La Resurrezione di Cristo: il nuovo film di Mel Gibson

Un film che descrive minuziosamente l’angoscia provata dai discepoli di Cristo nei tre giorni che vanno dalla Crocifissione alla Resurrezione. «La Passione di Cristo 2: Resurrezione», il nuovo film di Mel Gibson, continuazione de «La Passione di Cristo», sarà proiettato al cinema solo per la prossima Settimana Santa. Anche il precedente film è uscito durante la Settimana Santa, registrando un incasso a livello internazionale pari a 611.899.420 dollari. Pure per questo motivo, il regista deciso di fare allo stesso modo col nuovo film.

IL CAST

Compariranno sul grande schermo, gli stessi attori, impegnati nel cast principale de «La Passione…», ovvero: Jim Caviezel (nel ruolo di Gesù), Maia Morgenstern, Christo Jivkov e Francesco De Vito.

CURIOSITÀ SUL FILM

Per la prima volta nella storia del cinema, vengono rappresentati i tre giorni successivi alla morte di Cristo. Il nuovo episodio comincia là dove era finito il primo, ovvero con la sepoltura di Cristo, narrando quindi momento per momento i tre giorni della morte di Cristo.

Tra gli altri episodi narrati, anche gli intrighi del palazzo di Erode e la Domenica della Resurrezione a Gerusalemme. Inoltre, il regista non ha dimenticato tematiche forti come: il potere, l’avidità e l’ambizione di alcuni dei personaggi coinvolti nella crocifissione come Ponzio PilatoCaifa e Giuda

 

Da https://vocecontrocorrente.it/la-resurrezione-di-cristo-il-nuovo-film-di-mel-gibson/?utm_source=Filippa&utm_medium=Filippa&utm_campaign=Filippa

Et homo factus est

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Et homo factus est

grotto

Auguri a tutti i lettori per la festa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo.

Qui propter nos hómines
et propter nostram salútem,
descéndit de cælis, et incarnátus est
de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine
et homo factus est.

Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale

https://www.sodalitium.biz/del-santo-natale/

Del santo Natale

Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale

4 D. Che festa è il santo Natale?

R. Il santo Natale è la festa istituita per celebrare la memoria della nascita temporale di Gesù Cristo.

5 D. Che cosa ha di particolare il santo Natale tra tutte le altre feste?

R. Il santo Natale tra tutte le altre feste ha due cose di particolare:

  1. che si celebrano gli uffici divini nella notte precedente, secondo l’uso antico della Chiesa nelle vigilie;
  2. che si celebrano tre messe da ogni sacerdote.

6 D. Perché la Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi?

R. La Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi per rinnovare con viva riconoscenza la memoria di quella notte, in cui, nascendo il divin Salvatore, cominciò l’opera della nostra redenzione.

7 D. Quali cose ci propone la Chiesa a considerare nelle tre Messe del Natale?

R. Nel vangelo della prima Messa del Natale la Chiesa ci propone a considerare che la santissima Vergine, recatasi in compagnia di S. Giuseppe da Nazaret a Betlemme per far ivi registrare il loro nome, secondo l’ordine dell’imperatore, né avendo ritrovato altro alloggio, diede alla luce Gesù Cristo dentro una stalla e lo ripose nel presepio, cioè in una mangiatoia d’animali. Nel vangelo della seconda ci propone a considerare la visita fatta a Gesù Cristo da alcuni poveri pastori, che erano stati avvisati da un Angelo della nascita di esso. Nel vangelo della terza ci propone a considerare che questo fanciullo, che si vede nascere nel tempo da Maria Vergine, è ab eterno Figliuolo di Dio.

8 D. Che cosa intende la Chiesa nel proporci a considerare i misteri delle tre Messe del Natale?

R. Nel proporci a considerare i misteri delle tre Messe del Natale la Chiesa intende che ringraziamo il divin Redentore d’essersi fatto uomo per la nostra salute, che lo riconosciamo insieme ai pastori, e lo adoriamo qual vero Figliuolo di Dio, ascoltando le istruzioni ch’Egli tacitamente ci dà colle circostanze della sua nascita.

9 D. Che cosa c’insegna Gesù Cristo colle circostanze della sua nascita?

R. Colle circostanze della sua nascita Gesù Cristo c’insegna a rinunciare alle vanità del mondo e ad apprezzare la povertà e le sofferenze.

10 D. Nella festa del Natale siamo noi obbligali ad ascoltare tre Messe?

R. Nella festa del Natale siamo obbligati ad ascoltare soltanto una Messa, ma è però bene ascoltarle tutte e tre per conformarci meglio alle intenzioni della Chiesa.

11 D. Che cosa dobbiamo noi fare nel santo Natale per secondare pienamente le intenzioni della Chiesa?

R. Nel santo Natale, per secondare pienamente le intenzioni della Chiesa, dobbiamo fare queste quattro cose:

  1. prepararci la vigilia con unire al digiuno un raccoglimento maggiore del solito;
  2. apportarvi una grande purità per mezzo di una buona confessione e un grande desiderio di ricevere il Signore;
  3. assistere, se si può, agli uffizi divini nella notte precedente, e alle tre Messe, meditando il mistero che si celebra;
  4. impiegare questo giorno, per quanto possiamo, in opere di cristiana pietà.

Da https://www.sodalitium.biz/del-santo-natale/

Maria antitesi di Satana

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzabda0a837d9964afa96ade96ddc54dd05ed4dfa0e
Comunicato n. 94/19 del 17 dicembre 2019, San Lazzaro 
 
Maria antitesi di Satana
 
Dopo le esternazioni degli ultimi giorni di Jorge Mario Bergoglio sulla mariologia, segnaliamo la conferenza di don Francesco Ricossa tenuta al 14° convegno di studi albertariani (Milano, 14/11/2015), trascritta e pubblicata dalla rivista Sodalitium n. 68: https://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/68.pdf
 
Video della conferenza: 
 
Maria antitesi di Satana. Lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII negli scritti di Padre Guérard des Lauriers
 
Questo convegno ha una doppia tematica. La prima si intitola, in maniera generica, “Ipsa Conteret: ella ti schiaccerà il capo – Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede” e poi l’intervento ha un titolo più dettagliato “Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII e negli scritti di Padre Guérard des Lauriers”. Mentre invece la seconda relazione riguarderà un ricordare nostalgico i 30 anni del nostro Istituto: quanto tempo è passato! Il collegamento tra i due temi è presto detto, ovverossia l’Istituto che abbiamo fondato 30 anni fa è intitolato alla Madonna. Negli scopi, e nelle finalità del nostro Istituto, come sono stabiliti negli statuti, vi è proprio la diffusione della devozione alla Vergine Maria. Abbiamo quindi forse mancato un po’ alle nostre finalità statutarie e questo convegno è più che mai opportuno proprio per permetterci di realizzare, in quest’occasione, questo nostro intendimento. 
Quando si parla poi negli statuti dello spirito del nostro Istituto viene detto cosi: «La Vergine Maria ha un ruolo fondamentale nella vita interiore dell’Istituto. Venerata particolarmente sotto il titolo di “Mater Boni Consilii”, vedremo poi perché, Maria deve essere l’anima dell’Istituto. Alla S. Messa, nella recitazione dell’ufficio divino e del rosario, durante ogni attività. Nel corso dei viaggi, nell’amministrazione dei Sacramenti e, per chi non fosse sacerdote o religioso, durante il lavoro e nella vita familiare, la presenza della Madre del Buon Consiglio deve farsi sentire. A lei si affideranno le pene e le gioie, a lei si chiederanno le luci necessarie prima di ogni decisione, a lei si offriranno le nostre mortificazioni. Il membro dell’Istituto che non intendesse l’importanza di questa affiliazione totale a Maria, specialmente in quanto Madre del Buon Consiglio, avrebbe certamente malinteso il senso di questa scelta. Se un istituto si vota a Maria sotto un titolo particolare, il nostro alla Mater Boni Consilii, è perché proprio nel buon consiglio della Madre Celeste esso ripone tutte le sue speranze e le sue debolezze». Quindi scusate se la presentazione era piuttosto lunga, ma questo per esprimervi quindi un po’ il legame, il vincolo tra le due relazioni di questa sera. Ho preparato solo la prima, perché quanto alla seconda farò opera di memoria dei vecchi tempi o dei tempi presenti. Invece vediamo un pochettino la prima relazione che per la verità è ricchissima: ci sarebbe materia per discutere lungamente e merita approfondimento.
Vi è infatti una branca, per così dire, della teologia che si chiama “Mariologia”. Avete qui un volume, che non credo si trovi più in commercio ma, forse, si trova non difficilmente in vendita dagli antiquari: “Il dizionario di Mariologia” di Roschini, un religioso servita di cui parleremo ancora, che vi dà sotto forma di dizionario, quindi in maniera facile da consultare, le informazioni base su questa scienza e su quello che la teologia cattolica ha ricavato nella propria riflessione sul mistero della Madre di Dio. Queste sono invece le note delle lezioni che ho tenuto e che terrò ancora in Seminario sul medesimo tema, ma non spaventatevi, non ve le leggerò. Le ho portate giusto per rassicurarmi.
Abbiamo molte cose di cui parlare. Da un lato il legame, com’è nel titolo generale del convegno, tra la Santa Vergine e la difesa della Fede. D’altra parte invece lo sviluppo veramente straordinario della devozione mariana, ma anche, e qui soprattutto parliamo di questo, della riflessione dei teologi e della Chiesa sul mistero della Santa Vergine, in particolare sotto il Pontificato di Pio XII, con una riflessione su un teologo in particolare che abbiamo avuto la grazia, la gioia e la fortuna di conoscere e che è stato un po’ il fondatore del nostro Istituto, cioè Padre Michel Louis Guérard des Lauriers. A questo proposito, per quel che riguarda il legame con la fede si può presentare questa cosa da un punto di vista storico, ovverossia tutti gli interventi di Maria o della devozione alla Vergine Maria in favore della fede e della società cristiana, della cristianità oppure contro gli errori più gravi che si oppongono alla fede. Ad esempio, dopo una bella introduzione, c’è una carrellata storica che espone bene e in maniera molto chiara e molto facile questi fatti, in un discorso che il Cardinale Ottaviani tenne al Congresso di Mariologia di Lourdes nel 1958: “Acta Congressus Mariologici-Mariani in civitate Lourdes”. 
 
Questo congresso di Mariologia fu, potremmo dire, il canto del cigno di questo grande sviluppo dello studio sulla Vergine Maria e quindi dell’approfondimento della fede. Esso si tenne proprio nell’anno della morte di Papa Pio XII, che possiamo chiamare, con Pio IX, il Papa mariano per eccellenza, proprio per la sua profondissima devozione e per l’approfondimento della fede che egli diede a proposito delle verità che concernono la Vergine Maria. In quel testo del Cardinale Ottaviani, che potete trovare su internet (ormai su internet si trova di tutto, il bello e il brutto), lo trovate per esempio nel sito di un sacerdote, l’abbé Belmont, in francese ma probabilmente si potrà trovare anche in italiano, esso s’intitola: “Interventi vittoriosi di Maria nella vita della Chiesa”. Egli fa una carrellata storica dal mondo pagano, attraverso la letteratura giudaica anticristiana e quindi nemica della Vergine Maria; si occupa poi dello gnosticismo, l’eresia ariana, le prime invasioni mussulmane, oggi di attualità, le eresie medievali, il protestantesimo, le vittorie della Cristianità contro i turchi nel XVII secolo. E poi l’illuminismo: voi sapete che a Notre Dame fu adorata la Dea Ragione, che era una prostituta, al posto della Vergine Maria: è un pochino il simbolo del mondo moderno e della sua opposizione alla Santa Vergine. Ma anche il ruolo di Maria nella restaurazione: sapete che Don Bosco volle che nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, vi fossero due date sulla facciata, una è la data della vittoria di Lepanto e l’altra è la data del ritorno del Papa a Roma al momento della restaurazione, 1815: entrambe le vittorie attribuite a Maria Ausiliatrice, Ausiliatrice dei Cristiani e che rende vittoriosi in tutte le battaglie della fede contro i nemici della Chiesa e della civiltà. E poi il Cardinale finiva coll’osservare il trionfo di Maria nella Chiesa, ma nello stesso tempo l’ostilità del mondo moderno. Ecco io adesso non vi leggo tutto questo, perché anche se sarebbe molto bello ci prenderebbe troppo tempo, e rinvio il lettore alla ricerca su internet; io lo segnalo soltanto, e voi potrete studiare e leggere questo bel testo.
Questo sviluppo della conoscenza da parte della Chiesa del deposito della verità rivelata da Dio a proposito della sua Santa Madre, che è oggetto della nostra Fede, si è avuto soprattutto a partire da Papa Pio IX: questo periodo, diciamo, di fulgore va più o meno dalla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria nel 1854, al quale fece seguito l’apparizione della Madonna a Lourdes, fino alla proclamazione, potremmo dire, da parte di Pio XII della festività della Regalità di Maria Vergine nel 1954, che fu anche l’Anno Mariano. Noi quindi parleremo di questo e dopo parleremo invece della svolta che ancora una volta portò il Concilio Vaticano II: possiamo dire la battuta d’arresto e la condanna a morte di questo periodo di fulgore sia nella devozione alla Santa Vergine, ma soprattutto nell’approfondimento teologico della fede della Chiesa Cattolica in Cristo e in Maria, che sono indissolubilmente uniti. 
Infine in una terza parte di questa esposizione vedremo invece qualche accenno agli scritti di Padre Guérard des Lauriers, scritti che fanno parte del periodo in questione, cioè del periodo sotto il Pontificato di Pio XII, particolarmente degli anni dal ’50 al ’54, che vanno dalla proclamazione del dogma dell’Assunzione in Cielo di Maria e la festa di Maria Regina nel 1954. Tra l’altro uno di questi scritti si intitola “Marie anti-type de Satan”, Maria anti-tipo di Satana, ma non sarà l’unico testo che commenterò, se avrò il tempo, se voi resisterete fino a quel momento. Per il resto prima di introdurre quello che vi volevo dire, prima di entrare in media res: Maria e la Fede. Maria non solo è intervenuta sempre in difesa della Fede, non solo Maria è intervenuta contro le eresie, tutte, tant’è vero che la liturgia della Chiesa dice proprio della Santa Vergine che ha distrutto le eresie nel mondo intero. La pars destruens di Maria, quella di lotta contro l’errore, è importantissima ma viene dopo la pars construens, quella positiva; Maria è prima di tutto donna di Fede, è prima di tutto credente e questo lo afferma il Vangelo. Quando la Santa Vergine, con la Visitazione, portando nel suo seno il Figlio, Verbo di Dio fatto uomo, si recò da Elisabetta che a sua volta portava nel suo seno il Battista, il precursore, Elisabetta disse: “Com’è che la Madre del mio Signore viene a me?”. Elisabetta fu la prima, in un certo senso, dopo l’Angelo, che proclamò la maternità divina di Maria, cioè Madre del Signore, Madre di Dio. Ebbene questa donna, Elisabetta, rivolgendosi a Maria le disse pure: “Beata quæ credidisti”, beata tu perché hai creduto. Le poche parole che sono nel Vangelo sulla Santa Vergine sono, proprio per la loro rarità, assolutamente preziose e devono essere tutte soppesate fino in fondo. E quindi anche questa. Maria è colei che ha creduto, è la prima dei credenti, è il modello dei credenti, colei che ha mantenuto viva la fede, la Fede nel Verbo incarnato, la Fede trinitaria, la Fede nella divinità del Figlio e nello stesso tempo nella sua umanità. La doppia natura fu rivelata per prima a lei dall’Angelo, nell’Annunciazione, quindi a questa fede lei aderisce, questa fede conosce, questa fede medita, “Maria meditava tutte queste cose nel suo cuore”. Più volte san Luca ci riferisce questo fatto, diciamo dell’intimità della Vergine Maria perché l’ha ricevuto da lei stessa; Maria conserva questa Fede anche nell’ora tragica della Passione e del Sabato Santo. Tant’è vero che delle donne che erano ai piedi della Croce, è l’unica che non si reca al Sepolcro il mattino di Pasqua, è l’unica che non cerca tra i morti Colui che è vivo, il Risorto, questo solo perché aveva mantenuto viva, integra e intatta la Fede nel Cristo risorto e trionfante della morte. E quindi è normale che Maria sia Colei che mantiene viva la Fede, che sia la guida di tutti coloro che difendono la fede e che credono, e nello stesso tempo è la nemica acerrima del demonio, di Satana, al quale essa schiacciò il capo. Allora diremo qualche cosa, anzi più di qualche cosa a questo proposito, ma vorrei innanzitutto, come avevo già accennato prima, darvi una brevissima, a causa del tempo, idea appunto di questo periodo fortunato della riflessione del Magistero della Chiesa e dei teologi sul mistero della fede, quindi sulla Vergine Maria. 
Esaminiamo come oggetto della nostra fede, quello che diciamo nel Credo: Gesù nato “ex Maria Virgine”; nella nostra professione di fede è presente la Santa Vergine, quindi vorrei dirvi qualche cosa su questo sviluppo provvidenziale. Certamente non è con la proclamazione del dogma dell’Immacolato Concepimento di Maria che la Chiesa ha iniziato questa predicazione delle verità di fede concernenti la Santa Vergine, perché esse sono, come vedremo, intrinseche al cristianesimo stesso. Il cristianesimo ha come misteri principali della fede la Trinità di Dio e l’Incarnazione del Verbo, e questi due misteri son già presenti nell’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine, l’uno e l’altro. È quindi dalle prime pagine del Vangelo di san Luca che noi abbiamo di già Maria al centro del mistero cristiano. Tutti i negatori di Cristo e dell’Incarnazione, della Trinità saranno negatori di Maria; tutti i devoti veri di Maria saranno difensori della fede trinitaria, della fede nella divinità di Gesù Cristo, evidentemente perché si tratta di cose inseparabili. 
Tra i grandi Concili cristologici, i primi quattro Concili gloriosi della Chiesa, il Concilio di Efeso è quello che proclamò la maternità divina di Maria, ma perché? Perché proclamò che Gesù Cristo è una persona divina, ed è perché Gesù Cristo è una persona divina e non c’è in Gesù Cristo una persona umana, c’è una natura umana, non una persona umana, e perché Gesù Cristo è una persona divina che Maria è Madre di Dio. Ancora una volta la maternità divina è la chiave di tutti i privilegi di Maria e il centro di tutto quello che si deve dire su essa, è la Mater Dei come diciamo nell’Ave Maria ogni giorno, Santa Maria Madre di Dio. Ebbene questo mistero fu proclamato ad Efeso, assieme al mistero dell’unità della persona di Cristo e quindi dell’unione delle due nature umana e divina nell’unica persona di Cristo, l’unione ipostatica. 
Potremmo parlare di tanti altri Concili, ma vogliamo soffermarci invece sul glorioso sviluppo della devozione mariana e della conoscenza della fede, che inizia con Pio IX. Ancora su internet, senza cercare chissà dove, si trova facilmente nel sito del Vaticano, la bolla di Pio IX “Ineffabilis Deus”. Non ve la leggerò e sarebbero da leggere tutte, le ho rilette oggi proprio per prepararmi a questa giornata, e veramente sono una magnificenza. Allora vi raccomando come continuazione di questo nostro incontro di oggi la lettura di questi documenti, la lettura di questo documento dell’8 dicembre 1854, con il quale Pio IX proclamò il dogma di fede, la verità di fede che non è una verità moderna: se è una verità di fede l’ha rivelata Dio e quindi è sempre stata nel deposito della rivelazione, e la Chiesa ha definito che è sempre stata nel deposito della rivelazione con questo documento di Pio IX “Ineffabilis Deus”. Poi consiglio tra i tantissimi documenti, omettendo Leone XIII che tanto ha scritto a questo proposito, un’altra enciclica, una enciclica che, si trova anch’essa su internet, e che pubblicammo anche su Sodalitium tantissimi anni fa “Ad diem illum lætissimum” per il cinquantenario della proclamazione del dogma dell’Immacolato Concepimento di Maria. È un documento di san Pio X, molto importante perché partendo dalla verità di fede sull’Immacolata, san Pio X anticipa gli sviluppi che saranno poi portati avanti con forza dai suoi successori, particolarmente da Benedetto XV e Pio XII, ovvero la verità sulla Mediazione di Maria e sulla Corredenzione di Maria. 
Un’altra enciclica che consiglio, tra le tante che potremmo leggere di quel magnifico periodo, è quella sotto il Pontificato di Pio XII ed è commovente leggere in questi testi gli accenti di pietà, di devozione che proclama, questo grande Papa, nei confronti della Santa Vergine. Questo documento dovrebbe essere noto perché si tratta niente meno che della Costituzione Apostolica con la quale fu dichiarato il dogma dell’Assunzione di Maria in Cielo. Eppure non credo che tanti l’abbiano letto dalla prima all’ultima riga. Non chiedo di alzare la mano a quelli che l’han letto, ma immagino che non siano poi tantissimi. Ve lo consiglio veramente. Il 1° Novembre 1950 era l’Anno Santo, giorno di Tutti i Santi e la Costituzione si chiama “Munificentissimus Deus”. L’Assunzione di Maria in Cielo è deduzione immediata del suo Immacolato Concepimento: a causa del legame tra il peccato e la morte attestato da san Paolo, se non c’è peccato non c’è morte. E a questo proposito c’è questa riflessione di Padre Guérard des Lauriers: “Assomption : en quel sens Marie est-elle morte”, “Assunzione: in che senso Maria è morta”, dove mette morte tra virgolette. Perché queste virgolette? Perché Padre Guérard des Lauriers (e non è l’unico, Padre Roschini pure, sebbene in maniera diversa, raggiunge la medesima conclusione) difende il fatto che Maria non è morta, cioè non solo il suo corpo è assunto in Cielo, ma Maria non è morta, o meglio spiega in che modo può essere detta morta, ma non con la separazione dell’anima dal corpo come avviene per noi. “Munificentissimus Deus” non tratta solo della Assunzione di Maria in Cielo, cioè uno dei privilegi di Maria, ma ci dà tutti i principi che la teologia trova e che la fede manifesta a proposito dell’Assunzione della Vergine Maria. 
Sono i princìpi sui quali noi possiamo basare anche gli ulteriori sviluppi, e particolarmente giungiamo all’enciclica “Ad Cæli Reginam”, sulla dignità regale della Santa Vergine Maria. Dopo che Pio XI, nell’enciclica “Quas primas” contro la peste del laicismo aveva istituto la festa della Regalità di Cristo Re, Pio XII l’11 ottobre, festa della Maternità Divina, del 1954, Anno Mariano (proclamato Anno Mariano per il centenario della proclamazione dell’Immacolata Concezione) diede questo documento sulla Regalità di Maria. Ma attenzione, chi legge questa enciclica si renderà subito conto di come l’enciclica contenga di già non implicitamente, ma esplicitamente la dottrina della Chiesa su queste due altre verità, insegnate ormai a quei tempi costantemente dal Magistero della Chiesa, dal Magistero del Papa, dal Magistero di tutti i Vescovi praticamente, o di quasi tutti, e creduta pacificamente da tutti i fedeli, sul fatto che Maria è Mediatrice di ogni grazia e sul fatto che Maria è Corredentrice del genere umano. Queste due verità sono spiegate benissimo sia nell’enciclica di san Pio X, sia nella bolla di Pio XII e ancor più in questa enciclica di cui vi parlo ora; queste verità, la Mediazione e la Corredenzione, o meglio bisognerebbe dire in ordine logico la Corredenzione prima, la Mediazione dopo, fanno parte della dottrina sulla Regalità di Maria. Cioè la Regalità di Maria si svuota del suo significato, resta quasi nulla, se le togliamo questi due esercizi della sua Regalità, ovverossia la Corredenzione del genere umano e la Mediazione di Maria nella distribuzione di tutte le grazie che giungono agli uomini da parte di Dio. 
 
Questo era lo stato della teologia alla morte di Pio XII. Vi darò i principi e cercherò di spiegarvi i motivi di queste dottrine, cercherò di spiegare in cosa consistono e su che cosa si fondano, altrimenti faccio delle affermazioni senza dire il perché e neanche il che cosa, né di che cosa si tratta né perché la Chiesa insegna questo. Ma per ora, da un punto di vista diciamo storico, volendo presentarvi diciamo questo sviluppo, possiamo dir questo: che alla morte di Papa Pacelli la dottrina sulla Regalità di Maria, sulla Mediazione universale di ogni grazia da parte di Maria, sulla Corredenzione della Vergine Maria era insegnata in maniera talmente chiara dalla Chiesa ed era dottrina comune di tutti i cattolici, che un grande teologo di quei tempi, Roschini per l’appunto, un servita che fu il fondatore del Marianum, praticamente una università a Roma che aveva lo scopo di insegnare particolarmente la mariologia sotto la guida dei Servi di Maria, ebbene Padre Roschini, ma non solo lui, era giunto alla vigilia del Concilio Vaticano II a questa conclusione: la Mediazione universale di Maria di ogni grazia e la Corredenzione sono di già, diceva lui, delle verità di fede. Certo lo dice un teologo, però il teologo lo dice e lo spiega. 
Se infatti noi leggiamo la bolla di Pio XII “Munificentissimus Deus”, nella quale egli spiega come è giunto alla decisione di proclamare solennemente la definizione dogmatica sulla verità di fede che Maria è stata assunta in Cielo, dopo aver completato il corso della sua vita terrena (vediamo che non dice dopo essere morta, ma dopo aver portato a termine il corso della vita terrena) dice come Maria fu assunta in Cielo non solo con l’anima, come tutti i santi, ma anche col corpo. Primizia quindi di quella redenzione finale e generale dell’umanità eletta e beata, che vedrà anche per noi la resurrezione della carne a immagine, a sequela della Resurrezione di Cristo. Nel proclamare questa verità di fede, Pio XII dice di avere consultato precedentemente l’Episcopato mondiale. E da questa consultazione dell’Episcopato mondiale, che anche Pio IX aveva fatto (questo non perché il Papa non possa definire o insegnare senza gli altri Vescovi, egli può farlo benissimo da solo, ma perché egli volle chiedere il parere e sentire la voce dei suoi colleghi nell’Episcopato), il Papa dice: “La risposta dei Vescovi cattolici diffusi nel mondo intero ci ha detto che per loro l’Assunzione di Maria in Cielo era già verità di fede, come pure per i loro fedeli”. Ragione per cui insegna il Papa: “Siccome il Concilio Vaticano (Vaticano I, n.d.r.) insegna l’infallibilità non solo del Magistero Solenne ma anche del Magistero Ordinario”, cioè quello quotidiano fatto dai Vescovi, che è vissuto nella Chiesa, fatto dall’insegnamento ordinario del Papa, eccetera, quando esso è universale, cioè si estende a tutta la Chiesa, anche in un solo momento della storia; allora in virtù dell’infallibilità del Magistero Ordinario Universale l’Assunzione di Maria in Cielo è già verità di fede, cioè abbiamo già l’infallibile certezza che Dio l’ha rivelata, l’ha rivelata agli uomini, agli apostoli, fin dall’inizio, prima ancora di venire solennemente definita. Questo si trova nella “Munificentissimus Deus”. 
Quando Padre Guérard des Lauriers più tardi, nella crisi conciliare o dopo il concilio, ebbe a polemizzare, ma non solo a polemizzare, a spiegare, a rammentare ai cattolici rimasti fedeli alla tradizione, quindi ai cattolici veri, autentici, che non vi è solamente un Magistero solenne che è garantito dall’infallibilità, ma che è garantito dall’infallibilità anche il Magistero Ordinario Universale, ebbene egli si rifaceva proprio, e perché molto da vicino aveva seguito tutte queste questioni, alla dottrina insegnata non solo dal Vaticano I, ma da Pio XII nel definire l’Assunzione di Maria in Cielo. Orbene Padre Roschini, allo stesso modo, diceva: “La Mediazione di Maria e la Corredenzione, che sono solamente due aspetti della medesima verità, sono di già insegnati dal Papa e sono di già ricevuti, recepiti, creduti dall’Episcopato cattolico nel mondo intero come una verità di fede, ragione per cui di già è una verità di fede divina, alla quale manca solamente la solenne definizione della Chiesa”. 
Questa solenne definizione della Chiesa se l’aspettava lui, se l’aspettavano tutti i veri cattolici col Concilio Vaticano II. Pie illusioni. Alla fine del concilio un teologo, scotista tra l’altro, il padre francescano Balich, che era membro del Sant’Uffizio ed ebbe durante il concilio a occuparsi di tutta questa questione della mariologia, disse sconsolato: “Questo giorno è il naufragio di tutta la mia vita”. Ma era il naufragio non solo suo, ma di tutti i devoti di Maria. Lo dico non in un senso di devozione melassosa o personale, privata, pia, devota, ma non fondata. È il naufragio di tutto quello che la teologia cattolica, particolarmente nel pontificato glorioso precedente, era giunta a dare, a offrire alla fede della Chiesa alla vigilia del concilio. Non solo questa definizione non ci fu, ma ci fu una terribile battuta d’arresto. L’ultimo dei documenti mariologici che ho portato è il capitolo VIII della costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II: “La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa”. 
 
Questo capitolo ha una storia che cercherò di raccontarvi. Vorrei farvi capire, giacché quando poi parlereremo di Padre Guérard saranno cose un po’ difficili, anche se tanto più belle quanto più difficili: qui si tratta invece di una paginetta facile di un confratello di Padre Guérard des Lauriers. Erano domenicani entrambi, teologi entrambi e hanno vissuto entrambi nello stesso studio domenicano detto del Saulchoir, in Francia: era una grande scuola di teologia, nel bene e nel male. Si tratta di Congar, padre Congar; molto noto perché dopo il concilio gli fu data la porpora di Cardinale, Yves Marie Congar, mentre prima del concilio fu privato della cattedra e gli fu vietata ogni sorta di insegnamento da Papa Pio XII. Si tratta di un libretto “Entretiens d’automne”, cioè una specie di intervista, di riflessioni giunto all’autunno della sua vita, prima di morire, nel quale egli racconta un po’ la sua vita di teologo, e una delle domande che gli viene posta, a partire dalla pagina 81, riguarda la Vergine Maria, il ruolo della Madonna nella sua vita di credente, di teologo: “Ci sono stati vari periodi nella mia vita”, – scrive – un primo periodo in cui come ogni buon cattolico era devoto alla Vergine Maria e poi un secondo periodo quando ha cominciato ad essere teologo. 
Però quello che ci interessa qui è la descrizione che egli dà di questo periodo storico, possiamo dir così dal 1854 al 1958, questi cent’anni, o più brevemente sotto Pio XII, soprattutto dal 1950, con l’Assunzione, al 1954. Questo periodo io ve l’ho descritto fino ad ora come questo grande sviluppo della dottrina della Chiesa e quindi dell’approfondimento della fede riguardo alla Vergine Maria, adesso vediamo un altro punto di vista. Guareschi aveva la famosa rubrica “Visto da destra, visto da sinistra”: lo stesso fatto era descritto in maniera opposta. Ebbene qui abbiamo visto da destra, adesso vediamo da sinistra. Congar scrive: “Quando ho cominciato a fare teologia in maniera più attiva, cominciò per me un secondo periodo”, “che corrisponde, abbastanza, al Pontificato di Pio XII”. Ecco che cosa pensa di questo Pontificato da questo punto di vista. “Ci fu allora uno sviluppo di mariologia abbastanza scatenato effréné, senza freni, sfrenato. Ho persino fatto uso di questa espressione: “Mariologia galoppante”. Un po’ come quando si parlava di tisi galoppante”. La tisi è una malattia, la tubercolosi, quando si sputava sangue, c’era la tisi galoppante: ebbene la mariologia ai tempi di Pio XII è paragonata da Congar, che è il teologo del Concilio, come una malattia e per giunta in fase acuta, galoppante. “Si parlava di tisi galoppante, una malattia che si diffonde in maniera anormale e ultrarapida. Il Papa stesso fece preparare la definizione dogmatica dell’Assunzione corporale di Maria Madre di Dio e io non ero assolutamente a favore di questa definizione”. Tra l’altro non era solo, perché tra quei pochi che si opposero, sia alla definizione dell’Assunta sia alla proclamazione di Maria Regina, vi era Angelo Giuseppe Roncalli. “Io non ero per nulla in favore di ciò perché storicamente” (ecco lo storicismo, Congar più che un teologo fa storia dei dogmi) “le antiche testimonianze sono piuttosto rare e non si può neppure ammettere che la fede attuale della Chiesa”, cioè che la Chiesa oggi crede che Maria è assunta, “abbia un valore rivelante”. Cioè lui vuol dire: anche se la Chiesa oggi crede questo non vuol dire che l’ha rivelato Dio, perché non è la Chiesa che rivela, è Dio che rivela, ma è pur vero che è la Chiesa che ci dice quello che ha rivelato Dio. “Al concilio fui testimone della conseguenza di questa mariologia galoppante perché nella commissione preparatoria, che grazie a Dio non è poi stato ciò che fu il concilio stesso, padre Balich”, di cui ho parlato prima, “che era del Sant’Uffizio, potentissimo a Roma e molto dinamico, aveva fatto nominare più mariologi che poteva”, per poter giungere alla definizione di cui vi ho parlato prima. Tra l’altro nominò un francese, padre Laurentin, che poi divenne un esponente del carismatismo, io l’ho conosciuto tanti anni fa, e Laurentin passò dall’altra parte e Balich gli disse: “Lei ci ha tradito”. “Balich avrebbe voluto che il concilio proclamasse Maria Mediatrice di tutte le grazie, Regina, Corredentrice”. 
Era la dottrina del Papa, era la dottrina della Chiesa, era normale che i Vescovi del mondo riuniti in concilio sanzionassero diciamo quello che il Magistero del Papa pochi anni prima aveva autoritariamente spiegato. Qui invece sembra che fosse una mania di questo padre Balich. E allora cosa spiega Congar? Quello che accadde durante il concilio e che vedremo dopo, ma ci dà una descrizione interessante non solo di quello che hanno fatto con la mariologia, cioè il capitolo 8 di “Lumen Gentium”, ma quello che hanno fatto un po’ tutte le manovre del concilio. Ecco come ce le spiega lui: “Il concilio fu un grande momento perché fino allora c’era stato nella Chiesa Cattolica una specie di movimento che isolava le mediazioni e le magnificava all’eccesso. Si isolava il Papa dal collegio (dei Vescovi), ebbene il concilio lo ha rimesso nel collegio”, giù, vai giù, lo ha rimesso nel collegio, “come capo ma nel suo seno”. 
Adesso nell’ultimo discorso di Bergoglio al sinodo non solo lo hanno rimesso nel collegio, ma l’hanno messo a testa in giù, perché Bergoglio ha detto che la Chiesa è una piramide rovesciata in cui in cima ci sono i fedeli laici che ascoltano lo Spirito Santo e il posto più giù in fondo è quello del Papa. Poi dice: “Si isolavano i religiosi dalla vita dei cristiani, il concilio li ha rimessi nella ricerca globale di santità”: i religiosi con i voti messi giù assieme a tutti gli altri che non fanno i voti, non siete diversi e migliori dagli altri! “Si isolava il sacerdote dai fedeli, mentre invece adesso vediamo bene come si trovano tutti assieme”, ciò vuol dire che il sacerdote non si distingue più dai fedeli: i fedeli fanno i preti, i preti fanno i laici. “E così si isolava Maria da tutti i Santi e dalla Chiesa stessa, se ne faceva una sorta di mediatrice riprendendo la parola di S. Bernardo, che personalmente non amo affatto: Maria è il collo che unisce la testa al corpo. No, Maria è nel corpo. Ora come il concilio ha rimesso il Papa nel collegio, così Maria è stata rimessa nel mistero di Cristo e della Chiesa”, cioè vattene via da lì e ritorna nei ranghi con tutti gli altri! “Ciò è molto sano, aderisco del tutto al capitolo 8 di “Lumen Gentium”. Maria ha un posto considerevole nel mistero di Cristo e della Chiesa, ma nella Chiesa”. 
 
E questo naturalmente tra l’altro per motivi ecumenici. Poi parla di cosa pensava Calvino, di cosa pensava Lutero, di cosa pensavano gli ortodossi, di cosa pensavano gli anglicani, eccetera eccetera. Ma quello che vi volevo leggere è questo, anche perché in maniera molto brutale o divertente, a seconda dei gusti, Congar esprime dei concetti teologici che erano espressione dei due fronti che si opponevano e che si opposero nell’ultimo Congresso Mariologico del ’58 tenuto a Lourdes di cui vi ho parlato. Congar conclude queste paginette sulla Madonna dicendo: “Un tempo scrissi che Maria era una fedele nella Chiesa, una laica. Oggi non lo direi più, però bisogna situare Maria nella Chiesa”. Ora, non è sbagliato dire che Maria è membro della Chiesa, è sbagliato però dire che Maria è un membro della Chiesa, come gli altri, e non è nello stesso tempo, come tra l’altro pure Paolo VI disse, Madre della Chiesa e quindi superiore, con un ruolo superiore che l’avvicina più che alla Chiesa, a Cristo. 
E qui noi arriviamo appunto a questa duplice polarizzazione della mariologia, che venne a scontrarsi anche a Lourdes, ma comunque che già covava, da parte dei tedeschi soprattutto, e dei progressisti di ogni dove, ma soprattutto francesi, tedeschi, quelli che nel libro “Le Rhin se jette dans le Tibre” di Padre Vitgen. L’autore chiama appunto il Reno, cioè l’alleanza renana, i padri del concilio che venivano dai paesi bagnati dal Reno. Ebbene c’era questa differenza di idee, di considerare Maria come unita a Cristo e assimilata a Lui, come esprimeva in una formula esattissima la proclamazione del dogma dell’Immacolata e come lo riprendeva la proclamazione del dogma dell’Assunzione, cioè che Maria è stata voluta da Dio uno eodemque decreto con Cristo, cioè che nella sapienza eterna di Dio, Dio ha liberamente voluto con un decreto divino eterno, che è Dio stesso, l’incarnazione del Verbo e la sua Santa Madre non come distinti ma come una sola cosa: cioè ha voluto Lei con Lui e Lui con Lei inseparabili in un solo e medesimo decreto divino. Quindi questo ci porta alla profondità di tutto quello che si deve dire sulla Vergine Maria: l’inseparabilità del Verbo di Dio fatto carne e della Sua santissima Madre perché Dio ha voluto così! Dio avrebbe potuto volere in maniera diversa. Dio avrebbe potuto non creare, Dio avrebbe potuto una volta che ha creato l’uomo non riscattarlo dal peccato, Dio avrebbe potuto non farsi uomo, ma Dio da tutta l’eternità ha voluto creare, ha voluto elevare l’uomo alla vita sovrannaturale, ha voluto riscattare l’uomo caduto nel peccato, l’ha voluto fare con l’incarnazione del Verbo (non entro nella questione incarnazione per redenzione solo oppure no, è un’altra questione) e ha voluto Maria assieme a Gesù. Questo è quello che ha voluto Dio, senza chiedere il permesso di Congar. E questo è stato il suo torto… 
L’altra corrente, quella dei teologi renani cioè dei teologi influenzati dal protestantesimo, provenienti da paesi divisi dove il protestantesimo ha avuto un’influenza profonda nel pensiero, voleva invece assimilare Maria non a Cristo ma alla Chiesa. Ma assimilare Maria alla Chiesa nella loro mente voleva dire che cosa? Farla rientrare nella Chiesa. Ovverossia, che cosa significa farla rientrare nella Chiesa? Considerarla un membro eminente della Chiesa. Come un santo, come gli altri santi, magari un pochino di più, ma sostanzialmente come tutti gli altri, come tutti noi. Come disse brutalmente Congar, che poi si è un po’ pentito, una laica. Che ancora una volta non è falso per quel che dice, è falso per quel che non dice evidentemente. Stesso giudizio si dovrà dare sul testo del Concilio. Negli storici del Concilio, sia gli storici di tendenza, tra virgolette, tradizionalista, sia negli storici di tendenza, tra virgolette, progressista, come la famosa e voluminosa “Storia del Concilio Vaticano II” diretta dalla Scuola di Bologna, sono descritti gli stessi fatti, di come all’inizio quindi fu preparato uno schema che doveva essere praticamente un documento conciliare dedicato solo a Maria Vergine. E questo documento, che aveva come titolo, se ricordo bene, “Maria madre di Dio e madre degli uomini”, cioè la maternità divina e la maternità verso di noi, madre di Dio perché madre di Gesù che è Dio, madre di noi perché madre del Verbo che è capo del Corpo Mistico, e madre di noi perché Cristo dalla croce ce la affidò come madre: “Ecco tua madre”, e in quanto tale Mediatrice e Corredentrice. 
Questo schema avrebbe dovuto portare alla solenne proclamazione nel Concilio di questa verità di fede sulla Vergine Maria. Questo era il piano originario naturalmente fu distorto. All’inizio si mutò il testo e l’orientamento, cioè Maria non più madre di Dio e madre degli uomini ma Maria ponte del mistero di Cristo e della Chiesa, cioè più orientata verso la Chiesa che verso Cristo. Dopodiché si decise: non dobbiamo più fare un documento a parte per la Vergine Maria, ma dobbiamo inserire quello che si dovrà dire su Maria (non si poteva farne a meno perché sarebbe stata una bestemmia a quei tempi farne a meno) nel documento sulla Chiesa. Ecco quello che vi dicevo che ha spiegato Congar brutalmente: togliti di lì e vai indietro nel posto che è giusto per te, cioè in mezzo a tutti gli altri. Naturalmente ci furono delle discussioni per sapere se veramente fare così oppure no. 
 
Gli storici di tendenza tradizionalista, De Mattei ad esempio, ci fanno i nomi di chi ha voluto che lo schema su Maria scomparisse per essere assorbito in quello della Chiesa e il principale nome è Rahner, il gesuita Rahner, ma ne dimentica uno, dimentica un nome di un altro teologo che con Rahner volle questo, diciamo, siluramento della dottrina cattolica sulla Madonna. Eppure la fonte di De Mattei è la stessa per tutti ed è Vitgen, il quale cita l’altro nome: Ratzinger. Ma la penna del nostro storico si vede che si è inceppata in quel momento e il nome fatidico, che invece oggi è più interessante di Rahner, è misteriosamente evaporato, scomparso, evidentemente. E così ho tenuto a rimettere le cose e le persone a posto e a dargli i meriti o i demeriti che gli spettano. Perché solo Rahner poverino deve portare il merito o il demerito di questo brutto scherzo? Diamo a ciascuno ciò che gli è dovuto e a Ratzinger ciò che è di Ratzinger. Allora si passò ai voti e al 29 ottobre 1963 un gruppo di Vescovi progressisti organizzatissimo, che si era riunito già a Fulda e altrove per ottenere il suo scopo, vinse per 17 voti sugli altri padri, numerosissimi, che volevano mantenere lo schema solo per la Vergine Maria, ma che erano disorganizzati; mai più si aspettavano una cosa di questo genere. Quindi 1.114 voti sui 1.097 richiesti per avere la maggioranza. Quando ormai non solo non si parlava più di definizioni e di dogmi e di Maria mediatrice di tutte le grazie. Padre Balich e gli altri devoti di Maria e che credevano nel Magistero del Papa (Papa Pacelli era morto da pochi anni), cercarono di salvare il salvabile. Non si parlava più di Corredenzione, figuriamoci. Di Mediazione di tutte le grazie, per carità assolutamente no. Chiedevano di poter mettere la parola mediatrice. Di che cosa non si sa. Anche un santo può essere mediatore con le sue preghiere di qualche cosa. E allora glielo concessero. Ci fu un accordo di compromesso tra il teologo Philipps e il teologo Balich ed ecco che da lì, dal compromesso, è venuto il capitolo 8 di “Lumen Gentium”, che non è male per quello che dice, perché dice tutte cose buone e vere, ma è male per quello che non vuole dire, per quello che si rifiuta di dire e per il modo in cui riduce la dottrina cattolica su Maria rispetto a quello che l’insegnamento della Chiesa aveva già dichiarato fino a pochi anni prima. Il motivo, o uno dei motivi, di questa mutazione evidentemente è stato l’ecumenismo. 
Non era l’unico motivo in realtà. In realtà il motivo principale è un razionalismo di fondo che è tipico del modernismo agnostico, ma uno dei motivi, che non è solo un pretesto, ma un motivo, era l’ecumenismo: il concilio vuole realizzare l’ecumenismo, vuole andare incontro ai non-cattolici, siano essi gli orientali che venerano la Vergine Maria ma non ammettono i dogmi dell’Immacolata Concezione, dell’Assunzione, eccetera, allontanandosi dalla tradizione greca e orientale più antica o almeno dai principi anche di questa tradizione veneranda, e soprattutto i protestanti. E allora qui avremo un aspetto che Padre Guérard des Lauriers sottolinerà, su un modo di fare teologia. Egli dice ci sono due modi di fare teologia: quello che guarda alla verità, la teologia parla di Dio e quindi quello che guarda a Dio, ha Dio davanti agli occhi, guarda Dio e parla di Dio, e invece fare teologia guardando l’uomo. 
Ecco allora lì non vediamo più Dio e la verità prima, ma vediamo l’uomo con le sue aspirazioni, con le sue necessità, coi suoi desideri, eccetera e quindi vediamo le cose non dall’alto ma dal basso. E vedremo come Padre Guérard des Lauriers riconduce questo, ve lo spiegherò, a Satana. È tutto il contrario di Maria. Non vuol dire che tutti i teologi che si occupano più dell’uomo che di Dio seguano Satana, ma è una mentalità che giustamente viene ricollegata non a Maria ma al suo nemico, al serpente infernale. Adesso cerchiamo di vedere un pochino quello che la Chiesa dice a proposito di queste belle verità sulla Santa Vergine. Fin qui vi ho detto tutte le verità, tutto quello, che noi possiamo dire, conoscere su Maria Vergine: tutto ruota attorno alla divina maternità. Adesso senza parlare della divina maternità, o parlandone da un certo punto di vista, vorrei incominciare utilizzando anche qui una parola di Pio XII nell’enciclica “Ad Cæli Reginam” nella quale Pio XII, sviluppando poi questo termine, chiama la Santa Vergine “alma socia”, la santa socia. Di chi? Di Gesù Cristo. Padre Guérard des Lauriers dava ritiri spirituali, esercizi spirituali alle religiose del suo ordine domenicano, e in questo volume “Recueillement sur le parvis du Mystère”, l’ultima delle meditazioni concerne la Santa Vergine e come titolo egli scelse queste due parole, una tratta da san Luca e l’altra dalla Genesi. La prima: “Marie a trouvé grâce devant Dieu”, Maria trovò grazia davanti a Dio (Luca 1, 30). E poi: “Dio ha scelto per sé in Maria un aiuto simile a sé stesso”, un aiuto simile a se stesso è preso da Genesi 2, 18. Naturalmente in Genesi 2, 18, un aiuto simile a sé, si parla di Adamo: è il racconto della creazione. Dio crea il mondo e al termine della creazione come coronamento, complemento del mondo creato, che però è sempre creato, vi è l’uomo, Adamo. Adamo è simile a Dio, è a sua immagine e somiglianza, è a immagine e somiglianza di Dio naturalmente e sovrannaturalmente. Naturalmente perché a differenza di tutti gli altri esseri creati, ben più splendidi di lui, pensiamo all’universo, al sole, alle stelle, ai pianeti, alle meraviglie anche solo di questo piccolo pianeta terra, l’uomo ha in sé l’intelletto che è fatto per il vero e la libera volontà che è fatta per il bene. 
 
Mentre tutto il resto segue le leggi divine necessariamente, ecco che l’uomo invece liberamente deve andare a Dio sommo bene e deve conoscere Dio verità prima. In questo l’uomo assomiglia analogicamente, lontanissimamente a Dio che è la verità prima, il sommo bene, la volontà e l’intelligenza stessa, la sapienza divina, la divina volontà e vi è quindi un riflesso e un’immagine nell’uomo della grandezza divina, perche anche Dio è persona, anzi è in tre persone. E poi sovrannaturalmente. Non c’è solo una immagine, ma una vera somiglianza perché Dio gratuitamente, liberamente, senza alcuna necessità decide di elevare l’uomo, che ha già in quanto è razionale la capacità di conoscere e di amare Dio tramite la natura, alla vita sovrannaturale, la vita divina. Per cui l’uomo è partecipante della vita divina, ha la vita divina in sé, partecipante della natura divina per cui possiamo veramente chiamare Dio, Padre: Adamo fu creato in grazia di Dio, liberamente, non necessariamente. 
Questo ha fatto Dio, la meraviglia dell’uomo innocente. Ma il povero Adamo si guardava attorno e vedeva dei cagnolini, dei gatti, dei leoni, di tutto un po’ e nessuno con cui parlare perché nessuno simile a lui. Lui era simile al Padre suo che è Dio, ma non trovava nessuno simile a lui e allora Dio gli diede una socia, gli diede qualcuno che fosse simile a lui e nello stesso tempo diversa da lui, ed è la donna. Dio ha creato l’uomo maschio e femmina e dall’uomo ha creato la donna affinché fosse sotto di lui, ma nello stesso tempo simile a lui e sua compagna, tra virgolette. È un termine brutto in tutti i sensi, da tutti i punti di vista, politico e di convivenza, ma insomma compagna di per sé vuol dire “mangia lo stesso pane”, quindi vive assieme, quindi fosse la socia di Adamo. I primi uomini, così ci insegna la fede, sono loro. Recentemente a un bambino che è andato in prima media e che è molto devoto, hanno spiegato il libro della Genesi, e l’hanno messo nell’epica: Odissea, Iliade, la Genesi. E il bambino ha detto: “Ma non è credibile la Genesi”. Invece gli ho spiegato i significati profondissimi di quello che Dio rivela in queste pagine della Sacra Scrittura. Già solo il concetto di creazione dal nulla è qualche cosa di unico, di una profondità straordinaria dove non era giunto nessuno. 
Ebbene tra le altre cose quindi noi vediamo l’importanza, dell’uomo e della donna; si chiamano Adamo che vuol dire “tratto dalla terra”, ed Eva che è la “madre dei viventi”. Sono stati i primi, in ordine cronologico, i primi come si direbbe teologicamente, nell’esecuzione, ma erano i primi nell’intenzione divina? No. Nell’intenzione divina, il fine in genere che noi vogliamo si realizza alla fine e prima abbiamo i mezzi, prima prendiamo i mezzi e poi arriviamo al fine che ci proponevamo. Il fine arriva al termine, ma è voluto prima di ogni altra cosa. Così in mente Dei, nella mente di Dio Adamo ed Eva poverini, l’uomo e la donna naturali, non sono il fine per cui Egli ha creato tutta la creazione. Noi vediamo che Adamo è al centro della creazione, è il re della creazione, è la sommità della creazione sotto Dio, non parliamo degli angeli adesso, ma in realtà è proprio lui, Adamo, il re della creazione? No. Il vero Adamo è il primo voluto da Dio. Quando Dio ha voluto liberamente comunicarsi alla creatura per essere intimamente unita a Lui (in quanto bene vuole comunicarsi a noi) Dio pensa al vero Adamo che è Cristo. Questo dice san Paolo, non padre Roschini e neanche Pio XII, è san Paolo, è la Sacra Scrittura. Gesù Cristo è il vero Adamo. L’Adamo fallito, l’Adamo miserabile, l’Adamo peccatore, l’Adamo caduto, che siamo tutti noi in lui nel peccato originale, non era colui che era voluto per primo da Dio. 
Chi è voluto per primo da Dio è Gesù Cristo. Ma Dio ha voluto solo Adamo, solo l’uomo o ha voluto anche la donna? Ha voluto anche la donna, che viene dal suo costato, che è tratta da lui, che è come una cosa sola quindi con lui, che è voluta assieme a lui e che deve essere la socia, cioè colei che con lui fa ogni cosa, indissolubilmente uniti come indissolubile è lo sposalizio che Dio vuole tra il primo uomo e la prima donna. All’inizio era così. A chi vuole il divorzio Cristo insegna che ciò non è voluto da Dio e all’inizio con Adamo non era così. Diventano una sola cosa. Ebbene questo vero Adamo che è Gesù Cristo, per cui san Paolo ci dice “per la disobbedienza di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e col peccato la morte”, la morte fisica e la morte eterna, la dannazione, “ma per l’obbedienza di un sol uomo ecco che il mondo è giustificato”, è fatto salvo per Gesù Cristo quindi. Questo è rivelazione divina, esplicita, ma implicitamente cosa abbiamo allora? Che a fianco di quest’uomo c’è Eva, la vera Eva, la nuova Eva. E i padri della Chiesa fin dai primi secoli esplicitano questa verità, che in san Paolo e nel libro della Genesi è già presente, ovverosia che Dio non ha voluto solo Adamo ma ha voluto Adamo ed Eva. Se è vero che nel peccato la colpa si è trasmessa alla discendenza tramite Adamo, non Eva, perché era lui il capo dell’umanità, e così è Cristo il novello Adamo che ci ha redenti (è pur vero però che la colpa iniziò con Eva). 
E allo stesso modo, come nell’opera della creazione (la redenzione è come la nuova vera creazione dell’uomo) l’uomo che è stato mirabilmente creato e ancora più mirabilmente redento, ecco che l’opera della redenzione è certamente l’opera di Cristo (come ahimè il peccato fu l’opera di Adamo) ma avente come socia indissolubilmente Maria, perché Lui ha voluto così: Dio ha scelto in lei una socia, un aiuto simile a Lui. E così allo stesso modo quindi come la caduta di Eva iniziò il peccato, così Maria iniziò l’opera della redenzione, con Gesù, sotto Gesù, in dipendenza da Gesù, analogicamente a Gesù, in modo che Gesù è l’unico Redentore, è l’unico Mediatore come è esplicitamente rivelato. Ma perché come precisa molto bene Padre Guérard noi non dobbiamo vedere e concepire la cosa come un Redentore e una Corredentrice come uno di fronte all’altro, un Mediatore e una Mediatrice come uno di fronte all’altro, bisogna sempre capire che Maria è in Gesù, è in Gesù Cristo e non sono due persone distinte, ma sono in un unico decreto, in un unico mistero, in una sola cosa, come lui poi spiegherà ancora meglio. 
Allora vedete, questa verità profondissima ci incammina a considerare l’Immacolato Concepimento di Maria: immacolata fu creata Eva, la peccatrice, e non fu creata immacolata Maria, che è la Madre di Dio? E così pure, e conseguentemente, la sua vittoria sulla morte, l’Assunzione in Cielo, la sua glorificazione, l’incoronazione di Maria, Maria Regina, che non è la stessa cosa dell’Assunzione, come i misteri del rosario ci fanno intravvedere, come Padre Guérard spiega così bene. Ed infine questo doppio ruolo, quindi regalità vuol dire sia corredenzione sia mediazione. Allora cerchiamo di capire queste cose e per aiutarvi vorrei, prima di tutto perché è più breve, anche se devo cambiare tema, sviluppare quello che ho appena detto col commento a Maria Regina; adesso dobbiamo parlare di Padre Guérard. Quindi vi accennerò a due scritti solamente dei tantissimi sulla Santa Vergine di Padre Guérard: uno si intitola come vi ho detto “Marie anti-type de Satan” e l’altro “Marie Reine”, Maria Regina, è il commento all’enciclica del Papa alla quale Padre Guérard collaborò perché era docente di Mariologia in Laterano, che era l’università del Papa, potremmo dire a Roma; le altre appartenevano agli ordini religiosi, il Laterano era quella della diocesi, proprio della Chiesa. 
Vediamo un po’ questo primo testo “Maria anti-tipo di Satana”, cioè uno è un tipo, una tipologia, un modello e l’altro un’altra tipologia, un altro modello. Beh, abbiamo parlato di Adamo ed Eva e abbiamo parlato del peccato e vediamo sempre cosa dice il libro della Genesi, il famoso Ipsa conteret nel testo della Volgata e Ipsum conteret nel testo ebraico e che in realtà sono veri tutti e due, cioè Ella ti schiaccerà il capo e Lui ti schiaccerà il capo. Che cosa è vero delle due versioni? Tutt’e due, perché Lui schiaccia il capo del serpente, Lei schiaccia il capo del serpente perché Lei è la socia di Lui, perché Lei è in Lui nell’opera della redenzione e della salvezza di tutti gli uomini, è evidente. E questo è confermato da quello che è il contesto di questa citazione, ovverossia il castigo del serpente, cioè del demonio che è tentatore, e tutti Padre Guérard, Padre Roschini, Pio XII, tutti i Papi, tutti quanti, tutti i dottori, tutti ci presentano questo rapporto antitetico di queste due scene basilari, l’una che è all’inizio dell’Antico Testamento, l’altra che è all’inizio del Nuovo. 
 
All’inizio dell’Antico Testamento c’è un angelo che inganna una vergine rovinando il genere umano, dicendogli che deve farsi Dio con le sue forze, e questo è peccato, e poi abbiamo l’Annunciazione all’inizio del Vangelo di san Luca, un altro angelo che saluta a nome di Dio una vergine, la quale invece col suo “sì” all’Incarnazione del Verbo di Dio inizia l’opera della redenzione e della salvezza del genere umano. Abbiamo quindi già questa netta antitesi tra angelo e angelo, tra donna e donna, tra l’orgoglio satanico della religione dell’uomo che si fa Dio e invece della religione di Dio che si fa uomo, che sono una l’opposta dell’altra, una che è satanica, l’altra che è divina, mentre Paolo VI, nel famoso discorso di chiusura del concilio, disse che c’è una simpatia immensa tra queste due religioni. E allora vediamo che nel castigo del peccato sono castigati tutti, la donna, l’uomo e Satana. E il castigo di Satana è anche la promessa, che viene fatta all’uomo e alla donna peccatori: Inimicitias ponam, ecco viene data una promessa e un castigo. “Porrò inimicizie tra te (il serpente) e la donna, tra la tua discendenza e la sua. Lei o lui, lei o la discendenza o tutti e due assieme ti schiacceranno il capo e tu la insidierai al calcagno”. Ora in queste parole noi abbiamo veramente in Maria l’anti-tipo di Satana. C’è la generazione di chi segue la donna, questa donna misteriosa che troviamo al capitolo 3 del libro della Genesi che è Maria chiaramente, la madre del Messia, del Salvatore, del Redentore, che ribaltando il peccato dell’umanità restaura, reintegra l’umanità nella giustizia e nella santità, e anzi ancora meglio di prima, e schiaccia il capo del serpente evidentemente. E poi c’è la discendenza del demonio: lo spirito di menzogna. 
 
Allora Padre Guérard, ci mostra Satana e Maria presenti sia nel libro della Genesi sia nel simbolo del capitolo 12, “Signum magnum”, del libro dell’Apocalisse; anche se lì la donna è prima di tutto la Chiesa, Israele, l’antico Israele, la Chiesa, e poi è Maria, figura e tipo esemplare della Chiesa. Ma vediamo qui Satana e Maria. Satana è opposto a Maria perché è il padre della menzogna, mentitore e omicida, dice Gesù di lui, fin dal principio perché disse: “Non morirete affatto” e invece sarebbero morti; omicida e mentitore perché disse che non ci sarà castigo per il peccato e invece ci sarebbe stato. Chiunque oggi dice che non c’è castigo per il peccato è figlio di Satana perché è mentitore e omicida. E allora Satana ha commesso nell’ombra il primo peccato dal quale deriva in seguito tutto il peccato del mondo. Maria invece è lo strumento di cui si è servito Dio personalmente per schiacciare la testa del serpente, una sorta di antidoto vivente ed efficace del peccato. 
Fino a qui Padre Guérard non dice niente che non sia già noto. Poi il nostro autore si addentra in un primo esame, quello sul peccato dell’angelo: per chi ha letto san Tommaso la cosa è chiara, per chi non l’ha letto non è chiara. San Tommaso nel Trattato degli angeli si chiede come ha potuto l’angelo, dall’intelligenza così perfetta che vede tutte le conseguenze nei princìpi, che non ragiona come noi ma vede tutto in una maniera intuitiva, come ha potuto uno degli angeli tra i più perfetti, peccare e compiere quindi una stoltezza di questo genere. San Tommaso lo spiega così: il peccato dell’angelo incomincia con inavvertenza. Fu un peccato, che ancora non era peccato all’inizio, era una non avvertenza, una sorta di dimenticanza, una preterizione, cioè andare avanti senza osservare ciò che doveva. Che cos’è che non ha osservato? L’angelo ribelle non ha pensato in quell’attimo del peccato, a Dio. Non è che lo ha odiato, lo ha voluto offendere, eccetera. Ha fatto astrazione pensando a sé, alla propria perfezione naturale: è proprio la sua perfezione che lo ha portato come vedremo alla rovina. Quindi il peccato dell’angelo è una preterizione. Incomincia così: non ha portato il proprio sguardo su Dio. Allora Satana è tentato. Uno dice: come tentato? Adamo, Eva furono tentati da Satana, ma Satana da che? Fu tentato nel senso che essendo una creatura non è, come solo Dio è, la regola di se stesso. Quando noi diciamo: io sono mio, voglio autonomia, cioè regola da me stesso, proclamiamo di essere Dio, vogliamo essere Dio perché solo Dio è la regola di se stesso, è la sapienza divina, è la regola di se stesso; ogni creatura non è regola di se stesso, è regolata da Dio. 
Quindi in questo modo lui è tentato, è tentato dal cercare di essere regola di se stesso, prima con una semplice preterizione, una dimenticanza, che poi diventa omissione e in mezzo c’è la tentazione: tra il non volgere lo sguardo a Dio e il peccare c’è la tentazione, voler essere solo se stesso. L’angelo fedele fin dall’inizio, nel primo istante, invece orientò se stesso a Dio, pose il suo sguardo su Dio. Questo si ripete in maniera molto più terra a terra in noi: quando viene la tentazione, se guardiamo Dio e la sua forza, la tentazione è già vinta, se guardiamo noi e vediamo le cose dal basso e le creature dal basso, siamo già vinti. Nel peccato c’è questa preterizione che isola la creatura da Dio, non la pone più sotto la mozione divina perché da Dio viene tutto. Allora “Satana soccombe al suo stesso splendore volendone prendere possesso per sé”: è una frase di Padre Guérard che trovo riassuma perfettamente il peccato dell’angelo. Soccombe al suo stesso splendore, tentato da se stesso, dalla perfezione della sua natura, volendo prenderne possesso per sé, non ponendo più Dio quindi come suo fine ultimo: è la definizione del peccato mortale. 
E Maria? All’opposto. Maria è nel suo essere stesso, come l’ha voluto Dio dall’eternità, totalmente relativa a Dio. Non come le persone divine che non sono altro che relazione, spiega Padre Guérard, ma comunque sempre relazionata a Dio. Per disposizione divina, prima l’essere di Maria, come è stata voluta e concepita da Dio, poi l’agire di Maria è per volgersi a Dio, riferirsi a Dio. Qui abbiamo quindi l’idea dell’Immacolata in positivo, cioè non in negativo priva di macchia, priva di peccato, il che è vero, ma in positivo piena di grazia. Piena di grazia è la faccia positiva di senza peccato. E quindi piena di grazia originale che è la positiva ed efficace possibilità di giungere a Dio nell’intimità divina, perché è la grazia che ci mette in relazione con Dio, ci unisce a Lui, alla sua vita divina intima. La piena di grazia è totalmente relazionata a Dio. Dio quindi annulla in lei, in Maria, ciò che Satana ha compiuto in sé, il peccato, ogni ombra tra Dio e lei. E questo dal primo istante: come Satana peccò nel primo istante, dice san Tommaso, così Maria fu immacolata e piena di grazia dal primo istante. Da qui le due discendenze, quella di Satana e quella di Maria. Se quindi schiaccia Maria la testa al serpente è per opposizione di contrarietà tra Maria e lui: in lui preterizione, passaggio, non vedere di riferirsi a Dio, in lei riferimento a Dio perciò lei è colei che schiaccia la testa del serpente, è il contrario di ciò che ha compiuto Satana. 
Poi c’è tutta un’altra riflessione sull’amore. Allora qui Padre Guérard parla dell’amore, sia dell’amore umano sia dell’amore divino e mostra come l’amore inizia da un amore di sé che è naturale, non c’è niente di male, noi non possiamo non amare noi stessi, ontologicamente, tanto è vero che Dio dice: ama il prossimo tuo come te stesso. L’amore di sé viene fatto dall’identità perfetta di me stesso. Però quando si incomincia ad amare un altro ecco che usciamo da noi stessi. È quello che san Tommaso chiama l’estasi, cioè andare fuori, uscire, e quindi si ha qualche cosa in più che poi porta addirittura nell’amore vero, di amicizia, nel dono e nel sacrificio di sé. Ora vedete, anche nell’amore divino o nella negazione di ogni amore vi sono questi aspetti. Satana è negazione di ogni amore e vi rimane perché non può non essere nell’amore di sé; e questo amore di sé che non lo porta verso l’altro, che è Dio, fa sì che poi non ama più neppure se stesso. C’è una sorta di menzogna latente per la creatura nella preterizione di Dio. Mentre invece ecco che nella Santa Vergine c’è il contrario: l’amore di Dio evidentemente e conseguentemente il sacrificio, che sarà la sua opera di corredentrice. Allora un’ultima idea che noi vediamo in quello che dice Padre Guérard a questo proposito in questo testo è: in che cosa pecca il mondo moderno, come vi dissi prima? In questa preterizione satanica di Dio. Anche quando non nega Dio fa come se Dio non ci fosse, non pone il proprio sguardo su Dio. E prima ancora del peccato è questo non porre lo sguardo innanzitutto e primariamente su Dio che fa sì che il mondo moderno sia sotto lo spirito del padre di menzogna. 
Come vi spiegavo, anche in teologia, anche quella di buoni autori, quando l’uomo e le cose umane vengono al primo posto e c’è come una preterizione dei principi, e quindi di Dio, abbiamo una teologia falsata, viziata. Maria invece è esattamente il contrario. Non ho il tempo di commentarvi la “Maria Regina”, questo scritto in cui Padre Guérard ci spiega appunto i due aspetti, quello di corredenzione e quello di mediazione nell’ambito della regalità.  
 
Prima ho dimenticato come per Papa Pio IX l’Immacolata fosse veramente Colei che doveva difendere la Chiesa. Tra l’altro ricordo così, en passant, ma è importante, come il Sillabo contro gli errori moderni fu pubblicato anch’esso nella festa dell’Immacolata; nell’intenzione di Pio IX doveva essere unito alla definizione del dogma, invece è stato pubblicato dieci anni dopo, ma dimostra appunto come questo grande Papa avesse messo la Chiesa e se stesso sotto la protezione di Maria Immacolata contro i nemici della Chiesa, cioè la rivoluzione. Dei quali nemici mi è stato chiesto di parlare e anche dell’attualità; noi oggi abbiamo le conseguenze estreme della dissoluzione totale causata da una rivoluzione che è iniziata secoli fa. E delle quali quella italiana dell’ottocento è stata solo una tappa.
Vorrei dire adesso una parola su Maria Regina. Come già detto, questo privilegio della Regalità di Maria fu inserito nella liturgia l’undici ottobre 1954 da Papa Pio XII. Cristo è Re, ora Maria ha questo singolare rapporto con Cristo che nessun’altra creatura ha, Maria è quindi Regina. Allora bisogna vedere quali sono i titoli di questa Regalità di Maria. Papa Pio XI nel parlare della Regalità di Cristo contro il laicismo delle nostre società, dei nostri stati e delle nostre costituzioni ricordò i titoli della Regalità di Cristo. Non dico della Regalità di Dio, Dio è Re senza dubbio, ma più gli si addice il titolo di Signore, che include la Regalità. Dio è il Signore, Cristo anche in quanto uomo è Re e Maria in quanto socia di Cristo è Regina.
Allora quali erano i titoli della Regalità di Cristo? I titoli della Regalità di Cristo erano non solamente, come diremmo noi per un re umano, per diritto di nascita; è re perché figlio di re, e così allo stesso modo Gesù Cristo e molto di più naturalmente, analogicamente, Gesù Cristo è Re perché è il Figlio di Dio. Anche in quanto uomo nella sua umanità Gesù, la persona di Gesù la persona divina, Gesù è il Figlio di Dio, Dio è il Signore di tutto il Creato, conseguentemente Gesù Cristo è il Re dei re e il Signore dei signori. Ma poi a volte si è Re per diritto di conquista conquistando un regno, e Gesù Cristo è Re non solo per diritto di nascita per la sua natura divina, per la sua Persona divina anche, ma è Re per diritto di conquista in quanto ci ha redenti, riscattati, ricomprati e conquistati col suo Prezioso Sangue. È quindi in quanto Redentore che il Signore è Re, ed infine si può anche dire che questo, è espresso soprattutto nelle Epistole di san Paolo, e anche nella liturgia nella Festa di Cristo Re – Cristo è Re in quanto tutto il Creato è stato fatto per Lui; Egli è Colui che ricapitola tutto il Creato e che in quanto uomo lo offre a Dio Padre, alla Santissima Trinità. Il Creato è stato fatto per Cristo e Cristo lo offre e lo mette ai piedi del trono divino; e in questo Cristo esercita anche il suo sacerdozio e quindi unisce in sé nella sua Persona il sacerdozio, non solo nel Sacrificio della Croce, ma anche in questo ruolo nei confronti della Trinità che è quello regale: è Sacerdote e Re e quindi assume la perfezione in questo senso. Ora, cosa dobbiamo dire di Maria? Vi è in Maria, come abbiamo detto, secondo questo principio di assimilazione a Gesù Cristo, non di identità chiaramente, vi è una regalità in Maria secondo i medesimi punti che abbiamo appena spiegato. Ovverosia prima di tutto, Maria nella sua assimilazione a Cristo è Regina giacché Egli è Re.
Assimilata a Cristo Maria Lo glorifica, fa parte della Sua gloria e reciprocamente Ella stessa è la Gloria di Cristo in quanto è l’opera di Cristo. E non c’è alcun’ombra nella gloria dell’uno nei confronti dell’altro come invece avviene negli uomini. Questa Regalità di Maria, prima di tutto, si dimostra nel Mistero dell’Incarnazione, della Maternità Divina, nel Mistero della Redenzione, quindi prima di tutto, nell’Incarnazione, nella Redenzione e poi in quest’offerta alla Trinità e al Padre del Creato che ricapitola ogni cosa. E questo si realizzerà nella maternità divina di Maria verso noi. Prima di tutto nell’Incarnazione: il nostro teologo spiega che nell’Incarnazione, nel racconto dell’Annunciazione dell’Angelo, c’è un atto di Maria che è il “fiat”, il “sì” di Maria a questo Mistero, che poi porterà a tutto il concorso di Maria nel concepire e generare verginalmente il Verbo di Dio Incarnato. Ma dove si pone questo atto di Maria in questo Mistero? Nell’azione generatrice di Maria: Maria genera il Verbo di Dio, è quindi la Madre di Dio nel Mistero dell’Incarnazione, giacché Gesù è una Persona Divina e questa Persona quindi è quella che Maria ha concepito e generato. Questa operazione generatrice di Maria, spiega Padre Guérard, non è anteriore a quella assumente del Verbo. Cosa vuol dire? Il Verbo Eterno di Dio, il Figlio di Dio, la Seconda Persona della Trinità nell’Incarnazione assume una natura umana. Questo atto con il quale il Verbo assume una natura umana deve essere logicamente anteriore all’atto di Maria con il quale ella diventa Madre di Dio. Perché? Altrimenti Gesù non sarebbe sempre stato Dio; e invece contrariamente alle teorie di Nestorio, Gesù non è un uomo che diventa Dio, ma Gesù è sempre stato Dio.
Non può neppure l’atto di Maria essere posteriore perché vi sarebbe stato in qualche momento un istante in cui Maria non era Madre di Dio. Sono cose un pò difficili, ma cerco di spiegarmi: il Verbo assume una natura umana, questo Atto Divino che è primo, che precede ogni cosa, non può però essere precedente all’atto di Maria, non può essere posteriore all’atto di Maria con il quale Maria diventa Madre di Dio, e quindi com’è? Maria diventando Madre di Dio lo fa in maniera concomitante, cioè assieme a quell’Atto Divino col quale Dio assume una natura umana. In modo tale però che tra l’atto di Maria che è umano e quello del Verbo che è Divino qual è quello che è primo? quello che è fondante? Il principale? Quello di Dio, che si fa uomo. Quindi questo Atto Divino del Verbo che si fa uomo, del Verbo che s’incarna, fonda quello di Maria.
Aderendo al Mistero con la sua fede, che contribuisce a produrre, generando nel Suo seno il Verbo di Dio, Maria diventa Madre del Verbo Incarnato. Lo fa nella fede, nel suo “fiat”, nel suo “sì” e integra il suo essere nell’operazione divina. Come sempre è Dio che ama per primo, è Dio che inizia ogni atto e Maria è integrata come strumento nell’Atto di Dio e vi è in questo un perfetto ordine e una perfetta armonia. Come sempre tra le cose divine e le cose create. Per cui vedete, Maria qui non è mostrata come separata; “c’è il Verbo di Dio che si fa carne, c’è la Madre di Dio ecc.”, ma ci viene mostrata Maria, l’atto di Maria – col suo “fiat” e con la generazione con cui diventa Madre di Dio – integrato in questo Atto Divino ben superiore che è quello col quale Dio, il Verbo di Dio, dall’eternità il Figlio del Padre, assume una natura umana nel seno di Maria.
 
Quindi primo titolo col quale Maria è Regina, perché è la Madre di Dio, Madre di Dio che è il Signore e Madre di Gesù Cristo che è Re dei Re, quindi è la Regina. Secondo titolo, la Redenzione; e allora abbiamo l’idea di Corredenzione. Gesù è Re per conquista, Maria che è assimilata a Lui e che è sua socia lo sarà anch’essa con Lui, analogicamente a Lui. Qui Padre Guérard esamina il mistero di Cana. Perché Cana? Uno penserebbe di più al Mistero della Croce; in effetti Maria è Corredentrice anche ai piedi della Croce (Stabat Mater ecc.). Ma perché Cana? Nel mistero di Cana Maria invita Gesù, silenziosamente, a porre quell’atto che porterà alla Passione. Perché con le nozze di Cana Gesù inizia la sua vita pubblica, raduna attorno a sé gli Apostoli che per primi, per la prima volta, credono in Lui. Visto il primo miracolo, quello di Cana, gli Apostoli credono in Lui. E Gesù inizia così la sua vita pubblica manifestando agli uomini la sua divinità; vita pubblica che terminerà, d’altronde entro breve, nel suo compimento che è quello della Passione. 
La Passione, il sacrificio sulla Croce, la redenzione del genere umano inizia, per così dire, a Cana. E Cana inizia con un intervento di Maria; perché è Maria che dice, senza dirlo, “non hanno vino” e con queste parole Gesù decide il primo miracolo. Gesù pone l’atto che porterà alla Passione. Questa è l’ora di Cana; ora Gesù dice “non è venuta la mia ora”. Di quale ora parla Gesù? Quella del primo miracolo? No, sostanzialmente quella dell’Agonia, della Passione, quella che Lui chiamerà sempre la “sua ora”. E la preghiera di Maria anticipa quest’ora; anticipa quest’ora non perché Dio cambi idea, non è possibile. D’altronde tutte le nostre preghiere sono così. Non è che le nostre preghiere fanno cambiare a Dio i suoi propositi, è che Dio dall’eternità vuole che tale grazia sia concessa, tale cosa si realizzi, non senza la nostra preghiera. Quindi è Dio che ci muove alla preghiera per darci mediante la preghiera ciò che Lui vuole darci solo mediante la nostra preghiera; non diversamente con Maria. 
La domanda di Maria fa anticipare l’ora, l’ora di Cana, che è quella dell’Agonia e della Passione che in fondo sono la stessa ora. Dice Padre Guérard “l’ora non è venuta – così dice Gesù – e tuttavia inizia a venire, perché su preghiera di Maria compie il miracolo – Gesù – che lo incammina verso l’ora decisiva della Passione”. E quindi il primo miracolo fondante della Chiesa e iniziatore della Passione di Cristo è su preghiera di Maria. Non però in quanto a Maria è venuta in mente quest’idea; sì anche, ma perché Dio ha voluto che così fosse. E come nell’Incarnazione la preghiera di Maria, il “fiat” di Maria, il credere di Maria, il dire “sì” da parte di Maria si integra nell’opera divina, per cui il “fiat” di Maria “è nel” ed è fondato nell’atto divino che assume la natura umana, così Ella a Cana è mossa da Gesù e strumentalmente muove Gesù. Cosa vuol dire? Che da un lato è mossa da Gesù Cristo, da Dio, perché nessuno può pregare se non per mozione divina, dall’altro è Dio come vi ho spiegato, che dall’eternità vuole che Maria anticipi l’ora della Passione e quindi anche l’ora del miracolo, con la sua preghiera. 
Nello stesso tempo Maria che pure è una persona diversa da Gesù, cioè che è se stessa e che quindi liberamente si muove, con la sua preghiera è stata strumento divino per muovere Gesù a sua volta a dire di sì alla sua domanda e a decidere l’ora. Anticipare l’ora. A iniziare il processo che lo porterà alla sua Passione. Questo d’altronde accade anche in noi; sempre Dio ci muove a fare e noi a nostra volta possiamo muovere liberamente. E così Maria è mossa da Dio e nello stesso tempo muove. Così in questo modo noi vediamo anche in questo secondo aspetto, Maria presente in quest’opera redentiva di Cristo. Ma non dobbiamo come vi ho detto concepire come due redentori, non ce ne può essere che uno, ma dobbiamo capire che Maria è nel cuore della Redenzione; il suo volere redentivo si integra nel volere redentore di Gesù Cristo stesso. Non c’è “UN Redentore”, “UNA Redentrice”, ma una Corredentrice che è integrata all’Essere stesso del Redentore in quanto tale, che è Cristo. D’altronde l’uniformità di Maria alla volontà di Gesù è espressa anche lì nel Mistero dell’Annunciazione: “Ecco l’ancella del Signore (quindi come creatura schiava di Dio), sia fatto di me secondo la tua Parola”. 
Maria vuole tutto quello che vuole Gesù e tutto quello che vuole Dio. Siccome Dio Padre vuole la Passione di Cristo e siccome Cristo è obbediente alla volontà del Padre, fino alla morte così anche Maria è obbediente alla volontà del Padre. Ci sono tanti altri modi in cui spiegare quest’opera redentrice: li troverete nell’Enciclica di Pio XII, io vi segnalo solamente questa spiegazione. 
Dicevamo infine, dell’offerta alla Trinità e al Padre del Creato che è ricapitolato in Gesù Cristo. Allora, si presenta anche qui la stessa economia; però questo riguarda la maternità di Maria verso di noi; è in quanto madre che Maria in un certo modo ricapitola tutti noi per presentarci tramite Gesù Cristo a Dio Padre e alla Santissima Trinità. E qui c’è diciamo una parte maggiore da parte della Santa Vergine. Nel ruolo di una madre ci sono due aspetti, per così dire: quello del generare e quello dell’educare.
Nel generare – ed è un pò l’aspetto precedente, quello dell’Incarnazione – si è solamente strumenti; nell’educare c’è molto di più, in quanto è la madre che forma veramente i figli. Non li ha solamente generati, ha trasmesso loro la vita e dopo non gliela può più ridare, ma invece nell’educazione la madre fa veramente i figli come figli suoi. Allora spiega Padre Guérard: “una madre genera ed educa; nel generare è puro strumento come nel caso della Corredenzione dove è STRUMENTO del Redentore principale che è Gesù Cristo, nell’educare è molto di più”. Non introduce in cielo i peccatori, come a volte si usa dire, un po’ scherzando, un pò sul serio: la Madonna è la misericordia e la bontà, Gesù è la giustizia e allora la Madonna fa entrare di soppiatto i peccatori in cielo; no, non è così. In realtà che cosa fa Maria? Non introduce in cielo chi aderisce al peccato ma con la sua preghiera – è lì che è mediatrice di ogni grazia – cambia la volontà dei peccatori. 
E noi sappiamo – spiega Padre Guérard – quanto sia difficile cambiare una volontà. Anzi a strettamente parlare Dio solo lo fa; perché Dio solo, come Creatore, può senza violentare la libera volontà dell’uomo entrare e uscire dalla nostra volontà come vuole, con la sua premozione. Allora Maria uniformandosi alla predestinazione antecedente, secondo la quale Dio vuole che tutti noi siamo salvi, e alla conseguente di Dio per i suoi eletti, quelli che effettivamente sono salvi, ebbene tutti coloro che effettivamente sono salvi (come san Luigi Maria Grignion de Montfort spiega benissimo nel suo “Trattato della vera devozione a Maria”), sono coloro che ricevono le grazie di Maria. Tutti ricevono delle grazie, ma le grazie che conducono alla salvezza eterna vengono sempre da Cristo perché solo Cristo è l’autore della grazia mediante, la Vergine Maria. Cioè Maria si situa con la sua intercessione tra l’uno e l’altro dei disegni divini a riguardo della salvezza eterna dell’uomo. 
Padre Guérard dice: “è un dato di fatto che nessuno può negare che noi vediamo delle conversioni inspiegabili in coloro che hanno mantenuto la devozione a Maria. Come anche un dato di fatto riscontrare in alcuni un’attrazione particolare per la Vergine Maria; e in altri purtroppo no, anzi si vede quasi un’ostilità”. Questo è uno dei segni, potremmo dir così, del fatto che negli eletti vi sia questa materna intercessione della Vergine Maria. “Non dobbiamo stupirci che nell’ordine gratuito Dio, che dà a tutti sufficientemente e abbondantemente, dia di più ad alcuni; non ci deve essere gelosia, dobbiamo anzi rallegrarci di questo”. E quindi Maria attira alcuni di più. Ne segue quindi una riflessione sulla potenza quasi infinita di Maria. Ripetiamo: “Essa non introduce i peccatori in cielo, li converte. Convertire vuol dire muovere la volontà; la forza della verità da un lato, si scontra con l’indurimento del peccato. Solo Dio può e Maria può perché ancora una volta opera in Dio nella mozione divina, perché Dio vuole che sia così. Ne segue quindi che Maria conosce i suoi figli, cioè quelli che l’amano e che lei ama”. Quindi noi dobbiamo da un lato – come spiega il Montfort – mettere la Madre dalla nostra parte e nello stesso tempo essere noi dalla parte della Madre. E in questo vi è – spiegherà poi – una triplice gratuità da parte di Dio, una triplice fatica, cioè un ruolo da parte di Maria.
 
Che cosa possiamo ricavare da queste poche parole dove si cerca di riassumere qualcosa di molto più complesso? Come spiegano molto bene sia padre Roschini, sia Pio XII soprattutto nella sua Enciclica, la Regalità di Maria si articola in queste due forme: quella che viene dalla sua Maternità divina e quella che viene dal fatto che è Corredentrice. Allora prima di tutto la questione che è Corredentrice sotto il Redentore che è Gesù, analogicamente a Lui; offrendo il figlio suo, il suo cuore e la sua anima sono stati trafitti da una spada di dolore. Ella è ai piedi della Croce, c’è stata data ai piedi della Croce come Madre. Ella è Eva che è la socia di Adamo nell’opera della Redenzione, come abbiamo spiegato. 
Quindi questo è il ruolo di Maria come socia di Gesù nell’acquisizione della grazia: la mediazione. In teologia si dice “la Redenzione oggettiva” e quella “soggettiva”; oggettiva che cos’è? Cristo che col Suo Sangue ha redento tutti gli uomini (ce n’è per redimere il mondo intero). La soggettiva: il Sangue di Cristo che è applicato a ciascuno di noi in particolare, a coloro che si salvano. Ebbene Maria svolge un’azione di mediazione essendo nell’azione di Cristo, come strumento di Cristo (esattamente come strumento di Cristo sono i Sacramenti, come strumento di Cristo è la Sua umanità: chi toccava le sue vesti veniva guarito). Era strumentale l’umanità di Gesù, sono strumentali i Sacramenti, è strumentale Maria. Dio spesso si serve di strumenti per disporre colui che deve ricevere la Sua azione all’azione divina in lui. Maria mediatrice di una grazia svolge quindi questo ruolo strumentale, prima nell’acquisizione della grazia come Corredentrice, poi nella distribuzione della grazia come Mediatrice. Mediatrice quindi è un aspetto, per giunta secondario, di Corredentrice. Corredentrice e Mediatrice sono due aspetti della sua Regalità, che fanno di Maria la “potentissima”. 
Ho detto questo per terminare quello che volevamo dire prima; nel dizionario di Roschini troverete spiegato diffusamente con tutti gli argomenti del Magistero, della Sacra Scrittura e della Tradizione, l’una e l’altra di queste idee; definibili nel 1958 sono definibili ancor oggi e aspettiamo tempi migliori.
 

Maria antitesi di Satana

Bolla dogmatica “Ineffabilis Deus”, del Sommo Pontefice Pio IX

Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l’ultimo confine dell’universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l’eternità la tristissima rovina dell’intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l’opera primitiva della sua bontà, con un mistero ancora più profondo – l’incarnazione del Verbo – affinché l’uomo (indotto al peccato dalla perfida malizia del diavolo) non andasse perduto, in contrasto con il suo proposito d’amore, e affinché venisse recuperato felicemente ciò che sarebbe caduto con il primo Adamo, fin dall’inizio e prima dei secoli scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza. Per questo, attingendo dal tesoro della divinità, la ricolmò – assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi – dell’abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella, sempre libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, mostrasse quella perfezione di innocenza e di santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio, e che nessuno, all’infuori di Dio, può abbracciare con la propria mente. Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull’antico serpente. Dio Padre dispose di dare a Lei il suo unico Figlio, generato dal suo seno uguale a sé, e che ama come se stesso, in modo tale che fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; lo stesso Figlio scelse di farne la sua vera Madre, e lo Spirito Santo volle e operò perché da Lei fosse concepito e generato Colui dal quale egli stesso procede. La Chiesa Cattolica che – da sempre ammaestrata dallo Spirito Santo – è il basilare fondamento della verità, considerando come dottrina rivelata da Dio, compresa nel deposito della celeste rivelazione, questa innocenza originale dell’augusta Vergine unitamente alla sua mirabile santità, in perfetta armonia con l’eccelsa dignità di Madre di Dio, non ha mai cessato di presentarla, proporla e sostenerla con molteplici argomentazioni e con atti solenni sempre più frequenti. Proprio la Chiesa, non avendo esitato a proporre la Concezione della stessa Vergine al pubblico culto e alla venerazione dei fedeli, ha offerto un’inequivocabile conferma che questa dottrina, presente fin dai tempi più antichi, era intimamente radicata nel cuore dei fedeli e veniva mirabilmente diffusa dall’impegno e dallo zelo dei Vescovi nel mondo cattolico. Con questo atto significativo mise in evidenza che la Concezione della Vergine doveva essere venerata in modo singolare, straordinario e di gran lunga superiore a quello degli altri uomini: pienamente santo, dal momento che la Chiesa celebra solamente le feste dei Santi. Per questo essa era solita inserire negli uffici ecclesiastici e nella sacra Liturgia, riferendole anche alle origini della Vergine, le stesse identiche parole impiegate dalla Sacra Scrittura per parlare della Sapienza increata e per descriverne le origini eterne, perché entrambe erano state preordinate nell’unico e identico decreto dell’Incarnazione della Divina Sapienza. Sebbene tutte queste cose, condivise quasi ovunque dai fedeli, dimostrino con quanta cura la stessa Chiesa Romana, madre e maestra di tutte le Chiese, abbia seguito la dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine, tuttavia meritano di essere elencati, uno per uno, gli atti più importanti della Chiesa in questa materia, perché assai grandi sono la sua dignità e la sua autorità, quali si addicono ad una simile Chiesa: è lei il centro della verità cattolica e dell’unità; in lei sola fu custodita fedelmente la religione; da lei tutte le altre Chiese devono attingere la tradizione della fede. Dunque, questa stessa Chiesa Romana ritenne che non potesse esserci niente di più meritevole che affermare, tutelare, propagandare e difendere, con ogni più eloquente mezzo, l’Immacolata Concezione della Vergine, il suo culto e la sua dottrina. Tutto questo è testimoniato e messo in evidenza, in modo assolutamente inequivocabile, da innumerevoli e straordinari, atti dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, ai quali, nella persona del Principe degli Apostoli, fu affidato, per volere divino, dallo stesso Cristo Signore il supremo compito e il potere di pascere gli agnelli e le pecore, di confermare nella fede i fratelli, di reggere e governare tutta la Chiesa. I Nostri Predecessori infatti si vantarono grandemente, avvalendosi della loro autorità Apostolica, di avere istituito nella Chiesa Romana la festa della Concezione con Ufficio e Messa proprii, per mezzo dei quali veniva affermato, con la massima chiarezza, il privilegio dell’immunità dalla macchia originale; di aver rafforzato, circondato di ogni onore, promosso e accresciuto con ogni mezzo il culto già stabilito, sia con la concessione di Indulgenze, sia accordando alle città, alle province e ai regni la facoltà di scegliere come Patrona la Madre di Dio sotto il titolo dell’Immacolata Concezione, sia con l’approvazione di Confraternite, di Congregazioni e di Famiglie religiose, costituite per onorare l’Immacolata Concezione, sia con il tributare lodi alla pietà di coloro che avevano eretto monasteri, ospizi, altari e templi dedicati all’Immacolata Concezione, oppure si erano impegnati, con un solenne giuramento, a difendere strenuamente l’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Provarono anche l’immensa gioia di decretare che la festa della Concezione dovesse essere considerata da tutta la Chiesa, con la stessa dignità e importanza della Natività; inoltre, che fosse celebrata ovunque come solennità insignita di ottava e da tutti santificata come festa di precetto, e che ogni anno si tenesse nella Nostra Patriarcale Basilica Liberiana una Cappella Papale nel giorno santo dell’Immacolata Concezione. Spinti dal desiderio di rafforzare, ogni giorno di più, nell’animo dei fedeli questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio e di stimolare la loro pietà al culto e alla venerazione della Vergine concepita senza peccato originale, furono lietissimi di concedere la facoltà che venisse pronunciata ad alta voce la Concezione Immacolata della Vergine nelle Litanie Lauretane e nello stesso Prefazio della Messa, affinché i dettami della fede trovassero conferma nelle norme della preghiera. Noi quindi, seguendo le orme di Predecessori così illustri, non solo abbiamo approvato e accolto tutto ciò che è stato da loro deciso con tanta devozione e con tanta saggezza, ma, memori di ciò che aveva disposto Sisto IV, abbiamo confermato, con la Nostra autorità, l’Ufficio proprio dell’Immacolata Concezione e, con sensi di profonda gioia, ne abbiamo concesso l’uso a tutta la Chiesa. Ma poiché tutto ciò che si riferisce al culto è strettamente connesso con il suo oggetto e non può rimanere stabile e duraturo se questo oggetto è incerto e non ben definito, i Romani Pontefici Nostri Predecessori, mentre impiegavano tutta la loro sollecitudine per accrescere il culto della Concezione, si preoccuparono anche di chiarirne e di inculcarne con ogni mezzo l’oggetto e la dottrina. Insegnarono infatti, in modo chiaro ed inequivocabile, che si celebrasse la festa della Concezione della Vergine e respinsero quindi, come falsa e assolutamente contraria al pensiero della Chiesa, l’opinione di coloro che ritenevano ed affermavano che da parte della Chiesa non si onorava la Concezione ma la santificazione di Maria. Né ritennero che si potesse procedere con minore decisione contro coloro che, al fine di sminuire la dottrina sull’Immacolata Concezione della Vergine, avendo escogitato una distinzione fra il primo istante e il secondo momento della Concezione, affermavano che si celebrava sì la Concezione, ma non quella del primo iniziale momento. Gli stessi Nostri Predecessori stimarono loro preciso dovere difendere e sostenere, con tutto l’impegno, sia la festa della Concezione della Beatissima Vergine, sia la Concezione dal suo primo istante come vero oggetto del culto. Di qui le parole assolutamente decisive, con le quali Alessandro VII, Nostro Predecessore, mise in evidenza il vero pensiero della Chiesa. Egli si espresse in questi termini: “È sicuramente di antica data la particolare devozione verso la Beatissima Madre, la Vergine Maria, da parte dei fedeli: infatti erano convinti che la sua anima – fin dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo – fosse stata preservata immune dalla macchia del peccato originale per una speciale grazia e per un singolare privilegio di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Figlio suo e Redentore del genere umano. Animati da tale persuasione, circondavano di onore e celebravano la festa della Concezione con un rito solenne” [ALEXANDER VII, Const. Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 8 decembris 1661] . E fu proprio impegno primario dei Nostri Predecessori custodire con ogni cura, zelo e sforzo, perfettamente integra la dottrina dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Infatti non solo non tollerarono mai che la stessa dottrina venisse in qualche modo biasimata e travisata da chicchessia, ma, spingendosi ben oltre, asserirono, con chiare e reiterate dichiarazioni, che la dottrina, con la quale professiamo l’Immacolata Concezione della Vergine, era e doveva essere considerata a pieno titolo assolutamente conforme al culto della Chiesa; era antica e quasi universalmente riconosciuta, tale da essere fatta propria dalla Chiesa Romana, con l’intento di assecondarla e custodirla, e del tutto degna di aver parte nella stessa Sacra Liturgia e nelle preghiere più solenni. Non contenti di ciò, affinché la dottrina dell’Immacolato Concepimento della Vergine si mantenesse integra, vietarono, con la più grande severità, che ogni opinione contraria a questa dottrina potesse essere sostenuta sia in pubblico che in privato e la vollero colpita a morte. A queste ripetute e chiarissime dichiarazioni, perché non risultassero vane, aggiunsero delle sanzioni. Tutto questo è stato riassunto dal Nostro venerato Predecessore Alessandro VII con le seguenti parole: “Considerando che la Santa Chiesa Romana celebra solennemente la festa della Concezione dell’Intemerata e sempre Vergine Maria, e che, al riguardo, ha un tempo composto un Ufficio proprio e specifico in ossequio alla pia, devota e lodevole disposizione emanata dal Nostro Predecessore Sisto IV; volendo Noi pure favorire, sull’esempio dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, questa lodevole e pia devozione, questa festa e questo culto, prestato conformemente a quella direttiva e che dalla sua istituzione non ha subito, nella Chiesa Romana, alcun mutamento; volendo anche salvaguardare questa particolare forma di pietà e di devozione nel rendere onore e nel celebrare la Beatissima Vergine preservata dal peccato originale con un atto preventivo della grazia dello Spirito Santo; desiderando inoltre conservare nel gregge di Cristo l’unità dello spirito nel vincolo della pace, dopo aver placato i motivi di scontro e le dispute e aver rimosso gli scandali; accogliendo le istanze e le suppliche a Noi rivolte dai Vescovi sopra ricordati, unitamente ai Capitoli delle loro Chiese, dal Re Filippo e dai suoi Regni; rinnoviamo le Costituzioni e i Decreti emanati dai Romani Pontefici Nostri Predecessori, soprattutto da Sisto IV, da Paolo V e da Gregorio XV, per avvalorare l’affermazione intesa a sostenere che l’anima della Beata Vergine Maria, nella sua creazione e nell’infusione nel corpo, ebbe il dono della grazia dello Spirito Santo e fu preservata dal peccato originale; per favorire la festa e il culto della stessa Concezione della Vergine Madre di Dio, in linea con la pia proposizione suesposta, decretiamo che tali Costituzioni e Decreti siano osservati, sotto pena d’incorrere nelle censure e nelle altre sanzioni previste nelle Costituzioni stesse. “Decretiamo che quanti ardiranno interpretare le Costituzioni e i Decreti citati in modo da vanificare il favore reso, per mezzo loro, alla sunnominata affermazione, alla festa e al culto prestato nel rispetto della stessa; avranno osato mettere in discussione questa affermazione, questa festa e questo culto, o prendere posizione contro di essa in qualunque modo, direttamente o indirettamente, ricorrendo a qualsivoglia pretesto, sia pure con l’intento di esaminarne la sua definibilità e di spiegare e di interpretare, al riguardo, la Sacra Scrittura, i Santi Padri, e i Dottori; o ancora farsi forti di ogni altro possibile pretesto od occasione e poter quindi esprimere, dichiarare, trattare, disputare a voce e per iscritto, precisando, affermando e adducendo qualche argomentazione contro di essa, senza portarla a compimento; dissertare infine contro di essa in qualsiasi altro modo, addirittura fuori dell’immaginabile; [decretiamo] che siano privati anche della facoltà di predicare, di leggere, di insegnare e di dissertare in pubblico; di aver voce attiva e passiva in ogni tipo di elezioni, senza bisogno di alcuna dichiarazione. Incorreranno dunque, ipso facto, nella pena della perpetua interdizione di predicare, di leggere, di insegnare e di dissertare in pubblico. “Da queste pene essi potranno essere assolti o dispensati solamente da Noi o dai Romani Pontefici Nostri Successori. Intendiamo anche sottoporli, ed effettivamente con la presente li sottoponiamo, ad altre pene da infliggere a Nostro insindacabile giudizio e dei Romani Pontefici Nostri Successori, mentre rinnoviamo le Costituzioni e i Decreti di Paolo V e di Gregorio XV sopra ricordati. “Dichiariamo inaccettabili, e le sottoponiamo alle pene e alle censure contenute nell’Indice dei libri proibiti, le pubblicazioni nelle quali vengono messi in dubbio quella affermazione, la festa e il culto approvato; viene scritto, o vi si possa leggere, alcunché di contrario a ciò che è stato sopra riportato; trovino spazio discorsi, prediche, trattati, dissertazioni che ne avversano il contenuto. Ordiniamo e decretiamo che siffatti libri siano, ipso facto, da considerare espressamente proibiti, senza attendere una specifica dichiarazione”. D’altra parte tutti sanno con quanto zelo questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio sia stata tramandata, sostenuta e difesa dalle più illustri Famiglie religiose, dalle più celebri Accademie teologiche e dai Dottori più versati nella scienza delle cose divine. Tutti parimenti conoscono quanto siano stati solleciti i Vescovi nel sostenere in pubblico, anche nelle assemblee ecclesiastiche, che la santissima Vergine Maria, Madre di Dio, in previsione dei meriti del Redentore Gesù Cristo, non fu mai soggetta al peccato ma, del tutto preservata dalla colpa originale, fu redenta in una maniera più sublime. A tutto ciò si aggiunge il fatto, decisamente assai rilevante e del massimo peso, che lo stesso concilio di Trento, quando promulgò il decreto dogmatico sul peccato originale, nel quale, sulla scorta delle testimonianze della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei più autorevoli Concili, stabilì e definì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in quel decreto, e nell’ambito di una definizione così generale, la Beata ed Immacolata Vergine Maria Madre di Dio. Con tale dichiarazione infatti i Padri Tridentini indicarono con sufficiente chiarezza, tenendo conto della situazione del tempo, che la Beatissima Vergine fu esente dalla colpa originale. Indicarono perciò apertamente che dalle divine Scritture, dalla tradizione, dall’autorità dei Padri, niente poteva essere desunto che fosse in contrasto con questa prerogativa della Vergine. Per la verità, illustri monumenti di veneranda antichità della Chiesa orientale ed occidentale testimoniano con assoluta certezza che questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine, che, giorno dopo giorno, è stata magnificamente illustrata, proclamata e confermata dall’autorevolissimo sentimento, dal magistero, dallo zelo, dalla scienza e dalla saggezza della Chiesa e si è diffusa in modo tanto prodigioso presso tutti i popoli e le nazioni del mondo cattolico, è da sempre esistita nella Chiesa stessa come ricevuta dagli antenati e contraddistinta dalle caratteristiche della dottrina rivelata. Infatti la Chiesa di Cristo, fedele custode e garante dei dogmi a lei affidati, non ha mai apportato modifiche ad essi, non vi ha tolto o aggiunto alcunché, ma trattando con ogni cura, in modo accorto e sapiente, le dottrine del passato per scoprire quelle che si sono formate nei primi tempi e che la fede dei Padri ha seminato, si preoccupa di limare e di affinare quegli antichi dogmi della Divina Rivelazione, perché ne ricevano chiarezza, evidenza e precisione, ma conservino la loro pienezza, la loro integrità e la loro specificità e si sviluppino soltanto nella loro propria natura, cioè nell’ambito del dogma, mantenendo inalterati il concetto e il significato. In verità, i Padri e gli scrittori ecclesiastici, ammaestrati dalle parole divine – nei libri elaborati con cura per spiegare la Scrittura, per difendere i dogmi e per istruire i fedeli – non trovarono niente di più meritevole di attenzione del celebrare ed esaltare, nei modi più diversi ed ammirevoli, l’eccelsa santità, la dignità e l’immunità della Vergine da ogni macchia di peccato e la sua vittoria sul terribile nemico del genere umano. Per tale motivo, mentre commentavano le parole con le quali Dio, fin dalle origini del mondo, annunciando i rimedi della sua misericordia approntati per la rigenerazione degli uomini, rintuzzò l’audacia del serpente ingannatore e rialzò mirabilmente le speranze del genere umano: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua e la sua stirpe“, essi insegnarono che con questa divina profezia fu chiaramente e apertamente indicato il misericordioso Redentore del genere umano, cioè il Figliuolo Unigenito di Dio, Gesù Cristo; fu anche designata la sua beatissima Madre, la Vergine Maria, e, nello stesso tempo, fu nettamente espressa l’inimicizia dell’uno e dell’altra contro il demonio. Ne conseguì che, come Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, annientò il decreto di condanna esistente contro di noi, inchiodandolo da trionfatore sulla Croce, così la santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo ed indissolubile, poté esprimere, con Lui e per mezzo di Lui, un’eterna inimicizia contro il velenoso serpente e, riportando nei suoi confronti una nettissima vittoria, gli schiacciò la testa con il suo piede immacolato. Di questo nobile e singolare trionfo della Vergine, della sua straordinaria innocenza, purezza e santità, della sua immunità da ogni macchia di peccato, della sua ineffabile abbondanza di tutte le grazie divine, di tutte le virtù e di tutti i privilegi a Lei donati, gli stessi Padri videro una figura sia nell’Arca di Noè che, voluta per ordine di Dio, scampò del tutto indenne al diluvio universale; sia in quella scala che Giacobbe vide ergersi da terra fino al cielo, e lungo la quale salivano e scendevano gli angeli di Dio e alla cui sommità stava il Signore stesso; sia in quel roveto che Mosè vide nel luogo santo avvolto completamente dalle fiamme e, pur immerso in un fuoco crepitante, non si consumava né pativa alcun danno ma continuava ad essere verde e fiorito; sia in quella torre inespugnabile, eretta di fronte al nemico, dalla quale pendono mille scudi e tutte le armature dei forti; sia in quell’orto chiuso che non può essere violato né devastato da alcun assalto insidioso; sia in quella splendente città di Dio che ha le sue fondamenta sui monti santi; sia in quell’eccelso tempio di Dio che, rifulgendo degli splendori divini, è ricolmo della gloria del Signore; sia in tutti gli altri innumerevoli segni dello stesso genere che, secondo il pensiero dei Padri, preannunciavano cose straordinarie sulla dignità della Madre di Dio, sulla sua illibata innocenza e sulla sua santità, mai soggetta ad alcuna macchia. Per descrivere debitamente quest’insieme di doni celesti e l’innocenza originale della Vergine dalla quale è nato Gesù, i Padri ricorsero alle parole dei Profeti ed esaltarono questa divina, santa Vergine, come una pura colomba, come una Santa Gerusalemme, come un eccelso trono di Dio, come un’arca della santificazione, come la casa che l’eterna Sapienza si è edificata, come quella Regina straordinaria che, ricolma di delizie e appoggiata al suo Diletto, uscì dalla bocca dell’Altissimo assolutamente perfetta e bella, carissima a Dio e mai contaminata da alcuna macchia di peccato. Siccome poi gli stessi Padri e gli scrittori ecclesiastici erano pienamente convinti che l’Angelo Gabriele, nel dare alla beatissima Vergine l’annuncio dell’altissima dignità di Madre di Dio, l’aveva chiamata, in nome e per comando di Dio stesso, piena di grazia, insegnarono che con questo singolare e solenne saluto, mai udito prima di allora, si proclamava che la Madre di Dio era la sede di tutte le grazie divine, era ornata di tutti i carismi dello Spirito Santo, anzi era un tesoro quasi infinito e un abisso inesauribile di quegli stessi doni divini, a tal punto che, non essendo mai stata soggetta a maledizione ma partecipe, insieme con il suo Figlio, di eterna benedizione, meritò di essere chiamata da Elisabetta, mossa dallo Spirito di Dio: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno“. Da tutto ciò derivò il loro concorde e ben documentato pensiero che, in forza di tutti questi doni divini, la gloriosissima Vergine, per la quale “grandi cose ha fatto colui che è potente“, rifulse di tale pienezza di grazia e di tale innocenza da diventare l’ineffabile miracolo di Dio, anzi il culmine di tutti i miracoli e quindi degna Madre di Dio, la più vicina a Dio, nella misura in cui ciò è possibile ad una creatura, superiore a tutte le lodi angeliche ed umane. Per questo motivo, con l’intento di dimostrare l’innocenza e la giustizia originale della Madre di Dio, i Padri non solo la paragonarono spessissimo ad Eva ancora vergine, innocente, non corrotta e non ancora caduta nei lacci delle mortali insidie del serpente ingannatore, ma la anteposero a lei con una meravigliosa varietà di parole e di espressioni. Eva infatti, avendo dato ascolto disgraziatamente al serpente, decadde dall’innocenza originale e divenne sua schiava, mentre la beatissima Vergine accrebbe continuamente il primitivo dono e, senza mai ascoltare il serpente, con la forza ricevuta da Dio ne annientò la violenza e il potere. Perciò non si stancarono mai di proclamarla giglio tra le spine; terra assolutamente inviolata, verginale, illibata, immacolata, sempre benedetta e libera da ogni contagio di peccato, dalla quale è stato formato il nuovo Adamo; giardino delle delizie piantato da Dio stesso, senza difetti, splendido, abbondantemente ornato di innocenza e di immortalità e protetto da tutte le insidie del velenoso serpente; legno immarcescibile che il tarlo del peccato mai poté intaccare; fonte sempre limpida e segnata dalla potenza dello Spirito Santo; tempio esclusivo di Dio; tesoro di immortalità; unica e sola figlia, non della morte, ma della vita; germoglio di grazia e non d’ira che, per uno speciale intervento della provvidenza divina, è spuntato, sempre verde e ammantato di fiori, da una radice corrotta e contaminata. Ma come se tutte queste espressioni non bastassero, pur essendo straordinarie, i Padri formularono specifiche e stringenti argomentazioni per affermare che, parlando del peccato, non poteva in alcun modo essere chiamata in causa la santa Vergine Maria, perché a Lei era stata elargita la grazia in misura superiore per vincere ogni specie di peccato. Asserirono quindi che la gloriosissima Vergine fu la riparatrice dei progenitori, la fonte della vita per i posteri. Scelta e preparata dall’Altissimo da tutta l’eternità e da Lui preannunciata quando disse al serpente: “Porrò inimicizia fra te e la donna“, schiacciò veramente la testa di quel velenoso serpente. Sostennero dunque che la beatissima Vergine fu, per grazia, immune da ogni macchia di peccato ed esente da qualsivoglia contaminazione del corpo, dell’anima e della mente. Unita in un intimo rapporto e congiunta da un eterno patto di alleanza con Dio, non fu mai preda delle tenebre, ma fruì di una luce perenne e risultò degnissima dimora di Cristo, non per le qualità del corpo, ma per lo stato originale di grazia. Parlando della Concezione della Vergine, i Padri aggiunsero espressioni assai significative, con le quali attestarono che la natura cedette il passo alla grazia e si trovò incapace a svolgere il suo compito. Non poteva infatti accadere che la Vergine Madre di Dio potesse essere concepita da Anna, prima che la grazia sortisse il suo effetto. Così doveva essere concepita la primogenita, dalla quale doveva poi essere concepito il Primogenito di ogni creatura. Proclamarono che la carne della Vergine, derivata da Adamo, non ne contrasse le macchie, e che la beatissima Vergine fu quindi il tabernacolo creato da Dio stesso, formato dallo Spirito Santo, capolavoro di autentica porpora, al quale diede ornamento quel nuovo Beseleel ricamandolo variamente in oro. Fu a buon diritto esaltata come il primo vero capolavoro di Dio: sfuggita ai dardi infuocati del maligno, entrò nel mondo, bella per natura e assolutamente estranea al peccato nella sua Concezione Immacolata, come l’aurora che spande tutt’intorno la sua luce. Non era infatti conveniente che quel vaso di elezione fosse colpito dal comune disonore, perché assai diverso da tutti gli altri, di cui condivide la natura ma non la colpa. Al contrario era assolutamente conveniente che come l’Unigenito aveva in cielo un Padre, che i Cherubini esaltano tre volte santo, avesse sulla terra una Madre mai priva dello splendore della santità. Proprio questa dottrina era a tal punto radicata nella mente e nell’animo degli antenati, che divenne abituale l’uso di uno speciale e straordinario linguaggio. Lo impiegarono spessissimo per chiamare la Madre di Dio Immacolata, del tutto Immacolata; innocente, anzi innocentissima; illibata nel modo più eccelso; santa e assolutamente estranea al peccato; tutta pura, tutta intemerata, anzi l’esemplare della purezza e dell’innocenza; più bella della bellezza; più leggiadra della grazia; più santa della santità; la sola santa, purissima nell’anima e nel corpo, che si spinse oltre la purezza e la verginità; la sola che diventò, senza riserve, la dimora di tutte le grazie dello Spirito Santo, e che si innalzò al di sopra di tutti, con l’eccezione di Dio: per natura, più bella, più graziosa e più santa degli stessi Cherubini e Serafini e di tutte le schiere degli Angeli. Nessun linguaggio, né del cielo né della terra, può bastare per tesserne le lodi. Nessuno ignora che la celebrazione di Lei fu, con tutta naturalezza, introdotta nelle memorie della santa Liturgia e negli Uffici ecclesiastici. Tutti li pervade e li domina per larghi tratti. La Madre di Dio vi è invocata ed esaltata come incorrotta colomba di bellezza, rosa sempre fresca. Essendo purissima sotto ogni aspetto, eternamente immacolata e beata, viene celebrata come l’innocenza stessa, che non fu mai violata, e come la nuova Eva che ha generato l’Emmanuele. Non vi è dunque niente di straordinario se i Pastori della Chiesa e i popoli fedeli si sono compiaciuti, ogni giorno di più, di professare con tanta pietà, con tanta devozione e con tanto amore la dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio, che, a giudizio dei Padri, è stata inserita nella Sacra Scrittura, è stata trasmessa dalle loro numerose e importantissime testimonianze, è stata manifestata e celebrata con tanti insigni monumenti del venerando tempo antico, è stata proposta e confermata dal più alto e autorevole magistero della Chiesa. Pastori e popolo niente ebbero di più dolce e di più caro che onorare, venerare, invocare ed esaltare ovunque, con tutto l’ardore del cuore, la Vergine Madre di Dio concepita senza peccato originale. Per questo già dai tempi antichi i Vescovi, gli uomini di chiesa, gli Ordini regolari, gli stessi Imperatori e Re chiesero, con insistenza, che questa Sede Apostolica definisse l’Immacolata Concezione della Madre di Dio come dogma della fede cattolica. Queste richieste sono state nuovamente ripetute nei tempi più recenti, specialmente al Nostro Predecessore Gregorio XVI di felice memoria, e sono state rivolte anche a Noi dai Vescovi, dal Clero secolare, da Famiglie religiose, da Sovrani e da popoli fedeli. Poiché dunque, con straordinaria gioia del Nostro cuore, avevamo piena conoscenza di tutto ciò e ne comprendevamo l’importanza, non appena siamo stati innalzati, sebbene immeritevoli, per un misterioso disegno della divina Provvidenza, a questa sublime Cattedra di Pietro, ed assumemmo il governo di tutta la Chiesa, abbiamo ritenuto che non ci fosse niente di più importante, sorretti anche dalla profonda devozione, pietà e amore nutriti fin dalla fanciullezza per la santissima Vergine Maria Madre di Dio, del portare a compimento tutto ciò che poteva ancora essere nelle aspettative della Chiesa, per accrescere il tributo di onore alla beatissima Vergine e per metterne ancora più in luce le prerogative. Volendo tuttavia procedere con grande prudenza, abbiamo costituito una speciale Congregazione di Nostri Venerabili Fratelli, Cardinali di Santa Romana Chiesa, illustri per la pietà, per la competenza e per la conoscenza delle cose divine; abbiamo pure scelto uomini del Clero secolare e regolare, particolarmente versati nelle discipline teologiche, perché esaminassero con ogni cura tutto ciò che riguarda l’Immacolata Concezione della Vergine e presentassero a Noi le loro conclusioni. Quantunque già dalle istanze, da Noi ricevute per patrocinare l’eventuale definizione dell’Immacolata Concezione della Vergine, risultasse chiaro il pensiero di molti Vescovi, tuttavia abbiamo inviato ai Venerabili Fratelli Vescovi di tutto il mondo cattolico una Lettera Enciclica, scritta a Gaeta il 2 febbraio 1849, perché, dopo aver rivolto preghiere a Dio, Ci comunicassero per iscritto quali fossero la pietà e la devozione dei loro fedeli nei confronti dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio e, soprattutto, quale fosse il loro personale pensiero sulla proposta di questa definizione e quali fossero i loro auspici, al fine di poter esprimere il Nostro decisivo giudizio nel modo più autorevole possibile. Non è certo stata di poco peso la consolazione che abbiamo provato, quando Ci pervennero le risposte di quei Venerabili Fratelli. Infatti nelle loro lettere, pervase da incredibile compiacimento, gioia ed entusiasmo, Ci confermarono nuovamente, non solo la straordinaria pietà e i sentimenti che essi stessi, il loro Clero e il popolo fedele nutrivano verso l’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine, ma Ci supplicarono anche, con voto pressoché unanime, che l’Immacolata Concezione della Vergine venisse definita con un atto decisivo del Nostro ufficio e della Nostra autorità. Nel frattempo abbiamo gustato una gioia non certo minore, quando i Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, della speciale Congregazione sopra ricordata, e i citati teologi da Noi scelti come esperti, dopo aver proceduto con tutta l’attenzione ad un impegnativo e meticoloso esame della questione, Ci chiesero con insistenza la definizione dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Dopo queste premesse, seguendo le prestigiose orme dei Nostri Predecessori, desiderando procedere nel rispetto delle norme canoniche, abbiamo tenuto un Concistoro, nel quale abbiamo parlato ai Nostri Venerabili Fratelli, Cardinali di Santa Romana Chiesa, e, con la più grande consolazione del Nostro animo, li abbiamo uditi rivolgerci l’insistente richiesta perché decidessimo di emanare la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio. Essendo quindi fermamente convinti nel Signore che fossero maturati i tempi per definire l’Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria Madre di Dio, che la Sacra Scrittura, la veneranda Tradizione, il costante sentimento della Chiesa, il singolare consenso dei Vescovi e dei fedeli, gli atti memorabili e le Costituzioni dei Nostri Predecessori mirabilmente illustrano e spiegano; dopo aver soppesato con cura ogni cosa e aver innalzato a Dio incessanti e fervide preghiere; ritenemmo che non si potesse più in alcun modo indugiare a ratificare e a definire, con il Nostro supremo giudizio, l’Immacolata Concezione della Vergine, e così soddisfare le sacrosante richieste del mondo cattolico, appagare la Nostra devozione verso la santissima Vergine e, nello stesso tempo, glorificare sempre più in Lei il suo Figlio Unigenito, il Signore Nostro Gesù Cristo, perché ogni tributo di onore reso alla Madre ridonda sul Figlio. Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l’assistenza dell’intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa, ed indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli. Se qualcuno dunque avrà la presunzione di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito (Dio non voglia!), sappia con certezza di aver pronunciato la propria condanna, di aver subito il naufragio nella fede, di essersi separato dall’unità della Chiesa, e, se avrà osato rendere pubblico, a parole o per iscritto o in qualunque altro modo, ciò che pensa, sappia di essere incorso, ipso facto, nelle pene comminate dal Diritto. La Nostra bocca è veramente piena di gioia e la Nostra lingua di esultanza. Innalziamo dunque a Gesù Cristo Signore Nostro i più umili e sentiti ringraziamenti perché, pur non avendone i meriti, Ci ha concesso, per una grazia particolare, di offrire e di decretare questo onore e questo tributo di gloria alla sua santissima Madre. Fondiamo senz’altro le nostre attese su un fatto di sicura speranza e di pieno convincimento. La stessa beatissima Vergine che, tutta bella e immacolata, schiacciò la testa velenosa del crudelissimo serpente e recò al mondo la salvezza; la Vergine, che è gloria dei Profeti e degli Apostoli, onore dei Martiri, gioia e corona di tutti i Santi, sicurissimo rifugio e fedelissimo aiuto di chiunque è in pericolo, potentissima mediatrice e avvocata di tutto il mondo presso il suo Unigenito Figlio, fulgido e straordinario ornamento della santa Chiesa, incrollabile presidio che ha sempre schiacciato le eresie, ha liberato le genti e i popoli fedeli da ogni sorta di disgrazie e ha sottratto Noi stessi ai numerosi pericoli che Ci sovrastavano, voglia, con il suo efficacissimo patrocinio, portare aiuto alla santa Madre, la Chiesa Cattolica, perché, rimosse tutte le difficoltà, sconfitti tutti gli errori, essa possa, ogni giorno di più, prosperare e fiorire presso tutti i popoli e in tutti i luoghi, “dall’uno all’altro mare, e dal fiume fino agli estremi confini della terra“, e possa godere pienamente della pace, della tranquillità e della libertà. Voglia inoltre intercedere perché i colpevoli ottengano il perdono, gli ammalati il rimedio, i pusillanimi la forza, gli afflitti la consolazione, i pericolanti l’aiuto, e tutti gli erranti, rimossa la caligine della mente, possano far ritorno alla via della verità e della giustizia, e si faccia un solo ovile e un solo pastore. Ascoltino queste Nostre parole tutti i carissimi figli della Chiesa Cattolica e, con un ancor più convinto desiderio di pietà, di devozione e di amore, continuino ad onorare, ad invocare e a supplicare la beatissima Vergine Maria, Madre di Dio, concepita senza peccato originale, e si rifugino, con piena fiducia, presso questa dolcissima Madre di misericordia e di grazia in ogni momento di pericolo, di difficoltà, di bisogno e di trepidazione. Sotto la sua guida, la sua protezione, la sua benevolenza, il suo patrocinio, non vi può essere motivo né di paura, né di disperazione, perché, nutrendo per noi un profondo sentimento materno e avendo a cuore la nostra salvezza, abbraccia con il suo amore tutto il genere umano. Essendo stata costituita dal Signore Regina del Cielo e della terra, e innalzata al di sopra di tutti i Cori degli Angeli e delle schiere dei Santi, sta alla destra del suo Figlio Unigenito, Signore Nostro Gesù Cristo e intercede con tutta l’efficacia delle sue materne preghiere: ottiene ciò che chiede e non può restare inascoltata. Da ultimo, perché questa Nostra definizione dell’Immacolata Concezione della beatissima Vergine Maria possa essere portata a conoscenza di tutta la Chiesa, decidiamo che la presente Nostra Lettera Apostolica resti a perenne ricordo, e ordiniamo che a tutte le trascrizioni, o copie, anche stampate, sottoscritte per mano di qualche pubblico notaio e munita del sigillo di persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti la stessa fede che si presterebbe alla presente se fosse esibita o mostrata. Nessuno pertanto si permetta di violare il contenuto di questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o abbia l’ardire temerario di avversarlo e di trasgredirlo. Se qualcuno, poi, osasse tentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

 

Dato a Roma, presso San Pietro, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1854, il giorno 8 dicembre, nell’anno nono del Nostro Pontificato.

 

 

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