Madonna dei sette dolori

 

Madonna dei sette dolori

Il venerdì della settimana di passione è la festa della Madonna addolorata. Vi proponiamo questa meditazione di Mons. Guérard des Lauriers sull’incontro di Gesù con la sua santa Madre (4° stazione della via Crucis) tratto dall’opuscolo La via regale (edizioni CLS)

Quarta stazione
GESÙ INCONTRA MARIA SUA MADRE

Ecco il Re della Gloria, ornato della corona che Sua madre gli ha dato il giorno delle Sue nozze (1). Ecco, o Maria, Tuo Figlio; ecco che Egli sposa una seconda volta, nel Sangue, la natura che assunse in Te; ecco che Egli invita alle sue nozze tutte le vergini, e Te per prima, Vergine delle vergini che in quest’ora Egli fa sua Sposa.
Guardalo, Maria, il Re della Gloria, tu stessa, Regina nella Gloria! Mai fu più vera la profezia secondo cui tutta la gloria è dentro (2), nel regno che non è di questo mondo (3). Qual è dunque questa Gloria? È quella del Signore forte e potente (4), che vince ­l’odio con l’Amore, è quella della vergine forte e vigilante, che patisce in sè la Verità e l’Amore. Gesù, Tu incontri Maria, Tua Madre. Maria, tu incontri Gesù, Tuo Figlio. I vostri sguardi si incrociano sulla terra, è però in fondo all’anima che essi realizzano la più profonda comunione. Chi mai potrebbe essere il degno testimone di questo ineffabile incontro? Chi conosce questa Gloria? Gli uomini la disprezzano, gli Angeli l’adorano nel mistero, Tu solo, o mio Dio, la conosci, e in Te, o mio gran Dio, io voglio conoscerla, come una purissima immagine Tua.
Il Verbo incarnato e la Madre del Verbo si incontrano un istante sulla terra; il Padre, il Verbo e lo Spirito sussistono eternamente nella comune Essenza: questa è la chiave del mistero. Tu ritrovi, o Verbo incarnato, Tua madre nella gloria della Croce. Tu ritrovi, o Verbo eterno, Tuo Padre nella Gloria del­l’Essenza. Quale Gloria, quale Incontro, quale Amore! Amore crocifisso in nome del quale non ci si trova che per lasciarsi, Amo­re beatificante nel quale non ci si distingue che per ritrovarsi. Qui coscienza giusta uguale alla Beatudine infinita, là vita sufficientemente giusta per portare una pena infinita. O Gloria, o splendore di questo Amo­re, vero nel Seno della Beatissima Trinità, vero nell’intimo dell’incontro doloroso. Uguale modalità, uguale rigore. Essere due e non essere che uno. Distinguersi e unirsi; lasciarsi e ritrovarsi… Il peccato impone la propria distensione all’A­more che lo visita, ed è la forma del peccato che, per un istante, vince; nel delicato alternarsi del gioco dell’Amore, una delle fasi diventa dominante al punto da assorbire l’altra; e per Te, Gesù, e per Te, Maria, questo incontro sa solo di separazione. E tuttavia vi ritrovate in modo molto reale: le vergini, nel­l’Amore, si ritrovano continuamente, per quanto non si lascino mai. Come potrei comprendere la profondità di questo sguardo reciproco che tocca il fondo delle vostre anime, perchè procede dalla Luce di Dio?
Gesù, il Verbo Salvatore, Maria la prima e perfetta redenta: Maria in Gesù come nella sorgente della sua vita e Gesù in Maria come nell’espressione della Sua opera; così il Figlio è nel Padre e il Padre nel Figlio (5). Era la beatitudine essenziale che visitava le vostre anime attraverso questo sguardo, o Gesù, Figlio di Maria, o Maria, Madre di Gesù. Ma ciò non è affatto di questo mondo. Ed ecco che la penetrante dolcezza di questa luce diventa inesorabile penetrazione. Tu vedi, o Gesù, quanto costi a Tua Madre il seguirti, più che non misuri il prezzo della Sua redenzione; Tu vedi, o Maria, l’Agonia che si prolunga sotto il peso della Croce, distratta alla Tua stessa sofferenza. Non si percepisce il proprio dolore che nell’altro, proiettato nell’altro e ingigantito nell’altro indefinitamente, sulla misura stessa dell’Amore. Come due specchi perfettamente puri, voi riflettete ­l’uno per l’altra il rigore della legge del­l’Amore. O Maria, è ben Gesù che ritrovi, ma un Gesù che deve lasciare se stesso, che deve assolutamente offrire sé stesso; e Tu, o Gesù, è proprio Maria che ritrovi, ma una Maria che deve compiere nel dolore, la generazione che ­iniziò nella Gloria. E così, o Maria, tu lasci Gesù con un rigore a prima vista inconcepibile, giacché Tu sei tutt’uno con Gesù che deve lasciare se stesso. E Tu, Gesù, Tu comunichi con Maria nell’atto di suprema rinuncia che le chiedi e che le dai da compiere; Tu rinunci a lei, in lei e per lei che, a sua volta, rinunzia sé stessa. Amore che unisci Gesù a Maria; Amore che separi Gesù da sé stesso, e Maria da sé stessa; Gesù da Maria e Maria da Gesù. Amore, dammi un cuore amante che comprenda la legge dell’Amore.
O Maria, Tu non fai nulla per Gesù, neppure ciò che fece Veronica; e Tu, Gesù, non fai nulla per Maria, neppure ciò che facesti per le donne di Gerusalemme. Questo sguardo reciproco non ve lo date che per lasciarvi, e solo per questo. Nessuna azione; questo sguardo basta. O verginità ineffabile di questo sguardo che esclude tutto quello che non è Lui; Verginità uguale nell’Amore che possiede e che non distingue che per ­unire, nell’Amore crocifiggente che avvicina solo per separare.
O Gesù, o Maria, grazie per questo sguar­do! Che esso sia per me il sacramento del rigore dell’Amore. Io voglio adorarlo e conservarlo nella fede. Che esso mi faccia un cuore che accolga ugualmente l’Amore nella Gloria della sua Croce e nel riposo della sua Gloria.

1) Ct. III, 11.
2) Ps. XLIV, 14.
3) Gv. XVIII, 36.
4) Ps. XXIII, 8.
5) Gv. XVII, 21.

DA

http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/04/02/madonna-dei-sette-dolori/

[Video] Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Sul nostro canale Youtube sono disponibili nuovi video. Ultimo in ordine di data è il video di una breve ricerca su: Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

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Quel crocifisso portato per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro dal 4 al 20 agosto del 1522…

Nel 1519 un incendio, nella notte, distrugge completamente una Chiesa in Via del Corso, a Roma, intitolata a San Marcello. Il mattino seguente l’intero edificio è ridotto in macerie ma fra le rovine emerge integro il crocifisso dell’altare maggiore, ai piedi del quale arde ancora una piccola lampada ad olio. Tre anni dopo l’incendio, Roma viene colpita dalla “Grande Peste”. Il popolo porta il crocifisso in processione, riuscendo a vincere anche i divieti delle autorità, comprensibilmente preoccupate per il diffondersi del contagio. Il crocifisso viene prelevato e portato per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro. La processione dura per 16 giorni: dal 4 al 20 agosto del 1522. Man mano che si procede, la peste dà segni di regressione, e dunque ogni quartiere cerca di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, al momento del rientro in chiesa, la peste è del tutto cessata. Questa è la storia.
Veniamo ai giorni nostri….
Abbiamo chiuso i luoghi di culto, cantato a squarciagola dai balconi, abbiamo organizzato flash mob, sventolato tricolori, qualcuno (pochi) si è spinto ad ascoltare Prodi con la bandiera dell’Europa che se ne sta fregando di noi, abbiamo sbatacchiato i coperchi delle pentole, suonato chitarre, batterie, violini, pifferi e ci siamo distinti nelle sciocchezze più decadenti. Nessuno ha pensato alla cura dell’anima perché si parla solo di quella (pur doverosa) del corpo. Nel chiudere le chiese si è chiusa la devozione, si è spenta la pietà. Pochi hanno preso l’esempio di vera Fede dei nostri antenati del 1519, pochi hanno approfittato dell’isolamento per pregare e meditare nel silenzio indotto. Pochi hanno pensato di offrire a Dio i sacrifici di questo tempo quaresimale, in espiazione dei peccati. Pochi e isolati sacerdoti fedeli alla Tradizione ci hanno dato e ci danno l’esempio. Un esempio che è monito e speranza per tutti. La nostra anima è la chiesa che oggi non possiamo raggiungere. Curiamola con la medicina del Rosario, della penitenza, della meditazione sulla  nostra vita per migliorarci ad emergenza finita. Dimostriamoci ancora cattolici, senza vergogna. Perché non siamo noi quelli che debbono vergognarsi in questo periodo. Con loro faremo i conti alla fine. Ora pensiamo a noi. Viva Cristo Re!! Viva l’Italia!!
Matteo Castagna
Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex

Da

https://informazionecattolica.blogspot.com/2020/03/quel-crocifisso-portato-per-le-vie-di.html?m=1

Il senso del peccato

 

Non sono pochi gli uomini di Chiesa che in questo momento stanno pregando perché gli scienziati trovino presto un vaccino contro il coronavirus responsabile della pandemia di Covid-19.

Ma se la preghiera si limitasse a questo sarebbe davvero un problema dal punto di vista della fede. Mi faceva notare un sacerdote che se anche la scienza trovasse il vaccino e continuassimo poi a commettere peccati, sorgerebbero altre pandemie peggiori, come ha dimostrato il segreto di Fatima sulla profezia della seconda guerra mondiale.

Il vero problema, forse, è la salvezza della nostra anima, cosa che molti cattolici oggi tendono a dimenticare. Rischiamo davvero di percorrere un binario morto se, come credenti, ci limitassimo a pregare Dio unicamente perché fermi il coronavirus.

Certo, la prima, immediata, istintiva invocazione d’aiuto che il cuore dell’uomo riesce a gridare in una situazione d’emergenza è quella di salvare la vita. È quella di chiedere a Dio che si trovi un modo per fermare la pandemia che sta flagellando il mondo interno. Ma non può essere solo quello. Come ha recentemente ricordato mons. Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, il termine latino “salus” significa salute, nel senso sanitario del termine, e significa anche salvezza, nel senso etico-spirituale e soprattutto religioso; l’attuale esperienza del coronavirus testimonia ancora una volta che i due significati sono interconnessi. Per questo non si deve dimenticare l’importanza di salvare l’anima oltre che il corpo.

E dire che i cristiani conoscono benissimo il monito del loro Maestro: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?» (Mt 16, 25-26).

Parafrasando le parole di Gesù Cristo potremmo chiederci cosa serve all’uomo trovare il vaccino contro il coronavirus per salvare il proprio corpo, se poi perde l’anima?

Il punto è che l’uomo moderno ha perso di vista questa prospettiva, perché ha smarrito il senso del peccato.

Lo aveva lucidamente preconizzato uno dei più grandi Papi del XX secolo, Pio XII, quando il 26 ottobre 1946 nel radiomessaggio trasmesso a conclusione del Congresso Catechetico degli Stati Uniti, tenutosi a Boston, annunciò che «forse il più grande peccato del mondo oggi è che gli uomini hanno cominciato a perdere il senso del peccato». (Discorsi e Radiomessaggi, VIII, p. 288). Nel XXI secolo, possiamo tranquillamente dire che quel senso è stato definitivamente perso. L’uomo del nostro tempo vive una sorta di “anestesia della coscienza”. Ha forse ancora un vago senso di colpa, un complesso di colpevolezza ma non è più il senso del peccato. Tutto ciò perché è sparito Dio dall’orizzonte della società

È il peccato, non il coronavirus, a produrre l’unica vera infezione che dobbiamo temere, ossia quella che uccide l’anima. E questa infezione, oggi, si propaga anche attraverso le leggi inique e contrarie ai comandamenti di Dio, che gli uomini ostentano come conquiste della modernità, o attraverso quelli che alcuni clerici amano definire «aggiornamenti pastorali-dottrinali esigiti da una fede al passo con i tempi».

Ecco perché il vero vaccino occorre trovarlo innanzitutto contro le leggi inique, che gridano vendetta al cospetto di Dio, come quelle sull’aborto, sull’eutanasia, sulla fecondazione artificiale, sulle norme per combattere la cosiddetta “omofobia”, sull’ideologia gender.

Se i cristiani non capiscono questo o, peggio, approvano le leggi inique, se non sono più capaci di reagire di fronte alle sempre più numerose manifestazioni blasfeme e sacrileghe, se peccano spensieratamente di idolatria, se affermano che non è più peccato mortale il sesto comandamento, come neanche tralasciare il precetto festivo, se ammettono la convivenza more uxorio, il divorzio, se sostengono che non si debba più parlare di peccato, ma solo di “complicazioni”, beh, allora non devono poi stupirsi se Dio risponde loro che non può aiutarli, e se intorno ad essi non resta altro se non quello che il Profeta Daniele definiva l’«abominio della desolazione».

Eppure, i cristiani conoscono il monito di Gesù: «Va e d’ora in poi non peccare più!» (Gv 8, 11).

Se si perde la consapevolezza del peccato, si riduce tutto ad una dimensione materiale, e la morte fisica terrorizza più della morte spirituale. È quello che si vede accadere in questi giorni di pandemia, anche, purtroppo, tra tanti cristiani. Ma se questi non sanno più testimoniare la differenza a cosa servono? Rischiano di diventare come l’evangelico «sale insipido», che non serve a nulla «nisi ut mittatur foras et conculcetur ab hominibus» (Mt 5, 13).

Quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla terra troverà ancora la fede? I cristiani devono avere sempre presente questa domanda, consapevoli dell’immensa responsabilità che essi hanno di tenere viva la fiamma della Verità fino al ritorno di Cristo.

Anni fa, mons. Luigi Giussani ha voluto recuperare gran parte della letteratura cattolica censurata dall’egemonia marxista che dal dopoguerra domina incontrastata il panorama culturale italiano. Giussani convinse la casa editrice BUR ad istituire una Collana denominata I libri dello spirito cristiano. Tra le varie perle ve n’è una che ho letto con piacere: il romanzo Morte, dov’è la tua vittoria? dello scrittore cattolico Henri Daniel-Rops (1901-1965), accademico di Francia. In quel romanzo Daniel-Rops faceva dire a uno dei suoi personaggi, l’abate Pérouze, queste parole: «La sola vita è quella che ci viene dalla lotta per la nostra anima (…). Gli uomini di oggi disprezzano questa verità (…), hanno bandito il peccato dalla loro vita e dai loro libri,

Gli uomini di oggi disprezzano questa verità (…), hanno bandito il peccato dalla loro vita e dai loro libri, e per questo sono finiti in un fiume fangoso in cui, senza saperlo, annaspano e affogano».

Speriamo che tutti, credenti e non, nelle drammatiche circostanze imposte dall’emergenza pandemica del Covid-19, possano recuperare la coscienza della necessità e riconoscersi umilmente peccatori, per poter salvare l’anima prima ancora del corpo.

 

Gianfranco Amato

 

Da

Il senso del peccato

San Patrizio

 

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzasan patrizio
Comunicato n. 27/20 del 17 marzo 2020, San Patrizio

San Patrizio

Festeggiamo san Patrizio, patrono e apostolo dell’Irlanda, con un testo tratto dall’ “Anno liturgico” di Dom Prosper Guéranger, dove si invoca il santo anche per la conversione della Gran Bretagna. Da tempo il laicismo ha contagiato gli irlandesi come i britannici, e ha privato l’indipendentismo irlandese della sua motivazione religiosa (la difesa del Cattolicesimo dalle eresie britanniche, anche quelle degli eretici scozzesi) che l’aveva caratterizzato nei secoli passati. Preghiamo san Patrizio che l’Irlanda, come tutte le nazioni, sia liberata dagli errori religiosi e ideologici, per il ritorno del regno sociale di Cristo.

L’APOSTOLO DELL’IRLANDA. Oggi la Chiesa vuole che onoriamo l’Apostolo d’un intero popolo: Patrizio, il luminare dell’Irlanda, il padre di quella fedele generazione che perseverò per tanto tempo nel Martirio. In lui rifulse il dono dell’apostolato, che Cristo ha depositato nella sua Chiesa e dovrà perpetuarsi sino alla consumazione dei tempi.
Gl’inviati del Signore si dividono in due classi: gl’incaricati a dissodare una sola mediocre porzione della gentilità, gettandovi la semente che germoglierà in diversa misura, secondo la malizia o la docilità degli uomini; quegli altri la cui missione è come una rapida conquista che aggrega al Vangelo nazioni intere. Patrizio appartiene a questa categoria di Apostoli; e noi dobbiamo venerare in lui uno dei più insigni monumenti della divina misericordia verso gli uomini.
Ammiriamo anche la saldezza dell’opera sua. Nel v secolo la Gran Bretagna era quasi interamente immersa nelle tenebre del paganesimo; l’immensa Germania ignorava la venuta di Cristo sulla terra; tutti i paesi del Nord dormivano nelle ombre dell’infedeltà. Prima che tanti popoli andassero risvegliandosi, l’Irlanda riceveva la buona Novella. La parola divina portata dall’Apostolo prospera in quell’isola, più fertile secondo la grazia che nella natura. Vi abbondano i Santi e si propagano su tutta l’Europa; e gl’Irlandesi fanno partecipi altre contrade di ciò che la loro patria ricevette dal suo fondatore. E quando s’abbatte l’epoca della grande apostasia del XVI secolo, quando la defezione germanica si propaga dall’Inghilterra alla Scozia e a tutte le regioni settentrionali, l’Irlanda rimane fedele; e non esiste genere di persecuzione, abile ed atroce che sia, che riesca a distaccarla dalla fede appresa da Patrizio.

VITA. San Patrizio, chiamato l’Apostolo dell’Irlanda, nacque in Gran Bretagna. Liberato dalla schiavitù in cui era caduto nella sua infanzia, divenne sacerdote e viaggiò molto; si formò alla vita monastica a Lerino e a Tours, quindi si dedicò all’evangelizzazione dell’Irlanda. Per tale opera il Papa san Celestino lo consacrò vescovo nel 431. Le sue fatiche e le sue pene furono ricompensate dalla conversione di tutta l’isola, che fu perciò chiamata l’isola dei Santi. Ebbe un’austerità ed una pietà meravigliosa, incessante la sua preghiera, fu favorito dal dono del profezia e dei miracoli. Morì verso l’anno 461 e fu seppellito a Downe.

LA FEDE. La tua vita, o Patrizio, trascorse nelle penose fatiche dell’Apostolato; ma quanto fu bella la messe seminata dalle tue mani e bagnata dai tuoi sudori! Tu non risparmiasti nessuna fatica, perché si trattava di procurare il dono della fede a molti uomini; ed il popolo al quale l’affidasti la conservò con una fedeltà che sarà sempre la tua gloria! Deh! prega per noi, affinché quella fede, “senza la quale è impossibile piacere a Dio” (Ebr 11,6), domini per sempre i nostri spiriti e i nostri cuori. Il giusto vive di fede (Ab 2,4), dice il Profeta; durante questi giorni essa ci rivela le giustizie e le misericordie del Signore, affinché si convertano i nostri cuori ed offrano al Dio della maestà l’omaggio del pentimento. La Chiesa ci impone dei doveri, e la nostra debolezza ci spaventa: l’unica causa è la fede che languisce in noi. Se essa dominerà i nostri pensieri, non ci costerà la penitenza. Al contrario la tua vita così pura e così piena di opere buone, fu molto mortificata; aiutaci a seguire di lontano le tue orme.

PREGHIERA. Prega, o Patrizio, per l’Isola santa di cui fosti padre e che ti onora con fervida devozione. Intercedi anche, o santo Pontefice, per quell’altra Isola che fu la tua culla, perdonandole tutti gli errori verso i tuoi figli; affretta con le tue preghiere il giorno, in cui essa potrà rientrare nella grande unità dei cattolici. Ricordati finalmente di tutti i paesi cristiani, e fa’ che la tua preghiera di Apostolo li renda accetti al cospetto di colui che ti ha inviato.

Da

San Patrizio

LA CONFESSIONE

Un po’ di catechismo

Che cosa è la Confessione? La Confessione, detta anche Penitenza, è il Sacramento istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

Quante cose si richiedono per fare una buona Confessione? Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose: l’esame di coscienza, il dolore dei peccati, il proposito di non commetterne più, l’accusa dei peccati e la soddisfazione o penitenza.

Come si fa l’esame di coscienza? L’esame di coscienza si fa richiamando alla mente tutti i peccati commessi dopo l’ultima Confessione ben fatta.

Che cosa è il dolore? Il dolore è il dispiacere di aver offeso Dio e d’aver meritato i suoi castighi.

Di quante specie è il dolore? Il dolore è di due specie: perfetto o contrizione e imperfetto o attrizione.

Qual è il dolore perfetto o contrizione? Il dolore perfetto o contrizione è il dispiacere d’aver offeso Dio infinitamente buono e degno d’essere amato sopra ogni cosa.

Il dolore perfetto rimette subito i peccati? Il dolore perfetto rimette subito tutti i peccati: ma se sono mortali resta l’obbligo di confessarli.

Qual è il dolore imperfetto o attrizione? Il dolore imperfetto o attrizione è il dispiacere di aver peccato per il timore dei castighi meritati, o per la bruttezza della colpa commessa.

Il dolore imperfetto quando ci ottiene il perdono dei peccati? Il dolore imperfetto ci ottiene il perdono dei peccati quando è unito alla Confessione.

Quale dolore si richiede per la Confessione? Per la confessione basta avere il dolore imperfetto ma è molto meglio avere il dolore perfetto.

È necessario avere il dolore di tutti i peccati commessi? È necessario avere il dolore di tutti i peccati mortali, ma conviene averlo anche dei veniali.

Chi si confessa dei soli peccati veniali deve avere il dolore di tutti? Chi si confessa di soli peccati veniali è buona cosa che abbia il dolore di tutti, ma è sufficiente che lo abbia di uno solo.

Che cosa è il proposito? Il proposito è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni.

Che cos’è l’occasione del peccato? L’occasione del peccato è ciò che ci mette in pericolo di peccare, sia persona, sia cosa.

Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati? Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati, perché siamo obbligati a fuggire il peccato: chi non le fugge finisce per cadere, perché “chi ama il pericolo perirà in esso” (Eccli. 3, 27).

L’accusa dei peccati in che consiste? L’accusa dei peccati consiste nel dire umilmente i propri peccati al confessore per averne l’assoluzione.

Di quali peccati siamo obbligati a confessarci? Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male: è bene per confessare anche i veniali.

Come dobbiamo accusare i peccati mortali? Dobbiamo accusare i peccati mortali pienamente, senza farci vincere da una falsa vergogna a tacerne alcuno, dichiarandone la specie, il numero e anche le circostanze che aggiungessero una nuova grave malizia.

E chi per vergogna tacesse al Confessore un peccato mortale? Chi tacesse un peccato mortale al Confessore commetterebbe un grave sacrilegio.

Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene? Chi sa di non essersi confessato bene deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.

Che cosa è l’assoluzione? L’assoluzione è la sentenza con cui il Sacerdote in nome di Gesù Cristo rimette i peccati al penitente.

Che cosa è la soddisfazione o penitenza? La soddisfazione o penitenza è la preghiera o l’opera buona imposta dal Confessore per i peccati commessi.

N.B.: Il peccato mortale suppone sempre tre elementi essenziali: la gravità della materia, la piena avvertenza, il deliberato consenso. Se manca uno solo di questi elementi, il peccato è veniale.

MODO DI CONFESSARSI

Preghiera

Misericordioso Iddio ho peccato e molto peccato contro di Te per mia colpa, per mia grandissima colpa ribellandomi alla tua santissima legge e preferendo a Te, mio Dio e mio celeste Padre, misere creature e miserabili capricci. Sebbene non meriti che castighi deh! non negarmi, o Signore, la grazia del perdono e quella di emendarmi.

ESAME DI COSCIENZA

Lo si fa meditando:

1. Le precedenti confessioni.

2. I Comandamenti di Dio.

3. I precetti della chiesa.

4. I doveri del proprio stato.

Metodo per chi si confessa frequentemente Esaminati dapprima se hai commesso colpe gravi (Messa, bestemmie, odio, pensieri, discorsi, atti impuri). Poi esaminati sui doveri verso Dio (pratiche di pietà); verso il prossimo (superiori,uguali e inferiori); e su quelli del proprio stato.

Metodo per una confessione generale

I Comandamenti di Dio

1° Comandamento: non avrai altro Dio all’infuori che me (Preghiere, religione) Ho mancato alle preghiere? Le ho recitate male? Ho temuto di mostrarmi cristiano per rispetto umano? Ho trascurato di istruirmi sulle verità della religione? Ho acconsentito a dubbi volontari?… in pensieri? in parole? Ho letto libri e giornali empi? Ho parlato e agito contro la religione? Ho mormorato contro Dio e la sua Provvidenza? Ho appartenuto a società empie (massoneria, comunismo, sette eretiche, ecc.)? Ho praticato la superstizione… consultato le carte e gli indovini?… partecipato a pratiche magiche? Ho tentato Dio?

Peccati contro la Fede: ho rifiutato di ammettere una o più verità rivelate da Dio e insegnatedalla Chiesa?… o di accettare la Rivelazione una volta conosciuta?… o di studiarne le prove di credibilità? Ho tralasciato di istruirmi sulla religione? Ho rinunciato alla vera Fede? Qual è il mio rispetto per la Chiesa? Mi sono iscritto a partiti o associazioni anticattoliche? Sono stato favorevole alla cremazione dei corpi dopo la morte?

Peccati contro la Speranza: ho mancato di fiducia nella bontà e Provvidenza di Dio? Mi sono lamentato o criticato la Provvidenza? Ho disperato nella possibilità di vivere da vero cristiano, quantunque se ne domandi la grazia? Credo veramente alle promesse di Dio di aiutare chi lo prega umilmente e confida nella sua Bontà e Onnipotenza? In senso inverso: ho peccato di presunzione abusando della Bontà di Dio, illudendomi di ricevere comunque il perdono, confondendo buono con bonaccione?

Peccati contro la Carità: ho rifiutato di amare Dio al di sopra di ogni cosa? Ho trascorso settimane e mesi senza mai compiere il minimo atto d’amore verso Dio, senza pensare a Lui? Indifferenza religiosa. Ateismo. Materialismo. Empietà. Laicismo (non riconoscere i diritti di Dio e di Cristo Re sulla società e sugli individui). Ho profanato le cose sante? In particolare: confessioni e comunioni sacrileghe?

Carità verso il prossimo: vedo nel prossimo un’anima fatta ad immagine di Dio? Lo amo per amore di Dio e di Gesù? Questo amore è natura le o è soprannaturale, ispirato dalla fede? Ho disprezzato, detestato, deriso il prossimo?

2° Comandamento: Non nominare il nome di Dio invano (Giuramenti, bestemmie)Ho giurato falsamente e inutilmente? Ho imprecato contro me stesso o contro gli altri? Ho mancato di rispetto al nome di Dio,della Vergine o dei Santi?… li ho nominati con irriverenza o per gioco? Ho bestemmiato mormorando contro Dio nelle prove? Ho osservato i voti?

3° Comandamento: Ricordati di santificare le feste (Messa, lavoro) A questo comandamento si riferisce il 1° precetto della Chiesa. Ho mancato alla Messa per mia colpa?… sono giunto in ritardo? Ho assistito senza rispetto? Ho lavorato o fatto lavorare senza necessità e senza permesso nei giorni festivi? Ho trascurato l’istruzione religiosa? Ho profanato le feste con riunioni o divertimenti pericolosi per la fede e i costumi?

4° Comandamento: Onora il padre e la madre (Genitori, superiori) Figli: ho mancato di rispetto?… ho disobbedito?… ho causato dispiaceri? Ho trascurato di assisterli nella loro vita e, soprattutto, al momento della morte? Ho trascurato di pregare per loro, nelle pene della vita e, soprattutto, dopo la morte? Ho disprezzato o non tenuto conto dei loro saggi pareri?

Genitori: mi sono sempre preoccupato dell’educazione di figli? Ho pensato a dare o procurare loro l’istruzione religiosa? Li ho fatti pregare? Mi sono preoccupato di accostarli presto ai sacramenti? Ho scelto per loro le scuole più sicure? Ho diligentemente vigilato su loro?… Li ho consigliati, ripresi, corretti? Mi è capitato di dare loro scandalo? Nelle loro scelte, li ho assistiti e consigliati per il loro vero bene? Ho ispirato loro buone abitudini? Al momento della scelta dello stato, ho fatto prevalere la mia volontà o quella di Dio? Sposi: ho mancato al sostegno reciproco? L’amore per il coniuge è veramente paziente, longanime, premuroso, pronto a tutto?… Ho mosso critiche al coniuge in presenza dei figli?… L’ho maltrattato?

Inferiori: (impiegati,servitori,operai,soldati). Ho mancato di rispetto, d’obbedienza ai superiori? Ho fatto loro torti con critiche ingiuste, o in altro modo? Ho mancato nell’adempimento dei miei doveri? Ho abusato della loro fiducia?

Superiori: (padroni, dirigenti, ufficiali). Ho mancato alla giustizia commutativa, non dando loro il dovuto?… alla giustizia sociale (assicurazioni,previdenze,ecc.).Ho punito ingiustamente? Ho mancato alla carità non procurando gli aiuti necessari? Ho vigilato con cura sulla moralità? Ho favorito il compimento dei doveri religiosi?… l’istruzione religiosa dei dipendenti? Ho sempre trattato i dipendenti con bontà, equità, carità?

5° Comandamento: Non uccidere (Ira, violenza, scandalo) Mi sono abbandonato all’ira? Ho avuto desideri di vendetta? Ho desiderato il male del mio prossimo? Ho conservato sentimenti di rancore, di ruggini e di odio? Ho violato la grande legge del perdono? Ho ingiuriato, percosso, ferito? Pratico la pazienza? Ho dato cattivi consigli? Ho scandalizzato con parole o atti? Ho trasgredito gravemente e volontariamente il Codice stradale (anche senza conseguenze)? Sono responsabile di infanticidio, aborto [Per aborto si intende l’espulsione di un ovulo umano fecondato dal seno materno, prima che abbia le capacità di vivere fuori di questo seno.Pratiche abortive,partecipazione sotto qualsiasi forma a questo atto omicida (consigli, aiuto, ecc.).] o eutanasia?

6° e 9° Comandamento: Non fornicare. Non desiderare la donna d’altri (Impurità: pensieri, parole, azioni) Mi sono soffermato volontariamente in pensieri o desideri contrari alla purezza? In discorsi? Sono pronto a fuggire le occasioni di peccato: conversazioni,letture e immagini immodeste,divertimenti pericolosi, quali compagnie cattive, balli, teatri,cinema scandalosi? Ho avvertitamente fermato gli sguardi sopra oggetti pericolosi? Ho indossato abiti indecenti? Ho commesso azioni disoneste, da solo?… con altri? Mantengo legami o amicizie colpevoli? Sono responsabile di abusi o frodi nell’uso del matrimonio? Ho rifiutato senza motivi sufficienti il debito coniugale? La fornicazione (relazioni sessuali fra uomo e donna) al di fuori del matrimonio è sempre peccato mortale (anche fra fidanzati). Se l’uno o entrambi sono sposati, il peccato si raddoppia con l’adulterio (semplice o doppio) che deve essere accusato [Frodare nell’uso del matrimonio ed impedire la procreazione è immorale e nessuna “indicazione” o necessità pu trasformare un’azione intrinsecamente immorale in atto morale e lecito, perché non è un semplice precetto di diritto umano, ma l’espressione di una legge naturale e divina (Pio XI, Casti Connubi ). Pio XII, in un discorso alle ostetriche (documento che tutti gli sposi dovrebbero conoscere), ha detto: “Dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite,l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto direttamente voluto e procurato, anche se per ragioni terapeutiche”. [Anche la “pillola del giorno dopo” è da considerarsi pratica abortiva]. La sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, dell’uomo e della donna non è lecita, così come ogni azione che, in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga come scopo e come mezzo di rendere impossibile la procreazione.]. Adulterio, divorzio, incesto, omosessualità, bestialità. Pratiche di fecondazione artificiale.

7° e 10° Comandamento: Non rubare. Non desiderare la roba d’altri (Furti, desiderio di rubare) Ho desiderato di appropriarmi del bene altrui? Ho commesso o aiutato a commettere ingiustizie, frodi, furti? Ho pagato i debiti? Ho ingannato o danneggiato il prossimo nella roba?… l’ho desiderato? Ho commesso abusi o inganni nelle vendite, nei contratti, ecc.? Ho ritardato o frodato la mercede agli operai?

8° Comandamento: Non dire falsa testimonianza (Menzogne, maldicenze, calunnie)Ho mentito? Ho fatto o diffuso sospetti,giudizi temerari?… ho mormorato, calunniato? Ho reso false testimonianze? Ho violato segreti (corrispondenza, ecc.)? Ho mancato di riparare il danno fatto all’onore del prossimo?

Precetti della Chiesa

Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate (vd 3° Comandamento).

Santificare i giorni di penitenza, secondo le disposizioni della Chiesa. Hai mangiato carne nei giorni proibiti? Hai fatto il digiuno nei giorni prescritti?

Confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua.

Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze.

Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.

Peccati capitali

Orgoglio. Quale stima ho di me? Agisco per orgoglio? Sciupo denari nella ricerca del lusso? Ho disprezzato gli altri? Mi sono compiaciuto in pensieri di vanità? Sono suscettibile? Sono schiavo del “cosa ne dirà la gente” o della moda?

Avarizia. Sono troppo attaccato ai beni terreni? Ho sempre fatto l’elemosina secondo le mie possibilità? Per possedere, non ho mai leso le leggi di giustizia? Ho praticato il gioco d’azzardo? (vd 7° e 10° Comandamento).

Lussuria. Vedi 6° d 9° Comandamento.

Invidia. Ho conservato sentimenti di gelosia? Ho cercato di nuocere agli altri per invidia? Mi sono compiaciuto del male, o rattristato del bene altrui?

Gola. Ho ecceduto nel mangiare e nel bere? Mi sono ubriacato?… Quante volte? (se è un’abitudine, sai che esistono cure mediche per guarire?).

Ira. Vedi 5° Comandamento.

Pigrizia. Sono pigro nell’alzarmi la mattina?… nello studio e nel lavoro?… nell’adempiere ai doveri religiosi?

Doveri di stato

Ho mancato agli obblighi speciali di stato? Ho trascurato gli obblighi professionali (nello studio, nel lavoro: professori, medici, avvocati, notai, artigiani, impiegati, operai…).

Metodo cronologico

– Per la confessione generale: esaminare anno per anno.

– Per la confessione annuale: esaminare settimana per settimana.

– Per la confessione settimanale: esaminare giorno per giorno.

– Per l’esame quotidiano: esaminare ora per ora.

Preparazione immediata

Nella misura in cui si rammentano i propri peccati, è bene pentirsi e domandarne perdono a Dio, implorando la grazia di un fermo proposito di non commetterne più. Dopo l’esame di coscienza, per eccitare la contrizione, si leggano lentamente i seguenti pensieri:

I miei peccati sono una rivolta contro Dio, mio Creatore, Sovrano e Padre. Infangano la mia anima, la feriscono, e, se gravi, le danno la morte.

Mi ricorderò ancora:

1) il Cielo, che sarà perso per me, se muoio in stato di peccato grave;

2) l’inferno, ove cadrò per l’eternità;

3) il purgatorio, ove la divina giustizia dovrà completare la mia purificazione da ogni peccato veniale e debito;

4) Nostro Signore Gesù Cristo, morente sulla croce per espiare i miei peccati;

5) la bontà di Dio, che è tutto amore, bontà infinita, sempre pronto al perdono di fronte al pentimento.

Questi motivi di contrizione possono essere anche soggetto di meditazione. Ma soprattutto si mediti il Crocefisso, la presenza e l’attesa di Gesù nel Tabernacolo, l’Addolorata. Maria piange sui tuoi peccati e tu resti indifferente? Se la confessione ti costa un po’, recita una preghiera alla SS. Vergine. Il suo aiuto non ti mancherà. Ultimata la preparazione, entra nel confessionale con umiltà e raccoglimento, considerando che il sacerdote occupa il posto di Gesù Cristo nostro Signore, e accusa tutti i peccati con sincerità.

Atto di proponimento

O Signore Gesù, non trattarmi come mi sono meritato, ma rendi manifesti in me gli effetti della Tua Misericordia.

O Signore Gesù, ho in animo di non più offenderTi,di evitare ogni occasione di peccato e di adempiere in tutto la tua volontà santissima. Ma mi è necessaria per questo la tua grazia: e di cuore la chiedo a Te o mio Dio.

Come confessarsi (ad uso dei fedeli)

Nel fare il segno della croce † si dice:

1) Padre, mi confesso perché ho peccato.

2) Mi sono confessato da… ho ricevuto l’assoluzione, ho fatto la penitenza.

Da allora mi accuso…

Terminata l’accusa, si dice:

Mi accuso ancora di tutti i peccati che non ricordo e di quelli della vita passata, specialmente di quelli contro il (tal) Comandamento e la (tal) virtù, e di tutti chiedo umilmente perdono a Dio e a lei, padre, l’assoluzione e la penitenza se la merito.

3) Al momento dell’assoluzione, recitare con fede l’atto di dolore:

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,perché peccando ho meritato i Vostri castighi, e molto più perché ho offeso Voi, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col Vostro santo aiuto di non offenderVi mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonatemi.

Oppure:

O Gesù di amore acceso non Ti avessi mai offeso, o mio caro e buon Gesù, con la tua santa grazia non Ti voglio offendere più perché ti amo sopra ogni cosa.

4) Eseguire senza ritardo la penitenza ricevuta.

Dopo la confessione

Caro mio Gesù, quanto vi sono obbligato! Per i meriti del vostro sangue spero di essere stato già perdonato, ve ne ringrazio sommamente. Spero di venire in Cielo a lodare per sempre le vostre misericordie.Dio mio,se finora tante volte vi ho perduto non vi voglio perdere più. Da oggi in avanti voglio mutar vita veramente.Voi meritate tutto il mio amore, vi voglio amare davvero; non voglio vedermi più separato da voi. Io già vi ho promesso, ora ritorno a promettere di voler prima morire che più offendervi. Vi prometto ancora di fuggire le occasioni e di prendere il tal mezzo (determina quale) per non più cadere. Ma, Gesù mio, voi sapete la mia debolezza, datemi forza di esservi fedele sino alla morte. Maria Santissima, aiutatemi. Voi siete la madre della perseveranza, in voi stanno le speranze mie.

L’inquietudine è il più gran male che derivi all’anima, eccetto il peccato (S. Francesco di Sales).

Signore! Abbandono il mio passato alla vostra Misericordia,

il mio presente al vostro Amore,

il mio avvenire alla vostra Provvidenza!

(Padre Pio).

Da

http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/03/12/la-confessione/

Novena a San Giuseppe – dal 10 al 18 Marzo

Novena a San Giuseppe
dal 10 al 18 Marzo
da recitarsi ogni giorno (non ci saranno invii quotidiani)
O S. Giuseppe, mio protettore ed avvocato, a te ricorro, affinché m’implori la grazia, per la quale mi vedi gemere e supplicare davanti a te. E’ vero che i presenti dispiaceri e le amarezze che sono forse il giusto castigo dei miei peccati. Riconoscendomi colpevole, dovrò per questo perdere la speranza di essere aiutato dal Signore? “Ah! No!” – mi risponde la tua grande devota Santa Teresa – “No certo, o poveri peccatori. Rivolgetevi in qualunque bisogno, per grave che sia, alla efficace intercessione dei Patriarca S. Giuseppe; andate con vera fede da Lui e resterete certamente esauditi nelle vostre domande”. Con tanta fiducia, mi presento, quindi, davanti a Te e imploro misericordia e pietà. Deh!, per quanto puoi, o San Giuseppe prestami soccorso nelle mie tribolazioni. Supplisci alla mia mancanza e, potente come sei, fa che, ottenuta per la tua pia intercessione la grazia che imploro, possa ritornare al tuo altare per renderti l’omaggio della mia riconoscenza.
Pater – Ave – Gloria

 

Non dimenticare, o misericordioso S. Giuseppe, che nessuna persona al mondo, per grande peccatrice che, fosse, è ricorsa a te, rimanendo delusa nella fede e nella speranza in te riposte. Quante grazie e favori hai ottenuto agli afflitti! Ammalati, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, ricorrendo alla tua protezione sono stati esauditi. Deh! non permettere, o gran Santo che io abbia ad essere il solo, fra tanti, a rimanere privo dei tuo conforto. Mostrati buono e generoso anche verso di me, ed io, ringraziandoti, esalterò in te la bontà e la misericordia dei Signore.
Pater – Ave – Gloria
O eccelso Capo della Sacra Famiglia, io ti venero profondamente e di cuore t’invoco. Agli afflitti, che ti hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e pace, grazie e favori. Degnati quindi di consolare anche l’animo mio addolorato, che non trova riposo in mezzo alle ingiustizie da cui è oppresso. Tu, o sapientissimo Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni prima ancora che io te li esponga con la mia preghiera. Tu dunque sai benissimo quanto mi è necessaria la grazia che ti domando. Nessun cuore umano mi può consolare; da te spero d’essere confortato, da te, o glorioso Santo. Se mi concedi la grazia che con tanta insistenza io domando, prometto di diffondere la devozione verso di te, di aiutare e sostenere le opere che, nel tuo Nome, sorgono a sollievo di tanti infelici e dei poveri morenti. O. S. Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà dei mio dolore!
Pater – Ave – Gloria
Sancte Joseph, ora pro nobis.

Da

http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/03/10/novena-a-san-giuseppe-dal-10-al-18-marzo/

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