Russia, no a Barbie “gender free”: “Rappresentano persone malate”

Mosca, 30 sett – Ricordate le bambole “gender neutral” lanciate da Mattel? Creatable World, la nuova linea di bambole personalizzabili, ha trovato già una ferma opposizione, quella dell deputato della Duma Vitali Valentinovich Milonov che è contrario all’importazione in Russia di questi prodotti per bambini.

 

Mattel: “Scelta dei bambini”

Kim Culmone, Senior Vice President di Mattel Fashion Doll Design ha dichiarato a proposito della creazione di questa nuova creazione della società che, un tempo, diede i natali alla Barbie (adesso oggetto simbolo di oppressione del patriarcato): “Attraverso la ricerca, abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata”.

 

La propaganda sin da piccoli

Restano i dubbi sul fatto che la decisione sia partita da un’istanza dei bambini: ricordiamo i precedenti. Prima della Mattel, è stata la Disney a portare avanti la sua crociata per inserire maggiori elementi Lgbt sia nei cartoon che nel merchandising. Nel Disneyland di Parigi, addirittura, doveva essere organizzato un gay pride e già dal già dal 2014 la sede parigina di Disneyland organizza i cosiddetti “Gay days” in cui il parco di divertimenti accoglie solo coppie e famiglie omosessuali. Una vera e propria operazione di lavaggio del cervello che parte da quando le menti dei bambini sono maggiormente malleabili.

LEGGI TUTTO

fonte – https://ilprimatonazionale.it/esteri/russia-no-a-barbie-gender-free-rappresentano-persone-malate-131772/

Friday For Future è già morto

La schiavitù volontaria preda dalla regressione pagana dell’Islam.

 

Il movimento friday for future è già morto e questo per un semplice motivo: è tutto composto da ragazzini che non rinunceranno mai agli agi procurati da ciò che asseriscono di criticare.

Non rinunceranno mai agli agi perché sono nati negli agi e quindi non hanno la più pallida idea di cosa significhi la privazione.

Questo movimento è dunque già abortito ma fa capire anche il vero scopo di chi lo ha inventato: creare un gregge di giovani elettori che votano a sinistra esattamente come è stato fatto nel ’68.

I manovratori che alimentano questi movimenti sfruttano il nichilismo causato dll’ignoranza indotta nell’uomo tramite la negazione di Dio, in modo da convincerlo di essere unico artefice e responsabile di tutto l’universo.

Questa sciocca convinzione, che si è diffusa dalla Rivoluzione Francese in poi, viene sostenuta e promossa abilmente da un’elite di uomini che la sfruttano per allevare i propri simili come pecore da tosare. I loro strumenti a supporto sono droga, alcool e sesso libero oltre a tutte le derive ideologiche decostruzioniste come il gender fluido, l’ideologia LGBT, quella omosessualista e tutte le consorelle che, non a caso, portano la sterilizzazione dell’umanità.

Il paradosso del nichilismo risiede proprio nel fatto che dapprima convince l’uomo di essere al centro dell’universo, e quindi unico artefice di tutto il suo presente e di tutto il suo futuro, ma contemporaneamente lo equipara ad un elemento infestante della Terra.

Fantastico vero? E’ un capolavoro di schiavitù volontaria votata all’autodistruzione.

Gli unici che vedrebbero favorevolmente il ritorno al paganesimo tribale, violento ed ignorante voluto da coloro che oggi sognano il pianeta di “Gaia”, quella casa cioè equiparata romanticamente ad un’astronave che viaggia nell’universo e che ospita noi uomini ed animali come “corpi in base carbonio”, potrebbero essere proprio gli adepti dei quell’Islam che da quel paganesimo del dio Allah non si sono mai affrancati. Ecco il capolavoro.

Una regressione di civiltà talmente lunga e profonda da portare l’uomo a prima dell’anno 3000 a.c., una regressione pagana perfetta per consegnare l’uomo all’Islam. Con buona pace dei cosiddetti diritti di emancipazione delle donne e tutta la compagnia allegra di fandonie che l’uomo si attribuisce come diritto, senza naturalmente prima accampando alcun dovere,…se non quello di tornare a vivere come bestie.

Francia, un quarto dei musulmani vuole la sharia prima della legge repubblicana

di Matteo Orlando

per AGERECONTRA
Aumenta l’influenza sociale dei musulmani in Francia e i risultati di una recente indagine dell’IFOP hanno inquietato non poco i cattolici d’oltralpe.
Il 38% dei musulmani ha dichiarato di andare alla preghiera pubblica del venerdì mentre molti cattolici, specialmente quelli progressisti, sotto l’effetto del “clima laicista” francese, si sono allontanati sempre di più dalla pratica pubblica della fede.
Hanno fatto riflettere anche ulteriori dati sull’Islam.
Al digiuno durante il Ramadan o al rispetto del divieto di bere alcolici partecipano sempre più islamici francesi.
Ma l’indicatore più inquietante è quello che svela come per un quarto dei musulmani la sharia dovrebbe avere la precedenza sulla legge repubblicana. E questo dato tende ad aumentare.
Per i musulmani, quindi, è la società sempre più secolarista che deve adattarsi alla loro religione.
Quale lezione possiamo trarre da questi dati?
In primo luogo, e contrariamente a quanto molti sociologi si aspettavano, la traiettoria della secolarizzazione, seguita dalla maggioranza dei francesi, non è quella della maggioranza dei musulmani.
In secondo luogo questa più forte pratica musulmana si nota a causa dell’indifferenza per la religione dei fedeli di altre religioni, cristiani in particolare, nonostante una ripresa importante del cattolicesimo nell’ambito tradizionale.
Un terzo rilievo riguarda la Repubblica Francese e il suo sistema scolastico. Se il 20% dei musulmani con un diploma di laurea ritiene che sarebbe meglio applicare la sharia che le leggi repubblicane forse significa una cosa basilare: il fallimento del sistema d’istruzione, laicista e cristianofobico, francese.

Soros con Greta: 25 milioni al Global Climate Strike

George Soros è con Greta Thunberg. Almeno 22 dei gruppi di attivisti di sinistra partner nel Global Climate Strike hanno ricevuto $ 24.854.592 in finanziamenti dal miliardario liberista George Soros tra il 2000-2017 attraverso la sua Open Society Network, Joseph Vazquez ha riferito giovedì per il Media Research Center. A darne notizia è Breitbart. Sebbene apparentemente innescato dalle proteste della sedicenne Greta Thunberg, il Global Climate Strike porta fin dall’inizio le impronte indelebili di attivisti e finanzieri come liberal George Soros.

Soros è con Greta: ecco chi ha finanziato

Tra le organizzazioni che hanno ricevuto finanziamenti da Soros ci sono il Fund for Global Human Rights, Global Greengrants Fund, 350.org, Amnesty International, Avaaz, Color of Change, and People’s Action. Ognuno di questi gruppi ha programmi e obiettivi legati al clima che vanno dalla riduzione delle emissioni globali all’eliminazione di nuovi progetti di combustibili fossili e ad un “movimento verde per i diritti civili”. Altri importanti donatori includono il candidato alla presidenza democratica Tom Steyer NextGen America e il Sierra Club, che secondo quanto riferito ha ricevuto milioni dall’ex sindaco Michael Bloomberg.

Il gruppo 350.org, fondato da Bill McKibben nel 2008, ha combattuto contro il carbone in India e ha cercato di fermare il gasdotto Keystone XL negli Stati Uniti.

La lettera dei 500 scienziati contro Greta

Come riporta IlGiornale.it, nell’indifferenza generale 500 scienziati di tutto il mondo indirizzano al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aja, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa

LEGGI TUTTO

Fonte – https://oltrelalinea.news/2019/09/30/soros-con-greta-25-milioni-al-global-climate-strike/

Enrico Mattei: storia di un uomo al servizio dell’Italia

Quella di Enrico Mattei, il primo presidente dell’ENI, fu senza ombra di dubbio la storia e parabola di un patriota: un uomo scaltro ed intelligente, capace di spostare gli equilibri politici interni e quelli internazionali a favore del proprio disegno di benessere per l’Italia. Sempre, in ogni caso, nel rispetto dei partner paritetici, di qualunque tipo essi fossero. Insomma: un manager di Stato che servì con lealtà, forza ed intelligenza la propria nazione. Conducendola, persino, a far tremare le fondamenta tanto del potere economico internazionale allora in fase di sedimentazione, quanto dell’equilibrio della Guerra Fredda.

Enrico Mattei: origini ed esperienze politiche

Enrico Mattei nacque da una famiglia di umili origini, e non fu mai particolarmente incline alla costanza nello studio: per questo motivo, il padre lo introdusse subito nell’ambito lavorativo. In esso, la brillantezza della sua persona gli permise di scalare presto le gerarchie, da operaio ed apprendista a ragioniere e dirigente. Non fu un caso che, nel 1961, ricevette honoris causa la Laurea in Ingegneria Civile dall’Università di Bari.

Dopo aver vissuto il regime fascista, combatté la Resistenza con forza, lealtà e rispetto, tanto sul campo quanto nello spirito: cioè, con patriottismo ed amore per lo Stivale, che non avrebbe mai voluto tra le grinfie dei tedeschi. Fondamentali furono gli incontri con Giuseppe Spataro, esponente della DC, e Marcello Boldrini, professore alla Cattolica. Alla fine della guerra, gli furono riconosciuti il suo impegno, la sua dedizione e la convinzione nelle sue idee: capaci di plasmarsi duttilmente sulla realtà per avere successo.

LEGGI TUTTO

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/09/29/enrico-mattei-storia-uomo-servizio-italia/

EUTANASIA: l’impostura satanica fa passare il delitto come diritto

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ

di Matteo Orlando

L’impostura satanica fa passare il delitto come diritto e la scelta della morte come un evento di libertà. Davvero la società senza Dio inneggia alla morte.
“Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap 2,23-24).
Questo, detto in termini biblici, è quanto è accaduto nei giorni scorsi con la decisione eutanasica della Corte Costituzionale che non solo ha scavalcato il Parlamento (siamo passati da un sistema di civil law ad uno di common law senza accorgercene) ma ha rilanciato con autoritarismo la cultura della morte in Italia.
La Suprema Corte (come pomposamente viene definita, dimenticandosi che c’è un solo giudice supremo, Nostro Signore Gesù Cristo, che giudicherà anche ognuno dei 15 togati in ermellino) ha risolto nel peggiore dei modi le questioni, sollevate ad arte, dalla Corte d’assise  di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la  punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a  togliersi la vita.
La Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, “a  determinate condizioni”, chi  agevola  l’esecuzione del proposito di  suicidio, “autonomamente e liberamente formatosi”, di un paziente “tenuto in vita da  trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa  intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni  libere e consapevoli”.
La Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle  modalità previste dalla  normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda  continua (articoli 1 e 2 della  legge 219/2017) e alla  verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una  struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, “sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”. La  Corte sottolinea che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già  presenti nell’ordinamento, “si  è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di  persone specialmente vulnerabili, come già  sottolineato nell’ordinanza  207 del 2018”.
La Corte ha terminato il suo intervento, rispetto alle condotte già realizzate, introducendo una pericolosa retroattività: “il giudice  valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate”. Tradotto: il radicale Cappato, che ha accompagnato a morire il dj Fabo in Svizzera, deve essere assolto.
Come commentare l’introduzione dell’eutanasia per via giudiziale in Italia.
Prendendo in prestito le parole di un grande saggio.
“Non uccidere! Questo comandamento di Dio, l’unico Signore che abbia il diritto di decidere circa la vita e la morte, è scritto nel cuore dell’uomo fin dall’inizio dei tempi, molto prima che sul Monte Sinai Dio annunciasse ai figli di Israele con brevi frasi incise su pietra, la sua legge morale … Se si ammette che qualcuno abbia il diritto di uccidere i propri simili giudicati improduttivi … allora si potrà dare liberamente la morte agli ammalati inguaribili, agli handicappati, agli invalidi del lavoro e di guerra e a tutti quelli che, invecchiando, diventano improduttivi”.
Parole attualissime ma che furono pronunciate dal beato vescovo di Münster Clemens August von Galen (1878-11946) che così condannò il piano di eutanasia predisposto dai nazisti, che prevedeva l’omicidio di massa dei malati di mente.
La predica di von Galen fece accrescere enormemente la rabbia dei nazisti.
I cattolici italiani e i medici (che con i loro ordini professionali si sono dichiarati pronti all’obiezione di coscienza) riusciranno a contrastare i nazisti del ventunesimo secolo?
Come ha scritto la dottoressa Carla Vanni, che per oltre sette anni ha avuto occasione di avvicinare malati terminali: “mai ho sentito nessuno dire che volesse morire. Avevano persone care attorno, sentivano la cura loro riservata dai sanitari, erano circondati da attenzioni e da rispetto. L’amore e la cura sovrastavano le loro sofferenze. Il dolore fisico insostenibile era invece sostenuto dall’attenzione amorosa di chi circolava attorno al loro letto.Credenti ed atei, indifferentemente, sentivano che l’amore portava la loro Croce e da Essa non volevano staccarsi. Neppure dalla più pesante e dalla più insanguinata.
Queste persone, signori giudici della Consulta, troverete ad aspettarvi quando oltrepasserete il Confine. Preparatevi chiedendo la misericordia di Dio. Solo Lui potrà perdonarvi: non cercate altro da oggi in poi”.

La “clau-sòla” nell’accordo sui migranti

“In caso di un sostanziale aumento delle persone da ricollocare nei sei mesi previsti l’accordo può essere sospeso in qualsiasi momento e gli Stati membri si riuniranno d’urgenza”. È l’ultima clausola dell’accordo sottoscritto a Malta dall’Italia e da un altro pugno di Stati europei che dovrebbe prevedere la redistribuzione immediata dei migranti che dovessero sbarcare sulle coste italiane quando portati dalle navi delle Ong. Una postilla che sembra ridimensionare la portata generale dell’intesa, già peraltro depotenziata dall’assoluta “volontarietà” delle adesioni e dal fatto che difficilmente altri Paesi europei, a partire da quelli di Visegrad, decideranno di aderire alla ripartizione così come prevista a Malta.

fonte – https://www.iltempo.it/politica/2019/09/26/news/migranti-malta-fa-accordi-germania-ue-news-1215119/

Ecco come la mafia nigeriana sta conquistando l’Italia. Parte 2

Dopo ‘ndrangheta e camorra, ora a preoccupare le forze dell’ordine e la magistratura italiana è anche la mafia nigeriana, particolarmente attiva sul traffico di droga e sullo sfruttamento della prostituzione.

Per parlare di questo nuovo fenomeno Sputnik Italia si è rivolto all’ Avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro, giovane 18enne romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata nel 2018.

– Secondo i giornali, la mafia nigeriana ha preso piede nel sud dell’Italia a fianco della mafia siciliana. Ci sono prove di “alleanza” tra queste organizzazioni criminali?

– Si, e le cito due esempi tra tutti: la già ricordata area di Castel Volturno, che può essere sicuramente considerata, da almeno trent’anni, proprio l’espressione della coesistenza tra gruppi camorristici (clan dei Casalesi) e criminalità nigeriana, e Palermo, che pure ha rivelato una coesistenza tra matrici mafiose autoctone e nigeriane, ammantata da un velo di “tolleranza”.

Non è da escludere, peraltro, che vi possano essere, in taluni casi, dei veri e propri subappalti di attività illecite da parte delle organizzazioni nostrane nei confronti di quelle nigeriane, legate soprattutto a quelle più prettamente “da strada”, quali spaccio di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, appunto.

Così come, non è da dimenticare che la criminalità nigeriana, non di rado, si sia avvalsa di quella comune italiana, impiegata come manovalanza con il compito di tagliare e spacciare al minuto la droga importata dall’estero, oppure come corrieri nell’ambito dei territori cittadini.

– Esiste un collegamento diretto tra immigrazione irregolare e mafia nigeriana? Potrebbe citare qualche esempio concreto?

– Come ricordavo prima, proprio la Direzione Investigativa Antimafia, nel report summenzionato, ha sottolineato, in più passaggi, ed in maniera chiara, netta, ed inequivocabile, lo stretto connubio tra immigrazione irregolare e presenza, sul nostro territorio, di organizzazioni criminali straniere, mafia nigeriana in primis.

Ora, ribadisco ancora una volta: non tutti i nigeriani sono malavitosi, ma vi sono dei dati che devono far riflettere. In primis – come pure richiamato nella più volte citata relazione- quello secondo cui, tra le principali nazionalità non comunitarie, proprio quella nigeriana riporta il più basso tasso di occupazione (il 45,1% a fronte del 59,1% dei non comunitari) ed il più alto tasso di disoccupazione, (il 34,2%, a fronte di una media del 14,9% dei non comunitari); in secundis, quello riguardante le rimesse di denaro dall’Italia verso la Nigeria avvenute nel 2018, nelle quali oltre alla quota, certamente preponderante, di natura lecita, che attesta l’operosità della comunità nigeriana, si celano sicuramente anche i proventi di attività illegali (lo scorso anno, per venire ai dati concreti, le rimesse, pari a 74,79 milioni di euro, sono risultate il doppio di quelle del 2016).

Inoltre, è altresì acclarato che la criminalità nigeriana si sia sviluppata, al di fuori della madrepatria, sfruttando i flussi migratori, attraverso i quali abbia dato vita ad una intensa attività di traffico di esseri umani (che, vorrei ricordarlo, è un crimine), di sfruttamento della prostituzione e di spaccio di sostanze stupefacenti (ma non solo), secondo precise e capillari reti criminali transnazionali.

– Vorrei parlare con Lei del tristemente noto caso di Pamela Mastropietro che è direttamente legato all’attività criminale della mafia nigeriana in Italia e nel quale Lei è “coinvolto” non solo come l’Avvocato della famiglia ma anche come zio della vittima. Quali sono gli ultimi sviluppi?

– Guardi, anche qui, come già detto in diverse altre circostanze, ci sono tanti indizi, nel fascicolo riguardante le indagini sull’omicidio di Pamela, ma non solo, che lasciano pensare che chi la abbia uccisa ne possa far parte. E non solo lui.

Vi sono, in particolare, delle dichiarazioni, confermate in dibattimento, di un collaboratore di giustizia, ritenuto attendibile da parte della Procura di Macerata (e da diverse altre), secondo cui lo stesso Oseghale (colui che, lo scorso 29 maggio, è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi, per l’omicidio aggravato di Pamela Mastropietro) avrebbe riferito di far parte di questa organizzazione, presente anche a Macerata e nelle Marche, considerate, queste ultime, un importante crocevia tra il Veneto (Padova, in particolare) e la più volte ricordata Castel Volturno.

LEGGI TUTTO

Fonte – https://it.sputniknews.com/intervista/201909268126553-ecco-come-la-mafia-nigeriana-sta-conquistando-litalia-parte-2/

1 2 3 4 166