Migranti, adesso anche la Lamorgese vuole una stretta sulle Ong

Dopo i numeri di inizio anno, dal Viminale è emersa una certa preoccupazione sull’aumento degli sbarchi e sulle attività delle Ong: possibile la riproposizione del codice voluta da Marco Minniti

È vero che i dati di gennaio 2020, sul fronte immigrazione, non sono gli stessi degli anni dell’emergenza, tuttavia un aumento del 700% rispetto al 2019 è molto più di un campanello d’allarme.

E così, ecco che lo stesso ministro Luciana Lamorgese adesso prova a correre ai ripari. Si è dunque capito, su spinta soprattutto di numerosi funzionari del ministero dell’interno, che se il numero di approdi in Italia si è mostrato così in alto già nel mese di gennaio, in vista della stagione estiva la situazione potrebbe farsi molto delicata.

È bene infatti ricordare che nei primi 31 giorni del 2020, sono arrivate irregolarmente in Italia 1.275 persone, a fronte delle 202 dello stesso periodo del 2019. Il Viminale vorrebbe provare più strade per provare ad arginare un flusso che dalla Libia è tornato ad essere imponente.

In primo luogo, Luciana Lamorgese sta valutando la posizione delle Ong. In particolare, il ministro dell’interno vorrebbe tirar fuori dal cassetto nuovamente il codice già varato nel 2017 quando al Viminale sedeva Marco Minniti. In poche parole, si vorrebbe regolamentare l’attività delle organizzazioni non governative, le quali da quando si è insediato il governo Conte II non hanno avuto sostanzialmente freni. E dal ministero, così come scritto da Il Messaggero, si vorrebbe anche far luce su quegli eventuali rapporti tra scafisti e responsabili delle Ong: “Si ricomincia a parlare – si legge sul quotidiano romano – di telefonate tra scafisti e volontari delle associazioni non governative”.

Ma sotto questo fronte c’è un’importante resistenza interna alla maggioranza giallorossa. Una parte del Pd, al pari di LeU e di associazioni culturali legate comunque ai partiti al governo, non vorrebbe vedere una riedizione della stagione di Minniti sulle Ong. La mediazione potrebbe arrivare dalla promessa, da parte del governo, di togliere definitivamente i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini tra il 2018 ed il 2019, vero obiettivo della campagna volta ad invocare “discontinuità” da parte soprattutto della sinistra del Pd.

Tuttavia, l’operazione a livello politico non appare semplice. La maggioranza sotto questo fronte, ha già rischiato di spaccarsi a novembre in occasione della decisione di rinnovare per altri tre anni il memorandum con la Libia, altra operazione voluta da Minniti e non vista positivamente dall’area più a sinistra dei giallorossi.

C’è poi, sempre riguardo alle Ong, un tentativo di dialogo sul fronte europeo. Il ministro Lamorgese vorrebbe infatti responsabilizzare gli Stati di bandiera. Ed a tal proposito, si parla di trattative bilaterali soprattutto con Francia e Germania. Dopo il bluff sulla redistribuzione, presentata come un “successo diplomatico” dal governo Conte II nello scorso mese di settembre ma di fatto mai regolamentata da nuove normative in sede comunitaria, ora da Roma si sta provando a stringere singoli accordi con i partner continentali. L’obiettivo sarebbe quello di una cooperazione sulle Ong, che parta dalle certificazioni rilasciate dai paesi di bandiera e passi per una collaborazione nelle fasi di sbarco e redistribuzione.

Infine, c’è ovviamente in ballo anche la pista che porta direttamente nel paese da cui partono i migranti, ossia in Libia. Lunedì il ministro dell’interno di Tripoli, Fathi Bashaga, è stato a Roma, dove ha presentato il conto al nostro governo: l’esecutivo guidato da Al Sarraj vuole più soldi per poter costruire nuovi centri per migranti, chiusi nell’area della capitale libica per via degli scontri, e nuovi fondi per acquistare attrezzature. L’Italia potrebbe pagare il conto, abbastanza salato, a patto che la Libia si impegni a mettere nuovamente in mare le motovedette donate dal nostro paese negli anni precedenti.

A prescindere dalle strade che prenderà il Conte II sull’immigrazione, appare chiaro come il tema inizi a preoccupare e non poco i vertici sia di Palazzo Chigi che del Viminale. Quei numeri sopra esposti, potrebbero rappresentare un’insidia non indifferente nel proseguo dell’azione di governo.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/adesso-anche-lamorgese-vuole-stretta-sulle-ong-1821681.html

Foibe, “Il film Red Land in tutte le scuole d’Italia”

Gioventù Nazionale al ministro: “Foibe, quel film in tutte le scuole”

Le foibe, voragini dell’altipiano carsico che si estende a ridosso di Trieste, Gorizia e Istria, si fanno tra 1943 e il 1947 spettrale tomba per quasi diecimila italiani. Diventano il luogo dove occultare per sempre i nemici del progetto totalitario ed espansionista di Tito, leader della resistenza comunista jugoslava. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli, stranieri in casa propria.

Le provocazioni dell’Anpi

Ed è proprio a parziale risarcimento di quella sofferenza che il nostro mondo mai cesserà di raccontare il massacro di questi italiani, vittime dell’odio ideologico e razziale, coperto a lungo dall’incancrenito sentimento anti-italiano della sinistra nostrana.
Ma oggi siamo ancora ben lontani dal raggiungimento di una memoria condivisa
“È bene giocare d’anticipo, evitando di prestare il fianco anche quest’anno alla strumentalizzazione della destra sulle foibe”. Questo è il proposito di Carla Nespolo, presidente dell’ANPI. Questo è il proposito con cui la celeberrima associazione dei partigiani italiani ha organizzato, ieri al Senato, il convegno sulla tragedia delle foibe e dell’esodo. È stato proprio quel “giocare d’anticipo” a puzzare di strumentalizzazione. Come se fossimo in una partita a scacchi e l’ottenere visibilità, a scapito altrui, fosse fare scacco. Come se i ricordi di immani tragedie fossero pedine da spostare a proprio piacimento su caselle bianche o nere.

Quel film sulle foibe nelle scuole

Del resto, ce li ricordiamo bene i convegni revisionisti dell’ANPI di Rovigo e di Parma dell’anno scorso. Per loro, i tragici episodi di violenza accaduti alla popolazione italiana di Istria, Fiume e Dalmazia tra 1943 e il 1947 erano un’invenzione dei fascisti. Ricordiamo bene le tesi giustificazioniste con cui la sinistra italiana, per oltre 60 anni, ha protetto i crimini dei partigiani titini. Non accetteremo mai lezione di etica, di storia e di morale da questi signori.

Da sempre abbiamo tentato di fornire spunti e strumenti alle nostre istituzioni per cominciare ad intrecciare un solido e definitivo ricordo comune. Con la Legge 92/2004 è stata istituita la Giornata del Ricordo, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E quest’anno, per gratificare gli intenti della legge, assieme ad Azione Studentesca abbiamo proposto al Ministro dell’Istruzione Azzolina, al fine di poter favorire la conoscenza tra gli studenti e stimolarne la riflessione, la promozione nei nostri istituti scolastici la visione del film “Red Land” che ha raccontato in modo eccezionale la storia di quanto avvenne sul confine orientale e le storie dei protagonisti di quegli anni.

La Azzolina muta

Ma alla nostra lettera non è mai giunta risposta. Un silenzio davvero pesante. Che ci fa capire quanta strada ci sia da fare. Un silenzio che non minerà la nostra voglia di ricordare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/gioventu-nazionale-al-ministro-foibe-quel-film-in-tutte-le-scuole/

La fine dell’antifascismo

di Vincenzo Costa
Fonte: Vincenzo Costa
A giocare con le cose serie si fanno disastri. Non ci siamo accorti, ma si è chiusa l’epoca dell’antifascismo, da quando questo viene usato per coprire la distruzione della costituzione repubblicana e antifascista.
L’antifascismo non è solo la lotta partigiana. L’antifascismo è soprattutto la costituzione repubblicana, l’idea che tutti i cittadini hanno lo stesso diritto alla sanità, che il lavoro sia un diritto e non una gentile concessione, che tutti hanno lo stesso diritto all’istruzione, che l’Italia è una e indivisibile, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti delle regole costituzionali, che non può essere alienata. Questo è l’antifascismo.
L’antifascismo è finito nell’istante in cui questa parola è stata usata per attaccare principi della costituzione repubblicana, nel momento in cui è stata usata per fare passare autonomia differenziata, tagli e privatizzazione alla sanità, per creare cittadini di serie A e di serie B, per giustificare il passaggio della sovranità a poteri sottratti al controllo democratico, per salvare coloro che hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini, che per profitto ci consegnano una rete stradale che crolla a pezzi. L’antifascismo è finito quando coloro che hanno ridotto la Grecia alla fame, che stanno facendo morire in grecia miglia di persone per mancanza di accesso alla sanità o che hanno imposto in quel paese il pignoramento della prima casa a difesa degli interessi delle banche, hanno osato cantare bella ciao. Come si può cantare “bella ciao” e pignorare la prima casa a povera gente? Davvero si è incrinato l’asse terrestre.
L’antifascismo è finito con la foto di Santori e delle sardine coi Benetton, con ancora il ricordo vivo dei morti causati dalla loro avidità di profitto. Ciò ha mostrato che l’antifascismo è ormai solo una foglia di fico che nasconde un progetto di restaurazione. Che l’antifascismo è funzionale alla restaurazione, alla distruzione del paese.
Sono giorni tristi. Per molti di noi i peggiori, come la fine di un grande amore, come di fronte al tramonto di una ragione di esistenza, di qualcosa che pensavamo avrebbe resistito nel crollo del cielo e della terra.
Eppure è finita. È stato logorato, abusato, trasformato in uno spot pubblicitario, in una maschera di interessi meschini, senza pudore, senza vergogna.
Che cosa ciò significhi lo scopriremo nei prossimi anni. Le cose devono maturare, hanno il loro tempo. Vediamo ciò che muore, come coloro che muoiono sulle stagioni, per citare Rimbaud. Ma qualcosa è morto in questo paese, qualcuno è stato il suo becchino.

Disponibile il numero 194 di Sursum Corda

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– Comunicato numero 194. Brevi sentenze sull’avarizia;
– Don Bosco e i protestanti. Gli agnelletti cattolici nelle zanne dei lupi;
– Il Papa, l’onore e la divina autorità;
– La fine del mondo. Il giudizio di Nostro Signore;
– Luce che uccide. Sua maestà il Cinematografo;
– Orazione a San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Orazione a San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera a San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore (29.1);
– Preghiera a San Giovanni Bosco, Confessore (31.1);
– Preghiera a San Giovanni Crisostomo, Vescovo e Dottore (27.1);
– Preghiera a Sant’Ignazio d’Antiochia, Martire (1.2);
– Preghiera a Santa Martina, Vergine e Martire (30.1);
– Preghiera a Santa Paola, Vedova (26.1);
– Preghiera al Beato Sebastiano Valfrè (30.1);
– Preghiera di San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera nella Festa di San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Richiesta di grazia a San Giovanni Bosco (31.1);
– San Giovanni Bosco e il dogma dell’infallibilità.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

 

Coronavirus. L’infettivologa Graziani: “il Signore è il Primario Assoluto, Dio ha l’ultima parola”

Dal mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, un nuovo coronavirus (2019-nCoV) ha progressivamente colpito prima la Cina poi altri paesi del mondo. Le autorità sanitarie di diversi paesi del mondo hanno confermato la trasmissione da uomo a uomo al di fuori della provincia di Hubei e sono stati segnalati casi confermati anche tra gli operatori sanitari.

Per capire qualcosa in più sul coronavirus, e sulla modalità di affrontare le malattie e la professione medica con uno stile cristiano, La Fede Quotidiana ha intervistato la dottoressa Vittoria Graziani.

Specializzata in Malattie infettive nel 2004 all’Università degli studi di Chieti “Gabriele D’Annunzio”, la dottoressa Graziani ha lavorato come specialista presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale civile “Spirito Santo” di Pescara, ha prestato servizio presso la Croce Rossa Italiana e presso la Casa di Cura “Villa del Rosario” di Roma.

 

Dottoressa Graziani, che cos’è il nuovo coronavirus?

“I coronavirus, virus a RNA chiamati così per la particolare struttura a corona della loro superficie visibile al microscopio elettronico, sono sempre esistiti e sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie da lievi e limitate alle vie aeree superiori (tratto naso-faringeo, seni paranasali e gola) e in alcuni casi infezioni respiratorie gravi ed estese alle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni). Il nuovo coronavirus è un ceppo che non è stato precedentemente mai isolato e che, storia attuale, è `stato identificato per la prima volta in Cina (2019-nCoV). Purtroppo fa parte nella natura intrinseca dei virus la possibilità di evolversi e causare epidemie, sia umane che veterinarie, grazie alla loro capacità di ricombinare, mutare e infettare più specie e tipi di cellule”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare che una persona possa essere stata infetta da un coronavirus?

“I sintomi  sono molto simili a quelli influenzali ecco perché dal mondo sanitario viene sollecitata a ‘gran voce’ la pratica della vaccinazione antinfluenzale come vaccinazione anche ‘di buon senso’, soprattutto nel caso venga a crearsi su grandi numeri una situazione di necessità di rapidità diagnostica differenziale. I sintomi possono iniziare con la febbre, tosse secca fino ad arrivare a polmonite e, quindi, insufficienza respiratoria. Non esiste al momento una cura o un vaccino specifico anche se ci si sta lavorando”.

Ci indica nel dettaglio quali cose ognuno di noi può fare per proteggersi dal coronavirus?

“Occorre applicare regole igieniche valide per tutte le infezioni virali compresa l’influenza alla quale faccio ancora una volta riferimento per rendere meglio l’idea più concretamente e che  proprio in questo periodo tra l’altro sta attraversando la fase di massima diffusione. Regole come lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche (cosa importantissima questa, per esempio, nelle fasi di incubazione in cui la malattia non è manifesta) evitando di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, starnutire o tossire in un fazzoletto da gettare in contenitore chiuso o con il gomito flesso (da parte di chi è sintomatico quindi ostacolando l’emissione di micro-goccioline infettanti), evitare ovviamente contatti ravvicinati con persone malate o che mostrino sintomi di malattie respiratorie (tosse e starnuti), rimanere a casa se si hanno sintomi e contattare il medico, evitare carne cruda o poco cotta, alimenti non lavati, pulire e disinfettare oggetti e superfici potenzialmente contaminati,  queste sono tutte regole che fanno parte del buon senso comune per evitare di ammalarsi in generale”.

Hai mai avuto paura ad esercitare la sua attività medica. La fede l’ha aiutata?

“È stata proprio la Fede la chiave di volta per svolgere al meglio il mio lavoro. Da quando da studentessa facevo la volontaria a Lourdes ho toccato, quasi con mano, che non esisteva la malattia ma il malato e che il Signore è il ‘Primario Assoluto’ al quale fare riferimento costantemente, specialmente nella nostra categoria che altrimenti rischia solo di inaridirsi. Nel corso dei miei studi, e fin dalle prime esperienze lavorative, mi sono accorta che non è possibile controllare tutto e che non sempre accade quello che scientificamente è previsto. Prima di avvicinarmi ad un paziente ho sempre chiesto istintivamente Lumi e solo poi avviavo il ragionamento clinico e spesso ho avuto delle intuizioni che sinceramente col senno di poi non erano nelle mie possibilità, soprattutto da neo specializzata, e ho capito che la vita di ognuno di noi è totalmente nelle mani di Dio il quale usa vari mezzi, compresi gli operatori sanitari, per condurre dove Lui vuole. In questa ottica, invece di avere paura mi sono sentita rassicurata perché ho capito che non ero mai da sola con il malato. Amo questo lavoro proprio perché se vissuto con gli occhi della fede diventa una lezione inesauribile di vita vera. Non è spesso così lineare però per un malato intuire nella malattia la stessa cosa, noi medici siamo più fortunati. Nella malattia si è inevitabilmente molto fragili e spesso si enfatizza la possibilità umana nella sola figura del medico senza ricordare che il Primario dei primari è Uno solo”.

Ci fa qualche esempio, relativo alla sua attività professionale, che ricorda con emozione?

“Da neo specializzata diagnosticai un tetano nelle primissime fasi in una anziana signora che, grazie a Dio, si salvò. Non avevo mai visto un caso del genere in vita mia, se non descritto nei testi. Se avessi ritardato a riconoscerlo sarebbe stato fatale. Per fare qualche esempio tratto dai miei ricordi, un paziente in dimissione fu all’improvviso stroncato da un infarto acuto senza avere fattori di rischio e con esami perfetti con totale meraviglia di tutti i sanitari. Ma ci sono stati anche pazienti segnati da parametri vitali al limite che sono durati oltre ogni previsione medica. E potrei continuare. È vero che la medicina viene considerata scienza empirica, ma in un’ottica più ampia ci si rende conto come la mano di Dio intervenga sempre per il singolo secondo i suoi disegni”.

Da cattolica che suggerimenti ci può dare per affrontare con spirito di fede le malattie?

“L’ultima parola spetta a Dio. Lui può veramente tutto e a Lui nulla è impossibile se si confida in Lui completamente. Di questo sono convinta e ho avuto la fortuna di capirlo proprio nel mio lavoro. L’uomo ha molti limiti e nonostante il delirio di onnipotenza che spesso lo tenta dovrà sempre confrontarsi con quello che non può controllare. Il mondo microscopico, come quello macroscopico, come la vita in generale, sono una realtà complessa e dinamica e solo Dio ne è il padrone assoluto. Ai malati dico di non disperare mai e non pensare di essere finiti anche quando l’uomo emette sentenze. Nello stesso tempo ognuno di noi dovrebbe ricordare che da un minuto all’altro può ritrovarsi ad affrontare una battaglia che inconsciamente pensiamo che non ci toccherà mai. È necessario un bagno di umiltà per tutti e, soprattutto, ricordiamoci che l’ultima parola è quella di Dio”.

 

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-linfettivologa-graziani-signore-primario-assoluto-dio-lultima-parola/

Cosa ci sbologna la sinistra

Ma è possibile che un partito di netta minoranza debba governare l’Italia? Passano gli anni, mutano gli scenari e le forze di maggioranza nel Paese, ma di riffa o di raffa, dopo i tecnici e i populisti, coi grillini e i voltagabbana, alla fine ci ritroviamo al potere sempre la sinistra. Eppure gli italiani a larga maggioranza non la vogliono, lo hanno detto in mille modi. Votando Berlusconi, poi 5Stelle, poi Lega e Fratelli d’Italia, cambia l’ordine dei fattori ma alla fine non cambia: riciccia la sinistra al governo. Perde voti, perde i suoi leader, perde ad una ad una tutte le sfide elettorali, tutte le regioni; ma è bastato che una sola regione, la solita l’Emilia-Romagna, non abbia votato per il cambiamento e la sinistra rimane alla guida del Paese ed esercita la sua egemonia con rinvigorita protervia.

I sondaggi dicono che i sovranisti in Italia hanno il doppio dei consensi della sinistra; le ultime elezioni politiche indicarono come primo partito il movimento 5 stelle; ma alla fine, il crollo dei grillini e la quarantena dei sovranisti ha ridato arroganza e potere al Pd attestato intorno al venti per cento. La stessa cosa accadde al tempo di Berlusconi, mandato al governo dal popolo sovrano ed estromesso da un mezzo golpe italo-europeo; dopo un periodo di interregno, allora come ora, il potere torna sempre nelle mani della sinistra. Qualche gita fuori porta e poi si torna là.

C’è qualcosa di malato nel nostro sistema di potere e nella nostra democrazia, c’è una vistosa anomalia italiana che alla fine della fiera lascia il pallino del comando sempre alla sinistra. E il premier, chiamato alla guida del governo da un’intesa tra grillini e leghisti, si trova con un’altra piroetta, senza passare dal giudizio dei cittadini, a essere espressione della sinistra di governo. Ma è normale tutto questo, dovremmo accettarlo senza batter ciglio, come un verdetto degli astri e degli dei, oppure frutto di ordinaria amministrazione?

Può sopravvivere un governo al tracollo del partito di maggioranza che lo sostiene e alla mistificazione di un voto amministrativo mutato in un voto di fiducia al governo dopo che è stato volutamente nascosto nella sfida elettorale? Tuttora Bonaccini avverte che il voto in Emilia non è stato certo un voto in favore del governo centrale e dunque del Pd.

Pensate al paradosso che ci troviamo a subire. Il governo giallorosso nacque da una beffa e una giravolta: la beffa di Matteo Renzi che mandò al governo la sinistra e subito dopo la mandò al diavolo, mettendosi in proprio e la giravolta dei grillini e di Conte che per non perdere il potere ed evitare il voto, si allearono al Pd dopo aver vomitato veleno sul partito di Bibbiano, ricevendo pari insulti dalla sinistra. Poi in Emilia, Bonaccini per non perdere il governo della regione ha finto di non aver nulla a che fare con la sinistra e con il governo; e le sardine per non perdere forza attrattiva hanno finto di non aver nulla a che fare con il Pd. Risultato di questo triplo salto mortale con gioco di prestigio: la sinistra è il partito di riferimento del governo in carica. Ce l’hanno sbolognata anche questa volta, è sbolognare è il verbo, giusto considerando il riferimento al capoluogo emiliano.

Che dire? Cascano le braccia agli elettori, avvertono tutta l’inutilità di esprimere il loro voto e il loro giudizio, si stancano. Anche perché si trovano a subire una campagna permanente di rieducazione di massa, dei media e delle istituzioni, che tirano la volata alla sinistra. Siamo alla vigilanza democratica e antifascista, coi suoi picchetti d’ordine ideologico e le commissioni ad hoc per punire i dissidenti.

Il sottinteso è sempre uno: tutto pur di non mandare al governo questa destra. Ieri era Berlusconi, oggi è Salvini, l’altro ieri era Almirante, domani magari sarà la Meloni; ma “questa destra”, comunque sia, non deve avere spazio, è “imbarazzante”. Perché invece questa sinistra, questa sottospecie di partito con un leader d’imbarazzante inconsistenza, non lo è? E’ forse più affidabile, più credibile? Come ben capite non credo affatto che dall’altra parte ci siano giganti politici e fior di statisti, ma non capisco perché la pregiudiziale di credibilità debba interdire solo quel versante. Con Conte premier, Di Maio agli esteri, Zingaretti regista e quel circo barnum di ministri, chi può permettersi di condannare a priori il centro-destra come impresentabile?

E poi, lasciatemelo dire: ma non sente imbarazzo, non prova schifo, non si vergogna questa sinistra così moralista, a stringersi intorno a un presidente del consiglio mai eletto da nessuno, mandato al governo dall’intesa Lega-Grillini, protagonista di un testacoda ripugnante che neanche Scilipoti, Razzi e chi volete voi ha mai fatto? Non prova ripugnanza la cupola di sinistra verso questi comportamenti e i loro autori, con che stomaco può coabitare, accettare e perfino elogiare un premier del genere? Ma dove è finita la loro superiorità etica, il loro moralismo politico, il loro continuo veto per indegnità, rivolto a chiunque non abbia il marchio sinistro? Ah, se esistesse almeno la dignità delle istituzioni, se i Massimi Garanti costituzionali tutelassero il decoro dello Stato…

Infine uno sfogo personale: che pena e che disagio doversi occupare di queste miserie, dover ripetere cose di assoluta, banale ovvietà con totale disgusto. Poi vi chiedete perché scrivo manuali di consolazione ed esorto a ben disperare. Sogno un’Italexit dal governo in carica; non ci sarebbe bisogno di complesse procedure, come per i britannici; basterebbe tirare lo sciacquone…

MV, La Verità 2 febbraio 2020

 

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/cosa-ci-sbologna-la-sinistra/

Johnson, prima mossa post Brexit: nazionalizza le ferrovie

Boris Johnson, il trionfatore della Brexit, va oltre: il premier britannico ha infatti appena annunciato la nazionalizzazionedi una parte delle ferrovie settentrionali nel Paese.

Johnson e la nazionalizzazione delle Ferrovie: il programma

La notizia è del Guardian, che ha riportato con una certa perizia il programma di nazionalizzazione previsto da Johnson. La linea interessata è la Northern Rail, con l’obiettivo di migliorare i collegamenti con una parte di elettorato dell’area che si è dimostrata vicina ai conservatori. Come riporta Inside Over:

“La manovra di nazionalizzazione, operativa dal primo marzo, coinvolgerà un gruppo operante dal 2004 nelle regioni storicamente industriali del Nord dell’Inghilterra, come lo Yorkshire, in cui recentemente i Tory hanno sfondato elettoralmente nell’ultima chiamata alle urne, conquistando le roccaforti rosse del Partito Laburista.”

Costo dell’operazione, mezzo miliardo di sterline, almeno stando ai numeri pubblicati dal Financial Times. La Northern Rail accusa da anni problemi di rinnovamento delle infrastrutture e di potenzialmento delle linee, nonostante gli oltre 101 milioni di passeggeri gestiti su oltre 2.500 tratte.

Il Johnson liberista è meglio del liberista europeista

Evidentemente sì. E non ci vuole molto a comprendere il perché. Stante il fattore “visionario” delle libertà economiche, il liberista “autonomo” Boris Johnson sarà comunque un soggetto politico in grado di gestire in modo maggiormente autonomo le proprie risorse.

Certamente, la Gran Bretagna ha sempre avuto, tra i Paesi membri UE, maggiore spazio di manovra, non avendo aderito all’Euro, ma in ogni caso la sua potenza di fuoco era limitata comunque dai parametri di Maastricht, il che stava a significare comunque dover limitare le proprie possibilità di spesa pubblica e di investimento statale, così come di programmazione economica.

Va detto che il programma di Johnson è meno ingente economicamente rispetto a ciò che aveva proposto il leader laburista Jeremy Corbyn durante la campagna elettorale, ma che si stia dalla parte dei conservatori o dei laburisti, la cosa certa è la necessità per lo Stato di poter spendere – soprattutto nei settori strategici – senza che nessuno ponga vincoli.

La nazionalizzazione di una parte delle ferrovie britanniche era probabilmente una mossa già prevista. Ma la sua cadenza temporale mostra già da subito, in tempi perfino fin troppo veloci, quante potenzialità inaspettate potrebbe sprigionare essere liberi da vincoli.

Con tutti i distinguo del caso, per carità. A differenza della appena liberata Gran Bretagna con Johnson in testa, l’Italia è infatti ancora più ingabbiata dalla moneta unica.

(di Stelio Fergola)

Da https://oltrelalinea.news/2020/02/02/johnson-prima-mossa-post-brexit-nazionalizza-le-ferrovie/amp/

Benvenuti in “Francistan”

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha reso noto che ci sono stati diversi atti di violenza anticattolica perpetrati in Francia nei giorni scorsi ma sono passati quasi sotto silenzio, nell’indifferenza quasi generale.
Chiese e istituti privati ​​di educazione cattolica sono stati vandalizzati, dei pellegrini sono stati attaccati da militanti mascherati.
In particolare, nella diocesi di Bordeaux, in Francia, domenica 19 gennaio 2020, i parrocchiani di otto chiese della metropoli girondina hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire la facciata del loro luogo di culto domenicale profanata da insulti e iscrizioni anticristiane.
Ancora, due presidi di scuole cattoliche private hanno trovato cose simili sui muri della propria scuola.
“I graffiti hanno la stessa firma”, hanno affermato ufficialmente dall’arcidiocesi di Bordeaux e Bazas.
A Caen, nel Calvados, un autobus di pellegrini che si recava a Pontmain per venerare la Vergine, è stato l’obiettivo di venti militanti incappucciati e armati di pistole a spruzzo di vernice.
Il portavoce del vescovo locale ha spiegato che “questo evento riflette la fragilità della società francese”.
Altro che fragilità! Si tratta di varie violenze che si sono già manifestate e dimostrano una cristianofobia in aumento, attuata da persone che non vogliono che i cristiani possano praticare la loro santa religione e far rispettare la loro fede!
“Sui social network, i gruppi LGBTQ hanno chiesto azioni di destabilizzazione e blocco. Hanno anche chiesto l’aiuto di antifa (gruppi anarco-comunisti ultra violenti) per impedire ai nostri simpatizzanti di raggiungere Parigi. Che si tratti di pellegrini, malati o attivisti di Manif pour tous, queste intimidazioni sono assolutamente inaccettabili”, ha dichiarato Ludovine de La Rochère, presidente di Manif pour tous, un’organizzazione per la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionali.
Sempre in Francia, il 9 gennaio nove statue della Vergine Maria erano state vandalizzate nella diocesi di Bayonne. Il vescovo, Monsignor Marc Aillet, non aveva esitato a denunciare “un sacrilegio che offende profondamente la fede dei fedeli”.
Come giudicare i più di mille atti anticristiani che vengono perpetrati sul territorio francese ogni anno?
Le conseguenze del rifiuto di Cristo Re, il frutto del disordine e dell’anarchia di una società decadente e apostata, il risultato dell’avere cacciato dalle città la Santissima Trinità, la corruzione dei costumi e, non ultimi, l’ateismo sempre più evidente, il paganesimo sempre più pubblicizzato, l’islamismo sempre più imperante nelle banlieue.
Alcune autorità ecclesiastiche, che sono più veloci a impegnarsi nell’accoglienza dei migranti che a difendere la fede divina e la morale evangelica, certo non aiutano a difendersi da chi sta facendo di tutto per la distruzione del cattolicesimo.
In Francia una parte della Chiesa è stata screditata dai massmedia laicisti a causa di alcuni casi di pedofilia ed efebofilia, mentre si ridicolizzano le posizioni cattoliche su questioni bioetiche.
Tutto questo contribuisce ad alimentare il violento rifiuto del cattolicesimo nel paese e ad accettare supinamente l’islamismo sempre più diffuso in molti quartieri di decine di città.
Benvenuti in “Francistan”

“L’assalto alla lira? Fu un successo”. E ora Soros sostiene le sardine

Soros rivendica l’attacco all’Italia e sostiene Santori & Co. Ora è pronto a tornare in campo con un progetto a favore della “società aperta” e delle migrazioni

“Nessun rimpianto, ho semplicemente anticipato gli eventi”. Oltre a rilanciare il progetto da un miliardo di euro per mettere “in rete” le università progressiste, nel suo nuovo libro Democrazia! Elogio della società aperta, che da martedì arriverà anche nelle librerie italiane, George Soros rivendica con sfrontatezza tutto quello per cui in molti ambienti viene preso di mira e duramente critica.

Se da una parte difende, infatti, il perseguimento di un mondo privo di frontiere dove i migranti siano liberi di muoversi ovunque vogliano, dall’altra si vanta delle sue incursioni finanziarie contro il nostro Paese. “Lo considero un mio successo”, dice. Il suo attacco alla lira, in quel “mercoledì nero” del 1992, fu un durissimo colpo per l’Italia. Obbligò i vertici della Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio e portò la nostra moneta ad una svalutazione del 30%.

“Ho sempre agito nel rispetto delle regole”, dice oggi Soros in una intervista rilasciata al Corriere della Sera per promuovere il libro pubblicato con Einaudi. A distanza di quasi trent’anni da quell’attacco, il finanziere non solo difende ancora quell’operazione (“Ho sempre separato la mia attività sui mercati dalle mie critiche ai mercati”) ma vuole addirittura spacciarsi per “un intellettuale”. “Oggi mi considero così”, dice rivendicando di averv sempre criticato “gli eccessi e i mercati senza controllo”. Peccato che, anche grazie a quegli eccessi, ha ottenuto la fama dello speculatore e il bollino dello squalo della finanza. A suo dire le critiche, che oggi gli piovono ancora addosso, sono mosse da “persone ricche e potenti”, che lo vogliono “distruggere perché colpisco i loro interessi”, e “in misura sempre maggiore” dai politici. In realtà proprio dalla politica, in particolar modo quella progressista e radical chic, ha sempre ottenuto appoggi e applausi. Nel 1995, per esempio, come raccontò Bettino Craxi in una intervista (guarda qui), la colossale speculazione sulla lira gli valse, “a riconoscimento”, una laurea ad honoris causa dell’Università di Bologna. L’indicazione arrivò, guarda caso, dal suo amico Romano Prodi.

Oggi Soros vanta un patrimonio da 8,3 miliardi di dollari e non molla di un millimetro il suo impegno per cercare di plasmare il mondo come lui vorrebbe. Dal sostegno alle rivoluzioni colorate, che hanno destabilizzato i Paesi del Nord Africa, i Balcani e il vicino Oriente, ai progetti a favore dell’accoglienza dei migranti, passando inevitabilmente per il contrasto a qualsiasi forma di nazionalismo, continua a essere in prima linea e a muovere le fila da dietro le quinta. Anche nei giorni scorsi si trovava al World Economic Forum di Davos per annunciare il nuovo progetto da un miliardo di dollari che servirà a mettere in rete una serie di università progressiste. Sarà una sorta di estensione della sua Central European University, l’ateneo che in Ungheria ha a lungo operato contro il premier Viktor Orbanfinché quest’ultimo non lo ha cacciato dal Paese obbligandolo a trasferirsi a Vienna. Il suo nuovo libro è stato pubblicato proprio per promuovere questa sua idea della società aperta dove, come spiega al Corriere della Sera, “i rappresentanti democraticamente eletti dovrebbero mettere gli interessi degli elettori davanti ai loro”.

A Soros i “rappresentanti democraticamente eletti” vanno a genio solo quando i loro interessi collimano con i suoi. Nella sua black list ci sono ovviamente capi di Stato come Donald Trump, Vladimir Putin, Boris Johnson e ovviamente Viktor Orban. E poi, dice lui stesso, “come si chiama? Ah sì, Salvini”. Dice di preferire i movimenti che partono dal basso, come “il fenomeno delle sardine e i sindaci che si stanno impegnando contro il cambiamento climatico e a favore delle migrazioni interne. Al loro fianco ci sarà sempre lo squalo della finanza, pronto ad aprire il portafogli per plasmare l’Occidente e correggere quelle democrazie che non gli piacciono.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/soros-lattacco-lira-ho-semplicemente-anticipato-i-tempi-1820096.html

Tonino, il ponte da Bettino a Giggino

Tutti a ricordare Bettino Craxi, a vituperare Mani pulite e a rimpiangere la prima repubblica. Ma si sono dimenticati di lui, il protagonista e l’antagonista giudiziario di quel marasma. Lui, il padre dei populisti e dei grillini, il leader giustizialista e antipolitico di Forca Italia. Sono suoi figli putativi Giggino e Giggetto, ossia Di Maio e De Magistris.

Non si capirebbe il grillismo senza di lui. Sto parlando di Tonino Di Pietro, il leader agro-giudiziario, ora in versione campagnola, che quest’anno compie 70 anni. Non staremmo a questo punto se non ci fosse stato lui. Decisivo nella storia della nostra repubblica, un po’ come Erostrato che incendiò il tempio di Diana e Gaetano Bresci che compì il regicidio di Umberto. Ma il paradosso italiano è che poi affidammo allo stesso Erostrato la ricostruzione del tempio e a Bresci l’incarico di governo.

E dire che Tonino era un uomo di destra, tra la fiamma e la dc rurale. Era il simbolo di Legge e Ordine, ai libertari pareva un mezzo golpista che vuol mettere in scacco il Parlamento, come il Colonnello Tejero in Spagna. Alle origini Tonino piacque soprattutto a destra, il suo primo interlocutore fu il missino anzi il fascista Mirko Tremaglia. I primi che lo sognarono in politica furono loro e i primi beneficiari delle sue manette furono il Msi e la Lega. Il primo governo Berlusconi, paradossalmente, nacque sulle rovine della prima repubblica abbattuta da Di Pietro e dal pool di Mani pulite.

Poi Di Pietro s’inventò quel mostricciattolo che fu Italia dei Valori, s’alleò con la sinistra, andò al governo, e chiuse ingloriosamente la sua parabola, con tante ombre, litigi e brutti ceffi fuorusciti dal partito. Ma Grillo comincia dove Di Pietro finisce. È lui il vero precursore di quel movimento antipolitico e populista, di giustizialisti ma assistenzialisti.

Tonino Di Pietro aveva un precursore nascosto, Diego Abatantuono. Milanesi terruncielli tutti e due, Tonino e Diego si sono formati sugli stessi libri, hanno studiato dalla stessa grammatica e sfoggiavano un eloquio affine, di pari finezza. Ma Abatantuono per finta. Compirono gli stessi alti studi presso la medesima università, la Brocconi. Da qui la cattedra per chiara fama al Cepu che il professor Abatantuono lasciò all’illustre allievo e accademico, il sullodato Tonino. Anche Abatantuono come Tonino fece fortuna a Milano da settentriunale al ciento pe’ ciento. Di Pietro amava, come Abbatantuono la distorsione creativa e cafunciella dei proverbi: disse una volta in tv che “la montagna ha partito il topolino”, “se aspettiamo che nasce il bambino dal cavolo rimaniamo senza bambini e senza cavoli”, “fosse la Madonna che si fa la legge elettorale” “vado in campagna elettorale col coltello”, e Fini “non è né maschio né femmina”, mentre l’intervistatore di sinistra si affannava a difendere la rispettabilità degli ermafroditi; poi diceva che “Berlusconi fa da prete e da sagrestano” e va cacciato anche se purtroppo “non lo puoi prendere a mazzate”, ma attenzione perché “sta entrando in ognuno di voi” e non oso pensare da che orifizio. Ecceziunale veramente, un comizio surreale che neanche Antonio La Trippa, in arte Totò… Come Tonino, anche Abatantuono diventò famoso come capo degli ultrà, ma Diego solo nei film; sono memorabili le sue grida di guerra, “viuleeenz”, che eccitavano i tifosi più accesi. Il dipietrismo sfondò in tv al tempo di Santoro, ebbe in Travaglio il suo mentore; aglio, travaglio, fattura che non quaglio, diceva Pappagone, un altro precursore.

Sarà perché ho cugini al Sud di nome Tonino ma considero Tonino da Montenero di Bisaccia un cugino di campagna e forse per questo gli volevo bene. Mi ricorda troppo gli ’zurri del sud, affettuoso nomignolo per indicare da noi i buzzurri venuti dalla campagna; lo vedevo in piazza a litigare sui carciofi, agitare il forcone e cucinare la politica con aio, oio e ghigliottina. Col suo stile tra la Guardia repubblicana e la Guardia campestre, a prima vista Tonino sembra l’autista di un ministro, ma poi quando lo senti parlare ti accorgi di averlo sopravvalutato. Ma Tonino era furbo, scarpa grossa e cervello fino.

Di Pietro fu il primo esempio rustico e lampante dell’impossibilità di convertire un efficace e ruvido inquisitore in un vero leader politico, in un risanatore etico-morale e in un riformatore dello Stato. Lì è cascato il ciuccio, per dirla con lo stesso Tonino. Al di là del giudizio che si può avere su Mani pulite, si può dire una cosa: è stata una sciagura affidare ai magistrati la supplenza della politica, accettare la loro invasione di campo e il loro protagonismo civile e mediatico. Ed è stato un errore grave pensare che si potessero convertire i giustizieri in governanti, gli inquisitori in politici, perché non ne avevano l’indole e la visione, l’attrezzatura e le capacità.

A tutt’oggi resta ancora una nefasta eredità di quella stagione: neutralizzare il consenso politico degli avversari a colpi di processi. Un modo infame per forzare e rovesciare i liberi verdetti del popolo sovrano, per sostituire la democrazia e la sovranità popolare e nazionale con un regime giudiziario sotto tutela e sotto schiaffo.

Perciò non dimenticate Tonino Di Pietro e non solo per il suo gergo colorito. Nella storia ha avuto un posto, almeno come buttafuori. E merita, se non un monumento in piazza almeno un’edicola campestre.

MV, Panorama n. 5 (2020)

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/tonino-il-ponte-da-bettino-a-giggino/

Predicatore cristiano anti-gay bandito da Edimburgo

L’EDITORIALE del VENERDI
di Matteo Orlando
Il predicatore americano Larry Stockstill che, basandosi sulla Bibbia, ha definito le relazioni omosessuali “profondamente gravi” e “offensive verso Dio e l’umanità”, ha descritto l’aborto come “demoniaco”, l’incesto come “ripugnante” ed ha esortato le donne a evitare l’abbigliamento “provocatorio”, è stato bandito dal parlare in uno dei luoghi più prestigiosi di Edimburgo, la sala Usher. Come ha scritto il Times, il predicatore anti-omosessualista Larry Stockstill, cristiano evangelista della Louisiana, quarantuno anni di matrimonio, sei figli e tredici nipoti, avrebbe dovuto tenere il discorso principale durante una conferenza religiosa nella Usher Hall della città il prossimo giugno ma il consiglio comunale di Edimburgo ha confermato di aver annullato l’evento dopo aver ricevuto diversi reclami. Una censura preventiva quella praticata sul sessantasettenne Stockstill che era stato invitato in Scozia dalla Destiny Church, una chiesa cristiana con sede a Glasgow, nell’ambito del suo evento “Surge 2020”.
Larry Stockstill ha iniziato a predicare all’età di 16 anni, oltre 46 anni fa. Dopo il college, ha trascorso due anni in Africa occidentale come missionario, per essere poi nominato prima “pastore associato” poi “pastore capo”. In 28 anni da pastore Stockstill ha raccolto oltre 63 milioni di dollari per le missioni. Il suo primo libro, The Cell Church (Regal, 1995), è stato tradotto in molte lingue ed è ancora in uso in tutto il mondo evangelico come manuale per le chiese cellulari. Nel 2001 Stockstill ha iniziato il Surge Project, un modello di fondazione di chiese basato sul mentoring e sulla moltiplicazione. E in una dozzina di anni è riuscito a creare oltre 22 mila piccole chiese rurali in dodici zone del mondo. Nel suo ultimo libro, “Model Man”, Stockstill, che scrive di integrità, purezza, esempio, ritmo, scopo, matrimonio, figli ed eredità, ha esteso i principi di mentoring che ha usato per pastori e leader di piccoli gruppi per aiutare gli uomini a vivere una vita di “integrità basata sull’eredità cristiana ricevuta”. Insomma quella che nel mondo cattolico viene definita Tradizione, realtà sicuramente in grande crescita anche attraverso il certosino lavoro di tanti piccoli gruppi che cercano di far conoscere le verità senza tempo a quante più persone possibili

Don Bosco e i protestanti

Don Bosco e i protestanti
 
Quando i valdesi nel 1853 si insediarono a Torino con un tempio e una scuola, san Giovanni Bosco insorse e mobilitò i benefattori per costruire nelle vicinanze una chiesa cattolica e una scuola, in modo di contrastare la propaganda degli eretici. Pubblichiamo l’articolo apparso sul Bollettino Salesiano dell’epoca (anno II, n.5. maggio 1878) che descrive la vicenda con un eloquente titolo.
 
Gli agnelletti cattolici nelle zanne dei lupi  
 
Da qualche tempo uno scempio crudele si va facendo in molti paesi cattolici. Ministri protestanti , gente prezzolata , per lo più fuorusciti, e il rifiuto della Chiesa Cattolica, già s’insediarono in varie città e borgate d’ Italia; e coll’ oro degli Stati Uniti, o dell’ Inghilterra, o della Prussia erigono templi e cappelle, fondano asili, aprono scuole ed ospizi, e con premii e regali di fogli e di libri perversi, e bibbie falsificate , con sussidii di denaro e di pane Con pensioni e posti gratuiti vi attirano i fanciulli cattolici. Avuti che li hanno, riempiono la tenera lor mente di tutti gli errori dell’empia setta, e instillano nei vergini cuori odio e disprezzo contro la Chiesa Cattolica, i suoi ministri e le sante sue leggi. In modo siffatto i nostri giovanetti vengono poco per volta alienati dalla Religion nostra santissima, distaccati dal Capo supremo e primo Pastor della Chiesa, e infine impegnati nella eresia, e avvincolati coi ministri di lei. Dopo breve tempo che frequentano tali congreghe e scuole, ne risentono i funestissimi effetti. Certi ragazzi traditi così mostransi tosto talmente sprezzanti delle cattoliche pratiche, e di tanti e sì gravi errori imbevuti, che fuori di un miracolo non saranno Cattolici più, nè in vita, nè in morte , e periranno naufraghi della fede. Ci è occorso di trovarci più volte al letto di morte di questi infelici; ma di rado ci fu dato di poterli ricondurre al seno della Cattolica Chiesa da loro abbandonata. Il più delle volte i lupi che ne fecero preda, temendo che il Sacerdote cattolico loro si appressi in quell’ultima ora, li assistono sino a che hanno perduta la cognizione o la parola, facendoli così passare dai loro artigli in quelli di Satana. 
Quello poi che trafigge l’anima del più acerbo dolore, si è il vedere un buon numero di parenti e genitori cattolici a prestarsi a questi maneggi ereticali, e per una vile moneta, per un tozzo di pane, per un misero sussidio consegnare i proprii figli nelle zanne dei lupi. 
Taluni degli antichi Ebrei, fattisi idolatri, deponevano nelle braccia infuocate dell’idolo Moloch i proprii figliuoli, immolandoli così a quella divinità falsa e bugiarda; (1) ma questi Cattolici, se ancor lo sono, fanno di peggio. Non i corpi soltanto essi sacrificano dei figli loro, ma l’ anima insieme, dal sangue di Cristo redenta. Non li consegnano nelle mani roventi di un infame simulacro, ma nelle braccia di fuoco del re dell’inferno. 
Il lettore ci condoni questo sfogo. La piena del dolore per quello che vediamo nella stessa Torino, è sì grande, che ci trabocca dal cuore. Lunghesso ad uno dei più bei Corsi di questa città, il Corso del Re, il quale congiunto con quello del Principe Amedeo si estende di tre chilometri in circa, fiancheggiato a destra e a sinistra da moltissime case, in mezzo a numerosissima popolazione cattolica i protestanti innalzarono un così detto loro tempio con ospizio, scuole ed asilo infantile. A questa disgrazia un’ altra si aggiunge, ed è che in tutto queste spazio non trovansi né Case di beneficenza, né Chiese cattoliche vicine. Per, questo motivo e per la prossimità dello stabilimento eretico molte famiglie mandavano in questo i proprii figli, che uniti coi fanciulli protestanti, e da maestri protestanti istruiti, perdono la vera Religione, la Fede di Gesù Cristo. Quale sciagura per un gran numero di anime! Quale cordoglio per un cattolico! 
Cooperatori e Cooperatrici, è d’uopo impedire, per quanto dipende da noi, sì lagrimevoli fatti, e dove già sono succeduti, diminuirne almeno le conseguenze fittali. E in che modo! Coll’innalzare Chiese in quei siti medesimi, stabilire scuole ed ospizi di carità, e così togliere ai padri di famiglia il grave cimento d’ inviare i loro figli alle case dell’errore, sotto allo specioso pretesto che la necessità non ha leggi. 
A questo religioso e benefico scopo mirano parecchie Chiese ed Istituti Salesiani o già costruiti, o che si stanno fabbricando. Tra questi è l’ Ospizio e la Chiesa di san Giovanni Evangelista in Torino, a breve distanza dal tempio protestante. 
I difficili tempi che corrono , le miserie che si fanno altamente sentire, sono di certo un grande ostacolo al compimento di un’ opera tale. Ma la carità dei Cattolici non deve venir meno in tanto bisogno. Ecchè ? Ci lascieremo noi vincere in generosità dai nemici della nostra cattolica Fede ? Essi spendono e spandono a pro dell’ errore e a danno delle anime ; e noi non faremo qualche sacrifizio a sostegno della verità, e per la eterna salute dei nostri fratelli ? Tutti quelli, a cui sta a cuore la gloria di Dio, l’onor della Chiesa, la salvezza delle anime, sono quindi invitati, anzi caldamente pregati a volervi concorrere colle loro offerte e limosine. Essi non potrebbero fare un’azione più commendevole e santa. Qui si tratta di preservare un gran numero di fanciulli, e forse anche di adulti ed intiere famiglie, dal più evidente pericolo di perdere la Fede, che è la disgrazia più grande che possa accadere ad un’ anima. Chi si adopra, secondo le sue forze, a conservare la Religione Cattolica nel cuor dei fedeli, ha il merito degli Apostoli, che per la stessa cagione diedero il sangue e la vita. 
La santità del regnante Pontefice, essendo stata pienamente informata della costruzione di detta Chiesa, scuole ed Ospizio, se ne rallegrò altamente, ed uscì a proposito in queste memorande parole « Io non posso non apprezzare e sostenere queste istituzioni. In questi momenti ognuno deve fare grandi sforzi per combattere l’errore, e dove ciò non si passa direttamente, lavorare almeno per diminuirne le conseguenze. Ciò si ottiene con queste Chiese ed istituti. Si alzano così due stendardi ; l’uno della Fede, l’altro della Carità. Il primo fa palese la Chiesa Cattolica, ne fa conoscere l’esistenza, la dottrina inalterabile; il secondo ne svela l’amore di madre nel trarre al suo seno i fanciulli , e nell’impedire che vadano a bere il veleno della eresia. Oh ! che gran merito hanno mai quei fedeli, che impiegano le loro sostanze a sostenere queste opere di carità e di Fede ! Mi rincresce che le attuali strettezze della Santa Sede non mi permettano di concorrervi in larga proporzione ; ma farò tutto quello che posso moralmente e materialmente. » Così l’ augusto Vicario di Dio, LEONE XIII , i cui sentimenti sono appieno concordi con quelli dell’immortale suo predecessore Pio IX. 
Abbiamo voluto riferire queste testuali parole rivolte a D. Bosco nella particolare udienza del 16 marzo, e così fare viemeglio conoscere che le opere nostre sono approvate e promosse dal Romano Pontefice, che Dio pietoso ci ha dato per nostra Guida sicura e Maestro infallibile. Noi andiamo persuasi che assai più delle nostre varranno le sue parole a stimolare ogni fedele a concorrere alla cristiana educazione ed istruzione della tenera età, e a porre una resistenza efficace alle insidie dei protestanti di tutte le sètte, i quali, sotto l’ipocrito velo della istruzione e della carità, attentano alla vita dell’ anima degli Agnelletti Cattolici.   
 
 

DA http://www.centrostudifederici.org/san-bosco-protestanti/

“Troppi artisti bianchi”: Yale cancella il corso di storia dell’arte

Yale, 30 gen – Per decenni, il corso di storia dell’arte della Yale University, che copre l’evoluzione dell’arte dal 1300 ad oggi, è stata una delle offerte formative più popolari del dipartimento. Ma la prestigiosa università statunitense ha deciso di eliminarla, come parte di una revisione più ampia, a seguito di lamentele sul fatto il corso promuoveva un canone “occidentalmente bianco” a spese di “altre narrazioni”.

Un approccio “olistico”

“Introduzione alla storia dell’arte: dal Rinascimento al presente” verrà insegnata per l’ultima volta questa primavera. L’istruttore del corso, il presidente del dipartimento di storia dell’arte Tim Barringer, utilizzerà lezione finale per dimostrare l’importanza di adottare un approccio più “olistico” all’argomento, secondo lo Yale Daily News. “Voglio che tutti gli studenti di Yale abbiano accesso e si sentano sicuri nell’analisi e nel godimento delle opere fondamentali della tradizione occidentale”, ha scritto Barringer in un’e-mail al notiziario degli studenti.

Come parte del programma di questo semestre, che esaminerà l’evoluzione dell’arte in relazione a “domande su genere, classe e razza”, Barringer chiederà agli studenti di presentare saggi che sostengano l’inclusione di un’opera che attualmente non fa parte di il canone. Il corso mantiene il titolo ufficiale, ma in classe il professore si riferisce ad esso come “Introduzione all’arte occidentale”.

Via l’Egitto, si all’”arte decorativa globale”

Barringer ha rifiutato di commentare ulteriormente la decisione del dipartimento artistico, ma il sito Web del dipartimento offre un po ‘più di comprensione sulle “correzioni” operate. Tre corsi di arte, uno dedicato all’antico Medio Oriente e all’Egitto, uno all’arte europea pre-rinascimentale e uno all’arte europea e americana dal Rinascimento ad oggi saranno sostituiti con altri corsi da nomi del tipo “Arti decorative globali”, “L’arte della via della Seta” e “Arte della rappresentazione” (ovvero di come le minoranze etniche e culturali sono state rappresentate nella storia dell’arte).

Le critiche dei conservatori

La decisione del dipartimento di arte di Yale ha suscitato una bufera di opinioni negative, in particolare tra i conservatori che la percepiscono come un disservizio per gli studenti che cercano un corso dall’ampio respiro, e che invece vengono penalizzati da offerte più specializzate al solo scopo di parlare di più di minoranze che, gioco forza, dal 1300 fino almeno al 1900 hanno avuto ben poca voce nell’arte occidentale.

Ilaria Paoletti

DA https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/troppi-artisti-bianchi-yale-cancella-il-corso-di-storia-dellarte-144250/

Regione Lazio, la sinistra ci riprova: case agli abusivi per legge

Un emendamento presentato da maggioranza e M5S obbliga Comuni e Ater a destinare il 10% degli alloggi agli stranieri irregolari

Case popolari ad abusivi e immigrati, regolari e non. La sinistra ci riprova e stavolta l’iniziativa legislativa non è solo del M5S. L’emendamento 705.1 al «collegato al bilancio» che andrà in discussione da oggi nell’Aula della Pisana prevede infatti l’introduzione al «collegato» – una sorta di legge omnibus – dell’articolo 22 bis. Al punto 1 la norma prevede che «la Regione promuove interventi diretti a fronteggiare situazioni straordinarie di emergenza abitativa riguardanti nuclei familiari in condizioni documentate di particolare disagio economico». Con questo obiettivo al punto 2 si prevede che le «Agenzie di Sanità Pubblica possano riservare una quota non superiore al 15% del proprio patrimonio immobiliare disponibile» in base ad accordi con la Regione e altri enti interessati. Al punto 3 si prevede invece che i Comuni e le Ater «fermo restando quanto previsto dall’articolo 4 comma 1 lettera c) della legge regionale 12 del 1999 (Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia rsidenziale pubblica) assegnano alloggi, in misura non superiore a un ulteriore 10% di cui all’art. 10 della legge 12/1999» nei confronti di «soggetti non in possesso dei requisiti di cui all’articolo 11 comma 1 lettere a) e b) della legge 12/1999 per la durata massima di due anni, eventualmente prorogabile di un ulteriroe anno».

In sostanza, il 10% degli alloggi popolari di Comuni e Ater deve essere assegnato a persone anche sprovviste della cittadinanza italiana e senza permesso di soggiorno. L’emendamento è firmato da Marta Bonafoni (capogruppo della lista civica Zingaretti), Paolo Ciani (capogruppo di Democrazia Solidale ed espressione della Comunità di Sant’Egidio), Alessandro Capriccioli (capogruppo di +Europa), Eugenio Patanè (Pd) e Marco Cacciatore (M5S). Proprio Cacciatore ha proposto anche un altro emendamento per introdurre una sanatoria per gli occupanti abusivi di alloggi popolari. Una norma contro la quale la consigliera della Lega Laura Corrotti ha presentato un subemendamento soppressivo.

L’obiettivo dei consiglieri di centrosinistra e del consigliere pentastellato è riportare in vita l’articolo 10 della legge di stabilità approvata a dicembre. Quell’articolo fu eliminato in commissione grazie al muro delle opposizioni di centrodestra, facendo infuriare il capo di gabinetto di Zingaretti Albino Ruberti.

«Sembra ormai palese l’entrata in maggioranza del consigliere M5S Cacciatore – attacca la Corrotti – che, oltre a presentare un emendamento che punta a predisporre un bando pubblico per tutti gli occupanti senza titolo, sposa anche la battaglia della maggioranza che copia e incolla l’articolo 10 ritirato poi in commissione bilancio durante la legge di stabilità, grazie anche ad una dura opposizione di tutto il centrodestra regionale. In poche parole – prosegue l’esponente leghista – la nuova alleanza giallorossa in Consiglio regionale vuole destinare alloggi di edilizia residenziale pubblica anche a coloro che non sono in possesso dei requisiti, tra i quali quindi gli immigrati irregolari. Ancora una volta le priorità di Zingaretti, sottoscritte dal M5S, non rispettano tutte le famiglie che sono da anni in lista d’attesa per un alloggio popolare. La difesa dei cittadini non può cedere il passo a questo tipo di politica che vuole dare la precedenza a chi non ha nessun senso di legalità».

DA https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/01/30/news/case-immigrati-irregolari-consiglio-regionale-lazio-emendamento-sinistra-m5s-1273947/

La sinologa Chiara Masotto su Coronavirus, Cina di Xi Jinping e cristiani perseguitati

Ricercatori cinesi hanno affermato che la trasmissione da uomo a uomo del nuovo Coronavirus è iniziata a Wuhan a metà dicembre. Un gruppo di ricercatori, tra cui scienziati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha rivelato i risultati del loro studio mercoledì 29 gennaio sul New England Journal of Medicine. Hanno analizzato i dati sui primi 425 casi di polmonite causati dal nuovo Coronavirus a Wuhan, confermati entro il 22 gennaio. I risultati mostrano che 47 dei pazienti hanno sviluppato la polmonite il mese scorso e ci sono prove che la trasmissione da uomo a uomo si è verificata tra contatti stretti da metà dicembre. Ciò significa che tale trasmissione ha avuto luogo prima che l’Organizzazione mondiale della sanità fosse informata per la prima volta dello scoppio della polmonite alla fine di dicembre. I ricercatori affermano che tra i pazienti intervistati, nessuno aveva meno di 15 anni, quasi la metà di loro aveva 60 anni o più e il 56% era di sesso maschile. Dicono che il periodo medio di incubazione, o il ritardo tra l’infezione e lo sviluppo di sintomi, sia stato stimato a 5,2 giorni. Dicono anche che, in media, ogni paziente ha diffuso l’infezione ad altre 2.2 persone e, nelle sue fasi iniziali, l’epidemia ha raddoppiato le sue dimensioni ogni sette giorni circa. I ricercatori sottolineano la necessità di impegnare considerevoli risorse per i test in cliniche e dipartimenti di emergenza per identificare i casi di Coronavirus il più rapidamente possibile.

Nella serata del 30 gennaio 2o20 il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che l’epidemia di Coronavirus è un’emergenza sanitaria mondiale. Per l’Oms non è possibile immaginare quanto grande sarà questa emergenza e quindi bisogna essere preparati ad affrontarla. Da qui la decisione di dichiarare l’emergenza internazionale da Coronavirus.

Per capire qualcosa in più sulla Cina La Fede Quotidiana ha intervistato la giovane sinologa veronese Chiara Masotto. La dottoressa Masotto, laureata in mediazione linguistica cinese – inglese, e successivamente laureata in Studi Europei e Internazionali con focus sull’Asia Nordorientale, da alcuni mesi collabora con InsideOver, un sito bilingue, con una versione italiana e una inglese, che attraverso articoli, reportage multimediali e approfondimenti, racconta fatti internazionali con uno sguardo d’insieme al contesto globale. La Masotto si occupa anche di Ginnastica Dinamica Militare di cui è istruttrice.

Dottoressa Masotto, che idea si è fatta sul Coronavirus?

“Come ormai sappiamo, l’epidemia di Coronavirus ha avuto come epicentro Wuhan, che ora è in quarantena. I primi casi riportati all’OMS risalgono a fine dicembre, ma è stato reso noto che i primi casi conosciuti alle autorità cinesi risalgono ad inizio dello stesso mese. Sull’origine di questo virus circolano molte teorie, alcune meno attendibili di altre, come quella che sia stato creato in laboratorio come arma batteriologica. La realtà è molto meno fantasiosa: i virus evolvono e nuove mutazioni appaiono, tutto qui.  Se il governo cinese decidesse di testare un’arma batteriologica, troverebbe un modo per farlo che non danneggi la sua economia, che resta la priorità principale di Pechino”.

Lei ha vissuto in Cina. Che idea si è fatta sul sistema sanitario e di sicurezza medica in Cina?

“Catturare con poche, lapidarie parole il sistema sanitario di un Paese – continente come la Cina sarebbe forzato e fuorviante. La Cina ha centri sanitari efficienti e dotati di personale preparato, ed è continuamente impegnata a innalzare la qualità del servizio offerto. Questo miglioramento comporta anche la creazione di protocolli ad hoc per le categorie più a rischio, come i migranti interni, e per tutte le zone dove i servizi sanitari sono ancora migliorabili. Credo che la Cina sia ben più preparata ad affrontare questa epidemia di quanto lo era al tempo della SARS: da allora il Paese ha investito nella ricerca, la sua comunità scientifica è ben più integrata a quella internazionale di quanto lo fosse nel 2003, e il governo può usare l’esperienza maturata allora per gestire l’emergenza attuale. Non possiamo poi dimenticare il ruolo svolto dalla leadership cinese: sul piano esterno, la gestione di questa epidemia è un’occasione per il partito di  provare alla comunità internazionale che la Cina è una potenza matura e affidabile, responsabile e capace di agire da leader. Sul fronte interno, resta innegabile il fatto che il Partito Comunista Cinese goda della fiducia dei suoi cittadini, che stanno applicando le direttive per la sicurezza emanate dal Partito e rispettando le zone di quarantena, mentre migliaia di medici, ricercatori e infermieri si sono fatti avanti per correre in soccorso di Wuhan. In questo senso, la capacità del Partito di ispirare fiducia e di convogliare lo spirito di fratellanza e di sacrificio del popolo cinese per metterli al servizio del Paese è un asset dal valore inestimabile”.

Crede reale il rischio di una diffusione del virus in molte provincie cinesi?

“Il rischio è più che reale: l’OMS ha appena dichiarato l’emergenza globale, il rischio è esteso non solo alle province cinesi ma al mondo. Il fatto che lo scoppio dell’epidemia sia avvenuto durante il periodo del capodanno cinese, quando la maggior parte della popolazione viaggia all’interno del Paese e numerosi cinesi espatriati tornano a trovare i parenti, facilita la trasmissione. Le linee guida pubblicate dal partito riconoscono questo pericolo e fanno affidamento sul personale locale per effettuare controlli approfonditi, mentre per le categorie a rischio, come i migranti interni, sono stati stabiliti controlli obbligatori. Il nodo fondamentale nell’affrontare questa pandemia è la collaborazione tra ricercatori, per poter trovare un vaccino, e tra Stati e l’OMS, che ha già pubblicato delle linee guida  per la gestione dell’emergenza”.

In Italia se ne parla ma forse non approfonditamente: chi è realmente Xi Jinping?

“Xi Jinping è un uomo ambizioso e di acuto realismo. Ciò che ha fatto la differenza nella sua ascesa ai vertici del partito è stato avere una visione del futuro della Cina  e del ruolo, non solo economico, del partito in esso. Dalle aperture economiche di Deng Xiaoping ad oggi si stagliano due partiti; il primo è un partito protagonista della vita economica del Paese che però aveva lentamente  perso la sua statura“morale”. Il secondo partito, il partito “dopo Xi”,è un partito che ha ritrovato la sua identità: non è solo un attore economico, è soprattutto il garante del benessere e della sicurezza del Paese, della sua autonomia e della sua reputazione sulla scena internazionale, la fonte da cui vengono attinti valori e idee. È importante notare che il Partito svolgeva tutte queste funzioni anche prima di Xi, ma erano spesso offuscate dal suo ruolo economico, che aveva di fatto allontanato il cinese medio. Le campagne contro la corruzione di Xi Jinping sono significative proprio per il segnale cha hanno mandato al popolo e alla classe politica cinese”.

Veniamo ad un capitolo delicato. Cosa può dirci della persecuzione del regime contro i cristiani?

“Nel suo report del 2017 Freedom House ha segnalato un peggioramento delle persecuzioni dei cristiani in Cina, sia protestanti che ortodossi. Da quando Xi Jingping è salito al potere la pressione esercitata sui diversi movimenti religiosi nel Paese affinchè si allineino al Partito è aumentata. Le comunità religiose si sono adoperate per far fronte a questa situazione sia facendo attività  di evangelizzazione attraverso opere di carità sia, grazie a coraggiosi individui, avvicinandosi ai governatori locali e cercando di instaurare un rapporto di fiducia con loro, in modo da diminuire le possibilità di persecuzione. Il partito non ama le comunità religiose perché fonti di idee e valori alternativi, materia su cui vuole mantenere il monopolio, e teme l’effetto che possono avere sulle sue sorti politiche. In particolare, le comunità cristiane e musulmane hanno numerosi legami con Paesi esteri, e Pechino teme che possano fungere da cavallo di troia per promuove principi, interessi e progetti non allineati con gli interessi del Paese e del partito. Fermo restando la condanna alle restrizioni delle libertà individuali e alle persecuzioni religiose, non possiamo dire che l’analisi di Pechino sia completamente sbagliata: basta pensare che la maggior parte degli attivisti per i diritti umani in Cina proviene da minoranze perseguitate – non parlo solo di minoranza religiose ma di ogni tipo di minoranza – , e che questi portano avanti una concezione di diritti umani opposta a quella del partito. Se per gli attivisti i diritti umani sono individuali, come la  libertà di espressione, di credo religioso e di opinione politica, per il partito i diritti umani sono principalmente collettivi, e si esplicano nel  diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute. Queste posizioni sono inconciliabili, e più le minoranze cercheranno di far sentire la loro voce in cina e all’estero, più la morsa di Pechino si farà stretta”.

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/la-sinologa-chiara-masotto-su-coronavirus-cina-di-xi-jinping-e-cristiani-perseguitati/

Ecco l’escamotage dei migranti per rimanere in Italia: iscriversi all’Arcigay

Qual’è il modo migliore per i migranti di ottenere il permesso di soggiorno? Iscriversi all’Arcigay. Come ha appurato un’inchiesta di Francesca Ronchin per il Corriere della Sera, si tratta di un sistema collaudato che contempla la complicità di avvocato e attivisti delle ong pro-migranti. «L’escamotage – scrive il Corriere della Sera – deve essere prassi piuttosto comune se la risposta che ci sentiamo ripetere dai migranti incontrati è quasi sempre la stessa», ovvero«il mio avvocato mi ha detto che se voglio il permesso di soggiorno, devo prendere la tessera dell’Arcigay». Peccato che si tratti di ragazzi eterosessuali. «Un ragazzo del Senegal – scrive Ronchin – ci racconta addirittura di avere moglie e figli e di sperare che un domani possano raggiungerlo in Italia.

Come riporta il Corriere della Sera, per i migranti Lgbt, ogni due settimane l’Arcigay di Roma organizza degli incontri che a quanto si legge sul sito sembrerebbero gruppi di ascolto finalizzati a facilitare i nuovi arrivati nel loro percorso d’ integrazione. Ma come spiega al quotidiano uno dei coordinatori, la loro vera funzione è quella di preparare i ragazzi alle udienze nei tribunali. «Nel 99,9 % dei casi, i migranti che vengono da noi non sono gay, sono qui solo perché hanno bisogno dei documenti. Per ottenerli però devono risultare convincenti di fronte ai giudici e per chi è eterosessuale e proviene da Paesi dove i gay non sono accettati, non è certo facile. Noi proviamo ad aiutarli a combattere la loro omofobia e a sentirsi a loro agio nei “panni gay”».

«Sono migranti economici»

Il Corriere racconta il ruolo degli avvocati. Un avvocato conferma al quotidiano di aver seguito oltre 500 casi e di non aver mai incontrato qualcuno che fosse un vero rifugiato. «Quelli che arrivano nella maggior parte dei casi sono migranti economici. Spesso le loro storie sono tutte uguali, lo stesso copione, per questo io dico subito di non raccontarmi bugie perché altrimenti non li posso aiutare. A quel punto lavoriamo sui dettagli, si cerca di mettere in luce quegli aspetti che possono suggerire uno stato di reale pericolo e in alcuni casi, quando il migrante proviene da un Paese dove l’omosessualità è illegale, si può provare a percorrere questa strada come ho fatto recentemente con un ragazzo del Gambia. L’ho mandato alle riunioni dell’Arcigay ed è andata bene». Il giudice infatti gli ha dato la protezione sussidiaria.

A chi spetta lo status di rifugiato

In base ai protocolli della Convenzione sui rifugiati e al decreto legislatico n.251, 2017, lo status di rifugiato spetta anche a chi si trovi in pericolo di vita a cauda del proprio orientamento sessuale. E l’unico modo per saperlo sapete qual’è? Chiederlo direttamente ai migranti…

(La Redazione)

Da https://oltrelalinea.news/2019/10/24/ecco-lescamotage-dei-migranti-per-rimanere-in-italia-iscriversi-allarcigay/amp/

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