Verona, sì a via Almirante, bocciata via Gaber. E il Pd rosica

Verona, 21 nov – La Commissione toponomastica veronese ha dato il via libera per l’intitolazione di una via della città a Giorgio Almirante. La decisione, che arriva dopo il sì del Consiglio Comunale risalente al marzo scorso, ha innescato le solite polemiche della minoranza Pd-5stelle, che si è invece vista bocciare la proposta di dedicare una via a Giorgio Gaber per «mancanza di legami con il territorio». A nulla, quindi, sono valse le solite lamentele di sinistra, Anpi e comunità ebraica. Continua a leggere

Ius soli, perché la cittadinanza non è un regalo

di Emanuele Roccia.

Nessuno aveva dubbi, Zingaretti ha riproposto il cavallo di battaglia di una sinistra sempre più in preda ad una crisi d’identità, lo ius soli. Ed è inutile che Di Maio si sorprenda delle dichiarazioni dell’alleato, dal momento che sapeva bene, al momento di formare il governo, quali fossero le priorità per la sinistra, indipendentemente dalla situazione del Paese. Continua a leggere

Venezia, simbolo di un’Italia che affonda

Tourists are seen in flooded St. Mark’s Square in Venice, northern Italy, 17 November 2019. Five days ago, the Italian lagoon city experienced its worst flooding in more than 50 years. ANSA/ANDREA MEROLA

di Paolo Muttoni.

Nelle ultime due settimane l’Italia è stata letteralmente sommersa da un’ondata di problemi economici ed idrogeologici che rischiano di minare il sistema del paese, dalle fondamenta. Continua a leggere

Bolivia, la presidente anti Pachamama: “La Bibbia ritorna al governo”

In Bolivia la senatrice Jeanine Áñez, che ha assunto il compito di presidente pro tempore del paese sudamericano dopo la cacciata di Evo Morales, si è presentatapresso il Palazzo del Governo con una grande copia dei Vangeli in mano dicendo, davanti la stampa e i simpatizzanti accorsi, che “la Bibbia ritorna a Palazzo”.

Così facendo la Áñez si è scagliata contro Morales, accusato in passato dalla stessa senatrice di voler sostituire la Chiesa Cattolica con il pachamismo. Morales, infatti, pur dichiarandosi cristiano, ha in vario modo attaccato la Chiesa Cattolica, accusando i cattolici di avere colonizzato gli indigeni, promulgando una Costituzione in cui il cattolicesimo ha cessato di essere il culto ufficiale del paese, chiedendo di abolire il celibato e di approvare il sacerdozio femminile, donando un crocifisso “comunista” a Papa Francesco e, più volte, ammettendo di aver praticato l’adorazione della Madre Terra (Pachamama).

Jeanine Áñez, dopo aver annunciato che la sua priorità sarà quella di indire le elezioni entro 90 giorni per eleggere un nuovo presidente, da un balcone del Palazzo del Governo a La Paz ha spiegato che la Bibbia è molto significativa per i boliviani. “La nostra forza è Dio, il potere è Dio, che Dio ci benedica cari fratelli”.

Jeanine Añez, esponente del mondo pro-life e pro-famiglia naturale, si è sempre dichiarata contraria alla rinascita del paganesimo indigeno, propugnato dall’oramai ex presidente Morales. I social network stanno diffondendo molti suoi vecchi tweet. In uno, pubblicato nel 2013, cancellato dal suo profilo ma archiviato da altri siti, aveva dichiarato di sognare “una Bolivia libera da riti satanici indigeni. La città non è per gli indios. Lasciamoli andare nell’Altipiano o al Chaco”.

Durante la cerimonia di insediamento della neo presidente ad interim (la seconda donna ad assumere tale carica dopo Lidia Gueiler, che fu anche lei temporaneamente presidente tra il 1979 e il 1980), in una sessione parlamentare dove erano assenti tutti i rappresentanti del movimento che sosteneva Morales, la Añez è stata accolta dai suoi sostenitori al grido di “gloria a Dio”.

La cinquantaduenne Jeanine Añez, che è stata per qualche tempo avvocato ma anche conduttrice del canale Total Visión ha ricevuto il via libera dalla Corte costituzionale plenipotenziaria della Bolivia che ha dichiarato la sua successione costituzionale a Morales “conforme al testo e al significato della costituzione”.

Non si sa ancora se la presidente ad interim concorrerà alle prossime elezioni mentre in molti scommettono sulla candidatura dell’avvocato Luis Fernando Camacho, presidentedel Comité pro Santa Cruz, leader civico e maggiore oppositore del governo social-comunista di Morales.

Intanto la senatrice, molto seguita sui social, dove conta circa 107 mila follower su Twitter e quasi 25 mila su Instagram, ha già ricevuto il 13 novembre il riconoscimento della sua presidenza da parte della Colombia, degli Stati Uniti di Donald Trump, del Brasile di Jair Bolsonaro e del Regno Unito di Boris Johnson, mentre l’ambasciatrice messicana in Bolivia ha affermato che il suo paese – che ha dato asilo a Evo Morales e agli ex funzionari del governo – non riconosce Áñez come presidente boliviano.

A sorpresa la Russia di Putin ha riconosciuto il 14 novembre la senatrice Jeanine Áñez come presidente ad interim della Bolivia fino alle prossime elezioni, ma attraverso un intervento del vice ministro degli Esteri russo Sergey Riabkov, si è dichiarata preoccupata “per la mancanza di quorum in Parlamento quando si è votata la sua nomina”.

Successivamente María Zajárova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha ribadito la decisione della Russia di considerare Jeanine Áñez la persona incaricata di dirigere la Bolivia fino allo svolgimento delle elezioni in quel paese ma spiegando che “non si tratta di riconoscere ciò che è accaduto in quel paese come un processo legale, poiché si capisce che non si è trattato di questo”.

Il vicario apostolico di Pando (nord Bolivia), monsignor Eugenio Coter, ha sottolineato il ruolo della Chiesa che “ha invitato le parti a sedersi e a lavorare con onestà, trasparenza e con giustizia per aiutare questo processo di dialogo”. Secondo il monsignore questa crisi ha portato “alla dimissione di vari sindaci e governatori anche a livello locale”, permettendo “un rinnovamento di tutto la struttura dirigente del Paese”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/mondo/bolivia-presidente-anti-pachamama-bibbia-ritorna-governo-1784396.html

«Intimidazione dopo il convegno sul sistema Bibiano»

«Intimidazione dopo il convegno sul sistema Bibiano»
„La denuncia è dell’associazione berica «Movimentiamoci» che nella città del Palladio aveva organizzato un incontro dedicato alla questione degli affidi: «Nel Veneto sono un centinaio i minori di cui non si sa in che mani siano finiti»“«Intimidazione dopo il convegno sul sistema Bibiano»

Nel Veneto ci sono un centinaio di minori di cui non si conosce il destino, tolti alle famiglie dalle autorità, stando agli archivi regionali, non si sa «in quali mani siano finiti». È questa la denuncia di Emanuela Natoli: la presidente della associazione Movimentiamoci alle telecamere di Vicenzatoday.it fa un racconto molto preciso. E spiega che proprio la sua associazione questi dati «li ha resi pubblici durante un convegno» organizzato lo scorso venerdì 8 novembre a Vicenza ai Chiostri di Santa Corona.

«Bisogna pure considerare che nella nostra regione sono ben duemila i minori sottratti alle famiglie ed è di capitale importanza per noi sapere, anche alla luce di quanto accaduto in Emilia con l’affaire Bibiano, se le procedure adottate siano state sempre rispettose dei minori e della norma. Più in generale – rimarca la presidente – si tratta di cifre che richiedono risposte precise dalle istituzioni, Regione Veneto in primis». Poi un’ultima bordata: se si guardasse che cosa succede nel mondo degli assistenti sociali in Italia «non cadrebbe solo l’amministrazione di Bibiano, ma ne cadrebbero moltissime altre, quasi tutte» spiega sempre Natoli citando l’ex giudice Francesco Morcavallo. Poi c’è posto per un’altra riflessione. In molte occasioni si sostiene che il sistema degli affidi sia in salute perché le tante richieste di allontanamento dalla famiglia in otto casi su dieci sono respinte dal magistrato. «Ebbene – spiega la presidente – questo invece è proprio il sintomo di come le cose non funzionino. È come se in un qualsiasi comune l’80 o il 90% dei permessi a costruire rilasciati dall’edilizia privata fosse considerato nullo dal Tar o dal Consiglio di Stato. Significherebbe che in quegli uffici o c’è incompetenza o malaffare. Nel mondo degli affidi in Italia ci sono troppe opacità».

Natoli ai taccuini di Vicenzatoday.it per di più aggiunge «un dettaglio inquietante». Venerdì 8 novembre, dopo la chiusura dei lavori del convegno «ho trovato la serratura della mia auto bloccata, come se fosse stata incollata. In quel momento ho pensato ad un atto di intimidazione da parte di chi non ha gradito la nostra iniziativa. Per questo – spiega Natoli – a breve segnalerò l’accaduto all’autorità giudiziaria. Senza dubbio un episodio del genere dopo un convegno in cui si è parlato anche del caso Bibiano fa un certo effetto. Ma nessuno pensi di intimorirci». Tuttavia l’evento del giorno 8 ha avuto anche una eco politica. Il convegno infatti, anche per la rilevanza sociale del tema, aveva avuto il patrocinio dell’amministarzione comunale retta dal sindaco Francesco Rucco (un civico a capo di una maggioranza di centrodestra). Tuttavia dalle indiscrezioni filtrate a palazzo sia il gotha della dirigenza dell’assessorato ai servizi sociali, sia l’assessore stesso (il forzista Matteo Tosetto) avrebbero mal visto il convegno per motivi ancora tutti da chiarire.

Ad ogni modo a parlare è anche il vicepresidente di Movimentiamoci – Vicenza Giovanni Sicco. Ai microfoni di Vicenzatoday.it quest’ultimo fa sapere che le attuali leggi in materia di tutela dei minori dovrebbero prevedere alcune procedure di controllo lungo l’intero iter in modo da evitare errori o decisioni abnormi.

Da http://www.vicenzatoday.it/attualita/movimentiamoci-bibiano-vicenza-affidi-14-novembre-2019.html

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