SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Note sulla nuova destra sionista israeliana

Il 19 luglio 2018, giorno in cui la Knesset approva pur con stretta maggioranza la legge che definisce Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”, rappresenta certamente una sorprendente rottura di paradigma nella storia israeliana. Identità ebraica e democrazia rappresentativa inclusiva erano i due cardini su cui si reggeva il sionismo storico, di radice laicista e illuminista.

Per quanto la legge venga emendata delle parti più controverse dopo l’intervento del presidente Reuven Rivlin (Likud), è di certo una vittoria storica della destra nazionale religiosa israeliana sulla sinistra internazionalista sionista e globalista, di quella stessa destra nazionale israeliana rappresentata, nello scorso secolo, da frazioni ultraconservatrici che andavano dal Partito revisionista di Ze’ev Jabotinsky al Brit Ha’Birionim (Alleanza degli uomini leali) di Abba Achimeir, Uri Greenberg e Joshua Yeivin, sino al cananismo social-nazionale di Ratosh.
Bentzion Netanyahu, padre dell’attuale premier e insigne rappresentante della destra radicale israeliana, considerava oggettivo nemico politico non tanto il nazionalismo palestinese o panarabista  ma soprattutto quel tradizionale ed egemonico sionismo di sinistra, molto più potente del revisionismo israeliano di destra tra le elite globaliste occidentali e, almeno sino al 1952, anche di quelle sovietiche, rappresentato da Chaim Weizman, David Ben Gurion, Golda Meir.

La legge del 2018 è, anche, una vittoria storica della destra israeliana più intransigente contro la stessa frazione Sharon, laica centrista e liberale, che aveva anche questa ottime entrature nell’elitismo globalista di sinistra dell’ebraismo internazionale e dell’intero Occidente. Durante il passaggio della legge, la frazione di Benjamin Netanyahu (Likud), attuale premier, ha rigettato lo stesso testo predisposto in senso correttivo da Benny Begin, figlio del premier ed ideologo nazionalista conservatore Menachem Begin, il primo, nella storia israeliana, a esautorare dal potere la sinistra socialista o socialdemocratica di Tel Aviv(1977). Benny Begin, in seguito al rigetto della sua proposta da parte della direzione del Likud, ha sostenuto che il nazionalismo israeliano dell’attuale destra avrebbe aperto una nuova fase storica e culturale rispetto al tradizionale sionismo, la cui eredità sarebbe stata cancellata e liquidata dalla frazione Netanyahu.

Vi è, effettivamente, a nostro avviso, una netta rottura e inversione di tendenza sul piano dei principi base. Per la sinistra israeliana e per l’ebraismo mondiale progressista, laico o Reform, Israele sarebbe una conquista storica e politica in quanto Stato secolarizzato quale espressione della storica e originaria essenza socialista e di sinistra del sionismo. Questa tendenza incarna, pur con le varie differenze e sfumature, il concetto di “Medinat Yisra’el”. Viceversa, la frazione nazionalista del Likud si fa promotrice del concetto religioso e atemporale di “Eretz Ysra’el” il quale è stato da Avi Dichter, promotore della legge, sintetizzato nell’immagine di Terra israeliana come fondamento identitario sacrale e originario dello Stato (Medinat), che ne sarebbe parziale contenitore di successiva istanza.

Come la sinistra laburista e globalista è frammentata, così lo è anche la destra nazionalconservatrice. Abbiamo infatti la Nuova Destra israeliana di Bennet e di  Ayelet Shaked, ex ministra della giustizia, i cui spot elettorali rimandano esplicitamente al profumo di fascismo che si leverebbe dalla Tel Aviv sovranista e antiglobalista e alla democrazia nazionalista autoritaria, sostenitrice critica del Likud, abbiamo poi la frazione “russa” di Avigdor Lieberman, linea nazionalista e militaristica ma non religiosa con ottime entrature nell’esercito e nell’intelligence, abbiamo infine il neosionismo messianico di “Lehava”, i seguaci di Benzi Gopstein, un discepolo del noto rabbino Mehir Kahane, movimento molto radicato nel fronte dei coloni, che divenne noto alle cronache quando, nel 2010, intimò alla top model israeliana Bar Refaeli di interrompere seduta stante la promiscua relazione con il “cattolico romano” Di Caprio. “Lehava” contesta da destra, con posizioni ultrascioviniste e razziste, la frazione Netanyahu e in più casi il presidente israeliano Rivlin (Likud) ha definito il movimento d’estrema destra una seria minaccia per il “governo democratico” di Tel Aviv. Sempre alla destra del Likud, abbiamo una circonferenza di movimenti settari messianici nazional-religiosi particolarmente rappresentati nel mondo dei coloni. Il sionismo messianico, a differenza di quello antisionista dei “Guardiani della città” (Neturei Karta), ha paradossalmente democraticizzato la metafisica escatologica ebraica, pur da posizioni politiche e sociali di destra ultraconservatrice: l’inclusione potrebbe inverarsi sul piano nazionale-religioso, evento questo inconcepibile per la rigorosissima ortodossia rituale e religiosa dei “Guardiani della città”, che è viceversa su posizioni politiche genericamente di sinistra e antimperialiste.

L’osservatore politico che voglia essere disincantato deve trarre alcuni elementi per ora definitivi dalla questione israeliana. Sul piano internazionale, l’ascesa della frazione Netanyahu ha voluto dire, per la prima volta nella storia israeliana, il predominio di un Israele a trazione antioccidentale.

Durante la presidenza statunitense di Obama, Putin e Netanyahu, i principali antagonisti mondiali del globalismo obamiano, in più casi marciarono assieme per disarcionare il piano strategico mediorientale della Casa Bianca. Potremmo addirittura affermare, con la prudenza del caso, che il premier israeliano e Erdogan sono sul piano globale i due statisti più “sovversivi” e con il più notevole intuito tattico da statista.

Inoltre, vi è in ballo, nella odierna lotta di frazione dell’ebraismo mondiale, l’egemonia culturale, che significa l’avanzata di una nuova identità ebraica e l’annientamento dell’altra. Edward Luttwak, analista statunitense di origine ebraica, legato alla vecchia frazione Kissinger e neocon, che in Israele voleva dire Ehud Barak-Ariel Sharon, sconfitta su tutta la linea dalla Nuova Destra sionista israeliana di Netanyahu, ha scritto in un interessante articolo che la Silicon Valley è in un certo senso la concretizzazione di una utopia ultraprogressistica e tecnico-scientifica ebraica. A questa utopia ebraica, globalista, progressista e di sinistra liberale, si sta opponendo da anni con fermezza assoluta la contro-utopia neo-israeliana della nuova destra sionista, nazionale e religiosa di Partito-stato di Bibi Netanyahu.

Lo scontro non è economico, non può essere etnico evidentemente. E’ perciò di visione del mondo.

DA

SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE di F.f.

Riabilitare o condannare il “fascista antisemita” Pinochet?

Chiara Croce

“La vittoria storica e politica del generale Augusto Pinochet ha certamente cambiato il corso della storia mondiale. E’ stata, soprattutto e in primo luogo, una sonora sconfitta per le forze mondiali del più fanatico laicismo e dell’intollerante progressismo messianico d’estrema sinistra…forze mondiali che avevano ormai l’intera umanità, le università scientifiche americane in primis…,  al loro assoluto servizio. Per questo un normale, necessario autoritarismo di stato viene descritto come la peggiore tirannia della storia!”.

Alexander Solzenicyn 21.03.1976 Madrid

Sono ormai passati quasi ben cinquant’anni da quando, l’11 settembre ’73, il
mondo intero conobbe il volto sereno e impassibile del generale cileno Augusto
Pinochet ma la sua figura storica ancora oggi è amata o odiata, non sembra
ammettere vie di mezzo. Di recente, in Sudamerica si è riaperto un dibattito
quotidiano in quanto vari intellettuali conservatori brasiliani hanno decretato lo
statista cileno “il più grande uomo politico del XX secolo” e Bolsonaro ha
ribadito il giudizio; una macchina propagandistica globale e
occidentale di Sinistra radicale si mise in moto e non si fermò più. Ancora
adesso, nei muri di molte città e cittadine del Nord Italia si possono leggere le
scritte sbiadite dell’epoca che fu: “Pinochet terrorista fascista….”, “Cile tomba
del fascismo…”, “Morte al fascismo cileno” e via di seguito. Come è sempre
avvenuto con i grandi fenomeni storici contemporanei, chiunque lo può
constatare direttamente, la distanza tra chi ha vissuto in prima persona taluni
eventi e la propaganda internazionale, per lo più di sinistra e progressistica, è
assai netta. Parlando del pinochetismo con cileni di classi medie e popolari, la
spiegazione degli eventi che questi forniranno è decisamente differente rispetto
a quella che la macchina propagandistica della Sinistra rivoluzionaria, liberal o
progressistica, fornirà. Le più grandi accuse politiche “globalisticamente” mosse
dalla rivoluzione mondiale neo-sessantottina di Sinistra alla Giunta Pinochet
sono quelle: di essere stata golpista, di aver lavorato in realtà per la frazione
Kissinger statunitense e non per l’interesse popolare cileno, di aver
sistematicamente represso gli oppositori politici di sinistra, di essersi venduta
al liberismo d’oltreoceano e naturalmente di essere neo-fascista. Ora
cerchiamo di vedere uno ad uno i punti di cui la Sinistra radicale antifascista
accusa il generale cileno. Premetto che, a differenza di molti cileni o
sudamericani, non considero affatto Pinochet un eroe o un patriota, né
tantomeno il “padre del Cile” ma al tempo stesso sono abbastanza scioccata
dalla propaganda di sinistra che non ammette i meriti dell’avversario,
nemmeno quando vi sono, mossa da un pensiero di gruppo collettivistico
subordinato da secoli all’elitismo di ristrette frazioni dell’alta finanza ultraprogressista dell’estremo occidente. Al tempo stesso, come vedrà il lettore, mi
guardo bene dal negare la tragedia della repressione antimarxista e antiebraica
del pinochetismo. Ho cercato però di contestualizzarla. Questo breve articolo è
il sunto di una tesina universitaria di alcuni anni fa.

Kissinger, l’arte della distensione e la Rivolta conservatrice dell’11
settembre ‘73

Secondo varie frazioni della destra radicale statunitense e neo-maccartista,
Kissinger fu un agente “ebreo comunista” del Deep State. Non so sia vero,
personalmente mi pare eccessivo ma è un fatto che Kissinger espresse per
anni e anni in libri, interviste, congressi il punto di vista che la marcia del
Comunismo mondiale sarebbe stata inarrestabile e l’americanismo dovesse
integrarsi nel Comunismo globalista. La rivoluzione del ’68 fu in effetti una
conseguenza di americanismo e nichilismo antropologico di Sinistra radicalista. Kissinger,
ad esempio, fu un arcinemico di Ronald Reagan in quanto il presidente
statunitense avrebbe abbandonato l’approccio gradualista kissingeriano, che
era in fondo quello tradizionale statunitense e anglosassone, con il Comunismo
– approccio che aveva caratterizzato l’operato di tutti i presidenti della Guerra
Fredda, compreso Nixon a mio avviso, pur con distinguo sui quali non posso
qui soffermarmi – a favore di un atteggiamento offensivo forte del supporto di
Giovanni Paolo II e dei guerriglieri anticomunisti afghani (Cfr. Kissinger,
“Diplomacy”, New York 1994). Ritengo dunque, in definitiva, che Kissinger fu
uomo del Deep State progressista e anticristiano dell’estremo occidente, come
oggi lo è ad esempio oggi Soros, il massimo ideologo della Sinistra radicale del
XXI secolo. L’ideologia kissingeriana, tutta fondata sulla dissuasione  verso il socialismo, preferiva di certo il Comunismo
internazionale, se avesse dovuto scegliere, al fascismo o al conservatorismo
tradizionalista di destra. Non va dimenticato, come ormai noto, che il famoso e
potentissimo Gruppo d’intelligence, londinese, dei 5, al servizio dell’URSS, era
una filiale dei Rotschild di Londra e Parigi. La stessa Thatcher fu costretta con
grande imbarazzo a intervenire sulla questione del Barone Rotschild spia del
Comunismo mondiale (https://www.youtube.com/watch?v=nvH3o_zFiK4). Di
conseguenza, Kissinger, uomo del Deep State dei Rotschild, tutto può essere
stato tranne che uno stretto amico del Cile conservatore ed antiprogressista di
Augusto Pinochet. Sergio Romano, in pagine illuminanti e molto equilibrate
(Cfr. Cinquant’anni di storia mondiale, Longanesi 1995), bene spiega come il
ruolo dell’amministrazione Nixon e dello stesso Kissinger – che spesso fu
peraltro antagonista al nixonismo quando quest’ultimo tentò di uscire dai
condizionamenti del Deep State – nella rivolta nazionale e popolare
anticomunista cilena sia stato pressoché nullo. L’amministrazione Nixon non si
oppose alla prova di forza del generale Pinochet, ma non la incentivò ne tanto
meno fornì supporto logistico di alcun tipo alla stessa. La rivolta conservatrice
pinochetista non fu affatto un golpe, Romano spiega come il Cile neomarxista
di Allende fosse allo stremo, una catena ininterrotta di scioperi e sabotaggi
interni, con rivolte popolari anticomuniste che si susseguivano, che furono il
funerale del marxismo di Allende, ben prima dell’ 11 settembre ’73. L’azione
dell’elite militare pinochetista fu autonoma e non eterodiretta. La rivolta cilena
del ’73 colpì nella sua spina dorsale il bipolarismo di Yalta e l’arte della
distensione promossa dal Deep State e portata avanti da Kissinger. La morte di
Allende e la sconfitta del socialismo in Cile fu un evento epocale, ben più
pesante per il Deep State della crisi coreana, di quella di Cuba o del conflitto
vietnamita. Riprendeva di fatto vigore e forza quella guerra civile ideologica
mondiale che si era, momentaneamente interrotta, nel 1945, conclusasi con la
vittoria della frazione “liberal-marxista”. Come nel ’22 a Roma, nel ’33 in
Germania e nel ’36 in Spagna: Santiago ’73 rimetteva in moto la guerra civile
ideologica su scala mondiale che sembrava vinta dal Deep State che
supportava la Sinistra radicalista, per questo l’immagine di Pinochet è rimasta
impressa nella memoria della coscienza comune universale. La prima voce in
ordine cronologico che si leverà, non a caso, nel mondo per salutare la vittoria
del Conservatorismo anti-progressista cileno fu quella del profeta del
Tercerismo mondiale, il generale argentino Juan Domingo Peròn, il primo e più
grande avversario di Yalta. Poco dopo l’11 settembre 1973, Peròn e Pinochet si
incontreranno in un clima di grande cameratismo, di seguito daranno avvio a
un piano strategico comune volto all’abbattimento di Yalta e del bipolarismo
marxista-americano nel continente sudamericano. La morte del generale Peròn
(1 luglio 1974) complica i piani strategici del Cile pinochetista, che isolato
economicamente e diplomaticamente da tutto l’Occidente cerca così
disperatamente sponde nel mondo islamico (Libia di Gheddafi, Iran, Siria, Iraq)
ma anche all’interno del Patto di Varsavia (Romania, Polonia) e della destra
israeliana (Begin). Non vi sono quindi prove di una liaison Kissinger Pinochet,
tutt’altro, anzi da quando la Sinistra liberal o radicale riconquistava la Casa
Bianca i tentativi delle frazioni di sinistra di CIA e MI6 di sabotare la normale
vita del Cile conservatore si moltiplicheranno, con il soccorso addirittura, in
taluni casi, di DGI cubana e sovietico KGB (cfr. M. Spataro, Pinochet. Le
scomode verità, S. Sigillo 2003). Va infine precisato che i rapporti tra la
dittatura antiperonista argentina di Videla e la democrazia sovrana cilena
furono tutt’altro che buoni. Videla fu organico a Yalta e alleato del comunismo
argentino, uccise e perseguitò sicuramente più peronisti che marxisti e il
regime militare fu sempre sostenuto dal Partito Comunista di Buenos Aires; il
generale Pinochet, continuatore del peronismo, fu invece un irriducibile nemico
di Yalta e del comunismo. Infine, quello di Pinochet non si può nemmeno
tecnicamente definire un Golpe, in quanto il generale, capo di stato maggiore,
rispose con l’intervento antimarxista a una sollecitazione verso l’esercito da
parte di parlamento e magistratura.

Pinochet non fu liberista

Si continua a ripetere che Pinochet fu liberista per i rapporti con i Chicago Boys
ma chi ripete tali luoghi comuni non si è dato lo sforzo di approfondire. I dati
dei ricercatori e degli economisti (Rogoff-Reinhart, Questa volta è diverso. Otto
secoli di follia finanziaria, Saggiatore 2010) mostrano invece che i settori
strategici industriali dell’economia cilena furono nazionalizzati e di proprietà
statale. CODELCO, corporazione mineraria di rame, assunse valore strategico
sociale nel 1976, tre anni dopo la vittoria pinochetista; di fatto apparteneva al
Presidente della nazione Augusto Pinochet che rappresentava lo Stato del Cile.
I fondi della stessa saranno utilizzati come leva per quel miracolo sociale cileno
riconosciuto da tutti gli standard economici quando il Presidente Pinochet lasciò
il potere. La democrazia plebiscitaria pinochetista protesse la Proprietà, la
piccola e media proprietà in particolare con il fine di incentivare lo Stato
protezionista e nazionale del lavoro; sviluppò un sistema pensionistico e
sanitario che fu considerato dagli specialisti il più avanzato in America Latina;
creò una piccola e media borghesia cilena che il marxismo allendista aveva
deliberatamente abbattuto. Dunque è scorretto considerare Pinochet sia
liberista che liberale. Pinochet dette vita ad una Democrazia plebiscitaria e
Gremialistica, avendo sottoposto il suo Governo a diversi referendum popolari:
quando perse il referendum dell’88, seppur di misura, Pinochet accettò
serenamente il verdetto e il Cile ripiombò nel buio della “democrazia
rappresentativa” e dell’oligarchia finanziaria. Una frase ricorrente dei cileni è
Vuelve mi General, Torna mio Generale, per ricordare gli anni aurei della
Democrazia sovrana non liberale pinochetista. Si pensi che il modello
pedagogico di Allende per le future generazioni prevedeva l’abolizione dello
studio di storia cilena, la negazione di un patriottismo cileno e il culto degli eroi
del socialismo progressistico (per lo più ebrei) nel corso della storia mondiale.
Se è vero che Pinochet, per riparare ai disastri di una cattivissima statizzazione
allendista, liberalizzerà assai, è anche vero che lo Stato Nazionale del Cile sarà
il centro della vita politica. Analizzando l’apporto dei costituenti, nel 1980,
emerge la sostanza neo-peronista (Guzmàn) da destra sociale della democrazia
pinochetista. Si deve parlare dunque per correttezza di “Corporativismo di
mercato” non di liberismo cileno. L’importante distintivo cileno dell’Ordine Bernardo Higgins venne donato dai successivi Governi di sinistra ai Rotschild e ai Rockfeller e non dallo Stato nazionale cileno. Di recente, David Rockfeller veniva visto a passeggio a Santiago con esponenti Socialisti e della sinistra neo-allendista, non con i “fascisti” pinochetisti.

La repressione contro le sinistre radicali

Questo è indubbiamente vero ed è un capitolo non luminoso e poco trasparente della Democrazia sovrana cilena. Qui la sinistra radicale ha ragione. Il generale non smentirà mai
che di fronte alla logica del terrore e della guerra civile messa in moto dai rossi
di Allende, con il sostegno logistico cubano (DGI), fu necessaria quella che
definì una fase chirurgica di “contro-terrore” per riportare il Cile nel
“disciplinamento” dell’organizzazione della vita di comunità. Purtroppo
tristemente famosa diverrà la “carovana della morte” del generale Arellano
Stark, che fece sparire nel nulla più di 120 terroristi comunisti in poco tempo; il
generale Pinochet non era però informato della vicenda e quando la venne a
conoscere punì i responsabili. I terroristi cileni avevano però già precipitato il
paese, spalleggiando Allende, nella fase di guerra civile; i guerriglieri della
sinistra radicale, un esercito di migliaia di soldati e partigiani irregolari, erano
appoggiati finanziariamente e militarmente dai servizi segreti di mezzo mondo,
dalla frazioni progressiste del cattolicesimo e dell’ebraismo americano e
francese, erano ormai entrati nella fase di aggressione diretta all’esercito
cileno. Il tributo di sangue di soldati e carabinieri cileni non si placherà
nemmeno dopo l’11 settembre ’73. Pur non giustificando affatto il “contro-
terrore” dei conservatori cileni, si deve dire che la sinistra radicale uccise
comunque dal 1973 al 1990 647 militari cileni e che tentò in molti casi, con il
supporto della CIA di sinistra, di attentare alla vita di Augusto Pinochet.
Inoltre, se utilizziamo la logica storica novecentesca (ma anche quella odierna,
come stiamo vedendo) va addebitato al Comunismo internazionale e alla
sinistra liberal e radicale che sia il fatto di aver sistematicamente usato lo
strumento principe della strage di massa e dell’annientamento del nemico. E’
inevitabile che prima o poi, per non perire definitivamente, le forze
conservatrici e non progressistiche si autotutelino per l’elementare
sopravvivenza fisica. Va al riguardo segnalato che nel momento in cui ( ad es.
1977 o 1983) Augusto Pinochet allentò le briglia, i terroristi ne approfittarono
per intensificare di nuovo le violenze antinazionali.

Pinochet fu veramente un fascista e un antisemita?

Secondo uno storico serio e sempre equilibrato come l’ebreo George Mosse, il
pinochetismo fu più o meno una forma di Nazionalsocialismo cileno, più che il
classico regime autoritario di destra (G. Mosse, Intervista sul nazismo, Laterza
1977). Non solo perché la Giunta conservatrice sarebbe stata antiliberale e
anticomunista ma soprattutto perché la Giunta militare era antisemita. Allende
fu in ottime relazioni ideologiche e geopolitiche con l’ebraismo mondiale.
Allende era già stato vicino all’Histadrut, ai laburisti di Israele e al partito sionista marxista
israeliano, Mapam, il cui segretario politico, Naftali Feder, era stato presente
all’inaugurazione presidenziale cilena nel 1970 e si mantenne sempre in
rapporto con il leader socialista cileno. Circa 200 israeliani stavano lavorando
in Cile per studiare i metodi di irrigazione della terra arida. Allende sostenne in
diversi casi che il conflitto in Medio Oriente poteva essere risolto solo
con l’esistenza e alla sopravvivenza dello stato
socialista ebraico, privo delle componenti sioniste anti-bolsceviche. Allende, esponente di punta della Massoneria globalista dell’America latina, considerava dunque il sionismo nella sua funzione
di forza di sinistra, e per questo Israele fu sostenuto dall’Urss di Stalin. Questo
esperimento per costruire una società diversa aveva ispirato molti giovani
sionisti di sinistra a ritardare la loro aliya per aiutare il governo di Allende. Il
Fronte di sinistra sionista aveva rotto e spaccato i ranghi della comunità
ebraica cilena invitando Allende a rivolgersi a loro durante la campagna
elettorale. Anche loro divennero bersagli durante il regno del terrore di
Pinochet, come “ebrei marxisti e sovversivi antinazionali”. Qualche migliaia di
sionisti di sinistra vennero protetti ospitandoli presso l’ambasciata israeliana
nella capitale, Santiago, per molti mesi prima di essere scortati dai diplomatici
all’aeroporto in rotta verso Israele. Ebrei che avevano servito
nell'amministrazione Allende come Enrique Testa, il capo della comunità
sefardita, furono prima perseguitati dalla destra nazionale cilena, poi cacciati in brutto modo
dal Pesei. Jaime Faivovich, ex sindaco di Santiago, cercò rifugio
nell’ambasciata messicana. Volodia Teitelbaum, il capo del partito comunista,
fuggì in Italia, protetto dai compagni italiani. Il rabbino di nuova nomina, Angel
Kreiman, era progressista e filosocialista, riuscì a ottenere permessi di
salvaguardia per gli ebrei di sinistra ed era vicino al Comitato per la Pace,
istituito dai sacerdoti cattolici di sinistra poco dopo l’11 settembre ‘73. Il
rabbino Kreiman firmò una petizione insieme al cardinale cattolico Silva e al
vescovo luterano Frenz che chiedevano al regime di concedere l’amnistia ai
prigionieri politici. Come si vede il filosocialismo cattolico, ebraico, luterano
facevano blocco contro a livello internazionale contro il conservatorismo Nazionale cileno. Le attività
del rabbino furono criticate da elementi conservatori all’ interno della comunità
ebraica cilena, che guardavano con simpatia il regime nazionale. Il rabbino
Kreiman cercò così di trovare un compromesso tra Pinochet e la sua coscienza
di Sinistra liberal sebbene la stragrande maggioranza dell’ebraismo cileno fu
radicalmente antipinochetista anche, ma non solo, a causa della persecuzione
che finiva per identificare socialismo e ebraismo. In una conversazione,
Pinochet gli disse che il suo governo avrebbe vietato il film Il violinista sul
tetto perché sarebbe stato un film di “propaganda ebraico-socialista” che
mostrava i rivoluzionari che sventolavano una bandiera rossa e sostenevano il
rovesciamento dello Zar, verso cui Pinochet aveva una certa riverenza ideale
per il nobile martirio e per quelle che definì illuminate riforme. I rapporti tra il
Governo cileno e Israele migliorarono un pochino quando Begin (destra
radicale israeliana) diventò nel ’77 primo ministro; un rapporto redatto
da intelligence della CIA del 5 febbraio 1988 affermava che Israele aveva
venduto all’aviazione cilena 100 missili aria-aria Shafrir nel 1978 e altri 50 nel
1980. A questo seguirono 150 carri armati Sherman e aerei Westwind 2.
Nonostante questo, Pinochet coltivò sempre rapporti con l’OLP palestinese e
nel 1978 ospitò un raduno dell’opposizione palestinese non comunista a
Santiago. Durante il conflitto Iran Iraq si approfondiscono le relazioni tra l’Iran
di Khomeini e il Cile pinochetista con scambio operativo tra reparti di
intelligence. Durante il conflitto delle Malvinas, Pinochet disse che “il regime
antiperonista” argentino non poteva essere sostenuto dai militari cileni ma vi
era in ballo pure la tradizionale rivendicazione di Santiago sul Canale di Beagle. In
entrambi i conflitti, i sostegni cileni a Iran khomeinista e Gran Bretagna
giocarono un ruolo molto importante. Nel 1998, durante le cure mediche a
Londra, Pinochet è stato arrestato con un mandato di cattura internazionale
per violazioni dei diritti umani. Il sionismo progressista di sinistra fu una delle
forze strategiche della campagna mondiale contro il pinochetismo. Il rabbino
Micky Roser di Yakar si scagliò contro il “fascismo” cileno; in seguito,
moltissimi ebrei, israeliani e non, reclamavano il fatto che i loro genitori furono
uccisi sotto il regime pinochetista. In Israele, presso il Ministero degli affari
esteri, vi sarebbero 19 mila documenti con date precise e con i nomi degli
ebrei perseguitati e uccisi dai pinochetisti ma l’attuale Governo di destra  israeliano ha classificato la notizia come non rilevante e sembra non voglia
compromettere le buone relazioni israelo-cilene. Risulta così difficile stabilire
con precisione quanto sia stata radicale e pesante l’eventuale persecuzione
antisemita del regime pinochetista cileno. Quanto al fatto che la democrazia
corporativista cilena fosse più o meno fascista, difficile rispondere in modo
definitivo. Va comunque considerato che il comandante Merino, il capo
dell’Armada, aveva un busto di Mussolini nel suo studio con cui accoglieva i
militari e i diplomatici; Pinochet era un grande ammiratore di Petain e del
generalissimo Franco, si definì in tre casi “un peronista cileno” ed in alcune
interviste riabilitò anche il nazionalsocialismo tedesco dicendo esplicitamente
che se non vi fosse stato il nazismo i marxisti avrebbero annientato tutti i
cristiani o gli uomini di destra conservatrice nella terra; la maggior parte dei
soldati cileni erano soliti cantare in continuazione canzonacce dell’epoca
fascista come Battaglioni M sotto gli occhi compiacenti o nel migliore dei casi
indifferenti dei vertici del regime. Non so quello che stabilirà in futuro la storia,
ma è un fatto evidente che la maggior parte dei militari dell’11 settembre
’73 si considerarono i continuatori degli anticomunisti “nazionali” e dei
rivoluzionario-conservatori del ‘900 e appena presero il potere liberarono i
militanti peronisti di destra nazionale arrestati e perseguitati sotto quella che loro stessi definirono “la dittatura comunista ebraica” di Allende.

La fine del mondo e i falsi profeti

Riceviamo e pubblichiamo una lunga ma interessante riflessione di una nostra attenta lettrice, che preferisce usare, pubblicamente, uno pseudonimo e che ci inoltra un suo scritto per la prima volta.

Le opinioni scritte dai lettori sono espressione del loro pensiero. Noi pubblichiamo qui, solo le lettere che ci appaiono avere spunti interessanti di riflessione ed eventualmente di discussione.

 

di Greta

“E tutti i signori temporali e i prelati ecclesiastici saranno dalla parte dell’Anticristo. E quelli che sono divisi tra loro, i Papi, i Re, i Vescovi e il clero, diranno: “Se il mio avversario mi denuncia a quest’uomo tanto potente, sono morto. Meglio che vada io prima di lui”. Così tutti gli presteranno obbedienza, e non ci saranno né Re né prelati senza che egli lo voglia.”

San Vicente Ferrer, Sermone sulla venuta dell’Anticristo

*****

(L’ ‘altro Vangelo’ di Monsignor Viganò)

Il 7 giugno del 2020, Monsignor Carlo Maria Viganò ha scritto una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, elogiandolo come “coraggioso difensore del diritto alla vita, che non si vergogna di denunciare le persecuzioni dei Cristiani nel mondo, che parla di Gesù Cristo e del diritto dei cittadini alla libertà di culto”.

Ma non solo; dopo avere descritto la battaglia spirituale che contrappone le forze del bene a quelle del male (“i figli della luce e i figli delle tenebre”), Viganò arriva a dichiararsi apertamente “compagno di battaglia” del presidente americano.

Donald Trump ha risposto dicendosi “molto onorato per l’incredibile lettera inviatagli dall’arcivescovo”, e augurandosi “che ognuno, religioso o meno, la legga”.

Di fatto la lettera è rimbalzata su tutta la stampa cattolica, senza esclusione per gli ambienti tradizionalisti, raccogliendo approvazioni unanimi. Il consenso ha riunito schieramenti fino ad oggi inconciliabili, perché a tessere le lodi di Monsignor Viganò sono state sia le pagine ufficiali della Fraternità San Pio X che quelle della Società Sacerdotale fondata da Monsignor Faure (SAJM), ma anche pagine apertamente sedevacantiste come la Catholica Pedia di Luis Hubert Remy e il Blog ufficiale di Monsignor Sanborn.

Il 27 giugno i quattro Vescovi della Resistenza hanno dichiarato ufficialmente il loro sostegno a Monsignor Viganò, e dal momento che la Società Sacerdotale degli Apostoli di Gesù e Maria, per esplicita dichiarazione del suo fondatore, si propone di “essere la continuazione dell’opera e della battaglia di Mons. Lefebvre nella fedeltà alla Fede di sempre”, è doveroso fare alcune osservazioni su quella che è “la Fede di sempre”.

1) Donald Trump ha divorziato due volte e si è sposato tre volte. Secondo “la fede di sempre” è un peccatore pubblico; per lo stesso peccato il Re d’Inghilterra Enrico VIII fu scomunicato dal Papa Clemente VII nel 1533. Continua a leggere

LE VERITÀ SULLA RIVOLTA DI BELGRADO

Riceviamo e pubblichiamo da parte di un nostro appassionato lettore:

Sulla rivolta in atto a Belgrado contro il governo di Aleksandar Vucic (leader del cosiddetto Partito Progressista Serbo) viene detto e scritto in Italia tutto e il contrario di tutto.

L’attuale ribellione popolare non è un fulmine a ciel sereno; essa sale sulle spalle delle proteste politicamante trasversali dell’inverno scorso scattate per condannare la politica di capitolazione sulla questione del Kosovo-Metohja.

Tra le tante sciocchezze, abbiamo ad esempio letto che i rivoltosi contestavano il governo per la sua scelta di ammorbidire la quarantena. Niente di più grottesco.

Come ben spiega questo reportage le radici della sollevazione sono ben più profonde ed i motivi politici ben diversi.

Malgrado noi si sia lontani dalle opinioni politiche dell’autore (riconducibili ad un nazionalismo serbo-ortodosso radicale) abbiamo tradotto e pubblichiamo la sua corrispondenza poiché getta un diverso ma illuminante fascio di luce su quello che bolle in pentola in Serbia, ovvero nel cuore stesso dell’area balcanica.

Non è del resto esatto che la rivolta in corso abbia, come scrive il corrispondente, un univoco segno. Essa raccoglie, per quanto quella nazionalistica sia quella dominante, diverse correnti d’opinione contrarie al governo.

* * *

di Goran Kadijević

I mezzi di informazione occidentali dipingono l’attuale rivolta serba come una sollevazione causata per lo più dalle bugie del Governo Vucic sui dati del contagio. Ciò è falso.

La rivolta serba contro la biosorveglianza totalitaria globalista e progressistica dell’elite del Deep State ha avuto inizio nel momento stesso in cui il progressista Vucic impose mesi fa il cosiddetto lock down all’intera Serbia.

La rivolta serba, essendo una rivolta politica conservatrice, non è iniziata una settimana fa, ma mesi fa. Bosko Obradovic, guida carismatica dell’Opposizione nazionalista serba, occupando per due settimane di sciopero della fame i gradini di fronte alla Camera dell’Assemblea Nazionale, era di fatto il primo uomo politico della storia contemporanea, ben prima del presidente statunitense Donald Trump, ben prima del presidente Bolsonaro, ben prima dell’irruzione sulla scena del BLM e di antifa americani e ben prima delle varie voci di scienziati alternativi al progressismo totalitario sanitario, a contestare la Rivoluzione colorata planetaria in atto.

E’ tipico del nazionalismo Serbo precorrere i fatti e le grandi tendenze storiche: Gavrilo Princip Draza Mihajlovic Ratko Mladic, guerrieri puri andati al martirio per essere stati troppo in anticipo sui tempi, strateghi politici, prima che militari, antagonisti totali, irriducibili, ai rivoluzionari colorati della loro epoca, hanno perso, sono stati demonizzati nella memoria eterna di più generazioni ma hanno però aperto una nuova epoca storica e spirituale come veri e propri eroi cosmici. Continua a leggere

Trump: guerra mondiale o guerra civile contro il golpe totalitario della sinistra sanitaria?

Riceviamo da amico cattolico americano e volentieri pubblichiamo

di Adam Schwartz

Esistono sia gruppi trasversali, o transnazionali, sia blocchi di potere globali guidati e condotti da Stati nazionali e imperiali. Spesso collaborano, talvolta, come ora, sono in lotta feroce tra di loro. Chi sta prevalendo? Sino al dominio occidentale dei vecchi sudditi britannici (Clinton, Neocons, Obama) prevalevano di certo i gruppi oligarchici del Deep State, i quali stavano ridisegnando il mondo con una “pacifica” spartizione globale anglocomunista (comunista dal PCC imperialista di Pechino) ma a prezzo di un impoverimento di massa e di una deproletarizzazione verso il basso del proletariato di Stati Uniti e Europa. La vittoria di Trump ha però rimesso tutto in discussione. Lo Stato nazionale ha ripreso il suo posto; i lavoratori sono tornati dopo decenni di dittatura antisociale liberista a avere il diritto di parola; lo Stato populista e sociale trumpiano sovvenziona gli operai e i piccoli imprenditori contro la Silicon Valley e pare disposto anche ad armarli non solo militarmente ma anche con legittimità politica della Casa Bianca, come si è visto in questi giorni con il simbolo di “LIBERATE Michigan Virginia and Minnesota” e via di seguito….”Lockdown Rebellion” against Deep State, Fauci, Gates, Bezos, Soros and GAFA….Ultima mossa presidenziale sono i 6 mila dollari mensili alle famiglie americane di lavoratori e la nazionalizzazione della FED. (Gli Stati uniti stanno entrando in una nuova fase di Socialismo nazionale? Sarebbe paradossale, in quanto socialismo nella nostra storia americana ha sempre significato altro, ma non sarebbe da escludere….NDR)

Molti vogliono vedere l’avvento dell’Era Covid 19 già preannunciato dalla scenografia iniziale delle Olimpiadi di Londra ( Cfr.https://www.youtube.com/watch?v=ZZyoGB9Xy74&fbclid=IwAR3cDQHqmxxe0-hIhcUKbD59HwCd6RLW6x-hUUuIjDwc3Vg7F2G_73owSSE). Noi, pur con la cautela d’obbligo in tali casi, non siamo molto concordi. Covid -19 è stato usato, da una probabile azione multipla di più soggetti (di scuola britannico-cinese), contro lo Stato sociale e populista trumpiano, che aveva in questi 4 anni sconfitto la disoccupazione e messo KO le economie mercantiliste germanico-cinesi; nel 2012, anno dell’Olimpiadi di Londra, non solo non si aveva notizia di Trump, ma lo Stato Profondo era certo che l’alleanza globale anglocinese marciasse a vele spiegate verso una nuova era. Putin, solitario e economicamente debole, dava relativi pensieri ai Rothschild e ai Rockfeller. La Russia era sotto attacco da tutte le parti. Damasco vilipesa e stuprata da terroristi di tutto il mondo armati e coccolati dal clan Clinton-Obama. Il fenomeno Trump è stato del tutto imprevisto e rivoluzionario, come nessun altro da decenni. Non era previsto in Inghilterra, se non dalla fazione Farage-Brexit, che era tollerata, non appoggiata, dalla Casa Reale di Windosr e da Pilgrim Society nella assoluta certezza che si affermasse tranquillamente la Clinton negli USA; non era previsto in Cina, in cui la fazione comunista prevedeva altri decenni di pacifica globalizzazione economicistica; non era previsto in Russia, in cui tutti i piani interni rimandavano ossessivamente alla guerra russofoba finale, dopo anni di continua guerra di sterminio ai popoli slavi e ortodossi, dai serbi in Kossovo ai russofoni in Donbass per finire con i del tutto dimenticati bambini greci uccisi dal Quarto Reich eurogermanico; non era previsto nel vaticano gesuita, in cui ci stava preparando al dogma dell’accoglientismo come nuova linea teologica da associare come diversione al liberismo razzista russofobo e antiortodosso del clan Clinton. Tutti erano pronti, ormai, all’assalto alla Russia, in forma di Rivoluzione colorata o guerra calda vera e propria. E tutti erano in fondo felici di ciò e non vedevano l’ora che ciò avvenisse. Ma con Trump si metteva di nuovo in moto lo spirito del tempo distruggendo l’alienazione tecnocratica e economicistica. Lo spirito del tempo prende l’uomo coraggioso, un po’ folle e disponibile. Non guarda l’erudizione o l’intellettualismo del leader. Tutti i loro piani, del clan cinese britannico e del Quarto Reich prussiano o nazista, erano così andati e in fumo e venivano frantumati. L’isteria mondiale della stampa (tutta rispondente a Rotschild) partiva senza sosta (sfruttando un vecchio tweet del Presidente Trump in cui citava con venerazione Mussolini, come poteva citare Washington o Lincoln NDR), il nuovo mantra era che il trumpismo era fascismo! Ma loro continuavano a uccidere bambini greci, sostenere DAESH contro Assad  o fare affari con il clan Xi Jinping…..Dove era il fascismo? La gente si confondeva.

Le sinistre marxiste, arcobaleno e razziste antirusse partivano in marcia con il nuovo mantra del fascismo ma il proletariato mondiale capiva che queste sinistre neostaliniste erano il braccio armato dell’imperialismo britannico-cinese.

Trump, unico statista del mondo occidentale negli ultimi venti anni, diceva che Putin era stato il difensore unico dello spirito cristiano, tradito da Unione Sovietica Europea e Vaticano, che difatti in passato avevano entrambi sposato la causa dei neonazisti croati e ucraini e dei terroristi islamici contro russi e serbi. Già tutto ciò dava adito al proliferare di fake e indagini illusorie e fittizie come Russiagate per le quali era usato il denaro di milioni e milioni di contribuenti proletari americani che non portavano a nulla di concreto. Movimenti nazisti e islamici estremisti erano utilissimi allo scopo per la Sinistra filocinese occidentale e europeista, come vedemmo in particolare in Siria dal 2013 e in Ucraina dal 2014. Quanto Trump investì e prese di petto questo modo di fare geopolitica, si rimisero in moto le cerchie del Deep State. Tra l’altro, Trump si sarebbe poi diretto anche contro figure ambigue e quanto meno equivoche della Sinistra del Deep State come Jeffrey Epstein, i cui scandali rimandavano come fu visionato direttamente a MI6 e a Casa Reale di Windsor. Il loro tentativo ora è un nuovo focolaio di Covid in Usa, che porti al caos e renda ineleggibile il Presidente. Ciò significherebbe rivoluzione colorata negli USA, golpe “neostalinista”sanitario capeggiato dalla corrente filocinese Gates-Soros. Ma Trump ha fatto loro ben capire che il popolo e i Patriot americani sono in marcia e sono pronti a difendere la vita e la rielezione del Presidente. Continuano le menzogne dei fake media, così il Presidente ha parlato dell’ultimo sperimento biotecnologico a basi di raggi ultravioletti e i media dei Rothschild fabbricano nuove fake rilasciando dichiarazioni mai fatte da Trump! Il mondo intero si va dividendo irreversibilmente tra il partito sociale popolare di Trump (antiglobalista e antiNATO) e il partito elitista di Xi e Deep State globalista e NATO. Perché l’elite non ha ucciso il Presidente? Perché hanno capito che il trumpismo è un fenomeno sociale irreversibile e forse si illudono di conoscere ormai i punti deboli del Presidente….Il punto di scelta sarà la Gran Bretagna: se passa la linea Farage-Johnson la Gran Bretagna abbandonerà imperialismo e russofobia, se passa la linea del Deep State l’Inghilterra, già sull’orlo del definitivo abisso, seguirà inevitabilmentel’UE germanica  nell’essere sbranata pezzetto dopo pezzetto dai Comunisti di Pechino. Covid 19 e 5g SONO SOLO L’INIZIO.

DA

https://www.wndu.com/content/news/LIBERATE-Trump-goads-Michigan-other-states-to-lift-virus-restrictions-569730401.html

La Guerra Mondiale Cina e Usa è realtà. Funzione positiva della Federazione Russa

di un ex Militante Missino veronese

Ero un semplice e modesto attivista della sede MSI dunque sarò perdonato se lo stile non sarà perfetto, nonostante la mia sofferta e tardiva laurea in storia contemporanea. Dall’ennesima discussione con vecchi camerati, che ora si proclamano europeisti e ieri fieri anti-almirantiani di destra radicale, emerge che l’aiuto russo antiCovid all’Italia sarebbe oggi interessato. Più o meno ieri tra gli europeisti della destra radicale vigeva la certezza che vi era un autentico conflitto tra Urss e Occidente, che Yalta o la distensione fossero solo una messinscena per la tv mondiale; oggi, viceversa, il loro complottismo arriva a prefigurare uno scenario di accordo sottobanco tra Cina e angloamericani sulla pelle dell’UE e in particolare di una immaginaria rinascita germanica. Dove questa rinascita? Nell’aver distrutto il povero e buono popolo greco….?

Viceversa, come capirono bene Giorgio Almirante, Beppe Niccolai e Mennitti di Proposta Italia, tutti identificabili come Destra Sociale (e nessuno nella destra radicale volle o fece finta di non capirlo) non vi fu mai guerra tra Urss e Occidente, l’Italia centro di elaborazioni strategiche ben lo mostra con il compromesso storico tra comunisti e partito angloamericano italiano come lo mostra la collaborazione tra sovietici ed occidentali con l’epidemia di vaiolo negli anni ’70 e la continua retorica della distensione che, ci spiegava allora Solzenicyn, rivelava il sovietismo come fazione dell’imperialismo angloamericano; dunque come ben comprese la classe dirigente missina di Destra sociale  il loro fine, degli anglomarxisti, era fare un milione ed anche di più Sergio Ramelli in Italia e si guardi anche ora alla protervia assurda di chi vuole imporre al sindaco di Verona di buttare giù Via Almirante….per capire tante cose…; viceversa l’estrema destra in tutte le sue forme e modalità di azione era, secondo quanto ci dicevano continuamente dirigenti Msi all’epoca, manipolata e strumentalizzata da una lobby informativa e militare progressista, filomarxista e filoanglosassone.  Il più grande nemico politico di Almirante non era Berlinguer o Togliatti, ma il britannico Cossiga, che reclutò poi il pessimo Fini, da sempre promotore del centrosinistra e che portò al Governo il comunista D’Alema; qualcosa vorrà dire o no? L’attentato di Peteano o i vari gruppi evoliani veneti di duri e puri, ad esempio, tutti operanti indisturbati sotto i vigili occhi di basi NATO, non potevano che confermare tutto questo….. La guerra fredda fu una meschinità e una falsità. La realtà fu allora (disse così Almirante in Parlamento il 9 gennaio 1980 arrivando a sostenere la causa dei nazionalisti cambogiani khmer massacrati da vietnamiti e sovietici sotto gli occhi distratti della NATO) la guerra calda tra il maoismo cinese che veniva inteso come dottrina di liberazione nazionale e l’imperialismo sovietico. Dal sostegno aperto a Pinochet in Cile a Carrero Blanco in Spagna (che nessuno di noi ha mai considerato fascisti o camerati sia chiaro, eravamo filoperonisti..), Mao con la dottrina antirussa del nemico orizzontale avviava una dottrina di strategia che voleva far i conti con l’occidente dopo aver eliminato il classico “nemico vicino”. Gli europeisti non capirono allora questo, non capiscono di riflesso quello che accade oggi. Complotto o non complotto (non posso saperlo ma non mi interessa nemmeno a questo punto) COVID-19 è una vera e propria guerra. La Cina non scenderà mai a patti con gli occidentali, la Cina vuole giustamente la supremazia mondiale dopo la secolare infame umiliazione britannica occidentale. Chi parla di una nuova Yalta sulla pelle europea non ha capito nulla. La Cina vuole solo capire con chi stanno gli europei in questa guerra perché ha capito che l’attuale Europa è solo una grande Olanda di mercanti e commercianti e fanatici gender che avanti di questo passo potrà solo essere terra di conquista e spartizione tra le tre potenze mondiali (Cina, Angloamerica, Russia). L’ingresso russo in Italia dà invece molta speranza, perché una collaborazione strategica tra Italia e Unione Eurasiatica russa potrà ridarci quell’identità nazionale mediterranea e quel senso civico di Stato che americani (dunque DC e PCI) e UE ci hanno conculcato, umiliandoci passo dopo passo. Una unione mediterranea (Grecia, Spagna, Italia e se possibile Francia) vicina alla Federazione russa e alla Unione Eurasiatica farebbe una ottima funzione di peso rispetto all’espansionismo cinese da un lato e angloamericano dall’altro. Inoltre, Putin ha operato in questo secolo una Rivoluzione conservatrice con la democrazia sovrana e sociale al centro molto simile e in continuità con la Rivoluzione corporativa di Mussolini del secolo scorso. Putin ha sostenuto la Siria socialista nazionale di Assad, baluardo contro il terrorismo globale. Putin ha riabilitato come eroi della Federazione Solzenicyn e i milioni di martiri del Comunismo. D’ora in avanti, dunque, più che guardare al passato (camerati o meno) o ai vari schieramenti italiani (da FDI a Leu) preferirò mettere in primo piano chi sostiene un partito russo e la Democrazia Sovrana per la pace mediterranea contro terrorismo e guerre e chi viceversa è sul fronte della Russofobia.

 

Il Nuovo Impero Britannico e l’ossessione del fascismo russo

di Francy C.

Il londinese Financial Times avverte oggi che il “fascista Putin” sta usando la questione Coronavirus per destabilizzare UE. Ma che c’è di vero in tutto ciò? Ancora adesso, come spesso è avvenuto nella storia, l’Inghilterra sta fornendo una lezione al mondo. Darwinismo sociale? Sì e no. Johnson si è formato a Eton come la crema dell’aristocrazia politica britannica, è un uomo colto e scrittore di importanti libri, a differenza di Di Maio, Salvini, Conte e Trump, ma anche di politici sopravvalutati come Macron e Merkel. E’ un vero statista, in Occidente è l’unico che regge il confronto con leader politici come Assad, Putin, Ahmadinejad. Boris non è eurofobo ma non si fida dei tedeschi, non esiste nella visione britannista di Johnson una identità germanica in quanto i tedeschi o sono slavi o sono occidentali, dunque l’UE carolingia è un sogno divenuto incubo neo-sovietico. Continua a leggere

L’élite globale anglosassone e la Terza Guerra mondiale?

Riceviamo e pubblichiamo questa analisi di una nostra amica ed assidua lettrice, che segue una teoria e trae conclusioni che non possiamo considerare definitive, ma degne di nota. E’ un’ opinione politicamente scorretta, con una sua logica, di cui tener conto. (Nota del Circolo Christus Rex) 

di Francesca Catanese

Carrol Quigley, professore alla Georgetown University, pubblicò nel 1966 un volume di 1348 pagine: Tragedy and Hope. Quigley non è accusabile di complottismo perché ha formato la classe dirigente angloamericana, a iniziare da Clinton. Il professore rivelava l’esistenza di una élite anglofila che puntava al dominio globale e che in parte lo aveva già conquistato. Ma prevedeva anche che, dopo il 2000, nuove forze, come la Cina, una Russia liberatasi dal Comunismo – che, dimostrava Quigley era per lo più uno strumento dell’élite globale britannica – avrebbero contrastato l’egemonia anglofila mondiale. Continua a leggere

COVID-19: LA PAROLA AD AHMADINEJAD

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

 

 

Un lettore, dopo averle tradotte, ci segnala due recentissime lettere dell’ex Presidente della Repubblica islamica dell’Iran, la prima al Segretario Generale delle Nazioni Unite, la seconda al al Direttore Generale di OMS. Per oggetto esse hanno la questione del Corona virus.
Pubblichiamo volentieri i due documenti (preceduti dalla nota introduttiva del lettore) in quanto è doveroso conoscere la percezione che si ha in Iran del nuovo pericolo costitutio dall’epidemia da Corona virus.

*  *  *

E’ di poche ore fa la notizia che il COVID-19, in Iran, ha condotto, tra gli altri, alla morte di Mohammad Mirmohammadi, membro del Consiglio per il Discernimento. L’ex presidente iraniano, M. Ahmadinejad, massimo rappresentante politico dei cosiddetti “Rivoluzionari conservatori” di Tehran — avversario irriducibile dell’attuale premier, lo sceicco Rohuani, formatosi del resto in accademie britanniche — nel corso di recenti comizi e incontri nella provincia, ha messo in luce il ruolo dell’agenzia spionistica britannica MI6 sul piano della guerra biochimica e nanotecnologica contro l’umanità. Del resto, in un’intervista rilasciata poco tempo al Corriere della Sera, Ahmadinejad sottolineava come la politica dell’occidente intero fosse decisa da una élite razzista e imperialista segreta di scuola e tradizione anglosassone. Traduciamo di seguito le parti più significative di due lettera scritte dall’ex presidente iraniano ai Segretari generali dell’OMS e dell’ONU, in cui si associa il COVID-19 ad un esperimento di Guerra Ibrida angloamericana contro l’Iran.  (F.F.)

Lettera del Dr. Ahmadinejad al Segretario Generale delle Nazioni Unite (1.03.2020)

Col nome di Dio, il più misericordioso, sign. Antonio Emanuel Oliveira, onorevole Segretario generale delle Nazioni Unite…..Voi, illustre segretario, conoscete l’uso di uno degli strumenti biologici e tecnologici di cui si sta facendo in questi tempi abusando terribilmente. La nuova arma è usata per mantenere la supremazia sul piano economico e politico globale, oltre che il controllo permanente sui popoli: ciò desta enorme preoccupazione, come è logico, in tutta l’umanità….. Oggi, è sempre più chiaro che l’utilizzo del nuovo e intelligente coronavirus, fabbricato e finanziato dalle elite a voi note, è addirittura più antiumano e pericoloso di armi terribili come quelle nucleari o del sistema di antenne elettromagnetiche Haarp (NDC, lo stesso generale Ivashov, in più casi alla televisione russa o in trasmissioni radio ha sollevato l’attenzione sul fenomeno Haarp, invitando il presidente Putin, purtroppo senza esito, a denunciare la questione nelle opportune sedi). Signor Oliveira, è dovere delle Nazioni Unite:

1)    Condannare, sulla base legislativa dei poteri penali globali, l’elite di tali nazioni prevaricatrici ed interrompere l’azione dei loro agenti criminali e degli stessi politici che agiscono come tiranni globali sentendosi impuniti e non considerando le Nazioni Unite e il mandato ONU.

2)    Promuovere un accordo globale sulla questione, identificando i possessori di armi batteriologiche e nanotecnologiche, così come il particolare tipo di sintomi, allergie, virus che tali armi ed agenti produttivi patogeni provocano. Ove non si arrivi a tale accordo globale, saranno definitivamente distrutte relazioni tra popoli e nazioni, con conseguenze prevedibili.

3)    Sulla base di un accordo globale, rafforzare passo dopa passo una tale convenzione e utilizzare i paesi promotori di tale accordo  all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per vietare qualsiasi ricerca o creazione simile sul piano di guerra ibrida da laboratorio, la produzione o l’uso di qualsiasi arma batteriologica. La previsione e il lavoro esecutivo della sicurezza planetaria e dei metodi di controllo per prevenire e affrontare nuove situazioni simili esigerà la partecipazione attiva e responsabile, oltre che trasparente, di tutti gli stati e le nazioni del mondo.

4)    Chiedere con determinazione all’OMS di identificare il laboratorio incriminato per questo virus [1] presentando i lavori alla comunità mondiale….Accertata la responsabilità di reparti predisposti alla guerra ibrida contro i popoli, usare il peso penale globale delle Nazioni Unite….impedendo il ripetersi del terrore mondiale sui deboli e gli innocenti….
Mamhoud Ahmadinejad

Lettera del Dr. Ahmadinejad al Direttore Generale di OMS (1.O3.2020)

Col nome di Iddio, il misericordioso, il più misericordioso, sign. T. Adhanom..…ben sapete che il COVID-19 è esploso nella vita dei popoli come un disastro in fiamme……Egregio Signore, non si dovrebbe mai permettere la guerra biochimica a Nazioni e Popoli che non hanno difesa. Oggi, la nazione Iraniana, nonostante gli eroici sforzi del personale negli ospedali e dei medici, nonostante il totale sostegno di tutti nella lotta contro tale evento, sta subendo perdite umane e costi sociali probabilmente più pesanti di quelli di ogni altra nazione del pianeta. Egregio Signore, OMS dovrebbe realizzare l’importante missione della salute dell’intera comunità umana e dovrebbe quindi attivare immediatamente:

1)    Aiuto con attrezzature, medicine e cure mediche ai paesi coinvolti…soprattutto ai più deboli.

2)    Riconoscimento e immediata denuncia dei Responsabili produttori agenti del virus e dei centri e agenzie spionistiche di sostegno a tale azione criminale e generata dal Nemico dell’Uomo nella lotta di espansione e controllo di armi batteriologiche contro i popoli; non ho dubbi sul fatto che con il raduno generale pacifico e collettivo di nazioni e stati, la comunità umana si autopurificherà da questi crimini e dal terrore mondiale, vincendo la strategia di controllo criminale delle elite sui popoli. Chiedo umilmente a Iddio, il più misericordioso, il successo per il sign. T. Adhanonm e per tutti coloro che vogliono con il cuore pulito servire la grande comunità degli uomini.
Mahmoud Ahmadinejad

NOTA DEL TRADUTTORE

[1]    Purtroppo qui l’ex presidente iraniano non specifica di quale laboratorio si tratti. Secondo vari analisti specializzati, il laboratorio militare in cui è stato originariamente prodotto, o sarebbe meglio dire programmato il virus, si trova presso Salisbury.

Da

COVID-19: LA PAROLA AD AHMADINEJAD

Da che parte sta il vescovo di Treviso?

TRIBUNA SALVINI MADONNA

TRIBUNA SALVINI MADONNA 3

di Mattia Pilotrogli

Castelfranco Veneto
Lettera aperta
S.E Mons. Gianfranco Agostino Gardin
Tribuna di Treviso
Castelfranco 17-08-2019
Ho letto quanto riportato sulla Tribuna del 17 agosto 2019 e avrei qualcosa da dire su quanto riportato dai vari attori. Mi riferisco in modo particolare a tre frasi riportate sull’articolo:
  • ..o la protezione della Vergine, almeno quella vera.
  • Non si può ringraziare la Vergine per ragioni che Lei non approverebbe.
  • L’aspetto cristiano di un politico non va censurato.
Partendo da queste tre frasi vorrei esprimere alcune precisazioni e/o commenti:
  • esistono due o più vergini una Vera e altre no?
  • In riferimento al ringraziare la Vergine per ragioni che Lei non approverebbe. Perfetto, una domanda la Vergine (quella Vera) ha approvato le leggi (aborto, divorzio, ecc.) firmate da presidenti sulla carta cattolici?
  • L’aspetto cristiano di un politico, DEVE essere censurato da parte del Clero? Si, ma quando in politico si dichiara cattolico ma opera in modo opposto. Per i dettagli è sufficiente il punto precedente. Scomuniche ai soggetti firmatari da parte del Clero, ZERO, vero?
È risaputo che la Curia di Treviso, come la maggioranza assoluta delle Curie in Italia, è ROSSA.
Vogliamo ricordare alcuni fatti: sulla Vita del Popolo, quando alle penultime votazioni comunali vinse Manildo il Direttore Mons. Bonomo scrisse un articolo contro Gentilini perché chiamava i preti rossi o bolsevichi.  Qualche anno dopo, sempre il Direttore Mons. Bonomo, si lamentava perché la giunta Manildo aveva approvato il registro delle unioni sodomite. Un noto proverbio, recita: chi è causa del proprio male pianga sé stesso. Un candidato consigliere tutto casa e chiesa (parrocchia nel centro storico di Treviso), fu eletto, con i voti di chi? Sua Eccellenza e il clero della Diocesi di Treviso, ricorda che è tuttora in vigore sia da parte della Chiesa e soprattutto del Padre Eterno, la SCOMUNICA LATAE SENTENTIA per i comunisti & affini.
Io vorrei un politico, tanto per non far nomi come SANTO STEFANO RE D’UNGHERIA. Ma ahimè non ci sono. Allora uno si deve accontentare (sempre per non far nomi) di Salvini? NO. Bisogna cercare un politico come SANTO STEFANO RE D’UNGHERIA, purtroppo non c’è perché manca la FEDE. Perché per ottenete dal Padre Eterno un governatore Cattolico VERO, non come i firmatari di leggi anticattoliche, bisogna in primis occuparsi delle cose del Padre, lo dice chiaro Cristo.
Il tutto oggi è impossibile, perché non esiste più uno STATO CATTOLICO, anzi ci sono dei casi dove la Santa Sede chiese al Capo di Stato di togliere la dicitura “religione di Stato” al cattolicesimo, con queste premesse è già tanto che un politico “sventoli” il Rosario. Poi con quanta fede lo faccia, i conti (come tutti) li farà con il Padre Eterno.
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