Urne chiuse, porti aperti. In arrivo 600 migranti. E Salvini denuncia Conte

Tutto pronto a Taranto per l’attracco della Ocean Viking. La “rappresaglia” del leghista

Urne chiuse e porti aperti con l’arrivo di oltre 600 migranti a bordo di due navi delle Ong, che hanno gioco facile grazie al governo Conte II.

Solo questo mese, se calcoliamo quelli che sbarcheranno a breve, arrivano 1511 migranti, quasi dieci volte di più rispetto a gennaio 2019 con il governo giallo verde, ma lo stesso premier. Da settembre sono sbarcati fino ieri 7206 migranti, oltre il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Non solo: almeno due soccorsi di Msf negli ultimi giorni con la nave Ocean Viking, per un totale di 154 migranti, sono avvenuti in acque di competenza maltese. Però tutti, per un totale di 402, sbarcheranno a Taranto. Per questo motivo il Viminale ha convinto Malta a prendersi almeno i 77 migranti dell’Alan Kurdi, terza nave delle Ong davanti alla Libia.

L’ultimo recupero è avvenuto ieri mattina con 102 migranti imbarcati sulla nave spagnola Open arms. Si aggiungono a quelli già a bordo per un totale di 237 persone. L’unità dell’omonima Ong oramai attracca solo in porti italiani o al massimo a Malta. Se tornasse in Spagna, dove è registrata, rischia multe che sfiorano il milione di euro per avere continuato a svolgere operazioni di soccorso nonostante il divieto delle autorità marittime.

Medici senza frontiere, più strutturati con Ocean Viking, fanno i furbetti: su cinque operazioni in mare, due per 154 migranti sono avvenute in acque maltesi, ma verranno fatti sbarcare in Italia.

L’ impunità «umanitaria» viene confermata anche dal lassismo giudiziario. Ieri la procura di Agrigento ha chiesto l’archiviazione per l’estremista no global Luca Casarini e il comandante Pietro Marrone della nave Mare Jonio accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di avere disobbedito all’ordine di una nave militare. Una motovedetta della Guardia di Finanza aveva intimato di fermarsi all’imbarcazione carica di migranti in gran parte provenienti da paesi dell’Africa occidentale non in guerra. Marrone ha tirato dritto fregandosene dell’ordine emesso dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, grazie al primo decreto sicurezza. Adesso deciderà il giudice delle indagini preliminari, ma la richiesta di archiviazione ha permesso alla portavoce dei talebani dell’accoglienza, Alessandra Sciurba, di cantare vittoria rivendicando con orgoglio che «era stata la prima volta in cui una nave della società civile entrava in porto seguendo il diritto e non avendo paura delle minacce». Nel loro mondo alla rovescia le forze dell’ordine minacciano e le Ong possono fare quello che vogliono fregandosene delle leggi.

Salvini ha colto la palla al balzo degli ultimi arrivi per un annuncio ad effetto: «Quattro giorni per concedere il porto sicuro ad una Ong (Msf della nave Ocean Viking nda). Li denuncio (il governo nda) per sequestro di persona. Io ho bloccato una nave militare con 131 immigranti, se siamo in un Paese in cui la legge vale per tutti, allora ci troveremo in tribunale con il signor Conte e la signora Lamorgese (il ministro dell’Interno nda), e vedremo se la legge è uguale per tutti». Il 17 febbraio il Senato voterà se mandare a processo Salvini per il presunto sequestro dei migranti a bordo di nave Gregoretti. Nel frattempo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, annuncia un’inversione a U: «Nei decreti di Salvini non ci sono solo questioni che riguardano i migranti, ma anche altre misure che non hanno prodotto risultati. Vogliamo fare un salto di qualità nel garantire la sicurezza e non tornare indietro».

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/urne-chiuse-porti-aperti-arrivo-600-migranti-e-salvini-1818269.html

La mappa delle Regioni dopo il voto in Emilia Romagna e in Calabria

Dal 2014 ad oggi si è ribaltato il rapporto di forze politiche che governano le Regioni. Oggi si parla di 13 Regioni governate dal centrodestra e 6 dal centrosinistra

Tredici Regioni sotto la guida del centrodestra e sei sotto quella del centrosinistra.

È questa la fotografia dell’Italia, dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna e Calabria.

In Emilia Romagna, è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini, mentre in Calabria la maggioranza è andata a Jole Santelli, prima governatrice donna, candidata di Forza Italia per il centrodestra. Si ridisegna così una nuova mappa delle Regioni d’Italia, che vede oggi un netto cambiamento, rispetto a soli sei anni fa.

Il Corriere della Sera, infatti, ha messo a confronto l’anno 2014 con il 2020. Sei anni fa, le Regioni italiane rosse erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrosinistra. Poi, nel 2019, il rapporto di forze politiche si era ribaltato e il voto in Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra. Ora, dopo la tornata elettorale di ieri, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, le proporzioni rimangono invariate. Infatti, in Emilia Romagna si è conquistato la vittoria Stefano Bonaccini, che rappresenta il centro sinistra, mentre in Calabria, ad avere la meglio è stata Jole Santelli, di Forza Italia. Se l’Emilia resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, questi 6 territori sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altri 13 territori italiani, invece, sono amministrati dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Ma la nuova mappa dell’Italia non è ancora definitiva per il 2020, dato che a maggio e giugno altre 6 Regioni verranno chiamate al voto. Si tratta di Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/mappa-delle-regioni-voto-emilia-romagna-e-calabria-1817428.html

Nuovo coronavirus: ecco cosa sapere – IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR)

Facciamo chiarezza sul nuovo coronavirus nato in Cina che sta diffondendo preoccupazione in tutto il mondo. Quali sono i rischi in Europa? Come si manifesta? Cosa dobbiamo fare se abbiamo in programma un viaggio all’estero? Rispondono alle domande il prof. Zeno Bisoffi e il dottor Andrea Angheben infettivologi del nostro Ospedale

Che cos’è il coronavirus 2019-nCov
Il coronavirus 2019-nCoV appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus, chiamati così perché hanno la forma visibile al microscopio simile a una coroncina. I coronavirus sono noti in quanto sono causa di patologie banali come il raffreddore, ma anche molto gravi e contagiose come la Sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS) e la Sindrome Acuta Grave (SARS). Il 2019 nCoV è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo.

Come nasce?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo dagli animali. Per la SARS, nel 2002 sempre in Cina, sono stati gli zibetti. La MERS, invece, ha avuto come ospite intermedio il dromedario (Arabia Saudita 2012). Per il nuovo CoV il punto di partenza è stato identificato con il mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi della città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Qui il 31 dicembre del 2019 sono stati segnalati all’OMS dei casi di polmonite da causa ignota. Il virus è stato identificato dal punto di vista genetico poco dopo dal CDC ( Centers for Disease Control) cinese.

Ha affinità con la SARS?
Essendo un coronavirus, geneticamente è simile, ma non uguale, al virus della SARS e a quello della MERS.

Come si trasmette?
Per via respiratoria come accade sostanzialmente per l’influenza.

Quali danni provoca?
Come tutti i coronavirus, il nuovo si presenta con febbre. Nei casi più gravi il paziente può andare incontro a complicazioni respiratorie che possono rivelarsi anche mortali.

Ci sono farmaci per curare questa infezione?
La malattia può essere trattata come i gravi casi di influenza, con terapie di supporto per combattere i sintomi e le complicanze. Ma contrariamente a quanto accade per l’influenza, non disponiamo per il momento di antivirali specifici.

Che rischi corriamo?
Il rischio che il virus si diffonda in Europa non può essere escluso a priori. Per questo sono state adottate anche in Italia dal ministero della Salute – su indicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – misure sanitarie di prevenzione. A cominciare dagli aeroporti. Tra le misure preventive sono comprese anche quelle che devono adottare le Unità di Pronto Soccorso di ogni ospedale.

Quale procedura ha adottato il “Sacro Cuore Don Calabria”?
Al Pronto Soccorso sono disponibili in sala d’aspetto delle mascherine che devono essere indossate dal paziente che lamenti febbre o sintomi respiratori. Questo a prescindere che sia stato in Cina, perché, non dimentichiamo, che siamo in periodo di influenza e anche l’influenza è contagiosa e può comportare delle complicanze. Se invece il paziente presenta febbre, sintomatologia respiratoria ed è stato nelle zone a rischio negli ultimi 14 giorni o è stato esposto a un caso del nuovo coronavirus viene interpellato l’infettivologo e attivato immediatamente il processo di isolamento e cura nelle stanze apposite a pressione negativa. Diversamente se lo stesso paziente presenta un’infezione polmonare severa (SARI), sempre secondo le indicazioni del Ministero della Salute recepite dalla Regione, deve essere trasferito in terapia intensiva e appena possibile per quanto riguarda il Veneto nella terapia intensiva dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Come comportarsi quando si deve viaggiare?
Ci sono delle regole igieniche che dovrebbero essere rispettate sempre e in particolare quando si viaggia. La prima regola è lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche. Poi coprirsi sempre la bocca quando si tossisce e si starnutisce e una volta gettato il fazzoletto lavarsi le mani. Per ridurre l’esposizione alle malattie respiratorie, è bene evitare il contatto ravvicinato quando è possibile con chiunque mostri sintomi inerenti a queste patologie.

E per chi deve andare nelle zone a rischio?
In questo momento sarebbe opportuno posticipare i viaggi. Se questo non è possibile, è raccomandabile vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima della partenza per abbassare il rischio di contrarre il virus influenzale ed evitare di recarsi in mercati in cui si vendono animali vivi e prodotti alimentari sempre di origine animale. Nel caso di insorgenza dei sintomi rivolgersi – durante il viaggio o entro 14 giorni dal rientro – subito a un medico

Esiste un vaccino?
Il virus è stato isolato da pochi mesi, serve del tempo per sviluppare un vaccino

 

Prof. Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia e associato all’Università di Verona
Dottor Andrea Angheben, responsabile delle degenze del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia

Da https://www.sacrocuore.it/nuovo-coronavirus-ecco-cosa-sapere/

La principale causa di morte nel 2019? L’aborto: 42 milioni di vittime

Nel 2019, l’aborto è stata la principale causa di morte in tutto il mondo, causando 42 milioni di morti.

I dati sono stati elaborati dal famoso sito web di statistiche «Worldometers» che analizza i moltplici fenomeni sociali, fornendo gli aggiornamenti in tempo reale. Questi numeri allarmanti sono stati diffusi dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità

«Secondo l’OMS – ha osservato Worldometers – ogni anno nel mondo ci sono circa 40 – 50 milioni di aborti (in media 125mila aborti al giorno). Negli Stati Uniti, dove quasi la metà delle gravidanze è indesiderata e 4 su 10 di queste sono interrotte dall’aborto – evidenzia in conclusione Worldometers – ci sono oltre 3mila aborti al giorno. Il 22% delle gravidanze negli Stati Uniti finisce con l’aborto volontario».

Nonostante il 2020 sia già iniziato, secondo le stime fornite sempre da Worldometer, già si contano scirca 75mila aborti effettuati nel nuovo anno.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Center for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2016, gli aborti effettuati legalmente sono stati circa 623.471.

                                                                                                            Gabriele Giovanni Vernengo

Da https://vocecontrocorrente.it/la-principale-causa-di-morte-nel-2019-laborto/

Bonaccini ora esce allo scoperto e predica lo Ius soli. Così gli immigrati potranno votare per il Pd

Bonaccini ha anche parlato di Bibbiano. “Solo chi non conosce l’Emilia-Romagna può permettersi di andare in un Paese, una comunità di 10.000 persone e offenderle dalla mattina alla sera, perché questo hanno fatto. Hanno messo al pubblico ludibrio una comunità di gente perbene non sapendo suddividere le responsabilità di qualcuno, che se ci sono vanno colpite in maniera esemplare fino in fondo, dalla retorica per cui sembrava una comunità fatta tutta di orchi”. Lo afferma Stefano Bonaccini.Lo ha detto parlando del voto per le regionali a Bibbiano, città simbolo dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sul presunto giro di affidi illeciti, dove il Carroccio e le Sardine hanno tenuto un comizio elettorale in contemporanea. Lì Bonaccini ha preso il 56,7% e il Pd ha raggiunto quota 40,7%. Lucia Borgonzoni, invece, si è fermata al 37,43%, mentre la Lega al 29,46%.

E dopo l’Emilia-Romagna è l’ora per la Toscana di tremare. Rossi evoca addirittura una non meglio specificata “onda nera”. E mette in guardia sui facili trionfalismi di questi giorni. “Le sardine, l’Emilia rossa, Bonaccini hanno fermato l’onda nera. È stato bello sentire di nuovo aleggiare le idealità della sinistra e nelle piazze il respiro profondo dei principi democratici. Non è il momento dei trionfalismi. È il momento di riflettere ancora sui nostri errori e dare risposte al bisogno concreto di politiche sociali, popolari e ambientali”. Lo scrive su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi.

 

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/bonaccini-ora-esce-allo-scoperto-e-predica-lo-ius-soli-cosi-gli-immigrati-potranno-votare-per-il-pd/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Passato il voto, arrivano clandestini a volontà

Clandestini a volontà dopo il voto. Ong, ius soli e giustizia liberatutti, ecco la sinistra ringalluzzita

Clandestini padroni d’Italia ma non farlo sapere prima del voto. Due fatti chiariscono ancora meglio il concetto e fanno crescere il disgusto per certa politica imbrogliona. Il governatore rieletto dell’Emilia Romagna rilancia lo ius soli. Il Viminale autorizza lo sbarco di quattrocento migranti e passa nel porto di Taranto.

In più, il noto Luca Casarini – come si scrive in questura – potrà continuare indisturbato il suo mestiere di cercatore di clandestini manco fossero pepite. Per la Procura di Agrigento non ha commesso reato quando beffò la Guardia di Finanza a bordo della mare Jonio. Era stato indagato con il comandante per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il mancato rispetto di un ordine dato da una nave militare. La procura ha chiesto l’archiviazione…

Torna lo ius soli, firmato Bonaccini (dopo le urne)

Ma vediamo che cosa è successo negli altri due episodi prima accennati. Fa davvero clamore, almeno per noi, quello che ha detto Bonaccini sullo ius soli e che il Secolo d’Italia ha raccontato. Per tutta la campagna elettorale delle regionali in Emilia Romagna, il presidente uscente e poi rieletto aveva letteralmente svicolato sul tema. Guai a toccarlo, dovessero arrabbiarsi anche gli elettori di sinistra. Anzi, quando proprio a Bologna ne aveva parlato addirittura il segretario del Pd, Zingaretti, Bonaccini era andato su tutte le furie, come raccontarono le cronache di allora. C’erano altre priorità, tipo gabbare gli elettori. Adesso che il pericolo è scansato, la sinistra può tornare a fare la sinistra con la consueta arroganza di chi sa di averla fatta franca.

L’altra notizia che lascia spazio all’indignazione è quella riguardante, ancora una volta, la città di Taranto, che torna ad essere porto di clandestini. La Ocean Viking – del solito giro delle Ong – ne ha prelevati 403 e li scarica nella città pugliese, dopo aver ottenuto il via libera dal ministro dell’Interno. Anche la Lamorgese, ovviamente, li ha fatti aspettare un po’ a bordo della nave (nella foto) prima di dare il suo ok. Probabilmente si temeva di disturbare gli elettori che andavano alle urne

Centinaia di clandestini sbarcano a Taranto

La manovra è stata denunciata dal predecessore del ministro, Salvini, che ha giustamente notato che in questo caso nessuno si sia preoccupato di un eventuale sequestro di persona. Nè la titolare del Viminale, né il premier Conte, saranno ovviamente sfiorati da un’accusa del genere e allora ci penserà lui, il leader leghista, a denunciarli. Il che, alla vigilia dell’imminente ripresa della discussione in Senato dell’autorizzazione a procedere contro di lui sul caso Gregoretti, renderà più incandescente il clima.

Ma è evidente che una maggioranza parlamentare e non popolare che punta a incriminare i suoi avversari non può attendersi che pan per focaccia. La voglia di vendetta che anima Conte e soci supera ogni limite. In più, la faccia tosta di riprendere la politica dei porti aperti, ma solo ad elezioni finite, li rende davvero disgustosi. I signori che stazionano a Palazzo Chigi pensano di poter imbrogliare ancora a lungo il popolo italiano, confidando sull’unica regione in cui si sono a malapena salvati. E ricominciano con il solito repertorio pro migranti. Evidentemente pensano di poter trattare il popolo italiano in questo modo. Chissà che non ne venga invece fuori una salutare reazione.

 

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/clandestini-a-volonta-dopo-il-voto-ong-ius-soli-e-giustizia-liberatutti-ecco-la-sinistra-ringalluzzita/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

La mafia nigeriana non va sottovalutata

Segnalazione di Federico Prati

 

Mafia nigeriana, bande organizzate di migranti importate in Europa

In Europa, una delle reti criminali in più rapida crescita è ora la mafia nigeriana, che sta diffondendo le proprie attività criminali in tutto il Continente. Tale rete è costituita da gruppi rivali come Black Axe, Vikings e Maphite. Più di recente, le autorità di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e di Malta hanno condotto un’operazione internazionale contro due dei principali gruppi mafiosi nigeriani. La polizia ha accusato queste bande di traffico di esseri umani e di droga, di rapina, estorsione, violenza sessuale e prostituzione.

In un reportage sulla mafia nigeriana presente in Italia, pubblicato dal Washington Post a giugno del 2019:

Sono stanziati su tuto il territorio da nord a sud, da Torino a Palermo. Gestiscono il narcotraffico e la tratta delle donne, che vengono sfruttate come prostitute nelle strade italiane. Trovano nuovi membri tra i migranti ribelli, reclutandoli illegalmente nei centri d’accoglienza gestiti dal governo italiano“.

La mafia nigeriana, secondo il report, sfrutta “decine di migliaia di donne vittime di tratta”. Secondo il Washington Post, l’intelligence italiana ha definito il gruppo come “il più strutturato e dinamico” rispetto a qualsiasi entità criminale straniera operante in Italia.

Alcuni esperti affermano che tra il 2016 e il 2018 sono arrivate in Sicilia fino a 20 mila donne nigeriane, alcune delle quali minorenni, in un traffico coordinato tra i nigeriani in Italia e quelli nel loro Paese“.

Non c’è da meravigliarsi se la mafia nigeriana sia diventata così importante in Italia: il Paese è, per i migranti, unadelle porte d’ingresso in Europa.

Ciò che contraddistingue le reti criminali nigeriane è l’estrema brutalità – la polizia italiana afferma che ricorrono alla “guerriglia urbana” per mantenere il controllo del territorio in Italia e utilizzano rituali voodoo. Secondo un rapporto del luglio 2017 dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite, le vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale prestano ai trafficanti un giuramento “suggellato da un rituale voodoo o da un rito di iniziazione (la vittima si impegna a onorare il suo accordo)”. Le vittime nutrono anche “il timore che nel loro Paese d’origine i propri familiari possano subire ritorsioni”.

Secondo il rapporto dell’OIM del 2017:

Nel giro di tre anni il numero delle potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare in Italia è aumentato del 600 per cento. Un aumento che è continuato anche in questi primi sei mesi del 2017, con la maggior parte delle vittime che arriva dalla Nigeria“.

In questo rapporto, l’OIM ha stimato che l’80 per cento delle ragazze, spesso minorenni, provenienti dalla Nigeria – il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11 mila nel 2016 – fossero “potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale”.

La mafia nigeriana non limita le operazioni solo all’Italia. Si è diffusa anche nel Nord Europa, in Paesi come la Germania e la Svezia. A Londra, tre membri della Black Axe sono stati dichiarati colpevoli di riciclaggio per l’importo di quasi 1 milione di sterline, denaro rubato attraverso frodi telefoniche o via e-mail. La mafia nigeriana, soprattutto il gruppo Black Axe, è diffusa anche in Canada, dove un articolo del 2015 pubblicato dal Globe and Mail l’ha descritta come un “culto di morte” proveniente dalla Nigeria, dove è collegata a “decenni di omicidi e stupri, con i suoi membri che fanno giuramenti di sangue”. Negli Stati Uniti, l’FBI ha di recente attribuito una serie di frodi finanziarie a Black Axe. Secondo la stampa, “negli Stati Uniti e nel mondo, il gruppo è responsabile della perdita di milioni di dollari attraverso una vasta gamma di truffe sofisticate”.

In Svezia, la polizia ha definito Black Axe “una delle organizzazioni criminali più efficaci al mondo”. I media svedesi di recente hanno riportato una storia che illustra il modus operandi di Black Axe. A una 16enne nigeriana era stato promesso un lavoro di parrucchiera in Svezia. Al suo arrivo, però, Black Axe l’ha costretta a prostituirsi, dopo averla sottoposta a un rituale voodoo. “Abbiamo il tuo sangue adesso”, le hanno detto i membri del gruppo. “Se scappi, ti troveremo sempre”.

Nel 2018, il tribunale di Malmö ha incriminato tre nigeriani per aver attirato in Svezia delle donne nigeriane con la promessa di un lavoro per poi costringerle a prostituirsi dopo averle sottoposte a un rituale voodoo che prevedeva che le vittime mangiassero il cuore crudo di una gallina appena uccisa. Secondo il procuratore svedese, il rituale voodoo è un modo per controllare e sfruttare le vittime della tratta, che credono nel voodoo.

Storie simili sono state registrate nel 2018 anche nel Regno Unito e in Spagna, dove è stata sgominata una banda di trafficanti di donne composta da 12 nigeriani, accusati anche di aver indotto le donne alla prostituzione e di averle sottoposte a riti voodoo. In Germania, stando a un recente reportage di Deutsche Welle, un numero crescente di donne nigeriane è costretto a prostituirsi a Duisburg, uno dei più grandi distretti a luci rosse del Paese, e secondoBarbara Wellner dell’organizzazione Solidarity with Women in Distress, “i trafficanti nigeriani di esseri umani sono responsabili della tratta della maggior parte di queste donne”.

Se il numero delle donne nigeriane vittime della prostituzione in Germania è ancora relativamente esiguo, è aumentato però negli ultimi anni, come si legge in un rapporto del marzo 2019 di Info-Migrants. Nel 2013, solo il 2,8 per cento delle vittime proveniva dalla Nigeria. Questo numero è salito al 5 per cento nel 2016, toccando l’8 per cento nel 2017. Secondo il rapporto, che cita Andrea Tivig dell’organizzazione per i diritti delle donne, Terre des Femmes, i trafficanti utilizzano il sistema della richiesta d’asilo:

Ho sentito notizie, in Italia (…) che i trafficanti dicono alle vittime della tratta di esseri umani di presentare domanda di asilo per poi ottenere lo status necessario per poter rimanere qui in Germania, ma continuano a essere sfruttate nella prostituzione“.

I gruppi della mafia nigeriana sono soltanto una parte, sebbene molto preoccupante, della criminalità costituita dalle bande organizzate di migranti importate in Europa. Come in precedenza riportato dal Gatestone Institute, i crimini compiuti dalle bande di migranti costituiscono già una minaccia per i cittadini europei. Nel novembre del 2018, Naser Khader, parlamentare danese del Partito Conservatore e co-fondatore del Movimento di riforma musulmano, ha scritto sul quotidiano danese Jyllands-Posten:

Oltre alla comune passione per il crimine, la cultura delle bande d’immigrati è un cocktail di religione, appartenenza al clan, onore, vergogna e fratellanza. (…) Più duro e brutale sei, più forte appari e quindi più acquisisci consapevolezza di te stesso, più attiri le persone“.

In Svezia, i crimini legati alle gang di migranti sono diventati un problema quasi insormontabile: alcuni commentatori hanno definito la situazione una vera e propria “guerra”. La Danimarca contrasta sempre più questo tipo di criminalità. In Germania, dove tali bande sono denominate clan di famiglie criminali, le autorità prevedono di dover combattere il problema negli anni a venire.

Nei dibattiti pubblici, gli effetti dannosi della migrazione sulla criminalità, in particolare quella delle bande organizzate, non ricevono affatto l’attenzione che pur meriterebbero. Dovrebbero.

di Judith Bergman – avvocato, editorialista e analista politica.

https://it.gatestoneinstitute.org

Daniele Capezzone per “la Verità”

 

Alessandro Meluzzi, psichiatra forense e criminologo, ha accettato di ragionare con La Verità su un’ emergenza reale, e che però è sistematicamente derubricata, taciuta, «tenuta bassa».

 

Perché è così difficile parlare di criminalità africana in Italia, e in particolare di mafia nigeriana?

«Due ragioni. La prima è un pregiudizio culturale: siamo oltre il politicamente corretto, siamo all’autorazzismo. Alcuni si sentono rassicurati solo quando scoprono che il medio spacciatore che riforniva i nigeriani che hanno stuprato e ammazzato la povera Desirée Mariottini era un italiano. Trovare un italiano in fondo alla catena criminale consola radical chic e cattocomunisti, allevia il loro senso di colpa».

 

E la seconda ragione?

«L’oggettiva difficoltà di combattere una realtà di enorme forza. Non dimentichiamo che la Nigeria è il più ricco Paese africano. Questa criminalità, già potente di per sé, è in grado di procurarsi nessi e alleanze perfino inconfessabili».

artiamo da un fatto nuovo: c’è un’occupazione militare del territorio italiano.

«Un controllo capillare. Sono sbarcati iniziando da business apparentemente poveri, tipo la prostituzione (anche minorile) e il piccolo spaccio di droga, magari loro delegato dalla criminalità italiana. Ma ora agiscono in proprio. Lagos e Benin City sono oggi due capitali mondiali del traffico di droga».

 

Proprio nel momento in cui (per evidenti ragioni di risorse) le forze dell’ordine hanno più difficoltà a avere una presenza capillare, qualcun altro ne approfitta

«Non solo arretrano le “forze del bene”, ma pure le “forze male”, cioè la criminalità italiana.

Un importante mafioso (mio cliente per una consulenza tecnica) mi ha detto che è una follia questo tipo di apertura. Anche per l’attitudine a una violenza incontrollata: a Lagos se giri con un orologio da 200 euro, rischi non lo scippo, ma che ti taglino il braccio».

 

E quindi guadagna terreno un esercito di questo tipo

«Hanno una disponibilità illimitata di manovalanza a basso costo, e sono riusciti a modificare lo stesso mercato della droga. Sono ricomparse (a prezzi stracciati) droghe che ritenevamo quasi sparite. Oggi un minorenne può procurarsi una dose di eroina a 5 euro. E concorrono molti fattori: l’abbattimento dei costi, l’apparizione di nuove sostanze pericolosissime (l’ eroina gialla) e un sostanziale regime di impunità, anche per le scelte di una parte della magistratura»

Cioè?

«Per un migrante illegale che spaccia ci sono spesso pene bagatellari. Abbiamo perfino letto in qualche motivazione di sentenza che lo spacciatore “non aveva altro da fare, non aveva altre attività”».

 

Un tabù che sembra inviolabile è anche svelare il livello di sanguinosità e violenza di questa criminalità. Lei ha perfino evocato casi di cannibalismo.

«Non è un’ evocazione o una mia teoria, ma un fatto. In base a riti voodoo, si può consumare il cuore del nemico ucciso, o berne il sangue. Gli antropologi africanisti lo sanno: è choccante, ma si tratta di cose tragicamente “normali”, non eccezionali. Molti nigeriani ne parlano nelle intercettazioni. Gli uccisori della povera Pamela accennano alla possibilità di conservarne delle parti in frigorifero».

uindi rispetto ai connazionali c’è un mix di schiavitù economica e condizionamento della psiche.

«Assolutamente. Le ragazze nigeriane sono affidate a “maman” che le soggiogano con riti voodoo, e allora scatta una doppia minaccia: di ucciderle con la magia nera, e di colpire i loro parenti in Africa. Ecco perché non si ribellano e non parlano».

 

Per la mafia nigeriana l’alternativa è tra intesa e scontro con la criminalità italiana.

«Sempre il mafioso di cui parlavo mi spiegava che le mafie nazionali nemmeno sarebbero più in grado di combattere una tradizionale guerra di mafia: troppo grande ormai la disparità di uomini a favore dei nigeriani. E dov’è accaduto, a Castelvolturno, tra nigeriani e casalesi, hanno prevalso gli africani, ottenendo il controllo del territorio, inclusa la partita dei rifiuti».

 

Lo Stato sta a guardare?

«No, c’è un inizio di reazione. L’ottimo dottor Stefano Castellani della Procura di Torino ha portato a processo i primi 21 nigeriani, condannati per associazione mafiosa. Ma occorre capire che siamo come nella Sicilia dei tempi di Luciano Liggio, anni Cinquanta e Sessanta, quando anche pezzi di istituzioni negavano l’esistenza della mafia»

Un altro ramo di attività sono le truffe online.

«Sì, c’è una parte più “innocua”. Chi non ha mai ricevuto su mail un messaggio che dice “complimenti, lei ha vinto, ci mandi 1.000 dollari e ne riceverà eccetera eccetera”? Ma poi c’ è la parte più devastante».

 

Il legame con il terrorismo, immagino.

«Certo, il legame con la parte islamista della Nigeria, i musulmani del Nord, a cui è riconducibile il feroce terrorismo di Boko Haram. Il finanziamento dei gruppi fondamentalisti, o anche il viceversa, cioè l’accesso ai soldi per il singolo clandestino qui in Italia, avviene con il meccanismo che il generale Giuseppe Morabito ha ben spiegato in un articolo sulla Verità, attraverso i “banchieri di strada” che, a una parola d’ ordine, fanno circolare denaro. Senza lasciare tracce».

E poi c’è il traffico illegale di persone, con ciò che comporta

«Attraverso questa intervista, rendo noto un caso su cui chiedo una risposta ufficiale.

Sono sbarcate a Salerno 26 ragazze strangolate. Qualcuno deve dire cosa sia successo: mi pare probabile che siano state uccise sul barcone. La Procura sta indagando, e una risposta mi pare indispensabile».

 

Percorso inverso. Siamo partiti dal macro per arrivare al micro. Invece ripartiamo dal micro: dal ragazzo, spesso simpatico e chiaramente impaurito, che chiede l’elemosina al bar sotto casa

«Ormai ci sono filmati che mostrano l’arrivo di pulmini la mattina presto che scaricano giovani per il primo turno, a cui poi seguirà il secondo. Ogni ragazzo – grazie ai nostri sensi di colpa – incassa tra i 50 e i 100 euro al giorno, ma a lui ne resteranno solo 2 o 3. Spero sia chiaro a tutti che se dai una moneta, stai finanziando un’organizzazione criminale».

 

Rompiamo l’ultimo tabù: la sessualità dei maschi immigrati che arrivano. Se fai arrivare valanghe di maschi giovani, non propriamente abituati al rispetto delle donne, non era scontato immaginare che potessero determinarsi episodi tragici?

«Se importi 700.000 maschi soli, tra le tante mine (sociali, economiche) che hai innescato, c’è pure una mina sessuale terrificante. Episodi di stupro, rischio di malattie contagiose, dalla scabbia alla tubercolosi passando per l’Hiv. Chiedete agli infettivologi come sia cambiato il panorama della microbiologia in Italia negli ultimi anni E, dall’ altro lato, nel contatto con lo spacciatore, molte ragazze devono sapere che non hanno più a che fare con una “larva umana”, com’ era il vecchio spacciatore di strada, ma con un potenziale stupratore».

 

Vogliamo dire – a mente fredda – qualche parola sui tragici casi di Pamela Mastropietro e Desirée

«Il video amatoriale che mi fu girato da Guido Crosetto, con la mia tesi esposta a caldo, fece 8 milioni di visite: sono stato il primo a parlarne, lo dico non per rivendicare meriti, ma per la fame e lo stupore dei cittadini di essere informati su cose a lungo negate e nascoste».

Dicevamo di quei due omicidi

«Nel primo caso, mi pare che siano stati trattati in guanti bianchi coloro che erano sulla scena del delitto. Nel secondo caso, mi pare incredibile che sia venuta meno l’accusa di omicidio volontario, e che da violenza sessuale di gruppo si sia derubricata la cosa a abuso sessuale aggravato. Quindi non era un gruppo ma una “successione”, tipo il talloncino numerato in salumeria? Mi pare un’offesa alla logica Davanti a una minorenne in coma violentata per 12 ore».

 

Per altre vicende tutte italiane l’atteggiamento anche mediatico pare diverso

«Ah certo. Per il muratore bergamasco Massimo Bossetti, tra gli applausi (non miei) è arrivata la condanna per omicidio premeditato della povera Yara Gambirasio, sulla base di un reperto di dna spurio, senza ripetizione dell’ esame, senza prove, senza movente, e con altri 11 reperti di dna sul corpo della vittima. Qui invece».

Quello che lei dice è scomodo perché fa a pezzi la narrazione sui «profughi che scappano dalla guerra»

«Ma la Nigeria è il paese più ricco dell’ Africa. Altro che fuga, qui è un’invasione organizzata. E l’Italia è la piattaforma per conquiste ancora più grandi. Vorrei che scattasse lo stesso allarme che in altra epoca accompagnò la presa di consapevolezza sul ruolo di mafia e camorra».

 

C’è anche un non indifferente problema linguistico per le indagini

«Ma certo: oltre 40 dialetti, intercettazioni difficilissime, interpreti terrorizzati».

 

In tutto questo, gran silenzio di Jorge Mario Bergoglio.

«Lo considero uno dei principali responsabili culturali, politici e civili di questa situazione, di questo negazionismo, di questo falso buonismo. Dovrebbe genuflettersi davanti al tabernacolo, pentirsi, chiedere perdono e riparare».

Soros, gender e femminismo. Chi è Elly Schlein, il volto della “nuova sinistra”

ELLY SCHLEIN PARLAMENTARE EUROPEA

Roma, 28 gen – È stata la più votata di tutta l’Emilia Romagna, con ben 22mila preferenze. Un vero plebiscito. Stiamo parlando di Elly Schlein, il volto della new left che ha abbandonato le fabbriche per sistemarsi comodamente in un loft nel centro storico. La Schlein, in effetti, ha tutto di questa sinistra urbana, liberal e post-operaia. Giovane, ecologista, femminista, immigrazionista, la Schlein ha tutte le carte in regola per rappresentare quel segmento di sinistra sempre più globalista e sempre meno nazional-popolare. Erede di Clinton, non certo di Gramsci.

Un profilo global

Ma chi è, quindi, la più votata delle Regionali? Elena Ethel Schlein, per gli amici «Elly», proviene da una famiglia di rango. Entrambi i genitori, infatti, possono vantare un alto blasone accademico: papà Melvin è un ebreo americano, mamma Maria Paola italiana. Elly nasce a Lugano nel 1985, dove rimarrà fino al conseguimento della maturità. Si trasferisce quindi a Bologna per studiare giurisprudenza presso l’Alma mater studiorum, ottenendo la laurea nel 2011. Appassionata di politica, la Schlein bazzica le sedi del Partito democratico, ma nel 2013 si unisce al coro degli scontenti per i governi delle «larghe intese». Di qui la sua l’adesione alla corrente di Pippo Civati, che la catapulterà nella direzione nazionale del Pd.

La carriera politica di Elly Schlein

Nel 2014 Elly Schlein si candida per la tornata delle Europee tra le file del Pd, ottenendo l’elezione. A Bruxelles viene quindi inserita nell’ambita lista degli amici di George Soros, il noto speculatore e fondatore della potente Open Society. In effetti, la Schlein condivide in toto l’agenda politica del magnate di origini ungheresi: immigrazionismo, ecologismo, femminismo, teoria gender e così via. Insomma, il pacchetto completo del diritto-umanismo. Ad ogni modo, nel 2015 abbandona il Pd per confluire in Possibile, il nuovo soggetto politico fondato dal suo mentore Civati. Terminato il mandato a Bruxelles, Elly Schlein rinuncia a una ricandidatura per puntare tutte le sue fiche sulle Regionali, a cui si presenta nella lista civica Emilia Romagna coraggiosa, sostenuta da Articolo uno, Sinistra italiana e altre associazioni consimili. Il resto è cronaca: 22mila preferenze ed entrata trionfale nel Consiglio regionale. Se gioca bene le sue carte, di sicuro ne sentiremo riparlare.

Elena Sempione

Da https://www.ilprimatonazionale.it/politica/soros-gender-femminismo-elly-schlein-volto-nuova-sinistra-143917/

Bergoglio sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Un gruppo rappresentativo, composto da vittime e avvocati che denunciano abusi sessuali da parte di religiosi a Mendoza, noto come “Caso Provolo”, denuncerà il Vaticano e la Chiesa cattolica davanti alla sede delle Nazioni Unite in Svizzera per aver coperto gli atti criminali e perché non collaborano durante le indagini giudiziarie. Inoltre, incontreranno vittime abusate in Italia, mentre l’intervista al Papa argentino richiesta dalla delegazione è ancora senza risposta.

Per Máximo Paz, per ANRed.

Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochateyha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza

Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità.

Da https://retelabuso.org/2020/01/24/papa-francesco-verra-denunciato-alle-nazioni-unite-per-aver-nascosto-il-caso-provolo/?fbclid=IwAR1MPEJ7EvU0uo3o4B0iHhrSyRzY5URyv-on70bP90vinLm5wz1_vOJC2bI 

 

A La Spezia parlare di Foibe è reato? L’incredibile caso di un convegno bocciato

La Spezia, 26 gen – Ciò che è accaduto a La Spezia il 22 gennaio scorso, sfiora i limiti dell’assurdo. Durante una riunione convocata per discutere l’ordine del giorno riguardante l’organizzazione di una conferenza sul tema delle Foibe per la ricorrenza istituzionale del 10 febbraio, un membro della consulta appartenente a “Unione degli studenti La Spezia” ha messo sotto sfiducia la presidente, il vice presidente e il segretario, perché a suo avviso appartenenti al Blocco Studentesco e a CasaPound Italia, e quindi non garanti della forma apartitica dell’organo studentesco. Un giudizio avvalorato, sempre secondo lui, da una “paura condivisa” degli altri membri della consulta. Paura di cosa non è dato sapere, dato che quella stessa consulta ha eletto le due cariche istituzionali di presidente e vice-presidente. La cosa incredibile è cheparlare di Foibe per qualcuno significa fare apologia di fascismo, soprattutto dentro le scuole, dove ancora regna una certa omertà “rossa” sui crimini dei vincitori.

“Neutralità” politica

Ma chi sono questi neutrali e apartitici bravi ragazzi di Unione degli Studenti? Se i rappresentanti del Blocco Studentesco hanno portato avanti proposte veramente neutrali, e le Foibe sono appunto tra queste, i rappresentanti dell’organizzazione hanno portato avanti solo ed esclusivamente progetti che coinvolgevano sigle come Anpi, Aned, Libera, Non una di meno. Sì, proprio loro, i campioni dell’antifascismo militante saranno i garanti della neutralità politica di un organo democraticamente eletto. Ma la follia e l’arroganza non terminano qui: il portavoce che ha compiuto il suo “golpe” contro la consulta, è infatti noto a La Spezia per aver partecipato spesso a cortei e presidi di aperto e palese schieramento antifascista.

Alla fine l’hanno spuntata per 9 voti contro 7. Dopo il danno, anche la beffa della “mediazione” del professore di supporto, che invece di opporsi a una mossa puramente politica ha dato saggia sponda: per ovviare a questa opposizione, si è pensato bene di creare una consulta neutra che però di neutro ha ben poco. Infatti, la presidenza è stata affidata (sì, senza voto) a un ragazzo esterno, che in realtà è stato tra i promotori della sfiducia. Alla fine la presidente uscente è stata declassata a vice, affiancata dal campione antifascista che ha armato tutto il circo.

“È vergognoso – afferma il responsabile del Blocco Studentesco La Spezia,Nicola Scanu – che sia stato bocciato un convegno sulle Foibe, nonostante la legge del 2004 che ha istituzionalizzato al 10 febbraio il Giorno del ricordo. Una sfiducia basata su mere basi politiche, da coloro che hanno affermato la “neutralità” della consulta. Il Blocco Studentesco – continua Scanu – alzerà le barricate in ogni scuola spezzina, dove saremo noi insieme ai rappresentanti che vorranno appoggiarci a portare nelle classi la memoria e il ricordo che questi antifascisti hanno deciso di rimuovere”.

Libero Baluardo

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/spezia-parlare-foibe-reato-incredibile-caso-convegno-bocciato-143654/

Verona dice NO al “sistema Bibbiano”

IN ALLEGATO VIDEO PUBBLICATO DA NICOLA PASQUALATO SUL SUO CANALE YOU-TUBE
di Lucia Rezzonico

Oltre 100 persone, nonostante i boicottaggi, le fake sul presunto (e auspicato?) “convegno annullato” fatte girare nelle chat, nonostante il silenzio mediatico, hanno raccolto l’appello di Nova Civilitas e Lega di ritrovarsi ad ascoltare l’inchiesta condotta dall’Avvocato Gianfranco Amato sul “caso Bibbiano”. In un freddo e umido lunedì 27 gennaio post-elettorale per l’impegno profuso in Emilia Romagna ove i tradizionalisti di Christus Rex e Nova Civilitas hanno contribuito con forza all’elezione di Maura Catellani e Matteo Montevecchi.

Introdotto con grande efficacia e passione per i principi identitari legati alla difesa e promozione della famiglia naturale dall’ Assessore e segretario della Lega di Verona Nicolò Zavarise, che ha ringraziato anche la “regia” dell’evento,  Matteo Castagna.
Sconvolgente la disamina audio-video dell’Avv. Gianfranco Amato, presto su YouTube.
Un grande successo che dimostra l’attenzione verso i temi etici, oltre le campagne elettorali. La vicinanza dei tradizionalisti e dei conservatori alla Lega potrebbe diventare un valore aggiunto per il Bene Comune, come i fatti hanno dimostrato e dimostrano.

Nigeria, decapitato Andimi. I cristiani sono carne da macello per gli islamisti

Aveva chiesto a sua moglie di prepararsi ad essere paziente e di avere cura dei loro figli se non fosse riuscito a rivederli, «non piangete, non preoccupatevi, siate sempre grati a Dio per tutto». Così Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can), nel filmatogirato dai suoi rapitori, diffuso tra gli altri dal giornalista Ahmad Salkida. Ieri il reporter ha diramato l’atroce notizia: «Il reverendo Andimi è stato decapitato ieri pomeriggio (20 gennaio, ndr), il video della sua spaventosa esecuzione con quella di un soldato è stato diffuso alle 14:42. Mi sono assicurato che la famiglia, le autorità e la chiesa fossero debitamente informate prima che la notizia fosse diffusa al pubblico questa mattina».

L’ESECUZIONE DEL REVERENDO ANDIMI

Andimi era scomparso a Michika, nello stato di Adamawa, il 3 gennaio scorso, durante l’ultimo di una serie di attacchi sferrati da Boko Haram dalla foresta Sambisa, roccaforte dei jihadisti, contro le comunità confinanti. Dopo aver confermato di essere stato rapito e di essere stato trattato con riguardo dai rapitori, nel suo accorato appello il reverendo si era rivolto a famigliari e amici, pregandoli di essere forti e di confidare nella volontà di Dio, e ai colleghi della Can e al governatore Ahmadu Umoru Fintri, chiedendo loro di intervenire al più presto per il suo rilascio. Alla durissima esortazione rivolta dalla Christian Association of Nigeria al governo federale per salvare tutti i cristiani ostaggio di Boko Haram e dello Stato islamico (il reverendo Samson Ayokunle, presidente Can, aveva definito il rapimento di Andimi come l’ultima prova della violenta e sistematica persecuzione in atto nei confronti dei cristiani della Nigeria), il presidente Muhammadu Buhari aveva risposto: «Non vedere i terroristi per quello che sono significa fare esattamente ciò che vogliono, dividere i nigeriani».

Assicurando piena collaborazione del governo al rilascio degli ostaggi, Buhari aveva rigettato ogni riferimento a una persecuzione in atto verso i cristiani, «questo governo non tollererà mai l’intolleranza religiosa. Riaffermiamo in modo chiaro e inequivocabile il nostro sostegno alla libertà di praticare qualunque credo si desideri. La politicizzazione della religione – come vietato dalla costituzione – non ha posto in Nigeria».

IL SEMINARISTA PICCHIATO E ABBANDONATO

Poi Andimi è morto. È stato invece picchiato selvaggiamente e poi abbandonato dai suoi aguzzini sul ciglio della temutissima superstrada Kaduna-Abuja, uno dei quattro seminaristi del Buon pastore rapiti l’8 gennaio scorso da uomini non ancora identificati. È stato raccolto con le ossa fracassate da due automobilisti di passaggio e trasportato presso l’ospedale cattolico di Kaduna, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. La sua identità e l’entità delle ferite subite non sono stati ancora rivelati, ma secondo una fonte di Aci Africa vicina al seminario si tratta del ragazzo «più testardo e resistente», e potrebbe essere stato liberato proprio «perché i rapitori pensavano che non sarebbe sopravvissuto nelle loro mani».

LA SPOSA DECAPITATA

Il ritrovamento è avvenuto il 18 gennaio, dieci giorni dopo l’irruzione nel campus di un commando armato: Pius Kanwai (19 anni), Peter Umenukor (23 anni), Stephen Amos (23 anni) e Michael Nnadi (18 anni) stanno pagando il prezzo di una situazione che a dispetto di quanto afferma il presidente Buhari è degenerata in tutta la Nigeria dopo il 26 dicembre, quando è stato diffuso il video della brutale esecuzione di 11 cristiani, decapitati da Boko Haram. Rapimenti e violenze si sono inasprite negli ultimi mesi, bande criminali hanno preso di mira i cristiani, sequestrati e assassinati senza pietà. Martha Bulus è stata decapitata nello Stato di Borno con le sue damigelle il 26 dicembre, cinque giorni prima delle nozze: i terroristi di Boko Haram hanno bloccato l’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Maduguri e Yola e l’hanno massacrata con le amiche solo perché cattolica.

I RAGAZZI DI GORA-GAN

Il 17 gennaio una banda di pastori fulani – spietati islamisti che nei primi sette mesi del 2019 avevano già massacrato 1.400 persone – ha fatto irruzione nel villaggio di Gora-Gan, nello stato di Kaduna, sparando a chiunque incontrassero nella piazza in cui si erano riunita la comunità evangelica: Briget Philip, 18 anni, e Priscilla David, 19 anni, sono morte crivellate dai colpi, Henry Jonathan, 18 anni, Benjamin Peter, 19 anni e Goodluck Andawus, di appena 12 anni, sono stati feriti gravemente.

AIUTATE TEMPI AD ANDARE IN NIGERIA

L’11 gennaio gli aguzzini dei seminaristi si sono messi in contatto con le famiglie per discutere il loro riscatto: su queste notizie l’arcidiocesi mantiene il più assoluto riserbo. Del loro destino e di quello di centinaia di cristiani, come la piccola Leah Sharibu, oggi nelle mani di gruppi estremisti islamici in tutto il paese non si nulla. Per questo rinnoviamo ancora una volta il nostro appello ai lettori: stiamo organizzando un reportage in Nigeria, vogliamo raccontare la tremenda quotidianità della comunità cristiana nell’indifferenza pressoché totale del mondo. Ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Qui trovate tutte le modalità per aderire al Fondo che abbiamo creato per sostenere le iniziative di utilità sociale di Tempi, cioè le battaglie che stanno a cuore al nostro giornale. A cominciare dalla libertà per Leah, per i ragazzi del Buon Pastore, per tutti i cristiani in Nigeria.

Da https://www.tempi.it/nigeria-decapitato-andimi-i-cristiani-sono-carne-da-macello-per-gli-islamisti/?fbclid=IwAR1VWGvifVpnwakngOTYtcMnPmmRGU7JQTJaGzFlpsEUG72_hrkkTAS6APE

I dati dell’aborto in USA

di Matteo Orlando

 

Da quando l’aborto è stato legalizzato negli Stati Uniti (47 anni fa con la sentenza della Corte suprema nel caso Roe vs. Wade), si stima che siano stati abortiti oltre 61 milioni di bambini.
Per la precisione il sito Life Site News ha pubblicato una nuova analisi preparata dal National Right to Life Committee che stima un totale di 61.628.584 aborti dal 1973 ad oggi.
Il direttore del Comitato nazionale per il diritto alla vita, il dottor Randall K. O’Bannon, ha fornito le cifre basate sui dati dei Centers for Disease Control (CDC) e del Guttmacher Institute, un ex braccio di ricerca della multinazionale abortista pianificata Parenthood.
Secondo Life Site News, l’Istituto Guttmacher riceve numeri direttamente dai centri di aborto ed è la fonte principale di dati più attuali a differenza del CDC che si basa su dati provenienti dai dipartimenti sanitari statali, alcuni dei quali non hanno dati completi (con California e New Hampshire che non hanno fornito dati per più di un decennio).
“Grazie a questi diversi metodi di raccolta dei dati, l’Istituto Guttmacher ha ottenuto costantemente conteggi più elevati rispetto al CDC. I ricercatori del CDC hanno ammesso che probabilmente eseguono un conteggio inferiore del numero totale di aborti perché le leggi sulla segnalazione variano da stato a stato e alcuni abortisti probabilmente non riportano i dati correttamente”, ha spiegato O’Bannon.
Life Site News osserva che la cifra totale indica che ci sono più di 2.362 aborti giornalieri e 98 aborti ogni ora negli Stati Uniti.
In generale il numero totale di aborti negli Stati Uniti è più elevato perché alcuni stati, come California, New York e Colorado, hanno legalizzato gli aborti prima della sentenza Roe vs. Wade.
“È difficile ottenere tali dati, anche se alcuni stimano che almeno un milione di aborti si siano verificati in questi stati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70”, ha aggiunto O’Bannon.
Tuttavia negli Stati Uniti ci sono buone notizie per i sostenitori della vita. Il numero di aborti è in declino.
Nel 2015, per esempio, è stato registrato il numero più basso di aborti eseguiti dal 2006.
Tra il 2006 e il 2015 il calo ha raggiunto il 24%, il che significa che nell’ultimo anno analizzato è stato registrato il numero più basso di aborti negli ultimi 10 anni.
“Dopo aver raggiunto un massimo di oltre 1,6 milioni nel 1990, il numero di aborti compiuti ogni anno negli Stati Uniti è tornato a livelli che non sono stati visti dalla fine degli anni ’70”, ha dichiarato il National Right to Life Committee.

ABORTO/ Lo studio: i feti provano dolore fisico già alla 12ma settimana

Segnalazione di Emilio Giuliana

Un grumo di cellule, come li definiva Marco Pannella, o esseri umani in grado di percepire tutto, soprattutto il dolore? Secondo studi che vanno avanti da tempo, da anni, in particolare la ricerca di cui si sta occupando lo scienziato “pro choice” americano Stuart Derbyshire, esperto di scienza del dolore, quindi non un anti abortista, pubblicato sulla rivista medico-scientifica Journal of Medical Ethics, i bambini non ancora nati possono provare dolore già dopo 12 settimane dal concepimento e probabilmente anche prima. Questo contrasta con la legge americana e con le dichiarazioni da sempre sostenute dai medici abortisti secondo i quali il feto non prova alcun dolore fisico fino a 24 settimane, il periodo massimo secondo il quale si può abortire (anche se lo stato di New York ha recentemente approvato una legge secondo la quale si può abortire anche al nono mese di gravidanza, cioè fino alla nascita del bambino). Lo studioso ha affermato che esistono “buone prove” del fatto che il cervello e il sistema nervoso dei bambini non ancora nati sono sviluppati abbastanza per provare dolore prima delle 24 settimane.

LO SMEMBRAMENTO PRATICATO DURANTE L’ABORTO

E se i bambini non ancora nati provano dolore, sicuramente lo sperimentano durante un aborto. Il che significa omicidio crudele e violento di essere umano. Una “lettura equilibrata” delle prove ” punta verso un’esperienza di dolore immediato e non riflessivo mediata dallo sviluppo del sistema nervoso già dalle 12 settimane”, hanno concluso. Lo scienziato e il suo co-autore si sono riuniti per scrivere questo articolo grazie alla sensazione condivisa che i dati neuroscientifici, in particolare i dati più recenti, non potessero supportare un rifiuto categorico del dolore fetale. Secondo il quotidiano inglese Daily Mail, “si è pensato che la corteccia, lo strato esterno del cervello che si occupa delle informazioni sensoriali, non sia sufficientemente sviluppata per la registrazione del dolore”. Di conseguenza, “molti organi medici … dichiarano che il dolore non è possibile prima della” gestazione “di 24 settimane. Tuttavia, recenti studi dimostrano chiaramente “che il consenso non è più valido”, sostengono. Nella terza settimana di concepimento, il metodo più comune di aborto è lo smembramento del feto. Ciò significa che ogni anno decine di migliaia di bambini non ancora nati possono soffrire di dolori lancinanti mentre vengono fatti a pezzi arto dopo arto nel ventre materno.

Da

In Emilia gli operai scaricano il Pd: “Non ci rappresenta più”

Nelle aziende del reggiano i lavoratori bocciano l’operato di Bonaccini: “Il partito non sa più ascoltare i nostri bisogni”

Tra le fabbriche del reggiano tira aria di cambiamento. Gli operai delle aziende localizzate nei pressi di Reggio Emilia sembrano voltare le spalle alla sinistra.

Delusi e amareggiati da un partito che, a loro dire, non sa più ascoltare i loro bisogni.

“Ho perso la fiducia proprio nella buona fede dei partiti di sinistra”, confessa Marco. Residente nel comune di Cavriago (RE) da 56 anni, dei quali 38 passati a fare l’operaio in una fabbrica della zona. !Ho sempre votato Pd, PCI, Ds”, dice “Dopo il governo Monti ho detto basta. La sinistra non mi rappresenta più. Fanno solo gli interessi della finanza internazionale. E basta.”

Che gli elettori rossi avessero cambiato volto lo si era intuito già dalle ultime elezioni europee. Dove i dati preannunciavano, si può dire, una rivoluzione in termini sociologici. Il bottino di voti racimolato dalla Lega infatti, fu per 40,3% merito della classe operaia. Un risultato inaspettato se si considera che, dagli anni 70, la sinistra si è sempre rivista nel partito più affine alle ideologie dei lavoratori. Un cambio di rotta che, a tre giorni dalle elezioni regionali in Emilia Romagna, sembra confermarsi anche tra gli operai che lavorano nelle aziende della periferia di Reggio Emilia. Agricoltori, dipendenti di fabbrica, manovali. Stanchi dell’indifferenza dei governatori del Pd che, da anni mandano avanti la loro regione, noncuranti delle necessità dei cittadini.

La classe operaia scarica il Pd

“Il mondo agricolo credo che non sia più rappresentato dalla sinistra”, sostiene Giulio, agricoltore reggiano, che per circa 25 anni si è recato alle urne barrando governatori del Pd, “Per noi la sinistra in questi anni non ha fatto niente. L’ultimo esempio lampante è stata la decisione di ostacolare la diga di Vetto”. Si tratta di un lago artificiale molto simile al Bilancino toscano, che verrebbe a cavallo tra le province di Reggio e Parma, i cui lavori sono stati bloccati dopo un anno, nel 1988, dal PCI a seguito di ‘un paio di tende’ di ambientalisti piazzate sul fiume Enza, al tempo dei Verdi di Ripa di Meana. Non sono mai stati ripresi nonostante tutto il mondo agricolo della Val d’Enza la aspetti con ansia in quanto necessaria per la sopravvivenza dei prati stabili polifiti (prati secolari o millenari mai stati arati, trattati solo con sfalcio concime ed acqua). La ricchezza di questa biodiversità (oltre 60 tipi di erbe e fiori diversi) danno una particolare fragranza al Parmigiano Reggiano, la più importante Dop del mondo. La diga oltre a poter diventare anche un luogo di attrazione turistica apporterebbe, secondo i più, una lunga serie di benefici, oltre a coprire i fabbisogni di acqua delle due intere province di Reggio e Parma. “L’abbiamo chiesta a più riprese”, continua Giulio, “Ma la sinistra continua sostanzialmente a non fare niente. Una grande delusione”. Motivo per cui ha deciso di dare fiducia al centrodestra. “A casa mia si cambia. Perché quando non si ottengono risposte. Quando ci si alza la mattina e si lavora con serietà come si è sempre fatto e non si ottiene niente, si cambia.”

L’impressione è che per gli operai di Reggio Emilia, la sinistra sia diventata il partito delle élite. Che scruta dall’alto i cittadini senza capire i problemi del popolo. Quando ancora il Movimento di Beppe Grillo era agli esordi, la corrente sembrava tirare i lavoratori verso i pentastellati. Oggi invece, per molti, il cambiamento si fa più radicale. Almeno per Antonio, che dopo aver aver votato il governo Renzi non ha dubbi: “Domenica voto Lega, sto con Lucia Borgnonzoni. Il mondo produttivo, il mondo artigianale, stanno scomparendo. Non ci sono più le condizioni per andare avanti. Mancano i fondi e di conseguenza la mano d’opera, ma nessuno fa niente per salvare questo settore”, ci confida Antonio amareggiato, “o ci credo nel cambiamento. È l’unica possibilità che abbiamo per dare una svolta”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/emilia-operai-scaricano-pd-non-ci-rappresenta-pi-1815747.html

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