Orazione al divin Sangue

O Sangue adorabile e divino, sparso per mia salvezza, cadete sopra di me per lavarmi, per purificarmi, per santificarmi. Sin dalla mia nascita in questo mondo, la vostra Chiesa, o Gesù, mi ha ricevuto fra le sue braccia. Essa mi ha segnato col vostro Sangue prezioso, mi ha messo nel numero dei suoi figliuoli. Avuta ch’ebbi la disgrazia di macchiare questa bella innocenza di cui mi avete vestito, ho trovato in questo Sangue prezioso un bagno salutare che ha cancellate tutte le sozzure dell’anima mia. Ogni volta che vi ricorro, la sua divina virtù sempre più mi santifica. Né questo è tutto. Voi avete voluto che questo Sangue adorabile si versasse tutti i giorni per me sul vostro altare, ond’io l’offrissi in sacrifizio al vostro Padre pei miei peccati, e mi avete comandato di berlo, di nutrirmene, di farlo scorrere nelle mie vene, affine di vivere solo della vostra vita, di essere animato solo dal vostro spirito, e d’essere in Voi totalmente trasformato. Oh carità ineffabile, rendetemi degno di tanti benefici; insegnatemi a servirmene per vostra gloria e per mia salute. Sangue adorabile, deh cadete sopra di noi per salvarci, sugli empi per intenerirli, sugli eretici per richiamarli, sui gentili per illuminarli, sui giudei per convertirli, affinché riuniti tutti nella medesima fede e nella medesima speranza, regniamo con Voi e per Voi nella medesima carità, che sussisterà eternamente. Così sia.

Si recitino 5 Gloria.

fonte – tratto da “Manuale di Filotea”, Milano 1888

DIVOZIONE AL SANGUE DI GESU’

Basta essere cristiano per professare una special divozione al Sangue divino di Gesù Cristo. Desso è infatti nientemeno che il prezzo con cui tutti gli uomini furono riscattati dalla schiavitù dell’inferno, quel mosto misterioso colla cui aspersione l’anima nostra si purificò d’ogni macchia e divenne oggetto di compiacenza agli occhi di Dio, quella mediazione che è sempre efficace ad ottenere misericordia, più che non fosse il sangue di Abele a domandare vendetta; quella fonte sempre patente da cui ognuno può trarre con gaudio acque di misericordia e di grazia. Di qui è che il Grisostomo lo chiamava “Salvezza delle anime”, San Tommaso “Chiave dei tesoti celesti”, Sant’Ambrogio “Oro prezioso d’infinito valore”, San Bernardo “Tromba che altamente risuona misericordia e clemenza, e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi “Pegno e Caparra di vita eterna”. Egli è perciò che Eugenio IV, Paolo III, Paolo IV, Gregorio XIII accordarono numerosi privilegi alla Confraternita del Prezioso Sangue eretta nella Chiesa di Santa Maria in Vado in Roma. Questa pia unione venne poi confermata in perpetuo nel 1285 da Sisto V. Venuta però in qualche decadenza una sì pia istituzione, si adoperò per rilevarla il canonico Gaspare del Buffalo, di cui vassi ora inoltrando in Roma il processo di canonizzazione [Nota: fu beatificato da San Pio X il 18 dicembre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza San Pietro; la festa ricorre il 21 del mese di ottobre. Nell’immagine a fianco, Gaspare del Buffalo che sostiene un crocifisso grondante di Sangue.]. Né furono vani i sui sforzi, perocchè in poco d’ora vide divenute famigliarissime in Roma, e in molti altri paesi, le sante pratiche da lui suggerite, specialmente quella della Sette Offerte costituenti la Corona del Preziosissimo Sangue, nonché quella di un mese intero, e specialmente quella di giugno, parzialmente destinato a questo culto [Nota: Pio IX con il decreto “Redempti sumus” il 10 agosto 1849 fissò  la festa del Preziosissimo Sangue la prima domenica di luglio , che il Papa San Pio X nel 1914 fissò al 1° luglio; per questo motivo, tutto il mese di luglio è tradizionalmente dedicato al Preziosissimo Sangue. Il Vaticano II ha ‘rimosso’ la festa dal calendario ].

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Coroncina delle Sante Piaghe

Questa coroncina si comincia con queste invocazioni:

O Gesù, Divin Redentore, siate misericordioso per noi, per il mondo intero. Così sia.

Dio forte, Dio santo, Dio immortale, abbiate pietà di noi e del mondo intero. Così sia.

Grazia e misericordia, o mio Gesù, nei pericoli presenti; copriteci col vostro Sangue preziosissimo. Così sia.

O Padre Eterno, fateci misericordia per il Sangue di Gesù Cristo, vostro unico Figlio: fateci misericordia, noi ve ne scongiuriamo. Così sia.

Indi sui grani piccoli della corona si ripete per dieci volte:

Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle vostre Sante Piaghe. (Ind. 300 gg. o.v.)

E sui grani grossi:

Eterno Padre, vi offro le Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo per guarire quelle delle anime nostre. (Ind. 300 gg. o.v.)

Si termina la corona ripetendo tre volte quest’ultima preghiera:

Eterno Padre, ecc.

Tratta da: “Il mio libro di preghiere” CLS.

In foto: affresco “Crocefissione” di Rinaldo Mantovano, con San Longino ai piedi della Croce. Cappella di San Longino, Basilica di Sant’Andrea, Mantova.

Sulle Reliquie del Preziosissimo Sangue

Fu dunque già sentimento di molti critici, che il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, che molte chiese si glorificano di possedere, non fosse altro che sangue miracoloso sgorgato da qualche Crocifisso maltrattato dagli Ebrei, fra i quali è famoso quel di Berito, oppure da qualche Sacra Ostia egualmente maltrattata. Ma il rispetto che si deve alle venerabili e pie tradizioni riconosciute legittime dai Papi stessi che ne fecero l’esame il più accurato e le autenticarono con l’appoggio dei loro più solenni Decreti, non lascia più luogo a dubitare che questo Sangue di cui si parla, anziché sangue miracoloso dei Crocifissi e delle Ostie, sia proprio sangue naturale di Gesù Cristo, cioè parte di quel Sangue che sgorgò dalle sue vene nei giorni tormentosi di sua passione . Né vale l’opporre in proposito che Gesù Cristo, nella sua Risurrezione, riprendendo tutto quello che aveva perduto, doveva ancor prendere tutto il sangue che in qualsivoglia modo aveva versato; perocché i più dotti teologi fanno notare che, a restituire nel pristino stato la sua divina Umanità, non era necessario che Gesù Cristo riprendesse fino all’ultima goccia tutto quel sangue che era uscito dal divino suo corpo, ma bastava che egli riprendesse tutto quello che era necessario a costituire perfetta la propria umanità, non ostando per niente alla sua integrità il lasciare in terra qualche piccola parte a fomento speciale di devozione ne’ suoi fedeli adoratori, onde alla vista di queste moltiplicate testimonianze della sua carità verso di noi, venissero essi a sempre più accendersi di amore verso di Lui. Tale infatti è infatti la dottrina insegnataci dal Sommo Pontefice Pio II nel famoso suo Breve del 1 Agosto 1461, ordinato ad approvare quel culto che dalla più remota antichità, fu costantemente prestato al Preziosissimo Sangue venerato in Mantova, e sempre ritenuto per sangue vero e naturale del nostro Signore Gesù Cristo.

ALTRE RELIQUIE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESU’ CRISTO

Nella chiesa di S. Basilio in Bruges, città della Fiandre, si ritiene esservi del Sangue vero e reale di Cristo, raccolto da Giuseppe d’Arimatea e portatovi da Teodorico Alsazio conte di Fiandra nel suo ritorno da Terra Santa l’anno 1143.

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1° luglio, festa e mese del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Preghiera al Preziosissimo Sangue

+ O Sangue prezioso di Gesù, prezzo infinito del riscatto dell’umanità peccatrice, bevanda e lavacro delle anime nostre che protegge continuamente la causa degli uomini presso il trono della suprema Misericordia, profondamente io vi adoro e vorrei, per quanto mi è possibile, compensarvi delle ingiurie e degli strapazzi, che Voi ricevete di continuo dalle umane creature e specialmente da quelle che ardiscono temerariamente di bestemmiarvi. E chi non benedirà questo Sangue di infinito valore? Chi non si sentirà infiammato d’affetto verso Gesù che lo sparse? Chi sarei io, se non fossi stato ricomprato da questo Sangue Divino? Chi l’ha cavato dalle vene del mio Signore fino alla ultima stilla? Questo è stato certamente l’amore. O amore immenso, che ci ha donato questo balsamo salutare! O balsamo inestimabile scaturito dalla sorgente di un amore immenso, fate che tutti i cuori e tutte le lingue vi possano lodare, encomiare e ringraziare adesso e per sempre. Così sia. +

[Ind. di 500 giorni (Pio VII, 18.X.1815)].

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/1749-preghiera-al-preziosissimo-sangue-1-7.html

Luglio, mese del Preziosissimo Sangue

Litanie del Preziosissimo Sangue 
Signore, abbiate pietà di noi.
Cristo, abbiate pietà di noi.
Signore, abbiate pietà di noi.
Cristo, ascoltateci.
Cristo, esauditeci.
Padre celeste, che siete Dio, abbiate pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, che siete Dio, abbiate pietà di noi.
Spirito Santo, che siete Dio, abbiate pietà di noi.
SS. Trinità, che siete un solo Dio, abbiate pietà di noi.
Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre, salvaci (ogni volta).
Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato,
Sangue di Cristo, Nuovo ed Eterno Testamento,
Sangue di Cristo, che nell’Agonia scorre in terra,
Sangue di Cristo, che sgorghi dalla Flagellazione,
Sangue di Cristo, che emani dalla Coronazione di spine,
Sangue di Cristo, versato sulla Croce,
Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza,
Sangue di Cristo, senza cui non c’è remissione,

Inter natos mulierum non surrexit maior

SEGNALAZIONE DEL CENTRO STUDI FEDERICI
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 64/20 del 24 giugno 2020, San Giovanni Battista
Inter natos mulierum non surrexit maior

Oggi è la festa di san Giovanni Battista: in suo onore pubblichiamo la voce curata da padre Giovanni Rinaldi tratta dal Dizionario Biblico diretto da mons. Francesco Spadafora (Editrice Studium, 1963, pagg. 295-296).

 
GIOVANNI Battista. — Precursore di Gesù, per mezzo della pubblica predicazione del prossimo avvento del regno messianico, accompagnata dall’amministrazione di un simbolico battesimo, donde il nome “il battezzatore” (Mt. 3, 1). 
I Vangeli riferiscono la sua nascita tra circostanze miracolose (Lc. 1, 5-24.41-44.57-79), la vita nel deserto (Lc. 1, 80), la predicazione, intimamente connessa con l’inizio del ministero di Gesù (Lc. 3 e parall.; lo 1, 3; L. 7, 18-35) e la sua morte (Mc, 6, 14-29 e parall.). 
Figlio di Zaccaria ed Elisabetta, ambedue di stirpe sacerdotale, è concesso da Dio, come annuncia l’angelo Gabriele, ai coniugi già in età avanzata: si chiamerà G., Iehohanan, ossia « Iahweh è propizio »; la sua missione rassomiglierà « nello spirito e nella potenza » (cf. I Reg. 17-20) a quella di Elia, come era predetto in Mal. 3, 23 s. (cf. Lc. 1, 17), per preparare un « popolo perfetto » all’apparizione del Messia. In occasione della “visitazione” di Maria, madre di Gesù, alla parente Elisabetta, a tre mesi dalla nascita di G. B., avvenuta « in una città di Giuda » (variamente identificata: forse ‘Ain Karim, poco a ovest di Gerusalemme), il nascituro manifesta la sua presenza “sobbalzando” di gioia nel seno materno. Secondo una tradizione, ignota ai Vangeli « teneris sub annis » (Inno Ut queant) cominciò ad abitare « nei deserti » (Lc. 1,80) — in realtà la cronologia di questo fatto è ignota —, conducendo la vita austera di nazireo nel vestito e nell’alimentazione (cavallette; miele selvatico, tuttora utilizzato dai beduini). Nell’anno 15° dell’imperatore Tiberio (27-28 d. C.) iniziò la sua missione (Lc. 3), in cui invitava a preparare le vie del Signore (da Is. 40, 3 ss.), alla “conversione” (cambiamento delle disposizioni dell’anima) e all’attesa di uno più forte di lui. 
Si rivolse alle diverse classi sociali, attaccando l’ipocrisia dei Farisei, negando che fosse sufficiente alla salvezza essere figli di Abramo, senza « frutti corrispondenti alla conversione », destando entusiasmo nel popolo, che accorreva sempre più numeroso a sentirlo in un clima di crescente ansia per l’attesa messianica. 
In una inchiesta fatta dalle autorità religiose per mezzo di un’ambasciata di sacerdoti, leviti e Farisei, G. B. negò di essere il Messia (Io. 1, 19.28), affermò invece la superiorità di Gesù, « agnello di Dio » , che toglie il peccato del mondo. Il suo battesimo non era che « di acqua », puro segno simbolico; quello di Gesù era « nello Spirito Santo », un segno operativo di santificazione per grazia divina. 
Al battesimo di G. volle partecipare anche Gesù: la grandiosa manifestazione trinitaria di quella circostanza fu come una solenne investitura di Gesù per la sua prossima missione messianica, che difatti G. B. conobbe ufficialmente in quell’occasione. Da quel momento sempre più G. si ritira (cf. Io. 3,22) di fronte all’affermarsi del « più forte », al cui seguito anzi si mettono alcuni già stati “discepoli” del Precursore: Andrea, Simone, Giovanni, Filippo, Natanaele. 
Però lo spirito di Elia non cessò di animare l’infuocata parola del Battista, il quale rimproverò pubblicamente l’incestuosa e adultera unione di Erode Antipa con la nipote e cognata Erodiade. Arrestato per questo, fu tradotto in carcere a Macheronte sulla sponda orientale del Mar Morto. Di qui ancora sollecitò da Gesù, a conferma dei suoi discepoli, una pubblica dichiarazione del suo vero essere: e Gesù lo fece, soggiungendo un grandioso elogio del suo Precursore (Lc. 7, 18-23). 
Il grande Precursore di Cristo diede la vita per la sua missione: in occasione di un banchetto della corte a Macheronte, la figlia di Erodiade, che con le sue danze aveva destato gli entusiasmi di Erode, istigata dalla madre ne chiese e ottenne in premio la testa. 
Nel piano dello sviluppo storico del Messianismo la personalità di G.B. è tra le più singolari: è l’ultimo profeta e il primo apostolo. Precede il Messia e gli rende testimonianza (cf. l’importanza di questo concetto nel prologo del IV Vangelo), disponendo il popolo ad accoglierlo; quando questi è giunto, entra nell’ombra e si dilegua con l’aureola di martire, illuminata dalla parola d’elogio che poco tempo prima Gesù aveva proferito: « Il più grande tra i nati di donna » (Mt. 11,12). 
 

DA

Inter natos mulierum non surrexit maior

Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù

Segnalazione di don Ugo Carandino

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.

Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata. Continua a leggere

I doni dello Spirito Santo

 

I doni dello Spirito Santo, conferiti in germe nel Battesimo ed effusi con abbondanza nella Cresima, sono abiti buoni che hanno il compito di rendere facile, pronto, perfetto l’esercizio delle virtù soprannaturali, specialmente di quelle teologali, che senza i doni sono molto imperfette e conservano il modo umano nel loro esercizio. I sette doni dello Spirito Santo perfezionano l’uomo e lo inducono a seguire prontamente lo stimolo al bene e alla virtù suscitato dallo Spirito Santo (v. San Tommaso Summa Theologica, 1-2, 68). Le virtù infatti dànno ricordati da Isaia con quest’ordine: Lo Spirito del Signore riposerà sopra di lui; lo spirito di sapienza e d’intelletto, lo spirito di consiglio e di fortezza, lo spirito di scienza e di pietà; lo riempirà dello spirito del timor di Dio (Is 11, 2-3).

Accenniamo brevemente ai singoli doni:

a) La sapienza ci fa sentire e gustare la presenza di Dio in noi e rende capaci di giudicare di Dio e delle cose divine mediante la conoscenza sperimentale che ce ne dà. L’anima favorita di questo dono giudica tutto secondo i gusti di Dio ed ha una conoscenza di Lui e delle cose divine immensamente più chiara di quella che possono dare la ragione e la semplice fede.

b) L’intelletto fa vedere le divine verità in modo più chiaro e profondo, quasi intuitivamente, senza bisogno di molti ragionamenti e sforzi.

c) La scienza ci rende capaci di giudicare rettamente delle creature, ci fa, conoscere quasi intuitivamente noi stessi e le cose create, senza lasciarci abbagliare dalle apparenze e deviare da pregiudizi.

d) Il consiglio indica con prontezza i mezzi più adatti per agire con sicurezza, senza esitazioni e dubbi, in ordine al nostro fine e ordina ad esso i singoli atti; indica i mezzi pratici per agire rettamente e virtuosamente e inclina anche a cercare e seguire il consiglio delle persone prudenti e illuminate.

e) La pietà inclina l’anima a rendere a Dio adorazione, di lode, di ringraziamento, di propiziazione, ecc., come a Padre infinitamente degno, mentre la virtù della religione induce a questi atti in quanto sono dovuti a Dio se me sovrano creatore. Il dono della pietà ci fa vedere Dio in tutte le cose e di tutte le cose fa sgabello e via per innalzarci a Lui con amore di figli. E’ specialmente questo che forma gli apostoli, i missionari, i grandi eroi della carità, che sanno vedere e servire Dio nel prossimo.

f) La fortezza, in quanto dono, perfeziona la virtù della fortezza, ne rende pronto, perfetto, totale l’esercizio e fa sì che l’anima affronti difficoltà e pericoli confidando unicamente in Dio e rivestendosi della sua potenza

g) Il timor di Dio non è il timore carnale, che fa evitare il male solo per non incorrere in mali temporali peggiori; non è il timore soprannaturale servile, che fa fuggire il male per paura dell’inferno e spinge a fare il bene solo in vista della ricompensa; ma è il timore filiale e perfetto, che induce a fuggire il male e a fare il bene solo per amor di Dio, per non disgustarlo col peccato e per piacere a Lui.

Lo Spirito Santo oltre la grazia, le virtù e i doni, effonde in noi anche i suoi frutti: carità, gioia, pace, bontà, fedeltà, pazienza, benignità, dolcezza, temperanza (Gal 5 ,22).

Tratto da: Carlo Tommaso Dragone, Spiegazione del Catechismo di San Pio X, Centro Librario Sodaltium, Verrua Savoia, 2019, pagg. 493 – 494.

DA

I doni dello Spirito Santo

Della festa della Pentecoste – Sodalitium

Catechismo Maggiore di San Pio X – Della festa della Pentecoste

91 D. Qual mistero si onora dalla Chiesa nella solennità di Pentecoste?

R. Nella solennità di Pentecoste si onora il mistero della venuta dello Spirito Santo.

92 D. Perché la festa della venuta dello Spirito Santo si chiama Pentecoste?
R. La festa della venuta dello Spirito Santo si chiama Pentecoste, vale a dire cinquantesimo giorno, perché la venuta dello Spirito Santo accadde cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesù Cristo.

93 D. La Pentecoste non era anche una festa dell’antica legge?
R. La Pentecoste era anche una festa solennissima appresso gli ebrei, ed era figura di quella che si celebra dai cristiani.

94 D. La Pentecoste degli ebrei per qual fine fu istituita?
R. La Pentecoste degli ebrei fu istituita in memoria della legge data loro da Dio sul monte Sinai fra tuoni e lampi, scritta su due tavole di pietra, cinquanta giorni dopo la prima Pasqua, cioè dopo la loro liberazione dalla schiavitù di Faraone.

95 D. In qual maniera si è adempiuto nella Pentecoste de’ cristiani ciò che era figurato in quella degli ebrei?
R. Ciò che era figurato nella Pentecoste degli ebrei si é adempiuto in quella dei cristiani, per questo che lo Spirito Santo discese sopra gli Apostoli e gli altri discepoli di Gesù Cristo, radunati con Maria Vergine in un medesimo luogo, e impresse nei loro cuori la nuova legge per mezzo del suo divino amore.

96 D. Che cosa avvenne nella discesa dello Spirito Santo?
R. Nella discesa dello Spirito Santo venne ad un tratto un suono dal cielo, come di vento gagliardo, ed apparvero delle lingue spartite, come di fuoco, e si posarono sopra ciascuno dei congregati.

97 D. Quali effetti produsse negli Apostoli la discesa dello Spirito Santo?
R. Lo Spirito Santo, discendendo sopra gli Apostoli, li riempì di sapienza, di forza, di carità e dell’abbondanza di tutti i suoi doni.

98 D. Che cosa si ebbe ad ammirare negli Apostoli, dopo che furono ripieni di Spirito Santo?
R. Gli Apostoli, dopo che furono ripieni di Spirito Santo, d’ignoranti divennero intelligenti de’ più profondi misteri e delle sacre Scritture; di timidi divennero coraggiosi per predicare la Fede di Gesù Cristo; parlarono diversi linguaggi, e operarono grandi miracoli.

99 D. Qual fu il primo frutto della predicazione degli Apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo?
R. Il primo frutto della predicazione degli Apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo fu la conversione di tremila persone nella predica fatta da S. Pietro nel medesimo giorno della Pentecoste, che fu poi seguita da moltissime altre.

100 D. Lo Spirito Santo è stato mandato ai soli Apostoli?
R. Lo Spirito Santo non è stato mandato ai soli Apostoli, ma anche alla Chiesa ed a tutti i fedeli.

101 D. Che cosa opera la Spirito Santo nella Chiesa?
R. Lo Spirito Santo vivifica la Chiesa, e con perpetua assistenza la regge; e di qui viene la forza invincibile che ha nelle persecuzioni; là vittoria sui nemici; la purità della dottrina e lo spirito di santità che vi dimora in mezzo alla corruzione del secolo.

102 D. Quando è che i fedeli ricevono lo Spirito Santo?
R. I fedeli ricevono lo Spirito Santo in tutti i sacramenti, e specialmente nella Cresima e nell’Ordine Sacro.

103 D. Che cosa dobbiamo noi fare nella festa della Pentecoste?
R. Nella festa della Pentecoste dobbiamo fare quattro cose:
1.    adorare lo Spirito Santo;
2.    pregarlo a venire in noi e comunicarci i suoi doni;
3.    accostarci degnamente ai santi Sacramenti;
4.    ringraziare il divin Salvatore di aver mandato lo Spirito Santo, secondo le sue promesse, e di avere così compito tutti i misteri e la grande opera dello stabilimento della Chiesa.

DA

Della festa della Pentecoste

 

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