Racconti miracolosi n° 83. San Spiridione. Le meretrici pudiche e i ladri onesti!

Del Vescovo San Spiridione si racconta il seguente edificantissimo fatto. Quel Prelato era d’una carità del tutto portentosa. Le rendite sue erano divise in due parti uguali: una era dei poveri, un’altra gli serviva per la propria sostentazione e ancora per dare in prestito danaro a chi ne avesse avuto bisogno. Quando andavano a domandargli danaro in prestito non faceva che aprire lo scrigno dicendo: «Prendetene quanto ve ne potrà abbisognare». Allorché poi glielo andavano a restituire lo faceva da loro stessi mettere nello scrigno, senza badare né punto né poco se avessero o no contato giusto. Una persona, creduta da tutti un fiore d’onestà, ebbe la sventura d’abusare e della buona fede e del disinteresse del Vescovo. Andò elle una delle tante volte a restituire il danaro preso da molto tempo ad imprestito, e il Vescovo le disse di metterlo in quello scrigno dal quale l’aveva cavato quando ne aveva avuto bisogno. Questa finse di mettere, ma non mise nulla. Ora accadde che trovandosi quella persona, dopo un qualche tempo, un’altra volta nella necessità di ricorrere al Vescovo, andò tutta sicura del fatto suo. Spiridione, vedutola ed inteso di quel che si trattava, senza punto scomporsi, le disse: «Ecco lì lo scrigno, prendi a tutto piacer tuo». Corre quella disgraziata allegra allegra ed affonda la mano. Ma che cosa è avvenuto? Lo scrigno è vuoto. «Vieni a vedere, dice meravigliata al Vescovo: non ci è più danaro». E Spiridione col riso in bocca: «Non ci è più danaro? È proprio impossibile: lo scrigno dev’essere colmo». E, così dicendo, s’avvicina ed affonda anch’egli la mano. «Non c’è davvero nulla, egli poi dice con voce calma; ma sai tu perché è accaduto questo? Perché tu abusasti della mia buona fede: tu non rimettesti in questo scrigno, il quale appartiene ai poverelli, il danaro che prendesti per i tuoi bisogni l’ultima volta. Iddio ha voluto punire te e in te tanti altri che ricorrono alle mie largizioni. Hai fatto male, un male grandissimo, sappilo bene. Tu mi parevi una persona tanto buona, tanta onesta! Ora preghiamo un pochino insieme il gran Padre della misericordia che ci voglia ridonare il toltoci per i nostri peccati». Pregarono, e dopo la preghiera lo scrigno si trovò riempito. – Quella persona che vuotava lo scrigno di San Spiridione, a conti fatti, si poteva chiamare un “ladro onesto”. Un poeta ha voluto dipingere i nostri tempi in un sonetto, e nell’ultimo verso dice che noi al presente vediamo: Meretrici pudiche e ladri onesti ….. [N° 83, da Racconti Miracolosi, del Padre Giacinto da Belmonte, 1887, Volume II, pagine 282-284].

A cura di Carlo Di Pietro

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/articoli/racconti-miracolosi/2232-racconti-miracolosi-n-83-san-spiridione-le-meretrici-pudiche-e-i-ladri-onesti.html

Disponibile il numero 164 di Sursum Corda

 

Sul sito è disponibile il numero 164 (del giorno 9 giugno 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.

Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:– Comunicato numero 164. Il giudice iniquo e la povera vedova;
– Il fariseo e il pubblicano;
– Orazione a Santa Calliope, Martire (8.6);
– Benedetto XIV sulla citazione del nome di un eretico durante la Messa;
– Preghiera ai Santi Martiri Primo e Feliciano (9.6);
– San Spiridione. Le meretrici pudiche e i ladri onesti!;
– Orazione a San Bonifacio, Vescovo e Martire (5.6);
– Preghiera a San Francesco Caracciolo, Confessore (4.6);
– Video dell’Abate Ricciotti: L’eutanasia è un suicidio commissionato;
– Preghiera a Sant’Antonio Maria Gianelli, Vescovo (7.6);
– Preghiera a Santa Clotilde, Regina (3.6);
– Vieni, Santo Spirito, mandaci dal cielo un raggio della tua luce

Benedetto XIV: La citazione del Romano Pontefice durante la Messa

• Qualunque sia lo svolgimento di questo controverso capitolo di erudizione ecclesiastica [il Pontefice si sta esprimendo sull’opera di correzione dell’Eucologio Greco, ndR], a Noi basta poter affermare che la citazione del Romano Pontefice durante la Messa e le preghiere recitate per lui nel corso del Sacrificio vanno ritenute, e sono, un esplicito segno col quale il Pontefice (regnante) viene riconosciuto Capo della Chiesa, Vicario di Cristo, Successore di San Pietro, e si fa professione di cuore e di volontà saldamente ancorata all’unità Cattolica. Ciò esattamente avverte Cristiano Lupo, scrivendo nella sua opera sui Concilii: «Questa citazione è la massima e più ragguardevole immagine della comunione».

• Né questo si prova soltanto con l’autorità di Ivo Flaviniacense che scrive: «Sappia che è separato dalla comunione di tutto il mondo chiunque, per qualsiasi dissenso, non avrà letto nel Canone il nome dell’Apostolico», o con l’autorità del famoso Alcuino che così si esprime: «È noto che sono separati dalla comunione di tutto il mondo, come insegna il Beato Pelagio, coloro che per qualsiasi dissenso non ripetono, durante la celebrazione dei Sacri Misteri, secondo la consuetudine, il nome dell’Apostolico (legittimo) Pontefice (regnante)».

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Preghiera a San Norberto, Vescovo (6.6)

+ O Signore, che il tuo beato confessore e vescovo Norberto rendesti banditore esimio della tua parola, e per suo mezzo rendesti feconda la tua Chiesa di una nuova famiglia, deh! fa che per i suoi meriti possiamo praticare col tuo aiuto quanto egli ha insegnato con le parole e colle opere. Così sia. +

[6 giugno, San Norberto, Vescovo e Confessore (Xanten, 1080 circa – Magdeburgo, 6 giugno 1134), fondatore dell’Ordine Premostratense.].

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/1706-preghiera-a-san-norberto-vescovo-6-6.html

Preghiera a Santa Maria Maddalena de Pazzi (29.5)

+ O Dio che tanto ami la verginità e perciò arricchisti di doni celesti la Vergine beata Maria Maddalena accesa del tuo amore, concedeteci di imitare nella purezza e nella carità colei di cui celebriamo la festa. Per il Signor nostro Gesù Cristo. Così sia. +

[29 maggio, Santa Maria Maddalena de Pazzi, Vergine (Firenze, 2 aprile 1566 – 25 maggio 1607), carmelitana].

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/2206-preghiera-a-santa-maria-maddalena-de-pazzi-29-5.html

Disponibile il numero 163 di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 163 (del giorno 2 giugno 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.

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– Comunicato numero 163. I dieci lebbrosi;
– La parusia del Cristo glorioso;
– Preghiera a Sant’Erasmo, Martire (2.6);
– Racconta San Cipriano della punizione a una donna sacrilega;
– Preghiera ai Santi Marcellino e Pietro, Martiri (2.6);
– Un famoso ladro che muore abbracciato alla colonna di San Simeone;
– Mese di giugno. Litanie del Sacro Cuore di Gesù;
– Orazione all’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo;
– Dizionario di teologia dommatica. La Soddisfazione sacramentale;
– Preghiera a Sant’Agostino di Canterbury, Vescovo (28.5);
– Preghiera a Santa Giovanna d’Arco, Vergine (30.5);
– Dizionario di teologia dommatica. La Soddisfazione (di Cristo);
– Preghiera a Santa Maria Maddalena de Pazzi (29.5);
– Video dell’Abate Ricciotti: L’eutanasia è un suicidio commissionato;
– Preghiera a Santa Petronilla, Vergine (31.5).

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/tags/numero-163.html

Teologia Politica 134. La vera concordia politica e sociale

La concordia – insegna Papa Pio XII nella «Orientalis Ecclesiae», 9.4.1944 – «Richiede unità di fede, unità di amore (verso Dio e verso il prossimo), unità di obbedienza». Nello stesso luogo asserisce: «Non è lecito, neppure sotto colore di rendere più agevole la concordia, dissimulare neanche un dogma solo: giacché, come ammonisce il Patriarca Alessandrino [San Cirillo d’Alessandria, ndR]: “Desiderare la pace è certamente il più grande ed il precipuo dei beni, però non si deve per siffatto motivo pretendere che ne vada di mezzo la virtù della pietà di Cristo”. Pertanto NON conduce al desideratissimo ritorno degli erranti alla sincera e giusta unità in Cristo, quella teoria che ponga a fondamento del concorde consenso dei fedeli solo quei capi di dottrina, sui quali tutte o almeno la maggior parte delle Comunità, che si gloriano del nome Cristiano, si trovino d’accordo; ma [conduce a Cristo] l’altra che, senza eccettuarne né sminuirne alcuna, integralmente accoglie qualsiasi verità da Dio rivelata [e dalla Chiesa definita, ndR]».

Questa infallibile sentenza del Pontefice è un’esplicita condanna al sistema dell’ecumenismo (cfr. «Condanne della Chiesa all’ecumenismo»).

Papa Pio IX nella «Si Divinus Magister» (15.11.1877) asserisce: «Dovete mantenere con Noi una perfetta unanimità di pensieri e di opere per ribattere gli sforzi dell’empietà e della ribellione ripudiando ogni estranea investigazione e contesa. Guidati da questa prudente determinazione, accoglierete con docilità e riverente ossequio, ed eseguirete con esattezza i Documenti ed i consigli di questa Santa Sede, e per tal modo facilmente eviterete le frequenti insidie di coloro, che sapienti agli occhi propri ed arogantisi l’arbitraria missione di consigliare e persuadere quello che essi temerariamente pensano doversi fare per condurre l’ordine e la pace, non pochi dei Nostri figli, anche fra i più devoti a Noi, allettati dallo splendore dell’ingegno e della dottrina, a poco a poco distolgono dall’usata riverenza pei Nostri ammonimenti: e rompendo con ciò l’unanimità, dividono le forze cattoliche, che dovrebbero, unite, tener testa ai nemici. Noi pertanto preghiamo Iddio che vi faccia continuare sempre a combattere per la giustizia con Noi e secondo gli avvisi di questa Cattedra di verità, e così meritare le grazie necessarie in sì difficile combattimento ed infine conseguire il premio preparato ai combattenti per una tale causa».

Insegna Papa Leone XIII nella «Immortale Dei» (1.11.1885): «Quanti vi sono degni del nome di Cattolici, è indispensabile che siano e si mostrino apertamente amorossimi figli della Chiesa: che rigettino da sé, senza punto esitare, tutto quello che è inconciliabile con tale professione: che volgano i politici ordinamenti, in quanto onestamente si può fare, a difesa della causa della verità e della giustizia: che si sforzino di ottenere che la libertà non trapassi mai i confini, assegnati dalle leggi della Natura e di Dio: che si adoperino a far ripiegare la presente società verso l’ideale della Società Cristiana». Una palese condanna alla cosiddetta laicità. Continua a leggere

La madre di Melantone in punto di morte

La madre di Melantone – quest’ultimo fu uno tra i più famosi discepoli del dannato Lutero – era stata trascinata dal figlio nella pretesa Riforma luterana. Giunta all’estremo dei suoi giorni, fece chiamare il preteso riformatore, e in quel momento supremo lo interrogò solennemente: «Figlio mio, da te consigliata, ho abbandonato la Chiesa cattolica per abbracciare la nuova religione. Ora, che sto per comparire al Tribunale di Dio, dimmi schiettamente in quale fede io debbo morire». Melantone abbassò il capo, dopo silenzio, e disse: «Madre mia, la dottrina protestante è più facile, ma la cattolica è più sicura».

(Audin, Vita di Lutero, III, pag. 288 – Citato da Mons. De Ségur – Un Cattolico può farsi Protestante?)

FONTE – https://www.sursumcorda.cloud/articoli/centro-studi-vincenzo-ludovico-gotti/2111-la-madre-di-melantone-in-punto-di-morte.html

Dottrina politica dei Papi: la Carità nella «Notre charge apostolique»

Dalla Notre charge apostolique, 25 agosto 1910, Papa san Pio X: «Dunque il Sillon (la cosiddetta Democrazia cristiana francese, ndR) semina fra la vostra gioventù cattolica nozioni erronee e funeste sull’autorità, sulla libertà e sull’ubbidienza. […] Lo stesso accade per la nozione di fraternità, di cui stabiliscono la base nell’amore degli interessi comuni, oppure, al di la di tutte le filosofie e di tutte le religioni, nella semplice nozione di umanità, comprendendo così nello stesso amore ed in un’eguale tolleranza tutti gli uomini con tutte le loro miserie, tanto intellettuali e morali quanto fisiche e temporali. Orbene, la dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nella indifferenza teorica o pratica per l’errore o per il vizio in cui vediamo immersi i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale. Questa stessa dottrina cattolica ci insegna pure che la sorgente dell’amore per il prossimo si trova nell’amore di Dio, padre comune e comune fine di tutta l’umana famiglia, e nell’amore di Gesù Cristo, di cui siamo le membra al punto che consolare un infelice equivale a far bene a Gesù Cristo stesso. Ogni altro amore è illusione o sentimento sterile e passeggero. Continua a leggere

Dizionario di teologia dommatica. La Grazia abituale

La grazia abituale è un dono divino infuso da Dio nell’anima e per natura sua permanente. La grazia abituale, in senso ristretto, è quella infusa nell’essenza dell’anima e si chiama anche grazia santificante e giustificante, in quanto conferisce la santità e rende giusto chi era peccatore. In senso più largo la grazia abituale, oltre alla grazia santificante, comprende anche le virtù e i doni dello Spirito Santo, che sono come una ramificazione della grazia santificante e investono le facoltà dell’anima. Gli Scolastici, movendo dai dati della Rivelazione, avevano sviluppato una copiosa dottrina intorno alla grazia abituale, con l’aiuto della teoria aristotelica degli abiti. Ma (il perverso) Lutero, avversò a questa teoria per la sua mentalità nominalistica, rigettò tutta la dottrina tradizionale, riducendo la grazia santificante a un estrinseco favore divino o a una estrinseca imputazione della santità di Cristo al peccatore, che resta intrinsecamente corrotto e insanabile (v. Luteranesimo). I Protestanti battono la via del maestro fino ai nostri tempi (…). Baio (v. Baianismo) concepisce la grazia dinamicamente cioè soltanto attuale e la identifica con l’attività moralmente buona e salutare ossia con la osservanza dei precetti divini, che, secondo lui, è possibile solo con la grazia, elemento integrativo della creatura. Continua a leggere

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