Fontana: “Come Ue dobbiamo bloccare il traffico di esseri umani”

Roma, 12 lug – “Il principio fondamentale è quello di bloccare il traffico di esseri umani e di fare in modo che l’Europa inizi a considerare la questione dell’immigrazione e dell’Africa nella sua globalità. Dopodiché un altro punto è la riforma di Dublino“, ossia la Convenzione internazionale in materia di diritto di asilo. Così il neoministro agli Affari europei, Lorenzo Fontana in un’intervista a La Verità.
“Dobbiamo partire da un dialogo profondo con gli altri Paesi Ue. Su tutti i temi – a partire da immigrazione, commercio, economia – faremo valere gli interessi nazionali“, assicura l’ex ministro per la Famiglia, che rivendica il ruolo della Lega nella Ue. “Operazioni viste in queste settimane, come il cordone sanitario anti Lega, non sono degne di istituzioni che fanno della democrazia e della difesa dei diritti il proprio baluardo”, è la condanna di Fontana.

“Se questa è la nuova Ue, partiamo con il piede sbagliato”

Il ministro poi condanna “la spartizione interna di poltrone decisa a tavolino, senza dare diritto di rappresentanza a forze politiche che hanno ottenuto consensi importanti” nella Ue. “E’ stato uno spettacolo assai poco edificante. Se questa è la nuova Europa, partiamo con il piede sbagliato”, chiosa Fontana, criticando i tecnocrati Ue: “Come Italia – spiega nell’intervista – dobbiamo far valere un principio chiave: prima dell’economia ci sono le persone. Deve finire l’epoca dell’austerità“.

Salvini: “La Von der Leyen ci dica cosa vuol fare sui migranti e valuteremo”

Nei giorni scorsi, l’esponente leghista non ha escluso l’ipotesi di un voto del Carroccio alla candidata alla presidenza della Commissione europea Ursula Von der Leyen, proprio sulla scorta di come vorrà porsi sul fronte dell’immigrazione. E stamattina anche il leader della Lega Matteo Salvini in merito precisa: “Ci dica cosa vuol fare su migranti, Bolkestein e altro, e valuteremo. Se qualcuno vuole cambiare l’Europa, ha il mio sostegno“. Ai microfoni di Radio anch’io su Radio1 Rai, rispondendo alla domanda se sia pensabile che l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti diventi commissario Ue di peso in cambio del voto alla von der Leyen, Salvini risponde: “Ma figuriamoci, non andiamo a scambiare commissari in cambio di un posto“. Di certo “l’Italia avrà un suo commissario e sarà un leghista, chi lo dovrebbe mandare? Un paperino..?”.

Adolfo Spezzaferro

fonte – https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/fontana-bloccare-traffico-esseri-umani-124290/

Nuovo caso sbarchi: Malta si offre, ma la ong rifiuta e punta su Lampedusa

La Mediterranea stra trasportando 54 persone dell’Africa.

Non è passata nemmeno una settimana da quando la Sea Watch 3 è sbarcata a Lampedusa tra le polemiche, guidata dalla sua “capitana ribelle” Carola Rackete (prima arrestata, poi rilasciata). Ieri sera un nuovo caso si è aperto quando la nave della ong Mediterranea ha fatto sapere di essere entrata nelle acque territoriali italiane, alla ricerca di un porto sicuro. Obiettivo dell’imbarcazione – che trasporta 54 migranti – è quello di approdare anch’essa presso l’isola in provincia di Agrigento.

Ma, come accaduto in precedenza per situazioni simili, il Viminale ha già comunicato che non verrà autorizzato nessun approdo in un porto italiano. Rispondendo alle domande di Mario Giordano su Rete4, il vice premier Matteo Salvini aveva fatto sapere di essere già in contatto con il premier maltese “per definire l’accordo che permetterà alla Mediterranea di sbarcare (appunto) a Malta”. Disponibilità che poi è davvero arrivata.

A tirarsi indietro dal cambio di rotta è stata la stessa nave ong: “Per le condizioni psicofisiche delle persone a bordo e le caratteristiche della nave, non è in grado di affrontare la traversata verso Malta”.

Insomma, gli elementi per l’inizio di una nuova escalation ci sono tutti.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/nuovo-caso-sbarchi-malta-si-offre-ma-la-ong-dice-di-no/

Carola, i magistrati dell’Anm contro Salvini: «Con le sue critiche alimenta un clima d’odio»

 Secondo noi, ma riteniamo che molti italiani la pensino allo stesso modo, sono certe sentenze, come quella sulla “piratessa”, ad alimentare un clima d’odio e sfiducia verso le Istituzioni (n.d.r.)

«Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale. Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia?», aveva detto ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini commentando la decisione del gip di Agrigento di liberare la Capitana Carola Rackete e invocando una riforma della giustizia in tempi brevi.

Parole che non sono piaciute all’Associazione Nazionale Magistrati secondo cui, “ancora una volta, commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria, disancorati da qualsiasi riferimento ai suoi contenuti tecnico-giuridici, che rischiano di alimentare un clima di odio e di avversione, come dimostrato dai numerosi post contenenti insulti e minacce nei confronti del Gip di Agrigento pubblicati nelle ultime ore”, dopo che non è stato convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra. «Quando un provvedimento risulta sgradito al ministro dell’Interno – spiega con una nota la Giunta Esecutiva Centrale dell’Anm

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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/07/carola-i-magistrati-dellanm-contro-salvini-con-le-sue-critiche-alimenta-un-clima-dodio/

Il fine dei pirati è demolire gli stati

L’OPINIONE

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.

Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici.

Carola Rackete, ong tra volontari e business. Ecco gli stipendi di chi salva i migranti

I bilanci  grazie alle donazioni dei singoli, quasi sempre anonime, viaggiano a gonfie vele. Una parte di questi soldi servono per le spese di navigazione, altri per il personale

Roma, 27 giugno 2019 –  Diciamo che se ci fosse un film su come si salvano i migranti in mare, Carola Rackete sarebbe la protagonista perfetta per ogni genere di sceneggiatura. Il physique du rôle – ma anche la tipologia umana – è perfetto. Giovane, carina senza essere bellissima, ecologista, poliglotta, borghese, non poteva mancare pure vegana: è l’icona più classica, quasi scontata, del professionismo della bontà, dell’anima bella che vuole salvare il mondo, ovviamente a spese degli altri. Dei governi degli altri e delle tasche degli altri visto l’altissimo numero di donatori che da quando è scoppiata la crisi migratoria le ong hanno acquisito. Ma la “sbruffoncella”, che guidava le rompighiaccio al Polo nord e ha ingaggiato l’ennesimo corpo a corpo con Matteo Salvini, è diventata l’ultima Giovanna d’Arco della sinistra, è tutt’altro che una sprovveduta figlia dei fiori.

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Fonte – https://www.quotidiano.net/cronaca/carola-rakete-chi-e-stipendio-1.4666920

Ong, ecco quanto guadagna chi tifa invasione: Sea Watch, la “paga stellare” di Giorgia Linardi

Volontari sì, ma a pagamento. È questa la condizione di buona parte degli operatori delle Ong che si occupano di immigrazione, partendo dai centri profughi per arrivare ai marinaretti che pattugliano le coste al largo della Libia per rastrellare e trasportare in Italia clandestini. Per qualcuno il cosiddetto no-profit è una pacchia, per usare una definizione cara a Matteo Salvini. Ad esempio, per i vertici delle organizzazioni più importanti. Recentemente ha fatto molto discutere lo stipendio del presidente dell’ americana Save the Children, che si mette in tasca 365 mila dollari l’ anno.

E parliamo di un’ associazione che con la sua nave – la Vos Hestia – ha collaborato a riempire l’ Italia di profughi. Un altro dirigente fortunato è quello di Care, che prende 250 mila dollari l’ anno. Belle buste paga, insomma, anche se ovviamente non per tutti va così: sui battelli si inizia a lavorare guadagnando meno di 2.000 euro al mese. Fare carriera, tuttavia, non è impossibile. Le organizzazioni in questione, però, fanno molta fatica a fornire le cifre esatte, per ragioni facilmente intuibili

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Fonte – https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13474031/ong-guadagni-volontari-invasione-immigrati-sea-watch-giorgia-linardi.amp

Sea Watch, la Ue: «Notte possibile solo dopo lo sbarco». Salvini: «Non naufraghi, ma viaggi organizzati»

L’imbarcazione con i 42 migranti a bordo ferma davanti al porto dopo la decisione della capitana di forzare il blocco. Il ministro dell’Interno: «Non autorizzo nessuno sbarco»

È ferma davanti al porto di Lampedusa la nave Sea Watch 3 della Ong tedesca, con a bordo 42 migranti soccorsi al largo della Libia, e al centro di un nuovo braccio di ferro fra associazioni e governo italiano. La Ue ha fatto sapere che «una soluzione per ricollocare i migranti a bordo della nave, sarà possibile solo dopo che saranno sbarcati». Il commissario Dimitris Avramopoulos ha anche anticipato che «alcuni Stati stanno mostrando la volontà di partecipare a tali sforzi di solidarietà» e ha rinnovato l’appello agli Stati membri «a mostrare solidarietà». Ma «la soluzione per le persone a bordo è possibile solo una volta sbarcate. Bruxelles chiede all’Italia «una soluzione rapida». «Ieri, a causa di un’emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la Guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare.

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fonte – https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_27/sea-watch-notte-mare-al-porto-lampedusa-salvini-in-paese-normale-ti-arrestano-3b1f5d10-989b-11e9-a7fc-0829f3644f7a.shtml

Sea Watch, Carola Rackete insiste: “Forziamo il blocco”

…Ma non sarebbe reato o istigazione a compierlo? Nessun solerte magistrato si attiva?? (n.d.r.)

Non si arrende Carola Rackete, capitano della Sea Watch, ed è pronta a ignorare sia i divieti del governo italiano sia quelli – ben più rilevanti per chi è stato formato a pane e presunta solidarietà, noi di Oltre la Linea non li riteniamo affidabili comunque – della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

“Forzerò il blocco a costo di perdere la nave”, dice Carola, che con il decreto sicurezza bis rischia la confisca dell’imbarcazione, oltre a una multa salata per la ONG stessa.

Nel frattempo Sea Watch lancia una campagna sui social in cui esalta il “capitano Carola” e chiede fondi per “difendere i diritti umani”.

“Se il nostro capitano Carola segue la legge del mare, che le chiede di portare le persone soccorse sulla SeaWatch 3 in un porto sicuro, potrebbe affrontare pesanti sentenze in Italia. Aiutate Carola a difendere i diritti umani, donate per la sua difesa legale”, si legge testualmente. Un atto di guerra, stavolta esplicito di chi dichiarando di voler salvare vite ha costretto per 2 settimane 42 persone a rimanere in mezzo al Mediterraneo, quando di alternative nello stesso lasso di tempo ce ne sarebbero state tante, probabilmente decine.

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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/06/26/carola-rackete-insiste-forziamo-il-blocco/

‘No allo sbarco della Sea Watch’, ora l’Europa sta con Salvini

Il vice premier: ‘Confermate le nostre scelte politiche, all’insegna della giustizia e del buon senso’.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo nega lo sbarco alla Sea Watch presso le coste italiane. Il pronunciamento è arrivato alcune ore fa e conferma il “no” all’approdo deciso dal governo guidato da Giuseppe Conte.

I rappresentanti della Ong olandese avevano infatti presentato ricorso alla Cedu, per ribaltare quanto stabilito dall’esecutivo giallo-verde e – in particolare – dal vice premier Matteo Salvini. Un ricorso che è stato del tutto rigettato.

“Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia – ha commentato lo stesso ministro dell’Interno- . Porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”. Secondo quanto riferito dallo stesso leader leghista, la Corte Europea avrebbe comunque chiesto al governo italiano di fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave

fonte – https://vocecontrocorrente.it/no-allo-sbarco-della-sea-watch-ora-leuropa-sta-con-salvini/

Il Guardian: stupri e colpi di stato, i crimini delle Ong

Nel 2008 alcuni di noi hanno scritto a Barbara Stocking, allora capo esecutivo di Oxfam, per criticare un report sponsorizzato dalla sua organizzazione, “Rule of rapists in Haiti”, che indicava gli haitiani come stupratori e al contempo non faceva cenno degli stupri perpetrati dalle forze ONU nel paese. L’anno precedente, 114 soldati sono stati mandati a casa per avere stuprato donne e bambine, alcune di età inferiore a 11 anni. Nessuno di loro è stato condannato.

Abbiamo scritto: “Le ONG come Oxfam sapevano da decenni degli stupri perpetrati dai militari dell’ONU, così come di quelli perpetrati dai membri di altre associazioni di carità. Solo il coraggio e la testimonianza delle vittime, donne e bambini di paesi poveri, ha portato alla luce questi eventi”. Non ci fu alcuna risposta.

Le ultime rivelazioni riguardo gli abusi sessuali perpetrati da membri appartenenti a grosse organizzazioni caritative sono solo la punta dell’iceberg della corruzione delle ONG. Gli abitanti di Haiti sono stati i primi a liberarsi dalla schiavitù, ma i “padroni” coloniali che hanno sconfitto -Francia, Inghilterra, USA- hanno continuato a saccheggiarli e sfruttarli anche attraverso le ONG straniere. Haiti ha più ONG per kilometro quadrato di qualunque altro paese della Terra, ed è il paese più povero dell’emisfero occidentale. La corruzione inizia e finisce all’interno del potere neocolonialista.

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