Archivio per la categoria Cattolicesimo

La Quaresima

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

La Quaresima
“L’osservanza della Quaresima è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell’ira divina; con quella, protetti dal soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private” (Costituzione Non ambigimus di Benedetto XIV, 30 maggio 1741).
 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima
Il digiuno e l’astinenza
fonte – http://www.centrostudifederici.org/la-quaresima-3/

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Disciplina del digiuno e dell’astinenza

 

tentazioniPoichè la Costituzione “Poenitemini” del 1966 di Paolo VI e il “Nuovo Diritto Canonico” del 1983 di Giovanni Paolo II non hanno nessun valore giuridico, è ancora in vigore la disciplina osservata sotto il pontificato di Pio XII (secondo i Canoni 1250-1254 del Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S. Congregazione Concilio del 25 luglio 1957).

L’attuale legge per i fedeli di rito latino è quindi la seguente:

LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno.

LA LEGGE DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.

IL DIGIUNO consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla sera; la refezione serale è sempre di magro).

L’ASTINENZA vieta l’uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale. Prosegui la lettura »

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Mese di marzo: il Sacro Manto a san Giuseppe

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Mese di marzo: il Sacro Manto a san Giuseppe
Il mese di marzo è tradizionalmente dedicato a san Giuseppe: segnaliamo un opuscolo che può favorire la devozione al Patrono della Chiesa Universale.
Il Sacro Manto in onore del Patriarca San Giuseppe, Centro Librario Sodalitium (14 pagine, 3,00 euro).
Il Sacro Manto è un particolare omaggio reso a San Giuseppe, per onorare la Sua persona e per meritare il Suo patrocinio. Si consiglia di recitare queste orazioni per 30 giorni consecutivi, in memoria dei trent’anni di vita vissuti da San Giuseppe in compagnia di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Sono senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a San Giuseppe. Santa Teresa d’Avila (1515 – 1582) ha lasciato scritte queste parole illuminanti: “Chi vuol credere, faccia la prova, affinché si persuada.”
fonte – http://www.centrostudifederici.org/mese-marzo-sacro-manto-san-giuseppe/

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Mons. Benigni e Mons. Guérard des Lauriers

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Mons. Benigni e Mons. Guérard des Lauriers 

Il 27 febbraio ricorre l’anniversario della morte di monsignor Umberto Benigni (1934) e di Mons. Guérard des Lauriers, o.p. (1988). Li ricordiamo con alcuni documenti che segnaliamo ai lettori.
Video: “Omaggio a mons. Umberto Benigni, fondatore del Sodalitium Pianum, nel 80° anniversario della sua morte”. Relatore: don Francesco Ricossa (Roma, 1° marzo 2014):
Video: “Omaggio a Monsignor Guérard des Lauriers, o.p.”: 
Mons. Benigni e Mons. Guérard des Lauriers: intervista a don Ricossa
Ristampa della Storia Sociale della Chiesa:
fonte – http://www.centrostudifederici.org/mons-benigni-mons-guerard-des-lauriers/

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Novità editoriale: le stazione quaresimali romane

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 17/19 del 26 febbraio 2019, San Leandro
 
Novità editoriale: le stazione quaresimali romane
P. Placido Lugano, osb, “Le sacre stazioni romane nella Quaresima e l’ottava di Pasqua”, Centro Librario Sodalitium, pagg. 118, euro 10,00.
Introduzione: Le stazioni quaresimali in Roma 
1. Il sacro tempo della Quaresima, nella attuale disciplina della Chiesa e secondo lo spirito della sua liturgia, è un tempo di ritiro che ogni cristiano deve passare nella solitudine in unione col divin Redentore Gesù Cristo, attendendo alla penitenza ed alla mortificazione, segnatamente sotto la forma del digiuno, e a tutti gli esercizi della vita spirituale. Ha principio col mercoledì delle Ceneri, in cui la Chiesa invita i suoi figli a chinare la fronte sotto l’austera sentenza pronunziata nel paradiso da Dio contro l’uomo ribelle : Ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai; e termina con la Veglia pasquale, in cui la risurrezione del Redentore viene a rallegrare le anime che hanno sofferto le volontarie privazioni della penitenza. La Quaresima prepara il popolo credente a commemorare la Passione di Gesù e a celebrare con Lui l’Alleluia della vittoria.
2. Istituita, la Quaresima, in memoria dei quaranta giorni di digiuno del Redentore, è dedicata in modo particolare alla penitenza, all’istruzione e alla predicazione. Le preghiere liturgiche della Quaresima parlano prevalentemente di digiuno e di mortificazione; ma, dopo la quarta settimana entrano a far menzione della Passione : perchè la sola mortificazione, fatta di penitenza e di astinenza, è degna preparazione a celebrare con animo purificato la memoria della Passione dell’Uomo-Dio, che caratterizza l’ultima quindicina della Quaresima. L’Epistola e il Vangelo contengono l’alimento spirituale per l’istruzione e la predicazione; le orazioni, implorando misericordia e perdono, muovono a far penitenza delle colpe commesse. Varie tracce restano tuttora nel Messale romano dell’antica disciplina relativa ai pubblici penitenti per la loro riconciliazione e di quella per i con-vertiti dal paganesimo (catecumeni), che si preparavano a ricevere la grazia del battesimo nella Veglia pasquale.

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O crediamo o non crediamo. Se crediamo il Vangelo non può essere contraddetto

È un dogma di fede proclamato dal IV Concilio Lateranense sotto Innocenzo III che «È unica la Chiesa universale dei fedeli e al di fuori di essa assolutamente nessuno può essere salvato». Come diavolo gli è venuto in mente a Innocenzo III di essere così scortesemente poco inclusivo, così platealmente di parte, così ottusamente certo che esista un vero e un falso, che esistano il bene e il male e che lui li conosca? Il concetto che il bene e il male esistano e come stabilirli in effetti dovrebbe essere l’ABC di qualsiasi religione, senza il quale tanto vale lasciar perdere. Il pilastro su cui si basa la religione si chiama dogma, tutto quello che si costruisce sopra questo pilastro iniziale. Contrariamente alla nuova Chiesa 2.0, tutta panna montata e zucchero filato, il Cristianesimo ha un pilastro iniziale che è fatto di granito, questo pilastro è la figura di Gesù Cristo, che non è opinabile e non è discutibile e non può essere contraddetto. In effetti il Cristianesimo, prima di essere una religione, è stato un evento storico. Cristo, il terzo giorno, è risorto sì o no. Se è risorto abbiamo ragione noi e gli altri hanno torto, se non è risorto gli altri hanno ragione e quelli che hanno preso la cantonata siamo noi. Che possiamo avere ragione tutti e due su un evento che o c’è stato o non c’è stato è contrario al principio di realtà, che è una maniera molto colta per dire che è una corbelleria. Prosegui la lettura »

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Disponibile il numero 148 di Sursum Corda del giorno 17 febbraio 2019

Indice del Numero 148 di Sursum Corda, 17 febbraio 2019

– Comunicato numero 148. La vicenda della donna adultera;

– Commento di Mons. Garofalo alla vicenda della donna adultera;

– Preghiera ai Santi Faustino e Giovita, Martiri;

– Orazioni a San Valentino, Prete e Martire;

– Alcuni fatti miracolosi su Gesù Bambino, parte 6.

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/settimanale/indici-sursum-corda.html

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Il Tempo della Settuagesima

Catechismo Maggiore di San Pio X – Delle domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima
(nel 2019: 17 febbraio, 24 febbraio e 3 marzo)

29 D. Quali sotto le domeniche che si chiamano di settuagesima, sessagesima e quinquagesima?

R. Si chiamano domeniche di settuagesima, sessagesima e quinquagesima la settima, sesta e quinta domenica avanti quella di Passione.

30 D. Per qual ragione la Chiesa dalla domenica di settuagesima fino al sabato santo tralascia nei divini uffici l’Alleluia, ed usa paramenti di color violaceo?

R. La Chiesa dalla domenica di settuagesima fino al sabato santo tralascia nei divini uffici l’Alleluia, che èvoce di allegrezza, ed usa paramenti di color violaceo, che é color di mestizia, per allontanare con questi segni di tristezza i fedeli dalle vane allegrezze del mondo ed insinuare ad essi Io spirito di penitenza.

31 D. Quali cose ci propone la Chiesa a considerare nei divini uffici delle settimane di settuagesima, sessagesima e quinquagesima?

R. Nei divini uffici della settimana di settuagesima la Chiesa ci rappresenta la caduta dei nostri progenitori, e il loro giusto castigo; in quelli della settimana di sessagesima ci rappresenta il diluvio universale mandato da Dio per castigo dei peccatori; in quelli poi dei primi tre giorni della settimana di quinquagesima ci rappresenta la vocazione di Abramo, e il premio dato da Dio alla sua obbedienza e alla sua fede. Prosegui la lettura »

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San Tommaso: Sottomissione degli Imperatori alla Chiesa di Roma

 

• Dopo questi avvenimenti (cfr. Sursum Corda n° 145 e precedenti), essendo stato Giuliano ucciso durante la guerra coi Parti, fu restituita la pace alla Chiesa da Gioviano suo fratello, uomo cattolico; però questi regnò poco tempo. Ma un fatto notevole si riscontra negli Imperatori, da allora fino a Carlo Magno: furono quasi tutti obbedienti ed ossequienti alla Chiesa di Roma, per il suo primato, sia per quanto riguarda il dominio spirituale, come definì il santo Concilio di Nicea, sia per quello temporale. Perciò Papa Gelasio potè scrivere all’imperatore Anastasio che, come insegna la storia, l’Imperatore dipende dal giudizio del Papa, e non viceversa. Anche Valentiniano – che fu l’immediato successore di Gioviano – (a quanto apprendiamo dalla storia ecclesiastica) disse nell’imminenza dell’elezione dell’Arcivescovo di Milano: «Ponete nella sede pontificale una persona a cui noi che governiamo l’impero possiamo piegare il capo sinceramente, e riceverne le ammonizioni quando da uomini sbagliamo, come dal medico riceviamo la medicina». Prosegui la lettura »

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San Filippo Neri… un santo per capire quanto il Cristianesimo sia all’insegna della vera gioia

San Fillippo Neri è un santo particolare. Se proprio si vuole scegliere un aggettivo, si può dire che la sua fu una santità allegra; nel senso che fu una santità contrassegnata dalla volontà di evidenziare quanto la vita cristiana sia capace di donare vera gioia. Filippo Neri (“Pippo bòno” per gli amici) era brillante, spiritoso, aveva la battuta sempre pronta e pungente (da buon toscano) e tanta bontà, comprensione e disponibilità. “Ritirati, Signore, ritirati. Trattieni l’onda della tua grazia” diceva quando aveva il cuore gonfio di felicità e di riconoscenza. Nello stesso tempo pregava il Signore di tenergli la mano sul capo “…altrimenti –soleva dire- Filippo, senza il tuo aiuto, ne fa qualcuna delle sue.”

Una santità come segno provvidenziale

La santità di san Filippo è un segno provvidenziale in un tempo in cui il Cattolicesimo doveva rispondere alle tristi atmosfere luterane. Va ricordato, infatti, che la teoria protestante della giustificazione , come semplice attestazione da parte di Dio ma non come reale e sostanziale avvenimento nell’anima umana, comportava nella teologia della Riforma una prospettiva dichiaratamente pessimistica, angosciante e triste. Più semplicemente -secondo il Protestantesimo- Dio non riconoscerebbe vera la giustificazione del peccatore, ma fingerebbe che sia tale anche se non lo è; invece nel Cattolicesimo la giustificazione è reale e sostanziale.

Ma torniamo a san Filippo Neri. Egli nacque a Firenze nel 1515. Figlio di un notaio, rimase presto orfano di madre; ma, nonostante questo, ebbe un’infanzia serena, facilitata dal suo temperamento allegro. Studiò musica e poesia ed era molto sensibile alla bellezza, soprattutto a quella della natura.

A diciotto anni fu mandato a Cassino, da uno zio mercante per apprendere il mestiere. Nella cittadina laziale fu però subito attratto dalla maestosa abbazia e avvertì una forte spinta verso la vita religiosa, ma il Signore non lo voleva monaco. Prosegui la lettura »

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