Green pass, i portuali sfidano Draghi: “Blocchiamo tutto”

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Comunque la si pensi, i portuali dimostrano di essere una categoria di lavoratori compatta e coraggiosa, in grado di trattare, proprio grazie a questo binomio di caratteristiche, direttamente col Governo, avendo anche la forza di poter dettare le condizioni. Un loro comunicato spiega come stiano arrivando loro migliaia di messaggi di sostegno da parte di lavoratori e famiglie italiane che ritengono ingiusto il Green Pass. Le azioni concrete di seria protesta sono queste, e si differenziano di gran lunga da proclami, libelli, scontri e raduni, facilmente strumentalizzabili e/o palesemente inutili (N.d.R.)

Se le trattative non andranno in porto, saranno guai seri. Non solo per il sistema portuale italiano, che non può certo fare a meno di Trieste. Ma anche per l’economia nostrana, in un periodo in cui la filiera della logistica mondiale è in subbuglio. E soprattutto per il governo, che si trova sul piatto una grana enorme che rischia di esplodere nel giorno del battesimo del green pass obbligatorio.  I lavoratori portuali di Trieste lo hanno detto chiaro e tondo: il 15 ottobre ci sarà il “blocco delle operazioni del porto” se “non sarà tolto l’obbligo“ del lasciapassare verde, non solo per loro “ma per tutte le categorie di lavoratori”.

Un ultimatum a Draghi in cui non sembrano esserci spazi di mediazione. Ieri il Viminale aveva provato a trovare una soluzione, chiedendo alle aziende di pagare i tamponi ai dipendenti sprovvisti di green pass. Una sorta di “privilegio” rispetto al resto dell’Universo mondo, visto che la linea Draghi è sempre stata quella di non avvallare le tesi “no vax” a suon di test molecolari gratuiti. Infatti, i portuali hanno respinto al mittente pure questa ipotesi. Niente da fare. Neppure le paventate dimissioni del presidente dell’Autorità, Zeno d’Agostino, li ha scalfiti. I 950 operai triestini non scendono a patti: se anche un solo lavoratore italiano dovesse essere escluso dal lavoro, si metteranno a braccia conserte fermando – di fatto – l’intera macchina organizzativa del porto. Il 40% di loro non è vaccinato, e dunque è sprovvisto del pass, in una città in cui il movimento 3V dei No Vax ha sfiorato il 5% dei consensi. In città le manifestazioni anti green pass vanno avanti da settimane. Mentre gli occhi d’Italia erano puntati sugli assalti romani alla Cgil, qui sfilavano 15mila persone capitanate proprio dai portuali. “Siamo venuti a conoscenza – ha scritto il leader della protesta  Stefano Puzzer – che il Governo sta tentando di trovare un accordo, una sorta di accomodamento riguardante i portuali di Trieste, e che si paventano da parte del Presidente Zeno D’Agostino le dimissioni. Nulla di tutto ciò ci farà scendere a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo di green pass per lavorare. Non solo noi, ma tutte le categorie di lavoratori”.

Una guerra senza esclusione di colpi, che dimostra come il governo si sia presentato impreparato all’appuntamento col green pass. Non solo i portuali, infatti. I poliziotti da giorni sono sul piede di guerra perché la possibile esclusione dal servizio di 15-19mila divise non vaccinate rischia di paralizzare il sistema di sicurezza italiano. Chi occuperà i turni dei colleghi rimasti a casa, vista la cronica mancanza di organico? E se la durata del tampone dovesse “scadere” in mezzo al servizio, il poliziotto che fa: lascia scappare il ladro? Draghi ora dovrà trovare una soluzione. Non semplice. I portuali triestini gli hanno lanciato il guanto di sfida. E per ora hanno loro il coltello dalla parte del manico: la ripresa italiana non può permettersi di perdere un porto. Col rischio che la protesta contagi anche gli altri scali. A partire da Genova.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/green-pass-i-portuali-sfidano-draghino-green-pass-o-blocchiamo-tutto-i-portuali-sfidano-draghi/ 

USA: gli stati più vaccinati sono quelli con più casi di covid…

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Il Vermont, lo stato con il più alto tasso di vaccinazione negli Stati Uniti, sta vivendo un’impennata di casi di covid a livelli mai visti dal picco della pandemia lo scorso inverno. Lo Stato ha un tasso di vaccinazioni record: 89% dei maggiorenni, 99% degli over 65% teoricamente immunizzati. Però non basta: lo stato ha anche avuto i due giorni con maggior mortalità proprio nel mese di settembre. Però il vaccino non doveva proteggere dai casi di covid grave?

Naturalmente questo sta creando una grande frustrazione fra burocrati dello Stato che si trovano a fronteggiare un’esplosione di casi e di ricoveri che, almeno in teoria, non sarebbe dovuta succedere. Lo stato ha registrato il più alto tasso di ricoveri ogni 100.000 residenti il ​​30 settembre, superando il record stabilito il 31 gennaio dello scorso anno. Il record di morti, otto, è stato raggiunto il 13 settembre. I casi sono del 69% più alti che nella mite Florida, dove i vaccinati sono molti, ma molti di meno.

Alla fine di agosto, quattro dei dieci casi di COVID-19 nel Vermont erano tra le persone vaccinate, secondo una lettera firmata da 90 dipendenti del Dipartimento della salute del Vermont, tra cui l’epidemiologo statale Patsy Kelso.

Il governatore Phil Scott (R) ha revocato lo stato di emergenza nel Vermont a giugno, quando l’80% della popolazione aveva ricevuto almeno un’iniezione del vaccino. Da allora ha indicato che è cauto nel reintrodurre lo stato di emergenza. “Non possiamo essere in uno stato di emergenza perenne”,

Il caso del Vermont non è il solo. Il capo di UMass Memorial Health, il più grande sistema sanitario nel Massachusetts centrale, ha affermato di recente che gli ospedali regionali hanno visto quasi 20 volte più pazienti COVID-19 rispetto a giugno e non c’è un letto di terapia intensiva da vendere. Il Massachusetts ha il quinto tasso di vaccinazione più alto della nazione.

Nel Connecticut, il secondo stato più vaccinato degli Stati Uniti, il legislatore ha recentemente esteso i poteri di emergenza del governatore per fronteggiare la pandemia.

Il 22 settembre, il Maine, il terzo stato degli Stati Uniti più vaccinato, aveva quasi 90 persone in unità di terapia intensiva, un picco di pandemia per lo stato.

Non è che, più che le vaccinazioni, possano le condizioni climatiche? Così, un vago suggerimento per il dotto Fauci. Altrimenti non si spiegherebbero la differenze fra stati del New England, estremamente ligi nella vaccinazioni, e quelli del Sud, molto più pigri…

Fonte: https://scenarieconomici.it/usa-gli-stati-piu-vaccinati-sono-quelli-con-piu-casi-di-covid/

 

Covid, le cifre che allarmano. Cure, arriva l’Anakinra farmaco riduce mortalità

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Segnalazione di Antonio Amorosi News Fonte:https://www.affaritaliani.it/coronavirus/covid-le-cifre-che-allarmano-ma-in-arrivo-l-anakinra-farmaco-riduce-mortalita-759712.html?refresh_ce

Pregliasco, Broccolo, Tarro: perché l’anno scorso ci contagiavamo meno, i pareri diversi sui numeri

di Antonio Amorosi

Il confronto tra i numeri delle terapie intensive, ricoverati, ospedalizzati e casi attivi di Covid di un anno fa, 13 settembre 2020, e quelli di quest’anno, sempre riferiti al 13 settembre ma del 2021, ha preso forma in una foto che gira ossessivamente sui social, utilizzando i report della fondazione Gimbe. Guarda l’immagine.

13 settembre 2020: Terapie intensive 187 persone; Ricoverati con sintomi: 2042; Isolamento domiciliare: 36.280; Totale ospedalizzati: 2229; Totale casi attivi: 38.509; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 7

13 settembre 2021: Terapie intensive 563 persone; Ricoverati con sintomi: 4200; Isolamento domiciliare: 121.141; Totale ospedalizzati: 4763; Totale casi attivi: 125.904; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 36

I numeri sono corretti, li abbiamo verificati. Tutti i trend sembrano in crescita esponenziale. Ma su questi numeri ci sono interpretazioni differenti. 

Abbiamo contattato la fondazione Gimbe che ci ha confermato che i dati sono corretti, anche se la slide non è una loro produzione. Per la fondazione non si possono confrontare i dati del settembre 2020 con quelli del settembre 2021 perché i due periodi sono sottoposti a ondate pandemiche diverse, fasi diverse della malattia, varianti diverse e a numeri differenti di persone testate e di tamponi fatti.

Di parere diverso altri esperti come il professor Francesco Broccolo, docente di Microbiologia clinica presso l’Università Milano-Bicocca ma anche di altri esperti.

Perché il dubbio sorge spontaneo, al di là della narrazione governativo-televisiva dell’Italia Paese più protetto, tanto più perché siamo a settembre, le temperature continuano ad essere alte, non sono arrivate le stagioni più fredde che facilitano la circolazione del virus. Leggendoli sorge un dilemma sia sull’efficacia dei vaccini vista la diffusione delle varianti sia sul senso del Green Pass imposto dal governo Draghi agli italiani, unico caso al mondo di limitazione della libertà individuali di lavorare.

Il professor Fabrizio Pregliasco: “L’anno scorso ci sono stati dei lockdown importanti che limitavano i rapporti, ma non potevamo andare avanti così. Ogni contatto interumano ha una probabilità di rischio. Oggi abbiamo un virus più contagioso e che coinvolge di più i giovani. Il rischio è più basso perché abbiamo il vaccino che riduce gli effetti pesanti anche se la variante delta buca un po’ il vaccino”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Pregliasco: “Dobbiamo immaginare dei possibili colpi di coda. La pandemia va visualizzata come delle onde di sassi nello stagno. Le prime onde le abbiamo viste, ora dobbiamo vedere l’andamento e le onde che si sovrappongono nel mondo. Quest’inverno avremo un possibile colpo di coda perché gli sbalzi termici, stare al chiuso come ogni anno, lavorare di più che nell’ultimo anno e mezzo, le scuole che tornano alla didattica in presenza, massimizzano la concentrazione dei rischi. E’ probabile che ci sia solo un colpettino di coda ma dobbiamo comunque prepararci a uno scenario che potrebbe non essere piacevole, questo per riuscire a governare un processo meno pesante possibile”.

Il professor Francesco Broccolo: “Ho visto la slide, non ho controllato se i dati sono veri ma se fossero veri, cioè che gli ospedalizzati sono di più dell’anno scorso, lo commento in questo modo: l’effetto positivo dei vaccini viene modulato dalla presenza della variante delta. Io ad agosto avevo già fatto questo raffronto che lei mi sta sottoponendo ma mi veniva fatta la critica che non tenevo conto dell’effetto lockdown del maggio 2020. Ma erano già passati tre mesi. Ora siamo a fine settembre. E passato ancora più tempo. Non ci possiamo più aggrappare a questa scusa che l’anno scorso c’era il lockdown e quest’anno non ce l’abbiamo. Non possiamo puntare sull’immunità di gregge che non  otterremo più ormai con queste varianti”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Broccolo: “Un autunno di terapie. Dobbiamo mettere in campo le nuove terapie, come l’ anakinra, il farmaco è stato appena approvato dall’Aifa. L’anakinra si è rivelato un farmaco molto efficace. Il farmaco deve essere utilizzato in una fase moderata della malattia, nei primi tre giorni. Quando il marcatore suPar (un marcatore prognostico precoce di evoluzione dell’infiammazione, ndr) è particolarmente alto si inizia il trattamento. Si possono salvare tra il 55 e l’80% dei pazienti”.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso disponibili in queste ore i medicinali anakinra, baricitinib e sarilumab per il trattamento del COVID-19. La copertura sarà a carico del Servizio Sanitario Nazionale dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Il farmaco più interessante del gruppo è proprio l’anakinra che cita il professor Broccolo, per efficacia e sicurezza (è un farmaco utilizzato per trattare l’artrite reumatoide e altri gravi patologie infiammatorie): spegne l’eccessiva risposta immunitaria, causa di degenerazione della malattia, e contribuisce in questo modo alla ripresa funzionale dei polmoni. I nuovi casi studiati sembrano dimostrare che l’anakinra, somministrato in dosi di 100 mg una volta al giorno per 10 giorni in aggiunta alla terapia standard, fa fare grandi progressi terapeutici ai pazienti in una fase della malattia per cui non esisteva ancora un’indicazione medica supportata da dati significativi in letteratura.

“Anakinra, baricitinib e sarilumab si aggiungono al tocilizumab nel trattamento di soggetti ospedalizzati con COVID-19 con polmonite ingravescente sottoposti a vari livelli di supporto con ossigenoterapia”, spiega in un comunicato Aifa, “tale decisione, basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, allarga il numero di opzioni terapeutiche e nello stesso tempo consente di evitare che l’eventuale carenza di tocilizumab o di uno di questi tre farmaci possa avere un impatto negativo sulle possibilità di cura”.

Il professor Giulio Tarro: “Nel marzo 2020 avevo spiegato che la Sars-Cov-2 aveva già infettato decine di milioni di italiani, nessuno ci credeva, anche perché le cifre ufficiali, pur di giustificare il lockdown, lo davano presente solo nei pochi malati Covid sottoposti a tampone. Il virus è già endemico ed è come se si ‘risvegliasse’ dentro di noi, permettendo così ad eventuali test di intercettarlo. Questo ‘ridestarsi’ quasi mai produce sintomi. È diventato endemico e non si debella col vaccino che qualche, temporanea, protezione dovrebbero garantirla. Anzi. Veda il caso di Fasano. Vengono vaccinati 33 ospiti e 10 componenti dello staff sanitario, nella residenza socio sanitaria il 3 febbraio, ricevendo la seconda dose di vaccino Pfizer. Ma poco dopo risultano tutti positivi. Non è la variante. Potrebbe dipendere dal fatto che l’RNA messaggero, introdotto con il vaccino per il Covid-19, abbia ‘attivato’ il virus latente già presente nell’organismo, oppure quello arrivato in seguito ad una nuova infezione prima della risposta anticorpale. E’ la stessa proteina spike che attiva il virus, almeno per quanto riguarda i vaccini a RNA messaggero”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Tarro: “Penso che saremo come gli inglesi, loro senza lockdown noi con mascherina e altri limiti ma se investissimo di più sulle cure…”.

Vaccinazione ed allergie: che sappiamo? Poco

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Una delle reazioni avverse più forti che può avvenire a causa del covid-19 è costituita dall’anafilassi, cioè da una generale e diffusa reazione allergica.

Poiché i vaccini COVID-19 sono nuovi, ci sono molti fattori sconosciuti. Ad esempio, non è noto se un individuo svilupperà un’allergia o una grave anafilassi dopo essere stato vaccinato. Inoltre è molto difficile comprendere se le persone con determinate allergie possano essere vaccinate. Questo perché, negli studi clinici sono stati esclusi soggetti con anamnesi di allergia. Ad oggi, è disponibile un numero limitato di studi che valutano la sicurezza dei vaccini COVID-19 in individui con una storia di allergie.

Gli scienziati hanno quindi cercato di colmare il vuoto nella ricerca riguardante le reazioni avverse al vaccino COVID-19 di Pfizer  tra gli individui con allergie. Hanno pubblicato i loro risultati sul server di prestampa medRxiv*. L’attuale studio è stato condotto presso lo Yamagata University Hospital, in Giappone, dove il vaccino BNT162b2 mRNA COVID-19 è stato somministrato al personale ospedaliero e agli studenti di medicina tra il 3 marzo 2021 e il 27 agosto 2021.

I ricercatori hanno ottenuto risposte da 1586 partecipanti dopo la prima vaccinazione e 1306 partecipanti dopo la seconda dose del vaccino BNT162b2, cioè il vaccino Pfizer. Dopo aver analizzato i dati, gli scienziati hanno rivelato che prevalevano alcune reazioni avverse comuni come dolore e gonfiore nel sito di vaccinazione, febbre, affaticamento, mal di testa, nausea, brividi, artralgia e dolore muscolare al di fuori del sito di vaccinazione. Tipicamente, la frequenza e la gravità delle reazioni più avverse sono state riscontrate dopo la seconda dose di vaccinazione rispetto alla prima. Inoltre, è interessante notare che questo studio ha rivelato che le donne e gli individui più giovani hanno manifestato reazioni avverse a un tasso più elevato rispetto ai maschi e agli anziani.

Il presente studio ha riportato che i soggetti con una storia di allergie hanno manifestato alcune reazioni avverse di maggiore gravità e la durata dei sintomi è durata per un periodo più lungo rispetto ai soggetti senza allergie. Questo risultato concorda con uno studio precedente che riportava che la vaccinazione COVID-19 del personale ospedaliero mostrava una maggiore frequenza di reazioni avverse in presenza di allergia.

Anche se non si sono presentati casi particolarmente gravi questo studio mette in mostra come l’interazione fra vaccino e altre situazioni patologiche: del resto il vaccino sembra risolvere tutto, quindi perché comprenderne il funzionamento?

Fonte: https://scenarieconomici.it/vaccinazioni-allergie/

Covid19: una nuova inchiesta fa rabbrividire il mondo

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A cura della Redazione di www.nicolaporro.it

Origine animale oppure artificiale? È questa la grande domanda che da mesi ci si sta ponendo riguardo all’origine del Covid19. La maggior parte degli scienziati sostiene con forza la prima ipotesi dato che le precedenti epidemie di coronavirus, come la SARS, erano state veicolate all’essere umano attraverso gli animali. Eppure, sono tante le voci che esprimono un parere contrario, non solo fra gli esperti, ma anche a livello giornalistico. Ultima in ordine di tempo una clamorosa inchiesta dell’inglese “The Telegraph” che, qualora confermata, getterebbe un alone inquietante non solo sull’ormai celebre laboratorio di Wuhan ma anche sui possibili rapporti che questa realtà intratteneva a livello internazionale. Questa indagine, che si basa su dei documenti diffusi da Drastic, un team investigativo costituto da diversi scienziati per indagare sulle origini del Covid19, rivelerebbe principalmente tre cose.

Le rivelazioni dell’inchiesta

1) Ben 18 mesi prima dello scoppio della pandemia, i ricercatori cinesi avrebbero presentato un piano per infettare artificialmente i pipistrelli delle caverne dello Yunnan con un virus “potenziato” con l’obiettivo di “vaccinarli” contro malattie che avrebbero potuto effettuare il salto di specie e passare agli esseri umani. Come lo avrebbero fatto? Rilasciando nelle caverne dello Yunnan delle nanoparticelle contenenti «nuove proteinechimeriche» (ossia prodotte dalla fusione di sequenze di DNA appartenenti a più geni) di coronavirus di pipistrello che sarebbero dovute penetrare nella pelle degli stessi pipistrelli per via aerea. 

2) Questo progetto, secondo le indiscrezioni, includeva anche dei piani per mescolare ceppi di coronavirus naturali ad alto rischio con varietà meno pericolose ma più infettive.

3) Gli scienziati cinesi, per portare avanti questi esperimenti, avrebbero chiesto un finanziamento di 14 milioni di dollari alla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa, un’agenzia governativa del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti che sviluppa nuove tecnologie per uso militare) che avrebbe rifiutato di farlo perché “il progetto avrebbe potuto mettere a rischio le comunità locali”. Non solo: l’ente americano avrebbe anche messo in guardia il team sul fatto che non fossero stati considerati pienamente i pericoli del potenziamento del virus o del rilascio di un vaccino per via aerea. Secondo l’inchiesta, la candidatura per il finanziamento sarebbe stata presentata dallo zoologo britannico Peter Daszak di EcoHealth Alliance (EHA), l’organizzazione statunitense che ha lavorato a stretto contatto con il Wuhan Institute of Virology (WIV) sui virus dei pipistrelli.

I timori però a quanto pare erano presenti anche fra gli stessi scienziati di Wuhan. Il team, infatti, era preoccupato per il programma vaccinale e voleva quindi portare avanti una serie di attività di sensibilizzazione in modo che vi fosse una comprensione pubblica di ciò che stavano facendo e del motivo per il quale si stava procedendo, in particolar modo a causa dell’elevato consumo alimentare di pipistrelli nella regione.

La Cina ha fatto da sola?

Lo spettro che si agita intorno a questa inchiesta è ovviamente la possibilità che questi esperimenti siano andati avanti anche senza il sopracitato finanziamento e che il denaro sia stato trovato in altro modo permettendo agli scienziati di Wuhan di proseguire nei loro propositi.

Matthew Ridley, coautore di un libro sull’origine del Covid-19, in uscita a novembre, e che ha spesso chiesto alla Camera dei Lord un’ulteriore indagine sulle cause della pandemia, ha commentato: “Per più di un anno ho provato ripetutamente a fare domande a Peter Daszak senza ottenere risposta. Ora si scopre che è stato l’autore di questa informazione vitale del lavoro sui virus a Wuhan, ma si è rifiutato di condividerla con il mondo. Sono furioso”.

Un ricercatore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha preferito restare anonimo, ha affermato di essere rimasto senza parole. “La parte spaventosa – ha spiegato – è che stavano producendo virus Mers chimerici infettivi. Questi virus hanno un tasso di mortalità superiore al 30%, che è almeno un ordine di grandezza più letale di Sars-CoV-2. Così questa pandemia sarebbe potuta diventare quasi apocalittica”.

Insomma, la sensazione è che di polvere sotto il tappeto possa essercene molta e che questo possa essere solo l’inizio di un processo di scoperta della verità. Non ci sono ancora certezze riguardo a presunti coinvolgimenti o finanziamenti occidentali, il che però non può essere escluso a priori. L’altra ipotesi è che la Cina abbia proseguito in autonomia. E che le sia andata male. Molto male. 

Questo quadro spaventoso ci costringe quasi a sperare nell’origine animale. Ma si fa largo sempre di più la pista che ci porta dritti diritti al laboratorio di Wuhan.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/covid19-una-nuova-inchiesta-fa-rabbrividire-il-mondo/

Vaccino. Ecco il perché della resistenza dei Sessantenni

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dell’Avv. Gianfranco Amato

Chi ha vissuto la seconda metà del Novecento può riconoscere in quel che sta accadendo gli stessi meccanismi che hanno caratterizzato i regimi del socialismo reale, e le dittature di destra dalla Grecia all’America Latina.

L’onda crescente di odio nei confronti di chi non vuole farsi iniettare il vaccino anticovid, ha preso particolarmente di mira una categoria di refrattari: i sessantenni. Nei confronti di costoro si è scatenata una vera e propria campagna mediatica di aperta ostilità. Sono esposti al pubblico ludibrio come «irresponsabili», «cocciuti», «caparbi», «testoni ostinati che pensano di essere immortali». Molti non comprendono i motivi di questa ostinazione al rifiuto del siero magico. L’età non consente di imputarla a demenza senile, per cui si chiedono stupiti da dove nasca questa loro capricciosa testardaggine.
Siccome anch’io mi trovo ormai in questa categoria anagrafica, provo a spiegarlo a chi fatica a comprenderlo.

I sessantenni hanno vissuto con piena maturità gli ultimi scampoli del Novecento, il secolo delle torsioni totalitarie, dei regimi dittatoriali, della scienza al servizio del Potere, del furore ideologico, del sonno della ragione.

I sessantenni di oggi hanno vissuto l’esperienza storica del cosiddetto “socialismo reale”. Hanno conosciuto la grigia cappa oppressiva della Germania di Enrich Honecker, e i nomi degli uomini e delle donne che sono morti nel tentativo di saltare il Muro di Berlino, quello che divideva l’Occidente libero dalla Repubblica Democratica Tedesca. Hanno conosciuto la spietata repressione della dittatura comunista sovietica, e i metodi della propaganda abilmente utilizzati dal Potere attraverso il giornale di regime, la mitica Pravda, e l’occhiuta censura da parte del KGB. Hanno letto Solženicyn e il suo Arcipelago Gulag. Hanno visto come la medicina e la scienza possono mettersi al servizio del Potere, tradendo qualunque giuramento deontologico, attraverso la psichiatria a fini politici. Hanno visto come grazie all’aberrante teoria della “schizofrenia a decorso lento” (patologia creata apposta per i dissidenti) elaborata dal noto psichiatra prof. Andrej Snežnevskij, siano stati dichiarati “malati mentali” da TSO personaggi del calibro di Solženicyn, Sacharov, Medvedev. Esattamente come oggi potrebbe capitare in Italia ad intellettuali come Marcello Veneziani, Giorgio Agamben, Massimo Cacciari.

Hanno visto come il Potere può sopprimere la dissidenza e schiacciare uomini come il Premio Nobel Andrej Sacharov. Hanno anche visto come uomini e donne possano rischiare la vita per difendere la libertà. Hanno letto Il Potere dei senza potere del ceco Vakláv Havel. Hanno conosciuto l’esperienza del Samizdat, delle “polis parallele” di Vakláv Benda, di “Charta 77”, e di cosa significhi combattere il Potere nella clandestinità.

Hanno vissuto l’epopea della Solidarność di Lech Wałęsa e della rivolta cristiana contro il regime comunista in Polonia. Hanno visto in troppi Paesi del mondo cosa significhi sospendere le garanzie costituzionali, lo Stato di diritto, le libertà fondamentali e ricorrere allo stato d’emergenza. Hanno visto imporre la legge marziale nella Grecia dei colonnelli, e hanno visto il film Z – L’orgia del Potere di Costa-Gavras. Hanno conosciuto l’esperienza dei regimi totalitari sudamericani, e soprattutto i danni del peronismo argentino, quel pericoloso cocktail ideologico fatto di populismo, pauperismo e dittatura, ancora oggi in circolo purtroppo.

I sessantenni di oggi hanno visto come il furore ideologico può trasformarsi in odio e violenza tra opposte fazioni. Hanno vissuto i terribili “anni di piombo”, la tragica contrapposizione tra terrorismo rosso e terrorismo nero, e le trame oscure dei cosiddetti “servizi segreti deviati”.
Hanno anche visto come il Potere abbia approfittato, secondo l’antica logica del divide et impera, di questa contrapposizione, fino al punto di emanare una “legislazione d’emergenza” del tutto antidemocratica: le famigerate leggi antiterrorismo. Molte in vigore ancora oggi, nonostante l’emergenza terroristica sia ormai finita da diversi decenni.

Insomma, i sessantenni di oggi hanno vissuto quella Storia che chi è nato dopo gli anni Ottanta ha solo letto sui libri. Proprio per questa esperienza esistenziale, hanno maturato una sorta di difesa immunitaria culturale rispetto ad ogni tentativo di torsione totalitaria da parte del Potere. Hanno gli anticorpi. Il grande filosofo ispano-americano Jorge Santayana diceva che «chi dimentica il passato è destinato a ripeterlo». Ecco, i sessantenni oggi in Italia hanno ancora una buona memoria.

 

I non vaccinati sono i nuovi kulaki

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Abbiamo ripetuto più volte che noi del Circolo Christus Rex non apparteniamo alla categoria dei “no vax”. Fin da subito, abbiamo ritenuto di chiedere ai cattolici e alle persone non cattoliche di osservare i fatti in maniera critica, facendo attenzione alla realtà, come insegnavano Aristotele e San Tommaso d’Aquino. Più volte ci siamo spesi in appelli ad evitare tifoserie da stadio o posizioni dogmatiche, laddove si inventino dogmi dal nulla su questioni ampiamente disputate. Soprattutto, sarebbe veramente avvilente cadere nella satanica trappola di distribuire patenti di cattolicità a chi sceglie la via del vaccino e a chi no. Per questo, ci siamo sempre dichiarati “free vax”, che si pongono interrogativi, crediamo fondati, sull’esempio di quanto fanno pubblicamente in pochi. I giornalisti Mario Giordano e Nicola Porro, addirittura Massimo Cacciari ci sembrano degli esempi da seguire, seguendo questo filone critico, basato su domande più che lecite, anche se scomode.

di Claudio Romiti

Durante la puntata del 15 settembre di Otto e mezzo, salotto televisivo condotto da Dietlinde Gruber detta Lilli, sul tema infinito del green pass, Stefano Feltri ci ha fornito uno straordinario esempio di ortodossia sanitaria. Ortodossia sanitaria che, in questo drammatico momento per la nostra democrazia, risulta sempre più sganciata dai più elementari criteri logici. Contrapposto ad un sempre più affranto Massimo Cacciari, trattato dal giovare direttore di Domani, come un anziano confuso e disinformato in preda a ingiustificate preoccupazioni costituzionali, Feltri è partito in tromba sui vaccini, sostenendo con certezza assoluta che essi ridurrebbero “del 95% la possibilità di morire”.  Di conseguenza, facendo quattro conti, ciò vorrebbe dire che in questo periodo di fine estate, se non avessimo avuto a disposizione i miracolosi vaccini, conteremmo ben oltre i mille morti al giorno a causa del Covid-19. Cosa altamente improbabile per un virus che sembra seguire il classico andamento stagionale di tante altre epidemie di carattere respiratorio. Quindi delle due l’una: o il Sars-Cov-2 si è trasformato in qualcosa di catastrofico oppure questi vaccini non sono poi così miracolosi come li dipinge questo giovanotto cresciuto professionalmente sotto l’ala di Marco Travaglio.

Vogliono limitare i diritti dei non vaccinati

Ma questo non è niente. Interpellato dalla Gruber sulla stretta che il governo sta imponendo a chi si rifiuta di vaccinarsi, inasprendo l’applicazione del summenzionato lasciapassare sanitario, l’intervento di Feltri è stato degno di un romanzo orwelliano: “Vogliamo  esporre i vaccinati e gli altri a un rischio, o vogliamo, come dire, limitare la libertà dei no vax e spingerli a vaccinarsi? La scelta politica è questa. Si sta andando verso la scelta politica di dire: proteggiamo i diritti di chi ha scelto di vaccinarsi e di cooperare e restringiamo i diritti di quelli che io chiamo gli evasori vaccinali, perché sono come gli evasori fiscali, cioè scelgono di avere un piccolo beneficio proprio, scaricando i costi sulla collettività”.

I non vaccinati come i kulaki

Ora,  codesto agghiacciante punto di vista trova un formidabile parallelismo storico con la collettivizzazione forzata imposta ai contadini, definiti spregiativamente kulaki, dal compagno Stalin durante i suoi forsennati piani quinquennali.  Anche in quel drammatico frangente l’idea di togliere diritti a chi non aderiva ai dogmi economici del partito comunista non sembra poi tanto diversa da quella di emarginare i kulaki italiani che non vogliono vaccinari, per le più disparate ragioni.

Ma al di là della preoccupante visione totalitaria espressa da Feltri,  accompagnata dall’altrettanto preoccupante tendenza a voler trattare come nemici del popolo anche i semplici dubbiosi, non sembra esserci alcuna logica nel ragionamento di costui. Se infatti il vaccino abbatte drasticamente la possibilità di morire a causa del Covid-19, e se lo stesso Feltri ha ammesso che pure i vaccinati possono trasmettere il contagio, quale diamine sarebbe il danno che la sempre più sparuta minoranza di no vax causerebbe al resto della popolazione?

Forse l’unico danno, analogo a quello che i dissenzienti possono causare ad ogni regime autoritario che si rispetti, è quello di sollecitare il sopito spirito critico delle masse, opponendosi con l’esempio o semplicemente esprimendo dubbi e perplessità, così come l’eroico Massimo Cacciari, assolutamente isolato nella sua area politica di riferimento, sta disperatamente cercando di fare da molto tempo

Claudio Romiti, 17 settembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/i-non-vaccinati-sono-i-nuovi-kulaki/

 

 

Siamo sicuri che l’attuale strategia anti-covid sia quella giusta?

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di Pino Cabras

Fonte: Pino Cabras

L’Italia ha appena lo 0,75% della popolazione mondiale, ma crede fortemente che anche per il rimanente 99,25% dell’umanità la questione covid sia affrontata negli stessi modi, con le stesse parole d’ordine e con le stesse pandemistar a dominare gli schermi. Fuori dalla Bolla Italia esiste invece una realtà diversa, un mondo “Burioni Free” che ha sì cambiato la propria profilassi, ma fa meno drammi e fa stare meglio la gente.
Vi propongo alcune riflessioni in merito all’attuale situazione della crisi Covid che nascono dal confronto con alcuni analisti politici e con molti significativi dati ormai a nostra disposizione. Quella che chiamo Bolla Italia è una sorta di “bolla locale” che chiude in un universo separato e provinciale le azioni delle istituzioni e dei partiti, l’impaginazione degli organi di informazione, il modo di leggere le statistiche, la polarizzazione estrema dei rapporti fra le persone dentro le comunità, l’organizzazione dei viaggi e del lavoro sotto una cappa di regole di confinamento in continua evoluzione. Nel giro di breve tempo si è formata una casta di “intellettuali organici della pandemia” a servizio permanente ed effettivo di una sola narrazione legittimata, organica a un blocco d’interessi, che ragiona nei confronti delle narrazioni diverse con la stessa logica confessionale della “scomunica”. I social network, i cui principali azionisti sono gli stessi delle banche e delle case farmaceutiche, sigillano in modo sempre più occhiuto le parole e i pensieri consentiti. Non è un complotto. È il capitalismo del XXI secolo. Gli intellettuali organici della pandemia hanno formato anche un loro affezionato pubblico di piccoloborghesi ipocondriaci e incattiviti, che chiedono alle autorità di fare la faccia sempre più feroce.
Tutto il mondo, sia chiaro, sente che la sfida sia globale. I temi possono anche somigliarsi ovunque: il distanziamento fisico (c’è chi dice sociale), le nuove regole d’igiene, i vaccini, le cure, la tenuta degli ospedali, le strategie diverse per anziani e giovani. Gli Stati dosano interventi di emergenza e tentativi di far reggere il funzionamento economico e sociale in modi diversi, offrendo così esempi pratici di centinaia di possibili maniere di affrontare la sfida, altrettante “controprove” rispetto a quelle che in Italia sembrano “prove” inconfutabili.
Molti in Italia presentano ad esempio l’urgenza di forzare la mano sulla questione vaccini con l’idea che gli italiani tendano a rifiutare le inoculazioni. Osservate la tabella tratta da “Il Sole 24 Ore”. L’Italia è il 14° paese al mondo per doppie vaccinazioni. Precediamo paesi del calibro di Regno Unito, Norvegia, Paesi Bassi, Francia, Israele, che pure iniziarono prima. Chi dice che gli italiani “non vogliono” – e per questo si dovrebbero manomettere equilibri costituzionali delicati – sta mentendo. Non stupitevi se gran parte della stampa italiana mente e se il vostro presidente del Consiglio mente. Mentono quasi sempre, in modo vasto e sistematico.
Vedevano invece giusto sull’argomento l’OMS, la Commissione Europea, il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa. Pressoché tutti i paesi si conformano a un quadro giuridico in cui gli obblighi e le costrizioni vaccinali sono da evitare perché violano i diritti universali e fondamentali della persona umana. Senza arrivare al giro di vite che viene ora inaugurato, molta gente si era comunque vaccinata. Perché mai dunque trattare i cittadini italiani come sudditi riottosi, con un carico di violenza pubblica sconosciuto agli altri stati?
Ma questo è solo un pezzo della questione. Faccio mio il post pubblicato da Simone Santini, un analista che va più in profondità sulla questione strategica di fondo, con uno sguardo rivolto al mondo intero. Leggete attentamente cosa scrive.
Si fa una domanda radicale: «Siamo sicuri che l’attuale strategia anti-covid sia quella giusta?». La risposta di Santini è articolata.
«Sempre più scienziati e studiosi, a livello internazionale, stanno avanzando dubbi sulla efficacia della strategia anti-covid adottata generalmente in Occidente, ma anche in altre fondamentali parti del mondo, come in Cina, basata sul concetto di “covid zero”.
Con tale espressione si intende una strategia che punta ad eliminare la circolazione del virus così da cancellare il problema e tornare a una condizione di normalità. Dai lockdown alle vaccinazioni di massa, il concetto alla base è il medesimo: l’obiettivo finale è l’eradicazione del virus.
Le voci di tali scienziati, si diceva, si domandano però se tale obiettivo sarà davvero raggiungibile con i mezzi a disposizione. Secondo questa linea di pensiero, infatti, sia i lockdown che le vaccinazioni di massa sono utili, anzi necessarie, per bloccare l’avanzata e il dilagare senza controllo del virus durante i picchi epidemici, salvando così i sistemi sanitari dal collasso (è questa, diciamocelo, la vera e fondamentale emergenza che ci ha minacciato durante il 2020 ed all’inizio di quest’anno) ma non sarebbero sufficienti per superare definitivamente il problema nel lungo periodo.»
La pandemia (o meglio: sindemia) «sarebbe veramente superata solo a due condizioni, anche alternative: o con il virus che raggiungesse naturalmente una condizione endemica per cui, adattandosi all’uomo, diventasse meno aggressivo, oppure se si scoprisse un farmaco efficace (magari sia nella fase iniziale che successiva della malattia), di facile somministrazione, e adatto a un utilizzo di massa quindi senza effetti collaterali apprezzabili. Insomma, la strada da perseguire non sarebbe tanto quella della tendenziale eradicazione quanto piuttosto di una ragionata convivenza col covid, fino al raggiungimento di una immunità di gregge naturale e non vaccinale.
I vaccini stanno dimostrando infatti di essere un mezzo utile per attenuare le forme più gravi della malattia, in particolare per le fasce fragili della popolazione, ma non sembrano in grado di arrestare la circolazione del virus tra la popolazione. Dunque utili per tamponare gli effetti più dannosi dell’epidemia, ma non adatti a stroncarla.
Gli Stati che hanno portato avanti campagne massicce di vaccinazione, alle prese con varianti ed efficacia limitata temporalmente di tali presidi, si trovano ora davanti al dilemma: ricominciare da capo ogni 6-8 mesi con nuovi cicli di inoculazioni? Terza dose, quarta, quinta per tutta la popolazione? Fino a quando?
Altri Stati, anche europei, stanno immaginando una via diversa. Dopo aver vaccinato le fasce più deboli della popolazione e buona parte delle altre, stanno riaprendo la vita civile alla normalità, senza discriminare e distinguere la popolazione tra vaccinata e non-vaccinata.
Contano sul fatto che non ci saranno più masse di malati (specialmente anziani e fragili) che intaseranno gli ospedali, che alcune cure per la malattia ormai ci sono anche se non definitive, che se il virus circola fra la popolazione più giovane, resistente e forte, non solo non farà troppi danni ma, addirittura, potrebbe essere positivo nel lungo periodo.»
Santini conclude: «Il dibattito pubblico socio-politico e informativo in Italia dovrebbe essere orientato su tali argomenti. Invece pare anchilosarsi sulla problematica presenza di 4-5 milioni di cittadini che non intendono vaccinarsi (questa sarà in definitiva la quota dei cosiddetti no-vax)». Nel frattempo, nel mondo ci sono ancora 4-5 miliardi di persone non vaccinate e qualsiasi forma di realismo politico ci fa concludere che non lo saranno ancora a lungo, intanto che qui si insisterà con la catena delle dosi in una fase ancora soggetta all’incertezza degli esiti sperimentali. L’immunità di gregge è una chimera, un irraggiungibile miraggio intorno a cui viene fatto ruotare ossessivamente e ipnoticamente il dibattito pubblico nostrano. Milioni di persone sono trattate come l’asino che tira la carretta perché gli viene fatta pendere una carota davanti al muso, intanto che viene usato un bastone sempre più robusto a percuotergli la groppa.
Poche ore dopo a pubblicazione del post che vi ho trascritto, arriva una conferma da Londra sul fatto che le strategie tese ad accentuare un’organizzazione sociale da Stato di Polizia non sono le uniche possibili. Il ministro della Salute britannico, Sajid Javid, dichiara: «Non dobbiamo fare le cose solo per il gusto di farlo o perché gli altri lo stanno facendo, dobbiamo considerare correttamente ogni possibile intervento. Non mi è mai piaciuta l’idea di dire alle persone “Devi mostrare i tuoi documenti o fare qualcosa per poter svolgere un’attività quotidiana”. Abbiamo ponderato a lungo la questione e, anche lo terremo come riserva e come potenziale opzione, sono lieto di annunciare che non andremo avanti con il progetto dei passaporti vaccinali» (https://www.youtube.com/watch?v=q9q_mFfLD1U). Nella violenta dialettica imposta dal potere in Italia, una simile posizione sarebbe immancabilmente ricaduta e soffocata nell’etichetta NoVax. Ricordiamoci che l’ipotesi di green pass britannico non si spingeva verso la sommatoria di vessazioni del documento ricattatorio italiano: non entrava nel campo dell’organizzazione del lavoro e delle scuole, né sui trasporti. Si limitava a prevedere una forma di controllo per grandi eventi e luoghi a elevato assembramento. Beh, hanno preferito non introdurlo.
Il contesto europeo e mondiale offre numerosi esempi in cui molte misure di confinamento di massa sono state evitate ottenendo risultati di gran lunga migliori rispetto all’Italia. Questo è un paese prostrato in cui la salute psichica e fisica di milioni e milioni di persone, specie giovani, è stata aggredita da restrizioni gravissime, indiscriminate, sproporzionate, indifferenti alle reali condizioni psico-fisiche dei cittadini.
È imperdonabile che questo esperimento di ingegneria sociale sia perpetrato da una classe dirigente che nell’ultimo quindicennio ha smantellato ospedali e non ha assunto medici, mentre ora vuole fare pagare il prezzo delle sue incapacità interamente al popolo. Le restrizioni creano inoltre un’infrastruttura di strumenti che consentono al potere esecutivo di imporre una nuova «austerity mascherata» che salverà alcuni settori all’interno della rivoluzione digitale e sacrificherà altri settori e regioni caratterizzati dalla piccola impresa e dall’autoimpiego.
Retrospettivamente, i confinamenti e il green pass hanno condannato ad esempio il turismo e la ristorazione a essere facili prede da acquistare a prezzo vile. Mafie e multinazionali si leccano i baffi, sotto la mascherina. Il banchiere a Palazzo Chigi ha il fisico del ruolo per completare questo lavoro, favorito dalla vasta Palude parlamentare in cui gran parte dei deputati e senatori ha rinunciato a ogni autonomia. Mentre a Westminster il governo va ad ascoltare i rappresentanti del popolo, a Montecitorio il governo va a calpestarli. Il tutto con la benedizione del Quirinale e di una stampa che altera le notizie e scatena una campagna di marketing prepotente, con le stesse tecniche occulte e palesi della Psicologia di Guerra.
Spetterà a una minoranza tenere alta la fiaccola della ragione e lottare per un sistema più libero e rispettoso della dignità e del lavoro dei cittadini della Repubblica, che affronti la questione covid con equilibrio, prudenza, strategie differenti per età, tamponi gratis per tutti per un controllo tempestivo delle condizioni epidemiologiche, investimenti. Nel manifesto di «L’Alternativa c’è» lo diciamo:
«Il trend della privatizzazione dei servizi sanitari degli ultimi vent’anni va invertito con investimenti nelle 4P (1. Pubblico, 2. Posti letto, 3. Personale, 4. Prevenzione primaria). La fiducia verso le istituzioni sanitarie va ricostruita con la trasparenza, la digitalizzazione, la tutela della privacy dei pazienti e il benessere organizzativo per sostenere il merito e l’efficienza. Vanno ribilanciate le abnormi spese in marketing delle multinazionali del settore per favorire invece le spese in Ricerca e Sviluppo. Rispetto alla crisi Covid-19 va comparata la risposta del nostro sistema con i sistemi sanitari che hanno dato le migliori risposte nel mondo senza cadere in forme di “società del controllo” e hanno puntato su un’efficace rete di sanità di iniziativa, medicina territoriale e assistenza domiciliare. Va affrontato il tema dell’equilibrio fra competenza nazionale e regionale della Sanità. il PIL di spesa per la Sanità pubblica dovrà essere elevato ai livelli di Francia e Germania.» (https://www.facebook.com/LAlternativaCE21/posts/116324260501235)
Il No al green pass e alla sua estensione è una questione cruciale, e anche l’idea che già si adombra di obbligo vaccinale è da denunciare come una fuga criminale dalla realtà. Proprio coloro che ora alzano la voce per bollare i critici di questa misura come antiscientifici, stanno in realtà affidando il nostro destino a una forma di “pensiero magico” che punta tutte le carte su una ruota soltanto, che gira malissimo e impedisce le altre soluzioni.

Covid, il dato del Regno Unito spaventa il mondo: nei vaccinati il tasso di letalità è più alto che nei non vaccinati

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Fonte: Fabrizio Fratus

Covid, nel Regno Unito il tasso di letalità è più alto tra i vaccinati che tra i non vaccinati: i dati che spaventano il mondo
Il Regno Unito è uno dei Paesi al mondo che ha completato per primo, insieme a Israele, la campagna vaccinale raggiungendo numeri elevatissimi di popolazione vaccinata (oltre il 70% dell’intera cittadinanza, più del 90% dei maggiorenni con più di 18 anni) già la scorsa primavera. Tuttavia la vaccinazione di massa non è bastata ad evitare la nuova ondata estiva provocata dalla variante Delta, che ha nuovamente riempito gli ospedali britannici di malati e portato la media dei morti giornalieri nelle ultime due settimane ad oltre 110 vittime ogni 24 ore.
Nei giorni scorsi il governo britannico ha pubblicato il consueto bollettino mensile con l’analisi dettagliata dell’andamento epidemiologico. Il documento originale è il seguente:

https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1012644/Technical_Briefing_21.pdf se

Nel bollettino vengono fornite le analisi degli gli effetti delle varie varianti del virus nel Regno Unito in un sottoinsieme di pazienti covid in cui il genoma è stato identificato. La tabella 5 (pagina 22 e 23) si riferisce alla variante delta che ora è dominante. La tabella fornisce i dati di contagi, ricoveri e decessi per stato vaccinale e riporta quanto segue:

Non vaccinati: 183.133
Vaccinati con ciclo completo: 73.372
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati: 390
Vaccinati con ciclo completo: 679
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati: 0,21%
Vaccinati con ciclo completo: 0,92%
Quindi, visti così i dati, sembrerebbe che i vaccinati hanno una più alta probabilità di morire in caso di contagio rispetto ai non vaccinati. Ma il dato potrebbe essere fortemente condizionato dall’età dei contagiati, perchè sappiamo che i giovani non hanno gravi conseguenze dal Covid e quindi un alto numero di contagi tra i giovani non vaccinati potrebbe condizionare il tasso di positività. Fortunatamente nella tabella fornita nel documento del governo britannico i dati sono anche differenziati per due fasce d’età: under 50 e over 50. E allora possiamo approfondire meglio:

Totale contagiati dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 178.280
Non vaccinati over 50: 4.891
Vaccinati con ciclo completo under 50: 40.544
Vaccinati con ciclo completo over 50: 32.828
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 72
Non vaccinati over 50: 318
Vaccinati con ciclo completo under 50: 27
Vaccinati con ciclo completo over 50: 652
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati under 50: 0,04%
Non vaccinati over 50: 6,5%
Vaccinati con ciclo completo under 50: 0,06%
Vaccinati con ciclo completo over 50: 1,99%
Questo dato è molto importante perchè da un lato documenta l’efficacia dei vaccini per la riduzione del rischio da Covid nelle persone con più di 50 anni, seppur non in modo trascendentale, mentre dall’altro certifica come i giovani abbiano addirittura un aumento del rischio di morte da Covid nel caso in cui siano vaccinati.
L’efficacia dei vaccini è messa fortemente in discussione da questi dati: se vi dicessero che in caso di contagio potreste ridurre il rischio di morte dal sei al due per cento, cambierebbe significativamente la vostra preoccupazione nei confronti del virus? Ebbene, il risultato delle vaccinazioni di massa è nel Regno Unito la riduzione del rischio di morte in caso di contagio da Covid proprio dal 6,5% all’1,99% per gli adulti e anziani (over 50 anni). Una riduzione del rischio, seppur minima.
Al contrario, nel caso dei giovani (under 50 anni) il tasso di letalità (percentuale di morti sui contagiati) aumenta per chi ha ricevuto il vaccino (0,06%) rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino (0,04%).
Molti esperti, come Peter McCullough, avevano già annunciato uno scenario di questo tipo argomentando già dai mesi scorsi come i vaccini sperimentali stessero danneggiando in generale la salute delle persone e anche se efficaci per la protezione dalla prima variante del virus (che adesso non circola più), non lo sarebbero stati altrettanto per le altre varianti con il rischio che se infettati da queste ultime sarebbe stato più difficile sopravvivere all’infezione perché nel frattempo il sistema immunitario era stato danneggiato dal vaccino.
La cosa più allarmante è che adesso i vaccini, con il passare dei mesi, perdono ulteriore efficacia proprio rispetto al contagio: ecco perchè la terza dose si rende necessaria per le persone fragili e debilitate (come accade da sempre, ogni anno, per l’influenza stagionale) mentre sarebbe opportuno evitare di continuare a vaccinare i giovani sani che già di base non hanno rischi dal Covid. Già in Italia avevamo documentato un sensibile aumento del tasso di letalità tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati negli over 80. Questi numerosi segnali d’allarme che arrivano dal mondo basteranno per aprire gli occhi ai governi?
https://www.meteoweb.eu/2021/08/regno-unito-tasso-di-letalita-vaccinati-non-vaccinati/1717671/

PS
SARS-CoV-2, identificata una nuova variante in Sudafrica: “ha maggiore trasmissibilità e maggiore capacità di eludere gli anticorpi”
Identificata in Sudafrica, una nuova variante di SARS-CoV-2 che ha un preoccupante numero di mutazioni: ha “una maggiore trasmissibilità” e una maggiore abilità di eludere gli anticorpi
Allora prenotiamo scorte  la 4 dose!
l’Italia è ancora oggi il paese con il più alto tasso di morti per milione di abitanti.
SPERANZA CON I SUOI ESPERTI HANNO FALLITO E NON È UNA QUESTIONE POLITICA MA DI VITA O MORTE

Manca una legge: guai per il Green Pass

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di Claudio Romiti

Il pasticciaccio brutto del cosiddetto green pass ci fa scendere parecchi gradini verso l’inferno di una sostanziale abolizione dello Stato di diritto, a vantaggio di un inverosimile regime sanitario che tende quasi per inerzia ad accrescere il proprio asfissiante controllo sulla popolazione. Solo il fatto, ammesso più o meno esplicitamente ai vertici del potere politico-sanitario, di utilizzare questo illiberale salvacondotto come leva per convincere i più riottosi del “gregge” italico a vaccinarsi costituisce un abominio senza precedenti nella storia repubblicana. Un abominio che, insieme a tante altre misure liberticide, viene accettato senza fare una piega anche da chi, qualche lustro addietro, organizzava mastodontiche manifestazioni in piazza contro il presunto rischio eversivo di un premier proprietario di alcuni canali televisivi.

Green pass, pastrocchio illiberale

Eppure in meno di due anni, prima che un virus a bassa letalità ci facesse sprofondare in un incubo senza fine, è cambiato tutto: oggi solo per potersi sedere al tavolo di un ristorante al chiuso occorre vaccinarsi, o in subordine sottoporsi ad un tampone, munirsi del citato green pass, portarsi dietro un documento d’identità e indossare la mascherina secondo le regole imposte dall’onnipotente Comitato tecnico-scientifico. Sul tema caldo del documento d’identità poi, il cui controllo ha determinato il solito caos all’Italiana circa chi abbia realmente competenza a realizzarlo, sembra che alla grande informazione sia sfuggito un aspetto giuridicamente assai rilevante. Mi riferisco al piccolo dettaglio, che a quanto pare risulta sconosciuto al nostro fenomenale Garante per la privacy, secondo cui non esiste una legge che imponga ai cittadini italiani di uscire di casa con un qualunque documento d’identità, salvo per ciò che riguarda la patente di guida quando ci si trova al volante di un mezzo di trasporto. Nel caso di un eventuale controllo da parte delle forze dell’ordine, e non certamente di un esercente privato o di un suo dipendente, gli stessi cittadini debbono solo declinare le proprie generalità. Questo almeno fino a quando il nostro ordinamento non è stato letteralmente soppiantato da un informe pastrocchio illiberale in cui tutto si giustifica in nome del bene comune.

Disastro democratico

Naturalmente dopo aver imposto per vie traverse un surrettizio obbligo vaccinale, emarginando di fatto chiunque non ottemperi e costringendo tutti gli altri a circolare con una umiliante certificazione sanitaria, non pare esserci più limite alla fantasia degli artefici di questo disastro democratico. E se tanto mi dà tanto, così come accade per tutti gli altri virus respiratori, quando il Sars-Cov-2 riprenderà a correre nella stagione fredda, seppur in modo assai meno virulento in virtù dei vaccini,  ci dobbiamo aspettare altre abominevoli misure nell’insensato tentativo di eradicare un virus oramai divenuto irrimediabilmente endemico.

D’altro canto il ministro della Salute, l’evanescente Roberto Speranza, lo aveva già annunciato alcune settimane addietro: “Fino a quando non arriverà il giorno in cui ci saranno zero decessi, per me sarà una battaglia da combattere.” E dal momento che nessun vaccino o green pass d’Egitto potranno mai consentire di raggiungere il delirante obiettivo espresso da Speranza, il futuro che ci aspetta appare particolarmente oscuro.

Claudio Romiti, 12 agosto 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/manca-una-legge-guai-per-il-green-pass/

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