MES: il vero virus che distruggerà l’Italia

Approfittando dell’epidemia, i burocrati di Bruxelles guidati dal ministro Gualtieri, con la complicità di Conte, hanno anticipato l’approvazione sulle norme che distruggeranno quel che resta dell’economia nazionale

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Se Conte e Gualtieri fossero uomini politici seri e responsabili chiederebbero per prima cosa all’UE il rinvio della riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) il discusso fondo “salvastati”.
Pensate che quei signori inqualificabili che sono i burocrati di Bruxelles lo hanno inserito addirittura come primo punto all’ordine del giorno della riunione dell’Eurogruppo di lunedì prossimo 16 marzo… Talmente importante che la discussione di provvedimenti contro il Covid-19 slitta addirittura al terzo posto.

La discussione era originariamente prevista per aprile, ma è stata anticipato, probabilmente proprio per approfittare del coronavirus utilizzato come “arma di distrazione di massa”.

Invece il premier Conte e, naturalmente, il ministro Gualtieri (che peraltro prende ordini solo dalla BCE) non hanno neppure risposto alla esplicita richiesta in tal senso formulata da Salvini e dalla Meloni nel corso dell’incontro avuto ieri a Palazzo Chigi.

Può sembrare assurdo ma il MES è una minaccia ancora peggiore del coronavirus. L’epidemia ci colpisce e falcidia per qualche settimana o mese: il MES ci porterà tutti definitivamente alla fame per anni (l’esempio della Grecia è sotto gli occhi di tutti).

Non può stupire, dunque, che oltre all’emergenza coronavirus, Matteo Salvini abbia ricordato che: “Sullo sfondo di tutto c’è il silenzio dell’Ue che pensa più al MES che al virus e che dimostra ancora una volta la sua lontananza dagli italiani». «L’Europa è totalmente assente, deve svegliarsi» ha aggiunto Giorgia Meloni.

Purtroppo, l’introduzione del MES, così come previsto dall’UE, è proprio il motivo principale della presenza di Gualtieri nel governo che, ancor prima di diventare ministro spinse lo scellerato Conte a firmare l’impegno a nome di un’Italia che non ne sapeva nulla. Non ci meraviglieremmo quindi se lunedì Conte darà ancora una volta l’ok.

Come sappiamo l’esecutivo Conte-Gualtieri è nato proprio da un esperimento genetico costruito nei laboratori di Bruxelles.

Gualtieri, collaboratore di Cristine Lagarde, rappresentante della Open society di Soros, può essere considerato il garante dei poteri forti UE per i ruoli ricoperti nelle istituzioni europee, prima di venire a fare il ministro per rovinarci del tutto.

L’ok alla riforma del MES, nel testo attuale, darà il colpo di grazia all’economia italiana, in quanto il nostro Paese dovrebbe versare centinaia di miliardi al fondo, al quale però non potrebbe mai attingere, perché per ottenerne l’aiuto finanziario occorrerebbe non essere sottoposti a procedura per disavanzi eccessivi. Sappiamo bene che, invece, l’Italia – soprattutto ora – non ha certo un deficit inferiore al 3% del Pil né un rapporto fra debito e Pil inferiore al 60%. Anzi, sia con la manovra economica di dicembre sia, ora, con la richiesta di “sforamento” per l’emergenza coronavirus, Gualtieri ha fatto di tutto per portarci fuori da questi parametri.

da “Italia Oggi”

Perché? Perché in queste condizioni l’Italia dovrebbe sottostare a una serie di condizioni capestro per qualsiasi contributo. Di fatto verrebbe commissariata dalla UE o meglio dalla famigerata Troika: UE-BCE-FMI che spolperebbe il nostro Paese di ogni residuo tesoro (Ferrovie, Poste, Leonardo, Fincantieri…).

Oggi l’Italia è economicamente, politicamente e moralmente molto più debole di qualche mese fa e la cattiva gestione dell’emergenza coronavirus ci ha dato il colpo di grazia.
Siamo il Paese con più contagi e morti dopo la Cina e questo grazie solo e soltanto a una politica dissennata, come ormai unariamente riconosciuto a libello mondiale. Un governo inetto che prima ha sottovalutato il pericolo, poi perso tempo, non ha avuto (e non ha) coraggio, ha preso decisioni sbagliate e contraddittorie, sordo agli appelli che giungevano dalle regioni, dagli ospedali e dai virologi.

Dopo Caporetto il governo si dimise e venne sostituito anche il Capo di Stato Maggiore. Qui invece il presidente della Repubblica tace mentre quello del Consiglio dichiara con incredibile faccia di tolla  «Avverto l’opportunità di un coordinamento per l’approvvigionamento di macchinari e attrezzature sanitarie». Capito? Solo il 9 marzo il presidente del Consiglio si è accorto che servono attrezzature: un mese dopo l’inizio dei contagi in Italia, due mesi dopo l’allarme internazionale.

Eppure. sarà proprio questo primo ministro, nominato a Bruxelles e solo ratificato dal Colle ad andare lunedì 16 a dare il benestare al MES e alle nuove norme che affosseranno definitivamente il nostro Paese. Se non riusciremo a fermarlo prima.

 

 

 

Da

MES: il vero virus che distruggerà l’Italia

Tutto ciò che non torna sull’epidemia: esce “Coronavirus”, libro-inchiesta di Francesca Totolo

Roma, 10 marzo – “Coronavirus. Tutto ciò che non torna sull’epidemia che ha scosso il mondo“. Qualche ora fa la giornalista d’inchiesta Francesca Totolo, collaboratrice anche de Il Primato Nazionale, ha lanciato su Twitter la copertina del suo prossimo libro che uscirà per i tipi di Altaforte Edizioni, anche se la data d’uscita non è ancora stata diffusa. Sul social della reporter domese si legge: “Sarà una ricostruzione di quello che è avvenuto negli ultimi mesi e di quello che è stato tenuto nascosto”. Si perché sono molti i buchi neri su questa piaga che sta prendendo le sembianze della pandemia.

Del resto abbiamo visto tutti, ieri sera, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a reti unificate estendere da Bolzano a Palermo il decreto in vigore, da domenica mattina, per la Lombardia e altre 14 province della Nazione. Un avvenimento senza precedenti, un avvenimento che riporta alla mente le misure restrittive messe in atto durante la Seconda Guerra Mondiale. E la Nazione questa mattina ha risposto con il restate a casa, anche se con l’eccezione dell’autocertificazione per esigenze lavorative, situazioni di necessità e per motivi di salute.

La cialtroneria del governo

In questo caos abbiamo raccolto le parole della cronista che ci ha spiegato: “Il vero vettore del virus è il politicamente corretto. Purtroppo in Italia abbiamo toccato con mano gli effetti della globalizzazione degli hashtag #abbracciauncinese e dei Giuseppe Sala della Milano aperta”. Anche sulla comunicazione del Governo la scrittrice non le manda a dire: “Si è passati da un messaggio positivo, molto rincuorante all’allarmismo più totale. Da Michele Mirabella che, in uno spot lanciato dal Governo lo scorso 7 febbraio, asseriva che era difficile contrarre il virus, con tanto di bacchette cinesi in mano, contro il virus del razzismo, alla serrata di tutta la Nazione. Questo è servito per deresponsabilizzare gli italiani”. In sostanza per l’autrice di Inferno SPA “si è chiusa la stalla con i buoi ormai fuggiti”.

Coronavirus ma quale “complottismo”

Ma il libro su cosa sarà centrato? “Sullo sviluppo del virus, sopratutto sulla sua diffusione. Teorie che raccontano l’evoluzione della vicenda e la potenziale fuga dei germi dal laboratorio BSL-4 di Wuhan vengono bollate come ‘complottismo’ quando agli occhi dei più attenti osservatori sono più che verosimili”. Ma non finisce qui: “Nei mesi precedenti si sono svolte parecchie esercitazioni su pandemie di alto livello. Per esempio il 18 ottobre 2019 a New York, il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e con la Bill and Melinda Gates Foundation, ha organizzato ‘EVENT 201’. Nei documenti ufficiali infatti si legge: “‘L’esercitazione ha identificato le aree in cui saranno necessari partenariati tra strutture pubbliche e private, durante la risposta ad una grave pandemia al fine di ridurre le conseguenze economiche e sociali su larga scala’”. Quanto meno curioso.

L’ultima stoccata è per il mercato dei vaccini. “In Italia, anche al seguito dell’introduzione di nuovi obblighi vaccinali, la spesa a carico della Servizio Sanitario Nazionale è passata dai 317 milioni di euro del 2015 ai 529 milioni di euro del 2018. L’incremento dal 2013 al 2018 è ancora più rilevante”. Di cosa parliamo? “La spesa per i vaccini è andata progressivamente aumentando negli ultimi sei anni,partendo da un valore di 5,3 euro pro capite nel 2013 e raggiungendo un valore di 8,7 euro nel 2018 (+66%) con una variazione media annuale (CAGR) del +11%”. E le Big Pharma si fregano le mani ed in questo caso e l’amuchina è ampiamente compresa nel prezzo delle nostre vite.

Lorenzo Cafarchio

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/epidemia-coronavirus-inchiesta-francesca-totolo-149069/?mc_cid=c5565edd18&mc_eid=5f5f5ee075

Centrodestra chiede misure drastiche. Salvini: “Conte ci ha detto no”

I leader del centrodestra hanno incontrato il premier per fare il punto sul coronavirus. Salvini: “Temiamo che qualcuno sottovaluti l’emergenza”

Si è appena concluso a Palazzo Chigi l’incontro tra Giuseppe Conte e le opposizione sull’emergenza coronavirus. Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno chiesto al premier misure immediate e straordinarie: fare dell’Italia per due settimane una vera zona rossa, dove possano operare e lavorare solo i servizi essenziali; tutelare economicamente sia i cittadini che le aziende con un piano di intervento “imponente”; nominare un Commissario straordinario con poteri di ordinanza.

Finalmente qualcuno ci ha ascoltato – ha dichiarato Matteo Salvini al termine dell’incontro -. Esco però preoccupato perché abbiamo portato al tavolo la voce di medici, sindaci, lavoratori che chiedono misure drastiche subito senza eccezioni. Chiudere tutto adesso, salvando i settori strategici, per ripartire sani fra poco. La risposta è stata ‘no’. È il momento delle scelte drastiche. Temiamo che qualcuno sottovaluti l’emergenzasanitaria“. “Ci hanno detto: vi faremo sapere – ha continuato il leader della Lega -. Noi come coalizione stiamo dimostrando responsabilità, voglia di dialogo e compattezza. Non sono contento di quello che ho sentito, non ci sono tempi certi per l’economia e non si rendono conto dell’emergenza sanitaria. Se mi chiedete se sono contento dell’incontro vi dico ‘no’“.

Non ci sono state risposte chiare – ha spiegato Giorgia Meloni -. Abbiamo chiesto misure certe e definitive. Riteniamo che sarebbe più utile chiudere tutto per 15 giorni. Pensiamo inoltre che serva commissario straordinario, una figura forte che possa occuparsi di tutta l’emergenza, che abbia anche poteri ordinamentali. Il presidente del Consiglio ha aperto ad una nomina di un commissario, ma nulla di più. Non è detto che questo accadrà“. La leader di Fratelli d’Italia ha poi parlato degli interventi economici: “Crediamo che servano risorse molto più ingenti di quelle stanziate dal governo. I 7,5 miliardi sono inadeguati per questa emergenza: sono meno di quanto spendiamo per il reddito di cittadinanza. Noi abbiamo parlato almeno di 30 miliardi che comunque consideriamo un punto di partenza. ‘Abbiamo chiesto un approfondimenti ulteriori. Vediamo di cercare più risorse’, ha detto il ministro Gualtieri”.

Ci auguriamo che il governo decida in tempi rapidi di avere una zona rossa in tutta Italia. Non è stato escluso che possa accadere in futuro, ma non abbiamo tempo da perdere“, ha dichiarato Antonio Tajani. “Non bastano gli investimenti – ha poi tuonato il vicepresidente di Forza Italia -. Conte e Gualtieri ci hanno assicurato che questo non è che l’inizio, ma noi vogliamo vederlo nero su bianco. Abbiamo detto 30 miliardi ma è solo l’inizio per noi“. Infine Tajani ha ammonito il governo sulla comunicazione: “Gli italiani hanno bisogno di sapere cosa possono fare: c’è ancora confusione. Serve un Commissario straoridinario. C’é stata un’apertura ma vedremo, speriamo sia una figura di alto profilo“.

Salvini e Meloni si sono poi scagliati contro l’Europa. “Sullo sfondo di tutto c’è il silenzio dell’Ue che pensa più al Mes che al virus e che dimostra ancora una volta la sua lontananza dagli italiani“, ha tuonato il leghista​. “L’Europa è totalmente assente, deve svegliarsi. Abbiamo inoltre chiesto che lunedì all’Eurogruppo non si discuta del fondo salvastati“, ha concluso Meloni.

Da

https://www.ilgiornale.it/news/politica/centrodestra-chiede-misure-drastiche-salvini-conte-ci-ha-1838685.html

Novena a San Giuseppe – dal 10 al 18 Marzo

Novena a San Giuseppe
dal 10 al 18 Marzo
da recitarsi ogni giorno (non ci saranno invii quotidiani)
O S. Giuseppe, mio protettore ed avvocato, a te ricorro, affinché m’implori la grazia, per la quale mi vedi gemere e supplicare davanti a te. E’ vero che i presenti dispiaceri e le amarezze che sono forse il giusto castigo dei miei peccati. Riconoscendomi colpevole, dovrò per questo perdere la speranza di essere aiutato dal Signore? “Ah! No!” – mi risponde la tua grande devota Santa Teresa – “No certo, o poveri peccatori. Rivolgetevi in qualunque bisogno, per grave che sia, alla efficace intercessione dei Patriarca S. Giuseppe; andate con vera fede da Lui e resterete certamente esauditi nelle vostre domande”. Con tanta fiducia, mi presento, quindi, davanti a Te e imploro misericordia e pietà. Deh!, per quanto puoi, o San Giuseppe prestami soccorso nelle mie tribolazioni. Supplisci alla mia mancanza e, potente come sei, fa che, ottenuta per la tua pia intercessione la grazia che imploro, possa ritornare al tuo altare per renderti l’omaggio della mia riconoscenza.
Pater – Ave – Gloria

 

Non dimenticare, o misericordioso S. Giuseppe, che nessuna persona al mondo, per grande peccatrice che, fosse, è ricorsa a te, rimanendo delusa nella fede e nella speranza in te riposte. Quante grazie e favori hai ottenuto agli afflitti! Ammalati, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, ricorrendo alla tua protezione sono stati esauditi. Deh! non permettere, o gran Santo che io abbia ad essere il solo, fra tanti, a rimanere privo dei tuo conforto. Mostrati buono e generoso anche verso di me, ed io, ringraziandoti, esalterò in te la bontà e la misericordia dei Signore.
Pater – Ave – Gloria
O eccelso Capo della Sacra Famiglia, io ti venero profondamente e di cuore t’invoco. Agli afflitti, che ti hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e pace, grazie e favori. Degnati quindi di consolare anche l’animo mio addolorato, che non trova riposo in mezzo alle ingiustizie da cui è oppresso. Tu, o sapientissimo Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni prima ancora che io te li esponga con la mia preghiera. Tu dunque sai benissimo quanto mi è necessaria la grazia che ti domando. Nessun cuore umano mi può consolare; da te spero d’essere confortato, da te, o glorioso Santo. Se mi concedi la grazia che con tanta insistenza io domando, prometto di diffondere la devozione verso di te, di aiutare e sostenere le opere che, nel tuo Nome, sorgono a sollievo di tanti infelici e dei poveri morenti. O. S. Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà dei mio dolore!
Pater – Ave – Gloria
Sancte Joseph, ora pro nobis.

Da

http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/03/10/novena-a-san-giuseppe-dal-10-al-18-marzo/

L’allarme degli studiosi: “Il virus sta in aria 30 minuti e copre distanze di 4,5 metri”


Secondo uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi il coronavirus sarebbe in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri. I dubbi degli esperti: lo studio viene ritirato

Una delle misure di sicurezza raccomandate dalle autorità sanitarie per ridurre il rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus, è quella che prevede di mantenere una distanza di sicurezza di uno o due metri dalle altre persone.

Uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi, pubblicato dalla rivista scientifica Pratical Preventive Medicine e poi ritirato, rischiava di rimettere tutto in discussione.

Secondo gli autori della ricerca, smentiti quasi all’unanimità dagli altri esperti, il Covid-19 sarebbe stato in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri, cioè molto più delle distanze di sicurezza fin qui consigliate.

Il coronavirus, come è emerso nelle scorse settimane da altri studi, può rimanere per giorni sulle superfici, aumentando il rischio di contrarlo per chi le tocca. La permanenza sulle superfici è soggetta a fattori variabili, tra cui il tipo di superficie e la temperatura. Ad esempio, a 37 gradi centigradi il virus potrebbe resistere fino a due o tre giorni su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti. Come se non bastasse, il Covid-19 sopravviverebbe fino a cinque giorni nelle feci o nei liquidi corporei.

Si può confermare – scrivevano gli studiosi – che in un ambiente chiuso con aria condizionata, la distanza di trasmissione del nuovo coronavirus eccederà la comunemente riconosciuta distanza sicura“. La situazione presa in considerazione, citata anche dal South China Morning Post, è quella di un autobus per dimostrare la permanenza del virus sul mezzo pubblico anche dopo la discesa della persona contagiata.

L’esempio dell’autobus e l’importanza delle mascherine

Un passeggero che già avvertiva i sintomi della malattia, identificato come “A”, è salito su un autobus a lunga percorrenza di 48 posti al completo, sedendosi in penultima fila, senza mascherina per coprire il volto. In base alle immagini delle telecamere a circuito chiuso, l’uomo non ha avuto interazioni con altri passeggeri durante tutto il viaggio, durato quattro ore.

In questo lasso di tempo il Covid-19 è riuscito a posarsi su altri sette passeggeri prima che il soggetto A scendesse dal mezzo, tra cui alcuni che sedevano sei file più avanti del paziente zero in questione, collocati, tra l’altro, a una distanza stimata di circa 4,5 metri.

Dopo mezz’ora dalla fine della corsa un altro gruppo di persone è salito sull’autobus. Uno di loro che non indossava la mascherina è rimasto contagiato, probabilmente per le particelle inalate dal gruppo di passeggeri seduti in precedenza. Il solito paziente preso in considerazione è poi salito su un altro minibus contagiando, in un’ora, altre due persone, una delle quali distante 4,5 metri.

Lo studio ha dimostrato come nessuna delle persone che indossavano una mascherina per coprire il volto durante il viaggio con il paziente zero abbia contratto il coronavirus. Certo, rimangono ancora interrogativi aperti sullo studio, tra cui il fatto che la persona seduta al fianco di A non ha contratto il Covid-19 pur avendo l’esposizione più alta delle altre.

Eppure la conclusione dei ricercatori è quella di indossare le mascherine quando si prendono i mezzi pubblici, comprese metropolitane e aerei, ridurre al minimo il contatto tra le mani e le aree pubbliche ed evitare di toccare la faccia prima di averle pulite.

Il parere degli esperti

Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sostiene che i dati presi in considerazione dalla ricerca siano troppo deboli: “Non conosco la ricerca ma il dato è molto debole. Lo studio si basa sull’osservazione di passeggeri attraverso la telecamera a circuito chiuso. Chi ci dice che i passeggeri non fossero già precedentemente malati?”.

Tutto ciò che sappiamo – ha concluso Burioni – è che il virus si trasmette attraverso le goccioline emesse da tosse e starnuti di persone positive. Non ci sono reali prove che il virus resti sospeso in aria. Uno studio recente su Jama ha studiato l’entità della contaminazione da coronavirus quando si è in presenza di un paziente infetto con sintomi importanti: i campioni dell’aria erano risultati negativi nonostante l’entità della contaminazione su alcune superfici. E Jama è una rivista seria”.

Per il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, “in un contesto chiuso come un autobus potrebbe accadere qualcosa del genere”.

Ma dobbiamo ricordarci – ha aggiunto Pregliasco – che più ci si allontana dal soggetto infetto, meno sono le probabilità di contagio perché la curva delle famose goccioline cala. Inoltre possiamo supporre, al di là che è uno studio osservazionale, che il “passeggero A” sia stato un superdiffusore, con alta carica virale e le persone che ha contagiato probabilmente erano particolarmente suscettibili, sempre che il contagio sia avvenuto davvero sull’autobus. Insomma, una serie di circostanze particolari, non così facilmente ripetibili, ma che devono fare riflettere sull’importanza del lavaggio delle mani”.

 

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

da

https://m.ilgiornale.it/news/mondo/lallarme-degli-studiosi-virus-sta-aria-30-minuti-e-copre-1838206.html

Come può uno scoglio arginare il mare?

Come può uno scoglio arginare il mare?

Siamo in un’epoca liquida ma il mare che si cerca di arginare, in questo momento si chiama Covid-19, per farlo bisognerebbe imitare la Cina…

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Dal nostro corrispondente a Hong Kong –
Con il primo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio scorso, da una parte si dichiarava lo stato di emergenza ma, dall’altra, si bloccavano solo i voli dalla Cina senza neppure un controllo su chiunque venisse da altre aree (o dalla Cina stessa facendo scalo). Il decreto del 1 marzo proseguiva sulla stessa falsariga, mettendo in “quarantena” solo i residenti di Codogno e pochi altri comuni, senza considerare, invece, iniziative serie sull’intero territorio nazionale. Infine, nel decreto di domenica scorsa si è fatto lo stesso errore trattando diversamente la Lombardia dalle altre regioni… Salvo poi – dopo meno di due giorni – rimangiarsi tutto ed estendere i vincoli, come era logico, al resto d’Italia.

Non solo non aveva senso ma credo fosse persino incostituzionale creare questa “discriminazione” su base territoriale e usarla per giustificare restrizioni arbitrarie. Solo un ingenuo può pensare che un virus vada a leggere le cartine geografiche. Invece, era assolutamente prevedibile che molti, presi dal panico e dall’idea di rimanere “in trappola”, scappassero verso altre aree rischiando così di diffondere il virus molto più rapidamente.

Tra le altre amenità, il decreto della Presidenza del Consiglio del 1 marzo (in allegato 4), dopo un importante invito a lavarsi le mani (sic!), invitava a «usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate». Frase fatta inserire anche nel decalogo che tutte le farmacie d’Italia devono affiggere…

Solo in Italia si dice che la mascherina non serve a nulla! Forse perché le mascherine non si trovano e si devono dare solo a chi ne ha bisogno?

Quando, un mese fa, la crisi era emersa nella sua drammaticità in Cina, essendo chi scrive residente a Hong Kong, molti amici italiani mi chiedevano com’era la situazione da noi. Qui stava diventando difficile trovare le mascherine. Contattai allora un mio conoscente che gestisce una farmacia in Lombardia, il quale mi rispose che – già a inizio febbraio – le poche a disposizioni le aveva vendute a famiglie di origine cinese e, poi, da allora non era più riuscito a riceverne. Ne aveva persino ordinate su Amazon in due lotti. Il primo, in ritardo di due settimane, era stato “smarrito” nella dogana italiana. L’altro… è ancora in viaggio ma, proprio oggi, si è appreso che l’Ordine dei farmacisti comunica che: «vengono requisite a favore della Protezione civile tutte le mascherine prodotte e in ingresso».

Si noti tra l’altro che, a partire dal 28 febbraio, un Ordine del giorno del Senato, a firma Mandelli (FI) impegnava il Governo a fornire le mascherine anche ai farmacisti. I baristi, poi, non dovrebbero indossarla per legge? In Korea il virus si è diffuso tra gli aderenti a una setta religiosa, a Hong Kong tra i buddisti che si ritrovavamo in un tempio affollato della città. In Italia, visto che ormai in pochi si trovano nelle chiese, che si è comunque provveduto a chiudere, si diffondere nei bar che, invece, restano aperti.

Altre assurdità. Si dice di tenere un metro tra una persona e l’altra, ma non si dice che il virus si diffonde anche oltre i tre metri e comunque nell’aria (oggi se n’è accorta anche Repubblica). La quarantena è prevista di due settimane, salvo poi avere casi documentati di dieci turisti americani e quattro di Hong Kong, a bordo della Diamond Princess che, dichiarati sani dopo quattordici giorni, sono tornati nei Paesi d’origine e qui dichiarati infetti.

Il Governo italiano dice di voler “copiare” le misure prese dal Governo cinese, ma lo fa senza coerenza e senza la capacità di costruire consenso, anzi diffondendo dubbi e confusione.

La mascherina in Cina è stata, da subito, il simbolo della solidarietà tra i cittadini, la si usa non tanto per se stessi, ma per non far preoccupare gli altri. In Italia sembra che sia il contrario. IN Cina sono state prese tante altre iniziative, come disinfettare continuamente, anche ogni trenta minuti, i pulsanti degli ascensori, le maniglie e ogni spazio pubblico possibile, anche le strade.

Il Governo cinese ha costruito un ospedale in 10 giorni, da noi si parla di emergenza da quaranta giorni e quanti posti letto sono stati aggiunti alle rianimazioni? E parliamo di Regioni dove le strutture sanitarie sono di eccellenza europea, figuriamoci cosa potrebbe succedere al Sud?

Sembrava che questa crisi potesse minare profondamente la stabilità del governo cinese, accusato inizialmente di non aver capito la gravità della situazione e di aver voluto nascondere l’emergenza ma, a distanza di un mese, il governo cinese ne è uscito ancora più forte.

Nel frattempo, la Cina si è costruita gli anticorpi per poter cogliere tutti i vantaggi di una situazione ribaltata, con le democrazie occidentali che ora sono in una crisi, forse irreversibile.

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Coronavirus, Giuseppe Conte: ecco il decreto ‘Io resto a casa’. Tutta Italia diventa Zona Rossa


Il premier Giuseppe Conte annuncia inasprimento per le norme contro il diffondersi del contagio del coronavirus. “Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare: ‘Io resto a casa‘. Non ci saranno zone rosse o zone gialle, ma tutta l’Italia sarà zona protetta, Saranno consentiti gli spostamenti solo per motivi inderogabili di lavoro, e di salute. E saranno vietati gli assembramenti”. Il premier ha poi fatto riferimento alle scene viste in questi giorni, con la movida notturna che in molte città come Roma non si è fermata. Il provvedimento sarà pubblicato questa sera, subito dopo la firma, nella Gazzetta ufficiale e pertanto sarà in vigore da domani.

“Non ci sarà più una zona rossa, ci sarà l’Italia zona protetta – ha spiegato Conte – Saranno da evitare su tutto il territorio della penisola gli spostamenti a meno di comprovate ragioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute. Aggiungiamo un divieto degli assembramenti all’aperto e in locali all’aperto. Comprendiamo il bisogno di socialità, abbiamo visto tutti le immagini della movida ma non ci possiamo più permettere questi episodi di socialità che sono anche di contagio”. Lo annuncia il premier, Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi.

Scuole chiuse in tutta Italia fino al 3 aprile. “Andiamo a estendere il regime di disciplina portiamo la sospensione delle attività didattiche fino al 3 aprile su tutta la penisola, isole comprese”, ha detto Conte. Sulla durata del provvedimento “per quanto riguarda il resto ci manteniamo flessibili, per ora ci manteniamo alla durata già convenuta”.

Si ferma anche la Serie A: “Non c’è ragione per continuare sport e campionato calcio”, ha detto il premier.

“Sono pienamente consapevole della gravità e della responsabilità. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia. E’ il momento della responsabilità e tutti l’abbiamo. Voi cittadini tutti con me. La decisione giusta oggi è di restare a casa. Il futuro nostro è nelle nostre mani“, ha esortato Conte. “Non è all’ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici, per garantire la continuità del sistema produttivo e consentire alle persone di andare a lavorare”, ha detto spiegando le modalità relative agli spostamenti dei cittadini. Il mezzo per giustificare gli spostamenti per lavoro resta “l’autocertificazione, ma se ci fosse una autocertificazione non veritiera ci sarebbe un reato“, ha precisato il premier.

All’inizio della conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha illustrato i motivi della stretta alle norme per limitare il contagio del Covid-19 in tutto il territorio nazionale. “Abbiamo adottato una nuova decisione che si basa su un presupposto: tempo non ce n’è. I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante dei contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva e subintensiva e anche delle persone decedute. La nostre abitudini quindi vanno cambiate. Vanno cambiate ora. Ho deciso di adottare subito misure ancora più stringenti, più forti”, ha detto Conte.

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https://www.iltempo.it/home/2020/03/09/news/coronavirus-giuseppe-conte-decreto-io-resto-a-casa-spostamenti-italia-autocertificazioni-norme-1292822/

Guerra batteriologica

L’accusa del Pasdaran

Di fronte a un vero e proprio attacco di guerra che ha ammalato e poi condotto alla morte, due notti fa, anche uno dei pezzi grossi dei servizi segreti di Tehran, Ahmadinejad è stato l’unico statista al mondo che ha apertamente mostrato irritazione con lettere che tutti possono visionare, inviate a Oms e Onu. Lo statista islamico e nazionalpopolare, che in suo viaggio italiano del 2008 non ebbe timore alcuno nel definire Mussolini “un eroe del Mediterraneo, filoislamico” poco prima di essere attaccato dal servizio britannico residente in Italia con onde radioattive elettromagnetiche (almeno se stiamo a quanto sostenne l’ex ambasciatore iraniano e vari quotidiani come Ettel’at), ha accusato Londra e Usa di voler continuare a dominare il mondo con tutti i mezzi, anche con mezzi più atroci e pericolosi delle armi atomiche, che già senza scrupoli hanno nel passato utilizzato. Ma quanto si tentò allora di sopprimere ed annichilire, con Hiroshima, Nagasaki, Yalta, inesorabilmente sarebbe tornato alla luce più forte di prima: dal peronismo tercerista latinoamericano, al maoismo antiYalta, dal nasserismo mediterraneo alla Rivoluzione iraniana guidata dall’Imam Khomeini. Il Global Britain, per conservare il quale furono bruciati vivi migliaia e migliaia di innocenti bambini e civili a Dresda, Gorla, e furiosamente in tutto l’eroico Giappone che mai avrebbe altrimenti ceduto, perdeva pezzi fondamentali e casematte strategiche. Londra avrebbe continuato, però, a dominare il mondo tramite il “deep state” Usa (fazione Rothschild), la Fed ed il petrodollaro. La propaganda di Information Warfare (IW) che fa dell’11 settembre una azione del Mossad, o di Al Qaeda un ramo della Cia e del traditore Skripal’ avvelenato una vittima dell’onnipresente guastafeste Putin può proprio essere una conseguenza del potere propagandistico globale del britannico MI6. Operazioni chirurgiche, come quella del COVID-19 o, nel passato italiano, gli omicidi diretti di Giovanni Gentile e Benito Mussolini (compiuto dal reparto Z)  come quello politico di Craxi e sociale dell’IRI, non possono che rimandare all’azione brillante di reparti operativi o propagandistici culturale del servizio di Londra.

La tradizione imperialista di cui dispone la Gran Bretagna, come una sorta di immateriale capitale geopolitico e “spirituale”,  non solo rimanda a Disraeli (il più notevole e geniale statista dell’intero ‘800) ma possiede un “deep state” che si identifica con “una cerchia segreta”, così la chiama lo stesso Ahmadinejad. Tale fazione elitaria unifica la Regina con i Rothschild e non è di certo a disposizione degli Usa, al limite tenta di utilizzare al proprio fine i vari pupazzi di sorta, siano essi gli Obama o i Trump di turno. La Brexit, vista in tale luce, può ben essere un semplice depistaggio tattico. Mark Carney, Governatore della Banca Centrale d’Inghilterra, appartiene appunto alla fazione Rothschild; il ritorno di forza dei Rothschild ha un evidente significato politico e geopolitico. L’ipotesi che formulo è quello di un avvicinamento a passi da gigante a una nuova Yalta. Secondo l’intento dell’elite anglosassone, Londra e Pechino, come ieri Washington e Mosca, debbono raggiungere il deal e spartirsi il pianeta. Chiaramente la Russia e l’Europa da un lato, l’Iran dall’altro sarebbero le vittime designate di tale affare del secolo. La Russia, in particolare, come voleva Brzezisnki, sarebbe ridotta a pezzetti e stritolata. La fazione patriottica e anti-britannica di Xi Jinping, puntando alla supremazia globale, non è fino ad ora scesa a compromessi con i Rothschild, preferendo la compagnia di Vladimir Putin, e il COVID-19 potrebbe essere letto proprio in una tale ottica di Azione di Guerra ibrida.

Una consapevolezza europea, o meglio ancora quella di un “socialismo euromediterraneo” come lo definivano prima il Mussolini di Salò, stanco del pangermanesimo reazionario, poi Craxi stesso, è nella suddetta ipotesi la assoluta necessità tattica. Ogni fiducia verso la Germania e i tedeschi andrebbe superata definitivamente; dallo Stato maggiore prussiano a quello nazionalsocialista, lo storico infantile complesso filo-londinese dei vertici berlinesi ha già in due casi, decisivi, distrutto ogni ipotesi di collaborazione euromediterranea. Auspicabile, viceversa, la strategica gravitazione di macroregioni tedesche verso Mosca Terza Roma, una grande unità europea con centralità della Tradizione mediterranea e il recupero dell’Islam non occidentalizzato e fanatico come nostro tradizionale alleato (da Hezbollah ai rivoluzionari yemeniti passando per il martire Soleimani non mancano fraterni esempi…). La consapevolezza tattica, come fu compreso da chi ci ha preceduto, da Garibaldi a Berto Ricci, da Gentile a Mussolini, rimane la maggiore arma di fronte al Nemico di sempre: Londra, la Terza Cartagine, il Nemico dell’uomo.

Da

http://www.noreporter.org/index.php/conflitti/26468-guerra-batteriologica

Il coronavirus e i tagli alla sanità. I soldi sono stati spesi per i migranti


Nel pieno dell’emergenza coronavirus, l’analisi della spesa per il Sistema Sanitario Nazionale. Anni di tagli, mentre cresceva la spesa per l’immigrazione

Ci sono due dati, in tempi di Coronavirus, che è opportuno valutare fino in fondo. Il primo, è il crollo di risorse registrate dal Sistema Sanitario Nazionale, vero baluardo alla diffusione del virus non solo in Lombardia e Veneto, ma in tutta Italia. E l’altro è il boom di fondi che lo stesso Stato italiano ha investito per l’accoglienza dei migranti, in larga parte clandestini.

A certificare il “definanziamento” del SSN è un rapporto pubblicato a fine 2019 dall’Osservatorio Gimbe, una fondazione che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario. I numeri parlano chiaro: “Fra tagli e minori – si legge – entrate il Sistema Sanitario Nazionale ha perso negli ultimi dieci anni € 37 miliardi di euro”. Ci si può poi stupire, se gli ospedali vicini alla zona rossa temono di trovarsi presto di fronte alla mancanza di posti letto per i casi di contagiati da coronavirus che necessitano della terapia intensiva? “Il finanziamento pubblico – continua il rapporto – è stato decurtato di oltre € 37 miliardi, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla Sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%)”.

Allo stesso tempo, però, ingenti risorse pubbliche venivano destinate dai governi che si sono susseguiti sulla gestione del flusso migratorio. Il Documento Programmatico di Bilancio del 2017 conteneva una stima della spesa sostenuta per la crisi immigrati dal 2011 al 2017, quasi lo stesso periodo considerato dal Gimbe per il SSN. Dai 827,8 milioni di euro spesi al neto dei contributi Ue, si è passati ai 4,2 miliardi del 2017. In totale fanno oltre 15 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti tra i 4,5 e i 4,9 miliardi previsti per il 2018. Sul 2019 i dati non sono disponibili, visto che la parola “migranti” dal Def del 2020 è scomparsa. Anche se il calo degli sbarchi dovrebbe aver prodotto (e favorire in futuro) un “risparmio” da 1 a 2 miliardi all’anno, l’esborso dell’ultimo decennio per la gestione degli immigrati è comunque da capogiro. A conti fatti, infatti, parliamo di una cifra totale dal 2011 al 2018 intorno ai 20 miliardi di euro, più della metà dei 37 miliardi che negli anni sono stati tolti alla sanità.

Da

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-e-i-tagli-sanit-i-soldi-sono-stati-spesi-i-1835254.html

VIGLIACCHI E INCAPACI


Sulle questioni importanti, nella storia, i governi italiani hanno preso sempre decisioni idiote, sbagliate e dimostratamente rovinose per il Paese,
 ma quasi sempre a vantaggio di interessi stranieri.

Mi vengono a mente, risalendo nel tempo, l’adesione al MES, il Trattato di Dublino, il Six Compact, l’entrata nell’Euro, le privatizzazioni dell’Iri, l’entrata nello SME, la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro, le Politiche Agricole Europee. Prima ancora: la gestione della resa nel 1943 (fuga del re, sbando dell’esercito, occupazione tedesca), la scelta di entrare nella II Guerra Mondiale, la Guerra di Etiopia, la scelta di lasciare che Mussolini prendesse il potere, la scelta di entrare nella I Guerra Mondiale e di condurla nel modo in cui fu condotta fino a Caporetto. Forse l’unica importante scelta intelligente che un governo italiano abbia mai fatto è stata la sostituzione di Cadorna con Diaz dopo Caporetto.

Il corona virus -un virus brevettato e derivato in laboratorio da quello della sars- colpisce dapprima in Francia, il 24 gennaio, poi in Germania, il 28, ma i governi di quei paesi tengono nascosta la cosa. Poi colpisce in Italia, e il governo italiano la sbandiera al mondo con isterica enfasi, creando l’apparenza che l’Italia sia il focolaio d’Europa. Blocca gli arrivi aerei diretti dalla Cina, ma non quelli indiretti – quindi è consapevole che vanno bloccati, ma fa in modo che continuino.

In Italia ogni anno coi virus invernali muoiono almeno 9.000 persone (quasi tutte già malate o vecchie, dove il virus è solo una concausa della morte). Ad ora sono morte col corona virus soltanto 250 persone circa, tutte già compromesse da altre cause. Con una scelta, quindi, quantitativamente pretestuosa e verosimilmente inefficace, oggi il governo ‘chiude’ le zone più produttive del Paese, mentre l’economia nazionale, già debole, sta sull’orlo di una recessione, e mentre niente fa per ridurre le infezioni ospedaliere, che uccidono 7.000 persone l’anno, né il consumo di tabacco, che ne uccide 90.000 e predispone ad ammalarsi proprio l’apparato respiratorio, bersaglio del corona virus. Perché lo fa? Cui prodest? Se si ferma l’economia, si fermano anche le risorse per la sanità, e avanza solo l’indebitamento e la dipendenza dall’estero.

Oggettivamente, le scelte del governo, anche se di buona fede, preparano il Paese per la sua consegna al MES e per una svendita totale ai capitali predatori della grande finanza, che premono per queste politiche sia dall’interno che dall”Europa’.

Conte, intanto, fa i fervorini agli italiani invitandoli al senso di “autoresponsabilità”.

L’unico modo per scongiurare strutturalmente il processo di recessione, indebitamento e svendita allo straniero è il recupero allo Stato della capacità di emettere moneta per finanziare gli investimenti produttivi e infrastrutturali e l’occupazione e sostenere la domanda e i redditi in modo che possano pagare i debiti. Solo la disponibilità di una moneta nazionale, pubblica ed emessa senza indebitamento netto del Paese potrebbe sostenere l’economia in questa situazione. Ma dove sono gli statisti capaci di fare questo e non asserviti agli altri interessi?

La balordaggine del governo è confermata dal fatto che ieri sera ha lasciato trapelare il decreto di confinamento, scatenando così la fuga dalla zona da chiudere verso il resto del Paese. Ora vedremo come bloccherà gli spostamenti in uscita e in entrata dall’area più produttiva del Paese, abitata da circa 17 milioni di persone.

08.03.2020 Marco Della Luna per il suo blog

Da

VIGLIACCHI E INCAPACI

Coronavirus, in Cina 0 contagi fuori da Wuhan in 24 ore: è la prima volta


Il comitato per la salute pubblica cinese ha confermato un dato che dà grande speranza per il futuro della lotta contro il Covid-19.

Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia del nuovo tipo di coronavirus, nella Cina continentale non si sono registrati nuovi casi di contagio al di fuori della provincia dell’Hubei, quella in cui si è originato il nuovo agente patogeno.

A riferirlo è il portavoce del comitato nazionale per la salute di Pechino, Mi Feng, spiegando che nelle ultime 24 ore in Cina sono stati rilevati 44 casi di contagio, di cui 41 nell’Hubei e 3 tra Pechino e Gansu, ma in ambedue i casi sono risultati essere ‘di importazione’:

“Al di fuiori della provincia dell’Hubei sono stati registrati 3 casi di contagio, tutti importati dall’estero. Per la prima volta nel territorio cinese non sono stati segnalati nuovi casi di infezione“, ha dichiarato Feng.

Il numero di casi confermati di infezione da coronavirus ha raggiunto quota 80695 in Cina, con 3097 decessi e oltre 57000 guarigioni.

Da

https://it.sputniknews.com/mondo/202003088833483-coronavirus-in-cina-0-contagi-fuori-da-wuhan-in-24-ore-e-la-prima-volta/

Coronavirus, le priorità della Bonino: “Garantire salute dei richiedenti asilo”


Roma, 8 mar – L’intera Nazione è bloccata dall’emergenza coronavirus, divisa a metà da un decreto prima comunicato col misurino e poi diffuso nelle tarde ore della notte. La preoccupazione di Emma Bonino, però, è tutta per i rifugiati (e per l’Europa).

Bonino: “Garantire salute rifugiati”

La Bonino lo ha scritto ieri sul suo profilo Twitter e anche su Facebook,  comunicando ufficialmente di aver richiesto al ministro degli Interni misure ad hoc per gli immigrati: “Ho chiesto a ministro #Lamorgese quali misure ha intrapreso per garantire salute di richiedenti asilo ospitati nei CPR, perché venga fatto sforzo ulteriore di comunicazione e prevenzione per proteggere la salute di operatori e rifugiati”. E se da una parte si potrebbe essere d’accordo con la Bonino perché il loro status di rifugiati non li esime dal contrarre il coronavirus, vale anche il contrario – perché accoglierne altri mentre siamo in piena emergenza sanitaria?

La solita solfa: “Ci vuole più Europa”

La stessa Bonino sempre su Twitter ieri commentava il fatto che gli altri Paesi europei non hanno aiutato l’Italia nella fornitura di mascherine e presidi sanitari, e ne dà tutt’altra lettura (ovviamente europeista): “puntuale torna slogan l’Europa ci lascia soli. Facciamo chiarezza: gestione sistemi sanitari è competenza nazionale, che Stati membri hanno sempre voluto tenersi con le unghie e i denti. Misure nazionali non più sufficienti: Anche in questo caso ci vuole più Europa”. Insomma, la ricetta della Bonino, la panacea di ogni male, è l’Europa (anzi, l’Unione Europea) – proprio come lo è per Mario Monti, e le riflessioni le lasciamo a voi.

Ilaria Paoletti

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-le-priorita-della-bonino-garantire-salute-dei-richiedenti-asilo-148731/

Vaticano, paura per il Coronavirus


di Matteo Orlando

Nella mattinata di Domenica 8 marzo un operaio, all’interno della
Basilica di San Pietro, si è sentito male, accusando i sintomi che il
Coronavirus ha in comune con altre malattie (febbre e tosse) e così è
finito ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove eseguirà il
tampone. Se risultasse positivo, sarebbe il secondo lavoratore in
Vaticano a risultare positivo al Coronavirus, dopo un sacerdote
esterno, che si era recato negli ambulatori vaticani per una visita ed
era stato trovato positivo (mentre le cinque persone che avevano avuto
contatti ravvicinati con lui, seppur negative al tampone, adesso si
trovano in quarantena precauzionale).
Sempre l’8 marzo gli addetti vaticani hanno sanificato a fondo tutta
la Basilica di San Pietro e questo fa capire la paura che il
Coronavirus ha portato in Vaticano.
Mentre i Musei Vaticani, gli uffici degli Scavi, il Museo delle Ville
Pontificie e dei centri museali delle basiliche pontificie sono stati
chiusi fino al 3 aprile, Papa Francesco ha scelto di diffondere il
tradizionale Angelus Domenicale in streaming dalla Biblioteca
vaticana.
Sembrano un lontano ricordo le folle di turisti che prendevano
d’assalto i negozi di souvenir religiosi o i ristoranti di via della
Conciliazione, i pellegrini in fila davanti ai Musei Vaticani oppure
le comitive che affollavano in ogni dove la Basilica di San Pietro.
Ai tempi del coronavirus sia in Vaticano che a Roma di folle di
turisti se ne vedono sempre meno.
In Vaticano nelle prossime ore saranno consegnate ai dipendenti
mascherine e guanti, mentre da tempo tutti coloro che orbitano nella
piccola città-stato sono stati invitati a seguire le misure igieniche
anti-Coronavirus diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e
recepite dalle autorità sanitarie italiane e vaticane.
Il timore che il Coronavirus possa contagiare i circa mille abitanti
vaticani, che peraltro hanno un’età media abbastanza alta, ha portato
all’emanazione di un protocollo di prudenza definito dall’ematologo
Girolamo Sirchia, ex ministro alla Salute del Governo italiano,
“ragionevolmente rigido, precauzionale e restrittivo”, un protocollo
che prevede una distanza di circa due metri tra le persone in fila
agli ingressi in piazza San Pietro per superare i controlli dei metal
detector o tra quelle sedute sui banchi delle chiese. Inoltre sono
state svuotate le acquasantiere, sono stati forniti di gel
disinfettante per le mani diversi uffici del piccolo Stato,
soprattutto quelli a contatto con il pubblico.
Tutti i dipendenti vaticani sono stati invitati ad evitare la
creazione di assembramenti di persone mentre gli ambulatori della
Direzione Sanità e Igiene sono stati allertati per aiutare coloro che,
eventualmente, mostrassero sintomi riconducibili al coronavirus.
Proprio per evitare i contagi, gli eventi previsti in luoghi chiusi e
con la partecipazione di molto pubblico sono stati rinviati. Sono
state annullate anche le conferenze dei cardinali e alcune attività
negli atenei pontifici mentre l’udienza generale del mercoledì sarà
fatta in streaming. È stato rinviato (da fine marzo a novembre) anche
l’incontro tra Papa Francesco e i giovani economisti di tutto il
mondo.
Nei giorni scorsi si era speculato anche sulle condizioni di salute
del Papa ma il portavoce vaticano Matteo Bruni ha rassicurato tutti
sulle condizioni di salute sia di Francesco che di Benedetto XVI (che
vive presso il monastero Mater Ecclesiae, dove i controlli
all’ingresso sono stati elevati).
Relativamente al pontefice argentino, Papa Francesco sembra aver
superato l’influenza che lo ha colpito nei giorni precedenti il
Mercoledì delle Ceneri. In Vaticano faranno di tutto per tenerlo
lontano dal virus perché l’ottantatreenne argentino rientra nella
categoria dei soggetti (gli ultraottantenni) più a rischio in caso di
contrazione del Coronavirus. Inoltre, gli manca una parte di un
polmone che era stata rimossa, dopo una
malattia, quando aveva 20 anni e viveva nella sua città natale, Buenos Aires.

Coronavirus, ecco l’«aiuto» dell’Ue: il 16 marzo vuole approvare il Mes


Roma, 8 mar – Nel bel mezzo dell’emergenza – italiana per ora, ma destinata con ogni probabilità a diventare comunitaria – coronavirus, l’Unione Europea non ferma le sue macchine. Per venire incontro alle nazioni colpite dall’epidemia? Macchè: per approvare il Mes.

La data prescelta è lunedì 16 marzo. Quel giorno sul tavolo dell’Eurogruppo – l’assise informale al quale siedono i ministri dell’economia e delle finanze della zona euro – approderà la versione definitiva della riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità.

In tale occasione i ministri saranno chiamati a dare l’approvazione definitiva al testo, sul quale si lavora da settimane per limare gli ultimi dettagli. Sarà richiesto il voto unanime prima di addivenire alla firma da parte dei governi, che farà poi partire l’iter di ratifica dei singoli parlamenti.

Sul Mes il governo ha disatteso i mandati

Come si ricorderà, il Mes è stato – fra le altre cose – alla base della caduta dell’esecutivo gialloverde. Fu proprio la componente leghista a chiedere conto al premier (nonché al ministro dell’Economia di allora, in “quota” Quirinale, Giovanni Tria) di quanto stesse accadendo sui tavoli europei, in virtù della risoluzione parlamentare Molinari – D’Uva che impegnava il governo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti”, nonché a subordinare ogni firma ad un approccio “di pacchetto” che consentisse “una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo”.

Pur con una modifica nella composizione della maggioranza, un simile documento – che per il governo dovrebbe essere vincolante – è stato votato lo scorso dicembre, nel quale si chiedeva di “escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale”, nonchè ad escludere “qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico”, mantenendo inoltre sempre la logica “di pacchetto”.

Partiamo dal fondo e cioé dalla logica “di pacchetto”, per la quale la firma in calce al Mes dovrebbe essere apposta solo nella misura in cui la riforma del meccanismo sia accompagnata da tangibili passi avanti su altre due riforme: quella dello strumenti di bilancio della zona euro e quella dell’unione bancaria, garanzia comune sui depositi compresa. Ebbene, se sul Mes una data (il prossimo 16 marzo) l’abbiamo, per le altre componenti del “pacchetto” siamo invece in altissimo mare, praticamente alle fasi preliminari che si sostanziano in generiche (quanto vaghe) promesse.

Se non fosse sufficiente, il governo ha tradito il mandato anche sulla questione del debito pubblico, che una volta assoggettato alla disciplina del Mes rischia di perdere da un giorno all’altro la sua qualifica di strumento “risk-free” per eccellenza. Anche senza meccanismi di ristrutturazione automatica (la cui assenza, se confermata, sarebbe l’unica clausola rispettata dall’esecutivo in sede di trattative), rimarrebbero comunque la disciplina delle clausole di azione collettiva pensate ed inserite proprio per agevolare percorsi di ristrutturazione in accordo con i creditori.

Leggi anche – “Faremo la fine della Grecia”: con il Mes diventerà possibile

Con il risultato, esponendo i nostri titoli pubblici alla possibilità di fare default, di vedere effetti a cascata in termini di maggiori rendimenti richiesti in un momento – non durerà qualche mese – di difficoltà per le finanze nazionali le quali dovranno fare i conti con la drammatica recessione che ci attende a causa delle misure restrittive varate per far fronte all’emergenza coronavirus. Proprio la stessa che da Bruxelles (e dal governo, a parlamento di fatto chiuso) sfruttano per far passare, in sordina, la riforma.

Filippo Burla

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/economia/coronavirus-aiuto-ue-16-marzo-approvare-mes-148769/

RUSSIA: Dio, Popolo e Famiglia: la nuova Costituzione russa di Putin e Kirill


Consegnate a Putin le proposte delle commissioni. Le tre principali formule: fede in Dio “trasmessa dai nostri antenati”; il popolo russo come “costitutivo dello Stato”; il matrimonio come “unione di uomo e donna”. “Russicità” etnica, culturale e religiosa, come fattore unificante e dominante. Ma non tutti – fra cui musulmani e laici – sono d’accordo. Reminiscenze di concezioni medievali sfociate nel sovranismo.

Mosca (AsiaNews) – Si sono conclusi il 2 marzo i lavori delle commissioni istituite dal presidente Vladimir Putin per le correzioni alla Costituzione russa, e hanno consegnato a Putin stesso le loro proposte. Alcune modifiche “ideologiche” sono state particolarmente discusse, e le formulazioni scelte generano nel paese discussioni ancora più accese.

Le tre principali formule da inserire nella nuova legge fondamentale riguardano il rimando alla fede in Dio “trasmessa dai nostri antenati”, il riferimento al popolo russo come “costitutivo dello Stato” e il matrimonio come “unione di uomo e donna”. Queste idee sono state proposte da diversi membri delle commissioni e ispirate dalla Chiesa ortodossa, ma non tutti le hanno sottoscritte, a partire dal presidente del gruppo di lavoro principale Pavel Krasheninnikov; Putin le ha comunque recepite e ha deciso per il loro inserimento.

Era stato proposto di condensare questi ideali in un Preambolo che fungesse da “orientamento morale” all’intera costituzione, ma si è preferito lasciare la possibilità di una redazione meno formale all’interno dei capitoli. Il precedente, piuttosto controverso, è il famoso preambolo della legge sulla libertà religiosa del 1997, in cui si afferma che “la religione principale della Russia è l’Ortodossia”, a cui si affiancano le quattro religioni tradizionali: “islam, ebraismo, buddhismo e cristianesimo”, creando un’evidente contraddizione circa la natura della religione ortodossa.

Secondo le intenzioni del Cremlino, le correzioni verranno approvate in via definitiva attraverso consultazioni popolari: non tramite referendum, ma in forma di sondaggi e valutazioni anche via internet. Se si verificheranno forti contrasti d’opinione su qualcuno dei punti proposti, questi verranno rimossi dalla redazione. Il presidente Putin ha comunque già annunciato di voler inserire all’articolo 68 il concetto di “popolo russo costitutivo dello Stato” (gosudarstvoobrazujushij) e di “lingua statale” russa, all’art. 71 la “fede in Dio” insieme alla “continuità tra la Russia e l’Unione Sovietica” e alla “inammissibilità della riduzione dei meriti del popolo nella difesa della Patria”, e all’art. 72 la difesa dell’istituto della famiglia “come unione tra uomo e donna” insieme alla “unità di ideali tra la Federazione Russa e le regioni”.

Si tratta quindi di forti interpretazioni ideologiche sulla natura stessa della Russia, della sua “russicità” etnica, culturale e religiosa, come fattore unificante e dominante al di sopra delle tante differenze nei popoli e nelle tradizioni sparse sul territorio della Federazione Russa. Lo stesso Putin ha rimproverato perfino il padre della rivoluzione Vladimir Lenin, che non aveva voluto puntare fino in fondo sul primato dei russi nella composizione dell’Unione Sovietica, creando le premesse per le rivendicazioni nazionaliste.

La caratteristica di “costituzione dello Stato” si rifà addirittura a una concezione medievale, proposta dai monaci “possidenti” guidati dal santo Josif di Volokolamsk all’inizio del ‘500 in polemica con i “pauperisti” di Nil Sorskij. Questi ultimi ritenevano opportuno che la Chiesa rinunciasse alle proprietà (che allora erano quasi due terzi delle terre del Paese) in favore dell’ascesi evangelica, mentre Josif rivendicava l’importanza della Chiesa “possidente” proprio in quanto “costitutiva dello Stato” e interprete della volontà, anzi dell’anima stessa del popolo russo.

Alla radicale “russificazione” si oppongono, peraltro, i rappresentanti dell’Islam russo, pur favorevoli all’inserimento della fede in Dio in costituzione. A loro, ma anche ad altri gruppi etnici e religiosi, appare più opportuna la definizione di “russo” non in senso stretto (russkij), ma in quello più ampio di “cittadino russo” (rossijskij), che ammette la diversa origine etnica e geografica nelle terre eurasiatiche che compongono l’immenso territorio del paese. La stessa Chiesa ortodossa, “madrina” di gran parte delle correzioni, ha espresso perplessità circa l’inserimento nelle definizioni della famiglia del concetto di “diritti dei bambini”, che potrebbe portare all’intromissione dello Stato nei rapporti tra genitori e figli.

Si può dire che in queste discussioni si evidenziano le diverse interpretazioni del “populismo russo”, cifra del regime putiniano, e ispiratore di molte correnti del sovranismo a livello mondiale. Si tratta di una discussione difficile da indirizzare e controllare, ma anche molto feconda e necessaria, forse non soltanto per la Russia di oggi.

Da

http://www.asianews.it/notizie-it/Dio,-Popolo-e-Famiglia:-la-nuova-Costituzione-russa-di-Putin-e-Kirill-49479.html

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