Bolla dogmatica “Ineffabilis Deus”, del Sommo Pontefice Pio IX

Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l’ultimo confine dell’universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l’eternità la tristissima rovina dell’intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l’opera primitiva della sua bontà, con un mistero ancora più profondo – l’incarnazione del Verbo – affinché l’uomo (indotto al peccato dalla perfida malizia del diavolo) non andasse perduto, in contrasto con il suo proposito d’amore, e affinché venisse recuperato felicemente ciò che sarebbe caduto con il primo Adamo, fin dall’inizio e prima dei secoli scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza. Per questo, attingendo dal tesoro della divinità, la ricolmò – assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi – dell’abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella, sempre libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, mostrasse quella perfezione di innocenza e di santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio, e che nessuno, all’infuori di Dio, può abbracciare con la propria mente. Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull’antico serpente. Dio Padre dispose di dare a Lei il suo unico Figlio, generato dal suo seno uguale a sé, e che ama come se stesso, in modo tale che fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; lo stesso Figlio scelse di farne la sua vera Madre, e lo Spirito Santo volle e operò perché da Lei fosse concepito e generato Colui dal quale egli stesso procede. La Chiesa Cattolica che – da sempre ammaestrata dallo Spirito Santo – è il basilare fondamento della verità, considerando come dottrina rivelata da Dio, compresa nel deposito della celeste rivelazione, questa innocenza originale dell’augusta Vergine unitamente alla sua mirabile santità, in perfetta armonia con l’eccelsa dignità di Madre di Dio, non ha mai cessato di presentarla, proporla e sostenerla con molteplici argomentazioni e con atti solenni sempre più frequenti. Proprio la Chiesa, non avendo esitato a proporre la Concezione della stessa Vergine al pubblico culto e alla venerazione dei fedeli, ha offerto un’inequivocabile conferma che questa dottrina, presente fin dai tempi più antichi, era intimamente radicata nel cuore dei fedeli e veniva mirabilmente diffusa dall’impegno e dallo zelo dei Vescovi nel mondo cattolico. Con questo atto significativo mise in evidenza che la Concezione della Vergine doveva essere venerata in modo singolare, straordinario e di gran lunga superiore a quello degli altri uomini: pienamente santo, dal momento che la Chiesa celebra solamente le feste dei Santi. Per questo essa era solita inserire negli uffici ecclesiastici e nella sacra Liturgia, riferendole anche alle origini della Vergine, le stesse identiche parole impiegate dalla Sacra Scrittura per parlare della Sapienza increata e per descriverne le origini eterne, perché entrambe erano state preordinate nell’unico e identico decreto dell’Incarnazione della Divina Sapienza. Sebbene tutte queste cose, condivise quasi ovunque dai fedeli, dimostrino con quanta cura la stessa Chiesa Romana, madre e maestra di tutte le Chiese, abbia seguito la dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine, tuttavia meritano di essere elencati, uno per uno, gli atti più importanti della Chiesa in questa materia, perché assai grandi sono la sua dignità e la sua autorità, quali si addicono ad una simile Chiesa: è lei il centro della verità cattolica e dell’unità; in lei sola fu custodita fedelmente la religione; da lei tutte le altre Chiese devono attingere la tradizione della fede. Dunque, questa stessa Chiesa Romana ritenne che non potesse esserci niente di più meritevole che affermare, tutelare, propagandare e difendere, con ogni più eloquente mezzo, l’Immacolata Concezione della Vergine, il suo culto e la sua dottrina. Tutto questo è testimoniato e messo in evidenza, in modo assolutamente inequivocabile, da innumerevoli e straordinari, atti dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, ai quali, nella persona del Principe degli Apostoli, fu affidato, per volere divino, dallo stesso Cristo Signore il supremo compito e il potere di pascere gli agnelli e le pecore, di confermare nella fede i fratelli, di reggere e governare tutta la Chiesa. I Nostri Predecessori infatti si vantarono grandemente, avvalendosi della loro autorità Apostolica, di avere istituito nella Chiesa Romana la festa della Concezione con Ufficio e Messa proprii, per mezzo dei quali veniva affermato, con la massima chiarezza, il privilegio dell’immunità dalla macchia originale; di aver rafforzato, circondato di ogni onore, promosso e accresciuto con ogni mezzo il culto già stabilito, sia con la concessione di Indulgenze, sia accordando alle città, alle province e ai regni la facoltà di scegliere come Patrona la Madre di Dio sotto il titolo dell’Immacolata Concezione, sia con l’approvazione di Confraternite, di Congregazioni e di Famiglie religiose, costituite per onorare l’Immacolata Concezione, sia con il tributare lodi alla pietà di coloro che avevano eretto monasteri, ospizi, altari e templi dedicati all’Immacolata Concezione, oppure si erano impegnati, con un solenne giuramento, a difendere strenuamente l’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Provarono anche l’immensa gioia di decretare che la festa della Concezione dovesse essere considerata da tutta la Chiesa, con la stessa dignità e importanza della Natività; inoltre, che fosse celebrata ovunque come solennità insignita di ottava e da tutti santificata come festa di precetto, e che ogni anno si tenesse nella Nostra Patriarcale Basilica Liberiana una Cappella Papale nel giorno santo dell’Immacolata Concezione. Spinti dal desiderio di rafforzare, ogni giorno di più, nell’animo dei fedeli questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio e di stimolare la loro pietà al culto e alla venerazione della Vergine concepita senza peccato originale, furono lietissimi di concedere la facoltà che venisse pronunciata ad alta voce la Concezione Immacolata della Vergine nelle Litanie Lauretane e nello stesso Prefazio della Messa, affinché i dettami della fede trovassero conferma nelle norme della preghiera. Noi quindi, seguendo le orme di Predecessori così illustri, non solo abbiamo approvato e accolto tutto ciò che è stato da loro deciso con tanta devozione e con tanta saggezza, ma, memori di ciò che aveva disposto Sisto IV, abbiamo confermato, con la Nostra autorità, l’Ufficio proprio dell’Immacolata Concezione e, con sensi di profonda gioia, ne abbiamo concesso l’uso a tutta la Chiesa. Ma poiché tutto ciò che si riferisce al culto è strettamente connesso con il suo oggetto e non può rimanere stabile e duraturo se questo oggetto è incerto e non ben definito, i Romani Pontefici Nostri Predecessori, mentre impiegavano tutta la loro sollecitudine per accrescere il culto della Concezione, si preoccuparono anche di chiarirne e di inculcarne con ogni mezzo l’oggetto e la dottrina. Insegnarono infatti, in modo chiaro ed inequivocabile, che si celebrasse la festa della Concezione della Vergine e respinsero quindi, come falsa e assolutamente contraria al pensiero della Chiesa, l’opinione di coloro che ritenevano ed affermavano che da parte della Chiesa non si onorava la Concezione ma la santificazione di Maria. Né ritennero che si potesse procedere con minore decisione contro coloro che, al fine di sminuire la dottrina sull’Immacolata Concezione della Vergine, avendo escogitato una distinzione fra il primo istante e il secondo momento della Concezione, affermavano che si celebrava sì la Concezione, ma non quella del primo iniziale momento. Gli stessi Nostri Predecessori stimarono loro preciso dovere difendere e sostenere, con tutto l’impegno, sia la festa della Concezione della Beatissima Vergine, sia la Concezione dal suo primo istante come vero oggetto del culto. Di qui le parole assolutamente decisive, con le quali Alessandro VII, Nostro Predecessore, mise in evidenza il vero pensiero della Chiesa. Egli si espresse in questi termini: “È sicuramente di antica data la particolare devozione verso la Beatissima Madre, la Vergine Maria, da parte dei fedeli: infatti erano convinti che la sua anima – fin dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo – fosse stata preservata immune dalla macchia del peccato originale per una speciale grazia e per un singolare privilegio di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Figlio suo e Redentore del genere umano. Animati da tale persuasione, circondavano di onore e celebravano la festa della Concezione con un rito solenne” [ALEXANDER VII, Const. Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 8 decembris 1661] . E fu proprio impegno primario dei Nostri Predecessori custodire con ogni cura, zelo e sforzo, perfettamente integra la dottrina dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Infatti non solo non tollerarono mai che la stessa dottrina venisse in qualche modo biasimata e travisata da chicchessia, ma, spingendosi ben oltre, asserirono, con chiare e reiterate dichiarazioni, che la dottrina, con la quale professiamo l’Immacolata Concezione della Vergine, era e doveva essere considerata a pieno titolo assolutamente conforme al culto della Chiesa; era antica e quasi universalmente riconosciuta, tale da essere fatta propria dalla Chiesa Romana, con l’intento di assecondarla e custodirla, e del tutto degna di aver parte nella stessa Sacra Liturgia e nelle preghiere più solenni. Non contenti di ciò, affinché la dottrina dell’Immacolato Concepimento della Vergine si mantenesse integra, vietarono, con la più grande severità, che ogni opinione contraria a questa dottrina potesse essere sostenuta sia in pubblico che in privato e la vollero colpita a morte. A queste ripetute e chiarissime dichiarazioni, perché non risultassero vane, aggiunsero delle sanzioni. Tutto questo è stato riassunto dal Nostro venerato Predecessore Alessandro VII con le seguenti parole: “Considerando che la Santa Chiesa Romana celebra solennemente la festa della Concezione dell’Intemerata e sempre Vergine Maria, e che, al riguardo, ha un tempo composto un Ufficio proprio e specifico in ossequio alla pia, devota e lodevole disposizione emanata dal Nostro Predecessore Sisto IV; volendo Noi pure favorire, sull’esempio dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, questa lodevole e pia devozione, questa festa e questo culto, prestato conformemente a quella direttiva e che dalla sua istituzione non ha subito, nella Chiesa Romana, alcun mutamento; volendo anche salvaguardare questa particolare forma di pietà e di devozione nel rendere onore e nel celebrare la Beatissima Vergine preservata dal peccato originale con un atto preventivo della grazia dello Spirito Santo; desiderando inoltre conservare nel gregge di Cristo l’unità dello spirito nel vincolo della pace, dopo aver placato i motivi di scontro e le dispute e aver rimosso gli scandali; accogliendo le istanze e le suppliche a Noi rivolte dai Vescovi sopra ricordati, unitamente ai Capitoli delle loro Chiese, dal Re Filippo e dai suoi Regni; rinnoviamo le Costituzioni e i Decreti emanati dai Romani Pontefici Nostri Predecessori, soprattutto da Sisto IV, da Paolo V e da Gregorio XV, per avvalorare l’affermazione intesa a sostenere che l’anima della Beata Vergine Maria, nella sua creazione e nell’infusione nel corpo, ebbe il dono della grazia dello Spirito Santo e fu preservata dal peccato originale; per favorire la festa e il culto della stessa Concezione della Vergine Madre di Dio, in linea con la pia proposizione suesposta, decretiamo che tali Costituzioni e Decreti siano osservati, sotto pena d’incorrere nelle censure e nelle altre sanzioni previste nelle Costituzioni stesse. “Decretiamo che quanti ardiranno interpretare le Costituzioni e i Decreti citati in modo da vanificare il favore reso, per mezzo loro, alla sunnominata affermazione, alla festa e al culto prestato nel rispetto della stessa; avranno osato mettere in discussione questa affermazione, questa festa e questo culto, o prendere posizione contro di essa in qualunque modo, direttamente o indirettamente, ricorrendo a qualsivoglia pretesto, sia pure con l’intento di esaminarne la sua definibilità e di spiegare e di interpretare, al riguardo, la Sacra Scrittura, i Santi Padri, e i Dottori; o ancora farsi forti di ogni altro possibile pretesto od occasione e poter quindi esprimere, dichiarare, trattare, disputare a voce e per iscritto, precisando, affermando e adducendo qualche argomentazione contro di essa, senza portarla a compimento; dissertare infine contro di essa in qualsiasi altro modo, addirittura fuori dell’immaginabile; [decretiamo] che siano privati anche della facoltà di predicare, di leggere, di insegnare e di dissertare in pubblico; di aver voce attiva e passiva in ogni tipo di elezioni, senza bisogno di alcuna dichiarazione. Incorreranno dunque, ipso facto, nella pena della perpetua interdizione di predicare, di leggere, di insegnare e di dissertare in pubblico. “Da queste pene essi potranno essere assolti o dispensati solamente da Noi o dai Romani Pontefici Nostri Successori. Intendiamo anche sottoporli, ed effettivamente con la presente li sottoponiamo, ad altre pene da infliggere a Nostro insindacabile giudizio e dei Romani Pontefici Nostri Successori, mentre rinnoviamo le Costituzioni e i Decreti di Paolo V e di Gregorio XV sopra ricordati. “Dichiariamo inaccettabili, e le sottoponiamo alle pene e alle censure contenute nell’Indice dei libri proibiti, le pubblicazioni nelle quali vengono messi in dubbio quella affermazione, la festa e il culto approvato; viene scritto, o vi si possa leggere, alcunché di contrario a ciò che è stato sopra riportato; trovino spazio discorsi, prediche, trattati, dissertazioni che ne avversano il contenuto. Ordiniamo e decretiamo che siffatti libri siano, ipso facto, da considerare espressamente proibiti, senza attendere una specifica dichiarazione”. D’altra parte tutti sanno con quanto zelo questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio sia stata tramandata, sostenuta e difesa dalle più illustri Famiglie religiose, dalle più celebri Accademie teologiche e dai Dottori più versati nella scienza delle cose divine. Tutti parimenti conoscono quanto siano stati solleciti i Vescovi nel sostenere in pubblico, anche nelle assemblee ecclesiastiche, che la santissima Vergine Maria, Madre di Dio, in previsione dei meriti del Redentore Gesù Cristo, non fu mai soggetta al peccato ma, del tutto preservata dalla colpa originale, fu redenta in una maniera più sublime. A tutto ciò si aggiunge il fatto, decisamente assai rilevante e del massimo peso, che lo stesso concilio di Trento, quando promulgò il decreto dogmatico sul peccato originale, nel quale, sulla scorta delle testimonianze della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei più autorevoli Concili, stabilì e definì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in quel decreto, e nell’ambito di una definizione così generale, la Beata ed Immacolata Vergine Maria Madre di Dio. Con tale dichiarazione infatti i Padri Tridentini indicarono con sufficiente chiarezza, tenendo conto della situazione del tempo, che la Beatissima Vergine fu esente dalla colpa originale. Indicarono perciò apertamente che dalle divine Scritture, dalla tradizione, dall’autorità dei Padri, niente poteva essere desunto che fosse in contrasto con questa prerogativa della Vergine. Per la verità, illustri monumenti di veneranda antichità della Chiesa orientale ed occidentale testimoniano con assoluta certezza che questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine, che, giorno dopo giorno, è stata magnificamente illustrata, proclamata e confermata dall’autorevolissimo sentimento, dal magistero, dallo zelo, dalla scienza e dalla saggezza della Chiesa e si è diffusa in modo tanto prodigioso presso tutti i popoli e le nazioni del mondo cattolico, è da sempre esistita nella Chiesa stessa come ricevuta dagli antenati e contraddistinta dalle caratteristiche della dottrina rivelata. Infatti la Chiesa di Cristo, fedele custode e garante dei dogmi a lei affidati, non ha mai apportato modifiche ad essi, non vi ha tolto o aggiunto alcunché, ma trattando con ogni cura, in modo accorto e sapiente, le dottrine del passato per scoprire quelle che si sono formate nei primi tempi e che la fede dei Padri ha seminato, si preoccupa di limare e di affinare quegli antichi dogmi della Divina Rivelazione, perché ne ricevano chiarezza, evidenza e precisione, ma conservino la loro pienezza, la loro integrità e la loro specificità e si sviluppino soltanto nella loro propria natura, cioè nell’ambito del dogma, mantenendo inalterati il concetto e il significato. In verità, i Padri e gli scrittori ecclesiastici, ammaestrati dalle parole divine – nei libri elaborati con cura per spiegare la Scrittura, per difendere i dogmi e per istruire i fedeli – non trovarono niente di più meritevole di attenzione del celebrare ed esaltare, nei modi più diversi ed ammirevoli, l’eccelsa santità, la dignità e l’immunità della Vergine da ogni macchia di peccato e la sua vittoria sul terribile nemico del genere umano. Per tale motivo, mentre commentavano le parole con le quali Dio, fin dalle origini del mondo, annunciando i rimedi della sua misericordia approntati per la rigenerazione degli uomini, rintuzzò l’audacia del serpente ingannatore e rialzò mirabilmente le speranze del genere umano: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua e la sua stirpe“, essi insegnarono che con questa divina profezia fu chiaramente e apertamente indicato il misericordioso Redentore del genere umano, cioè il Figliuolo Unigenito di Dio, Gesù Cristo; fu anche designata la sua beatissima Madre, la Vergine Maria, e, nello stesso tempo, fu nettamente espressa l’inimicizia dell’uno e dell’altra contro il demonio. Ne conseguì che, come Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, annientò il decreto di condanna esistente contro di noi, inchiodandolo da trionfatore sulla Croce, così la santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo ed indissolubile, poté esprimere, con Lui e per mezzo di Lui, un’eterna inimicizia contro il velenoso serpente e, riportando nei suoi confronti una nettissima vittoria, gli schiacciò la testa con il suo piede immacolato. Di questo nobile e singolare trionfo della Vergine, della sua straordinaria innocenza, purezza e santità, della sua immunità da ogni macchia di peccato, della sua ineffabile abbondanza di tutte le grazie divine, di tutte le virtù e di tutti i privilegi a Lei donati, gli stessi Padri videro una figura sia nell’Arca di Noè che, voluta per ordine di Dio, scampò del tutto indenne al diluvio universale; sia in quella scala che Giacobbe vide ergersi da terra fino al cielo, e lungo la quale salivano e scendevano gli angeli di Dio e alla cui sommità stava il Signore stesso; sia in quel roveto che Mosè vide nel luogo santo avvolto completamente dalle fiamme e, pur immerso in un fuoco crepitante, non si consumava né pativa alcun danno ma continuava ad essere verde e fiorito; sia in quella torre inespugnabile, eretta di fronte al nemico, dalla quale pendono mille scudi e tutte le armature dei forti; sia in quell’orto chiuso che non può essere violato né devastato da alcun assalto insidioso; sia in quella splendente città di Dio che ha le sue fondamenta sui monti santi; sia in quell’eccelso tempio di Dio che, rifulgendo degli splendori divini, è ricolmo della gloria del Signore; sia in tutti gli altri innumerevoli segni dello stesso genere che, secondo il pensiero dei Padri, preannunciavano cose straordinarie sulla dignità della Madre di Dio, sulla sua illibata innocenza e sulla sua santità, mai soggetta ad alcuna macchia. Per descrivere debitamente quest’insieme di doni celesti e l’innocenza originale della Vergine dalla quale è nato Gesù, i Padri ricorsero alle parole dei Profeti ed esaltarono questa divina, santa Vergine, come una pura colomba, come una Santa Gerusalemme, come un eccelso trono di Dio, come un’arca della santificazione, come la casa che l’eterna Sapienza si è edificata, come quella Regina straordinaria che, ricolma di delizie e appoggiata al suo Diletto, uscì dalla bocca dell’Altissimo assolutamente perfetta e bella, carissima a Dio e mai contaminata da alcuna macchia di peccato. Siccome poi gli stessi Padri e gli scrittori ecclesiastici erano pienamente convinti che l’Angelo Gabriele, nel dare alla beatissima Vergine l’annuncio dell’altissima dignità di Madre di Dio, l’aveva chiamata, in nome e per comando di Dio stesso, piena di grazia, insegnarono che con questo singolare e solenne saluto, mai udito prima di allora, si proclamava che la Madre di Dio era la sede di tutte le grazie divine, era ornata di tutti i carismi dello Spirito Santo, anzi era un tesoro quasi infinito e un abisso inesauribile di quegli stessi doni divini, a tal punto che, non essendo mai stata soggetta a maledizione ma partecipe, insieme con il suo Figlio, di eterna benedizione, meritò di essere chiamata da Elisabetta, mossa dallo Spirito di Dio: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno“. Da tutto ciò derivò il loro concorde e ben documentato pensiero che, in forza di tutti questi doni divini, la gloriosissima Vergine, per la quale “grandi cose ha fatto colui che è potente“, rifulse di tale pienezza di grazia e di tale innocenza da diventare l’ineffabile miracolo di Dio, anzi il culmine di tutti i miracoli e quindi degna Madre di Dio, la più vicina a Dio, nella misura in cui ciò è possibile ad una creatura, superiore a tutte le lodi angeliche ed umane. Per questo motivo, con l’intento di dimostrare l’innocenza e la giustizia originale della Madre di Dio, i Padri non solo la paragonarono spessissimo ad Eva ancora vergine, innocente, non corrotta e non ancora caduta nei lacci delle mortali insidie del serpente ingannatore, ma la anteposero a lei con una meravigliosa varietà di parole e di espressioni. Eva infatti, avendo dato ascolto disgraziatamente al serpente, decadde dall’innocenza originale e divenne sua schiava, mentre la beatissima Vergine accrebbe continuamente il primitivo dono e, senza mai ascoltare il serpente, con la forza ricevuta da Dio ne annientò la violenza e il potere. Perciò non si stancarono mai di proclamarla giglio tra le spine; terra assolutamente inviolata, verginale, illibata, immacolata, sempre benedetta e libera da ogni contagio di peccato, dalla quale è stato formato il nuovo Adamo; giardino delle delizie piantato da Dio stesso, senza difetti, splendido, abbondantemente ornato di innocenza e di immortalità e protetto da tutte le insidie del velenoso serpente; legno immarcescibile che il tarlo del peccato mai poté intaccare; fonte sempre limpida e segnata dalla potenza dello Spirito Santo; tempio esclusivo di Dio; tesoro di immortalità; unica e sola figlia, non della morte, ma della vita; germoglio di grazia e non d’ira che, per uno speciale intervento della provvidenza divina, è spuntato, sempre verde e ammantato di fiori, da una radice corrotta e contaminata. Ma come se tutte queste espressioni non bastassero, pur essendo straordinarie, i Padri formularono specifiche e stringenti argomentazioni per affermare che, parlando del peccato, non poteva in alcun modo essere chiamata in causa la santa Vergine Maria, perché a Lei era stata elargita la grazia in misura superiore per vincere ogni specie di peccato. Asserirono quindi che la gloriosissima Vergine fu la riparatrice dei progenitori, la fonte della vita per i posteri. Scelta e preparata dall’Altissimo da tutta l’eternità e da Lui preannunciata quando disse al serpente: “Porrò inimicizia fra te e la donna“, schiacciò veramente la testa di quel velenoso serpente. Sostennero dunque che la beatissima Vergine fu, per grazia, immune da ogni macchia di peccato ed esente da qualsivoglia contaminazione del corpo, dell’anima e della mente. Unita in un intimo rapporto e congiunta da un eterno patto di alleanza con Dio, non fu mai preda delle tenebre, ma fruì di una luce perenne e risultò degnissima dimora di Cristo, non per le qualità del corpo, ma per lo stato originale di grazia. Parlando della Concezione della Vergine, i Padri aggiunsero espressioni assai significative, con le quali attestarono che la natura cedette il passo alla grazia e si trovò incapace a svolgere il suo compito. Non poteva infatti accadere che la Vergine Madre di Dio potesse essere concepita da Anna, prima che la grazia sortisse il suo effetto. Così doveva essere concepita la primogenita, dalla quale doveva poi essere concepito il Primogenito di ogni creatura. Proclamarono che la carne della Vergine, derivata da Adamo, non ne contrasse le macchie, e che la beatissima Vergine fu quindi il tabernacolo creato da Dio stesso, formato dallo Spirito Santo, capolavoro di autentica porpora, al quale diede ornamento quel nuovo Beseleel ricamandolo variamente in oro. Fu a buon diritto esaltata come il primo vero capolavoro di Dio: sfuggita ai dardi infuocati del maligno, entrò nel mondo, bella per natura e assolutamente estranea al peccato nella sua Concezione Immacolata, come l’aurora che spande tutt’intorno la sua luce. Non era infatti conveniente che quel vaso di elezione fosse colpito dal comune disonore, perché assai diverso da tutti gli altri, di cui condivide la natura ma non la colpa. Al contrario era assolutamente conveniente che come l’Unigenito aveva in cielo un Padre, che i Cherubini esaltano tre volte santo, avesse sulla terra una Madre mai priva dello splendore della santità. Proprio questa dottrina era a tal punto radicata nella mente e nell’animo degli antenati, che divenne abituale l’uso di uno speciale e straordinario linguaggio. Lo impiegarono spessissimo per chiamare la Madre di Dio Immacolata, del tutto Immacolata; innocente, anzi innocentissima; illibata nel modo più eccelso; santa e assolutamente estranea al peccato; tutta pura, tutta intemerata, anzi l’esemplare della purezza e dell’innocenza; più bella della bellezza; più leggiadra della grazia; più santa della santità; la sola santa, purissima nell’anima e nel corpo, che si spinse oltre la purezza e la verginità; la sola che diventò, senza riserve, la dimora di tutte le grazie dello Spirito Santo, e che si innalzò al di sopra di tutti, con l’eccezione di Dio: per natura, più bella, più graziosa e più santa degli stessi Cherubini e Serafini e di tutte le schiere degli Angeli. Nessun linguaggio, né del cielo né della terra, può bastare per tesserne le lodi. Nessuno ignora che la celebrazione di Lei fu, con tutta naturalezza, introdotta nelle memorie della santa Liturgia e negli Uffici ecclesiastici. Tutti li pervade e li domina per larghi tratti. La Madre di Dio vi è invocata ed esaltata come incorrotta colomba di bellezza, rosa sempre fresca. Essendo purissima sotto ogni aspetto, eternamente immacolata e beata, viene celebrata come l’innocenza stessa, che non fu mai violata, e come la nuova Eva che ha generato l’Emmanuele. Non vi è dunque niente di straordinario se i Pastori della Chiesa e i popoli fedeli si sono compiaciuti, ogni giorno di più, di professare con tanta pietà, con tanta devozione e con tanto amore la dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio, che, a giudizio dei Padri, è stata inserita nella Sacra Scrittura, è stata trasmessa dalle loro numerose e importantissime testimonianze, è stata manifestata e celebrata con tanti insigni monumenti del venerando tempo antico, è stata proposta e confermata dal più alto e autorevole magistero della Chiesa. Pastori e popolo niente ebbero di più dolce e di più caro che onorare, venerare, invocare ed esaltare ovunque, con tutto l’ardore del cuore, la Vergine Madre di Dio concepita senza peccato originale. Per questo già dai tempi antichi i Vescovi, gli uomini di chiesa, gli Ordini regolari, gli stessi Imperatori e Re chiesero, con insistenza, che questa Sede Apostolica definisse l’Immacolata Concezione della Madre di Dio come dogma della fede cattolica. Queste richieste sono state nuovamente ripetute nei tempi più recenti, specialmente al Nostro Predecessore Gregorio XVI di felice memoria, e sono state rivolte anche a Noi dai Vescovi, dal Clero secolare, da Famiglie religiose, da Sovrani e da popoli fedeli. Poiché dunque, con straordinaria gioia del Nostro cuore, avevamo piena conoscenza di tutto ciò e ne comprendevamo l’importanza, non appena siamo stati innalzati, sebbene immeritevoli, per un misterioso disegno della divina Provvidenza, a questa sublime Cattedra di Pietro, ed assumemmo il governo di tutta la Chiesa, abbiamo ritenuto che non ci fosse niente di più importante, sorretti anche dalla profonda devozione, pietà e amore nutriti fin dalla fanciullezza per la santissima Vergine Maria Madre di Dio, del portare a compimento tutto ciò che poteva ancora essere nelle aspettative della Chiesa, per accrescere il tributo di onore alla beatissima Vergine e per metterne ancora più in luce le prerogative. Volendo tuttavia procedere con grande prudenza, abbiamo costituito una speciale Congregazione di Nostri Venerabili Fratelli, Cardinali di Santa Romana Chiesa, illustri per la pietà, per la competenza e per la conoscenza delle cose divine; abbiamo pure scelto uomini del Clero secolare e regolare, particolarmente versati nelle discipline teologiche, perché esaminassero con ogni cura tutto ciò che riguarda l’Immacolata Concezione della Vergine e presentassero a Noi le loro conclusioni. Quantunque già dalle istanze, da Noi ricevute per patrocinare l’eventuale definizione dell’Immacolata Concezione della Vergine, risultasse chiaro il pensiero di molti Vescovi, tuttavia abbiamo inviato ai Venerabili Fratelli Vescovi di tutto il mondo cattolico una Lettera Enciclica, scritta a Gaeta il 2 febbraio 1849, perché, dopo aver rivolto preghiere a Dio, Ci comunicassero per iscritto quali fossero la pietà e la devozione dei loro fedeli nei confronti dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio e, soprattutto, quale fosse il loro personale pensiero sulla proposta di questa definizione e quali fossero i loro auspici, al fine di poter esprimere il Nostro decisivo giudizio nel modo più autorevole possibile. Non è certo stata di poco peso la consolazione che abbiamo provato, quando Ci pervennero le risposte di quei Venerabili Fratelli. Infatti nelle loro lettere, pervase da incredibile compiacimento, gioia ed entusiasmo, Ci confermarono nuovamente, non solo la straordinaria pietà e i sentimenti che essi stessi, il loro Clero e il popolo fedele nutrivano verso l’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine, ma Ci supplicarono anche, con voto pressoché unanime, che l’Immacolata Concezione della Vergine venisse definita con un atto decisivo del Nostro ufficio e della Nostra autorità. Nel frattempo abbiamo gustato una gioia non certo minore, quando i Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, della speciale Congregazione sopra ricordata, e i citati teologi da Noi scelti come esperti, dopo aver proceduto con tutta l’attenzione ad un impegnativo e meticoloso esame della questione, Ci chiesero con insistenza la definizione dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Dopo queste premesse, seguendo le prestigiose orme dei Nostri Predecessori, desiderando procedere nel rispetto delle norme canoniche, abbiamo tenuto un Concistoro, nel quale abbiamo parlato ai Nostri Venerabili Fratelli, Cardinali di Santa Romana Chiesa, e, con la più grande consolazione del Nostro animo, li abbiamo uditi rivolgerci l’insistente richiesta perché decidessimo di emanare la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio. Essendo quindi fermamente convinti nel Signore che fossero maturati i tempi per definire l’Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria Madre di Dio, che la Sacra Scrittura, la veneranda Tradizione, il costante sentimento della Chiesa, il singolare consenso dei Vescovi e dei fedeli, gli atti memorabili e le Costituzioni dei Nostri Predecessori mirabilmente illustrano e spiegano; dopo aver soppesato con cura ogni cosa e aver innalzato a Dio incessanti e fervide preghiere; ritenemmo che non si potesse più in alcun modo indugiare a ratificare e a definire, con il Nostro supremo giudizio, l’Immacolata Concezione della Vergine, e così soddisfare le sacrosante richieste del mondo cattolico, appagare la Nostra devozione verso la santissima Vergine e, nello stesso tempo, glorificare sempre più in Lei il suo Figlio Unigenito, il Signore Nostro Gesù Cristo, perché ogni tributo di onore reso alla Madre ridonda sul Figlio. Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l’assistenza dell’intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa, ed indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli. Se qualcuno dunque avrà la presunzione di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito (Dio non voglia!), sappia con certezza di aver pronunciato la propria condanna, di aver subito il naufragio nella fede, di essersi separato dall’unità della Chiesa, e, se avrà osato rendere pubblico, a parole o per iscritto o in qualunque altro modo, ciò che pensa, sappia di essere incorso, ipso facto, nelle pene comminate dal Diritto. La Nostra bocca è veramente piena di gioia e la Nostra lingua di esultanza. Innalziamo dunque a Gesù Cristo Signore Nostro i più umili e sentiti ringraziamenti perché, pur non avendone i meriti, Ci ha concesso, per una grazia particolare, di offrire e di decretare questo onore e questo tributo di gloria alla sua santissima Madre. Fondiamo senz’altro le nostre attese su un fatto di sicura speranza e di pieno convincimento. La stessa beatissima Vergine che, tutta bella e immacolata, schiacciò la testa velenosa del crudelissimo serpente e recò al mondo la salvezza; la Vergine, che è gloria dei Profeti e degli Apostoli, onore dei Martiri, gioia e corona di tutti i Santi, sicurissimo rifugio e fedelissimo aiuto di chiunque è in pericolo, potentissima mediatrice e avvocata di tutto il mondo presso il suo Unigenito Figlio, fulgido e straordinario ornamento della santa Chiesa, incrollabile presidio che ha sempre schiacciato le eresie, ha liberato le genti e i popoli fedeli da ogni sorta di disgrazie e ha sottratto Noi stessi ai numerosi pericoli che Ci sovrastavano, voglia, con il suo efficacissimo patrocinio, portare aiuto alla santa Madre, la Chiesa Cattolica, perché, rimosse tutte le difficoltà, sconfitti tutti gli errori, essa possa, ogni giorno di più, prosperare e fiorire presso tutti i popoli e in tutti i luoghi, “dall’uno all’altro mare, e dal fiume fino agli estremi confini della terra“, e possa godere pienamente della pace, della tranquillità e della libertà. Voglia inoltre intercedere perché i colpevoli ottengano il perdono, gli ammalati il rimedio, i pusillanimi la forza, gli afflitti la consolazione, i pericolanti l’aiuto, e tutti gli erranti, rimossa la caligine della mente, possano far ritorno alla via della verità e della giustizia, e si faccia un solo ovile e un solo pastore. Ascoltino queste Nostre parole tutti i carissimi figli della Chiesa Cattolica e, con un ancor più convinto desiderio di pietà, di devozione e di amore, continuino ad onorare, ad invocare e a supplicare la beatissima Vergine Maria, Madre di Dio, concepita senza peccato originale, e si rifugino, con piena fiducia, presso questa dolcissima Madre di misericordia e di grazia in ogni momento di pericolo, di difficoltà, di bisogno e di trepidazione. Sotto la sua guida, la sua protezione, la sua benevolenza, il suo patrocinio, non vi può essere motivo né di paura, né di disperazione, perché, nutrendo per noi un profondo sentimento materno e avendo a cuore la nostra salvezza, abbraccia con il suo amore tutto il genere umano. Essendo stata costituita dal Signore Regina del Cielo e della terra, e innalzata al di sopra di tutti i Cori degli Angeli e delle schiere dei Santi, sta alla destra del suo Figlio Unigenito, Signore Nostro Gesù Cristo e intercede con tutta l’efficacia delle sue materne preghiere: ottiene ciò che chiede e non può restare inascoltata. Da ultimo, perché questa Nostra definizione dell’Immacolata Concezione della beatissima Vergine Maria possa essere portata a conoscenza di tutta la Chiesa, decidiamo che la presente Nostra Lettera Apostolica resti a perenne ricordo, e ordiniamo che a tutte le trascrizioni, o copie, anche stampate, sottoscritte per mano di qualche pubblico notaio e munita del sigillo di persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti la stessa fede che si presterebbe alla presente se fosse esibita o mostrata. Nessuno pertanto si permetta di violare il contenuto di questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o abbia l’ardire temerario di avversarlo e di trasgredirlo. Se qualcuno, poi, osasse tentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

 

Dato a Roma, presso San Pietro, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1854, il giorno 8 dicembre, nell’anno nono del Nostro Pontificato.

 

 

8 Dicembre, Immacolata Concezione

Delle feste solenni di Maria Vergine e  in primo luogo della sua Immacolata Concezione.

 

  1. Tra le feste che si celebrano dalla Chiesa in onore di Maria Vergine madre di Dio, quali sono le più solenni?

Tra le feste che si celebrano dalla Chiesa in onore di Maria Vergine, le più solenni sono la Immacolata Concezione, la Natività, l’Annunciazione, la Purificazione e l’Assunzione.

 

  1. In qual giorno si celebra la festa dell’Immacolata Concezione?

La festa della Immacolata Concezione si celebra nel giorno otto di dicembre.

 

  1. Perché si celebra la festa dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine?

Si celebra la festa, della Immacolata Concezione di Maria Vergine, perché come insegna la fede, ella, per singolare privilegio e per i meriti di Gesù Cristo Redentore, fu santificata dalla divina grazi a fino dal primo istante del suo concepimento, e così preservata immune dalla colpa originale.

 

  1. Quando la Chiesa ha definito come dogma di fede che la Concezione di Maria Vergine fu immacolata, cioè senza peccato originale?

Nel giorno 8 dicembre dell’anno 1854 il Sommo Pontefice Pio IX con Bolla dogmatica, e col consenso di tutto l’Episcopato cattolico ha solennemente definito come articolo di fede l’Immacolata Concezione della santissima Vergine.

 

  1. Perché Dio ha conceduto a Maria Vergine il privilegio della Concezione Immacolata?

Dio ha conceduto a Maria Vergine il privilegio della Concezione Immacolata, perché conveniva alla santità e alla maestà di Gesù Cristo, che la Vergine destinata ad essergli madre non fosse neppure per un momento schiava del demonio.

 

  1. Quali sono le intenzioni della Chiesa nella celebrazione della festa della Immacolata Concezione?

Le intenzioni della Chiesa nella celebrazione della festa della Immacolata Concezione sono:

-di eccitare in noi viva riconoscenza verso Dio, che ha con tale privilegio tanto esaltata la beata Vergine;

-di avvivare la nostra fede intorno alla esenzione di Maria dal peccato originale;

-di farci intendere quanto Dio apprezzi ed ami la purezza e la santità dell’anima;

-di accrescere sempre più in noi la divozione verso Maria.

 

fonte Catechismo di San Pio x

La Medaglia Miracolosa, 27 Novembre

Non è una medaglia come le altre, è la Medaglia per eccellenza fatta coniare per ordine espresso della Madonna, secondo il modello da Lei stessa ideato. È il dono che la buona Mamma del cielo ci ha portato, affinché fosse per noi un pegno del suo amore e della sua protezione, una fonte inesauribile di grazie.

 

Santa Caterina Labourè, Figlia della Carità di S. Vincenzo, fu la fortunata privilegiata che Maria prescelse per trasmetterci il suo dono. Nella notte dal 18 al 19 luglio 1830, S. Caterina vide per la prima volta la Madonna, che le profetizzò, con le lacrime agli occhi, le sciagure che stavano per colpire la Francia, il clero, e le comunità, promettendo però una speciale protezione della sua. Infine, le preannunziò che Dio le voleva affidare una grande missione.

 

Il 27 novembre 1830, vide due prodigiosi quadri, corrispondenti alle due facce della Medaglia, e udì una voce che le disse: “Fa coniare una medaglia secondo il modello che hai visto: coloro che la porteranno saranno sotto la specialissima protezione della Madre di Dio, e riceveranno grandi grazie; copiose saranno le grazie per chi avrà fiducia…I raggi sono simbolo delle grazie che io concederò a chi me le chiederà con fiducia.

 

Maria ci ha pure insegnata la preghiera che esercita un potere irresistibile sul suo Cuore, volendo fosse scritta sulla Medaglia la giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.” Portiamola dunque, la cara Medaglia, che per i prodigi operati ha meritato il nome di Miracolosa, con amore e gratitudine, quale prezioso dono di Maria; portiamola a tutti quelli a cui vogliamo assicurare la protezione di Maria Santissima.

 

PER IMPETRARE QUALCHE GRAZIA

  1. O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che, mossa a pietà delle nostre miserie, scendeste dal cielo per mostrarci quanta parte prendete alle nostre pene, e quanto vi adoperate per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le sue grazie, movetevi a pietà della presente nostra necessità; consolate la nostra afflizione, e concedeteci la grazia che vi domandiamo.

Ave Maria…O Maria, concepita…

  1. O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, ci avete portato la vostra Medaglia affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi, e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti al nostro petto, e vi domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

Ave Maria…O Maria, concepita…

  1. O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, Voi avete promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della vostra Medaglia, che vi avessero invocata con la giaculatoria da Voi insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella vostra parola, ricorriamo a Voi e vi domandiamo, per la vostra Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

Salve Regina…

 

SUPPLICA DELLA MEDAGLIA

(da farsi verso le 5.30 di sera del 27 novembre, del 27 di ogni mese, e in ogni urgente necessità)

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque siete disposta ad esaudire le preghiere dei vostri figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui vi compiacete di spargere più abbondantemente i tesori delle vostre grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a Voi, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da Voi prescelti per la manifestazione della vostra Medaglia.

Noi veniamo a Voi, ripieni di immensa gratitudine e di illimitata fiducia, in quest’ora a Voi così cara, per ringraziarvi del gran dono che ci avete fatto dandoci la vostra immagine, affinché fosse per noi attestato di affetto e pegno di protezione. Noi adunque vi promettiamo che, secondo il vostro desiderio, la santa Medaglia sarà la nostra compagna indivisibile; sarà il segno della vostra presenza presso di noi; sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere quanto ci avete amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici vostri e del vostro divin Figlio. Sì, il vostro Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono con il vostro; lo accenderà d’amore per Gesù, e lo fortificherà nel portare ogni giorno la propria croce dietro a Lui.

Questa è l’ora vostra, o Maria, l’ora della vostra bontà inesauribile, della vostra misericordia trionfante, l’ora in cui faceste sgorgare per mezzo della vostra Medaglia, quel torrente di grazia e di prodigi che inondò la terra. Fate, o Madre, che quest’ora,  che vi ricorda la dolce commozione del vostro Cuore, la quale vi spinse a venirci a visitare ed a portarci il rimedio di tanti mali, fate che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti.

Voi che avete promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia, volgete benigna i vostri sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le vostre grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a Voi che siete la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbiate dunque pietà di noi. Ve lo domandiamo per la vostra Immacolata Concezione, e per l’amore che vi spinse a darci la vostra preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già vi inteneriste sulle nostre miserie, guardate ai mali da cui siamo oppressi. Fate che la vostra Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i suoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la vostra Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permettete, o Maria, che in quest’ora solenne domandiamo al vostro Cuore Immacolato la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli che sono a noi più cari. Ricordatevi che anch’essi sono vostri figli, che per essi avete sofferto, pregato e pianto. Salvateli, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di avervi tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirvi a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Così sia.

Salve Regina…

O Maria, concepita…(3 volte).

 

fonte – “Il mio libro di preghiere”, CLS

 

4 NOVEMBRE SAN CARLO BORROMEO, CONFESSORE

4 novembre, San Carlo Borromeo, Vescovo e Confessore (Arona, 1538 – Milano, 3 novembre 1584). «San Carlo Borromeo Cardinale, Vescovo di Milano e Confessore, il quale volò in cielo nel giorno precedente»

Missione e grazia di san Carlo

Per comprendere bene un santo, è necessario rendersi conto della missione che Dio gli ha affidata nel mondo, dell’opera alla quale ha consacrato la sua vita e delle grazie dategli, per portarla a compimento. La missione provvidenziale di san Carlo Borromeo e l’opera a lui affidata da Dio nel mondo è la riforma della santa Chiesa cattolica con la stesura definitiva e l’applicazione dei decreti disciplinari del Concilio di Trento. Per compiere questa missione egli ricevette la grazia della pienezza del Sacerdozio e la pienezza dello spirito sacerdotale. È tutto qui il dono soprannaturale ricevuto da san Carlo, dono che è ragione di tutti gli altri e distingue lui da tutti gli altri santi e da tutti i vescovi che Dio diede alla Chiesa.

 

Il vescovo

“Altri vescovi santi lo hanno uguagliato e forse superato in qualche dono soprannaturale, ma forse nessuno riunì nella medesima perfezione i doni naturali e soprannaturali che fanno il santo vescovo. Tutta la sua vita si riassume in questa sola parola. Nel mondo egli non volle che fare il vescovo e la sua vita, perfettamente ordinata da questa unica volontà, nel vescovo ha cancellato completamente l’uomo, sicché lo splendore radioso della sua santità sembra venire non dalla persona, ma dal ministero. Pare, per dire tutto in breve, che Dio abbia voluto fare di lui il tipo, l’ideale del vescovo” (P. Gonthier, O. P., Opere oratorie, t. i, 15).

 

Il “Segretario di Stato”

Pio IV, eletto Papa il 26 dicembre 1559, subito chiamò a sé e associò al governo della Chiesa il nipote Carlo Borromeo. Carlo aveva allora 22 anni, ma la sua amministrazione rivelò tosto le sue doti: una resistenza straordinaria al lavoro, una volontà energica e perseverante, un saper ascoltare e chiedere consiglio prima di agire coraggiosamente. Viveva una vita austera, e, in mezzo a occupazioni opprimenti, cercava riposo nella preghiera, nello studio della teologia e nella predicazione. Per le sue insistenze, Pio IV riaprì, nel 1560, il Concilio di Trento ed egli divenne tosto l’intermediario tra il Papa e il Concilio e, terminato finalmente il Concilio stesso, si impegnò a farne conoscere la dottrina e le disposizioni, vigilò sulla redazione del “Catechismo del Concilio di Trento” e diede, per il primo, l’esempio di una totale sottomissione alle riforme imposte.

 

San Carlo a Milano

Succeduto allo zio Pio IV san Pio V, cercò di lasciare Roma, per andare ad amministrare la sua diocesi di Milano e il nuovo Papa cedette alle insistenze. Le prime sue cure furono per il clero e fondò seminari e collegi, chiedendo l’aiuto degli Ordini religiosi, particolarmente dei Gesuiti e riformò i monasteri. Poi organizzò l’immensa diocesi, nominando visitatori con l’incarico di tenerlo informato, riformò Arcivescovado e Capitolo, cercando di occuparsi direttamente del più gran numero possibile di questioni e tenendosi a contatto con il popolo, fermo contro tutti gli intrighi del potere civile. La sua attività superò i confini della diocesi, si estese a tutta la provincia di Milano, per mezzo di Concili da lui regolarmente presieduti, giunse anche alle province vicine, che visitò in qualità di Legato.

 

La peste di Milano

Nel 1576 scoppiò a Milano la peste e presto si diffuse. Per l’arcivescovo fu occasione di manifestare la sua energia e la sua inesauribile carità. In mancanza di autorità locali, organizzò il servizio sanitario, fondò o rinnovò ospedali, cercò denaro e vettovaglie, decretò misure preventive. Soprattutto provvide ad assicurare il soccorso spirituale, l’assistenza ai malati, il seppellimento dei morti, l’amministrazione dei Sacramenti agli abitanti confinati nelle loro case, per misure prudenziali. Senza temere il contagio, pagò di persona, visitando ospedali, guidando le processioni di penitenza, facendosi tutto a tutti come un padre e come un vero pastore. Tutta la sua vita è prova di attaccamento ai poveri e ai dimenticati e, morendo, lasciò a loro i suoi beni.

 

VITA. – Nacque il 2 ottobre 1538 nel castello di Arona sul Lago Maggiore, da famiglia di fede profonda e di grande bontà. Ricevuta la Tonsura a otto anni, seguì gli studi classici a Milano, studiò Diritto a Pavia, dove ottenne il grado di Dottore nel 1559. Nel 1560 il Papa lo chiamò a Roma e lo fece Cardinale. Nel 1562 fu ordinato Sacerdote e il 7 dicembre 1563 consacrato Vescovo. Nel 1566, con l’elezione di san Pio V, lasciò Roma e si stabilì nella sua diocesi di Milano, dove morì nella notte dal 3 al 4 novembre del 1584. Papa Paolo V lo canonizzò il primo novembre 1610.

 

Modello di virtù

Con tutta la Chiesa, cantiamo le tue lodi e godiamo della tua gloria. Prevenuto dalla grazia divina fin dall’infanzia, seguito da essa in tutta la tua vita, sempre le fosti fedele. Forte delle ricchezze deposte nell’anima dal Battesimo e dai Sacramenti, pervenisti al termine della tua vocazione, senza nulla mai rifiutare a Dio, meritando così di essere nostro modello. Aiutaci ad imitare le tue virtù, dà a noi la solida devozione e lo zelo della preghiera che erano per te sorgente di forza per condurre la buona battaglia. Fa’ che imitiamo la tua carità, la dolcezza e l’affabilità con tutti, dà a noi lo spirito di povertà che ti rese così caro l’Ordine di san Francesco, dacci la devozione e sottomissione alla Santa Sede, l’amore per la Chiesa alla quale consacrasti tante fatiche e te stesso.

 

Modello dei pastori

Tu eri destinato particolarmente ad essere modello dei pastori di anime. “Un vescovo, dicevi, è obbligato alla perfezione” e comprendevi che “maggiore santità è richiesta dove l’elemento soprannaturale e divino maggiormente si accumula” (Mons. Pie, Discorso per la consacrazione di Mons. Gay). Noi vediamo brillare in te tutte le virtù dei pontefici e tu degnati comunicarle in abbondanza ai vescovi del nostro tempo. Esortali come li esortavi nei tuoi Concili, risuscita oggi “la sollecitudine pastorale che ti rese glorioso” (Colletta della Messa). Prega il Padrone delle Messe di mandare operai numerosi (Lc 10,2) formati sul tuo esempio, divorati da uno zelo che lo studio approfondito della dottrina e la sottomissione alle leggi della Chiesa renderanno meravigliosamente fecondo.

 

Preghiera

Proteggi in modo particolare la Chiesa di Milano della quale sei, insieme con sant’Ambrogio, il migliore ornamento e conserva in essa la luce che vi predicasti e il gusto della santa Liturgia che da te fu restaurata. Si compia oggi per le tue preghiere, come un giorno si compì per le tue fatiche, la parola della Scrittura: “Inebrierò di grazia le anime sacerdotali e il mio popolo sarà riempito dei miei doni” (Ger 31,14).

 

+ O Glorioso San Carlo siate Padre tenerissimo di questo popolo; salvateci dall’errore e dalla corruzio­ne, soccorreteci nelle prove, aiutateci nella malattia e in ogni sofferenza. Fate che il nostro impegno di vita cristiana aumenti di giorno in giorno e che noi ci adoperiamo alacremente per l’estendersi del regno di Dio su tutta la terra e in tutte le anime. Ot­tenete la benedizione di Dio sui vostri fedeli e fate che un giorno siano felici con voi nella beata eternità. Così sia. +

+ Gloriosissimo San Carlo, modello di virtù e costanza nella prova. Voi che avete impiegato i doni ricevuti per la Gloria di Dio e la salvezza delle anime, sino a restare vittima del vostro stesso zelo. Impetrateci dal Signore la grazia di essere vostro imitatore, come voi lo foste di Gesù Cristo. Otteneteci lo spirito di sacrificio, lo zelo per i nostri fratelli, la fedeltà a Dio, l’amore alla Chiesa, la rassegnazione nelle avversità e la perseveranza nel bene. Affinché anche noi, sperimentando di essere amati da Dio, possiamo godere della presenza divina. Così sia. +

fonte: dom Prosper Gueranger, Sursum Corda

 

Della commemorazione dei fedeli defunti

Perché dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti?

Dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti che sono in purgatorio, perché è conveniente che la Chiesa militante, dopo avere onorato e invocato con una festa generale e solenne, il patrocinio della Chiesa trionfante, venga in soccorso della Chiesa purgante con un generale e solenne suffragio.

Come possiamo noi suffragare le anime dei fedeli defunti?

Noi possiamo suffragare le anime dei fedeli defunti colle preghiere, colle limosine e con tutte le altre buone opere, ma sopratutto col santo sacrifizio della Messa.

Per quali anime dobbiamo noi nella commemorazione de’ fedeli defunti applicare i nostri suffragi, secondo la mente della Chiesa?

Nella commemorazione di tutti i fedeli defunti noi dobbiamo applicare i nostri suffragi, non solamente per le anime de’ nostri parenti, amici e benefattori, ma anche per tutte le altre che si trovano nel purgatorio.

Qual frutto dobbiamo noi ricavare dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti?

Dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti dobbiamo ricavare questo frutto:

  1. pensare che anche noi dovremo morir presto, e presentarci al tribunale di Dio per rendergli conto di tutta la nostra vita;

  2. concepire un grande orrore al peccato, considerando quanto rigorosamente Iddio lo punisca nell’altra vita, e soddisfare in questa alla sua giustizia colle opere di penitenza per i peccati commessi.

Fonte – Catechismo maggiore

Della festa di tutti i Santi

Qual festa si celebra nel primo giorno di novembre?

Nel primo giorno di novembre si celebra la festa di tutti i Santi.

Perché la Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi?

La Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi:

  1. per lodare e ringraziare il Signore d’aver santificati i suoi servi in terra e d’averli coronati di gloria in cielo;

  2. per onorare in questo giorno anche quei Santi de’ quali non si fa una festa particolare fra l’anno;

  3. per procurarci maggiori grazie col moltiplicare gli intercessori;

  4. per riparare in questo giorno i mancamenti che nel corso dell’anno abbiamo commesso nelle feste particolari dei Santi;

  5. per eccitarci maggiormente alla virtù cogli esempi di tanti Santi d’ogni età, d’ogni condizione e di ogni sesso, e colla memoria della ricompensa che godono in cielo.

Che cosa ci deve animare ad imitare i Santi?

Ad imitare i Santi ci deve animare il considerare che essi erano deboli e fragili come noi e soggetti alle stesse passioni, che confortati dalla divina grazia si sono fatti santi con quei mezzi che possiamo usare anche noi, e che per i meriti di Gesù Cristo è promessa a noi pure quella stessa gloria che ora essi godono in paradiso.

Perché si celebra la festa di lutti i Santi con solennità?

Si celebra la festa di tutti i Santi con grande solennità perché essa abbraccia tutte le altre feste che nell’anno si celebrano ad onore dei Santi, ed è figura della festa eterna del cielo.

Che cosa dobbiamo noi fare per celebrare degnamente la festa di tutti i Santi?

Per celebrare degnamente la festa di tutti i Santi dobbiamo:

  1. dar lode e gloria al Signore per le grazie fatte a’ suoi servi, e pregarlo a volerle concedere anche a noi;

  2. onorare tutti i Santi come amici di Dio, e invocare con più fiducia la loro protezione;

  3. proporre d’imitare il loro esempio per essere un giorno partecipi della medesima gloria.  

Fonte – Catechismo maggiore

18 OTTOBRE, SAN LUCA EVANGELISTA

18 ottobre, San Luca Evangelista. In Bitinia il natale del beato Luca Evangelista, il quale, dopo aver molto sofferto per il nome di Cristo, morì pieno di Spirito Santo. Le sue ossa furono in seguito portate a Costantinopoli, e di là trasferite a Padova

 

La benignità del Salvatore

San Paolo, nell’epistola a Tito, ricorda per due volte che è “apparsa sulla terra la benignità e l’umanità di Dio Salvatore”. Si direbbe che abbia ripetute spesso quelle parole al discepolo prediletto, san Luca, nelle conversazioni, nei viaggi, nella loro lunga intimità. Se è cosa difficile stabilire differenze e anche soltanto fare confronti tra i Santi e più ancora fra gli Evangelisti, si può tuttavia notare che il Vangelo di san Luca ci presenta prima di tutto un Salvatore buono e misericordioso. San Luca era uomo di talento, conosceva in modo mirabile il greco, descriveva e dipingeva con garbo scene e paesaggi e aveva un’anima squisita per bontà e dolcezza che dava al talento un’attrattiva straordinaria.

 

Il medico

San Luca aveva fatto studi di medicina e san Paolo lo chiama “medico carissimo”. Nelle narrazioni di guarigioni operate da Gesù rivela la sua qualità di medico sa dissimulare a perfezione quando qualcosa non giova alla buona fama dei medici, come nel caso dell’emorroissa, mentre gli altri evangelisti indugiano sulla incapacità della scienza umana quasi con compiacenza.

 

Il ritrattista

L’abilità di narratore e di pittore gli ha fatto attribuire il ritratto della Vergine Maria, ma il ritratto più bello della Madre del Salvatore egli ce lo dà nel Vangelo e negli Atti e si pensa con ragione che egli abbia conosciuti i dettagli sull’infanzia del Signore da Maria stessa o dai suoi confidenti immediati. Si può dire ancora che egli fu un pittore eccellente del salvatore Gesù. Nel suo racconto, non solo evitò qualsiasi anche apparente severità per le persone, ma notò pure appena di passaggio le crudeltà delle quali il Salvatore fu vittima durante la Passione. Si fermò invece con compiacenza a descrivere a lungo i primi tempi della vita di Gesù, presentandolo sempre con la Madre e parlando spesso della sua preghiera, della sua misericordia per i peccatori, della sua pazienza verso i nemici. Egli ci ha dato i racconti della donna peccatrice, del buon Samaritano, del figlio prodigo, del buon ladrone, dei discepoli di Emmaus e in tutta la narrazione appare preoccupato ispirarci confidenza nella “benignità e umanità del nostra Salvatore” venuto per salvare “tutti gli uomini”. Egli vuole persuaderci che tutte le miserie umane, fisiche e morali,  possono essere guarite dal Salvatore del quale l’Apostolo, i primi discepoli e la Vergine stessa gli hanno parlato; vuole che intendiamo come rivolte a noi le parole di tenerezza di Gesù: “Dico a voi, che siete miei amici… Non temete, piccolo gregge… ” e, leggendo si comprende che lo sguardo di Gesù durante la Passione non si ferma solo su Pietro, ma sopra ciascuno di noi.

 

La mortificazione della croce

Tuttavia san Luca non pecca di omissione. Ci attira al Maestro, ma non esita a dirci che per seguirlo ed essere degni di Lui, bisogna prendere la croce, rinunciare totalmente a se stessi, abbandonare le proprie cose. Siccome questo non si fa senza sacrificio, egli ce lo dice con dolcezza, imitando la melodia gregoriana del Communio del Comune dei martiri, che si fa carezzevole, seducente, per portarci a prendere con Gesù la croce ogni giorno. Egli pure prese la sua croce e la Chiesa nell’Orazione della Messa lo loda “per aver portato sempre nel suo corpo la mortificazione della croce, per la gloria di Dio”. Se la Chiesa usa il colore rosso dei martiri, per onorare colui che fra gli Apostoli e gli Evangelisti solo non versò il sangue per Cristo, bisogna che la sua mortificazione sia stata ben meritoria. Fu essa il suo martirio, martirio non di qualche giorno o di qualche ora, ma di tutta la vita, forse ignoto ai contemporanei, ma noto alla Chiesa che, guidata dallo Spirito Santo lo glorifica oggi nella Liturgia.

 

L’insegnamento

Per noi c’è qui un insegnamento. Come san Luca, possiamo e dobbiamo essere martiri. Col battesimo ci siamo impegnati a preferire la morte al peccato mortale e avviene che noi dobbiamo scegliere tra la morte e il peccato. Bisogna allora scegliere senza esitazione, certi della ricompensa che seguirà alla scelta. Ma d’ordinario non possiamo scegliere tra morte e peccato, e la coscienza ci impone soltanto di rinunciare al nostro egoismo e ce lo impone tutti i giorni e, siccome tutti i giorni lo sforzo si rinnova, noi qualche volta cediamo, rinunciando all’amicizia o per lo meno all’intimità divina, conservando nel cuore un poco di amor proprio. Se vi rinunciassimo, ci assicureremmo la gloria che riceve san Luca nella sua eternità beata. La sua intercessione e il suo esempio possano aiutarci a camminare sulle sue orme e su quelle del salvatore e della Madre sua dei quali il Vangelo ci presenta una così seducente figura.

 

Vita

Luca nacque ad Antiochia da famiglia pagana e si convertì senza dubbio verso l’anno 40. Incontrandolo a Troade, san Paolo lo prese per compagno nel secondo viaggio a Filippi, nel 49. Più tardi Luca si unisce definitivamente all’Apostolo. Dopo la morte di san Paolo, Luca lascia Roma e da allora noi perdiamo le sue tracce e più nulla sappiamo di lui. Luca è tutto bontà e dolcezza e sfrutta il suo talento letterario, scrivendo il suo Vangelo verso il 60 con lo scopo di attirare i gentili verso la bellezza e la misericordia del Signore. Più tardi scrive gli Atti degli Apostoli. Muore, senza versare il sangue per Cristo, ma la Chiesa l’onora come martire, per la mortificazione e le sofferenze sopportate in vita per la causa del Vangelo.

 

La mortificazione della croce

Sii benedetto, o Evangelista dei gentili, per aver posto fine alla lunga notte, che ci teneva prigionieri e soffocava i nostri cuori.. Confidente nella Madre di Dio, l’anima tua risente del profumo verginale di queste relazioni e lo riverbera negli scritti e in tutta la vita. Nell’opera grandiosa in cui l’Apostolo delle genti, troppo spesso abbandonato e tradito, ti trovò ugualmente fedele nel momento del naufragio (Atti 27) e della prigionia (II Tim. 4, 11) come nei giorni migliori furono tua parte la tenerezza discreta e la silenziosa devozione. Perciò a buon diritto la Chiesa applica a te le parole che Paolo diceva di se stesso: sempre siamo tribolati, esitanti, perseguitati, abbattuti, portando nel nostro corpo la morte di Gesù, questa morte che manifesta senza fine la vita del Signore nella nostra carne mortale (II Cor. 4, 8-11). Il figlio dell’uomo, che la tua penna ispirata ci fece amare nel suo Vangelo, tu lo riproduci nella sua santità in te stesso.

 

Il pittore

Custodisci in noi il frutto dei tuoi molteplici insegnamenti. Se i pittori cristiani ti onorano, se è bene che imparino da te che l’ideale di ogni bellezza risiede nel Figlio e nella Madre sua, vi è tuttavia un’arte, che sorpassa quella delle linee e dei colori: quella che produce in noi la rassomiglianza divina. In questa noi vogliamo eccellere alla tua scuola, perché sappiamo di san Paolo, il tuo maestro, che la conformità di immagine con il Figlio di Dio è l’unico titolo alla predestinazione degli eletti (Rom. 8, 29).

 

Il medico

Proteggi i medici fedeli, che si onorano di camminare suoi tuoi passi e si appoggiano, nel loro ministero di sacrificio e di carità, alla fiducia di cui tu godi presso l’autore della vita. Aiutali nelle cure rivolte a guarire e a sollevare le sofferenze e ispira il loro zelo quando il momento di una temibile morte si approssima. Purtroppo il mondo, nella sua senile debolezza, richiede la dedizione di chiunque sia in grado, con la preghiera e con l’azione di scongiurare la sua crisi. Quando il figlio dell’uomo ritornerà credete che troverà ancora la fede sulla terra? (Lc. 18, 8) così parla il Signore nel tuo Vangelo, ma aggiunge che bisogna pregare senza interruzione (ibidem), per la Chiesa dei tempi nostri e di tutti i tempi secondo la parabola della vedova importuna, che finisce per aver ragione del giudice iniquo, che ha in mano la sua causa.  Dio non renderà giustizia ai suoi eletti, se continuamente lo supplicheranno? tollererà che siano oppressi senza fine? Io vi dico: li vendicherà con prontezza (ivi, 2-8).

 

Messa

Introito  Ps 138:17 I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato. Ps 138:1-2 Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando siedo e quando sorgo. Gloria al Padre… I tuoi amici, o Dio…

Colletta Interceda per noi, o Signore, il tuo santo evangelista Luca, che per l’amore del tuo nome portò continuamente nel suo corpo la mortificazione della croce.

Epistola  Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 8:16-24  Fratelli: Grazie a Dio, che mette la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito; egli infatti ha accolto la nostra preghiera, ed ardente di zelo, spontaneamente viene fra di voi. Mandiamo con lui anche il fratello elogiato in tutte le Chiese per il Vangelo, il quale, di più, è eletto dalle Chiese anche ad esser compagno del nostro viaggio in questa opera di carità, che noi compiamo a gloria del Signore e a prova del nostro buon volere. Così evitiamo che alcuno ci biasimi per motivo di questa grande colletta di cui siamo incaricati; perché noi ci preoccupiamo di fare il bene non soltanto davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini. Con loro poi inviamo pure quel nostro fratello, del quale sovente e in molte cose abbiamo sperimentato lo zelo, e che ora è anche più sollecito per la grande fiducia che ha in voi. In quanto a Tito, egli è il mio compagno, il mio coadiutore in mezzo a voi; in quanto ai nostri fratelli, essi sono gli apostoli delle Chiese e la gloria di Cristo. Date dunque ad essi al cospetto delle Chiese la prova del vostro amore, del giusto vanto che ci diamo per voi.

Vangelo Dal Vangelo secondo San Luca 10:1-9 In quel tempo: Il Signore scelse anche altri settantadue discepoli e li mandò a due a due innanzi a sé in, ogni città e luogo dove egli era per andare. E diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai per la sua mietitura. Andate! Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Non portate né borsa, né sacca, né sandali; e per la strada non salutate nessuno. In qualunque casa entrerete, dite prima di tutto: “Pace a questa casa”. E se ci sarà un figlio di pace riposerà su di lui la pace vostra, altrimenti ritornerà a voi. E nella stessa casa restate, mangiando e bevendo di quel che vi dànno; perché l’operaio è degno della sua mercede. Non girate di casa in casa. E in qualunque città entrerete, se vi accolgono, mangiate di quel che vi sarà messo davanti e guarite gli infermi che ci sono, e dite loro: “Sta per venire a voi il Regno di Dio”».

Offertorio Ps 138:17 I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato.

Secreta Per i doni celesti, concedi a noi, Signore, di servirti con libertà di spirito; per l’intercessione del tuo santo evangelista Luca, il sacrificio che ti offriamo operi in noi salvezza e gloria.

Comunione  Matteo 19:28 Voi che mi avete seguito, sederete su troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

Post-Comunione Per l’intercessione del tuo santo evangelista Luca concedi a noi, o Dio onnipotente: ciò che abbiamo ricevuto dal tuo santo altare ci santifichi e infonda sicurezza alle nostre anime.

 

Glorioso San Luca che, per estendere a tutto il mondo sino alla fine dei secoli, la scienza divina della salute, registraste in apposito libro non solo gli insegnamenti e le gesta del nostro Signore Gesù Cristo, ma ancora i fatti più meravigliosi dei suoi Apostoli per la fondazione della Chiesa; ottenete a noi tutti la grazia di conformare sempre la nostra vita a quei santissimi documenti che per impulso particolare dello Spirito Santo, e sotto la Sua assistenza, avete dato a tutti i popoli nei vostri libri divini. Così sia.

 

fonte: dom Prosper Gueranger, Divinum Officium, Sursum Corda

Russia, no a Barbie “gender free”: “Rappresentano persone malate”

Mosca, 30 sett – Ricordate le bambole “gender neutral” lanciate da Mattel? Creatable World, la nuova linea di bambole personalizzabili, ha trovato già una ferma opposizione, quella dell deputato della Duma Vitali Valentinovich Milonov che è contrario all’importazione in Russia di questi prodotti per bambini.

 

Mattel: “Scelta dei bambini”

Kim Culmone, Senior Vice President di Mattel Fashion Doll Design ha dichiarato a proposito della creazione di questa nuova creazione della società che, un tempo, diede i natali alla Barbie (adesso oggetto simbolo di oppressione del patriarcato): “Attraverso la ricerca, abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata”.

 

La propaganda sin da piccoli

Restano i dubbi sul fatto che la decisione sia partita da un’istanza dei bambini: ricordiamo i precedenti. Prima della Mattel, è stata la Disney a portare avanti la sua crociata per inserire maggiori elementi Lgbt sia nei cartoon che nel merchandising. Nel Disneyland di Parigi, addirittura, doveva essere organizzato un gay pride e già dal già dal 2014 la sede parigina di Disneyland organizza i cosiddetti “Gay days” in cui il parco di divertimenti accoglie solo coppie e famiglie omosessuali. Una vera e propria operazione di lavaggio del cervello che parte da quando le menti dei bambini sono maggiormente malleabili.

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fonte – https://ilprimatonazionale.it/esteri/russia-no-a-barbie-gender-free-rappresentano-persone-malate-131772/

Friday For Future è già morto

La schiavitù volontaria preda dalla regressione pagana dell’Islam.

 

Il movimento friday for future è già morto e questo per un semplice motivo: è tutto composto da ragazzini che non rinunceranno mai agli agi procurati da ciò che asseriscono di criticare.

Non rinunceranno mai agli agi perché sono nati negli agi e quindi non hanno la più pallida idea di cosa significhi la privazione.

Questo movimento è dunque già abortito ma fa capire anche il vero scopo di chi lo ha inventato: creare un gregge di giovani elettori che votano a sinistra esattamente come è stato fatto nel ’68.

I manovratori che alimentano questi movimenti sfruttano il nichilismo causato dll’ignoranza indotta nell’uomo tramite la negazione di Dio, in modo da convincerlo di essere unico artefice e responsabile di tutto l’universo.

Questa sciocca convinzione, che si è diffusa dalla Rivoluzione Francese in poi, viene sostenuta e promossa abilmente da un’elite di uomini che la sfruttano per allevare i propri simili come pecore da tosare. I loro strumenti a supporto sono droga, alcool e sesso libero oltre a tutte le derive ideologiche decostruzioniste come il gender fluido, l’ideologia LGBT, quella omosessualista e tutte le consorelle che, non a caso, portano la sterilizzazione dell’umanità.

Il paradosso del nichilismo risiede proprio nel fatto che dapprima convince l’uomo di essere al centro dell’universo, e quindi unico artefice di tutto il suo presente e di tutto il suo futuro, ma contemporaneamente lo equipara ad un elemento infestante della Terra.

Fantastico vero? E’ un capolavoro di schiavitù volontaria votata all’autodistruzione.

Gli unici che vedrebbero favorevolmente il ritorno al paganesimo tribale, violento ed ignorante voluto da coloro che oggi sognano il pianeta di “Gaia”, quella casa cioè equiparata romanticamente ad un’astronave che viaggia nell’universo e che ospita noi uomini ed animali come “corpi in base carbonio”, potrebbero essere proprio gli adepti dei quell’Islam che da quel paganesimo del dio Allah non si sono mai affrancati. Ecco il capolavoro.

Una regressione di civiltà talmente lunga e profonda da portare l’uomo a prima dell’anno 3000 a.c., una regressione pagana perfetta per consegnare l’uomo all’Islam. Con buona pace dei cosiddetti diritti di emancipazione delle donne e tutta la compagnia allegra di fandonie che l’uomo si attribuisce come diritto, senza naturalmente prima accampando alcun dovere,…se non quello di tornare a vivere come bestie.

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