La Turchia entra a far parte dei primi cinque maggiori importatori di armi russe

In base ai dati dello scorso anno, la Turchia è entrata per la prima volta tra i cinque maggiori importatori di armi russe, ha affermato Dmitry Shugaev, direttore dell’agenzia federale per la cooperazione tecnico-militare della Federazione Russa.

“Per la prima volta, la Turchia è entrata tra i primi cinque maggiori importatori di armi lo scorso anno. Complessivamente nel 2019 sono stati firmati contratti per 17 miliardi di dollari”, ha affermato Shugaev.

I maggiori importatori di armi russe, oltre alla Turchia, sono attualmente India, Cina ed Egitto. L’altro Paese tra i primi cinque importatori di armi russe non è stato reso noto.

Accordo tra Russia e Turchia su S-400

Mosca e Ankara hanno firmato un accordo da $ 2,5 miliardi per la consegna di quattro batterie S-400 nel dicembre 2017. La consegna di tutti i componenti dei sistemi S-400 in Turchia è stata completata nel 2019.

Washington e Ankara sono in disaccordo sull’acquisto da parte di quest’ultima dei sistemi di difesa missilistica. Gli Stati Uniti sostengono che gli S-400 rappresentino una minaccia per i loro caccia F-35.

La Turchia insiste sul fatto che installerà gli S-400 in aree non frequentate dai caccia statunitensi sottolineando che non ha ancora messo in funzione il sistema.

Da

https://it.sputniknews.com/difesa/202003168865811-la-turchia-entra-a-far-parte-dei-primi-cinque-maggiori-importatori-di-armi-russe/

19 Marzo, S. Giuseppe: Christus Rex per una Nova Civilitas preghiera su YouTube ore 21

di Lucia Rezzonico

Il Circolo Cattolico  Christus Rex Traditio, in collaborazione con Nova Civilitas, stasera giovedì 19 marzo 2020 alle ore 21.00, reciterà la preghiera a San Giuseppe composta da Sua Santità Papa Leone XIII e, a seguire, reciterà la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio in diretta sul canale youtube: https://www.youtube.com/channel/UCWm68lEYevHFQfye39iq_DQ  
Il Presidente di Nova Civilitas Avv. Gianfranco Amato reciterà la Supplica a San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, composta da S.S. Leone XIII e allegata alla Sua Enciclica “Quamquam pluries” affinché “allontani da noi, padre di amore immenso, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo” e con essi la tremenda pandemia che oggi ci affligge.
 
Il Responsabile di Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna proseguirà recitando, visto il periodo quaresimale, la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751), frate minore, instancabile missionario; egli eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo di quell’Anno Santo. San Leonardo, frate minore riformato francescano, è stato proclamato santo da Papa Pio IX nel 1867.

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L’allarme degli studiosi: “Il virus sta in aria 30 minuti e copre distanze di 4,5 metri”


Secondo uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi il coronavirus sarebbe in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri. I dubbi degli esperti: lo studio viene ritirato

Una delle misure di sicurezza raccomandate dalle autorità sanitarie per ridurre il rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus, è quella che prevede di mantenere una distanza di sicurezza di uno o due metri dalle altre persone.

Uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi, pubblicato dalla rivista scientifica Pratical Preventive Medicine e poi ritirato, rischiava di rimettere tutto in discussione.

Secondo gli autori della ricerca, smentiti quasi all’unanimità dagli altri esperti, il Covid-19 sarebbe stato in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri, cioè molto più delle distanze di sicurezza fin qui consigliate.

Il coronavirus, come è emerso nelle scorse settimane da altri studi, può rimanere per giorni sulle superfici, aumentando il rischio di contrarlo per chi le tocca. La permanenza sulle superfici è soggetta a fattori variabili, tra cui il tipo di superficie e la temperatura. Ad esempio, a 37 gradi centigradi il virus potrebbe resistere fino a due o tre giorni su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti. Come se non bastasse, il Covid-19 sopravviverebbe fino a cinque giorni nelle feci o nei liquidi corporei.

Si può confermare – scrivevano gli studiosi – che in un ambiente chiuso con aria condizionata, la distanza di trasmissione del nuovo coronavirus eccederà la comunemente riconosciuta distanza sicura“. La situazione presa in considerazione, citata anche dal South China Morning Post, è quella di un autobus per dimostrare la permanenza del virus sul mezzo pubblico anche dopo la discesa della persona contagiata.

L’esempio dell’autobus e l’importanza delle mascherine

Un passeggero che già avvertiva i sintomi della malattia, identificato come “A”, è salito su un autobus a lunga percorrenza di 48 posti al completo, sedendosi in penultima fila, senza mascherina per coprire il volto. In base alle immagini delle telecamere a circuito chiuso, l’uomo non ha avuto interazioni con altri passeggeri durante tutto il viaggio, durato quattro ore.

In questo lasso di tempo il Covid-19 è riuscito a posarsi su altri sette passeggeri prima che il soggetto A scendesse dal mezzo, tra cui alcuni che sedevano sei file più avanti del paziente zero in questione, collocati, tra l’altro, a una distanza stimata di circa 4,5 metri.

Dopo mezz’ora dalla fine della corsa un altro gruppo di persone è salito sull’autobus. Uno di loro che non indossava la mascherina è rimasto contagiato, probabilmente per le particelle inalate dal gruppo di passeggeri seduti in precedenza. Il solito paziente preso in considerazione è poi salito su un altro minibus contagiando, in un’ora, altre due persone, una delle quali distante 4,5 metri.

Lo studio ha dimostrato come nessuna delle persone che indossavano una mascherina per coprire il volto durante il viaggio con il paziente zero abbia contratto il coronavirus. Certo, rimangono ancora interrogativi aperti sullo studio, tra cui il fatto che la persona seduta al fianco di A non ha contratto il Covid-19 pur avendo l’esposizione più alta delle altre.

Eppure la conclusione dei ricercatori è quella di indossare le mascherine quando si prendono i mezzi pubblici, comprese metropolitane e aerei, ridurre al minimo il contatto tra le mani e le aree pubbliche ed evitare di toccare la faccia prima di averle pulite.

Il parere degli esperti

Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sostiene che i dati presi in considerazione dalla ricerca siano troppo deboli: “Non conosco la ricerca ma il dato è molto debole. Lo studio si basa sull’osservazione di passeggeri attraverso la telecamera a circuito chiuso. Chi ci dice che i passeggeri non fossero già precedentemente malati?”.

Tutto ciò che sappiamo – ha concluso Burioni – è che il virus si trasmette attraverso le goccioline emesse da tosse e starnuti di persone positive. Non ci sono reali prove che il virus resti sospeso in aria. Uno studio recente su Jama ha studiato l’entità della contaminazione da coronavirus quando si è in presenza di un paziente infetto con sintomi importanti: i campioni dell’aria erano risultati negativi nonostante l’entità della contaminazione su alcune superfici. E Jama è una rivista seria”.

Per il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, “in un contesto chiuso come un autobus potrebbe accadere qualcosa del genere”.

Ma dobbiamo ricordarci – ha aggiunto Pregliasco – che più ci si allontana dal soggetto infetto, meno sono le probabilità di contagio perché la curva delle famose goccioline cala. Inoltre possiamo supporre, al di là che è uno studio osservazionale, che il “passeggero A” sia stato un superdiffusore, con alta carica virale e le persone che ha contagiato probabilmente erano particolarmente suscettibili, sempre che il contagio sia avvenuto davvero sull’autobus. Insomma, una serie di circostanze particolari, non così facilmente ripetibili, ma che devono fare riflettere sull’importanza del lavaggio delle mani”.

 

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

da

https://m.ilgiornale.it/news/mondo/lallarme-degli-studiosi-virus-sta-aria-30-minuti-e-copre-1838206.html

Nessuna emergenza antisemitismo. I servizi segreti smentiscono le fake news di Repubblica

Roma, 3 mar – I lettori di Repubblica ma anche del Fatto Quotidiano vivono in una realtà parallela. In questo mondo a loro uso e consumo il pericolo più serio per la sicurezza nazionale è il neonazismo. Così le due testate hanno interpretato la relazione annuale dei servizi segreti “sulla politica dell’informazione per la sicurezza” inviata al Parlamento. Questo il titolo di Repubblica: “L’allarme dei Servizi segreti: “Il rischio dei neonazi e la tenuta democratica minacciata dalla propaganda istigatoria”. Questa cosa qui ha un nome chiaro e preciso: disinformazione. Nella relazione del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) diretto da Gennaro Vecchione non si parla mai di neonazismo come minaccia per la “tenuta democratica” dell’Italia. Tra l’altro, nelle oltre 100 pagine di relazione  – che potete consultare a questo indirizzo – la parte relativa alla destra radicale è assolutamente minoritaria e relegata in fondo al documento. Eppure, così come accaduto con la relazione dello scorso anno, ai media mainstream sembra interessare (quasi) solo quella.

Un po’ di numeri

Ma procediamo con ordine. Cosa c’è scritto veramente nella relazione dei servizi segreti pubblicata il 2 marzo 2020? Partiamo con un po’ di percentuali su quelle che sono le reali minacce. Di tutte le informative/analisi che l’Aise(sicurezza esterna) ha inviato a enti istituzionali e forze di polizia nel 2019, solo il 3% fanno riferimento all’eversione (anarchici, estrema sinistra, estrema destra tutti insieme). Mentre per capirci, il 37% fanno riferimento al pericolo del terrorismo internazionale. Molto più minacciosa dell’eversione è anche l’immigrazione clandestina, con l’8% delle informative. Passando al fronte interno, ovvero alle informative realizzate dall’Aisi, la questione cambia ma non troppo. Qui il terrorismo internazionale arriva addirittura ad occupare il 53% del totale, mentre l’eversione è al 12 per cento, quasi stessa cifra delle minacce relative alla sicurezza economico-finanziaria al 10%.

Criminalità organizzata e Mafia nigeriana

La prima metà della relazione è praticamente dedicata quasi esclusivamente all’analisi degli scenari geopolitici internazionali. La prima minaccia analizzata è “all’economia e al sistema paese”, dove si spiega l’importanza di tutelare gli asset strategici, il nostro sistema finanziario, la necessità della Golden Power etc. Ampio spazio dedicato anche alla criminalità organizzata, con riferimento alle “tradizionali” Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, clan baresi e foggiani. Tra le mafie straniere parecchia attenzione incentrata sulla mafia nigeriana, a cui vengono dedicati anche alcuni approfondimenti. Questo un passaggio della relazione dei nostri 007: “L’attenzione dell’intelligence è rimasta elevata pure per ciò che concerne i sodalizi nigeriani cd. cultisti, che, seppure duramente colpiti sul piano investigativo e giudiziario, hanno continuato ad evidenziare un sostenuto attivismo specie nel narcotraffico e nello sfruttamento della prostituzione”.

Terrorismo e immigrazione

Dopo la rassegna sulle mafie seguono nella relazione del Dis ben 13 pagine dedicate al “Terrorismo jihadista”, in cui si spiega l’evoluzione della fazioni islamiste, la concorrenza tra Al Qaida e l’Isis. Le difficoltà dello Stato Islamico dopo la morte di Al Bagdadi etc. Cosa arriva dopo il pericolo del terrorismo islamico? Forse i fascisti? No. Ci sono quasi dieci pagine dedicate all’immigrazione clandestina, alle reti dei trafficanti, all’evoluzione degli arrivi con un focus sui cosiddetti “sbarchi autonomi” sempre più in aumento.

Anarco-insurrezionalisti ed estrema sinistra

E così solo a pagina 95 su 103 pagine di relazione (escludendo l’appendice relativa alla “minaccia cyber”) ecco che finalmente arriva il capitolo relativo all’”eversione”. Se Repubblica e Fatto ci hanno titolato, come minimo il “nazifascismo” sarà la minaccia più concreta, si potrebbe pensare. E invece no. Come al solito si apre con alcune pagine relative alla minaccia anarco-insurrezionalista, la più concreta tra quelle relative all’eversione. Si parla delle faide tra diverse fazioni che porta alla promozione di iniziative a sempre maggiore impatto, si fa riferimento a fatti concreti come il sabotaggio allo snodo ferroviariodell’Alta velocità a Rovezzano dello scorso 22 luglio e a quello nei pressi della stazione Tiburtina del 6 novembre. Si fa riferimento ad altre azioni e ai continui scambi con gli anarchici stranieri in tutta Europa.

Dopo gli anarchici ancora estrema sinistra, con i gruppi marxisti-leninisti e le loro manifestazioni in sostegno della brigatista Nadia Desdemona Lioce fuori dal carcere dell’Aquila. Ecco poi il momento dell’area degli antagonisti, i centri sociali per intenderci, che sviluppano la propria azione principalmente intorno al tema dell’”antifascismo”. Qui il riferimento operativo è ancora alle battaglie No Tav.

Destra radicale dulcis in fundo

Ed ecco che finalmente, dulcis in fundo, arriva il momento della destra radicale. Cosa avranno fatto mai questi cattivoni razzisti, nazisti etc in Italia di così minaccioso? Sostanzialmente nulla. La relazione parte con il riferimento alla strage di Christchurch in Nuova Zelanda e continua citando altri fatti avvenuti fuori dai confini nazionali. Rispetto al territorio nazionale c’è poco o nulla. Leggiamo. “Il monitoraggio informativo ha posto in luce come, accanto a formazioni strutturate e ben radicate sul territorio, si sia mossa una nebulosa di realtà skinhead ed aggregazioni minori, alcune delle quali attive soltanto sul web. Una galassia militante frammentata unita dalla rivendicazione identitaria e l’avversione all’immigrazione, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee. Realtà d’impronta skinhead hanno continuato a trovare nei raduni musicali, con la partecipazione anche di componenti straniere, un contesto favorevole per diffondere brani dai contenuti oltranzisti”. 

Fuffa. Questo è. “Nebulose” attive sul web, fatti avvenuti a migliaia di chilometri di distanza, addirittura il riferimento a brani musicali e concerti. Sono minacce queste? La destra radicale oggi non rappresenta alcuna minaccia eversiva.Questo ci dice l’informativa. Che, tra le altre cose, non cita una sola volta la parola “antisemitismo”. Avevamo dunque ragione noi a dire che l’emergenza antisemitismo non esiste, che ci troviamo di fronte ad un fenomeno pompato dai media che non ha alcun riscontro con un pericolo reale. La relazione dei servizi parla chiaro. Ma fino a quando vivremo in un sistema mediatico dominato da organi di informazione che manipolano le notizie in questo modo come fanno Repubblica e soci, fino a quando verrà dato credito a cialtroni come Berizzi, ci troveremo davanti a questi clamorosi casi di disinformazione. Che sono molto più gravi di qualche bufala che gira sui social.

Davide Di Stefano

 

 

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/nessuna-emergenza-antisemitismo-servizi-segreti-smentiscono-fake-news-repubblica-148104/

Carola Rackete ora riceve pure “l’applauso” della Cassazione: “Da parte sua adempimento del dovere”

La Cassazione scrive un’altra pagina nel processo di beatificazione di Carola Rackete. I supremi giudici infatti hanno ritenuto “corretta” la decisione del Gip di Agrigento di non convalidare l’arresto della comandante della Sea Watch 3 perché – si evince leggendo le motivazioni della sentenza del 17 gennaio, pubblicate oggi – lei ha fatto solo il suo dovere. Anche speronando la nave della Guardia di Finanza.

Le “prodezze” di Carola Rackete

Com’è noto, la comandante della Sea Watch 3, dopo aver forzato il blocco che le impediva di portare la nave con 42 migranti all’interno delle acque territoriali italiani, decise anche sarebbe approdata a Lampedusa a ogni costo. Così, nell’eseguire quella manovra proibita, finì anche per speronare la nave della Guardia di Finanza che le impediva il passaggio. Per questo fu posta agli arresti, salvo poi essere scarcerata per decisione del Gip.

Per la Cassazione ha fatto solo il suo dovere

Ora i giudici di piazza Cavour, che con la loro decisione di gennaio hanno respinto il ricorso della Procura contro la scarcerazione, ci fanno sapere attraverso le motivazioni che agì “in adempimento del dovere di soccorso in mare”. “L’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma – scrivono – comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro“. Dunque, anche per loro, come per la gip di Agrigento Alessandra Vella, Rackete, non ha commesso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra. Anche perché, scrivono gli ermellini, “le navi della Guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.

Un “invito” a fare dell’Italia il campo profughi d’Europa

«La Corte Suprema italiana ha confermato oggi che non avrei dovuto essere arrestata per aver salvato delle vite», twittò dopo la sentenza Rackete. «Questo – aggiunse – è un verdetto importante per tutti gli attivisti di salvataggio in mare! Nessuno dovrebbe essere perseguito per aiutare le persone bisognose». L’indirizzo, dunque, è chiarissimo: chiunque può decidere di fare del nostro Paese il “campo profughi d’Europa”, speronando anche una nave militare in servizio, e farla franca. Anzi, ricevendone anche un plauso per il proprio senso del dovere. Non a caso la stessa Rackete si è già detta disponibile a reiterare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/carola-rackete-ora-riceve-pure-lapplauso-della-cassazione-da-parte-sua-adempimento-del-dovere/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

IL CASINO DELLE DONNE


Evidentemente il Pd è un partito di comici. Il capo compagnia è naturalmente Nicola Zingaretti che purtroppo non fa solo il politico (in quel mondo non mancano i clown), ma anche l’amministratore essendo part time anche governatore della Regione Lazio. Ieri vi abbiamo raccontato l’ultima idea tragicomica del capo della sinistra italiana: dare un contributo pubblico annuo di 700 mila euro alla Casa delle donne, occupata abusivamente da anni e gestita dalla associazione Lucha y Siesta presieduta dall’ex parlamentare comunista Maura Cossutta. Non ce lo eravamo sognati noi quel discutibilissimo contributo pubblico: l’aveva annunciato in un tweet alle 11 e 27 del mattino proprio Zingaretti, sia pure in un italiano stentato (o se vogliamo in romanesco). Eccolo qui: «Non potevamo permette che la Casa delle donne chiudesse (…) La Regione Lazio interviene con 700 mila euro l’anno per salvarla: crediamo in città fatte di comunità, non di soli palazzi e strade».
L’annuncio di quell’uso di soldi pubblici ha naturalmente scatenato mille polemiche, a cui però il segretario del Pd non ha ritenuto di replicare. Poi ieri mattina la Cossutta visto Il Tempo ha fatto un comunicato per dire che erano state pubblicate «fake news» e che quel contributo da 700 mila euro della Regione Lazio era «una cosa che non esiste e che non è mai esistita».
Ohibò, mi sono detto, avrò avuto le traveggole il giorno prima? Sono andato a ricercare il tweet di Zingaretti. C’era, ma non c’era più il riferimento ai 700 mila euro l’anno. Solo una solidarietà gratuita. Il segretario del partito dei comici si deve essere spaventato nottetempo, innestando una robusta retromarcia. Anche perché la Regione ha pochi soldi avendo vissuto da anni in commissariamento, e più che distribuire mance ad associazioni amiche del Pd dovrebbe fare il proprio dovere che spesso non fa. Come nel caso dei pazienti psichiatrici cui dovrebbe pagare cure che invece ha fatto pesare ingiustamente sulle loro tasche in modo illegale come ha stabilito in ultima istanza il Consiglio di Stato. Pensava però di cavarsela sbianchettando la sciocchezza annunciata: chissà, forse non se ne sarebbe accorto nessuno.
L’operazione maldestra è però saltata all’occhio e ieri pomeriggio per la comica finale il suo ufficio stampa ha dovuto fare un comunicato così: «Le notizie che circolano in queste ore sul finanziamento da parte della Regione Lazio di 700mila euro a favore della Casa Internazionale delle Donne di Trastevere sono frutto di un errore della nostra comunicazione». Insomma Zingaretti aveva annunciato di regalare soldi alla associazione amica a sua insaputa. In realtà la gaffe nasconde un piano svelato troppo presto: la Regione Lazio sta infatti preparando un provvedimento quadro per dare linfa in abbondanza con risorse pubbliche non solo alla associazione della Cossutta, ma anche ad altre di amichetti e amichette del partito delle comiche. E lì per i contribuenti ci sarà davvero da piangere.
La notizia dei 700 mila euro l’anno è semplicemente uscita troppo in anticipo rischiando di compromettere un piano assai più generoso con cui fare ridere tutta la compagnia.
E a proposito di comiche, ieri proprio a fianco di Zingaretti, ci ha fatto divertire molto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che dovendo fare un comizio in un piccolissimo teatro del centro per la sua campagna elettorale (lo hanno candidato nel primo collegio di Roma nella speranza di dargli lo scranno che fu di Paolo Gentiloni), se ne è uscito con un’altra barzelletta: «L’Italia», ha detto, «come paese europeo non è in grado di esercitare il proprio ruolo se non ha una Capitale all’altezza. E Roma oggi è sotto finanziata». Vero, Gualtieri: diamo un po’ una strigliata al governo in carica guidato da Giuseppe Conte che non la finanzia e soprattutto al suo ministro dell’Economia che non apre i cordoni della borsa. Come si chiama già? Gualtieri? Proprio simpaticoni questi del Pd.
Da https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/02/20/news/nicola-zingaretti-pd-da-soldi-alla-casa-delle-donne-roma-poi-marcia-indietro-scandalo-regione-lazio-1283145/

“Troppi artisti bianchi”: Yale cancella il corso di storia dell’arte

Yale, 30 gen – Per decenni, il corso di storia dell’arte della Yale University, che copre l’evoluzione dell’arte dal 1300 ad oggi, è stata una delle offerte formative più popolari del dipartimento. Ma la prestigiosa università statunitense ha deciso di eliminarla, come parte di una revisione più ampia, a seguito di lamentele sul fatto il corso promuoveva un canone “occidentalmente bianco” a spese di “altre narrazioni”.

Un approccio “olistico”

“Introduzione alla storia dell’arte: dal Rinascimento al presente” verrà insegnata per l’ultima volta questa primavera. L’istruttore del corso, il presidente del dipartimento di storia dell’arte Tim Barringer, utilizzerà lezione finale per dimostrare l’importanza di adottare un approccio più “olistico” all’argomento, secondo lo Yale Daily News. “Voglio che tutti gli studenti di Yale abbiano accesso e si sentano sicuri nell’analisi e nel godimento delle opere fondamentali della tradizione occidentale”, ha scritto Barringer in un’e-mail al notiziario degli studenti.

Come parte del programma di questo semestre, che esaminerà l’evoluzione dell’arte in relazione a “domande su genere, classe e razza”, Barringer chiederà agli studenti di presentare saggi che sostengano l’inclusione di un’opera che attualmente non fa parte di il canone. Il corso mantiene il titolo ufficiale, ma in classe il professore si riferisce ad esso come “Introduzione all’arte occidentale”.

Via l’Egitto, si all’”arte decorativa globale”

Barringer ha rifiutato di commentare ulteriormente la decisione del dipartimento artistico, ma il sito Web del dipartimento offre un po ‘più di comprensione sulle “correzioni” operate. Tre corsi di arte, uno dedicato all’antico Medio Oriente e all’Egitto, uno all’arte europea pre-rinascimentale e uno all’arte europea e americana dal Rinascimento ad oggi saranno sostituiti con altri corsi da nomi del tipo “Arti decorative globali”, “L’arte della via della Seta” e “Arte della rappresentazione” (ovvero di come le minoranze etniche e culturali sono state rappresentate nella storia dell’arte).

Le critiche dei conservatori

La decisione del dipartimento di arte di Yale ha suscitato una bufera di opinioni negative, in particolare tra i conservatori che la percepiscono come un disservizio per gli studenti che cercano un corso dall’ampio respiro, e che invece vengono penalizzati da offerte più specializzate al solo scopo di parlare di più di minoranze che, gioco forza, dal 1300 fino almeno al 1900 hanno avuto ben poca voce nell’arte occidentale.

Ilaria Paoletti

DA https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/troppi-artisti-bianchi-yale-cancella-il-corso-di-storia-dellarte-144250/

A La Spezia parlare di Foibe è reato? L’incredibile caso di un convegno bocciato

La Spezia, 26 gen – Ciò che è accaduto a La Spezia il 22 gennaio scorso, sfiora i limiti dell’assurdo. Durante una riunione convocata per discutere l’ordine del giorno riguardante l’organizzazione di una conferenza sul tema delle Foibe per la ricorrenza istituzionale del 10 febbraio, un membro della consulta appartenente a “Unione degli studenti La Spezia” ha messo sotto sfiducia la presidente, il vice presidente e il segretario, perché a suo avviso appartenenti al Blocco Studentesco e a CasaPound Italia, e quindi non garanti della forma apartitica dell’organo studentesco. Un giudizio avvalorato, sempre secondo lui, da una “paura condivisa” degli altri membri della consulta. Paura di cosa non è dato sapere, dato che quella stessa consulta ha eletto le due cariche istituzionali di presidente e vice-presidente. La cosa incredibile è cheparlare di Foibe per qualcuno significa fare apologia di fascismo, soprattutto dentro le scuole, dove ancora regna una certa omertà “rossa” sui crimini dei vincitori.

“Neutralità” politica

Ma chi sono questi neutrali e apartitici bravi ragazzi di Unione degli Studenti? Se i rappresentanti del Blocco Studentesco hanno portato avanti proposte veramente neutrali, e le Foibe sono appunto tra queste, i rappresentanti dell’organizzazione hanno portato avanti solo ed esclusivamente progetti che coinvolgevano sigle come Anpi, Aned, Libera, Non una di meno. Sì, proprio loro, i campioni dell’antifascismo militante saranno i garanti della neutralità politica di un organo democraticamente eletto. Ma la follia e l’arroganza non terminano qui: il portavoce che ha compiuto il suo “golpe” contro la consulta, è infatti noto a La Spezia per aver partecipato spesso a cortei e presidi di aperto e palese schieramento antifascista.

Alla fine l’hanno spuntata per 9 voti contro 7. Dopo il danno, anche la beffa della “mediazione” del professore di supporto, che invece di opporsi a una mossa puramente politica ha dato saggia sponda: per ovviare a questa opposizione, si è pensato bene di creare una consulta neutra che però di neutro ha ben poco. Infatti, la presidenza è stata affidata (sì, senza voto) a un ragazzo esterno, che in realtà è stato tra i promotori della sfiducia. Alla fine la presidente uscente è stata declassata a vice, affiancata dal campione antifascista che ha armato tutto il circo.

“È vergognoso – afferma il responsabile del Blocco Studentesco La Spezia,Nicola Scanu – che sia stato bocciato un convegno sulle Foibe, nonostante la legge del 2004 che ha istituzionalizzato al 10 febbraio il Giorno del ricordo. Una sfiducia basata su mere basi politiche, da coloro che hanno affermato la “neutralità” della consulta. Il Blocco Studentesco – continua Scanu – alzerà le barricate in ogni scuola spezzina, dove saremo noi insieme ai rappresentanti che vorranno appoggiarci a portare nelle classi la memoria e il ricordo che questi antifascisti hanno deciso di rimuovere”.

Libero Baluardo

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/spezia-parlare-foibe-reato-incredibile-caso-convegno-bocciato-143654/

Spagna, il governo delle sinistre vuole nove milioni di immigrati

Sarebbero “necessari nei prossimi tre decenni per mantenere il livello del mercato del lavoro”. La replica del leader di Vox, Santiago Abascal: “Arrivano da Paesi dove maltrattano e lapidano donne”

In Spagna un ministro del neo governo rosso-viola, guidato da Pedro Sanchez, ha chiesto di accogliere nei prossimi anni 8-9 milioni di immigrati.

Secondo José Luis Escrivá Belmonte, il 59enne ministro per la Sicurezza sociale, inclusione e migranti, la Spagna deve attrarre “milioni e milioni di immigrati”, lavoratori stranieri che sarebbero “necessari nei prossimi tre decenni per mantenere il livello del mercato del lavoro”. Per Escrivá, in carica dal 13 gennaio, solo così si eviterà la “giapponesizzazione” dell’economia spagnola ma, ha aggiunto, “dovremo spiegarlo alla società”.

José Luis Escrivá, un economista indipendente indicato dal Psoe, uno dei partiti della coalizione di sinistra al governo – insieme a Podemos, al Partit dels Socialistes de Catalunya e alla sinistra radicale di Izquierda Unida – ha affrontato l’argomento nel corso di un forum ministeriale sulla migrazione e l’integrazione, curato dall’Ocse e tenutosi a Parigi, durante il quale ha incontrato governanti del Canada (la viceministro all’immigrazione Catrina Tapley), della Costa Rica (la viceministro al lavoro e alla previdenza sociale Natalia Álvarez), della Svezia (la ministro all’Occupazione Eva Nordmark) e la commissaria agli affari interni della commissione Von der Leyen, la svedese Ylva Johannsson.

Secondo l’economista-ministro Escrivá, la Spagna non può permettersi l’accettazione passiva dell’invecchiamento demografico, come fatto dal Giappone, senza l’adozione di misure che aprano all’immigrazione o a politiche di promozione della nascita. Alla domanda se ciò non implica un rischio di squilibrio per il mercato del lavoro stesso, Escrivà ha risposto che dipende dall’orizzonte che verrà considerato. “Ciò che è necessaria è una prospettiva a medio termine e una pedagogia adeguata”, mentre a breve termine la cosa più importante nella politica di immigrazione, secondo Escrivá, è “cooperare con i paesi di origine”.

Ad Escrivá, che ha lavorato a lungo presso la Banca di Spagna e, in Europa, da consulente, ha partecipato in prima persona al processo di integrazione monetaria(arrivando a ricoprire la carica di capo della divisione politica monetaria della Banca centrale europea), ha risposto immediatamente Santiago Abascal, il leader del partito di destra Vox.

Su Twitter il quarantatreenne Abascal ha scritto: “mi chiedo quanto sia compatibile portare ‘milioni e milioni’ di immigrati da paesi in cui le donne vengono maltrattate e lapidate, con la sinistra che pontifica sugli spagnoli dicendo: ‘se un uomo non riceve educazione femminista dall’infanzia è un potenziale stupratore’”.

Il leader di Vox, che più volte ha spiegato di volere difendere il patrimonio cattolicospagnolo dal laicismo, era stato critico contro il governo Sanchez 2 già nel corso del suo intervento in occasione della sessione di investitura del nuovo governo. La preoccupazione di Abascal, ma anche di una parte dei vescovi cattolici, e del Partito Popolare di Pablo Casado Blanco, è legata alle probabili prossime aperture del governo delle sinistre spagnole a numerose modifiche che apriranno ulteriormente le maglie dell’aborto, del suicidio assistito e dell’eutanasia, della fecondazione artificiale e dell’adozione per le coppie dello stesso sesso e per i single, del riconoscimento dei diritti “umani” agli animali, e dell’accettazione integrale delle “agende” del femminismo radicale, dei gruppi Lgbtq+ (che premono per la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole) e dei “potentati” che anche in Spagna condizionano l’economia.

Da http://www.ilgiornale.it/news/mondo/spagna-governo-delle-sinistre-vuole-8-9-milioni-immigrati-1813553.html

Foibe, morto l’ultimo testimone oculare dell’orrore

E’ morto a 99 anni Giuseppe Comand, l’ultimo testimone della tragedia delle foibe. Nel 1943 aveva assistito da vigile del fuoco ausiliario i Vigili del fuoco di Pola, nel recupero dei cadaveri degli italiani uccisi dai partigiani di Tito. Nato nel 1920 avrebbe compiuto il 13 giugno 100 anni.

Nel 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli conferì l’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica.

Al Giornale ha raccontato come venne a conoscenza delle foibe nel 1943: “Dopo l’8 settembre la mia unità fu disarmata dai tedeschi a Pola. Il comandante riuscì a fare aggregare una squadra, compreso il sottoscritto, come prigionieri di guerra, ai vigili del fuoco locali, che dovevano recuperare i corpi. Non sapevo neppure cosa fosse una foiba. Quando a Pisino mi dissero che si trattava di profonde cavità piene di morti italiani scaraventati dentro dai partigiani, mi sembrò di impazzire. Io non mi calo nella foiba, piuttosto sparatemi. Non me la sento di fare il becchino di questi poveri disgraziati”.

Foibe, il racconto dell’orrore

Prosegue così il racconto dell’orrore di cui Comand fu testimone: «I primi morti, sette se non ricordo male, si erano fermati ad uno sbalzo di roccia a circa 70 metri di profondità. Le altre decine precipitarono fino sul fondo per circa 120 metri (72 italiani comprese 6 donne e 12 militari tedeschi,). Il maresciallo raccontava che era terrificante e sembrava di calarsi all’inferno. L’odore della putrefazione era così forte che si sentiva a chilometri di distanza. Il problema era recuperare i corpi straziati tenendoli il più possibile intatti. Nella foiba calavano le casse da morto in legno, ma i cadaveri si frantumavano e non era facile riportarli in superficie».

Comand partecipò anche alla riesumazione di Norma Cossetto, nella foiba di Villa Surani: “Il raggio della pila illuminò il corpo di una ragazza seminuda, che sembrava seduta sul fondo della foiba con la schiena appoggiata alla parete e la testa rivolta verso l’alto, come se sorridesse. Si trattava di Norma Cossetto, la studentessa istriana, torturata e violentata dai partigiani prima di venire infoibata”. Comand racconta ancora che nella foiba di Vines venne trovata pure l’ostetrica di Albona. “Sembra che molti anni prima fosse morto un nascituro ed il padre si è vendicato”.

Il pietoso pellegrinaggio dei parenti

All’estrazione dei corpi dalle foibe seguì il pietoso pellegrinaggio dei parenti per il riconoscimento: “L’odore terribile attirò dopo pochi giorni i familiari, che trovarono la famosa foiba di Vines. I miei compagni si calarono con delle tute in gomma di Marina, guanti fino al gomito e autorespiratori con le bombole sulla schiena. Si poteva resistere appena 30 minuti. Prima di iniziare l’operazione li costringevano a bere diversi sorsi di cognac per sopportare l’orrore. I corpi riesumati venivano allineati sul prato ed i parenti turandosi naso e bocca con i fazzoletti, per l’odore terribile della putrefazione, cercavano di riconoscere il congiunto fra scene strazianti di dolore e pianto. I volti erano quasi sempre consumati, ma il riconoscimento avveniva grazie ai denti, i resti dei vestiti o un pettinino”.

“Con la scomparsa di Giuseppe Comand – ha detto la deputata Pd  Debora Serracchiani – perdiamo la memoria e la testimonianza diretta di quel che fu l’orrore delle foibe, e di quale pietosa opera si fecero carico coloro che riportarono alla luce i corpi straziati”.

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