Fratellanza massonica, fratellanza modernista

Segnalazione del Centro Studi Federici

Sulla scia della dichiarazione “Nostra ætate” e delle giornate interreligiose di Assisi, promosse da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Jorge M. Bergoglio è protagonista di due video inneggianti agli stessi errori del relativismo e dell’indifferentismo religioso. Il primo video è del gennaio 2016, il secondo è recente, del gennaio 2021: li segnaliamo entrambi col testo del comunicato dell’Istituto Mater Boni Consilii relativo al video bergogliano del 2016.

Il dialogo interreligioso – Gennaio 2016

Al servizio della fraternità – Gennaio 2021

Tante opinioni, una certezza. Un video e i suoi commenti

Il 6 gennaio scorso è stato diffuso nel mondo intero, in lingua spagnola con sottotitoli in varie lingue, tra le quali l’italiano, un video, detto “Video del Papa”, come “iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide dell’umanità”.

Il protagonista del video – ormai a tutti noto – è lo stesso occupante della Sede Apostolica, Jorge Mario Bergoglio; oltre a lui, quattro esponenti di varie religioni: una ‘monaca’ buddista, un rabbino, un sacerdote cattolico, un musulmano, ognuno rappresentato alla fine del video da un simbolo della propria religione: un idolo di Budda, una menorah, un Bambinello e un “rosario” musulmano. Al di là delle diverse religioni e credenze, li accomuna una medesima professione di fede: “Credo nell’amore”.

Non si contano i commenti a queste immagini che diffondono, nel modo più efficace per l’uomo moderno, l’indifferentismo religioso. Il messaggio parla da sé, e per chi ancora non lo conoscesse lo accludiamo al presente comunicato. Ci interessano di più i commenti, anche critici, alle parole e alle immagini diffuse da J. M. Bergoglio. Continua a leggere

Il padre del divorzio in Italia, massone e socialista

Segnalazione del Centro Studi Federici

I grembiulini del Grande Oriente d’Italia hanno ricordato Loris Fortuna, rivendicando la sua militanza massonica, nel 50° anniversario della legge sul divorzio. Anche dopo l’unità d’Italia i massoni cercarono di introdurre il divorzio, ma in quell’epoca i cattolici in politica erano intransigenti e non democristiani e l’assalto mortale alla famiglia non passò. L’articolo che segue, scritto in senso elogiativo, alla luce della fede è un terribile atto di accusa nei confronti di Loris Fortuna e dei politici di tutti gli schieramenti che condividono i medesimi errori.

Il ricordo di Loris Fortuna a 50 anni dalla legge sul divorzio e a 35 dalla morte

Marco Rocchi dedica un articolo, pubblicato sul giornale “Avanti!” a Loris Fortuna, massone e socialista, padre della legge che 50 anni fa portò all’introduzione del divorzio in Italia

Esattamente cinquanta anni fa, il primo dicembre 1970, il Parlamento Italiano promulgava la legge, a firma Fortuna e Baslini, che introduceva per la prima volta il divorzio nel nostro Paese. Quasi un secolo era passato dai primi, reiterati tentativi dell’onorevole Salvatore Morelli, prima nel 1878 e poi nel 1880, ai quali erano seguiti quelli di Tommaso Villa nel 1892 e quelli di Giuseppe Zanardelli nel 1902. Tutte le proposte provenivano dalla mente e dalla penna di parlamentari affiliati alla massoneria, e rientravano in un progetto generale di laicizzazione dello Stato (insieme ad altra battaglie come quelle per la cremazione e, su tutte, quella di una scuola pubblica, gratuita e laica) che si era bruscamente interrotto durante il fascismo. E anche Loris Fortuna e Antonio Baslini non facevano eccezione. Fortuna, in particolare, era stato iniziato in una Loggia all’obbedienza della Gran Loggia del Territorio Libero di Trieste, costituitasi in pieno accordo con il Grande Oriente d’Italia, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Loris Fortuna era nato nel 1924 a Breno, in provincia di Brescia, Ma la famiglia si era presto trasferita ad Udine per seguire il lavoro del padre, cancelliere di tribunale. Durante la guerra, Loris fu partigiano nelle Brigate Osoppo e Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e inviato nel penitenziario di Bernau in Germania, ove scontò una condanna ai lavori forzati.
Tornato in Italia al termine del conflitto, si iscrisse al Partito Comunista Italiano e nel 1949 si laureò in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero. I primi anni di attività professionale lo videro impegnato come legale della Federazione dei Lavoratori della Terra e delle Camere del Lavoro a Udine e a Pordenone. Intanto dirigeva il settimanale Lotte e lavoro, al quale collaborò anche Pier Paolo Pasolini, col quale condivise diverse battaglie.
Nel 1956, alla repressione sovietica della rivolta d’Ungheria, Loris Fortuna, allora consigliere comunale, abbandonò per protesta il Partito Comunista per iscriversi, di lì a poco, al Partito Socialista, nelle liste del quale venne eletto deputato, a partire dal 1963, per sei legislature consecutive. Nella sua lunga carriera politica fu anche Ministro della protezione civile tra il 1982 e il 1983 e Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie nel 1985.
Sebbene il suo nome sia rimasto indissolubilmente legato alla legge sul divorzio, Loris Fortuna si distinse, nei lunghi anni di attività parlamentare, in numerosissime battaglie nella difesa e nell’ampliamento dei diritti civili.
Sin dalla sua prima legislatura, si adoperò per i diritti dei lavoratori, e in particolare per la protezione della manodopera minorile e femminile. Risale a questo periodo anche la prima proposta di legge sul divorzio, il cui iter parlamentare venne però rallentato per non compromettere i rapporti politici che si stavano instaurando tra il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana. Fu solo al terzo tentativo – forte di un successo elettorale personale di straordinaria portata nelle elezioni del maggio 1968 e del successo popolare che la Lega per l’Istituzione del Divorzio stava ottenendo – che Fortuna potè forzare la mano e condurre al traguardo la legge dopo un tormentato percorso parlamentare (che incluse un’accusa di incostituzionalità per violazione del Concordato con la Santa Sede), iniziato nello stesso anno e terminato, come si diceva, dopo un biennio, nel 1970.
Il legame coi Radicali si fece più stretto durante la battaglia divorzista e Fortuna fu il primo ad avvalersi della possibilità di un doppio tesseramento (in seguito, poco prima di morire, Fortuna fece un appello a Bettino Craxi per la realizzazione di un’intesa elettorale tra Partito Socialista e Partito Radicale). Il sodalizio coi radicali portò anche alla fondazione della Lega Italiana per l’Abrogazione del Concordato.
Ancora, spesso in stretta collaborazione con i compagni radicali, fu promotore di numerosissime proposte di legge, che coprivano uno spettro così variegato di questioni da rendere persino difficoltosa una completa elencazione, eppure tutte caratterizzate dal minimo comune denominatore dei diritti e delle libertà.
Fu firmatario di proposte di legge per la modifica del codice di procedura penale in materia di carcerazione preventiva (1963), per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (1964), per la riparazione dei danni derivanti da errore giudiziario (1966), per la istituzione di una commissione di inchiesta sugli orfanotrofi (1968), per la riforma del diritto di famiglia (1971 e 1972), per la disciplina e la depenalizzazione dell’aborto (1973), sulla libertà di espressione e di comunicazione (1976), per la parità e contro ogni discriminazione di genere (1977), per la liberalizzazione della cannabis (1979), per la riforma dell’insegnamento della religione in base ai principi della costituzione repubblicana (1980), per i diritti degli animali (1983), per la trasparenza dei lavori parlamentari (1984), per i diritti dei detenuti (1984), per il voto dei cittadini italiani all’estero (1984) e per la cooperazione dell’Italia a favore dei paesi in via di sviluppo (1984).
È impressionante riconoscere, all’interno della sua attività parlamentare, la capacità di Fortuna di precorrere i tempi e di riconoscere con grande anticipo le tematiche che il “naturale ampliamento dei diritti” avrebbe reso evidenti a tutti.
Vale la pena però di soffermarsi un momento sull’ultima delle proposte di legge che propose come primo firmatario, quella del 19 dicembre 1984, un anno prima della sua morte (anno durante il quale fu impegnato come Ministro della protezione civile).
La proposta di legge, recante il titolo “Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina della eutanasia passiva”, venne presentata in Parlamento, dallo stesso Fortuna, con un intervento di portata memorabile. Dopo la citazione del racconto La morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj e alcune lucide e profonde analisi di Max Weber sulla controversa tematica, Fortuna fece riferimento al fatto che «l’ordinamento giuridico non è indifferente (o quantomeno non può esserlo) al concetto di morte come fatto liberatorio da un’esistenza che si ritenga troppo dolorosa per poterla naturalmente concludere o far concludere o per doverla artificialmente prolungare». E, dopo aver citato il Manifesto sull’eutanasia del 1975, firmato da quaranta intellettuali, tra cui tre premi Nobel (Pauling, Monod e Thompson), conclude sottolinenando, con i toni di un appello all’umanitarismo, l’utilità della sua proposta di legge, che «mentre da una parte sorregge la coscienza dei medici e dei parenti in un momento di gravi decisioni, colloca dall’altra (in base ad una autonoma scelta di campo dell’ordinamento statale) il rapporto uomo-vita-morte in una dimensione più umana».
Non solo si tratta del primo tentativo di una legge (seppure limitato al caso di eutanasia passiva) su una materia che ancora oggi presenta, come sottolineato più volte dalla Corte Costituzionale, un vuoto legislativo non ancora colmato; ma, in maniera ancora più evidente, rende palese l’incapacità del nostro Parlamento di dare risposte a un problema così sentito nella pubblica opinione, un Parlamento nel quale da oltre sette anni giace una legge di iniziativa popolare che, in base alla nostra Costituzione (quella che gli stessi parlamentari che la ignorano bellamente, si ostinano a definire la Costituzione più bella del mondo) lo stesso Parlamento non può esimersi dal discutere. Mancano forse, in questo Parlamento, dei Loris Fortuna, pronti a battersi per dei diritti anche quando l’opportunismo parlamentare sembra rappresentare un ostacolo insormontabile.
Fortuna morì a Roma nel 1985, quando non aveva ancora compiuto i 62 anni. Riposa nel famedio del cimitero di San Vito a Udine. (di Marco Rocchi Avanti!)

https://www.grandeoriente.it/cinquantanni-di-divorzio-avanti/

Nella foto: Loris Fortuna e Marco Pannella festeggiano la vittoria del referendum contro l’abrogazione della legge sul divorzio.

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/il-padre-del-divorzio-in-italia-massone-e-socialista/ 

La travagliata storia della basilica di Betlemme

Segnalazione del Centro Studi Federici

Notizie storiche – Per un curioso fenomeno psicologico le orde di Cosroe nel 614 raffrenarono il loro furore al vedere, nel prospetto del tempio, raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano e si astennero così dal distruggere la Basilica. Nel 638 il califfo Omar venne a pregare nell’abside meridionale e permise che i suoi seguaci vi entrassero a piccoli gruppi, ma nel sec. IX e X quest’ordine non fu più rispettato. 
 
Al tempo del califfo Hakem (1010) la basilica sfuggì alla comune rovina per un fatto così straordinario che nelle cronache contemporanee è ascritto a miracolo. E il 7 giugno 1099 i Betlemiti invocarono dal Buglione, accampato in Emmaus, la difesa del santuario. Venne subito Tancredi con cento prodi, e al mattino vi inalberava la sua bandiera fra le acclamazioni del popolo. 
 
Sotto il dominio degli occidentali la basilica fu abbellita con mosaici e pitture in stile bizantino. Questa grande opera greco-latina, sostenuta a spese dell’imperatore di Costantinopoli Manuele Porfirogeneto Comneno (1145-1180) e del re di Gerusalemme Amauri ! (1163-1173) in un momento di reciproca amicizia che pareva preludere all’unione delle due chiese, fu terminata nell’anno 1169 come attestano i frammenti d’una iscrizione greco-latina posta nell’emiciclo del coro. Soggetto delle rappresentazioni furono scene dell’Antico Testamento, la vita di Gesù e la vita della Chiesa nei suoi concili. La grotta fu rivestita di marmo e furono rifatte le entrate che restano, insieme ad alcuni capitelli del chiostro, i soli esempi dell’architettura latina. 
 
Nel 1187 Saladino s’impossessò di Betlemme, ma risparmiò il santuario ove nel 1192 su domanda del vescovo di Salisbury, Uberto Walter, fu ristabilito il culto latino, salvo il pagamento del tributo da parte dei fedeli. 
 
Dopo la caduta del regno latino (1291) ai canonici regolari di s. Agostino succedono soltanto ne! 1347, nell’ufficiatura della basilica, i PP. Francescani. I più noti itinerari dell’epoca e vari firmani turchi attestano il loro possesso della grotta della Natività nonché il diritto all’uso e alla manutenzione della basilica nei sec. XIV e XV. Infatti, sulla fine del sec. XIV P. Gerardo Calveti, Guardiano del Monte Sion, percorreva l’Europa per indurre i principi cristiani a provvedere al restauro del venerando santuario. 

Continua a leggere

Una nuova violazione dei diritti dei cattolici nella Grotta del Presepio in Betlem (1932)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Una nuova violazione dei diritti dei cattolici nella Grotta del Presepio in Betlem (1932)

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzatapezzerie grotta
Comunicato n. 110/20 del 18 dicembre 2020, San Graziano

Una nuova violazione dei diritti dei cattolici nella Grotta del Presepio in Betlem (1932)

A sera del 16 Febbraio dell’anno passato una mano audace e sacrilega con una lama tagliava con trentun sfregi le preziose tele d’amianto che adornano per tre lati le pareti della Grotta della Natività in Betlem.

Il soldato che di giorno e di notte è di guardia nella Santa Grotta (ottenuto dalla Francia, nazione protettrice dei Latini in Terra Santa, nel 1873 dopo ripetute violenze dei Greci, ndr) per quel tempo era assente , e l’assenza dev’essere stata molto prolungata da permettere alla mano sacrilega di compiere l’atto vandalico per cui eccorse un tempo considerevole.

Il fatto commosse la stampa dei diversi paesi che commentò aspramente il ripetersi di simili attentati contro i diritti dei Cattolici nei Santuari più cari e preziosi al loro cuore.

La bella tela d’amianto, ch’è garanzia contro gl’incendi, fu donata dalla Francia per supplire i preziosi ed artistici oggetti che decoravano la santa Grotta e che furono tolti da una banda di 300 Greci scismatici, parte monaci e parte borghesi, che nel 23 Aprile 1873 violentemente e con armi alle mani invasero la sacra Grotta, la saccheggiarono asportando perfino le lastre di marmo che rivestivano il santo Presepio. E lo potettero fare impunemente perché prima maltrattarono, ferirono e resero impotenti i cinque religiosi Francescani che, pregando, stavano in guardia nella Culla del Redentore.

La preziosa tela rappresentava la Nascita del Divin Redentore con la scritta: Et peperit Filium suum et pannis Eum involvit et reclinavit in Praesepio ; l’Apparizione degli Angeli ai Pastori con la scrittura: Evangelizo vobis gaudium magnum: natus est hodie Salvator qui est Christus ; la scena di S. Giuseppe che dormendo ebbe in sogno l’avviso dell’Angelo di fuggire con Gesù e Maria in Egitto: Ecce Angelus Domini apparuit in somnis Joseph dicens: Surge et accipe puerum et matrem ejus et fuge in Aegyptum;la quarta rappresentazione era della SS. Vergine che offre il suo divin Figlio all’adorazione dei Magi: Ecce Magi ab Oriente venerunt dicentes: Ubi est qui natus est Rex Judeorum?

Il centro della decorazione è costituito da otto stemmi a doppio scudo e da quattro parallelogrammi a cornice dorata sostenuti ognuno da una coppia d’Angeli. In uno di essi è riprodotto, in campo d’argento, il simbolo della Custodia Francescana di Terra Santa mentre in un altro s’incrociano due braccia ai piedi di una Croce rossa su fondo azzurro, emblema araldico dell’Ordine dei Minori. Ornano la decorazione una fuga di arabeschi in oro su fondo rosso con gigli e frutti simbolici.tele amianto

Appena conosciutosi l’atto vandalico e sacrilego, la Custodia di Terra Santa ha subito inoltrato un energica protesta al Governatore inglese reclamando un’immediata inchiesta e una sanzione nei confronti dei colpevoli.

Si farà giustizia?! ovvero com’è successo altre volte si passerà la spugna anche su questo nuovo fatto criminoso per cui invochiamo ancora una volta la stabilita Commissione per i Luoghi Santi per la quale fa orecchio da mercante la Potenza mandataria britannica contro ogni giustizia perchè impunemente vengono violati e calpestati i diritti del Cattolicismo….

Dall’Almanacco di Terra Santa pel 1933.

DA

 

Il terrorismo politicamente corretto

 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ronen Bergman, il maggior esperto del Mossad, nel suo libro “Uccidi per primo”, parla di 2700 omicidi organizzati dai servizi segreti di Tel Aviv nel mondo. I principali quotidiani hanno commentato il libro in modo benevolo, come si trattasse di una curiosità. Solamente “il manifesto”, ahimè, ha espresso un commento critico. Segnaliamo l’articolo in questione, ricordando che i comunicati non rappresentano l’adesione del Centro Studio Federici a tutte le tesi sostenute dagli autori degli articoli o alla linea politica o religiosa degli organi d’informazione consultati.
 
2700 “omicidi mirati”. Solo il Mossad ha licenza di uccidere, gli altri sono “terroristi”
 
Pace e guerra sono in mano al Mossad. Per cui il Mossad ha una licenza di uccidere di cui non gode nessun servizio al mondo e può condurre la sua guerra all’Iran, come e quando vuole. E nessun Paese al mondo, se non Israele, gode di altrettanta impunità. Si chiama doppio standard: in fondo – questa è la sensazione – siamo tutti fuorilegge, tranne il Mossad. Le monarchie assolute del Golfo hanno mangiato la foglia: se vogliono continuare ad avere la protezione Usa e le armi americane questi stati ricchi ma impresentabili per i parametri democratici devono entrare nel Patto di Abramo e accettare la supervisione dello Stato ebraico. Che ormai si estende anche all’Onu: i grandi gruppi industrial-militari israeliani forniranno i sistemi di sicurezza e intelligence per la «difesa» della missione delle Nazioni Unite in Mali. E se Israele va bene all’Onu, va bene a tutti.
 
Mai, ovviamente, Israele è stato condannato o sottoposto a sanzioni per le sue attività letali. E mai in Occidente si levano parole di condanna come è avvenuto anche per l’uccisione dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, stigmatizzata da Russia, Cina e pochi altri, certo non in Europa che al massimo «esprime preoccupazione» per le tensioni regionali. Israele non si tocca: è anche la prima lezione delle scuole di giornalismo nostrane. Per fortuna gli israeliani hanno anche una stampa eccellente quindi attingiamo da loro per prendere informazioni.
Il maggior esperto del Mossad, Ronen Bergman, inviato del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth e autore di «Uccidi per primo», ritiene che i servizi israeliani abbia ucciso almeno 2700 persone in tutto il mondo: una cifra mai smentita da Tel Aviv. Immaginate se l’intelligence di qualunque altro Stato avessero condotto all’estero in questi decenni operazioni mortali del genere, cioè omicidi mirati, come ha fatto Israele: probabilmente questo Paese non sarebbe più da un pezzo sulla mappa.

Continua a leggere

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

“Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio”. 

Il 1° dicembre 1970 lo stato italiano approvava la “legge” sul divorzio. Segnaliamo le tre lezioni tenute da don Francesco Ricossa al seminario di studi: “Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio” (IX giornata per la regalità sociale di Cristo, 11/10/2014).

PER I VIDEO SI RIMANDA A:

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Terra Santa – Storie d’ordinaria sopraffazione

Segnalazione del Centro Studi Federici
Nel disinteresse dell’opinione pubblica, turlupinata dai media, e dei politici di sinistra e di destra, tutti asserviti al potere di Tel Aviv, prosegue l’annientamento fisico e morale della popolazione palestinese (tra cui la minoranza cristiana, ridotta ai minimi termini dopo settant’anni di sionismo).
Il sentiero della Valle del sale, una via per resistere
In Cisgiordania, un’associazione palestinese crea, in Area C, un nuovo percorso escursionistico per attirare visitatori nel Wadi al Maleh. I militari israeliani si mettono di traverso.
Wadi al Maleh, «la Valle del sale», ha una storia antica. Nel nord della Valle del Giordano, a pochi chilometri dalla città di Tubas, fin dall’Impero ottomano era luogo di vacanza e ristoro: una sorta di resort naturale, grazie alle sue sorgenti d’acqua calda. Un hotel accoglieva gli ospiti.
Oggi di quella ricchezza rimane poco: gli otto villaggi che la compongono (Maleh, ‘Ein el-Hilweh, Hamsa, Himma, Farasiyeh, al-Hadidiya, Samra e Khelet Makhul) rientrano in Area C che, in base agli Accordi di Oslo di inizio anni Novanta, è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I 3.500 abitanti palestinesi, quelli rimasti dopo decenni di lento sfollamento, vivono per lo più di pastorizia e agricoltura, ma non sono autorizzati a costruire strutture permanenti né a scavare pozzi.
A dividere gli otto villaggi da Tubas e dal resto della Cisgiordania è il posto di blocco militare israeliano di Tayasir, eretto in forma stabile alla fine del 2000, poco dopo l’inizio della Seconda intifada. Un isolamento che i volontari di Jordan Valley Solidarity provano oggi a scalfire con un progetto che risvegli le antiche bellezze: un percorso escursionistico tra la flora e la fauna di Wadi al Maleh.
L’associazione palestinese, da anni impegnata al fianco delle comunità della Valle del Giordano, è nota da queste parti: costruisce case, scuole, centri d’incontro, strutture per gli animali con i mattoni di fango e combatte legalmente gli ordini di demolizione. Lavora per portare l’acqua nelle comunità (altrimenti costrette ad acquistarla dalla compagnia semi-statale israeliana Mekorot nelle cisterne, carissime e scomode) e per portare i bambini in classe con scuolabus improvvisati.
Un nuovo percorso escursionistico
Ora Jvs vuole condurre qui dei visitatori, che siano studenti in gita scolastica oppure turisti palestinesi e stranieri, ai quali proporre un percorso escursionistico: «Il progetto è nato due anni fa – ci spiega Rashid Khudiri, coordinatore dell’associazione –. Abbiamo unito vari gruppi, scuole, università e comunità locali, per riscoprire la zona e la sua storia. Tre settimane fa siamo partiti con la preparazione del sentiero coinvolgendo associazioni, studenti, insegnanti, artisti. Dopo le ricerche sulle risorse naturali, la flora e la fauna del luogo, abbiamo ripulito il percorso e posizionato una trentina di cartelli di legno per segnalare il tracciato, i nomi dei luoghi, delle sorgenti d’acqua e delle piante tipiche. Infine, la scorsa settimana, abbiamo iniziato a costruire una piccola struttura in legno e bambù, una sorta di punto d’accoglienza dove i visitatori potranno incontrare la comunità e gli artisti locali».
L’intervento dei militari israeliani
L’inaugurazione ufficiale era prevista per sabato 21 novembre, erano attese 200 persone da tutta la Cisgiordania. Ma è saltato tutto: «Il 16 novembre è arrivato l’esercito israeliano mentre stavamo costruendo il centro visitatori – continua Rashid –. I soldati ci hanno chiesto il permesso di costruzione, ma non serve perché non è una struttura permanente, non è in cemento. Hanno arrestato quattro di noi e confiscato la mia auto. Ci hanno rilasciato qualche ora dopo, ma l’automobile è ancora nella base militare».
Qualche giorno dopo la struttura è stata demolita. Ma il Jvs e Wadi al Maleh non si scoraggiano: «Ci hanno solo rallentato di pochi giorni. Apriremo il percorso il prossimo fine settimana. Arriveranno 200 palestinesi, soprattutto studenti. Useremo il centro anche per le donne del posto, per vendere i loro ricami».
Resistere o partire
Si cercano sempre modi nuovi per vivere, non solo sopravvivere. Wadi al Maleh ha subito dopo il 1967 un significativo svuotamento, in linea con il resto della Valle del Giordano. La popolazione è calata di due terzi rispetto ai primi anni di occupazione militare. Ben prima degli Accordi di Oslo, Israele ha dichiarato la zona area militare, confiscando di fatto il 70 per cento delle terre palestinesi e costruendo intorno alla valle tre basi: ogni anno si tengono esercitazioni su larga scala negli appezzamenti agricoli dei contadini. Generalmente, spiegava nel suo sito la campagna Stop The Wall qualche anno fa, le esercitazioni si tengono d’estate, quando gli agricoltori dovrebbero procedere con il raccolto, che spesso va perduto a causa del passaggio dei veicoli militari e dell’uso di armi da fuoco.
Politiche identiche a quelle esercitate nel resto della Valle del Giordano, un tempo casa per 300mila palestinesi e oggi per appena 60mila. La zona, considerata la più fertile della Palestina storica e suo confine naturale con il mondo arabo, è oggi per il 90 per cento in Area C, 2.400 chilometri quadrati in cui l’autorità civile e militare è in capo a Israele. Al posto di molte comunità palestinesi oggi sorgono una trentina di colonie agricole, abitate da appena 11mila israeliani in violazione del diritto internazionale, ma abbastanza grandi da permettere una produzione agricola incomparabilmente più ampia e remunerativa di quella delle piccole fattorie palestinesi, costrette ad acquistare l’acqua che sgorga nelle tante sorgenti naturali, inaccessibili.

Il soldato di Cristo

Segnalazione del Centro Studi Federici

E’ stato dato alle stampe un inedito di don Paolo de Töth: il profilo biografico del Conte Medolago Albani (1851-1921), uno dei principali e fedeli esponenti del movimento cattolico.
 
Don Paolo De Töth “Il soldato di Cristo Stanislao Medolago Albani” (Publimedia Editore, pagg. 780, 25,00 euro). 
 

Studi antimassonici: rigore e verità!

 

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaAlbert_Pike_portrait
Comunicato n. 95/20 del 10 novembre 2020, Sant’Andrea Avellino

Studi antimassonici: rigore e verità! 

Segnaliamo un articolo della rivista francese “Héritage”, tradotto e pubblicato dalla rivista “Sodalitium” (nn.70-71, settembre 2020), sui problemi di documentazione di alcuni studi anti-massonici.

==================================

Presentiamo ai nostri lettori un articolo tratto dalla rivista francese “Héritage” (n. 12, pp. 26-28). La nostra rivista si è sempre schierata contro la massoneria, e nel contempo ha sempre pensato che una seria battaglia antimassonica debba poggiare su una solida e seria documentazione, evitando pertanto argomenti poco credibili che invece di suffragare la nostra lotta finiscono con lo screditarla. L’articolo che state per leggere è un buon esempio di quello che intendiamo, e chiarisce le idee sul preteso carteggio tra Pike e Mazzini al quale spesso fa riferimento – con poca acribia – una certa stampa antimassonica, sia di lingua italiana che di lingua francese.

PROBLEMI DI DOCUMENTAZIONE IN ALCUNI LIBRI ANTI-MASSONICI.
I casi di Pio XII e di Albert Pike. A proposito di una citazione di Pio XII

Un lettore, Joseph R., ci scrive:

“Grazie per aver pubblicato questo elenco di condanne papali verso la frammassoneria. (1) Troppi cattolici ignorano o vogliono ignorare questa incompatibilità radicale, letteralmente “martellata” dai Sommi Pontefici nel corso dei secoli. (…) Tuttavia ho notato una diversità fra la vostra versione della citazione di Pio XII del 1958 (2) e quella che ho trovato qua e là su internet: “Le radici dell’apostasia moderna sono: l’ateismo scientifico, il materialismo dialettico, il razionalismo, il laicismo e la loro madre comune: la Massoneria (…)”.

Ecco la risposta di Frédéric Chermont, del Centre d’études sur la francmaconnerie, che collabora a L’Héritage.

La citazione che lei ricorda era troppo bella, fin troppo “enorme”. Essa è falsa e quella che noi abbiamo pubblicato è l’esatta versione: “La rottura dell’unità cristiana in Europa, l’ateismo Il libro di Massimo Firpo e Germano Maifreda sul cardinale Morone scientifico, il razionalismo, l’illuminismo, il laicismo, il materialismo dialettico, la massoneria sono alcune delle cause di questo lento processo di sviamento intellettuale e morale di cui vediamo oggi le ultime conseguenze”. Prima di pubblicarla, dato che ne circolano parecchie versioni, siamo andati a consultare un esemplare de la Documentation Catholiquedel 1958 (vedi fotografia) (3), che ognuno può verificare per conto suo in qualche biblioteca francese. Dispiace che in diversi libri di critica dedicati alla massoneria, la versione falsa sia quella più diffusa!

È un vero peccato…

La maggior parte del tempo gli autori antimassonici si servono di quello che è stato scritto prima di essi (il che può essere veramente utile): ma ahimè spesso sembra che riprendano ciò che i loro predecessori hanno scritto senza nessun lavoro di verifica né di ricerca. Così un errore instillato da decenni si ritrova in numerose opere nel corso delle generazioni…

Ora, la critica di questa organizzazione occulta e potente, che si serve di confusione e menzogna, deve essere fatta in modo molto rigoroso, col rischio di essere screditata e quindi perfettamente inutile.

Albert Pike e la “dottrina luciferina”

A questo proposito si può ricordare il caso del famoso scritto di Albert Pike su “la purezza della dottrina luciferina”.

L’influente Albert Pike (1809–1891), cittadino degli Stati Uniti d’America, fu un dignitario massonico ad altissimo livello, in particolare “Gran Comandante” della “Giurisdizione Sud” del “Rito scozzese antico e accettato” per trentadue anni (4).

In diverse opere o studi antimassonici, si fa spesso riferimento a delle “Istruzioni del Supremo Consiglio di Charleston ai 23 supremi Consigli Confederati”, redatte da Albert Pike (mettiamo in neretto il passo più importante): “(…) Quello che dobbiamo dire alla gente, è: Noi adoriamo un Dio, ma è il Dio che si adora senza superstizione.

A voi, Sovrani Grandi Ispettori Generali, Noi diciamo, perché voi lo ripetiate ai fratelli del 32°, 31° e 30° grado: – La religione massonica deve essere, per tutti noi, iniziati degli alti gradi, mantenuta nella purezza della dottrina luciferina.

(…) Se Lucifero non era affatto Dio, Adonai, di cui tutti gli atti attestano la crudeltà, la perfidia, l’odio dell’uomo, Albert Pike La documentation Catholique del 1958 la barbarie, la repulsione per la scienza, se Lucifero non era affatto Dio, Adonai e i suoi preti lo calunnierebbero? (…) Sì, Lucifero è Dio, e disgraziatamente Adonai lo è anche lui. (…) Dunque, la dottrina del Satanismo è un’eresia: e la vera e pura religione filosofica, è il credo in Lucifero, eguale ad Adonai, ma Lucifero Dio di Luce e Dio del Bene, che lotta contro Adonai Dio delle Tenebre e Dio del Male.”

Anche lì, “è troppo bello”, la citazione è troppo sensazionale, troppo shoccante, troppo comoda per certi antimassoni che vi si sono gettati sopra, riprendendola nel corso delle pubblicazioni, senza alcuna verifica.

La maggior parte degli autori che la riprendono, dal 1967 fino ad oggi, dicono che è stata pronunciata il 14 luglio 1889 e danno come fonte il giornale The Freemason (settimanale pubblicato a Londra) del 19 gennaio 1935.

Ora noi abbiamo verificato: nessuna citazione del genere compare in quel numero di The Freemason(5)!

Incredibile!

Altre opere antimassoniche, generalmente più vecchie, danno come fonte di questa citazione su “la purezza della dottrina luciferina” il libro di Abel Clarin de la Rive (1855–1914) La Donna e il Bambino nella Massoneria Universale(6).

In realtà, sembra (7) che l’insegnamento di Pike sia stato menzionato per la prima volta da Gabriel Jogand-Pagès, meglio conosciuto con lo pseudonimo di… Leo Taxil [la cui personalità è controversa anche negli ambienti antimassonici (8)] nella sua opera Vi sono donne nella massoneria? (9) Vi si trova solo qualche estratto di quest’affermazione relativa alle donne, ma non il testo intero. Il passaggio sulla “purezza della dottrina luciferiana” non esiste.

Il testo è stato, poi, interamente pubblicato da Adolphe Ricoux nella sua opera francese l’Esistenza delle logge femminili(10), con il titolo “Istruzioni del Gran Consiglio di Charleston ai 23 Consigli Supremi confederati”.Si tratta della prima circostanza nota di questo proposito diabolico attribuito a Pike. Ora, Adolphe Ricoux è uno pseudonimo di… Leo Taxil.

In conclusione, lungi dall’essere, come si crede generalmente, un argomento schiacciante, l’istruzione “luciferiana” di Albert Pike dev’essere considerata – fino a nuovo ordine – di dubbio valore.

La lettera di Albert Pike a Mazzini e le tre guerre mondiali

Nello stesso ordine di idee, non si può non soffermarsi sulla famosa lettera di Albert Pike al rivoluzionario italiano Giuseppe Mazzini, in cui annunciava nel 1871 tre guerre mondiali e i loro scopi segreti.

A tal riguardo, la fonte maggiormente conosciuta è il libro del canadese William Guy Carr (1895–1959): Pedine sulla scacchiera(11). Innanzitutto, Carr parla del contenuto della lettera, senza citarla direttamente (e non usa virgolette): “Il piano di Pike era semplice e si rivelò essere efficace. Bastava che il comunismo, il nazismo, il sionismo politico e gli altri movimenti internazionali fossero organizzati e usati per fomentare le tre guerre generali e le tre grandi rivoluzioni.

La Prima Guerra Mondiale doveva permettere agli Illuminati di destituire il potere degli zar in Russia e di trasformare questo paese grazie al dominio del Comunismo ateo. Le divergenze “naturali”, attizzate dagli Agenti degli Illuminati tra La testata della rivista su cui si troverebbe l’istruzione luciferina di Pike gli Imperi britannico e tedesco dovevano servire a fomentare queste guerre. Una volta terminato il conflitto, il Comunismo avrebbe dovuto essersi creato ed essere usato per distruggere gli altri governi e indebolire le religioni.

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata giocando sulle divergenze tra fascisti e sionisti politici. Questa guerra doveva portare alla distruzione del Nazismo e aumentare la potenza del Sionismo Politico in modo che lo stato sovrano d’Israele potesse affermarsi in Palestina. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la potenza del Comunismo Internazionale doveva raggiungere lo stesso livello di quella dell’intera Cristianità. Arrivati a questo punto, doveva essere messo da parte fino al suo utilizzo per l’ultimo cataclisma sociale.

Qualsiasi persona informata può forse negare che Roosevelt e Churchill abbiano messo in atto questa politica?

La Terza Guerra Mondiale dev’essere fomentata dalle divergenze che gli agenti degli Illuminati istigheranno tra i Sionisti Politici e i capi del mondo musulmano. Bisogna portare avanti la guerra in modo da arrivare alla distruzione dell’Islam (compreso il Mondo Arabo, la religione di Maometto) e del Sionismo Politico (che comprende lo Stato d’Israele). Allo stesso tempo, le altre nazioni sempre più divise tra loro a tal riguardo, saranno costrette a scontrarsi fino ad uno stato di distruzione completa sia fisica, mentale, spirituale che economica” (Chiamiamo questo estratto “prima parte”).

Poi Carr cita direttamente questa lettera: “Ci sganceremo dai Nichilisti e dagli Atei e provocheremo un formidabile cataclisma sociale che mostrerà alle nazioni, in tutto il suo orrore, l’effetto dell’ateismo assoluto, che è all’origine della ferocia più cruenta e dello sconvolgimento totale. Così, obbligati a difendersi ovunque dalla minoranza dei rivoluzionari, i cittadini stermineranno questi distruttori della civiltà. La folla, riempita di disillusioni nei confronti del Cristiane33 simo i cui adoratori saranno in questo momento disorientati e alla ricerca di un ideale, senza sapere verso dove dirigere la loro adorazione, riceverà la vera illuminazione dalla manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero. Verrà finalmente rivelata al popolo; questa manifestazione deriverà dal movimento reazionario generale che segue da vicino la distruzione del Cristianesimo e dall’Ateismo, conquistati e distrutti entrambi nello stesso momento” (seconda parte).

Carr presenta questa lettera estremamente compromettente come “repertoriata nella Biblioteca del British Museum di Londra”, ma non ve ne è alcuna traccia in questa biblioteca. “W. G. Carr, forse, ha potuto accedervi prima che il museo la sopprimesse?”, potremmo ribattere. Sarebbe comunque una fonte fragile per delle affermazioni così gravi…(12).

In compenso, in questo suddetto museo, è stato repertoriato un libro famoso ai suoi tempi, intitolato Il Diavolonel XIX secolo, scritto dal dottor Bataille. Vi viene evocata la lettera di cui stiamo Un libro che ha segnato un’epoca parlando (ma senza il passaggio sulle tre guerre mondiali): si tratta della fonte originale, o almeno della prima evocazione nota ad oggi. Ora, dottor Bataille è uno pseudonimo collettivo dietro cui troviamo, ancora una volta, … Leo Taxil.

Inoltre, nel suo libro, Satana, Principe di questo mondo(13), Carr lascia intendere di non aver consultato egli stesso la lettera!

Nella nota 9 a piè di pagina, scrive in effetti: “Il guardiano dei manoscritti ha recentemente informato l’autore che questa lettera NON è catalogata nella biblioteca del British Museum. Sembra strano che un uomo colto come il Cardinal Rodriguez abbia detto che ci fosse nel 1925”.

Fa riferimento al libro del cardinale cileno Rodriguez (1866-1958), arcivescovo di Santiago del Cile Il mistero svelato della massoneria(14), che, in effetti, parla del British Museum negli stessi termini di Carr ne Le pedine sulla scacchiera, ma dice innanzitutto che questa lettera viene svelata ne… Il diavolo nel XIX secolo.

Sottolineiamo che il cardinal Rodriguez cita solo la seconda parte della lettera e, come d’altronde il “dottor Bataille” non dice nulla della prima.

Riassumiamo: la prima parte della lettera di Pike (che parla delle tre guerre mondiali) si trova solo ne Le pedine sulla scacchiera, unica fonte in cui vengono citate; inoltre, Carr fa intendere in un libro successivo di non averla letta personalmente. La seconda parte si trova per la prima volta ne Il diavolo nel XIX secolo ed è solo un estratto di un testo molto più lungo. Il riferimento a questa lettera, quindi, non potrà essere molto convincente per uno studioso rigoroso… Ecco, quindi, che bisognerebbe innanzitutto riaprire il “dossier Leo Taxil” (almeno per la seconda parte della lettera e per le istruzionisulla “purezza della dottrina luciferiana”) e dimostrare che non sia stato quell’impostore che tutti dipingono quasi all’unanimità.

Se i nostri lettori avessero altre informazioni o annotazioni a tal proposito, saremo molto felici di esserne messi al corrente! Rigore e verità!

Frédéric Chermont

Note

1) Vedi L’Heritage n. 11, pagg. 18-29.

2) “Lettera che Pio XII fece pervenire a Mons. Montini, arcivescovo di Milano da parte di S. E. Mons. Dall’Acqua, sostituto della Segreteria di Stato in occasione dell’VIII settimana di adattazione pastorale che si tenne in quella città nel settembre” 1958.

3) La Doc. cath. ha tradotto “il testo italiano de L’Osservatore romano del 29 giugno 1958”.

4) E persino, secondo alcuni, “capo supremo dell’alta-massoneria”.

5) Disponibile alla BNF. Gli abbonati de L’Héritage possono domandare alla rivista una copia per controllare. 6

6) In “Delhomme e Briguet”, 1894, pag. 588, l’autore si riferisce a Diana Vaughan, senza fornire maggiori informazioni. Si è verosimilmente ispirato a libri evocati poco dopo.

7) Secondo il sito http://onvousment.fr/antimacons.htm che ha eseguito un vero lavoro di ricerca.

8) Possiamo essere certi che la maggior parte degli autori che riprendono le sue asserzioni, si rifiuterebbero di essere paragonati a lui.

9 Cfr. H. NOIROT, 1891, pagg. 357-359.

10) In Téqui, 1891, pagg. 67 a 95.

11 Edizioni Gadsby-Leek Co., Ontario, Canada, 1955.

12) Ci si potrebbe anche stupire che termini come “nazismo” o “fascismo” siano impiegati nel 1871! Ma alcuni potrebbero sostenere che, poiché queste due correnti sono state “create dagli Illuminati”, non è improbabile che un Albert Pike (che si trovava in cima alla piramide) ne fosse a conoscenza. Questo non ci sembra molto convincente, ma andiamo oltre.

13) Pubblicato dopo la sua morte, con prefazione del figlio maggiore, da Omni Publications, Palmade, California, 1966.

14) El misterio de la Masoneria, Editorial Difusion, Buenos Aires, Argentina, 1925. Libro non tradotto in francese.

Fonte: https://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/70-71.pdf pagg. 30-34

DA

Studi antimassonici: rigore e verità!

25 Ottobre: Viva Cristo Re!

La Festa di Cristo Re, che il calendario liturgico tradizionale pone l’ultima domenica di ottobre, è particolarmente sentita dal nostro Circolo Culturale, che prende il Suo nome, proprio perché la mission per cui è nato, nel gennaio 2007, è rivolta alla difesa ed alla promozione dei diritti di Dio Creatore, non solo nei cuori, nelle famiglie e nell’Aldilà, ma anche nella Politica e nella società, perché sono sue creature. A partire dall’umanesimo/rinascimento vi è stato un progressivo allontanamento dalla dimensione cristocentrica, fino a giungere alla grande apostasia dei giorni nostri che ha detronizzato Gesù Cristo da ogni dimensione pubblica. Noi vogliamo, con l’aiuto della preghiera, tramite lo studio e l’azione concreta nel mondo della politica, cercare, ove possibile, di limitare i danni del laicismo, del liberalismo, del social-comunismo e del nichilismo perché egli è Re: il Re dei re deve tornare a regnare per una vera Pace duratura. La Pax Christi in Regno Christi. (N.d.R.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ultima domenica d’ottobre: festa di Cristo Re.

Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù, da recitarsi ogni anno all’ultima domenica di ottobre.

O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato. Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura al la vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel Cuore divino da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Così sia.

Nel 18 luglio 1959 Roncalli, alias Giovanni XXIII fece omettere le seguenti parti: “Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato”. 

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/festa-di-cristo-re/

1 2 3 4 19