Musulmano fugge dall’Iran per diventare cristiano

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Fuggì dall’Iran perché voleva diventare cristiano e sabato 23 maggio lo è diventato, ricevendo nella cattedrale di Burgos il battesimo dal locale arcivescovo, Monsignor Fidel Herráez Vegas.
È la storia di Mahdi, un vero richiedente asilo politico in Spagna, che per il suo desiderio di seguire “il cammino luminoso di Gesù e Maria”, ha lasciato il paese mediorientale con una Bibbia persiana come compagna.
In Iran le conversioni dall’Islam al Cristianesimo, in espansione negli ultimi anni, sono severamente punite. “Le cose vanno molto male in Iran”, ha spiegato Mahdi. “Lì i cristiani sono perseguitati”.
“Adoro il mio paese ma non il governo iraniano”, ha dichiarato questo giovane che è rimasto in fuga dalla Repubblica Islamica per quasi 2 lunghi anni.
Ha viaggiato per mesi e migliaia di chilometri fino a quando, finalmente, un furgone lo ha “lasciato” a Burgos.
Dopo aver visitato la cattedrale il giovane aveva preso coraggio e, recatosi presso la locale stazione di polizia, ha chiesto asilo politico per essere cristiano.
Nel tempo in cui ha risieduto in Spagna prima dell’ottenimento dell’asilo politico il giovane ha completato la sua formazione catechistica. Inizialmente si è aiutato con il traduttore di Google per tradurre dal farsi allo spagnoloe viceversa.
Quindi Mahdi ha cominciato le sue lezioni di spagnolo e adesso, settimana dopo settimana, dopo aver conosciuto le basi principali della fede cattolica ha cominciato a parlare spagnolo. “È un Dio molto diverso dall’Islam, quello Cattolico. Non c’è bisogno di temerlo, perché come dice San Giovanni ‘Dio è amore'”.
Mandi ha spiegato che nel cattolicesimo “è Dio che viene da noi e non è come nell’Islam, dove si pensa che sia l’uomo che deve raggiungerlo”.
“La via di Gesù dona molta luce ed è l’opzione che voglio seguire nella mia vita”, ha spiegato Mahdi. “Da quando mia madre è morta 3 anni fa, sento che la Beata Vergine Maria si prende cura di me e mi accompagna ed è sempre con me”.
Lo stato di allarme per la pandemia di coronavirus aveva costretto il giovane a rimandare il suo battesimo, previsto per l’ultima veglia pasquale. Finalmente due giorni fa ha ricevuto tutti e tre i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Infatti oltre al battesimo ha ricevuto la Cresima e la prima santa comunione.
Adesso per Mahdi inizierà una nuova vita. “Ognuno ha la sua storia, ma la mia è diversa grazie a Dio”.

MATTEO ORLANDO

Con la crisi 20mila italiani pronti a lavorare nei campi. La fine del mito sui «lavori che non vogliamo più fare»

 

Roma, 11 mag– I famosi «lavori che gli italiani non vogliono più fare», in realtà i nostri connazionali li vogliono svolgere, eccome. Soprattutto ora, in piena crisi occupazionale causata da due mesi di chiusura delle attività commerciali e produttive. Camerieri, studenti, partite iva, commessi, o semplicemente disoccupati da prima del lockdown; sempre più italiani si vedono costretti a reinventarsi come braccianti – e nei campi c’è posto per tutti. 

Del resto lo aveva detto la Bellanova: quest’anno mancano 200mila braccianti, in gran parte stranieri, impossibilitati a tornare in Italia. Detto, fatto: un esercito di nostri connazionali – ventimila persone accorse a smentire il luogo comune di cui sopra – si è registrato sulle banche dati delle principali organizzazioni agricole. Un’adunata inaspettata che ha costretto le stesse organizzazioni a creare piattaforme per fare incontrare domande e offerte. Un po’ di numeri: dal 7 aprile, in poco più di un mese sulla piattaforma Agrijob di Confagricoltura sono arrivate 17 mila domande – 12 mila circa di italiani. Il 18 aprile anche Coldiretti ha lanciato Jobincountry, a cui si sono iscritti in 10mila circa – di questi, quasi 9 mila italiani. Il 24 aprile è stato il turno di Lavora con agricoltori italiani: in due settimane 2.500 iscritti, italiani: circa 2mila.

Tra riconvertiti all’agricoltura troviamo anche cinque salentini, in precedenza camerieri impiegati presso l’agriturismo Tenuta Monacelli, alle porte di Lecce: «Fino a tre anni fa — spiega il proprietario Giuseppe Piccinni — l’attività agricola, con i nostri 340 ettari, era prevalente. Poi con il boom del turismo c’è stato il sorpasso. Adesso stiamo tornando alle origini: fino a luglio, almeno, staremo fermi sul fronte turistico e allora ho chiesto ai miei collaboratori più stabili di preparare i terreniper impiantare nuovi ulivi al posto di quelli colpiti dalla Xylella: hanno accettato, ben felici di poter lavorare».

La situazione non cambia nemmeno spostandosi verso il Settentrione: «Ci arrivano diverse richieste dalla costa ligure — racconta Domenico Paschetta, della cooperativa cuneese Agrifrutta — da 30-40enni che lavoravano nel turismo.Abbiamo bisogno, tra raccolta e confezionamento, di 500 persone. Negli scorsi anni erano al 90% stranieri. Ma adesso, con la difficoltà a muoversi da Albania, Romania e Polonia, stiamo cercando gente locale senza problemi di alloggio: in passato i Comuni si erano organizzati con strutture di accoglienza, quest’anno con il distanziamento sarà più difficile».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/crisi-20mila-italiani-lavorare-campi-156103/

«Giuseppi Boia», la clamorosa protesta di Emilio Giuliana

 

Emilio Giuliana, noto esponente della destra trentina, si è reso protagonista di una protesta che è andata dritta al nocciolo del problema, senza tanti preamboli o diplomazia.

Affiggendo sul balcone di casa lo striscione con scritto a chiare lettere: «Giuseppi Boia» Giuliana lancia un allarme dopo il nuovo provvedimento del premier Conteche delude gli italiani che dovranno ancora limitare i propri spostamenti firmando una nuova autocertificazione.

Una decisione che non è piaciuta a nessuno, vescovi compresi che hanno protestato vivacemente contro il governo giallorosso. Giuliana punta il dito anche sulle regole che per alcuni devono essere rispettate mentre da altri no.

Il riferimento è anche nei confronti degli sbarchi dei migranti che continuano ad avvenire liberamente nonostante in Africa i focolai di coronavirus siano stati confermati in 40 paesi del continente. Giuliana parla anche di banche, democrazia e libertà che ormai sono svaniti e di altri interessanti argomenti. «Negli anni 70 – dice – per una cosa del genere ci sarebbe stata la rivoluzione»

Siamo di fronte ad un golpe bianco?

“Si, viviamo una manipolazione accentuata della realtà, una violazione continua dei fondamentali diritti delle libertà individuali. Non troppo tempo fa il banchiere tecnocrate senatore Monti lamentò l’utilizzo eccessivo democrazia. Il governo Conte, per non fare torto a nessuno, per evitare accessi o abusi, ha sospeso la democrazia. Una “situazione” che mi riporta alla mente un aforisma del saggista Henry Louis Mencken, quando asseriva che “È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari.”

Come valuta i provvedimenti a puntate del governo?

“Non penso, mi limito a constatare, che il governo attraverso il terrore mediatico mantiene il proprio potere e porta avanti indisturbato le proprie politiche capitalglobalizzanti. In barba alla “pandemia” gli immigrati continuano a sbarcare; le banche continuano ad essere ingrassate; delinquenti e mafiosi scarcerati; immigrati irregolari lasciati liberi di delinquere, quanto le forze di polizia sono impegnate a vessare chi porta ad urinare il cane.”

Che lettura dà del Covid 19?

“ Come prevedibile, coloro che inizialmente si strappavano le vesti contro chi sollevava dubbi sulle scelte del governo, convinti che ci fosse in atto davvero una pandemia, dopo più di un mese di restrizioni, mesti mostrano segni di scoramento, e l’orgogliosa esortazione #iostoacasa# è svanita. La ricaduta in termini economici finanziari sarà devastante, ma d’altronde la sinistra e i sinistri hanno così a cuore i poveri che ogni qualvolta che sono al governo ne creano sempre più!”

Malcontento diffuso ma nessuno si ribella negli anni ‘70 ci sarebbe già stata la rivoluzione, perché?

“Sulle ribellioni spontanee degli anni ’70 e la relativa enfatizzazione sarei cauto e ridimensionerei largamente e grandemente. Ciò premesso, sono io che le pongo la domanda, chi dovrebbe ribellarsi? Un popolo bolso, che si ritrova con la metà dei giovani che c’erano negli anni ’70, i quali sono stati privati anche dell’anno di militare, de virilizzati, che corrono dietro a tutte le miserie materialistiche, volti a soddisfare i soli istinti bestiali, privi di spiritualità, senza riferimenti familiari? Soprattutto senza il senso del sacro, senza Dio. Perentoriamente lo psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon, sosteneva come la storia ci insegnia che i popoli non sopravvivono a lungo al tramonto della loro fede.”

Si parla di massoneria buona e cattiva, ha prevalso quella cattiva?

“Attualmente, la Massoneria è, senza dubbio, il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, ma le loro finalità, la loro organizzazione che è rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime”. “L’ateismo comunista pare stia strepitando nel modo più rumoroso e fa di tutto per seminare, ovunque gli riesca, i suoi pregiudizi reazionari. Alle origini di esso possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama “Massoneria”»! il martire Padre Massimiliano Kolbe espertissimo in massoneria, non ha mai distinto la massoneria in buona o cattiva”.

Cosa si dovrebbe fare per ripristinare la democrazia?

“Secondo il rapporto di Reporters Sans Frontiers l’Italia è collocata al 41° posto per quanto riguarda la libertà di stampa, addirittura altre agenzie statistiche precipitano l’indegno posizionamento ancora più in basso. Il filosofo francese Guy Debord, nel suo indimenticato “La società dello spettacolo” sostiene che: la democrazia non vive tanto dei propri meriti, ma sopravvive in virtù dei propri nemici, che una certa tecnica dei regimi democratici si sarebbe a tal punto perfezionata da ritenere indispensabile alla sopravvivenza della democrazia la creazione di un suo antagonista. La democrazia è funzionale al capitalismo, quindi aspetti economici finanziari, utile per il profitto pochi, così come insegna la dottrina di Adams Smith. Altra cosa sono le libertà individuali degli uomini, che non trovano nessun nesso ed attinenza con il concetto di democrazia”.

Ma dopo questo periodo crede ancora nella democrazia?

“Ancor oggi studiamo ed abbiamo come modelli ed esempi positivi uomini esistiti migliaia di anni o secoli fa, protagonisti in epoche eticamente e moralmente sublimi, Grecia, Roma, Medioevo (a parte le menzogne che si raccontano prevalentemente sul medioevo, ma purtroppo Hegel constatava che “la storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere”), Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca, Dante…loro non credevano nella democrazia, la deprecavano. Un uomo sano di mente non può che vivere ancorato ad una visione del mondo tradizionale”.

Allora quale soluzione per uscire dalla prigione coronavirus 19?

“Acclarato che i più preferiscono ad una verità scomoda una rassicurante bugia, le opposizioni di governo abbiano il coraggio all’unisono di smontare questo oscuro teatrino, non lascino a singoli parlamentari o sindaci denunciare la grande truffa costruita ad arte sul virus coronavirus, si organizzino con gruppi di esperti virologi, biologi, medici specializzati per contrastare la prepotente vulgata mainstream e soprattutto pretendere una commissione di inchiesta che indaghi sugli effettivi decessi di covid 19. Noi comuni mortali, rispolveriamo un po di sano orgoglio e dignità umana, rifiutiando l’utilizzo di mascherine e il distanziamento.”

 

DA

https://www.lavocedeltrentino.it/2020/04/28/giuseppi-boia-la-clamorosa-protesta-di-emilio-giuliana/

Libertà di stampa, l’Italia crolla: ora è addirittura al 77° posto

 

Nella classifica stilata da Reporter senza frontiere perdiamo 4 posizioni. Fra le cause i giornalisti intimiditi o minacciati di morte. Meglio di noi anche Burkina Faso e Botswana

Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paeseperde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

GIORNALISTI NEL MIRINO

Fra i motivi che – secondo l’organizzazione con base in Francia – pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO

Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

L’AFRICA SORPASSA L’AMERICA

La libertà di stampa è peggiorata quasi ovunque nel 2015. Ma per la prima volta, da quando Rsf ha cominciato nel 2002 a elaborare la sua classifica, l’Africa mostra una situazione migliore che l’America, piagata dalla «violenza crescente contro i giornalisti in Latinoamerica», mentre l’Asia continua a essere il continente peggio valutato. L’Europa rimane l’area in cui i media sono più liberi, anche se Rsf nota un indebolimento del suo modello.

FINLANDIA IN TESTA

Dei 180 Paesi valutati, la Finlandia continua ad essere quello in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono migliori (è in cima alla classifica accade dal 2010; seguita da l’Olanda, che guadagna due posti, e la Norvegia, che ha perso la seconda posizione. Russia, Turchia ed Egitto sono rispettivamente al 148°, 151° e al 159° posto. Fanalini di coda Turkmenistan (178°), la Corea del Nord (179°) e l’Eritrea (180°). I balzi più grandi in classifica sono stati quelli di Tunisia (dal 126° al 96°) e Ucraina (dal 129° al 107°).

 

DA

https://www.lastampa.it/esteri/2016/04/20/news/liberta-di-stampa-l-italia-crolla-ora-e-al-77-posto-1.35015159

I migranti partono dalla Libia con in tasca il numero degli avvocati italiani da contattare

 

Emblematico un episodio venuto a galla a cavallo del giorno di Pasqua: un avvocato ha depositato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo mentre i richiedenti erano ancora a bordo di un gommone in avaria

Già prima di toccare terra e quando il loro barcone ancora era in balia del Mediterraneo, due migranti sono riusciti a contattare un legale per far partire un ricorso presso la Corte europea dei diritti umani.

E quando ancora la loro situazione legata al salvataggio non era risolta, negli uffici della Corte i fascicoli riguardanti il caso erano già stati depositati.

Un episodio che ha dimostrato come, già prima della partenza dei barconi dalla Libia, alcuni migranti abbiano in tasca i numeri dei legati di riferimento. A rendere nota questa situazione è stato un articolo su LaVerità, in cui è stato citato il caso di due giovani a bordo di una piccola imbarcazione rimasta, nei giorni a cavallo della Pasqua, in avaria nel Mediterraneo centrale.

In particolare, i documenti depositati a Strasburgo contengono i nomi di coloro che hanno effettuato il ricorso: si tratta di A. W. M., 28 anni di nazionalità sudanese, e N. D., 21 anni di nazionalità ivoriana. Sono stati loro due a chiamare il proprio avvocato poco dopo la loro partenza dal porto di Al Khoms, cittadina ad est di Tripoli.

Telefonate registrate e, ha fatto sapere il loro legale, già depositate al vaglio dei giudici di Strasburgo. L’avvocato in questione si chiama, come rivelato ancora su LaVerità, Lucia Gennari. Quest’ultima fa parte dello studio legale Antartide ed è la referente per il Lazio dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

È a lei dunque che i due migranti si sono rivolti, spiegando la loro situazione e quella del barcone in cui erano a bordo: “I richiedenti – si legge nel documento depositato a Strasburgo – sono al momento a bordo di un gommone bianco e grigio che ha lasciato la Libia da Al Khoms durante la notte tra l’8 ed il 9 aprile 2020”.

Secondo le testimonianze dei due migranti, a bordo vi erano almeno 47 passeggeri. Il 10 aprile è stato lanciato il primo Sos raccolto dal network Alarm Phone, che su Twitter ha allertato le autorità maltesi ed italiane circa la posizione dell’unità navale. Il giorno successivo, sono state diramate altre informazioni, tra cui quelle più allarmanti riguardanti il malore di alcuni migranti a bordo e l’avaria che ha costretto il gommone a rimanere in balia delle onde.

Tutti i vari passaggi sono stati descritti dai migranti che hanno contattato l’avvocato Gennari e le loro testimonianze sono quindi state inglobate nei documenti depositati assieme al ricorso. Si è fatto riferimento, tra le altre cose, al messaggio delle autorità maltesi delle 22:24 del sabato di Pasqua: “Tutte le navi devono controllare e assistere, se necessario – si legge – Malta non è nella posizione di procurare un porto sicuro”.

Secondo chi ha promosso il ricorso, questa risposta da parte di La Valletta avrebbe potenzialmente scoraggiato azioni di salvataggio. Da qui, in considerazione anche del fatto che in quel momento il gommone era in acque Sar maltesi, la richiesta di un procedimento contro Malta. Un primo documento a Strasburgo è stato inviato proprio in quel frangente, in cui viene richiesto l’arrivo in zona di un vascello che offra “immediatamente un porto sicuro” ai migranti.

Un secondo documento è stato invece inviato nel giorno di Pasquetta: in esso, oltre che l’aggiornamento della situazione, è contenuto anche l’elenco delle presunte violazioni dei diritti umani da parte delle autorità maltesi, ma anche di quelle italiane.

I migranti in questione verranno poi salvati da un peschereccio che passava in quella parte del Mediterraneo, riportando tutti gli occupanti del gommone in Libia. Compresi dunque anche i due che hanno contattato il legale direttamente dall’imbarcazione. Adesso in pendenza c’è il ricorso per i mancati soccorsi e per altre presunte violazioni.

Il dito è puntato contro le autorità maltesi, per via della presenza del gommone all’interno delle acque di proprie competenza e, proprio per questo motivo, il ricorso non è stato presentato anche nei confronti dell’Italia. L’episodio ha quindi dimostrato come, già prima della partenza dalle coste libiche, i migranti sono nelle condizioni di conoscere propri professionisti e legali di riferimento. Una circostanza spesso sospettata in passato, ma mai ufficialmente venuta a galla.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-migranti-partono-libia-tasca-numero-degli-avvocati-1856621.html

L’Anpi torna alle origini: resistenza sì, ma da casa. “Il 25 aprile cantate Bella Ciao alla finestra”

 

Roma, 14 apr – “Il 25 aprile #bellaciaoinognicasa alle ore 15”. Eccolo, il flashmob della “liberazione” che tutti gli italiani attendevano – lo attendevano così tanto che dalle terrazze, da un mese a questa parte, pur di non cantare la sgradevole canzoncina partigiana gli italiani hanno estratto dalla naftalina la Macarena.No, dico, qualcuno di voi l’ha sentita intonare da vicini e dirimpettai negli ultimi 40 giorni, affacciandosi al terrazzo intorno alle 18? Ecco, questo dà l’esatta misura di quanto gli italiani siano affezionati a Bella Ciao. In una scala di gradimento, azzarderemmo che potrebbe collocarsi subito dopo al coronavirus stesso.

Il suddetto flashmob, lanciato dalla presidenza e dalla segreteria nazionale dell’Anpi nel 75° anno della “liberazione”,  è corredato di un appello in cui si richiede l’adesione alle associazioni, ai sindacati, ai partiti, ai movimenti “che si riconoscono nei valori della Resistenza, della democrazia e della Costituzione”. L’orario è simbolico: ogni anno, infatti, a Milano proprio alle 15 parte il grande corteo nazionale, che quest’anno non si terrà. Una cosa è sicura: da quest’anno i “partigiani” ritornano ai fasti di un tempo, quando cioè la “resistenza” la passavano imboscati. Fienili, grotte e pollai hanno lasciato il posto a loft e attici…ma sempre di imbosco si tratta.

“L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione – si legge nel testo dell’appello – Il 25 aprile arriva con una preziosa puntualità. Arrivano le partigiane e i partigiani, il valore altissimo della loro memoria. L’Anpi chiama il Paese intero a celebrarlo come una risorsa di rinascita. Di sana e robusta rinascita. Quest’anno non potremo scendere in piazza ma non ci fermeremo. Il 25 aprile alle ore 15, l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale, invitiamo tutti caldamente ad esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e ad intonare Bella ciao. In un momento intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia“. Vedremo quanti italiani saranno interessati a partecipare. Nel caso, basta aprire le finestre e suonare a palla l’Inno di Mameli.

Cristina Gauri

da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/anpi-origini-resistenza-25-aprile-bella-ciao-153089/

È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

 

L’annuncio tanto atteso è arrivato: l’Anpi ha ufficializzato che il 25 aprile sarà festeggiato dai balconi, cantando Bella Ciao. Finalmente gli italiani possono dormire sereni, sapendo che anche quest’anno “i cuori partigiani e antifascisti”, come li ha definiti la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, si ritroveranno ugualmente uniti. Loro. Perché tutti gli altri – quelli che non si sentono né partigiani fuori tempo massimo, né antifascisti su Marte – come sempre se ne infischieranno delle sceneggiate dell’Anpi.

La nuova resistenza secondo l’Anpi

E se gli altri anni abbiamo dovuto assistere alle violenze dei centri sociali contro la comunità ebraica, quest’anno ci dobbiamo sorbire paragoni dall’intrepido sprezzo del ridicolo. “I partigiani lottarono per rinascere così come noi stiamo facendo oggi. E ci salveremo tutti insieme se sapremo stare tutti insieme”, ha dichiarato ancora la Nespolo in un’intervista a Repubblica. Insomma, dalle montagne ai balconi il passo è breve. D’altra parte, se qualcuno nato decenni dopo la guerra ha cuore di definirsi partigiano nel 2020, è facile che a emergenza finita possa andare in giro a raccontare di essere stato in prima linea perché ha esposto un fazzoletto rosso al balcone. Basta che poi l’Anpi non pretenda ulteriori soldi pubblici per aver fatto anche questa “resistenza”, che qua, oggi, chi resiste davvero invece viene mandato in pasto alle banche.

L’ironia di CasaPound: “Bellissimo, lo facciano tutti gli anni”

Intanto l’Anpi un risultato l’ha già ottenuto: l’applauso (ironico) di CasaPound. “Bellissimo il 25 aprile virtuale, dovrebbero farlo tutti gli anni. Si vedono su zoom, Gad Lerner, Saviano, e festeggiano”, ha suggerito il leader di CasaPound,  Simone Di Stefano. “È una festa di una parte degli italiani che non è la nostra, ovviamente. Giusto che abbiano il diritto di festeggiarlo, ma – ha sottolineato Di Stefano – di certo non è una ricorrenza che accomuna tutto il Paese. Noi da tempo chiediamo di avere una festa nazionale come il 4 novembre, anniversario della vittoria della Prima guerra mondiale, che ci unisce tutti e può far ritrovare un po’ di spirito nazionale”. “Dovremmo fare un passo in avanti e capire che l’Italia non è quella di 80 anni fa. Non festeggeremo, non canteremo e ci auguriamo – ha concluso Di Stefano – che il 25 aprile diventi una iniziativa virtuale per i prossimi anni”.

DA

È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

Conte si prepara a svendere l’Italia e il popolo col Mes

Suonate la sveglia, che è pronta la svendita dell’Italia agli strozzini, con il popolo chiuso in casa. Tra lunedì e martedì il crimine sarà compiuto e ci troveremo nella condizione del disperato di fronte all’usuraio: in ginocchio.

E’ intollerabile quello che sta per avvenire e ormai pare praticamente certo: Gualtieri sta partendo alla volta dell’Eurogruppo dove martedi 7 aprile chinerà il capo su mandato del presidente Conte.

Firmano il Mes, svendono Italia e popolo

Questa operazione sciagurata avviene durante la tempesta che si è abbattuta sull’Italia. Il popolo è stravolto dal coronavirus e non può nemmeno scendere a protestare in piazza. La scena è da regime perfetto e Giuseppe Conte può mandare – lui si – un bacione ad Angela Merkel per dirle “missione compiuta”.

Negheranno di aver fatto ricorso al Mes. Poi diranno di averlo fatto senza condizionalita’, come si chiama l’odiosa procedura chiamata SalvaStati e che è invece AmmazzaPopoli.

Scopriremo poi, invece, quanto ci costerà quello che ci avranno dato. Sarà un prestito che onoreremo cedendo alla Trojka – Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale – la sovranità sulle scelte italiane di politica economica.

E siccome comanda Frau Merkel, ci trasformeremo nella Repubblica federale italiana di Germania.

Conte approfitta del popolo chiuso in casa

Del resto è bloccato anche il Parlamento. E Conte sta approfittando della responsabilità nazionale che sta muovendo le iniziative  dell’opposizione, per ordire invece la trama contro il popolo italiano. Un governo degno di questo nome dovrebbe invece dire all’Eurogruppo di fermarsi con il Mes, che non avrebbe mai il consenso del  nostro Parlamento.

Invece, se ne fregano degli italiani. Se ne fregano del Parlamento e delle procedure. Decidono da soli, l’unico mandato che interessa questi signori al potere è quello di chi comanda in Europa. E poi criticano Orban…

Ma così facendo distruggono ogni speranza di ripresa delle nostre imprese, delle famiglie italiane, di ogni nostro connazionale. Perché saremo soggiogati alle decisioni altrui, saremo schiavi in casa nostra.

C’è bisogno di un moto di ribellione civile, con una modalità da usare freneticamente: la rete, con i suoi social. Diffondiamo questo articolo, i video di cui disponiamo, facciamo di tutto dai nostri strumenti internet per coinvolgere milioni di italiani. Non possono approfittare della paura di una malattia per sparare il colpo alla nuca contro la Nazione.

Sarebbe un tradimento intollerabile nei confronti del popolo italiano. Addirittura confessato in televisione dal premier Conte quando ha finto di non ricordare le parole di Angela Merkel nel loro ultimo colloquio. Cialtronate del genere non possono passare impunite.

Ci aspettiamo una levata di scudi anche dalla stampa libera, almeno quella che ancora resiste e manifesta orgoglio nazionale e voglia di sovranità.
Che poi altro non è se non la battaglia per rimanere liberi di decidere in casa nostra. E se facciamo ancora parte di una comunità – quella europea – non ci stiamo a farci prendere per il collo da chi vuole maneggiare soldi nostri.

E’ il momento in cui si devono far sentire i Patrioti, guai a tacere davanti alla trama esplicita contro l’Italia. Le mani sul nostro patrimonio non ce le deve mettere nessuno. Tantomeno con la nostra sottomissione di governo.

Da

Banditi, svendono l’Italia dopo aver recluso il popolo nelle case

La Turchia entra a far parte dei primi cinque maggiori importatori di armi russe

In base ai dati dello scorso anno, la Turchia è entrata per la prima volta tra i cinque maggiori importatori di armi russe, ha affermato Dmitry Shugaev, direttore dell’agenzia federale per la cooperazione tecnico-militare della Federazione Russa.

“Per la prima volta, la Turchia è entrata tra i primi cinque maggiori importatori di armi lo scorso anno. Complessivamente nel 2019 sono stati firmati contratti per 17 miliardi di dollari”, ha affermato Shugaev.

I maggiori importatori di armi russe, oltre alla Turchia, sono attualmente India, Cina ed Egitto. L’altro Paese tra i primi cinque importatori di armi russe non è stato reso noto.

Accordo tra Russia e Turchia su S-400

Mosca e Ankara hanno firmato un accordo da $ 2,5 miliardi per la consegna di quattro batterie S-400 nel dicembre 2017. La consegna di tutti i componenti dei sistemi S-400 in Turchia è stata completata nel 2019.

Washington e Ankara sono in disaccordo sull’acquisto da parte di quest’ultima dei sistemi di difesa missilistica. Gli Stati Uniti sostengono che gli S-400 rappresentino una minaccia per i loro caccia F-35.

La Turchia insiste sul fatto che installerà gli S-400 in aree non frequentate dai caccia statunitensi sottolineando che non ha ancora messo in funzione il sistema.

Da

https://it.sputniknews.com/difesa/202003168865811-la-turchia-entra-a-far-parte-dei-primi-cinque-maggiori-importatori-di-armi-russe/

19 Marzo, S. Giuseppe: Christus Rex per una Nova Civilitas preghiera su YouTube ore 21

di Lucia Rezzonico

Il Circolo Cattolico  Christus Rex Traditio, in collaborazione con Nova Civilitas, stasera giovedì 19 marzo 2020 alle ore 21.00, reciterà la preghiera a San Giuseppe composta da Sua Santità Papa Leone XIII e, a seguire, reciterà la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio in diretta sul canale youtube: https://www.youtube.com/channel/UCWm68lEYevHFQfye39iq_DQ  
Il Presidente di Nova Civilitas Avv. Gianfranco Amato reciterà la Supplica a San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, composta da S.S. Leone XIII e allegata alla Sua Enciclica “Quamquam pluries” affinché “allontani da noi, padre di amore immenso, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo” e con essi la tremenda pandemia che oggi ci affligge.
 
Il Responsabile di Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna proseguirà recitando, visto il periodo quaresimale, la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751), frate minore, instancabile missionario; egli eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo di quell’Anno Santo. San Leonardo, frate minore riformato francescano, è stato proclamato santo da Papa Pio IX nel 1867.

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