Il Sonno della Ragione genera idioti

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di Alfio Krancic

“La morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali noi bevevamo, lieti e puerili…” Joseph Roth “La Cripta dei Cappuccini

Ci sono cose, frasi, immagini che riaffiorano alla mente improvvisamente per strani e misteriosi meccanismi, e per quando uno cerchi di localizzarle temporalmente e dargli un volto, sfuggono. Mi pare di ricordare (o ho sognato?) che tempo fa un politico o forse un militare aveva previsto per il 28 Settembre una sorpresa. Ebbene la sorpresa c’è stata: il sabotaggio del Nordstream. Un avvenimento che per molti potrebbe avere ricadute disastrose per il nostro continente. Questo episodio si intreccia con le elezioni italiane che hanno portato, guardacaso, alla vittoria il partito “americano” della Meloni. Nonostante la portata potenzialmente devastante e catastrofica, da noi si continua tranquillamente a parlare di tutto e del nulla. Nessuno, politico, giornalista o intellettuale del mainstream che abbia il coraggio di indicare la Tempesta che si affaccia all’orizzonte. Leggo su Repubblica: “Giornata mondiale per l’aborto libero, oggi le donne scendono in piazza contro la Destra.”

Queste povere mentecatte pensano all’aborto libero. Non mettono nemmeno in conto che potrebbero crepare incenerite o con gli uteri sanguinanti a causa dell’esposizione alle radiazioni per una possibile guerra nucleare. Diciamo che il 90% degli italiani non ha capito niente e seguita a trastullarsi e ad assistere alle trasmissioni trash quali gli approfondimenti politici dei vari Floris, Formigli, Gruber che parlano del Nulla. Sono come gli abitanti di Costantinopoli che assistevano rapiti alle discussioni dei teologi sul sesso degli angeli, mentre i turchi erano alle porte o come l’orchestra del Titanic che seguitava a suonare mentre la nave iniziava ad affondare.

+++Break News+++

Ore 11, 20 : RUSSIA, LAVROV: “ORA USA SONO PARTE DEL CONFLITTO”

Gazprom chiude il gasdotto che va in Ucraina e che arriva in Italia.

Buon sonno a tutti!

Gas, i piani di Putin sono nella sua tesi universitaria

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di Luigi Bisignani

Con la brutta stagione alle porte, siamo davvero alla canna del gas. Non è necessario essere dei novelli Barbero per capire che, fin dal principio, la strategia di Putin era impantanare l’Europa in una campagna d’inverno. Diversamente, a Mario Draghi, ai soloni che guidano l’Europa – litigando tra loro – e ai servizi di sicurezza di mezzo mondo, sarebbe bastato conoscere gli scritti di Vladimir Putin per sapere come sarebbe andata a finire.

Bisogna infatti tornare al 1996, quando, all’Università Mineraria di San Pietroburgo, un Putin in rampa di lancio discuteva la tesi del corso triennale per il suo PhD, completato in un solo anno e intitolata “Mineral raw materials in the strategy for development of Russian economy”. In tale dissertazione, che in seguito sollevò anche dubbi di autenticità, auspicava un sistema misto, pianificato dal potere politico, in cui Stato e corporazioni finanziarie e industriali russe avrebbero dovuto dare vita a colossi nazionali in grado di competere con le big corporations straniere. Il tutto con un preciso testuale obiettivo: “servire gli interessi geopolitici e mantenere la sicurezza nazionale della Russia”. Ed è per questo infatti che, una volta raggiunto il potere, il presidente russo ha voluto riportare a tutti i costi Gazprom sotto il controllo dello Stato.

Ed è proprio in Gazprom che Putin conobbe il suo pupillo Dmitrij Medvedev, il quale aveva l’ufficio personale nella sede moscovita della società in Ulitsa Nametkina al civico 16. O, all’Europa sarebbe bastato, più semplicemente, prendere sul serio almeno per una volta Donald Trump, quando ammoniva la Germania della Merkel e l’Italia di “Giuseppi” Conte sui rischi della dipendenza dal gas russo. E pare che proprio la tesi del futuro zar fosse tra i documenti portati via dalla Casa Bianca e che sono stati rinvenuti nel corso del maxi-blitz ad opera dell’FBI nella residenza di Mar-a-Lago. Davanti all’isteria dei leader europei Giorgia Meloni sta invece pragmaticamente pensando che, per salvare famiglie e imprese, occorra una forte iniziativa comune per recuperare le risorse dai Paesi e dalle imprese che stanno guadagnando a mani basse dall’aumento del prezzo del gas, redistribuendole efficacemente a chi ne ha davvero bisogno.

Servono pertanto iniziative di carattere strutturale, anche perché eventuali scostamenti di bilancio possono essere fatti solo entro certi limiti e in determinati periodi di tempo. Se la crisi energetica dovesse durare 5 anni, per dirla alla Lenin, che fare? Sono almeno due gli obiettivi prioritari da perseguire: difendere la competitività delle aziende Italiane e preservare la stabilità sociale. Per questo bisogna sin da subito mettere nei posti strategici persone capaci che però, come dice Guido Crosetto, non abbiano già troppi padrini che cercano di riciclarli.

Un paio di esempi eclatanti. Il primo è Dario Scannapieco, Ad di Cdp che ha paralizzato la Cassa collezionando flop, da Trevi (perdita di Cdp di almeno 110 milioni di euro rispetto all’investimento di 140 milioni) ad Ansaldo (continui aumenti di capitale in una società che ha un miliardo di euro di passivo), fino a Saipem (almeno 700 milioni di euro di perdite rispetto all’investimento, oltre all’aumento di capitale). Poi c’è il disastro sulla rete unica, che sta distruggendo valore per Open Fiber e Tim, sempre a firma Scannapieco il quale, dopo essere rimasto inchiavardato per mesi nella sua poltrona di via Goito, ora non risponde più nemmeno alle telefonate dei ministri di Draghi forse troppo occupato a girare per gli uffici di Roma “in odore di Fratelli d’Italia”.

Il secondo esempio è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, sponsorizzato prima da Grillo e ora da Claudio Descalzi, il quale al suo probabile quarto rinnovo ha ovviamente tutto l’interesse ad averlo come super ministro dell’Energia per rendergli ancora più agevoli le scorribande in Africa.

Alla Meloni bisognerebbe ricordare che Cingolani non ha rimosso neanche uno dei burocrati voluti dai Cinque Stelle e che molti dei provvedimenti che ha portato avanti sono stati poi sonoramente bocciati dal Tar oppure si sono salvati in corner solo grazie all’attivismo e alla preparazione della viceministra leghista Vannia Gava.

Quanto a Descalzi, evidentemente la leader di Fratelli d’Italia non ha ascoltato a sufficienza gli imprenditori a cui Eni ha tagliato i contratti di fornitura di gas per l’anno termico che inizia ad ottobre. I miliardi di metri cubi promessi dal duo Cingolani-Descalzi sono solo sulle slides espunte dal “piano gas”, ma nessuno li ha visti.

Se ne accorgerà presto Snam, guidata da tal Stefano Venier, un carneade nel mondo del gas, che ogni giorno dovrà comprare disperatamente metri cubi di gas sul mercato per non mandare la rete in default. Non confermare Marco Alverà, da parte della coppia che scoppia, Draghi-Giavazzi, un errore da matita blu.

Un disastro annunciato, coperto dalla propaganda che la butta tutta su presunti speculatori contro cui, però, il ministro dell’Energia non ha fatto nulla. Quest’anno l’inverno arriverà fuori stagione, sarà shakespearianamente “l’inverno del nostro scontento” e non basterà il fiato del bue e dell’asinello per scaldare le case degli italiani e la nostra industria come ripeterà con forza domani in Vaticano davanti a Papa Bergoglio il Presidente Carlo Bonomi.

Luigi Bisignani, Il Tempo 11 settembre 2022

Ecco come la Russia aggira le sanzioni sul gas

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Leopoldo Gasbarro

“Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti in “Amici mai”Lo stesso vale per il gas e per Vladimir Putin, alludendo ai giri immensi del gas, che porta nelle casse del capo di stato russo una quantità indicibile di miliardi, nonostante le sanzioni. Ma vediamo i numeri e le considerazioni sul “raggiro” della Russia anche da parte del “Financial Times”.

Secondo i dati doganali cinesi, nei primi sei mesi del 2022 la Cina ha comprato dalla Russia 2,35 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl), per un valore di 2,16 miliardi di dollari. In questo modo, la Russia ha superato l’Indonesia e gli Stati Uniti ed è diventato il quarto fornitore cinese di Gnl per quest’anno.

A questo dato va aggiunto il gas che Gazprom fornisce giornalmente alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia, che aveva raggiunto un nuovo massimo storico, con un balzo del 63,4% nella prima metà del 2022.

Il vero motivo dietro l’impennata del Gnl dalla Russia

La Cina ha tranquillamente rivenduto il Gnl russo agli unici che ne hanno un disperato bisogno: i Paesi europei. A caro presso, ovviamente. Come dal “Financial Times”, “i timori dell’Europa di una carenza di gas verso l’inverno potrebbero essere stati aggirati, grazie a un inaspettato cavaliere bianco: la Cina”. Non si tratta di surplus di Gnl dalla Cina. Il Gnl che sta vendendo all’Europa è russo.

Secondo la società di ricerca Kepler, le importazioni europee di Gnl sono aumentate del 60% anno su anno nei primi sei mesi del 2022. Il gruppo cinese Jovo, un grande commerciante di Gnl, ha recentemente rivelato di aver rivenduto un carico di Gnl a un acquirente europeo. Un trader di future a Shanghai ha dichiarato che il profitto ottenuto da tale transazione potrebbe aggirarsi attorno a decine, se non centinaia, di milioni di dollari. La più grande raffineria di petrolio cinese, Sinopec Group, ha ammesso ad aprile di aver incanalato l’eccesso di Gnl nel mercato internazionale.

I media cinesi hanno affermato che la sola Sinopec ha venduto 45 carichi di Gnl, ovvero circa 3,15 milioni di tonnellate. La quantità totale di Gnl cinese che è stata rivenduta è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, equivalenti al 7% delle importazioni di gas dall’Europa nel semestre fino alla fine di giugno.

La buona notizia è che i 53 milioni di tonnellate hanno permesso all’Europa di arrivare fino al 77% di riserve. Se continua così, è probabile che il Vecchio Continente raggiunga l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei i suoi impianti di stoccaggio del gas entro novembre. E a quel punto non ci saranno più rischi di blocco per l’inverno.

L’Europa ora diventando dipendente dalla Cina per il gas, solo che questa volta passa per le importazioni dalla Cina, che così diventa il centro di un percorso del gas che indebolisce un po’, tutti visto che l’Europa paga un prezzo anche 3 volte più alto di quello ufficiale. Ma anche la Russia si indebolisce perché, come sottolinea il “Financial Times”:

“Se la Russia finirà per esportare più gas in Cina come mezzo per punire l’Europa, la Cina avrà più capacità di rivendere il gas in eccesso al mercato, aiutando indirettamente l’Europa”.

Ironia della sorte, l’Europa che cerca di affrancarsi dalla sua dipendenza dalla Russia per l’energia, sta diventando sempre più dipendente dalla Cina.

Metaverso, cosa è accaduto finora?

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di Filomena Ferraioli, Junior Marketing and Communication Specialist di Finanza.tech

2030. Il suono dello smart speaker sveglia Jack che non lavora più in un ufficio dalla pandemia del 2020. Fa una doccia, mangia e si prepara per la prima call della giornata. In realtà non deve propriamente vestirsi dal momento che ha un avatar personalizzato con un’ampia scelta di outfits. Jack indossa le sue cuffie VR, ora non ha più un pc. Ci sono 20 mail vocali a cui risponde dettando le risposte o inoltrando ai colleghi, sempre con comandi vocali. Legge un documento che avrebbe dovuto leggere ieri, in realtà non legge, ascolta. Preferisce impostare la velocità a 1.5x, per risparmiare tempo. Dopo 4 ore sfila le cuffie che dovrebbero essere comode per tutto il giorno, ma in realtà lo affaticano dopo 4-5 ore. La giornata lavorativa è giunta al termine e Jack sceglie la festa a cui andare. Ma prima ha promesso alla sua (vera) mamma di farle visita nella sua casa (virtuale). Inoltre, sta pensando di cambiare auto, vorrebbe una Maserati GT 2005 che costa 50 Bit Dollari che corrispondono a 500 dollari nella vita reale. Ha messo da parte delle crypto che ha guadagnato dal vecchio lavoro virtuale come bartender.

(Racconto di Bobby Elliot)

Come siamo arrivati fin qui?

I cambiamenti tecnologici arrivano ad ondate. Nel 1980 c’è stata l’onda dei computer, nel 1990 quella di Internet e nel 2000 quella dei telefoni. La prossima onda, che stiamo vivendo in pieno, è quella del metaverso. Le onde sono concatenate tra loro: Internet necessita dei computer, i telefoni necessitano di Internet, il Metaverso ha bisogno sia di Internet che dei cellulari.

I meriti dell’invenzione del Metaverso sono da attribuire a Neal Stephenson, (non a Mark Zuckerberg come verrebbe facile pensare) autore del romanzo cyberpunk “Snow Crash” (1990), in cui si parlava di uno spazio virtuale tridimensionale, condiviso, prodotto dalla convergenza della realtà fisica e di uno spazio virtuale sempre attivo. È una sorta di spazio digitale in cui le persone reali coesistono simultaneamente, indossando speciali cuffie e occhiali, e possono interagire attraverso degli avatar.

Semanticamente il termine “Metaverso” è la congiunzione di due parole: meta e verso. La seconda parte è semplice, deriva dalla contrazione di “universo”. La parte del meta, invece, è leggermente più complessa. Vuol dire “in mezzo”, assume l’accezione di “funzione”, di oltrepassare, andare oltre, trascendere. Unendo, dunque, i due termini, Metaverso fa riferimento a “qualcosa che trascende e trasforma l’universo”. Si tratta di un mondo parallelo. Per altri, invece, il metaverso è “una perfetta convergenza di vita fisica e digitale”, come affermato da Cathy Hackl, CEO e Chief Metaverse Officer della società di consulenza Futures Intelligence Group (Fig). In altre parole, così come Internet offre servizi oggi, così il Metaverso offrirà servizi domani, ma in 3D.

I numeri sul Metaverso: investimenti e previsioni 

Secondo una stima di JPMorgan Chase, prima banca ad entrare nel Metaverso, si stanno spendendo miliardi per i beni virtuali: circa 54 miliardi di dollari all’anno, il doppio della spesa annuale per la musica. In una lettera inviata agli azionisti, Jamie Dimon, amministratore delegato della società, ha affermato che “La finanza decentralizzata (DeFi) e la blockchain sono nuove tecnologie reali che possono essere implementate pubblicamente o privatamente, autorizzate o senza autorizzazione”.

Altra previsione interessante proviene da Bloomberg Intelligence che sostiene che il mercato del Metaverso potrebbe raggiungere 800 miliardi di dollari entro il 2024. Con numeri alla mano, Bloomberg Intelligence certifica che questa nuova tecnologia non sia più da considerarsi fantascienza, bensì il futuro di Internet e addirittura una concreta opportunità di investimento nei prossimi anni. Nel complesso, si ritiene che il Metaverso rappresentasse nel 2020 un’opportunità di guadagno di 500 miliardi di dollari (poi cresciuti a circa 800 da qui a tre anni), generando, entro il 2030, un impatto economico globale che potrebbe raggiungere i 5 trilioni di dollari, interessando numerosi settori come e-commerce, gaming, education, retail e banking (stima di McKinsey). Dallo stesso report risulta che nel 2022 siano già stati investiti 120 miliardi di dollari nel Metaverso, più del doppio dei 57 miliardi investiti nel corso del 2021. Inoltre, secondo una stima di Gartner, entro il 2026 una persona su quattro trascorrerà almeno un’ora al giorno nel metaverso.
I pionieri del Metaverso: le prime aziende che hanno investito nella realtà virtuale

La prima a lanciarsi è stata Facebook che il 28 ottobre 2021 ha annunciato il suo rebranding in Meta. Mark Zuckerberg aveva grandi piani. Il ceo di Facebook ha impegnato decine di miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5-10 anni. Ha, inoltre, annunciato la creazione di circa 10.000 nuovi posti di lavoro in Europa dedicati al Metaverso nel giro di 5 anni.

In una recente intervista Zuckerberg dichiara che “L’obiettivo, entro la fine del 2030, è quello di connettere oltre un miliardo di persone alla nuova realtà (le quali acquisteranno beni e contenuti digitali) per un valore di almeno 3-4mila miliardi di dollari derivanti da questa economia.” Queste le parole dello stesso Zuckerberg, fondatore di Facebook e ceo di Meta. Il ceo ha spiegato che, in 18 anni alla guida di Facebook, ha notato che le persone cercano “sistemi di comunicazione sempre più espressivi, veloci e ricchi, dagli SMS del 2004 alle foto, video e filmati/reel”. Questo, spiega, non è il punto di arrivo: con intelligenza artificiale e Metaverso è possibile realizzare qualcosa di ancora più coinvolgente, non trattandosi solo di realtà virtuale e aumentata ma di percepire una vera e propria presenza.

Ma Facebook non è la sola.  Poco tempo dopo il lancio di Meta, anche Microsoft, in un evento rivolto alle aziende, ha annunciato i suoi piani per il Metaverso, parlando di spazi personalizzati e immersivi per incontrarsi nel lavoro. Il ceo Satya Nadella al riguardo “Il Metaverso è qui e non sta solo trasformando il modo in cui vediamo il mondo, ma anche il modo in cui vi partecipiamo, dalla fabbrica alla sala riunioni”.

Altra big-tech che ha puntato nello stesso ambito è Nvidia, il colosso americano dei semiconduttori, ma anche la piattaforma di giochi Roblox. Tra le aziende cinesi che si sono mosse nella medesima direzione figurano Byte Dancer, Alibaba e Tencent.

Anche le grandi banche sono entrate nel Metaverso. Da una ricerca di Technology Vision di Accenture, il 67% dei dirigenti delle grandi banche prevede che il Metaverso abbia un impatto positivo sulla propria organizzazione. Il 38% è convinto del fatto che costituirà un punto di svolta o di trasformazione. A battere le altre sul tempo, è stata l’americana JP Morgan, con il suo ingresso su Decentraland, una delle piattaforme più popolari nel Metaverso (tra le altre figurano The Sandbox, Axie Infinity, Roblox, Spatial, Cryptovoxels e Somnium, ognuna con le proprie peculiarità e caratteristiche).

Altra grande banca ad entrare nel Metaverso è la britannica HSBC che ha preferito Sandbox. Tra le pioniere c’è anche la sudcoreana Kookmin Bank, che ha realizzato una banca virtuale in cui il cliente può effettuare operazioni e incontrare il suo consulente; qualcosa di simile proviene anche dalla francese BNP Paribas con la sua app per la realtà virtuale. Tra le banche che sono entrate nel Metaverso, l’unica, per il momento, intenzionata ad abilitare i pagamenti digitali all’interno della piattaforma è la britannica Sokin. Per tale scopo sta costruendo un ambiente digitale proprietario destinato a ospitare i brand di diversi settori, dallo sport alla moda.

C’è dell’altro. Recente è l’annuncio che alcune multinazionali del settore tecnologico e non solo, tra cui Alibaba, Huawei, Ikea, Meta, Microsoft, Sony Interactive Entertainment, ed altre, si sono riunite formando il Metaverse Standards Forum per promuovere lo sviluppo di standard aperti e inclusivi per questa nuova realtà virtuale.

Come sta evolvendo il mondo della finanza relativa al Metaverso? 

Uno dei più importanti contributi alla discussione sul Metaverso proviene da Matthew Ball, venture capitalist statunitense il quale considera questo mondo parallelo come ”La porta di accesso alla maggior parte delle esperienze digitali, una componente chiave di tutte quelle fisiche e la prossima grande piattaforma di lavoro.” Già nel 2021 Ball riteneva il Metaverso come la “nuova” o la “prossima Internet”, un modello 3D di Internet, da cui il grosso seguito e interesse mediatico riscosso. Ancora, Ball sostiene che “il Metaverso altererà il modo in cui distribuiamo e monetizziamo le risorse moderne.”, ma che questo avverrà lentamente, man mano che servizi e capacità  tecniche si integreranno. Ad oggi ci troviamo nel bel mezzo di questo processo e le opportunità nel settore finanziario sono inestimabili. Se il fintech ha rivoluzionato la tradizionale gestione dei servizi finanziari, digitalizzando il digitalizzabile, riducendo, talvolta annullando, tempi e distanze, che effetto avrà il Metaverso su questo settore e come interagirà col fintech? Assisteremo allo scoppio di una bolla o di un’accelerata dell’industria finanziaria? Per il momento sembra che la finanza afferente all’area del Metaverso stia funzionando. Il focus si concentra maggiormente sul mondo degli investimenti. Uno dei servizi attivi sono i Crypto Token Metaverse, che hanno acquisito popolarità tra gli investitori e che registrano ampi margini di crescita e di guadagno. Tra le crypto più interessanti figurano Sand, Gala, Enj, Mana, Axs, rispettivamente operanti su Sandbox, Gala Games, Enjin, Decentraland, Axie Infinity. Altro servizio fruibile nel mercato parallelo riguarda la compravendita di azioni legate al Metaverso. Parlare di azioni Metaverso significa parlare di azioni associate a titoli di società quotate che risultano, ad oggi, collegate o inserite del Metaverso. Tra queste rientrano sicuramente Nvidia (NVDA), Meta (FB), Autodesk (ADSK), Shopify (SHOP), Fastly (FSLY), Roblox (RBLX), Amazon (AMZN), Microsoft (MSFT). Tra i principali broker autorizzati per acquistare azioni nel Metaverso ci sono Etoro, Plus500, Capex, Trade.com, Freedom24. Altro business redditizio si basa sulla compravendita di terreni NFT, che costituisce una strategia di diversificazione del portafoglio investimenti. Notevole è il caso di Bored Ape (una raccolta di Non Fungible Token costruita sulla  blockchain di Ethereum, con una collezione di NFT, connubio tra il Metaverso e il mercato immobiliare) che in un solo giorno ha venduto più di mezzo miliardo di dollari di terreni NFT sul Metaverso, mandando in tilt il sistema Ethereum. Un successo, questo, però a rischio bolla, in effetti, ha attirato la malavita cibernetica che è riuscita ad accedere all’account Instagram di Bored Ape, rubando NFT del valore di milioni di dollari. Ma non solo, tra i servizi finanziari derivanti dal Metaverso, non possiamo non citare, oltre alla possibilità, finora descritta, di effettuare pagamenti in valuta digitale, anche il possibile impiego della realtà virtuale (VR) e aumentata (AR) in istituti finanziari e banche al fine di fornire un servizio migliore sia internamente (formazione per i dipendenti) sia esternamente con clienti e potenziali tali. Di recente istituzione è Metaverse 4 Finance Accelerator, il programma italiano di accelerazione per la finanza nel Metaverso, che abbiamo presentato in precedenza in questo articolo. Realizzato da Dpixel, il Venture Incubator del gruppo Sella, con il supporto di Ogr Torino, che ha l’obiettivo di individuare startup nazionali ed internazionali nell’ambito del Metaverso applicato alla finanza e sostenere la crescita.

Tiriamo le somme

Come per qualsiasi innovazione tecnologica che si rispetti, abbiamo parlato dei cosiddetti early adopter, quella nicchia di primi arrivati che, precedendo tutti gli altri sul mercato, hanno vestito la parte di pionieri, scegliendo di investire nel nuovo mondo virtuale. Ma perchè l’hanno fatto? Entrare nel Metaverso significa svecchiare il proprio brand, intercettare nuovi target di consumatori e, successivamente, costituire il punto di partenza per penetrare il segmento delle criptovalute e degli NFT. Inizialmente e, quasi fisiologicamente, c’è stata più visione che sostanza. Ma, come abbiamo appena analizzato, le condizioni e gli asset in ballo sono in espansione e sempre più intrecciati con l’effettiva realtà. Tra chi pensa che sia una bolla pronta a scoppiare e chi crede fortemente nel progetto, il Metaverso sta già registrando un business da centinaia di miliardi di euro, coinvolgendo anche il mercato azionario. Quindi, riprendendo la logica semantica alla base della parola Metaverso, definito come quell’elemento che trascenderà e trasformerà l’universo, sarà davvero così? Probabilmente no, ma sicuramente questo nuovo mondo parallelo cambierà il mondo.

Usa in recessione tecnica: è solo l’assaggio della crisi, il peggio arriverà nel 2023

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di Mariangela Tessa

Nuovi forti segnali che l’economia Usa rischia pesantemente la recessione. Ieri la prima lettura del Pil del secondo trimestre ha segnato un contrazione su base annuale dello 0,9% (-1,6% su base trimestrale). Si tratta della seconda crescita negativa consecutiva.
I dati, in assenza di revisioni, evidenziano quantomeno una la recessione tecnica (due trimestri di fila con Pil in calo). E, stando agli annali, l’unico caso di sei mesi di battute in ritirata del Pil che non sono diventate recessione risale al 1947.

Pil Usa peggiore delle attese

L’aspettativa era per un dato debole, frenato principalmente dalle scorte. Tuttavia, i dati hanno evidenziato, oltre a un ampio contributo negativo delle scorte, che hanno sottratto due punti all’andamento del Pil, anche un netto indebolimento della domanda finale domestica privata, invariata su base trimestrale. Sull’attività economica recente hanno pesato flessioni nelle scorte delle aziende. In forte calo anche anche gli investimenti immobiliari residenziali, scesi del 14%, e tagli nella spesa pubblica. La spesa per i consumi, che vale oltre due terzi dell’output, ha frenato bruscamente all’1%, con gli americani vittime di un’inflazione che nell’intero trimestre ha marciato dell’8,6%.

Il presidente americano Joe Biden nega che il Paese sia avviato a una pericolosa crisi: “Non è una sorpresa che l’economia stia rallentando mentre la Federal Reserve interviene per combattere l’inflazione. Ma anche davanti a storiche sfide globali siamo sul giusto cammino e supereremo questa fase di transizione più forti e sicuri”.

Il commento degli analisti sulle recessione Usa

Come fanno notare gli analisti di Intesa Sanpaolo, “con i dati correnti, l’economia Usa è in una fase di significativa debolezza, che però non si può definire (per ora) una recessione, alla luce della continua espansione dell’occupazione e dell’andamento del reddito più positivo rispetto a quello del PIL, almeno fino al 1° trimestre (ultimo dato disponibile). Le implicazioni dei dati del Pil per la politica monetaria sono miste. Infatti, a fronte della delusione sulla crescita della domanda finale domestica privata, si è registrato un andamento dell’inflazione in ulteriore aumento, con pressioni per il proseguimento dei rialzi dei tassi. Per ora prevediamo che la Fed mantenga la rotta di restrizione monetaria, ma l’incertezza è aumentata in misura significativa. La svolta ciclica è comunque ormai avviata”.

Anche per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, “negli Usa la recessione è probabile nel corso del 2023, come anticipato dalla curva dei tassi, invertitasi ad inizio aprile e poi di nuovo e più marcatamente a luglio (2/10 anni). Escludo la recessione Usa nel 2022 se non tecnica. Mi spiego: la vera recessione comporta da manuale caduta del reddito e dell’occupazione, fenomeni che dovremmo vedere più realisticamente nel 2023. La recessione tecnica che potremmo vedere nel 2022 potrebbe invece essere una recessione solo simbolica, ossia rallentamento della crescita ma mercato del lavoro ancora forte”.

Gas, ora l’Europa ci chiede il “massimo sforzo”. Ma che vuol dire?

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di Leopoldo Gasbarro

Massimo sforzo“. Lo chiede l’Europa. Sarà infatti obbligatorio, e dettato dall’Unione Europea, il taglio dei consumi di gas, in caso di ulteriore riduzione delle forniture. Lo dice la bozza del nuovo piano europeo per la gestione della crisi legata al gas, piano che sarà presentato ufficialmente domani ma che è stato già visionato in anteprima dall’Ansa.
L’indiscrezione ci fa comprendere, se sarà confermata, quanto la crisi energetica dettata dalla gestione del gas naturale, in arrivo dalla Russia, stia assumendo dimensioni sempre più importanti. Nonostante tutti i problemi, che ormai sembrano scontati per l’ultimo trimestre dell’anno, la politica europea fatica a trovare le parole per dire chiaramente come stanno le cose. Eppure, i cittadini che sono anche elettori sono abbastanza maturi per comprendere la difficoltà di un momento che in qualche modo si tende a nascondere. L’Ansa evidenzia come siano spariti dal documento i riferimenti (contenuti in una prima versione del testo) all’obbligo, per gli edifici pubblici, di limitare il riscaldamento a 19 gradi e i condizionatori a 25. Introduce però un principio criptico e tutto da interpretare, perché “massimo sforzo” che vuol dire tutto e niente.

Il mistero del “massimo sforzo”

Speriamo che un giorno ce lo spieghino, ma la sensazione è che quelle due parole: massimo e sforzo, messe così insieme, rappresentano un problema di difficile soluzione. Insomma, è come dire senza aver detto. E’ come dire che con “massimo sforzo” se la situazione dovesse essere più seria di quanto si dica.  I limiti alle temperature di riscaldamento e condizionamento potrebbero essere modificati radicalmente, e potrebbero arrivare a zero. E non sarebbe questa l’unica scelta da fare. Forse è il caso di prepararsi davvero a decisioni dure.

“Massimo sforzo”. Ora ci chiedono il “massimo sforzo” non si parla più di limiti alla temperatura. Non si parla più di razionamento, ma di “massimo sforzo”, nel senso che vale qualunque cosa.

Gazprom non assicura la riapertura del gasdotto Nord Stream. A rischio le forniture europee!

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Segnalazione di Federico Prati

Il colosso russo Gazprom afferma di non poter garantire il buon funzionamento del gasdotto Nord Stream. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che indichi che Siemens è in grado di portare la turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaya fuori dal Canada, dove è in riparazione. In queste circostanze non è possibile garantire il funzionamento sicuro della stazione di compressione di Portovaya, che è una struttura fondamentale per il gasdotto Nord Stream”, afferma la nota del gruppo controllato dal Cremlino. Il gasdotto è fermo per la manutenzione annuale dallo scorso 11 luglio e dovrebbe riaprire il prossimo 21 luglio ma Berlino teme che il ritorno alla normalità possa essere procrastinato da Mosca come arma di ricatto. In teoria la Russia potrebbe anche aumentare la quantità di gas inviata in Germania attraverso altri gasdotti ma sinora non lo ha fatto.
La condotta che collega le coste russe con quelle tedesche attraversando il mare del Nord ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è insomma una delle arterie vitali dell’infrastruttura energetica europea. A causa dello stop di questi giorni la Russia ha ridotto le forniture anche a Italia (del 30%) e all’Austria (- 70%). Per scongiurare l’incubo di una completa interruzione del gas russo la Germania è riuscita a ottenere lo “sblocco” delle turbine in riparazione in Canada che avrebbero potuto restare oltre oceano a causa delle sanzioni. Le turbine arriverebbero in Germania e dovrebbero poi essere traferite in Russia. Ora però Mosca afferma che i componenti potrebbero rimanere bloccate in territorio tedesco rendendo impossibile il ripristino del funzionamento della condotta. Uno stop al gas russo rischia di spingere l’Ue verso la recessione e di mettere in seria difficoltà operatori del settore. La settimana scorsa il gruppo tedesco Uniper (che compra gas russo e lo rivende ai suoi clienti tedeschi) ha chiesto un intervento di salvataggio al governo da 9 miliardi di euro.

Criptovalute, banche centrali sempre più orientate a una CBDC

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di Gianmarco Carriol

Poiché le banche centrali di tutto il mondo stanno ammettendo di non essere riuscite a tenere sotto controllo l’inflazione e di aver aumentato troppo velocemente i tassi, minacciando di spingere le economie in recessione. La Bank of International Settlements (Bis), a volte indicata come “la banca centrale delle banche centrali”, ha pubblicato un nuovo rapporto in cui colpisce l’industria delle criptovalute, mentre promuove quella che chiama “una visione più brillante del futuro sistema monetario” attraverso valute digitali della banca centrale (Central Bank Digital Currencies, o CBDC).

Cosa ne pensa la Bis delle CBDC

Nel rapporto, la Bis ha scritto che il sistema monetario del futuro “deve soddisfare una serie di obiettivi di alto livello per servire la società”. In particolare, il rapporto ha sottolineato che un futuro CBDC deve essere “sicuro e stabile” e ha affermato che “le entità chiave devono essere ritenute responsabili delle loro azioni”.

La Bis ha anche sottolineato che “al centro del sistema monetario c’è la banca centrale” e “la fiducia nel sistema monetario è in definitiva fondata sulla fiducia nella banca centrale”.

L’istituto sostiene “innovazioni finanziarie e di pagamento basate sulla fiducia nella banca centrale” e afferma che “mantenere questa fiducia è al centro dei mandati della banca centrale”.

“La Bank of International Settlements riconosce che il Bitcoin è un concorrente delle banche centrali con questa dichiarazione”, ha reagito l’analista di Bitcoin Willy Woo.

In entrambi i casi, la visione della Bis per le future CBDC faceva parte di un capitolo sul “futuro sistema monetario” nel suo ampio Rapporto economico annuale 2022 .

“Transazioni rapide, affidabili ed economiche dovrebbero promuovere l’efficienza e l’inclusione finanziaria, mentre i diritti degli utenti alla privacy e al controllo sui dati devono essere rispettati”, prosegue il rapporto della BRI.

Aggiungendo che le CBDC “devono essere adattabili e aperte”.

“Tra un decennio, gli utenti potrebbero dare per scontati pagamenti a basso costo in tempo reale e i pagamenti oltre confine potrebbero essere fluidi come lo scambio transfrontaliero che supportano. La scelta dei consumatori nei servizi finanziari dovrebbe essere aumentata e l’innovazione continuerà a spingere le frontiere di ciò che è possibile”, ha scritto la BRI a proposito del sistema monetario che prevede.

Ha continuato definendo la sua idea per le future CBDC “una visione più luminosa del futuro sistema monetario”.

I rischi delle criptovalute

Per quanto riguarda le criptovalute come le conosciamo oggi, il rapporto della Bis afferma che le recenti turbolenze nel mercato hanno rivelato “difetti strutturali” nel loro design. Tali difetti impediscono alle criptovalute di “raggiungere i livelli di stabilità, efficienza o integrità richiesti per un sistema monetario”.

A titolo di esempio, il rapporto ha menzionato “la prevalenza delle stablecoin nell’ecosistema delle criptovalute, spiegando che ciò indica la necessità di “fare leva sulla credibilità fornita dall’unità di conto emessa dalla banca centrale”.

Ha aggiunto che il crollo del token Terra ha “sottolineato la debolezza di un sistema sostenuto dalla vendita di monete per speculazione”.

“Invece di servire la società, le criptovalute e la DeFi sono afflitte da congestione, frammentazione, oltre alle preoccupazioni immediate sui rischi di perdite e instabilità finanziaria”, afferma il rapporto.

La Bis ha lavorato a lungo su un cosiddetto progetto multi-CBDC noto come progetto Dunbar, in cui l’idea è di collegare insieme CBDC di più giurisdizioni. Ha affermato che alla fine prevede “una serie di piattaforme multi-CBDC regionali” con un certo livello di interoperabilità tra di loro.

Nel marzo di quest’anno, la Bis ha affermato che il progetto Dunbar finora si è concentrato più sull’identificazione dei problemi che sulla loro risoluzione e che ha creato “più domande che risposte”.

Inflazione confermata all’8,1% a maggio nell’Eurozona

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di Mariangela Tessa

Resta confermata per il mese di maggio, linflazione dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio statistico europeo, Eurostat, i prezzi al consumo segnano un +8,1% su base tendenziale, rispetto al +8,1% della stima flash e dal consensus. Il mese precedente si era registrato un incremento del 7,4%. Su base mensile i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8%, in linea con il +0,8% della stima preliminare e dal consesus, e dopo il +0,6% del mese precedente.

L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 3,8% su base annua, rispetto al +3,8% della stima flash e del consensus. Il mese precedente si era registrato un +3,5%. Nell’intera Unione europea, l’inflazione sale dell’8,8% su base annua (dal +8,1% di aprile), mentre mese su mese si registra un +1%. Si tratta di dati nettamente al di sopra del target del 2% della BCE, che a luglio innalzerà i tassi per la prima volta in 10 anni.

L’inflazione in Italia mette in allarme le associazioni

Il dato arriva all’indomani di quello italiano. Ieri l‘Istat ha confermato che a maggio 2022 l’inflazione in Italia è salita al 6,8%, come non accadeva da novembre 1990. Significativa l’accelerazione per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +5,7 % di aprile a quasi il 7 per cento dello scorso mese. Coinvolti dagli aumenti anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire la cifra finale dello scontrino c’è poi quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Un dato che non ha mancato si sollevare preoccupazioni tra le associazioni. All’inflazione corrisponderà un aumento di circa 320 euro a famiglia, fa sapere Coldiretti secondo la cui stima, la categoria per la quale gli italiani spenderanno maggiormente sarà la verdura (nel 2022 costerà complessivamente circa 80 euro in più), seguita da pane, pasta e riso, che pagheremo circa 60 euro in più. Per carni e salumi si prevede un aumento di circa 55 euro all’anno. Seguiranno la frutta – continua Coldiretti – pesce, latte, formaggi e uova e olio, burro e grassi.

Preoccupazione anche da Assoutenti che definisce il dato “una sciagura per i consumatori” che parla di “un vero e proprio allarme, destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi” ha fatto sapere il suo presidente Furio Truzzi, secondo cui la spesa per una famiglia può arrivare a costare 550 euro in più: “Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”.

Russia: banca centrale taglia i tassi ai livelli pre-guerra

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di Alessandra Caparello

Mentre la Bce ha deciso un primo rialzo dei tassi di interesse in circa 10 anni, la Russia decide per un taglio dei tassi di interesse al livello prebellico.

Nel dettaglio, il Consiglio di amministrazione della Banca di Russia ha deciso oggi di ridurre il tasso di riferimento di 150 punti base, portandolo al 9,50% annuo. Il contesto esterno dell’economia russa rimane difficile e limita significativamente l’attività economica scrive la banca centrale.

Allo stesso tempo, l’inflazione sta rallentando più rapidamente e il calo dell’attività economica è di entità minore rispetto a quanto previsto dalla Banca di Russia ad aprile. I dati recenti suggeriscono che i tassi di crescita dei prezzi a maggio e inizio giugno sono stati bassi. Ciò è dovuto alle oscillazioni del tasso di cambio del rublo e al rallentamento dell’impennata della domanda dei consumatori nel contesto di un netto calo delle aspettative di inflazione di famiglie e imprese.

In futuro, scrive ancora la Banca centrale, nel processo decisionale sui tassi di riferimento la Banca di Russia terrà conto della dinamica dell’inflazione effettiva e attesa rispetto all’obiettivo e dei processi di trasformazione economica, nonché dei rischi posti dalle condizioni interne ed esterne e della reazione dei mercati finanziari.

L’inflazione e i tassi in Russia

L’inflazione attuale è sensibilmente inferiore alle previsioni di aprile della Banca centrale. Secondo le previsioni della Banca di Russia, dato l’attuale orientamento di politica monetaria, l’inflazione annuale sarà pari al 14,0-17,0% nel 2022, scenderà al 5,0-7,0% nel 2023 e tornerà al 4% nel 2024.giugno, l’inflazione annuale è scesa al 17,0% (contro il 17,8% di aprile). In base agli ultimi dati, i tassi di crescita dei prezzi al consumo sono stati bassi a maggio e all’inizio di giugno.

Lo scenario di base della Banca di Russia prevede un’inflazione annua del 14,0-17,0% entro la fine del 2022. L’andamento dell’inflazione sarà determinato anche da fattori d’impatto come l’efficienza dei processi di sostituzione delle importazioni e l’entità e la velocità di recupero delle importazioni di prodotti finiti, materie prime e componenti. Secondo le previsioni della Banca di Russia, dato l’attuale orientamento della politica monetaria, l’inflazione annuale si ridurrà al 5,0-7,0% nel 2023 per tornare al 4% nel 2024.

Il calo dell’attività economica in Russia, dice la banca centrale, è causato dall’andamento della domanda e dell’offerta. I dati delle indagini mostrano che le imprese stanno ancora lottando per sistemare la produzione e la logistica, nonostante la nascente diversificazione dei fornitori di prodotti finiti, materie prime e componenti, nonché dei mercati di vendita. L’attività dei consumatori in termini reali è in calo, poiché le famiglie mostrano un’elevata propensione al risparmio e i redditi reali si riducono.

L’ambiente esterno per l‘economia russa rimane difficile e limita significativamente l’attività economica. La contrazione delle importazioni dovuta all’introduzione di restrizioni commerciali e finanziarie esterne sta superando notevolmente il calo delle esportazioni. Nel complesso, il calo effettivo dell’attività economica nel 2022 T2 è meno pronunciato di quanto ipotizzato dalla Banca di Russia nello scenario di base di aprile. Alla luce di quanto sopra, la Banca di Russia stima che il calo del PIL nel 2022 potrebbe essere inferiore alle previsioni di aprile.

L’inflazione sta rallentando, anche a causa del rafforzamento del rublo e delle minori aspettative di inflazione. Ciò ha reso possibile una nuova riduzione del tasso di riferimento. Tuttavia, i tassi di crescita dei prezzi molto bassi osservati nelle ultime settimane non possono essere considerati un’inflazione costantemente bassa. Sono per lo più associati a un aggiustamento al ribasso dei prezzi dopo l’impennata di marzo. Inoltre, i rischi pro-inflazionistici sono ancora considerevoli.

Così Elvira Nabiullina, Governatore della Banca centrale della Federazione Russa.

Dobbiamo adeguare la nostra politica come segue. Da un lato, non deve ostacolare la trasformazione strutturale dell’economia. Dall’altro, dobbiamo evitare i rischi di stagflazione (…) Se la situazione si evolve in linea con le previsioni di base, ridurremo gradualmente il tasso di riferimento con il rallentamento dell’inflazione costante.

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