ALPINI, MASCHILISMO, PATRIARCATO…. MATRIARCATO!

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di Emilio Giuliana

Che piaccia o no,  a  torto o ragione per unificare (altro unire) l’Italia sono state combattute tre guerre dette d’Indipendenza e in ultimo una guerra mondiale, solo in quest’ultima perirono circa  670 mila militari, di cui una grande fetta furono alpini. In ogni piazza d’Italia vi sono apposte lapidi commemorative che ricordano il sacrificio di migliaia di uomini, non donne, ma uomini, come è giusto che sia. Quegli uomini spezzarono e sacrificarono le loro giovani vite, per difendere e proteggere le donne. Fu grazie al sacrificio di “quella soldataglia” (così definiti ed oltraggiati da blatte ideologizzate), se oggi la “puttanaglia” può prendersi il lusso e la libertà di insultarli, offenderli e dileggiarli. Ad ogni calamità naturale o catastrofe di altra origine, gratuitamente arriva a dare man forte la “soldataglia” volontaria degli alpini. L’organizzazione femminista Non una di meno, può vantare lo stesso impegno sociale? La risposta è scontata! Però si sa per certo, che femministe similmente ideologizzate, le ritroviamo in altri luoghi, e per altri motivi, in questo caso sì, indegne e disumane, vedasi ad esempio Forteto, Bibbiano…

Sottomissione e sfruttamento, tra le accuse mosse dal femminismo contro i maschi, biasimo che trovano origine -a loro dire- nella società patriarcale. È possibile, che tra queste paladine della difesa femminista non ve ne sia una, almeno una, cromosomicamente bilanciata? perché se ce ne fosse una, sarebbe dotata di logica, necessaria per poter comprendere autonomamente, ciò che invece spiego a seguire. L’idea di uomo (aguzzino) che hanno interiorizzato e propagandato non è frutto del patriarcato, ma bensì del matriarcato. Un bambino fin dalla nascita, rispetto alla bambina, viene oltre modo attenzionato e curato, talune volte a limite dell’ossessione, dalla propria madre; come se non bastasse, fino al termine della frequentazione del quinquennio delle scuole medie superiori, il bambino è accompagnato nella sua crescita da donne, infatti frequenta ambienti e strutture con una presenza prevalente, nella quasi totalità di un personale – educatrici, maestre, professoresse- composto da donne, asili nido, scuole materne, scuole medie inferiore, scuole medie superiore;  i maschietti per 18 anni vivono circondati da donne! Questo stretto contatto femminile influenza ineluttabilmente i ragazzi, i quali a secondo del loro carattere maturano la loro personalità, anche nelle forme degeneri, vedi disordini sessuali e morbosità con sindromi compulsive di attaccamento materno, che traslano nelle loro “mogli”, nonché causa dei famosi e percentualmente residuali e marginali “femminicidi”.

Archiviato l’unico viatico utile per l’uomo, l’anno di leva militare, il maschio è stato precipitato damnatio ad bestias. L’anno di naja spezzava il ventennio di “tutela” a trazione femminile, per un periodo a traino maschile, dodici mesi in cui imparava ad usare scope, ramazze, lavare stoviglie e piatti per il numero e misura che una donna impiega in una vita, lavare i vestiti, la biancheria intima, rammentare e cucire, cucinare, docce fredde, rifarsi il letto con precisione geometrica (il famigerato e famoso cubo), sistemazione precisa e certosina del proprio armadietto…..un anno solare in cui imparare a camminare con le proprie gambe, un breve periodo ti patriarcato, che riusciva a scrollare di dosso le pesantissime scorie matriarcali! Ma purtroppo, da molti anni il militare di leva è stato abrogato, privando i maschietti del necessario e formativo breve periodo patriarcale, lasciato esclusivamente con in dosso il pesantissimo e deleterio, inadeguato, contro natura fardello matriarcale.

Le Femministe, per radicare il modello di società che rivendicano, dovrebbero combattere il matriarcato e bramare il patriarcato!

L’idea di donna oggetto, non è il frutto di convincimenti malsani maschili, ma è partorita volontariamente e scientemente dal mondo femminile stesso, così come ben testimoniato dai programmi televisivi più gettonati, i più famosi Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Isola dei famosi, Grande fratello…e tutto a causa del modello di società matriarcale.

A tal proposito per uno studio più approfondito ed esaustivo è bene studiare quel patrimonio culturale/sociologico lasciatoci in eredita dalla scomparsa, dotta antropologa Ida Magli.

Se esiste un male per il genere femminile è il matriarcato e non il patriarcato.

In conclusine, è spiacevole far notare che le stesse che lamentano la cultura maschilista patriarcale,  sempre pronte a denunciarne le supposte molestie, vedi Rimini, non proferiscono mai una parola sulle reiterate e quotidiane molestie indirizzate nei confronti di donne e ragazzi in ogni luogo d’Italia da afroitaliani dei quali i loro nonni non hanno combattuto e non sono morti per la puttana Italia, afroitaliani che non si rimboccano le maniche per soccorrere vittime di sciagure e calamità che investono il nostro Paese!

“Ho passato una vita a difendere le donne, ma che delusione. Purtroppo debbo constatare che non pensano. Che non sanno fare politica. Che non sono capaci di farsi venire un’idea nuova… ” IDA MAGLI

https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/89-alpini-maschilismo-patriarcato-matriarcato.html

La Finlandia “entrerà nella Nato senza indugio”. C’è la data della svolta storica

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di Eugenio Palazzini

Roma, 12 mag – Salvo clamorosi dietrofront last minute, la Finlandia entrerà nella Nato. Il processo di adesione procede più spedito che mai e non sembrano esserci ripensamenti da parte del governo di Helsinki, anzi, adesso c’è pure la data decisiva. Il presidente finlandese Sauli Niinisto e il primo ministro Sanna Marin, scrivono oggi che la Finlandia “deve presentare domanda di adesione alla Nato senza indugio“. Un parere evidentemente decisivo perché arriva dalle più alte cariche dello Stato scandinavo dopo lunghe consultazioni con i parlamentari.

Finlandia nella Nato, “questione di giorni”. Ecco la data decisiva

“Durante questa primavera – si legge nella nota congiunta – si è svolta un’importante discussione sulla possibile adesione della Finlandia alla Nato. Ci è voluto del tempo per permettere al Parlamento e all’intera società di prendere posizione sulla questione. Ci è voluto tempo – specificano premier e presidente finlandesi – per i contatti internazionali con la Nato e i suoi Paesi membri, nonché con la Svezia. Abbiamo voluto riservare alla discussione lo spazio necessario”. Adesso però “il momento del processo decisionale è vicino. L’adesione alla Nato rafforzerebbe la sicurezza della Finlandia. In quanto membro della Nato, la Finlandia rafforzerebbe l’intera alleanza di difesa”.

Ma quando, esattamente, il Paese scandinavo storicamente neutrale compirà questo passaggio chiave? “La Finlandia deve presentare domanda per l’adesione senza indugio. Ci auguriamo che le misure nazionali ancora necessarie per prendere questa decisione vengano prese rapidamente entro i prossimi giorni”, scrivono Niinisto e Marin. La decisione ufficiale del governo di Helsinki dovrebbe essere presa, per l’esattezza, domenica 15 maggio.  Parlamento dovrà approvarla, ma sembra esserci ormai una larga maggioranza di deputati favorevoli all’entrata nell’Alleanza atlantica. Nel frattempo, in attesa che si definisca la svolta storica, Boris Johnson ha assicurato lo “scudo” del Regno Unito in caso di attacchi russi a Svezia e Finlandia.

I motivi della decisione di Helsinki

Come noto, a spingere la Finlandia tra le braccia della Nato è stato essenzialmente l’attacco russo all’Ucraina, che ha generato un rapido ripensamento nell’opinione pubblica. La nazione scandinava, neutrale dalla fine della seconda guerra mondiale anche per via della sua delicata posizione geografica, precedentemente non aveva difatti mai aperto alla possibilità di aderire alla Nato. La guerra in Ucraina ha però cambiato la percezione dei politici e dei cittadini finlandesi, esattamente come accaduto in Svezia.
“Il comportamento imprevedibile della Russia è un problema enorme. La Russia è pronta a eseguire delle operazioni che sono ad alto rischio anche per noi e che porteranno anche da noi un elevato numero di vittime”, ha detto il ministro degli Esteri finlandese, Pekka Haavisto, durante un’audizione alla commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. “Inoltre la possibilità di dispiegare forze e portare alle frontiere 100 mila soldati e poi in terzo luogo in Russia si parla dell’uso di armi non convenzionali, come chimiche e nucleari, anche se è vietato dagli accordi nazionali”, ha sottolineato il ministro. Paura eccessiva? Forse sì, ma tant’è. La Russia rischia così di ritrovarsi con un’altra nazione confinante nell’Alleanza atlantica e la Finlandia un orso indispettito alle porte di casa.

Eugenio Palazzini

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/entriamo-nato-senza-indugio-data-della-storica-svolta-233225/

Mercenari israeliani combattono per l’Ucraina contro la Russia

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di Luciano Lago

Mosca afferma che mercenari israeliani hanno combattuto a fianco delle truppe ucraine contro le forze russe negli ultimi mesi di conflitto. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto mercoledì alla radio Sputnik in un’intervista che i militanti israeliani erano attivi sul campo insieme al reggimento di estrema destra Azov, che opera sotto il comando dell’esercito ucraino dal 2014. I mercenari israeliani sono praticamente spalla a spalla con i militanti Azov in Ucraina.

Azov è salito alla ribalta nel 2014, quando i suoi attivisti di estrema destra hanno preso le armi per combattere i separatisti filo-russi nella regione orientale del Donbass, in Ucraina. I suoi membri fanno ora parte delle forze ucraine nella città portuale di Mariupol, rintanata all’interno dell’acciaieria Azovstal, contro la quale martedì le forze russe hanno lanciato un grande attacco.

La Russia vede i membri dell’Azov come “fascisti” e “nazisti”. (Per l’Occidente i militanti di Azov sono “bravi ragazzi”). Il 1° maggio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che Adolf Hitler aveva “sangue ebreo”. Questo ha alimentato il già ardente fuoco della guerra. Il principale diplomatico russo, parlando al canale Rete 4 di Mediaset, ha affermato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “avanza un argomento su che tipo di nazismo possono avere se lui stesso è ebreo”.

Martedì, il ministero degli Esteri russo ha affermato che “le origini ebraiche del presidente (Zelensky) non sono una garanzia di protezione contro il neonazismo dilagante nel Paese”. Il regime israeliano aveva convocato lunedì l’ambasciatore russo per “chiarimenti”. Il Cremlino ha criticato il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid per aver accusato Mosca di aver commesso crimini di guerra in Ucraina. Ad aprile, il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha accusato la Russia di aver commesso crimini di guerra in Ucraina. Mosca ha risposto, accusando Israele di usare l’Ucraina per “distogliere” l’attenzione globale dalla sua aggressione contro i palestinesi.

Il 24 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’operazione in Ucraina. Il conflitto ha provocato una risposta unanime da parte dei paesi occidentali, che hanno imposto una lunga serie di sanzioni a Mosca. La Russia afferma che interromperà immediatamente l’operazione se Kiev soddisferà l’elenco di richieste di Mosca, inclusa la non domanda di adesione alla NATO.

Israele ha espresso solidarietà all’Ucraina ma, a differenza dei suoi alleati occidentali, si è astenuto dall’imporre sanzioni formali alla Russia.

Foto: Controinformazione.info

6 maggio 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/mercenari-israeliani-combattono-per-lucraina-contro-la-russia/

Gli effetti a cascata della guerra informatica

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di Leonid Savin

In questo articolo, affronteremo gli aspetti attuali della guerra informatica [“cyber”] condotta dagli Stati Uniti e dai Paesi della NATO contro la Russia. Naturalmente, il concetto stesso di “cyber” dovrebbe essere inteso nel senso tradizionale e platonico, dove “cybernet” è il sovrano. Di conseguenza, anche l’applicazione delle moderne tecnologie di comunicazione è una questione di dominio e controllo.

Il 10 marzo 2022 si è tenuta negli Stati Uniti un’altra conferenza giuridica del Cyber Command, per discutere una serie di aspetti legali e questioni di sicurezza nazionale.

Dato che l’operazione della Russia in Ucraina in quel momento era già in corso, il capo del Cyber Command, il generale Nakasone, non ha potuto fare a meno di menzionarla, osservando che:

“Il Cyber Command sta monitorando la prima linea digitale delle azioni russe in Ucraina… Il conflitto ucraino aumenta la probabilità che operazioni russe nel cyberspazio abbiano come obiettivo gli interessi degli Stati Uniti e degli alleati… La situazione in Ucraina ha rinvigorito le nostre alleanze e ha aumentato tra i nostri partner internazionali l’appetito per operazioni congiunte nel cyberspazio.”

Questa è un’ammissione aperta riguardo la struttura d’élite del Pentagono che lavora contro la Russia. Sembra che già dai primi giorni ci siano state, a Washington, alcune conclusioni.

Il tenente generale Charles Moore, che è il vice di Nakasone, ha spiegato che combinare le operazioni di informazione con le misure informatiche potrebbe dare agli Stati Uniti un vantaggio strategico sui futuri avversari:

“Senza dubbio, abbiamo appreso che le operazioni di attacco informatico, se combinate – più che altro un approccio globale – con quelle che tradizionalmente chiamiamo operazioni di informazione, sono uno strumento estremamente potente.”

Moore ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero adottare “una strategia volta a influenzare le percezioni degli avversari”.

Questo è un livello di guerra psicologica, cognitiva o mentale della guerra informatica.

Nel frattempo, Moore ha affermato che il comando ha le autorizzazioni necessarie per condurre operazioni quotidiane volte a impegnarsi continuamente con gli avversari nel cyberspazio per esporre le loro misure informatiche e costringerli a farne le spese:

“Stiamo dimostrando che possiamo operare in questo spazio al di sotto del livello di uso della forza – al di sotto di quello che considereremmo un conflitto armato – e difenderci meglio senza escalation” ha affermato ancora.

In altre parole, questo è il tipo di guerra ibrida a cui gli esperti della NATO hanno sempre fatto riferimento negli ultimi anni, poiché una delle sue caratteristiche è un livello al di sotto della soglia del tradizionale conflitto armato.

Sul lato pratico, bisogna guardare all’esercitazione informatica della NATO chiamata “Locked Shields”, che si è svolta dal 19 al 22 aprile presso il Centro di Sicurezza Informatica di Tallinn.

Secondo i funzionari, questa esercitazione annuale di difesa della rete in tempo reale offre ai partecipanti un’opportunità unica per esercitarsi nella protezione dei sistemi IT civili e militari nazionali e delle infrastrutture critiche e si svolge in un ambiente ad alta pressione, con una serie di sofisticati attacchi informatici a squadre. Le esercitazioni sono un’opportunità per praticare la cooperazione in caso di crisi tra unità civili e militari, nonché tra il settore pubblico e privato, poiché questi decisori tattici e strategici devono collaborare in caso di attacco informatico su larga scala.

Nello scenario di quest’anno, l’immaginaria nazione insulare di Berelia stava vivendo una situazione di sicurezza in deterioramento. Una serie di eventi ostili era coincisa con attacchi informatici coordinati ai principali sistemi informatici militari e civili.

Oltre a proteggere più sistemi cyber-fisici, le squadre coinvolte hanno praticato il processo decisionale tattico e strategico, la cooperazione e la subordinazione in una situazione di crisi in cui dovevano affrontare anche questioni giudiziarie e legali e rispondere alle sfide delle operazioni di informazione.

Le somiglianze con l’Ucraina sono evidenti.

Quest’anno, più di 2.000 partecipanti provenienti da 32 Paesi hanno partecipato a queste esercitazioni. Sono stati coinvolti circa 5.500 sistemi virtualizzati, oggetto di oltre 8.000 attacchi. Oltre a proteggere i sistemi IT complessi, le squadre partecipanti dovevano anche segnalare in modo efficace gli incidenti e occuparsi di operazioni forensi, legali, mediatiche e di guerra dell’informazione.

L’esercitazione è stata organizzata dalla NATO in collaborazione con Siemens, Taltech, Arctic Security e CR14. Il Centro ha riconosciuto anche gli elementi unici aggiunti a Locked Shields 2022 da Microsoft Corporation, Financial Services Information Sharing and Analysis Center (FS ISAC), SpaceIT, Fortinet.

Quindi possiamo vedere che la grande industria occidentale sta aiutando apertamente la NATO nella guerra informatica.

Dovremmo aggiungere che molti esperti di sicurezza informatica occidentali e funzionari ucraini hanno costantemente affermato che la Russia completerebbe le sue operazioni con un potente attacco informatico mirato alle infrastrutture critiche.

In generale, le pubblicazioni incentrate sull’esercito negli Stati Uniti diffondono continuamente informazioni su possibili nuovi attacchi informatici da parte della Russia contro infrastrutture critiche negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali.

Per inciso, alla vigilia dell’esercitazione, il Centro di Tallinn ha pubblicato un’altra monografia collettiva sulla sicurezza informatica, dedicata alle attribuzioni di attacchi informatici. Ha accusato la Russia di aver interferito nelle elezioni statunitensi e di aver lanciato un attacco informatico contro SolarWinds nel 2020.

E il 7 aprile è stata lanciata presso la sede della NATO una nuova iniziativa volta allo sviluppo di tecnologie critiche ed emergenti, il Defense Innovation Accelerator for the North Atlantic – DIANA.

DIANA dovrebbe riunire il personale della difesa con le migliori e più brillanti start-up dell’Alleanza, ricercatori accademici e società tecnologiche per affrontare le sfide critiche sulla difesa e la sicurezza. Gli innovatori che partecipano ai programmi DIANA avranno accesso a una rete di dozzine di siti di accelerazione e centri di test in più di 20 Paesi alleati. I leader della NATO hanno convenuto che DIANA avrà un ufficio regionale in Europa e Nord America. L’ufficio regionale europeo di DIANA è stato selezionato a seguito di un’offerta congiunta di Estonia e Regno Unito e il Canada sta valutando attivamente di ospitare un ufficio regionale nordamericano.

DIANA si concentrerà su tecnologie profonde e rivoluzionarie che la NATO ha identificato come priorità, tra cui: intelligenza artificiale, elaborazione di big data, tecnologie quantistiche, autonomia, biotecnologia, nuovi materiali e spazio.

Gli alleati hanno anche deciso di istituire un Fondo multinazionale per l’innovazione della NATO. Questo è il primo fondo a capitale di rischio multi-sovrano al mondo: investe 1 miliardo di euro in start-up in fase iniziale e altri fondi tecnologici profondi che corrispondono ai suoi obiettivi strategici.

Se guardate la mappa dei centri di questa iniziativa, si vede che sono concentrati nell’Europa orientale, cioè più vicino ai confini di Ucraina e Russia/Bielorussia. Questa posizione è stata chiaramente scelta con una certa intenzione.

Osservando altri aspetti pratici della guerra contro la Russia, è molto importante l’indagine giornalistica sul programma di spionaggio “Zignal Labs”, attraverso il quale gli Stati Uniti hanno seguito il movimento delle truppe russe anche prima dell’operazione in Ucraina e ne hanno identificato i soldati.

Ovviamente, questi dati sono stati trasmessi alla parte ucraina.

Anche la digitalizzazione del Pentagono procede a ritmi accelerati. Il 25 aprile, uno dei dirigenti di Lyft, Craig Martell, è stato nominato capo della trasformazione digitale e dell’intelligenza artificiale al Pentagono.

Martell ha anche lavorato sull’apprendimento automatico presso Dropbox e LinkedIn. È noto che il suo vice sarà Margaret Palmieri, capo della guerra digitale presso la Marina degli Stati Uniti.

Le forze armate statunitensi stanno ora utilizzando l’intelligenza artificiale per analizzare le operazioni di combattimento in Ucraina, il che consente un’elaborazione più rapida di grandi quantità di dati e la simulazione di vari scenari. È probabile che gli Stati Uniti vogliano ricavare una formula generale che consentirà loro di calcolare le vulnerabilità della Russia e di utilizzarle in futuro.

Inoltre, a giudicare dal sito web del Dipartimento di Stato americano, l’agenzia si sta ora concentrando sulle attività anti-russe, che non possono che essere allarmanti. Se si va sul sito del Dipartimento di Stato, si potrà vedere le pubblicazioni dedicate alla Russia ed esclusivamente in una luce negativa. Ad aprile sono stati pubblicati tre articoli, sebbene i temi siano del 2017, 2018 e 2020. Chiaramente tutto questo è integrato nella campagna di disinformazione generale contro la Russia. Detto questo, lo stesso sito Web di ShareAmerica è, come indicato, realizzato per coprire la vita e gli eventi negli Stati Uniti.

 

 

Mettendo tutto in un unico enigma e aggiungendo il flusso h24, 7 giorni su 7, di falsità fabbricate e messe in scena per scopi politici, otteniamo una conclusione piuttosto seria con cui bisogna fare i conti e rispondere di conseguenza.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Geopolitika.ru

30 aprile 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/gli-effetti-a-cascata-della-guerra-informatica/

La roulette russa

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di Fabio Falchi

Fonte: Fabio Falchi

“Non accettiamo i ricatti dei russi” ha affermato  von der Leyen, che evidentemente, come la stragrande dei politici europei (Draghi incluso), non si è ancora resa conto che la Russia è in guerra non solo contro l’Ucraina ma contro la Nato che oltre a consegnare armi di ogni genere all’esercito ucraino che sta combattendo contro l’esercito russo, collabora con lo stato maggiore ucraino, dato che l’apparato militare di Kiev è ormai “integrato” nel sistema di comando, controllo e comunicazioni della Nato.
In gioco quindi per Mosca non c’è soltanto la sicurezza del Donbass ma quella della Russia stessa, tanto più che il ministro della Difesa americano ha dichiarato che lo scopo della Nato è mettere la Russia nelle condizioni di non potere più rappresentare una minaccia per qualsiasi Stato. In altri termini è quello di infliggere una sconfitta alla Russia tale che non possa più muovere guerra a nessun Paese. E questo sarebbe possibile, ovviamente, solo se la Russia non esistesse più o non fosse più uno Stato in grado difendere la propria indipendenza e sovranità.
La guerra, anche mediatica ed economica, che l’Occidente a guida angloamericana di fatto sta combattendo contro la Russia quindi ha scopi ben diversi dalla necessità di garantire l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina, e conferma invece la “percezione della realtà” che hanno i russi (si badi, non solo quella di Putin), vale a dire che la Russia adesso è impegnata in una lotta per la vita o per la morte. Perciò Putin, sapendo di contare sul sostegno del popolo russo, che non ha certo dimenticato la Seconda guerra mondiale, al riguardo è stato chiarassimo: la Russia è disposta ad andare fino in fondo, costi quel che costi.
Non è dunque Putin ad essere prigioniero della propria propaganda come sostengono i media occidentali, ma sono i politici e i media occidentali che rischiano di essere prigionieri della propria propaganda. Manca cioè in Occidente la percezione del pericolo reale che si sta correndo e non si può ritenere che limitarsi ad affermare che si devono muovere mari e monti per aiutare la resistenza ucraina sia una strategia politica razionale, sempre che non si pensi che l’Ucraina possa resistere “da qui all’eternità”.
L’Ucraina e gli angloamericani vogliono cioè “vincere” la guerra contro la Russia. Ma che significa “sconfiggere la Russia”? I successi tattici degli ucraini possono anche essere notevoli ma non possono cambiare i reali rapporti di forza sotto il profilo strategico. O si può forse davvero credere che l’esercito ucraino riconquisti l’intero Donbass e pure la Crimea, e che quindi i russi si arrendano agli ucraini e accettino di subire una sconfitta disastrosa?
La Nato può prolungare questa guerra, ma non all’infinito, e più passa il tempo e peggio diventa la situazione non solo per l’Ucraina ma per l’intera Europa. Trattare del resto, non significa affatto arrendersi. E le condizioni per trattare ci sono, senza che vi sia bisogno di sacrificare “sull’altare” del realismo geopolitico l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina. Casomai, indipendentemente da quelle che possono essere le colpe della Russia, si tratta di non difendere il “narcisismo identitario” degli ucraini e di non condividere l’immagine fasulla della realtà diffusa dai media occidentali e dalla Nato ovvero dagli angloamericani che sembrano disposti a combattere contro la Russia fino all’ultimo ucraino e anche fino all’ultimo europeo.
Washington e Londra stanno cioè giocando alla roulette russa anche con le nostre vite, perché ciò che preme davvero agli angloamericani – che di fatto hanno il controllo del regime ucraino, dato che ormai quest’ultimo dipende militarmente ed economicamente dagli aiuti occidentali – è non certo cercare una soluzione diplomatica di questo conflitto, bensì cercare di “dissanguare” la Russia,  anche a costo di rischiare una guerra nucleare, perché, se non lo si fosse ancora capito, è questo il rischio che si sta correndo. D’altronde, anche la geopolitica ha le sue leggi e solo il realismo geopolitico può evitare che la sua meccanica sia irreversibile.

Riti magici, streghe e sortilegi: spunta pure una guerra “esoterica” tra Russia e Ucraina

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IN UCRAINA E IN RUSSIA

Accanto allo scontro armato, tra Russia e Ucraina si combatte una guerra occulta fatta di riti e invocazioni per sostenere gli eserciti in campo. A Mosca il raduno delle streghe pro-Putin

di Marco Leardi

Riti propiziatori, formule magiche, incantesimi e sortilegi. Inni intonati all’unisono per invocare la vittoria. Talismani e amuleti agitati contro il nemico. Tra Russia e Ucraina si sta combattendo una guerra occulta, parallela a quella sostenuta con le armi e le operazioni militari. Un conflitto esoterico nel quale alle forze dispiegate sul campo si aggiungo quelle immateriali e misteriose evocate dall’aldilà. E non si tratta di dicerie o pittoresche leggende: nelle ultime settimane, a Mosca e Kiev, alcune streghe “accreditate” avrebbero iniziato a praticare rituali con il solo obiettivo di sostenere gli eserciti dei rispettivi paesi, nonché l’azione dei loro leader. Lo documentano, con tanto di immagini, alcuni media stranieri.

Così, dalla capitale della Russia arrivano notizie di raduni esoterici per supportare Vladimir Putin. Come riportato da Asianews, decine di donne vestite con un saio nero si sono radunate a Mosca per espimere solidarietà allo Zar e invocare per lui l’ausilio delle forze occulte. A guidare il rito popiziatorio Aljona Polin, considerata la principale fattucchiera russa, nonché fondatrice dell’associazione delle “Grandi streghe di Russia”. Già lo scorso 12 marzo, come testimoniato da alcuni video, la donna aveva convocato un consiglio generale delle streghe a sostegno di Putin. In quell’occasione erano stati pronunciati inni e formule magiche in favore del presidente, la cui immagine era stata posta al centro di un “cerchio del potere” formato dalle partecipanti al rituale.

Che si manifesti la grande forza della Russia!“, aveva ripetuto la chiromante, chiedendo agli spiriti di “dare forza e potere alla Russia e guidare correttamente il percorso del presidente Putin“. Durante il rito venivano anche intonate maledizioni contro i nemici dello Zar. Chi pretende di passare in mezzo a noi, chi ha deciso di andarsene da noi, chi mente in ogni cosa che dice, per i secoli dei secoli questi nemici saranno maledetti!“.

Intanto, anche sul fronte ucraino si praticano analoghi rituali con l’opposto scopo di fermare l’avanzata russa. Secondo quanto riferito dall’agenzia Unian, infatti, le streghe di Kiev starebbero mettendo a punto un “rituale” in tre fasi per estromettere Putin dal teatro di guerra. Il cerimoniale esoterico – a quanto si apprende – si dovrebbe svolgere in quello che è considerato un “luogo del potere” ammantato di mistero, ovvero il Monte Calvo, vicino alla capitale dell’Ucraina. Di questi rituali si dice al corrente anche padre Taras Zephlinsky, attivista della chiesa greco-ortodossa di Kiev, il quale all’AdnKronos non ha nascosto la propria preoccupazione per chi vuole “giocare con il maligno”.

Tra riti magici e spiriti invocati, la drammatica attualità si fonde a superstizioni e ancestrali credenze. Le dottrine esoteriche affiancano i piani di guerra.

VIDEO NEL LINK SOTTOSTANTE:

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/riti-magici-streghe-e-sortilegi-guerra-esoterica-russia-e-2028544.html

La politica marcia compatta sotto il comando Nato

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Il regime dell’informazione ha adottato il parental control per filtrare e bloccare l’accesso dei cittadini all’altra faccia e all’altra versione, della guerra in Ucraina, come è già stato con la pandemia e con altre vicende, come il voto in Francia. Siamo trattati da minorenni costretti a sciropparsi, senza soluzione di continuità, il Racconto Illustrato di Stato, con le sue figure, le sue voci in campo e fuori campo. E un reticolo di censure, deplorazioni, silenzi impedisce di sfiorare la zona proibita del dissenso.

Un tempo, il teatro dei dissensi e delle divergenze, il luogo in cui si esprimevano e si incanalavano le opposte opinioni, evitando che diventassero conflitti aspri o di sangue, era la politica. Lo chiamavamo pluralismo, democrazia, bipolarismo, dialettica tra i partiti antagonisti. Oggi provate a trovare un solo partito su territorio nazionale che esprima compiutamente l’altra posizione sugli eventi in corso, e riconduca a ragione e ragionamento le posizioni più estreme, infantili e radicali. C’è da qualche parte un soggetto politico in grado di dare un’altra lettura dello scenario internazionale, c’è un partito o movimento che affronti la questione senza elmetto, senza appartenenza fideistica alla Nato e al bellicismo dem, e senza parental control per i cittadini? C’è un partito o un movimento che ribadisca anche in questo frangente che sono preminenti gli interessi nazionali, la nostra sovranità; e gli interessi, i valori, della sovranità europea non coincidono con la supremazia americana e con la sua pretesa di governare le sorti del mondo, subordinando gli interessi altrui ai propri? C’è qualcuno che dica, di fronte all’escalation e alla degenerazione del conflitto bellico che oltre il velo e la cataratta ucraina è tra Russia e Stati Uniti, che proprio questo è il momento di cercare una soluzione negoziale? C’è qualcuno che esprima in sede politica la preoccupazione che dietro i nobili principi umanitari ci siano interessi, più o meno loschi, di natura economica, commerciale, energetica, oltre che geopolitici? No, non c’è. Dai falchi del Pd e del draghismo ai falchetti d’Italia della destra, fino agli alleati tutti del governo tecno-sanitario-militare in carica, non c’è una sola voce che dissenta e prospetti una diversa lettura dei fatti, degli equilibri e delle situazioni. Peraltro, una parte cospicua dell’opinione pubblica italiana ed europea la pensa in questo modo differente; non dirò maggioritaria perché non ci sono effettivi riscontri per affermarlo o per confutarlo. E in mancanza di sbocchi e di riferimenti reali, il dissenso viene in qualche modo stemperato, represso o deviato. Ma è comunque una parte consistente dell’opinione pubblica che condivide una cosa: non è questa la via per cercare la pace, non è questo il modo per tutelare i nostri interessi e valori nazionali ed europei, non è la Nato la nostra Cattedrale e non è l’Amministrazione Biden la nostra Mecca.

Nulla da dire a chi non condivide questa linea di dissenso ma deve riconoscere una cosa, anzi due: quella che abbiamo espresso è un’opinione diffusa ma non è rappresentata per nulla nel pur variegato mondo della politica italiana. Capisco tutte le ragioni, le convenienze, gli opportunismi perfino, di chi non se la sente di divergere dal governo che sostiene, dall’ombrello atlantico che ci avvolge, dal regime monocorde dell’informazione e dai poteri internazionali che ci sovrastano. Lo capisco, è umano, chi vuol fare politica mira pure a governare, ad avere potere o quantomeno una fetta; non testimonianza ideale ma conquista di una posizione di potere. Ha tutta la nostra umana comprensione, anche perché si sa bene che una posizione come quella delineata prima, che potremmo definire neo-gollista – ma nel senso del Generale De Gaulle e non degli ultimi residuati gollisti allineati e spazzati via alle ultime elezioni – ti preclude molti accessi. Pensate che qualcuno possa entrare nella stanza dei bottoni non dichiarandosi atlantista, tifoso della Nato e dipendente dal quadro internazionale imposto dai poteri vigenti?
Però poi non lamentatevi se la politica non piace alla gente, se nel voto cresce l’astensionismo e la protesta, se nessuno ripone fiducia nei leader e nei partiti, se la politica conta poco meno di niente nelle decisioni e nelle strategie. Se sono tutti irregimentati sotto la guida di Capitan Draghi che a sua volta esegue le direttive del Comando generale, poi non cercate spiegazioni complesse per giustificare la disaffezione, la diffidenza, il disprezzo del popolo per la politica monocorde. Se la sopravvivenza dei partiti prevale sulla ragione sociale per cui sono nati e si fronteggiano, allora buonanotte alla politica e benvenuti nell’era dei service e del catering politico.

Sarebbe ad esempio naturale aspettarsi che se i Dem sono diventati il Partito della guerra, della Nato, di Draghi e di Biden, chi è dal versante opposto rappresenti la linea contrapposta. Ciò non accade, anzi si sottolinea come un fatto positivo la convergenza con i Dem; lo noto senza polemica contro qualcuno, anzi riconoscendo – come dicevo poco fa – che le scelte politiche sono dettate dalla necessità di non tagliarsi fuori dall’establishment. Sono scelte dettate dall’utilità. Perché ormai non c’è più spazio, non c’è Papa, non c’è Anpi, non c’è pacifista che possa divergere dal piano prestabilito, senza venire silenziato, criticato e accantonato. Il parental control vale anche per loro.

Ucraina, dal maxi incarico ai biolaboratori: tutti i sospetti sul figlio di Biden

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Hunter Biden sarebbe coinvolto in una serie di affari che vedrebbe pure il coinvolgimento del presidente Usa

Gli affari del figlio del presidente UsaHunter Biden, sono finiti al centro di diverse inchieste giudiziari e politiche.

Secondo Mosca, Hunter potrebbe essere coinvolto nella gestione di presunti laboratori per lo sviluppo di armi biologiche in Ucraina. A testimoniare gli intrighi del figlio del presidente americano sarebbero documenti, ucraini e americani, che i russi avrebbero trovato durante le operazioni di guerra in Ucraina.

Dalla puntata di Quarta Repubblica dell’11 aprile 2022, GUARDATE IL FILMATO:

Ucraina, dal maxi incarico ai biolaboratori: tutti i sospetti sul figlio di Biden

Le Pen insegna: perché il sovranismo non è morto

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di Francesco Giubilei

Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia ci consegna un nuovo quadro politico. Partiamo da Emmanuel Macron. Nonostante gli errori compiuti negli ultimi mesi dal suo governo, è riuscito a tenere botta, attestandosi al 27,6 per cento.

Altro dato interessante: al ballottaggio andrà – come previsto dai sondaggi – Marie Le Pen con il 23,4 per cento. Questo risultato ci spiega una serie di cose. La Le Pen era stata data per morta politicamente fino a qualche mese fa. Prima con la discesa in campo di Macron e dopo con quella di Valérie Pécresse. Invece la leader del Rassemblement National ha tenuto, a conferma che il tema del sovranismo – al contrario di quanto ci avevano detto – non è superato o scomparso. Lo abbiamo visto in Ungheria con il risultato di Orbán, lo vediamo con i voti della Le Pen.

Il concetto di sovranità è quanto mai attuale. Lo è in riferimento alla pandemia, che ha testimoniato la necessità nei settori strategici di avere anche una produzione interna. Ma lo è anche sul fronte dell’economia e dell’energia: la sovranità energetica è infatti un argomento estremamente importante. In Italia ancora di più, visto in Francia, grazie alle centrali nucleari, hanno una minore dipendenza dal gas russo rispetto a noi. Tutto questo ci testimonia che la stagione politica del sovranismo è ancora viva. Ma è cambiata rispetto al periodo pre pandemia. Tant’è che la Le Pen ha modificato la propria offerta politica.

Altro dato da tenere in considerazione all’interno delle elezioni francese è il risultato importante di Jean-Luc Mélenchon, che ha chiuso a circa il 21 per cento. Un risultato importante che ha fatto sì crollassero i socialisti con la Hidalgo ferma all 1,7 per cento. Il risultato di Jean-Luc Mélenchon diventa particolarmente importante in fase di ballottaggio: il suo è un elettorato di sinistra, ma è anche post ideologico: vari di questi elettori, se non andranno a votare per Macron, probabilmente si asterranno; mentre una piccola percentuale voterà con ogni probabilità per Le Pen.

Da valutare anche il risultato di Eric Zemmour, che ha raccolto al 7 per cento. Un risultato un po’ sotto le aspettative, soprattutto dopo il lancio la sua campagna elettorale che si pensava potesse raggiungere un risultato più ampio. Ha prevalso forse un sentimento che esiste anche in Italia: quello del cosiddetto voto utile. Probabile che all’ultimo molti elettori abbiano scelto la Le Pen. Probabile abbia influito la guerra in Ucraina, con Zemmour costretto a difendersi dalle accuse di essere un candidato filorusso ed estremista.

Poi c’è il dato di Valerie Pécresse, che non ha raggiunto neanche il 5 per cento. La candidata, pur presentandosi come di centrodestra, si è subito affrettata a dire che appoggerà Macron, creando anche una spaccatura all’interno del partito dei Repubblicani. Molti elettori repubblicani avevano già intuito questa possibilità e quindi in molti non l’hanno votata. Un monito per il mondo del centrodestra italiano: quando vi è una proposta troppo “leggera”, il risultato è fallimentare. Staremo a vedere cosa accadrà al ballottaggio. La sfida è aperta: Macron è in vantaggio, ma non è da escludere un voto antisistema.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/le-pen-insegna-perche-il-sovranismo-non-e-morto/

Agcom, Massimiliano Capitanio neo-eletto Commissario nel silenzio dei più

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di Angelo Zaccone Teodosi

Scarsa trasparenza nelle procedure di elezione. Il neo Commissario in quota Lega Salvini dichiara al suo “Giornale di Monza”: “mai avrei sognato tutto questo”.

Come è noto ai più attenti lettori di questo quotidiano online (che è stata una delle pochissime testate giornalistiche a segnalare la notizia) mercoledì della scorsa settimana la Camera dei Deputati ha eletto un componente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), nella persona del deputato leghista Massimiliano Capitanio (detto Max), membro della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai (e capogruppo della Lega). Capitanio va ad affiancare l’attuale Presidente Giacomo Lasorella e gli attuali Commissari Laura AriaAntonello Giacomelli ed Elisa Giomi. Il nuovo Commissario farà parte della “Cir”, ovvero la Commissione per le Infrastrutture e le Reti di Agcom.

L’elezione è avvenuta a tre mesi dalla morte del Commissario Enrico Mandelli (venuto meno il 10 dicembre 2021), che era stato eletto nell’estate del 2020 (e considerato di area leghista).

Elezioni con una curiosa numerologia: Capitanio è stato eletto con 221 voti. L’elezione è stata proclamata, poco prima delle ore 19 di mercoledì 30 marzo dal Presidente di turno, Ettore Rosato. I votanti sono stati 431 (su un totale attuale di 630 deputati che siedono a Montecitorio), nessun astenuto, i voti “dispersi” 10, le schede “bianche” 170, e 30 le schede “nulle”. Quindi, Capitanio è stato eletto con poco più di un terzo del totale dei parlamentari aventi diritto al voto (221 voti su 630 elettori, circa il 35 %).

Purtroppo non è possibile acquisire dalla Presidenza della Camera i nominativi dei cosiddetti “voti dispersi”, per dinamiche burocratico-procedurali che risultano ancora oggi incomprensibili (ci siamo scontrati con questo muro di silenzio ed opacità in occasione delle precedenti elezioni Agcom: vedi “Key4biz” del 15 luglio 2020, “Agcom e Garante Privacy, eletti gli 8 consiglieri. Un voto “blindato” in occulte trattative tra Governo e opposizioni”; vedi anche “Key4biz” del 15 settembre 2020, “I misteri dell’Agcom: dopo due mesi il nuovo consiglio non è ancora operativo”). E peccato non poter prendere visione nemmeno delle schede “nulle”: perché questa incomprensibile… segretezza???.

Quello di componente del Consiglio dell’Agcom è un ruolo importante, nella economia (e nella… ecologia, volendo) del sistema della comunicazione in Italia: queste elezioni dovrebbero essere caratterizzate da un dibattito pubblico ampio e plurale, e magari anche da una procedura pubblica comparativa. Il che invece non è, come abbiamo avuto occasione di denunciare – da molti anni – anche su queste colonne.

I Presidenti della Camera e del Senato avrebbero in verità la possibilità di adottare un regolamento che rendesse la procedura elettorale più trasparente e tecnocratica, come pure è stato invocato in passato da più parti. Sia Roberto Fico sia Elisabetta Casellati hanno ignorato queste istanze della società civile.

Elezioni Agcom: si rinnova “trasparenza zero”

Le elezioni dei commissari dell’Agcom si traducono nei fatti in una nomina discrezionale che avviene nelle segrete stanze della partitocrazia: trasparenza zero.

Questa volta, non soltanto la riconferma di zero trasparenza, ma anche una sorta di curiosa cortina fumogena, se è vero che nessun quotidiano nazionale ha segnalato la notizia della elezione (nomina) di Capitanio, e soltanto oggi, a distanza di una settimana, la rassegna stampa registra un qualche articolo, seppure su testate locali (in primis il “Giornale di Monza”, ma anche il “Giornale di Vimercate”, ed il “Giornale di Seregno”, ed ancora il “Giornale di Carate” e finanche il “Giornale di Desio”… tutte edizioni del gruppo lombardo Netweek, che pubblica 58 testate in 6 regioni, per oltre 550mila copie settimanali).

In particolare, si segnala quel che scrive oggi (5 aprile) il “Giornale di Monza”, testata locale ben affermata, quotidiano di cui è stato redattore lo stesso Capitanio: titolo: “L’onorevole della Lega Massimiliano Capitanio è il nuovo commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, a firma del direttore, Sergio Nicastro (che pure onestamente conclude l’articolo con una nota simpatica, dichiarandosi amico del parlamentare). Sottotitolo: “Dalle nottate in Consiglio comunale all’Agcom. Gli esordi come cronista al Giornale di Vimercate e di Monza, poi l’approdo in Parlamento, da cui si dovrà dimettere. «Mai avrei sognato tutto questo»”. È ovviamente del tutto naturale che la testata pubblichi un articolo ben simpatizzante nei confronti del neo-eletto…

Sono interessanti, piuttosto, alcune tesi manifestate da Capitanio: scrive il “Giornale di Monza” che è salito, solo recentemente, agli onori delle cronache per i richiami a Dazn per i problemi di trasmissione del segnale e per le sanzioni alle compagnie telefoniche, solo per fare alcuni esempi. “La priorità è la realizzazione delle autostrade digitali per l’uso dei servizi telefonici e le trasmissioni televisive e radiofoniche… Gli scenari di guerra hanno dimostrato che il Paese deve rapportarsi in modo strutturato e non subalterno con le piattaforme social. Per me, l’aspetto fondamentale sarà sviluppare una cultura digitale”.

Capitanio, neo Commissario Agcom: “mai avrei sognato tutto questo”

Il quotidiano specifica oggi che, in questi giorni, di messaggi e telefonate a Capitanio ne sono arrivati tanti (“anche da rappresentanti del Pd, a partire dal presidente Debora Serracchiani, e dei Cinque Stelle, e questo mi ha fatto molto piacere perché significa che è stato colto il mio lavoro istituzionale”), di ringraziamenti ne ha fatti anche lui (“in primis a Matteo Salvini e Fabrizio Cecchetti, poi ai ministri Giancarlo GiorgettiErika Stefani e Massimo Garavaglia”). Da queste dichiarazioni – emerse oggi – si intravvede indirettamente una qualche traccia del “dietro le quinte” dell’elezione. Ed i dubbi iniziali di Capitanio paiono essersi dissolti: “quando mi è stata ventilata questa opportunità, non nascondo che ero dubbioso, dal momento che avrei dovuto rinunciare alla politica attiva”.

Il “Giornale di Monza” ricorda che, “di certo, in questi quattro anni, Capitanio non è rimasto con le mani in mano: dalla legge sull’Educazione civica al contrasto alla pirateria, da Concorezzo nel novero dei 12 Borghi del Futuro all’inserimento della metropolitana Cologno-Vimercate come priorità nell’ultima manovra di Bilancio, dall’attenzione al Tribunale e alla Questura di Monza al supporto a don Mario Ciceri di Sulbiate, fino ai fondi per le scuole di Correzzana, agli odg sugli sfollati di Bernareggio e al salvataggio delle Poste di Ruginello. Ma mancherà più il territorio a Capitanio o il contrario? «Non posso dirlo io, alcuni messaggi ricevuti mi hanno fatto capire che è stato colto il mio impegno per la Brianza e questo mi rende felice perché vuol dire che qualcosa di buono ho fatto»”. Senza dubbio, si tratta di un politico ben attivo – come s’usa dire – sul territorio.

Interessante, nella sua franchezza, la risposta alla domanda “Avrebbe mai pensato di arrivare a questo?”. Capitanio risponde: “No, pensavo di aver toccato la vetta dei sogni liceali arrivando in Parlamento. È un addio alla politica? No, direi solo un arrivederci…”.

Così ha commentato Adnkronos subito dopo l’elezione (il 30 marzo): “Massimiliano Capitanio, eletto oggi dalla Camera dei Deputati con più del 50 % dei voti dei presenti, è il nuovo consigliere dell’Agcom, che va a sostituire Enrico Mandelli, lasciando così alla Lega il compito di trovare un nuovo Capogruppo del partito in Commissione di Vigilanza Rai, un nuovo Segretario della stessa bicamerale e un attento componente della Commissione Poste e Telecomunicazioni di Montecitorio. Capitanio, infatti, si dimetterà dalla Commissione di Vigilanza e, più in generale, dalla Camera dei Deputati dopo la firma del decreto di nomina del presidente della Repubblica”. L’agenzia diretta da Gianmarco Chiocci (gruppo Giuseppe Marra Communications) ribadisce il dato dell’elezione con più del 50 % dei presenti, e ricorda brevemente la biografia: giornalista, vicedirettore della struttura stampa del Consiglio regionale della Lombardia prima del suo approdo in Parlamento e, negli anni ancora precedenti, Capo Segreteria e Responsabile Stampa dell’Assessorato Politiche Sociali della Provincia di Milano, consulente giornalistico per il programma “L’Ultima parola” di Rai2 (il controverso programma condotto da Gianluigi Paragone dal gennaio 2010 al giugno del 2013), Responsabile Politica e Cronaca Nera del “Giornale di Monza” e del “Giornale di Vimercate”.

Classe 1974, sposato, padre di due figli; laureato in Lettere Moderne con 110 e lode alla Cattolica di Milano, corso di perfezionamento alla Sda Bocconi in Management delle Pubbliche Amministrazioni, giornalista professionista iscritto all’Ordine dal 2002. Il quotidiano “Domani”, l’11 gennaio scorso, scriveva che “lobbisti e colleghi di altri partiti sanno che per avere rapporti con la Lega su infrastrutture e telecomunicazioni devono rivolgersi a Edoardo Rixi e al deputato Massimiliano Capitanio”.

Da segnalare che Capitanio è stato tra l’altro promotore di commendevole iniziativa, come primo firmatario della legge che ha determinato il ritorno dell’educazione civica obbligatoria nelle scuole (legge n. 92 del 2019), con obbligo di voto in pagella.
Alcune posizioni di Capitanio (come parlamentare della Lega) sulla Rai…

Rispetto alla Rai (una delle aree di competenza dell’Autorità), vanno segnalate alcune prese di posizione, che immaginiamo Capitanio rinnoverà nella novella veste di Commissario Agcom, nella italica logica delle “sliding doors”…

Poco più di un mese fa, il 23 febbraio, manifestava apprezzamento per la “Risoluzione” approvata in Vigilanza Rai (praticamente all’unanimità) presieduta dal forzista Alberto Barachini, che riconosce il ruolo fondamentale della Testata Giornalistica Regionale (Tgr): “non solo chiediamo di mantenere degli spazi di informazione nella fascia serale, ma anche di sfruttare al meglio le opportunità fornite dalle nuove tecnologie e dalla interazione con le piattaforme social”. Il 10 febbraio 2022 dichiarava: “se le notizie riportate da ‘Il Riformista’ riguardanti il conduttore dalla trasmissione ‘Report’, Sigfrido Ranucci, venissero confermate, ci troveremmo davanti a fatti gravissimi. La Lega presenterà un’interrogazione in vigilanza Rai, anche a tutela della trasmissione e delle stesse persone che ci lavorano. Serve un’attenta riflessione anche dopo la notizia dei messaggi intercorsi tra il vice direttore di Rai3 e alcuni parlamentari. Anche quando ci siamo trovati sotto attacco, abbiamo sempre difeso la libertà di inchiesta e di informazione. Siamo contro il giornalismo a tesi e di dossieraggi”. Il 1° febbraio: “le polemiche di queste ore non sono un omaggio a Sanremo. Chi vuole trasformare l’Ariston in un comizio per la liberalizzazione delle droghe probabilmente confonde il Festival dei fiori con quello dell’erba”… Andando indietro nel tempo, emerge la presa di posizione sulla vicenda Fedez-Rai del “Concertone” del 1° maggio 2021: si ricorderà che la sera del concertone, durante la “festa dei lavoratori”, il popolare rapper se l’è presa soprattutto con i leghisti in merito al Ddl Zan, facendo l’elenco delle loro prese di posizione su omosessualità e scelte di genere… Dichiarò Capitanio: “vogliamo vedere il contratto tra la società esterna che ha organizzato il Concertone (si tratta della iCompany, che realizza la kermesse da otto anni, n.d.r.) e la Rai. Dalle prime verifiche che ho fatto, risulta che la Rai abbia speso circa 600mila euro tra costi esterni e costi di produzioneChiederemo approfondimenti, per vedere se ci sono gli estremi per un esposto alla Corte dei Conti e per esprimere un atto di indirizzo in Vigilanza, affinché l’Azienda di Servizio Pubblico impugni il contratto alla luce dei gravi errori che ci sono stati sul palco del Concertone.  E mi riferisco sia all’uso strumentale della festa dei lavoratori per parlare d’altro, senza contraddittorio, peraltro in una rete pubblica, e sia al mancato controllo sulla promozione di marchi pubblicitari da parte di Fedez, cosa assolutamente vietata dalle policy Rai”… Nel maggio del 2019, allorquando alcuni esponenti grillini dichiaravano di non voler rinnovare la convenzione con Radio Radicale, Capitanio si fece notare per una presa di posizione chiara: con un emendamento al “Decreto Crescita” a prima firma Massimiliano Capitanio, la Lega propose una proroga di sei mesi, con una copertura di circa 3,5 milioni di euro: “non vogliamo passare per quelli che chiudono le radio a causa di decisioni discutibili del passato. Ma bisogna rivedere la gestione delle risorse e l’affidamento dei servizi. Questa è una proposta-ponte, di traghettamento. L’auspicio è di coinvolgere la Rai ed eventualmente soggetti privati, come Radio Radicale, ma con tecnologie in grado di contenere i costi”…

Come dire?! Come campeggia sulla sua pagina web, lo slogan “La rivoluzione del buon senso” incarna lo spirito del personaggio.

Generalmente, in casi come questi, ad elezione avvenuta, si registra un profluvio di comunicati stampa e dichiarazioni politiche. In questo caso, invece, curiosamente, pochi sono emersi, almeno sulle agenzie stampa. Prevalente silenzio. Strana dinamica. Diffuso disinteresse?! Eppure – ribadiamo – la eletta schiera dei 5 commissari dell’Agcom ha un ruolo determinante nel sistema della comunicazione nazionale.

Alternativa (ex M5s): “elezione di Capitanio: ennesimo vergognoso atto di lottizzazione politica”

La prima reazione (ufficiale) della “politica” non è comunque stata esattamente benevolente: i parlamentari fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle, che si sono riuniti a fine febbraio 2021 nella componente L’Alternativa C’è (nel Gruppo Misto; componente divenuta nel novembre dell’anno scorso semplicemente Alternativa, movimento attualmente guidato da Pino Cabras), hanno sparato a pallettoni: “riteniamo l’elezione di Massimiliano Capitanio come componente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni l’ennesimo vergognoso atto di lottizzazione da parte della politica delle autorità indipendenti”.

I colleghi di Alternativa precisano: “non c’è nulla di personale nei confronti dell’onorevole Capitanio, ma non siamo assolutamente d’accordo con questo sistema, che vede le formazioni politiche spartirsi ogni brandello di potere e occupare qualunque poltrona. L’Agcom è un’autorità amministrativa indipendente di regolazione e garanzia e, sebbene i suoi membri vengano eletti dal Parlamento, sarebbe opportuno che fossero tecnici e non politici”.

Tesi condivisibile, ma non ci risulta che i parlamentari di Alternativa abbiano richiesto a Roberto Fico o a Maria Elisabetta Alberti Casellati di mettere in atto procedure diverse rispetto a quelle, oscure anzi misteriose, ormai purtroppo consolidate.

Unica voce che ha manifestato i propri complimenti a Capitanio – almeno sulle agenzie stampa, da una settimana ad oggi – è stata quella di Fabrizio Cecchetti, Vice Capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati e Coordinatore della Lega Lombarda per Salvini Premier: “l’uomo giusto per la sua competenza e preparazione per un incarico così delicato e complesso, e analoghi complimenti e auguri alla nostra storica militante brianzola, ed ex Sindaco di Cesano Maderno (in Provincia di Monza e della Brianza, n.d.r.),Marina Romanò, che subentra alla Camera dei Deputati al suo posto”.

Il neo-eletto lascerà il suo seggio alla Camera dei Deputati dopo la firma del decreto di nomina del Presidente della Repubblica, che si prevede entro fine aprile (tempi tecnici).

Tornando al tema della trasparenza, anche la notizia della imminente elezione del membro Agcom non è stata oggetto di attenzione mediatica di sorta. L’avviso per la presentazione delle candidature è stato pubblicato sul sito della Camera il 9 febbraio, le candidature dovevano pervenire entro l’11 marzo. Fino ad una settimana prima, erano pervenuti soltanto 14 curricula (come emerso dalla conferenza dei capigruppo).

Democrazia non avrebbe voluto che la nomina andasse ad un esponente (tecnicamente qualificato) “in quota” all’opposizione?!

Key4biz” ha seguito la vicenda doverosamente: si rimanda all’articolo di Paolo Anastasio del 17 marzo 2022, “La nomina del nuovo membro dell’Agcom andrà all’opposizione?”, che segnalava – tra l’altro – l’avvenuta pubblicazione, il 16 marzo, sul sito web della Camera,  dell’elenco delle candidature pervenute (49 candidature, di cui – si noti – soltanto 10 donne). Scriveva Anastasio, ricostruendo le dinamiche storiche: “dal 1997 a oggi, la nomina dei componenti del consiglio Agcom è sempre stato equamente divisa tra centrosinistra e centrodestra, tra maggioranza ed opposizione. Oggi si verifica nuovamente il caso imprevisto della nomina di un commissario in sostituzione di un altro venuto a mancare. Era già successo nella scorsa consiliatura, con la prematura scomparsa del compianto Antonio Preto. Allora Preto, che era stato nominato in quota centrodestra, fu sostituito con Mario Morcellini indicato dal centrosinistra”. E giustamente sosteneva: “non è, quindi, per nulla automatico che il nuovo commissario debba essere in quota Lega (che al momento si trova peraltro in una oggettiva condizione di isolamento), e si pone semmai un problema di “garanzia” e di presenza equilibrata tra maggioranza e opposizione, specialmente in considerazione delle prossime elezioni, che rappresentano uno degli ambiti più sensibili nel rapporto tra partiti e Agcom”. Concludeva Anastasio: “il Parlamento dovrebbe riconoscere la presenza dell’opposizione in seno al consiglio dell’Agcom, evitando colpi di mano dell’ultimo momento, che ledono il ruolo stesso di garanzia delle autorità indipendenti”.

Il Parlamento ha completamente ignorato queste sane argomentazioni. Di fatto, la “poltrona” della Lega resta assegnata ad un leghista. E non ci risulta che vi sia stata opposizione alcuna, se non giustappunto da parte degli esponenti di Alternativa. Per il resto, silenzio (parlamentare e politico) assoluto.

Lo stesso giorno, il 17 marzo, “Key4biz” dava spazio anche alla Commissaria Elisa Giomi, che sosteneva la necessità di “una svolta profonda nel metodo di selezione dei candidati, a fronte dei molti rischi di vulnerabilità e di cooptazione da parte della politica”, segnalando lo studio “The Selection of Regulators, or, the Political Economy of Regulation in Italy” di due ricercatori italiani, Leo Fulvio Minervino e Diego Piacentino (pubblicato sulla rivista “l’industria” edita da il Mulino, n°1/2021, gennaio-marzo), che ha dimostrato come, delle 32 nomine fatte a partire dal 1997 fino al 2019 nelle tre autorità indipendenti di regolazione dei mercati, ben 22 hanno riguardato politici o soggetti legati alla politica (vedi “Key4biz” del 17 marzo 2022, “Elisa Giomi (AgCom): “Modalità di selezione pubblica per il nuovo commissario segnale importante per indipendenza Autorità”). Segnalammo l’attività di questi due studiosi già su queste colonne: ne scrivemmo su “Key4biz” il 15 settembre del 2020 nell’articolo “I misteri dell’Agcom: dopo due mesi il nuovo consiglio non è ancora operativo”.

In verità, non ci sembra che la procedura rimessa in atto da Fico e Casellati abbia modificato di una virgola quel che è stato realizzato in passato.

Ma due anni fa, in occasione delle elezioni Agcom, emerse un qualche parlamentare dissidente…

Si ricorda che in occasione delle precedenti elezioni Agcom (luglio del 2020), almeno emerse una qualche voce di dissenso: la deputata Alessandra Ermellino (fuoriuscita dal Movimento 5 Stelle ed iscritta al Gruppo Misto, attualmente in Centro Democratico – Cd) indirizzò una “lettera aperta” al Presidente della Camera per denunciare l’assenza di trasparenza soprattutto nelle elezioni Agcom (senza ricevere risposta di sorta da Roberto Fico); Nicola Fratoianni, portavoce nazionale di Sinistra Italiana, che, poco prima delle votazioni a Montecitorio, dichiarò che “il voto avviene nell’oscurità dei criteri che presiedono alle scelte… è abbastanza sconcertante che si stiano eleggendo i consigli dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e del Garante per i Dati Personali come se fosse un mero atto burocratico”; la deputata Silvia Fregolent spiegò perché Italia Viva non ritenne opportuno partecipare al voto per Agcom e Privacy, per ragioni “sia di metodo che di merito”, precisando che “la nostra decisione è stata dettata dall’atteggiamento degli altri partiti della maggioranza che, invece di confrontarsi sulle questioni da noi sollevate, hanno scelto la strada di un accordo blindato”; Riccardo Magi, deputato di Radicali +Europa, denunciò la “solita lottizzazione politica”…

Va rimarcato che si tratta dello stesso deficit di trasparenza che si continua a registrare in occasione delle elezioni dei membri del Consiglio di Amministrazione della Rai. Si ricordi, in argomento, la presa di posizione assunta da questa testata, in occasione della procedurale elettorale 2018: vedi la “lettera aperta” redatta da alcuni candidati – Piero De ChiaraMarco MeleRaffale Barberio (direttore di “Key4biz”), Patrizio RossanoGiandomenico Celata –, indirizzata al Presidente della Camera, pubblicata da “Key4biz” del 2 luglio 2018, “Cda Rai, lettera aperta al Presidente della Camera Roberto Fico”). Chiedevano, i cinque candidati, con democratica semplicità, di promuovere almeno una sorta di questionario, una griglia di poche domande: “a nostro avviso, domande e risposte dovrebbero essere pubbliche e consultabili non solo dai deputati ma da tutti i cittadini e utenti del servizio pubblico. Un’alternativa, o un’integrazione a quanto sopra, potrebbe essere lo svolgimento di un incontro dei candidati con deputati e stampa in un’aula del Parlamento”. Inascoltati.

Per una vera trasparenza Agcom, serve una procedura comparativa, con audizioni pubbliche

Il 13 luglio 2020, un centro di monitoraggio indipendente qual è la Fondazione Openpolis sostenne che le “authority” in Italia sono divenute, una volta ancora, una “ennesima pedina nello scacchiere delle nomine pubbliche”: si tratta di “strutture che stentano ad essere realmente autonome, per un processo di nomine purtroppo fortemente politicizzato e poco trasparente”. Openpolis proponeva, in sintonia con quel che anche noi abbiamo sostenuto su queste colonne: “non si vuole contestare il principio per cui sia la politica (governo o parlamento) a fare queste nomine, ma il metodo andrebbe migliorato. Alcuni piccoli accorgimenti potrebbero migliorare il processo di selezione: (1.) Istituzionalizzare la pubblicazione di avvisi per la manifestazione di interesse per l’individuazione dei candidati alla posizione; (2.) Messa a disposizione dei cv ricevuti sui siti internet istituzionali; (3.) Ciclo di audizioni pubbliche (come per la nomina dei Commissari Europei) per una rosa di candidati individuati dalle commissioni competenti”.

Se i primi due criteri sono stati messi in atto (dopo una decisione avviata nel 2012 dall’allora Presidente della Camera Gianfranco Fini), il terzo “accorgimento” – l’unico che consentirebbe una seria procedura comparativa – è stato, ancora una volta, ignorato. Servirebbero audizioni pubbliche, o anche soltanto chiedere ai candidati una sorta di “manifesto programmatico”, o anche soltanto di rispondere ad un questionario ben strutturato. Openpolis si associava alla denuncia di deficit di trasparenza (trasparenza a metà?!) ma, ancora una volta, “il voto invece seguirà altre logiche, che rimangono nascoste allo scrutinio pubblico”. E così purtroppo è stato.

L’avviso recita: il neo Commissario “sarà scelto sulla base del merito, delle competenze e della conoscenza del settore, tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale”. Il “dietro le quinte” di questa scelta parlamentare è ignoto, almeno per i comuni cittadini: nebbia assoluta.

Il 6 giugno del 2012, la Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) denunciava: “nomine Agcom: impressionante sordità delle istituzioni rispetto alle richieste di trasparenza”. Son passati quasi 10 anni da allora: la sordità delle istituzioni s’è aggravata.

Questa volta, in più, silenzio assoluto da parte dei nostri (circa) 1.000 parlamentari (a parte, e comunque… “ex post”, ad elezione avvenuta, del gruppo Alternativa). Incredibile, ma vero.

In questa nebbiosa vicenda delle elezioni dell’Agcom, la “Storia” purtroppo si ripete, ed il dominio della partitocrazia si rinnova, con buona pace della trasparenza, della tecnocrazia, e – in fondo – della democrazia stessa.

Fonte: https://www.key4biz.it/agcom-massimiliano-capitanio-neo-eletto-commissario-nel-silenzio-dei-piu/398801/

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