale psicologica.

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Fonte: https://ilformat.info/il-caso-bibbiano-si-allarga-in-veneto-servizi-sociali-nel-mirino-delle-procure/

San Pio X, l’antimodernista

3 settembre, San Pio X, Papa e Confessore (Riese, 2 giugno 1835 – Roma, 20 agosto 1914). Eletto papa il 4 agosto 1903, fu canonizzato da Pio XII nel 29 maggio 1954.

Preghiera a San Pio X composta da Pio XII

O San Pio X, gloria del sacerdozio, splendore e decoro del popolo cristiano. Tu, in cui l’umiltà parve affratellarsi con la grandezza, l’austerità con la mansuetudine, la semplice pietà con la profonda dottrina; Tu, pontefice della Eucarestia e del catechismo della fede integra e della fermezza impavida; volgi il tuo sguardo verso la Chiesa santa, che tu tanto amasti e alla quale dedicasti il meglio dei tesori che, con mano prodiga, la divina Bontà aveva deposto nell’animo tuo; ottienile la incolumità e la costanza, in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni dei nostri tempi; sorreggi questa povera umanità, i cui dolori così profondamente Ti afflissero, che arrestarono alla fine i palpiti del Tuo gran cuore; fa’ che in questo mondo agitato trionfi quella pace, che deve essere armonia fra le nazioni, accorda fraterna e sincera collaborazione tra le classi sociali, amore e carità tra gli uomini, affinché in tal guisa quelle ansie, che consumarono la Tua vita apostolica, divengano, grazie alla Tua intercessione, una felice realtà, a gloria del Signore nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia.

Orazione della Messa: O Dio, che per difendere la fede cattolica e per restaurare ogni cosa in Cristo, hai riempito di celeste sapienza e di fortezza apostolica il Sommo Pontefice San Pio X, concedici propizio di seguire i suoi insegnamenti e i suoi esempi per meritare il premio eterno.

L’inferno delle Maldive, sempre più islamiste

di Matteo Orlando

per AGERECONTRA
Anche in questa estate 2019 migliaia di italiani hanno trascorso le loro vacanze alle Maldive, considerate (con i suoi 26 atolli ad anello formati da più di 1000 isole coralline) una destinazione paradisiaca per molti turisti occidentali, non solo italiani.
Tuttavia, pochi sanno che questo paese islamico costringe i visitatori a dichiarare al loro ingresso nel paese la Bibbia portata in valigia o anche uno solo dei 73 libri contenuti nelle Sacre Scritture.
Nel piccolo paese che si trova nell’Oceano Indiano, a parte spiagge da sogno, è possibile scontrarsi con due problemi molto gravi: il fondamentalismo islamico e il panteismo indù.
Queste due forze hanno imposto norme e stili di vita che oltre ad umiliare i visitatori cristiani, chiedendo loro alla dogana se stanno introducendo qualche Bibbia o Vangelo nel paese, censurano anche chiunque porti con sé libri riferiti a qualsiasi altro credo, eccetto quello maomettano.
Inoltre nelle Maldive è proibita l’apertura di qualsiasi tempio cristiano.
Non sorprende che le Maldive siano apparse nel documento biennale dell’organizzazione cattolica internazionale Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), come uno dei peggiori paesi in termini di tolleranza religiosa.
Nella categoria “alta intolleranza” ci sono 20 paesi, comprese le Maldive. Di questi 20, 14 “vivono situazioni di persecuzione religiosa legate all’estremismo musulmano”. Si tratta di: Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Secondo il rapporto, in altri 6 paesi (Birmania, Cina, Eritrea, Corea del Nord, Azerbaigian e Uzbekistan) le persecuzioni sono il prodotto di “regimi autoritari”.
La maggior parte degli occidentali che vanno alle Maldive probabilmente sono indifferenti al fatto che non possano portarsi i testi sacri e, come logica conseguenza dei secolarizzati occidentali, gli islamici ne approfittano.
Se non bastassero già diverse altre azioni motivate da cristianofobia nel mondo, anche quanto accade nelle Maldive è un ulteriore esempio di una cultura dell’Europa occidentale decadente nelle sue convinzioni, incapace di difendere le sue radici cristiane fondamentali.

Opzione Benedetto LIVE 1 settembre 2019 con M. Castagna e G. Amato

Ieri dalle 14.30 alle 16.30 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha partecipato alla trasmissione di Nicola Pasqualato “Opzione Benedetto”, che riprende dopo la pausa estiva.

Ospiti con lui l’Avv. Gianfranco Amato, Presidente di Nova Civilitas e dei Giuristi per la Vita, il Prof. Enrico Popolo, esperto di Comunicazione, il filosofo Prof. Francesco Lamendola.

Tre i temi principali trattati: il caso Bibbiano, la Comunicazione e i suoi metodi, il fenomeno Salvini.

Buona visione:

VIDEO

 

Disponibile il numero 173 di Sursum Corda (1 settembre 2019)

Sul sito è disponibile il numero 173  (del giorno 1 settembre 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per donare all’Associazione cliccare qui  oppure qui .

Cliccare qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:

– Comunicato numero 173. I Greci vogliono essere presentati a Gesù;

– Con breve sulla vita di Papa San Pio X. Festa il 3 settembre;

– Con vecchia preghiera a Papa San Pio X per i seminari e per i seminaristi;

– Le insidie che si celano nel rispetto umano (per giovani seminaristi);

– San Domenichino del Val, vittima di omicidio rituale (31.8);

– Dizionario di teologia dommatica. Il Diavolo o Demone;

– Dizionario di teologia dommatica. Il Deposito della fede;

– Dizionario di teologia dommatica. Il Destino;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Giuseppe di Tebe;

– Orazione a San Giuseppe Calasanzio, Confessore (27.8);

– Orazione a San Zefirino, Papa e Martire (26.8);

– Orazione a Sant’Agostino, Vescovo e Dottore (28.8);

– Orazione a Santa Sabina, Martire (29.8);

– Preghiera a San Giovanni Battista (Decollazione, 29.8);

– Preghiera a Sant’Agostino, Vescovo e Dottore (28.8);

– Preghiera a Santa Rosa da Lima, Vergine (30.8);

– Triduo a Papa San Pio X (dal 31.8 al 2.9).

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio

Gay, Vaticano e mandarini nel Conte bis

di Luigi Bisignani (L’uomo che sussurrava ai potenti)

Conte Ugolino di dantesca memoria a Gattopardo? È il dubbio di tanti, ora che Giuseppe Conte si è messo in proprio per costruire un suo partito che raccolga cattolici, pezzi di Vaticano, tecnocrati e la geniale e trasversale lobby gay che sta ormai sostituendo nel mondo, intelligentemente, tutte le altre confraternite, dagli ebrei ai massoni. Santificato dopo aver divorato le teste dei suoi due ex sodali, Giggino Di Maio e Matteo Salvini, l’avvocato per tutte le stagioni a breve si riposerà, cambiando tutto “per non cambiare niente”. Con la complicità soprattutto di Rocco Casalino, con il quale è ormai una coppia di fatto e che ha rotto anche lui con Di Maio, l’attuale strategia del Super Premier è quella di rimuovere il peccato originale di essere stato allevato politicamente nella scuderia dorata della Casaleggio Associati.

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fonte – https://www.nicolaporro.it/gay-vaticano-e-mandarini-nel-conte-bis/

Una nuova fede cieca: il veganesimo panteista e ambientalista

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

I millennials italiani, cioè coloro che hanno ricevuto da Dio il dono della vita dall’anno 2000 dell’era cristiana in poi (in realtà il nostro ragionamento potrebbe riferirsi anche ai nati negli anni ’80-’90 e forse anche prima) sono sempre più lontani dalle convinzioni di fede e dai valori dei loro genitori e, a maggior ragione, dei loro nonni.
Così non solo sono critici nei confronti del Vaticano (meglio le Nazioni Unite) e della Chiesa Cattolica (giudicata “retrograda”), ma anche nei confronti di Gesù Cristo, che considerano un po’ “troppo esigente”, della Vergine Maria (perché la verginità nei diversi stati di vita non è più considerata un valore), dei santi (che spesso ritengono degli “esaltati”).
Tuttavia non sono a-religiosi ma si sono dati con vigore, tra le altre, ad una fede cieca: il “veganesimo panteista”, assurto al ruolo della principale religione dei millennials.
Alcuni sono meno radicali e si fermano (“per ora”) al vegetarianesimo. Altri, più radicali, sono già arrivati o navigano a vele spiegate verso il veganesimo, diventato una vera e propria moda tra i giovani.
Come tutte le mode anch’esso farà il suo corso, intanto esistono i predicatori
vegani sui social network e catene complesse di proselitismo e/o plagio mentale.
È veramente ironico (se non fosse primariamente tragico) rilevare come questi giovani, che dichiarano di essersi ribellati ad ogni dogma, comandamento, credo o legge morale, in realtà siano diventati i portatori di una credenza ricca di dogmi: dalla Dea Madre, la Terra, alla difesa ferrea di ogni micro-ecosistema, anche di quelli nocivi all’uomo; dal supremo “comandamento” del non mangiare alcuni (anzi molti) cibi al far soffrire l’uomo (o anche eliminarlo, come accade con l’aborto o l’eutanasia) pur di non fare soffrire l’ambiente.

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Non esiste un gene dell’omosessualità, è un mix di fattori genetici e ambientali

Il più ampio studio genetico sul tema condotto su mezzo milione di persone coordinato dall’italiano Andrea Ganna.

(Di Nausica Della Valle) Non esiste un singolo ‘gene gay‘. Il comportamento sessuale è infatti determinato da un complesso mix di fattori genetici e ambientali, con migliaia di geni che danno un contributo limitato rispetto all’influenza esercitata dall’ambiente e dalla cultura.

Lo riporta la rivista Science subito dopo essere stato presentato al meeting annuale dell’American Society of Human Genetics, condotto su circa mezzo milione di persone da un consorzio internazionale di ricerca coordinato dall’italiano Andrea Ganna del Broad Institute di Mit e Harvard, negli Stati Uniti.

«Studi precedenti avevano suggerito la presenza di segnali genetici forti che potessero far prevedere il comportamento sessuale: uno dei più noti puntava al cromosoma X, ma nel nostro studio, con un campione 100 volte più grande, abbiamo dimostrato che non è così», racconta Ganna all’ANSA.

I ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 470mila persone presenti in due grandi banche dati genetiche: la britannica UK Biobank e la statunitense 23andMe. «Abbiamo fatto uno screening di tutto il genoma, esaminando milioni di marcatori genetici per vedere quali potessero essere associati al comportamento sessuale dichiarato dalle persone nei questionari», continua Ganna.

Sono così emerse cinque varianti genetiche legate in modo statisticamente significativo all’omosessualità, di cui ancora non si conosce bene la funzione: «Sappiamo che una di queste varianti si trova in una regione del Dna che esprime recettori per l’olfatto, mentre un’altra è associata alla calvizie maschile e probabilmente alla regolazione ormonale, ma per ora sono solo ipotesi», spiega il ricercatore, che lavora anche per il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare presso l’Istituto di medicina molecolare finlandese (Fimm-Embl).

È emerso che «le varianti genetiche di una persona non predicono in modo significativo se avrà comportamenti omosessuali« che sono invece «il risultato di un cocktail di elementi tra Dna e influenze esterne».

«Messe tutte insieme – sottolinea Ganna – le cinque varianti che abbiamo trovato spiegano meno dell’1% della variabilità nel comportamento sessuale. È probabile che esistano migliaia di altri geni legati in qualche modo al comportamento sessuale, anche se stimiamo che potrebbero contribuire al massimo per il 25% a questo tratto molto complesso, che dal punto di vista genetico rientra nella normale variabilità umana».

Ganna e i suoi colleghi hanno specificato che «è importante evitare conclusioni semplicistiche». «Esiste una lunga storia di uso improprio dei risultati genetici a fini sociali», hanno detto, ricordando che si tratta di «approfondimenti su basi biologiche riguardanti un tema molto complesso come i fenotipi comportamentali».

Fonte: https://vocecontrocorrente.it/non-esiste-un-gene-dellomosessualita-e-un-mix-di-fattori-genetici-e-ambientali/

Quelle pressioni dell’Europa che fanno cambiare idea ai governi

È bastato meno di un anno per far cambiare idea a Giuseppe Conte. Il cosiddetto “avvocato del popolo italiano” e che si è detto sempre fieramente “populista” ora ritratta. Non è più pronto a colpire l’Unione europea, non è più il capo di un governo scettico nei confronti delle regole di Bruxelles. L’incendiario (che non lo è mai stato pubblicamente ma almeno nella teoria) si è trasformato in pompiere. E ora l’Italia, che prima aveva un Conte presidente di una maggioranza composta da Lega e Movimento Cinque Stelle, ora si ritrova leader di un potenziale governo di centrosinistra – rossogiallo – con tutta un’altra linea rispetto al precedente. Nessuna sfida all’Unione europea franco-tedesca, nessuna grossa apertura di credito nei confronti della Russia di Vladimir Putin, nessun attacco alle regole della finanza di Bruxelles. Solo la conferma dell’asse (personale) con Donald Trump e poi una nuova grande amicizia, quella con le cancellerie europee, da quella di Bruxelles a quella di Berlino, passando per un rinnovato asse con Parigi. Visto che per Emmanuel Macron sarà molto più semplice dialogare con l’Italia ora che il suo nemico numero uno, la Lega di Matteo Salvini, si è tirata fuori dai giochi e il Movimento che faceva alleanza con i gilet gialli è diventato, tutto sommato, moderato.

Pert l’Italia un cambio di passo non indifferente che però – ed è qui la curiosità – non ha soluzione di continuità. Giuseppe Conte, leader del governo più “euroscettico” d’Europa, forse quello più avverso a certe logiche dopo il Regno Unito della Brexit, si trova ora sa guidare un governo di tutta altra fattura. Fuori i sovranisti, dentro gli anti-sovranisti, e tutto cambia. Tutto tranne la sua guida che, camaleontica, è riuscita a imporsi quale nuovo garante della Costituzione e dell’appartenenza di Roma al consesso europeo.

Una lezione di politica? Sì, certamente. Ma è soprattutto una lezione che riguarda i rapporti fra Europa e Paesi membri. E cioè che l’Unione europea sa come adulare, premere e spingere i governi a mettere in atto politiche non contrarie all’essere membri della grande “famiglia” europea. Inutile negarlo: chi fa ciò che dice l’Europa e chi dimostra fedeltà all’asse franco-tedesco, difficilmente sbaglia se vuole rimanere saldamente al timone di un Paese e amico dell’establishment. Un circuito palese e ovvio, che si è manifestato non solo in Italia, ma in tutta Europa. E gli esempi sono molti.

Il primo ad aver capito cosa significa essere fedeli alla linea di Bruxelles è stato Alexis Tsipras. Ricordiamo tutti i suoi attacchi nei confronti dell’Europa, quella minaccia di uscita dall’euro, il referendum contro la Troilka. Poi bastò una convocazione a Bruxelles e una strigliata di Angelas Merkel (che della Grecia è leader de facto) a fargli cambiare opinione. Così, dopo la pubblica abiura sull’uscita dell’euro e l’inserimento della Cina ad Atene, Tsipras è iniziato a essere il simbolo di una sinistra radicale che si riscopre europeista. Ed è sì stato soppiantato da Mitsotakis alle ultime elezioni. Ma di fatto ad Atene non c’è stata alcuna rivoluzione. E l’Europa ha garantito il salvacondotto. Ma non è da sottovalutare neanche la sorta politica di Viktor Orban, che è vero che continua a essere la spina nel fianco del Partito popolare europeo e dell’Ue, ma di fatto non se ne va mai né dal Ppe né dall’Unione, confermando invece che la partnership strategica con la Germania è più forte che mai.

Quello stesso salvacondotto che adesso è stato garantito all’Italia di Conte. Tutti i leader europei, magicamente, hanno iniziato ad apprezzare il premier (non più) dimissionario italiano. I capi di Stato e di governo del Vecchio continente hanno dato ampio credito al capo dell’esecutivo gialloverde, ora rosso-giallo. Lo spread cala sensibilmente da quando si è saputo di un Conte-bis con il Partito democratico nelle stanze del potere. Le alte sfere dell’Unione europea hanno benedetto la nuova alleanza “quasi Ursula”, e tutti sono soddisfatti dal fatto che Conte abbia trasformato i Cinque Stelle e che adesso sia il Pd a poter blindare le direttrici della politica italiana proiettandole su Berlino, Bruxelles e Parigi. E tutto, naturalmente, rinnegando quelle sfumature sovranista che avevano fatto preoccupare tutti.

L’endorsement europeo verso Conte è iniziato da tempo. E c’erano tutti i sintomi di questo cambiamento e della moral suasion avviata nei corridoi della capitale belga e delle cancelliere dell’Ue. È stato soprattutto quel voto a favore di Ursula von der Leyen ad aver rimosso il velo. il leader del governo giallo-verde aveva già deciso di far cambiare colore all’esecutivo. Resta il giallo, cambia l’altro. Ma resta lui, che garantisce piena continuità e legami con l’Europa. E l’Europa ha fatto di tutto per avere alo stesso tempo continuità e rottura convincendo l’Italia a scegliere un’altra strada. C’è chi la chiama responsabilità, chi, invece, pavidità. Quello che è certo, è che l’Italia è stata di fatto commissariata da due forze, anche per demeriti di Matteo Salvini. l’Europa può gestirla meglio senza possibili colpi di cosa. Mentre gli Stati Uniti sono garantiti da Conte che, con Trump, ha instaurato un ottimo rapporto. Evidentemente le garanzie del governo giallo-verde non bastavano più.

fonte – https://it.insideover.com/politica/quella-pressioni-delleuropa-che-fanno-cambiare-i-governi.html

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