Per il Financial Times è tempo di sostituire demograficamente l’Europa

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Il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui afferma che le persone che vivono nei paesi europei dovrebbero “prepararsi al rifornimento demografico da parte di arabi e asiatici”.

Parag Khanna, l’autore dell’articolo, ha anche scritto un libro intitolato “Move: How Mass Migration Will Reshade the World – and What It Means For You”.

Non sorprende che abbia anche stretti legami con il World Economic Forum e il Council on Foreign Relations ed è stato un “Global Governance Fellow” presso la Brookings Institution.

Khanna afferma ridicolmente che vaste aree del pianeta diventeranno “inabitabili” a causa dei cambiamenti climatici, causando “milioni, se non miliardi di persone… di trasferirsi su terreni alle latitudini più adatte alla sopravvivenza”. Per ora nulla di tutto questo è successo, anzi, sta accadendo l’opposto.

Quindi afferma che la “carenza di manodopera” in Nord America e in Europa richiederà a queste regioni di “aprire di conseguenza i rubinetti dell’immigrazione”.

“Il Nord America e l’Eurasia devono assorbire più persone”, chiede Khanna, apparentemente insoddisfatta dell’enorme numero di migranti che stanno già accogliendo.

“Gli odierni paesi di Visegrad, tesi dal punto di vista fiscale e in via di spopolamento, potrebbero fondersi in una federazione più ampia per amministrare meglio le loro foreste vitali, l’agricoltura e i fiumi al fine di prepararsi al rifornimento demografico da parte di arabi e asiatici”, scrive. Sarebbe bello chiedere che ne pensino Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia! Poi uno si lamenta della posizione politica dei governi di quegli stati. hanno forse torto? Tra l’altro l’articolo definisce questi paesi come “Al limite dell’equilibrio finanziario”, mettendo in luce un ulteriore collegamento con le politiche di austerità che tanto piacciono alla Commissione, al FMI e agli altri organi soprannazionali.

L’idea che americani ed europei vengano “riforniti” o “sostituiti” da popolazioni migranti è un’area di discussione che viene trattata in modo molto diverso a seconda di quale parte venga a  parlare.

Per coloro che sostengono la migrazione di massa, l’idea che gli europei bianchi vengano sostituiti demograficamente è inevitabile e/o qualcosa da celebrare e incoraggiare. Nello stesso tempo chiunque suggerisca che traslocare di milioni di persone in luoghi con culture diverse possa incidere negativamente sul paese ricevente e, in fondo costituisca un impoverimento del paese di emigrazione, viene visto  modo negativo è bollato come “razzista” .

Con questi articoli la teoria della “Grande sostituzione” prende una sua tangibile realtà. Non solo, viene a unirsi con l’altra grande, e devastante, teoria del cambiamento climatico, che, allo stato attuale, non ha portato allo spostamento di neppure una persona. Anzi proprio recentemente sono stati contati 1,8 miliardi di alberi in più nell’Africa subsahariana occidentale, fatto che contraddice proprio chi ha scritto l’articolo del Financial Times.

L’emigrazione di massa, non casualmente rivolta proprio a quei paesi europei che maggiormente vogliono difendere la propria libertà e identità, non è altro che l’ennesimo progetto di riallocazione di massa che ha avuto uno dei suoi maggiori sostenitori in Stalin. Progetti che non tengono conto delle persone, delle loro identità e dei loro desideri. Comunque ora il disegno è chiaro: collegare cambiamento climatico e sostituzione demografica. Ora lo potete toccare con mano.

Fonte: https://scenarieconomici.it/per-il-financia-times-e-tempo-di-sostituire-demograficamente-leuropa/

Crisi demografica, l’Europa dell’Est non cede ai ricatti: “Immigrazione non è soluzione”

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Roma, 2 ott – L’immigrazione di massa è la vera soluzione alla crisi demografica dell’Europa? Ammesso che di soluzione si tratti, questa “grande sostituzione” applicata alla realtà è inutile e dannosa. Per tutta una serie di motivi, a partire dal fatto che gli immigrati invecchiano come tutti gli altri e quindi il problema di ripresenterebbe ex novo negli anni a venire. Senza poi considerare tutti gli altri costi, ivi compresi quelli previdenziali (altro che il “pagano le nostre pensioni”). Dati e circostanze che, laddove dalle nostre parti la sinistra continua a battersi in preda ad un disturbo ossessivo-compulsivo, nell’Europa dell’Est sembrano ancora essere di buon senso.

La conferenza di Budapest: meno immigrazione, più politiche di aiuto alla natalità per sconfiggere la crisi demografica

Pochi giorni fa a Budapest si è tenuta una conferenza proprio sull’inverno demografico del vecchio (potremmo dire in tutti i sensi) continente, alla quale hanno preso parte i capi di Stato e di governo delle nazioni dell’Europa dell’est. Raggiungendo un’intesa che sbugiarda la narrazione dominante e fatta propria, tra gli altri, anche dall’Unione Europa.

Leggi anche: Sostenere la natalità, non l’integrazione degli immigrati. La Ue cambi prospettiva

I leader di Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Serbia e Slovenia hanno infatti firmato una dichiarazione in cui rifiutano categoricamente di usare l’immigrazione per risolvere la crisi demografica. Impegnandosi al contrario a promuovere politiche attive per favorire la natalità. A spingere di più su questa proposta sono stati il primo ministro magiaro Viktor Orban e il suo omologo ceco Andrej Babis, i quali stanno già facendo una campagna elettorale basata su una forte opposizione all’immigrazione in vista delle elezioni che si terranno nei prossimi mesi.

Giuseppe De Santis

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/europa-est-rifiuta-grande-sostituzione-immigrazione-crisi-demografica-209091/

Moralisti con Morisi, garantisti con Lucano: l’ipocrisia dei manettari

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di Giuseppe De Lorenzo

Andatevi a ripescare alcuni pezzi di Repubblica dell’aprile del 2018. Precisamente il 20-21 aprile, quando cioè nell’aula bunker di Palermo venne emessa la sentenza di condanna sulla Trattativa Stato-Mafia che solo tre anni più tardi sarebbe stata ribaltata, anzi sbugiardata, dalla corte di Appello. “La Trattativa non è più solo un’ipotesi di quei quattro pm”, scrivevano i cronisti. “Non c’è più distinzione fra i mafiosi, il politico, i carabinieri. Sono solo imputati, colpevoli”. Erano tutti lì a parlare di “sentenza storica”. A riportare le grida festanti dei procuratori. A dire che “a trattare ci pensa dell’Ultri”, poi assolto con formula piena. Rep titolò: “Dalla sentenza una verità controvento”, così controvento da cadere poi nel ridicolo pochi anni dopo.

Ecco, perdonate la carrellata. Serve però a mostrare, più che a dimostrare, il solito doppiopesismo giudiziario di certa stampa. Così brava a trascinare i nemici nel fango, tipo Achille con Ettore, e a trattare coi guanti bianchi gli amici incappati in una condanna. Perché “le sentenze si rispettano”, ripetono all’unisono. Ma non proprio tutte tutte.

Tra queste rientra il verdetto di primo grado che oggi ha dichiarato colpevole Mimmo Lucano, accusato di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La storia è nota, e non staremo qui a ripercorrerla. Però a leggere le reazioni alla pesante condanna si resta basiti. Solidarietà è arrivata da Emergency, Sinistra Italiana, Pd, Leu, Rifondazione Comunista e chi più ne ha più ne metta. Un coro unanime di sdegno, peraltro prevedibile. Per Letta addirittura la sentenza “farà crescere la sfiducia nei confronti della magistratura” (la Trattativa invece no?) Ma Repubblica stavolta si è superata: prima si straccia le vesti per “il sindaco che voleva essere umano”; poi fa ironia sui pm che considerano “reato persino gli asinelli che venivano condotti a mano”; infine critica quelle indagini che “non sono riuscite a far saltare fuori un euro intascato indebitamente”. Per delegittimare la sentenza, ciliegina sulla torta, il quotidiano s’è pure avventato a ricordare come il Gip avesse “demolito buona parte delle ipotesi accusatorie più gravi, bollandole come inconsistenti”, pur sapendo che il Gip, così come il Riesame e la Cassazione, si erano espressi solo sui domiciliari. Mentre i giudici, oggi, sono entrati nel merito delle accuse. Confermandole.

Ora, noi siamo e resteremo garantisti. Sempre. Dunque Lucano va considerato innocente come lo è il figlio di Grillo e come lo erano Mori, dell’Utri e De Donno. E lo saranno fino a sentenza definitiva, per quanto ci riguarda. Fa specie però scoprire l’avversione di certi giornaloni alle sentenze. Gli stessi che da tre giorni si gettano come sciacalli sul corpo sfregiato di Luca Morisi, pizzicato a consumare droga e fare festini in casa propria (per ora senza accuse di reato). Gli stessi, peraltro, che hanno ignorato il caso della figlia della Bocassini o sminuito i soldi nella cuccia del cane della Cirinnà. Moralisti con la “Bestia”, garantisti con Lucano&friend. Benvenuti nel magico mondo sinistro dei due pesi e delle due misure.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/moralisti-con-morisi-garantisti-con-lucano-lipocrisia-dei-manettari/

Immigrazione, Orban: “è un fenomeno organizzato”

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Noi Cattolici fedeli alla Tradizione, con altri pochi coraggiosi, intellettualmente onesti, sosteniamo queste tesi dagli anni ’80 in incontri pubblici, conferenze, seminari, libri e riviste. Inascoltati, derisi, attaccati, accusati, ostracizzati, processati. Ora che la realtà è sotto gli occhi di tutti…(N.d.R.)

QUINTA COLONNA

BELGRADO, 19 GIU – Immigrazione: il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha ribadito la sua aperta ostilità nei confronti del fenomeno migratorio, da lui definito un “male” che avviene a suo avviso non spontaneamente ma in maniera organizzata.
“Quando ai confini ungheresi arrivano decine di migliaia di persone, in massima parte giovani uomini che sono in perfette condizioni fisiche e che incolonnati marciano verso la frontiera, e se cerchiamo di fermarli ci vengono contro, allora non parliamo di immigrazione ma di violazione della sovranità nazionale.

L’immigrazione va fermata

Tutto ciò va fermato”, ha detto Orban al settimanale cattolico croato ‘Voce del Concilio’.
Nell’intervista, ripresa dai media serbi, il premier ungherese si dice convinto che tutto ciò sia organizzato con motivazioni politiche, per far arrivare “enormi masse di musulmani nel continente europeo”.

Ritengo che tutti quelli che non si difenderanno, tra 20 anni non riconosceranno più il loro Paese“. Orban sostiene poi che l’Ungheria paga un alto prezzo poiché va contro le correnti politiche europee dominanti, difende il modello di famiglia cristiana e per il fatto che “la follia Lgbt non ha spazio in Ungheria”. (ANSA)

Leggi anche:


► ONU: “L’immigrazione è parte integrante della globalizzazione”

► Migranti, ONU: aprire canali legali per apportare forza-lavoro al mercato

► Il documento ONU sulla sostituzione etnica lo trovate qui >>>

 

Fonte: https://www.imolaoggi.it/2021/06/19/immigrazione-orban-fenomeno-organizzato/

La Florida manda la guardia nazionale al confine di Texas ed Arizona contro l’immigrazione. Intanto Biden dorme

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Il governatore della Florida Ron DeSantis ha annunciato mercoledì di aver autorizzato l’invio della polizia al confine tra Stati Uniti e Messico in Arizona e Texas, a seguito di una richiesta da parte di questi stati.

DeSantis, un repubblicano, ha affermato che la Florida è il primo stato a rispondere a una lettera dei governi. Greg Abbott e Doug Ducey, entrambi repubblicani, che hanno chiesto aiuto a tutti gli altri stati per controllare il confine. Una accusa indiretta verso il governo Federale, a cui spetterebbe la difesa  dei confini, ma che non sta facendo, oggettivamente, nulla.

“Siamo qui oggi perché abbiamo problemi in Florida che non sono interni  alla Florida,  che siamo stati costretti ad affrontare da molti anni, ma soprattutto negli ultimi sei mesi, a causa del fallimento dell’amministrazione Biden nel proteggere il nostro confine meridionale”, ha detto DeSantis durante un evento mercoledì. “E, in effetti, fare davvero qualcosa di costruttivo su ciò che sta accadendo al confine meridionale”.

Sebbene DeSantis non abbia approfondito la natura dello spiegamento della polizia, ha affermato che ci saranno “maggiori informazioni sui contorni dell’assistenza reciproca” in futuro. “Sono sicuro che in ognuno di questi dipartimenti dello sceriffo, ci sono vice che scalpitano per essere in grado di aiutare”, ha aggiunto.

“Penso che ci siano molte persone del tipo, ‘Amico, vorrei poter fare qualcosa per aiutare’. Beh, hanno l’opportunità di farlo. Penso che vedrai molte mani alzarsi dicendo: “Ehi, mandami, voglio essere utile”, ha aggiunto il governatore repubblicano.

DeSantis ha anche usato la conferenza stampa per criticare le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Biden, affermando che il presidente Joe Biden ha annullato una serie di mandati di successo dell’era Trump progettati per frenare l’immigrazione illegale

Abbott e Ducey, nella loro lettera in cui chiedevano aiuto mettevano in luce come questa richiesta fosse finalizzata a risparmiare problemi e costi anche agli altri stati:

“Con il tuo aiuto, possiamo fermare meglio  questi autori di crimini statali e federali, prima che possano causare problemi nel tuo stato”, hanno scritto i due governatori.

I dati rilasciati questa settimana da Customs and Border Protection mostrano che gli agenti hanno arrestato circa 180.000 persone entrate illegalmente negli Stati Uniti a maggio, che è la cifra più alta registrata in circa due anni. Più di 112.000 di questi immigrati illegali sono stati espulsi ai sensi della disposizione sanitaria del Titolo 42, che è stata autorizzata tramite una dichiarazione di emergenza lo scorso anno a causa della pandemia di COVID-19. Però il flusso sembra inarrestabile, anche per l’effetto attrazione esercitato da Biden.

Fonte: https://scenarieconomici.it/la-florida-manda-la-guardia-nazionale-al-confine-di-texas-ed-arizona-contro-limmigrazione-intanto-biden-dorme/

La prossima generazione europea? Per l’Ue è africana

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di Alessandro della Guglia

Roma, 15 apr – La “prossima generazione” sognata dall’Ue è “verde, digitale, resiliente”. E africana. Questo si evince dalla foto pubblicata ieri sulla pagina Instagram della Commissione europea, che ritrae un giovane padre di colore con in braccio uno splendido bambino sorridente. L’immagine è accompagnata da questa scritta, piuttosto inequivocabile: “Think future. Think #NextGenerationEu”. Ordunque dovremmo pensare a un futuro europeo così, con una nuova generazione nera.

La “prossima generazione” europea, secondo l’Ue

“In combinazione con il bilancio a lungo termine dell’Ue, dal valore di 1,8 trilioni di euro, lo strumento temporaneo dell’Ue di nuova generazione stimolerà la ripresa e aiuterà a ricostruire un’Europa post-COVID-19”, scrive la Commissione europea. “Insieme, possiamo plasmare il mondo in cui vogliamo vivere”. Parole, anche queste, emblematiche. E intendiamoci, qua non alberga alcun tipo di razzismo. La foto è molto bella e sarebbe perfetta per un qualunque governo di una qualunque nazione africana che intenda programmare seriamente il proprio futuro. Ma se ad utilizzare questa immagine è la Commissione europea è difficile non pensare a una forzatura deliberata, volta a lanciare il classico messaggio politically correct.

Cosa avrebbe pubblicato una nazione africana?

Qualcuno si sta davvero immaginando una sostituzione etnica? E’ davvero questa la prossima generazione che vorrebbe Bruxelles? E perché mai? Qual è esattamente il problema che i vertici Ue hanno con le proprie radici? Provate poi a immaginarvi una nazione africana – prendiamo a titolo esemplificativo la Nigeria – che decide di pubblicare sulle proprie pagine social una foto accompagnata dalla stessa scritta: “Think future. #NextGenerationNigeria”. Ecco, secondo voi il tal caso l’immagine ritrarrà un padre bianco? La risposta è sin troppo scontata. “Oggi annunceremo la nostra strategia di finanziamento per finanziare il piano di ripresa per l’Europa. Rimanete sintonizzati!”, si legge infine sul post Instagram della Commissione europea. Fini strateghi al lavoro, auspicando che almeno le risorse economiche vengano utilizzate seriamente.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/prossima-generazione-europea-per-ue-africana-189695/

L’assimilazione degli immigrati non è né buona né cattiva: è impossibile

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di Alain de Benoist

Fonte: Barbadillo

Boulevard Voltaire: Il dibattito sull ‘”integrazione” degli immigrati è impantanato da decenni, se non altro perché non viene mai specificato cosa significhi integrare: a una nazione, a una storia, a un’azienda, a un mercato? È in questo contesto che alcuni preferiscono invocare l’”assimilazione”. Due mesi fa, la rivista Causeur ha dedicato a questo concetto un intero dossier, con il titolo in prima pagina: “Assimilati! Cosa le fa pensare?Alain de Benoist: “Negli ambienti più preoccupati per i flussi migratori, si sente spesso dire che l’assimilazione sarebbe la soluzione miracolosa: gli immigrati diventerebbero “francesi come tutti gli altri” e il problema sarebbe risolto. Questa è la posizione difesa con talento da Causeur, ma anche da autori come Vincent Coussedière, che pubblicherà A Praise of Assimilation, o Raphaël Doan (The Dream of Assimilation, from Ancient Greece to the Present Day). Altri obiettano che “gli immigrati sono inassimilabili”. Altri ancora rifiutano l’assimilazione perché implica necessariamente l’incrocio. Queste tre posizioni sono molto diverse, e anche contraddittorie, ma hanno tutte in comune il fatto che ritengono che l’assimilazione sia possibile, almeno in teoria, anche se alcuni non lo vogliono o ritengono che gli immigrati non giochino.

L’assimilazione è un concetto di natura universalista, ereditato dalla filosofia dell’Illuminismo (la parola si trova già in Diderot). Presuppone che le persone siano fondamentalmente tutte uguali. Per far sparire le comunità, dobbiamo quindi convincere gli individui che le compongono a staccarsi da esse. In un certo senso, questo è un patto che ci proponiamo di fare con gli immigrati: diventate individui, comportatevi come noi e sarete pienamente riconosciuti come uguali, poiché ai nostri occhi l’uguaglianza implica l’uguaglianza.

Ricordi l’apostrofo di Stanislas de Clermont-Tonnerre nel dicembre 1789: “Dobbiamo concedere tutto agli ebrei come individui, dobbiamo rifiutare tutto agli ebrei come nazione!” (Gli ebrei non hanno ceduto a questo ricatto, altrimenti avrebbero dovuto rinunciare all’endogamia e oggi non ci sarebbe più comunità ebraica.) Emmanuel Macron non dice altro quando afferma che la cittadinanza francese riconosce “l’individuo razionale libero come stato prima di tutto “. Raphaël Doan è molto chiaro su questo punto: “L’assimilazione è la pratica di richiedere allo straniero di diventare un compagno […]”. Per assimilarsi, bisogna praticare l’astrazione dalle proprie origini. In altre parole, che cessa di essere un Altro e diventa lo Stesso. Per fare questo, deve dimenticare le sue origini e convertirsi. “Emigrare significa cambiare la tua genealogia”, dice Malika Sorel. È più facile a dirsi che a farsi. Perché assimilare “i valori della Repubblica” non significa niente. Assimilare significa adottare una cultura e una storia, una socievolezza, un modello di relazioni tra i sessi, codici di abbigliamento e culinari, modi di vita e di pensiero specifici. Tuttavia, oggi, la maggioranza degli immigrati è portatrice di valori che giustamente contraddicono quelli delle popolazioni ospitanti. Quando offriamo loro di negoziare la loro integrazione, dimentichiamo semplicemente che i valori non sono negoziabili (cosa che una società dominata dalla logica dell’interesse personale ha le maggiori difficoltà a comprendere)”.

E lei pensa che l’assimilazione sia buona o cattiva?

“Né buono né cattivo. Tendo a pensare che sia impossibile. Il motivo principale è che possiamo assimilare gli individui ma non possiamo assimilare le comunità, specialmente quando queste rappresentano dal 20 al 25% della popolazione e queste sono concentrate – “non perché siano messi nei ghetti, ma perché gli esseri umani coltivano naturalmente il vicinato di quelli che vivono come loro ”(Élisabeth Lévy) – in territori che favoriscono l’emergere di contro-società basate esclusivamente sull’identità. Ciò è particolarmente vero in un paese come la Francia, segnato dal giacobinismo, che non ha mai smesso di lottare contro gli organismi intermedi per riportare la vita politica e sociale a un faccia a faccia tra individuo e Stato. Colbert aveva già compiuto grandi sforzi per “francesizzare” gli indiani d’America. È stato ovviamente un fallimento.

In Francia, l’assimilazione raggiunse il suo apice sotto la Terza Repubblica, in un momento in cui la colonizzazione era in pieno svolgimento per iniziativa dei repubblicani di sinistra desiderosi di far conoscere ai “selvaggi” i benefici del “progresso”. Ma la Terza Repubblica è stata anche una grande educatrice: nelle scuole, gli “ussari neri” si sono impegnati a insegnare la gloriosa storia del romanzo nazionale. Non ci siamo più. Sono in crisi tutte le istituzioni (chiese, esercito, partiti e sindacati) che in passato hanno facilitato l’integrazione e l’assimilazione. La Chiesa, le famiglie, le istituzioni non trasmettono più nulla. La scuola stessa, dove il curriculum è dominato dal pentimento, non ha altro da impartire se non la vergogna dei crimini del passato.

L’assimilazione implica la volontà di assimilarsi dalla parte del potere in carica e il desiderio di essere assimilati dalla parte dei nuovi arrivati. Tuttavia, non c’è né l’uno né l’altro. Lo scorso dicembre, Emmanuel Macron ha detto esplicitamente a L’Express: “La nozione di assimilazione non corrisponde più a ciò che vogliamo fare”. È difficile vedere, d’altra parte, quale attrattiva possa ancora esercitare il modello culturale francese sui nuovi arrivati ​​che scoprono che i nativi, che spesso disprezzano, quando non li odiano, sono i primi a non voler sapere nulla della loro storia e battersi il petto per essere perdonati di esistere. Cos’è che vedono che li attrae? Cosa li può apassionare? Spingerli a voler partecipare alla storia del nostro Paese?”

Ultima nota: nel modello assimilazionista, l’assimilazione dovrebbe progredire di generazione in generazione, il che può sembrare logico. Tuttavia, vediamo che in Francia è esattamente l’opposto. Tutti i sondaggi lo dimostrano: sono gli immigrati delle ultime generazioni, quelli che sono nati francesi e hanno la nazionalità francese, che si sentono i più estranei alla Francia, che pensano sempre più che la Sharia abbia la precedenza sul diritto civile e trovano tanti elementi inaccettabili, come un “oltraggio” alla loro religione. Lo scorso agosto, alla domanda sulla proposizione “L’Islam è incompatibile con i valori della società francese”, il 29% dei musulmani ha risposto affermativamente, mentre tra gli under 25 la percentuale era del 45%”.

Un dibattito del genere è solo francese? Nei paesi occidentali? O la questione dell’integrazione attraverso l’assimilazione si trova ovunque?

“I paesi anglosassoni, non essendo stati segnati dal giacobinismo, sono più ospitali nei confronti delle comunità. Negli Stati Uniti, d’altra parte, gli immigrati generalmente non hanno animosità verso il paese in cui cercano di entrare. La stragrande maggioranza di loro, che è stata instillata con il rispetto dei padri fondatori, vuole essere americana. Il “patriottismo costituzionale” fa il resto. In Asia è ancora diverso. La nozione di assimilazione è qui sconosciuta, per il semplice motivo che la cittadinanza è confusa con l’etnia. Per i due miliardi di persone che vivono nel nord e nel nordest asiatico, soprattutto nella zona di influenza confuciana, uno nasce cittadino, non lo diventa. Questo è il motivo per cui Cina e Giappone si rifiutano di fare appello all’immigrazione e naturalizzano solo in piccole quantità (i pochissimi europei che hanno ottenuto la nazionalità giapponese o cinese non verranno comunque mai considerati giapponesi o cinesi)”.

(Intervista condotta da Nicolas Gauthier per Boulevard Voltaire)

 

 

Ecco i magistrati che liberano i criminali immigrati

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Truci coi miti, tolleranti coi delinquenti. La morale elastica italica si esalta in tempo di pandemia. Da una parte le divise, nazionali o municipali, che non sempre, comunque troppo spesso, si sentono investite oltre la logica del ruolo di gendarmi, diventano sceriffi, se esci per avventurarti in farmacia ti fermano, ti identificano anche se ti conoscono benissimo perché nei quartieri e nei borghi tutti sanno tutto di tutti e infatti te lo dicono, tra il preoccupato e il minaccioso: ah, ma noi sappiamo chi sei. E allora, siccome sanno chi sei, gli spieghi, con pazienza incazzata, che questo e quel tribunale, che la Cassazione, che la giurisprudenza, che la Corte europea dei diritti dell’uomo, che il buon senso, che la dottrina politica escludono certi obblighi da stato di polizia.

Altro sconto di pena per Kabobo

Ma non tutti hanno la fortuna o il peso di restare informati, come nel notiziario del traffico, molti sbigottiscono e basta: sono cittadini qualsiasi, sfibrati dal terrorismo sanitario, dagli sbirri sceriffi che però negli assembramenti di ragazzotti non mettono becco, nei centri sociali balordi non osano entrare, la legge come sempre per qualcuno più uguale, la dura lex che si arresta sulla soglia di un’osteria cospirazionista o semplicemente un locale che ha le amicizie giuste, di paese o di quartiere. Dall’altra parte, la strana ma dilagante indulgenza per i mattoidi, i violenti, i farabutti, meglio se esotici. Citofonare Kabobo, il ghanese che sentiva le voci e ne ammazzò tre a picconate a Milano, scelti a caso, nel 2013: allora furono in tanti a dire, tanto lo liberano presto, e infatti i 42 anni di galera originari per 3 omicidi e altri 4 tentati, già limati a 28 per i meccanismi processuali, vanno ulteriormente evaporando: in arrivo altri sconti di pena, e l’avvocato di una delle vittime ha calcolato, realisticamente, che alla fine la condanna scemerà a undici, dodici anni, otto dei quali già scontati. Il che significa che fra qualche semestre la risorsa, unica vera vittima secondo la vulgata progressista, potrà girare di nuovo con un piccone nuovo di zecca. Troia lex sed lex.

Lunga lista di reati delle “risorse”

Simile è il caso del somalo trentatreenne che a Roma ha accoltellato un povero cristo, lo prendono, lo condanno per direttissima e subito lo rimandano libero ad onta dei precedenti penali. La magistratura moralista, che pretende di uscire dal codice e riscrivere le regole sociali, come succedeva negli anni Settanta, dei pretori d’assalto, dei giudici militanti, e come succede ancora oggi a leggere certe incredibili intercettazioni nel pasticciaccio brutto di Palamara. Sempre a Roma, un nordafricano con machete d’ordinanza distrugge 33 auto parcheggiate: nessuna conseguenza per lui. A Treviso un marocchino trentenne, sbandato, senza fissa dimora, strafatto, ovviamente con precedenti, naturalmente armato di temperino, prima aggredisce i passanti, poi, per non sbagliare, i carabinieri: il giudice di turno neanche lo spedisce in carcere, dopo una notte in camera di sicurezza lo rimanda fuori, libero e bello, con una carezza. A Trieste uno slovacco di 37 anni molesta gente a caso, poi si scaglia contro gli agenti, chiamati da cittadini impauriti: denunciato a piede libero per resistenza, oltraggio, minacce, molestie e la pena non la sconterà mai. Pochi mesi fa ancora a Roma un transessuale ubriaco, ma erculeo, si scaglia su malcapitati brandendo una sbarra di ferro: solito buffetto, denuncia a piede libero per inezie quali aggressione e porto di oggetti atti a offendere.

AllHotel House di Porto Recanati, uno di quegli inferni in terra che nessuno riuscirà mai a sradicare, fatti di sangue quotidiani e ossa di morti seppellite fra gli sterpi, hanno appena scoperto 236 false partite Iva: servivano ad ottenere i permessi di soggiorno, oltre che per lo spaccio ed altri traffici criminali. Trenta chilometri più su, ai Tre Archi di Lido di Fermo, che è più o meno la stessa cosa, si agitano una ventina di etnie con l’80% di pregiudicati. Omicidi e violenze non si contano, durano da trent’anni e si parla di alcune crack house sorvegliate da guardie armate con cani feroci.

Occupazioni, magistratura e Vaticano

Capitolo collegato, quello delle occupazioni abusive, mostrate a più riprese dai talk show d’inchiesta. Immigrati risorsisti che penetrano, cambiano la serratura e se il proprietario osa farsi vedere lo pestano, nella comprensione del cosiddetto Stato di diritto.

A Licata, in Sicilia, in 5 del Gambia hanno sequestrato una abitazione, ci si sono accomodati e, per non farsi mancare niente, si sono attaccati alla rete elettrica pubblica. Contestualmente alla convalida degli arresti sono stati rimessi in libertà, sono rimasti a Licata e adesso si temono ritorsioni violente. Forse dovrebbero chiamare il cardinale elettricista, mandato da Bergoglio a ripristinare l’illegalità. Konrad Krajewski, Elemosiniere, alla lettera, di Sua Santità, aveva promesso di pagare lui l’ammanco provocato dai fannulloni del centro sociale abusivo che fregava l’energia elettrica: non ha mantenuto e quelli hanno continuato.

Non dire falsa testimonianza, non rubare, non desiderare la roba d’altri: ma di questi tempi in Vaticano i comandamenti sembrano roba obsoleta, perfino patetica. Secondo Luigi Bisignani, l’elettricista Krajewski ha ottime chance di diventare papa, lo sponsorizza Bergoglio in persona.

Max Del Papa, 30 marzo 2021

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Ecco i magistrati che liberano i criminali immigrati

Così gli immigrati fuggono dall’hotspot di Lampedusa: un buco nella rete che nessuno chiude (Video)

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di Francesca Totolo

Lampedusa, 7 ago – Nel giorno in cui il Viminale del ministro Luciana Lamorgese ha vietato l’ingresso nell’hotspot di Lampedusa al deputato tunisino Sami Ben Abdelaali, arrivato sull’isola per poter constatare le condizioni di vita delle migliaia di immigrati connazionali, noi abbiamo percorso il sentiero che consente ai clandestini di andare e venire indisturbati, e ufficiosamente autorizzati, dal centro accoglienza al centro del paese. Come documentato dal video, gli immigrati sgattaiolano dall’hotspot grazie ad un buco fatto nella recinzione.

Il video del buco nella recinzione

Tollerato dalle autorità

Come ci ha riferito il coordinatore locale della Lega, Attilio Luciail pertugio è stato fatto dagli immigrati ben cinque fa ed è tuttora tollerato dalle autorità che non lo chiudono per dare una sorta di valvola di sfogo agli ospiti stranieri, e quindi per scongiurare possibili rivolte all’interno che già infiammarono il centro accoglienza nel 2011 e nel 2016. Nonostante l’attuale pericolo riguardante un possibile focolaio di coronavirus diffuso da un immigrato sull’isola e la quarantena obbligatoria per gli sbarcati, né il prefetto né il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, hanno imposto la chiusura del buco nella recinzione dell’hotspot.

Il coordinatore leghista: “Ecco perché non chiudono il buco”

Lungo il percorso verso il buco nella recinzione dell’hotspot, tra escrementi, rifiuti e cattivo odore, abbiamo incontrato molti immigrati tunisini intenti a fare avanti e indietro tra l’hotspot e il paese.

Fonte: www.ilprimatonazionale.it 

 

Il delirio di Henri Lévy: «Vaccino contro il virus grazie agli immigrati». Salvini: «Porta l’Africa a casa tua»

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Indigna non poco il “comizio” pro migranti del filosofo francese Bernard-Henri Levy ospite di Quarta Repubblica da Nicola Porro. In contrapposizione a Matteo Salvini il francese si è permesso di dire in piena emergenza sbarchi delle fandonie colossali che neanche Laura Boldrini avrebbe pronunciato con tanta sicumera. Con la prosopopea tipica dei guru della rive gauche. Dopo avere sputato veleno contro i sovranisti italiani , ecco la perla che ha sconcertato e imbufalito gli spettatori collegati sui social: i migranti sarebbero una chiave fondamentale per arrivare al più presto ad un vaccino efficace contro il Coronavirus. Testuale: “Il fatto che troveremo il vaccino in Italia e in Europa lo dobbiamo agli immigrati”, ha a più riprese ribadito”, suscitando lo sconcerto dell’ex vicepremier Salvini. “Siamo su scherzi a parte?”, ha chiesto il leader leghista al conduttore.

Henri Levy peggio della Boldrini

Le scintille si sprecano. ”Aspetta un attimo, con tutto il rispetto, lei dice che se troviamo il vaccino, lo dobbiamo agli immigrati che sbarcano a Lampedusa? – interloquisce Salvini con gran dose di pazienza. – Mi scusi, se troviamo la cura al Covid, non è grazie ai medici italiani e ai ricercatori e scienziati del San Matteo di Mantova ma è grazie agli immigrati che arrivano? Adesso, questa perla mi mancava…E’ colpa di Putin, è colpa di Salvini… Grazie agli immigrati, invece, troveremo il vaccino…”. La replica di Salvini al filosofo francese Bernard-Henri Levy non si fa attendere. La sua espressione è tutta un programma. Ma è un dialogo tra sordi. Lo scrittore e intellettuale transalpino, consulente di Emmanuel Macron, sembra invasato e fuori di sé.

Salvini a Henri Lévy: «Venga alla stazione Termini…»

”Mi arrendo, professore, venga stasera in stazione Termini a Roma o alla Stazione centrale di Milano, così vede quanto è bella l’immigrazione clandestina che a lei piace tanto…”, dice il leader della Lega.”Senza l’immigrazione africana non c’è ricerca in Francia, non si troverà mai una vaccino e una cura contro il Covid. Deve dire grazie ai migranti…”. Salvini non ci sta: ”Vabbè, stiamo su Scherzi a parte…”. Continua a leggere

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