Recovery Fund e bilancio UE: accordo tra Europarlamento e Consiglio

Fumata bianca nelle trattative tra Consiglio Ue e Parlamento europeo sul pacchetto economico che comprende il Bilancio Ue ed il Recovery fund. Ad annunciare l’accordo è la presidenza di turno tedesca su Twitter

BRUXELLES – I sei relatori-negoziatori del Parlamento europeo, la presidenza semestrale di tedesca del Consiglio Ue in rappresentanza dei governi dei Ventisette e la Commissione europea hanno trovato nel pomeriggio di oggi, dopo dieci settimane di durissimi negoziati nel «trilogo», un accordo politico preliminare sul nuovo bilancio comunitario pluriennale 2021-2027, con alcune importanti modifiche rispetto all’accordo raggiunto a luglio dal Consiglio europeo. Il testo di compromesso dovrà ora essere approvato dalla plenaria del Parlamento europeo e dal Consiglio Ue all’unanimità.

La conferenza dei presidenti del Parlamento europeo deciderà domani la data della votazione in plenaria, che appare certa, visto l’appoggio scontato di una forte maggioranza dell’aula e le posizioni dei gruppi politici. Più problematica sarà l’approvazione da parte di tutti i governi nel Consiglio Ue, dove in particolare Polonia e Ungheria potrebbero ancora cercare di tenere il voto in ostaggio per far valere la loro opposizione al meccanismo che condiziona l’esborso dei fondi Ue al rispetto dello stato di diritto da parte del paese beneficiario.

Lo stesso vale per il voto su un’altra decisione complementare che il Consiglio deve prendere unanimemente, quella sull’aumento del «tetto delle risorse proprie», ovvero il massimale nuovo degli impegni finanziari sottoscritti dagli Stati membri per il bilancio pluriennale. Questo decisione, che dovrà poi essere ratificata da tutti i parlamenti nazionali, è essenziale per permettere alla Commissione europea di emettere i titoli di debito comune sui mercati per finanziare il Recovery Fund (chiamato Rrf, «Recovery and Resilience Facility”) da 750 miliardi di euro.

L’opposizione dei due paesi ostili al meccanismo sullo stato di diritto sanno di non poterlo bloccare al momento della sua approvazione finale in Consiglio. In quell’occasione, infatti, basterà la maggioranza qualificata per adottare il compromesso sul meccanismo che è stato già raggiunto con il Parlamento europeo.

I relatori dell’Europarlamento, presentando l’accordo sul bilancio pluriennale in una videoconferenza nel pomeriggio a Bruxelles, hanno sottolineato con forza che ormai «il Consiglio non ha più scuse», e che i cittadini ora sapranno che tutta la responsabilità dell’evenutale ritardo per le decisioni necessarie ad attuare i programmi dell’Ue e il pino di rilancio post-pandemico «Next Generation EU» è ormai solo del Consiglio stesso.

Con il compromesso raggiunto oggi, il Parlamento europeo ha ottenuto soprattutto due cose: 16 miliardi di euro in più assegnati ad alcuni programmi chiave del bilancio pluriennale (in particolare quelli riguardanti la salute, la ricerca e il programma di scambi di studenti Erasmus+), rispetto al pacchetto concordato dai capi di Stato o di governo al vertice Ue di luglio, e un impegno vincolante sull’introduzione di sei o più nuove fonti di entrate (nuove «risorse proprie”) del bilancio Ue, con un calendario preciso per la loro introduzione.

Le nuove risorse proprie sono i meccanismi di finanziamento del bilancio comunitario diversi dai contributi annuali che gli Stati forniscono, proporzionalmente alla loro prosperità e popolazione. Alcune di queste risorse non legate ai bilanci nazionali già esistono: vengono attinte dalla tariffa doganale comune, da una parte del gettito Iva, da un prelievo sulle vendite dello zucchero.

I fondi aggiuntivi proverranno principalmente dagli importi corrispondenti alle multe sulla concorrenza che le imprese devono pagare quando non rispettano le norme dell’Ue (somme che oggi vengono restituite agli Stati membri), in linea con la richiesta di lunga data del Parlamento che il denaro generato dall’Unione europea rimanga nel bilancio dell’Ue.

Grazie a questo compromesso, in termini reali, il Parlamento europeo tra l’altro triplica la dotazione per «EU4Health», il programma per la salute (che passa da 1,7 a 5,1 miliardi di euro), garantisce l’equivalente di un anno aggiuntivo di finanziamento per Erasmus+ (con un finanziamento aggiuntivo di 2,2 miliardi), e assicura che i fondi per la ricerca continuino ad aumentare (4 miliardi in più).

Riguardo alle nuove risorse proprie, è stato accettato il principio secondo cui i costi a medio e lungo termine del rimborso del debito che deriverà dal Fondo Rrf per la ripresa non devono andare a scapito di programmi comunitari di investimento già esistenti, né devono tradursi in contributi più elevati da parte degli Stati membri. I costi del debito del Recovery Fund, che all’inizio saranno limitati agli interessi e pari solo allo 0,01% del bilancio Ue, dal 2027, con l’inizio dei rimborsi, arriveranno a pesare per il 10% sullo stesso bilancio. Le nuove risorse proprie, che verranno introdotte gradualmente secondo una tabella di marcia predefinita, serviranno proprio a finanziare questi costi.

Questa tabella di marcia è stata integrata nell'”Accordo interistituzionale», che è giuridicamente vincolante. Oltre al contributo basato sull’uso della plastica monouso, già previsto a partire dal 2021, sono previste nel primo gruppo tre nuove risorse proprie basate sulla «borsa delle emissioni» (Ets), sul futuro «meccanismo di adeguamento alle frontiere» (una «carbon tax» che colpirà le importazioni di certi prodotti fabbricati in paesi terzi che non hanno norme contro il cambiamento climatico equivalenti a quelle europee), e su un prelievo sui profitti generati nel Mercato unico dai giganti dell’industria digitale. La Commissione presenterà le sue proposte per queste nuove risorse proprie nel luglio del 2021, il Consiglio dovrà votarle entro il mese di luglio 2022, e dovranno entrare in vigore nel gennaio 2023.

Inoltre, la Commissione proporrà entro il luglio 2024 un’altra nuova risorsa propria, basata su un’imposta sulle transazioni finanziarie (Ftt), che il Consiglio dovrà approvare entro il 2025 e che dovrà entrare in vigore nel 2026. A meno che non vada in porto entro la fine del 2022 il tentativo (arenatosi da tempo ma ancora in corso) di creare una «cooperazione rafforzata» per una Ftt riguardante solo una parte degli Stati membri; in questo caso, la Commissione si impegna a proporre immediatamente (nel 2022) l’introduzione della nuova risorsa propria basata sul prelievo della cooperazione rafforzata.

Altre nuove risorse potrebbero venire poi da una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società, o da un contributo finanziario comunque legato al settore delle imprese. Anche in questo caso, la proposta della Commissione dovrà essere presentata nel 2024, con approvazione del Consiglio nel 2025 ed entrata in vigore nel 2026.

Un’altra novità riguarda la spesa dei finanziamenti comunitari: le tre istituzioni (Commissione, Parlamento e Consiglio) si riuniranno regolarmente per valutare l’attuazione dei fondi messi a disposizione degli Stati membri. La spesa sarà effettuata in modo trasparente e il Parlamento, insieme al Consiglio, controllerà eventuali scostamenti dai piani nazionali precedentemente concordati.

Ci sarà un monitoraggio rafforzato sul rispetto degli obiettivi in tema di clima e biodiversità, per garantire che almeno il 30% dell’importo totale del bilancio dell’Unione e della spesa dell’Ue per la ripresa sostenga gli obiettivi climatici. Inoltre, è stato inserito un obiettivo riguardante gli obiettivi della biodiversità: il 7,5% della spesa annuale dovrà essere dedicata agli obiettivi della biodiversità a partire dal 2024 e il 10% a partire dal 2026.

Infine, un’altra priorità orizzontale del nuovo bilancio pluriennale sarà la promozione della parità di genere, accompagnata da un’approfondita valutazione dell’impatto dei programmi comunitari in questo campo.

(con fonte Askanews)

DA

https://www.diariodelweb.it/economia/articolo/?nid=20201111-547472

I documenti del governo rivelano: il Recovery Fund arriva in 6 anni e basta

Crisi da Coronavirus. La verità sul Recovery Fund. Il governo chiede alla Ue di accelerare ma ha sottoscritto che il denaro arrivi in 6 anni. Leggi la tabella

Ancora in queste ore diversi esponenti del governo chiedono alla Ue che i soldi del Recovery Fund arrivino in fretta in Italia. Quel denaro promesso dalla Ue per arginare l’impatto devastante del Coronavirus sulle nostre economie.

Ma il dilemma è: qualcuno di loro legge i documenti che sottoscrive? O lo sport è prendere in giro gli italiani con la tattica del martellare di dichiarazioni le reti televisive?

A pagina 12 del Nadef del 2020 (nota di aggiornamento) , Documento di Economia e Finanza, approvato ieri al Senato e che presto verrà approvato dalla Camera, c’è una tabellina molto chiara, nero su bianco, che spiega come si è deciso e sottoscritto di fare arrivare i soldi del Recovery Fund in Italia: spalmati in 6 anni a partire dal 2021. Non ci sono deroghe o eccezioni.

Il Nadef è stato presentato dal ministro Roberto Gualtieri e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e deliberato dal Consiglio dei ministri il 5 ottobre scorso. Il Recovery Fund verrà ripartito così: 25 miliardi di euro nel 2021, 37,5 miliardi nel 2022, 43 miliardi nel 2023, 39,4 miliardi nel 2024, 30,6 nel 2025 e 27,5 nel 2026, euro più euro meno. Il tutto per una somma complessiva prevista di 203 miliardi di euro e non 209 miliardi. In più nel documento è specificato che “gli importi potranno variare a seguito dei negoziati ancora in corso”.

Qualcuno continua vendere che i fantomatici “209 miliardi della Ue” arrivino a giorni! Qualche cretino addirittura che a breve verremo inondati di denaro! Doveva arrivare questa estate! (sic) Ma la crisi economica è gravissima e comincia a mordere milioni di italiani. Se i soldi arriveranno in 6 anni vuol dire che il loro impatto sarà minimo se non ci si inventa qualcos’altro. Non ne sentiremo l’effetto e se avranno un effetto sarà su un’economia già devastata.

Gli stessi esponenti addirittura sostengono che il denaro del Recovery Fund avrebbe una portata superiore al Piano Maschall (l’European Recovery Program degli Usa nel secondo dopoguerra), risorse queste che furono sì in massima parte davvero a fondo perduto. Gli americani, l’unica economia rimasta in piedi dopo la Seconda guerra mondiale, si posero il problema: a chi vendiamo le nostre merci se nessuno ha denaro? Il problema che si stanno invece ponendo alcuni stati membri della Ue sembra un altro.

La paura di finire come la Grecia non è un timore campato in aria.

E per adesso i soldi del Recovery Fund neanche ci sono. L’Ue dovrà emettere dei titoli e dopo l’acquisto di questi, da parte dei mercati, ricevere le risorse. Il denaro del Recovery Fund è di fatto un prestito complessivo, anche per la parte a fondo perduto, perché l’Ue dovrà ripagare i titoli che emette. La Ue chiederà ai Paesi membri di contribuire per rientrare del denaro ceduto e questo avverrà tramite vincoli e tassazioni indirette sul costo dei trasporti, dell’energia, del digitale, dell’agricoltura e di tutti i settori strategici dei Paesi membri.

Quindi quando parliamo dei 203 miliardi del Recovery Fund ci riferiamo, ce lo dicono i documenti ufficiali, a denaro che prendiamo in prestito dalla Ue per soldi che noi Stati membri verseremo alla stessa Ue: un triplo salto mortale carpiato con caduta libera perché è tutto da dimostrare che saremo in grado di restituire i 203 miliardi di euro presi in prestito.

Ma c’è un’eccezione. Nell’accordo del Recovery è stabilito che alcuni Stati membri dal 2021 al 2027 (i soliti 6 anni di cui sopra) beneficiano di una riduzione lorda del proprio contributo annuo versato alla Ue. La Danimarca per 377 milioni di euro, la Germania per 3 671 milioni di EUR, i Paesi Bassi per 1 921 milioni, l’Austria per 565 milioni e la Svezia per 1 069 milioni di euro.

Tali riduzioni lorde sono finanziate da tutti gli Stati membri conformemente al loro reddito nazionale lordo. Quindi li paghiamo di nuovo anche noi e gli altri Stati che usufruiranno del Recovery Fund.

Semplificando, se non lo avete capito, in gergo da bar: noi ci prestiamo i soldi da soli passando per l’Europa ma dandoceli in un arco di tempo inutile, 6 anni. In questo tempo altri Paesi membri non versano alla Ue un euro che verseremo invece noi per compensare le mancate entrate.

Perché? Perché il nostro governo ha chiuso un accordo di questo tipo e lo ha ritenuto conveniente.

Un accordo davvero creativo, nascosto dalla drammatizzazione del Coronavirus che anestetizza le popolazioni. Ci credo che l’hanno accettato in Europa! Quando gli ricapita un governo che accetta un piano così?

Mattarella oggi a Macerata, per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università ha detto che questo è anche “il virus dell’egoismo dei singoli e degli Stati” ed è “pericoloso” quanto gli effetti del Coronavirus stesso. Una considerazione da cui andrebbero tratte le conseguenze.

DA

https://www.affaritaliani.it/politica/i-documenti-del-governo-che-rivelano-il-recovery-fund-arriva-in-6-anni-700045.html

Lega, Borghi: nuovo Dpcm? Troppa leggerezza nel valutare le ripercussioni economiche

 

Claudio Borghi, deputato leghista ed ex presidente della Commissione Bilancio alla Camera, intervistato da Sputnik Italia, critica le misure del governo: “Troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni sull’economia”. E sullo scontro con Gualtieri rivendica: “È ignorante, voleva affrontare la crisi con 3 miliardi, ce ne sono voluti più di 100”.

“C’è troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni di certi provvedimenti sull’economia, io dico che si muore anche di fame”. Commenta così Claudio Borghi, deputato leghista ed ex presidente della Commissione Bilancio alla Camera, intervistato da Sputnik Italia, le misure restrittive che il governo vara per contenere l’epidemia di Covid. Economista “eurocritico” del partito di Matteo Salvini, ieri è stato protagonista di un duro j’accuse al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

– È finito nell’occhio del ciclone per aver dato dell’’ignorante’ al ministro durante la sua dichiarazione di voto per la fiducia sul decreto agosto, approvato ieri in Parlamento…

– Gli ho dato dell’ignorante perché innanzitutto tecnicamente lo è nella materia, visto che è laureato in Storia. E poi questo è un fatto di cui abbiamo anche la prova provata, visto che siamo di fronte ha una situazione che ha richiesto finora cento miliardi e poi ne richiederà altri quaranta e lui all’inizio pensava di cavarsela con tre miliardi, nonostante tutti gli dicessero che quella cifra lì era assolutamente ridicola per tenere in piedi un sistema economico che stava venendo giù. Vuol dire che si è sbagliato tutto dall’inizio.

– In che modo?

– Il decreto agosto è il centesimo miliardo speso malissimo, già il solo il fatto di dilazionare i fondi in tante tranche ha comportato il venir meno di fiducia degli italiani. Se la stessa cifra fosse stata promessa all’inizio tanta gente avrebbe vissuto questo periodo in modo migliore. Invece, per evitare di andare a pietire in Unione Europea una cifra molto alta temendo di risultare eccessivi, come se ce li dessero loro questi soldi che arrivano dai titoli di stato italiani acquistati dalla Banca Centrale, il risultato è che tanta gente continua a vivere con un orizzonte temporale brevissimo e una conseguente angoscia.

Il fatto di rinnovare la cassa integrazione di due mesi in due mesi è distruttivo per la psicologia della gente e anche per i consumi. Poi uno si stupisce se i dati di Banca d’Italia indicano che c’è un grande aumento del risparmio, c’è un aumento del risparmio perché, non essendoci certezze da parte del governo, la gente non spende e quindi non c’è denaro in circolazione.

– Invece in Commissione bilancio, dove ieri sono state approvate le linee guida del Recovery Fund, vi siete astenuti…

– La votazione non era pro o contro il Recovery Fund ma su quello che si potrebbe fare se arrivassero i soldi. La relazione dice tante cose belle, parla di come migliorare le infrastrutture, incentivare la ricerca, far ripartire la scuola: non si può votare contro il fatto che sarebbe bello migliorare tutto questo. Siamo favorevoli a fare le cose, ovviamente, ma nella relazione non c’è una cifra, non c’è un numero, non c’è una data e quindi diventa una cosa equivalente ad una lettera a Babbo Natale.

– Quindi siete ancora contrari all’utilizzo dei fondi che arrivano dall’Ue?

– Già il fatto di aspettare questi soldi mette dalla parte del torto i sostenitori del Recovey Fund, visto che potremmo avere cifre molto più alte con il miglior canale possibile di finanziamento che è quello del debito comprato dalla Banca Centrale, quindi non si capisce perché noi dovremmo anche solo volerli questi soldi. È meglio che l’Italia non accetti il Recovery Fund, è uno strumento dannoso. Anche riguardo la parte a fondo perduto è intermediata dall’Ue, vuol dire che sono soldi che paghi e dall’altra parte ti vengono restituiti, ma con le condizioni di utilizzo, preferisco non pagarli e utilizzarli come meglio credo io i soldi.

– Per cui, se saltassero i negoziati in Europa non vi dispiacerebbe?

– Sì, sarei contento perché penso che sia uno strumento sbagliato e che non perderemmo neppure un centesimo di questi soldi: come è dimostrato dagli scostamenti di bilancio e dal decreto agosto, possiamo procurarci le stesse cifre senza dover sottostare a condizioni, o peggio ancora a debiti che hanno caratteristiche di credito privilegiato, con la Banca Centrale che continua ad acquistare titoli di Stato garantendo rendimenti bassissimi e i tassi inferiori in tutta la nostra storia. Questo è quello che noi avevamo proposto dall’inizio. Oggi il Recovery Fund lo stiamo ancora aspettando e nel frattempo ci stiamo finanziando così, con quella che è la maniera migliore possibile. Vuol dire che avevamo ragione.

– Dal governo sta per arrivare una nuova stretta per limitare la diffusione del Covid. Cosa pensa di queste nuove misure, che impatto avranno sull’economia del nostro Paese?

– A me sembra che ci sia troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni sull’economia, io dico che si muore anche di fame. I fanatici della chiusura spesso e volentieri sono molto sicuri del proprio reddito, pensionati, impiegati statali, gente che la fa un po’ facile. Dall’altra parte, invece, abbiamo milioni di artigiani, commercianti, e così via, per cui questo clima di incertezza si sta rivelando un disastro.

– Teme un ulteriore effetto negativo sui consumi?

– Certo che lo avranno. A fronte del fatto, poi, che non mi sembra ci siano state enormi differenze in giro per il mondo fra chi ha attuato determinate misure e chi non le ha attuate. Magari mi sbaglio, ma stando ai numeri, alla fine dei conti, non c’è stata molta differenza tra chi ha deciso di chiudere tutto subito e chi ha attuato misure molto più blande.

– Pensa che il lockdown della scorsa primavera sia stato inutile?

– Alla fine, dobbiamo usare due parametri: quello dei morti e quello del Pil. A me sembra che stiamo messi male in tutti e due i campi. Nonostante abbiamo optato per le misure più severe con una conseguente caduta del Pil terribile – il mondo ha una recessione del 4 per cento e noi dell’11 – i dati ci dicono che abbiamo avuto più morti per milione di abitanti della Svezia. Forse viene da pensare che queste misure non abbiano un risultato poi così importante da giustificare il loro impatto economico.

– Come giudica il ruolo delle istituzioni finanziarie europee in questa fase?

– La Banca Centrale Europea sta facendo il minimo indispensabile, annunciando acquisti di titoli, anche se in misura non illimitata. Anche da parte della Bce, questo mettere un tetto alzando poi progressivamente la cifra ha dato un senso di incertezza che si poteva evitare. Diciamo che per l’Italia era partita molto male, vi ricordate la frase di Christine Lagarde sugli spread? Evidentemente il fatto che anche a Parigi ci fosse qualche problemino ha fatto cambiare rotta alla presidente della Bce.

DA

https://it.sputniknews.com/intervista/202010139651321-lega-borghi-nuovo-dpcm-troppa-leggerezza-nel-valutare-le-ripercussioni-economiche/

Il problema delle imprese zombie nel post Covid

Fonte: Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Dopo la Grande Crisi del 2008 il fenomeno delle cosiddette imprese zombie è cresciuto enormemente a livello mondiale. Sono così chiamate quelle imprese che, pur non essendo capaci di gestire bene le proprie attività e di realizzare un profitto minimo per svariati anni, restano sul mercato invece di essere dichiarate fallite o di essere acquisite da un’altra società.

E’ fisiologico che alcune imprese, per svariate cause, non siano in grado di continuare le proprie attività. E’ importante, però, che la loro percentuale sia contenuta e che le chiusure siano sostituite da nuove attività produttive. E’ il normale dinamismo dell’imprenditoria privata.

Quando, invece, le imprese zombie “galleggiano” per parecchi anni, esse finiscono col determinare pesanti e pericolosi squilibri nel mercato, generano una concorrenza eccessiva influendo negativamente anche sulla crescita delle imprese sane.

Nell’ultimo decennio ciò è stato reso possibile soprattutto dall’abbassamento, vicino allo zero, del tasso d’interesse da parte delle banche centrali e dalla conseguente propensione all’“azzardo morale” di accrescere il debito d’impresa. I prestiti a basso tasso d’interesse hanno aiutato l’economia nei passati momenti più difficili, ma allo stesso tempo hanno anche mantenuto in vita aziende “decotte” che rischiano di essere una vera zavorra per la crescita economica.

Uno studio su “Corporate zombie”, appena pubblicato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea, lo dice a chiare lettere. Sono stati analizzati i dati, dal 1980 in poi, relativi a 32.000 imprese quotate in borsa di 14 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Secondo tale ricerca si tratta in maggior parte di medie imprese. Continua a leggere

BAGNAI. CADE L’ULTIMA BALLA DELL’EURO FORTE CHE CI PROTEGGE

Oggi cadono le ultime balle. Lorenzo Bini Smaghi è stato costretto a confessare la verità: un euro eccessivamente forte metterà in crisi la ripresa nell’euro. Anche lui, economista abituato a mentire di mestiere, è stato costretto ad ammettere che, ahimè, i prezzi contano. I prezzi guidano la domanda e l’offerta, sono quelli che definiscono le scelte economiche, quindi quando l’euro ha tolto un importante elemento della flessibilità dei prezzi, cioè la possibilità di svalutare o rivalutare il cambio, ma questi “Economisti per ogni stagione”per anni hanno raccontato che erano altri gli elementi importanti, come, ad esempio, la “modernità”, “L’efficienza”, il fatto di essere nordici, etc.

Ora anche questi si rendono conto che, con un euro al di sopra 1,2 dollari, forse non ci sarà crescita. Allora il cambio è importante, allora il cambio ha un valore, allora sarebbe meglio avere il nostro cambio flessibile…

Ecco , finite il discorso.

Ringraziamo Inriverente.

 

Fonte. https://scenarieconomici.it/bagnai-cade-lultima-balla-delleuro-forte-che-ci-protegge/

BORGHI: TORNA DI NUOVO IL MES. Gualtieri di nuovo all’Eurogruppo senza mandato, e viola una legge…

Ieri si è tenuto l’ennesimo Eurogruppo, e per l’ennesima volta Gualtieri è andato a discutere SENZA MANDATO DEL PARLAMENTO, il spregio totale di una norma di Legge ben precisa che lo obbliga a farlo. Normalmente il Presidente della Repubblica dovrebbe intervenire per far notare al Governo che viola una legge, ma Mattarella NON lo fa. Dovrebbe intervenire il presidente della Camera, ma questi NON lo fa. Dovrebbe intervenire la magistratura, ma questa NON lo fa, e del resto non  è intervenuta neanche su Nexus e sui 45 milioni di appalto dati ad un’azienda fantasma. L’unica arma è rimasto il voto.

Ora è tornato il MES, ma non quello sanitario, la riforma, quella devastante, che , in caso di utilizzo dello strumento, OBBLIGA AL DEFAULT  DEL DEBITO  DI STATO. Una norma devastante, tale da distruggere il risparmio delle famiglie italiane, raderlo a zero. Una norma BOCCIATA dal parlamento, che non doveva essere neppure discussa, ma che torna e torna perchè il M5S non ha il coraggio di fare una chiara mozione CONTRO il la riforma del MES e  con un chiaro divieto contro il suo uso. Perchè ormai il Movimento 5 stelle non ha più il coraggio di fare nulla.

Eppure ci sarebbero gli strumenti per portare al centro il parlamento.

Ringraziamo Inriverente.

 

Fonte: https://scenarieconomici.it/borghi-torna-di-nuovo-il-mes-gualtieri-di-nuovo-alleurogruppo-senza-mandato-e-viola-una-legge/

Conti correnti. Da oggi li possono “spiare” Comuni, Province e Regioni

di Antonio Amorosi

Meglio della DDR. Col DL Semplificazioni, approvato dal governo M5S, Pd, Leu e Italia Viva la fine dei dati bancari sensibili. Gli enti pubblici “spiano”…

 

Mentre i giullari di corte ci distraggono con quanto è cattivo e illiberale Salvini lo Stato entra pure nelle mutande degli italiani.

Pensare che i dipendenti pubblici del Comune o il sindaco possano conoscere l’attività bancaria e finanziaria dei propri cittadini vi fa orrore? Da oggi sarà possibile con un’opzione stile Germania dell’Est delle Repubbliche socialiste pre Muro di Berlino voluta dal governo a guida M5S, Pd, Leu e Italia Viva che l’ha inserita nel Decreto Semplificazioni approvato da poco, eliminando un altro pezzo delle libertà individuali e della riservatezza bancaria degli Italiani.

Formalmente Comuni e Regioni, come tutti gli altri gli enti locali, potranno “spiare” i dati bancari sensibili dei cittadini allo scopo di facilitare la riscossione di imposte e tasse di loro competenza, anche in maniera coattiva, dovute dal contribuente inadempiente. Attività anche comprensibile ma che nelle modalità di esercizio solleva non pochi interrogativi su come dovrà essere esercitata, con quali limitazioni e vincoli, con quali possibili danni, vista l’estesa mole di violazioni che accadono nei Comuni e soprattutto in quelli più piccoli, dove tutti si conoscono e gli enti pubblici sono determinanti nel definire benefici e concessioni.

Conoscere in modo approfondito i dati finanziari dei propri cittadini non è cosa da poco. Per l’Istat solo il voto di scambio in Italia interessa almeno 1 milione 700.000 persone, ma il dato sembra sottostimato. E sapere che negli ultimi anni è in crescita la mole di reati dei funzionari pubblici nella pubblica amministrazione non fa dormire sonni tranquilli ai più critici col provvedimento del governo. E’ questo un passo verso lo Stato di polizia o verso la Cina comunista? Difficile a dirsi. Continua a leggere

SCANDALO BANCHI SCOLASTICI “SEGRETI”: come Arcuri farà scivolare tutto a trattativa privata

 

Ora che la Nexus Srl di Ostia, la misteriosa mini azienda con 400 mila euro di fatturato che ha vinto un appalto da 45 milioni fcendo altro, è stata cancellata da Arcuri si intravede l’astuta, si fa per dire, tattica dell’Iper-burocrate della protezione civile e delle forniture. L’uomo per tutte le stagioni, quando c’è da fare dei pasticci.

Nexus s.r.l aveva anche inviato dei campioni ad  Invitalia, la società dello stato che controlla gli appalti, e questi  non erano risultati idonei. Il che non  stupisce, visto che l’azienda fa allestimenti elettrici, anche se informarsi sugli standard di un  prodotto semplice come i banchi non doveva essere un  enorme problema. Ora però mancano all’appello 180 mila banchi dei 2 milioni ordinati. Chi li produrrà? E se qualche altro campione delle aziende vincitrici risultasse inidoneo? La sensazione netta è che l’appalto sia destinato ad un  clamoroso, totale flop, come fa notare oggi La Verità, un fallimento che appare oggettivamente costruito a tavolino, o al banco scolastico. Cosa succederebbe in questo caso? Che , come sempre in Italia, avremmo un’emergenza, e su questa si costruirebbe una bella trattativa privata fra Arcuri ed un po’ di ditte, selezionate da lui, per la fornitura rapida degli arredi. Geniale non è vero? Siamo riusciti a far diventare banchi e sedie scolastiche un’emergenza nazionale. Nessuno nel mondo occidentale c’è riuscito.

In realtà era facile pensare che la richiesta di due milioni di banchi in una nazione dove se ne producono 200 mila al’anno sarebbe stata non soddisfatta, soprattutto nei tempi richiesti, e gli industriali fin da luglio lo avevano detto. Del resto perfino a Cuba han  risolto il distanziamento “Cum Grano  Salis”

Invece in Italia si è creata un’emergenza . Come mai? perchè l’emergenza permette la nascita dei migliori affari per tutti. Potremmo ricordare le “Unità  abitative” dell’area del sisma, costate al metro quanto una villa di lusso, ma di qualità molto inferiore ed ora oggetto di un’inchiesta. Uno stato, un ente pubblico, dovrebbero evitare le emergenze, non crearle ad hoc…

Intanto , mentre mancano i banchi. 60 mila cattedre sono ancora vuote…..

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Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

 

Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, dice che i soldi del Recovery Fund non devono essere usati per abbassare le tasse. Ma perché? E se ci fosse un buon progetto per lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, così da poter rilanciare l’economia? Purtroppo, gli aiuti dell’Ue, di questo passo, serviranno solo a due cose: perpetuare il sistema dei bonus e mantenere un insano dirigismo economico. Malissimo.

Giancristiano Desiderio, 1° settembre 2020

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Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

BAGNAI: ITALIA DEFRAUDATA PER SALVARE TEDESCHI E FRANCESI. Sapete che il M5s ha già votato SI al MES?

 

Interessante intervento di un lungo intervento di Alberto Bagnai (che potete leggere per intero a questo link di Inriverente) nel quale ci si ricorda la truffa delle leggi bancarie europee, disegnate  per defraudare i risparmiatori italiani, e nel quale si pone anche in evidenza un aspetto interessante, ma poco conosciuto,  legato al MES.

Per quanto riguarda le banche come sono stati fregati, e continueranno  ad esserlo, gli italiani? Prima della crisi del debito del 2011/12 le banche tedesche e francesi erano state salvate da potenti iniezioni di capitali pubblici. Fu salvato tutto il sistema delle Sparkasse tedesche, oltre a 3 su 4 delle maggiori banche olandesi. Allora , dopo, , su protesta dei cittadini, si decise che le banche dovevano salvarsi coi soldi dei risparmiatori, come se cittadini e risparmiatori fossero due categorie separate e distinte. Bisognava fare un esperimento di questo straordinario modello di incapacità progettuale e chi ne ha fatto le spese? I risparmiatori di Etruria, Banca Marche e delle popolari venete che sono stati azzerati. Ora, visto l’esperimento, allora si pensa di tornare indietro, magari per salvare ancora le banche tedesche.

Tra l’altro dall’intervista veniamo a sapere una cosa interessante: con la risoluzione 100 del 29 luglio il Movimento 5 stelle, autorizzando ad utilizzare “Tutti gli strumenti già a disposizione dalla comunitù europea”, non solo ha autorizzato il SURE e la BEI, ma anche il MES, alla faccia di tutte le promesse fatte in passato.

Quale sarà il risultato di tutto questo? Che noi saremo bloccati dal SURE e  dal MES, mentre gli altri monetizzeranno i fondi del Recovery Fund. Buon ascolto !

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BAGNAI: ITALIA DEFRAUDATA PER SALVARE TEDESCHI E FRANCESI. Sapete che il M5s ha già votato SI al MES?

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