Siamo untori o solo imbecilli?


Adesso si scopre che il primo europeo che ha preso e trasmesso il virus, un mese prima del “paziente 1” di Codogno, era tedesco…
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Negli USA ci saranno pochissimi contagi da coronavirus e anche il tasso di mortalità per questa pandemia sarà tra i più bassi al mondo. Grazie a una efficiente prevenzione? No. Allora grazie a un efficientissimo sistema sanitario? Al contrario. Il fatto è che, non esistendo negli USA la sanità pubblica, chi vuole fare il tampone per sapere se ha contratto il virus lo deve pagare. Costo: circa 3.200 dollari. Ecco spiegati i pochissimi casi, gli scarsi ricoveri e, di conseguenza, l’esiguo tasso di mortalità ufficiale.

Solo i Paesi africani battono gli USA, non perché lì il virus non sia arrivato. Semplicemente non viene diagnosticato, tra le decine di cause di morte in un continente afflitto da epidemie storiche ed ormai endemiche.

Noi italiani, invece, siamo sempre quelli della “sindrome di Tafazzi”: facciamo troppo, facciamo poco… soprattutto facciamoci del male.

Da quando, il 21 febbraio, è stato identificato, nell’ospedale di Codogno il famoso “paziente 1” abbiamo fatto di tutto per attirare l’attenzione del mondo e scatenare il panico collettivo. Da quel giorno ogni altro Paese al mondo (dal Messico alla Finlandia) ha “scoperto” che all’origine dei suoi casi c’era un italiano. Però, mentre noi facevano migliaia e migliaia di tamponi, scoprendo decine e decine di casi, gli altri Paesi si limitavano a fare il tampone solo nei casi acclarati… e forse nemmeno.

Intanto comunque l’Italia è diventata, nell’immaginario collettivo, la nazione europea da cui “parte” il coronavirus e che sta diffondendo il contagio a livello planetario. Di questa grande menzogna gli artefici, i responsabili e complici siamo proprio noi. O, meglio, sono i nostri media ottusi e i nostri politici incapaci di difendere l’immagine della Nazione.

Perché – guarda un po’ – adesso salta fuori che, un mese prima, del “paziente 1” italiano era già stato segnalato un “paziente 1” in Germania.

Non lo diciamo noi, lo si trova su una autorevole rivista medica americana: The New England Journal of Medicine, in un articolo dal titolo “Trasmissione dell’infezione 2019-nCoV da un contatto asintomatico in Germania”. In calce è spiegato che «Questa lettera è stata pubblicata il 30 gennaio 2020 e aggiornata il 6 febbraio 2020 su NEJM.org».

Si tratta, infatti di uno studio firmato da una trentina di medici di Monaco di Baviera che racconta di come: «Un uomo d’affari tedesco di 33 anni in buona salute (Paziente 1) si ammalò di mal di gola, brividi e mialgie il 24 gennaio 2020. Il giorno seguente si sviluppò una febbre di 39,1 ° C (102,4 ° F), insieme a una tosse produttiva. La sera del giorno successivo, iniziò a sentirsi meglio e tornò al lavoro il 27 gennaio».
«Prima dell’inizio dei sintomi – prosegue la lettera – aveva partecipato alle riunioni con un partner commerciale cinese nella sua azienda vicino a Monaco, il 20 e il 21 gennaio. Il socio in affari, un residente di Shanghai, aveva visitato la Germania tra il 19 e il 22 gennaio. Durante il suo soggiorno, era stato bene senza segni o sintomi di infezione, ma si era ammalato durante il volo di ritorno in Cina, dove si è rivelato positivo per il 2019-nCoV il 26 gennaio».

Lo studio mira, infatti, a spiegare che, molto probabilmente, il virus può essere trasmesso anche durante la sua fase di incubazione e spiega chiaramente che «questo è il primo caso di infezione trasmesso al di fuori dell’Asia». A sua volta, poi, il “paziente 1” tedesco ha contagiato almeno 4 persone…

Sulla diffusione di questa notizia è curioso sottolineare l’atteggiamento del Post.it che sottolinea stizzito «Non ci sono ancora prove certe per dire che il contagio da coronavirus in Italia sia partito dalla Germania». Infatti, ma c’è la prova che Codogno non è stato il primo caso europeo, come strillato da tutti. Sembra quasi che ai solerti giornalisti del Post dispiaccia che l’Italia perda la primogenitura.

Non ci sono le prove? Intanto, però, il sito Netxstrain (ripreso anche dal Sole24 Ore) dice che «Dal primo febbraio, circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco».

Alla fine, però, non è tanto importante sapere chi “è stato il primo”, importante sarebbe capire di non esagerare con gli allarmismi e le restrizioni. Di smetterla di farci del male. Il rischio, infatti, è che andando avanti a distruggere economia, turismo e attività produttive, invece che morire del virus nei prossimi giorni moriremo di fame nei prossimi mesi.

Da

https://orwell.live/2020/03/07/siamo-untori-o-solo-imbecilli/

Il primo caso in Europa? In Germania e non in Italia


Il primo caso in Europa di infezione da Covid-19 potrebbe essere quello di un uomo di 33 anni, tedesco. Un dato che cambia la prospettiva sul primo focolaio del contagio: non italiano, quindi, ma tedesco. Lo comunica una lettera di medici tedeschi pubblicata sul New England Journal of Medicine del 5 marzo. L’uomo ha manifestato sintomi respiratori e febbre alta il 24 gennaio.

I sintomi sono migliorati e il 27 gennaio è tornato al lavoro. Il 20 e il 21 gennaio aveva partecipato a un meeting in cui era presente una collega di Shanghai, che è rimasta in Germania dal 19 al 22 gennaio senza accusare alcun disturbo.

Il primo caso in Germania, contatti con una collega cinese

Prima dell’inizio dei sintomi, aveva partecipato ad alcune riunioni con una collega cinese, nella sua azienda, vicino a Monaco, il 20 e il 21 gennaio. La donna di Shanghai era rimasta in visita in Germania tra il 19 e il 22 gennaio. Durante il suo soggiorno, non mostrava sintomi, ma si è poi ammalata durante il volo di ritorno in Cina, dove è risultata positiva al nuovo coronavirus il 26 gennaio. Il 27 gennaio ha informato la compagnia della sua malattia”. È stata avviata la ricerca dei contatti e il collega è stato inviato alla Divisione delle malattie infettive e della medicina tropicale a Monaco per ulteriori accertamenti.

Alla presentazione, non aveva febbre e stava bene. Non ha riportato malattie precedenti o croniche e non aveva una storia di viaggi all’estero entro 14 giorni prima dell’inizio dei sintomi. Sono stati ottenuti due tamponi rinofaringei e un campione di espettorato che sono risultati positivi al virus. Il test di follow-up ha rivelato un elevato carico virale nell’espettorato nei giorni seguenti, con l’ultimo risultato disponibile il 29 gennaio.

Il 28 gennaio positivi altri tre dipendenti della sua azienda

Il 28 gennaio, altri tre dipendenti dell’azienda sono risultati positivi. Di questi, solo uno aveva avuto contatti con il paziente indice; gli altri due pazienti avevano avuto contatti solo con il paziente 1. In accordo con le autorità sanitarie, tutti i pazienti con infezione confermata sono stati ricoverati in un’unità di malattie infettive di Monaco per il monitoraggio clinico e l’isolamento.

“Questo caso di infezione – si sintetizza su ‘Nejm’ – è stato diagnosticato in Germania e trasmesso al di fuori dell’Asia. Tuttavia, è da notare che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione del paziente indice, in cui la malattia è stata breve e non specifica. Il fatto che le persone asintomatiche siano potenziali fonti di infezione può giustificare una rivalutazione della dinamica di trasmissione dell’attuale epidemia. In questo contesto, il rilevamento del virus in un’elevata carica virale di espettorato in un paziente convalescente (il paziente 1) destano preoccupazione. Tuttavia, la vitalità del virus rilevata sul campione in questo paziente rimane da dimostrare mediante coltura virale”.

Ad oggi sono 349 i contagiati da coronavirus in Germania. A renderlo noto è il Robert-Koch-Institut sulla sua homepage. In 24 ore si sono manifestati 109 nuovi casi.

 

 

Da

Il primo caso di Covid-19 in Germania il 24 gennaio. Da lì potrebbe essere partito il contagio

L’amor patrio ai tempi del colera


La quarantena e la segregazione globale degli italiani ci costringe a riscoprire il nostrano, a rifare i conti con la vita nazionale e il madre in Italy. Ma per gli antipatrici, la patria non esiste; è ovunque, come il coronavirus.

Ho ricevuto un libro, l’ennesimo direi, contro l’amor patrio e i suoi fratelli e fratellastri: sovranità, identità, confine, nazionalismo, radicamento. Non vi dirò il nome dell’autore e il titolo del libro per due ragioni. La prima è che si tratta di una dura requisitoria contro chi difende l’amor patrio ma non un autore, non un testo che difenda le radici, le tradizioni, le identità è citato e confutato. Il nemico è solo disprezzato ma non è degno neanche di essere nominato e magari letto, prima di esecrarlo. Se ne fa la caricatura, senza confronto. Dunque, applicando il codice di Hammurabi o il codice mafioso, restituiamo omertà all’omertà e citiamo le tesi senza degnarci di citare l’autore e l’opera.

La seconda ragione è che non ha senso citare l’autore perché i suoi argomenti sono la ripetizione infinita di quello che che abbiamo letto mille volte, ogni giorno, contro la patria, l’identità, le radici, in articoli, testi, prediche varie. Perciò parliamo di Autore Unico, Uniforme o Conforme, variante aggiornata dell’Intellettuale Collettivo. Il libro in questione, per catturare i lettori sensibili al tema, finge in copertina di sposare la critica alla modernità che ci vuole tutti sradicati; ma poi si svolge contro ogni patria e radice, secondo il Canone Stabilito.

Gli argomenti li conosciamo tutti perché dappertutto ci vengono somministrati: ciascuno ha tante radici, ognuno ha variabili identità, patrie multiple in origine e in transito; si è tutti un po’ meticci e nomadi. Siamo tutti espatriati, mescolati, globalizzati; un luogo vale l’altro, le patrie come le identità si possono costruire e disfare seduta stante; sono invenzioni, falsità. Altro che solidi principi e saldi fondamenti. L’Autore Unico si sporge a dire che per la sua generazione (parla a nome del Collettivo) il tricolore era solo “l’infame stemma del neofascismo”. Più della patria, scrive, a loro interessava il Vietnam, le Guardie rosse, il Black power, ecc.

Siamo tutti sradicati, ripete l’omelia dell’Autore Unico, ma ciascuno in modo diverso, perché dietro il Collettivo resta l’individualismo. I confini sono buoni solo se sono un passaggio, sono cattivi se sono barriere: ma la funzione dei confini è duplice, servono come protezione e come luogo di scambio, marcano una linea e insieme un passaggio di frontiera. Citando come di rito Umberto Saba, l’Autore Conforme ripete: “patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia”. La stessa frase si potrebbe recitare, senza perdere valore e vigore, applicandola alla comunità, al socialismo e al comunismo: stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia. Ma questo l’Autore Unico non lo contempla. Anzi, il colpo finale è da duo Boldrini-Fiano: “ragionare in termini di noi e loro è l’anticamera del razzismo”: ecchelà, direbbe il romanesco, il solito teoremino secondo cui si comincia a riconoscere un valore al noi, alla comunità, all’amor patrio e si finisce diritti ai campi di sterminio, o in alternativa alle leggi speciali che prevengono il passaggio funesto, uccidendo quei germi allo stato di opinioni.

Ora, finito il catechismo, proviamo a ragionare. Il mondo non si divide tra il Bene e il Male; non credo che chi ama o dice di amare la propria patria sia per questo un eroe o una persona per bene. Né il contrario. Le canaglie stanno da tutte le parti, persino sotto la tonaca. E non tutti gli argomenti qui sbrigativamente sintetizzati (ma l’Autore tratta ancor peggio quelli di chi non la pensa come lui) sono grossolani, sbagliati, falsi.

Amare la propria patria, coltivare l’identità e le radici, tenere alla sovranità, riconoscere valore alla tradizione, non significa negare che in tutti noi ci sono radici plurime, esperienze varie, attraversamenti, sintesi e tutto il resto. Folle e impraticabile ogni rigida autarchia, ogni idea del patriottismo come tribù, etnia chiusa. Ma ciascuno di noi si riconosce in un’origine, come si riconosce in una paternità e una maternità. Può rielaborarla, ridiscuterla, vivere esperienze diverse, ma quel fondamento resta. E proprio in una società globale e spaesata come la nostra si avverte il bisogno di un luogo protettivo, comunitario, caldo ed evocatore. Non per negare il globale ma per darvi un solido contrappeso, per bilanciare il divenire con l’essere, la fuga con la radice. Non andrò più in fondo nel tema, a cui ho dedicato saggi. L’amor patrio è un bene, una virtù, non è una malattia, non è un crimine, non è un atto ostile verso nessuno. È senso comunitario, diritto/dovere civico ma anche amore per la storia e la memoria, per l’infanzia e il paesaggio, per la cultura e per l’arte, a partire da quella del tuo paese. E questo vale sempre, ma ancor più vale in epoca di globalizzazione. E non solo: vale ancor più nel tempo della pandemia, del contagio globale. È una forma di sicurezza, un rifugio affettivo non infettivo, comunitario non immunitario. La nostra umanità passa da quei legami naturali e culturali, civili e religiosi, territoriali e linguistici, come ci hanno detto fior d’autori, poeti e pensatori. Proteggere un’identità, una società, un’economia, seguendo il principio di prossimità, è un atto positivo, pensato a fin di bene.

Il dialogo tra ciechi finisce qui. Resta vivo il dialogo con chi ascolta, pensa, dubita. Ognuno ha bisogno di un luogo che sente come la sua casa, la sua patria, la sua origine. Non mi convincerà nessuno che quel delicato eppur intenso amore sia una male da sradicare o un virus da isolare.

MV, La Verità 4 marzo 2020

Da

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/lamor-patrio-ai-tempi-del-colera/

 

Pronto il ddl contro l’omotransfobia: in manette chi rifiuta gender e adozioni Lgbt


Roma, 4 mar – «L’esecutivo di governo sta facendo passare il reato di omotransfobia mentre il Paese è distratto dal Coronavirus». E’ questo l’allarme lanciato dal senatore Simone Pillon, che in un’intervista alla Nuova BQ porta allo scoperto l’intenzione della maggioranza giallofucsia di portare il prima possibile in aula un progetto di legge che è «una bomba che esploderà sulla libertà di pensiero e di parola per chiunque non si piegherà al diktat omosessualista».

Pillon si riferisce alla proposta Zan, con la quale si intende modificare due articoli del Codice Penale: il primo, l’art. 604 bis cp, che sanziona, tra le altre, quelle condotte volte a discriminare o a commettere atti di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il secondo, l’art. 604 ter cp, che prevede delle aggravanti per alcuni reati se commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Ebbene, la proposta Zan vorrebbe inserire come motivazioni anche quelle legate all’orientamento sessuale: cioè omosessualità, e all’«identità di genere», leggasi transessualità. Omofobia e transfobia quindi, diventerebbero reati a tutti gli effetti.

Per farlo l’esecutivo ha già scavalcato l’opposizione: «Ci siamo opposti come Lega e abbiamo presentato per le audizioni alcuni autorevoli esponenti della società civile». Ma dalla II Commissione Giustizia della Camera è calata la scure: la presidente Francesca Businarolo ha infatti impugnato l’elenco delle audizioni e «dopo averci chiesto di ridurre la lista ad appena una ventina di nomi, ne hanno ascoltati appena 3 e poi hanno stralciato i restanti». Pillon lo definisce «una vergognosa compressione delle regole democratiche che denota la volontà della maggioranza di governo di non voler fare i necessari approfondimenti su una legge che andrà ad impattare su alcuni dei principali diritti costituzionali come quello della libertà di educazione e di parola».

«Dai testi emerge un quadro allucinante – attacca il senatore –. Se passasse il testo unificato, avremmo da una parte l’impossibilità di esprimersi circa il gender nelle scuole perché chiunque alzasse la voce contro le drag queen di Roma e Bologna – per fare un esempio recente dalla cronaca – sarebbe immediatamente messo sotto processo per istigazione all’odio contro i transessuali e se fosse condannato sarebbe anche condannato al carcere e alla pena accessoria di svolgere lavori socialmente utili nelle associazioni degli omosessuali».

Per chi venisse ritenuto colpevole di tali reati è infatti previsto il carcere fino a un anno e mezzo e fino a 6000 euro di multa. Ma secondo quali parametri si può dimostrare una colpevolezza che rischia di essere puramente ideologica? Nel testo manca una definizione precisa del reato, quindi la sua fattispecie verrebbe lasciata all’interpretazione dei giudici. Cosa succede se ci si ritrova davanti a magistrati fortemente ideologizzati? E chi impedirà agli attivisti Lgbt di querelare a mani basse chiunque sbagli un pronome o sostenga che esistono solo due generi, o danneggiare chi sostiene che il sesso biologico di un transessuale è diverso da quello con cui si identifica?

Il rischio di una deriva folle, come quella a cui si sta assistendo in Gran Bretagna, è dietro l’angolo. I più esposti sarebbero quindi giornalisti, attivisti pro family, insegnanti «ma anche genitori: poniamo il caso di un papà che protesta con il preside della scuola di suo figlio per una iniziativa scolastica di chiaro stampo omosessualista. Ebbene, potrebbe essere denunciato dal dirigente scolastico e condannato per omofobia. Ecco perché siamo tutti esposti». Il testo prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro a favore dei centri anti violenza dei transessualie l’istituzione di una Giornata contro l’omofobia e la transfobia comprensiva di obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di svolgere attività informative sul tema.

Da segnalare la campagna di denuncia firmata da Pro Vita & Famiglia che ha affisso centinaia di cartelloni in tutte le città d’Italia: «Lo sai che rischi una condanna per omotransfobia se credi che si nasca maschio e femmina e se lo insegni ai tuoi figli? Con l’emergenza coronavirus, la mancanza di letti negli ospedali, l’economia in caos, la priorità per la nostra maggioranza è una legge liberticida? No grazie, #Restiamoliberi è il nostro hashtag, #Restiamoliberi è il nostro appello contro chi vuole toglierci la libertà», hanno scritto Jacopo Coghe e Toni Brandi.

Cristina Gauri

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/pronto-il-ddl-contro-lomotransfobia-in-manette-chi-rifiuta-gender-e-adozioni-lgbt-148203/

Venezuela: ecco cosa fa un governo comunista

 


di Matteo Orlando

 

In Venezuela il regime comunista di Nicolas Maduro continua a provocare grandissime sofferenze alla sua popolazione.
L’ultimo dato è scioccante.
Secondo il World Food Program, un venezuelano su tre non mangia abbastanza ogni giorno.
Il World Food Program ha condotto uno studio negli stati federali del Paese sudamericano tra i mesi di luglio e settembre dell’anno scorso. In questo modo ha ottenuto informazioni molto preziose tra le quali la più grave, come detto, rivela che una persona su tre nel paese latinoamericano ha difficoltà a consumare i minimi nutrizionali necessari ogni giorno.
In Venezuela si fa molta fatica a portare cibo in tavola e così un gran numero di venezuelani, e molti sono quelli che hanno un’origine italiana, mangia ogni giorno solo cereali, radici o tuberi  perché l’iperinflazione, arrivata alle stelle, ha fatto sì che i salari non servano praticamente a nulla, non permettano di acquistare nemmeno i beni di prima necessità.
Un gran numero di abitanti non riesce a fare tre pasti al giorno perché con i loro stipendi non riescono a coprire il costo dei beni alimentari di base.
Secondo il World Food Programme le famiglie hanno dovuto adottare nuove alternative per avere accesso al cibo. Una parte della popolazione ha ridotto, anche notevolmente, le porzioni di cibo. Alcuni hanno chiesto di ricevere, come pagamento per il loro lavoro, unicamente cibo. In molti sono arrivati a vendere i loro beni per poter acquisire alcuni dei prodotti essenziali.
In tutto il paese il consumo di proteine ​​di carne, pesce, uova, frutta e verdura è inferiore a tre giorni alla settimana. Il problema non è tanto la disponibilità di cibo, ma la difficoltà di ottenerlo.
Lo studio assicura che la  mancanza di cibo sia un problema in tutto il paese. Ma in alcuni stati, come il Delta Amacuro, Amazonas e Falcón, si raggiungono livelli di fame ancora più alti.
Anche nelle regioni che registrano tassi più bassi di difficoltà alimentari, come gli stati Lara, Cojedes e Mérida, si stima che circa una persona su cinque soffra di insicurezza alimentare.
Oltre alla mancanza di cibo, il sondaggio ha rilevato anche le interruzioni nei servizi di elettricità e acqua, e varie intermittenze sono state registrate nella maggior parte del paese.
Viva il Comunismo! Benvenuti nel comunismo venezuelano del ventunesimo secolo!

Nessuna emergenza antisemitismo. I servizi segreti smentiscono le fake news di Repubblica

Roma, 3 mar – I lettori di Repubblica ma anche del Fatto Quotidiano vivono in una realtà parallela. In questo mondo a loro uso e consumo il pericolo più serio per la sicurezza nazionale è il neonazismo. Così le due testate hanno interpretato la relazione annuale dei servizi segreti “sulla politica dell’informazione per la sicurezza” inviata al Parlamento. Questo il titolo di Repubblica: “L’allarme dei Servizi segreti: “Il rischio dei neonazi e la tenuta democratica minacciata dalla propaganda istigatoria”. Questa cosa qui ha un nome chiaro e preciso: disinformazione. Nella relazione del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) diretto da Gennaro Vecchione non si parla mai di neonazismo come minaccia per la “tenuta democratica” dell’Italia. Tra l’altro, nelle oltre 100 pagine di relazione  – che potete consultare a questo indirizzo – la parte relativa alla destra radicale è assolutamente minoritaria e relegata in fondo al documento. Eppure, così come accaduto con la relazione dello scorso anno, ai media mainstream sembra interessare (quasi) solo quella.

Un po’ di numeri

Ma procediamo con ordine. Cosa c’è scritto veramente nella relazione dei servizi segreti pubblicata il 2 marzo 2020? Partiamo con un po’ di percentuali su quelle che sono le reali minacce. Di tutte le informative/analisi che l’Aise(sicurezza esterna) ha inviato a enti istituzionali e forze di polizia nel 2019, solo il 3% fanno riferimento all’eversione (anarchici, estrema sinistra, estrema destra tutti insieme). Mentre per capirci, il 37% fanno riferimento al pericolo del terrorismo internazionale. Molto più minacciosa dell’eversione è anche l’immigrazione clandestina, con l’8% delle informative. Passando al fronte interno, ovvero alle informative realizzate dall’Aisi, la questione cambia ma non troppo. Qui il terrorismo internazionale arriva addirittura ad occupare il 53% del totale, mentre l’eversione è al 12 per cento, quasi stessa cifra delle minacce relative alla sicurezza economico-finanziaria al 10%.

Criminalità organizzata e Mafia nigeriana

La prima metà della relazione è praticamente dedicata quasi esclusivamente all’analisi degli scenari geopolitici internazionali. La prima minaccia analizzata è “all’economia e al sistema paese”, dove si spiega l’importanza di tutelare gli asset strategici, il nostro sistema finanziario, la necessità della Golden Power etc. Ampio spazio dedicato anche alla criminalità organizzata, con riferimento alle “tradizionali” Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, clan baresi e foggiani. Tra le mafie straniere parecchia attenzione incentrata sulla mafia nigeriana, a cui vengono dedicati anche alcuni approfondimenti. Questo un passaggio della relazione dei nostri 007: “L’attenzione dell’intelligence è rimasta elevata pure per ciò che concerne i sodalizi nigeriani cd. cultisti, che, seppure duramente colpiti sul piano investigativo e giudiziario, hanno continuato ad evidenziare un sostenuto attivismo specie nel narcotraffico e nello sfruttamento della prostituzione”.

Terrorismo e immigrazione

Dopo la rassegna sulle mafie seguono nella relazione del Dis ben 13 pagine dedicate al “Terrorismo jihadista”, in cui si spiega l’evoluzione della fazioni islamiste, la concorrenza tra Al Qaida e l’Isis. Le difficoltà dello Stato Islamico dopo la morte di Al Bagdadi etc. Cosa arriva dopo il pericolo del terrorismo islamico? Forse i fascisti? No. Ci sono quasi dieci pagine dedicate all’immigrazione clandestina, alle reti dei trafficanti, all’evoluzione degli arrivi con un focus sui cosiddetti “sbarchi autonomi” sempre più in aumento.

Anarco-insurrezionalisti ed estrema sinistra

E così solo a pagina 95 su 103 pagine di relazione (escludendo l’appendice relativa alla “minaccia cyber”) ecco che finalmente arriva il capitolo relativo all’”eversione”. Se Repubblica e Fatto ci hanno titolato, come minimo il “nazifascismo” sarà la minaccia più concreta, si potrebbe pensare. E invece no. Come al solito si apre con alcune pagine relative alla minaccia anarco-insurrezionalista, la più concreta tra quelle relative all’eversione. Si parla delle faide tra diverse fazioni che porta alla promozione di iniziative a sempre maggiore impatto, si fa riferimento a fatti concreti come il sabotaggio allo snodo ferroviariodell’Alta velocità a Rovezzano dello scorso 22 luglio e a quello nei pressi della stazione Tiburtina del 6 novembre. Si fa riferimento ad altre azioni e ai continui scambi con gli anarchici stranieri in tutta Europa.

Dopo gli anarchici ancora estrema sinistra, con i gruppi marxisti-leninisti e le loro manifestazioni in sostegno della brigatista Nadia Desdemona Lioce fuori dal carcere dell’Aquila. Ecco poi il momento dell’area degli antagonisti, i centri sociali per intenderci, che sviluppano la propria azione principalmente intorno al tema dell’”antifascismo”. Qui il riferimento operativo è ancora alle battaglie No Tav.

Destra radicale dulcis in fundo

Ed ecco che finalmente, dulcis in fundo, arriva il momento della destra radicale. Cosa avranno fatto mai questi cattivoni razzisti, nazisti etc in Italia di così minaccioso? Sostanzialmente nulla. La relazione parte con il riferimento alla strage di Christchurch in Nuova Zelanda e continua citando altri fatti avvenuti fuori dai confini nazionali. Rispetto al territorio nazionale c’è poco o nulla. Leggiamo. “Il monitoraggio informativo ha posto in luce come, accanto a formazioni strutturate e ben radicate sul territorio, si sia mossa una nebulosa di realtà skinhead ed aggregazioni minori, alcune delle quali attive soltanto sul web. Una galassia militante frammentata unita dalla rivendicazione identitaria e l’avversione all’immigrazione, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee. Realtà d’impronta skinhead hanno continuato a trovare nei raduni musicali, con la partecipazione anche di componenti straniere, un contesto favorevole per diffondere brani dai contenuti oltranzisti”. 

Fuffa. Questo è. “Nebulose” attive sul web, fatti avvenuti a migliaia di chilometri di distanza, addirittura il riferimento a brani musicali e concerti. Sono minacce queste? La destra radicale oggi non rappresenta alcuna minaccia eversiva.Questo ci dice l’informativa. Che, tra le altre cose, non cita una sola volta la parola “antisemitismo”. Avevamo dunque ragione noi a dire che l’emergenza antisemitismo non esiste, che ci troviamo di fronte ad un fenomeno pompato dai media che non ha alcun riscontro con un pericolo reale. La relazione dei servizi parla chiaro. Ma fino a quando vivremo in un sistema mediatico dominato da organi di informazione che manipolano le notizie in questo modo come fanno Repubblica e soci, fino a quando verrà dato credito a cialtroni come Berizzi, ci troveremo davanti a questi clamorosi casi di disinformazione. Che sono molto più gravi di qualche bufala che gira sui social.

Davide Di Stefano

 

 

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/nessuna-emergenza-antisemitismo-servizi-segreti-smentiscono-fake-news-repubblica-148104/

Con i trojan di Stato saremo spiati più che in Germania Est

Con i trojan di Stato saremo spiati più che in Germania Est

Approfittando del caos coronavirus il governo ha varato (con voto di fiducia) un decreto che consente di inserire nei nostri telefoni o computer programmi destinati a spiare ogni conversazione o attività…

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Mi raccomando, dopo ogni telefonata, ricordatevi sempre di salutare il trojan che vi sta ascoltando. Potrebbe sembrare una battuta, ma il rischio è sempre più probabile. Infatti, il governo – approfittando del caos di questi giorni – ha proceduto a tappe forzate, ricorrendo persino al voto di fiducia per far passare il decreto-legge sulle intercettazioni.

Un decreto che trasformerà l’Italia nella DDR (la Germania Est) degli anni Settanta, dove il regime comunista di Erich Honecker spiava ogni suo abitante. La scelta del voto di fiducia, oltre a impedire ogni spazio di dibattito e di confronto su un tema così delicato, dimostra anche la paura del ministro pentastellato Buonafede di subire domande in aula.

Secondo il decreto, infatti, sarà il ministro della Giustizia a dover stabilire i requisiti tecnici che i malware destinati alle intercettazioni giudiziarie dovranno rispettare, in termini di affidabilità, sicurezza ed efficacia. Poiché è presumibile che Buonafede non sappia neanche come è fatto un trojan, non ci sarebbe da stupirsi se chiedesse (direttamente o indirettamente) una ricca consulenza alla Casaleggio Associati (cassaforte del Movimento).

Cos’è allora un trojan? Il nome fa riferimento al “cavallo di Troia”, il trucco escogitato da Ulisse per abbindolare i troiani e riuscire a entrare nella città nemica per conquistarla di sorpresa e, poi, distruggerla. Esattamente questo è il compito del “captatore informatico”, detto trojan, un malware che potrà essere introdotto nel cellulare o nel computer della persona ignara su indicazione di un magistrato.

Sarà possibile usare i trojan non solo in caso di reati contro la pubblica amministrazione commessi dai pubblici ufficiali, ma anche dagli incaricati di pubblico servizio. Le intercettazioni potranno avvenire anche nei luoghi di dimora privata «previa indicazione delle ragioni che ne giustificano l’utilizzo».

La novità è che si potranno utilizzare anche per procedimenti diversi se considerati “indispensabili” e “rilevanti” per l’accertamento di reati punibili con pena superiore a 5 anni.

Un utilizzo ben più ampio rispetto alla sentenza delle sezioni unite della Cassazione che ha ammesso l’uso dei colloqui intercettati con il captatore informatico, solo se si tratta di un reato connesso a quello per cui si sta procedendo.

Il provvedimento, per la fretta con cui è stato adottato, lascia molti dubbi e introduce persino la “retroattività”, dato che si applicherà ai procedimenti iscritti dopo il 30 aprile 2020 ma che possono essere relativi a reati compiuti anche anni fa, mentre sarebbe stato più corretto almeno fissare una data certa.

Dubbi sul decreto sono stati sollevati anche da esponenti della maggioranza. Federico Conte di Liberi e Uguali non ha escluso il “rischio orwelliano” che il trojan renda potenzialmente divulgabili immagini, filmati, notizie che riguardino la vita privata o la vita di relazione dell’intercettato. “Teoricamente”, infatti, il trojan dovrebbe occuparsi solo delle comunicazioni tra soggetti “attenzionati” ma stante la pervasività e l’invasività delle nuove tecnologie che collegano immagini, video e messaggi… il rischio è reale.

Altro problema, sollevato da Maurizio Lupi di Noi con l’Italia, è che tutti questi controlli saranno effettuati da «aziende private di cui non sappiamo la proprietà né che cosa faranno dopo di questi dati». Non si sa neppure se saranno aziende italiane o straniere, come rilevato da Carolina Varchi di Fratelli d’Italia «una quantità infinita di dati, metadati che racchiudono le nostre vite, le vite degli italiani finirà esternalizzata: non saranno, infatti, le nostre Procure a gestire questi dati».

Anche il Garante della privacy aveva chiarito i rischi cui stiamo andando incontro: «Una sorveglianza massiva sugli italiani. E io non credo che sia questa la direzione che questo provvedimento avrebbe dovuto prendere».

Il governo non ha fatto marcia indietro neppure difronte alle affermazioni delle stesse software house che producono i trojan. Come ricordato dal capogruppo leghista Riccardo Molinari: «Non vi siete fermati nonostante ci abbiano detto che ci sono dei pericoli, che non si può garantire l’integrità dei file che vengono raccolti nel trasferimento tra il server della società privata e i server delle Procure».

Alro problema emerso durante le consultazioni (e ignorato dal governo) il fatto che nessuno può garantire che, attraverso un trojan, “qualcuno” possa infilare nel telefono documenti, conversazioni, geolocalizzazioni… insomma prove di reato completamente false.

Tutto ciò avrebbe dovuto far riflettere anche perché il decreto prevede che, dopo la sentenza definitiva della Cassazione, le intercettazioni siano distrutte. Contro quest’ultima novità hanno protestato anche importanti magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata ricordando che esiste l’istituto della revisione del processo. Distruggere quel materiale significa quindi negare la possibilità di rivedere il giudizio quando dovessero emergere nuove prove.

Gli italiani sono, già oggi, il popolo più intercettato al mondo (negli ultimi cinque anni è stato speso oltre un miliardo di euro per intercettare 600 mila persone ogni anno). Nessun Paese in Europa ha questi standard. Come detto soltanto la Germania dell’Est prima della caduta del Muro di Berlino faceva tanto Adesso con il governo del Pd e dei 5 Stelle, ci apprestiamo a battere anche questo record.

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Con i trojan di Stato saremo spiati più che in Germania Est

Ecco l’Italia di Giuseppi: un Paese a crescita zero e massacrato dalle tasse


I dati Istat: pressione fiscale record al 42,4% l’anno scorso, mentre il Pil arranca (+0,3%)

Altro che «anno bellissimo» come aveva promesso il premier Giuseppe Conte. Altro che «manovra del popolo» con annessa «abolizione della povertà» predicata da Luigi Di Maio. Il 2019 è stato un anno disastroso per l’economia italiana che ha registrato la peggiore crescita del Pil dal 2014 con un modesto +0,3%, un dato lievemente migliore delle attese del governo (+0,1%) e della stima preliminare dell’Istat (+0,2%), ma sicuramente il peggior viatico che si potesse conseguire alla vigilia di una nuova fase recessiva come quella che si preannuncia causa coronavirus.

Come se il quadro non fosse già preoccupante di per sé, dai dati dell’istituto di statistica si rileva che questo infimo incremento della crescita è stato a prodotto a scapito dell’intero sistema-Paese, sottoposto al giogo di una pressione fiscale ormai insostenibile, salita di mezzo punto percentuale rispetto al 2018, passando dal 41,9% al 42,4%, un valore che si pone al secondo posto dopo il record del 2015 (42,9%). In dettaglio, le entrate totali sono aumentate del 2,8% rispetto all’anno precedente attestandosi al 47,1% grazie al forte aumento (+3,4%) delle imposte dirette come Irpef e Ires. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,4%) grazie alla crescita del gettito Iva e dell’imposta sulle lotterie

Si tratta del combinato disposto di una manovra dai contorni populisti ridisegnata in base agli imperativi categorici di Bruxelles. L’anno scorso, infatti, il deficit/Pil è sceso all’1,6% dal 2,2% dell’anno precedente e l’avanzo primario (entrate-spese al netto della spesa per interessi) è stato dell’1,7% (+1,5% nel 2018), mentre il rapporto debito/Pil si è mantenuto invariato al 134,8 per cento.

Nel 2019 la crescita dell’economia ha segnato un marcato rallentamento, ha sottolineato l’Istat nel commento ai dati, evidenziando che il calo dell’import è stato più marcato di quello dell’export e quindi la componente estera ha dato un contributo positivo. Industria e agricoltura hanno subito una contrazione e hanno rallentato anche i consumi delle famiglie (+0,4% da +0,9%). Insomma, quota 100 e reddito di cittadinanza non hanno prodotto effetti positivi sulla domanda, ma hanno solo trasferito ricchezza dai settori produttivi a quelli improduttivi. «Questi sono i risultati della politica economica monopolizzata dall’M5s», ha commentato Andrea Mandelli , capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera. «Ecco cosa ha prodotto la manovra del popolo: crollo della crescita e aumento della pressione fiscale», gli ha fatto eco Luigi Marattin, economista e vicecapogruppo di Iv a Montecitorio.

Se queste sono le premesse, il coronavirus non può che risolversi, alla fine, in un’implosione dell’economia italiana nel suo complesso. Non è solo una questione contingente legata alla situazione emergenziale. Il ministro dell’Economia Gualtieri dovrà concentrarsi su come rianimare un Paese a bassa produttivitànel quale l’economia non cresce, ma lo fanno le retribuzioni (+1,3% nel 2019). Nel quale l’occupazione aumenta lievemente, ma non la produzione. Difficile che ora la politica sia in grado di risolvere problemi che prima non ha avuto il coraggio di affrontare.

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https://m.ilgiornale.it/news/politica/ecco-litalia-giuseppi-paese-crescita-zero-e-massacrato-dalle-1834547.html

LA GRECIA DIFENDE I SUOI CONFINI

La Grecia invia 50 navi e commando navali per bloccare l’ondata di rifugiati fuori dalla Turchia

La Grecia ha sigillato il suo passaggio chiave il confine di Kastanies con la Turchia venerdì dopo che Ankara ha dichiarato che sta permettendo ai rifugiati di fuggire da Idlib e andare in Europa per almeno 72 ore, in risposta agli attacchi aerei siriano-russi che hanno ucciso giovedì 33 soldati turchi.

Il giornale tedesco Bild ha riferito venerdì che la Grecia sta adottando ulteriori misure di emergenza per impedire a Erdogan di “aprire le porte”in modo efficace a nuove ondate di rifugiati e orde di migranti in cerca di ingresso nell’UE, rilevando che il paese “ha completamente chiuso i suoi confini con la Turchia: non solo per i rifugiati, ma per TUTTI. ”

Il giornale afferma che 50 navi militari, probabilmente la maggior parte dei piccoli  pattugliatori , sono state schierate dalla Marina ellenicaper garantire che quelli che escono dalla Turchia non riescano a passare.

Evros: “Quasi 10.000 tentativi di entrare in 24 ore” – Nessun SIRIANO  tra i 73 arrestati

Per quasi 10.000 tentativi di entrare nel territorio greco entro 24 ore sulla linea di confine di Evros, fonti del governo hanno affermato che gli incidenti sono continuati senza sosta durante la notte.

In particolare,  dalle 9:00 di ieri alle 6 di questa mattina a 9.972 persone è stato impedito di entrare nel territorio greco (attraverso Evros). Sono stati effettuati 73 arresti e archiviati file, mentre, secondo le stesse fonti, i concorrenti non sono collegati  al bombardamento di Idlib , poiché provengono da paesi come Afghanistan, Pakistan e Somalia.

https://www.kathimerini.gr/1067121/gallery/epikairothta/ellada/evros-sxedon-10000-apopeires-eisodoy-se-24-wres—kanenas-syros-meta3y-twn-73-syllhf8entwn

Nikos Panagiotopoulos: i confini sono ben protetti, non abbiamo chiesto aiuto europeo

il ministro degli Esteri, Nikos Panagiotopoulos, che è stato a Evros nelle ultime ore, ha informato che la leadership politica e militare del ministero si è trasferita nella regione per avere un quadro completo della difficile situazione che si è verificata nelle ultime 24 ore. Il ministro ha osservato che i confini sono “ben custoditi e protetti”, come ha sottolineato.

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LA GRECIA DIFENDE I SUOI CONFINI

C’era una volta… ci sarà ancora

C’era una volta… ci sarà ancora

Epidemie d’influenza ben più catastrofiche hanno già colpito il nostro Paese in passato ma senza l’ansia mediatica, le iniziative contraddittorie e l’abitudine a mentire odierna

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Due giorni fa un nostro articolo ricordava un aspetto molto marginale di una pandemia tra le più devastanti che abbiano infettato il globo: la cosiddetta Spagnola, di cui quest’anno ricorre il centenario della conclusione. Questa forma influenzale particolarmente aggressiva, tra il 1918 e il 1920, uccise oltre 100 milioni di persone che, all’epoca, erano il 5 per cento degli abitanti del pianeta. In Italia i contagiati furono 4 milioni e mezzo, e i morti 375 mila (ma secondo alcune stime potrebbero essere stati quasi il doppio). A livello mondiale uccise fino al 20% di coloro che la contrassero.

Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per quasi quarant’anni, fino al 1957, quando si sviluppò una nuova pandemia: l’Asiatica. I morti furono circa 2 milioni nel mondo nonostante che, anche in quel caso, il virus fosse stato isolato per tempo.

In questi giorni circola un video dell’Istituto Luce, che parla del Natale 1969 e dei suoi “regali”, tra cui… l’influenza. Non una qualsiasi, però, bensì un’altra pandemia mondiale: la Hong Kong. Simile all’Asiatica, in due anni uccise, anche in questo caso, circa 2 milioni di persone, di cui 34 mila solo negli Usa. Nel nostro Paese – ci racconta il commentatore con tono tutt’altro che allarmato – ben 13 milioni di persone ne furono colpite (un italiano su 4) e «5.000 sono passate a miglior vita» (ma in realtà, alla fine, furono quasi 20.000).

Vale la pena di ascoltare il filmato proprio per marcare la differenza nelle modalità di comunicazione. Nel gennaio 1970 (periodo di pubblicazione) in Italia esistevano solo 2 canali televisivi di Stato e, appunto, i Cinegiornali, che offrivano una informazione che oggi definiremmo “nazional popolare” nelle sale cinematografiche, prima dei film.

I dati forniti con assoluta serenità dal commentatore oggi ci farebbero tremare di terrore. In Italia ci si ammalava (quasi tutti) ma la vita continuava tranquilla (come mostrano le immagini).

Ovvio che – ne siamo più che consapevoli – l’altissimo numero di contagi e l’alto numero dei morti di queste pandemie che hanno preceduto il coronavirus, sia stato dovuto proprio alla mancanza di isolamento e di strategie mediche di contenimento.
Altrettanto ovvio che però, per molti aspetti, oggi si stia esagerando, per poi cercare di rimediare con menzogne o iniziative contraddittorie.

Giusto cercare di isolare i contagi… esagerato bloccare la vita e l’attività di intere regioni.
Giusto ricorrere a cure intensive laddove le complicazioni polmonari siano gravi… esagerato ricoverare chiunque sia affetto da coronavirus.
Giusto cercare di riconoscere l’origine dell’affezione in chi sta molto male… esagerato fare tamponi a tappeto su tutta la popolazione.
Giusto cercare di ridurre i contatti per proteggere le fasce più deboli… sbagliato adottare provvedimenti irrazionali.

L’elenco dei provvedimenti stupidi o incoerenti è lunghissimo e sotto gli occhi di tutti. Chiudere i bar dopo le 18 (perché prima non ci si contagia?), poi riaprirli ma solo se si sta al tavolo (perché al tavolo notoriamente non ci si tramette una malattia altamente contagiosa). Chiudere le chiese, vietare le messe ma poi aprirle ai turisti… Chiudere i negozi, i cinema, i musei ma non i supermercati affollatissimi. Chiudere gli stadi, ma solo per certe partite, poi riaprirli, ma solo per certi tifosi, poi spostare le partite…

Ascoltando il Cinegiornale del 1970 ci siamo fatti sempre più l’idea che i veri problemi di questa epidemia siano due: da una parte la psicosi mediatica; dall’altra l’inettitudine politica. Quest’ultima aggravata, prima, dall’isteria ideologica “antirazzista” (che ha impedito la prevenzione a tappeto). Poi da una inveterata vocazione a scaricare le colpe su altri: colpa dei governatori leghisti, colpa dei medici di Codogno o, al contrario, colpa di un ministro inefficiente e di un capo di governo vanesio e inetto. Infine, come già sottolineato, dalla confusione generata da provvedimenti continuamente cambiati, smentiti e contraddetti.

Su quest’ultimo punto il “carico da novanta” lo ha messo l’informazione che, all’inizio ha sposato i toni apocalittici e ora, che il problema è grave (dal punto di vista economico più ancora che sanitario), minimizza o enfatizza gli aspetti “tranquillizzanti”.

Un discorso a parte (lo affronteremo infatti separatamente) merita, poi, l’effetto virus sull’economia e – anche qui – grazie a certa informazione catastrofista (nei confronti, per esempio, della Borsa) e, invece, entusiasta per i provvedimenti ridicoli e persino pericolosi presi dal governo.

Infine, ritornando a quanto abbiamo voluto ricordare all’inizio, ciò che dovrebbe prevalere è la convinzione che un popolo forte, creativo e produttivo (come era sempre stato quello italiano) affronta e supera qualsiasi crisi. Dopo la Spagnola vennero gli sfavillanti anni Trenta; dopo l’Asiatica arrivò il boom degli anni Sessanta. Dopo la Hong Kong (e dopo anche il terrorismo) arrivarono i fiorenti anni Ottanta.
Dopo il coronavirus… Chi lo sa? Lasciateci sperare: c’era una volta una grande Italia… e ci sarà ancora.

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C’era una volta… ci sarà ancora

COVID-19: LA PAROLA AD AHMADINEJAD

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

 

 

Un lettore, dopo averle tradotte, ci segnala due recentissime lettere dell’ex Presidente della Repubblica islamica dell’Iran, la prima al Segretario Generale delle Nazioni Unite, la seconda al al Direttore Generale di OMS. Per oggetto esse hanno la questione del Corona virus.
Pubblichiamo volentieri i due documenti (preceduti dalla nota introduttiva del lettore) in quanto è doveroso conoscere la percezione che si ha in Iran del nuovo pericolo costitutio dall’epidemia da Corona virus.

*  *  *

E’ di poche ore fa la notizia che il COVID-19, in Iran, ha condotto, tra gli altri, alla morte di Mohammad Mirmohammadi, membro del Consiglio per il Discernimento. L’ex presidente iraniano, M. Ahmadinejad, massimo rappresentante politico dei cosiddetti “Rivoluzionari conservatori” di Tehran — avversario irriducibile dell’attuale premier, lo sceicco Rohuani, formatosi del resto in accademie britanniche — nel corso di recenti comizi e incontri nella provincia, ha messo in luce il ruolo dell’agenzia spionistica britannica MI6 sul piano della guerra biochimica e nanotecnologica contro l’umanità. Del resto, in un’intervista rilasciata poco tempo al Corriere della Sera, Ahmadinejad sottolineava come la politica dell’occidente intero fosse decisa da una élite razzista e imperialista segreta di scuola e tradizione anglosassone. Traduciamo di seguito le parti più significative di due lettera scritte dall’ex presidente iraniano ai Segretari generali dell’OMS e dell’ONU, in cui si associa il COVID-19 ad un esperimento di Guerra Ibrida angloamericana contro l’Iran.  (F.F.)

Lettera del Dr. Ahmadinejad al Segretario Generale delle Nazioni Unite (1.03.2020)

Col nome di Dio, il più misericordioso, sign. Antonio Emanuel Oliveira, onorevole Segretario generale delle Nazioni Unite…..Voi, illustre segretario, conoscete l’uso di uno degli strumenti biologici e tecnologici di cui si sta facendo in questi tempi abusando terribilmente. La nuova arma è usata per mantenere la supremazia sul piano economico e politico globale, oltre che il controllo permanente sui popoli: ciò desta enorme preoccupazione, come è logico, in tutta l’umanità….. Oggi, è sempre più chiaro che l’utilizzo del nuovo e intelligente coronavirus, fabbricato e finanziato dalle elite a voi note, è addirittura più antiumano e pericoloso di armi terribili come quelle nucleari o del sistema di antenne elettromagnetiche Haarp (NDC, lo stesso generale Ivashov, in più casi alla televisione russa o in trasmissioni radio ha sollevato l’attenzione sul fenomeno Haarp, invitando il presidente Putin, purtroppo senza esito, a denunciare la questione nelle opportune sedi). Signor Oliveira, è dovere delle Nazioni Unite:

1)    Condannare, sulla base legislativa dei poteri penali globali, l’elite di tali nazioni prevaricatrici ed interrompere l’azione dei loro agenti criminali e degli stessi politici che agiscono come tiranni globali sentendosi impuniti e non considerando le Nazioni Unite e il mandato ONU.

2)    Promuovere un accordo globale sulla questione, identificando i possessori di armi batteriologiche e nanotecnologiche, così come il particolare tipo di sintomi, allergie, virus che tali armi ed agenti produttivi patogeni provocano. Ove non si arrivi a tale accordo globale, saranno definitivamente distrutte relazioni tra popoli e nazioni, con conseguenze prevedibili.

3)    Sulla base di un accordo globale, rafforzare passo dopa passo una tale convenzione e utilizzare i paesi promotori di tale accordo  all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per vietare qualsiasi ricerca o creazione simile sul piano di guerra ibrida da laboratorio, la produzione o l’uso di qualsiasi arma batteriologica. La previsione e il lavoro esecutivo della sicurezza planetaria e dei metodi di controllo per prevenire e affrontare nuove situazioni simili esigerà la partecipazione attiva e responsabile, oltre che trasparente, di tutti gli stati e le nazioni del mondo.

4)    Chiedere con determinazione all’OMS di identificare il laboratorio incriminato per questo virus [1] presentando i lavori alla comunità mondiale….Accertata la responsabilità di reparti predisposti alla guerra ibrida contro i popoli, usare il peso penale globale delle Nazioni Unite….impedendo il ripetersi del terrore mondiale sui deboli e gli innocenti….
Mamhoud Ahmadinejad

Lettera del Dr. Ahmadinejad al Direttore Generale di OMS (1.O3.2020)

Col nome di Iddio, il misericordioso, il più misericordioso, sign. T. Adhanom..…ben sapete che il COVID-19 è esploso nella vita dei popoli come un disastro in fiamme……Egregio Signore, non si dovrebbe mai permettere la guerra biochimica a Nazioni e Popoli che non hanno difesa. Oggi, la nazione Iraniana, nonostante gli eroici sforzi del personale negli ospedali e dei medici, nonostante il totale sostegno di tutti nella lotta contro tale evento, sta subendo perdite umane e costi sociali probabilmente più pesanti di quelli di ogni altra nazione del pianeta. Egregio Signore, OMS dovrebbe realizzare l’importante missione della salute dell’intera comunità umana e dovrebbe quindi attivare immediatamente:

1)    Aiuto con attrezzature, medicine e cure mediche ai paesi coinvolti…soprattutto ai più deboli.

2)    Riconoscimento e immediata denuncia dei Responsabili produttori agenti del virus e dei centri e agenzie spionistiche di sostegno a tale azione criminale e generata dal Nemico dell’Uomo nella lotta di espansione e controllo di armi batteriologiche contro i popoli; non ho dubbi sul fatto che con il raduno generale pacifico e collettivo di nazioni e stati, la comunità umana si autopurificherà da questi crimini e dal terrore mondiale, vincendo la strategia di controllo criminale delle elite sui popoli. Chiedo umilmente a Iddio, il più misericordioso, il successo per il sign. T. Adhanonm e per tutti coloro che vogliono con il cuore pulito servire la grande comunità degli uomini.
Mahmoud Ahmadinejad

NOTA DEL TRADUTTORE

[1]    Purtroppo qui l’ex presidente iraniano non specifica di quale laboratorio si tratti. Secondo vari analisti specializzati, il laboratorio militare in cui è stato originariamente prodotto, o sarebbe meglio dire programmato il virus, si trova presso Salisbury.

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COVID-19: LA PAROLA AD AHMADINEJAD

Coronavirus, Italia divisa in tre. Ecco tutte le misure del decreto anti-contagio

Roma, 2 mar – Italia divisa in tre e stretta sulla diffusione del contagio. Il governo giallofucsia corre ai ripari con un Dpcm per fronteggiare l’epidemia di coronavirus in Italia. Nel nuovo testo firmato dal premier Giuseppe Conte vengono distinte tre aree di intervento: Alla zona rossa (in Lombardia i comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini; in Veneto il comune di Vo’ Euganeo) e alla zona gialla (l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, le province di Pesaro e Urbino, Savona), si aggiungono misure per tutto il territorio nazionale. Le misure stabilite saranno valide fino all’otto marzo.

Le misure nella zona rossa

Ecco quali sono le misure nei comuni della “zona rossa”:

-il divieto di accesso o di allontanamento dal territorio comunale;

-la sospensione di manifestazioni, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso;

-la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, ferma la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza;

-la sospensione di viaggi di istruzione in Italia o all’estero fino al 15 marzo;

-la sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura;

-la sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, nelle modalità e nei limiti indicati dal prefetto;

-la sospensione dei concorsi pubblici e privati, indetti e in corso negli stessi comuni;

-la chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, nelle modalità e nei limiti indicati dal prefetto;

-l’obbligo di accedere ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità indossando dispositivi di protezione individuale o adottando particolari misure di cautela individuate dall’azienda sanitaria competente;

-la sospensione dei servizi di trasporto di merci e di persone, anche non di linea, con esclusione del trasporto di beni di prima necessità e deperibili e fatte salve le eventuali deroghe previste dai prefetti;

-la sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, compresa l’attività veterinaria, nonché di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare o a distanza;

-la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano al di fuori dell’area.

-negli stessi comuni, il prefetto, d’intesa con le autorità competenti, può individuare specifiche misure finalizzate a garantire le attività necessarie per l’allevamento degli animali e la produzione di beni alimentari e le attività non differibili in quanto connesse al ciclo biologico di piante e animali.

-infine, negli uffici ricompresi nei distretti di Corte di appello cui appartengono i comuni della zona rossa, sino al 15 marzo 2020, si prevede la possibilità, per i capi degli uffici giudiziari, sentiti i dirigenti amministrativi, di stabilire la riduzione dell’orario di apertura al pubblico, in relazione alle attività non strettamente connesse ad atti e attività urgenti.

Le misure per la zona gialla 

Ecco invece le misure applicabili nelle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona (la cosiddetta zona gialla). Per tali regioni e province si stabilisce quanto segue:

-la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, fino all’8 marzo, in luoghi pubblici o privati, a meno che non si svolgano “a porte chiuse”. Restano consentite le sessioni di allenamento, sempre “a porte chiuse”;

-il divieto di trasferta organizzata dei tifosi residenti nelle stesse regioni e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona, per assistere a eventi e competizioni sportive che si svolgano nelle restanti regioni e province;

-la sospensione, fino all’8 marzo, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose;

-è consentito lo svolgimento delle attività nei comprensori sciistici a condizione che il gestore provveda alla limitazione dell’accesso agli impianti di trasporto chiusi assicurando la presenza di un massimo di persone pari ad un terzo della capienza (funicolari, funivie, cabinovie, ecc.);

-l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative in grado di evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro, la cosiddetta regola “droplet” per evitare il contagio;

-la sospensione, fino all’8 marzo, dei servizi educativi dell’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ad esclusione dei medici in formazione specialistica e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo la possibilità di svolgimento a distanza;

-la sospensione dei concorsi pubblici e privati, ad esclusione dei casi in cui venga effettuata la valutazione dei candidati esclusivamente sulla base dei curriculum e/o in maniera telematica, nonché ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e di quelli per il personale della protezione civile;

-lo svolgimento delle attività di ristorazione, bar e pub, a condizione che il servizio sia espletato per i soli posti a sedere e che, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali, gli avventori siano messi nelle condizioni di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;

-l’apertura delle attività commerciali diverse da quelle di ristorazione, bar e pub, condizionata all’adozione di misure organizzative tali da consentire un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori;

-l’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;

-la limitazione dell’accesso dei visitatori alle aree di degenza, da parte delle direzioni sanitarie ospedaliere;

-la rigorosa limitazione dell’accesso dei visitatori agli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali per non autosufficienti;

-la sospensione dei congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale;

-l’obbligo di privilegiare, nello svolgimento di incontri o riunioni, le modalità di collegamento da remoto, con video conferenze online, con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza Covid-19.

Le misure valide per l’intero territorio nazionale

Ecco infine le misure applicabili sull’intero territorio nazionale:

-la possibilità che la modalità di “lavoro agile” (il cosiddetto “smart working”, che permette di lavorare da casa) sia applicata, per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti;

-la sospensione fino al 15 marzo dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, con la previsione del diritto di recesso dai contratti già stipulati;

-l’obbligo, fino al 15 marzo, della presentazione del certificato medico per la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia infettiva;

-la possibilità, per i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l’attività didattica sia stata sospesa per l’emergenza sanitaria, di attivare, sentito il collegio dei docenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza tenendo conto anche delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità;

-lo svolgimento a distanza, ove possibile e tenendo conto anche delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità, delle attività didattiche o di curriculum nelle Università e nelle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica nelle quali non è consentita la partecipazione degli studenti alle stesse, per le esigenze connesse all’emergenza sanitaria;

-la proroga dei termini previsti per il sostenimento dell’esame di guida in favore dei candidati che non hanno potuto effettuarlo a causa dell’emergenza sanitaria;

-l’idoneo supporto delle articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale al Ministero della giustizia, anche mediante adeguati presidi, al fine di garantire i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni.

Inoltre, il decreto prescrive, per l’intero territorio nazionale, ulteriori misure di informazione e prevenzione:

– il personale sanitario si attiene alle misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria e applica le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti previste dal ministero della Salute;

– nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, negli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico, ovvero di maggiore affollamento e transito, le informazioni sulle misure di prevenzione rese note dal ministero della Salute;

– nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, sono messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani;

– i sindaci e le associazioni di categoria promuovono la diffusione delle informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie presso gli esercizi commerciali;

– le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi;

– nello svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche e private, ove ne sia consentito l’espletamento, devono comunque essere assicurate modalità tali da evitare assembramenti di persone;

– chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire da 14 giorni prima della data di pubblicazione del decreto, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della zona rossa, deve comunicarlo al proprio medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o ai servizi di sanità pubblica competenti, che procedono di conseguenza, secondo il protocollo previsto dal decreto.

Adolfo Spezzaferro

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/coronavirus-italia-divisa-tre-ecco-tutte-misure-decreto-anti-contagio-147919/

L’importante è durare

Così non può durare. Lo avvertiamo tutti, chi più chi meno. E non si tratta nemmeno di sovranisti e progressisti, moderati o populisti. È generale. Un paese non può essere guidato e rappresentato in questo modo. È una questione di serietà e di gravità, serietà di uomini e gravità di situazione. È in gioco insieme la dignità di un popolo e un paese e la sua sopravvivenza economica e civile.

Invece la sola legge categorica e assoluta che governa questo paese e i mille che lo guidano è esattamente opposta: l’importante è durare. A ogni costo, pure a prezzo del paese. Durare a Palazzo Chigi, durare al governo, durare nella nomina, durare in Parlamento. La vera, gigantesca divaricazione che c’è tra paese reale e paese legale è proprio questa: alla percezione e invocazione degli italiani che così non può durare risponde l’intenzione dominante e imperativa di chi è al comando o in parlamento di durare comunque. Perché non ci sarà più un’altra occasione. E quando ci ricapita, pensano da Conte Zero all’ultimo dei nominati e dei parlamentari. Dunque, arraffare finché si può, resistere resistere cioè durare.

Quando mi chiedono una definizione riassuntiva dello stato di cose presenti io ripeto: ci siamo incartati. Gran parte dei partiti e dei parlamentari non vuole andare a votare: dai grillini ai piddini, dai renziani ai berlusconiani. Ed è disposta a tutto. Per questo gli assetti non possono mutare, perché su quegli assetti, come sui rami dell’albero spelacchiato, stanno seduti tutti, dal premier all’ultimo dei parlamentari. Dunque un governissimo che ci porti a votare lo vuole solo Salvini, manco la Meloni. Che senso ha sporgersi in un’ipotesi del genere se sai che la bocciano tutti?

Se il tema è buttare giù Conte, sono d’accordo i due Mattei e la Meloni, l’M3, e magari sotto sotto lo spera anche qualche grillino, tipo Dibba o forse Di Maio che si sente esautorato da chi lui ha piazzato a Palazzo Chigi. Ma non hanno i numeri sufficienti per buttarlo giù e così il loro tentativo finisce col rafforzare l’obbiettivo da abbattere. Certe cose si fanno, non si enunciano.

Così tra il paese che non può durare e il governo che non può far altro che durare, tra chi vuole andare al voto ma non ha i numeri per farlo e chi vuole un governo dell’emergenza ma non riesce a compiere la svolta, la situazione è incartata, ognuno dipende dall’altro che più detesta e ciascuno ha potere di veto ma non potere d’iniziativa.

A questo punto s’invoca il jolly, la matta, Mattarella. Se ci sei batti un colpo, fatti sentire, dicono in tanti, senza peraltro neanche sperarci troppo. Siamo onesti fino in fondo: sul filo della prassi costituzional-parlamentarista Mattarella non può buttar giù un governo che ha una maggioranza in parlamento, non chiedetegli quel che non può – alla luce dell’acquario in cui lui stesso guazza – non confondete quel che a noi piace con quel che si deve fare. Non basta dire che nel frattempo il paese è cambiato, la maggioranza del paese è un’altra rispetto a quella che ci governa: è verissimo ma gli umori, i sondaggi, le altre votazioni non sono tassative indicazioni per cancellare le legislature in corso d’opera; certo, c’è chi ha la lealtà, la correttezza o il realismo di dimettersi in una situazione del genere, ma qui non ci sono leader ma mentecatti. Che non devono salvaguardare nessuna coerenza e nessuna dignità, avendola già persa, e hanno solo quell’imperativo: durare più a lungo possibile. Come la pila di una batteria, come un rotolo di carta igienica.

Dunque, siamo incartati però così non può durare; ma per trarre le conseguenze dovremmo avere leader veri, statisti che sanno decidere in stato d’eccezione, vere classi dirigenti. Se ci fosse un vero leader del paese, compirebbe l’atto decisionale; ma non abbiamo capi carismatici, classi dirigenti autorevoli e credibili, non abbiamo un presidente della repubblica eletto dal popolo e nemmeno un gigante ma un figlio di questo assetto parlamentaristico, un prodotto di questa situazione.

In prospettiva, la soluzione c’è e la indica da mezzo secolo ogni indagine politica sul popolo italiano: separare l’esecutivo dal parlamento, eleggere direttamente chi governa in modo che decida e duri per tutta la legislatura. Lo dissero Pacciardi e Almirante, Miglio e Craxi, Segni e tutto il centro-destra, fino a Renzi. Ma ci sono due problemi pratici. Il primo è che la classe politica durex-duracell vuole durare e basta, non vuole qualcuno che decida e inevitabilmente recida. L’altro problema pratico è ancora umano: è la riforma più necessaria al nostro paese ma a volerla tradurre in un leader cominciano i dolori. Perché di statisti in pectore non ne vediamo. Magari ci sono eccellenti tribuni della plebe, ma presidenti veri no, dovremmo solo sperare che la funzione sviluppi l’organo. E in passato, a giudicare dagli indici di gradimento, avremmo avuto potenziali premier come Tonino Di Pietro, Beppe Grillo o la sua protesi Di Maio, o qualche altra pop-star. Oltre al Berlusca.

In questo momento possiamo ritenere che sarebbero preferibili i sovranisti, un centro-destra, al governo. Noi stessi continuiamo a preferirli ai loro avversari durex-duracell; ma si capisce lontano un miglio che ce li facciamo andar bene perché dall’altra parte abbiamo toccato un fondo che più fondo non si può: infatti non c’è solo la sinistra al potere, ma la sinistra più scadente aggravata dai grillini; e non c’è solo la sinistra con grillini ma un governo guidato da Conte Zero, il Presidente Zero, peggio del Paziente Zero. Una classe politica con un minimo di dignità dovrebbe, almeno per tutelare il suo minimo residuo di credibilità, raggiungere l’accordo di rimuovere una figura che segna la negazione più bassa della politica. Rispetto a lui sono tutti preferibili; perfino l’ultimo premier, il mediocrissimo Gentiloni, piuttosto che questa roba qui, il Conte Zero. Così non può durare. E loro durano.

MV, La Verità 1° marzo 2020

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/limportante-e-durare/

Aperti gli archivi di Pio XII

di Matteo Orlando

 

Il Vaticano ha aperto i suoi archivi su Papa Pio XII e già trecento ricercatori si sono registrati per consultare una montagna di documenti, accessibile dopo un inventario che ha richiesto quattordici anni di lavoro per gli archivisti della Santa Sede.
Lo storico tedesco Hubert Wolf sarà a Roma già lunedì 2 marzo, armato di sei assistenti e finanziamenti per due anni di ricerche.
Gli archivi del lungo periodo postbellico, quello della censura di scrittori e sacerdoti troppo vicini al comunismo, saranno per la prima volta a disposizione ma quello che sembra interessare di più agli storici è il rapporto con il nazismo del pontefice.
Sull’Olocausto il Vaticano aveva già pubblicato gli elementi essenziali quaranta anni fa, in undici volumi compilati da 4 gesuiti, dopo 16 anni di duro lavoro.
Ma mancavano dei pezzi, in particolare le risposte del papa.
Lo storico Wolf ha già esaminato i dodici anni in Germania di Eugenio Pacelli, ambasciatore della Santa Sede dal 1917 al 1929 e testimone della nascita del nazismo. Pacelli poi tornò a Roma per diventare il braccio destro del suo predecessore Pio XI e, alla sua morte, fu eletto papa.
“Non c’è dubbio che il Papa fosse a conoscenza degli omicidi degli ebrei. Ciò che ci interesserebbe davvero è sapere quando l’ha saputo per la prima volta e quando ha dato credito a queste informazioni”, ha affermato Hubert Wolf.
Il 24 dicembre 1942, in un lungo messaggio radiofonico di Natale, Pio XII ha evocato le “centinaia di migliaia di persone che, senza alcuna colpa da parte loro, e talvolta per il solo fatto della loro nazionalità o della loro razza”, furono uccise e sterminate.
Questo messaggio, in italiano, è stato trasmesso una volta, non si riferiva esplicitamente né agli ebrei né ai nazisti, ma fu ascoltato e compreso dai cattolici tedeschi.
Ma Wolf dice: “gli unici che l’hanno sentito sono stati i nazisti”, osservando che le onde radio erano confuse e che il papa avrebbe potuto parlare in tedesco.
Ex diplomatico addestrato alla prudenza, ansioso di rimanere neutrale in tempo di guerra, Pio XII era preoccupato per la protezione dei cattolici e non poteva essere più esplicito, hanno detto giustamente i suoi difensori. Inoltre è noto che gli storici stimano che circa 4 mila ebrei furono nascosti a Roma nelle istituzioni cattoliche grazie proprio a Pio XII.
Anche l’esperto americano David Kertzer, autore di un libro su Pio XII e Mussolini, inizierà il controllo incrociato degli archivi lunedì 2 marzo per finalizzare rapidamente un nuovo libro sul periodo fascista.
Ha già digitalizzato decine di migliaia di pagine di archivi diplomatici in Germania, Italia e Francia, controllato documenti militari americani e archivi fascisti italiani.
Un buon rapporto diplomatico, un diario personale dimenticato, può fornire indizi sulle “emozioni” del papa, spera lo studioso.
L’apertura degli archivi vaticani al pontificato di Papa Pio XII è stata richiesta per decenni da storici e organizzazioni ebraiche. Adesso milioni di pagine occuperanno gli storici per anni.
Gli archivi della seconda guerra mondiale sono già stati ampiamente pubblicati dal Vaticano, ma i ricercatori avranno accesso diretto a un numero ancora maggiore di documenti. Gli archivi del dopoguerra non sono stati pubblicati.
Suzanne Brown-Fleming, direttrice dei programmi internazionali all’Olocausto Memorial Museum di Washington e autrice di The Holocaust and the Catholic Consciousness ha dichiarato: “riteniamo poco saggio fare ipotesi, in un modo o nell’altro, su quello che potremmo trovare, specialmente quando sappiamo che stiamo parlando di circa 16 milioni di pagine in una dozzina di lingue. E le parti più interessanti degli archivi sono spesso in cartelle inattese, con etichetta ‘varie'”.
Philippe Chenaux, professore di storia della Chiesa moderna e contemporanea presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, biografo di Pio XII, ha spiegato che “non è certo che l’apertura dell’archivio vaticano possa far finire la controversia sui ‘silenzi’ di Pio XII”.
“Il maggior contributo della documentazione resa disponibile riguarda il periodo postbellico, o se preferite, la guerra fredda segnata dall’antagonismo tra l’Occidente cristiano e il grande Satana sovietico. La fine degli anni ’40 e ’50 era stata finora il punto cieco nella storia del pontificato”.
La Chiesa sostiene che Pio XII contribuì al salvataggio di diverse migliaia di ebrei nascondendoli in istituzioni religiose a Roma sotto l’occupazione tedesca. Crede che la prudenza verbale del papa abbia evitato rappresaglie contro i cattolici in Europa.
Ed infatti ne ha aperto il processo di beatificazione già dal 1967.
Papa Benedetto XVI lo ha proclamato “venerabile” alla fine del 2009, scatenando inutili proteste all’interno delle organizzazioni ebraiche.
Nel 2010, Benedetto XVI ha affermato che Pio XII era stato “uno dei grandi giusti, che ha salvato ebrei più di chiunque altro”.
Ratzinger aveva spiegato che Pio XII ha sofferto molto perché “sapeva che doveva parlare e tuttavia la situazione gli ha impedito di farlo”.
Nel 2014 Papa Francesco ha affermato di avere “un po’ di orticaria esistenziale” di fronte agli attacchi contro Pio XII, “un grande difensore degli ebrei”, tuttavia, non ha accelerato il processo di beatificazione.
Molti ricercatori sperano di trovare anche informazioni utili sul grande impegno contro il comunismo del pontefice romano.
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