Meloni Presidentessa del Consiglio

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di Alfio Krancic

Pare ormai fatta. La Giorgia, almeno dai sondaggi che la danno in testa, potrebbe benissimo diventare la prima “presidentessa” del Consiglio italiana. Come ho detto altre volte, la Giorgia andrebbe a dirigere il governo proprio mentre la barca Italia sta per infilarsi nella “tempesta perfetta” che ci attende in Autunno. Notizia ufficiale sentita ieri ad un Tg: le bollette gas-luce aumenteranno del 100%. Praticamente raddoppieranno. Ma naturalmente la cosa non finisce qui: abbiamo la macchina del fango, oliata a dovere e che già inizia a dare i suoi risultati; la guerra in Ucraina che continua e tutto , dicasi TUTTO il Cdx si schiera compatto con l’occidente la Nato e la gerontocrazia americana di Biden e della Pelosi la Pazza; non ci sarà gas per l’inverno, nonostante le fantagigantesche forniture di gas che il Mozambico ha promesso a Matt*rella e all’ Ape Di Maia; i prezzi dei generi alimentari aumenteranno, fame e miseria dilagheranno e last but not least, una nuova pandemia o una nuova ondata di Covid o di Vaiolo delle Scimmie, che costringerà il governo a durissime restrizioni, obblighi vaccinali, superGreen Oass e quant’altro; i disagi sociali che sorgeranno saranno gestiti dalla sinistra, dai sindacati resuscitati dal lungo sonno e dagli antifa. Indovinate a chi sarà data la colpa di tutto questo disastro? Naturalmente al governo fascista della Meloni, Salvini, Berlusconi che in pochi mesi sarà travolto dalle proteste interne e internazionali, dallo spread e costretto alle dimissioni e alla fuga. A questo punto Matt*rella scioglierà le Camere. Il Cdx ne uscirà distrutto e al governo sarà richiamato il Salvatore Draghi. Il quale per evitare che il disastro in corso ricada anche su di lui, porterà l’Italia in guerra. E si sa, in guerra tutti i sacrifici sono accettati nel nome della difesa dei sacri valori dell’occidente, della democrazia, dei diritti LGBT, della UE etc etc.

Fonte: https://alfiokrancic.com/2022/08/05/meloni-presidentessa-del-consiglio/

Invito tutti a stare a orecchie ben tese sulle provocazioni contro la Serbia

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di Franco Cardini

Fonte: Franco Cardini

Invito tutti a stare a orecchie ben tese e a diffondere al massimo la notizia delle provocazioni kosovare (quindi albanesi) contro la Serbia. Lo schema è esattamente ed evidentemente lo stesso e la NATO è al solito la protagonista della provocazione. Come per l’Ucraina, se i serbi esasperati per la provocazione contro la loro minoranza in Kosovo si muovessero al fine di tutelarla, l’assordante silenzio su quel che sta accadendo alla frontiera serbo-kosovara si trasformerebbe in immediato clamore mediatico: gli occidentali non informati avrebbero l’impressione di un attacco serbo al Kosovo analogo a quello russo all’Ucraina nel febbraio scorso. La NATO sta allargando il conflitto russo-americano a Occidente colpendo al Serbia, solo spazio aereo di accesso all’Europa ancora consentito alla Russia; e tra le forze NATO presenti in Kosovo gli italiani sono in primissima linea. Bisogna cominciar a parlarne SUBITO, prima che lo facciano gli altri: bisogna impedire che di nuovo i provocati finiscano col far la figura degli aggressori, e gli aggressori effettivi quella delle vittime.

Matteo Salvini e la Russia, Marco Travaglio smonta il finto scoop

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Russiagate, arriva l’avvocato difensore che non t’aspetti. Sul caso del dossier russo e dei presunti rapporti tra Lega e Cremlino, scende in campo perfino il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che prende di petto il giornalista della Stampa Jacopo Iacoboni. Travaglio lo scrive nero su bianco nell’editoriale pubblicato sul suo giornale venerdì 29 luglio. E rivela che, in un primo momento, anche il Fatto stava per cadere nella trappola ma poi ha aperto gli occhi e si è tenuto alla larga dal quello che poi si sarebbe rivelato un finto scoop.

Nel suo editoriale, Travaglio definisce il caso come una vera e propria “trappola della Stampa”. E ancora: “Ci ha aperto gli occhi una prova più rocciosa della smentita di Gabrielli: la firma di Jacopo Iacoboni” che “vede Putin dappertutto”. Il direttore del Fatto Quotidiano affonda il colpo e scarica interamente su Draghi la responsabile della recente caduta del governo. “Se la caduta di Draghi l’avesse voluta Putin – scrive Travaglio – il suo primo complice sarebbe Draghi che vi si è impegnato più di lui: per fare un dispetto a Putin gli sarebbe bastato non insultare la Lega e i 5Stelle mentre chiedeva loro la fiducia. Invece si è sfiduciato da solo, putiniano che non è altro”.

Fonte: https://www.iltempo.it/politica/2022/07/29/news/marco-travaglio-difende-matteo-salvini-dossier-russia-finto-scoop-stampa-32578931/

Mosca saluta l’uscita di scena di Draghi: “Gazprom aumenta forniture in Italia del 71%“

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Segnalazione di Federico Prati

Da 21 a 36 milioni di metri cubi

(ANSA) – ROMA, 21 LUG – Tornano ad aumentare le forniture del gas dalla Russia verso l’Italia, con una crescita rispetto al giorno precedente del 71,4%.

A comunicare il cambiamento del flusso è l’Eni sul proprio sito.

“Gazprom ha comunicato per la giornata di oggi la consegna di volumi di gas pari a circa 36 milioni di metri cubi, a fronte di consegne giornaliere pari a circa 21 milioni di metri cubi effettuate nei giorni scorsi – afferma la società energetica italiana –

E’  evidentemente il modo in cui Mosca saluta l’uscita di scena di Draghi:  si unisce alla  notizia  di poche ore precedente: il Nord Stream 1 riapre dopo la manutenzione e torna con flusso regolare a fornire la Germania esattamente   come  prima.

“L’uso politico del gas da  parte di Putin”  di cui delirava Von der Leyen non si attua esercitando il ricatto della interruzione  “totale”   come ha ventilato lei,  ma  al contrario: attraverso l’abbondanza.

Ad attuare un taglio dei consumi – enorme, -15 per cento – è stata solo ieri  proprio la signora la Von der Leyen: razionamento “obbligatorio”, per la quale Ursula esige i pieni poteri dittatoriali: sarà la Commissione a decidere senza nemmeno consultare,  non si dice di far votare,- l’euro-parlamento.

Gas, piano d’emergenza Ue: verso taglio 15% consumi/ Von der Leyen vuole…

https://www.ilsussidiario.net/autori/silvana-palazzo/

Piano emergenza Ue gas: taglio 15% consumi per preservare forniture famiglie e settori essenziali. Von der Leyen…

La proposta di Putin significa   industrie  che restano aperte, posti di lavoro salvati,  riscaldamento invernale,  refrigerazione non interrotta e elettricità garantita.

La proposta della Kommissaria significa:  razionamento, interruzione della catena del freddo con spreco  di tonnellate di cibo andato a male,  industrie “energivore”  chiuse a comando e ad arbitrio del despota (questa sì quella no..),  disoccupazione, morti di freddo fame e miseria.

Putin   non ha di mira né gli italiani né i tedeschi ,  ma la UE: che  Gazprom, dando  con abbondanza,  rivela il vero  nemico e genocida dei suoi popoli.  Mi aspetto da parte del nemico UE reazioni …. che non riesco per il momento a immaginare: Bruxelles  ordinerà a  Eni   di stracciare il contratto che ha con Gazprom, e che – notiamo – come quello tedesco non è  mai cessato e è rimasto in vigore? Come giustificherà questa imposizione? Con la guerra in Ucraina  che “ci obbliga” ad  essere belligeranti?

Aspettiamo le mosse di Bruxelles e del governo Draghi, che resta   in carica “per gli affari correnti”

Allego Il discorso di Putin  alla sessione plenaria del forum “Le idee forti per i tempi nuovi”.

🔸 Il modello del dominio totale del cosiddetto miliardo d’oro è ingiusto. Ebbene, perché questo “miliardo d’oro” dell’intera popolazione del pianeta dovrebbe dominare tutti, imporre le proprie regole di condotta basate sull’illusione dell’esclusività?

🔸 Si ha l’impressione che l’Occidente semplicemente non possa offrire al mondo un proprio modello di futuro. Sì, certo, questo “miliardo d’oro” non è diventato “d’oro” per caso, ha ottenuto molto, ma ha preso posizione non solo grazie ad alcune idee implementate – in larga misura, ha preso posizione a causa della rapina di altri popoli sia in Asia che in Africa.

🔸 La sovranità è la libertà di sviluppo nazionale, e, quindi, di ogni persona individualmente: la fattibilità tecnologica, culturale, intellettuale, educativa dello Stato – ecco di cosa si tratta.

Fonte: МИД России ��

МИД России ��

� Владимир Путин принял участие в пленарном заседании форума «Сильные идеи для нового времени». Читать полност…

Testo del discorso completo: ASI forum Strong Ideas for a New Time

ASI forum Strong Ideas for a New Time

Vladimir Putin attended the plenary session of the forum Strong Ideas for a New Time organised by the autonomous…

Gli Stati Uniti hanno perso la grande guerra globale contro la Russia

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di Michele Rallo

Fonte: Michele Rallo

Mentre la guerricciola in Ucraina – anzi, a spese dell’Ucraina – fa lentamente il suo corso, la grande guerra globale mossa dagli Stati Uniti contro la Russia si è, di fatto, già conclusa. Con la vittoria di Mosca su Washington o – se preferite – di Putin su Sleepy Joe, il bell’addormentato nel bosco della Casa Bianca. Dei volenterosi ausiliari europei (dalla donnetta di Bruxelles al draghetto nostrano e a tutto il resto dell’allegra brigada) non vale neanche la pena di parlare. Intendiamoci: la guerra sul campo continua, e continuerà ancora fino a quando gli ucraini (il popolo ucraino, intendo, non l’inquietante corte di Zelensky) non capiranno di essere soltanto carne da macello delle strategie atlantiste; o fino a quando i russi si stancheranno di questo tira-e-molla e decideranno – come ha minacciato Putin – di “fare sul serio”. Ma la grande guerra, quella che secondo le strategie americane avrebbe dovuto mettere in ginocchio la Russia, è platealmente fallita. Anzi, è rimbalzata come un boomerang sul capo di chi la aveva promossa. E non mi riferisco soltanto agli utili idioti dell’Unione Europea, mandati avanti come carne da cannone nella guerra delle sanzioni decisa a Washington. Mi riferisco soprattutto agli stessi americani. I grandi sconfitti della guerra sono proprio loro, gli inventori della politica delle sanzioni, imposta agli alleati europei come prova di fedeltà alla religione atlantista. È proprio questa politica che è fallita, non riuscendo a “fare del male” alla Russia. Ha invece fatto del male, molto male, proprio all’economia degli sfortunati alleati europei. Ma quella che è entrata in crisi – ancor più clamorosamente – è la dittatura planetaria del dollaro e, con questa, l’egemonia unipolare che Washington voleva imporre al mondo intero.

VERONA PRIDE 2022: Rosario di riparazione di “Christus Rex”. Messe “non una cum” in tutto il mondo, spicca don Francesco Ricossa

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di Matteo Castagna

Il Rosario di riparazione allo scandalo pubblico del Gay Pride di Verona sarà recitato oggi dal Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio alle ore 17.00, in unità di intenti con tutti i cattolici che vorranno fermarsi e pregare. Nel giorno della Madonna del Carmelo, Le chiediamo perdono per ogni oltraggio e di intercedere presso il Suo Divin Figlio, affinché perdoni loro, che non sanno quello che fanno.
Informiamo che nella giornata di oggi, numerosi sacerdoti, in tutto il mondo, fedeli alla Tradizione ed alla Messa di sempre, offerta “non una cum” (non in comunione con Bergoglio) celebreranno il Santo Sacrificio dell’altare in riparazione allo scandalo pubblico del Gay Pride di Verona. Tra questi ci sarà il Superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii don Francesco Ricossa, che ha prontamente aderito all’invito.
O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitudine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. 
Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d’illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell’amore di Dio e nella devozione verso di te. 
Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. 
Desidero offrire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. 
O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l’eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Emergenza cannabis: ecco cosa sta accadendo

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Segnalazione Pro Vita & Famiglia

EMERGENZA CANNABIS

ECCO COSA STA ACCADENDO IN PARLAMENTO
E COSA CI ASPETTA

Martedì è arrivato il primo sì alla proposta di legge Magi-Licantini, che depenalizza la coltivazione domestica della cannabis a uso personale. Il testo è infatti stato approvato, emendato, dalla Commissione Giustizia della Camera. Giunti a questo punto. . . continua a leggere QUI!

Mantovano:
«La legalizzazione? Ecco perché non ha senso…»
Il via libera della politica, nonostante l’allarme di San Patrignano
Bellucci (FdI): «Ecco perché è un pericolo, soprattutto per minori»
Pro Vita & Famiglia: «Pdl cannabis frutto di fake news e ipocrisia»

Contro la legalizzazione della cannabis, i nostri NO!

Non possiamo banalizzare un bambino che cambia genere

Eutanasia. Suetta: «Dibattito falsato ai fini della propaganda»

Buzz Lightyear. Un capolavoro di propaganda Lgbt

Sfoglia l’anteprima
della rivista Notizie
Pro Vita & Famiglia
di Giugno 2022
e abbonati!

È sempre scomodo trattare temi come la pornografia (e la pedopornografia). È però importante avere il coraggio di denunciare il male, anche quando è letteralmente “inguardabile”, perché far finta che certi problemi non esistano o che non ci riguardino ci rende in qualche modo complici di quel male. La nostra cultura, infatti, idolatra il sesso fine a se stesso che comporta lo sfruttamento e l’uso del corpo umano, cioè della persona, propria o altrui, degradandola ad oggetto.

SALVIAMO I GIOVANI DALLA DROGA!

No alla legge sulla cannabis legale!

FIRMA QUI!

Il Parlamento italiano sta discutendo un progetto di legge per legalizzare la coltivazione della cannabis in casa. Ci opponiamo a questa legge scellerata non solo perché aumenterà il numero di persone drogate in circolazione (in particolare alla guida di autoveicoli, aumentando il numero di incidenti, feriti e morti sulle strade). Ma soprattutto perché inciderà sulla percezione dei minori sul consumo di droga, abbassando le loro difese ed esponendoli a rischi enormi. La cannabis provoca danni enormi al cervello degli adolescenti, per anni e anche dopo un uso solo sporadico. Firma la petizione per chiedere al Parlamento di bloccare il progetto di legge sulla legalizzazione della cannabis.

Ultra abortisti SCONFITTI

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Segnalazione di Antonio Brandi

E’ stata dura, durissima, ma ce l’abbiamo fatta.

Sono state settimane di fuoco, con attacchi feroci da parte della politica, dei media, dei collettivi radicali, dei centri sociali e dei gruppi ultra-femministi.

A Torino hanno fatto di tutto per rimuovere i nostri manifesti per la Vita (come successo a Roma), ma ne sono usciti con le ossa rotte.

Il Partito Democratico aveva già avviato la procedura per la censura amministrativa, ma era necessario il via libera dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP).

Doccia fredda: lo IAP ha risposto che i nostri manifesti sono tutelati dal diritto di opinione ed espressione e non contengono messaggi violenti, offensivi o discriminatori.

La propaganda femminista e ultra-abortista che ci ha infangato per settimane è stata clamorosamente smentita… e sconfitta!

Abbiamo combattuto, abbiamo resistito, abbiamo vinto.

Sì, abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra è ancora lunga.

La sinistra continua a lavorare per mettere fuori legge chiunque dica la verità sull’aborto e difenda la sacralità della Vita, cioè me e te.

Per continuare a combattere, a resistere agli attacchi e difendere la vita dei bimbi nel grembo delle loro mamme ho bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Suicidio occidentale

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di Franco Cardini

Necessario viatico alla lettura di queste brevi righe (e del libro che esse commentano) è quella dell’Editoriale del presente numero dei “Minima Cardiniana”. Difatti, questo libro denso d’informazioni e di considerazioni intelligenti, nella stragrande maggioranza dei casi del tutto condivisibili al di là dell’impianto generale “filostatunitense-occidentalista” per il quale del resto l’Autore è ben noto e ch’egli stesso manifesta con decisione sempre accompagnata peraltro da equilibrio e da humour, sembra manifestare disagio o quanto meno reticenza proprio sul punto qualificante: la declinazione di quei “nostri valori” che oggi sarebbero in pericolo, oggetto di un assalto teso a cancellarli.
Molto apprezzabile, in queste pagine nelle quali Rampini ci dà prova ulteriore di quelle qualità non solo di eccellente giornalista ma anche di fine scrittore che tutti volentieri gli riconosciamo, il frequente ricorso a esempi ispirati a una world history ben conosciuta e sempre chiamata in causa con misura, senza ostentazione. Ma proprio su ciò si potrebbe attentamente e pacatamente discutere. Il paragone ad esempio con gli imperi cinese e romano, quando ci si riferisce al “nostro Occidente”, sembra fondarsi su una normativa analogica data per naturalmente scontata: al contrario, sembra a molti ormai che quella “occidentale”, che per la prima e l’unica volta nella storia ha spezzato gli equilibri di un “mondo a compartimenti stagni” imponendo la braudeliana “civiltà emisferica”, l’”economia-mondo”, sia una eccezione unica e irreversibile. Proprio per questo motivo stridente risulta il contrasto tra quelli che l’Occidente moderno sente come i valori più propriamente “suoi” (e sui quali forse Rampini sorvola un po’ troppo, dopo averli presentati nel titolo come i protagonisti) e che esso pretende di aver diffuso nel resto del mondo e la realtà obiettiva. Esattamente al contrario di quello che, nel goethiano Faust, il diavolo Mefistofele rivendica per sé (come spirito “che eternamente vuole il Male e sempre genera il Bene”), l’Occidente ha sostenuto di conquistare il mondo per avviarlo ai valori di umanità, di progresso, di giustizia, di pace: ma di fatto esso ha seminato – con la pratica imperialista e lo sfruttamento sistematico delle risorse mondiali dettato dal proprio bisogno crescente di beni e di forza-lavoro – esattamente il contrario delle sue premesse e promesse. Da qui la ribellione forse non generalizzata, ma senza dubbio corale e diffusa, contro il suo predominio, per quanto la lotta tesa a scalzarne l’egemonia sfocerà forse nel “tramonto dell’Occidente”, inteso però come fine dell’egemonia delle élites occidentali accompagnate però dell’imporsi di altre élites, a loro volta occidentalizzate, che vi si sostituiranno fatalmente mantenendo, sia pur metabolizzata, la sua cultura. E ciò, probabilmente, non risolverà affatto i problemi posti dallo sviluppo della nostra civiltà ma si limiterà a un cambio della guardia dei padroni del pianeta: i grandi problemi – dall’inquinamento ambientale che ha prodotto una sorta di “neoreligione” al concentramento della ricchezza e quindi dall’impoverimento generale del genere umano – non cambieranno.
Qui il discorso di Rampini, che preferisce non attardarsi sugli errori dei governi statunitensi dell’ultimo trentennio e solo una volta, a p. 177, cita lo scandalo di Guantanamo quasi per liquidarlo con una generica formula minimizzante, si caratterizza per una tendenza assolutoria forse eccessiva. Il che non toglie nulla né alla qualità del volume, né alle prospettive che egli ci apre sulla società statunitense contemporanea, né alle sacrosante critiche a proposito della crisi della “cultura del limite”, dei guai commessi dal politically correct, delle insufficienti prestazioni del mondo politico europeo. L’assenza dell’Europa nel mondo coevo è senza dubbio una delle nostre colpe più grandi. Di noi propriamente “europei”, non velleitaristicamente “occidentali”.

Federico RAMPINI, Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori, Milano, Mondadori, 2022, pp. 245, euri 19

Referendum Giustizia: VOTIAMO TUTTI SI’

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di P. Becchi e G. Palma

Quando mancano meno di dieci giorni al 12 giugno, il silenzio nei talk show – con poche eccezioni – continua a regnare sovrano su un tema importante ma difficile come i referendum sulla giustizia; ben cinque quesiti abrogativi che – se approvati dal popolo – cambierebbero il volto della giustizia nel nostro Paese.

Si vota nella sola giornata di domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23, una decisione del governo discutibile, anche perché durante gli ultimi due anni, causa la pandemia, le tornate elettorali si son tenute sempre su due giorni, domenica e lunedì. È probabile che la corporazione della magistratura, che ha ottime sponde sia nel governo che in parlamento, abbia fatto pressione sull’esecutivo affinché il referendum si tenesse in un solo giorno e peraltro a scuole chiuse, per rendere difficile il raggiungimento del quorum. Infatti, affinché il referendum abrogativo sia valido, è necessario che si rechi a votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Fino alla scorsa settimana, se i sondaggi fossero veritieri, solo il 30% degli italiani sarebbe disposto a recarsi alle urne; quindi, è necessario che ciascuno dei sostenitori del Sì porti al seggio almeno un elettore che diversamente si sarebbe astenuto.

Come abbiamo già chiarito nei nostri precedenti articoli, noi siamo per il Sì a tutti e cinque i quesiti referendari. Le ragioni le abbiamo spiegate nel nostro ultimo libro “Referendum Giustizia: tutte le ragioni per votare Sìedito da GpM edizioni. Nei giorni scorsi ci siamo occupati su questo sito su due quesiti in particolare, quello sull’abrogazione della legge Severino e quello sui limiti agli abusi della custodia cautelareoggi vogliamo porre l’attenzione sugli altri tre: sistema di elezione del Csm, equa valutazione dei magistrati nei consigli giudiziari distrettuali e separazione delle carriere.

  • Csm, sistema di elezione 

Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati, presieduto dal Presidente della Repubblica. Ai sensi dell’art. 104 della Costituzione, i componenti del Csm “sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”. I primi sono detti membri togati, i secondi laici.

I membri laici non hanno bisogno di candidarsi, sono infatti eletti autonomamente dal Parlamento tenuto conto dei soli requisiti indicati dalla Costituzione: vanno scelti tra i professori universitari ordinari in materie giuridiche e gli avvocati con almeno quindici anni di esercizio. Per i membri togati esiste invece una procedura particolare, regolata dall’art. 25 della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura). Il terzo comma dell’art. 25, oggetto di quesito abrogativo, prevede che i magistrati che intendono candidarsi al Csm presentino la loro candidatura in “una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta”

Insomma, se un magistrato si vuole candidare al Csm deve aderire necessariamente ad una “corrente”, rendendo possibili in questo modo vere e proprie fazioni politiche all’interno della magistratura. È da qui che nasce il “sistema delle correnti” che dal 1992 in avanti, sull’onda delle inchieste di Tangentopoli, è servito alla magistratura per intervenire – direttamente o indirettamente – nel processo democratico del Paese, condizionando talvolta le sorti di Parlamento e Governo. Se il quesito abrogativo fosse approvato, cioè se vinceranno i Sì all’abrogazione, i giudici che vorranno candidarsi al Csm potranno presentare liberamente la propria candidatura senza raccogliere firme e quindi senza aderire a fazioni politiche.

  • Equa valutazione dei magistrati 

Presso ciascun distretto di Corte d’appello sono istituiti i consigli giudiziari distrettuali, detti anche mini-Csm. Sono composti per lo più da magistrati, ma anche da professori universitari in materie giuridiche e avvocati. Si tratta dunque di un organo che rispecchia la composizione “mista” del Csm, così da garantire al suo interno la rappresentanza di tutti gli attori della giustizia. Tra le funzioni dei consigli giudiziari c’è anche quella della valutazione sulla professionalità dei magistrati, dal cui voto sono però esclusi professori e avvocati.

Le norme interessate dal quesito abrogativo sono alcune di quelle contenute nella legge che istituiva il Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, vale a dire il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005 n. 150. In caso di abrogazione delle norme oggetto del quesito, avvocati e professori universitari facenti parte dei Csm distrettuali potranno infatti esprimere, al pari degli altri componenti, la loro valutazione in ordine alla professionalità dei magistrati che prestano servizio nel distretto.

Come dice una vecchia locuzione latina, canis canem non est (cane non mangia cane), quindi l’obiettivo del referendum è evidente: smantellare il corporativismo giudiziario ed evitare l’autoreferenzialità della magistratura, in modo che non siano solo i giudici a valutare i giudici, ma anche altri importanti protagonisti del settore come appunto professori in materie giuridiche e soprattutto gli avvocati. Del resto, non si capisce perché questo debba valere per il Csm, dove decidono anche  professori e avvocati e non per i cosiddetti mini-Csm.

  • Separazione delle carriere

Il quesito riguarda l’abrogazione delle norme di legge vigenti che consentono il passaggio dei giudici dalla funzione requirente a quella giudicante, e viceversa. La funzione requirente è svolta dal pubblico ministero che fa le indagini, cioè dalla Procura che sostiene l’accusa, quella giudicante è svolta dal giudice di tribunale, di Corte d’appello o di Cassazione che giudica l’imputato. Il testo del quesito riguarda l’abrogazione di alcune disposizioni di legge a partire dal Regio decreto n. 12/1941 (quello sull’ordinamento giudiziario), fino alla nuova disciplina dell’accesso in magistratura (D.Lgs. n. 160/2006) e gli interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario (d.l. n. 193/2009 convertito con modificazioni nella Legge n. 24/2010).

Sino alla riforma del codice di procedura penale (d.p.r. n. 447/1988), pubblico ministero e giudice erano seduti in aula sullo stesso scranno, in un sistema inquisitorio in cui l’inquirente era una sorta di para-giudice che si poneva al di sopra della difesa. Le cose cambiano con la riforma del codice di procedura alla fine degli anni Ottanta e con la riforma dell’art. 111 della Costituzione nel 1999, cioè con la trasformazione del processo penale da inquisitorio ad accusatorio (secondo cui la prova si forma nel dibattimento in condizioni di parità tra accusa e difesa), ma l’ordinamento giudiziario è rimasto ancora quello degli anni Quaranta, con l’intercambiabilità delle funzioni giudiziarie.

Ad oggi l’accesso in magistratura consente al vincitore del concorso di optare per la funzione prescelta e cambiarla fino a quattro volte nel corso dell’intera carriera, con un intervallo di almeno cinque anni da un cambio all’altro. Può un ex pubblico ministero essere davvero equidistante quando passa dalla funzione requirente a quella giudicante? Crediamo proprio di no, visto che il modus operandi adottato nelle due funzioni è completamente diverso (uno è abituato ad accusare, l’altro a giudicare con terzietà). L’abrogazione proposta dal quesito aprirebbe pertanto la strada alla netta separazione delle carriere dei magistrati. Nel caso in cui al referendum vincesse il Sì all’abrogazione, una volta intrapresa una delle due carriere – requirente o giudicante – il magistrato non potrebbe più optare per l’altra. Ciò garantirebbe la piena realizzazione del principio del giusto processo di cui all’art. 111 della Costituzione, secondo cui ogni processo si deve svolgere “davanti a giudice terzo e imparziale”.

A proposito di separazione delle carriere, vale la pena di ricordare quanto disse Giovanni Falcone – giudice simbolo della lotta alla mafia – in un’intervista del 3 ottobre 1991: “Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato”.

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Se si vuole davvero cambiare la giustizia, il 12 giugno servono cinque Sì. Se il referendum non dovesse raggiungere il quorum sarebbe una sconfitta non di un partito ma di tutto il Paese e anche i tentativi di governo e Parlamento per cambiare qualcosa nell’ordinamento giudiziario diventerebbero molto più difficili senza il sostegno del consenso popolare. Non dimentichiamo che le norme che riguardano la separazione delle carriere e l’elezione dei membri togati del Csm devono essere ancora approvate dal Senato.

 

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Per coloro che volessero approfondire l’argomento sui Referendum Giustizia del 12 giugno 2022, ecco il libro di P. Becchi e G. Palma: “Referendum Giustizia: tutte le ragioni per votare Sì“, GpM edizioni (sia in versione e-Book che in versione cartacea):

Si vota nella sola giornata di domenica 12 giugno 2022, dalle ore 7 alle ore 23!

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