Altro che rimpatri: ecco il fallimento della Lamorgese

Roma, 14 set – “Non siamo di fronte ad alcuna invasione” e “la percentuale dei rimpatriati rispetto agli sbarcati è di oltre il 60 per cento”. Così Luciana Lamorgeseil primo novembre 2019, fotografò quello che a suo avviso altro non era che un ameno contesto sociale. Due anni dopo, senza alcun timore di smentita, possiamo affermare che la situazione non era affatto idilliaca allora e soprattutto non lo è adesso. Peggiorata, precipitata anche a causa della malagestione della Lamorgese. Un fallimento totale quello del ministro dell’Interno dell’allora governo Conte bis e dell’attuale esecutivo guidato da Mario Draghi.

Rimpatri, il fallimento della Lamorgese

Perché se verba volant, i numeri no, quelli restano e sono impietosi. E non riguardano soltanto gli sbarchi continui, ma anche i mancati rimpatri di immigrati irregolari. “Dal 2008, ogni anno circa mezzo milione di cittadini non-Ue ha ricevuto un’ingiunzione a lasciare l’Unione perché vi era entrato o soggiornava senza autorizzazione. Tuttavia, meno di uno su cinque è effettivamente ritornato nel proprio paese al di fuori dell’Europa“, rivela la Corte dei Conti Ue in un apposito rapporto sulle riammissioni. Una falla sistematica che coinvolge dunque tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Ce ne sono però due in particolare che emergono come fanalini di coda nella politica dei rimpatri: Italia e Grecia.

Le due nazioni mediterranee, peraltro quelle che subiscono maggiormente gli sbarchi di clandestini, hanno infatti un basso numero di rimpatri anche rispetto agli altri Paesi Ue. Meglio: nettamente inferiori rispetto a quelli della media europea. Come mai? Secondo la Corte dei Conti innanzitutto per tre ragioni: eccessiva durata della procedura di asilo, collegamenti mancanti fra le procedure di asilo e di rimpatrio – le quali ostacolano il coordinamento e la condivisione delle informazioni – e assenza di un sistema di gestione dei casi di rimpatrio valido e integrato.

Le cause del disastro

Ma c’è di più e peggio, perché sussiste inoltre “un’insufficiente capienza dei centri di trattenimento pre-allontanamento” nonché una “difficile cooperazione con i Paesi terzi di origine dei migranti“. In parole povere non stiamo provvedendo ad accordi efficaci con le nazioni che dovrebbero riaccogliere i propri cittadini. Chiediamo a diversi Stati extra Ue di accogliere migranti che hanno semplicemente transitato sul loro territorio, senza però che vi siano accordi vincolanti.

“Alcuni Paesi terzi ritengono che un accordo di rimpatrio non offra alcun valore aggiunto rispetto alla cooperazione bilaterale, in particolare quando beneficiano di generosi accordi bilaterali con alcuni Stati membri”, si legge nella nota riportata dall’Ansa. Manca poi, ed è forse l’aspetto più rilevante, una seria politica di aiuti allo sviluppo e di convenienti scambi commerciali. In pratica non stiamo intervenendo efficacemente nelle nazioni da cui i migranti partono o da cui passano per poi imbarcarsi verso le coste italiane.

Eugenio Palazzini

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/come-italia-non-rimpatria-clandestini-dati-rivelano-fallimento-lamorgese-207187/

Le (solite) priorità di Letta? Ddl Zan e Ius soli

https://www.ilgiornale.it/news/politica/priorit-letta-ddl-zan-e-ius-soli-1974853.html 

Letta sul palco della Festa dell’Unità detta l’agenda al governo: approvazione del ddl Zan e legge sulla cittadinanza. Salvini: “Non hanno speranza di passare”

di Federico Garau

Altro che problematiche legate al Green pass, emergenza sbarchi e crisi economica, per il segretario del Partito democratico Enrico Letta le priorità sembrano proprio essere altre, vale a dire ddl Zan e Ius soli.

Intervenuto sul palco per chiudere la Festa dell’Unità di Bologna, il leader del Pd ha parlato quasi come se a supportarlo ci fosse un vero e proprio mandato popolare. Letta infatti è apparso molto sicuro nell’affermare che entro la fine della legislatura sarà approvato il decreto di legge Zan e verrà messa a punto una legge sulla cittadinanza per gli stranieri.

Le battaglie del Pd

Il segretario dem ha voluto definire il Pd come il partito “del lavoro e dell’impresa“, tuttavia dal suo discorso è apparso fin troppo evidente quali siano i reali temi che animano la sua compagine. Ostentando sicumera, Letta ha infatti affermato di non avere alcun dubbio nel ribadire che le battaglie sui diritti portate avanti dal Partito democratico troveranno presto nuova linfa e forza. “Arriveremo all’approvazione finale del ddl Zan, così come vogliamo usare l’anno e mezzo di legislatura che abbiamo davanti per recuperare l’errore che fu fatto nella scorsa legislatura, nel non varare una legge sulla cittadinanza“, ha assicurato, come riportato da AdnKronos.

Ovviamente il grande obiettivo del partito resta quello di battere gli avversari del centrodestra. Ma, ancora una volta, Letta non ha dubbi: “Fidiamoci, da questa pandemia non si uscirà a destra ma si uscirà andando verso i valori della solidarietà, della giustizia e della coesione sociale. Da questa pandemia si uscirà laddove siamo noi”.

Insomma, il Pd sarà l’alternativa contro“le destre popoliste”, ed un primo assaggio lo si avrà alle prossime elezioni amministrative. Ormai il solco fra le fazioni è netto: “O si sta di qua o si sta di là. Non c’è posizione intermedia. Dall’altra parte non c’è più il centrodestra guidato da Berlusconi, legato a una logica ben diversa da quella cui sono legati Lega e FdI. Questi sono alleati del governo ungherese, governo polacco, il partito di Marie Le Pen e i neofranchisti in Spagna, quella è destra estrema. Dobbiamo costruire alternativa che sia in grado di battere questa destra”.

Lealtà a Draghi e all’Europa

Enrico Letta ha poi ribadito la lealtà del Pd al governo Draghi, che deve durare fino al termine della legislatura. Non sono poi mancate dichiarazioni di fedeltà all’Europa ed ai suoi principi:“Noi siamo il partito dell’Europa e siamo noi il partito dell’europeismo italiano, che è stato sposato nel modo che tutti conosciamo anche da altri. Ma l’Europa non è una questione mercantile, che diventi europeista perché devi portare a casa un assegno: per noi è un’adesione di valori perché l’Europa è la culla dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani”.

Il punto sui vaccini

Il segretario del Pd si è mostrato intransigente sul tema vaccini. Per Letta la campagna vaccinale deve essere completata, altrimenti“senza i 10 milioni di italiani che mancano all’appello delle vaccinazioni non ce la faremo”.

Sappiamo che sono i più difficili, che è il passaggio più duro, ma se ci fermiamo a dire che il più è fatto non capiamo qual è la logica rischiosissima delle varianti e del rischio che corriamo proprio nelle prossime settimane”, ha aggiunto, prima di puntare il dito contro coloro che hanno preso una decisione diversa:“Il vaccino è libertà. Questa parola ‘libertà’ è stata usata a sproposito tante volte, il vaccino è libertà di viaggiare, andare a scuola, lavorare, di fare sport, di divertirsi, di godersi spettacoli. Chi non si vuole vaccinare è contro l’altrui libertà e non può essere premiato”.

Le posizioni dei partiti

La spinta su Ddl Zan e legge sulla cittadinanza non ha per nulla stupito il segretario della Lega Matteo Salvini, che nel corso del suo intervento a San Benedetto del Tronto ha commentato:“Hanno l’ossessione del ddl Zan, se non passa siamo un paese incivile. Io dico, ognuno della sua vita privata fa quello che vuole, mi interessa men che zero… ma il ddl Zan tira in ballo i bambini delle scuole elementari: vuole spiegare ai bambini che non ci sono i maschietti e le femminucce ma che ci sono esseri fluidi…questa roba alle elementari non la porterò mai”. Salvini ha poi garantito che con la Lega al governo ddl Zan e Ius soli non passeranno.

Secca anche la replica della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni“Noi non abbiamo paura delle etichette: siamo omofobi perché non siamo d’accordo sul ddl Zan. Siamo omofobi perché siamo contrari all’adozione da parte delle coppie omosessuali. In Italia non è consentita l’adozione da parte dei single, l’Italia è singolofoba? Quando si tratta di bambini senza famiglia, bisogna garantire il massimo dello standard: una mamma e un papà. Vuol dire amare quel bambino. Si può parlare con garbo di questo? La legge Zan nulla c’entra con la discriminazione degli omosessuali”.

Le parole di Letta hanno tuttavia ricevuto il plauso di altri rappresentanti del Pd. Dopo aver ringraziato il suo segretario, Monica Cirinnà ha dichiarato:“Il Pd non cambia né opinione né linea politica. Per noi la lotta ai crimini d’odio è e resta una priorità, perché prioritarie sono le vite delle persone che questa legge proteggerà”“Impegni: approvare il ddl Zan e portare a termine finalmente la legge sulla cittadinanza. Ben detto Enrico Letta , c’è da fare”, ha confermato anche Filippo Sensi, deputato del Partito democratico.

Ader: “I cattolici non dovrebbero rimanere passivi nella loro ricerca di Dio e del suo aiuto”

LA NOTIZIA
di Leonardo Motta per Agerecontra.it 
Il presidente ungherese ha presieduto il Comitato sociale in preparazione del 52° Congresso eucaristico internazionale (Iec)

 

Il presidente ungherese Janos Ader, 62 anni, ha espresso un chiaro impegno a favore della sua fede cattolica al Congresso eucaristico mondiale tenutosi a Budapest dal 5 al 12 settembre.
“Se vivi secondo le leggi di Dio, se metti a frutto i talenti che Dio ti ha donato, se non cerchi Dio nella realtà fisica ma nel tuo cuore, anima e opere, allora troverai anche Lui”, ha detto a Fidesz – Unión Hungarian Civic davanti a diverse migliaia di partecipanti al congresso di Budapest.
Nel suo discorso ha fatto diversi riferimenti all’arte, alla letteratura e agli aneddoti della sua vita.
Ader ha anche spiegato che come cristiani dobbiamo essere socialmente attivi in ​​base alla nostra fede.
“I cattolici non dovrebbero rimanere passivi nella loro ricerca di Dio e del suo aiuto”, ha avvertito Ader.
“Tutti riceviamo segni da Dio. Dipende solo da noi se consideriamo questa una coincidenza o se vediamo in essa l’insegnamento e l’opera di Dio”.
Il politico ha riportato un esempio di progetto di aiuto ai bambini rimasti orfani a causa della pandemia. In vista del tragico destino di questi bambini, l’idea di una fondazione è nata insieme alla moglie. I genitori deceduti non potevano essere sostituiti, ha detto Ader. Il progetto prende il nome dal sacerdote ungherese Istvan Regüczi (1915-2013), orfano, che in seguito fondò case per bambini.
La fondazione del Presidente ungherese cerca di aiutare i bambini almeno materialmente e psicologicamente.
Nella sua testimonianza di fede, Ader ha letto anche una poesia del poeta Attila Jozsef dal titolo “Dio è sempre stato alle mie spalle”. È contenuto in un volume “La vista del cielo – La presenza di Dio nella poesia ungherese”, curato dal presidente.
In un’altra parte del suo discorso, Ader ha presentato le sue riflessioni sul “Cristo di San Giovanni della Croce” di Salvador Dalí.
Dalla fine del XIX secolo, i congressi eucaristici internazionali si tengono in diverse località, ogni quattro anni, anche se l’incontro a Budapest era stato rinviato dal 2020 al 2021 a causa della pandemia.

Vescovi affrontano il governo dittatoriale del Venezuela

La Notizia
di Leonardo Motta
Il popolo venezuelano, oltre a dover subire le conseguenze del regime comunista che lo governa, nei giorni scorsi ha dovuto subire le grandi conseguenze delle piogge torrenziali in tutto il paese. E, come se non bastasse, ha avuto diverse vittime a causa del COVID-19 e per via della carenza di medicinali e, addirittura dei generi alimentari, visto che in molti non possono permettersi neanche l’acquisto dei beni di prima necessità.
Nella zona dello stato di Mérida sono morte 20 persone e migliaia sono rimaste senza casa.
La Caritas è stata immediata nel fornire aiuto, insieme ad altre organizzazioni, per assistere le persone colpite dalle piogge, ma ingiustamente la Guardia Nazionale del governo comunista, ha bloccato loro la strada e con la scusa di “Sono ordini superiori”, non hanno permesso loro l’accesso ai colpiti le zone.
Di fronte a questa oltraggiosa situazione, monsignor Luis Enrique Rojas, vescovo ausiliare dello stato di Mérida, si è recato al blocco e ha chiesto che i militari lasciassero passare l’aiuto tanto necessario. Il prelato ha ricevuto subito l’appoggio del resto dell’episcopato venezuelano.
Monsignor Ulises Gutiérrez, arcivescovo di Ciudad Bolívar, ha affermato che “è un crimine contro l’umanità impedire il passaggio di aiuti umanitari alle persone colpite dalle calamità. Questa situazione deve essere risolta immediatamente e i responsabili devono essere sospesi dalla loro posizione”.
Non è la prima volta che il governo dittatoriale del Venezuela impedisce il passaggio di aiuti umanitari dalla Colombia e dagli Stati Uniti al Paese guidato da Maduro.
Da parte sua, il presidente Nicolás Maduro ha definito i vescovi “degli insetti”, dei “diavoli in tonaca”.

Due Nomi

di Giorgio Agamben

Fonte: Quodlibet

Due nomi da tenere a mente: Alessandro La Fortezza, Andrea Camperio Ciani. Sono due docenti che sono pronti a dimettersi dall’insegnamento perché rifiutano il green pass come strumento di discriminazione sociale. Qui alcune parole che hanno scritto, il primo in una lettera aperta ai suoi studenti, il secondo nella lettera di dimissioni al rettore dell’Università in cui insegna.
«Cari ragazzi, a giugno ci eravamo salutati con un “arrivederci”, invece oggi devo dirvi che forse a settembre a scuola non ci vedremo… Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt. 4,4) … se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti».
«Collega Rettore, (non uso superlativi per ciò che segue), io sottoscritto Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera Università degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei, e per conoscenza al ministro dell’Università Maria Cristina Messa ed al Ministro della Sanità Roberto Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei il mio green pass».
Due esempi, che se fossero seguiti dagli altri docenti, toglierebbero ogni valore all’infame decreto di un governo che discrimina come cittadini di seconda classe chi rifiuta il green pass, nello stesso momento in cui, con un apposito decreto (n. 44/2021, ora convertito in legge) si è esonerato da ogni responsabilità in caso di morte o di lesione causata dai vaccini. È tempo, sia per i docenti che per gli studenti, di ritrovare, dopo due anni di stato di eccezione e di annullamento di tutte le più elementari libertà, quella coscienza politica che sembra scomparsa dalle scuole e dalle università.

Terrorismo, il “Papa” tratta con i talebani (via Erdogan)

Il dopo Kabul potrebbe diventare un inferno. Un rapporto dell’Intelligence, che circola nei nostri Palazzi di Governo, apre scenari inquietanti. Forse solo un’iniziativa riservata, da parte della Segreteria di Stato Vaticana, potrebbe esserci miracolosamente d’aiuto. Testa o Croce quindi. “L’alert”, classificato ‘rischio alto’, annuncia una nuova ondata di immigrazione e, soprattutto, il pericolo terroristico‘elevato’ a livello 3 su 5. Del resto, prima della drammatica fuga degli americani dall’Afghanistan voluta dal novello ‘Badoglio’ Biden, il ministro degli Esteri Di Maio, concludendo il vertice con gli 83 paesi della Coalizione globale anti Isis, ha affermato: “La minaccia è particolarmente allarmante nel continente africano. Per questo motivo ho proposto di istituire un Gruppo di Lavoro dedicato all’Africa, che possa identificare e fermare le minacce terroristiche”. Un allarme che la capa dell’intelligence Elisabetta Belloni ha declinato anche davanti al Copasir. Due mesi fa al vertice della Coalizione non si era parlato specificatamente di Libia e Tunisia, che oggi appaiono i due convitati di pietra.

Il pericolo talebano per l’Italia

Sono molteplici i temi che vengono valutati dai Servizi di sicurezza alla luce della presa di potere dei Talebani che hanno sbaraccato i segni del ventennio di ‘peacekeeping’ più in fretta del rave party di Viterbo. Basta tornare indietro al 2014, quando i jihadisti proclamarono la nascita del Califfato Islamico in Iraq e in Siria, ne seguì un’ondata di attentati terroristici: dagli attacchi ai bagnanti in spiaggia,  al Museo del Bardo in Tunisia. Non fu risparmiata l’Europa, con le carneficine soprattutto in Francia, Belgio e Germania. Questi attentati non erano però il frutto di un’organizzazione militare coordinata, ma singole iniziative di lupi solitari spinti da spirito di emulazione. La triste constatazione è che l’Islam politico ha già dimostrato di poter sconfiggere gli Usa, con l’Europa di Merkel, Macron e Draghi, purtroppo, non pervenuta. Il pericolo imminente  è che la clamorosa rivincita dei Talebani potrebbe rivitalizzare il fanatismo islamico. Ed è questo lo scenario che personalità del calibro del sottosegretario alla sicurezza Franco Gabrielli  e il capo dell’Aise Gianni Caravelli paventano al Premier che alla prima prova sullo scenario internazionale, come Presidente di turno del G20 appare titubante.

Cosa accadrà dopo Kabul

Le immagini di Kabul sono terribili. Il parallelo mediatico  tra i poveretti che precipitano dagli aerei al decollo e chi cadeva dalle torri gemelle in fiamme è immediato. Ma il raffronto più pertinente è con la caduta di Saigon. Ora, come allora, la forza profonda è l’aggiustamento dei rapporti tra USA e Cina. Saigon cadde nel 1976, pochi anni dopo la visita di Nixon a Pechino, quando ancora Washington ed i comunisti cinesi non avevano ripristinato rapporti diplomatici. Kabul è caduta dopo solo un anno dagli accordi di Trump a Doha con i Talebani. È in corso un conflitto aperto tra Governi che si potrebbero definire tradizionalisti e fazioni fondamentaliste del cosidetto Islam politico. Lo scontro è stato definito dalla guerra civile in Siria ed Iraq tra l’Isis con la coalizione anti-Daesh appunto, ma è evidente in Egitto con Al Sisi sostenuto da Arabia, Emirati ed Israele contro i Fratelli Musulmani appoggiati dal Qatar e dalla Turchia. Lo stesso schieramento che si fronteggia in Libia con Haftar (con Egitto, Emirati e Russia) contro il Governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu e dall’Italia, ma sostenuto militarmente da Qatar e Turchia. In questo quadro la Tunisia, senza le rimesse dei migranti che un tempo lavoravano in Libia e senza le entrate del turismo per via del Covid, rischia l’implosione e a poco serve il cambio degli uomini dell’intelligence locale e gli arresti dei parlamentari. Il pericolo islamista in Tunisia è molto alto. È il Paese che in assoluto ha fornito all’Isis più foreign fighters, che potrebbero anche tornare.

Se nel mondo ci sarà un’altra serie di attacchi per affermare il potere dei Talebani, il terreno in Libia e in Tunisia è già pronto. Per l’Europa così  sbandata sarà dura. Gli americani si sono da tempo ritirati dalla Libia e sostanzialmente da sempre disinteressati della Tunisia e del resto dell’Africa. Se la vittoria talebana dovesse rilanciare il terrorismo jihadista dall’Africa verso l’Europa il problema non sarà loro. L’Italia potrebbe però essere risparmiata, se non dagli sbarchi, almeno da possibili attentati perché si è inaspettatamente aperto un canale riservato tra Santa Sede e Talebani per creare un reale corridoio umanitario, cosa che l’Europa tra mille inutili chiacchiere non è riuscita a organizzare. Per renderlo possibile, sotto la spinta di Bergoglio, sta lavorando la Segreteria di Stato e la Congregazione delle Chiese Orientali  con una triangolazione che passa dalla Turchia di Erdogan, e che vede nella collaborazione con i Talebani un ulteriore passo per il suo sultanato. Forse, quindi, sarà Papa Francesco con la sua iniziativa sotto traccia a tener fuori l’Italia dagli attacchi, visto che il nostro fronte interno è così disomogeneo, capace solo di frenare qualsiasi azione di politica estera che non sia una continua polemica anti-Salvini sul fronte dell’immigrazione. Per Draghi, che ha studiato dai gesuiti, potrebbe essere un altro gesuita a corrergli in aiuto. Una mano lava l’altra.

 

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Terrorismo, il Papa tratta con i talebani (via Erdogan)

Afghanistan, “dietro ai talebani c’è la Cina”. Fonti qualificate: “Li stanno sommergendo di denaro e non solo”

Franco Frattini è stato due volte ministro degli Esteri nei governi di Silvio Berlusconi, quindi sa bene di cosa parla quando si tratta di Afghanistan. I talebani hanno appena ripreso il potere e fatto ripiombare nell’oscurità l’intero Paese. Intervistato dal Tempo, Frattini ha definito quanto accaduto in Afghanistan un “fallimento terribile”, soprattutto perché gli afghani “dovevano ancora essere accompagnati per lunghi anni verso il consolidamento della normalizzazione”.

A capirlo, secondo l’ex ministro, sarebbero stati soltanto i russi: “Conoscono bene gli afghani, così come li conoscono anche i paldstani. Il Pakistan di chi è grande alleato? Della Cina, che in questo momento sta sommergendo lo stesso Pakistan e i talebani di denaro e non so cos’altro. Un’alleanza diabolica Cina-Pakistan vuol dire consegnare l’Afghanistan alla Cina”. Ma cosa si può fare a questo punto? “La comunità internazionale non può abbandonare l’Afghanistan – ha dichiarato Frattini – la Cina ha un interesse vitale di cui nessuno parla. In questo Paese c’è la riserva di minerali sotterranei maggiore del mondo”.

Inoltre secondo l’ex ministro degli Esteri in Afghanistan si è consumata la sconfitta degli Stati Uniti: “Si può certo parlare dello storico e clamoroso errore delle amministrazioni americane degli ultimi anni. A partire dagli annunci trionfanti di Donald Trump che diceva di ‘accordo fatto con i talebani’. Da qui il ritiro delle truppe Use dall’Afghanistan. Certo, Joe Biden ha sbagliato tutto in questa fase, seguendo i tempi dettati da Trump. Il presidente Usa doveva calibrare la tempistica”.

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/28337870/afghanistan-dietro-talebani-cina-li-stanno-sommergendo-denaro-cosa-vogliono-davvero.html

Talebani annunciano amnistia per gli ex funzionari e “aprono” alle donne

Roma, 17 ago – I talebani annunciano una “amnistia generale” per tutti gli ex funzionari delle autorità afghane, che sono stati invitati a tornare a lavoro. “Un’amnistia generale è stata dichiarata per tutti”, si legge in un comunicato, “pertanto dovreste riprendere le vostre abitudini di vita con piena fiducia“. Così i talebani cercano di creare un clima di normalità a Kabul dopo la riconquista dell’Afghanistan grazie al ritiro delle truppe Usa.

Amnistia e donne al governo (secondo la sharia): le aperture dei talebani

Non solo amnistia. Tra gli annunci di questo tenore spicca poi l’invito rivolto alle donne a partecipare al governo. “L’Emirato islamico non vuole che le donne siano vittime, dovrebbero essere nelle strutture di governo sulla base di quanto prevede la sharia“. A dirlo è Enamullah Samangani, un membro della commissione culturale talebana, secondo quanto riporta il quotidiano britannico The Guardian. “La struttura del governo non è ancora del tutto chiara ma, sulla base dell’esperienza, dovrebbe esserci una leadership pienamente islamica e tutte le fazioni dovrebbero unirsi”, aggiunge Samangani.

“Niente burqa per le donne e potranno andare all’università”

Suhail Shaheen, uno dei portavoce dei talebani, inoltre precisa che le donne afghane dovranno indossare l’hijab ma non saranno obbligate a portare il burqa. Secondo Shaheen potranno anche accedere all’istruzione, compresa l’università. Intanto il mullah Abdul Ghani Baradar, numero due del talebani ha lasciato Doha, in Qatar, per fare ritorno in Afghanistan dopo 20 anni.

Riprese le evacuazioni dall’aeroporto di Kabul

Sono riprese le evacuazioni di personale diplomatico estero all’aeroporto internazionale di Kabul, dopo che la pista è stata sgomberata dalle migliaia di residenti che affollavano lo scalo nel tentativo di lasciare l’Afghanistan. La situazione all’aeroporto della capitale afghana “si è ulteriormente stabilizzata”. Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, secondo il quale “la Bundeswehr ora assicura l’accesso” allo scalo. “Attendiamo altri voli di evacuazioni entro la giornata“. Maas aggiunge che “l’ambasciata tedesca ha contattato un primo gruppo di persone da evacuare per rendere possibile il loro decollo”.

Il numero di civili all’aeroporto è molto calato. Ancora non è chiara la dinamica della morte delle vittime segnalate (si parla di una decina circa), tra cui due uomini armati uccisi dalle truppe Usa. “Molte persone che erano qui ieri sono andate a casa“, riportano le fonti locali.

Presidente tedesco Steinmeier: “Scene viste aeroporto vergogna per l’Occidente”

E sulle scene viste all’aeroporto di Kabul, con migliaia di afghani che cercavano di salire sugli aerei arriva la condanna del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Sono una “vergogna” per l’Occidente, ha dichiarato in un discorso in tv, definendo la situazione in Afghanistan “una tragedia umana di cui siamo corresponsabili“.

Adolfo Spezzaferro

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/talebani-annunciano-amnistia-ex-funzionari-aprono-donne-204377/

Presto i bianchi saranno minoranza: i dati che sconvolgono gli USA

di Francesco Boezi

Il censimento del 2020 – quello messo a punto dal Us Census Bureau – racconta di un’America in progressiva e costante mutazione. Dalle statistiche demografiche, in un certo senso, è possibile trarre pure qualche conclusione previsionale di tipo politico. Nel senso che, interpretando un censimento, emerge quali sono le fasce di popolazione in ascesa e quali quelle in calo. Il che è utile anche per capire chi, tra i due partiti che compongono il bipolarismo americano, parta da una situazione di vantaggio per il prossimo futuro. Le statistiche, nel caso del 2020, non sono del tutto definitive. Ma qualche informazione utile già c’è.

L’idea dell’America come uno spazio geografico per lo più vuoto non è in discussione. Ma esiste una migrazione interna verso le grandi città. Un fenomeno immortalato dall’ultimo censimento che merita di essere registrato. Di sicuro, la globalizzazione spinge i cittadini statunitensi verso le grandi metropoli urbanizzate. L’economia – questo è un paradigma che vale per tutto l’Occidente – sta accentrando i processi economici all’interno di pochi e selezionati luoghi. L’elemento inaspettato, se c’è, è quello appena descritto degli spostamenti. Perché il resto, ossia la crescita verticale in percentuale delle cosiddette minoranze, è telefonato ormai da qualche decennio. Così come la diminuzione della popolazione bianca.

Gli afroamericani costituiscono quasi il 20%. Si tratta di un trend demografico che prosegue da un po’ e che sembra favorire, per via della tradizione elettorale della comunità afroamericana, i Democratici di Joe Biden e Kamala Harris. Non per il 2020, che è ormai acqua passata, ma per l’avvenire politico-elettorale, già a partire dal prossimo appuntamento delle elezioni di metà mandato. Non è un caso, del resto, se i Repubblicani si interrogano da tempo sul come rinnovare il loro rapporto con le minoranze. Chi vorrebbe ridimensionare Donald Trump pensa che un leader meno aggressivo dal punto di vista ideologico possa contribuire ad una modifica della narrativa.

Qualcosa che sarebbe decisivo per aprirsi nei confronti delle minoranze. Trump si è affermato tra gli ispanici, che nel 2020 – come riporta lo specchietto del Metropolitan Policy Program – rappresentano il 12.1% del totale – ma non riesce ad intraprendere un percorso di dialogo con buona parte dei cittadini di colore, che continuano a preferire l’opzione Dem. Questo è stato vero in entrambe le circostanze in cui The Donald si è candidato a presidente degli Stati Uniti. Virare verso il centro, per una certa parte del GOP, è considerato un obbligo. Perché i trend demografici sono senz’appello. E lo spettro di numerose sconfitte consecutive si è già palesato.

Capiamoci: non è si tratta di escludere in maniera aprioristica una futura affermazione da parte dei Repubblicani. Perché la storia non procede mediante certezze così granitiche. Però il fatto che le minoranze votino per lo più per i Dem, in combinato disposto con la crescita numerica di afroamericani ed ispanici, corrobora l’ipotesi di un avvenire complesso per il GOP. In contemporanea con le altre casistiche, è semplice notare una discesa statistica della popolazione bianca, che nel 1980 si aggirava attorno all’80% e che oggi si ferma a meno del 60%. I bianchi peraltro – come ripercorso dall’Adnkronos – sono già la minoranza dei giovani americani. In quella particolare fascia d’età, le persone di colore arrivano a quasi il 60% del totale . E questa potrebbe divenire la fotografia sull’intera popolazione da qui a qualche anno. Gli altri numeri, ad esempio quelli relativi alle persone di origine asiatica, crescono in maniera più lenta, ma avanzano comunque.

Provando a fare qualche ragionamento, si potrebbe dire che per i Dem, il punto di domanda, resta quello attorno al programma economico-lavorativo da proporre al loro elettorato. La crescita delle minoranze può, e Bernie Sanders ne è stata una dimostrazione, mettere in crisi il modello economico liberal-liberista. Almeno dal punto di vista delle preferenze espresse dal basso in materia economica. Sulla dialettica con le minoranze, però, di dubbi non ce ne sono. Mentre per i Repubblicani, come premesso, la vera questione da risolvere è proprio quella.

 https://it.insideover.com/senza-categoria/perche-il-nuovo-censimento-usa-interroga-il-gop-sul-suo-futuro.html

 

Emergenza a Lampedusa: sbarcano altri 424 clandestini

La situazione nell’hotspot di Contrada Imbriacola è sempre più drammatica

Proseguono senza sosta, ad ogni ora della notte e del giorno, gli arrivi di clandestini nel nostro Paese: tra sbarchi autonomi e salvataggi in mare sono centinaia ad ogni aggiornamento che viene effettuato dalle autorità locali.

Solo nelle ultime ore sono state ben sei le operazioni condotte dalle motovedette della Capitaneria di porto di Lampedusa e della Guardia di Finanza. Al largo della maggiore delle Isole Pelagie le forze dell’ordine hanno recuperato complessivamente 424 immigrati irregolari i quali, dopo esser stati fatti salire a bordo, sono potuti infine sbarcare sul territorio nazionale italiano. I primi 178 clandestini, tutti provenienti dal Bangladesh, sono stati individuati e raggiunti dalle motovedette della Guardia di Finanza al confine fra la Sar maltese e italiana.

Ulteriori 246 extracomunitari sono invece stati soccorsi e quindi assistiti dalla Capitaneria di porto, quando le imbarcazioni a bordo delle quali navigavano verso lo Stivale erano già in vista di Lampedusa. Una volta sbarcati sul molo Favaloro, gli immigrati irregolari sono stati sottoposti a tampone naso-faringeo ed a visita medica. A seguito delle consuete operazioni di identificazione, tutti e 424 sono finiti nell’hotspot di Contrada Imbriacola, che si trova in condizioni sempre più disperate: sono infatti oltre 1400 gli extracomunitari all’interno della struttura, a fronte di una capacità massima di 250 posti.

Le parole di Salvini

“Il tema immigrazione è nei numeri: tra il pomeriggio e la notte sono sbarcati più di 700 immigrati irregolari e altri 800 sono a bordo di due navi, una francese e una tedesca. Non penso che, dopo il Covid, ci si possa permettere 1500 sbarchi al giorno”, sbotta il leader del Carroccio al banchetto di raccolta firme per i referendum sulla giustizia a Milano.

“Mentre si chiede il Green pass per andare in pizzeria, ci sono persone che sbarcano da Paesi non vaccinati che, spesso e volentieri, scappano dai centri e girano. È un problema anche sanitario, oltre che economico, sociale e culturale”, aggiunge ancora l’ex vicepremier.“Non è un problema inventato dalla Lega: se invece di 30mila sbarchi fossimo alla quota dell’anno scorso, il problema non ci sarebbe. In tante periferie milanesi ci sono tanti immigrati regolari che si sono ben integrati, ma ci sono alcune zone con ghetti inavvicinabili anche dalle forze dell’ordine”, conclude.

 

 

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https://www.ilgiornale.it/news/cronache/emergenza-lampedusa-sbarcano-altri-424-clandestini-1966750.html

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