Archivio per la categoria Cultura

«Maggio ’68» e modernismo pedagogico

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Giovanni Tortelli

Nel precedente articolo «Maggio ‘68», la rivoluzione del nulla insistevo sull’essenzialità del carattere di rivoluzione culturale della contestazione del ’68 in quanto veicolo di un nuovo impianto totalizzante di conoscenza che si sostituiva in modo repentino, antitetico e manifesto a quello precedente.

Il pensiero nullificante di Sartre e dei nouveaux philosophes – che costituiva chiaramente l’arché entro la quale si muoveva tutto il preteso rinnovamento pedagogico della contestazione studentesca – era attualissimo nel 1968, ma non era altro che l’ultima versione aggiornata di quella filosofia postmoderna che da Kant in poi, a partire dalla rivoluzione francese, aveva chiuso all’uomo le porte della vita soprannaturale, aveva ridotto la religione a un fatto tutt’al più personale e ridimensionato la Chiesa nei suoi valori e nel suo magistero universale.

Ma per la Chiesa – la quale, va ricordato, esercita la sua azione educativa sia nelle scuole della società civile attraverso accordi presi con gli Stati, sia direttamente attraverso le scuole cattoliche – quel pensiero filosofico scettico, ateo e agnostico era da considerarsi un pericolo tutto sommato meno insidioso, perché esterno, rispetto al modernismo, che invece vi covava dentro e si insinuava sia nel metodo di insegnamento dei maestri cattolici che nel modo di apprendimento dei discepoli cattolici, futura classe docente. Prosegui la lettura »

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Voltaire non ha mai detto: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”

Segnalazione di Redazione BastaBugie

E comunque questa frase afferma l’impossibile in quanto se si deve essere tolleranti con i tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti
di Alfio Squillaci

(LETTURA AUTOMATICA)

Come Galilei non ha mai scritto: «Eppur si muove» e in nessun luogo delle opere di Machiavelli si trova: «Il fine giustifica i mezzi», allo stesso modo Voltaire non ha mai scritto né detto «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». E allora da dove nasce questa leggenda metropolitana?
Ricordo che il giornalista televisivo Sandro Paternostro, vanesio e inconcludente corrispondente estero della Rai, colui che ha impostato definitivamente, anche per chi l’ha succeduto, il “canone” delle corrispondenze televisive da Londra sulla filiera tematica cappellini-della-regina-mostre-canine-e-via-minchionando (e tutta l’Inghilterra di Hume e di Dickens, del Labour e di Shaw che vada a farsi benedire) amava ripetere questa formula nel programma televisivo “Diritto di replica” di qualche decennio fa.

UNA TOLLERANZA IMPOSSIBILE DA ATTUARE
Ancora oggi viene ribattuta con grande enfasi e magnanimità citrulla tutte le volte che si fa mostra di elegante tolleranza nei confronti del proprio avversario. Essa è tanto pregna di un fair play vanitoso quanto logicamente destituita di senso solo se ci si pone a pensare che se concediamo al nostro avversario la libertà di poter dire tutto, anche l’intenzione di uccidere, noi o altri, egli da un lato lo farebbe di già e molto prima che noi ci immolassimo per consentirgli di dirlo, oppure lo farebbe col nostro consenso.
L’idea di tolleranza non può che partire da un “minimo etico” e non può non essere che reciproca, ovviamente, ma non può ammettere nell’interlocutore idee di sterminio o altri abomini, che pertanto nessuno, e per giunta a sacrificio della propria vita, può consentire di dire ad alcuno. Se infatti si deve essere tolleranti coi tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti.

FRASE MAI DETTA
Ma tagliando corto, il signor di Ferney non ha mai detto simile frase. Come mai allora gliela si attribuisce? La sola versione nota di questa citazione è quella della scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, «I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it», The Friends of Voltaire, 1906, ripresa anche nel successivo Voltaire In His Letters (1919).
Per chiudere la storia di questa falsa citazione, Charles Wirz, Conservatore de “l’Institut et Musée Voltaire” di Ginevra, ricordava nel 1994, che Miss Evelyn Beatrice Hall, mise, a torto, tra virgolette questa citazione in due opere da lei dedicate all’autore di « Candido», e riconobbe espressamente che la citazione in questione non era autografa di Voltaire in una lettera del 9 maggio 1939, pubblicata nel 1943 nel tomo LVIII dal titolo “Voltaire never said it” (pp. 534-535) della rivista “Modern language notes”, Johns Hopkins Press, 1943, Baltimore.

ECCO DI SEGUITO L’ESTRATTO DELLA LETTERA IN INGLESE
«The phrase “I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it” which you have found in my book “Voltaire in His Letters” is my own expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).»

MY OWN EXPRESSION = L’HO DETTO IO, NON VOLTAIRE
Le parole “my own” sono messe in corsivo intenzionalmente da Miss Hall nella sua lettera.
A credere poi a certi commentatori (Norbert Guterman, A Book of French Quotations, 1963), la frase starebbe anche in una lettera del 6 febbraio 1770 all’abate Le Riche dove Voltaire direbbe: «Monsieur l’abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire.»
Peccato che se si consulta la lettera citata, non si troverà né tale frase e nemmeno il concetto. Essendo breve tale lettera, è meglio citarla per intero e scrivere la parola fine su questa leggenda.

LETTERA ALL’ABATE LE RICHE
«A m. Le Riche,
a Amiens.
6 février.
Vous avez quitté, monsieur, des Welches pour des Welches. Vous trouverez partout des barbares têtus. Le nombre des sages sera toujours petit. Il est vrai qu’il est augmenté ; mais ce n’est rien en comparaison des sots ; et, par malheur, on dit que Dieu est toujours pour les gros bataillons. Il faut que les honnêtes gens se tiennent serrés et couverts. Il n’y a pas moyen que leur petite troupe attaque le parti des fanatiques en rase campagne.
J’ai été très malade, je suis à la mort tous les hivers ; c’est ce qui fait, monsieur, que je vous ai répondu si tard. Je n’en suis pas moins touché de votre souvenir. Continuez-moi votre amitié ; elle me console de mes maux et des sottises du genre humain. Recevez les assurances, etc.»

UNO SLOGAN INARRESTABILE (ANCHE SE FALSO)
Ma ormai la frase di Miss Hall aveva varcato l’Atlantico e dopo un piccolo rimbalzo nei circoli ristretti dei liberal era entrata nel formidabile circuito dei media americani, tramite il popolare Reader’s Digest (Giugno 1934) e la Saturday Review (11 Maggio 1935). E da allora la sua diffusione è stata inarrestabile. Prosegui la lettura »

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Luigi Pirandello fascista convinto. Ritrovata un’intervista del 1927: “Mussolini non trova paragoni nella storia”

Risultati immagini per luigi pirandello nobelRitireranno il nobel a Pirandello in nome dell’antifascismo e della libertà di espressione? N.d.r.

di Davide Turrini su Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2017

Sul quotidiano La Sicilia il professore Piero Mieli rintraccia e pubblica uno scritto autografo e un’intervista del drammaturgo siciliano concessi al quotidiano L’Impero. “Mussolini non trova paragoni nella storia”. E ancora: “Se si vuol fare qualche cosa, bisogna incominciare ad epurare ed è un mezzo, questo, di cui si sente la necessità in tutti i campi dell’attività umana”.

Mussolini non trova paragoni nella storia, mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità”. Parola di Luigi Pirandello. Uno, sempre uno, mica centomila. L’adesione convinta al fascismo del celebre drammaturgo siciliano arriva direttamente dalla prima pagina del quotidiano del ventennio L’Impero. A pubblicare il contenuto di una lunga intervista all’autore del Fu Mattia Pascal è stato il professore Piero Mieli sulle pagine dell’edizione cartacea de La Sicilia. L’intervento prestigioso di Pirandello venne pubblicato su L’Impero il 12 marzo 1927 con tanto di foglio autografo dell’autore teatrale stampato nel bel mezzo della prima pagina.

Quanti sono morti che si credono ancora vivi! E quanti vivi sono oggi sopraffatti dal pensiero dei morti! Come volentieri, amici miei, mi metterei a fare il becchino per sbarazzare l’Italia da tutti i cadaveri che l’appestano! L’Impero giornale di giovani vivi, mi dovrebbe dare una mano”, scrive Pirandello con la sua elegante calligrafia firmandosi in calce. “Un fanatico militante che non esita a tirar fuori l’innata grinta squadrista contro le morte ideologie democratiche e liberali fino a desiderare di farsi addirittura becchino dei tanti normalizzatori che infestano la nazione”, commenta il professore Mieli su La Sicilia. Prosegui la lettura »

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Radical-chic e ignoranti-pop

di Marcello Veneziani

Lunedì scorso è morto in America Tom Wolfe e io vorrei dire qualcosa sui radical chic, di cui lui fu scopritore e brillante stroncatore. Li critico anch’io da quando li conobbi, lessi da ragazzo il libro di Wolfe contro di loro che aveva pubblicato Alfredo Cattabiani nel ’73 da Rusconi. Anzi, prima dei radical-chic conobbi il loro antenato, lo snob di cui sparlava Panfilo Gentile, notando che snob sta per sine nobilitate, finto nobile che si atteggia a tale. Oltre che supponenti, i radical chic e gli snob diventano detestabili quando si fanno intolleranti verso chi non appartiene alla loro razza.

Ma non mi piace per nulla neanche il loro rovescio, la rozza ignoranza pop. Quella di chi detesta ogni lettura e disprezza tutto ciò che odora d’arte, pensiero e cultura, quella di chi spara giudizi sprezzanti quanto dementi in rete senza capire, senza sapere; quella di chi odia il mondo ed erutta e scoreggia contro l’universo e ogni grandezza nel nome della libertà e dei diritti. Quella di chi soffre d’invidia egualitaria, vuol far patire chi sta meglio di loro e far loro confiscare quel che hanno meritato e conquistato. Insomma quelli che fanno valere la loro ignoranza enciclopedica come un diritto e una virtù. A volte è gente anche di destra, anche se di solito l’homunculus-tipo è al di sotto della destra e della sinistra. Non saprei dire quale sia peggio tra i radical-chic e i cafonal-pop. O meglio, saprei: i peggiori sono quelli che fanno ricadere sugli altri la loro spocchia o la loro ignoranza. Prosegui la lettura »

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ANNULLATO! Il Rettore dell’Univr Nicola Sartor annulla un evento pubblico immigrazionista gay friendly

di Lucia Rezzonico

Una giornata di studio sulle migrazioni LGBTI: “RICHIEDENTI ASILO orientamento sessuale e identità di genere” organizzata per il 25 maggio dal dipartimento di Scienze Giuridiche dell’ Università di Verona è stata sospesa. Decisione che il rettore dell’Universita’ di Verona, Nicola Sartor, chiarisce con una nota che riprendiamo:

“Ho dovuto disporre la sospensione della giornata di studio “Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere” prevista per il 25 maggio prossimo, rinviando l’approfondimento dei suoi contenuti scientifici a data da destinarsi…”

CONTINUA SU: http://www.tgverona.it/pages/700079//attualita/no_al_convegno_lgbti_il_rettore_dice_perche.html

E non si fa attendere, sempre sulla testata veronasera.it (link a fine articolo), la prevedibile delusione dell’estrema minoranza rappresentata dalle sinistre a Verona, che non accettando la seconda sconfitta politica in una sola settimana (la prima è stata la retromarcia pubblica dell’Assessore alla Cultura, a seguito di un “errore di percorso” su uno spettacolo gay-friendly in un teatro comunale (contrariamente alla linea valoriale di programma dell’Amministrazione comunale scaligera) evidenziata in maniera decisiva dal nostro “Christus Rex”…) rimarca la solfa che ricorda le oltremodo superate e fantasiose tiritere su presunte “trame nere” in salsa cattolico-tradizionalista. In realtà c’è solo un dato da registrare: dopo anni di linea liberale, a Verona su certe tematiche c’è un indirizzo politico preciso, che ha ottenuto (anche sul piano elettorale) e continua ad ottenere (almeno sul piano culturale) l’assenso della città di Romeo e Giulietta… Prosegui la lettura »

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Verona, Fortezza Europa protesta fuori dal Liceo Montanari contro l’inculturazione immigrazionista

Segnalazione di A.F.
Il nucleo giovanile dell’associazione culturale  Fortezza Europa, cui appartiene anche il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, ha manifestato davanti alla scuola, coinvolta in un progetto di sensibilizzazione sul tema della migrazione, che potremmo anche definire di “inculturazione immigrazionista”. E il PD chiede: “Il sindaco da che parte sta?”

L’articolo è evidentemente fazioso (ma ci sta che a Verona esista anche una mini-testata on-line “sinistra-friendly”…):

http://www.veronasera.it/attualita/migrazione-montanari-fortezza-europa-pd-17-maggio-2018.html

Fortezza Europa, a stretto giro, replica:

“Leggendo le ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa dal PD di Verona in relazione alla protesta inscenata dal nostro movimento nel corso della mattina del 17/05, troviamo risibile che tale Partito Politico parli di “pochezza numerica”, soprattutto dopo le ripetute batoste elettorali subite negli ultimi anni, che hanno condotto la suddetta “compagine” ai minimi storici in termini di gradimento.  Questa, però, è roba di poco conto per chi già da tempo ha girato le spalle agli interessi del suo ex-elettorato.
Viene da chiedersi anche quanti studenti il PD riuscirebbe a mobilitare alle ore 7 di un qualsiasi giovedì mattina. Probabilmente un numero che si avvicina molto a quello raccolto da uno sparuto gruppetto variopinto e mal organizzato che, in opposizione alla manifestazione dei ragazzi di Fortezza Europa, manifestava, confuso nelle idee e nei principi, per la salvaguardia delle identità, ovvero per la stessa medesima tematica che ha portato oltre 30 studenti a levare alta la propria voce contro i tragici esiti nati dal connubio tra la Buona Scuola di marca piddina e il mondo della finanza. Viene difficile fare anche solo una stima numerica, dal momento che in oltre 15 anni di opposizione non si hanno ricordi di manifestazioni piddine in città.

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La partenza del giro d’Italia comprata da Israele

di Alberto Negri

La partenza del giro d’Italia comprata da Israele

Fonte: Alberto Negri

La partenza del giro d’Italia comprata da Israele in guerra e le polemiche su Gino Bartali salvatore degli ebrei
Per rendere memorabile l’evento è stato coinvolto anche Gino Bartali, già entrato nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem e ora cittadino onorario di Israele per il salvataggio di alcuni ebrei tra il 1943 e il 1944. La questione in realtà è assai dubbia, neppure lo stesso Bartali da vivo l’aveva mai confermata. In realtà secondo lo studioso Michel Sarfatti – fino al 2016 direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – si tratta di un clamoroso falso storico
[Nella foto, il giovane Gino Bartali durante la guerra. Gino Bartali era un milite della Repubblica sociale italiana. Più precisamente, era un motociclista della Gnr, la Guardia nazionale repubblicana, a cura della redazione ]  Prosegui la lettura »

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Una poesia: “il Mondialismo”

di Francesco Mazzuoli

Il Mondialismo

Fonte: www.comedonchisciotte.org

Fa rima con americanismo
europeismo
“multiculturalismo”
violenza e conformismo.

Con la privatizzazione della sanità
e quella della pensione
col controllo dell’opinione
e la promozione dell’omosessualità.

Con l’eutanasia anche per i figli di Maria
l’utero in affitto
le tasse sulla casa di proprietà
l’abbassamento del salario
i bambini che si chiamano Abdul e non Mario.

Con la disoccupazione fino all’età della non pensione
il precariato a tempo indeterminato
il politicamente corretto
la fine della nostra cultura
e tra un po’ anche del caffè ristretto. Prosegui la lettura »

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Guareschi compie 110 anni: ecco la saga di Peppone e Don Camillo a fumetti

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ricordiamo il 110° anniversario della nascita dell’intramontabile Giovannino Guareschi (1° maggio 1908) con un articolo che parla di una riuscitissima collana di fumetti dedicata al “mondo piccolo” .

Giovannino nacque il primo maggio 1908 e sono già 50 che non c’è più. Un ritratto dello scrittore e un episodio a fumetti della saga di Peppone e Don Camillo.
 
Giovannino compie 110 anni – e non c’è più da 50. Il destino volle infatti che l’anticomunista e conservatore (nel senso in cui lo è ogni solido contadino padano) Guareschi vedesse la luce proprio il 1° maggio del 1908, in una casa del parmense dove i socialisti locali celebravano la festa del lavoro, e morisse nell’estate del Sessantotto: l’anno più contestatario del secolo scorso.
 
Umorista, disegnatore, giornalista, scrittore, Giovanni Guareschi è universalmente noto per la saga di Mondo Piccolo/Peppone & Don Camillo (tradotta in 80 lingue), resa ancor più immortale dai film di Gino Cervi e Fernandel; ma in realtà i suoi talenti si spinsero in numerose avventure comunicative di prestigio: dalle collaborazioni al diffusissimo periodico umoristico «Bertoldo» (prima della guerra) alla direzione lunga e pugnace del «Candido» (subito dopo), dalle infuocate battaglie giornalistico-politiche – si ricordano quelle con Einaudi e con De Gasperi – alle sceneggiature di film, dall’illustrazione di celeberrimi manifesti elettorali alla scrittura di innumerevoli libri e racconti.

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La liberazione dalla retorica

di Marcello Veneziani

La liberazione dalla retorica

Fonte: Marcello Veneziani

Cosa ne direste se facessimo un programma televisivo intitolato Arcipelago Gulag? Che ce ne siamo andati di testa, il gulag è chiuso da svariati decenni. È storia vecchia. E invece c’è un programma nuovo di zecca, intitolato La difesa della Razza, di Gad Lerner, dedicato a una rivista e agli eventi terribili di ottant’anni fa. Eventi evocati tre volte al giorno dopo i pasti.

Il programma ha l’evidente funzione di soffiare sul fuoco dell’antirazzismo e di stabilire un ponte infame tra i razzisti del passato e la stampa di centro-destra d’oggi. Partendo proprio da Il Tempo, a cui Lerner ha voluto dedicare l’incipit del programma, attaccandosi al fatto che quella rivista infame, molto letta (e a volte anche scritta) da tanti che poi diventeranno comunisti, socialisti, laici, democristiani, ebbe la sua sede nello stesso palazzo de Il Tempo. Se le colpe ricadono pure sugli inquilini dei palazzi, figuratevi che colpe dovrebbero ricadere su chi ha militato in movimenti che decretarono di uccidere per esempio il commissario Calabresi. Prosegui la lettura »

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