Archivio per la categoria Attualità

Riconoscimento dell’Unione degli Istriani a Maximiliano Hernando Bruno

 

Sarà consegnato al regista argentino per la sua opera prima sulle foibe il 4 marzo prossimo a Trieste, dalle mani del presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota. Dopo la prima serata RAI e il “Giorno del Ricordo” 2019 sta crescendo il contributo di questo magistrale film alla conoscenza storica sulla drammatica vicenda di Norma Cossetto e degli altri figli e martiri dell’Istria

Ci sono voluti ben 75 anni per raccontare al cinema la storia di Norma Cossetto (1920-1943), giovane italiana, torturata, violentata e uccisa in Istria da partigiani comunisti titini tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. A tracciarne il ritratto è il film Red Land – Rosso Istria, opera prima del regista argentino Maximiliano Hernando Bruno, che ha alle spalle diverse buone prove da sceneggiatore cinematografico.

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fonte – http://www.ilpopulista.it/news/19-Febbraio-2019/32302/riconoscimento-dellunione-degli-istriani-a-maximiliano-hernando-bruno.html?refresh_ce

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Se l’Europa fa il vuoto, prima o poi si convertirà. Ma non al Vangelo

 

di Francesco Lamendola

Se l’Europa fa il vuoto, prima o poi si convertirà. Ma non al Vangelo

Fonte: Accademia nuova Italia

Che cos’hanno in comune tre personaggi così diversi fa loro come l’esoterista e filosofo francese René Guénon (1886-1951), il cantautore folk britannico (ma di origini greo-cipriote e svedesi) Cat Stevens (classe 1948, vivente) e il giornalista e scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco (classe 1963, vivente)? Parrebbe una domanda strana, bizzarra; di quelle cui forse neanche Massimo Inardi o la signora Longari, ospiti dei programmi televisivi a quiz di Mike Bongiorno, avrebbero saputo rispondere. Eppure, la risposta è semplicissima: hanno in comune il fatto che il primo, dal 1912, è divenuto Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya; il secondo, dal 1977, è divenuto Yusuf Islam o semplicemente Yusuf; e il terzo, dal 2015, è divenuto Giafar al-Siquilli. In altre parole, tutti e tre hanno subito il fascino della religione islamica, fino a convertirsi alla fede del Corano. E tutti e tre erano esponenti di una cultura europea che, ancora pochi anni fa, pareva solida e ben cosciente di se stessa e della propria tradizione: rispettivamente nel campo filosofico ed esoterico, in quello artistico-musicale e in quello giornalistico e letterario. Il primo era nativo di Blois, sulla Loira; il secondo è nato a Londra; il terzo a Catania. Tutti e tre hanno viaggiato parecchio e sono venuti a contatto con ambienti cosmopoliti, anche se in tutti e tre è ravvisabile un forte radicamento nelle rispettive culture di origine. Il raffinato intellettuale Guénon è impensabile, o perlomeno risulta incomprensibile,  fuori della cornice della Francia del primo Novecento, con il decadentismo, il simbolismo, il martinismo, le avanguardie; e se è vero che l’autore de La crisi del mondo moderno (1927) e Il regno della quantità e i segni dei tempi (1945) possono essere letti come il frutto di una ricerca spirituale di sapore universale, che attinge a tutte le tradizioni d’Oriente e d’occidente per giungere a una suprema sintesi ideale, resta innegabile che le si può leggere anche come la risposta che una certa cultura francese, fra simbolismo ed esistenzialismo, dà alla coscienza della propria crisi, interpretata come la crisi di tutta la civiltà occidentale. Prosegui la lettura »

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Sovranismo europeista o “inter-nazionalismo” europeo?

di Fabio Falchi

Sovranismo europeista o "inter-nazionalismo" europeo?

Fonte: Fabio Falchi

UNA BREVE REPLICA A FRANCO CARDINI

“Per un sovranismo europeista”* di Franco Cardini (uno degli intellettuali italiani più lucidi e capaci)  è certo un articolo che merita di essere letto, giacché, oltre ad evidenziare i gravi limiti di un “sovranismo” che rischia di configurarsi come una forma di nazionalismo “incapacitante” nell’attuale fase multipolare**, offre l’occasione per una riflessione critica sulla questione della costruzione di un autentico polo geopolitico europeo. Infatti, pure a Cardini si possono – e si devono – rivolgere diverse critiche. Vediamone brevemente alcune

1) Cardini (ma non è il solo) pare non tener conto che civiltà e cultura si collocano su un piano distinto (benché non irrelato) da quello geopolitico. Ad esempio, la civiltà e la cultura greca erano imperniate sulle poleis che continuarono a farsi la guerra pure dopo la guerra del Peloponneso, finché le poleis dovettero riconoscere la supremazia del regno macedone.
Insomma, civiltà e cultura (europea) non bastano per dar vita ad un soggetto geopolitico (europeo).
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Salvini sul Papa: “Lui pensa alle anime, io agli italiani poveri

Il ministro dell’Interno parla a Non è l’Arena su La 7 dopo la polemica sulla foto del Papa con la spilla per la riapertura dei porti.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ospite alla trasmissione “Non è l’Arena” su La7 in collegamento da Castelsardo, in Sardegna, parla di nuovo di migranti e torna sulla polemica riguardo Papa Francesco e la sua spilla per i porti aperti.

Il selfie di un sacerdote con il Papa, scattato a Sacrofano in occasione di un meeting sull’accoglienza, ha provocato un polverone. E Massimo Giletti ha chiesto un commento a Salvini, suo ospite.

Chi sono io per commentare i suoi gesti? – ha risposto il ministro dell’Interno al conduttore – Lo dice lo stesso catechismo che accogliere è un dovere nei limiti del possibile. Il Papa fa bene a parlare alle anime, io da ministro devo occuparmi dei cinque milioni di italiani poveri, i porti io li apro a chi ha il permesso per arrivare in Italia“. Prosegui la lettura »

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Bagno per il terzo sesso alle elementari: a Monaco la follia gender

 

Segnalazione dell’ Avv. Gianfranco Amato

A Monaco tre scuole elementari hanno un bagno per il terzo sesso: la Germania riconosce il genere “inter” e lo sdogana tra i bambini.

Una toilette per il terzo genere, quello “divers” o “inter”. A Monaco tre scuole elementari hanno un bagno per il terzo sesso, con buona pace di ciò che può scatenare nella mente dei bambini. La notizia ha fatto il giro dei quotidiani locali e internazionali e desta non poco scalpore.

Le scuole interessate sono quelle di Pullach, Garching e Taufkirchen: i bambini potranno andare al bagno delle femmine, dei maschi e del terzo sesso, senza che nessuno li guidi o gli spieghi quali siano le effettive differenze. Anzi, incoraggiandoli a non vederne proprio. Prosegui la lettura »

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Ministro Fontana: “La Lega prepara una stretta alla droga”

L’annuncio : “Ci stiamo lavorando con Salvini”.

Guerra a droga e spacciatori. Questa la prossima battaglia della Lega, come annunciato nelle scorse ore dal ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, intervistato dal Corriere della sera. L’esponente del Carroccio ha confermato l’intento del suo partito e del governo di attuare una vera e propria stretta alla circolazione di sostanze stupefacenti: “L’idea è quella di ripensare profondamente il sistema della prevenzione e dell’assistenza. Ma anche rivedere norme come la ‘modica quantità’. Da un lato – prosegue il ministro –  fa pensare che ci sia una quantità ammissibile, dall’altra impedisce di togliere gli spacciatori dalle strade”.

Per Fontana “la modica quantità è un aiuto prezioso per gli spacciatori che difficilmente si fanno trovare con dosi superiori. Così vengono arrestati e in serata sono già liberi”.

Ma la proposta del leghista rischia di scontrarsi con i progetti degli alleati 5 stelle. Da circa un mese, i pentastellati hanno presentato al Senato un ddl che punta a depenalizzare la coltivazione e e l’uso ricreativo della cosiddetta “cannabis light”, un’idea che non piace per niente né al vice premier Matteo Salvini, né allo stesso Fontana: “Devo anche dire che la cosiddetta canapa legale, sorretta da importanti investimenti in marketing, credo non trasmetta un buon messaggio”.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/ministro-fontana-la-lega-prepara-una-stretta-alla-droga/

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No, dietro ai gilet gialli non ci sono i troll russi: soltanto il vuoto lasciato dalla sinistra

Il notizione del giorno, a quanto pare, è questo: una ricerca “internazionale” ha dimostrato che la protesta dei gilet gialli, in Francia, è stata infiltrata e appoggiata dalla destra, a volte estrema, che nella Rete ha contribuito ad amplificare gli effetti mediatici della contestazione al presidente Macron. È il solito minestrone di troll locali, hacker russi, suprematisti bianchi americani e altri babau senza i quali, a quanto pare, non si riesce più a far nulla.
L’enfasi che – in questo caso come in tutti i casi analoghi, dal Russiagate in giù – viene data ai pasticci, ai post, ai twitti e ritwitti della Rete dimostra quanto l’informazione tradizionale sia incline a cercare la pagliuzza nell’occhio dell’altro (Internet, ovviamente) e trascurare la trave che alloggia nel proprio.
Se così non fosse avrebbe avuto uguale o maggior risalto la ricerca pubblicata dalla Bbc, che denuncia il lavorìo di troll per creare consenso intorno al summit di Varsavia convocato dagli Usa per emarginare l’Iran dalla comunità internazionale e forse per spianare la strada a qualche intervento più deciso delle sole sanzioni econmiche. Ma soprattutto dimostra per l’ennesima volta quanto sia grande, più in generale, la voglia di parlar d’altro, di girare intorno ai problemi affrontandone solo i cascami e non la sostanza. Come un pranzo di gala fatto di carotine e spinaci ma senza arrosto.
Quello che oggi ci vorrebbe, a proposito di gilet gialli, è una bella ricerca (anche non internazionale, va bene anche comunale, purché ben fatta) sulle ragioni della loro arrabbiatura. Che cerchi di capire per esempio perché tanti francesi “normali” scendano da mesi in piazza a sfasciare vetrine, farsi menare dalla polizia e prendersi proiettili di gomma, mentre la République riesce solo ad approvare leggi vagamente repressive per restringere i margini alle proteste. Si scoprirebbe, forse, che dietro il problema delle accise sui carburanti c’è una questione molto più importante, anzi decisiva. Per decenni la complicità dei sistemi politici con quelli industriali ha riempito le nostre strade di motori diesel che adesso l’Europa non vuole più perché inquinano. Prosegui la lettura »

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Siria: il crimine dell’embargo

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 13/19 del 15 febbraio 2019, San Faustino
 
Siria: il crimine dell’embargo
 
Embargo: ci sono anche vittime senza proiettili
Sempre più ripercussioni negative stanno influenzando le condizioni di vita dei civili siriani, mentre alcuni stati occidentali continuano a imporre sanzioni economiche contro la Siria.
La guerra economica, sia che impedisca lo scambio commerciale o utilizzi i mass media o punisca coloro che aiutano la Siria, ha molti obiettivi a breve e a lungo termine; essenzialmente cerca di creare problemi economici che causano la divisione nella società siriana e influenzano l’ambito degli investimenti dopo che si era visto di recente un miglioramento, poiché questa guerra economica cerca di allontanare investitori e uomini d’affari, dice un rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa siriana SANA.
L’obiettivo più importante delle sanzioni contro la Siria è di bloccare la produzione locale al fine di trasformare la Siria in uno stato dai consumi dipendenti da altri paesi, invece di essere uno stato produttivo autosufficiente.

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I 1.425 ponti senza proprietà: come è andata a finire

È stato convocato per questa mattina un tavolo tecnico fra Anas e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che dovrebbe fare il punto della situazione sulla vicenda «ponti anonimi», sollevata da un’inchiesta di Dataroom che ha scoperto come in Italia esistano centinaio di ponti dei quali non si sa nulla: di chi siano, chi li gestisca, chi ne faccia la manutenzione. L’incontro dovrebbe gettare le basi per risolvere due questioni fondamentali: il quadro normativo e quello finanziario.

Il vuoto legislativo

Esiste un vuoto legislativo da colmare, che al momento non consente ad Anas di intervenire su strutture delle quali è incerta la proprietà, nonostante sovrappassino le strade statali che gestisce (oltre 20 mila chilometri…

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fonte – https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/i-1425-ponti-senza-proprieta-come-andata-finire/6eb69d2a-2eea-11e9-9800-d9788a74058f-va.shtml

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I migranti? Un affare di ‘ndrangheta. Ecco dove

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

I migranti? Un affare di ‘ndrangheta. Confraternite, un prete, un broker e…

Cassazione nega scarcerazione a broker del clan Arena. Dietro la gestione del centro migranti tra i più grandi d’Europa c’è la ‘ndrangheta. Il processo continua

I migranti, la ‘ndrangheta, uno dei centri di accoglienza più grandi d’Europa, un sacerdote e un insospettabile broker ex vicepresidente nazionale della Confraternita delle Misericordie, che ci fanno insieme? Lo spiega una sentenza del 6 febbraio scorso con la quale la Suprema Corte di Cassazione respinge un ricorso di Leonardo Sacco, ex vicepresidente nazionale delle Misericordie..

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