Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governatori e sindaci, di destra e di sinistra, persino la stampa “amica” sono uniti nel coro contro le iniziative di Conte, Gualtieri e Lamorgese

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Chiarezza, coerenza, serietà: ecco alcune parole evidentemente sconosciute per chi sta al governo, mentre dovrebbero essere le parole d’ordine di chi avesse l’obiettivo di riuscire a contenere e a sconfiggere la pandemia.
Ogni giorno, invece, rimaniamo fulminati dalle assurde comunicazioni che giungono da Palazzo Chigi o dal Viminale: ultima in ordine di tempo la “passeggiata autorizzata” per minori accompagnati.

Decisione incomprensibile e schizofrenica nel momento in cui si spera di riuscire ad aver frenato il contagio. Decisione irresponsabile e demagogica perché assunta proprio in contemporanea con il prolungamento dello stato di emergenza. Decisione che ha scatenato la reazione furente “bipartisan” tanto dell’assessore alla salute lombardo, Giulio Gallera, quanto del governatore campano Vincenzo De Luca.

Purtroppo, il problema più grave di questa emergenza è, ed è sempre stato, il comportamento irrazionale e irresponsabile del governo. Sembra in ritardo, lontano dalla realtà, senza alcun senso pratico, perso tra giochetti politici, grovigli burocratici, spettacolarizzazione mediatica. Preoccupato di partorire l’ennesimo foglio di autocertificazione ma non di sveltire l’iter dei decreti. Incapace e falso, stante alle ultime affermazioni di molte Regioni che non hanno ricevuto il materiale sanitario annunciato alla stampa.

Una situazione, quest’ultima, talmente scandalosa, da essere denunciata persino dalla “voce dei padroni”: Repubblica, che ha titolato l’apertura del giornale: “La beffa delle mascherine”.

Una vicenda emblematica (purtroppo solo l’ultima di una lunga lista) perché dimostra concretamente che il governo, ma anche il commissario “speciale” (Arcuri) e il capo della Protezione Civile (Borrelli) sono totalmente inadeguati.

Su tutta la gestione dell’emergenza, quando ne saremo usciti, un Paese civile dovrebbe aprire una inchiesta, partendo dall’ipotesi di reato di strage. Perché appare ormai chiaro che con misure preventive adeguate e con risposte rapide e coerenti si sarebbero potuti evitare centinaia di morti.

NO AD ABBASSARE LA GUARDIA

Come dicevano, i governatori di Lombardia e Campania non hanno perso un attimo e si sono ribellati, appena dal Viminale è stata diramata la circolare per cui si poteva far uscire i bambini accompagnati da un genitore per fare una passeggiata intorno a casa. Una ribellione che parte da chi ogni giorno è in prima linea impegnato a fronteggiare direttamente l’emergenza di letti, di mezzi e di quant’altro.

Così si ingenera solo confusione e la confusione alimenta la rabbia. Le stesse Forze dell’Ordine non sanno più se applicare le norme confuse, ritrattate, confermate e poi disdette del governo, oppure le ordinanze delle Regioni.

Se il governo avesse usato il buonsenso avrebbe o semplicemente delegato alla Regioni (che conoscono la situazione) o varato una casistica precisa e univoca. Invece così si assiste quotidianamente a casi surreali di eccesso di zelo o di ingiustificato lassismo.

«Non è questo il momento di abbassare la guardia. La circolare diffusa dal ministero dell’Interno rischia di creare un effetto psicologico devastante, vanificando gli sforzi e i sacrifici compiuti finora» ha tuonato Giulio Gallera.

Ancora più duro nei termini il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Considero gravissimo il messaggio proveniente dal ministero dell’Interno, relativo alla possibilità di fare jogging e di passeggiare sotto casa. Si trasmette irresponsabilmente l’idea che l’epidemia è ormai alle nostre spalle. Si ignora tra l’altro, che vi sono realtà del Paese dove sta arrivando solo ora l’ondata più forte di contagio. Si rischia, per una settimana di rilassamento anticipato, di provocare una impennata del contagio».

In entrambe le Regioni, come peraltro in Piemonte, Veneto e Liguria rimangono in vigore le ordinanze che vietano di uscire. Ma allora cosa ci sta a fare la ministra Lamorgese? Solo a creare confusione e a garantire il libero accesso agli immigrati clandestini?

L’EMERGENZA SOCIALE SCARICATA AI COMUNI

Non solo proteste da parte dei governatori, ma anche dei sindaci, sui quali il governo sta scaricando l’emergenza sociale. Anche loro in maniera bipartisan si sono ribellati accusando Conte di essere “bugiardo e irresponsabile” perché con 400 milioni di euro per i cittadini in difficoltà di 8 mila comuni non si può tamponare una situazione che inizia a essere drammatica, soprattutto perché i buoni non sono disponibili dalla sera alla mattina.

Facile fare l’annuncio “a reti unificate” con ciuffetto pettinato e sorrisino da attore. Il risultato è solo quello di illudere i cittadini di poter ottenere qualche aiuto già l’indomani per poi magari prendersela con i Comuni.

Come ha spiegato Pierpaolo Marcuzzi, assessore di un Comune laziale: «A Terracina sono stati destinati 365 mila euro ma per usarli dovremo fare una delibera di variazione di bilancio, poi l’accertamento di entrata (perché ovviamente ancora i soldi non ci sono ndr.), poi l’impegno di spesa per utilizzarli, poi le prepagate o i buoni spesa e, quindi, organizzare la loro distribuzione. Nel frattempo, dobbiamo fare anche il disciplinare con i criteri di assegnazione (…) Non è, come hanno fatto intendere il premier e i suoi, che già dall’indomani gli stessi Comuni erano pronti a dare gli aiuti a chi ne ha bisogno».

Insomma, c’è il timore, espresso anche dal sindaco di Bari che è presidente dell’Anci, che il governo crei aspettative senza dotare i Comuni di risorse necessarie anche per le settimane successive.
Ma il signor Conte non pensa a questo. Lui vuole “passare alla storia”… e sicuramente sarà così ma solo per essere stato un “bugiardo e irresponsabile”.

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Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona –

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Dopo la giornata di ordinaria follia che abbiamo vissuto ieri, pubblichiamo i dati relativi ai costi del sistema informatico dell’INPS

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Disorganizzazione, inefficienza, violazione della privacy e la solita comunicazione catastrofica. Questi quattro elementi sarebbero più che sufficienti per rappresentare il disastro di cui si è resa protagonista l’INPS nella tragicomica gestione delle richieste del bonus di 600 euro per l’emergenza Covid-19, e infatti tra poco li approfondiremo uno per uno.

QUANTO COSTA IL SISTEMA INFORMATICO DELL’INPS

Prima, però, occorre mettere sul tavolo il quinto elemento, cioè le importantissime risorse economiche che l’INPS ha speso per costruire un sistema che ieri ha mostrato lacune del tutto evidenti. Parliamo di cifre monstre, che non ci sono state fornite da chissà quali misteriose fonti, ma che si trovano sul sito dell’INPS nella pagina intitolata “Nuove procedure dell’INPS nel settore informatico”, che trovate a questo link.

In apertura viene sottolineato che «il settore IT è di rilevanza strategica per l’Istituto, rappresentando, ad oggi, circa il 35% delle spese di funzionamento complessive dell’intera struttura. È gestito da personale interno dell’Istituto con specifica competenza tecnica, assistito dai maggiori partner tecnologici di mercato. Negli ultimi anni è stato realizzato un progressivo processo di razionalizzazione e accentramento che ha consentito il raggiungimento di rilevanti economie di scala, con risparmi strutturali nel settore, nell’ultimo triennio, pari ad oltre 200 milioni di euro (circa il 40% della spesa IT)».

Quindi, se ci atteniamo ai dati riportati dalla stessa INPS, con un banale calcolo arriviamo alla spesa IT (acronimo di Information Technology, ndr) complessiva, che è pari a 500 milioni di euro (per l’esattezza 776, se consideriamo quelli spesi dal 2005 al 2016).

Ma andiamo avanti.

Saltiamo il paragrafo relativo alle procedure di gara e, al successivo, troviamo che «viene inoltre costantemente privilegiata l’acquisizione di beni e servizi informatici tramite gli strumenti negoziali posti a disposizione da Consip».

Nel paragrafo successivo troviamo lo specchietto che vi riproponiamo nello screenshot che trovate qui sotto, che riporta «i vincitori delle ultime gare informatiche INPS».

Con una semplicissima ricerca abbiamo trovato – sempre sul sito INPS – l’avviso di aggiudicazione di appalto per la «Fornitura dei servizi di sviluppo, reingegnerizzazione e manutenzione del software applicativo dell’INPS», che potete scaricare cliccando qui.

Come vedrete si tratta di un file pdf di 23 pagine in cui troviamo il dettaglio dei servizi richiesti, dei rispettivi costi e delle aziende che hanno vinto la gara, il tutto diviso per lotti.

Il primo lotto riguarda il «Potenziamento e semplificazione del Front-end verso il cittadino e realizzazione del disaccoppiamento tra i processi di front-end e quelli di back-end, con eliminazione delle ridondanze applicative, per supportare la gestione di una domanda sempre più esigente in termini di numerosità e qualità di servizi erogati tramite portale e contact center» ed è stato vinto da RTI Engineering S.pA., Innovare24 S.p.A., Inmatica S.p.A. e Eustema S.p.A. a fronte di un offerta pari a 35.643.131 milioni di euro più IVA.

Poi a pagina 8 il lotto n. 2 concernente «Attività di sviluppo e integrazione di applicazioni abilitanti per gli interventi di reingegnerizzazione e automazione dei processi istituzionali in atto» vinto da RTI Accenture S.p.A., Avenade Italy S.r.l., Data Management Soluzioni IT per il settore pubblico S.p.A. e Indra Italia S.p.A. a fronte di un’offerta pari a 33.883.163,80 milioni di euro più IVA.

Due pagine più avanti il lotto n. 3 con la «revisione dell’architettura del SI con l’obiettivo di renderla totalmente indipendente dalla distribuzione territoriale dell’Istituto (con erogazione omogenea dei servizi su tutto il territorio nazionale), assicurando al contempo la funzionalità di contestualizzazione dal parco applicativo delle peculiarità territoriali», aggiudicata da RTI IBM S.p.A., Sopra GroupS.p.A., E&Y S.p.A. e Sistemi Informativi S.r.l. per la cifra 21.735.368,27 milioni di euro più IVA.

A pagina 12 troviamo il lotto n. 4: «Adeguamento dell’architettura del SI e realizzazionedi applicazioni volte allo sviluppo dei rapporti telematici con conseguente adeguamento dell’infrastruttura di protezione e sicurezza dei dati e realizzazione della componente di “Data quality”», aggiudicato da RTI Selex Elsag S.p.A., HP Enterprise Services Italia S.r.l., E-Security S.r.l e Deloitte Consulting S.p.A. per 29.792.124,20 milioni di euro più IVA.

Poi tutti gli altri lotti che, come potrete leggere voi stessi, perlopiù riguardano i servizi offerti ai cittadini.

Ora, noi siamo sinceramente convinti che in materia di innovazione e digitalizzazione non si debba veramente badare a spese, un concetto di per sé sacrosanto, che uscirà ulteriormente rafforzato dall’emergenza in corso. Tuttavia, non possiamo fare a meno di constatare come a fronte di investimenti così onerosi ci troviamo a dover vivere situazioni limite come quella della giornata di ieri, durante la quale, è bene ricordarlo, si sono sommate una serie di disfunzioni che hanno messo a nudo tutta la debolezza del sistema.

IMPROBABILE L’ATTACCO DA PARTE DI HACKER

Prima il sito che non funziona perché non è in grado di reggere tutto quel traffico, eventualità ampiamente prevedibile, che si sarebbe potuta tranquillamente evitare prendendo le dovute contromisure (ci sono stati 10 giorni di tempo).

Poi la violazione della privacy di un numero indefinito di utenti, i cui dati sono diventati liberamente consultabili da altri cittadini che si erano loggati con il proprio pin personale per presentare la fantomatica richiesta del benedetto contributo di 600 euro.

Per non parlare della comunicazione: prima l’annuncio del click day, poi la circolare secondo cui le richieste sarebbero state vagliate in base all’ordine cronologico in cui sono state presentate, rimossa dal sito dell’INPS la sera del 31 marzo, ovvero a poche ore dalla fatidica mezzanotte.

Infine, l’ipotesi avanzata da Pasquale Tridico, secondo cui tali problematiche sarebbero dovute a un «attacco da parte di hacker» del quale, a oggi, non vi è alcuna evidenza fattuale e che, indirettamente, viene smentita dallo stesso Tridico quando invita i cittadini a non prendere d’assalto il sito dell’INPS per evitare problemi di traffico.

Oltretutto, anche nell’ipotesi (a nostro avviso piuttosto remota) in cui venisse confermato l’hackeraggio, saremmo comunque di fronte a un gravissimo problema di vulnerabilità del sito.

Problemi tecnici, certo, dietro ai quali però si celano l’umanità e la frustrazione di centinaia di migliaia di lavoratori autonomi in ansia per le grandi incertezze che derivano dall’emergenza coronavirus, sotto stress per le misure restrittive a cui siamo tutti sottoposti e che, come se non bastasse, hanno difficoltà ad accedere a un contributo oggettivamente misero.

Dinnanzi a tutto ciò è inevitabile, oltre che legittimo, pensare che tutti quei soldi dovrebbero essere spesi meglio e che qualcuno cominci ad assumersi le proprie responsabilità.

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INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

 

Dio ”denaro” le fa e le accoppia, quando si tratta di fare gli interessi della parte finanziaria dell’Europa, quella dell’asse tedesco e francese ( per ora dall’altra parte, ma pronto a fare le scarpe all’Italia come sempre)che continua a gestire gli interessi propri guardando e mettendo le mani nelle tasche altrui. Il confabulare fitto di tre persone poco credibili, che continuano ad arroccarsi, sgretolando quel che resta dell’Unione europea, è la conferma che anche da disastri e pandemie -come quelli da contagio da coronavirus- c’è chi è in posizione di forza e di attesa per trarre il massimo vantaggio dalla situazione in corso e per quando ci sarà la ripresa. E così mentre l’economia tedesca, non era una sorpresa, continua a lavorare sia pure a ritmi ridotti e a non creare allarmi di sorta sui contagi, e a lesinare aiuti all’Italia fino a 10 giorni fa, a noi tocca ottenere un bel rifiuto sull’utilizzo di fondi europei congelati. Ma che potremmo prelevare, secondo il diktat tedesco (Olanda e paesi baltici) e francese (che detiene la presidenza della Bce) , solo se pagheremo interessi. E con quei vincoli della ”troika” che hanno strozzato l’economia greca, sulla quale ha tratto vantaggi in termine di acquisizioni- di beni e servizi- proprio la Germania. Che combinazione. Brava Frau Angela Merkel, contraria alla erogazione di bond per l’emergenza da virus a corona, ribattezzati covibond, visto che ha i suoi da piazzare e con un paramento preciso che determina lo spread.

E naturalmente in tutta questa squallida storia di interessi finanziari non potevano mancare la sponda francese con Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea(non nuova a interventi antitaliani) e dalla tedesca Ursula von der Leyen presidente della Commissione Europea.Entrambe hanno brillato per uscite allineate sulle posizione tedesche e del gotha finanziario dell’Unione. In mezzo, per dovere di cronaca, le proteste italiane di governo e partiti , le parole imbarazzate di mediazione del presidente del parlamento europeo David Sassoli e quelle del commissario europeo Paolo Gentiloni. Appelli alla solidarietà che lasciano il tempo che trovano. Mediazioni? Compromessi per pochi euri e con l’Italia da tenere alla catena, come un cane o quasi, per via del debito pubblico.

Francamente la facciatosta e l’arroganza, è la parola giusta, di queste tre Disgrazie meriterebbero davvero che James Bond intervenisse . Del resto ”007” l’agente di sua Maestà britannica è nel limbo della ”Brexit” senza che il Regno Unito abbia regolato i conti con l’Europa. In cassa ci sono anche i suoi quattrini oltre a i nostri, ma con una chiave tedesca e un lucchetto francese da scardinare. Forse Arsenio Lupin (il ladro gentiluomo) potrebbe irretire e far girare la testa alle tre ”disgrazie”.

Da parte nostra c’è Giuseppe Conte con la sua eleganza e le tre Grazie di Canova da esibire, insieme a quel patrimonio italico da sfruttare nei momenti difficili. Fatto di ironia, furbizie (servono anche quelle quando altri giocano sporco) e arte di arrangiarsi . Pensando, magari, a quel film in bianco e nero che fu ” guardie e ladri” degnamente rappresentato da Totò e Aldo Fabrizi. Se non ci sono lo zio Sam, gli Stati Uniti e l’Europa delle lobbyes, ci sono altri Paesi (dalla Cina a Cuba all’Albania) che ci hanno mostrato solidarietà concreta. Qualcuno presenterà il conto. Ma almeno è leale. Le ”tre disgrazie” no, verso l’Italia e quel che resta dell’Europa a 28 . Dalla bandiera dell’Unione mancano tante stelle e su questo non ci piove…Noi tiriamo dritto. E’ meglio.

 

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Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

Orban, la Costituzione ungherese e la dittatura dell’ignoranza

Forte della straordinaria autorevolezza politica e morale che le deriva dalla splendida, solidale, lungimirante ed empatica gestione della crisi pandemica in atto, l’Unione europea mette sotto osservazione il disegno di legge con il quale il premier ungherese Orban propone al Parlamento ungherese l’approvazione dello stato di emergenza, ai sensi dell’art. 53 della vigente costituzione.

Eppure, non si tratta che di legalissimo disegno di legge, sottoposto al voto del Parlamento, per prevedere il prolungamento dello stato di emergenza fino al cessare dell’emergenza sanitaria, appunto in applicazione di una chiara regola costituzionale.

Ovviamente, insieme all’Unione europea, i mainstream media gridano alla dittatura e alla fine prossima della democrazia ungherese: la quale, invece, risulta ben salda e plurale, come testimonia, ad esempio, la recente vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative di Budapest.

In Italia, il pressapochismo conformista della stampa dominante fa naturalmente eco. La cronistoria che della vicenda fa Paolo Valentino, sulle pagine del Corriere della Sera del 25 marzo, è un buffo esempio di doppiopesismo partigiano. Scrivendo dall’Italia, paese in cui un Presidente del Consiglio cancella con propri autocratici e solitari decreti le più sacre libertà individuali ed economiche, il nostro giornalista lamenta che «una volta in vigore la nuova legislazione, Orban potrebbe governare per decreto senza approvazione parlamentare fin quando lo riterrà necessario per sconfiggere l’epidemia». Oh, stupore e meraviglia! Ma dove vive Valentino?  Avesse un piccolo momento di consapevolezza, resterebbe attonito a riflettere sul quel che sta accadendo qui da noi, non in Ungheria…

Da noi, in effetti, la giusta preoccupazione dei virologi di contrastare il virus e di attenuarne l’impatto sulle strutture sanitare ha provocato un sommovimento costituzionale e istituzionale di portata inaudita, fino a consentire a Conte di emanare, in solitudine regale, almeno cinque decreti, l’uno più liberticida dell’altro, in totale spregio dell’unica regola costituzionale che ci siamo dati per fronteggiare le emergenze, cioè l’art. 77 della Costituzione.

In Ungheria, la Costituzione prevede regole per lo stato di emergenza, e la si applica. Qui da noi, la si dimentica. Al suo posto si inventa, creativamente, un nuovo sistema delle fonti, con al centro lo strumento “duttile” e “agile” costituito dal “decreto del presidente del consiglio dei ministri”, che non passa dalle mani del Presidente della Repubblica e sfugge al controllo del Parlamento.

Passata la tragedia, tornerà, speriamo, il tempo della ragione. E bisognerà pur rendersi conto di quali guasti abbia prodotto la pandemia, anche a livello politico-istituzionale.

Lo sappiamo: i politologi seri sanno bene che anche i virus e le pestilenze hanno i loro effetti politici, e che la stessa politica ha sempre cercato di utilizzarli, per gli scopi più diversi.

Ma proprio per questo, non si può restare zitti quando sentiamo dire, da noi, che “non è questo il momento delle polemiche”. È un insidioso mantra, vagamente ricattatorio: la furia del virus deve azzerare il dissenso e la libertà di critica, e chi si permette di obiettare è un irresponsabile nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore è uno sciacallo alleato del contagio.

Non è così, ovviamente. Questo deve proprio essere, al contrario, il momento della più ampia libertà di critica, quello in cui essa deve essere massimamente esercitata.

Tra l’altro, come si vede, questo insopportabile uso politico del virus vale solo se al potere ci sono “loro”. Se c’è uno come Orban, ovviamente, le cose funzionano al contrario, e non ci sono limiti alla critica demolitoria, e anche al senso del ridicolo.

Funziona più o meno così negli USA, del resto, dove i democratici fanno un tifo cinico e sfegatato per il virus, sperando di inguaiare The Donald alle elezioni di novembre. Spalleggiati, ovviamente, dai mainstream media, anche italiani.

Un solo esempio: Trump vuole mettere in quarantena lo stato di New York e il governatore democratico di quest’ultimo, Cuomo, si oppone alla chiusura? La lettura, per Repubblica.it, è semplice assai: Cuomo è «l’eroe anti-Trump».

Ma allora fate pace col cervello: per voi che supportate ligi i d.p.c.m. di Conte, gli irresponsabili non sono forse quelli che vogliono riaprire tutto, mentre i “buoni” sono solo quelli irresistibilmente irretiti dal lock-down totale?  

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Orban, la Costituzione ungherese e la dittatura dell’ignoranza

In morte di Gilberto Gobbi, grande cattolico e vero psicologo e psicoterapeuta

 

Ho appreso con grande dolore della scomparsa del professor Gilberto Gobbi. Lo avevo intervistato circa un mese fa. E proprio per ricordarlo vi propongo le sue sagge riflessioni.
A Dio, caro professore.

Gilberto Gobbi: “Il relativismo ha modificato la concezione cattolica della sessualità”

“Se in Internet cerchiamo «omosessualità e sacerdozio cattolico», troviamo migliaia di pagine dedicate a questo argomento: è pruriginoso e quindi appetibile. La Chiesa cattolica è stata coinvolta in scandali relativi all’omosessualità e agli abusi sessuali nei confronti di minori, in cui erano compromessi sacerdoti e vescovi. Ma la maggioranza di loro è fedele alla vocazione e vive la scelta del celibato con coerenza e in molti casi con santità. Rimane, invece, poco considerata la realtà nascosta dei sacerdoti e consacrati che, per il disagio derivato dalla disarmonia che avvertono nella loro vita, scelgono di intraprendere liberamente vari percorsi di aiuto”.
E’ presentato così, sui principali bookstore, il nuovo libro dello psicologo-psicoterapeuta e sessuologo clinico veronese Gilberto Gobbi. In “Uomini e donne di Dio – Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata” (Edizioni SugarCo, gennaio 2020, pagine: 176), sempre con rispetto delle persone, Gobbi affronta il problema del rapporto tra omosessualità e sacerdozio cattolico, analizzando la formazione psicologica della personalità, i documenti della Chiesa sull’argomento, e individuando le cause che hanno portato all’aumento di consacrati con orientamento omosessuale.
La Fede Quotidiana ha intervistato il dottor Gobbi che è stato anche insegnante di psicologia alla scuola triennale degli infermieri professionali, per 20 anni collaboratore di un Consultorio familiare e fondatore del Ciserpp.
Gobbi, che è uno studioso delle problematiche sessuali e delle dinamiche di coppia e familiari, non è al suo primo libro. Infatti ha all’attivo “Coppia e famiglia Crescere insieme” (1996), “Il padre non è perfetto” (1999), “Vorrei dirti tutto di me” (2006), “I bambini e la sessualità” (2010), “Sesso o amore. L’importanza dell’identità psicosessuale” (2014), “Sposarsi o convivere oggi” (2015), “Il bambino denudato. L’educazione sessuale secondo le schede dello Standard/OMS” (2016), “Credere nella famiglia” (2020).
Dottor Gobbi, nel suo nuovo libro affronta un tema delicato: l’omosessualità e la vita consacrata. Perché questa scelta?
Da anni, come psicoterapeuta seguo persone con problematiche sessuali sia individuali che in coppia. Mi sono venute persone con tendenza e orientamento omosessuale, tra cui persone consacrate (sacerdoti e religiosi). Di fronte alla situazione che si è verificata negli ultimi anni nella società e nella Chiesa, ho pensato che valesse la pena affrontare il problema dell’omosessualità nella vita consacrata in relazione alla formazione della personalità. Nell’introduzione al libro invito ad andare in internet su un motore di ri­cerca e scrivere “omosessualità e sacerdozio cattolico”. I link dedicati a questo argomento sono migliaia e mi­­gliaia e, di ora in ora, siti e blog aggiungono materiale sempre più detta­gliato ed “e­splo­sivo”. L’argomento è pruriginoso, scan­dalistico e quindi me­dia­ticamente ap­pe­tibile. Vi è modo di constatare come in “rete” ognuno sia libero di scri­vere e raccontare tutto e di più, in particolare su questo argo­mento, che coinvolge aspetti importanti della Chiesa catto­lica nelle sue varie ar­ti­colazioni e, in particolare, persone con uno spe­cifico mandato sa­cra­mentale e pastorale: sacerdoti e ve­scovi. Sono coinvolti nel fenomeno omosessuale,in modi di­versi, sa­cer­doti di città e di pe­riferia, semi­na­risti, che decidono per la scelta sacerdotale tra ansie e titubanze, vescovi, responsabili di dicasteri vati­ca­ni e cardinali. A livello me­dia­tico, la presenza dell’omosessualità tra i sa­cerdoti viene presentata prevalentemente nel suo aspetto scan­dalistico.
Negli ultimi anni è aumentata la presenza del fenomeno omosessualità tra i consacrati?
Per comprendere come sia stato possibile che negli ultimi decenni sia accresciuta la presenza del fenomeno dell’omo­sessualità nella vita consacrata all’interno della Chiesa, oc­corre analizzare il contesto storico-culturale, in cui si sono formati i sacerdoti, che oggi sono talvolta divenuti vescovi o cardinali, reggono Seminari o Università Pontificie, scrivono libri di teo­logia e morale, comunicano sulle pagine dei quotidiani laici e cattolici e sui vari media digitali.
Dottor Gobbi, a quale contesto storico si riferisce?
La radicalità del cambiamento simbolizzato nel ‘68, contrassegnato dalla re­lati­vizzazione di ogni realtà, usi, costumi, abitudini, valori, vita sessuale, ha coinvolto anche la Chiesa e, quindi, anche una buona parte delle istituzioni formative ecclesiastiche, come seminari, istituti e uni­versità religiose collegate al Vaticano e alle Congregazioni reli­giose. La mentalità relativista, sottile, impercettibile ma pervicace, è penetrata anche in ampi strati del tessuto cattolico, modificando la concezione della sessualità, che da sacramento e mistero della vita, è scivolata verso un vivere secondo le pulsioni soggettive, sganciata da un saldo riferimento alla Verità, accessibile e cono­scibile dalla ragione e dalla fede.
Con quali conseguenze?
Sulla ses­sualità umana non ci sarebbe più una verità ricevuta da conoscere, accogliere e vivere con coerenza, nei limiti ed ambiti da accettare per viverla nel suo pieno significato, riconoscendo in essi il pro­getto originario di Dio sull’uomo e la sessualità. In questi anni, sotto la pressione della eccessiva “psicologizzazione” della sessualità, di fronte alla naturale pulsione sessuale da soddisfare, pena la pos­sibile depres­sione, vengono ritenuti “normali” sia l’au­to­­erotismo sia l’omo­ses­sua­lità. Per l’argomento del nostro libro, la relazione tra sacerdozio e omosessualità, è importante comprendere come in questi anni l’orientamento sessuale diviene più importante della differenza sessuata inscritta nel corpo e gli atti sessuali omoerotici vengono proposti come un’espressione della sessualità naturale, “liberata”, con pari valore e dignità degli atti eterosessuali.  Va ribadito che il presupposto fondamentale è che l’eterosessualità e l’omosessualità siano due tendenze sessuali equiparabili e come tali espressioni equivalenti e buone della sessualità.
Alcuni alti prelati hanno dichiarato che l’80 percento degli abusi su minori è stato praticato da religiosi nei confronti di minori dello stesso sesso. È davvero così?
Non solo alti prelati, ma approfondite ricerche scientifiche dimostrano che, per una percentuale molto elevata di casi degli abusi dei preti americani, si tratta di efebofilia e non di pedofilia, e che il fenomeno riguarda non solo la Chiesa cattolica negli USA, ma la Chiesa a livello mondiale. Le ricerche hanno appurato che i sacerdoti efebofili hanno relazioni non con bambini, ma con ragazzi che hanno superato la pu­bertà, nella maggioranza dei casi, di sesso maschile, e sono ben più numerosi rispetto a quelli pedofili. Come si vede, se si vuole guardare con realtà e verità la piaga dolorosa degli abusi sessuali di alcuni sacerdoti e consacrati, occorre riconoscere che non si tratta generalmente di pedofilia, ma quasi sem­pre di efe­bofilia, cioè di omosessualità con una predilezione per i minorenni. Senza alcuna generalizzazione né identificazione tra omo­sessualità ed abusi, occorre tenere conto del dato di realtà e la­sciarsene interrogare. Tuttavia, non è oggetto del libro l’analisi degli abusi sessuali. Gli abusi sessuali, in qualsiasi ambito avvengano e da qualunque ceto sociale siano fatti, sono sempre avvenimenti che hanno una risonanza sociale, ma – occorre essere chiari – provengono dall’intimo della persona, da una sua immaturità psicoaffettiva, da processi intra­psichici di incapacità di controllo del cervello e delle emozioni. L’attuazione delle pulsioni e l’incapacità di auto­controllo sono fenomeni di immaturità, che possono spin­gere le persone ad usare anche il proprio ruolo e la propria posizione per av­vicinare e procurarsi l’“oggetto” desiderato, scaricare le pulsioni su persone inermi e assoggettarle, compiendo una grave vio­lenza.
Su internet è stato scritto che negli Stati Uniti e in Svizzera esistono cliniche dove propongono un percorso agli omosessuali per riscoprire l’eterosessualità. Qual è la sua idea in materia?
Partiamo da un dato concreto, di realtà: ogni persona ha il diritto, e nessuno glielo può togliere, di farsi aiutare psicologicamente di fronte a problematiche che sente difficoltose e che gli creano dilemmi esistenziali. Detto questo, io so che il lavoro psicoterapeutico deve aiutare la persona a capirsi per poter fare delle scelte libere.
Molti lamentano uno sdoganamento della pratica omosessuale da parte di un certo ambiente della Chiesa (come quello di lingua tedesca). Che ne pensa?
Vi sono i documenti della Chiesa Cattolica che affermano con chiarezza la non ammissione al sacerdozio e alla vita consacrata delle persone con orientamento omosessuale, e nel mio libro vengono analizzati. Sul legame tra omosessualità e sacerdozio, è fondamentale conoscere l’atteggiamento della Chiesa durante i due millenni di storia. Ritengo che ciò permetterà di avere un quadro più completo del feno­meno. E’ risaputo che nel primo millennio del cristianesimo le pratiche omosessuali venivano condannate, ma non sono mai state elaborate analisi né filo­sofiche né teologiche del fenomeno omosessuale e neppure del rapporto tra sacerdozio e omosessualità. Durante questo primo millennio, vi sono state condanne del­l’omo­­­sessualità come pratica sessuale da parte di Concili, Sino­di e Papi. Già il Concilio di Elvira (305-306) stabiliva delle pe­ne ca­noniche, che di epoca in epoca, sono state riconfermate. Per i sacerdoti e i monaci, che si macchiassero di tale peccato, era­no previste delle pene molto severe e crudeli. La prima condanna della piaga omosessuale fra ecclesiastici e anche di quella dei preti che convivevano con donne, la si deve a San Pier Damiani nel 1049, con il Liber Gomorrhianus, che può anche essere ritenuto il primo trattato morale sulla sessualità. Poi si passa al 1568 con San Pio V, che condanna le pratiche omosessuali, ricondannate nel Codice di diritto Canonico del 1917.
Quali sono stati gli interventi della Chiesa nell’epoca moderna?
Si deve arrivare al secolo XX perché l’argomento divenga pregnante: la Chiesa attraverso i suoi organismi si è sempre espressa in modo molto chiaro, a partire dal un documento poco conosciuto del 2 febbraio del 1961, in cui per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica appare il divieto esplicito di ammettere ai voti religiosi e al sacerdozio le persone contendenza all’omosessualità e alla pederastia. E’ il periodo in cui si diffonde nell’ambiente religioso cattolico la concezione che vi siano due orientamenti sessuali, come due identità sessuali, equivalenti e paralleli: l’eterosessualità e l’omosessualità. Questa visione sulla sessualità, contraria alla morale tradizionale, entra anche nei seminari e nei monasteri cattolici, in tutti i continenti. Ciò comporta una forte ricaduta sull’atteggiamento richiesto ai chierici circa la castità. Poi vi sono documenti della Santa Sede nel 1985, nel 1989, nel 1990, nel 2202 fino al 2005 a firma di Benedetto XVI. L’argomento viene successivamente ripreso nella sua totalità nella Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotali del 2016 a firma di Papa Francesco, in cui si riconferma che “La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”.
Lei dedica una parte del libro all’identità psicosessuale del sacerdote. Perchè?
Ritengo che si debba avere una visione globale della sessualità, E’ scientificamente corretto evidenziare le possibili e molteplici concause del sorgere e dello strutturarsi della omosessualità, in particolare è importante analizzare concretamente il contributo e l’incidenza fondamentale dell’ambiente familiare alla formazione della personalità e quindi dello stesso orientamento sessuale. Questo avviene per tutte le persone e anche per le persone consacrate. Il percorso della loro formazione, pertanto, deve tener conto dell’obiettivo per cui fanno determinate scelte che hanno da essere scelte di libertà, e come tali mature. Occorre avere chiarezza dei contenuti e della sacralità della scelta in conformità a Cristo.
Il libro ha una dedica particolare?
Questo libro è dedicato con affetto ai sacerdoti, alle loro parole capaci di far presente il Corpo di Cristo, in anima e corpo, e alle loro mani benedicenti e perdonanti, che segnano la vita del cristiano dalla nascita alla morte.
MATTEO ORLANDO

A seguire il pensiero postato su Facebook dal figlio di Gilberto Gobbi

A DIO, PAPÀ

Oggi, alle prime luci dell’alba, il nostro caro e grande papà, ci ha lasciato.
Abbracciato alla sua croce, in relazione viva, come in tutta la sua vita di sposo, padre e professionista, col dolore di tanti altri sofferenti, è andato incontro al Signore, che tanto amava.

So che per molti di voi era un punto di riferimento, piccolo o grande, era il “professor Gobbi”. Penso a tanti volti, che conosco, ma molto di più sono quelli che non conosco.
I tempi duri che tutti viviamo, non consentono ne a noi familiari ne tanti di voi che lo hanno conosciuto e stimato, di affidarlo insieme al Signore e di rendergli l’onore che la sua vita generosa merita.
Per questo mi permetto di chiedere stasera il dono di un’Ave Maria, la preghiera che tanto amava e che ogni sera era l’ultima parola sulle sue labbra, prima di coricare fiducioso il capo sul cuscino.
Come un ultimo suo sorriso per ognuno, come un “coraggio”, vi lascio le parole del suo amato San Giovanni Bosco, suo padre e maestro:
“Camminate con i piedi per terra e col cuore abitate in cielo”.

A Dio, papà, grazie per tutto.

DA

https://informazionecattolica.blogspot.com/2020/03/in-morte-di-gilberto-gobbi-grande.html?m=1

Live Action denuncia aborti illeciti in Louisiana

di Matteo Orlando
Live Action, un’organizzazione no profit americana, supportando tutto con immagini e telefonate registrate, ha denunciato che l’Hope Medical Group, un centro per gli aborti a Shreveport, in Louisiana, perché sta compiendo aborti in violazione di un divieto statale, violando un ordine del Dipartimento della Salute della Louisiana secondo cui tutti gli aborti chirurgici non essenziali ed elettivi devono cessare durante la crisi COVID-19.
L’ordine era stato dato per preservare l’equipaggiamento di protezione personale di cui il personale medico ha bisogno quando lavora in prima linea nella battaglia contro COVID-19.
Gli obiettivi aggiuntivi dell’ordine erano quelli di utilizzare meglio il personale ospedaliero, le attrezzature e i letti disponibili per salvare vite umane all’aumentare del numero di casi COVID-19.
In 2 telefonate registrate il 26 marzo 2020, i dipendenti di Hope Medical Group hanno dichiarato agli investigatori di Live Action di essere aperti e operativi, dicendo: “Attualmente siamo l’unica struttura nelle vicinanze che è aperta e operativa, e rimarremo aperti e operando il più a lungo possibile “.
“In Louisiana, l’industria dell’aborto dimostra ancora una volta che cercherà profitto, qualunque cosa accada. Mentre il resto del mondo è concentrato sul salvataggio delle persone colpite da COVID-19, il Hope Medical Group sta programmando aborti per uccidere feti, danneggiare donne e utilizzare preziose risorse mediche come maschere, guanti e abiti”, hanno dichiarato dalla Live Action, associazione che da anni si batte contro la multinazionale dell’aborto Planned Parenthood.
Come ha notato il senatore della Louisiana Katrina Jackson, “i fornitori di servizi medici specialistici della Louisiana, come i dentisti, stanno donando preziose risorse agli ospedali che combattono il COVID-19 in Louisiana. Ma Hope Medical Group si concentra su nient’altro che trarre profitto dall’aborto. Chiediamo al governatore John Bel Edwards e al procuratore generale della Louisiana Jeff Landry di chiudere immediatamente il Hope Medical Group e punirlo per aver disubbidito allo stato e aver messo in pericolo la comunità”.

In Europa cominciano a volare i piatti.

Come sempre accade nei momenti di fine di un regime, o di un matrimonio, anche in questo caso il velo di ipocrisia che portava i commensali a fingere di essere uniti mentre stavano a tavola sta cedendo clamorosamente. Il commento di Corrado Ocone

Certo, fa un po’ effetto vedere Giuseppe Conte e Romano Prodi, forse perché “scavalcati” da Mario Draghi, dire, o accennare, più o meno le cose che fino a un mese fa venivano contestate ai “sovranisti”. Cioè che l’Unione europea, così come è, non solo è destinata a fallire ma è anche un progetto che, oltre ad aver fatto già tanti danni al nostro Paese, rischia ora di affossarlo definitivamente.

Il fatto è che, come sempre accade nei momenti di fine di un regime, o di un matrimonio, anche in questo caso il velo di ipocrisia che portava i commensali a fingere di essere uniti mentre stavano a tavola sta cedendo clamorosamente. Dapprima la “gaffe” di Christine Lagarde, la presidente della Banca europea, che è arrivata a dire che fra i suoi compiti non c’è quello di tenere a bada lo spread dei Paesi membri; poi ieri la spregiudicata e improvvida dichiarazione della presidente della Commissione stessa, che ha derubricato l’idea dei “Coronabond” a semplice “slogan” e comunque non praticabile “legalmente”.

Una dichiarazione fatta nientemeno che alla Dpa, la maggiore agenzia di stampa tedesca. Quasi come se le “leggi” non sia l’Unione europea stessa che debba darsele, soprattutto in tempi di emergenza. E come se un presidente della Commissione possa pubblicamente sconfessare undici stati membri firmatari di una lettera che i “Coronabond” li richiedeva a gran forza. Si può abdicare in un solo colpo anche alla forma e smettere di sembrare (almeno) di essere super partes? . Quanto alla sostanza, beh quella è fin troppo evidente. Ursula von der Leyen non solo è stata voluta da Angela Merkel alla carica che ricopre, ma ha anche il compito di fare prima di tutto gli interessi della casa madre.

Ora, non siamo tanto ingenui da aver mai creduto che l’Unione fosse il “nobile progetto” di “menti illuminate” e non anche la palestra del gioco di potenza fra i Paesi più forti. Ciò che però fa specie è che questo gioco si sia ormai appalesato e che, fra i coniugi, comincino a volare i piatti. Cosa potrà succedere fra quindici giorni, quando una decisione la si dovrà pur prendere e quando la situazione economica si sarà probabilmente aggravata, non è dato sapere.

Stefania Craxi, in un’intervista a Daniele Capezzone stamattina su La Verità, arriva a dire che il rinvio di ogni decisione sia stato null’altro che “una messa in scena premeditata e ben orchestrata con tanto di regia”. L’obiettivo: costringerci alla resa e commissariarci. Quel che è certo, è che la Germania e i suoi Paesi satelliti non ci faranno sconti. E se la politica è prima di tutto realismo, non bisogna che prenderne atto e passare a un “piano b”. Ci sarà tempo per trarre i bilanci, in Italia e fuori.

Quel che occorre ora al nostro Paese è tenere duro, rinserrare le fila, fare appello al ritrovato senso patriottico e cominciare a salvaguardare fino in fondo l’interesse nazionale. Se mai ci fosse qualcuno che pensa di usare la sponda europea per costruire in patria le proprie fortune politiche, bisogna dirgli che gli italiani sarebbero inflessibili con chi dovesse provare a prenderli in giro.

DA

https://formiche.net/2020/03/europa-italia-ocone/

Putin chiede di non credere alle fake news sul coronavirus

 

Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato la gente a non credere alle fake news e alle insinuazioni allarmistiche sulla diffusione del coronavirus in Russia; secondo il capo di Stato russo, queste informazioni false circolano maliziosamente per seminare panico e sfiducia nei confronti delle autorità.

“Per quanto riguarda l’informazione, l’informazione è oggettiva. Non bisogna credere a nessun pettegolezzo, o come dite alle fake news. Qualcuno lo fa inconsciamente e qualcuno consapevolmente con l’obiettivo di seminare diffidenza su quello che le autorità stanno facendo nel territorio, a livello federale, municipale e creare una sorta di panico”, ha detto Putin in una riunione con i rappresentanti della società civile in Crimea e Sebastopoli.

La Russia intensificherà gli sforzi per combattere il coronavirus, ha evidenziato il presidente russo Vladimir Putin.

“Grazie a Dio, abbiamo tutto sotto controllo finora. Spero che continui così in futuro. Aumenteremo questi sforzi”, ha detto il capo di Stato russo durante l’incontro.

Il presidente ha evidenziato che ha incaricato il governo e le regioni di preparare misure proattive e di introdurle qualora fosse necessario.

Putin ha poi rivolto l’attenzione sul fatto che nella situazione con il coronavirus la Russia sembra essere “molto meglio” rispetto ad altri Paesi.

“Come sapete, in alcuni Paesi europei questa malattia ha davvero acquisito il carattere di un’epidemia di massa. Ci sono migliaia di malati, migliaia. E centinaia di persone che sono già morte. Fondamentalmente si tratta di persone molto anziane, persone che hanno qualche patologia, di solito cronica e comunque malattie gravi che debilitano il sistema immunitario”, ha detto.

In Russia saliti a 147 i casi di contagio da Covid-19

In Russia sono stati registrati 33 nuovi contagi col nuovo tipo di coronavirus nell’ultimo giorno, ha riferito il quartier generale operativo per il monitoraggio della situazione con il Covid-19 nella Federazione Russa.

In totale 147 casi del nuovo coronavirus sono stati registrati in Russia, 5 persone sono guarite.

Da

https://it.sputniknews.com/mondo/202003188879472-putin-chiede-di-non-credere-alle-fake-news-sul-coronavirus/

Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

 

Poche ore fa il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha annunciato che è in arrivo il nuovo modulo di autocertificazione per le nostre necessità di spostamento. Si tratta della quarta versione. Sì, avete letto bene, è il quarto modulo di autocertificazione in virtù dei numerosi decreti che nelle ultime settimane sono stati fatti dal governo giallorosso. Per non parlare del loro contenuto: siamo un Paese morto! Avete ragione nel video dico quinta: insomma non so contare.

 

Da

Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

 

Lei ha scritto ormai quasi dieci anni fa un libro sulla Gran Bretagna intitolato “I nuovi Unni”: quanto è accaduto ha confermato le sue previsioni?

Ricordo che l’uscita di quel libro fu accompagnata da una scia di polemiche soprattutto in quella parte del mondo cattolico, che potremmo definire irenista o buonista, la quale ancora oggi si ostina irriducibilmente ad adottare la cosiddetta “logica dello struzzo” nella lettura della realtà. Del resto, non è un mistero che da lungo tempo ormai il grande assente in quel mondo – compresa larga parte della Chiesa istituzionale – sia proprio il realismo tomista dell’«adequatio rei et intellectus».

Le polemiche di dieci anni fa si fondavano sull’obiezione che le denunce lanciate dal libro riguardassero, in realtà, concetti come quello di “gender” e “omofobia”, che l’opinione pubblica in Italia non conosceva e che non avrebbe compreso. Si sosteneva che tali concetti appartenessero alla Weltanschauung anglosassone e che non sarebbero mai stati recepiti dalla nostra cultura italiana. Per questo mi si accusava di voler procurare un inutile allarmismo, di voler «agitare fantasmi», o addirittura di «fare del terrorismo psicologico».

Letto oggi, quel libro sembra ormai persino datato. L’opinione pubblica italiana è andata addirittura oltre. E pensare che nel libro io avevo spiegato bene perché la Gran Bretagna è il laboratorio sperimentale della rivoluzione antropologica che stiamo vivendo. È per noi come la sfera di cristallo: per comprendere cosa accadrà con quale anno di anticipo, basta dare un’occhiata a quel che succede Oltre Manica.

In che modo aggiornerebbe questo libro se dovesse ripubblicarlo oggi?

Il libro si divide in due parti. Nella prima, intitolata Le cause, io cerco di analizzare le ragioni storiche, culturali, filosofiche e religiose, che sono all’origine della peculiarità britannica. Nella seconda parte, intitolata Gli Effetti, rendo evidente, attraverso precisi e circostanziati episodi di cronaca, le conseguenze pratiche di questa peculiarità.
Se dovessi riscriverlo oggi, lascerei invariata la prima parte – quelle ragioni appaiono sempre più fondate –, mentre sarei costretto ad aggiornare la seconda. La rivoluzione antropologica in atto ha raggiunto livelli che nel 2010 erano ancora inimmaginabili. Mi riferisco, in particolare, al campo della bioetica e alla distruzione della famiglia. Oggi non solo si è aperto, per esempio, lo scenario inquietante della cosiddetta “intelligenza artificiale”, ma si comincia a parlare di «artificial womb», per la creazione della vita, del «baby sharing» o del «coparenting» per quanto riguarda gli ultimi attacchi all’istituto della famiglia. Certo, sono tutti concetti che al momento l’opinione pubblica italiana non conosce o non comprende bene ma che ­– temo nel giro di poco tempo – imparerà a conoscere. Esattamente come nel 2010.

Sembra che in Gran Bretagna rifiutino le cure ai pazienti di una certa età coerentemente con una visione utilitaristica della politica sanitaria. Lei pensa che in questo paese l’analisi costi/benefici si sostituisca al valore della persona umana?

La Gran Bretagna, da questo punto di vista, insieme all’Olanda è al Belgio, è uno dei Paesi più scristianizzati d’Europa. Oggi nei pub come in parlamento si sentono i discorsi che facevano gli stoici, i cinici e gli scettici duemila anni fa. In un ristorante di Londra una volta mi è capitato di ascoltare un avventore del tavolo accanto, le cui parole mi hanno ricordato quello che scriveva Seneca nelle sue Lettere a Lucillio: «C’è un solo modo per entrare nella vita, ma molte possibilità di uscirne. Perché dovrei aspettare la crudeltà di una malattia o di un uomo, quando posso andarmene sfuggendo ai tormenti e alle avversità? Si può scegliere la morte come si sceglie la nave quando ci si accinge a un viaggio, o si sceglie una casa quando si intende prendere una residenza».

Stiamo tornando indietro di venti secoli, ed è come se duemila anni di cristianesimo fossero passati inutilmente. Questo è il vero problema. Una società senza Cristo si trasforma in una società cinica, incapace di riconoscere un’autentica dignità all’essere umano dal concepimento alla sua morte naturale. E senza questo riconoscimento l’uomo viene privato della sua dimensione spirituale, viene considerato mera materia. Questo implica inevitabilmente l’applicazione della logica imprenditoriale dei costi/benefici. Quando, però, si comincia ad accettare la prospettiva del puro pragmatismo utilitarista, allora gli esseri umani si cominciano a vedere non come soggetti titolari di una dignità, ma come possibile fonte di spesa, come esseri improduttivi, come un inutile peso per la società. Questo, tra l’altro, sta anche modificando la relazione tra medico e paziente. È la fine della cosiddetta alleanza terapeutica che per secoli ha caratterizzato la Medicina. Il paziente diventa solo un “cliente” per il professionista della salute e il consenso informato si trasforma in un mero mezzo di tutela giuridica del medesimo professionista. Con buona pace del povero Ippocrate.

In Gran Bretagna è già così, e quindi basta dare un’occhiata alla sfera di cristallo per comprendere che questa logica non tarderà molto ad entrare anche nei nostri ospedali.
Sembra assurdo, ma come spiegava bene il grande Dostoevskij, se Dio non c’è allora tutto è possibile.

Tra l’altro, molti dimenticano che il concetto moderno di sanità lo hanno inventato i monaci benedettini di quel medioevo considerato “oscuro”. Lo stesso Benedetto nella Regola scrive: «infirmorum cura ante omnia et super omnia adhibenda est». E questa cura nasce dall’esempio del Buon Samaritano e dall’esortazione evangelica di amare il prossimo come se stessi. Al tempo dei romani gli ospedali non esistevano. Vi erano i cosiddetti “valetudinaria”, ma erano infermerie destinate ai soli militari. È Benedetto che nella Regola impone l’istituzione in ogni monastero di un’infermeria, dalla quale nascerà l’«hospitale pauperum et pelegrinorum». L’ospedale per tutti. Non c’è nulla da fare: se si toglie l’autentica cultura della vita e dell’amore che solo Cristo può davvero portare in una civiltà, ciò che appare all’orizzonte è la silhouette luciferina del Male pronta ad inoculare la sua cultura della morte e del disprezzo per l’uomo.

 

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“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

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