Matteo Castagna a “La Zanzara”: la sodomia e gli atti impuri sono peccati gravi, viva Cristo Re e le sue leggi e voi…convertitevi!

di Lucia Rezzonico

Giovedì scorso, 22 Ottobre 2020 alle 18.15 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha ricevuto un’improvvisa telefonata di Giuseppe Cruciani, il popolare conduttore de La Zanzara, trasmissione dissacrante oltre la goliardia, fatta per provocare e cercare di mettere in grande difficoltà (ovvero massacrare) coloro che vengono chiamati. Non tutti. Perché non è la prima volta che il nostro Matteo viene chiamato da La Zanzara e non è la prima volta che riesce, con la sua indiscussa capacità di ribattere a tono, a girare il tentativo di metterlo in tremenda difficoltà addosso a coloro che provano a metterlo sotto. Anche stavolta, il Sig. Gottardo non è riuscito nel suo intento, nonostante l’amico Cruciani abbia cercato in ogni modo di aiutarlo. Alla fine, l’ultima parola l’ha avuta il nostro Castagna, piacciano o meno i contenuti del suo pensiero (che coincidono con quelle del Magistero Perenne della Chiesa e del Catechismo). Temi della telefonata: le uscite di Bergoglio a gavore delle coppie onosex, la sodomia, il sesto comandamento, la fornicazione, il peccato, la morale cattolica che si scontra con i desiderata del mondo moderno.

Ecco il link alla trasmissione del 22/10/2020: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

La Francia si è rubata il Monte Bianco….patata bollente per Di Maio

Un tornello vieta l’accesso al colle del Gigante. E non si vola più col parapendio. Il blitz dei francesi con un’ordinanza di sorvolo anche sul suolo italiano

Un tratto di matita, un tornello a quota 4800 metri come se fosse una stazione della metropolitana e la Francia di Macron si è rubata il Monte Bianco. Finisce con un “furto su base cartografica” un contenzioso internazionale che dura dal 1860 e che la prima montagna da scalare per Luigi Di Maio, ministro degli gli Esteri.

La vicenda della proprietà della cima del monte Bianco, come d’altronde tutti i contenziosi internazionali, è complessa e affonda le sue radici nella storia italiana, precisamente nei Trattati di Torino del 24 marzo 1860 e nel Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947. Entrambi definiscono il confine tra Francia e Italia nello spartiacque fluviale e che costituisce il confine naturale e idrogeologico della cima contea. Stando alla natura che ha ispirato da sempre i cartografi, il confine da sempre è passato sulla “displuviale del colle del Gigante, lasciando una consistente porzione di punta Helbronner e tuta la zona circostante al rifugio Torino ampiamente i in territorio italiano”.

E invece, mentre l’Italia si dibatteva tra sondaggi, Papeete e mojito per concludere agosto con la crisi di Governo, i francesi si sono organizzati per la “il furto del secolo”. Con un’ordinanza “estiva” i Comuni di Chamonix e di Saint-Gervais hanno vietato il sorvolo in parapendio di tutta la zona della vetta del monte Bianco, dando vita ad un atto di prepotenza ma anche di violazione del territorio he ricade sotto la sovranità italiana. Nell’800 un simile atto di ostilità avrebbe scatenato una guerra tra Italia e Francia. Per fortuna oggi esiste la diplomazia e il diritto internazionale, così l’Istituto geografico militare, ricevuta la segnalazione dell’ordinanza dalla Guardia di finanza di Entrèves (Courmayeur), ha informato della questione il ministero degli Affari Esteri, invitandolo ad attivarsi per trovare una soluzione. Ricevuta la nota della Guardia di finanza, la Procura di Aosta ha aperto un fascicolo, mentre il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha inoltrato tutta la documentazione alla Regione Valle d’Aosta chiedendo di fissare un incontro”.

La storia del furto della montagna più alta d’Italia e del vizietto francese di spostare i confini a piacimento e per interesse, è diventata un’interrogazione firmata dai senatori La Russa, Ciriani, Urso, Santanchè, Bertacco, La Pietra, Maffoni, Petrenga, Rauti, Balboni e Calandrini (atto n. 4-02083 del 5 agosto 2019, seduta 142) con la quale i firmatari chiedono di sapere “quali iniziative il Governo italiano intenda intraprendere, per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nella aree del massiccio del monte Bianco che appartengono al nostro territorio nazionale ma vengono arbitrariamente acquisite da atti amministrativi delle autorità francesi; quali iniziative ritenga di adottare per supportare le istituzioni territoriali direttamente coinvolte (il Comune di Courmayeur e la Regione autonoma della Valle d’Aosta) nella gestione dei problemi amministrativi ed economici relativi alle attività turistiche, sportive ed alpinistiche che si svolgono in quelle zone nevralgiche per l’accesso al massiccio e alla vetta; quali provvedimenti ritenga di adottare per giungere alla definitiva risoluzione di un contenzioso diplomatico che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi”.

Ma dietro una linea di confine, oltre a un contenzioso politico amministrativo con i cugini francesi c’è di più. La “nota ispettiva” inviata al ministri chiarisce bene che dietro la vetta del colle del Gigante c’è un business che fa gola. Scrivono i firmatari: ”Nel 2015 a seguito dell’apertura al pubblico del nuovo impianto funiviario italiano denominato “Skyway Monte Bianco” (che collega Courmayeur con punta Helbronner) e del notevole successo commerciale da questo ottenuto in diretta concorrenza con l’omologo impianto francese di Chamonix, su incarico del sindaco di Chamonix, alcuni operatori hanno provveduto, senza alcuna concertazione con le autorità italiane, ad istallare dei sistemi di chiusura al cancello che il gestore funiviario italiano aveva posizionato sulla terrazza del rifugio Torino per motivi di sicurezza, impedendo in questo modo il diretto accesso dal rifugio al ghiacciaio del Gigante e quindi alle cime del massiccio. Anche grazie ad un’interrogazione presentata all’epoca dal senatore Aldo Di Biagio (4-04473 della XVII Legislatura), dopo l’episodio si giunse ad un accordo tra le diplomazie dei due Paesi con il quale, nel rinviare ogni conclusione sull’esatta definizione dei confini, si stabiliva che in futuro nessuna parte avrebbe intrapreso atti unilaterali sulle porzioni di territorio interessate dal contenzioso”.

E che hanno fatto i francesi? Hanno emesso un divieto di sorvolo per gli appassionati di parapendio, come se il colle del Gigante fosse proprietà loro. Si parte dall’aria e poi si arriva alla terra. E ai soldi. La delicatissima questione da oggi è di competenza del ministro Luigi Di Maio.

DA

https://www.affaritaliani.it/roma/la-francia-si-e-rubata-il-monte-bianco-la-patata-bollente-per-di-maio-623785.html

Associazione “San Michele Arcangelo” al fianco del Donbass

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato ricevuto dall’Associazione ”San Michele Arcangelo” 
Grazie alle donazioni dell’Associazione “San Michele Arcangelo” in data odierna insieme al deputato Oleg V. Koval e ad una delegazione del Ministero dell’Istruzione della LNR abbiamo consegnato un congelatore, oggetti per l’uso scolastico e dolci alla scuola «ЕДИНСТВО» di Lugansk.
La nostra scelta è ricaduta su questa struttura scolastica in quanto si trova a meno di un chilometro dal confine con l’Ucraina: completamente distrutta dai bombardamenti è stata recentemente ricostruita.
Nessuna bomba può negare il diritto all’istruzione di questi bambini che rappresentano il futuro del Donbass.

Verona: neonato abbandonato per strada

È stato ritrovato all’angolo di una strada del quartiere di Golosine, a Verona, poco dopo la mezzanotte. Un neonato, di circa un mese, è stato trovato sul ciglio della strada da due agenti di polizia.

Allertati i soccorsi, il bimbo è stato subito trasportato in ambulanza all’Ospedale della Donna e del Bambino, dove si trova adesso ricoverato in terapia intensiva. Le sue condizioni di salute sono buone.

Aperta un’inchiesta per risalire all’identità dei genitori del neonato.

DA

A Verona un neonato di un mese è stato abbandonato per strada

“Pure i centri sociali chiuderanno alle 24?”

 

Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d’Italia, con la massima attenzione possibile, passa al setaccio il nuovo Dpcm appena firmato da Giuseppe Conte e mette in evidenza le contraddizioni delle norme anti-contagio decise dal governo delle quattro sinistre come dimostra un post pubblicato su Facebook che riportiamo integralmente.

Brevi domande che mi vengono leggendo alcune disposizioni dell’ultimo decreto Covid:
1) perché un locale dovrebbe chiudere alle 24 se rispetta tutte le misure per prevenire il contagio stabilite dal Governo?
2) anche i centri sociali dovranno chiudere alle 24 o potranno continuare a violare le regole come fatto finora, perché non pagano le tasse e sono amici del governo?
3) perché possono entrare fino a 200 persone in un teatro ma ai ricevimenti se ne possono invitare massimo 30? La capienza non dovrebbe dipendere dallo spazio che si ha a disposizione?
4)il divieto di assembramento vale anche per i clandestini che arrivano a centinaia stipati su un barcone, e quindi dobbiamo fermare gli sbarchi, o in quel caso le regole non valgono perché non vogliamo rischiare di far perdere fatturato agli scafisti?
5) a quale velocità km/h l’attività motoria diventa attività sportiva? E chi la stabilisce?
6) nel DpCM dello scorso 4 marzo, in pieno lockdown, Conte raccomandava di “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate”, mentre oggi impone di portarla sempre e comunque. Diceva falsità allora o le dice ora?
Domande semplici che, temo, non troveranno risposte sensate. Dopo nove mesi di poteri speciali e copiose task force i grillopiddini ancora brancolano nel buio. Soluzioni ridicole pensate per devastare interi settori della nostra economia senza risolvere alcun problema. La Misura è veramente colma

DA

https://www.ilsovranista.info/2020/10/pure-i-centri-sociali-chiuderanno-alle.html?m=1

Gregoretti, prof. Trabucco: caso giudiziario o politico?

del Prof. Daniele Trabucco

Sabato 03 ottobre 2020 é stata fissata a Catania l’udienza preliminare per il segretario federale della Lega, sen. Matteo Salvini, in merito al caso della nave Gregoretti. Com’é noto il Senato della Repubblica, secondo la procedura di cui alla legge costituzionale n. 1/1989, ha autorizzato a procedere nei confronti dell’ex Ministro dell’Interno per il reato di sequestro di persona plurimo e aggravato (la Procura distrettuale della Repubblica di Catania aveva in un primo momento, é bene non dimenticarlo, chiesto l’archiviazione). Ora, sul piano strettamente penale, non si ravvisa alcun requisito volto a perfezionare la fattispecie delittuosa di cui sopra.

Primo: se c’é stato sequestro di persona come mai la polizia non é salita a bordo della Gregoretti per “liberare gli ostaggi”?
Secondo: la Convenzione di Montego Bay del 1982, resa esecutiva con la legge ordinaria dello Stato 02 dicembre 1994, n. 689, all’art. 19, paragrafo 2, consente agli Stati costieri di precludere l’accesso alle proprie acque territoriali, e di conseguenza lo sbarco, quando il passaggio di una nave (a prescindere che sia o meno della Guardia costiera) sia ritenuto offensivo. Questo é tale qualora le persone a bordo non possiedano titolo per entrare nel territorio nazionale o possano porre problemi di ordine pubblico o di natura sanitaria. In questo secondo caso si tratta di una valutazione discrezionale dello Stato attraverso i suoi organi.
Pertanto, invocare il decreto-legge 14 giugno 2019, n 53 (c.d. decreto sicurezza bis), convertito con modificazioni, nella legge formale 08 agosto 2019, n. 77, che esclude dal divieto di ingresso i navigli militari, non é corretto. Alla luce delle sentenze “gemelle” n. 348 e n. 349 del 2007 della Corte costituzionale, esso deve essere interpretato conformemente alla legge n. 689/1994 che recepisce un trattato internazionale. Continua a leggere

Il discorso della giudice Barret, nominata da Trump alla Corte suprema

Lei si dichiara cattolica, tradizionalista, è pro-life, ostile all’ideologia gender, ha 7 figli e perfino una bella presenza. Quindi è già bocciata dai soloni del politicamente corretto. Per loro è già cattivissima. (n.d.r.)

Donald Trump ha nominato Amy Coney Barrett come candidata a prendere il posto alla Corte Suprema lasciato libero dalla morte di Ruth Bader Ginsburg. La nomina, la terza di questo tipo in appena quattro anni di mandato per Trump, era attesa (e aveva già sollevato il solito tristo coro contrario) ed è stata ufficializzata dal presidente americano alle 17 di sabato a Washington.

La Barrett, cattolica e pro-life, ha contro tutto il bel mondo abortista e liberal, perché nel 2020 puoi avere tutte le idee e i valori che vuoi, tranne alcuni.

Ora la sua candidatura dovrà passare al vaglio di un’apposita commissione, il Senate Committee on the Judiciary, comunemente chiamato “Senate Judiciary Committee”, che, con audizioni e disamine, deciderà se inviare lei, come fa con qualsiasi federale, al voto finale dell’intero Senato con parere positivo, negativo o neutrale, 100 seggi che si esprimeranno, come è oramai prassi, a maggioranza semplice.

Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione di lavoro del discorso che la Barret ha tenuto alla Casa Bianca in occasione della sua nomina.

Di Amy Coney Barret*

Molte grazie, signor presidente. Sono profondamente onorata della fiducia che avete riposto in me. Sono molto grata a voi e alla First Lady, al Vice Presidente e alla Second Lady e a tanti altri qui per la vostra gentilezza in questa occasione piuttosto travolgente.

Capisco perfettamente che questa è una decisione importante per un presidente. E se il Senato mi farà l’onore di confermarmi, mi impegno ad adempiere alle responsabilità di questo incarico al meglio delle mie capacità. Amo gli Stati Uniti e amo la Costituzione degli Stati Uniti.

Sono veramente onorata dalla prospettiva di prestare servizio alla Corte Suprema, se dovessi essere confermata. Mi ricorderò di chi è venuto prima di me. La bandiera degli Stati Uniti sventola ancora a mezz’asta in memoria del giudice Ruth Bader Ginsburg per ricordare la fine di una grande vita americana. Il giudice Ginsburg ha iniziato la sua carriera in un momento in cui le donne non erano le benvenute nella professione legale. Ma non solo ha rotto queste barriere, le ha frantumate. Per questo ha conquistato l’ammirazione delle donne in tutto il paese e anche in tutto il mondo.

Era una donna di enormi talenti e successi, e la sua vita di servizio pubblico è un esempio per tutti noi. Particolarmente toccante per me è stata la sua lunga e profonda amicizia con il giudice Antonin Scalia, il mio mentore. I giudici Scalia e Ginsburg dissentirono ferocemente sulla stampa senza rancori personali. La loro capacità di mantenere un’amicizia calda e ricca, nonostante le loro differenze, ha persino ispirato un’opera. Questi due grandi americani hanno dimostrato che gli argomenti, anche su questioni di grande importanza, non devono necessariamente distruggere l’affetto. Sia nei miei rapporti personali che professionali, mi sforzo di soddisfare questo standard.

Ho avuto la fortuna di lavorare per il giudice Scalia e, data la sua incalcolabile influenza sulla mia vita, sono molto commossa all’idea di avere qui oggi membri della famiglia Scalia, inclusa la sua cara moglie Maureen. Ho lavorato per il giudice Scalia più di 20 anni fa. Ma le lezioni che ho imparato risuonano ancora. La sua filosofia giudiziaria è anche la mia. Un giudice deve applicare la legge come è scritta. I giudici non sono decisori politici e devono essere risoluti e mettere da parte le opinioni politiche che potrebbero avere. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e, guarda caso, sono abituato a stare in un gruppo di nove: la mia famiglia.

La nostra famiglia include me, mio ​​marito Jesse, Emma, ​​Vivian, Tess, John Peter, Liam, Juliet e Benjamin.

Vivian e John Peter, come ha detto il presidente, sono nati ad Haiti e sono venuti da noi a cinque anni di distanza quando erano molto piccoli, e il fatto più rivelatore di Benjamin, il nostro più giovane, è che i suoi fratelli e sorelle lo identificano senza riserve come loro fratello preferito. I nostri figli ovviamente rendono la nostra vita molto piena. Sebbene sia un giudice, sono meglio conosciuto a casa come rappresentante dei genitori, autista di car-pool e organizzatore di feste di compleanno. Quando le scuole sono passate alla modalità da remoto la scorsa primavera, ho provato un altro ruolo. Jesse e io siamo diventati co-presidi della Barrett E-Learning Academy. E sì, l’elenco degli studenti iscritti era molto lungo. I nostri figli sono la mia gioia più grande, anche se mi privano di ogni ragionevole quantità di sonno.

Non potrei gestire questa vita molto piena senza il sostegno incrollabile di mio marito, Jesse. All’inizio del nostro matrimonio, immaginavo che avremmo gestito la nostra famiglia come partner. Come si è scoperto, Jesse fa molto di più della sua parte di lavoro. Con mio grande dispiacere, ho appreso recentemente a cena che i miei figli lo considerano il cuoco migliore. Per 21 anni, Jesse mi ha chiesto ogni singola mattina cosa può fare per me quel giorno. E anche se dico quasi sempre “niente”, trova ancora il modo di sparecchiare. E non perché ha molto tempo libero. Ha uno studio legale molto attivo. È perché è un marito superbo e generoso e io sono molto fortunata.

Io e Jesse abbiamo una vita piena di relazioni non solo con i nostri figli, ma anche con fratelli, amici e babysitter senza paura, una delle quali è con noi oggi. Sono particolarmente grata ai miei genitori, Mike e Linda Coney. Ho trascorso la maggior parte della mia età adulta come un Midwesterner, ma sono cresciuto nella loro casa di New Orleans. E come possono testimoniare anche mio fratello e le mie sorelle, la generosità di mamma e papà si estende non solo a noi, ma a più persone di quante ne potremmo contare. Sono un’ispirazione. È importante in un momento come questo riconoscere la famiglia e gli amici. Ma questa sera voglio ringraziare anche voi, miei concittadini americani. Il presidente mi ha nominato per far parte della Corte suprema degli Stati Uniti e quell’istituzione appartiene a tutti noi.

Se confermata, non assumerei quel ruolo per il bene di chi fa parte della mia cerchia e certamente non per il mio bene.  Assumerei quel ruolo solo per servire. Adempirei al giuramento giudiziario, che mi richiede di amministrare la giustizia senza riguardi per le persone, dare lo stesso diritto ai poveri e ai ricchi e adempiere fedelmente e imparzialmente i miei doveri ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti.

Non mi illudo che la strada davanti a me sarà facile, sia a breve che a lungo termine. Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Ma ora che lo sono, vi assicuro che affronterò la sfida con umiltà e coraggio. Membri del Senato degli Stati Uniti, non vedo l’ora di lavorare con voi durante il processo di conferma e farò del mio meglio per dimostrare che sono degna del vostro sostegno.

Grazie.

*Giudice, candidata alla Corte Suprema degli Stati Uniti

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La Passione di Cristo, Resurrezione: Jim Caviezel conferma il sequel del film di Mel Gibson

di Carola Proto

A 16 anni dall’uscita in sala de La Passione di Cristo, che incassò globalmente oltre 600 milioni di dollari, Jim Caviezel conferma definitivamente che il già annunciato sequel si farà e che sarà un film decisamente più ambizioso del primo. Già nel mese di aprile l’attore aveva parlato de La Passione di Cristo: Resurrezione, definendolo il più grande film della storia del cinema. Adesso ci tiene a ripetere il concetto e a spiegare: “Mel Gibson mi ha appena mandato la terza versione della sceneggiatura del film”. Nell’intervista, rilasciata a Breitbart News, l’attore riflette sul fatto che dà un po’ di tempo i film biblici vanno meno per la maggiore, e quindi Hollywood non è poi così disposta a investire ingenti quantità di denaro. Nel mese di marzo Caviezel aveva detto che a Gesù la gente preferisce Superman, ma non capisce che Gesù è il più grande supereroe di tutti i tempi.

Come sappiamo, La Passione di Cristo: Resurrezione sarà incentrato sui tre giorni che separano la morte di Gesù dalla sua Resurrezione, il che significa che la nuova fatica del regista australiano potrebbe scatenate più polemiche de La passione di Cristo. Non tutti credono, infatti, che Gesù discese agli Inferi in quel penoso lasso di tempo.

Ad aprile vi avevamo detto che La Passione di Cristo: Resurrezione sarebbe uscito a Pasqua del 2021. Siccome le riprese non sono ancora cominciate, iniziamo a sospettare che l’arrivo al cinema verrà posticipato, anche se non avrebbe senso per Mel Jim puntare su un periodo diverso dell’anno.

https://www.comingsoon.it/cinema/news/la-passione-di-cristo-resurrezione-jim-caviezel-conferma-il-sequel-del-film/n111239/

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