Madonna dei sette dolori

 

Madonna dei sette dolori

Il venerdì della settimana di passione è la festa della Madonna addolorata. Vi proponiamo questa meditazione di Mons. Guérard des Lauriers sull’incontro di Gesù con la sua santa Madre (4° stazione della via Crucis) tratto dall’opuscolo La via regale (edizioni CLS)

Quarta stazione
GESÙ INCONTRA MARIA SUA MADRE

Ecco il Re della Gloria, ornato della corona che Sua madre gli ha dato il giorno delle Sue nozze (1). Ecco, o Maria, Tuo Figlio; ecco che Egli sposa una seconda volta, nel Sangue, la natura che assunse in Te; ecco che Egli invita alle sue nozze tutte le vergini, e Te per prima, Vergine delle vergini che in quest’ora Egli fa sua Sposa.
Guardalo, Maria, il Re della Gloria, tu stessa, Regina nella Gloria! Mai fu più vera la profezia secondo cui tutta la gloria è dentro (2), nel regno che non è di questo mondo (3). Qual è dunque questa Gloria? È quella del Signore forte e potente (4), che vince ­l’odio con l’Amore, è quella della vergine forte e vigilante, che patisce in sè la Verità e l’Amore. Gesù, Tu incontri Maria, Tua Madre. Maria, tu incontri Gesù, Tuo Figlio. I vostri sguardi si incrociano sulla terra, è però in fondo all’anima che essi realizzano la più profonda comunione. Chi mai potrebbe essere il degno testimone di questo ineffabile incontro? Chi conosce questa Gloria? Gli uomini la disprezzano, gli Angeli l’adorano nel mistero, Tu solo, o mio Dio, la conosci, e in Te, o mio gran Dio, io voglio conoscerla, come una purissima immagine Tua.
Il Verbo incarnato e la Madre del Verbo si incontrano un istante sulla terra; il Padre, il Verbo e lo Spirito sussistono eternamente nella comune Essenza: questa è la chiave del mistero. Tu ritrovi, o Verbo incarnato, Tua madre nella gloria della Croce. Tu ritrovi, o Verbo eterno, Tuo Padre nella Gloria del­l’Essenza. Quale Gloria, quale Incontro, quale Amore! Amore crocifisso in nome del quale non ci si trova che per lasciarsi, Amo­re beatificante nel quale non ci si distingue che per ritrovarsi. Qui coscienza giusta uguale alla Beatudine infinita, là vita sufficientemente giusta per portare una pena infinita. O Gloria, o splendore di questo Amo­re, vero nel Seno della Beatissima Trinità, vero nell’intimo dell’incontro doloroso. Uguale modalità, uguale rigore. Essere due e non essere che uno. Distinguersi e unirsi; lasciarsi e ritrovarsi… Il peccato impone la propria distensione all’A­more che lo visita, ed è la forma del peccato che, per un istante, vince; nel delicato alternarsi del gioco dell’Amore, una delle fasi diventa dominante al punto da assorbire l’altra; e per Te, Gesù, e per Te, Maria, questo incontro sa solo di separazione. E tuttavia vi ritrovate in modo molto reale: le vergini, nel­l’Amore, si ritrovano continuamente, per quanto non si lascino mai. Come potrei comprendere la profondità di questo sguardo reciproco che tocca il fondo delle vostre anime, perchè procede dalla Luce di Dio?
Gesù, il Verbo Salvatore, Maria la prima e perfetta redenta: Maria in Gesù come nella sorgente della sua vita e Gesù in Maria come nell’espressione della Sua opera; così il Figlio è nel Padre e il Padre nel Figlio (5). Era la beatitudine essenziale che visitava le vostre anime attraverso questo sguardo, o Gesù, Figlio di Maria, o Maria, Madre di Gesù. Ma ciò non è affatto di questo mondo. Ed ecco che la penetrante dolcezza di questa luce diventa inesorabile penetrazione. Tu vedi, o Gesù, quanto costi a Tua Madre il seguirti, più che non misuri il prezzo della Sua redenzione; Tu vedi, o Maria, l’Agonia che si prolunga sotto il peso della Croce, distratta alla Tua stessa sofferenza. Non si percepisce il proprio dolore che nell’altro, proiettato nell’altro e ingigantito nell’altro indefinitamente, sulla misura stessa dell’Amore. Come due specchi perfettamente puri, voi riflettete ­l’uno per l’altra il rigore della legge del­l’Amore. O Maria, è ben Gesù che ritrovi, ma un Gesù che deve lasciare se stesso, che deve assolutamente offrire sé stesso; e Tu, o Gesù, è proprio Maria che ritrovi, ma una Maria che deve compiere nel dolore, la generazione che ­iniziò nella Gloria. E così, o Maria, tu lasci Gesù con un rigore a prima vista inconcepibile, giacché Tu sei tutt’uno con Gesù che deve lasciare se stesso. E Tu, Gesù, Tu comunichi con Maria nell’atto di suprema rinuncia che le chiedi e che le dai da compiere; Tu rinunci a lei, in lei e per lei che, a sua volta, rinunzia sé stessa. Amore che unisci Gesù a Maria; Amore che separi Gesù da sé stesso, e Maria da sé stessa; Gesù da Maria e Maria da Gesù. Amore, dammi un cuore amante che comprenda la legge dell’Amore.
O Maria, Tu non fai nulla per Gesù, neppure ciò che fece Veronica; e Tu, Gesù, non fai nulla per Maria, neppure ciò che facesti per le donne di Gerusalemme. Questo sguardo reciproco non ve lo date che per lasciarvi, e solo per questo. Nessuna azione; questo sguardo basta. O verginità ineffabile di questo sguardo che esclude tutto quello che non è Lui; Verginità uguale nell’Amore che possiede e che non distingue che per ­unire, nell’Amore crocifiggente che avvicina solo per separare.
O Gesù, o Maria, grazie per questo sguar­do! Che esso sia per me il sacramento del rigore dell’Amore. Io voglio adorarlo e conservarlo nella fede. Che esso mi faccia un cuore che accolga ugualmente l’Amore nella Gloria della sua Croce e nel riposo della sua Gloria.

1) Ct. III, 11.
2) Ps. XLIV, 14.
3) Gv. XVIII, 36.
4) Ps. XXIII, 8.
5) Gv. XVII, 21.

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http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/04/02/madonna-dei-sette-dolori/

Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governatori e sindaci, di destra e di sinistra, persino la stampa “amica” sono uniti nel coro contro le iniziative di Conte, Gualtieri e Lamorgese

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Chiarezza, coerenza, serietà: ecco alcune parole evidentemente sconosciute per chi sta al governo, mentre dovrebbero essere le parole d’ordine di chi avesse l’obiettivo di riuscire a contenere e a sconfiggere la pandemia.
Ogni giorno, invece, rimaniamo fulminati dalle assurde comunicazioni che giungono da Palazzo Chigi o dal Viminale: ultima in ordine di tempo la “passeggiata autorizzata” per minori accompagnati.

Decisione incomprensibile e schizofrenica nel momento in cui si spera di riuscire ad aver frenato il contagio. Decisione irresponsabile e demagogica perché assunta proprio in contemporanea con il prolungamento dello stato di emergenza. Decisione che ha scatenato la reazione furente “bipartisan” tanto dell’assessore alla salute lombardo, Giulio Gallera, quanto del governatore campano Vincenzo De Luca.

Purtroppo, il problema più grave di questa emergenza è, ed è sempre stato, il comportamento irrazionale e irresponsabile del governo. Sembra in ritardo, lontano dalla realtà, senza alcun senso pratico, perso tra giochetti politici, grovigli burocratici, spettacolarizzazione mediatica. Preoccupato di partorire l’ennesimo foglio di autocertificazione ma non di sveltire l’iter dei decreti. Incapace e falso, stante alle ultime affermazioni di molte Regioni che non hanno ricevuto il materiale sanitario annunciato alla stampa.

Una situazione, quest’ultima, talmente scandalosa, da essere denunciata persino dalla “voce dei padroni”: Repubblica, che ha titolato l’apertura del giornale: “La beffa delle mascherine”.

Una vicenda emblematica (purtroppo solo l’ultima di una lunga lista) perché dimostra concretamente che il governo, ma anche il commissario “speciale” (Arcuri) e il capo della Protezione Civile (Borrelli) sono totalmente inadeguati.

Su tutta la gestione dell’emergenza, quando ne saremo usciti, un Paese civile dovrebbe aprire una inchiesta, partendo dall’ipotesi di reato di strage. Perché appare ormai chiaro che con misure preventive adeguate e con risposte rapide e coerenti si sarebbero potuti evitare centinaia di morti.

NO AD ABBASSARE LA GUARDIA

Come dicevano, i governatori di Lombardia e Campania non hanno perso un attimo e si sono ribellati, appena dal Viminale è stata diramata la circolare per cui si poteva far uscire i bambini accompagnati da un genitore per fare una passeggiata intorno a casa. Una ribellione che parte da chi ogni giorno è in prima linea impegnato a fronteggiare direttamente l’emergenza di letti, di mezzi e di quant’altro.

Così si ingenera solo confusione e la confusione alimenta la rabbia. Le stesse Forze dell’Ordine non sanno più se applicare le norme confuse, ritrattate, confermate e poi disdette del governo, oppure le ordinanze delle Regioni.

Se il governo avesse usato il buonsenso avrebbe o semplicemente delegato alla Regioni (che conoscono la situazione) o varato una casistica precisa e univoca. Invece così si assiste quotidianamente a casi surreali di eccesso di zelo o di ingiustificato lassismo.

«Non è questo il momento di abbassare la guardia. La circolare diffusa dal ministero dell’Interno rischia di creare un effetto psicologico devastante, vanificando gli sforzi e i sacrifici compiuti finora» ha tuonato Giulio Gallera.

Ancora più duro nei termini il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Considero gravissimo il messaggio proveniente dal ministero dell’Interno, relativo alla possibilità di fare jogging e di passeggiare sotto casa. Si trasmette irresponsabilmente l’idea che l’epidemia è ormai alle nostre spalle. Si ignora tra l’altro, che vi sono realtà del Paese dove sta arrivando solo ora l’ondata più forte di contagio. Si rischia, per una settimana di rilassamento anticipato, di provocare una impennata del contagio».

In entrambe le Regioni, come peraltro in Piemonte, Veneto e Liguria rimangono in vigore le ordinanze che vietano di uscire. Ma allora cosa ci sta a fare la ministra Lamorgese? Solo a creare confusione e a garantire il libero accesso agli immigrati clandestini?

L’EMERGENZA SOCIALE SCARICATA AI COMUNI

Non solo proteste da parte dei governatori, ma anche dei sindaci, sui quali il governo sta scaricando l’emergenza sociale. Anche loro in maniera bipartisan si sono ribellati accusando Conte di essere “bugiardo e irresponsabile” perché con 400 milioni di euro per i cittadini in difficoltà di 8 mila comuni non si può tamponare una situazione che inizia a essere drammatica, soprattutto perché i buoni non sono disponibili dalla sera alla mattina.

Facile fare l’annuncio “a reti unificate” con ciuffetto pettinato e sorrisino da attore. Il risultato è solo quello di illudere i cittadini di poter ottenere qualche aiuto già l’indomani per poi magari prendersela con i Comuni.

Come ha spiegato Pierpaolo Marcuzzi, assessore di un Comune laziale: «A Terracina sono stati destinati 365 mila euro ma per usarli dovremo fare una delibera di variazione di bilancio, poi l’accertamento di entrata (perché ovviamente ancora i soldi non ci sono ndr.), poi l’impegno di spesa per utilizzarli, poi le prepagate o i buoni spesa e, quindi, organizzare la loro distribuzione. Nel frattempo, dobbiamo fare anche il disciplinare con i criteri di assegnazione (…) Non è, come hanno fatto intendere il premier e i suoi, che già dall’indomani gli stessi Comuni erano pronti a dare gli aiuti a chi ne ha bisogno».

Insomma, c’è il timore, espresso anche dal sindaco di Bari che è presidente dell’Anci, che il governo crei aspettative senza dotare i Comuni di risorse necessarie anche per le settimane successive.
Ma il signor Conte non pensa a questo. Lui vuole “passare alla storia”… e sicuramente sarà così ma solo per essere stato un “bugiardo e irresponsabile”.

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Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Il premio Nobel per l’economia: “L’Italia può uscire dall’euro, la Germania vi rovina”

 

Ce l’ha a morte con la Germania, la considera arrogante, ritiene che l’Italia potrebbe tranquillamente uscire dall’euro senza avere grossi contraccolpi e invita l’Europa a cambiare tutto del suo sistema monetario. No, non è Paolo Savona, il ministro anti-euro ricusato in un primo momento dal Quirinale, e non è neanche Matteo Salvini, tantomeno Giorgia Meloni. L’euro-arrabbiato è un premio Nobel per l’economia, conseguito nel 2001, Joseph Stiglitz, che già lo scorso anno, quando l’alleanza grillo-leghista non era neanche prevedibile, aveva detto, in un convegno a Bologna: “Io credo che sia veramente difficile per l’Italia sopravvivere nell’Eurozona senza che la Germania cambi radicalmente la sua politica. Perché l’austerity è la strada sbagliata, questo è chiaro».

Oggi l’economista rilancia, sugli stessi temi, con un articolo pubblicato su Project Syndicatedal titolo «Can the euro be saved?» («Si può salvare l’ euro?»), durissimo atto d’accusa contro la moneta unica.

«L’ Italia fatica dall’ introduzione dell’ euro. Se un Paese va male, la colpa è del Paese; se molti Paesi vanno male, la colpa è del sistema. E l’euro è un sistema quasi destinato al fallimento. Ha tolto ai governi i principali meccanismi di aggiustamento (tassi di interesse e di cambio), e anziché creare nuove istituzioni che aiutassero i Paesi a gestire le nuove situazioni, ha imposto restrizioni – spesso basate su teorie economico politiche screditate – su deficit, debito, e anche riforme strutturali». Morale della favola? “La risposta della Germania è di caricare il fardello sui Paesi deboli, già provati da alta disoccupazione e bassa crescita. Sappiamo a cosa porta una scelta simile: più dolore, più sofferenza, più disoccupazione, e ancora minor crescita. L’Italia è sufficientemente grande, e ha economisti sufficientemente bravi e creativi, da studiare un’ uscita de facto, introducendo in sostanza una doppia moneta flessibile che potrebbe aiutare a recuperare ricchezza. Questo violerebbe le regole dell’ eurozona, ma la responsabilità di un’ uscita de jure, con tutte le sue conseguenze, sarebbe scaricata su Bruxelles e Francoforte, con l’ Italia che conterebbe sulla paralisi dell’ Unione europea per scongiurare la rottura finale…”.

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Il premio Nobel per l’economia: “L’Italia può uscire dall’euro, la Germania vi rovina”

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona –

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Dopo la giornata di ordinaria follia che abbiamo vissuto ieri, pubblichiamo i dati relativi ai costi del sistema informatico dell’INPS

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Disorganizzazione, inefficienza, violazione della privacy e la solita comunicazione catastrofica. Questi quattro elementi sarebbero più che sufficienti per rappresentare il disastro di cui si è resa protagonista l’INPS nella tragicomica gestione delle richieste del bonus di 600 euro per l’emergenza Covid-19, e infatti tra poco li approfondiremo uno per uno.

QUANTO COSTA IL SISTEMA INFORMATICO DELL’INPS

Prima, però, occorre mettere sul tavolo il quinto elemento, cioè le importantissime risorse economiche che l’INPS ha speso per costruire un sistema che ieri ha mostrato lacune del tutto evidenti. Parliamo di cifre monstre, che non ci sono state fornite da chissà quali misteriose fonti, ma che si trovano sul sito dell’INPS nella pagina intitolata “Nuove procedure dell’INPS nel settore informatico”, che trovate a questo link.

In apertura viene sottolineato che «il settore IT è di rilevanza strategica per l’Istituto, rappresentando, ad oggi, circa il 35% delle spese di funzionamento complessive dell’intera struttura. È gestito da personale interno dell’Istituto con specifica competenza tecnica, assistito dai maggiori partner tecnologici di mercato. Negli ultimi anni è stato realizzato un progressivo processo di razionalizzazione e accentramento che ha consentito il raggiungimento di rilevanti economie di scala, con risparmi strutturali nel settore, nell’ultimo triennio, pari ad oltre 200 milioni di euro (circa il 40% della spesa IT)».

Quindi, se ci atteniamo ai dati riportati dalla stessa INPS, con un banale calcolo arriviamo alla spesa IT (acronimo di Information Technology, ndr) complessiva, che è pari a 500 milioni di euro (per l’esattezza 776, se consideriamo quelli spesi dal 2005 al 2016).

Ma andiamo avanti.

Saltiamo il paragrafo relativo alle procedure di gara e, al successivo, troviamo che «viene inoltre costantemente privilegiata l’acquisizione di beni e servizi informatici tramite gli strumenti negoziali posti a disposizione da Consip».

Nel paragrafo successivo troviamo lo specchietto che vi riproponiamo nello screenshot che trovate qui sotto, che riporta «i vincitori delle ultime gare informatiche INPS».

Con una semplicissima ricerca abbiamo trovato – sempre sul sito INPS – l’avviso di aggiudicazione di appalto per la «Fornitura dei servizi di sviluppo, reingegnerizzazione e manutenzione del software applicativo dell’INPS», che potete scaricare cliccando qui.

Come vedrete si tratta di un file pdf di 23 pagine in cui troviamo il dettaglio dei servizi richiesti, dei rispettivi costi e delle aziende che hanno vinto la gara, il tutto diviso per lotti.

Il primo lotto riguarda il «Potenziamento e semplificazione del Front-end verso il cittadino e realizzazione del disaccoppiamento tra i processi di front-end e quelli di back-end, con eliminazione delle ridondanze applicative, per supportare la gestione di una domanda sempre più esigente in termini di numerosità e qualità di servizi erogati tramite portale e contact center» ed è stato vinto da RTI Engineering S.pA., Innovare24 S.p.A., Inmatica S.p.A. e Eustema S.p.A. a fronte di un offerta pari a 35.643.131 milioni di euro più IVA.

Poi a pagina 8 il lotto n. 2 concernente «Attività di sviluppo e integrazione di applicazioni abilitanti per gli interventi di reingegnerizzazione e automazione dei processi istituzionali in atto» vinto da RTI Accenture S.p.A., Avenade Italy S.r.l., Data Management Soluzioni IT per il settore pubblico S.p.A. e Indra Italia S.p.A. a fronte di un’offerta pari a 33.883.163,80 milioni di euro più IVA.

Due pagine più avanti il lotto n. 3 con la «revisione dell’architettura del SI con l’obiettivo di renderla totalmente indipendente dalla distribuzione territoriale dell’Istituto (con erogazione omogenea dei servizi su tutto il territorio nazionale), assicurando al contempo la funzionalità di contestualizzazione dal parco applicativo delle peculiarità territoriali», aggiudicata da RTI IBM S.p.A., Sopra GroupS.p.A., E&Y S.p.A. e Sistemi Informativi S.r.l. per la cifra 21.735.368,27 milioni di euro più IVA.

A pagina 12 troviamo il lotto n. 4: «Adeguamento dell’architettura del SI e realizzazionedi applicazioni volte allo sviluppo dei rapporti telematici con conseguente adeguamento dell’infrastruttura di protezione e sicurezza dei dati e realizzazione della componente di “Data quality”», aggiudicato da RTI Selex Elsag S.p.A., HP Enterprise Services Italia S.r.l., E-Security S.r.l e Deloitte Consulting S.p.A. per 29.792.124,20 milioni di euro più IVA.

Poi tutti gli altri lotti che, come potrete leggere voi stessi, perlopiù riguardano i servizi offerti ai cittadini.

Ora, noi siamo sinceramente convinti che in materia di innovazione e digitalizzazione non si debba veramente badare a spese, un concetto di per sé sacrosanto, che uscirà ulteriormente rafforzato dall’emergenza in corso. Tuttavia, non possiamo fare a meno di constatare come a fronte di investimenti così onerosi ci troviamo a dover vivere situazioni limite come quella della giornata di ieri, durante la quale, è bene ricordarlo, si sono sommate una serie di disfunzioni che hanno messo a nudo tutta la debolezza del sistema.

IMPROBABILE L’ATTACCO DA PARTE DI HACKER

Prima il sito che non funziona perché non è in grado di reggere tutto quel traffico, eventualità ampiamente prevedibile, che si sarebbe potuta tranquillamente evitare prendendo le dovute contromisure (ci sono stati 10 giorni di tempo).

Poi la violazione della privacy di un numero indefinito di utenti, i cui dati sono diventati liberamente consultabili da altri cittadini che si erano loggati con il proprio pin personale per presentare la fantomatica richiesta del benedetto contributo di 600 euro.

Per non parlare della comunicazione: prima l’annuncio del click day, poi la circolare secondo cui le richieste sarebbero state vagliate in base all’ordine cronologico in cui sono state presentate, rimossa dal sito dell’INPS la sera del 31 marzo, ovvero a poche ore dalla fatidica mezzanotte.

Infine, l’ipotesi avanzata da Pasquale Tridico, secondo cui tali problematiche sarebbero dovute a un «attacco da parte di hacker» del quale, a oggi, non vi è alcuna evidenza fattuale e che, indirettamente, viene smentita dallo stesso Tridico quando invita i cittadini a non prendere d’assalto il sito dell’INPS per evitare problemi di traffico.

Oltretutto, anche nell’ipotesi (a nostro avviso piuttosto remota) in cui venisse confermato l’hackeraggio, saremmo comunque di fronte a un gravissimo problema di vulnerabilità del sito.

Problemi tecnici, certo, dietro ai quali però si celano l’umanità e la frustrazione di centinaia di migliaia di lavoratori autonomi in ansia per le grandi incertezze che derivano dall’emergenza coronavirus, sotto stress per le misure restrittive a cui siamo tutti sottoposti e che, come se non bastasse, hanno difficoltà ad accedere a un contributo oggettivamente misero.

Dinnanzi a tutto ciò è inevitabile, oltre che legittimo, pensare che tutti quei soldi dovrebbero essere spesi meglio e che qualcuno cominci ad assumersi le proprie responsabilità.

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INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Tornano col virus gli scemi di guerra

 

Pensavo che l’incubo in cui siamo finiti da un mese ci concedesse almeno una tregua dai focolai di livore, cecità ideologica e faziosità che abitualmente accompagnano la nostra vita normale. Speravo che la solidarietà comunitaria richiesta in momenti come questi, la carità di patria, l’interesse superiore della salvezza collettiva, lasciasse indietro ogni sussulto di falsificazione vistosa della realtà e distorsione clamorosa della verità. E invece l’idiozia militante non si è presa una pausa neanche col contagio, i morti e le restrizioni.

Il campionario è vasto e non so davvero da dove partire. Dall’odio schiumante verso Trump accusato di essere quasi al servizio del covid-19 al tifo militante perché Bolsonaro si prenda il virus, dal “ben ti sta” che si leggeva nelle parole e sulle facce quando si parla di Boris Johnson (ma la stessa sorte non si riserva alla progressista Svezia che segue le sue orme) fino al capovolgimento della Cina considerato quasi un paese benefattore dell’umanità perché ha fatto da cavia al virus, si è sacrificato per primo e ora ci manda le mascherine. E l’accusa al governo cinese di aver nascosto per settimane i focolai, viene stranamente spostata sulla Russia di Putin o sull’Iran.

Ma il caso più clamoroso è stato il coro contro Orban il dittatore. Ricapitolo in breve la faccenda: Orban è il leader che in Europa gode di più consenso popolare, liberamente e democraticamente espresso, eletto e rieletto con più voti dell’elezione precedente. Ovvero, dopo aver governato, gli ungheresi hanno premiato lui e il suo partito dandogli la maggioranza assoluta. Ora c’è un’emergenza senza precedenti, noi accettiamo senza batter ciglio che un signore, mai eletto e votato da nessun cittadino, diventi l’Unico Riferimento Nazionale e a colpi di decreti, restringa in modo vistoso e mai accaduto diritti e libertà elementari. E ci permettiamo di criticare un leader democraticamente eletto, che ha risollevato le condizioni sociali ed economiche del suo paese, e ora chiede pieni poteri fino a che ci sarà l’emergenza. E li ottiene democraticamente dal Parlamento con una maggioranza ampia di due terzi. Da noi non c’è stato alcun passaggio parlamentare, alcun voto, per commissariare l’Italia e attribuire al premier pieni poteri, con divieti e decreti a raffica, esercito e polizia per le strade. Ma non si è posto limiti di tempo, obbiettano le anime belle. Ma per forza signorini, se non si sa quando finirà l’emergenza, come evolverà il contagio, non possiamo stabilirlo a priori. E poi, scusate, che senso ha parlare di colpo di stato riferendolo a un governo in carica, pure rieletto? Che bisogno aveva di fare quello che voi stessi chiamate autogolpe, certificando così la stupidità della vostra accusa? Lì scatta la solita argomentazione finale: così cominciò Hitler. Così cominciano tutti i governi davanti a una guerra, un’emergenza, una situazione d’eccezione, dai migliori ai più malefici. Da Churchill a Contebis.

Ma l’obbiettivo nostrano della campagna contro la dittatura ungherese è colpire Salvini, Meloni e la destra. E gridare, come fa perfino Contebis, al rischio nazionalismi in Europa: ma fuori dalle formulette, che succede quando un Paese costretto dai vincoli europei, si accorge che quell’unione non funziona nella buona e nella cattiva sorte, ma solo nella prima? Che deve fare da solo, come stanno facendo del resto tutti quanti. Lo chiamate nazionalismo? Io lo chiamo realismo, realismo italiano, nazionale, popolare, sociale.

Avete voglia poi a dire che dobbiamo preoccuparci di tutto il mondo, in casi come questi hai una sola priorità: i milioni d’italiani che non sanno come andare avanti. Non puoi stabilire un reddito di cittadinanza davvero universale, come propone l’anima bella BeppeGrillo, cioè estesa a sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta. Universale sta per nazionale, cioè limitato al tuo paese. Nessuno riesce a caricarsi i problemi del mondo, neanche Atlante o il clan dei casalini. Non lo dite, ma di fatto anche voi siete inchiodati al “prima gli italiani”.

Per finire in scemenza, tiriamo fuori il pensiero patafisico che attraversa ormai tutti gli umanitari-antiumanitari, tutti i progressisti-antisviluppo. Perché siamo stati puniti dal virus? Lo riassume bene Dacia Maraini sul Corsera di ieri, ma è la sintesi di quel che sussurra da settimane l’Intellettuale Collettivo: “Certamente nessuno più pensa che un Dio punitivo mandi i castighi sulla terra, ma qualcosa del principio di causa ed effetto rimane. Abbiamo bruciato le foreste, sparso di cemento ogni angolo della terra, abbiamo avvelenato gli ambienti(…) riempito il mare di plastica, messo in pericolo l’ecosistema. La Natura che non è divina ma ha tutta la potenza di una divinità cosmica reagisce con irruenza ai maltrattamenti, anche se non si tratta di una volontà moralistica ma di un processo di autodifesa”.

Capito? Ce lo siamo meritati; non ci punisce Dio ma Greta Thunberg, tribuna della Natura. Ora, il nesso tra inquinamento e coronavirus non c’è, un virus sorto in Cina non ha legami con l’Amazzonia. Però fa comodo leggere moralisticamente il contagio. Il secondo passaggio è accusare del virus i governi reazionari del mondo, compreso chi recita l’eterno riposo. Ora, un maggior rispetto della Natura a me sembra una priorità necessaria e vitale, a partire dalla difesa dell’ordine naturale del mondo. Ma il virus ha un’altra storia, a meno che adottiamo una visione magica. È tipico però del politically correct distorcere il Dio punitivo degli antichi in versione ideologico-moralistica-ambientalistica. L’argomentazione che usa la Maraini sulla natura che si ribella si potrebbe applicare anche ad altri contesti: l’aids fu una reazione della natura contro i disordini sessuali e omosessuali dell’umanità. Il meccanismo logico-morale è lo stesso…

La guerra mondiale produsse a suo tempo “gli scemi di guerra”. Temo che i virus facciano altrettanto.

MV, La Verità 1° aprile 2020

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Tornano col virus gli scemi di guerra

[Video] Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Sul nostro canale Youtube sono disponibili nuovi video. Ultimo in ordine di data è il video di una breve ricerca su: Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

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Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

 

Dio ”denaro” le fa e le accoppia, quando si tratta di fare gli interessi della parte finanziaria dell’Europa, quella dell’asse tedesco e francese ( per ora dall’altra parte, ma pronto a fare le scarpe all’Italia come sempre)che continua a gestire gli interessi propri guardando e mettendo le mani nelle tasche altrui. Il confabulare fitto di tre persone poco credibili, che continuano ad arroccarsi, sgretolando quel che resta dell’Unione europea, è la conferma che anche da disastri e pandemie -come quelli da contagio da coronavirus- c’è chi è in posizione di forza e di attesa per trarre il massimo vantaggio dalla situazione in corso e per quando ci sarà la ripresa. E così mentre l’economia tedesca, non era una sorpresa, continua a lavorare sia pure a ritmi ridotti e a non creare allarmi di sorta sui contagi, e a lesinare aiuti all’Italia fino a 10 giorni fa, a noi tocca ottenere un bel rifiuto sull’utilizzo di fondi europei congelati. Ma che potremmo prelevare, secondo il diktat tedesco (Olanda e paesi baltici) e francese (che detiene la presidenza della Bce) , solo se pagheremo interessi. E con quei vincoli della ”troika” che hanno strozzato l’economia greca, sulla quale ha tratto vantaggi in termine di acquisizioni- di beni e servizi- proprio la Germania. Che combinazione. Brava Frau Angela Merkel, contraria alla erogazione di bond per l’emergenza da virus a corona, ribattezzati covibond, visto che ha i suoi da piazzare e con un paramento preciso che determina lo spread.

E naturalmente in tutta questa squallida storia di interessi finanziari non potevano mancare la sponda francese con Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea(non nuova a interventi antitaliani) e dalla tedesca Ursula von der Leyen presidente della Commissione Europea.Entrambe hanno brillato per uscite allineate sulle posizione tedesche e del gotha finanziario dell’Unione. In mezzo, per dovere di cronaca, le proteste italiane di governo e partiti , le parole imbarazzate di mediazione del presidente del parlamento europeo David Sassoli e quelle del commissario europeo Paolo Gentiloni. Appelli alla solidarietà che lasciano il tempo che trovano. Mediazioni? Compromessi per pochi euri e con l’Italia da tenere alla catena, come un cane o quasi, per via del debito pubblico.

Francamente la facciatosta e l’arroganza, è la parola giusta, di queste tre Disgrazie meriterebbero davvero che James Bond intervenisse . Del resto ”007” l’agente di sua Maestà britannica è nel limbo della ”Brexit” senza che il Regno Unito abbia regolato i conti con l’Europa. In cassa ci sono anche i suoi quattrini oltre a i nostri, ma con una chiave tedesca e un lucchetto francese da scardinare. Forse Arsenio Lupin (il ladro gentiluomo) potrebbe irretire e far girare la testa alle tre ”disgrazie”.

Da parte nostra c’è Giuseppe Conte con la sua eleganza e le tre Grazie di Canova da esibire, insieme a quel patrimonio italico da sfruttare nei momenti difficili. Fatto di ironia, furbizie (servono anche quelle quando altri giocano sporco) e arte di arrangiarsi . Pensando, magari, a quel film in bianco e nero che fu ” guardie e ladri” degnamente rappresentato da Totò e Aldo Fabrizi. Se non ci sono lo zio Sam, gli Stati Uniti e l’Europa delle lobbyes, ci sono altri Paesi (dalla Cina a Cuba all’Albania) che ci hanno mostrato solidarietà concreta. Qualcuno presenterà il conto. Ma almeno è leale. Le ”tre disgrazie” no, verso l’Italia e quel che resta dell’Europa a 28 . Dalla bandiera dell’Unione mancano tante stelle e su questo non ci piove…Noi tiriamo dritto. E’ meglio.

 

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Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

L’autore di ‘Ragazzi di Buda’: “Il mio inno contro il conformismo”

“Noi abbiamo passato quasi 50 anni sotto i comunisti mentre voi avevate la libertà. Però voi italiani avete scritto la canzone più bella sulla rivoluzione del 1956”. Così parlò Viktor Orbán e a Pier Francesco Pingitore, papà di “Ragazzi di Buda”, saranno fischiate le orecchie. Oggi che la libertà di tutti è minacciata da un nemico subdolo e invisibile, e Orbán per i comunisti è diventato il nuovo “uomo nero”, ne parliamo proprio con il noto regista, drammaturgo e autore televisivo, consacrato al grande pubblico dall’invenzione del “Bagaglino” ma in realtà creatore poliedrico e intellettuale fra i pochi non sottomessi alla vera dittatura del nostro tempo. Quella del politicamente corretto.

“Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad Est…”. Maestro Pingitore, come è nata questa bella canzone?

“Scrissi questo testo nell’ottobre del 1966. Era il decimo anniversario della rivolta d’Ungheria e in Italia la ricorrenza era celebrata assai poco perché in fondo non faceva comodo a nessuno. Il mondo era diviso in due blocchi contrapposti ma da noi evitavano di pungersi troppo, e quel tragico decennale rischiava di passare quasi sotto silenzio. Da qui nacque l’ispirazione. Composi il brano rapidamente, il nostro musicista di allora Dimitri Grivanovski la musicò, Pino Caruso la cantò”.

Erano i primi anni del Bagaglino…

“Esatto. Avevamo fondato il Bagaglino nel 1965 con alcuni amici giornalisti, iniziando da piccoli spettacoli e dalla scoperta di personaggi che si sarebbero rivelati poi figure importanti: da Oreste Lionello, a Caruso, a Gabriella Ferri… Al nostro secondo anno di attività cadde questo importante anniversario. Caruso cantò ‘Ragazzi di Buda’ praticamente per tutta la stagione, incontrando grande favore da parte del pubblico che all’epoca consisteva in 100-150 persone a sera, stipate in uno scantinato. Da lì poi il brano si diffuse all’esterno, nelle università e man mano in altri luoghi ma io ne persi un po’ le tracce. Finché due o tre anni fa fui contattato dall’Ungheria, intendevano stabilire un rapporto con me e avevano in mente anche di invitarmi a Budapest. Ma finora, purtroppo, non ho potuto accettare l’invito”.

Il fatto che il brano negli anni sia diventato un inno identitario per tante generazioni di ragazzi, soprattutto di destra, autonomizzandosi in qualche modo dalla stessa figura del suo autore, le dispiace o è un motivo di orgoglio?

“E’ sempre un motivo di orgoglio fino a quando le parole vengono rispettate. E’ stato così fino a un certo punto, poi sono intervenuti alcuni cambiamenti. Io però gradirei che ‘Ragazzi di Buda’ venisse cantata esattamente come è stata scritta all’inizio. In ogni caso, è chiaro che mi fa piacere che qualcuno ancora la esegua. So che qualche anno fa la canzone è stata intonata in ungherese e in italiano in tutte le scuole elementari e medie di Budapest. Ho visto il video e mi ha molto emozionato”.

Maestro, nel 1966 lei dedicò il testo alla resistenza dei giovani di Budapest contro il totalitarismo sovietico. Pensa che oggi ci sia bisogno di una nuova “Ragazzi di Buda” per difendere gli ungheresi dal pericoloso dittatore Orbán?

“No, non lo credo per niente. Oggi si tende a politicizzare sempre tutto e a perdere di obiettività. In realtà ciò che questo terribile dittatore ha fatto è applicare quello che la Costituzione ungherese prevede per adottare determinate misure nelle situazioni di emergenza. Misure che finora non si discostano granché da quelle adottate da Conte, a Camere in semi-quarantena, mentre Orbán ha avuto comunque una maggioranza di oltre i due terzi da parte del Parlamento ungherese. Non voglio dire con ciò che Conte stia facendo un golpe, per carità. Ma ci sono momenti difficili nei quali ogni Paese ha necessità di assumere provvedimenti eccezionali e straordinari. Non si capisce perché le stesse misure applicate da noi, o in America, o in Francia vanno bene, mentre se adottate in Ungheria diventano il prodotto di una terribile dittatura. Il problema è che ci si confronta sempre su visioni parziali che ciascuno matura in base al filtro dei propri pregiudizi e anche dei propri interessi. E invece non è il momento di bandire crociate. L’unica crociata vera dev’essere quella contro il coronavirus. Il resto sono tutte chiacchiere”.

Tempo fa lei disse di essersi schierato a destra “perché a sinistra non c’erano più posti”, espressione che ben rappresenta il conformismo di tanto mondo della cultura e dello spettacolo. La considera ancora attuale? E ritiene che il conformismo sia oggi un pericolo anche a destra?

“Il conformismo è sempre un pericolo, che abbia connotazioni di destra o di sinistra. Solo che il conformismo di sinistra ha governato culturalmente l’Italia per settant’anni, mentre un analogo pericolo a destra non mi sembra di intravederlo. Il conformismo di sinistra è invece un guaio persistente. E’ il politicamente corretto che uccide qualunque libertà, è il pregiudizio per cui in una discussione la cosa più importante è essere il primo a dare del fascista all’altro. Si dà a certe parole il valore di una pistolettata, chi la spara per primo ha vinto”.

Da uomo di cultura e di spettacolo che negli anni ha saputo far ridere e riflettere milioni di italiani, come sta vivendo questo periodo di quarantena? Ne usciremo cambiati? E se sì, in meglio o in peggio?

“Sento tanti dire che cambierà tutto, che saremo diversi… Io sinceramente non lo so. Credo che dovremo rimboccarci molto le maniche e darci da fare, come forse non abbiamo fatto negli ultimi anni. Sempre a patto di sopravvivere, potremmo anche ricavare qualche beneficio da questa lunga penitenza. Ma previsioni su come saremo non ne azzardo. Nel dopoguerra, che è l’esperienza più prossima alla quale possiamo rifarci, ci si trovò in un mondo totalmente cambiato: era mutato il regime, il modo di vedere le cose, c’erano le città bombardate e una grande voglia di ricominciare. Oggi invece c’è un bombardamento ideale al quale dovremmo cercare di porre riparo, ma è difficile dire come, perché non sappiamo ancora l’entità delle rovine che ci troveremo di fronte. C’è una struttura economica, industriale e produttiva che potrebbe uscirne a pezzi se la situazione di stallo durerà ancora a lungo, ma può anche darsi che tutto finirà prima di quanto immaginiamo. La verità è che brancoliamo nel buio, il buio ci fa paura e quando si ha paura non si possono mai fare previsioni attendibili”.

Questa prova è dura per tutta l’Italia, ma per alcuni territori già colpiti lo è ancora di più. Pensiamo ad esempio alle zone terremotate. Lei in qualche modo è legato all’Aquila, dove è ambientato il suo spettacolo teatrale dedicato alla liberazione di Benito Mussolini dalla prigionia di Campo Imperatore, e dove è tornato di recente per partecipare alla Festa della Montagna, una bella iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Cosa vorrebbe dire in questo momento agli aquilani?

“Che hanno tutta la mia solidarietà. L’Aquila è una città splendida, tutto l’Abruzzo è splendido e vi sono persone generose e accoglienti. Non dimenticherò mai il sostegno e il calore degli abruzzesi durante i miei spettacoli su Mussolini a Campo Imperatore, dove sono venute anche persone di tutt’altre idee che hanno apprezzato l’obiettività con la quale ho trattato quei temi. Ho incontrato un popolo che mi piacerebbe in qualche modo aiutare, non so come ma mi piacerebbe. Intanto auguro loro che questo incubo abbia fine per non dover vivere nuove sciagure dopo quelle che hanno già dovuto sopportare e che hanno affrontato con tanto orgoglio e con grande dignità”.

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