Il problema delle imprese zombie nel post Covid

Fonte: Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Dopo la Grande Crisi del 2008 il fenomeno delle cosiddette imprese zombie è cresciuto enormemente a livello mondiale. Sono così chiamate quelle imprese che, pur non essendo capaci di gestire bene le proprie attività e di realizzare un profitto minimo per svariati anni, restano sul mercato invece di essere dichiarate fallite o di essere acquisite da un’altra società.

E’ fisiologico che alcune imprese, per svariate cause, non siano in grado di continuare le proprie attività. E’ importante, però, che la loro percentuale sia contenuta e che le chiusure siano sostituite da nuove attività produttive. E’ il normale dinamismo dell’imprenditoria privata.

Quando, invece, le imprese zombie “galleggiano” per parecchi anni, esse finiscono col determinare pesanti e pericolosi squilibri nel mercato, generano una concorrenza eccessiva influendo negativamente anche sulla crescita delle imprese sane.

Nell’ultimo decennio ciò è stato reso possibile soprattutto dall’abbassamento, vicino allo zero, del tasso d’interesse da parte delle banche centrali e dalla conseguente propensione all’“azzardo morale” di accrescere il debito d’impresa. I prestiti a basso tasso d’interesse hanno aiutato l’economia nei passati momenti più difficili, ma allo stesso tempo hanno anche mantenuto in vita aziende “decotte” che rischiano di essere una vera zavorra per la crescita economica.

Uno studio su “Corporate zombie”, appena pubblicato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea, lo dice a chiare lettere. Sono stati analizzati i dati, dal 1980 in poi, relativi a 32.000 imprese quotate in borsa di 14 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Secondo tale ricerca si tratta in maggior parte di medie imprese. Continua a leggere

BAGNAI. CADE L’ULTIMA BALLA DELL’EURO FORTE CHE CI PROTEGGE

Oggi cadono le ultime balle. Lorenzo Bini Smaghi è stato costretto a confessare la verità: un euro eccessivamente forte metterà in crisi la ripresa nell’euro. Anche lui, economista abituato a mentire di mestiere, è stato costretto ad ammettere che, ahimè, i prezzi contano. I prezzi guidano la domanda e l’offerta, sono quelli che definiscono le scelte economiche, quindi quando l’euro ha tolto un importante elemento della flessibilità dei prezzi, cioè la possibilità di svalutare o rivalutare il cambio, ma questi “Economisti per ogni stagione”per anni hanno raccontato che erano altri gli elementi importanti, come, ad esempio, la “modernità”, “L’efficienza”, il fatto di essere nordici, etc.

Ora anche questi si rendono conto che, con un euro al di sopra 1,2 dollari, forse non ci sarà crescita. Allora il cambio è importante, allora il cambio ha un valore, allora sarebbe meglio avere il nostro cambio flessibile…

Ecco , finite il discorso.

Ringraziamo Inriverente.

 

Fonte. https://scenarieconomici.it/bagnai-cade-lultima-balla-delleuro-forte-che-ci-protegge/

BORGHI: TORNA DI NUOVO IL MES. Gualtieri di nuovo all’Eurogruppo senza mandato, e viola una legge…

Ieri si è tenuto l’ennesimo Eurogruppo, e per l’ennesima volta Gualtieri è andato a discutere SENZA MANDATO DEL PARLAMENTO, il spregio totale di una norma di Legge ben precisa che lo obbliga a farlo. Normalmente il Presidente della Repubblica dovrebbe intervenire per far notare al Governo che viola una legge, ma Mattarella NON lo fa. Dovrebbe intervenire il presidente della Camera, ma questi NON lo fa. Dovrebbe intervenire la magistratura, ma questa NON lo fa, e del resto non  è intervenuta neanche su Nexus e sui 45 milioni di appalto dati ad un’azienda fantasma. L’unica arma è rimasto il voto.

Ora è tornato il MES, ma non quello sanitario, la riforma, quella devastante, che , in caso di utilizzo dello strumento, OBBLIGA AL DEFAULT  DEL DEBITO  DI STATO. Una norma devastante, tale da distruggere il risparmio delle famiglie italiane, raderlo a zero. Una norma BOCCIATA dal parlamento, che non doveva essere neppure discussa, ma che torna e torna perchè il M5S non ha il coraggio di fare una chiara mozione CONTRO il la riforma del MES e  con un chiaro divieto contro il suo uso. Perchè ormai il Movimento 5 stelle non ha più il coraggio di fare nulla.

Eppure ci sarebbero gli strumenti per portare al centro il parlamento.

Ringraziamo Inriverente.

 

Fonte: https://scenarieconomici.it/borghi-torna-di-nuovo-il-mes-gualtieri-di-nuovo-alleurogruppo-senza-mandato-e-viola-una-legge/

Conti correnti. Da oggi li possono “spiare” Comuni, Province e Regioni

di Antonio Amorosi

Meglio della DDR. Col DL Semplificazioni, approvato dal governo M5S, Pd, Leu e Italia Viva la fine dei dati bancari sensibili. Gli enti pubblici “spiano”…

 

Mentre i giullari di corte ci distraggono con quanto è cattivo e illiberale Salvini lo Stato entra pure nelle mutande degli italiani.

Pensare che i dipendenti pubblici del Comune o il sindaco possano conoscere l’attività bancaria e finanziaria dei propri cittadini vi fa orrore? Da oggi sarà possibile con un’opzione stile Germania dell’Est delle Repubbliche socialiste pre Muro di Berlino voluta dal governo a guida M5S, Pd, Leu e Italia Viva che l’ha inserita nel Decreto Semplificazioni approvato da poco, eliminando un altro pezzo delle libertà individuali e della riservatezza bancaria degli Italiani.

Formalmente Comuni e Regioni, come tutti gli altri gli enti locali, potranno “spiare” i dati bancari sensibili dei cittadini allo scopo di facilitare la riscossione di imposte e tasse di loro competenza, anche in maniera coattiva, dovute dal contribuente inadempiente. Attività anche comprensibile ma che nelle modalità di esercizio solleva non pochi interrogativi su come dovrà essere esercitata, con quali limitazioni e vincoli, con quali possibili danni, vista l’estesa mole di violazioni che accadono nei Comuni e soprattutto in quelli più piccoli, dove tutti si conoscono e gli enti pubblici sono determinanti nel definire benefici e concessioni.

Conoscere in modo approfondito i dati finanziari dei propri cittadini non è cosa da poco. Per l’Istat solo il voto di scambio in Italia interessa almeno 1 milione 700.000 persone, ma il dato sembra sottostimato. E sapere che negli ultimi anni è in crescita la mole di reati dei funzionari pubblici nella pubblica amministrazione non fa dormire sonni tranquilli ai più critici col provvedimento del governo. E’ questo un passo verso lo Stato di polizia o verso la Cina comunista? Difficile a dirsi. Continua a leggere

SCANDALO BANCHI SCOLASTICI “SEGRETI”: come Arcuri farà scivolare tutto a trattativa privata

 

Ora che la Nexus Srl di Ostia, la misteriosa mini azienda con 400 mila euro di fatturato che ha vinto un appalto da 45 milioni fcendo altro, è stata cancellata da Arcuri si intravede l’astuta, si fa per dire, tattica dell’Iper-burocrate della protezione civile e delle forniture. L’uomo per tutte le stagioni, quando c’è da fare dei pasticci.

Nexus s.r.l aveva anche inviato dei campioni ad  Invitalia, la società dello stato che controlla gli appalti, e questi  non erano risultati idonei. Il che non  stupisce, visto che l’azienda fa allestimenti elettrici, anche se informarsi sugli standard di un  prodotto semplice come i banchi non doveva essere un  enorme problema. Ora però mancano all’appello 180 mila banchi dei 2 milioni ordinati. Chi li produrrà? E se qualche altro campione delle aziende vincitrici risultasse inidoneo? La sensazione netta è che l’appalto sia destinato ad un  clamoroso, totale flop, come fa notare oggi La Verità, un fallimento che appare oggettivamente costruito a tavolino, o al banco scolastico. Cosa succederebbe in questo caso? Che , come sempre in Italia, avremmo un’emergenza, e su questa si costruirebbe una bella trattativa privata fra Arcuri ed un po’ di ditte, selezionate da lui, per la fornitura rapida degli arredi. Geniale non è vero? Siamo riusciti a far diventare banchi e sedie scolastiche un’emergenza nazionale. Nessuno nel mondo occidentale c’è riuscito.

In realtà era facile pensare che la richiesta di due milioni di banchi in una nazione dove se ne producono 200 mila al’anno sarebbe stata non soddisfatta, soprattutto nei tempi richiesti, e gli industriali fin da luglio lo avevano detto. Del resto perfino a Cuba han  risolto il distanziamento “Cum Grano  Salis”

Invece in Italia si è creata un’emergenza . Come mai? perchè l’emergenza permette la nascita dei migliori affari per tutti. Potremmo ricordare le “Unità  abitative” dell’area del sisma, costate al metro quanto una villa di lusso, ma di qualità molto inferiore ed ora oggetto di un’inchiesta. Uno stato, un ente pubblico, dovrebbero evitare le emergenze, non crearle ad hoc…

Intanto , mentre mancano i banchi. 60 mila cattedre sono ancora vuote…..

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Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

 

Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, dice che i soldi del Recovery Fund non devono essere usati per abbassare le tasse. Ma perché? E se ci fosse un buon progetto per lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, così da poter rilanciare l’economia? Purtroppo, gli aiuti dell’Ue, di questo passo, serviranno solo a due cose: perpetuare il sistema dei bonus e mantenere un insano dirigismo economico. Malissimo.

Giancristiano Desiderio, 1° settembre 2020

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Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

BAGNAI: ITALIA DEFRAUDATA PER SALVARE TEDESCHI E FRANCESI. Sapete che il M5s ha già votato SI al MES?

 

Interessante intervento di un lungo intervento di Alberto Bagnai (che potete leggere per intero a questo link di Inriverente) nel quale ci si ricorda la truffa delle leggi bancarie europee, disegnate  per defraudare i risparmiatori italiani, e nel quale si pone anche in evidenza un aspetto interessante, ma poco conosciuto,  legato al MES.

Per quanto riguarda le banche come sono stati fregati, e continueranno  ad esserlo, gli italiani? Prima della crisi del debito del 2011/12 le banche tedesche e francesi erano state salvate da potenti iniezioni di capitali pubblici. Fu salvato tutto il sistema delle Sparkasse tedesche, oltre a 3 su 4 delle maggiori banche olandesi. Allora , dopo, , su protesta dei cittadini, si decise che le banche dovevano salvarsi coi soldi dei risparmiatori, come se cittadini e risparmiatori fossero due categorie separate e distinte. Bisognava fare un esperimento di questo straordinario modello di incapacità progettuale e chi ne ha fatto le spese? I risparmiatori di Etruria, Banca Marche e delle popolari venete che sono stati azzerati. Ora, visto l’esperimento, allora si pensa di tornare indietro, magari per salvare ancora le banche tedesche.

Tra l’altro dall’intervista veniamo a sapere una cosa interessante: con la risoluzione 100 del 29 luglio il Movimento 5 stelle, autorizzando ad utilizzare “Tutti gli strumenti già a disposizione dalla comunitù europea”, non solo ha autorizzato il SURE e la BEI, ma anche il MES, alla faccia di tutte le promesse fatte in passato.

Quale sarà il risultato di tutto questo? Che noi saremo bloccati dal SURE e  dal MES, mentre gli altri monetizzeranno i fondi del Recovery Fund. Buon ascolto !

Da

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Le illusioni sono finite

Fonte: Il Giornale

Professor Tremonti, oggi è Il suo compleanno. Un giorno di bilanci non solo personali ma anche politici e soprattutto filosofici. Come vede il nostro Paese?

Comici e “crematisti”: queste sono le figure nuove, anzi antichissime, che in questi giorni si presentano sulla scena, occupandola con le loro “arti” e con le loro “magie” applicate alla politica, mettendo in scena la mediocrità o il peggio del nostro possibile futuro. Un tipo di futuro che, invece, dobbiamo e possiamo evitare, mettendoci dal lato giusto della storia.

Da dove partiamo?

Da un po’ lontano, ma forse neanche troppo lontano. Partiamo da Roma, ma arriveremo anche ad Atene, i due luoghi dove tutto, o tanto, è cominciato. Nell’antica Roma agli attori era fatto divieto di fare politica e questo per una ragione molto seria: degli attori si conosceva, ma anche si temeva, la capacità di suggestionare ed influenzare il popolo. Lo stesso valeva, ed a maggior ragione, per i comici. Una categoria, questa, certo non minore, di quell’arte, anzi superiore nella capacità di impressionare la plebe e per questo, a ragione, temuta.

Immagino che ogni riferimento a fatti e persone dei giorni d’oggi sia da considerare casuale…

Nella Roma di oggi è l’opposto di quanto era nella Roma antica. Non è all’arte comica che si vieta la politica, ma è la politica che si sottomette o insegue l’arte comica. Del resto, le grandi maschere italiane appaiono nel Seicento, nella decadenza e nella sottomissione allo straniero di quella che è stata una grande civiltà.

Però Grillo ha rappresentato una vera e propria rivoluzione in Italia… Continua a leggere

L’Italia chiede l’attivazione di un Fondo (il SURE) che non esiste

di Thomas Fazi

Fonte: Thomas Fazi

È dell’ 8 agosto la notizia che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo hanno inviato a Bruxelles una lettera con cui il governo italiano richiede formalmente l’accesso al programma europeo “anti-disoccupazione” denominato SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), un fondo con una dotazione «fino a 100 miliardi di euro», istituito lo scorso aprile, finalizzato in teoria ad aiutare i paesi europei a sostenere i costi della cassa integrazione. Nella missiva, indirizzata ai commissari Dombrovskis, Gentiloni, Schmit e Hahn, il governo italiano ha chiesto di poter accedere alle risorse del SURE nella misura di 28,5 miliardi.
Ora, la prima cosa da dire è che il SURE – esattamente come il MES e il (grosso del) Recovery Fund – opera secondo la logica tipicamente europea del debito: essenzialmente la Commissione reperirà fino a 100 miliardi di euro sui mercati finanziari e, a propria volta, li presterà ai singoli Stati (andando a gravare sul debito pubblico di questi), che ovviamente dovranno restituirli.
Come per il MES e il Recovery Fund, dunque, l’unico reale vantaggio dal punto di vista finanziario consisterebbe nello spread tra il tasso di interesse offerto dalla Commissione e il costo che un paese come l’Italia dovrebbe affrontare per reperire gli stessi soldi sui mercati (ed eventualmente sulla durata del prestito). Peccato che il tasso di interesse pagato dai singoli paesi sui loro titoli di Stato dipenda, in ultima analisi, dalla BCE, che se volesse potrebbe tranquillamente portare a zero (o meno di zero), domani stesso, il tasso di interesse sui nostri titoli di Stato a lunga scadenza (quello sui titoli di Stato a due anni o meno è già negativo). La ragione per cui non lo fa è abbastanza scontata: in quel caso verrebbe meno il vantaggio, già piuttosto esiguo, del sistema dei prestiti europei.
La strategia della UE, in ultima analisi, è abbastanza chiara: tenere i tassi di interesse pagati dai singoli Stati abbastanza bassi da garantire la solvibilità degli stessi, ma abbastanza alti da rendere “attrattiva”, soprattutto nei confronti dell’opinione pubblica, la prospettiva di indebitarsi nei confronti della UE tramite strumenti come il MES, il Recovery Fund e il SURE, favorendo così il trasferimento alla UE di quel brandello di sovranità democratica che ci è rimasta e l’accentramento di ulteriore potere nelle mani di istituzioni anti-democratiche quali la Commissione europea.
Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile senza la connivenza di “proconsoli” europei come il nostro ministro dell’Economia Gualtieri, sempre in prima fila nel promuovere la svendita della sovranità nazionale e gli interessi dell’Unione europea. Non sorprende, dunque, che l’Italia sia in prima fila nel richiedere l’accesso ai fondi SURE (ma lo stesso dicasi dell’entusiasmo mostrato dal governo nei confronti del Recovery Fund, che altro non è che un MES all’ennesima potenza). Continua a leggere

Recovery Fund: un MES all’ennesima potenza

Fonte: Thomas Fazi

Su una cosa praticamente tutti – giornalisti, commentatori, esponenti del governo (e persino alcuni dell’opposizione!), comuni cittadini – sembrano essere d’accordo: l’accordo raggiunto in sede europea sul cosiddetto Recovery Fund rappresenta una «grande vittoria» per l’Italia e un «evento storico» per l’Europa.
Per capire se è veramente così, vediamo di cosa si tratta. Partiamo innanzitutto dall’aspetto strettamente finanziario. L’accordo si compone di due pezzi: il “Next Generation EU” (NGEU), ovvero i famigerati 750 miliardi che la Commissione potrà prendere a prestito sui mercati; e il quadro finanziario pluriennale (QFP), ovvero il bilancio europeo classico, che andrà dal 2021 al 2027. Per quanto riguarda il NGEU, il totale (750 miliardi) rimane invariato rispetto alla proposta originale della Commissione, ma cambia di molto la sua ripartizione. Sono stati ridotti i “trasferimenti a fondo perduto” – da 500 a 390 miliardi – e sono stati aumentati i “prestiti bilaterali”, da 250 a 360 miliardi. Per quanto riguarda il bilancio europeo, invece, esso avrà in dotazione poco più di mille miliardi di euro, un po’ meno rispetto a quanto proposto inizialmente dalla Commissione.
Per far quadrare i conti, sono stati ridotte alcune voci di spesa del bilancio comunitario. Sono state introdotte anche delle importanti modifiche ai cosiddetti “rebates”, ovvero gli sconti che vengono storicamente fatti ad alcuni Stati che sono contribuenti netti al bilancio comunitario: Danimarca, Olanda, Germania, Austria, Svezia. L’Olanda, per esempio, riceverà ogni anno circa 500 milioni in più rispetto a quanto era inizialmente previsto. L’ammanco dovrà essere coperto dagli altri Stati membri: questo comporterà un’ulteriore riduzione del trasferimento “netto” dai paesi ricchi a quelli poveri (che già non era enorme) attraverso il bilancio comunitario. Fatto interessante: l’Italia e la Francia, pur essendo contribuenti netti al bilancio comunitario, non hanno nessun “rebate”; la Germania, per qualche ragione, sì.
Veniamo ora al punto che ci riguarda più da vicino: quanti soldi spetteranno all’Italia? La prima cosa da dire è che per ora non esistono cifre ufficiali. Nella ripartizione del NGEU, il metodo di calcolo per il periodo 2021-2022 resta quello inizialmente proposto dalla Commissione, mentre il calcolo per il 2023 prenderà in conto la caduta del PIL cumulata nel periodo 2020-2022. Con le dovute cautele, questo ha portato alcuni a stimare che l’Italia dovrebbe ottenere circa 80 miliardi di trasferimenti a fondo perduto (poco meno degli 85 inizialmente previsti) e circa 127 miliardi di prestiti bilaterali, ovvero 38 miliardi più di quanto previsto inizialmente. Continua a leggere

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