“Chi ha inclinazioni omosessuali o pedofile non deve essere ammesso nei seminari”

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ 

di Leonardo Motta 

 

Uno psicoterapeuta olandese di fama internazionale, specializzato nel trattamento della condizione omosessuale, ha spiegato perché la Chiesa Cattolica ha ragione nell’escludere gli omosessuali dal sacerdozio.

Si tratta del professor Gerard van den Aardweg, Ph.D. Nato nel 1936 in Olanda, sposato, padre di sette figli, Gerard van den Aardweg ha conseguito il dottorato in psicologia, presso l’Università di Amsterdam, con una dissertazione sull’Omosessualità e la pedofilia omosessuale come “nevrosi sessuali”. Van den Aardweg è convinto che le tendenze omosessuali si “originano da nevrosi, spesso a causa di uno sviluppo carente della personalità (cioè di un sottosviluppo della mascolinità/femminilità)”. Per tale motivo, nel corso di cinquant’anni di professione, ha dichiarato di avere “ricondotto alla normalità molti omosessuali, maschi e femmine”, attraverso degli aiuti che consistono “nel trattamento mentale dell’omosessualità, sulla base di una efficace sintesi di psicologia, psichiatria, psicoanalisi”. 

Lo psicoterapeuta olandese ha spiegato su LifeSiteNews (vedi qui: https://www.lifesitenews.com/opinion/psychologist-explains-why-catholic-church-is-right-to-exclude-homosexuals-from-priesthood), che la sua opinione di psicologo ed esperto di omosessualità (e pedofilia omosessuale) è che “nessun uomo con inclinazioni omosessuali o pedofile deve essere ordinato al sacerdozio, né ammesso come seminarista”.

Gerard van den Aardweg ha spiegato che le inclinazioni omosessuali “tendono ad essere ossessive. Questo è vero anche nei casi in cui in principio tali inclinazioni potrebbero non essere inizialmente ossessive. Non può essere valutato in modo affidabile se un uomo (o un giovane) con tali inclinazioni – indipendentemente dal fatto che possano apparire deboli o meno deboli – continuerà ad essere celibe in futuro. Il cambiamento delle situazioni di vita, i problemi emotivi e certe pressioni o situazioni esterne spesso portano l’omosessuale inizialmente celibe a iniziare a cercare contatti o relazioni sessuali”, ha argomentato il medico olandese.

Rispetto agli uomini con un normale interesse sessuale, gli omosessuali sarebbero “molto più inclini ad essere ossessionati dalle fantasie sessuali (omo)”, nutrirebbero o inizierebbero”abitudini di masturbazione che abbassano la soglia per arrendersi ai contatti vivi”, vivrebbero”crisi emotive che minano le loro risoluzioni”, cercherebbero”conforto nelle loro fantasie”e si illuderebbero di credere che i “loro sentimenti romantici”, la ricerca di”amici intimi”non siano affatto un torto, ma al contrario “espressioni di amore nobile, reale e profondo”.

Sulla base di questa illusione, definita ingenua da van den Aardweg, “i loro desideri li ispirano con varie razionalizzazioni, se non per avere contatti fisici, per ‘caste’ o ‘fedeli’ amicizie, che”, a giudizio dello psicoterapeuta, “non resteranno mai caste e in pratica non sono ‘fedeli’”.

L’esperto olandese ha spiegato che questi tentativi di “normalizzare”i sentimenti omosessuali, rendono tali persone “inadatte a comprendere la moralità sessuale della Chiesa e suscettibili di ragionamenti o teorie che servono come giustificazioni morali o religiose di legami e contatti omosessuali”.

Per questo van den Aardweg ha lanciato l’allarme. “In questo modo, sono – o potrebbero diventare nel corso degli anni – suscettibili di sovvertire le norme morali assolute della morale sessuale cattolica”.  

Secondo van den Aardweg coloro che hanno inclinazioni omosessuali “tendono molto più a sedurre o altrimenti a molestare i loro partner sessuali preferiti rispetto agli uomini eterosessuali. E, poiché la stragrande maggioranza di loro preferisce adolescenti e/o giovani adulti, sono un gruppo a serio rischio”.

I loro sentimenti “ossessivi, l’accompanying rationalizations, le auto-giustificazioni, attenuano e offuscano il loro senso e giudizio morale a questo riguardo”.

Per lo specialista olandese gli omosessuali sarebbero “molte volte più a rischio degli eterosessuali relativamente alle molestie sessuali verso i giovanissimi e i giovani. Questo è un fatto statistico solido”, ha sottolineato van den Aardweg.

Lo psicoterapeuta ha spiegato che le inclinazioni omosessuali dopo la pubertà “non sono desideri isolati, ma parte di un complesso di inferiorità della mascolinità, parte di un disturbo nevrotico e di personalità. Emotivamente, questi uomini sono (in maggiore o minor misura) bloccati nell’adolescenza, emotivamente immaturi e instabili (nevrotici)”.  

Per van den Aardweg, quindi, l’omosessualità sarebbe una nevrosi sessuale. “L’omosessualità negli uomini implica un’identificazione carente con la mascolinità. Questo li colpisce emotivamente e per quanto riguarda il loro carattere o personalità. Una conseguenza importante è che falliscono nel ‘ruolo del padre’ quando si tratta di guidare le persone, essere fermi e difendere ciò che un uomo deve difendere”.

Questo si noterebbe ancora di più nella vita da chierico. “Un prete dovrebbe essere normalmente mascolino e non avere un carattere debole e poco virile. […] Gli uomini inclini all’omosessualità non possono identificarsi sufficientemente con i sentimenti degli uomini sessualmente normali e quindi non possono guidare, e guidare adeguatamente, le persone come dovrebbe fare un prete. Non possono condividere molti sentimenti di uomini normali né comportarsi come dovrebbe un uomo nei loro rapporti con le donne. Quindi, le loro inclinazioni omosessuali influenzano i loro rapporti con le persone. I sacerdoti dovrebbero essere normali come gli uomini normali e maturi”.

Per lo scienziato olandese l’astinenza sessuale degli omosessuali non può essere paragonata all’astinenza dell’uomo normale.

“La lotta contro le tendenze omosessuali è simile alla lotta di altre persone con anomalie sessuali, siano essi omosessuali o eterosessuali (esibizionisti, sado-masochisti, pedofili, travestiti ecc.). La loro lotta è un dovere morale, non una scelta volontaria. La loro lotta è senza dubbio meritoria, ma non può essere equiparata al sacrificio volontario di un (giovane) uomo che offre l’uso delle sue sane facoltà sessuali. Pagare un debito (in denaro) non equivale a donare una considerevole somma di denaro”.

Per van den Aardweg, inoltre, da un punto di vista religioso, e supportato dai migliori studi teologici (come il lavoro di Peter Mettler, “L’omosessualità come impedimento oggettivo per l’ordinazione al sacerdozio”, tesi di dottorato presso l’Università Albert-Ludwigs di Friburgo), “il sacerdote come personificazione di Cristo deve essere un uomo ‘pieno’, non un uomo deficiente nella virilità”.

 

Leonardo Motta

 

Nella Chiesa modernista incoerenza tra testi che cercano di frenare l’omosessualismo e quanto invece si vive!

 

Continuando nelle nostre riflessioni sull’omosessualità e l’omosessualismo penetrati nella Chiesa modernista, una cosa evidente è l’incoerenza che si registra tra i documenti (che cercano di ostacolare l’espansione dell’omosessualismo tra i chierici) e quanto fanno in pratica o dicono in pubblico certi ministri ordinati.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, che mira “a promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti”, ricorda a proposito dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate che “dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo del 1992 (nn. 2357-2358) – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità”.

Infatti, il Catechismo “distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso”.

Per quanto riguarda le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, “sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. Alla luce di tale insegnamento […] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

Monsignor Nicola Bux ha definito l’inclinazione omosessuale “un’espressione della lobby omosessuale e non della morale cattolica” ed ha aggiunto che “l’orientamento sessuale non esiste” perché “Dio ha creato l’uomo e la donna. O Dio è il fondatore supremo dell’ordine nella creazione, mentre il peccato dell’uomo crea disordine, oppure l’ordine oggettivo non esiste e tutti sono liberi di interpretarlo come meglio credono. Se nella Chiesa, l’insegnamento che Dio ha creato una natura chiaramente definita, fatta del maschile e del femminile, dovesse essere abbandonato, e se si riducesse a parlare di ‘orientamento’, un principio fondamentale della verità cattolica verrebbe meno”.

E sullo all’inclinazione omosessuale il n. 3 della Lettera Homosexualitatis problema ha affermato che anche “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”.

Parole chiarissime che, evidentemente, a volte (o spesso?) non sono state tenute in grandissima considerazione, considerando i casi di alcuni sacerdoti che, in varie zone del mondo, hanno sbandierato la loro omosessualità nel corso del loro ministero sacerdotale, con grave scandalo dei fedeli.

L’elenco è lungo e basta consultare i risultati di Google sull’argomento per accorgersene!

Vi segnaliamo, per esempio, il caso di padre Pierre Valkering che ha pubblicamente ammesso di avere relazioni omosessuali, di consumare materiale pornografico e di visitare luoghi di incontro per omosessuali (come saune gay e dark room). Nel 2016, Valkering ha donato a Papa Francesco uno dei suoi libri contenenti omelie funebri sul tema dell’omosessualità e desiderava partecipare al Gay Pride di Amsterdam con un carro che avrebbe dovuto rappresentare la parrocchia (vedi https://www.lifesitenews.com/blogs/flagrant-pro-lgbt-priest-suspended-only-after-publicly-boasting-about-homosexual-exploits). Alcuni giorni prima di quella parata omosessuale del 2016, Valkering aveva fissato un’immagine del suo incontro con papa Francesco e l’arcobaleno visibile sulla copertina del libro, sopra l’ingresso principale della sua chiesa parrocchiale, la Vredeskerk di Amsterdam, con parole di “benvenuto” per i visitatori Lgbt. Mentre lo stendardo era attaccato, curiosamente nel mese di novembre 2016, alcune parti del tetto della torre della chiesa si schiantarono a terra durante una tempesta e l’edificio fu temporaneamente chiuso (vedi https://www.lifesitenews.com/news/gay-priest-says-hes-on-a-mission-from-pope-francis-to-reach-out-to-homosexuals?utm_content=buffer795d6&utm_medium=CRC%2B%20Buffer&utm_source=facebook&utm_campaign=CRC). Inutile sottolineare che Valkering, in un’intervista dell’agosto 2018, ha criticato le dichiarazioni del cardinale Raymond Burke sul legame tra omosessualità e abusi sessuali nella Chiesa e aveva denigrato lo stile di Papa Benedetto dicendo che era tempo di un nuovo Papa che avrebbe permesso alle persone di “raccontarsi a vicenda del modo in cui vivono, sia all’interno della Chiesa che all’esterno”.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica che abbiamo visto stabilisce che “la chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione”.

Evidentemente questo controllo in diversi casi è mancato, è stato superficiale o, peggio ancora, è stato superato con l’inganno, vale a dire la persona che mirava al sacerdozio ha occultato la sua condizione.

“Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario”, aggiunge il documento. “Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa. […] Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”.

Come mai, in certe situazioni, questo non è successo?

Perché certi candidati, considerando che sono i primi responsabili della loro formazione, non si sono offerti “con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti”, mostrandosi così gravemente disonesti, avendo occultato la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione?

Perché hanno mostrato un atteggiamento così inautentico che “non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”?

Se da un lato gli stessi candidati al sacerdozio hanno mentito sulle loro reali intenzioni, è anche vero che “i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati” forse non hanno compiuto “un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione”, forse non hanno vigilato perché le norme di questa Istruzione fossero osservate “fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo”.

Forse, ed è un fatto estremamente grave, alcuni vescovi hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio, hanno rinunciato alla centralità di Dio, hanno messo la fede in secondo piano, rendendola inutilizzabile, sostituendo il primato di una vita per e secondo Dio con i “dogmi” dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo. 

Molti vescovi hanno dimenticato di applicare il Diritto Canonico, quelle norme che mirano a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. La legge protegge la fede e i vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica. 

La gnosi omosessualista che si sta diffondendo nella Chiesa è dovuta, tra i vari motivi, anche ad una crisi di autorità nella Chiesa. 

Quei pastori che rifiutano di punire i teologi e i chierici eretici, cioè quelli che insegnano dottrine contrarie alla oggettività della fede o che si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità, sono prigionieri di una forma distorta di “garantismo”, e finiscono così per assecondare l’ideologia del soggettivismo (l’idolatria del soggetto), del soddisfare ogni desiderio, ogni intenzioni soggettive, ogni circostanza, arrivando così ad aumentare il potere dei carnefici!

Quei vescovi, o sacerdoti, che in molte nostre diocesi e parrocchie, giocano con la fede dei fedeli, o con la loro vita morale, contando sull’impunità, esprimono il vero clericalismo, quello del rifiuto della punizione, quello della negazione dell’oggettività della fede e della morale.

A causa della mancanza di una sana e solida educazione in certi educatori si è arrivati anche a paradossi davvero incredibili. È il caso di quegli eterosessuali che sono stati espulsi dai seminari da certi formatori, più o meno gay, che proteggevano seminaristi palesemente gay!

Per non parlare di alcuni seminaristi omosessuali, come ha spiegato don Ariel S. Levi di Gualdo in “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienza: analisi sulla Chiesa del terzo millennio” (Bonanno Editore, Roma 2011, p. 195 e p. 216), “che negli anni Settanta e Ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro […] estetizzando vuotamente la fede e omosessualizzando la Chiesa”.

 

Leonardo Motta

La pratica omosessuale è sbarcata in Vaticano?

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Poco più di un anno fa aveva fatto molto rumore – sulla stampa laicista mondiale e purtroppo anche su una parte di quella che si dichiara cattolica – il libro di Frédéric Martel dal titolo Sodoma:
Enquête au coeur du Vatican, testo tradotto in circa 20 lingue.
Il cinquantunenne storico e sociologo omosessuale francese nella sua discutibile opera, scritta in quattro anni con l’aiuto di decine assistenti, appoggiandosi sulle testimonianze di 41 cardinali (Martel ha ottenuto l'accesso ad alcuni di loro sotto false pretese, come hanno spiegato concordemente i cardinali Gerhard Müller e Walter Kasper, che certo non sono vicini dal punto di vista spirituale e teologico, www.lifesitenews.com/news/cardinals-from-left-and-right-homosexual-author-of-vatican-book-met-with-us-under-false-pretenses), 52 vescovi e monsignori, 45 Nunzi Apostolici e Ambasciatori stranieri, 11 guardie svizzere e oltre 200 tra sacerdoti e seminaristi (e,complessivamente, intervistando quasi 1.500 persone in Vaticano e in 30 Paesi diversi), ha sostenuto nelle 570 pagine del libro (supportato da quattrocento ore di registrazioni, ottanta quaderni di appunti di colloqui e diverse centinaia di foto e di selfie di cardinali) che una grande maggioranza dei sacerdoti e dei vescovi in Vaticano, compresi quelli che Martel accusa d’essere tradizionalisti (e che avrebbero espresso considerazioni pubbliche legate alla morale sessuale, a detta dell’autore), sarebbero omosessuali, praticanti o meno, e avrebbero instaurato convivenze con segretari, assistenti o inventati.

Scommettiamo che le voci sulla omosessualità dei cardinali non progressisti sono state diffuse dai loro oppositori, dai sostenitori della gnosi omosessualista nella Chiesa. Così, nell’elenco dei
cardinali, conservatori, e per questo monsignori omofobi, Frédéric Martel ha inserito i nomi di Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner, Gerhard Ludwig Müller, Walter Brandmüller, Mauro Piacenza, Velasio De Paolis, Tarcisio Bertone, George Pell, Angelo Bagnasco, Antonio Cañizares, Kurt Koch, Paul Josef Cordes, Willem Eijk, Joseph Levada, Marc Ouellet, Antonio Rouco Varela, Juan Luis Cipriani, Juan Sandoval Iñiguez, Norberto Rivera, Javier Errazuriz, Angelo Scola, Camillo Ruini, Robert Sarah e altri. Guarda caso si tratta di alti prelati che nel mondo cattolico sono considerati conservatori e non progressisti… La tecnica Lgbt è sempre la stessa: cercare di silenziare le voci di dissenso, in particolare le voci non progressiste. E come si fa questo? Con l’ intimidazione, o ridicolizzando, o tramite azioni legali, utilizzando tutti i metodi per evitare il vero dialogo. Coloro che si oppongono alla gnosi omosessualista devono essere demonizzati, stigmatizzati, emarginati e messi a tacere, anche attraverso l’utilizzo dei mass media, evitando per esempio che tali persone propongano sui media le loro idee basate sulla Bibbia o utilizzando i media per stravolgere la verità come è accaduto in Italia durante il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie che si era tenuto nella città veneta di Verona. Solo le idee Lgbt sono degne di diffusione e i dissidenti devono essere bloccati in tutti i modi, a volte anche violenti. Quegli stessi concetti di “tolleranza”; “accettazione” e “diversità”, che sono diventati i termini chiave della propaganda Lgbt sono invece esclusi per coloro che non accettano l’agenda Lgbt. Ma i cristiani sanno che più saranno odiati e calunniati, più dovranno rispondere con amore e verità perché l’oscurità non riuscirà mai a spegnere la Luce.
Inoltre Martel ha scritto che nella Chiesa la lobby gay è così pervasiva che l’omosessualità è oramai tollerata, almeno finché non conduca alla pedofilia, cercando di non cadere nelle malattie veneree.
Martel, infatti, sostiene che la sieropositività e l’Aids avrebbero imperversato nella Santa Sede e nell’episcopato italiano negli anni Ottanta e Novanta e che molti tra sacerdoti, monsignori e
cardinali, ne sono morti. Secondo Martel alcuni sacerdoti avrebbero ricevuto la diagnosi durante l’annuale esame del sangue, obbligatorio per il personale del Vaticano. In realtà questo obbligo dell’esame annuale del sangue non si applica ai monsignori, ai nunzi, ai vescovi e ai cardinali. Inutile sottolineare che Martel ha trovato alcune porte aperte nei palazzi vaticani, tanto che lo stesso omosessuale francese non ha nascosto i suoi incontri ripetuti con padre Antonio Spadaro, direttore della rivista mondiale dei gesuiti “Civiltà Cattolica”, considerato una delle eminenze grigie dell’attuale pontificato, un siciliano che si mostra sui social abile comunicatore. Continua a leggere

Dieci esempi concreti di gnosi omosessualista tra i “modernisti cattolici”

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il “Gesù pro Lgbt” propagandato nei giorni scorsi dalla Chiesa Nazionale Islandese (di matrice Luterana) ci porta a non stupirci più di tanto perché i casi di gnosi omosessualista all’interno della Chiesa Cattolica di matrice modernista sono numerosi. Non ci credete? Vi ricordo dieci esempi che fanno comprendere come una certa gnosi omosessualista si è introdotta ai vertici delle gerarchia ecclesiastica e, ancor di più, nel clero.

Incontrando dei religiosi latinoamericani, il 6 giugno 2013, Jorge Bergoglio aveva affermato che nella Chiesa c’è una “lobby gay”, ed aveva aggiunto: “dobbiamo vedere cosa possiamo fare”.

Questa lobby, purtroppo, negli ultimi anni ha alzato notevolmente la cresta e sta tentando di cambiare anche la dottrina della Chiesa. Il che non significa che chi sposa queste posizioni abbia necessariamente tendenze omosessuali. Molto semplicemente diversi sostenitori di questa pericolosissima gnosi sono diventati semplicemente dei sudditi del pensiero oggi dominante e, da sudditi del mondo e non di Cristo, cercano di trovare un compromesso tra la gnosi omosessualista e l’insostituibile dottrina della Chiesa.

Facciamo solo qualche esempio recente.

Il “cardinale” americano Joseph Tobin (che dovrebbe guidare a Cristo 1,5 milioni di cattolici di Newark, New Jersey) il 17 aprile 2019, durante un’intervista con Anne Thompson della NBC sul “Today Show” (https://www.today.com/video/how-cardinal-joseph-tobin-found-his-calling-in-the-catholic-church-1496688707952), ha sostenuto che il Catechismo della Chiesa cattolica avrebbe usato “un linguaggio molto sfortunato” sugli omosessuali. Purtroppo il cardinale ha “confuso” ciò che dice il Catechismo sull’inclinazione omosessuale (gli atti omosessuali sono, infatti, definiti “intrinsecamente disordinati”) con quello che realmente dice sulle persone omosessuali. Tobin è lo stesso personaggio che nel 2017 ha promosso il libro “Building a Bridge” del discusso gesuita padre James Martin, un gesuita che pontifica sull’omosessualità attraverso il suo profilo Twitter (https://mobile.twitter.com/JamesMartinSJ). In quel libro si sostiene che la Chiesa deve modificare il linguaggio con cui parla di omosessualità. Tobin aveva detto del libro che “in troppe parti della nostra Chiesa ufficiale le persone LGBT sono state fatte sentire sgradite, escluse e persino piene di vergogna. Il nuovo libro di Padre Martin, coraggioso, profetico e ispiratore, segna un passo essenziale per invitare i dirigenti della Chiesa a svolgere il ministero con più compassione, e per ricordare ai cattolici Lgbt che essi sono parte della nostra Chiesa ufficiale come qualsiasi altro cattolico” (https://www.catholicnewsagency.com/news/cardinal-tobin-catechism-language-very-unfortunate-on-homosexuality-45966). Continua a leggere

La gnosi omosessualista all’assalto del Cattolicesimo

L’EDITORIALE

di Leonardo Motta

Gli scandali che hanno causato migliaia di chierici, operanti diabolicamente in diverse parti del pianeta, relativamente agli atti sessuali che hanno compiuto con minorenni e maggiorenni, consenzienti e non, hanno fatto e continuano, purtroppo, a fare apparire la Chiesa Cattolica, agli occhi di un certo mondo che condanna i peccatori e non i peccati, come totalmente macchiata di vizi e da colpire (e, qualcuno spera, affondare!) attraverso il pubblico disprezzo mass-mediatico.

Come hanno fatto con il suo Divino Fondatore, Gesù Cristo, considerato un peccatore dalle potenze umane del suo tempo, anche l’unica Chiesa che può vantare duemila anni d’età e la diretta discendenza dal suo Signore, quella Cattolica, è oggi sotto il fuoco di cecchini esterni e soprattutto interni, abili nel mirare al cuore del suo messaggio: l’invito alla santità, alla conversione dei cuori, alla civiltà dell’amore Trinitario, attraverso la purezza e la castità prevista per i singoli stati di vita.

“La Chiesa è il Regno di Dio già presente in mistero”, insegnava un professore di Ecclesiologia. Tuttavia la Santa Chiesa è composta di peccatori. È per questo che le parole di Gesù Cristo, contenute in Matteo 13,24-30, non perderanno mai il loro valore.

La zizzania e il grano continueranno a crescere insieme fino a quando la zizzania, “legata in fasci” sarà bruciata nel fuoco eterno dell’Inferno (che esiste e non è un’invenzione della Chiesa!), mentre il grano sarà riposto nel “granaio” di Cristo, il Paradiso.

Una gravissima zizzania presente nella Chiesa ufficiale, che ha favorito lo scandalo della pratica sessuale dei suoi chierici, è la gnosi omosessualista. Continua a leggere

I veri cattolici voteranno Trump

 

Con la ripresa delle attività del gruppo dopo la pausa estiva, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Leonardo Motta, che vive in Sudamerica e che scriverà un Editoriale in esclusiva per noi, a partire da oggi , ogni lunedì. Si tratterà di argomenti piccati e interessanti, provocatori e di riflessione, di formazione e informazione.

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il prossimo tre novembre i cattolici statunitensi non potranno votare che per Donald Trump.

Non stiamo parlando dei “cattolici” tra virgolette, cioè gli atei che vanno in Chiesa e sono favorevoli ad aborto, eutanasia, nozze gay ecc.

Stiamo parlando di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, nella Chiesa Cattolica voluta dal Divino Maestro, nella fedeltà alla bimillenaria tradizione ecclesiale.

Utilizzando fenomeni incontrollabili (la cosiddetta pandemia da Covid-19) e controllabili (e fomentati) come le proteste razziali di stampo anarco-socialista (con venature anticristiane) e i media di regime, i Democratici hanno fatto e stanno facendo di tutto per screditare Donald Trump ed hanno persino candidato un falso cattolico (Joe Biden) per abbattere il miliardario newyorkese.

Ma Trump, impegnato in una corsa contro il tempo, senza aver recuperato terreno nei sondaggi (che non valgono poi così tanto, visto cosa è accaduto 4 anni fa per la prima elezione del Presidentissimo del Make America Great Again) e per molti osservatori nordamericani (quelli europei hanno i paraocchi, come 4 anni fa) dovrebbe spuntarla.

Il blocco dei gruppi evangelici che lo ha molto sostenuto si è ricompattato. E stavolta si uniranno anche i veri cattolici, cioè quelli fedeli alla tradizione, che certo non voteranno un abortista, garante delle lobby (come Planned Parenthood e le multinazionali del farmaco) e chi più ne ha più ne metta, come Biden.

I veri cattolici, unitamente agli evangelici e agli ebrei ortodossi, non permetteranno la vittoria di Biden e la conseguente scristianizzazione degli Stati Uniti. Continua a leggere