Coronavirus, Borrelli: “Per ogni contagiato ufficiale dieci non censiti”

Condividi su:

 

Il capo della Protezione civile: ci sono circa 600mila contagiati e non 63mila. “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”

Verosimilmente in Italia ad oggi ci sono circa 600mila contagiati dal nuovo coronavirus. Lo afferma il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, malgrado i numeri ufficiali parlino di 63mila. Borrelli ammette: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. E,  sui contagi in rallentamento per due giorni consecutivi, aggiunge: “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”.

“Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo”, dice il capo della Protezione civile, in una intervista a Repubblica.  Tra una settimana l’Italia, secondo le proiezioni matematiche supererà la Cina per numero di contagi. “Non me lo sarei mai aspettato” ammette Borrelli che ha visto contagiati anche 12 dei suoi collaboratori. Di fronte a questi numeri il capo della Protezione civile non rimprovera all’Italia errori di sottovalutazione.

 

“Il 31 gennaio – dice – questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria”. Quello che constata, piuttosto, di fronte ad un caso come quello della Lombardia, è la presenza di “comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale”. E di fronte al caso della partita Atalanta-Valencia ammette: “Potenzialmente è stato un detonatore, ma lo possiamo dire ora, con il senno di poi”.

 

Di fronte a questi numeri, a chi gli chiede se abbia senso la ormai fissa conferenza stampa delle 18 replica: “Dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos”.

 

“Dovremmo poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati, le mascherine ad ogni angolo e invece stiamo faticando”, conclude Borrelli.

 

Da

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/coronavirus-borrelli-per-ogni-contagiato-ufficiale-dieci-non-censiti_16497020-202002a.shtml

Il mistero del virus

Condividi su:

Ma poi si è capito come è nato e chi lo ha propagato il coronavirus? Fatalità, errore, incoscienza, bestialità? Io non l’ho ancora capito, ho una serie di informazioni, anche troppe, ho un mucchio di sensazionali rivelazioni e una valanga di interpretazioni contrastanti ma alla fine non so niente di preciso. Nulla più di quanto sapessimo all’inizio. E non per curiosità, sete di conoscenza, per farne storia o solo per risalire a eventuali colpe di singoli o di gruppi, di istituzioni o di stati. Ma perché il miglior modo per evitare che si ripeta, è capire come nasce, da dove nasce e come si riproduce. E chi, cosa dobbiamo temere, oltre i contagi animali.

Non abbiamo ancora capito se i cinesi sono stati solo vittime o responsabili, se è un incidente in laboratorio o nella vita corrente, se è stato tardivo o tempestivo il loro reagire, fino a che punto risale il loro eventuale grado di colposità. E non si comprende se tutto è coperto da segreto militare, se ci sono cose che non si possono divulgare, guerre fredde sommerse. Non ci è ancora chiaro perché in Italia è esploso prima e più di ogni altro luogo d’Occidente con una mortalità che in percentuale ci rende tristemente primi al mondo. Perché abbiamo questo primato: sfiga, scarsità di strutture, colpe politiche, leggerezza, o che? Perché un morbo cinese attacca proprio l’Italia, c’è una spiegazione più razionale del fatto che Marco Polo fu il primo ad arrivare in Cina sette secoli fa? Né abbiamo capito come è meglio affrontarlo, se con metodo british-brexit, o con metodo latino-mediterraneo, barricandoci tra le calde pareti materne della casa. Non è possibile fare previsioni di durata e di estensione, c’è chi parla di giorni e chi di mesi per il coprifuoco, c’è chi dice che sarà infettata più della metà della popolazione e chi dà numeri ristretti ad alcune decine di migliaia.

Il picco, anche agli occhi di scienziati e virologi si sposta come un cursore impazzito, ogni giorno e a ogni notizia, e così le aspettative di contagio, il boom annunciato al sud e a Roma oppure no, resta inarrivabile il primato tragico della Lombardia. Il bla-bla intorno al covid-19 non dà più informazione, semmai più confusione e apprensione, i pareri degli esperti oscillano tra le ovvie ripetizioni dei mantra igienici di massa a previsioni diametralmente opposte; certo, tiene alto il livello d’allarme e sollecita comportamenti prudenti, un tempo si sarebbe detto “da timorati di Dio”. Solo chi è in prima linea, negli ospedali più assaltati, per esempio tra Bergamo e Brescia, non fa previsioni, ci racconta solo l’inferno dal vivo e a volte dal morto. Senza dire del mistero su come lascerà stremati l’Italia, l’Europa e il mondo; ma questo rientra già nelle incognite di ogni futuro.

Insomma, è strano: viviamo nella società globale dominata dalla scienza, dalla programmazione tecnologica, dall’informazione e dai social, dai business plane e dalla democrazia elettronica eppure navighiamo a fari spenti nella notte, è incomprensibile quel che è accaduto, perché è accaduto, che trafila segue il contagio, se non i misteriosi capricci del caso. Ed è incomprensibile e incontrollabile quel che accade e come rimediare, oltre la profilassi certa, antica e puerile, come lavarsi le mani o isolarsi tutti da tutti, in casa o nei confini.

Tutto è avvolto nel Mistero. Esattamente come davanti alla peste e al colera dei secoli scorsi, esattamente come i terrori dell’Anno Mille, e di qualche altra annunciata fine del mondo. Di fronte al Mistero, alla Paura e alla Restrizione, pur vivendo in una società sofisticata reagiamo come bambini, anzi veniamo incoraggiati a comportarci come bambini: cantiamo la canzone dal balcone, sventoliamo la bandiera, facciamo il meritato applauso al personale sanitario. Battiam battiam le mani evviva il Direttor. O ci mandiamo video, vignette e battute per giocare col Mostro, per esorcizzare il Mammone.

Certo ogni tanto ti arriva il video di Quello-che-ha-Capito-Tutto, quello che sa ciò che tutti gli altri ignorano, o che dice la Verità perché lui è libero, non è pagato da nessuno, non dipende da una struttura sanitaria, da un potere, dalla stampa. Quindi può sparare profezie (o chiamatele in altro modo) all’impazzata. Lui sa, lui ha intuìto, e te lo spiega. E di solito niente è come appare. In tanti abbiamo fame di ascoltare favole, qualcuno anche di narrarle.

La realtà è che brancoliamo nel Mistero né più né meno che nell’antichità. Non sappiamo nulla più di quanto sapessero i nostri antenati, quelli che si rivolgevano ai santi e alle madonne, o peggio agli stregoni e alle megere, per proteggersi dal male. A quelli che compivano riti per scacciare il male. Lo facciamo anche noi, per esempio, col rito scaramantico Tutto andrà bene. Ma sì, facciamo tutto quel che serve a farci stare meglio, anche il corno e il ferro di cavallo.

Ma non eravamo una società ad alta tecnologia che derideva il ricorso alla religione e al fato, che programmava tutto e si affidava solo alla scienza e al calcolo? Stiamo da un mese a litigare sulle mascherine, il tampone e l’amuchina; ammazza l’industrializzazione, la velocizzazione, la stampante 3d, il mercato… Di fronte al pericolo torniamo nelle caverne. Siamo primitivi in case accessoriate, aborigeni con lo smartphone. Siamo iper-dotati sul piano sanitario e iper-cablati ma disarmati quando passiamo a chiederci perché accade, come rispondere, in che modo evitare, arginare. Vince il caso, più la strana sensazione di vivere nella trama di un fanta-romanzo. Vediamo tutto quel che succede nel mondo in diretta a casa nostra, ma non abbiamo il senso degli avvenimenti esattamente come cento, mille, diecimila anni fa. Mistero batte Progresso e noi dentro un film da incubo.

MV, La Verità 18 marzo 2020

Da

Il mistero del virus

Coronavirus, Giuseppe Conte conferma: “Inevitabile la proroga del blocco totale”. La fine? Data da destinarsi

Condividi su:

In un giorno, 475 vittime. Il coronavirus in Italia non ne aveva mai fatte tante in 24 ore. E nemmeno in Cina. Certo, la curva dei contagi cresce in termini percentuali sempre meno. Ma lo scenario è catastrofico. Siamo nel bel mezzo della guerra. Ed in questo contesto, raccolte dal Corriere della Sera, ecco le parole di Giuseppe Conte. Il premier che conferma ciò che davamo ormai per scontato da giorni: il blocco totale durerà ben oltre il tre aprile. Ma non solo: probabili nuove misure ancor più stringenti e la chiusura di tutte le aziende che non sono reputate “strategiche”.

“Abbiamo evitato il collasso del sistema, le misure restrittive stanno funzionando, ed è ovvio che quando raggiungeremo un picco e il contagio comincerà a decrescere, almeno in percentuale, speriamo fra qualche giorno, non potremo tornare subito alla vita di prima – premette il presidente del Consiglio -. Al momento non è ragionevole dire di più, ma è chiaro che i provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molto delle attività aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza”, conferma.

E ancora. “Bisogna usare il buonsenso e agire tutti con la massima consapevolezza, le sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono e verranno applicate in modo severo e sono d’accordo con quei sindaci che hanno chiuso anche le ville e i parchi, una cosa è fare attività sportiva un’altra è trasformare i luoghi pubblici in punti di assembramento, cosa inammissibile. Al momento non sono previste altre misure restrittive di largo respiro, ma se non saranno rispettati i divieti dovremo agire”.

Per quel che riguarda le chiusure aziendali, l’ipotesi sul tavolo propone di considerare “strategiche” tutte quelle quotate a Piazza Affari, comprese banche e istituti finanziari: “Stiamo studiando il provvedimento, di sicuro non consentiremo a nessuno di approfittare di un momento di debolezza del nostro Paese”, risponde Conte assicurando che anche in questo settore l’esecutivo è pronto a prendere misure estreme. Ma oltre alle parole, per difendere un sistema economico già ampiamente moribondo, servono i fatti.

Da

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/21369190/coronavirus_giuseppe_conte_inevitabile_proroga_chiusure_aziende_scuola_casa.html

A Roma non la contano giusta

Condividi su:

Qualche giorno fa ho ricevuto due telefonate private da esponenti delle istituzioni che conosco da anni. “Chiamo l’amico più che il giornalista”, mi hanno più o meno detto entrambi, aggiungendo “Stai attento, perché fonti riservate prevedono l’esplosione del contagio a Roma nei prossimi giorni”. E’ trascorso qualche giorno da quelle telefonate, e apparentemente nella capitale e in genere nella Regione Lazio quella esplosione non c’è stata. I dati nazionali sono impressionanti, ma ancora il bollettino ufficiale di ieri mattina diceva 84 contagiati in più nel Lazio, che è arrivato a quota 618, con 199 contagiati a Roma, 191 nella sua provincia e 228 nelle altre province laziali. Con numeri così bassi difficile parlare di pandemia in questa area, e quindi è possibile che l’allarme che mi è stato lanciato fosse poco fondato e le fonti da cui provenivano non così attendibili. Però ieri sera ho sentito dire in tv dal ministro della Salute, Roberto Speranza “Io credo che l’indice complessivo del numero dei contagiati sia superiore a quello che appare”, e allora ho iniziato ad avere qualche dubbio non su chi mi aveva avvertito, ma sulla Regione Lazio che sta fornendo dati forse molto calmierati. Mi è capitato qualche giorno di ricevere segnalazioni da lettori e conoscenti assai superiori a quelle censite nel bollettino del giorno e credo proprio che molti dati del contagio qui più che altrove non vengano classificati nei bollettini quotidiani. Il motivo è più che intuibile: non ci sono posti necessari al ricovero di tutti i malati, figuriamoci se poi avessero bisogno di terapia intensiva e quindi si cerca di ritardare il più possibile l’ingresso nel circuito ospedaliero dei malati. Qualche giorno fa è arrivato il disperato appello di una giovane malata- ed è una sola delle tante storie che sono in grado di raccontare- che da tre giorni aveva febbre molto alta e tosse persistente dal primo pomeriggio in poi. Aveva già avuto un mese fa l’influenza. Allarmata ha provato a mettersi in contatto con i numeri verdi regionali: non risponde nessuno, cosa segnalataci da gran parte dei lettori. Allora ha chiamato il 112, dove hanno risposto subito e raccolta la sua storia: “La facciamo chiamare dal 118”. Nelle 48 ore successive nessuno si è fatto sentire.

Temo che questo non sia un caso isolato. E che proprio per questo i numeri siano assai più elevati di quanto non ci venga detto. A Roma il coronavirus ha colpito seriamente la politica: è malato il viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri, e lo è Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio che ha passato giorni difficili e a cui auguriamo di venirne presto fuori tornando sul ponte di comando. Sono ammalati vigili urbani, autisti Atac, la gente comune. E il contagio è assai facile: fino alla serrata del decreto governativo i romani hanno fatto di tutto, poi si sono spaventati un po’, ma è durata 24-36 ore. Video e fotografie ci fanno vedere un traffico che di giorno in giorno è cresciuto, l’assalto un po’ cretino ai parchi, molta più gente a passeggio (ieri mattina a piazza Bologna sembrava un giorno normale), immigrati che si accalcano un alcune zone, la tensione che è già un po’ caduta. Qualche guaio l’ha fatto la stessa Regione, tagliando i treni pendolari perché c’era meno gente che si muoveva. Così gli unici in funzione sono presi di assalto da chi deve per forza muoversi. Le immagini che pubblichiamo oggi sia dai convogli che alla discesa dei passeggeri a Termini dicono che se lì in mezzo c’è un contagiato, il virus galoppa. Non solo: la protezione dei cittadini e perfino degli operatori sanitari fa acqua da tutte le parti, perché la Regione oggi non è in grado di assicurare a tutti le protezioni di cui hanno bisogno (mascherine filtranti in primis). Arrivano le proteste di medici e infermieri ogni giorno, perché devono utilizzare prodotti che dovrebbero invece buttare via dopo otto ore, ma senza alternativa restano l’unica soluzione a disposizione. A Roma poi ci sono 150 case di cura private, e lì debbono arrangiarsi.
Per tutti questi motivi e per quello che dicono Speranza come i massimi virologi, i numeri forniti dalla Regione sul contagio nel Lazio non dicono la verità e sottovalutano di molto la realtà. Il motivo purtroppo è ben noto: da anni questo governo regionale taglia indiscriminatamente posti letto e chiude ospedali, senza per altro tamponare la voragine in altro modo. Oggi la Saanità del Lazio non è attrezzata per affrontare questa emergenza, e poco contano i comunicati e gli annunci che ogni giorno vengono diramati per rassicurare. All’improvviso si aprono uno dietro l’altro dei reparti “Covid 19” perché il solo ospedale che accoglieva i pazienti gravi- lo Spallanzani- è minuscolo e non in grado di affrontare alcuna emergenza vera. Ma si procede un po’ a casaccio. Meglio averli che essere privi di ogni cosa, però non possiamo dimenticarci che la Columbus dell’ospedale Gemelli aperta ieri doveva essere chiusa solo qualche mese fa, e immagino che qualche problema di funzionalità abbia. Poi si è corsi- altro mistero- ad aprire un nuovo Covid nell’Istituto clinico Casalpalocco, una piccola clinica specializzata in cardiochirurgia presieduta dall’ex senatore Valentino Martelli e appartenente al gruppo GVM di Ettore Sansavini, ben conosciuto in Emilia Romagna. Una scelta incomprensibile visto che come dicono gli amministratori della struttura nella relazione all’ultimo bilancio depositato in camera di commercio, la clinica da anni perde milioni di euro “da un lato per le difficoltà a lavorare in una piazza difficile quale Roma e dall’altro per il diniego che abbiamo subito, da parte della Regione Lazio, all’accreditamento della nostra struttura”. Ma come, l’assessorato alla Sanità della Regione prima ritiene quella struttura non meritevole di accreditamento, provocando la stizza di quegli imprenditori convinti di avere subito un torto, e poi all’improvviso la struttura viene scelta per una delle funzioni più delicate, come il fronte della guerra al coronavirus? La cosa ha talmente stupito che le opposizioni pretendono spiegazioni dall’assessore Alessio D’Amato. Altre ne sono state indicate per tamponare la voragine che ora rischiano di pagare i malati. Ma ci vuole tempo ad attrezzarle (Policlinico Umberto I, Eastman e Tor Vergata), e soprattutto per liberare posti all’emergenza si dovranno mandare via malati anche gravi che lì non erano finiti per caso. Chi cura tutti gli altri? Perché di terapie intensive c’è bisogno anche per tutti loro. Non è che uno preso da un infarto può chiedergli gentilmente di ripassare più tardi perché l’assessore alla Sanità del Lazio ha altri diavoli per i capelli. Lo stesso vale per tutti gli altri malati, perché un trapianto rimandato quando necessario può mettere a rischio vite umane. Certo, le voragini non si riempono con cestelli di sabbia. Ma qualcosa in più ci sarebbe da attendersi anche ora, perché la saluta di tutti vale più dell’orgoglio dei singoli.

Da

https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/03/18/news/coronavirus-roma-numeri-ufficiali-contagi-ritardi-registrazione-diagnosi-mancano-posti-letto-ospedali-1297148/

La doppia sfida di Bertolaso

Condividi su:

La doppia sfida di Bertolaso

Costruire un ospedale di emergenza, attrezzato e presidiato (di cui la Lombardia ha assoluta e urgente necessità) nonostante l’ostilità e gli intralci posti dal governo

TEMPO DI LETTURA: 6 MINUTI

La scelta del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di chiamare come consulente l’ex direttore della Protezione Civile, Guido Bertolaso, è una opzione doppiamente forte. Una doppia sfida lanciata al governo.

La prima è quella di cercare a tutti i costi di realizzare, negli spazi messi a disposizione da FieraMilano, quell’ospedale d’emergenza che la Protezione Civile di Conte ha ritenuto di bocciare per mancanza di dotazioni tecniche e del personale necessario.
La seconda è proprio quella di aver chiamato per questa missione ai limiti dell’“impossibile” quel Guido Bertolaso che il centrodestra aveva proposto come commissario straordinario per l’approvvigionamento ma che il vanesio Conte non ha voluto, temendo che potesse “fargli ombra”.

Dalla Regione spiegano: «Non molliamo, non lasciamo nulla di intentato, proviamo tutte le strade possibili, abbiamo tante donazioni e tanti rapporti internazionali, altri ne acquistiamo con Bertolaso oltre a un modulo base già pronto. Da Fontana non c’è alcun calcolo politico, non ci interessano le polemiche ma solo fare di tutto per affrontare l’emergenza».

Ancora l’altro ieri, però, era arrivata una dimostrazione della scarsa attenzione che la Protezione Civile e il suo direttore Angelo Borrelli hanno nei confronti della regione Lombardia. Parliamo della fornitura di mascherine che l ’assessore alla Sanità, Giulio Gallera, ha definito «un fazzoletto, un rotolo di carta igienica» mostrandole alle televisioni, che hanno fatto in modo, poi, di parlarne il meno possibile… mentre esponenti del Pd – sempre in diretta 24 ore su 24 – si “indignavano” per la polemica.

Una autentica vergogna considerando che – in teoria – erano destinate a tutelare medici, infermieri e operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il virus.

Da parte sua Bertolaso – che per la consulenza ha chiesto il compenso simbolico di 1 euro – ha dichiarato: «Se ho aperto l’ospedale Spallanzani vent’anni fa, e ho lavorato in Sierra Leone durante la micidiale epidemia di ebola, forse qualcosa di utile con il mio team spero di riuscire a farlo».
Di sicuro rimane il fatto che – ancora una volta – il governo ha fatto perdere almeno una settimana di tempo prezioso. L’altra cosa certa è che Bertolaso avrà contro tutti: a partire dal sindaco Sala per finire con i sindacati.

Eppure, di un ospedale d’emergenza – in questo momento – la Lombardia avrebbe immenso bisogno per far fronte ad una situazione sempre più difficile, avendo esaurito i posti negli ospedali di Bergamo e di Brescia che, al momento, sono le provincie più colpite dal virus.

La Lombardia ha più del 50% dei positivi e il 67% dei morti, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, mentre le Marche hanno superato il Piemonte. In attesa di riuscire a capire se i vari esodi in treno, consentiti fino a sabato dagli errori del governo (che solo ora ha sospeso i treni notturni) hanno portato il contagio e in che misura, anche al Sud.

Altro piccolo fronte di polemica con Angelo Borrelli riguarda le modalità di comunicazione. I cronisti più attenti hanno notato che, nel corso del quotidiano bollettino, quando si arriva al numero dei morti Borrelli usa la definizione «morti con coronavirus» e non «per coronavirus». Forse Borrelli cerca così di rassicurare accompagnando questa definizione con dati che farebbero pensare che il coronavirus sia solo il “colpo di grazia” per persone già moribonde.

Il dato fornito è quello dell’Istituto Superiore di Sanità sui primi 268 pazienti deceduti (ormai siamo a quasi 1.500) che parla di come il 26,1% soffriva di una patologia; il 25,8% di 2 patologie; il 47% di 3 o più patologie e solo l’1,1% non soffriva di alcuna patologia.

L’altro dato che ha fatto discutere (diffuso dalla Protezione Civile) è che tra gli ultra novantenni c’è un tasso di mortalità del 19%; tra gli ultra ottantenni del 16,6%; tra gli over settanta del 9,6%; tra gli oltre sessantenni del 2,7%, per poi scendere allo 0,65 per chi ha più di cinquanta anni e addirittura allo 0,1 dei sopra i 40. Le vittime più giovani, finora registrate sono due trentanovenni: un uomo con pre-esistenti patologie, diabete e obesità, deceduto presso il proprio domicilio, e una donna ammalata di tumore…

Questi dati, diffusi in maniera acritica e non accompagnati dalla spiegazione, per esempio, che in molti ospedali sovraffollati e privi di respiratori per tutti si è costretti a effettuare un “triage selettivo”, portano molti giovani a sentirsi immuni e, quindi, autorizzati a infrangere i divieti.

A seguito di questo modo sbagliato di comunicare, sui social c’è già chi incomincia a dire che di coronavirus non si muore o, addirittura, chi, non avendo conoscenza diretta della situazione, ha persino messo in dubbio l’esistenza del contagio.

La verità che viene taciuta è che, se ci fossero abbastanza medici (capaci di intubare), respiratori, posti di terapia intensiva e personale infermieristico per tutti… il tasso di mortalità scenderebbe dall’attuale 6% e più, a sotto il 2%. Come avvenuto in Cina appena costruiti i nuovi ospedali e arrivati i mille medici dell’esercito.
Questa è ciò che Conte i suoi non hanno voluto capire, ed anche la “missione impossibile” che aspetta ora a Bertolaso.

Da

La doppia sfida di Bertolaso

Pandemic bond: la finanza al cospetto del coronavirus

Condividi su:

Roma, 15 mar –  Nel 2017 la Banca Mondiale ha emesso i pandemic bond per un totale di 320 milioni di dollari. Si tratta di obbligazioni che pagano alte cedole, ma se poi scatta la pandemia si rischia tutto o parte del rimborso. Per questo la dichiarazione ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità di pandemia da coronavirus riguarda anche la finanza. Chi, infatti, acquista un’obbligazione compra parte del debito di una società (o di uno Stato) rappresentato da un titolo, e ne diventa soltanto creditore. In teoria dunque, a meno di un default (cioè di un fallimento) della società o dello Stato in questione, il creditore deve riavere a una scadenza prefissata il capitale sottoscritto più gli interessi previsti dal contratto. In questo caso, però, i creditori potrebbero perdere tutto. Vediamo perché.

Il funzionamento dei pandemic bond

Tra il 2014 e il 2016, quando Ebola provocò oltre 11mila vittime in Africa, la Banca mondiale ideò un nuovo e particolare meccanismo. Nel 2017 furono emessi due bond per un totale di 320 milioni di dollari con scadenza 15 luglio 2020. In pratica, stiamo parlando di obbligazioni finalizzate a fornire alla World Bank la liquidità necessaria per aiutare i Paesi in via di sviluppo. Nel dettaglio, come rilevato anche da un recente report di Dbrs Morningstar, i 320 milioni di titoli sono divisi in due tranche: la Classe A, di 225 milioni, che paga una cedola del 7% e per cui le perdite per i sottoscrittori hanno un tetto massimo al 16,67% (vale a dire 37,5 milioni), e la Classe B, di 95 milioni, con una cedola dell’11% e il rischio di perdita totale del capitale. Se, come sembra, la pandemia di coronavirus farà scattare il pagamento dei bond, le perdite complessive per i sottoscrittori saranno quindi pari a 132,5 milioni, anche se l’ammontare effettivamente a disposizione salirà a 195,8 milioni grazie a meccanismi di riassicurazione.

Il fiume di dollari che arriverà dagli obbligazionisti servirà a finanziare il Pandemic Emergency Financing Facility. Il Pef, difatti, è un fondo che fornisce aiuti alle nazioni colpite da pandemie. I soldi vengono raccolti in due modi: tramite un metodo assicurativo, legato ai bond di cui stiamo parlando, o “per cassa” e cioè tramite i contributi di Paesi ricchi e organismi come l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Le clausole “capestro”: il caso del Congo

Nel recente passato gli investitori non hanno perso neanche un centesimo. Vediamo perché. In primis, è necessario attestare si tratti di pandemia, ossia un’epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti. Essa può dirsi realizzata soltanto in presenza di queste tre condizioni: un organismo altamente virulento, mancanza di immunizzazione specifica nell’uomo e possibilità di trasmissione da uomo a uomo. Tutto ciò può tuttavia non bastare a fare scattare i rimborsi.

Federico Giuliani di Insideover ci ricorda il caso del Congo: “Nel 2018 Ebola ha causato oltre 2mila vittime nella Repubblica Democratica del Congo ma, dal momento che non ci sono state almeno altre 20 vittime in un secondo Paese, i pandemic bond non hanno scucito un solo quattrino”. Attenzione: stiamo parlando di operazioni che avvengono alla luce del sole. Nessun complotto. I Pandemic bond fanno parte di un segmento più ampio di obbligazioni – i Catastrophe bond – che nel mondo valgono circa 37 miliardi di dollari. Il meccanismo è analogo: gli investitori percepiscono una cedola molto alta, ma se poi si verifica l’evento coperto dal Cat-bond, come è chiamato in gergo, si perde tutta o parte della somma investita.

L’hedge fund che ha scommesso sul “crollo delle borse”

Il rapporto tra sciagure e grande finanza non si limita all’uso dei pandemic bond. Ad esempio Bridgewater, il più grande hedge fund del mondo, si è messo sulla difensiva sottoscrivendo contratti di assicurazione (put options) con l’obiettivo di proteggere il suo patrimonio (circa 150 miliardi di dollari in azioni e investimenti finanziari). Le put options consentono di vendere titoli a un prezzo prefissato ed entro una data certa. In sostanza se un gestore prevede l’arrivo di un ciclo negativo, può tutelarsi siglando accordi di vendita dei titoli prima che cadano le quotazioni. La decisione è stata presa dal fondatore del fondo Ray Dalio, il quale spiega che tale operazione “non nasce dalla sfiducia, ma è parte di una particolare strategia di gestione al servizio dei suoi clienti”. La scelta di Dalio potrebbe far sorgere inquietanti interrogativi sulla nascita e diffusione del coronavirus. In realtà la scelta del magnate americano, probabilmente, è stata dettata da motivazioni che nulla hanno a che fare con l’epidemia.

Da almeno due anni molti analisti sostengono che la maggior parte dei prezzi delle azioni siano sovrastimati e dopati da anni di bassi tassi di interesse e di Quantitative Easing. Quindi in molti si aspettavano il tonfo delle Borse. Sicuramente il Covid-19 ha contributo a danneggiare l’economia mondiale. Qualche big della finanza sta traendo beneficio da queste moderna pestilenza ma non possiamo considerarlo l’untore del terzo millennio. Sin dal 2017 si sapeva che il coronavirus fosse un’evenienza assai probabile, e per la quale occorreva predisporre piani di emergenza. Purtroppo nessun politico ha predisposto strumenti adeguati per fronteggiare la pandemia. Il vuoto pneumatico lasciato da chi è stato eletto per governarci è stato riempito dai burocrati del mondialismo. I danni per la nostra economia sono al momento elevatissimi. È necessaria l’immissione di tanta liquidità per favorire la ripresa.

Alla luce di quanto detto, il complottismo è un lusso che non possiamo permetterci anche perché, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’alibi degli ignavi. L’impegno politico diventa inutile se c’è un governo mondiale che decide per tutti quanti noi. Per questo è meglio stare a casa sul divano.

Salvatore Recupero

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/economia/pandemic-bond-finanza-coronavirus-149667/?fbclid=IwAR2xPLzYXV903yGmGn-ufTCerIq7po5_7m6E4qLiZfVgWHpFCDArwjIKiZA

Coronavirus, a Brescello il parroco espone il crocifisso di Don Camillo (Video)

Condividi su:

Brescello, 13 mar – «Da stamattina, il Crocifisso di Don Camillo è esposto all’esterno della chiesa di Brescello. Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, faccia cessare l’epidemia su Brescello, l’Italia e il mondo intero! Noi facciamo la nostra parte: restiamo a casa e preghiamo!».

Così il parroco di Brescello, Evandro Gherardi, ha annunciato ai suoi fedeli di aver posizionato il crocifisso sul sagrato della chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente, proprio nella piazza del Comune emiliano in cui sono ambientate le vicende della saga di Don Camillo e Peppone, descritte dalla magistrale penna di Giovanni Guareschi. «Non è la prima volta che una sciagura invade le nostre case – ha spiegato il parroco in un video all’atto dell’esposizione in piazza – Un giorno il virus si ritirerà e il sole tornerà a splendere. Allora, la fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili con la tenacia che Dio ci ha dato, ricominceremo a lottare perché il Sole sia più splendente, perché i fiori siano più belli e perché la miseria sparisca dai nostri paesi e dai nostri villaggi. Dimenticheremo le discordie, e quando avremo voglia di morte cercheremo di sorridere così tutto sarà più facile e il nostro paese diventerà un piccolo paradiso in terra», ha concluso sollevando la croce e mostrandola ai fedeli riuniti nella piazza del piccolo comune.

Così, quel crocifisso con il quale Don Camillo era solito interloquire intimamente, rivolgendosi come ad un amico, e che gli rispondeva bacchettandolo benevolmente sulle sue debolezze, ora diventa il simbolo della speranza dei credenti nella battaglia contro il morbo che sta piegando l’Italia. Ed ora, in questa esposizione pubblica, è come se parlasse a tutti noi.

Gepostet von Evandro Gherardi am Donnerstag, 12. März 2020

Cristina Gauri

da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-brescello-parroco-crocifisso-don-camillo-video-149440/

Coronavirus, il contagio avanza in tutta Europa. Scuole chiuse e restrizioni in Germania, Francia e Spagna

Condividi su:

Roma, 13 mar – La pandemia di coronavirus avanza velocemente in tutta Europa, con molti Paesi che stanno adottando misure simili se non identiche a quelle già in vigore in Italia per contenere i contagi. Dalla Germania alla Francia, passando per la Spagna, è una corsa contro il tempo per limitare il più possibile la diffusione del virus. E ben presto la Ue dovrà affrontare la questione della chiusura delle frontiere.

Germania: 2.400 contagi e 5 morti. Scuole chiuse in Baviera

Salgono a 2.400 i contagi da coronavirus in Germania mentre le vittime sono cinque. I più colpiti dall’epidemia sono i Land del Nordreno-Westfalia, con oltre 900 casi, la Baviera con almeno 500 e il Baden-Wuerttemberg, con oltre 330. L’ultima vittima, la quinta, registrata stavolta in Baviera, è un uomo di 80 anni. Scuole e asili chiusi in Baviera, la Saar, il Land di Berlino, e la Bassa Sassonia. Sono i primi Land in Germania a prendere tali provvedimenti, che entreranno in vigore da lunedì fino alla fine delle vacanze di Pasqua, il 19 aprile. A Berlino il borgomastro Michael Mueller ha annunciato anche la riduzione del trasporto locale. Alcuni media tedeschi preannunciano una misura analoga anche in Bassa Sassonia: a due settimane di chiusura, sempre a partire da lunedì, seguiranno due settimane di vacanze pasquali.

Francia: 2.876 contagi, 61 vittime. Scuole chiuse. Macron: “Emergenza sanitaria più grave in 100 anni”

Aumentano di 595 i casi di contagio da coronavirus in Francia, ormai arrivati a 2.876, secondo le cifre fornite dal ministero della Salute. I decessi sono aumentati di 13 e salgono a 61. I casi gravi che necessitano il reparto rianimazione sono 129. Secondo il ministero della Salute, il virus circola attivamente in diverse zone del territorio nazionale e l’epidemia si amplifica. Il coronavirus è “l’emergenza sanitaria più grave degli ultimi 100 anni in Francia“. A dichiararlo è il presidente francese Emmanuel Macron, nel messaggio alla nazione. La “priorità assoluta per la nostra nazione sarà la nostra salute”, ha aggiunto. Il presidente ha annunciato la chiusura di scuole e università. Ha inoltre chiesto “alle persone di oltre 70 anni e ai più fragili di rimanere in casa”. “Abbiamo potuto ritardare la propagazione del virus” ma l’epidemia “non si ferma”, ha aggiunto Macron, annunciando una possibile “seconda ondata” che “colpirà anche i giovani”. “Avremo senza dubbio misure di controllo, dichiusura delle frontiere ma bisognerà prenderle su scala europea“, ha annunciato il presidente francese. Intanto, come già fatto da Italia e Spagna, la Federazione calcistica francese ha deciso di sospendere le partite di tutti i campionati a partite dalla Ligue 1.

Spagna: oltre 3mila contagi, mille in più in 24 ore, 84 morti. Scuole chiuse

In Spagna continuano a crescere in maniera rapida i contagi: sono oltre 3mila, circa mille in più in 24 ore. Impennata anche delle vittime, che ora sono 84 (+80%). Il governo ha adottato un piano di sostegno da 18 miliardi, di cui 14 per l’economia e 3,8 per la sanità pubblica. Il ministero della Salute ha raccomandato a tutte le comunità autonome la chiusura di scuole e università e quasi tutte le regioni si sono adeguate. Queste misure si aggiungono si aggiungono a quelle già applicate in tutto il Paese, dopo l’imposizione delle massime restrizioni ai viaggi su tutto il territorio nazionale. Il governo della Catalogna ha deciso di isolare quattro città nella provincia di Barcellona (Igualada, Vilanova del Camí, Santa Margarida Montbui e àdena) per un totale di 70mila persone dopo che un focolaio di coronavirus ha colpito l’ospedale di Igualda causando 3 morti e 49 contagi, tra cui 33 operatori sanitari.

Regno Unito: 590 contagi, 8 morti. Ma Johnson lascia tutto aperto

Il numero reale di persone contagiate dal coronavirus nel Regno Unito, contando gli asintomatici, potrebbe essere già ora fra 5.000 e 10.000. Lo ha detto Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo di Boris Johnson. “Attualmente sembra che siamo 4 settimane dietro l’Italia e altri Paesi europeicon 590 casi identificati e 20 persone in terapia intensiva” (le vittime accertate sono 8), ha detto Vallance, “ma in termini reali è molto più probabile che siano fra 5.000 e 10.000 che è ancora un numero relativamente piccolo”. Auto isolamento per una settimana per chiunque abbia febbre alta e tosse nel Regno Unito da oggi, e per l’intera famiglia dai prossimi giorni, ha annunciato il premier britannico, escludendo invece per ora la chiusura delle scuole, salvo specifiche raccomandazioni caso per caso, e limitandosi a raccomandare lo stop delle gite scolastiche per tutti, nell’ambito del passaggio dalla fase del contenimento a quella del rallentamento dell’emergenza coronavirus. Emergenza destinata a durare per “diversi mesi”, ha detto il premier. Per l’immediato futuro la Premier League proseguirà senza cambiamenti, né rinvii nel calendario né partite a porte chiuse.

Belgio: 314 contagi, 3 morti. Scuole chiuse

Il Belgio (314 contagi, tre decessi) segue parzialmente l’Italia e annuncia la chiusura di scuole, bar e ristoranti. Le scuole resteranno chiuse per 5 settimane. A differenza dell’Italia, la maggior parte dei negozi resterà aperta con l’eccezione dei fine settimana.

Grecia: 117 positivi, prima vittima. Scuole chiuse

Prima morte per coronavirus in Grecia, mentre oltre alle scuole, è stato deciso di chiudere anche cinema, teatri e locali notturni. Ad oggi ci sono 117 casi confermati di coronavirus, con 18 nuove infezioni aggiunte nelle ultime 24 ore. La maggior parte delle persone colpite presenta sintomi lievi, ha detto Sotiris Tsiodras, coordinatore del ministero della Salute. La chiusura di palestre, cinema, locali notturni e teatri si applicherà per un periodo di due settimane.

Adolfo Spezzaferro

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/coronavirus-contagio-avanza-europa-scuole-chiuse-restrizioni-germania-francia-spagna-149454/

Coronavirus, Carlo Nordio bacchetta il governo: “Decreto tardivo e pasticciato”, tutte le falle

Condividi su:

L’Italia è un’intera zona rossa. Una misura, quella di Giuseppe Conte, aspramente criticata da Carlo Nordio. Per l’ex procuratore aggiunto di Venezia, oggi attento analista della politica interna, il coronavirus non si ferma così. “Un decreto tardivo e pasticciato. Anche se, al punto in cui siamo, ormai va bene così” confessa in una lunga intervista a ItaliaOggi, dove non può fare a meno di ricordare “il caos di esodi che ha causato”. Quelli di sabato sera, quando dalla Lombardia sono fuggiti a fiotti per tornare al Sud.

Eppure la situazione in cui è riverso oggi il Paese era già stata annunciata. “Circa un mese fa – prosegue Nordio -, i più esperti scienziati avevano lanciato l’allarme. Mi limito a ricordare che la nostra bravissima Ilaria Capua, costretta peraltro a emigrare in America per una sciagurata persecuzione giudiziaria, quando i casi in Italia erano poche decine già aveva suggerito di predisporre i sistemi per il telelavoro. Cioè per lavorare da casa, per evitare i contagi. Sarebbe bastata questa considerazione per allarmare il governo, che invece è intervenuto in ritardo”.

Ma le critiche non finiscono qui, perché ciò che è ben peggio è la confusione dei provvedimenti. “Per esempio – sottolinea l’ex pm – non si capisce se la libertà di movimento all’interno di una provincia rossa sia limitata. Che vuol dire? Che non puoi uscire in macchina, o in moto, o in bicicletta o a piedi all’interno della tua provincia o del tuo comune? Ma allora che senso avrebbe vietare l’ uscita di casa a certe categorie di persone se lo stesso decreto dice che non puoi muoverti comunque?”. Insomma, un’accozzaglia dovuta al fatto che “il decreto è stato redatto in tempo di notte, da persone stanche e confuse”. Ma il rimprovero non è che fossero stanche e confuse. È che non ci avessero pensato prima.

Da

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/21029942/coronavirus_carlo_nordio_decreto_tardivo_pasticciato_falle_governo.html

1 5 6 7 8 9