Ue, commissario tedesco: ricompenseremo l’Italia per avere fatto fuori Salvini

Il nuovo incarico conferito a Conte è “uno sviluppo positivo”. Ora ci si aspetta dall’Italia “un governo pro-europeo”.

Così i padroni di Bruxelles che hanno deciso la nascita del nuovo governo abusivo, salutano il ribaltonde in Italia.

Parole agghiaccianti del commissario Ue uscente al bilancio Guenther Oettinger in un’intervista radiofonica all’emittente Swr.

Bruxelles “è pronta a fare qualsiasi cosa per facilitare il lavoro del governo italiano quando entrerà in carica e per ricompensarlo”, ha aggiunto.

Così parlano i padroni dei propri cani da riporto.

La risposta di Salvini:

 

fonte – https://voxnews.info/2019/08/29/ue-commissario-tedesco-ricompenseremo-litalia-per-avere-fatto-fuori-salvini/

Cacciari su governo Pd-Cinque Stelle: “Pateracchio indecente”

Ospite di La7, il filosofo Massimo Cacciari fa letteralmente a pezzi l’ipotesi di un governo “horror” Pd-Cinque Stelle. «Siamo in una Repubblica parlamentare, certo, tutto giusto dal punto di vista istituzionale. Ma facciamo un governo con due perdenti. Ha ragione [Sallusti]. La gente non è scema. O tu fai un governo di altissimo profilo, segnando la discontinuità, se non dai l’impressione veramente di poter essere un governo di spessore costituente, tutte le debolezze che io ho detto e che ha elencato Sallusti, emergeranno prepotentemente».

Massimo Cacciari: Pd e Cinque stelle, governo dei perdenti

E allora, ha proseguito Cacciari, «alla fine vincerà il centro-destra, qualunque sia il suo leader, e vincerà per una mezza generazione e mezza. Un disastro simile non verrà mai perdonato, bisogna tener conto delle cose, della realtà, smetterla con il politichese e il palazzese. Lì è certo tutto regolare, tutto giusto dal punto di vista istituzionale, ma sono due debolezze, i Cinque stelle non vogliono andare a votare perché sanno che verrebbero divisi per tre, è inutile nasconderselo, gli italiani lo sanno benissimo, lo hanno capito tutti, anche le pietre lo hanno capito che la ragione e di fondo per cui non vogliono andare a votare i Cinque stelle è questa».

E dall’altra parte, ha osservato, «c’è un Partito Democratico che le elezioni le ha perdute. E quindi o è un governo di altissimo profilo, di discontinuità, con personalità dentro di grande profilo, e allora la gente ci può credere. Sennò è un pateracchio e verrà pagato sangue da chi lo fa».

Sgarbi asfalta i Cinque stelle: Governerebbero anche con l’Isis

«Ormai è chiaro che i 5 Stelle, partito composto da nulla facenti, pur di restare incollati alle loro poltrone, governerebbero con l’Isis». Vittorio Sgarbi si esprime così, su Facebook, sulla crisi di governo.

«Il Pd disponibile a un accordo con i 5 Stelle. Cioè con chi in questi anni ha detto del Pd: “partito di ladri”, “delinquenti”, “servi delle banche”, “affaristi”, “criminali della politica”. Così, solo per rinfrescare la memoria agli amici del Pd terrorizzati dalla elezioni», aggiunge.

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/08/22/cacciari-su-governo-pd-cinque-stelle-pateracchio-indecente/

Per il presidente della Federazione delle Chiese Protestanti l’omosessualità è stata creata da Dio

Gottfried Locher, teologo e presidente della Federazione delle Chiese protestanti, si è detto favorevole al matrimonio per tutti

Sta facendo molto discutere la posizione di Gottfried Locher, presidente della Federazione delle Chiese protestanti, a favore di ogni tipo di matrimonio. Pur se a titolo personale, in un’intervista rilasciata di recente al quotidiano svizzero Tages Anzeiger, Loscher ritiene che l’omosessualità, come ogni altra cosa, sia stata creata da Dio e sia il matrimonio civile che quello religioso dovrebbero essere possibili anche per le coppie dello stesso sesso.

Inoltre, secondo il teologo di Berna, è importante che le chiese protestanti prendano in considerazione seriamente questa ‘evoluzione’ della società. Per Locher, 52 anni, «se lo Stato si apre al matrimonio tra le persone dello stesso sesso, non vedo perché non dovremmo seguirlo».

Tuttavia, le Chiese che fanno parte della Federazione presieduta da Locher non concordano in maniera unanime sulla questione e si attende il 4 novembre prossimo affinché ci sia una discussione in merito e non si esclude che questo tema possa provocare una scissione.

Ne è prova, ad esempio, il commento di Line Dépraz, parroco e membro del Consiglio sinodale del Vaudois, secondo cui la posizione di Locher «può causare disordini». Inoltre, per Dépraz il dibattito nella Svizzera tedesca sul matrimonio tra le persone dello stesso sesso non coincide con quello nella Svizzera francofona. In quest’ultima, infatti, le coppie omosessuali vengono già benedette da molto tempo e nel cantone di Berna, da cui proviene Gottfried, non rappresenta un problema. Dal punto di vista politico, infine, il matrimonio omosessuale ha avuto ampio sostegno all’interno del Parlamento svizzero, ad eccezione dell’UDC (Unione Democratica di Centro).

Fonte: https://vocecontrocorrente.it/per-il-presidente-della-federazione-delle-chiese-protestanti-lomosessualita-e-stata-creata-da-dio/

Le consigliano per 10 volte di abortire, dice no e oggi la sua bambina è in ottima salute

Nathalie, 29 anni, alla 22esima settimana scopre che la figlia è affetta da spina bifida. I medici le consigliano di abortire ma lei dice sempre no e oggi la sua piccola sta bene.

(di Walter Giannò) I medici avevano consigliato alla britannica Natalie Halson di abortire dopo che un’ecografia alla 22esima settimana di gravidanza aveva mostrato che il nascituro aveva la spina bifida, ovvero la colonna vertebrale e il midollo spinale non sviluppati correttamente nell’utero e che può causare paralisi delle gambe, incontinenza urinaria e danni al cervello.

Ma la donna, di Manchester, ha deciso di fidarsi del suo istinto materno e di andare avanti con la gravidanza… e ha avuto ragione! Il 12 dicembre dello scorso anno, in un ospedale di Liverpool, Natalie ha dato alla luce Mirabelle.

LEGGI TUTTO

Fonte – https://vocecontrocorrente.it/le-consigliano-per-10-volte-di-abortire-dice-no-e-oggi-la-sua-bambina-e-in-ottima-salute/

L’ultima strage. Borsellino e la corsa alle archiviazioni e delegittimazioni dei collaboratori di giustizia

di Maurizio Inturri

Dopo il primo articolo, (clicca qui), continuiamo con le dichiarazioni rese proprio da Fiammetta Borsellino dopo che la Commissione Antimafia e Parlamento avevano deciso di desecretare “atti delle Commissioni parlamentari antimafia dal 1962 al 2001”.

Ecco cosa dichiara la figlia del giudice (fatto saltare in aria da una vera autobomba insieme alla sua scorta):

Molti si pavoneggiano di avere desecretato quegli atti. Loro, (Commissione Antimafia e Parlamento ndr) puntano agli anniversari per fare vedere che lavorano. Loro, il Csm e la Commissione antimafia, lo fanno il 19 luglio nell’anniversario della morte di mio padre e degli uomini della sua scorta e hanno il sapore della strumentalizzazione mediatica”. La dichiarazione è del 19 luglio scorso pubblicata su Adnkronos.

Il collegamento sulle varie dichiarazioni di Fiammetta Borsellino – oltre a quella sopra – e i vari tentativi di censurarla, furono riprese dal quotidiano Il Dubbio nella trasmissione di Fabio Fazio, Che Tempo che Fa, in cui la Borsellino rispondendo alla domanda sollevata dal conduttore che gli chiedeva “cosa c’era di così di occulto tanto da ammazzarlo e attuare un depistaggio”, la stessa rispose:

«A mio padre sicuramente stavano a cuore i temi degli appalti, dei potentati economici: eppure il dossier su mafia e appalti fu archiviato il 20 luglio, a un giorno dalla strage. Ci saranno sicuramente state delle ragioni, ma io non le ho mai sapute».

Precisiamo che Il Dubbio stava iniziando a scrivere sulla famosa inchiesta che Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino dopo seguivano come filo conduttore per arrivare all’intreccio “mafia e appalti” e che era collegata alla “nota informativa Caronte” che i Carabinieri del Ros, Mori e De Donno, conclusero in circa 890 pagine di rapporto, ma poi lo stesso quotidiano, Il Dubbio, interruppe il continuo della pubblicazione…

Perché?

Guarda caso, l’informativa Caronte fu oggetto di una richiesta di archiviazione già il 13 luglio, cioè il giorno dopo la strage di Via d’Amelio e dopo vari visti archiviata il 14 agosto 1992. (vedi allegato)

Anche perché nella stessa trasmissione di Fazio Fazio, la Borsellino rievoca alcuni punti “molto dolenti del depistaggio”, dichiarando:

C’è stata una grande mole di anomalie e omissioni che hanno caratterizzato indagini e processi. Le indagini furono affidate a Tinebra, appartenente alla massoneria. E poi i magistrati alle prime armi che si ritrovarono a gestire indagini complicatissime tanto che dichiararono di non avere competenze in tema di criminalità organizzata palermitana. La Procura di Caltanissetta – aggiunse Fiammetta Borsellino – non ha mai ascoltato un testimone fondamentale dopo la morte di mio padre: il procuratore Giammanco. Colui il quale conservava nel cassetto le informative dei Ros che annunciavano l’arrivo del tritolo. Fino a quando Giammanco, poco tempo fa, è morto”.

Per la cronaca: Pietro Giammanco, scomparso nel dicembre 2018, ex capo della Procura di Palermo dal 1990 al 1992 poi dimessosi e trasferitosi in Corte di Cassazione qualche mese dopo l’uccisione di Paolo Borsellino, quando otto sostituti procuratori avevano lanciato un appello minacciando le dimissioni dalla Procura se lui non se ne fosse andato. Al suo posto, il 15 gennaio del 1993, arrivò Giancarlo Caselli, che si insediò proprio nel giorno in cui venne catturato Riina grazie ai Ros guidati dal generale Mario Mori ed alla sezione Crimor del famoso Capitano Ultimo, ovvero l’attuale tenente colonnello dell’Arma Sergio De Caprio.(fonte Il Dubbio)

Noi sappiamo bene che una serie di collegamenti, scritti anche da altri quotidiani, riportano alle dichiarazioni e testi scritti del giudice istruttore Ferdinando Impositato il quale cercarono di censurargli diversi libri tra cui quello su “Aldo Moro”, in cui il giudice scrive non solo che Giovanni Falcone si era informato con l’allora magistrato Alessandrini delle varie stragi, ma che era a conoscenza della famosa “Gladio”, la stessa di cui il pm Nino Di Matteo si occuperà parzialmente durante l’intero processo sulla “Trattativa Stato-Mafia”.

Il 26 maggio c.a. lo stesso pm Di Matteo viene espulso dal pool, come riporta Antimafia Duemila che scrive quanto segue:

“con un provvedimento ‘immediatamente esecutivo’ il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, ha deciso di rimuovere dal pool che indaga “entità esterne nei delitti eccellenti di mafia” il sostituto procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo. Il motivo? Perché rilasciando un’intervista ad Andrea Purgatori, conduttore di “Atlantide” (a cui ha partecipato anche il giornalista e scrittore Saverio Lodato), andata in onda su La7 lo scorso 18 maggio, avrebbe risposto a delle domande con delle analisi che ricalcano le piste di lavoro riaperte sulle stragi, su cui si starebbe discutendo in riunioni riservate, e, così facendo avrebbe interrotto il “rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia” impegnate nelle indagini sulle stragi».

Ricordiamo, sempre per la cronaca dei fatti, che la prima sentenza sulla “Trattativa” sarà pubblicata da tutti i giornali intorno al 20 luglio 2018, mentre la sentenza d’appello sarà pubblicata intorno al 20 aprile 2019 con un piccolo ma “importante dettaglio” che capovolge la prima, e cioè:

l’assoluzione dell’ex ministro della DC Mannino che era, al contrario, scrive Salvo Palazzolo: Nella ricostruzione dell’accusa, Mannino era il primo anello della trattativa”.

A questo punto l’espulsione, la censura, il fermo inchiesta de Il Dubbio, le accuse di Fiammetta Borsellino e le troppe casualità che girano su molti “collaboratori di giustizia” che erano vicino da una parte a Riina e Matteo Messina Denaro e la ‘ndrangheta, ci offrono un quadro molto più largo.

Proprio l’ex pm Grasso, oggi esponente politico di LEU, durante la sua dichiarazione alla Commissione Antimafia in parte secretata dichiara:

«E`lì che inizia un discorso diverso, che parte sempre dall’intuizione di Falcone sulle menti raffinatissime. Il punto non sono tanto le menti raffinatissime; Falcone completa la frase parlando di centri di potere occulto che ormai sono collegati con la mafia, che è qualcosa di diverso. Non si tratta solo di menti particolari; parlare di centri di potere occulto collegati con la mafia vuol dire che ci sono interessi convergenti, già dall’attentato all’Addaura, sull’eliminazione di Falcone e di quello che Falcone rappresenta. Falcone non è solo il nemico numero uno di Cosa Nostra, non è solo quello che è riuscito a capirne i segreti e la struttura, che è riuscito a far collaborare Buscetta e quindi a fare il maxiprocesso. Non è solo quello. Quella certamente è una fase importante; però c’è anche un mondo che gira intorno all’economia criminale, di cui Cosa Nostra è parte integrante, ma che non è composto solo da Cosa Nostra. Quindi, il fatto che abbia potuto colpire, magari senza saperlo, o toccare dei nervi scoperti o degli interessi ancora da scoprire (cui si era avvicinato) certamente può rappresentare un’ipotesi da continuare a valutare come un filo rosso che parte dall’Addaura e prosegue successivamente».

Ma non solo. Infatti sempre Grasso, a proposito della “nota informativa Caronte”, riferirà incalzato dal presidente Pisanu quanto segue:

La domanda si riferisce al valore che lei assegna, nel contesto generale, al famoso rapporto dei Carabinieri su mafia e appalti”Ovvero l’informativa CaronteProprio questo sistema criminale, fatto non soltanto dal criminale tagliagole o dalla mafia militare, che più volte è emerso dalle indagini, certamente è portatore di interessi notevoli. Non penso che nei fatti di mafia ci sia o si possa individuare un movente o una causale unica e specifica. Spesso cosa nostra è stata usata come braccio armato per difendere questi interessi” – così rispose Grasso ex procuratore nazionale.

Continuando affermerà:

Quello che si può intuire è che certamente interessi economico-imprenditoriali, soprattutto dell’alta imprenditoria, risultavano minacciati da un’indagine che proprio Falcone aveva avviato insieme al ROS. Tale indagine in una prima fase si era conclusa in maniera non visibile. Avrete sicuramente acquisito gli atti. Ho visto una relazione molto articolata della Procura di Palermo sulle successioni di questo rapporto mafia-appalti.

Peccato che dopo continuerà dicendo:

C’è stato un primo rapporto molto minimalista, in cui si rappresentava il fenomeno quasi come se si volesse vedere come si atteggiava la procura e che voglia aveva di approfondire e di andare avanti. C’è stato poi un secondo rapporto, che interviene in un secondo momento, che porterà alla cattura di Angelo Siino, il cosiddetto ‘ministro dei lavori pubblici’, che però è una sorta di scudo rispetto a cose molto più interessanti che si sarebbero potute scoprire. Quando viene indicato, in un’intercettazione, «quello con la S», si crede di identificare Siino, mentre poi si scoprirà che era l’imprenditore Salamone che era il centro di tutto un tavolino di appalti con cui si dividevano i grossi appalti siciliani tra le grosse imprese e la mafia, con uno 0,8 per cento per la cassa di Cosa Nostra tenuta da Riina».

Grasso nella testimonianza resa in Commissione Antimafia sembra affossare la posizione del “collaboratore di Giustiza Siino”, ma già nel 2006 una sentenza rende le testimonianze dello stesso collaboratore affidabili e non – al contrario da quanto dichiarato dall’ex procuratore – di Salamone.

La sentenza della Corte d’Assise di Catania del 22 aprile 2006, afferma a proposito del movente della strage di via D’Amelio:

“la possibilità che il dottor Borsellino venisse ad assumere la Direzione Nazionale Antimafia e, soprattutto, la pericolosità delle indagini che egli avrebbe potuto svolgere in materia di mafia e appalti. A questa si aggiunge un’altra sentenza, quella della Corte d’Assise di Caltanissetta relativa al processo Borsellino-ter, in cui viene riportata la testimonianza di Angelo Siino, il cosiddetto ‘ministro dei lavori pubblici’ di Totò Riina, il quale disse che la mafia era preoccupata circa l’interesse di Falcone e Borsellino per l’indagine mafia- appalti.

Siino e Brusca

Ma chi è Angelo Siino e perché è rilevante?

“Tratto in arresto nel luglio del 1991 nell’ambito di un’indagine su “mafia ed appalti” condotta dal R.O.S. di Palermo sotto la direzione della Procura locale – Giovanni Falcone, all’epoca ancora Procuratore aggiunto aveva ricevuto nel febbraio di quell’anno, alla vigilia della sua partenza per Roma, ove doveva assumere la carica di Direttore Generale degli Affari Penali presso il Ministero della Giustizia, il rapporto informativo dalle mani del Capitano DE DONNO, rapporto poi consegnato al Procuratore GIAMMANCO – il Siino riportò in primo grado la condanna a nove anni di reclusione per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa finalizzata alla gestione dei pubblici appalti ed altri reati in materia di Pubblica amministrazione, condanna ridotta ad otto anni nel giudizio di appello. Scarcerato nel giugno del 1997, venne nuovamente arrestato il 10 luglio di quell’anno in relazione agli illeciti collegati all’appalto dei lavori per la Pretura di Palermo, chiamato in causa dai collaboranti Lanzalaco Salvatore e Crisafulli. Da quel momento il Siino iniziò a collaborare con l’A.G., spiegando la sua scelta sia con l’intento di sottrarre se stesso ed i suoi familiari alle angherie cui l’organizzazione mafiosa aveva preso a sottoporlo sia con la volontà di chiarire le accuse che gli venivano mosse. Sotto il primo profilo il Siino ha riferito che nel breve periodo di circa un mese in cui era stato libero nel corso del 1997 era stato assalito da una serie di richieste di pagamento di ingenti somme di denaro,per lavori pubblici che le sue imprese si erano aggiudicate, da parte di Vitale Vito, persona che doveva la sua recente importanza in COSA NOSTRA a BRUSCA Giovanni, nonché da parte del DI MAGGIO e di alcuni gruppi catanesi. Gli si richiedeva, inoltre, di tornare ad occuparsi dei pubblici appalti, ricacciandosi in un tunnel che a quel punto, data l’attenzione degli investigatori nei suoi confronti, sarebbe stato per lui senza alcuna via di uscita. Sotto il secondo profilo il collaborante ha asserito che pendevano sul suo capo accuse che non tenevano conto del suo reale ruolo di gestore del rapporto con politici ed imprenditori per conto di COSA NOSTRA, nonché dei limiti dello stesso, trascurandosi i livelli più alti che erano stati gestiti da altri personaggi. Nel corso della sua collaborazione il SIINO è stato anche in grado di riferire in ordine ai rapporti tra COSA NOSTRA ed esponenti politici in occasione delle competizioni elettorali, dichiarando tra l’altro che in occasione delle elezioni politiche del 1987, circa due – tre mesi prima delle medesime, aveva avuto un incontro con l’Onorevole MARTELLI che si presentava candidato in Sicilia, in vista di un sostegno elettorale e che da parte di BRUSCA Emanuele, fratello di Giovanni, gli era stato detto chiaramente che occorreva impegnarsi a favore del Partito Socialista Italiano, che effettivamente riportò nella circoscrizione di Palermo un successo senza precedenti e non più ripetuto successivamente, essendo stata eletta una quartina di candidati rappresentata dallo stesso MARTELLI, REINA, FIORINO ed ALAGNA. Al riguardo si rileva che risulta effettivamente accertato dalla documentazione trasmessa dal Ministero dell’Interno – Direzione Centrale per i servizi elettorali che nelle elezioni della Camera dei Deputati del giugno 1987, nell’ambito della XXIX circoscrizione di Palermo – Trapani – Agrigento, il P.S.I. conseguì quattro seggi e risultarono eletti MARTELLI Claudio con 116.984 voti, REINA Giuseppe con 64.242, FIORINO Filippo con 62.065, ALAGNA Egidio con 57.910. Nel presente processo il contributo del SIINO, adeguato alla posizione dallo stesso rivestita e che ha trovato per ampie parti significativi riscontri nelle dichiarazioni di altri collaboranti, è apparso rilevante per la ricostruzione dei rapporti del sodalizio mafioso con settori del mondo politico ed imprenditoriale, tematiche queste la cui analisi deve essere effettuata in relazione alla ricerca dei moventi della strage per cui è processo e della più ampia strategia nella quale tale crimine si è inserito”.

Ecco che spunta il procuratore Giammanco, colui che firmò l’archiviazione richiesta dai pm Scarpinato e Lo Forte già inviata in data 13 luglio 1992, il giorno dopo la strage di Borsellino, facendo scomparire, poi non si sa da chi, la così denominata e importante “nota Informativa Caronte”.

Naturalmente qualcuno ne trasse profitto della nota informativa, infatti sin dall’inizio è stata contrastata oltre che dai mafiosi, dai politici e dagli imprenditori, perfino da diversi elementi della procura stessa di Palermo. Una volta arrivata a Roma fu data per intero agli avvocati degli indagati, a loro volta passata sottobanco ai politici e mafiosi e di conseguenza a tutti gli interessati, tant’è che di 45 richieste di custodia cautelare di per associazione mafiosa e per associazione per delinquere finalizzate alla spartizione degli appalti pubblici, ne furono eseguite solo a 5 personaggi.

Ma i collaboratori di giustizia sono stati e sono davvero protetti come voleva Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

fonte -https://ilformat.info/lultima-strage-paolo-borsellino-e-la-corsa-alle-archiviazioni-e-delegittimazioni-dei-collaboratori-di-giustizia/

Se è peccato baciare il rosario

di Marcello Veneziani

Atei dichiarati e preti bergogliani, laicisti e gesuiti del nuovo corso, clericali e anticlericali s’indignano uniti per i richiami di Matteo Salvini alla Madonna, al Rosario e al Crocifisso e lo trattano come un blasfemo indemoniato che si avventa sui simboli religiosi per trarre basso profitto elettorale. Già la composizione del fronte, atei e papisti, vescovi e miscredenti, dovrebbe creare imbarazzo. Abbiamo visto sui giornali battute e vignette contro Salvini che mettevano in bocca alla Madonna frasi così scurrili e dissacranti da far capire che non si tratta affatto di una difesa della fede e della Beata Vergine ma solo di un volgare attacco al Nemico Assoluto, prendendo in giro cristi e madonne.

Vorremmo andare al di là della becera polemica e soffermarci sul tema vero, la presenza di simboli religiosi e di richiami alla fede nella vita politica. Già due mesi fa notavo che per noi italiani non è una novità. Un partito ha campato al potere per mezzo secolo chiedendo di mettere una croce sulla Croce, ha usato il richiamo cristiano per scopi elettorali: lo slogan “in cabina elettorale Dio ti vede Stalin no”, diventò il biglietto da visita della campagna per il voto democristiano. Il Fronte Popolare nel ’48 fu sconfitto per l’uso vincente dei simboli religiosi nei comizi, nei simboli elettorali. Certo, erano sobri i De Gasperi e i Moro nei loro richiami alla fede e nessuno poteva dubitare che fossero credenti. Più evidente era il clericalismo di Andreotti pur allusivo, curvo e curiale.

In quegli anni c’era un fenomeno ancor più imbarazzante: non era solo la Dc a usare i simboli della fede per prendere voti e credenti ma erano le parrocchie, le diocesi a trasformarsi in comitati elettorali, distribuivano santini e impartivano istruzioni per il voto: è accaduto per decenni e in certe zone d’Italia ha continuato al tempo di Prodi e dell’Ulivo. E pure ora con Bergoglio… Persino dai pulpiti si facevano prediche mistico-elettorali per far votare Dc e certi candidati. A nulla valeva il richiamo di altri cattolici, di destra o di sinistra, missini e monarchici, liberali e socialisti, alla neutralità della Chiesa. Scherza coi fanti ma lascia stare i santi. Ma i filistei e i farisei, gli ipocriti, fingono ora di non ricordarsi.

Nel tempo a noi più vicino, a evocare i simboli religiosi in politica per difendere la nostra civiltà in pericolo è stata un’atea devota come Oriana Fallaci, e come lei altri giornalisti e intellettuali ex di sinistra che agitavano simboli religiosi per difendere l’Occidente minacciato. Siamo sempre nell’ambito della religio instrumentum regni, seppure in un rango più alto.

Ma la mescolanza di politica e religione è connaturata alla storia della civiltà. Non siamo islamici e remoto è il sogno medievale della teocrazia, ma il primo a usare come simbolo vincente la Croce in politica non fu un democristiano ma l’Imperatore Costantino quando vide in cielo un sostegno alla sua battaglia: In hoc signo vinces, con questo segno, la Croce, vincerai. E poi secoli di crociate, di regni e poteri ispirati da Dio. Persino il nostro laico stato moderno, la monarchia costituzionale italiana, nacque con una formula che sembra salviniana, perché riassume religione e populo sovrano: Per grazia di Dio e volontà della Nazione. Così s’insediò Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, nonostante la Chiesa.

L’esibizione di rosari e invocazioni alla Madonna nella bassa politica può infastidire i credenti. Dedicare al cuore immacolato della Vergine il ventre sporco della politica quotidiana personalmente non mi piace, è chiaramente strumentale.

Però c’è anche un altro modo di vedere le cose. Viviamo nell’epoca della scristianizzazione, la civiltà cristiana è sull’orlo del collasso, il nichilismo, il materialismo ateo e dall’altro versante il fanatismo islamico, avanzano paurosamente. E noi dovremmo ritirare nella sfera intima, privata, personale i segni della fede e i simboli della nostra civiltà, disincarnare la fede, salvo poi riusarla a sostegno delle politiche pro-migranti? Ratzinger sostenne la visibilità della fede, proseguendo sul piano pastorale la lezione di Giovanni Paolo II; sul piano teorico era stato il giurista cattolico Carl Schmitt a scrivere sulla visibilità del cattolicesimo. L’idea che esibire i simboli della fede sia atto osceno in luogo pubblico, e magari esibire la propria sessualità e omosessualità non solo sia lecito ma sia un esercizio di liberazione e di diritti, è una vera e propria perversione e un segno di morte della cristianità.

Cosa nuoce di più alla fede cristiana, l’ostensione dei simboli religiosi e il loro richiamo in contesti pubblici, politici, o la rimozione obbligata di quei simboli, la cancellazione astiosa nei luoghi comunitari e nelle

cerimonie pubbliche di tutto ciò che richiama la nostra civiltà cristiana, la nostra identità, tradizione e provenienza? Fa più male alla fede chi bacia in pubblico la croce o chi la nasconde, la calpesta, ne fa la caricatura?Quando vedi la campagna infame di tre parlamentari del Pd contro una giornalista del tg2, Marina Nalesso, che conduce il telegiornale con la croce al collo, come se il crocifisso sia un messaggio elettorale pro-Lega; o quando senti il grillino Nicola Morra arrivare a pensare che Salvini esibisce un rosario e così lancia un segnale alla ‘Ndrangheta (argomentazione a cui non si può replicare, se non chiamando la neuro), ti dici: ma in che modo rovesciato, in che gabbia di matti e miserabili, ci troviamo a vivere?

Il discorso serio da fare, invece, è sulla separazione o meno tra sacro e profano, tra religione e politica, tra fede visibile o interiorizzata, come vorrebbe il protestantesimo. Se perfino un canto di Natale, un presepe a scuola, una medaglietta della Madonna al collo, magari tenero retaggio dell’infanzia e dell’amore materno, costituiscono un attentato alla laicità dello Stato e ai diritti dei non credenti o dei credenti in altre religioni, allora aspettatevi che quei simboli soppressi nei luoghi pubblici rispuntino poi in forma pop nell’arena politica. Non auspichiamo che la religione scenda al rango di politica, ma che la politica salga sul piano dei valori e dei principi.

Dal punto di vista religioso si potrebbe azzardare l’ipotesi manzoniana che la Provvidenza si serva anche degli strumenti più impensati, delle occasioni più strane e delle persone più imprevedibili per rianimare la fede, i simboli e la devozione spenta. Magari dietro la becera diatriba tra madonnari e iconoclasti, riaffiora quell’Immagine, si riprende il confronto con la dimensione del sacro, si rivede il Crocifisso, e la Madonna, il Rosario e le figure dei Santi. E le icone, già al solo evocarle e figurarle, ci prendono per mano e ci portano lontano. Leggete Pavel Florenskj per capirne il significato. Magari qualcuno crede di usare la fede nelle sfide terrene; e invece è la Provvidenza che sta usando loro, come ignari veicoli della fede. Volesse il cielo…

MV, La Verità 26 agosto 2019

fonte – http://www.marcelloveneziani.com/articoli/se-e-peccato-baciare-il-rosario/

Tempi duri per i cristiani in India

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.it

Si preannunciano tempi duri per i cristiani in India.
L’ultimo episodio di cristianofobia si è verificato nei pressi del santuario mariano di Velankanni, situato nella regione costiera dello stato del Tamil Nadu, stato che si trova nel sud dell’enorme nazione indiana.
Un gruppo di 40 pellegrini cristiani è stato attaccato da alcuni indù mentre si recavano al Santuario nell’area di Natrampalli (distretto di Vellore).
Oltre ad essere insultati i radicali indù hanno profanato un’immagine della Vergine Maria, in particolare quella di Nostra Signora della Salute.
Gli indù hanno accusato questi cristiani di proselitismo perché durante il pellegrinaggio i fedeli portavano l’immagine della Vergine su un’auto decorata con fiori.
Così sei estremisti, appartenenti al gruppo Hindi Munnani, hanno prima molestati i fedeli cristiani, sostenendo che il trasporto di statue cristiane nell’area residenziale “non era consentito”, poi hanno profanato la statua della Vergine ponendo intorno al collo del simulacro una corona fatta da pantofole unite con un filo di ferro.
è stata posta.
Come informa AsiaNews, il giorno successivo la polizia indiana ha arrestato i sei aggressori con l’accusa di molestie nei confronti dei pellegrini e per avere sradicato anche un poster con le immagini di Maria e Gesù.
L’assalto avrebbe potuto avere conseguenze peggiori se gli agenti non fossero intervenuti in tempo.
Un funzionario della Polizia ha informato che i cristiani avevano perdonato i loro aggressori e non volevano nemmeno presentare la denuncia ed ha riferito che ci sono volute sei ore per convincerli a presentare denuncia.
In India i cristiani rappresentano meno del 3% della popolazione. Anche per questo motivo la propaganda sulle presunte conversioni forzate che sarebbero cercate dai cristiani è palesemente falsa.
In realtà i cristiani sono considerati da alcuni induisti come nemici perché gestiscono in maniera eccellente collegi e ospedali senza tenere conto dell’arcaico e disumano sistema delle caste sociali, contrario ai diritti umani, che questi gruppi induisti propugnano.
Il presunto rispetto e la tanto sbandierata tolleranza della religione induista nei confronti dei fedeli di altri religioni è un mito.
Questo e altri ben più gravi episodi accaduti negli ultimi anni (che hanno causato vittime sia tra i cristiani che tra i musulmani) hanno dimostrato il vero volto dell’induismo. Come l’Islam e il Buddismo (dove sono maggioritari) avversano senza scrupoli le minoranze cristiane.

Orrore in Africa: indossano il crocifisso e vengono uccisi dagli islamisti

Un massacro, l’ennesimo, in Africa contro le comunità cristiane. L’allarme: “Vogliono scatenare un conflitto interreligioso”.

Se ne parla poco ma gli attacchi degli estremisti islamici contro le comunità cristiane in Africa sono, purtroppo, all’ordine del giorno. Terribile, ad esempio, quanto accaduto il 27 giugno scorso nella diocesi di Ouahigouya, nel villaggio di Bani, in Burkina Faso.

«Gli islamisti sono arrivati – ha raccontato il vescovo Laurent Dabiré – e hanno costretto tutti gli abitanti a sdraiarsi a terra. Poi, li hanno interrogati e controllati uno a uno. Quattro persone indossavano il crocifisso e sono stati uccisi perché cristiani».

Gli estremisti islamici hanno poi detto agli altri abitanti del villaggio che sarebbero stati uccisi se non si fossero convertiti all’Islam.

Secondo Aid to the Church in Need, si è trattato del quinto attacco compiuto quest’anno nel Burkina Faso contro le comunità cristiane e il bilancio accertato delle vittime è di venti.

I gruppi estremisti hanno anche compiuto massacri in altri Paesi dell’Africa, come nel Mali e in Niger ed è stato stimato che almeno quattro milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case negli ultimi anni.

Il vescovo Dabiré, a tal proposito, ha spiegato che gli islamisti

«all’inizio erano attivi solo nella regione di frontiera tra il Mali e il Niger ma lentamente si sono spostati all’interno del Paese, attaccando l’esercito, le strutture civili e la popolazione. Oggi il loro obiettivo principale sono i cristiani e credo che stiano cercando di scatenare un conflitto interreligioso».

Altri attacchi sono avvenuti nell’aprile scorso a Silgadij dove alcuni uomini armati hanno ucciso cinque cattolici e il loro sacerdote e il mese dopo altri quattro sono stati massacrati durante una processione mariana mentre trasportavano una statua.

Nel Burkina Faso i musulmani rappresentano il 60% della popolazione, mentre i cristiani costituiscono il 20%.

Leggi anche: ‘Sei cristiana’: incinta di due gemelli viene uccisa da musulmani.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/orrore-in-africa-indossano-il-crocifisso-e-vengono-uccisi-dagli-islamisti/

Disponibile il numero 172 di Sursum Corda del 25 agosto 2019

Sul sito è disponibile il numero 172  (del giorno 25 agosto 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per donare all’Associazione cliccare qui  oppure qui .

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Fonte: https://www.sursumcorda.cloud/tags/numero-172.html

“Parlateci di Bibbiano”, adesivi a Mantova: il sindaco Pd denuncia chi li attacca

Mantova, 23 ago – Alcuni adesivi con stampato sopra “Parlateci di Bibbiano” hanno fatto letteralmente saltare la mosca al naso al sindaco Pd di Mantova, Mattia Palazzi, il quale sulla sua pagina Facebook ha dato vita, nelle ultime ore, a un nevrotico battibecco con i cittadini intervenuti a commentare il suo post. “Qualche cretino ha pensato bene di imbrattare diverse parti di piazza Virgiliana e del centro con questi adesivi – ha scritto il primo cittadino – Di Bibbiano parleranno le indagini che sono in corso. Intanto qui, che siamo a Mantova, ho chiesto alla Polizia Locale di verificare le telecamere per beccarli e sanzionarli per bene. Stiamo spendendo milioni per rendere più bella e pulita la città. I responsabili pagheranno tutti i costi per ripulire”.

Il vero degrado

Peccato che nella foto compaia sul cestino (riportante l’adesivo che fa riferimento allo scandalo della sottrazione immotivata dei minori in Val d’Enza) lo scarabocchio di un writer.
Ma come, hanno fatto subito notare al sindaco, non ti danno fastidio gli imbrattamenti, gli striscioni, i graffiti che abbruttiscono la città patrimonio Unesco e i suoi monumenti, in bella mostra da mesi in alcuni casi da anni? E giù una mitragliata di foto segnaletiche con muri sfregiati con le bombolette spray, palazzi storici profanati e striscioni lasciati a marcire. Forse stordito dalla determinatezza dei commenti, a un certo punto Palazzi si è addirittura lanciato in commenti tecnici spiegando, secondo la legge, chi deve rimuovere cosa, facendo distinzione fra pubblico e privato. Ma se ci fosse stato scritto “I love Mantova” avresti incaricato la Digos di cercare i responsabili? Gli chiede un cittadino.
Vuoi vedere, che se lo striscione avesse contenuto insulti al tuo indirizzo (in qualità di Sindaco) avresti sollecitato la Polizia Locale o chi di competenza ad accertamenti e relativa rimozione! E non ti saresti fermato al pubblico/privato? Gli fa eco un altro.

Un silenzio vergognoso

Tra i commentatori anche Ronni Bottazzi di CasaPound Mantova, che ha dichiarato: “Capisco che al popolo democratico faccia paura parlare di un caso così legato alla politica come Bibbiano ma è inutile gridare alla strumentalizzazione perché i primi ad aver sfruttato dei bambini in politica sono loro con la vicenda di Alan Kurdi e l’immigrazione. Trovo che #parlatecidibibbiano sia in realtà molto importante, all’inizio i media sono stati molto ‘clementi’ con questo caso parlandone il meno possibile. I cittadini che si sono resi conto di questa mancanza volevano sapere e si sono prodigati nel diffondere un messaggio di indignazione, arrivando a ricevere anche il plauso di persone come Nek e Laura Pausini che hanno a loro volta condiviso questo messaggio”.
Fonte – https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/parlateci-bibbiano-adesivi-mantova-sindaco-pd-denuncia-chi-attacca-128247/?fbclid=IwAR3lEZapYQG9nB25hLwSPSjfKETHJx5qQoa_5D-nGuZHo-NoZn_dsT5QOv0

Come fabbricare un’isteria da fascismo di massa

Se le classi dirigenti neoliberali si aspettano di mantenere le masse americane tutte impegnate e preoccupate all’interno dei contorni di un’isteria dagli occhi bianchi sul “fascismo” fino al novembre 2020, si accorgeranno presto di aver bisogno di ottenere dei nazisti migliori. Gli attuali nazisti, infatti, semplicemente non arriveranno a tagliare il nastro di quel traguardo. Essi non sono né abbastanza spaventosi, né men che meno nazisti.
D’accordo, quelli che fanno parte della milizia paiono sufficientemente spaventosi, e quel ragazzo “di modello ed impostazione spartani” sembra un po’… Come dire, strano: però, la maggior parte di loro è assimilabile a normali vecchi redneck. Quanto sarebbe difficile procurarsi alcune camicie marroni, od un po’ di quei pantaloncini color khaki come quelli che sono stati indossati a Charlottesville, o qualche altro tipo di uniforme simil-nazista? Ed alcuni stivali. La gente adora quegli stivali.
Ora, parlando seriamente e mettendo da parte gli scherzi, la Resistenza necessita di conferire un qual certo ordine alla loro ottica narrativa ufficiale, e lo devono fare senza indugio alcuno. Milioni di liberali, del resto, sono in attesa di essere sottoposti al lavaggio del cervello, in una frenesia lunga un anno, di isteria di massa – perfettamente fabbricata – “da fascismo”. Tuttavia, loro avranno bisogno di qualche nazista, anche convincente soltanto a metà, che dia di matto in maniera spastica. Alcune centinaia di bozos [persone rudi, ignoranti e facilmente influenzabili, N.d.R.], con cappelli “MAGA”, che sfilino in parata con le bandiere americane, non costituiscono esattamente una milizia delle SA.
Mi sto riferendo, naturalmente, all’ultima “invasione fascista” di Portland, che ha avuto luogo sabato 17 agosto, la quale – stando alla narrazione dei mainstream media di ogni sorta, e degli organi di informazione Antifa, e degli esperti locali di fascismo – doveva essere un vero e proprio bagno di sangue. Dei terroristi suprematisti bianchi, pesantemente armati, stavano accorrendo da tutto il Paese per uccidere indiscriminatamente quante più persone possibile, purché fossero «nere, asiatiche, latine, indigene, immigrate, isolane del Pacifico, disabili, senzatetto ed LGBTQ».
Questa festa dell’assassinio da parte di terroristi suprematisti bianchi avrebbe dovuto rappresentare la vendetta per il pestaggio, preventivamente auto-difensivo, di Andy Ngo, «il più pericoloso truffatore fascista degli Stati Uniti», da parte di militanti Antifa all’inizio di agosto.

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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/08/22/come-e-nata-listeria-da-fascismo-di-massa/

Senza Salvini, come faranno Saviano e la Murgia?

Sono disperati. Si augurano che il governo giallo-rosso, il Cagoia come l’abbiamo soprannominato in onore del centenario della Fiume dannunziana, non nasca e che si vada al voto presto. O che, almeno, Lega e grillini ritrovino un accordo, che non lasci Salvini all’opposizione. No, non stiamo parlando dei leghisti ma degli intellettuali “antifascisti”, dei Saviano, dei Veronesi, dei Carofiglio, delle Murgia. E di tutto quel mondo che per lunghi quattordici mesi ha vissuto in simbiosi con il Male, con il Dittatore assoluto, con il nuovo Mussolini, anzi ancor più, il nuovo Hitler, Salvini. Per combatterlo certo: ma secoli di filosofia e di letteratura, e più di recente decenni di psicologia, ci insegnano che, ossessionato dal nemico, tendi ad entrare in relazione con lui. Il nemico costruisce la tua identità. E quando non c’è più, precipiti in un vuoto esistenziale.

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Fonte – https://www.nicolaporro.it/i-piu-disperati-per-la-fine-di-salvini-i-saviano-e-le-murgia/

La benedizione celeste dei figli è diventata una maledizione pagano-ambientalista

L’ EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

Il BirthStrike sembra oramai inarrestabile e le continue dichiarazioni pubbliche di vari vip sembrano confermarlo.
Di cosa si tratta?  Letteralmente BirthStrike significa “sciopero delle nascite” ed indica la pratica di non fare figli, o farne il meno possibile, con lo sbandierato scopo di fermare il riscaldamento globale.
Nelle ultime settimane hanno fatto il giro del mondo, vista la loro notorietà sui mass media, le affermazioni della coppia reale inglese, il principe Harry e la moglie Meghan Markle che, non dimentichiamolo, vivono nel lusso più sfrenato, che hanno avuto il coraggio di dichiarare che non desiderano avere più di due figli perché altrimenti “contribuirebbero ai danni ambientali”.
Questo delirio ambientalista nel nome della eco-sostenibilità, come ha scritto Giuseppe Leonelli su L’Occidentale del 17 Agosto, “unisce una accozzaglia di pensieri new age, apocalittici e pseudonaturalisti” ed arriva a sostenere l’assurda teoria del cosiddetto ‘rimpianto materno’ (seconda la quale le madri sarebbero pentite in modo latente di aver generato figli) e l’altrettante inquietante idea che il parto sarebbe un “crimine contro l’umanità”.
Il BirthStrike, quindi, è diventata una delle deliranti frontiere dei senza Dio. Come ha ben spiegato la poetessa cattolica Roberta Conte su La Fede Quotidiana, “oggi si sta affermando sempre più un pensiero che non considera l’uomo e la natura secondo il disegno creatore e provvidenziale di Dio. L’uomo diventa parte di una comunità di esseri viventi in cui è l’unico fattore potenziale di squilibrio e distruzione. Un vero e proprio cancro del mondo che va dunque
estirpato”.
A proposito del movimento ambientalista guidato da adulti attraverso il volto di una adolescente telecomandata (e dei suoi seguaci definiti, da Attilio Negrini, “Gretini”, anch’essi indottrinati dai mass media), come ha evidenziato la Conte, c’è un altro aspetto che spesso si dimentica a proposito di questo ambientalismo cieco a servizio del politicamente corretto: “l’aspetto provvidenziale dell’opera di Dio nel creato”.
Un mondo sempre più lontano dalla fede cattolica e sempre più schiavo del demonio (lo hanno spiegato tutti i santi: “o si sta con Dio e la Chiesa che ha istituito, o con Satana e la sua contro-Chiesa), ha rovesciato la benedizione celeste dei figli descritta nella Bibbia.
La discendenza numerosa come le stelle del cielo, come ha scritto Leonelli, è diventata “una maledizione pagana, una bestemmia al cospetto del nuovo idolo ambientalista che, come il vitello d’oro costruito da Aronne, assume sembianze tanto aggraziate quanto false”.
Il presunto ambientalismo professato da Greta e dai “Gretini” (che in molti hanno il coraggio di chiamare “responsabilità sociale”) non è altro che un ennesimo attacco alla famiglia voluta dalla Santissima Trinità. Fare passare l’idea che fare figli è sbagliato è davvero diabolico. Ed è così satanico che ha creato un nuovo culto: quello della “Madre Terra”, della “Dea Natura”. Per di più è un culto “allarmista”.
Venera, ha spiegato Roberta Conte, “Madre Natura che, piuttosto che potenza creativa, si rivela in realtà una potenza distruttrice”. In questo nuovo culto anti-cristico l’uomo dovrebbe annichilirsi.
Le motivazioni addotte dal movimento del Birthstrike, sostenute da predizioni catastrofiche di pseudo-scienziati, non riguardano solo il cambiamento climatico, ma anche la sovrappopolazione (in realtà il mondo potrebbe ospitare il triplo dell’attuale popolazione) e la mancanza di risorse (che in realtà ci sono ma sono distribuite male).
Per questo, giustamente Giuseppe Leonelli ha parlato di una nuova filosofia “mostruosa, che supera di gran lunga il controllo delle nascite e la pianificazione familiare del comunismo cinese, perché teorizza addirittura che generare figli non sia solo difficile, ma sia il Male. Una filosofia nella quale il Paradiso è un non essere. Un Eden di cristallo purissimo nel quale esiste solo un ambiente sterile e asettico, una Natura immaginaria e inesistente perché non c’è più nessuno che può osservarla e viverla. L’inferno della tradizione millenaria trasformato in Paradiso. Volendo portare il paragone alle estreme conseguenze, i demoni che diventano angeli. Con il beneplacito di principi e santoni ambientalisti”.
Se l’uomo, come insegna il bimillenario magistero Cattolico, è chiamato a custodire il creato, ugualmente ha la potestà parsimoniosa (un comando che arriva da Dio) su tutto ciò che il Signore Iddio gli ha procurato. Possiamo fare la raccolta differenziata, controllare le emissioni di CO2, eliminare la plastica inutile, ma questo non può portare ad idolatrare la natura. Dio è provvidenza.
Se veramente abbiamo fede in Lui non possiamo temere che ci abbandoni a catastrofi ambientali incontrovertibili. A meno che non si tratti di suoi “castighi”, come è stato il Diluvio universale. Ma in questo caso si tratta di un discorso teologico che non si può affrontare superficialmente in un breve articolo.

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