Covid, De Luca continua lo show. Ma gli ospedali campani sono quasi al collasso

Segnalazione di Antonio Amorosi

Coronavirus. I nodi del sistema sanitario campano. Medici, dirigenti e infermieri ci spiegano perché sono sempre in emergenza. Un problema strutturale…

di Antonio Amorosi

Il nodo segreto del sistema sanitario campano, la regione attualmente con maggiori contagi da Coronavirus. Ne abbiamo parlato con alcuni dirigenti sanitari: medici, dirigenti e infermieri locali. Ci hanno raccontato perché accade quanto stiamo vedendo nelle tv nazionali. Perché le ore di fila per poter fare un test o i tamponi a Napoli, i cittadini in attesa per giorni (molte volte ammalati), strutture intasate e al collasso.

Il Coronavirus ha messo alla prova il sistema sanitario nazionale, le strutture ospedaliere di molte regioni, la classe dirigente sanitaria, figuriamoci quelle più fragili, come la Campania dove tutti i nodi vengono al pettine.

In queste ore la reazione del governatore “sceriffo” Vincenzo De Luca è stata vietare ai medici pubblici di parlare con i giornalisti, per raccontare l’andamento della pandemia. Un argine fragile ad una sanitaria debole che sembra avere regole particolari.

I cittadini chiedono allo Stato e ai governatori di agire razionalmente, anticipando quanto si sa possa accadere con l’avanzare dell’inverno. Ma è difficile succeda in Campania dove si vive in continua emergenza. Ecco perché.    Continua a leggere

MACRON VIETERA’ DAL 2021 HOME SCHOOLING E SCUOLE PARENTALI

I genitori in Francia saranno obbligati a mandare i figli a scuola dai tre anni poiché lo Stato deve inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione

Macron è il Presidente più illiberale della storia di Francia e tra qualche mese vieterà l’home schooling (scuole parentali) in tutto il paese, altro che leader dei valori europei! I segnali c’erano già tutti, dopo la legge “contro i discorsi d’odio su internet”, una vera e e propria legge bavaglio approvata nel giugno scorso, l’illiberale Macron ha annunciato che vieterà tutte le scuole parentali o l’home schooling su tutto il territorio di Francia, con la scusa di combattere il ‘separatismo’ (islamico).
Nel suo discorso alla Francia di venerdì 2 ottobre, il galletto francese, vezzeggiato da tutta Europa, se da un lato ha riaffermato la “la neutralità dello Stato e in nessun caso la cancellazione delle religioni nello spazio pubblico” ed evidenziato che il problema è “il separatismo islamista e la sua ideologia”, dall’altro ha annunciato la approvazione, il prossimo 9 dicembre, di nuove norme che imporranno “dall’inizio dell’anno scolastico 2021 la scolarizzazione obbligatoria per tutti a partire dai tre anni. L’istruzione domestica sarà strettamente limitata ai requisiti sanitari…Poiché la scuola deve prima inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione”. La Repubblica dunque è l’unica religione ammessa, di fatto, nelle scuole di Francia. Né più né meno di un ritorno alle nefaste celebrazioni rivoluzionarie già introdotte da Robespierre per promuovere un nuovo futuro di pace e gioia. Non solo, Macron nell’estremo tentativo di “non discriminare” i musulmani francesi nel loro insieme e preso atto della incapacità di combattere l’islamismo, introduce una legge liberticida dei diritti tutti.
Che dire della libertà di istruzione che riconosce ai genitori la libertà di scegliere la modalità educative che desiderano per il proprio figlio: in un istituto pubblico, privato in convenzione, privato fuori convenzione o a casa, come prevede la legislazione attuale? Una libertà di educazione esercitata da più di 2 milioni di studenti nella scuola privata, di cui 73.000 senza convenzione pubblica. E sono 50.000 i bambini francesi che ad oggi conducono i loro studi con un’istruzione parentale o ‘home schooling’.
Nella decisione sulla legge Guermeur del 25 novembre 1977, il Consiglio Costituzionale considerava la libertà di istruzione uno dei principi fondamentali della Repubblica, ora Macron abolirà anche la magistratura Costituzionale? Abolirà le Sentenze Costituzionali o la stessa Corte, pur di imporre il suo nuovo regime illiberale?
Macron vuole inoltre maggiori controlli per le scuole indipendenti o non convenzionate che saranno “ulteriormente vigililate”, in particolare attraverso un “percorso formativo per il personale”, il “contenuto didattico dei corsi” e “l’origine del finanziamento”. Intervistata da Aleteia, Anne Coffinier, Presidente dell’associazione “Créer son école”, ha ammesso lo sconcerto per le parole di Macron e per la violazione della libertà fondamentale che è la scelta, per tutti i genitori, del tipo di educazione del proprio figlio. “La scuola dell’obbligo dall’età di 3 anni non è per tutti i bambini, alcuni non sono pronti”. Secondo lei, questo cambio di paradigma, da un diritto concesso a tutti a un diritto che dovrà essere giustificato, è una grave violazione dei diritti fondamentali. Secondo la “Fondation pour l’Ecole”, federazione di 1500 scuole indipendenti (non convenzionate) francesi, “è chiaramente stabilito da diverse sentenze che non un solo autore di attacchi terroristici in Francia proveniva da scuole indipendenti, non c’è dunque ragione di attentare alla libertà di genitori e scuole. Si controllino piuttosto le scuole pubbliche”.
L’esperta di Scienze Umane Bernadette Nozarian, intervistata da La Vie Journal, quotidiano cristiano d’informazione, ha dichiarato tutte la sua contrarietà: “Il governo ha sbagliato obiettivo e, lungi dal risolvere il problema, rischia di creare di più! Questa nuova legge completerebbe l’inversione del codice educativo e priverebbe i genitori della scelta fondamentale. Sarebbe soprattutto in contraddizione con i testi internazionali: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che menzionano la libertà dei genitori di scegliere la modalità di istruzione del proprio figlio…Associazioni, collettivi, famiglie si stanno già mobilitando…È già online una petizione contro questo provvedimento liberticida. Se questa legge verrà approvata, ciò dirà molto sulla capacità della Francia di rivendicare ancora di essere la patria dei diritti umani”.
Siamo certi che il popolo francese non lascerà mettere le mani dello Stato sui propri figli né concederà a Macron di privarli della libertà. In passato Mitterand ed i suoi governi ci avevano provato agli inizi degli anni ’80 con la proposta della “una creazione di un grande servizio pubblico unificato, obbligatorio e laico per l’istruzione nazionale” o Proposta di Legge Savary. Milioni di francesi erano allora scesi in piazza in tutta la Francia, nella sola Parigi furono 2 milioni il 24 giugno del 1984, costringendo lo stesso MItterand ad annunciare il seguente 14 luglio il ritiro della proposta Savary.

DA

https://www.google.com/url?q=http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id%3D6312&source=gmail&ust=1602230921325000&usg=AFQjCNG_3eYbk5uvS4u7v9Vq7QjMPWfU2g

Governo di irresponsabili. Sul covid Conte e Arcuri non ne azzeccano una

La seconda ondata del virus è evidentemente arrivata ben più veloce dei banchi di Domenico Arcuri che ancora mancano nella maggioranza assoluta degli istituti scolastici (e dove sono arrivati c’è da gridare per i pasticci combinati, perfino nella scuola frequentata dal figlio di Giuseppe Conte cui hanno consegnato tavolini da bar e sedie incompatibili). È arrivata ed era ampiamente attesa e vaticinata da premier, ministri ed esperti. Eppure esattamente come la prima volta e come è accaduto alla riapertura della scuola il governo e tutte le autorità si sono fatte cogliere impreparate. A febbraio nessuno aveva pensato di fare gli acquisti necessari di mascherine, camici, guanti, respiratori e tutto quel che serviva almeno negli ospedali e nei centri medici per affrontare la pandemia. Non solo: i pochi dispositivi medici esistenti sono stati regalati alla Cina, e prima o poi bisognerà mettere alla sbarra chi ha preso quelle decisioni sciagurate. Ma almeno speravamo che quella esperienza negativa sarebbe stata di lezione a chi aveva mostrato tanta irresponsabilità.

E invece no. Ancora una volta l’Italia si fa cogliere impreparata dal virus. La rete ospedaliera e delle terapie intensive che a febbraio e marzo aveva barcollato paurosamente e che sia Conte che il ministro della Salute, Roberto Speranza, avevano assicurato di rafforzare, è oggi la stessa che andò in tilt all’epoca. Irresponsabilmente si sono date per fatte cose che sono ancora tutte da realizzare. Il 19 maggio scorso un decreto del governo aveva stanziato 1,413 miliardi di euro per finanziarie piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e la costruzione di nuovi posti sicuri e non provvisori per le terapie intensive. Il governo aveva chiesto i progetti alle regioni, che in due settimane li avevano inviati tanto che Speranza li aveva approvati il 29 maggio con una circolare sui «Piani di riorganizzazione della Sanità». E da quel giorno? Nulla.

Solo il 2 ottobre scorso abbiamo avuto la conferma della totale irresponsabilità dell’esecutivo Conte leggendo a firma del commissario straordinario Arcuri il bando pubblicato «in massima urgenza» e diviso in 21 lotti per ciascuna Regione e provincia autonoma «per l’affidamento di lavori, servizi di ingegneria ed architettura e altri servizi tecnici al fine dell’attuazione dei piani di riorganizzazione della rete ospedaliera nazionale». Capito? In pieno inizio della seconda ondata siamo ancora al giorno zero delle nuove terapie intensive: fino a metà mese gli operatori potranno chiedere chiarimenti e poi la gara procederà sì in urgenza e come sempre lasciando ogni decisione arbitrariamente ad Arcuri della cui santità siamo tutti certi (ma qualche regola ogni tanto…). Anche correndo il bando deve cercare progettisti e architetti che disegnino sia quelle terapie intensive che i percorsi di ingresso e uscita da quei luoghi necessari. Se il virus dovesse marciare esponenzialmente con la velocità mostrata in queste settimane, saremmo fritti e con il sistema sanitario nazionale per la seconda volta in tilt. Una irresponsabilità da processo di Norimberga, altro che baloccarsi con la propaganda sugli «oh» di ammirazione che all’estero avrebbero per la gestione della pandemia in Italia.

Per altro siccome Arcuri non si capisce bene cosa faccia dal mattino alla sera arrivando sempre con mesi di ritardo su qualsiasi missione gli si affidi, il 29 settembre ha pubblicato un altro bando che per lo meno doveva essere preparato a inizio estate per avere a disposizione test rapidi sul coronavirus necessari come il pane per non paralizzare la vita produttiva del paese (e fra l’altro anche la scuola). Solo adesso il commissario straordinario che dorme come un ghiro la maggiore parte dei suoi giorni di mandato si è infatti accorto che servono almeno 5 milioni di test rapidi «su tampone nasofaringeo o campione salivare», avvertendo le imprese della possibilità di numeri ben più alti «nel caso che, nel corso dell’emergenza epidemiologica in atto, si verifichi l’urgente necessità di somministrare ulteriori test rapidi».

Stessa irresponsabilità è stata mostrata – e qui c’entrano anche le Regioni- sull’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali. Per mesi si è detto che era fondamentale vaccinare tutti almeno per aiutare il sistema sanitario a distinguere fra sintomi di un virus e quelli dell’altro. Annunciata la partenza anticipata della campagna vaccinale al 15 settembre anche per questo motivo. Ma non è partita da nessuna parte e ora tutti hanno una sola certezza: vaccini per tutti non ci sono, e dopo avere protetto i soggetti a rischio lavoratori e studenti non potranno averlo perché in farmacia non ci sono dotazioni utili a soddisfare la domanda. Irresponsabili.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/10/06/news/governo-irresponsabili-covid-giuseppe-conte-domenico-arcuri-banchi-scuola-vaccini-terapie-intensive-ritardi-bandi-24799270/

Uno studio contro l’omoeresia nella Chiesa

 

Uno studio sull’omosessualità, molto serio e certo non fatto per attaccare la Chiesa Cattolica, è stato realizzato dal sacerdote polacco don Dariusz Oko.

Classe 1960, nato a Oświęcim, prete dal 1985, Padre Oko non è uno studioso improvvisato. Professore al Dipartimento di Filosofia dell’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, Oko per sedici anni è stato direttore spirituale degli studenti e dall’anno 1998 è direttore spirituale dei medici nella sua diocesi.

Attraverso un articolo pubblicato sul numero 63 della rivista polacca Fronda, studio poi ripreso dalla rivista teologica tedesca “Theologisches”, Don Dariusz Oko ha spiegato che nella Chiesa si è infiltrata pesantemente una potente lobby gay, che decide nomine e promozioni attraverso un meccanismo di ricatti e omertà.

Lasciamo spazio ad ampi stralci del lavoro del sacerdote polacco.

“Il dovere di prendere posizione sul problema dell’omosessualità clandestina nella Chiesa è legato al mio impegno nella critica filosofica dell’ideologia e della propaganda omosessuale (in breve omoideologia e omopropaganda), della quale mi occupo da tanti anni su richiesta e con l’incoraggiamento di molti cardinali e vescovi […]. Il problema dell’omoideologia e dell’omolobby non esiste soltanto all’esterno della Chiesa, ma è ben presente anche al suo all’interno, dove l’omoideologia diventa omoeresia. […] Per prima cosa bisogna denunciare una menzogna generalizzata da parte dei mass media che parlano continuamente della pedofilia del clero, mentre il più delle volte si tratta di efebofilia, cioè una degenerazione che non consiste nella attrazione sessuale da parte di maturi maschi omosessuali per i bambini, ma per ragazzi adolescenti in età puberale. È una tipica deviazione legata all’omosessualità. Le conoscenze principali su questo argomento derivano dal fatto che più dell’80% dei casi di abusi sessuali del clero scoperti negli Stati Uniti sono costituiti da efebofilia, e non da pedofilia. Questo fatto, accuratamente nascosto e taciuto, va invece evidenziato, perché rivela particolarmente bene l’ipocrisia dell’omolobby sia mondiale che ecclesiastica. […] Gli scandali per violenza sessuale, che hanno scosso la Chiesa a livello mondiale, nella stragrande maggioranza dei casi sono stati opera di sacerdoti omosessuali. […] Gli scandali hanno riguardato anche persone all’apice della gerarchia ecclesiastica, come per esempio in Polonia il caso dell’arcivescovo Juliusz Paetz, che nel 2002 è stato rimosso dalla diocesi di Poznań. Anche nella cattolicissima Irlanda, […] negli ultimi anni alcuni vescovi sono stati rimossi dalle loro cariche. Uno di loro è stato John Magee, vescovo della diocesi di Cloyne, sollevato dall’incarico nel 2010 per l’accusa di molestie sessuali e di aver messo a tacere reati di pedofilia e di efebofilia di 19 preti della sua diocesi. […] In passato sia Juliusz Paetz che John Magee avevano lavorato per un lungo periodo insieme in Vaticano, come stretti ed influenti collaboratori di tre papi consecutivi. La condotta di Rembert Weakland, un arcivescovo particolarmente “liberale” e “aperto”, che negli anni 1977-2002 ha diretto la diocesi di Milwaukee negli Stati Uniti, dimostra fino a che punto possono spingersi i combattenti preti gay in abito talare. Lui stesso ha ammesso di essere gay e di aver avuto rapporti sessuali continuativi con molti partner. Nel corso di tutti i 25 anni del suo ufficio, si è sempre opposto al papa ed alla Santa Sede in molte questioni, ed ha particolarmente criticato e respinto l’insegnamento del Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. Per di più ha appoggiato e protetto gli omosessuali attivi nella sua diocesi, aiutandoli a sottrarsi alla responsabilità per i reati di carattere sessuale ripetutamente da loro commessi. Alla fine del suo esercizio ha anche attuato una malversazione gigantesca, sottraendo circa mezzo milione di dollari dalla cassa della diocesi per mantenere il suo ex-partner. Invece Marcial Maciel Degollado, una volta uno dei più influenti uomini della Chiesa, fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo, si è rivelato un bisessuale, che compiva gravi delitti sessuali sia su seminaristi minorenni che su membri della sua congregazione, e perfino sul proprio figlio. Tutti e quattro per molto tempo sono rimasti impuniti, nonostante insistenti voci e ripetute accuse, pervenute a Roma nel corso di molti anni. […] Per la pedofilia omosessuale ed efebofilia sono stati rimossi dalle loro cariche, solo dopo molti anni, i vescovi: Patrick Ziemann di Santa Rosa in California (1999), Juan Carlos Maccarone di Santiago del Estero in Argentina (2005), Georg Müller di Trondheim in Norvegia (2009), Raymond John Lahey di Antigonish in Canada (2009), Roger Vangheluw di Bruges in Belgio (2010), John C. Favolara di Miami (2010) ed Anthony J. O’Connell di Palm Beach in Florida (2010). Molti altri vescovi hanno avuto lo stesso trattamento, a causa dell’occultamento e della messa a tacere dei loro delitti. Analogamente è capitato a molti sacerdoti, anche a quelli più influenti. […] La potenza di questa attività sotterranea viene comprovata non soltanto dal numero dei gravi abusi sessuali perpetrati, ma anche, e forse molto di più, dal fuorviante processo di selezione dei candidati alla carica di vescovo, dalla possibilità di fare una grande “carriera” nell’ambito della Chiesa anche da parte di chi abbia commesso abusi del genere, conducendo una doppia vita. Ne costituiscono la prova anche fatti come l’efficacia dell’occultamento e la messa a tacere di tali situazioni, il blocco spesso insormontabile di tutti i tentativi all’interno della Chiesa di difendere le vittime, di scoprire la verità e fare giustizia. Da quanto sopra si evince quanto sia difficile, a causa di difficoltà veramente “strane”, perseguire per le sue azioni, con sanzioni che sembrerebbero ovvie, un ecclesiastico omosessuale. È anche ogni successo in tale ambito risulta limitato, parziale e temporaneo. Di conseguenza, si verifica una situazione terribile: la salvaguardia degli omocolpevoli è più importante della sorte dei ragazzi e degli adolescenti, della sorte della Chiesa intera. Se questo fosse fatto in modo del tutto consapevole, sarebbe un alto tradimento della Chiesa, un tradimento compiuto dalla Chiesa nei confronti dei giovani! Testimonianza particolare di questa situazione è anche costituita dalla paura evidente, dall’imbarazzo, dal rifugiarsi nel silenzio, perfino dall’incapacità di attuare l’insegnamento elementare della Chiesa su questo argomento da parte dei sacerdoti, soprattutto in alcune diocesi e ordini religiosi. Di che cosa hanno paura costoro? Da dove deriva la paura che si legge negli occhi di interi gruppi di uomini adulti e maturi? Da dove provengono le nevrosi, le malattie di cuore e non, che affliggono quei preti che comunque cercano di opporsi a queste abiezioni, in difesa soprattutto dei bambini e degli adolescenti? Probabilmente hanno paura delle azioni di una lobby molto influente, che esercita il potere e che temono di potersi pericolosamente inimicare. Per riuscire a nascondere ed a far tollerare un Male del genere bisogna avere uomini nelle cariche importanti, bisogna formare non più soltanto una omolobby, ma una potente congrega, perfino una omomafia. […] Mons. Charles Scicluna […] ha parlato di quell’ambiente nello stesso modo, come se fosse una mafia. Si esprimeva così durante il simposio dedicato ai problemi degli abusi sessuali nella Chiesa “Verso la guarigione e il rinnovamento”, organizzato nel febbraio 2012 a Roma. […] Mons. Charles Scicluna, a nome di Benedetto XVI, ha condannato decisamente non soltanto gli artefici dei delitti, ma anche i superiori che coprivano le loro azioni. Inoltre ha chiesto di opporsi decisamente a questi comportamenti, di collaborare apertamente con la polizia e di agire seguendo la via della purificazione indicata dalla Santa Sede. Infatti, quanto più i criminali organizzati sono efficaci nella difesa dei propri interessi, tanto più sono efficienti nell’arrecare danni agli altri, nonché nella distruzione della credibilità della Chiesa. In tal modo un forte impulso di decristianizzazione esce direttamente dall’interno della Chiesa stessa. […] Ritengo che le parole del gesuita professore Józef Augustyn S.I. siano particolarmente significative. Egli si è così espresso: “Il problema esiste – a mio parere – non ‘in loro’, ma nella nostra reazione ‘a loro’. Come noi, sacerdoti semplici e superiori, reagiamo ai loro comportamenti? Permettiamo di spaventarci, ci ritiriamo, incitiamo a tacere, facciamo finta che il problema non esista? Ovvero al contrario: affrontiamo il problema, ne parliamo apertamente, li priviamo della loro influenza, li rimuoviamo dalle cariche? Costoro non dovrebbero lavorare in seminario né occupare nessuna carica importante. Se la lobby degli omosessuali esiste e riesce a dire qualcosa in qualsiasi struttura ecclesiastica, è perché noi ci ritiriamo, le cediamo il passo, fingiamo ecc. […] La Santa Sede […] ha dato un segno evidente su come risolvere questo tipo di problemi. Il nascondere comportamenti di persone disoneste, comportamenti che prima o poi comunque vengono a galla, distrugge l’autorità della Chiesa. I fedeli si chiedono spontaneamente come sia possibile che la comunità ecclesiastica mantenga una sua credibilità se tollera situazioni del genere. Se accettiamo a priori che lobbisti fra i preti omosessuali non ci siano stati, non ci sono e non ci saranno mai, è proprio allora che appoggiamo quel fenomeno. La lobby dei sacerdoti omosessuali diventa così impunita e costituisce un grave pericolo” […]. 

Per un seminarista, con tendenze o con orientamento omosessuale profondamente radicato, è molto più difficile diventare un buon prete. Da una parte il sacerdozio può attirarlo, gli può sembrare un biotipo ideale, dato che in tal modo può vivere in un ambiente esclusivamente maschile, da cui è tanto attratto, e non deve giustificarsi per l’assenza delle donne nella sua vita. Al contrario, la rinuncia al valore supremo del matrimonio (per il quale peraltro lui non si sente portato) viene considerata un sacrificio grandissimo per il Regno dei Cieli. La situazione sembra essere del tutto confortevole. Perciò, se non gli vengono poste delle barriere tali casi possono essere, in percentuale, numerosi […] L’omosessualità è una ferita della personalità che pregiudica molte sue funzioni. Essa fra l’altro condiziona le relazioni nei confronti sia dei maschi che delle femmine e dei bambini; crea un’abitudine costante alla finzione, per nascondere un aspetto importante della propria vita, che impedisce relazioni sincere, profonde ed oneste dal punto di vista emozionale con colleghi ed educatori. Inoltre, rende più difficile un’appropriata comprensione e rispetto della femminilità e del matrimonio, come mistero dell’amore fra l’uomo e la donna. Per di più, se un omosessuale ha nei confronti dei maschi gli stessi desideri che un uomo sessualmente sano nutre nei confronti delle donne, tali desideri saranno in lui continuamente risvegliati dalla presenza costante e vicina degli oggetti del suo interesse morboso. Egli si viene a trovare in una situazione analoga a quella in cui si troverebbe un uomo normale, che per alcuni anni (oppure anche per tutta la vita) ogni giorno dovesse vivere con molte donne attraenti sotto lo stesso tetto, nelle stesse camere da letto e negli stessi bagni. La probabilità di perseverare nella castità diminuirebbe sensibilmente. […] I nostri fratelli omosessuali, [… se] non saranno in grado di dominare le loro tendenze, e riusciranno a superare tutti i controlli all’interno del seminario, dovranno affrontare i loro veri problemi durante la vita sacerdotale oppure quella nell’ordine religioso. Lì non li ostacolerà più la presenza né il controllo dei superiori, visto che la libertà è molto più grande. Se cedono alla tentazione ed imboccano la via dell’omosessualità durevole ed attiva, allora la loro situazione diventa tragica. Da una parte ogni giorno amministrano i sacramenti, celebrano la Santa Messa, hanno a che fare con le cose più sacre, e dall’altra fanno continuamente qualcosa di opposto, di particolarmente indegno. In tal modo “si immunizzano” contro tutto quello che è superiore e santo, e la loro vita morale si atrofizza e scivola verso la caduta. E se muore dentro di loro tutto quello che è superiore, tanto più spazio si crea per quello che è inferiore, e con esso il desiderio delle cose materiali, sensuali: sesso, soldi, potere, carriera, lusso. È difficile aiutarli, perché che cosa potrebbe salvare costoro quando hanno fallito i più importanti mezzi della formazione, della fede e della grazia? Comunque sanno molto bene di rischiare lo smascheramento e il discredito, e perciò si supportano a vicenda. Formano dei gruppi informali, delle combriccole, e perfino una specie di mafia, cercando di dominare soprattutto i luoghi dove albergano potere e denaro. Una volta raggiunta una carica decisionale, cercano di appoggiare e di promuovere prima di tutto le persone dalla natura simile alla loro oppure almeno quelle di cui sono certi che non si opporranno mai per il loro debole carattere. In tal modo può avvenire che la Chiesa si trovi ad avere in posizioni direttive persone profondamente corrotte, persone molto lontane dal livello spirituale degno di una carica importante, persone false e particolarmente esposte ai ricatti degli avversari del cristianesimo. Le persone che non “parlano dal cuore”, tengono celato questo loro modo di essere, perché sanno che dovrebbero vergognarsi. Ripetono invece frasi apprese e copiano testi di altri. Spesso si avverte intorno a loro una percepibile atmosfera di falsità e di torpore morale. Fariseismo nella forma  più pura. […] Benché alcuni di loro siano soltanto omosessuali passivi, di solito cercano di difendere e di promuovere anche quelli attivi, sono molto solidali nei loro confronti, pronti a mentire insieme a loro. In tal modo pongono il proprio benessere al di sopra del bene della comunità, secondo il motto: “Che la Chiesa sia perfino tanto screditata, tanto derisa, purché io ed i ‘miei’ stiamo bene fino alla fine della vita, che non ci manchi niente”. Omertà nella sua forma più pura. In tal modo costoro possono però dominare in molti campi della gerarchia ecclesiastica, diventare “gruppi detentori di potere”, acquisendo di fatto un influsso enorme sulle nomine importanti e su tutta la vita della Chiesa. Molte volte risultano essere più forti perfino di vescovi onesti e diligenti. […] Ed è da qui che nascono le più gravi difficoltà per gli altri sacerdoti. Può accadere che vengano accolti in seminario giovani che sono già partner di quegli omopreti. Quando il rettore oppure un altro superiore cercano di allontanarli, succede che alla fine dei conti sono loro stessi ad essere rimossi, e non gli omoseminaristi. Altre volte, quando un vicario tenta di difendere i giovani dalle molestie sessuali di un parroco è proprio lui, e non il parroco, ad essere richiamato all’ordine, vessato ed infine trasferito. Per aver svolto con coraggio il proprio dovere costui si ritrova a vivere esperienze dolorose. Succede che, con un’azione organizzata, egli venga ricattato, umiliato e diffamato sia nell’ambiente parrocchiale che sacerdotale. Inoltre, quando un prete o un frate subiscono loro stessi delle molestie sessuali da altri colleghi e superiori e cercano di chiedere aiuto e difesa ai livelli più alti, può accadere che incontrino un omosessuale ancora più importante. In tal modo i membri di un’omocombriccola possono raggiungere cariche ed esercitare influenze così rilevanti da acquisire una sensazione di potere straordinario e di assoluta impunibilità. La loro vita diventa molte volte una caricatura diabolica del sacerdozio così come le omorelazioni sono le caricature del matrimonio. Come è noto, anche dai mass-media, costoro iniziano a comportarsi come drogati dell’omosesso, diventano sempre più dissoluti, ed arrivano talvolta a commettere anche atti di violenza. Iniziano a compiere molestie perfino sui minori costringendoli a fare sesso. Allora hanno luogo gli atti più gravi, come omicidi e suicidi. […] Alla situazione specifica si addicono le parole di don Augustyn: “La Chiesa non genera l’omosessualità, ma è una vittima delle persone disoneste con tendenze omosessuali, che sfruttano le strutture ecclesiastiche per realizzare i propri istinti più bassi. I preti omosessuali praticanti sono maestri nel camuffarsi. A volte li smaschera un caso. […] Un vero pericolo per la Chiesa è costituito da […] cinici preti omosessuali, che sfruttano le loro cariche a favore di loro stessi, e lo fanno a volte in modo del tutto astuto. Questi fatti costituiscono una grande sofferenza per la Chiesa, per la comunione sacerdotale, per i superiori. Il problema è molto spinoso”. […] La comunità omosessuale della Chiesa […] ha bisogno anche di strumenti intellettuali, di giustificazioni e perciò l’omoideologia assume, nei suoi ragionamenti, discorsi e scritti, la forma di omoeresia. La ribellione più aperta contro il papa e contro la Chiesa è diretta da alcuni gesuiti statunitensi che si oppongono apertamente e dichiarano che, in contrasto con i principi sopracitati, accetteranno ugualmente seminaristi con tendenze omosessuali, invitandoli perfino di proposito. Hanno in questo una lunga tradizione poiché da anni costituiscono un baluardo della omoideologia e della omoeresia. Fanno proprie molte opinioni di un teologo morale eretico ed ex-prete Charles Curran. Sono anche grandemente influenzati dal loro ex-fratello padre John McNeill S.I., che ha fondato il movimento pro-omosessuale Dignity ed ha pubblicato [… un libro] in cui respinge apertamente l’insegnamento della Chiesa ed accoglie come propria l’omoideologia. Questo libro ha ottenuto l’imprimatur […] nonostante i divieti del Vaticano, è stato ristampato più volte. Il libro è pertanto diventato una specie di bibbia omosessuale per molti gesuiti americani. McNeill assume per costoro un’importanza forse superiore a quella di Gesù o di San Paolo, sicuramente più di quella del papa. Le riviste “Theological Studies” ed “America”, da loro pubblicate, sostengono e  diffondono sempre idee pro-omosessuali. Di conseguenza, si stima che i preti omosessuali abbiano già raggiunto in America il più alto grado al mondo di diffusione […] Mentre i gay si sentono sempre più a loro agio, gli altri sacerdoti, in quest’ambiente specifico, si sentono sempre più in difficoltà. Si può dire che il quarto voto di obbedienza al papa è stato cambiato da costoro in quarto voto di arcidisubbedienza. Questo stato di cose non ci dovrebbe né meravigliare né impressionare particolarmente, visto che anche gli ecclesiastici sono soggetti agli influssi della propria epoca, anche a quelli peggiori. Se sono troppo deboli intellettualmente oppure moralmente, allora non soltanto sono soggetti, ma addirittura cedono ad essi. Tutto ciò è una delle cause principali della nascita delle eresie nella Chiesa […] Ed ora che dagli uomini di sinistra viene promossa l’omoideologia, allora anche nella Chiesa sono certamente presenti  sacerdoti omideologi, ed a volte perfino omoeretici. Don Jacek Prusak S.I. è il loro rappresentante più conosciuto in Polonia, istruito appunto dai gesuiti americani. Sono […] anni che viene considerato il portavoce dell’omolobby della Chiesa e che lotta per gli interessi di quella lobby. Il lessico e gli argomenti di don Jacek Prusak sembrano essere spesso presi, parola per parola, dai manuali di omoideologia, […] il loro scopo principale è sempre lo stesso: fare un’apologia, la più grande possibile, dell’omosessualità in generale, e soprattutto del sacerdozio omosessuale, indipendentemente da quante manipolazioni siano necessarie per raggiungere questo obiettivo. Quando un ecclesiastico o un laico parlano in pubblico della posizione della Chiesa sull’omosessualità, quando la difendono e la sostengono, quando invitano a mantenerla, devono aspettarsi un attacco immediato e brutale di don Jacek Prusak, un attacco ripetuto anche su giornali particolarmente anticristiani. [… Egli] continua la tradizione di preti che esprimono idee contrarie all’insegnamento della Chiesa e proprio per questo vengono portati avanti dai mass media anticristiani di sinistra. Ne sono esempi don Michał Czajkowski, l’ex gesuita Stanisław Obirek e l’ex domenicano Tadeusz Bartoś. […] Qui è in gioco l’esistenza stessa della Chiesa. Tale ideologia e tali manipolazioni vanno soffocate sul nascere, dato che l’aumento di sacerdoti come don Prusak potrebbe creare seri problemi di sopravvivenza alla Chiesa stessa. Si potrebbe arrivare addirittura all’autodistruzione della Chiesa, il che è già successo in molti posti dell’Ovest. La Chiesa che contraddice se stessa, che rinnega i proprio insegnamento, non è utile a nessuno, muore, come la Chiesa in Olanda. […] Una teologia sbagliata è un pericolo mortale. Un teologo non competente può ridurre la fede, la teologia e la filosofia alla psicologia. Può insomma introdurre un’infezione nell’organismo della Chiesa, un “virus” contenente le idee malate dell’avversario, può contagiare se stesso ed il prossimo con malattie di altri. È quello che si è verificato nel caso di Eugen Drewermann, un ex prete tedesco, che ha iniziato a lavorare come professore di teologia dogmatica a Paderborn, e, poi, riducendo la teologia alla psicologia è finito con l’abbracciare le idee della New Age e del buddismo. Zygmunt Freud e Karol Jung sono diventati per lui più importanti di Gesù e San Paolo. […] Se tali teorie si diffondono, possono diventare distruttive per tutta la Chiesa, come in Olanda. È proprio là, fra l’altro, che la teologia malata di Edward Schillebeecks ha contribuito alla disgregazione e quasi alla morte della Chiesa, in precedenza molto viva. Infatti nell’arco di dieci anni, o poco più, quella Chiesa ha quasi cessato di esistere, quasi fosse stata minata alle fondamenta. Bisogna difendersi con determinazione contro questa “teologia olandese”. Qui si tratta dell’essere o non essere della Chiesa. Se agli omosessuali si permettesse di agire liberamente, si avrebbe, come conseguenza, la potenziale distruzione in breve tempo di diocesi e conventi interi, come avviene negli Stati Uniti, dove la vocazione al sacerdozio sempre più spesso viene chiamata gayprofession (soprattutto in riferimento ai gesuiti locali), oppure come in Irlanda dove gli uomini hanno paura di entrare in quei seminari vuoti temendo di essere subito accusati di qualche disturbo. La situazione è simile a quella che ebbe luogo agli inizi della Riforma protestante, quando paesi e nazioni intere si staccarono dalla Chiesa cattolica. Principali cause di quell’allontanamento sono state la grande decadenza morale e la dissolutezza nella quale vivevano alcuni ecclesiastici, papa Alessandro VI incluso. Così come il Concilio di Trento cercò di salvare la Chiesa tramite la sua conversione e l’aumento della disciplina, così [… il papa emerito] Benedetto XVI [… ha cercato] di salvarla tentando, per esempio, di ridurre al massimo l’influenza dell’omolobby ecclesiastica. Da ciò si evince il suo genio profetico e quello scientifico, qualificandolo come uno dei più grandi teologi del nostro tempo, capace quindi di sostenere una lotta spirituale. […] Proprio a causa di questa sua  puntuale risolutezza è così tanto respinto, e perfino odiato, da alcuni uomini della Chiesa, soprattutto dai membri dell’omolobby […]. Tarcisio Bertone, cardinale e [… già] Segretario di Stato Vaticano [… aveva insegnato che] “numerosi psichiatri e psicologi hanno dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia”. Inoltre, sottolineava che: “l’80 % dei pedofili condannati negli USA sono omosessuali. Anche tra i preti condannati per pedofilia gli omosessuali costituiscono il 90 %”. Questi dati dimostrano “che la Chiesa ha avuto più problemi con gli omosessuali che con i pedofili”. […] È importante capire perché la Chiesa per molto tempo non è riuscita a contrastare e superare il problema dell’omolobby. Non è dovuto soltanto alle influenze dell’omolobby stessa, come nel caso in cui le accuse nei confronti di un omosessuale in abito talare finivano sulla scrivania di un altro, e da lì nel cestino oppure, ancora peggio, tornavano nelle mani dello stesso accusato, affinché egli potesse vendicarsi quanto voleva sui suoi accusatori. Si è pertanto creata una qual forma di perversa solidarietà di gruppo, secondo il principio “difendiamo il nostro” anche se gravemente colpevole, solo perché è “il nostro”. Un’altra ragione è stata l’inconsapevolezza della gravità del problema. Per un prete normale il fatto che il male così grande possa essere così vicino a lui è qualcosa di inimmaginabile. Per di più, sacerdoti coscienziosi e diligenti sono di solito così carichi di lavoro da non aver spesso più le forze per occuparsi anche di questo problema. Del resto chi vorrebbe, senza una necessità, occuparsi di un tal genere di scelleratezze? Per questo motivo spesso, finché non scoppia veramente un grande scandalo, ci si comporta secondo il principio: “a piccoli passi, ma va avanti”. Infine, abbiamo a che fare con un’attività criminale, ma la Chiesa non è la polizia, non ha mezzi per affrontare con successo la criminalità organizzata. […] E gli atti di pedofilia e di efebofilia sono i  reati più gravi che si possano commettere sul corpo, sulla psiche e sull’anima di ragazzi ed adolescenti. Come gravemente devono essere malati i sacerdoti che ripetutamente commettono queste turpitudini per un attimo di piacere! Rovinano la vita al prossimo. […]. Simili atti di violenza sessuale sono, per un ragazzo normale, qualcosa di più orribile, una ferita enorme, un “omicidio” della sua anima. Spesso la vittima di un efebofilo non riesce a superare il trauma per tutta la vita, perde la fiducia negli altri, la stima di se stesso e perde il rispetto per le norme morali. Ma se questa depravazione viene commessa da un sacerdote, allora l’impatto è molto più doloroso, visto che proviene dalla persona che propugnava idee sublimi, verso cui la vittima nutriva una grande fiducia, e dalla quale aveva diritto di aspettarsi quanto di più nobile e virtuoso. Poi i ragazzi feriti dicono: “non metterò mai più piede in chiesa”, “tutti i preti sono mascalzoni”. Spesso perdono del tutto la fede oppure entrano nelle sette ed effettivamente a volte non ritornano mai più nella Chiesa. Eppure questi giovani sono stati i più vicini al sacerdote, provenivano spesso da famiglie credenti, erano chierichetti, lettori, partecipavano a campi, pellegrinaggi, ritiri spirituali: erano il vero tesoro ed il futuro della Chiesa. E così il lavoro prezioso, scrupoloso di tanti genitori, suore, catechisti, preti, vescovi viene rovinato dal comportamento spregevole di pochi uomini ignobili. In questa situazione può essere di grande aiuto ai ragazzi feriti la difesa sostenuta proprio da un altro prete. Tale appoggio può restituire loro la fiducia nella Chiesa, quando un altro sacerdote difenderà un ragazzo dal suo collega deviato e lo accompagnerà lui stesso alla polizia. E proprio in ciò consiste la fedeltà all’uomo ed a Cristo. È indispensabile interrompere sul nascere, senza indugio e ad ogni costo questi atti di pedofilia e di efebofilia. Non si può esitare, indipendentemente da quanto rischieremmo, chi ci inimicheremmo, che cosa potremmo perdere. Così come il padre ha il dovere difendere suo figlio anche a costo della propria vita, anche il  prete ha questo dovere, di difendere questi ragazzi, che sono figli di Dio. In Polonia la situazione e più pericolosa in quanto i gay e gli efebofili in abito talare più anziani possono avere legami con gli ex-dipendenti dei servizi segreti […] Tra questi preti gay venivano scelti molti collaboratori segreti, in quanto erano facilmente ricattabili. […] Se la loro indegnità venisse a galla, allora gli ufficiali dei servizi segreti soprannominati non avrebbero più mezzi per terrorizzarli, e di conseguenza la fonte del loro guadagno regolare si prosciugherebbe. Di conseguenza un sacerdote onesto che in difesa dei giovani si opporrà ad un pedofilo o efebofilo influente, può vivere una vera tortura. Può pertanto succedere che all’improvviso avrà contro di se non soltanto l’omomafia ecclesiastica di tutta la zona, ma anche le vecchie strutture di [… spionaggio]. […] Nei confronti dell’omomafia la Chiesa dovrebbe comportarsi in modo molto professionale, come un pubblico ministero oppure un ufficiale sul campo di battaglia. Occorre rendersi conto del fatto che la controparte si è spesso così degradata interiormente nel corso di molti decenni di vita nel peccato e nell’ipocrisia, da essere caduta al livello dei comuni criminali, e che in difesa dei propri interessi è pronta a commettere, con parole e fatti, le azioni peggiori. Bisogna essere preparati, e perfino non stupirsi, se saremo insultati pesantemente, se saremo accusati delle cose peggiori. […] Se qualcuno da decenni compie atti ignobili, allora è pronto a commettere azioni ugualmente spregevoli allo scopo di celare le proprie colpe e sfuggire alle responsabilità. È più facile mentire dicendo di non aver commesso nessun reato che percuotere o uccidere qualcuno. Occorre pertanto creare un vasto gruppo di uomini di buona volontà che ci difenderanno e che appoggeranno le nostre azioni. Dovrebbero appartenervi sacerdoti possibilmente di alto rango, esperti nei vari campi, archivisti, giuristi, poliziotti, giornalisti ed un nutrito gruppo di persone credenti, con l’obiettivo di scambiarsi informazioni, documenti e prove. Per bilanciare la potenza di una omolobby occorre una rete estesa di persone oneste. Internet è, per esempio, un potente mezzo di comunicazione che permette di creare una comunità mondiale di uomini interessati al destino della Chiesa e decisi ad opporsi all’omoideologia ed all’omoeresia. Quanto più sappiamo, tanto più possiamo. […] Tutti gli interventi vanno intrapresi con un grandissimo rispetto e amore per ogni essere umano, anche per gli autori di questi reati. L’essenza del cristianesimo è costituita dalla volontà di salvare possibilmente ogni essere umano, in quanto per i peggiori delinquenti ci può essere il rischio oltre che della perdita della vita terrena anche di quella eterna. E perciò costoro hanno particolarmente bisogno di maggiori attenzioni e di preghiera. Abele deve cercare di salvare non solo se stesso, ma anche tutti gli altri, Caino compreso. […]  Nella nostra lotta per la Chiesa di Gesù Cristo non dobbiamo lasciarsi ingannare da argomenti del tipo: “la Chiesa è madre, e della madre non si parla male”. Così dicono spesso coloro che questa madre l’hanno ferita di più, le hanno provocato una grave malattia, ed adesso non vogliono curarla. Se la Chiesa, la più buona delle madri, è malata, per farla guarire, bisogna disporre delle medicine più efficaci e delle diagnosi migliori, le più precise. Occorre quindi sapere quale sia la malattia e parlarne. […] Affinché la lotta contro il male sia efficace abbiamo bisogno di conoscere il problema. […] Sì, nella Chiesa cattolica esiste (così come in molti altri posti) l’omosessualità clandestina, che a seconda del grado di impegno dei suoi membri, delle loro parole ed azioni, si può descrivere con le definizioni: omoeresia, omolobby, omocongrega e perfino omomafia. Gli ambienti ecclesiastici di questo tipo si oppongono decisamente alla verità, alla moralità ed all’Epifania, collaborano con gli avversari della Chiesa, provocano la rivolta contro il Pietro dei nostri tempi, la Santa Sede e tutta la Chiesa. Benché i membri di questa lobby nella Chiesa costituiscano un piccolo gruppo, ricoprono spesso cariche importanti (alle quali aspirano intensamente), formano una rete stretta di connessioni, si appoggiano a vicenda ed è per questo che sono pericolosi. Sono pericolosi soprattutto per i giovani, sui quali incombono con la violenza sessuale. Sono pericolosi per loro stessi […]. Sono pericolosi per i laici e per gli ecclesiastici onesti che a loro si oppongono. Ed infine sono pericolosi per la Chiesa intera, perché quando le loro indegnità vengono a galla, quando diventano un argomento per i media, fanno sì che la fede di milioni di uomini si indebolisca, muoia perfino. Molti allora dicono: “in una Chiesa del genere non voglio stare né io né i miei figli e nipoti”. In tale modo uomini corrotti e malfattori omosessuali diventano per milioni di fedeli un grande esempio di depravazione, un ostacolo enorme sulla via della fede, della salvezza, di Cristo. E tutto questo per pochi decenni di vita soddisfacente nel peccato! Può esserci una colpa maggiore? Eppure la Chiesa è stata creata come una bellissima, perfetta comunità di amore e di bene per coloro che si vogliono salvare, che vivono nell’amicizia con il loro Signore e con se stessi. Non possiamo permettere di distruggere il nostro tesoro più grande. Siamo fiduciosi e tranquilli. La gente sana ed onesta costituisce la stragrande maggioranza. Bisogna soltanto informarla in modo adeguato, mobilitarla ed unirla nell’azione. Ogni verità, anche quella più difficile, dovrebbe portarci alla creazione del bene, alla lotta per la prosperità dell’uomo e della Chiesa. Nonostante tutti i suoi peccati e debolezze è proprio la Chiesa la miglior opportunità che abbiamo. Anche perché il male, anche quello omosessuale, è molto più presente al di fuori della Chiesa, nelle altre collettività. […] In questa Chiesa, composta da oltre un miliardo di membri, solo poche migliaia di persone compiono atti indegni, mentre centinaia di milioni di cattolici e di cattoliche sono onesti e pii. […] Dire “abbandono la Chiesa, perché dentro di essa c’è troppo male ed è troppo affetta dal peccato”, è come dire “io sono troppo buono per essa”, “io sono un uomo migliore, più bravo di Madre Teresa, della Vergine Maria o dello stesso Gesù Cristo”, mentre per questi ultimi la Chiesa è, nonostante tutto, abbastanza buona per rimanere in essa, per amarla e difenderla. Perché questa Chiesa appunto ha il più di Dio, quindi nello stesso tempo ha il più del vero, del bene e del bello. E, proprio rimanendo e crescendo all’interno della Chiesa si possono raggiungere le vette più alte del cristianesimo e dell’umanità […].

Fin qui don Dariusz Oko.

L’omoeresia, purtroppo, è pienamente in atto, è una versione ecclesiastica dell’omosessualismo e consiste, ai nostri giorni, in un rifiuto aperto del Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. I sostenitori dell’omoeresia non accettano sentire dire che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità e, mettendo in dubbio la stessa Sacra Scrittura, non vogliono assolutamente considerate gli atti omosessuali come contrari alla legge naturale. I difensori dell’omoeresia, inoltre, contrariamente a quanto affermato dai documenti della Chiesa, sono a favore del sacerdozio per i gay.

 

Leonardo Motta

Ddl Zan, Baldassarre (Lega): “Sinistre spingono per una legge inutile e deleteria”

Il commento dell’europarlamentare della Lega, Simona Baldassarre. Il 20 ottobre ritorno discussione alla Camera

Sul DDL Zan commenta così l’europarlamentare della Lega, Simona Baldassarre: “PD e 5 Stelle litigano su tutto: Mes, Sicurezza  e poltrone. Ma su una cosa vanno d’accordo: il DDL Zan. Le sinistre non la smettono con la loro crociata ideologica, e continuano a spingere per una proposta di legge inutile e deleteria”.

È prevista per il 20 ottobre la ripresa della discussione alla Camera. Tanti, dalla CEI alle femministe, stanno ripetendo che le idee non possono essere mai processate. “Le vere necessità dei cittadini sono altre”, continua l’europarlamentare.

E conclude: “Faccio, ancora una volta, un appello ai cattolici e ai liberali che siedono in Parlamento perché si facciano avanti e dicano ‘NO’ a chi pretende di imporre agli italiani cosa dire, cosa pensare e in cosa credere”.

Da

https://www.google.com/url?q=https://vocecontrocorrente.it/ddl-zan-baldassare-lega-sinistre-spingono-per-una-legge-inutile-e-deleteria/&source=gmail&ust=1601754122202000&usg=AFQjCNHF39hgq1rQPD1zgbY-tgLaErH9GQ

“Marionetta della sinistra radicale”, “Clown”. Trump-Biden, 90 minuti di insulti in tv

 

Cleveland, 30 set – “Tutti sanno che sei un bugiardo e un clown. Sei il cagnolino di Putin. Sei stato il peggiore presidente della storia”. “Sei una marionetta in mano alla sinistra radicale. Non c’è niente di intelligente in te, Joe”. Ieri il presidente Usa Donald Trump, 74 anni, e il rivale democratico Joe Biden, 77 anni, si sono insultati per oltre novanta minuti in quello che è considerato “il peggior dibattito presidenziale in tv della storia”.

Un duello senza esclusione di colpi

Ieri sera alla Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio, nel Midwest, uno degli stati in bilico, è andato in scena il primo dei tre dibattiti televisivi per le presidenziali del 3 novembre. Il moderatore Chris Wallace di Fox News ha avuto grosse difficoltà a condurre il dibattito interrotto continuamente, all’insegna delle offese reciproche. Dal canto suo Trump si è vantato dei primati della sua presidenza, dell’economia e della gestione del Covid-19, che senza di lui, ha detto, avrebbe fatto ancora più morti. “Se non avessi chiuso i confini alla peste cinese adesso avremmo due milioni di morti“. Pesante la replica di Biden: ”Sei il presidente che ha lavorato di meno. La gente moriva e tu andavi sui campi da golf. Non sei riuscito a fare un piano contro il coronavirus“. Il risultato per il rivale dem sono i 7 milioni di malati e gli oltre 200 mila morti e milioni di persone che hanno perso il lavoro: “Una volta a proposito della pandemia Trump ha detto ‘è quello che è’”, ricorda Biden. E poi la bordata: ”Il coronavirus è quello che è perché tu sei quello che sei”.

Trump più a suo agio davanti alle telecamere

Tuttavia, nel complesso il presidente Usa è apparso più a suo agio davanti alle telecamere. Biden, sebbene sia un politico ultra navigato, è stato continuamente sovrastato dal tycoon ed è apparso palesemente più debole nei toni e nella comunicazione. “Se non volete ascoltare bugie per altri quattro anni. Andate a votare”, si è limitato a dire, nell’appello agli elettori. I 90 minuti del duello tv (poi sforati) sono stati suddivisi in 6 segmenti di 15 minuti monotematici: la nomina alla Corte suprema, l’emergenza sanitaria del coronavirus, la crisi economica generata dalla pandemia, le proteste razziali e le violenze nelle città, le tasse e le carriere politiche dei candidati, la regolarità delle elezioni del 3 novembre. Nelle intenzioni del conduttore, ai due candidati erano concessi due minuti di tempo a testa per rispondere alla domanda del moderatore con i successivi dieci per il dibattito. Invece è stato il caos più totale, con poche argomentazioni e continui litigi sui 6 temi scelti. I commentatori bollano il dibattito come uno spettacolo poco degno per le presidenziali che peraltro non è mai decollato sul piano dei contenuti. “Un dibattito davvero terribile“, lo boccia la Cnn. Continua a leggere

Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

Le dichiarazioni del ministro della Salute in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato.

«Penso che di una coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale ci sia profondamente bisogno, per superare limiti e difficoltà della sanità italiana, che ha comunque superato in maniera positiva l’emergenza covid». Così ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza, in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, a proposito delle risorse del Recovery fund.

«La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che vanno affrontati. Questo è il momento opportuno per mettere mano a queste criticità», ha proseguito il ministro, parlando non di un piano per l’emergenza ma di un vero e proprio progetto di riforma e investimenti per la sanità per il prossimo decennio.

Il ministro Speranza ha posto l’accento sulla necessità di un ampio coinvolgimento non solo di Parlamento e Regioni, ma anche di chi opera e lavora nel settore, con gli ordini professionali, i sindacati, le imprese e le rappresentanze. L’auspicio è quello di coinvolgere tutti i mondi che operano nel settore della salute.

1000 miliardi di investimenti delle aziende farmaceutiche

Le indicazioni della cabina di regia  – ha sottolineato Speranza – mostrano già «la volontà delle istituzioni del Paese di investire in modo prioritario sulla salute». Al di là dell’emergenza, dunque, l’obiettivo è quello di attrarre una parte degli investimenti delle aziende farmaceutiche a livello mondiale: «Nei prossimi anni ci sarà qualcosa intorno ai 1000 miliardi di investimenti privati delle aziende farmaceutiche sulla ricerca e sullo sviluppo. E allora, credo che un Paese come il nostro, per le potenzialità che ha, deve porsi il tema di essere attrattivo. E questo lo possiamo fare con una serie di strumenti che stiamo provando ad individuare».

Green e tecnologia

Le Linee guida generali del Recovery Fund – ha sottolineato Speranza –  segnalano l’importanza della politica green e «la ricostruzione della rete italiana si può fare anche in una logica green. Una svolta che deve seguire anche l’attenzione nei confronti di una politica della salute unica uomo-ambiente».

Inoltre, ha precisato il ministro, grande attenzione sarà rivolta alla telemedicina e alla teleassistenza per garantire assistenza ai pazienti fragili e a chi risiede in zone disagiate, quali ad esempio le aree montane o quelle interne:  «In un mondo che cambia velocemente, nell’era dei big data, dell’intelligenza artificiale è un imperativo pubblico ripensare alla sanità pubblica alla luce di questi straordinari cambiamenti. Tutti i progetti che presenteremo saranno caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica e digitale per curare meglio i pazienti in presenza o a distanza».

Assistenza domiciliare

Infine, la proposta di un piano integrato di rilancio per la sanità che parte dal territorio e che valorizza la casa come primo luogo di cura. «Vorrei che la casa diventasse il primo luogo per l’assistenza domiciliare agli anziani», ha detto il ministro che ha aggiunto: « Dobbiamo seguire questa idea di fondo: negli ospedali le situazioni gravi e la cura e l’assistenza domiciliare sul territorio con una sanità circolare e con strutture ospedaliere che ruotano attorno al paziente.»

Fulcro importante della riforma, dunque,  è quello di superare le diseguaglianze, dal momento che il diritto alla salute dovrebbe essere garantito al di là d’ogni condizione di reddito sociale, territoriale e anagrafica.

Da

Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

“Fidati dei professionisti dell’informazione”: ma quali?

Roma, 26 set – “Fidati dei professionisti dell’informazione” è una frase che abbiamo sentito più volte durante il lockdown imposto dall’esecutivo giallofucsia. Tuttavia, proprio da questa frase si ricava la ratio di come in questo momento storico, dal punto di vista dell’attualità politica, ci fa capire come l’informazione mainstream sia strumentalizzata e spesso asservita

Libertà d’informazione?

Se la libertà d’informazione è un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione, allora perché dovremmo affidarci a determinati canali invece che ad altri? Chi sono loro (i “professionisti dell’informazione”, per l’appunto) per decidere quali sono “fake news” e quali no, calcolando tutte le incongruenze emerse fra conflitti d’interesse a livello politico-sanitario e affermazioni provenienti dalla stessa Oms che si sono rivelate del tutto inesatte per quanto perviene il Coronavirus?

Nel 2003 è stata adottata la Dichiarazione dei principi dell’informazione dal World Summit on the Information Society che sostiene la democraticità, l’universalità, le libertà fondamentali anche in materia d’informazione: “Noi riaffermiamo, come fondamento essenziale della società dell’informazione, e come sottolineato nell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che ognuno ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; che questo diritto include la libertà di avere opinioni senza interferenze e di chiedere, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso qualsiasi media e indipendentemente da qualsiasi frontiera. La comunicazione è un processo sociale fondamentale, un bisogno umano primario e il fondamento di tutte le organizzazioni sociali. È centrale nella società dell’informazione. Ognuno dovrebbe avere, ovunque, l’opportunità di partecipare e nessuno dovrebbe essere escluso dai benefici che la società dell’informazione offre”.

Andare contro il mainstream non è “complottismo”

Ancora prima, nel 1999, nacquero i primi gruppi digitali per l’attivismo d’informazione web, considerando il principio di libertà d’espressione anche nel contesto di internet e delle piattaforme in rete. Ma effettivamente coloro che vengono definiti dai media mainstream come “complottisti” poiché osano mettere in dubbio le verità (parziali, invero) esposte da Casalino, Conte e sodali stanno avendo una clamorosa rivincita, in quanto dimostrano la validità dei postulati dei teorici del mediattivismo a partire dagli anni ’70. Proprio in quegli anni era diffusa l’idea che i governi degli Stati nazionali fossero asserviti a cerchie ristrette di tecnocrati, i quali volevano che l’informazione fosse alterata per poter far in modo di manipolare le masse e renderle plagiabili in nome degli ordini filtrati del sistema. I mediattivisti erano spesso accusati di “complottismo” nonostante non vedessero terre piatte o chissà quali altre amenità, ma semplicemente differivano dalle tesi del mainstream di allora.

L’attuale controinformazione rappresenta la modalità più pratica sulla rete della contestazione “no global”, opposta al sistema finanziario ordoliberista. Ricordiamo che i primi giornali di “controinformazione” durante gli anni ’70 furono testate della sinistra radicale e marxista-leninista, mentre su internet fu il controverso garante del M5S Beppe Grillo con il suo blog a denunciare l’informazione mainstream a partire dalla fine del primo decennio del 2000. Ora sono cambiati gli schemi e il ruolo dei “complottisti” anti-mainstream sono i cattivi “fascio-sovranisti” o identificati – spesso e volentieri da gruppi sedicenti indipendenti – come esponenti della destra radicale.

Giulio Romano Carlo

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/fidati-professionisti-informazione-quali-168888/

Il formidabile (e censurato) discorso di Trump all’Onu

di Giovanni Sallusti

Scusate, ma mentre nell’Italietta il partito scomparso dalle urne festeggia la vittoria elettorale e i leader dell’opposizione si rinfacciano le rispettive candidature sbagliate, fuori da qui è avvenuto qualcosina. Per esempio, un discorso alle Nazioni Unite del presidente della più grande democrazia globale, Donald Trump. Un discorso epocale, perché forse mai così esaustivamente quello che i media liberal ci presentano come un improvvisato col parrucchino aveva spiegato la sua visione dell’America, dunque del mondo. E lanciato le sue sfide geopolitiche, che non sono fumosa dottrina, ma urgenze dirimenti, chiariranno se vivremo liberi o a rischio internamento nei laogai cinesi, tanto per dire. Un discorso che i giornaloni hanno nascosto a pagina 23 e i tiggì accennato prima della pubblicità, pare che sia più importante per i nostri destini la probabile depressione di Michelle Obama.

Il doppiopesismo su Trump

Ebbene, proviamo a rimediare noi, che abbiamo molti difetti ma certo non la sudditanza alla narrazione modaiola, quella che vuole Trump come un restauratore del Ku Klux Klan. “75 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, siamo ancora una volta impegnati in una grande lotta globale”, debutta secco il Potus. Infatti, e qui Trump persevera in un suo vizio politicamente scorretto, quello di dare alle cose il loro nome, “siamo impegnati in una feroce battaglia contro il nemico invisibile, il virus cinese”.

Insiste, l’ostinato populista, anzi rilancia. Non solo da mesi chiama un agente patogeno che è deflagrato ovunque partendo da Wuhan “cinese”, ma ora lo fa nel tempio dell’ipocrisia internazionale, l’Onu. A scanso di equivoci: “Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina”. Nessun complottismo, bastano le omissioni e le menzogne iniziali, bastano gli arresti di medici e infermieri, basta il tentativo, chiaro fin da subito, di volgere l’epidemia sanitaria in pandemia economica a proprio vantaggio. “Nei primi giorni del virus, la Cina ha bloccato i viaggi a livello nazionale, consentendo però ai voli di lasciare la Cina e infettare il mondo”. Perché questo doppiopesismo, se non per una perversa politica “virale” di potenza? Un’ovvietà che nessuno aveva mai sbattuto in faccia al Dragone, tantomeno alle Nazioni Unite. Del resto, “il governo cinese e l’Organizzazione mondiale della Sanità- che è virtualmente controllata dalla Cina- hanno dichiarato falsamente che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo”. Stanate infine dall’evidenza, “successivamente hanno falsamente detto che le persone senza sintomi non avrebbero diffuso la malattia”. Continua a leggere

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