Bergoglio sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Un gruppo rappresentativo, composto da vittime e avvocati che denunciano abusi sessuali da parte di religiosi a Mendoza, noto come “Caso Provolo”, denuncerà il Vaticano e la Chiesa cattolica davanti alla sede delle Nazioni Unite in Svizzera per aver coperto gli atti criminali e perché non collaborano durante le indagini giudiziarie. Inoltre, incontreranno vittime abusate in Italia, mentre l’intervista al Papa argentino richiesta dalla delegazione è ancora senza risposta.

Per Máximo Paz, per ANRed.

Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochateyha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza

Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità.

Da https://retelabuso.org/2020/01/24/papa-francesco-verra-denunciato-alle-nazioni-unite-per-aver-nascosto-il-caso-provolo/?fbclid=IwAR1MPEJ7EvU0uo3o4B0iHhrSyRzY5URyv-on70bP90vinLm5wz1_vOJC2bI 

 

Nigeria, decapitato Andimi. I cristiani sono carne da macello per gli islamisti

Aveva chiesto a sua moglie di prepararsi ad essere paziente e di avere cura dei loro figli se non fosse riuscito a rivederli, «non piangete, non preoccupatevi, siate sempre grati a Dio per tutto». Così Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can), nel filmatogirato dai suoi rapitori, diffuso tra gli altri dal giornalista Ahmad Salkida. Ieri il reporter ha diramato l’atroce notizia: «Il reverendo Andimi è stato decapitato ieri pomeriggio (20 gennaio, ndr), il video della sua spaventosa esecuzione con quella di un soldato è stato diffuso alle 14:42. Mi sono assicurato che la famiglia, le autorità e la chiesa fossero debitamente informate prima che la notizia fosse diffusa al pubblico questa mattina».

L’ESECUZIONE DEL REVERENDO ANDIMI

Andimi era scomparso a Michika, nello stato di Adamawa, il 3 gennaio scorso, durante l’ultimo di una serie di attacchi sferrati da Boko Haram dalla foresta Sambisa, roccaforte dei jihadisti, contro le comunità confinanti. Dopo aver confermato di essere stato rapito e di essere stato trattato con riguardo dai rapitori, nel suo accorato appello il reverendo si era rivolto a famigliari e amici, pregandoli di essere forti e di confidare nella volontà di Dio, e ai colleghi della Can e al governatore Ahmadu Umoru Fintri, chiedendo loro di intervenire al più presto per il suo rilascio. Alla durissima esortazione rivolta dalla Christian Association of Nigeria al governo federale per salvare tutti i cristiani ostaggio di Boko Haram e dello Stato islamico (il reverendo Samson Ayokunle, presidente Can, aveva definito il rapimento di Andimi come l’ultima prova della violenta e sistematica persecuzione in atto nei confronti dei cristiani della Nigeria), il presidente Muhammadu Buhari aveva risposto: «Non vedere i terroristi per quello che sono significa fare esattamente ciò che vogliono, dividere i nigeriani».

Assicurando piena collaborazione del governo al rilascio degli ostaggi, Buhari aveva rigettato ogni riferimento a una persecuzione in atto verso i cristiani, «questo governo non tollererà mai l’intolleranza religiosa. Riaffermiamo in modo chiaro e inequivocabile il nostro sostegno alla libertà di praticare qualunque credo si desideri. La politicizzazione della religione – come vietato dalla costituzione – non ha posto in Nigeria».

IL SEMINARISTA PICCHIATO E ABBANDONATO

Poi Andimi è morto. È stato invece picchiato selvaggiamente e poi abbandonato dai suoi aguzzini sul ciglio della temutissima superstrada Kaduna-Abuja, uno dei quattro seminaristi del Buon pastore rapiti l’8 gennaio scorso da uomini non ancora identificati. È stato raccolto con le ossa fracassate da due automobilisti di passaggio e trasportato presso l’ospedale cattolico di Kaduna, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. La sua identità e l’entità delle ferite subite non sono stati ancora rivelati, ma secondo una fonte di Aci Africa vicina al seminario si tratta del ragazzo «più testardo e resistente», e potrebbe essere stato liberato proprio «perché i rapitori pensavano che non sarebbe sopravvissuto nelle loro mani».

LA SPOSA DECAPITATA

Il ritrovamento è avvenuto il 18 gennaio, dieci giorni dopo l’irruzione nel campus di un commando armato: Pius Kanwai (19 anni), Peter Umenukor (23 anni), Stephen Amos (23 anni) e Michael Nnadi (18 anni) stanno pagando il prezzo di una situazione che a dispetto di quanto afferma il presidente Buhari è degenerata in tutta la Nigeria dopo il 26 dicembre, quando è stato diffuso il video della brutale esecuzione di 11 cristiani, decapitati da Boko Haram. Rapimenti e violenze si sono inasprite negli ultimi mesi, bande criminali hanno preso di mira i cristiani, sequestrati e assassinati senza pietà. Martha Bulus è stata decapitata nello Stato di Borno con le sue damigelle il 26 dicembre, cinque giorni prima delle nozze: i terroristi di Boko Haram hanno bloccato l’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Maduguri e Yola e l’hanno massacrata con le amiche solo perché cattolica.

I RAGAZZI DI GORA-GAN

Il 17 gennaio una banda di pastori fulani – spietati islamisti che nei primi sette mesi del 2019 avevano già massacrato 1.400 persone – ha fatto irruzione nel villaggio di Gora-Gan, nello stato di Kaduna, sparando a chiunque incontrassero nella piazza in cui si erano riunita la comunità evangelica: Briget Philip, 18 anni, e Priscilla David, 19 anni, sono morte crivellate dai colpi, Henry Jonathan, 18 anni, Benjamin Peter, 19 anni e Goodluck Andawus, di appena 12 anni, sono stati feriti gravemente.

AIUTATE TEMPI AD ANDARE IN NIGERIA

L’11 gennaio gli aguzzini dei seminaristi si sono messi in contatto con le famiglie per discutere il loro riscatto: su queste notizie l’arcidiocesi mantiene il più assoluto riserbo. Del loro destino e di quello di centinaia di cristiani, come la piccola Leah Sharibu, oggi nelle mani di gruppi estremisti islamici in tutto il paese non si nulla. Per questo rinnoviamo ancora una volta il nostro appello ai lettori: stiamo organizzando un reportage in Nigeria, vogliamo raccontare la tremenda quotidianità della comunità cristiana nell’indifferenza pressoché totale del mondo. Ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Qui trovate tutte le modalità per aderire al Fondo che abbiamo creato per sostenere le iniziative di utilità sociale di Tempi, cioè le battaglie che stanno a cuore al nostro giornale. A cominciare dalla libertà per Leah, per i ragazzi del Buon Pastore, per tutti i cristiani in Nigeria.

Da https://www.tempi.it/nigeria-decapitato-andimi-i-cristiani-sono-carne-da-macello-per-gli-islamisti/?fbclid=IwAR1VWGvifVpnwakngOTYtcMnPmmRGU7JQTJaGzFlpsEUG72_hrkkTAS6APE

Francia, governo ammette: “150 quartieri caduti in mano islamica”

Stanno occupando l’Europa demograficamente. Serve a poco citofonare agli spacciatori, se non abroghi i ricongiungimenti familiari: è così, con l’immigrazione legale, che la Francia si è trasformata in una provincia afroislamica. E’ così che diventeremo anche noi se non li fermiamo. Ora.

Sette immigrati sono stati arrestati dalla direzione generale della Sicurezza interna (DGSI), lunedì 20 gennaio 2020, nel Finistère perché sospettati di aver pianificato un attacco terroristico.

Sono stati identificati un commerciante di 30 anni di rue Jean-Jaurès, a Brest, già condannato per terrorismo nel 2018, e un ragazzo di 16 anni, figlio di un altro commerciante di Brest. Gli altri arrestati sono due tunisini e un siriano, con lo status di rifugiato.

Secondo le nostre fonti – scrive ouest-france.fr – gli interventi hanno avuto luogo a Brest, nel distretto di Pontanézen e in rue Jean-Jaurès. Un altro arresto è stato eseguito a Guissény ed un altro a Loc-Eguiner (nel cantone di Ploudiry).

Alcuni degli arrestati erano già seguiti per la loro appartenenza al movimento radicale islamista. Fiche S (per la sicurezza dello Stato) è un sistema per rintracciare un individuo che potrebbe rappresentare una seria minaccia alla sicurezza pubblica o alla sicurezza dello Stato. Non pregiudica la pericolosità del fascicolo S e non consente in ogni caso la sua detenzione al di fuori di una decisione giudiziaria.

“I profili di queste persone sono chiaramente definiti: abbiamo a che fare con persone radicalizzate.”, ha detto la polizia.

Il 5 gennaio, dopo l’attentato islamico a Villejuif (un morto, ndr), il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha inviato un telegramma ai prefetti chiedendo loro di convocare i gruppi di valutazione dipartimentali. La Dgsi, direzione generale del controspionaggio interno, aveva appena mappato 150 distretti ‘in possesso’, ovvero controllati, degli islamisti: un documento classificato come segreto e che non è stato divulgato, a eccezione degli Interni, neppure ai ministri interessati.

E’ l’esclusiva resa nota dal settimanale francese Journal du Dimanche.

Oltre alle banlieus islamiche di Parigi, Lione e Marsiglia, ormai da tempo in mano agli islamici, ci sono diverse città nel nord : tra le altre Maubeuge, dove l’Unione dei democratici musulmani francesi (UDMF) ha raggiunto il 40% in un seggio elettorale e dove “la situazione è allarmante”; l’agglomerato di Denin; o Roubaix, dove “sebbene storica, la situazione sta assumendo proporzioni allarmanti”, secondo un prefetto. Ma anche aree più inaspettate, come l’Alta Savoia o Ain, Annemasse, Bourg-en-Bresse, Oyonnax o Bourgoin-Jallieu. Ancora più sorprendente, “la comparsa di microterritori che ormai si sono trasformate in aree salafite”, continua questo prefetto, come Nogent-le-Rotrou, in Eure-et-Loir.

E’ la secessione islamica di cui abbiamo parlato. https://voxnews.info/2016/03/29/eurabia-le-citta-dove-comandano-gli-islamici-mappa/

Philippe de Villiers, segretario di Stato al tempo di Chirac premier, noto politico sovranista tra Le Pen e i moderati francesi, è fratello del generale Pierre de Villiers, che dal 2014 al 2017 ha guidato le forze armate francese come capo di stato maggiore.

De Villiers politico ha raccontato in televisione ciò che suo fratello ha riferito al presidente in carica Macron: “Se le periferie daranno luogo a ulteriori e ancor più violente rivolte, non avremo modo di fronteggiarle: ci mancano i mezzi, ci mancano gli uomini. Ѐ questa la realtà della situazione politica francese”.

Perché non sono rivolte, è una rivoluzione demografica.

Questo conferma quello che è sotto gli occhi di tutti. Ed è lo stesso allarme lanciato poche settimane fa dall’ex ministro dell’Interno Collomb, dimessosi proprio per gridare l’allarme su quella che è una vera e propria ‘secessione’ etnica all’interno del territorio francese:

 

Da https://voxnews.info/2020/01/23/francia-governo-ammette-islamisti-controllano-150-quartieri-francesi/

Le coop ora ritornano alla carica: “21 sono pochi, rivogliamo 35 euro” Posta in arrivo x

Ci sarebbero importanti pressioni per riavere gli stessi fondi dell’era pre Salvini e ripristinare una spesa di 35 Euro giornaliera per migrante: ecco perché l’accoglienza potrebbe tornare ad essere un business

In vista dell’offensiva politica sull’immigrazione volta a cancellare buona parte delle norme volute da Salvini, negli ambienti del governo giallorosso si inizia a pensare a come ridare “fiato” al settore dell’accoglienza.

La diminuzione degli sbarchi tra il 2018 ed il 2019, nonché la diminuzione della spesa per migrante da 35 a 21 – 26 Euro decretata durante il governo Conte I, ha creato un netto ridimensionamento nel business dell’accoglienza. Molti centri sono stati chiusi, molte strutture “declassate”, molti bandi delle prefetture sono andati deserti.

In poche parole, le società e le cooperative che tra il 2014 ed il 2017, anni di maggior emergenza sul fronte migratorio, hanno lavorato nell’ambito dell’accoglienza, oggi non vedono più questo settore come redditizio.

Ed allora, ecco che la maggioranza giallorossa vuole correre ai ripari. In questi primi mesi di governo Conte II, sul fronte migratorio l’esecutivo si è mosso navigando a vista e non esaltando troppo la discontinuità rispetto all’era Salvini. Anche perché, sotto il profilo meramente elettorale, con le regionali in Umbria ed Emilia alle porte questo poteva significare effetti ancor più deleteri.

Ma in caso di successo in Emilia del Pd, allora sono già pronte diverse iniziative volte a demolire le norme volute dalla Lega nell’ambito del governo Conte I. Dalla cancellazione dei decreti sicurezza, passando per lo Ius Culturae, da giorno 27 potrebbero essere tante le offensive in tal senso.

E si sta intervenendo, come detto, anche sul settore dell’accoglienza. Così come scritto nei giorni scorsi sul Giornale da Antonella Aldrighetti, dal Viminale è partito uno studio volto a rintracciare quelli che possono essere gli standard sui costi dell’accoglienza. Uno studio peraltro assegnato, come rivelato dall’articolo sopra accennato, ad una Rti (Raggruppamento Temporaneo di Imprese) vicina ad ambienti del Pd per un importo di quasi tre milioni di Euro.

Un modo, è il sospetto di molti, per poter ufficializzare il fatto che per l’accoglienza 21 Euro al giorno da parte del governo sono pochi ed è invece necessario riportare la spesa a 35 Euro giornaliere, come avveniva fino al 2018. Ripristinare la situazione antecedente alla riforma voluta da Salvini, significherebbe permettere di far intravedere più ampi margini di guadagno a chi riuscirà ad aggiudicarsi i futuri appalti.

Perché, in fin dei conti, era forse soprattutto questo il problema relativo al disinteresse su molte nuove o vecchie strutture rimaste senza gestori. Senza margini di profitto si è diventati improvvisamente meno buoni e meno dediti a lezioni di umanità. La macchina dunque, secondo la volontà politica dell’attuale maggioranza, deve essere rimessa in moto.

E nel frattempo, molti fondi si stanno ricominciando a spendere sul fronte della ristrutturazione e dell’adeguamento di alcune delle più importanti strutture. A Lampedusa ad esempio sono in corsi lavori di recupero di alcune parti del locale hotspot, per un importo di quasi un milione e mezzo di Euro. Qui il ministro Lamorgese ha intenzione di andare oltre, predisponendo un progetto di ampliamento della struttura in grado di avere al suo interno più degli attuali 96 posti letto.

Il quadro è dunque chiaro: l’accoglienza, secondo l’attuale maggioranza, deve tornare ad essere un affare.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/piano-governo-sullimmigrazione-laccoglienza-torna-ad-essere-1813894.html

I progressisti vanno a caccia di preti fascisti: altre vittime del politicamente corretto

Dagli addosso al prete “nero”. Se un parroco non alza il pugno chiuso, non nasconde sotto la tonaca una bandiera rossa o arcobaleno, se non avversa Salvini e non fa cantare ai suoi parrocchiani Bella Ciao, allora diventa sospetto, puzza di olio di ricino oltreché di incenso e di sacrestia, e viene messo al bando. Se possibile va scomunicato o trasferito, o almeno sottoposto alla gogna mediatica. Anche se il vero sogno di lorsignori sarebbe quello di esporlo in Piazzale Loreto. È la sorte di tutti quei parroci che non si adeguano al vangelo bergogliano e provano a non unirsi al coro di chi celebra le magnifiche sorti e progressive di sardine e gretini vari. Ne sa qualcosa don Armando Bosani, parroco a Vanzaghello, in provincia di Milano, nonché responsabile di un giornalino parrocchiale, “Il Mantice”, che in modo deciso ma argomentato, prova a smontare tutti i nuovi totem della sinistra. Sulle pagine di questo settimanale si possono leggere espressioni colorite che hanno fatto storcere il naso a molti: le sardine vengono definite leniniste con tanto di vignetta “Falce e Sardine”; i gretini vengono giudicati nazisti per le «balle ecoterroristiche» che spargono; la Merkel viene accostata in modo provocatorio a Hitler, essendo ella leader di un’ Europa illiberale; le donne vengono invitate a baciare il loro «maschio bianco ed eterosessuale».
E ancora si osa mettere in discussione che i femminicidi siano un’ emergenza (fortunatamente non lo sono, è il sottinteso) perché «l’ allarme sulla violenza sulle donne non è un fatto statistico, ma isterico»; quindi ci si azzarda a ricordare che furono gli immigrati a distruggere l’ impero romano, e che l’ unica vera religione è quella cattolica (be’, se non lo pensa un parroco, sarebbe grave). Si possono condividere o meno il merito e i toni usati, ma perché indignarsi se, a rovescio, un giorno sì e l’ altro pure Salvini viene accusato di essere fascista, nazista e di ogni altra infamia? E no, i santini della sinistra non si possono toccare. E infatti subito intervengono a loro tutela i bodyguard del politicamente corretto, gli esponenti dem e i giornaloni tipo Repubblica, per prendere posizione e annunciare la loro ferma condanna. A Vanzaghello il Pd, con la segretaria metropolitana Silvia Roggiani, fa un appello affinché la stampa scomoda si autocensuri: «Chi fa informazione ha una responsabilità. E se qualcuno nel 2020 autorizza la diffusione di simili affermazioni è davvero allarmante. Chiedo a chi promuove e distribuisce questo giornalino di prendere le distanze dall’ ennesimo contenuto imbarazzante. Gli articoli sono un incitamento all’ odio». E poi invita i parroci, don Armando nella fattispecie, a riverire la santa «Costituzione antifascista». Che, per inciso, è la stessa che garantisce a tutti la libertà di stampa. Parimenti democratico è il quotidiano la Repubblica, lo stesso che due giorni fa titolava «Cancellare Salvini» e che tuttavia ha il coraggio di indignarsi per gli articoli altrui, accusando in modo gratuito il giornale parrocchiale di «omofobia, razzismo, antisemitismo». C’ è da arrabbiarsi, ma non da sorprendersi, perché le liste di proscrizione dei preti scomodi, a sinistra, le fanno ormai da tempo, mentre ai preti-compagni tutto è lecito. Per intendersi: un don Massimo Biancalani può far cantare impunemente Bella Ciao nella sua parrocchia, don Paolo Farinella a Genova può tranquillamente chiudere la chiesa il giorno di Natale per protesta contro Salvini, e il vescovo di Palermo può senza problemi trasformare Gesù in un Bambinello Nero.
Però guai a difendere il rosario o la croce: se un parroco come don Mirco Bianchi, parroco a Villamarina e Gatteo a Mare (Rimini), si azzarda a elogiare l’ uso pubblico dei simboli religiosi da parte del leader leghista, il plotone di esecuzione sui social gli dà del «cattofascista», dello «schifoso pretaccio» meritevole della «cura di piazzale Loreto»; e se un don Salvatore Picca, parroco nell’ Avellinese, prova a dire che Salvini «è l’ unico politico che segue il Vangelo», la stampa e i social lo massacrano, gli danno dell’ eretico per non aver seguito Papa Francesco, lo bollano come squadrista e naturalmente come razzista. E occhio a fare come don Ermanno Caccia, già direttore di “Notizie”, il settimanale della diocesi di Carpi: non appena si è permesso di scrivere che «la Lega è ormai il partito di riferimento di buona parte del mondo cattolico» e che il segretario del Carroccio è «uno di noi» perché «parla semplice e schietto», le proteste dei lettori e le pressioni dall’ alto lo hanno costretto a dimettersi dal giornale. Sempre in nome della libertà, s’ intende. Perché l’ unico vero Vangelo da seguire è il Sacro Verbo politicamente corretto.

di Gianluca Veneziani

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13554255/don-armando-bosani-gretini-nazisti-sardine-falce-vanzaghello-rabbia-pd.amp

UNA MANIPOLAZIONE PAZZESCA?

La domanda è:”Come siamo arrivati a questo punto?”. Un disegno pazzesco e mostruoso attuato sulla nostra pelle e quella dei nostri figli: una manipolazione globale, che parte dai bambini per esautorare la famiglia dal suo ruolo di Francesco Lamendola

La domanda è: come siamo arrivati a questo punto?

di Francesco Lamendola

 

 

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Che cosa succede se la società decide di riscrivere radicalmente il proprio progetto educativo nei confronti dei bambini, su una base astrattamente ideologica, partendo dalla cancellazione della realtà e dall’imposizione di una nuova realtà artificiale, contrapposta a quella naturale e incompatibile con la logica più elementare? Per fare un esempio semplicissimo: che cosa succederebbe se un bambino tornasse a casa e i genitori trovassero che, sul suo quaderno di aritmetica, la maestra gli ha segnato come errore il calcolo: 10+10=20, e avesse scritto accanto, in matita rossa, 10+10=25? Dapprima penserebbero a qualche malinteso, poi andrebbero a chiedere chiarimenti alla maestra. E se quella rispondesse loro che invece è proprio così, che 10 più 10 fa 25, allora penserebbero che la maestra è impazzita, e andrebbero a parlare con la dirigente. Ma che succederebbe se la dirigente affermasse che la maestra ha perfettamente ragione e che loro devono smetterla di dire al bambino che 10 più 10 fa 20, perché in tal modo lo confondono e contrastano l’azione educativa della scuola? Forse quei genitori, a questo punto, scoraggiati, getterebbero la spugna; forse i più tenaci andrebbero fino all’ufficio scolastico regionale e farebbero presente il loro caso. Ma che succederebbe se anche questo desse, anche lui, ragione alla maestra e alla direttrice, e torto a loro, aggiungendo, per buona misura, l’intimazione di cambiare atteggiamento, e lasciando intravedere la possibilità che, per i genitori che non collaborano con l’istituzione scolastica, e che anzi fanno di tutto per sabotarla, in certi casi si può arrivare fino alla sospensione della patria potestà e all’affido del bambino ad un’altra famiglia (Bibbiano docet), più ragionevole e comprensiva, mentre loro dovrebbero sottoporsi a un corso di “rieducazione”, se non anche ad una visita psichiatrica, per liberarsi dalle loro vecchie idee sbagliate e aggressive, e imparare ad apprezzare, come tutti, le meraviglie del pensiero nuovo?

 

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Con la scusa della lotta agli stereotipi ed alle discriminazioni di genere e sulle ali della santa crociata contro i “seminatori di odio”, presto i genitori si vedranno espropriati del loro ruolo e dovranno adattarsi a subire la contro-educazione imposta dalla scuola: uno scenario da incubo che non si era realizzato nemmeno sotto i totalitarismi classici! 

Tutto questo non è fantascienza, ma realtà, da quando, per esempio, la scuola, ha deciso di aprirsi, su “consiglio” dell’UNESCO e della UE, entrambi centrali massoniche e anticristiane al servizio della globalizzazione, alle nuove forme di educazione sessuale basate sull’ideologia gender. Insegnare ai bambini che “maschio” e “femmina” non sono dati di fatto, stabiliti dalla natura biologica delle persone, ma che sono “stereotipi di genere”, e che chiunque può decidere di cambiare sesso mediante una serie d’interventi chirurgici, e pretendere che gli altri si adeguino alla sua scelta e lo chiamino lei, o lui, secondo la sua volontà soggettiva (e mutevole: perché domani potrebbe ripensarci, e voler cambiare di nuovo) e non secondo la verità dei fatti, è un’aberrazione non dissimile da quella di pretendere che, in matematica, due più due non faccia più quattro, ma cinque, o che dieci più dieci dia come risultato 25. E questo, ripetiamo, è solo il caso più clamoroso, ma cento altri attentati alla verità e all’intelligenza dei bambini vengono sferrati prendendo a pretesto ogni disciplina, dalla storia alle scienze, dalla filosofia allo stesso insegnamento della religione cattolica, affidato a persone che di cattolico, sovente, hanno solamente l’etichetta, così come del resto il neoclero bergogliano che ancora si spaccia per cattolico, mentre nei fatti è apostata e anticattolico. Fra non molto uno porrà il problema di coscienza per gli insegnanti, e di libertà nell’esercizio della loro funzione educante per i genitori, i quali vedranno invasa la sfera privata dell’educazione che essi vogliono dare ai propri figli. Con la scusa della lotta agli stereotipi ed alle discriminazioni di genere e sulle ali della santa crociata contro i “seminatori di odio”, i genitori si vedranno espropriati del loro ruolo e dovranno adattarsi a subire la contro-educazione imposta dalla scuola: uno scenario da incubo che non si era realizzato nemmeno sotto i totalitarismi classici.

 

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Quello che le famiglie stanno vivendo non è fantascienza, ma realtà, da quando la scuola, ha deciso di aprirsi, su “consiglio” dell’Unesco e della Ue, entrambi centrali “massoniche e anticristiane” al servizio della globalizzazione e alle nuove forme di educazione sessuale basate sull’ideologia gender!

Nel suo libro Benedetta scuola, assai ben documentato e ricco, oltre che di osservazioni critiche, di proposte lucide e concrete per uscire dalla crisi in cui ci stiamo dibattendo, Maria Chiara Nordio scrive (terza edizione 2020, pp. 701-73):

Se un bambino deve essere rispettato nella sua autodeterminazione, che ruolo ha il genitore?

E l’insegnante? Costui si è già posto a margine, per facilitare e assecondare l’evoluzione auto educativa, quindi attualmente si configura come la persona più accreditata per difendere l’indottrinamento. Se un bambino viene progressivamente “educato” a potersi percepire anche diverso da come Dio lo ha creato, come deve reagire il prossimo? Ho volutamente scritto “deve” e non “può” poiché ci sono dei canoni ben precisi di rispetto cui il prossimo deve attenersi. L’indottrinamento gender infatti, lavora contemporaneamente su due piani: quello individuale instillando il dubbio nel bambino sulla propria identità, per arrivare alla sua “liberazione dagli stereotipi sociali” che ha assorbito e che lo hanno determinato (cioè tutti quei ruoli, atteggiamenti trasmessi dalla famiglia), e quello sociale perché impone agli altri un  codice di comportamento di accettazione  e condivisione di questi nuovi modi di percepirsi. (…) E se ciò non accade?

Facciamo un esempio pratico: una scuola dell’infanzia “impone”, tra i vari progetti, quello della sensibilizzazione verso le differenze. L’attività didattica di questo percorso, è spesso appaltata ad associazioni Lgbt, che la promuovono attraverso letture di libretti gender, giochi e riflessioni vari. Qualche bambino, al termine delle lezioni potrebbe avere qualche dubbio  sulla sua identità, qualche altro potrebbe rimanere spaventato di perdere se stesso, qualche altro si omologherebbe in silenzio, qualcun altro ancora potrebbe deridere l’intero progetto. Ecco, quel bambino che non avesse maturato, a fine percorso, una sensibilità gender”, potrebbe aver bisogno di ulteriori rinforzi, magari coinvolgendo anche la famiglia…

In questo modo ci si impossessa delle future generazioni partendo proprio dalla prima infanzia, attraverso la scusa che manipolando i processi cognitivi dei piccoli allievi, ne azzera l’identità rendendoli vittime perfette del potere e del consumo. È un lavoro lungo, lento, ma contestualmente estremamente efficace e persuasivo.

 

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Il libro “Benedetta scuola” di Maria Chiara Nordio

 

Assistiamo ora ad individui estremamente fragili, deprivati della loro storia, della loro identità, della loro patria, della loro famiglia, e quindi non sufficientemente forti per ribellarsi all’oppressione ideologica. Vengono programmati per servire il potere che li vuole competenti sul nulla, rispettosi del discrezionale, flessibili e liquidi in un eterno presente.

Conservare la propria identità diventa quindi un dis-valore s’invita a “trasformarsi” abbandonando la propria identità mutandosi in un altro “essere”, diverso. L’invito ad abbandonare un’identità in corso di formazione per acquisirne un’altra, per poi cambiare tutte quelle volte in cui se ne avverte l’esigenza, viene vista come cosa eventuale, possibile, di conseguenza priva di valore. In sostanza si confondono i bambini inducendoli a pensare che per imparare bisogna perdere anziché aggiungere. Mi chiedo, in chiave filosofica, come siamo arrivati a giustificare un vero passaggio di stato, impossibile in natura, come qualcosa di assolutamente possibile, reale ed incontestabile. Mi spiego: come può “l’essere” divenire “non essere” ed essere ugualmente? Come può un uomo diventare donna ed essere donna? Può tutto questo accadere nell’era della ragione e non essere soggetto ad alcuna ribellione? Non lo chiedo all’uomo di fede, ma a quello della ragione. Io ritengo che persuadere un bambino dell’assurdo dei contenuti di questi progetti come possibili, sia un crimine contro l’umanità.

Mi chiedo se accettare questa nuova possibilità come verità rafforzerà il bambino o creerà piuttosto conflitti interiori maggiori, ancora.  Mi interrogo se la ”nuova verità”, poiché non è il frutto di una nuova logica comprensione, sarà acquisita come naturale processo di crescita, oppure si trasformerà in un dubbio che perseguiterà periodicamente il soggetto? Lo stretto connubio tra ideologia e sua diffusione tra le giovani menti, porta al ribaltamento incosciente della realtà da parte dei bambini che a poco a poco iniziano a pensare che vedere il mondo capovolto sia naturale. La rivoluzione antropologica porterà inevitabilmente ad aumentare le insicurezze delle nuove generazioni anziché eliminarle come si prefiggono di fare questi libretti. Possiamo salvare questi bambini? E la famiglia? La sfera intima che vanno a toccare questi progetti, dovrebbe essere di esclusiva pertinenza di questi genitori, ed invece vengono fraudolentemente convinti che c’è chi è più esperto di loro sulla trattazione di queste tematiche? Quindi la famiglia, di fatto viene ufficialmente esautorata dal suo primo ruolo: la cura e l’educazione dei propri figli.

 

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 Le meraviglie del pensiero nuovo? Bibbiano docet!

 

Purtroppo, da parte nostra, avendo speso più di quarant’anni nel mondo della scuola, non possiamo che confermare l’esattezza della diagnosi e condividere sino in fondo il grido d’allarme lanciato da Maria Chiara Nordio. La sola osservazione che ci sentiamo di fare è che l’educazione gender non ha affatto di mira la rimozione delle insicurezze dell’animo infantile, bensì quella di portarle intenzionalmente al parossismo: quei signori sanno bene ciò che stanno facendo e il loro scopo non è creare un mondo dove ci siano più libertà e più serenità, ma un mondo dove regni una confusione sempre maggiore, perché nella confusione è più facile smarrire la rotta, e questo è il loro vero obiettivo: portare la società al totale smarrimento, per poi poterla manipolare e riplasmare secondo i loro progetti, in tutta libertà e senza incontrare ostacoli o resistenze. E un grido d’allarme in questo senso, per servire a qualcosa, deve essere udito da qualcuno: se si perde nel frastuono di mille altri rumori, è come se non fosse mai stato emesso. Ora, la domanda ineludibile che dobbiamo farci, e non solo per ciò che riguarda la scuola e, più in generale, la drammatica involuzione e la sistematica distruzione di ogni sano progetto educativo, ma per ogni altro settore della vita sociale, dalla cultura allo sport, dall’informazione alla politica, dall’economia alla finanza, è sempre la stessa: come è stato possibile arrivare fino a questo punto, senza essercene resi conto per tempo? Come è possibile che una mattina ci svegliamo e scopriamo che l’educazione sessuale ai bambini della scuola elementare (e anche ai bambini appositamente chiamati in televisione) sia affidata a Luxuria; come è possibile che una famiglia di rom occupi abusivamente la vecchia casa lasciataci in eredità dai nostri genitori, e costata loro mille sacrifici, e questa non possa tornare in nostro possesso, perché il giudice sentenzia che loro, poverini, non avendo un tetto sopra la testa, ne hanno diritto più di noi, che abbiano già la nostra?

 

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 Un disegno pazzesco e mostruoso? La domanda è:”Come siamo arrivati a questo punto?”

 

E come è possibile che voler difendere i confini della Patria sia diventato un reato, quello del sequestro di persona, e che perfino un  ministro possa essere incriminato dalla magistratura per aver trattenuto pochi giorni una nave carica di migranti, in condizioni di assoluta sicurezza e senza che fosse loro fatto mancare nulla?  Come è possibile che esporre un crocifisso alla parete di un ufficio pubblico sia diventato, anch’esso, un reato; mentre entrare in chiesa e bestemmiare sull’altare, come ha fatto un egiziano qualche giorno fa, a Milano, sia una sciocchezza per la quale è prevista solo un multa da cento euro? Che i cattolici, nelle chiese, tolgano i banchi da preghiera e imbandiscano tavole apparecchiate con la pastasciutta fumante, per ostentare, davanti a giornalisti e fotografi, la loro carità verso i poveri? E che quegli stessi cattolici bollino con parole di fuoco le veglie di preghiera di alcuni loro fratelli che intendono riparare allo scandalo dei Gay Pride, e tengano delle contro-veglie di preghiera per contrastare “l’omofobia”? E che un parroco sia costretto ad andarsene, su ordine del suo vescovo (diocesi di Gorizia) per aver chiesto a un capo-scout, omosessuale militante e sposato in municipio con un uomo, di trarre le logiche conseguenze dalle sue scelte di vita e lasciare quel posto di responsabilità nella vita dei giovani parrocchiani? In altre parole: come è possibile che l’accoglienza, la solidarietà, l’inclusione, siano sempre e solo adoperate come un’arma per demolire la nostra identità, i nostri valori, il nostro sistema di vita; e che tutti i diritti possibili e immaginabili siano sempre e solo riservati agli altri, alle minoranze aggressive e intoccabili, a chi detiene il potere giudiziario ed è ideologicamente schierato da una parte ben precisa, mentre al cittadino comune, al comune fedele cattolico, restano solo i doveri, gli oneri, i sacrifici, le rinunce, le mortificazioni, e ciò dopo un’onesta vita di lavoro, di responsabilità, di risparmio, di preoccupazioni, per assicurare un futuro ai propri figli e, nel caso dei cattolici, di fedeltà alla Parola di Dio e non alle mode che vanno e vengono secondo gli umori del mondo?

 

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Da quando il mondo ha cominciato a divenire ostile, disumano? Quando gli uomini hanno voltato le spalle a Dio e disprezzando il suo amore, hanno voluto prendere il suo posto come artefici di una nuova e più perfetta creazione. Pretendono di correggere la natura e rifare ogni cosa a loro talento…

 

È terribile il futuro che ci si sta preparando, se non vi sarà una reazione decisa da parte nostra: dei genitori, dei nonni, degli insegnanti, di tutti i cittadini. Un disegno pazzesco e mostruoso viene portato avanti sulla pelle dei popoli e degli individui: qualcuno vuol ridefinire e capovolgere tutti i valori morali, tutte le certezze, tutte le verità sulle quali i nostri avi si sono sempre basati e nei quali hanno trovato la forza per superare le difficoltà e per costruire un mondo a misura d’uomo. Ma quando il mondo ha cominciato a divenire ostile, disumano? Quando gli uomini hanno voltato le spalle a Dio e disprezzando il suo amore, hanno voluto prendere il suo posto come artefici di una nuova e più perfetta creazione. Pretendono di correggere la natura e rifare ogni cosa a loro talento…

Del 17 Gennaio 2020

Allegato Pdf

La domanda è come siamo arrivati a questo punto.pdf

Da http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/mondo-donna/8325-la-domanda

Scalfari ha intervistato se stesso con la collaborazione di Bergoglio

Bergoglio si è dimostrato ancora una volta troppo generoso con Repubblica. Più che un’intervista è un dettato di media inferiore

Mettiamola così. “Francesco: io, Ratzinger e la Terra da salvare”. Ovvero l’intervista di Scalfari un po’ a se stesso, un po’ (se avanza qualcosa) al Papa, è come la “feroce rappresaglia” iraniana. Capito che Ratzinger e Bergoglio sul punto del celibato sacerdotale sono dello stesso partito, ed è ufficiale, come ha ricordato Andrea Tornielli sull’Osservatore Romano, Scalfari è corso a sparigliare con un «incontro col Papa» di narcisismo e super ego al di sopra di ogni grottesco.

Quanto al chiarimento di Tornielli davanti all’annuncio di un libro redatto a quattro mani, poi ridotto a due con l’apporto delle altre due, Francesco ha ribadito più volte la sua ferma convinzione sul celibato sacerdotale. Ancora nel gennaio 2019, il Papa ricordava ai giornalisti sul volo di rientro da Panama che «mi viene in mente quella frase di San Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge sul celibato”. Mi è venuta in mente e voglio dirla perché è una frase coraggiosa, in un momento più difficile di questo, 1968/1970. Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la chiesa… Io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no». Più chiaro di così.

Resta il fatto che il libro del cardinal Sarah e di Benedetto XVI (pardon, il libro il cui autore è solo il cardinale Sarah, ma con il contributo, la collaborazione, gli scritti di Benedetto XVI) sembravano il missile destinato a coloro che pensavano di mettersi in tasca un Papa. E nel nome della modernità e del progresso, inventarsi l’acquisizione a disposizione canonica della vecchia solfa sessantottina del prete sposato di qua e, a seguire, la donna (sposata?) sacerdote di là. Sorvolando sulle varianti omo, saffiche, trans e quant’altre sfumature dell’arcobaleno, che per adesso vanno in scena solo al gran ballo di Natale nella cattedrale di Vienna.

Morale, per avvertire che la polemica è chiusa e che la “rappresaglia feroce” è all’iraniana, dopo due giorni di prelati arrampicatori di vetri insaponati e il ricarico di un povero Francesco M.Broglio tirato fuori dalla ghiacciaia per suggerire che adesso Ratzinger è un “antipapa” (addirittura!) e deve tacere (perbacco!) o ferisce le coscienze (poffarbacco!), hanno messo in pagina un’intervista che è come i due missili a distanza di 23 secondi tirati dai guardiani della rivoluzione a un povero aereo ucraino che se ne andava per i fatti suoi

Fuor di metafora, han tirato giù gli ultimi scampoli di una onorata carriera al servizio del giornalismo e gli ultimi spiccioli dei 100 miliardi di lire che Scalfari si era onestamente guadagnati vendendo le sue quote di Repubblica al patto di mantenere in testata quella dicitura parmenidea del Fundador dell’Etichetta.

Insomma, prendi il titolo cubitale di prima pagina “Francesco: io, Ratzinger e la Terra da salvare”. E fin qui, siamo d’accordo, Greta ci fa un baffo. Lo scecheri con il sottotitolo 1: “Preti sposati, dopo la solidarietà ricevuta da Benedetto il Pontefice ha archiviato la polemica”. E fin qui, ok, Tornielli dixit. Poi però trovi virgolettato come parola del Papa, sottotitolo 2, che «la Chiesa è obbligata a diventare più moderna: stare con i poveri e i deboli, non con i ricchi e i forti». E che, sottotitolo 3 e pure in neretto, «il Pianeta è minacciato, il clima deve essere la nostra prima emergenza». Perbacco, uno pensa, ma se il Papa ha detto sul serio queste cose è fantastico. Lo possiamo finalmente inviare al seguito di Greta e prenotargli una poltrona di nostro agente a L’Avana.

Poi leggi e capisci i due missili che hanno buttato giù l’ultima frontiera dell’informazione corretta e l’affidabilità di un giornale. Per Repubblica è il secondo incidente in due giorni. Prima vogliono “Cancellare Salvini”. Poi, addirittura il Papa. Riassumendo secondo il pensiero della dicitura parmenidea, il famoso “Io” scalfariano, quello che il Papa avrebbe detto ma non ha detto, né si trova nel virgolettato di un’intervista al barolo dove neanche si capisce quando parla Francesco e quando è invece l’intervistatore a esprimere a voce superiore riflessioni da terza media inferiore.

Detta in breve, papa Francesco si è dimostrato ancora una volta troppo generoso con Repubblica. Più che un’intervista è un dettato di media inferiore che merita 3 per lo svolgimento sconclusionato e surreale, roba da consigliare all’autore l’iscrizione a un istituto professionale per tubisti di serie B. Chissà perché si devono mettere in pagina certe cose quando non hai che da imparare da Dagospia. Che se non altro, per lo meno propone sofisticatissime conversazioni tra Siffredi e Felicitas.

Da https://www.tempi.it/scalfari-ha-intervistato-se-stesso-con-la-collaborazione-di-francesco/

 

 

“Pansa era un falsario”. Su Repubblica prosegue l’oltraggio del giornalista “amico dei fascisti”

Roma, 16 gen – Le opere di Giampaolo Pansa sulla guerra civile e sui crimini commessi dai partigiani sono un “falso storico“. Ragion per cui è vergognoso che in occasione della recente scomparsa del giornalista e scrittore si sia levata una “corale opera di depistaggio” mossa dall’ipocrisia e dal fatto che “dei morti niente si dica se non il bene”. Ad infangare la memoria di Pansa e a criticare la stampa e la tv per aver osato parlarne bene è Tomaso Montanari, sul blog di MicroMega ospitato sul sito di Repubblica. In un articolo dal titolo “Pansa, la sconcertante santificazione di un falsario“, lo storico dell’arte fiorentino si sente investito solennemente dalla missione di dover contraddire “la canonizzazione” del giornalista che si è spento a Roma il 12 gennaio all’età di 84 anni. Sì, perché secondo il Montanari, che da anni imperversa sui giornali e in tv nella veste di intellettuale di sinistra di tendenza, Pansa è massimamente colpevole soprattutto per aver operato una “equiparazione sostanziale fascismo-antifascismo”, essendo così “uno dei responsabili culturali della deriva che conduce allo sdoganamento dello schieramento che va da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini, passando per CasaPound“. Sì, l’ha scritto sul serio. In un delirio tale che sarebbe estremo anche per il più fazioso dei faziosi. Ma questo è niente.

“I libri dal 2003 in poi sono un falso storico”

“Basterebbe questo a renderne la memoria esecrabile: almeno per chi crede davvero nei valori della nostra Costituzione”, chiosa l’autore. E invece, come se non bastasse, c’è chi osa celebrarne le doti di giornalista e scrittore, un po’ come si fece per la Fallaci, “che oggi sarebbe condannata per istigazione all’odio razziale”, sostiene convinto lo storico dell’arte. Ora veniamo al ridicolo impianto accusatorio secondo il quale uno dei più grandi giornalisti italiani – osannato anche dalla sinistra finché non ha iniziato a scrivere libri revisionisti – non merita di essere ricordato, men che mai celebrato. “I libri di Pansa dal 2003 (l’anno in cui esce il Sangue dei vinti) consistono in una continua, abile, suggestiva manipolazione dei fatti che mira a costruire, nella percezione del pubblico, un sostanziale falso storico. Pansa era stato uno storico: si era laureato in storia con uno dei migliori storici della Resistenza, e aveva praticato egli stesso la ricerca storica con ottimi risultati”, sostiene il Montanari. Peccato però che abbia cessato di essere attendibile come storico non appena “decise di ribaltare il tavolo e sostenere le tesi opposte a quelle in cui aveva sempre creduto – quando, cioè, decide di costruire l’apologia di chi uccise e morì per la Repubblica di Salò“.

“Né storico né giornalista”, dice. Da che pulpito, diciamo noi

Sono testi, i suoi, che non hanno nulla a che fare con la storiografia: ma nemmeno col giornalismo“, afferma convinto. Peccato però che lo stesso Montanari non sia né uno storico né un giornalista “certificato”. Infatti è un radical chic che si presta al giornalismo senza alcuna iscrizione all’ordine professionale. Ma noi sappiamo bene che una penna non si giudica dai “pezzi di carta”, ma da come scrive. Ci fa semplicemente specie che per attaccare Pansa utilizzi strumenti che gli si potrebbero ritorcere contro. Il Montanari infatti parla di “clamorosa distorsione della verità” nei libri revisionisti di Pansa quando lui stesso mente spudoratamenteaffermando che le nefandezze narrate nel cosiddetto “ciclo dei vinti” siano tutte inventate, perché non ci sarebbero documenti storici di quei crimini. Quindi a questo punto sarebbe inventato anche tutto quello che ha scritto Giorgio Pisanò nella sua “Storia della guerra civile in Italia(opera tributata dallo stesso Pansa per la sua minuziosa documentazione storiografica). Insomma, per il Montanari chi sostiene che i partigiani siano stati anche dei criminali è nemico della Costituzione.

Le solite accuse con l’aggravante della supponenza insopportabile

L’impianto accusatorio è sempre lo stesso, lo sappiamo. Ma stavolta c’è l’aggravante della supponenza, davvero insopportabile, e della faziosità di uno che vuole spacciarsi per depositario della verità perché docente universitario, accademico, studioso, critico d’arte, maitre à penser. Invece è un partigiano, che parteggia per chi nega i crimini da parte degli appartenenti alla cosiddetta resistenza. E oggi infanga la memoria di Pansa perché “reo” di aver osato negare la verità dei vincitori.

E ci fa pure la morale…

“La triste morale è che è inutile, ipocrita, e in ultima analisi intollerabile, inondarci di retorica sull’insegnamento della storia nelle scuole e difendere sdegnati la libertà di stampa e i giornali indipendenti, se poi è la nostra idea di giornalismo (e dunque di democrazia) a esser così gracile, ipocrita, superficiale”. Tutte belle parole, per carità. Peccato che il Montanari, che non è uno storico e non è un giornalista, le usi contro chi ha commemorato la morte di Pansa, rammaricandosi peraltro che – a parte il Manifesto – nessun giornale l’abbia attaccato come fa lui. Giudice dei miei stivali.

Adolfo Spezzaferro

Da https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/pansa-falsario-repubblica-oltraggio-giornalista-amico-fascisti-142663/

Il parco ‘Martiri delle Foibe’ sfregiato con ‘Fasci mer*a’. Vergogna a Udine

Udine, 16 gen – Dobbiamo aspettarcelo: si avvicina il 10 febbraio, Giorno del ricordo, e già antifascisti e negazionisti dei massacri delle Foibe affilano le loro armi per sfregiare, negare, svilire il ricordo dei morti e degli esuli. E’ successo la scorsa notte a Udine, al parco “Martiri delle Foibe” di via Bertaldia, dove qualche spregevole vandalo – la collocazione politica è intuibile – ha cancellato la scritta sul cartello di denominazione dell’area verde e vi ha scritto “Fasci merda”. 

Un parco che non ha pace

Un parco, quello di Udine, tristemente noto per essere continuamente bersaglio delle manie talebane dei sedicenti nipotini dei partigiani: l’anno scorso, a febbraio, venne sfregiato il ceppo dedicato ad esuli con lo sradicamento di piante ornamentali e corone celebrative. Subito dopo, nel mese di marzo, sul muro frontale al parco comparve la scritta “Né vittime né martiri ma solo fascisti e spie”. Entrambe le denunce partirono dai militanti di CasaPound, diventati ormai i principali difensori del decoro dell’area. 

Ignoranza sconfinata

“L’atto vandalico compiuto nel corso della notte al Parco Martiri delle Foibe dimostra ancora una volta che la mancanza di conoscenza della storia e l’ignoranza che ne consegue sono un problema che è ancora lontano dall’essere estirpato”. Lo ha dichiarato a Triestecafé  il Sindaco di Udine Pietro Fontanini. “Evidentemente la chiarezza fatta negli ultimi anni sulla tragica pagina delle Foibe, dopo decenni in cui si è dato spazio solo ed esclusivamente a una storiografia di matrice ideologica e tesa alla mistificazione e al negazionismo di quanto accaduto, non è ancora sufficiente. Finché ci saranno studiosi e storici disposti a sacrificare la realtà dei fatti sull’altare dell’appartenenza politica, per esempio facendo passare l’idea che gli infoibati fossero tutti fascisti, non ci sarà memoria e qualche ignorante si sentirà legittimato a compiere gesti come quello di oggi”.

Il primo cittadino di Udine conclude così: “Nell’augurarmi che prima o poi si riescano a raggiungere equilibrio e serenità nell’interpretazione dei fatti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale al confine orientale, non posso che esprimere la vicinanza mia e dell’Amministrazione che rappresento ai parenti di coloro che hanno trovato la morte nelle foibe, la cui memoria va difesa senza compromessi”, conclude Fontanini.

Cristina Gauri

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/il-parco-martiri-delle-foibe-sfregiato-con-fasci-mera-vergogna-a-udine-142648/

Gli antifascisti brindano alla morte di Pansa

I collettivi antifà brindano alla morte di Pansa. «Oggi il sole brilla alto. Ciao Giampi… no Rip»

Lo hanno contestato, insultato, sbeffeggiato in vita. E non  si fermano neppure dopo la morte. All’indomani della scomparsa di Giampaolo Pansa, i compagni del collettivo Militant festeggiano la notizia. Una liberazione degna di un brindisi per quelli che sventolano in piazza “Triangolo rosso, nessun rimorso”.

Il collettivo Militant brinda alla morte di Pansa

È l’ultimo oltraggio postumo dei nostalgici delle violenze partigiane. Degli antifà che non hanno perdonato al giornalista controcorrente e scomodo la riscrittura della storia nazionale. Il racconto dei crimini partigiani a guerra finita, che ha intaccato la gloriosa vulgata resistenziale.

«Ciao Giampi… no R.I.P». È il titolo eloquente dell’editoriale comparso sul sito del collettivo  comunista che raccoglie gli ultrà dei movimenti antagonisti romani. Lo stesso che nel 2006 contestò duramente il giornalista a Reggio Emilia. E rivendicò con orgoglio la “coraggiosa”  aggressione, che costrinse Pansa a interrompere le conferenze pubbliche.

Nell’articolo grondante odio  bravi ragazzi dei centri sociali se la prendono con i “soliti coccodrilli”. E con il ricordo “commosso” di Veltroni sulle pagine del Corriere. Un’offesa all’antifascismo militante, che con la morte di Pansa è attraversato da una certa euforia. «Oggi per i comunisti è un giorno un po’ meno di merda del solito.E forse non a caso il sole splende alto», scrivono i compagni di provata fede antifascista. Che negano con orgoglio l’onore delle armi all’avversario.

Un prezzolato, un revisionista della peggiore specie

«Giampaolo Pansa era è resta un revisionista della peggior specie. Uno che si è reso protagonista consapevole dell’attacco alla storia dei comunisti. E della lotta di classe di questo paese. E che lo ha fatto perché prezzolato, per il proprio tornaconto personale. Vendendo il suo pedigree di giornalista e storico “di sinistra” che finalmente rompeva il silenzio. Per dire “la verità”».

Il collettivo antifà si intesta il merito di aver smascherato l’autore de Il sangue dei vinti. E ricorda con enfasi trionfalista il 16 ottobre di quattordici anni fa. «Quando partimmo da Roma per contestarlo. Ee dirgli che quella storia che lui avrebbe voluto macchiare noi invece ce la rivendicavamo tutta. In ogni suo aspetto, in ogni sua contraddizione. Uno dei piccoli meriti che ci possiamo riconoscere fu proprio quello di essere riusciti a infrangere l’immagine di Pansa come “storico super partes”. Da quel giorno Pansa divenne di fatto lo “storico” della destra. E questa cosa probabilmente non ce l’ha mai perdonata. Visto che in ogni libro che ha scritto dopo “La grande bugia” non ha perso occasione per ricordare e condannare la nostra contestazione. Ciao Giampi… no R.I.P. Per quello che vale, siamo felici di essere stati la tua ossessione»

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/i-collettivi-antifa-brindano-alla-morte-di-pansa-oggi-il-sole-brilla-alto-ciao-giampi-no-rip/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

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