“Ringraziare la moglie è retaggio patriarcale”: Murgia alla frutta contro Benigni

Roma, 14 mar — Vietato ringraziare la moglie quando si celebrano i propri successi professionali, è retaggio patriarcale: parola della Murgia — di chi sennò — secondo la quale il mito della musa ispiratrice, della «grande donna dietro il grande uomo» è uno dei «fondamenti essenziali dell’immaginario del patriarcato» e quindi va cancellato.

La Murgia riesce a mettere in croce persino Benigni

La grande lectio è arrivata ieri, quando già la Michelona nazionale aveva dato tristo spettacolo di sé fustigando Carlo Calenda, candidato di Azione per le amministrative capitoline, accusandolo di essere un bieco maschilista per non aver messo il cognome di una sua candidata in una locandina promozionale.

Nella stessa giornata Murgia se l’è presa con Roberto Benigni e il suo discorso di ringraziamento per il Leone alla carriera al Festival del Cinema di Venezia. «Il Leone è di mia moglie», aveva precisato il comico toscano. «Non posso che dedicare il Leone alla carriera a Nicoletta, è suo. Io mi prendo la coda, le ali sono le tue, talento, mistero, fascino e femminilità. Emani luce, amore a prima vista, anzi eterna vista». Ora, Benigni può risultare antipatico o meno, ma le frasi di ringraziamento nei confronti della moglie difficilmente potrebbero essere scambiate per «bieco retaggio patriarcale». Sono parole potenti, sentite, intrise di quel romanticismo che qualsiasi donna vorrebbe sentire dal proprio compagno di vita. Giusto? Sbagliato! E qui si inserisce la Murgia, che in un articolo pubblicato su L’Espresso, si prende la briga di toglierci le patriarcali fette di prosciutto sugli occhi e di illuminarci la via.

La musa ispiratrice è patriarcale

«Il mito della musa ispiratrice», scrive Murgia «creatura ultraterrena che nel segreto guida l’uomo alle imprese epiche», è uno dei «fondamenti essenziali dell’immaginario del patriarcato». Il problema della musa, secondo la scrittrice, è che sta nell’ombra. O per lo meno un passo indietro all’uomo ispirato dalla stessa. Il concetto di «silente forza che sostiene il percorso luminoso del suo compagno», è retto da due «pilastri retorici» che Benigni «ha evocato alla perfezione».

“Devo tutto a te” è schifoso maschilismo

Il primo di questi «dispositivi retorici si può sintetizzare nella frase “devo tutto a te”. È molto frequente che gli uomini che raggiungono un traguardo personale affermino pubblicamente che senza la loro compagna non ci sarebbero mai arrivati». Che stronzi, eh? «Sembra un riconoscimento, ma in realtà, specie in un contesto come quello cinematografico, dove le donne non hanno mai avuto le stesse possibilità di emergere dei loro colleghi o compagni» è la «dimostrazione plastica della sua negazione». Nel mondo del cinema le donne non hanno mai avuto possibilità di emergere? In che cinema è andata la Murgia?

Forse Michela parla di sé stessa

A voler essere cattivi si potrebbe pensare che forse, diciamo forse, la Michelona stia proiettando sulla povera Nicoletta Braschi la propria frustrazione per non avere mai posseduto un phisique du role cinematografico. Quel phisique du role che ha reso divine decine di attrici nella storia del cinema, e con cui forse la Murgia non riesce, o non vuole, fare i conti. «In un sistema dove le «donne possono dare luce, ma mai avere luce, se non riflessa», la frase «devo tutto a te» equivale a dire «mi sto intestando per intero quello che in un mondo equo avremmo dovuto dividere».

Ma leggiamo da Wikipedia la «luce riflessa», il fioco raggio lunare di cui può godere la Braschi, offuscata dall’eteropatriarcale successo di Benigni. «In carriera ha vinto un David di Donatello, un premio al Festival de Cine de Mar de Plata, un premio Flaiano, un premio Ciak d’oro, un Globo d’oro alla carriera e ha ricevuto una candidatura allo Screen Actors Guild Award al miglior cast per La vita è bella. Ha inoltre ricevuto cinque candidature ai Nastri d’argento. Nel 2005 il presidente Ciampi la insignisce dell’onorificenza di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana e nel 2015 l’università di Toronto le ha conferito una laurea honoris causa in Legge». Che è quanto la Murgia potrebbe aspirare a conseguire in sette o otto vite (forse). Da ciò si capisce bene che il problema non riguarda il patriarcato, ma l’esistenza della Murgia stessa.

Murgia, il padre-padrone sotto falso nome

Chissà se le pensa di notte, al posto di dormire, o di giorno. Chissà soprattutto se la Murgia, in tutto questo turbinio di masturbazioni mentali, si è mai chiesta, o ha mai chiesto alle dirette interessate — in questo caso, alla moglie di Benigni — cosa ne pensano: se si sentono realmente oppresse, se la loro scelta di essere «grandi donne dietro al grande uomo» sia stata compiuta volontariamente, con gioia e rivendicata ogni giorno. No, non lo chiede mai, non ne ha bisogno. Perché la madre-matrona Murgia — al pari di un padre-padrone — sa già cosa è buono per noi donne e cosa ci nuoce. A noi è dato solo di ascoltare i suoi inappellabili giudizi, e metterli in pratica.

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/ringraziare-moglie-retaggio-patriarcale-murgia-207152/

La ripresa? Forse a fine 2022. E per ora il mondo del lavoro non riparte

di Filippo Burla su https://www.ilprimatonazionale.it/economia/ripresa-forse-fine-2022-senza-lavoro-207011/

Sarà 4,7, 6% o un valore intermedio all’interno di questa forchetta? Sulla ripresa ognuno dà i numeri. Normale, dopo le devastazioni del 2020. Tanto più se parliamo di cifre con le quali non eravamo più abituati a confrontarci. Giusto per dare un’idea: era dal 1988 che il tasso di crescita annuale del Pil non superava i quattro punti percentuali.

Per la ripresa dovremo aspettare il 2022

La differenza rispetto ad allora è che l’ultima recessione fu registrata qualcosa come 13 anni prima, nel 1975. Insomma, il +4% dell’ultimo anno con il muro di Berlino ancora in piedi seguiva i lusinghieri +3,2% del 1987, +2,9% del 1986 e via dicendo. Cifre lontanissime dal -8,9% registrato l’anno scorso. E’ da qui che occorre partire per inquadrare bene cosa intendiamo per “ripresa”.

Anche qualora dovessimo collocarci dal lato più ottimista delle previsioni (secondo Confindustria sarà così), infatti, saremo comunque al di sotto di livelli del 2019. Ammesso e non concesso che si prospetti lo scenario migliore e in attesa di stime più precise, la piena ripresa potrebbe essere raggiunta a fine 2022. Forse. E comunque, faremo in ogni caso peggio rispetto al resto d’Europa.

Lavoro: crescono solo i contratti a termine

A corroborare l’analisi sulle tinte non proprio chiarissime del quadro giungono i più recenti dati sul lavoro. Se da un lato gli occupati hanno fatto segnare, da gennaio ad oggi, +550mila unità, dall’altro rimangono a quota-329mila rispetto al periodo appena precedente la pandemia. Segnando, per di più, una diminuzione (pari a -23mila) nel mese di luglio.

A soffrire sono soprattutto gli autonomi, ma anche i lavoratori a tempo indeterminato che sono ancora 100mila in meno rispetto a gennaio 2020. Il tutto considerando che bisognerà aspettare l’autunno perché si possa parlare di vero e proprio sblocco dei licenziamenti, oggi limitato solo ad alcuni settori. L’unica vera ripresa, al momento, resta quella dei lavoratori a tempo determinato, che già in primavera avevano raggiunto i livelli pre-crisi. La componente temporanea dell’occupazione è d’altronde “quella più reattiva al ciclo economico”, spiega sempre il centro studi di Confindustria. Indicando però, allo stesso tempo, che la fiducia delle imprese è ben lontana dal toccare i livelli pre-crisi.

Ecco perchè l’OMS è un’organizzazione corrotta e malsana

di Joseph Mercola 

Fonte: Comedonchisciotte

“TrustWHO,” un film documentario prodotto da Lilian Franck, rivela le influenze clandestine che controllano (e hanno controllato fin dall’inizio) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Fondata nel 1948 da 61 stati membri i cui contributi avevano inizialmente finanziato l’organizzazione, l’OMS è stata rapidamente infiltrata dall’industria.

Da Big Tobacco all’industria nucleare e farmaceutica, il comparto industriale ha sempre dettato l’agenda globale dell’OMS e continua a farlo ancora oggi, anteponendo profitto e potere alla salute pubblica [1].

Bill Gates è il finanziatore numero uno dell’OMS

Nell’aprile 2020, Donald Trump aveva sospeso i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS quando la sua amministrazione aveva condotto una revisione sul “ruolo [dell’OMS] nella gestione gravemente scorretta [della Covid-19] e nella copertura della diffusione del coronavirus”[2]. Questo aveva automaticamente fatto guadagnare alla Fondazione Bill & Melinda Gates la posizione di finanziatore numero uno dell’OMS. Dopo le elezioni, il presidente Joe Biden aveva rovesciato la decisione dell’amministrazione Trump, ripristinando i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS [3].

Tuttavia, Bill Gates è ancora il finanziatore numero uno, visto che contribuisce al bilancio biennale dell’OMS con 4,84 miliardi di dollari [4], più di qualsiasi altro governo degli stati membri. Come rivelato in “Vax-Unvax” [5] il nuovo libro di Robert F. Kennedy Jr. che uscirà nel novembre 2021 e che ho ricevuto in anteprima, “Gates ha usato in modo strategico i suoi capitali per corrompere con le sue distorte ed egoistiche priorità le agenzie di sostegno internazionale. Gli Stati Uniti storicamente sono sempre stati il più grande contributore diretto dell’OMS.”

Tuttavia, Bill Gates contribuisce all’OMS attraverso molteplici vie, tra cui la Bill & Melinda Gates Foundation e la GAVI, che è stata fondata dalla Gates Foundation in collaborazione con l’OMS, la Banca Mondiale e diverse aziende produttrici di vaccini.

A partire dal 2018, i contributi cumulativi della Gates Foundation e della GAVI hanno fatto di Gates il principale sponsor non ufficiale dell’OMS, anche prima della mossa dell’amministrazione Trump del 2020 di tagliare del tutto il sostegno [del governo americano] all’organizzazione. Infatti, Gates contribuisce in modo così massiccio che Politico aveva riportato nel 2017 un articolo molto critico [6] sulla sua indebita influenza finanziaria nelle politiche dell’OMS, influenza che, secondo Politico, stava facendo spendere all’agenzia:

“… una quantità sproporzionata di risorse nei progetti voluti da Gates … La sua influenza ha preoccupato ONG e accademici. Dal momento che il denaro della Fondazione Gates proviene da investimenti in grandi aziende, alcune personalità che si occupano di salute pubblica temono che [questi finanziamenti] possano servire come cavallo di Troia per consentire ad interessi aziendali di prevaricare il ruolo dell’OMS nella definizione degli standard e delle politiche sanitarie.” Continua a leggere

In Pakistan continuano rapimenti e conversioni forzate contro i cristiani

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ
di Leonardo Motta

In Pakistan il sistema giudiziario, influenzato dall’Islam, è diventato una rete di sicurezza per pedofili e stupratori che approfittano delle buone azioni inerenti alla fede islamica per giustificare le loro menti criminali.
Simran Masih, 15 anni, è stata rapita mentre i suoi genitori partecipavano a un funerale nella città di Faisalabad, nella provincia pakistana del Punjab. Anche suo cugino di 14 anni è scomparso dall’11 agosto. Sono membri della Chiesa dell’Esercito della Salvezza nella città del Punjab di Warburton.
“Si prendeva cura di suo fratello, che è stato colpito dalla poliomielite sin dalla nascita. Alle 16 è andata in un negozio vicino per comprare del cibo per i suoi fratelli quando due operatori sanitari musulmani l’hanno caricata su un risciò. Sua cugina è scappata dopo aver sentito le sue urla “, ha detto suo padre, Iqbal Masih, a UCA News.
“I colpevoli erano armati. Uno era il nostro vecchio vicino. Mia moglie, diabetica, dopo il rapimento si è ammalata di depressione. Rivogliamo nostra figlia”.
La polizia locale ha arrestato due parenti dei colpevoli, ma questi ultimi ancora latitanti a Warburton.
I sacerdoti cattolici coinvolti nella Commissione Nazionale Giustizia e Pace dei vescovi citano la conversione forzata come la più grande sfida per la Chiesa in Pakistan.
Secondo il Centre for Legal Aid and Settlement (CLAAS) del Regno Unito, Simran è l’ultima vittima del matrimonio forzato con una minoranza religiosa. L’organizzazione benefica cristiana, dedicata ad aiutare i cristiani perseguitati in Pakistan, ha registrato quest’anno più di due dozzine di casi del genere.
“La maggior parte dei casi riguarda ragazze cristiane del Punjab. Il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio forzato di adolescenti cristiani e indù sono diventati un fatto quotidiano”, ha dichiarato il direttore della CLAAS UK Nasir Saeed in una dichiarazione del 16 agosto.
“È frustrante che il governo e le forze dell’ordine, coloro che sono al potere, siano consapevoli della situazione, ma chiudano un occhio”.
A febbraio, il Comitato parlamentare per la protezione delle minoranze dalle conversioni forzate ha raccomandato che solo una persona matura potesse cambiare religione dopo essere apparsa davanti ad un giudice.
Tuttavia, il mese scorso, il Ministero degli affari religiosi si è opposto a una restrizione alla conversione prima dei 18 anni.
“Ci sono diversi esempi nell’Islam di conversione religiosa prima dei 18 anni. Se qualcuno voleva cambiare religione prima di compiere 18 anni, era una loro scelta. Il matrimonio prima dei 18 anni è un’altra discussione “, ha affermato Noorul Haq Qadri, ministro degli affari religiosi. Ha aggiunto che la questione relativa alla fissazione dell’età minima per il matrimonio è stata deferita al Consiglio dell’ideologia islamica, che è costituzionalmente autorizzato a consigliare i parlamentari sulla compatibilità delle leggi con la sharia islamica.
Gli attivisti cristiani in Pakistan si sono concentrati sulla conversione forzata l’11 agosto, Giornata nazionale delle minoranze. Il Social Justice Center di Lahore ha proiettato un documentario intitolato Humsaya (Vicino) sul tema della conversione forzata. Il cortometraggio presentava storie concrete di ragazze minorenni che erano state rapite e costrette a cambiare religione. Ha sottolineato che i crimini legati alle conversioni forzate possono essere fermati se le persone islamiche riescono a entrare in empatia con le vittime.
Ejaz Alam Augustine, ministro del Punjab per i diritti umani e gli affari delle minoranze, ha detto ai partecipanti che il suo ministero ha preparato una bozza sulla questione delle conversioni forzate.
“Le cose si fanno difficili quando ogni caso viene trattato come una conversione forzata. Vogliamo solo fermare coloro che convertono le donne appartenenti a minoranze, per sposarsele. Oltre al processo legislativo, abbiamo bisogno di una riforma giudiziaria, dei cambiamenti nella legge della sharia e la consapevolezza sociale su questa questione critica”, ha affermato. “La Chiesa svolge un ruolo cruciale nell’impartire l’educazione morale alle nostre figlie. È la nostra piattaforma più importante. Per le donne sono necessarie sessioni di formazione alla fede, poiché la proporzione di questi casi è maggiore nella comunità cristiana”.
Il mese scorso, la Corte Suprema ha respinto un appello del vescovo della Chiesa del Pakistan, Azad Marshall, della diocesi di Raiwind, per una petizione costituzionale per proteggere le ragazze cristiane dalla conversione forzata all’Islam e dal matrimonio con i musulmani.
Il vescovo Marshall ha espresso le sue preoccupazioni attraverso delle lettere inviate ai funzionari pakistani, incluso il primo ministro Imran Khan.
“Chiediamo una legislazione contro questo crimine sessuale protetto in nome della religione. Proteggi le ragazze cristiane minorenni dalle pressioni e dal lavaggio del cervello. Non vediamo l’azione del governo. Nessuno dei colpevoli è stato arrestato. Chiediamo al Ministero degli Affari delle Minoranze di aiutare la Chiesa a creare rifugi per consigliare le nostre donne. Il semplice riconoscimento non basta. Contatteremo la magistratura, la società civile e gli ulema per ricevere supporto”.

Leonardo Motta

Biden ed il discorso sull’Afghanistan: la colpa è di tutti, tranne che mia. Sembra un Conte qualsiasi

Nei momenti cruciali della storia si può assistere a discorsi che ne cambiano il corso, come quelli di Churchill, oppure a a sermoni autoassolutori e falsi, come quello di Biden.

Intervenuto in TV per spiegare le immagini disastrose che gli americani vedono trasmesse da Kabul Biden ha:

  • Affermato di non pentirsi della decisione del ritiro;
  • Affermato che “La nostra missione in Afghanistan non è mai stata la  costruzione di una nazione”,  contraddicendo quanto detto da tutti i presidenti a partire da Bush con  “promozione della democrazia” e “portare i diritti delle donne in Afghanistan “ecc ecc..
  • Dato la colpa di quanto accade a tutti, dai suoi predecessori agli afgani ai talebani. A tutti , tranne che al sua amministrazione;
  • Ammettere che tutto si è svolto più rapidamente di quanto si aspettasse, ignorando quindi quanto i capi militari gli avessero detto da tempo e non ammettendo di non averli coinvolti.

Un pessimo discorso, imbarazzante, e senza domande o repliche ulteriori. Qualcosa che forse era da evitare completamente.

La migliore risposta gliela data Matt Zeller, veterano dell’Afghanistan e fondatore dell’associazione “None left behind”, nome che ora appare ironico:

Riassumendo:

– l’amministrazione Biden era stata avvisata;

– c’erano i mezzi per una evacuazione ordinata;

– i collaboratori da evacuare sono 86 mila, non 2 mila come vuol far credere Biden;

– i militari afgani hanno subito ogni anno perdite pari a quelle degli USA  nei 20 anni di permanenza, come si può pretendere che combattano senza paga e rifornimenti regolari?

– gli USA avevano preso degli impegni chiari con i militari e la popolazione afgana e li hanno tradito. Come si può pensare che ora qualcuno gli creda ancora?

Perché proprio questo è il danno maggiore compiuto dall’amministrazione Biden: come si può credere che quadra si impegni seriamente nella difesa di Taiwan, quando non è stata in grado neppure di lasciare 10 mila uomini a garanzia di Kabul? Come si può pensare che gli impegni presi siano seri? Anche in ambito NATO, quanto può essere seria la garanzia posta per gli alleati esterni come Ucraina e Georgia, o anche interni come i paesi baltici, quando non si è lasciato neanche un minimo contingente di garanzia che ultimamente aveva meno perdite dei morti in una media città usa per incidenti stradali?

In Vietnam il ritiro non coinvolse tutta la NATO, qui si è invece distrutta la credibilità di tutto il mondo occidentale, fatto gravissimo, per chi ne comprende gli effetti. L’impero americano ha visto la sua Manzikert, da ora sarà solo una lunga , sanguinosa, decadenza.

Intento in Italia…

DA

Biden ed il discorso sull’Afghanistan: la colpa è di tutti, tranne che mia. Sembra un Conte qualsiasi

L’Italia brucia: chi c’è dietro i roghi

di Max del Papa

L’Italia, tanto per cambiare, va a fuoco, l’Italia si annienta d’estate. Prima la Sardegna, quindi Sicilia e Calabria, adesso anche Puglia e basso Lazio. Ed è chiaro a tutti che non è opera di piromani isolati, c’è una strategia e c’è un messaggio, che Draghi ha subito recepito: tranquilli, i soldi arriveranno. O della rassegnazione: così vanno le cose, così debbono andare. Anni fa, un ministro berlusconiano, specializzato in gallerie, si azzardò a dire che con la mafia si doveva convivere, oggi Draghi, senza dirlo, dice la stessa cosa ma nessuno fiata.

È una emergenza? No, è una ricorrenza e, spenti gli incendi, sarebbe da mandare l’esercito, fare piazza pulita, sanificare anche i settori malsani della Forestale, perché ci sono. Ma il nostro ineffabile presidente del Consiglio fa finta di niente e, quanto al ministro dell’Interno, meglio non parlarne. Una che dopo avere riempito Milano di clandestini allo sbando ha proceduto su scala nazionale. Invece l’esercito il governo lo manda per il green pass, lo scarica addosso ai ristoratori e ai poveri cristi che vanno in vacanza, se ci vanno. Quanto al Capo del Colle, non parla ma “segue la situazione da vicino”. Come no, deve star dietro alle tempistiche per la rielezione di se stesso o di altro a lui gradito. A lui e al partito che lo ha espresso. E sì che conosce la situazione, sa cosa sta succedendo da quelle parti che sono anche le sue, Cosa Nostra gli ammazzò un fratello. La trattativa Stato – mafia c’è, ha il colore e il calore del fuoco ma nessun giornalista fanatico o prevenuto lo osserva, l’eterno ritorno del mezzo Paese distrutto ogni estate, decine di vittime umane, quest’anno oltre 20 milioni di animali morti, raccolti cancellati, terreni devastati, viene preso con fatalità. Invece è allucinante, è intollerabile.

San Luca, Aspromonte, è Far West oggi come ai tempi dei sequestri, cartelli stradali sforacchiati dalle raffiche a pallettoni e tutti che si fanno i fatti loro. La linea delle palme e del caffè, metafora di Sciascia per definire il potere mafioso che risaliva la penisola, oggi si è è trasformata nella linea dei roghi ed è sotto gli occhi di tutti ma nessuno, tanto meno la cara Europa, ci trova niente di strano. Piani di resilienza, oscure dietrologie, contorti meccanismi finanziari: il mondo si aggiorna, in modo sempre più esoterico, sempre meno comprensibile, anche le mafie, si ripete, evolvono, si fanno tecnologiche, impalpabili, ma alla fine i metodi restano presociali, restano bestiali: una tanica di benzina, un fiammifero e l’inferno in terra che nessuno potrà contenere.

Quel predicatore di cartone che risponde al nome di Roberto Saviano ne ha inventata un’altra, ce l’ha lui la soluzione per cancellare la mafia che regna dai tempi di “Garibardo”; Garibaldi che risaliva col permesso di tutta la criminalità organizzata che incontrava lungo il cammino: la mafia finirà quando finirà la famiglia come nucleo, come istituzione cattolica. Idiozia somma e c’è da domandarsi perché il Papa, che si scomoda a rispondere al telefono anche mentre lavora, non gli risponda nell’unico modo possibile e cioè caro Saviano finiscila di sparare cazzate, Ma no, le emergenze sono altre: il lasciapassare, la psicosi per una pandemia ormai endemica, scemata come spiega il professor Zangrillo, le escandescenze gender che fanno pensare ad alieni piovuti sulla terra. Intanto quattro, cinque regioni mafiose ardono e a nessuno pare strano. Tranquilli, arrivano i soldi, rassicura il fine economista Draghi. Ma forse, la distruzione creatrice di Schumpeter era una cosa diversa.

Max Del Papa, 14 agosto 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/litalia-brucia-chi-ce-dietro-i-roghi/

«La denatalità è un guaio serio». Parola di Financial Times

Una fissazione da conservatori, se non da fondamentalisti: così, fino a pochi anni fa, era considerato il tema dell’inverno demografico. Per questo ho trovato particolarmente istruttiva la lettura di We should not be too sanguine about a shrinking population, un pezzo del Financial Times a firma di Sarah O’Connor, editorialista della mitica testata britannica. Sì, perché, posto che è già illuminante il FT – giornale di eccellenza, sul piano internazionale – si occupi del fenomeno delle culle vuote, ancor più rilevante è che, a farlo, sia una giornalista che non si limita a richiamare l’attenzione sul tema. Infila di brutto il dito nella piaga.

«Potremmo non essere in grado di riportare i tassi di fertilità ai livelli di sostituzione», denuncia infatti a O’Connor, «neppure se lo volessimo». Come a dire: non illudiamoci che politiche familiari, asili nido, immigrazione oppure occupazione femminile possano sollevarci da dove siamo. A seguire, viene richiamato il caso della Finlandia, Paese dal welfare eccellente ma che, col suo 1,4 figli per donna, sta messo male. «Speravamo che una vera uguaglianza di genere migliorasse le cose, invece..», afferma scuotendo il capo Anna Rotkirch del Finland’s Population Research Institute. Ma torniamo al Financial Times.

L’editoriale si conclude senza lasciare margini di speranza. La O’Connor si limita infatti a richiamare l’attenzione su chi dice di volere più figli ma poi non li genera: «Se tanti non stanno avendo figli che dicono di volere, è un segnale di cui dovremmo preoccuparci». Punto. Ricette? Antidoti? Rimedi? Curiosamente, il prestigioso economico-finanziario britannico non ne offre; il che potrebbe far pensare che il mondo sia destinato ad invecchiare e a spopolarsi inesorabilmente. In realtà, non è così. Solo che probabilmente il Financial Times non vuole o non può tracciare vie d’uscita alla denatalità. Per un motivo semplice: per farlo, bisogna guardarsi indietro.

Di più: bisogna rivalutare due cose che la cultura dominante avversa. Il primo è il matrimonio: più nozze uguale più figli. L’ha capito il cattivone Orbán, dato che, se l’Ungheria sta tornando a riempire le sue culle, è proprio per l’aumento dei matrimoni: dal 2009 al 2019 le nozze ungheresi son aumentate dell’81%, e del 72% dal 2014 al 2019. Peccato che l’Europa dei “nuovi diritti” al matrimonio vintage pensi poco. Il secondo antidoto alle culle vuote, poi, è ancora più clamoroso: si chiama religione. I Paesi meno secolarizzati sono quelli demograficamente più dinamici. Capite che questo il Financial Times non può scriverlo. Ma che inizi ad accorgersi che la denatalità è un guaio serio, ecco, è già qualcosa.

DA

«La denatalità è un guaio serio». Parola di Financial Times

“Commissione Ue indecente, da noi niente Lgbt nelle scuole”: Orban mostra i muscoli

Budapest, 3 ago – Continua il braccio di ferro tra l’Ungheria di Orban e la Commissione Ue capitanata da Ursula von der Leyen sul tema caldo degli Lgbt. Al centro della dura polemica c’è, ovviamente, la discussa legge che vieta la diffusione della propaganda gender nelle scuole magiare. Una norma che la stampa globalista ha ribattezzato impropriamente «legge anti-Lgbt», definendola pertanto «omofoba», laddove Orban ha sempre puntualizzato che nulla c’entra con i diritti degli omosessuali, bensì con la protezione dei minori dal rischio di sessualizzazione precoce e manipolazione ideologica.

«La nostra priorità è difendere i bambini»

Dopo che Bruxelles ha minacciato pesanti sanzioni contro l’Ungheria (e la Polonia), Orban ha spiazzato tutti indicendo un referendum sulla legge anti-propaganda Lgbt, rimettendo cioè la questione nelle mani degli ungheresi. Ora, però, il primo ministro magiaro ci ha tenuto a rispondere alle accuse che gli sono piovute addosso. Lo ha fatto tramite un documento che è stato divulgato oggi su Twitter da Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese: «L’Ungheria ha subìto un attacco senza precedenti solo perché la protezione dei bambini e delle famiglie è la nostra priorità e, a questo proposito, non vogliamo che la lobby Lgbtq entri nelle nostre scuole e nei nostri asili», ha spiegato il guardasigilli magiaro.

Orban contro la propaganda Lgbt

Per questo motivo, ha proseguito la Varga, «il governo ungherese ha risposto a questi attacchi indecenti» con il documento succitato. Qui, in aperta polemica con la Commissione Ue, l’esecutivo di Orban sottolinea come la legge anti-propaganda Lgbt non rientri affatto nelle competenze di Bruxelles. Oltre all’accusa di ingerenza, il governo di Budapest rinfaccia agli eurocrati di essere male informati sui contenuti della norma, visto che è stato dato credito – in maniera acritica – a Ong varie che li hanno riportati distorcendo la realtà. In sostanza, il documento specifica che il rapporto Ue «è viziato da pregiudizi ideologici», e le sue conclusioni sono pertanto «inaccurate e tendenziose».

Gabriele Costa    

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/orban-bruxelles-legge-propaganda-lgbt-203222/

“Commissione Ue indecente, da noi niente Lgbt nelle scuole”: Orban mostra i muscoli

di Gabriele Costa

Budapest, 3 ago – Continua il braccio di ferro tra l’Ungheria di Orban e la Commissione Ue capitanata da Ursula von der Leyen sul tema caldo degli Lgbt. Al centro della dura polemica c’è, ovviamente, la discussa legge che vieta la diffusione della propaganda gender nelle scuole magiare. Una norma che la stampa globalista ha ribattezzato impropriamente «legge anti-Lgbt», definendola pertanto «omofoba», laddove Orban ha sempre puntualizzato che nulla c’entra con i diritti degli omosessuali, bensì con la protezione dei minori dal rischio di sessualizzazione precoce e manipolazione ideologica.

«La nostra priorità è difendere i bambini»

Dopo che Bruxelles ha minacciato pesanti sanzioni contro l’Ungheria (e la Polonia), Orban ha spiazzato tutti indicendo un referendum sulla legge anti-propaganda Lgbt, rimettendo cioè la questione nelle mani degli ungheresi. Ora, però, il primo ministro magiaro ci ha tenuto a rispondere alle accuse che gli sono piovute addosso. Lo ha fatto tramite un documento che è stato divulgato oggi su Twitter da Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese: «L’Ungheria ha subìto un attacco senza precedenti solo perché la protezione dei bambini e delle famiglie è la nostra priorità e, a questo proposito, non vogliamo che la lobby Lgbtq entri nelle nostre scuole e nei nostri asili», ha spiegato il guardasigilli magiaro.

Orban contro la propaganda Lgbt

Per questo motivo, ha proseguito la Varga, «il governo ungherese ha risposto a questi attacchi indecenti» con il documento succitato. Qui, in aperta polemica con la Commissione Ue, l’esecutivo di Orban sottolinea come la legge anti-propaganda Lgbt non rientri affatto nelle competenze di Bruxelles. Oltre all’accusa di ingerenza, il governo di Budapest rinfaccia agli eurocrati di essere male informati sui contenuti della norma, visto che è stato dato credito – in maniera acritica – a Ong varie che li hanno riportati distorcendo la realtà. In sostanza, il documento specifica che il rapporto Ue «è viziato da pregiudizi ideologici», e le sue conclusioni sono pertanto «inaccurate e tendenziose».

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/orban-bruxelles-legge-propaganda-lgbt-203222/

DI FRONTE ALLA CRISI PANDEMICA IL CATTOLICO RISPONDE: “SANTIFICARE IL MOMENTO PRESENTE!”

di Matteo Castagna per www.informazionecattolica.it di oggi

 
Nel variegato mondo cattolico esistono alcuni “web-predicatori” di sventura che assomigliano un po’ ai tele-predicatori protestanti americani e che, con una costanza propria solo di chi non ha il lavoro, come primaria attività, riesce a sviluppare, ogni giorno da circa due anni. Essi ci propinano i loro sermoni catastrofisti su quella che, incredibilmente, si ostinano a chiamare “presunta pandemia”, nonostante 4.189.148 decessi nel mondo (fonte OMS, Health Emergency Dashboard, 29 luglio 2021).
Questi “accademici dell’apocalisse” fanno della questione sanitaria un’ autentica crociata (ma la spada è la tastiera..) con tanto di anatemi e proclami, certi più dell’esistenza dell’Aldilà (per allocuzioni interiori? O glielo ha confidato Soros?) di un pianificato progetto di distruzione di massa dello scibile umano da parte di governi al soldo di miliardari psicopatici. Sì, esistono governi corrotti, sono sempre esistiti. Ma come fanno ad avere certe certezze, applicandole “erga omnes”, senza distinzioni né contestualizzazioni? Si tenga presente che chi scrive ha sempre guardato alla gestione globale dell’emergenza sanitaria con occhio molto critico, è contrario alla vaccinazione ed al lasciapassare obbligatori (si può ancora dire?). Per i primi, perché non è scientificamente provato che il vaccino preservi dal contagio, ma è nelle cronache l’esatto contrario (Israele docet), nonché sono quotidiani gli allarmi di pericolosità per la salute, nel breve e, ipoteticamente, persino nel lungo termine. Per i secondi, perché sono restrizioni delle libertà individuali e, per alcuni, professionali, che appaiono come escamotages per costringere al vaccino. Molti cattolici e molte persone di buon senso stanno dimostrando in piazza la ragionevolezza delle due argomentazioni, che vengono messe in secondo piano dalle farneticazioni di questi personaggi in cerca d’autore e di matti d’ogni risma. Ogni crisi sembra attrarre come una calamita sia gli sciacalli che i folli. Le persone serie, i critici che amano davvero la libertà devono sapersi distinguere ed isolare sciacalli e folli, soprattutto se provengono da ambienti cattolici perché oltre alle battaglie di libertà rischiano di svilire anche la religione.
 
Il motivo principale per cui diffidare dagli “web-predicatori” è che non forniscono alternative. Noi cattolici critici della gestione pandemica, oltre a denunciare alcune evidenti speculazioni economiche da parte dei soliti big delle multinazionali, diciamo chiaramente, fin dall’inizio due cose: 1) Non possiamo impaurire la gente come fossimo l’altra faccia della medaglia del mainstream, altrimenti arriverà il momento in cui il terrore prevarrà sulla razionalità, sempre che questo, per alcuni, non sia già avvenuto, dopo quasi due anni di appiattimento a questa “unicità argomentativa globale”. L’ossessione compulsiva che leggiamo sul web, sui social ed in alcune chat è impressionante. C’è anche chi ha divulgato teorie per cui sarebbero in costruzione almeno tre campi di concentramento per non vaccinati. In realtà, si tratta dei lavori incompiuti per il TAV… 2) Le alternative che possiamo proporre, come scrittori e opinionisti cattolici, derivano da molti elementi magisteriali, esempi di vita dei Santi, ma in particolare, a mio avviso, dal testo “Santifichiamo il momento presente” del Canonico Pierre Feige (1857-1947). S. Francesco di Sales scriveva: “Pensiamo solamente al bene, oggi; quando l’indomani sarà arrivato, si chiamerà oggi, ed allora ci penseremo”. Saggezza disarmante per tutti.
 
Che cosa ci servirebbe sapere tutto delle ultime notizie sul Covid, sui vaccini, sul Green Pass, se non ci applichiamo a santificare bene il momento presente? Non assomiglieremmo forse a chi conoscesse molte città e poi sbagliasse ad entrare in casa sua? Monsignor D’Hulst dice che “è il momento presente che ci è richiesto, poiché è il solo che ci appartenga”. Santificare il momento presente è concentrare su di esso tutta la nostra attività, tutta la nostra buona volontà, per passarlo il più santamente possibile, compiendo i nostri doveri di stato. In primis, è nostro dovere sforzarci di conformare la nostra volontà a quella di Dio, che può anche chiederci delle prove o di espiare peccati altrui, e noi dobbiamo farci trovare sempre pronti. E’ sul mare burrascoso di questo mondo, ove la nostra anima è come una barca in tempesta, mantenere senza interruzione il timone nella direzione che piace a Dio, secondo i dieci Comandamenti ed i Precetti della Chiesa. Perché lasciarci andare alla tristezza, all’inquietudine, ai rimpianti e, in ultima analisi, alla disperazione? Dove sarebbe la Speranza cristiana? Non comportiamoci come atei o pagani e impariamo dal celebre maresciallo Foch, che diceva: “Mi si è chiesto sovente se io credevo ad una guerra lunga. Non so niente; l’avvenire non appartiene agli uomini ed è una perdita di tempo, di pensieri, e quindi di forze, il voler far previsioni a scapito degli impegni dell’ora presente”. Applichiamoci, dunque, nel santificarla, perché a questo siamo singolarmente chiamati, non a artifici cervellotici per ergerci a salvatori del mondo o a salire in cattedra (d’asilo) per autocelebrarci nell’inutile “io l’avevo detto…”.
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