Dove conduce la mentalità americana?

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Segnalazione di Federico Prati

di Solange Hertz 1

postato: 22 giugno 2022

 

 Prefazione

Tra tutti gli eventi storici che hanno contribuito alla nascita delle attuali democrazie moderne, è indubbio che la Rivoluzione Francese (1789-1793) occupi un posto di primaria importanza. È un fatto innegabile che i principî che oggi reggono la nostra società siano gli stessi scaturiti da quella svolta epocale e dalla Francia esportati in tutto il mondo. Essa segnò non solo la fine delle monarchie cattoliche (di nome più che di fatto), ma diede vita per la prima volta nella Storia dell’umanità ad uno Stato laico, ossia ad uno Stato indifferente in materia di religione, e quindi di fatto ateo.

 

Sopra: la dea Ragione, elevata dalla Rivoluzione Francese a divinità da contrapporre alla «superstizione» (il cattolicesimo). Notate che la dea in questione ostenta l’Occhio onniveggente, un simbolo tipico della sètta massonica. Ed ecco svelata l’origine di questo culto.

 

Se tutte le religioni sono buone, nessuna è vera e quindi meritevole di un particolare riguardo. Misconoscendo il principio di sussidiarietà dello Stato e la superiorità della Chiesa su quest’ultimo, a causa del fine soprannaturale dell’uomo (la salvezza eterna dell’anima) che, come dice la parola stessa, è superiore al fine naturale (il bene comune) a cui deve provvedere l’autorità secolare, la Rivoluzione Francese creò un nuovo prototipo di consorzio umano imperniato non più sul rispetto dei Dieci Comandamenti e della Chiesa di Roma (i Diritti di Dio), ma sui «Diritti dellUomo».

 

Sopra: il famoso dipinto che raffigura i Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Anche qui sono presenti fregi di provenienza massonica, come l’Occhio onniveggente nel Triangolo, l’Uroboro (il Serpente che si morde la coda), il berretto frigio e il fascio littorio. La donna a sinistra raffigura la Libertà che spezza le catene della tirannia, mentre l’angelo a destra è l’Essere Supremo che con lo scettro indica l’Occhio che con la sua luce dissipa le tenebre dell’errore e dell’oscurantismo. Il quadro fu realizzato nel 1789 da Jean Jacques François Le Barbier (1738-1826). Notate inoltre la forma delle tavole, molto simili a quelle dei Dieci Comandamenti. I Diritti dell’Uomo sostituiscono quelli di Dio…

 

In realtà, fin dagli esordi, lo Stato laico, nonostante la neutralità dichiarata in materia di religione, ha perseguitato – talvolta anche con toni feroci – il cattolicesimo strappandogli dalle mani l’educazione della prole (la scuola laica), privandolo dei beni materiali necessari al proprio sostentamento (la confisca degli immobili ecclesiastici), giungendo persino alla messa la bando degli Ordini religiosi.

 

Questi e tanti altri soprusi sono il frutto di una mentalità che vede nella Chiesa cattolica un temibile avversario e un ostacolo alla realizzazione di un’utopistica Repubblica Universale dove l’uomo, sciolto dai vincoli di qualsiasi legge immutabile, possa finalmente dare libero sfogo ai proprî istinti e seguire senza impedimenti le proprie inclinazioni.

 

Sopra: tra il 2 e il 5 settembre 1792, oltre 3.000 tra sacerdoti, Vescovi, religiosi e religiose vennero assassinati. I più importanti  massacri ebbero luogo nel Convento del Carmelo, nell’abbazia di Saint-Germain, nel seminario Saint-Firmin e nelle prigioni de la Force, in rue Saint-Antoine (vedi illustrazione). Spesso la rivoluzione rivela il suo volto satanico.

 

Questa smisurata fiducia riposta nella bontà innata dell’essere umano (predicata da JeanJacques Rousseau; 1712-1778), come se esso fosse una creatura angelica immune dalle ferite infertegli dal peccato originale (orgoglio, sensualità, egoismo, sopraffazione, ecc…), congiunta all’odio implacabile verso il cristianesimo, costituiscono il «marchio di fabbrica» della Rivoluzione Francese, i cui «nobili» principî sono usciti direttamente dalle Logge massoniche a cui appartenevano praticamente tutti i suoi fautori.

 

 

Se su questa realtà sono state scritte diverse opere di un certo rilievo – cui rimando il lettore che voglia approfondire tale questione 2 – pochi invece sono gli storici che hanno cercato di mettere in luce i legami esistenti tra questa Rivoluzione e l’altra rivolta che la precedette di un decennio oltre Oceano.

 

Difatti, mentre si riconosce che i figli della Rivoluzione Francese si sono macchiati di orribili delitti (il Terrore, il genocidio vandeano, il soffocamento nel sangue delle varie insorgenze anti-giacobine in Italia, ecc…), la Rivoluzione Americana (1765-1783) è generalmente considerata come una giusta ribellione ad una esosa madrepatria, priva di una qualsiasi connessione ed interdipendenza con l’altra Rivoluzione che scoppiò poco più tardi sul suolo europeo.

 

Il pregio di questo articolo è essenzialmente quello di sfatare il mito della Rivoluzione «buona», documentando la comune matrice di entrambe le Rivoluzioni (gli ideali massonici e liberali) e la grande influenza che esercitarono sugli animi europei la lotta per l’indipendenza e il modello di società forgiato dalle tredici colonie del Nuovo Mondo.

 

 

Leggendo queste pagine, il lettore scoprirà con stupore che lo Stato laico, nemico irriducibile della Regalità Sociale di Gesù Cristo, lungi dall’essere una creazione esclusivamente francese, è stato attuato per la prima volta da quell’America che oggi esporta la democrazia in tutto il mondo a suon di bombe e sembra voler reggere i destini del mondo intero. E visto che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è diventata una colonia degli Stati Uniti, sia politicamente che da un punto di vista culturale, conoscere la mentalità statunitense è ancora più necessario.

 

Paolo Baroni

 

 «Datemi la libertà»

 

Se si osservano le fotografie dell’insurrezione di Pechino del 1989, si è portati a pensare che l’America non avrebbe affatto sprecato due secoli del suo talento per incitare l’uomo del popolo ad essere libero. Apparentemente, oggi gli Stati Uniti sono la sorgente d’ispirazione sia per il misterioso Oriente che per il pragmatico Occidente.

 

Non è l’icona di Kwan Yin, la dea cinese della misericordia, ad essere stata innalzata sulla piazza Tienanmen, ma una Statua della Libertà in cartapesta, l’idolo massonico degli Stati Uniti d’America. Per di più, essa era ricoperta da striscioni e cartelli che riportavano gli slogan americani più sacri, che andavano dal «non si può ingannare tutto lo popolo per sempre», al «datemi la libertà o datemi la morte» 3.

 

Sopra: statua della Libertà di cartapesta

in Piazza Tienanmen, nel 1989.

 

 Il Nuovo Ordine dei Secoli

 

Tristemente, quest’ultima scelta è diventata troppo reale solamente quando i suoi entusiasti sostenitori sono stati travolti dai carri armati. Che cosa c’è, dunque, di nuovo in tutto questo? Quel fanatico di Thomas Jefferson (1743-1826) lo scriveva nella sua lettera al Colonnello William Stephens Smith (1755-1816):

 

«Che vorranno mai dire alcune vite perdute in un secolo o due? […] Lalbero della libertà devessere di tanto in tanto annaffiato dal sangue dei patrioti e dei tiranniÈ il suo concime naturale».

 

 

Quando venne il suo turno di guidare una rivoluzione, Mao Zedong (1893-1976) non avrebbe potuto dire di meglio delle parole che gli si attribuiscono:

 

«Anche se 300 milioni di cinesi fossero uccisi durante una guerra atomica, ne resterebbero ancora 300 milioni».

 

 

Tali sono le versioni rivoluzionarie delle famose parole di Tertulliano (160-220): «Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani». Tutto porta a credere che la situazione in Cina – benché brutalmente repressa – orchestrata congiuntamente al sollevamento baltico, alla riunificazione delle due Germanie, alle elezioni polacche e agli sconvolgimenti verificatisi alle porte del Cremlino stesso, sembra ordinata al raggiungimento a lungo termine della realizzazione globale detta «Novus ordo seclorum» (sic!), che è raffigurata da molto tempo sul retro delle banconote statunitensi da un dollaro 4.

 

 

Un sistema politico. la cui giustizia risiede non nella legge morale, ma nell’uguaglianza, e in cui la libertà proviene dai «diritti» e non dalla verità che libera gli uomini, non ha assolutamente nulla da spartire con il cristianesimo. Che questa conversione assai diffusa ad una democrazia riscaldata non sia in nessun caso sinonimo della conversione promessa sotto condizione dalla Madonna a Fatima nel 1917, dovrebbe diventare a lungo andare dolorosamente evidente.

 

Il fallito sommovimento cinese è stato accuratamente preparato nelle Università; e se si seguono le sue tracce è facile giungere fino ai 40.000 studenti cinesi presenti nei campus americani. Sul Washington Post, del 25 marzo 1989, Jay Matthews ha scritto:

 

«Interrogati sull’influenza americana, numerosi studenti contestatari hanno sottolineato il potere economico e tecnologico con cui gli Stati Uniti potrebbero dissuadere il governo cinese dal reprimere con violenza la manifestazione di Tienanmen. “La Cina ha chiesto un prestito di denaro agli USA” – dice Victor Han, studente attivista che porta i jeans, la camicia beige e una benda sulla fronte. Non ha paura della morte e aggiunge: “Se la Cina non risolverà il problema degli studenti, gli Stati Uniti accentueranno la loro pressione”».

 

 

Gli Stati Uniti non hanno impedito il massacro, ma ciò non significa che la pressione non sia stata esercitata. Dopo diversi anni di chiusura, il capitale americano può finalmente fluire al di là della Cortina di Ferro grazie alle multinazionali che vendono di tutto: dagli hotel di lusso agli hamburger. È il sistema americano. Nel 1776, la Rivoluzione Americana infuse speranza a tutte le rivoluzioni che covavano sotto la cenere in Europa.

 

Gli Stati Uniti furono i primi a dimostrare che uno Stato fatto dall’uomo in modo puramente laico potesse realizzarsi mediante la rottura violenta con l’autorità costituita. Poco dopo, una successione di eruzioni simili esplodevano attraverso la cristianità occidentale come bombe ad orologeria, rovesciando troni e altari, separando lo Stato dalla Chiesa e, in generale, elevando tutto ciò che era stato abbassato. Lo slancio dato alla rivoluzione mondiale dal successo americano venne sistematicamente mascherato nella misura in cui gli Stati Uniti si placavano e diventavano, per così dire, rispettabili.

 

Ma nel XVIII secolo, il loro ruolo era ben chiaro a tutti. Tre anni prima dello scoppio della Rivoluzione Francese, il marchese illuminista e anti-clericale Nicholas de Condorcet (1743-1794), uno dei suoi principali artefici, e più tardi una delle sue vittime, scrisse un’opera propagandistica intitolata De linfluence de la Révolution dAmérique sur lEurope («Dell’influenza della Rivoluzione d’America sull’Europa»).

 

 

Il vecchio continente seguiva così da vicino gli sviluppi concreti negli Stati Uniti che l’anno seguente Condorcet compose le Lettres dun bourgeois de New Haven à un citoyen de Virginie sur linutilité de partager le pouvoir législatif entre plusieurs corps («Lettere di un borghese di New Haven ad un cittadino della Virginia sull’inutilità di dividere il potere legislativo tra diversi corpi»). Fu poi la volta delle Lettres dun citoyen des ÉtatsUnis à un Français sur les affaires présentes («Lettere di un cittadino degli Stati Uniti ad un francese sulle questioni attuali») 5.

 

 

 Un progetto globale

 

L’intelligentsia di ogni nazione del vecchio continente aveva seguito con estremo interesse l’esperienza americana fin dal suo inizio 6. Come spiegare diversamente il fatto che tanti stranieri fossero apparsi improvvisamente come per miracolo ad occupare i posti di comando nella milizia rivoluzionaria americana?

 

  • I tedeschi: con il Generale barone Friedrich Wilhelm von Steuben (1730-1794) e con il «barone» Johan von deKalb (1721-1780);
  • i polacchi, con Tadeusz Kosciuszko (1746-1817) e con il conte Casimir Pulaski (1748-1779);
  • i francesi, con il conte JeanBaptiste Donatien de Rochambeau (1725-1807), con il conte Alexandre François de Grasse Tilly (1765-1845) e con il marchese de LaFayette (1757-1834).

 

LAFAYETTE, WASHINGTON E LA MASSONERIA
Anche il marchese de LaFayette dovette farsi iniziare nella Massoneria americana. Ecco la sua testimonianza:

 

«Prima l’esercito americano nutriva alcuni dubbi a mio riguardo […]. Dopo essere entrato nella Massoneria americana, il Generale Washington sembrò avere ricevuto un'”illuminazione”. Da quel momento, non ho mai più avuto l’opportunità di dubitare di tutta la sua fiducia. E poco dopo, ricevetti un incarico molto importante».

 

George Washington stesso volle presiedere all’iniziazione di LaFayette (*).

 

(*Cfr. J. Ploncard D’Assac, in Present, del 21 marzo 1991.

 

Senza parlare degli inglesi, degli irlandesi e di tanti altri… 7. Era forse una coincidenza che fossero quasi tutti – se non tutti – massoni? Alcuni, come Pulaski, portavano in battaglia stendardi di guerra con le insegne massoniche. Sul suo personale troneggiava l’Occhio onniveggente nel Triangolo, con le parole «Non alius regit» («Nessun altro è il padrone»).

 

 

Fin dal principio, l’esperienza americana fu un progetto globale. Nel 1792, due anni prima della sua morte in prigione, Condorcet esportò l’ideologia rivoluzionaria in Spagna e in America Latina. Nella prefazione ad un’edizione (1945) di una sua opera, ancora sconosciuta negli Stati Uniti, l’argentino Alberto Palcos scrive:

 

«In effetti, gli Stati Uniti accumularono un certo vantaggio inaugurando una nuova tappa nella storia dell’umanità. Favoriti da due secoli di vita coloniale, durante i quali approfittarono delle libertà ricevute dell’Inghilterra, essi adottarono un saggio sistema repubblicano di governo e proclamarono i nuovi diritti […]Gli Stati Uniti hanno dato una lezione al mondo».

 

 

L’opuscolo di Condorcet è oggi, dice Palcos, da una parte

 

«la prova inconfutabile dell’importanza che gli apostoli della libertà nel vecchio continente davano alla dimostrazione nordamericana, e dall’altra della sua proiezione sulla Rivoluzione Francese. Condorcet la presentò contemporaneamente come un esempio e un avvertimento all’Europa. Egli segnalò i colossali vantaggi conseguiti da una nazione che aveva eliminato al suo interno le odiose e ingiuste differenze, che aveva diffuso l’educazione e aveva incoraggiato il benessere. Inevitabilmente, essa avrebbe attirato carovane di immigranti e stimolato l’agricoltura, l’industria e il commercio internazionale; essa lo desiderava senza sosta, in tutta libertà, senza limite. Un Paese in tali condizioni era come una benedizione. Esso era destinato a trasformarsi in un potente agente mondiale di pace…».

 

Ecco gli Stati Uniti in veste di «potente agente mondiale di pace».

 

Lo scrittore Orestes Brownson (1803-1876) 8, in un eccesso di esaltazione, non riusciva a trattenere il suo entusiasmo per il «destino manifesto» 9 del sistema americano. Il paradiso terrestre era imminente.

 

 

 Incitare alla rivoluzione è tradire

 

Nel bel mezzo del XIX secolo, l’America infondeva queste speranze alla Germania. Il celebre quadro di George Washington (1732-1799) in piedi di fronte al pericolo, su un’imbarcazione mentre attraversa tra i ghiacci il fiume Delaware, non è stato dipinto negli Stati Uniti. Inoltre non è nemmeno un’opera dell’epoca, poiché il grande gonfalone stellato che sventola alle sue spalle non era ancora stato ufficialmente adottato a quell’epoca.

 

Sopra: George Washington attraversa il Delaware.

 

La scena è un’opera di laboratorio dipinta in Germania, nel 1850, da Emmanuel Gottlieb Leutze (1816-1868), che sperava così di ravvivare nei suoi compatrioti scoraggiati il fuoco della mancata rivoluzione tedesca del 1848. Secondo il Presidente del museo William S. Coffin 10, il dipinto originale si trovava nella cantina del Metropolitan per non essere «né storia, né arte». Il suo posto nell’iconografia americana non ne rimane rassicurato dalle molteplici riproduzioni, il cui valore propagandistico resta intatto.

 

 

Leone XIII (1810-1903), Papa «liberale», che fece tutte le concessioni possibili alla democrazia moderna, non aveva tuttavia peli sulla lingua quando nell’Enciclica Immortale Dei (del 1º novembre 1985) scrisse: «Incitare alla rivoluzione equivale a tradire non solamente luomo, ma anche Dio» 11. La rivoluzione non è una restaurazione. Essa è ciò che la parola stessa vuol dire: una sovversione. La rivoluzione è un peccato grave contro il Quarto Comandamento che seduce popoli interi 12. La rivoluzione è disobbedienza.

 

Sopra: Papa Leone XIII e la sua

Lettera Enciclica Immortale Dei.

 

La maggior parte dei cattolici che sono cresciuti alla sua ombra negli Stati Uniti e che hanno assimilato la sua ideologia insieme al latte materno, difficilmente ammetteranno che la rivoluzione è intrinsecamente cattiva. Per essi, è una cara tradizione, l’unica che sia veramente loro, e un beneficio da dividere con gli altri. Inoltre, vi diranno che la loro rivoluzione fu «diversa».

 

Ciò non toglie che sia stata cronologicamente la prima di tutta una serie di rivolte moderne contro la Regalità Sociale di Cristo Re, e solo ora alcuni storici seri iniziano a scoprire i legami e l’ispirazione che hanno chiaramente in comune. Nella sua opera del 1938 The Anatomy of Revolution («L’anatomia della rivoluzione»), Crane Brinton (1898-1968) prende in esame alcune tra le similitudini presenti nelle rivoluzioni inglese, americana, francese e russa.

 

Sopra: Crane Brinton e il suo libro

The Anatomy of Revolution.

 

Egli segnala che, nella loro epoca, sono state tutte, senza eccezione, «rivoluzioni di sinistra». La democrazia, come Lenin (1870-1924) non ha tardato a sottolineare nel suo libro del 1918 Stato e rivoluzione «è solamente una delle tappe nel corso dello sviluppo dal feudalesimo al capitalismo e dal capitalismo al comunismo».

 

Sopra: Lenin e il suo libro Stato e Rivoluzione.

 

In ognuno dei casi, nota Brinton, «il governo ha tentato di imporre delle tasse a persone che si sono rifiutate di pagare». Non erano persone che non potevano pagare, ma che si rifiutavano di farlo: questa distinzione è importante.

 

«Erano tutte società che, nell’insieme, erano in crescita prima che la rivoluzione arrivasse, e i movimenti rivoluzionari sembrano attingere forza dal malessere serpeggiante tra i popoli che non giacevano nella povertà, ma che subivano la costrizione, l’impedimento e l’insoddisfazione piuttosto che un’oppressione veramente schiacciante. È certo che queste rivoluzioni non furono scatenate da barboni o da disgraziati ridotti alla fame. I rivoluzionari non erano persone umiliate o in collera, né figli della disperazione. Queste rivoluzioni sono nate nella speranza e la loro filosofia è formalmente ottimista […]. I reietti si rivoltano molto raramente».

 

Sopra: la presa della Bastiglia, uno dei tanti miti riguardanti la Rivoluzione Francese.  Secondo i libri di Storia, il popolo inferocito e stanco della tirannia avrebbe assaltato la fortezza per liberare gli oppressi: in realtà, come ha rivelato lo storico francese Pierre Gaxotte nella sua opera La Rivoluzione Francese (BUR, Milano 1950)i detenuti liberati furono solo sette, e nessuno di questi per motivi politici: quattro erano falsari; due malati di mente (che poi furono re-internati); uno era un perverso (probabilmente un pedofilo) che era stato incarcerato su richiesta della sua stessa famiglia; le guardie a difesa della fortezza erano ex militari invalidi, non più adatti all’utilizzo in guerra, che furono uccisi nonostante il comandante avesse cercato di trattare con gli insorti (addirittura invitandoli a pranzo all’interno), e avesse concordato una resa a condizione che non ci fosse stato spargimento di sangue; anche lui fu ucciso e decapitato e la sua testa portata in trionfo per la città. La verità è che, com’è stato ampiamente documentato in diverse opere, la Rivoluzione è partita dalle Logge massoniche e dai salotti frequentati dagli intellettuali illuministi appartenenti alla borghesia e alla nobiltà.

 

In altri termini, i rivoluzionari tendono ad essere coloro che «avvertono un divario insopportabile tra ciò che sono giunti a desiderare – i loro “bisogni” – e ciò che hanno realmente». Un cattolico dovrebbe riconoscere molto rapidamente in questi sentimenti la semplice invidia, uno dei sette vizi capitali.

 

 Figaro

 

Per Brinton, il rivoluzionario-tipo è Figaro, l’anti-eroe dei racconti di PierreAugustin Beaumarchais (1732-1799) 13 Le Barbier de Séville (del 1773), reso famoso dell’opera lirica di Gioacchino Rossini (1792-1868), Il barbiere di Siviglia e dall’opera buffa di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Le nozze di Figaro. Personaggio veramente luciferino, Figaro è il barbiere di un fortunato signore al quale si considera come intrinsecamente superiore in tutto. Egli è persuaso che, se non fosse per la nascita e per le ingiustizie delle istituzioni sociali, la sua innata intelligenza e le sue vaste capacità gli garantirebbero un rango identico a quello del suo signore.

 

Sopra: Pierre-Augustin Beaumarchais e il suo romanzo Le Barbier de Séville.

 

Figaro ne trova la prova sufficiente nel modo in cui il suo padrone dipende da lui. Questo barbiere personifica il dogma democratico secondo cui tutti gli uomini nascono uguali, la sindrome «io-valgo-quanto-il-mio-prossimo». Con un po’ di fortuna, «posso essere tutto ciò che voglio», e ciò non dipende dalla volontà di Dio. Sembra che un po’ di violenza sia un prezzo modesto da pagare per dare le possibilità adatte ai Figaro di questo mondo. Non è dunque sorprendente che

 

«la prima tappa della rivoluzione si conclude nelle nostre quattro società con la vittoria dei rivoluzionari dopo una fase piuttosto drammatica e veramente insanguinata. Il vecchio e odiato regime è stato facilmente abbattuto: la strada è aperta dalla rigenerazione di cui da così tanto tempo questi uomini discutono e sperano».

 

Queste speranze sono germogliate per poco tempo sulla piazza Tienanmen.

 

La Rivoluzione Americana: una guerra civile

 

Si potrebbe obiettare che la Rivoluzione Americana non si è macchiata degli stessi massacri avvenuti in Francia o in Russia. É possibile, ma Brinton ha scoperto che essa ebbe «molti aspetti terroristici» proprî dello stile americano. Siccome sono i vincitori che scrivono la Storia, questi aspetti sono stati passati sotto silenzio.

 

Sopra: battaglia di Lexington, del 19 aprile 1775.

 

Descritta come un conflitto tra buoni americani di nascita e oppressori e tirannici stranieri, la nostra rivoluzione è stata, in effetti, come tutte le altre, una guerra civile tra fratelli di sangue. A giusto titolo, l’Inghilterra non l’ha mai vista diversamente. All’epoca della guerra del 1812 14, il Times di Londra scriveva:

 

«Non c’è sentimento pubblico più forte in questo Paese che l’indignazione contro gli americani. Che gli Stati Uniti abbiano tentato di affondare l’arma del parricidio nel cuore di questo Paese, da cui traggono la loro origine, è un comportamento così orrendo, così nauseante e così odioso che solleva naturalmente l’indignazione che abbiamo appena descritto».

 

Sopra: scontro tra truppe inglesi e i coloni ribelli.

 

Questo fu il parere di molti coloni, perché statisticamente il numero di coloro che combatterono per l’Inghilterra fu pari a quello di chi si batté contro di essa. Un reggimento lealista era interamente costituito da cattolici. Le rappresaglie contro quelli che restarono fedeli al loro re furono crudeli, efficaci, implacabili e in buona parte di natura economica.

 

Alcune proprietà che valevano milioni di sterline furono sommariamente confiscate senza alcun indennizzo. In rapporto alla popolazione, la Rivoluzione Americana ha mandato in esilio un numero di persone superiore di cinque volte di quelle esiliate dalla Rivoluzione Francese, sebbene quest’ultima abbia fatto più vittime.

 

Tra le altre cose, le miniere di rame di Simsbury – soprannominate il Newgate del Connecticut – furono trasformate in prigioni per i lealisti catturati. Uno dei suoi reclusi più famosi fu William Franklin (1730-1813), figlio unico di Benjamin Franklin (1706-1790) e Governatore del New Jersey 15. Nei confronti dei prigionieri di basso rango si verificarono delle angherie a base di catrame e piume.

 

«L’8 agosto 1775, alcuni fucilieri acchiapparono un uomo di New Milford, nel Connecticut, scelto nel branco dei più incorreggibili, che li aveva trattati da ribelli, e lo costrinsero a camminare davanti a loro fino a Litchfield, che si trovava a 40 chilometri di distanza, portando con sé una delle sue oche. Giunti a destinazione, lo spalmarono di catrame, gli fecero spennare la sua oca e lo coprirono di piume obbligandolo ad inginocchiarsi per ringraziarli della loro clemenza».

 

 

Per saperne di più, il lettore può consultare l’opera di Crane Brinton, o il capitolo di Wallace Brown «I lealisti e la Rivoluzione Americana», contenuto nel libro Il mito e l’esperienza americana.

 

 Il disprezzo per le persone anziane

 

A differenza dei rivoluzionari europei, gli americani ebbero il vantaggio di potersi accaparrare un’area geograficamente separata dalla madrepatria. Nella loro nuova Atlantide essi poterono rinnegare sia fisicamente che moralmente le loro origini, attribuirsi più facilmente un’identità tutta loro e vivere come cittadini di una nazione che era farina del loro sacco.

 

I sociologi hanno messo in luce un aspetto interessante della rivolta: essa ha fatto nascere, in modo del tutto spontaneo, un vero e proprio vocabolario di termini che esprimevano disprezzo nei confronti delle persone anziane. Diversi soprannomi 16 apparvero per la prima volta, mentre gli altri termini 17, che erano generalmente usati per rivolgersi rispettosamente alle persone di una certa età, iniziarono a scomparire e fino ad eclissarsi definitivamente ai nostri giorni.

 

Quando tutto ad un tratto solo ciò che è giovane e nuovo predomina, è facile dedurre che Colui che la Sacra Scrittura definisce «l’Anziano di giorni» diventa il vero bersaglio, e non solamente l’ingiustizia o l’oppressione. Come il vagabondo Caino, la rivoluzione fugge da Dio e si costruisce una città, e come Caino, essa dà alla città il nome di suo figlio, perché la rivoluzione non può sopportare il passato.

 

Sopra: dopo aver ucciso Abele, Caino fugge da

Dio e vaga ramingo per la terra (Gn 4, 8-15)

 

Non può sopportare nemmeno il presente che cerca sempre di cambiare. Deve tracciare un piano per ogni cosa e non può dunque rimanere che nel futuro, il quale non ha ancora una propria realtà.

 

 I semidèi

 

Il fatto che i capi ribelli americani non siano mai stati generalmente oggetto di stima emerge da una miriade di documenti contemporanei. Thomas Jefferson era guardato con legittimo sospetto, come d’altronde Franklin, il cui figlio restò un convinto lealista fino alla fine. Su George Washington, Benjamin Franklin Bache (1769-1798), il nipote di Franklin, ha espresso probabilmente l’opinione più radicale nella rivista Philadelphia Aurora («L’aurora di Philadelphia»): «Semmai una nazione fu corrotta da un uomo, la nazione americana lo è stata da Washington».

 

 

Parole forti, ma i contemporanei dovrebbero anche ricordare che il primo Presidente degli Stati Uniti d’America fu un ricco accaparratore di terre che non ebbe scrupoli, tra le altre cose, ad impossessarsi dei territori ad Ovest, il cui accesso era stato proibito. Non a caso, solo poco prima del XX secolo, i volti di Washington e di Jefferson furono scolpiti sul monte Rushmore, il monte dei semidèi 18.

 

Sopra: i volti dei quattro presidenti scolpiti

sul monte Rushmore, nel Sud Dakota.

 

A quell’epoca, nella coscienza collettiva si era stabilito il mito secondo cui gli Stati Uniti erano stati fondati come una nazione cristiana poggiante su principî cristiani, semplicemente perché la popolazione era in maggioranza cristiana. I fatti storici e la testimonianza pubblica di Washington parlano un altro linguaggio.

 

I padri fondatori, che raramente – se non mai – si sono riferiti alla divinità, lo hanno fatto utilizzando unicamente i termini massonici più vaghi e più impersonali, e tuttavia vengono ancora considerati come devoti credenti. Nondimeno, anche quando lo erano, non furono mai cattolici. Fu uno di loro, John Adams (1735-1826) 19 che inventò la formula «cristiani cattolicicristiani cabalisti».

 

 La pietà di Washington e il cattolicesimo americano

 

Nell’epoca in cui negli Stati Uniti l’affrancamento postale di un’oncia era di tredici centesimi (un numero sacro per la Massoneria), venne stampato un francobollo di Natale che raffigurava Washington mentre prega in ginocchio nella neve a Valley Forge. Era successo qualcosa di analogo nel 1928, quando una versione della stessa effige in bronzo era stata collocata nell’edificio della Sotto-Tesoreria di New York.

 

Sopra: George Washington prega nella Valley Forge.

 

Fino ad oggi, il pastore Parson Weems (1759-1825), che si era inventato la storia del ciliegio 20, resta l’unico sostenitore di questa pretesa pietà cristiana. Tuttavia, nel 1954, i membri del Congresso costruirono una «sala di preghiera» nel Campidoglio.

 

Sopra: la favola del ciliegio, illustrata dal pastore Weems.

 

Al suo centro c’è una vetrata che mostra Washington in ginocchio sotto la Piramide tronca sormontata dallOcchio onniveggente, un noto simbolo della Massoneria che figura anche sul dorso del Gran Sigillo degli Stati Uniti.

 

Sopra: vetrata nel Campidoglio; sulla figura di George Washington in preghiera campeggia il simbolo massonico della Piramide tronca sormontata dall’Occhio onniveggente presente sulla banconota da un dollaro e il motto «Annuit coeptis. Novus Ordo Seclorum».

 

La verità è che Washington, come Jefferson e la maggior parte degli altri, era conosciuto come una persona che non assisteva che raramente alle funzioni religiose, e questo per un motivo ufficiale. Rupert Hughes (1859-1926), un demistificatore molto conosciuto negli anni ’20, affermò che Washington aveva smesso da molto tempo di mettere piede nella sua chiesa dopo che il pastore gli aveva rimproverato di non ricevere mai la comunione, pratica che Washington disapprovava per principio.

 

 

Nel 1776, il Congresso continentale 21 decretò un giorno di preghiera e di digiuno «per confessare e deplorare i nostri numerosi peccati […], per i meriti e per la mediazione di Gesù Cristo», il che prova che c’erano dei cristiani in questa istituzione. Tuttavia, quando Washington trasmise l’ordine ai suoi uomini, omise il riferimento a Gesù Cristo.

 

Sul suo letto di morte, non lo si sentì menzionare Dio o la religione, e nel suo testamento non lasciò nulla in eredità ad alcuna denominazione religiosa. Ciononostante, contro ogni evidenza, i cattolici americani raccontano ancora la storia della sua «visione della Madonna» a Valley Forge della sua conversione alla fede in punto di morte.

 

Questa leggenda è stata trasmessa attraverso gli anni dagli storici americanisti senza la conferma di uno straccio di documento, se non una «voce» secondo cui Padre Francis Neale s.j. (1756-1837), di Georgetown, sarebbe stato chiamato a Mount Vernon e avrebbe passato con Washington le sue ultime quattro ore di vita. Sicuramente, queste fandonie si rivelarono assai utili al sistema per conquistare molti cattolici, peraltro esitanti, agli ideali del nuovo sistema americano.

 

 

Sotto la guida di una Gerarchia autoctona, il cui iniziale Primate fu l’Arcivescovo gesuita MonsJohn Carroll (1756-1815), scelto personalmente da Benjamin Franklin, la politica ufficiale della Chiesa cattolica americana fu fin da principio una marcata identificazione dei principî democratici con quelli del Corpo mistico. A spese dei cattolici, un incomparabile sistema di scuole parrocchiali venne utilizzato per promuovere l’americanismo, insegnando la stessa storia e la stessa scienza falsificate che si insegnano nelle scuole pubbliche 22.

 

 

Malgrado le angosciate proteste di alcune frange di fedeli, la fusione raggiunse il suo apogeo sotto il Cardinale James Gibbons (1834-1921) e sotto l’Arcivescovo MonsJohn Ireland (1838-1918) 23, e prosperò anche sotto il «papa americano», il Cardinale Joseph Louis Bernardin (1928-1996), già Presidente della Conferenza Episcopale Americana. Non bisogna dunque stupirsi se l’attuale cattolicesimo americano non sia nient’altro che

 

«un miserabile affluente del grande movimento d’apostasia organizzata, in tutti i Paesi, per l’insediamento di una chiesa universale che non avrà né dogmi, né gerarchia, né regole per lo spirito, né freno per le passioni e che, con il pretesto della libertà e della dignità umana, riporterebbe nel mondo, se potesse trionfare, il regno legale dell’astuzia e della forza, e dell’oppressione dei deboli, di quelli che soffrono e che lavorano».

 

 

Tali sono le parole che Papa San Pio X (1835-1914) rivolse ai democratici francesi nella sua Lettre sur le Sillon, del 25 agosto 1910. Esse possono essere tristemente applicate all’attuale Chiesa cattolica statunitense. All’inizio del XIX secolo, negli Stati Uniti, ci fu un immenso moto di protesta contro la Massoneria quando un partito politico anti-massonico venne formato da coloro che riconoscevano chiaramente il carattere anticristiano del naturalismo massonico e il suo effettivo potere 24.

 

 

Curiosamente, i libelli dell’epoca che smascheravano la Massoneria furono tutti redatti da protestanti e da pastori evangelici. Malgrado le numerose condanne pontificie della Massoneria, nessuno di questi scritti fu opera di un cattolico. Sulla scia dell’«io-non-ne-so-nulla» 25 e degli incendi di conventi, i fedeli erano troppo impegnati a mantenere un profilo basso, nella loro società pluralistica moderna dove regnava la libertà, per rischiare di parlare francamente contro il potere occulto.

 

Sopra: stampa anti-massonica pubblicata negli Stati Uniti sul New England Anti-Masonic Almanac for the Year of Our Lord 1832.

 

 Lapoteosi di Brumidi

 

Non ci fu alcun tipo di protesta quando verso la fine della guerra civile la «canonizzazione» di Washington giunse ad una svolta. Da più di un secolo, i turisti in visita alla capitale della nazione sollevano gli occhi per vedere Washington occupare la posizione centrale di Dio Padre nell’«Apoteosi» dipinta nel Campidoglio da Constantino Brumidi (1805-1880), un massone greco-italiano che in passato aveva restaurato gli affreschi del Vaticano, ma che nel 1852 dovette fuggire dall’Italia a causa delle sue attività sovversive.

 

 

Sopra: l’Apoteosi di Washington affrescata

da Brumidi nella cupola del Campidoglio.

 

Attorniato dalla Vittoria e dalla Libertà, gli altri due membri della trionfante «trinità democratica», Washington regna gloriosamente tra le nuvole del cielo in compagnia di altri dèi e dèe.

 

Sopra: la Libertà tiene in mano il fascio littorio, un antico simbolo

romano ripescato dalla Massoneria… e dal fascismo.

 

Sopra: il fascio littorio appare anche nella sala del Congresso insieme alla scritta «In God we trust» («Noi confidiamo in Dio»), presente anche sulla banconota da un dollaro. Di quale divinità si tratta? Forse del massonico Grande Architetto dell’Universo?

 

Sopra: il fascio littorio è ben visibile anche nel cosiddetto «Decalogo Repubblicano» francese, insieme ad una pletora di simboli massonici.

 

Questo grandioso affresco illustra perfettamente l’origine demoniaca della democrazia moderna: «sarete come dèi» (Gn 3, 5). «Assomiglia molto alla Basilica di San Pietro in Roma», sussurrano sottovoce i visitatori. In verità, gli assomiglia molto.

 

Sopra: nell’apoteosi di Brumidi appare anche il motto gnostico-massonico (che appare anche sulla banconota da un dollaro) «E pluribus unum» («Da molti uno»).

 

Sopra: per concludere, sempre nello stesso affresco appare l’America che combatte i tiranni. Questa immagine ci conferma che sin dalla loro fondazione, gli Stati Uniti si sono sentiti investiti della missione divina di muovere guerra ai nemici della libertà. La figura femminile con tanto di spada e scudo sembrerebbe essere la dea Minerva, il cui simbolo per eccellenza è la Civetta, un animale sacro per la sètta degli Illuminati di Baviera o per il Bohemian Groove, un club esclusivo di cui fanno parte i maggiori esponenti dell’élite politico-finanziaria.

 

Sopra: in cima al Campidoglio svetta ancora la figura della dea Minerva. Sul piedistallo della statua è possibile vedere il motto massonico «E pluribus unum» e diversi fasci littori.

 

Scrisse San Pio X nella sua Lettre sur le Sillon:

 

«Noi temiamo che ci sia anche di peggio. Il risultato di questa promiscuità all’opera, il beneficiario di questa azione sociale cosmopolita può essere solamente una democrazia che non sarà né cattolica, né protestante, né ebraica; una religione […] più universale della Chiesa cattolica, riunendo infine tutti gli uomini, diventati fratelli e compagni».

 

 

Negli Stati Uniti, questa religione, fondata su una mitologia, è cresciuta fin troppo per non destare inquietudine. Le sue feste liturgiche secolari sono state accettate senza alcun problema. Anche il calendario dei «santi» secolari, celebra non solo la nascita di Washington, ma anche quella di Abraham Lincoln (1809-1865), di Martin Luther King (1929-1968) e di altri personaggi dello stesso genere.

 

 

I Vescovi cattolici hanno adottato alcune Messe votive per il 4 luglio (festa dell’Indipendenza) e per il Giorno del Ringraziamento, e vorrebbero che questa data diventasse una giornata mondiale di preghiera. Il Campidoglio, il monumento di Washington, i memoriali di Lincoln e di Jefferson sono diventati luoghi santi per tutti e le cappelle «ecumeniche» prosperano. Dove conduce, dunque, la mentalità americana? Ubbidire all’autorità costituita è un precetto cristiano.

 

«Poiché non c’è autorità che non venga da Dio, e quelle che esistono sono costituite da Dio. Perciò chi si oppone all’autorità resiste contro l’autorità stabilita da Dio; e coloro che resistono attirano la condanna sopra sé stessi» (Rm 13 1-2).

 

Sopra: statua dedicata a George Washington scolpita nel 1840 e spostata dal Campidoglio al National Museum of American History di Washington D.C. Notate la grande somiglianza della scultura con il Baphomet, il demone androgino con le braccia nella posizione cabalistica «As Above So Below» («Ciò che è in alto è come ciò che è in basso»). Un caso?

 

Possiamo dedurre che San Paolo disapproverebbe il fatto di bruciare la bandiera. Ma avrebbe disapprovato anche che si faccia passare la falsa dottrina per quella vera 26. I primi cristiani furono martirizzati per essersi rifiutati di adorare l’imperatore di Roma. I cristiani di oggi adorano il popolo? Afferma San Pio X nel medesimo documento:

 

«La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nell’indifferenza teorica o pratica verso l’errore o il vizio dove vediamo caduti i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale non meno che per il loro benessere materiale».

 

Sopra: «Una nazione sotto Dio». Troppo spesso il cattolicesimo americanofrutto di un compromesso tra la vera fede e i principî antitetici della rivoluzione.

 

Come diceva questo Santo Pontefice, a differenza della rivoluzione, la Chiesa

 

«non deve liberarsi del suo passato […]. Tutto ciò che occorre, è rianimare, con l’aiuto dei veri artefici di un rinnovamento sociale, le organizzazioni che la rivoluzione ha demolito e adattarle, nello stesso spirito cristiano che le ha ispirate, al nuovo ambiente naturale che risulta dallo sviluppo materiale della società di oggi. In effetti, i veri amici del popolo non sono né i rivoluzionari, né gli innovatorima i tradizionalisti».

 

 La Massoneria allorigine dellunità americana

 

Fino al 1770,

 

«le tredici piccole colonie anglo-americane, separate tra loro da spazi così considerevoli che occorrevano tre settimane alle lettere spedite dalla Georgia per arrivare nel Massachusetts, non avevano né lo stesso governo, né lo stesso genere di amministrazione, né la stessa religione, né gli stessi costumi, né le stesse abitudini sociali, e le razze formavano un mosaico bizzarro […]. Esse erano confuse le une con le altre. E nulla, né gli interessi commerciali, né la paura stessa, sembrava in grado di avvicinarle» 27.

 

Bisogna inoltre aggiungere che per ciò che riguarda la religione che, contrariamente alla Spagna, dove non si permetteva agli eretici di recarsi nelle colonie per timore di contaminazione, l’Inghilterra, aveva pensato che l’eretico fosse un prodotto da esportazione per eccellenza 28. Ne conseguì che in America non ci fu mai un’unità di fede.

 

Sopra: il 9 novembre 1620, dopo aver attraversato l’Atlantico a bordo del Myflower, un centinaio di padri pellegrini sbarcarono nel Massachusetts. Essi erano puritani, una confessione staccatasi nel Cinquecento dalla chiesa anglicana d’Inghilterra per via degli elementi troppo cattolici ancora presenti nell’anglicanesimo.

 

Se i pastori della chiesa episcopaliana, alla quale appartenevano gli ugonotti e gli olandesi, andavano a farsi ordinare in Inghilterra, i ministri congregazionalisti erano dei ribelli in potenza nei confronti della madrepatria, e attorno alla teocrazia che i puritani installarono nella Nuova Inghilterra si svilupparono rapidamente alcuni conflitti di spirito che favorirono la nascita di focolai liberali e democratici.

 

«Solo la Massoneria si impegnò in un’opera pacifica, profonda e prudente per preparare l’unità americana, senza la quale non avrebbe potuto nascere la libertà americana, e non sarebbero mai esistiti gli Stati Uniti» 29.

 

 

Sarebbe troppo lungo spiegare il suo radicamento e i mezzi con cui esercitò la sua influenza. Diciamo solamente che la nuova Massoneria intendeva superare tutte le religioni rivelate, che essa non voleva né rivelazione, né dogmi, né fede, che la sua convinzione era scientifica e la sua moralità sociale 30.

 

 La Dichiarazione dIndipendenza

 

Venne il momento in cui queste tredici colonie scossero il giogo della metropoli quando questa volle imporre loro tasse proibitive e non autorizzate da ciascuno degli Stati. Nel 1775, la resistenza delle colonie si trasformò in un’insurrezione generale. Fin dall’inizio delle ostilità si pensò ad una Dichiarazione d’Indipendenza. Jefferson venne incaricato di redigere questa Dichiarazione che fu proclamata il 4 luglio 1776.

 

• «Riteniamo evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che sono stati dotati, dal loro Creatore, di alcuni diritti inalienabili e che questi diritti sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità».

 

 «Questa Dichiarazione, ispirata da Locke, ma anche da Rousseau, afferma che l’oggetto di ogni governo è la garanzia dei Diritti dell’Uomo, che ogni governo deve ottenere i suoi poteri dal consenso dei governati, e che se il governo cessa di garantire questi diritti è dovere del popolo modificarlo o abolirlo» 31.

 

Sopra: la Dichiarazione d’Indipendenza viene promulgata da Washington.

 

Bisogna notare che

 

• «dal 1770, i principî contenuti nelle Dichiarazioni dei Diritti americana e francese erano agli occhi di molti verità riconosciute. I legislatori d’Europa e d’America non inventarono nulla […]. Ma fu il popolo americano ad offrire loro per primo un riparo, che come popolo li accettò e li mise in pratica, mentre in Europa se ne discuteva ancora in modo vago, astratto e confuso» 32.

 

 «Per i massoni d’Europa e per i loro amici, la Dichiarazione d’Indipendenza diventò il vangelo della libertà politica» 33.

 

 

L’insurrezione durò otto anni, dal 1775 al 1783. I soldati scrivevano sui loro cappelli il motto «la libertà o la morte», e molti, si dice, la portavano nel loro cuore.

 

 La formazione dei due partiti americani

 

Dopo la Convenzione del 1787, che ebbe luogo a Philadelphia, quando fu il momento di sottoporre – in una nazione in cui tutto era ancora da fare – la nuova Costituzione per l’approvazione degli Stati e del popolo, la nazione si divise in due: federalisti e anti-federalisti. I federalisti desideravano un’estensione del potere federale.

 

Gli anti-federalisti si chiamavano così, non perché fossero ostili al governo federale, ma perché volevano che i suoi poteri fossero limitati. Ben presto, essi furono chiamati «repubblicani». Era un modo di accusare i loro avversari di essere se non dei monarchici, almeno dei «monocrati». Il dibattito fu sia economico che politico. I federalisti rappresentavano i ricchi negozianti e i capitalisti, e tendevano verso un’America industriale. I repubblicani, che raggruppavano i pionieri e i coltivatori, si orientavano verso un’America agricola. Su un piano umano,

 

• «di fronte al federalismo che voleva reprimere l’individuo per conservare le sue virtù, i repubblicani ricordarono i Diritti dell’Uomo. Alle idee di costrizione e di disciplina religiosa, essi opposero quelle di spontaneità, di libertà e di entusiasmo religioso» 34.

 

 «Guardando le cose con distacco, si può dire che i repubblicani erano democratici e i federalisti aristrocratici, o più esattamente ancora, che i repubblicani rappresentavano il cittadino contro i poteri, e i federalisti il potere che assiste i notabili» 35.

 

Sopra: nel tempo, il Partito Repubblicano scelse come simbolo

l’elefante, mentre quello Democratico scelse l’asino.

 

 Lopinione americana di fronte alla Rivoluzione Francese

 

Innanzitutto, in America tutti salutarono con molto entusiasmo il vento della libertà che si mise a soffiare sul suolo di Francia.

 

 George Washington

 

Fin dall’aprile del 1789, Washington, da poco eletto Presidente degli Stati Uniti, espresse l’opinione generale quando scrisse che

 

«la Rivoluzione Americana […] ha aperto gli occhi di tutte le nazioni d’Europa, in cui le idee di libertà e di uguaglianza prendono ovunque piede» 36.

 

Sopra: George Washington con le insegne massoniche. Notate la Cazzuola in mano (uno degli attrezzi del Libero Muratore) e l’Occhio onniveggente sul Campidoglio. Sotto, la scritta: «La paternità di Dio… la fratellanza dell’uomo».

 

In Francia, Washington era visto come «l’eroe massonico che si era ribellato suo malgrado», e questa immagine serviva «a provare la santità della ribellione» 37.

 

Sopra: un altro quadro che raffigura George Washington con i paramenti della Massoneria. Notate alla sinistra la lettera «G», che nei Gradi più alti viene interpretata come «Generazione», ossia il culto degli organi sessuali.

 

Benjamin Franklin

 

Quanto a lui, il 5 novembre 1789, Franklin, dichiarò:

 

• «Spero che il fuoco della libertà, che si sta estendendo a tutta l’Europa, agisca sui Diritti dell’Uomo come la fiamma sull’oro, purificandoli senza distruggerli; solo allora un amico della libertà potrà avere come patria tutti i Paesi della cristianità» 38.

 

 «Washington e Franklin sono le due colonne senza le quali il tempio della libertà americana sarebbe immediatamente crollato, e sia Washington che Franklin sono due eminenti massoni» 39.

 

Sopra: stampa che rappresenta Benjamin Franklin con le insegne della sètta massonica. Anche in questo caso, appare in alto a destra la lettera «G»….

 

Franklin divenne massone in Francia; egli venne eletto Venerabile della brillante Loggia delle Nove Sorelle per ben due volte. Postosi al centro della Massoneria intellettuale ed elegante della Francia, Franklin – il cui «sorriso intelligente incantava Parigi» – poté manovrare e in seguito divenire, nel 1777, l’artefice dell’avvicinamento franco-americano.

 

«Secondo il suo spirito, forgiato dall’atavismo e dall’educazione protestante e democratica di Boston, Franklin concepiva una religione morale che avrebbe distrutto i dogmi e sarebbe divenuta l’unica religione» 40.

 

Egli morì nel 1790 e, di conseguenza, non entrò nella storia dello scontro tra i due partiti americani.

 

 I repubblicani: Thomas Jefferson e levoluzione politica del suo partito

 

Il leader dei repubblicani era Thomas Jefferson. Fu intorno alla sua persona che si cristallizzò lo scambio dello spirito rivoluzionario tra la Francia e l’America. Egli sostituì Franklin all’ambasciata americana in Francia dal 1785 al 1789, fatto che fece esclamare allo scrittore francese André Maurois (1885-1967), nella sua Histoire des ÉtatsUnits:

 

«La Francia aveva dato La Fayette all’America, e questa si sdebitava dando Jefferson alla Francia, che consigliava ai suoi amici di Parigi il radicalismo nelle idee e la moderazione negli atti, una combinazione familiare ai Paesi anglosassoni, ma instabile nei Paese latini».

 

Sopra: André Maurois e la sua opera Histoire des États-Units.

 

In effetti, Jefferson

 

«non disdegnò di occuparsi di politica francese e di dare consigli […]. Egli spinse all’azione un gruppo molto influente di giovani nobili e di scienziati da cui era ammirato e ascoltato» 41.

 

Jefferson tornò negli Stati Uniti alla fine del 1789, essendo stato nominato Segretario di Stato da Washington.

 

«Là egli poté esporre a viva voce tutto ciò che aveva visto, e, con i suoi discorsi e con la sua serenità, impressionò profondamente tutta l’opinione americana. A Parigi, aveva visto la nascita dei club e delle società che sostenevano la rivoluzione. Allo stesso modo, con pazienza e con abilità, egli cominciò ad organizzare negli Stati Uniti il Partito Repubblicano» 42.

 

Sopra: la tomba di Jefferson al Monticello Graveyard,

in Virginia. L’Obelisco è un altro simbolo massonico.

 

«Traendo dagli esempi francesi ciò che gli sembrava assimilabile all’America», Jefferson poggiò sulla dottrina francese «che gli serviva ad elaborare la sua. Il suo Partito divenne un Partito nazionale con delle vedute e con una missione mondiali» 43. Le mode rivoluzionarie fecero presto presa sugli spiriti più evoluti. Si diceva:

 

«Cittadino Adams…, cittadino Jefferson…. Alcune società democratiche imitarono i club francesi. A New York, “King street” diventò “Liberty street” […]. La parola “giacobino”, ritenuta un’offesa dal vocabolario delle classi dirigenti, divenne un elogio nel vocabolario dell’opposizione» 44.

 

Le coccarde tricolori erano ostentate dai repubblicani, mentre la coccarda nera era diventata il simbolo esteriore dell’adesione ai principî federalisti. Questi ultimi finirono per avere la meglio presso le sfere governative a partire dal 1794, in parte anche a causa del fatto che era stato constatato che in seno all’Università c’era una sorprendente irriverenza verso gli esercizi religiosi, e che questa ondata di immoralità era stata attribuita all’influenza esercitata dalle idee francesi.

 

 

Quando poi si scoprì che il Ministro degli Esteri CharlesMaurice de Talleyrand (1754-1838) aveva cercato di estorcere del denaro a tre commissari che il Governo degli Stati Uniti aveva inviato a Parigi, un’immensa indignazione prese corpo contro la Francia. Tuttavia, nel 1798, i repubblicani ripresero la loro campagna democratica e mistica basandosi sulle idee che allora erano dette «francesi». In quel momento, si poté constatare che

 

«il religioso rispetto nei confronti della Francia è intimamente legato alla fede nei Diritti dell’Uomo. Essi sono diventati un culto. Non sono più come nel 1776 una mescolanza di spirito biblico e di sentimento nazionale. È oramai una vera e propria religione che domina» 45.

 

 

Tale culto tende ad escludere ogni altra forma di religione. Il trionfo di Jefferson, eletto terzo Presidente degli Stati Uniti nel 1800, fu accolto come il trionfo delle idee francesi. Cosa paradossale in quest’uomo, che nel 1788 biasimava la Costituzione degli Stati Uniti giudicandola troppo monarchica e centralizzata; quando egli governò per otto anni, lasciò il potere centrale più forte che nel 1800.

 

Lui, l’amico della Francia, fu l’artefice della scissione definitiva tra la Francia e gli Stati Uniti. Lui, che esaltava la moderazione negli atti, amava dire che «l’albero della libertà dev’essere di tanto in tanto annaffiato dal sangue dei patrioti e dei tiranni». In effetti, egli era un difensore accanito ed incondizionato della libertà che, nei suoi scritti, sembra essere il fine estremo di tutto, e che, malgrado tutte le atrocità commesse sul suolo di Francia, lo conserverà fino alla fine nella sua determinazione a sostenere la Rivoluzione Francese.

 

Nel 1793, egli scrisse a William Short (1759-1849), il suo successore a Parigi come incaricato agli Affari Esteri:

 

 «Il tono delle (vostre) lettere è stato per me estremamente doloroso a causa della virulenza con cui condannate le misure adottate in Francia dai giacobini […]. Molti colpevoli sono stati giustiziati sommariamente senza alcuna forma di processo, e tra essi anche alcuni innocenti. Li deploro […]. Ma il tempo, che svela poco a poco la verità su tutto, renderà loro giustizia e santificherà la loro memoria. Grazie al loro sacrificio, la posterità potrà così godere di questa libertà per la quale non avrebbero esitato ad offrire la loro vita. La libertà del mondo intero dipendeva dalla riuscita di questo scontro, ed un tale trofeo è mai stato pagato con così poco sangue versato? Avrei preferito vedere metà della terra devastata piuttosto che assistere all’insuccesso della nostra causa» 46.

 

• «Se in ogni Paese non restassero che Adamo ed Eva, ma gaudenti della loro libertà, la Terra sarebbe un posto molto migliore di quanto non lo sia attualmente» 47.

 

 

James Madison

 

Nel Partito repubblicano, a fianco di Jefferson, incontriamo James Madison (1751-1836) e James Monroe (1758-1831), che gli succedettero uno dopo l’altro alla presidenza degli Stati Uniti. Madison, «un uomo di bassa statura, pallido, timido, erudito e spirituale per la
chiarezza delle sue idee, la sua moderazione e la dolcezza del suo carattere»
 48, contribuì in modo determinante al successo della Convenzione del 1787. Egli è considerato anche il padre della Costituzione americana. Madison condivideva interamente l’ottimismo di Jefferson quando questi dichiarava:

 

«La mia fiducia nella ragione delluomo e nelle sua capacità di governarsi è tale che non provo alcun timore nel vederla seguire le proprie inclinazioni» 49.

 

 

Non sembra che questo fosse proprio il suo pensiero, perché amava dire che, se gli uomini fossero degli angeli, non occorrerebbe alcun governo. Checché ne sia, egli orchestrò con gli altri leader repubblicani tutta una campagna dove si tentò di dimostrare quanto la morte di Luigi XVI (1754-1793) fosse legittimata dai pericoli che la Francia correva e dai crimini compiuti dalla monarchia.

 

 James Monroe

 

Probabilmente Monroe condivideva questo punto di vista, poiché era così penetrato dall’ideale rivoluzionario, radicato in lui sotto forma di una specie di misticismo, che questo gli permise di superare l’irritazione che provò contro il governo del suo Paese quando fu inviato in missione in Francia nel 1794 con istruzioni ingannevoli, mentre erano stati intavolati dei negoziati con l’Inghilterra senza che egli ne fosse stato messo al corrente.

 

 

 I federalistiJohn Adams

 

Dal canto loro, i federalisti non stavano con le mani in mano. Il fatto che la Rivoluzione Francese si evolvesse verso un radicalismo sempre più avanzato e che ogni speranza di conclusione svanisse, andò a rafforzare la loro posizione. Tra essi, John Adams

 

«rappresentava l’atteggiamento dei federalisti della Nuova Inghilterra, e si rallegrava di vedere la nascita di una nobiltà in America, e di farne parte» 50.

 

 

Scriveva Adams:

 

«Troppi francesi seguono in ciò troppi americani, e dopo sospirano l’uguaglianza delle persone e delle condizioni. Ahimè, l’Onnipotenza di Dio ha reso questo sogno irrealizzabile e i difensori della libertà che proveranno a raggiungerlo andranno sicuramente incontro ad un insuccesso» 51.

 

John Adams si schierò con la politica francofila di Washington, al quale succedette nel 1797; in lui ci fu sempre una certa diffidenza verso la Francia, mescolata tuttavia ad un’ammirazione per il progresso delle sue scienze e per la sua diplomazia. Nel 1812, egli scrisse a Thomas McKean (1734-1817):

 

«Nella Rivoluzione Francese voi avete visto un messaggero della grazia, mentre io non vi ho visto che uno spiritello diabolico» 52.

 

Fischer Ames

 

Oltre ai personaggi di primo piano, ci siamo soffermati sull’opinione di Fisher Ames (1758-1808), che fu anch’egli un

 

«ardente federalista e fece parte di coloro che di fronte all’estremismo dei rivoluzionari francesi, dopo il 1792, provarono un sentimento di incomprensione e di panico» 53.

 

Egli scriveva:

 

«Affinché cominci il regno della libertà è necessario porre fine al potere della moltitudine. Il nuovo ordine delle cose in Francia è peggiore dell'”Ancien Régime”. La maggior parte delle persone attribuiscono questo insuccesso ad un eccesso di libertà. Pensano che si sia usato troppo liberamente di una cosa fondamentalmente buona» 54.

 

 

Alexander Hamilton

 

Il più focoso dei federalisti e colui che criticò più in profondità le cose, fu Alexander Hamilton (1757-1804). Egli fu una delle più brillanti intelligenze della sua epoca, l’uomo che creò le strutture finanziarie della nazione americana e che divenne l’eminenza grigia di Washington. Preoccupato scrisse:

 

«Da un po’ di tempo, alcune opinioni si sono fatte strada negli animi minacciando le fondamenta della religione, della morale e della società. La rivelazione cristiana è stata attaccata e sostituita con il dogma della religione naturale» 55.

 

Egli si mostrò profondamente urtato dagli eccessi della Rivoluzione Francese:

 

«Quando scopro la dismisura, il disordine e la violenza che dominano al posto della ragione e del sangue freddo, lo riconosco, provo gioia nel constatare che non esiste alcuna somiglianza tra ciò che è stata l’insurrezione americana e ciò che oggi avviene in Francia, e che la differenza tra queste due cause non è meno grande di quella che separa la libertà dall’eccesso» 56.

 

 

Nonostante queste parole, non bisogna però dimenticare che la successiva Guerra di Secessione tra federati e confederati del 1860 causò 600.000 morti (senza contare il genocidio dei nativi americani…).

 

Latteggiamento paradossale dei pastori della Nuova Inghilterra

 

I pastori della Nuova Inghilterra,

 

«finché poterono utilizzare la mistica francese come uno stimolante della vecchia fede, non manifestarono ostilità contro le tendenze rivoluzionarie, ricordandosi probabilmente quanto esse avevano spinto gli Stati Uniti sulla via dell’indipendenza. Protestarono poco o nulla contro la morte di Luigi XVI. Fecero sentire solamente le loro grida di gioia quando seppero della lotta ingaggiata dalla Francia contro il cattolicesimo. Da anni essi predicavano labbattimento del papismo e del dispotismo. Da anni essi cercavano di unificare i dogmi del cristianesimo e lo zelo per la libertà, e a rinsaldare l’uno con l’altro 57 […]. Nella Rivoluzione Francese essi non videro che lo slancio mistico, l’eroico liberalismo, il deismo cristiano. Sembrò loro che si trattasse di una forza nuova e formidabile che operava nella loro stessa direzione e che era strumentalizzabile» 58.

 

Ma di fronte all’evoluzione degli avvenimenti in Francia e all’atteggiamento assunto dal partito francese d’America (ossia dal Partito Repubblicano), quando si capì che il libro di Padre Augustin Barruel s.j. (1741-1820) Mémoires pour servir a lhistoire du jacobinisme («Memorie per servire alla storia del giacobinismo»), apparso in Inghilterra, in cui la Rivoluzione Francese veniva definita come l’anticristo, aveva visto giusto, si svilupparono alcune vedute

 

«che dovevano piacer loro e corrispondere alla loro tendenza mistica, permettendo una chiamata al fervore che questa volta non sarebbe più stato innestato sulla mistica rivoluzionaria, ma che gli sarebbe stato opposto […]. La Francia, prima papista, monarchica e corrotta, poi bruscamente sconvolta da un misterioso soffio di misticismo nuovo e demoniaco, non offriva forse uno scenario da fine del mondo, la bestia di fronte alla quale l’America, pura e cristiana, l’unica sulla retta via, rappresentava la chiesa decimata, ma ancora sulla breccia»? 59.

 

Sopra: Padre Barruel e il suo libro in più volumi

Mémoires pour servir a l’histoire du jacobinisme.

 

Robert Morris

 

C’è un personaggio un po’ in disparte nel bel mezzo di tanti dibattiti così appassionati, di cui non si può tacere il nome, non solo a causa del numero delle sue testimonianze, ma anche per la solidità del suo giudizio. Si tratta del Governatore Robert Morris (1734-1806), un personaggio molto apprezzato da numerosi storici, e in particolare dal filosofo, storico e critico letterario francese Hyppolite Adolphe Taine (1828-1893). Giunto a Parigi nel 1789, ministro plenipotenziario dal 1792 al 1794, egli ebbe l’incarico di informare Washington sugli avvenimenti in terra di Francia.

 

«Abbastanza pessimista per temperamento, egli osservò con minuziosità lo svolgimento della Rivoluzione e si compromise quando tentò di salvare Luigi XVI e la monarchia» 60.

 

 

Osservatore perspicace che conosce cos’è la pasta umana, Morris era un disilluso:

 

«Il partito centrista (quello della Costituente), che è quello dell’onestà e del diritto, trae purtroppo le sue concezioni politiche dai libri […]. Ma siccome capita che gli uomini reali siano molto diversi da quelli che abitano i sogni dei filosofi, non è sorprendente che i sistemi di governo usciti dai libri siano in generale solamente buoni per ritornarvi» 61.

 

Nell’atmosfera della polemica americana di quei tempi, questa voce del buonsenso è apprezzabile.

 

 Giudizio sulla storia di questo periodo

 

In occasione dell’uscita del libro pubblicato nel 1991 di JeanPierre Dormois e di Simon P. Newman intitolato Vue dAmérique. La Révolution Française jugée par les Américains («La Rivoluzione Francese giudicata dagli americani»), si è cercato di dimostrare l’impatto che la Rivoluzione Francese ebbe sull’opinione americana, certamente divisa, ma nell’insieme, e soprattutto  tra il popolo, favorevole alle idee francesi.

 

 

Resterebbe da dimostrare l’influenza americana sullo spirito rivoluzionario in Francia alla vigilia della Rivoluzione. Si pensi alla formidabile novità che costituiva all’epoca la creazione degli Stati Uniti di fronte alle sovranità europee, delle strutture repubblicane che si erano dati e che venivano ad incoronare un stato d’animo in cui

 

«la mistica del diritto divino era stata gradatamente sostituita da una mistica dei diritti del popolo e della moralità spontanea» 62.

 

A ciò si aggiungeva il fatto che «fino ad allora, le rivoluzioni erano state considerate come dei crimini sociali» e che ora invece si vedeva in esse «il compimento di una delle più alte funzioni, sociali» 63. A questo riguardo, lo storico francese René Rémond (1918-2007) nella sua Histoire des ÉtatsUnis, non esita ad affermare che il movimento che ha condotto gli Stati Uniti al rifiuto da dipendere dall’Inghilterra è

 

«all’origine dell’ondata rivoluzionaria che, ripresa ed amplificata dalla Rivoluzione Francese, provocò di epoca in epoca il crollo delle monarchie, fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917 […]. La Rivoluzione Americana è allo stesso tempo la madre di tutte le rivoluzioni e di tutti i moti d’indipendenza».

 

Sopra: René Rémond e il suo libro Histoire des États-Unis.

 

A costo di ripeterci, ma nell’interesse dei nostri lettori, riteniamo utile citare qui un lungo passo estratto dall’opera del pensatore francesco Jacques Ploncard dAssac (1910-2005) intitolata Le poids des clefs de Saint Pierre («Il peso delle chiavi di San Pietro»), in cui viene rievocata la responsabilità dell’America nello stato attuale del mondo:

 

«Gli Stati Uniti hanno una responsabilità schiacciante, insieme e subito dopo la Francia, nello sviluppo delle false idee filosofiche, politiche ed economiche. Esiste un legame indiscutibile e del resto indiscusso, tra l’indipendenza americana e la Rivoluzione Francese. L’una e l’altra hanno gettato le basi dell’irregolarità organizzata e sistematizzata di tutte le attività umane. Tuttavia, in Francia si è almeno sviluppata una forte corrente cattolica e controrivoluzionaria che ha potuto, nel bene e nel male, opporsi ai funesti principî del 1789 […].

 

Purtroppo, nulla del genere si è verificato negli Stati Uniti, in cui i principî democratici della Dichiarazione d’Indipendenza non sono mai stati seriamente minacciati, salvo forse durante la Guerra di Secessione. La società americana è il frutto di quattro fattori: innanzitutto del protestantesimo […]. In secondo luogo, dello spirito del XVIII secolo, detto talvolta del 1789, o più generalmente dei Diritti dell’Uomo e del cittadino […]. La molla intima di questi due fattori, che li legò e li fece passare allo stadio pratico e d’azione, furono – impossibile ignorarle – le Società Segrete. Primariamente la Massoneria, un’autentica istituzione nazionale, ma anche tutta una gamma di sètte minori, mescolate con una certa messa in scena, con la mistificazione e con l’attività bizzarra, legate tra loro da un comune antropocentrismo e sempre orientate contro il cattolicesimo.

 

Sopra: simbologia massonica. Notate in alto la Civetta,

l’animale sacro alla sètta degli Illuminati.

 

E, sia chiaro, anche delle Società Segrete degli alti Gradi, legate all’ebraismo. Ed ecco sopraggiungere il trionfo di un’incontestabile prosperità materiale che infonde alla società americana la certezza della bontà dei suoi principî, giustificandoli e cristallizzandoli attorno al capitalismo, all’arricchimento e al benessere, i nuovi valori supremi ai quali i poveri emigrati non chiedono che di crederci» 64.

 

Sopra: Jacques Ploncard d’Assac e il suo

libro Le poids des clefs de Saint Pierre.

 

 

Nel XVIII secolo, la Francia e l’America sono state «un meraviglioso eccitante l’una per l’altra» 65. «Lintellettualismo francese e la religiosità americana hanno formato un torrente che ha sconvolto il mondo» 66. Tramite la Dichiarazione d’Indipendenza, l’America ha fatto passare «dal campo della speculazione e della polemica a quello della credenza popolare, della pratica e del sentimentalismo» 67 gli ideali di libertà, di uguaglianza, di sovranità del popolo che, in Francia, sotto l’influenza della Massoneria, furono ricevuti con premura ed eretti ad assoluto, finendo per soppiantare la fede secolare della cristianità.

 

Ci fu una sorta di spaccatura che sembra assorbire lo spirito del filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) – forse questa non fu per lui una conquista? – quando, seguendo l’esempio dei pastori della Nuova Inghilterra che cercavano di «unificare i dogmi del cristianesimo e lo zelo per la libertà, e a rinsaldare l’uno con l’altro» 68, scrisse al Generale Charles de Gaulle (1890-1970), parlando probabilmente degli Stati Uniti, il 21 novembre 1941:

 

«Penso che l’immensa missione che la Provvidenza ha affidato al movimento, di cui lei è il leader, è di dare al popolo francese la possibilità di riconciliare nella sua stessa vita il cristianesimo e la libertà, queste due tradizioni di fedeltà spirituale e di emancipazione temporale, la tradizione di San Luigi e quella della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo».

 

 

Non si tratta forse di un’affermazione simile a quella di certi ferventi e zelanti cristiani del XIX secolo che pensavano che «Pio IX avrebbe “coniugato la religione e la libertà” come si diceva allora»? Ma come sappiamo, Pio IX (1792-1878) oppose a questa corrente di pensiero il suo «non possumus» («Non possiamo»). Il fatto è che la libertà conquistata dagli insorgenti 69, esaltata dai rivoluzionario francesi e che autorizzava tutto, è stata in qualche modo e per definizione il frutto di una ribellione.

 

Sopra: S. S. Papa Pio IX.

 

Ora, la libertà cristiana è tutt’altra cosa. Essa è un dono di Dio che deve condurre ad un atteggiamento fondamentale di accettazione, di dipendenza acconsentita, di rispetto dell’autorità fino al momento in cui appare evidente che è meglio ubbidire a Dio che agli uomini. Tra queste due concezioni c’è la stessa distanza che separa il fiat di Maria SS.ma dal non serviam tibi («Non ti servirò») di Lucifero. Come ebbe a dire giustamente Giovanni Spadolini (1925-1994), pur essendo un politico liberale e repubblicano,

 

«la libertà cattolica non ha niente a che spartire con la libertà dei liberali. Essa non cerca di liberarsi da qualcosa, ma di sottomettersi a qualcosa» 70.

 

 

 

«Secondo i bisogni dei suoi progetti politici, la Massoneria crea nuove obbedienze, come il Grande Oriente distaccatosi da Londra nel 1771-1773 in previsione della Guerra d’Indipendenza americana, preparata dalla dissidenza delle Logge “degli Anziani” dell’irlandese Lawrence Dermott in Inghilterra con l’aiuto di Benjamin Franklin (iniziato a Filadelfia nel 1730), il quale riuscì ad instaurare uno Stato Federale, apparentemente democratico, ma dove largento è re e i banchieri sono padroni, come è simboleggiato perfettamente dalla scultura nella quale Washington appare – a Chicago – con la mano nella mano del suo Segretario del Tesoro Morris da una parte, e dall’altra di Haim Salomon, finanziatore generale dei sussidi olandesi (tramite Grand e Honegguer), francesi e spagnoli, che sostenevano la lotta» 71.

 

Sopra: da sinistra, il massone irlandese Lawrence Dermott

e il banchiere ebreo Haim Salomon.

 

Sopra: gruppo monumentale (scolpito nel 1944) a Chicago, nell’Illinois. Da sinistra, Haim Salomon, George Washington e Lawrence Dermott. Washington stringe le mani alla Massoneria e all’Alta Finanza, i due poteri senza i quali non avrebbe potuto fare alcuna rivoluzione.

 

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Note

 

1 Traduzione dall’originale francese Où conduit la mentalité américaine? (Action Familiare et Scolaire, Parigi s.d.), a cura di Paolo Baroni.

Nota redazionale: Nell’ora in cui gli Stati Uniti d’America si atteggiano a campioni del Diritto Internazionale e a leader incontestabili nell’edificazione di un «Nuovo Ordine Mondiale», non è superfluo ricordare quali uomini furono i loro fondatori e su quali principî poggiarono il loro operato. Solange Herz (1920-2015), autrice cattolica statunitense di eccellenti studi storici e religiosi, mostra in questo articolo (originariamente intitolato «Whither the American Way»), apparso sulla rivista A Propos (nº 8, 1990), ciò che fu la Rivoluzione Americana, i suoi legami con la Rivoluzione Francese che la seguì a ruota, e la sua saturazione di spirito massonico.

2 Tra i tanti libri su questo argomento ricordo l’opera di Padre Augustin Barruel s.j. dal titolo Storia del giacobinismo: Massoneria e Illuminati di Baviera (Oggero Editore, Carmagnola 1989).

3 Fu al Congresso della Virginia del 1775 che l’avvocato Patrick Henri (1736-1799) e il più brillante oratore della Rivoluzione Americana, esclamò: «La vita è così cara o la pace così dolce che si acquistano al prezzo delle catene e della schiavitù? Dio onnipotente ce ne scampi! Ignoro quale partito sceglieranno gli altri; per quel che mi riguarda, datemi la libertà o datemi la morte»!

4 Bisogna forse vedere in questo motto un’allusione all’età d’oro di cui parla il poeta latino Virgilio («Magnus ab integro sæclorum nascitur ordo»; «Ecco che rinasce dal suo inizio il grande ordine dei secoli»; Egloghe IV)? Oppure la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale?

5 Condorcet, che era Segretario dell’Accademia delle Scienze e sostenitore delle nuove idee, appoggiava la Rivoluzione Americana ed era stato nominato cittadino onorario della città di New-Haven, nel Connecticut, nel 1785. Le tre opere citate nell’articolo sono rispettivamente del 1786, 1787 e 1788.

6 La violenta rottura tra le tredici colonie del Nord America e l’Inghilterra si consumò durante la Guerra d’Indipendenza (1775-1782), detta anche «Rivoluzione Americana». I coloni rifiutarono con crescente irritazione la tutela economica, e in particolare le tasse che Londra imponeva, tanto che alcune sanguinose rivolte esplosero a Boston nel 1770 e nel 1773. A partire dal 1770, i sostenitori dell’Indipendenza ebbero l’idea di farsi rappresentare in Europa, e particolarmente in Francia, da alcune personalità fuori dal comune che seppero guadagnarsi le simpatie, costituire un gruppo di pressione, ottenere degli appoggi, e reclutare alcuni talenti, soprattutto militari. Primo tra tutti, Benjamin Franklin, universalmente celebre e idolo dei francesi. Egli riuscì brillantemente ad imporre la rappresentanza del Congresso Continentale (vedi nota nº ), tra il 1776 e il 1785, e riuscì ad ottenere l’alleanza con la Francia (1778). John Adams, secondo Presidente degli Stati Uniti, sostituì a Parigi Silas Deane che dal 1771 al 1778 arruolò tutti i militari non americani citati in questo articolo, salvo Kosciuszko, evidentemente Rochambeau, Comandante del corpo di spedizione francese, e de Grasse, capo della flotta reale. Jefferson, che doveva diventare il terzo Presidente degli Stati Uniti, succedette a Franklin e passò cinque anni a Parigi tra il 1784 e il 1789. John Jay (1745-1829) raggiunse Parigi nel 1782 per restarvi due anni; egli cercò di isolare la Francia negoziando separatamente con l’Inghilterra alla vigilia del Trattato di Versailles (1783) che pose fine alla guerra e riconobbe l’Indipendenza degli Stati Uniti.

7 Friedrich Wilhelm Von Steuben era un Capitano in pensione dell’esercito prussiano. Egli fu raccomandato dal conte di Saint Germain, Ministro della guerra, a Washington, che lo nominò Generale. Von Steuben combattè agli ordini di La Fayette e, durante il combattimento decisivo di Yorktown (1781), comandò una delle tre divisioni di Washington. Kalb era invece un ufficiale tedesco che aveva servito in un reggimento dell’esercito francese. Egli partecipò alla guerra d’Indipendenza come Generale e morì in combattimento. Kosciuszko era un patriota polacco che partecipò alla guerra d’Indipendenza americana come Colonnello del genio. Ritornato in Europa, egli combatté per l’indipendenza della Polonia. Anche Pulaski era un patriota polacco che si arruolò nell’esercito americano dove divenne Generale della cavalleria. Fu ferito mortalmente durante l’assedio di Savannah. Rochambeau era il capo del corpo di spedizione francese. De Grasse, che era il Comandante dello squadrone francese, e La Fayette contribuirono particolarmente alla vittoria decisiva di Yorktown, il 19 ottobre 1781, che segnò praticamente la fine delle ostilità.

8 Orestes Brownson fu uno spirito fertile, autore di parecchie opere teologiche, filosofiche e politiche. Egli ebbe una vita religiosa assai movimentata prima di diventare cattolico (nel 1844) per restarvi fino alla morte.

9 La formula «destino manifesto» («manifest destiny»), lanciata nel 1845, esprimeva la credenza secondo cui la giovane nazione americana rispondeva ad un disegno provvidenziale. Questa dottrina servì infatti a giustificare politicamente l’espansione territoriale degli Stati Uniti, ad esempio con l’annessione dell’Oregon o a riguardo del Messico.

10 Il Metropolitan Museum of Art di New York fu fondato nel 1870.

11 Leone XIII, Papa dal 1878 al 1903, fu giudicato liberale in certi suoi atti politici, ma mai nella sua dottrina.

12 Al Quarto Comandamento «Onora il padre e la madre», si ricollegano tradizionalmente i doveri verso la patria.

13 Il celebre ed intrigante scrittore Beaumarchais apparteneva alla lobby americana. Sotto la copertura di un’impresa di import-export, spagnola come Figaro, egli procurò armi e navi agli insorti, ma senza riuscire ad incassare un soldo. I suoi eredi si ostinarono, e nel 1835 il Congresso accordò loro qualche risarcimento.

14 La guerra del 1812, scatenata dagli Stati Uniti contro l’Inghilterra per salvaguardare la libertà dei mari, chiamata talvolta «la seconda guerra d’Indipendenza», durò una trentina di mesi e si concluse senza vincitori, né vinti. È all’uscita di questo conflitto che fu adottato l’inno nazionale The Star Spangled Banner.

15 William Franklin, figlio naturale di Benjamin Franklin, Governatore reale del New Jersey nel 1763. Al momento della ribellione, il suo fermo attaccamento all’Inghilterra lo mise
in disaccordo con il padre; gli insorti lo tennero per due anni in prigione. Nel 1782, egli venne definitivamente esiliato in Inghilterra, e più tardi si riconciliò con il padre.

16 «Geezer»«holdy»«oldster»«old goat», epiteti che potrebbero essere pressappoco tradotti come «scemo», «spennato», «vecchia capra» o «vecchio caprone».

17 «Grandame»«gramfer»«granther»«granam»«beldam»«gransire», alcuni dei quali derivano dal francese antico.

18 Quattro Presidenti degli Stati Uniti hanno il viso scolpito su diciotto metri d’altezza nel granito del monte Rushmore, nel Dakota: Washington, Jefferson, Lincoln e Theodore Roosevelt. Questo monumento venne aperto al pubblico nel 1912.

19 Si tratta del secondo Presidente degli Stati Uniti, citato alla nota nº 6.

20 Riportata dal pastore anglicano Parson Weems (in odore di Massoneria) nel suo libro The Life and Memorable Times of George Washington. Questa opera servì soprattutto alla creazione del mito delle virtù di Washington. Si vuol far credere che Washington bambino, avendo abbattuto per divertirsi il più bell’albero da frutto di suo padre, fu costretto a confessare il malfatto senza mezzi termini, dichiarandosi incapace di mentire. In inglese, la frase «farher, I cannot tell a lie» («Padre, mi è impossibile mentire»), rapidamente passata nel folclore americano, è usata spesso con ironia.

21 Il Congresso continentale, costituito dai delegati dei primi tredici Stati americani, ex colonie, fu il governo di fatto, poi di diritto, degli Stati Uniti sotto una forma o un’altra durante i primi quindici anni (1774-1789). Il primo Congresso continentale (1774) protestò contro le decisioni del Parlamento britannico e incitò le colonie ad armarsi per difendere i loro diritti. Il secondo Congresso continentale, riunito a Philadelphia, adottò la Dichiarazione d’Indipendenza il 4 luglio 1776. Essa venne redatta principalmente da Jefferson e rivista da personalità come Franklin. Fu il congresso che nominò Washington alla guida dell’esercito insorto (1776) e che firmò l’alleanza con la Francia (1778). Nel
1789, esso trasmise i suoi poteri al primo governo federale, sotto la presidenza di Washington.

22 L’americanismo, uno stato d’animo americano tendente ad adattare quanto più possibile la vita della Chiesa agli ideali della cultura moderna, sembra essere nato con gli Stati Uniti. In questa ideologia l’accento viene posto sulle «virtù attive» (filantropia, democrazia, eugenetica), mentre le attività «passive» sono disprezzate. Alla Chiesa si chiede:

  • di attenuare il rigore delle sue esigenze a riguardo dei convertiti;
  • di mettere in risalto ciò vi è in comune tra i cattolici e gli altri cristiani;
  • di minimizzare le differenze.

Nella Lettera Apostolica Testem benevolentiæ (del 22 gennaio 1899), indirizzata al Cardinale Gibbons, Papa Leone XIII condannò l’americanismo in termini moderati, ma definitivi, evitando di fare dei nomi. L’eresia americanista, così soffocata, si fece più discreta, per riapparire vigorosa a ricongiungersi con il neomodernismo dopo la morte di Pio XII.

23 Il Cardinale John Gibbons, Arcivescovo di Baltimora e secondo Cardinale nordamericano, godeva di un grandissimo prestigio. Egli era un ammiratore e un sostenitore della Costituzione americana, ivi comprese le implicazioni della separazione tra Chiesa e Stato. Fu a lui che Leone XIII inviò la lettera di condanna del dell’americanismo. John Ireland, Arcivescovo di Saint Paul, nel Minnesota, ben disposto nei confronti delle idee liberali e democratiche, si mostrò favorevole all’americanismo.

24 Nel 1826, William Morgan, massone disilluso che si preparava ad esporre la realtà del lavoro delle Logge, venne rapito e molto probabilmente assassinato. Questo avvenimento fece insorgere l’opinione anti-massonnica, e, nel 1828, venne creato un partito anti-massonnico che minacciò seriamente l’egemonia politica dei liberi muratori per alcuni anni. Purtroppo, il Presidente di questo partito era un ex massone insufficientemente convinto delle tesi anti-massonniche. Questi fece, in certi Stati, degli accordi elettorali con un massone che poi rifiutò le sue proposte. Verso il 1840, il partito anti-massonnico cessò di esistere come tale.

25 «Know-nothing» era il soprannome affibbiato ai membri di un partito politico americano che esercitò la sua forte influenza a metà del XIX secolo. Alla sua origine c’era una Società segreta i cui affiliati, in caso di domanda, dicevano sempre di non «sapere nulla». Questo movimento costituiva una reazione degli americani appartenenti alle famiglie dei capostipiti di tradizione protestante che, di fronte alla massiccio immigrazione degli anni 1840, esaltavano una politica di tendenza xenofoba e anticattolica.

26 La Sacra Scrittura non lascia evidentemente dubbio su questo punto: «Guai a quelli che chiamano male il bene e bene il male, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre» (Is 5, 20).

27 Cfr. B. Fay, La franc-maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIème siècle («La massoneria e la rivoluzione intellettuale del XVIII secolo»), pag. 161.

28 Cfr. A. Maurois, Histoire des États-Units.

29 Cfr. B. Fay, op. cit., pag. 162.

30 Ibid.

31 Cfr. A. Maurois, op. cit., pag. 140.

32 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle («Lo spirito rivoluzionario in Francia e in America alla fine del XVIII secolo»), pag. 182.

33 Ibid., pag. 167.

34 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 284.

35 Cfr. A. Maurois, op. cit., pag. 140.

36 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, Vue d’Amerique, pag. 35; lettera ad Hector Saint John Crèvecoeur.

37 Cfr. B. Fay, La franc-maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIème siècle, pag. 162.

38 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, Vue d’Amerique, pag. 39.

39 Cfr. B. Fay, La franc-maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIème siècle, pag. 161.

40 Ibid., pag. 95.

41 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 175.

42 Cfr. A. Maurois, op. cit., pag. 140.

43 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 175.

44 Cfr. A. Maurois, op. cit., pag. 140.

45 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 257.

46 E pensare che, in realtà, «in Francia, la monarchia non aveva mai governato contro la nazione» (B. Fay), anche sotto Luigi XVI.

47 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, op. cit., pag. 133.

48 Cfr. A. Maurois, op. cit., pag. 140.

49 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, op. cit., pag. 155; lettera a Domenico Diolati, del 3 agosto 1789. Qui risuonano le stesse idee di Rousseau sulla bontà innata dell’uomo.

50 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 207.

51 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, op. cit., pag. 8; lettera al dr. R. Price, del 19 aprile 1790.

52 Ibid., pag. 217.

53 Ibid., pag. 230.

54 Ibid., pag. 210.

55 Ibid., pag. 175.

56 Ibid., pag. 152.

57 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle.

58 Ibid.

59 Cfr. J. P. Dormois-S. P. Newman, op. cit., pag. 237.

60 Ibid., pag. 74; lettera a George Washington.

61 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 202.

62 Ibid.

63 Cfr. B. Fay, La franc-maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIème siècle, pag. 175.

64 Cfr. J. Ploncard D’Assac, Le poids des clefs de Saint Pierre, pagg. 201-203.

65 Cfr. B. Fay, L’esprit révolutionnaire en France et en Amérique à la fin du XVIIIème siècle, pag. 105.

66 Ibid., pag. 318.

67 Ibid., pag. 56.

68 Ibid.

69 Termine inglese ripreso dai francesi per designare gli americani che parteggiarono per le colonie contro l’Inghilterra durante la Guerra d’Indipendenza e che significa «ribelli».

70 Così Giovanni Spadolini, in J. Ploncard D’Assac, op. cit., pag. 147.

71 Cfr. O. Nardi, Il vitello d’oro: l’altra faccia della Storia, Linea Diretta, Milano 1989, pag. 113.

Fonte: http://www.centrosangiorgio.com/apologetica/pagine_articoli/dove_conduce_la_mentalita_americana.htm

Zelensky a Sanremo

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di Antonio Catalano

Il Festival di Sanremo potrebbe essere l’occasione per il popolo italiano per seguire una competizione canora all’insegna della spensieratezza e del piacere di ascoltare nuove proposte. Ci sono sempre stati quelli che ogni anno si dissociavano perché la ritenevano una manifestazione nazional popolare, quindi priva di “cultura” alta, così esprimendo un atteggiamento radical chic. Il fatto, purtroppo, è che da un bel po’ di tempo, a partire dagli anni ’90, di competizione canora ce n’è ben poca, i giochi si fanno prima, a seconda dell’aria che tira e degli interessi commerciali della grande distribuzione discografica. Ma il fatto fastidioso è Sanremo diventato una grande passerella, alla quale sono invitati le “migliori” espressioni del pensiero, “artistico” e non, omologato. Operazione tesa a “educare” gli italiani secondo i dettami del pensiero uniformante, fatto di fluidità sessuale (e di regolari baci in bocca non etero), di antirazzismo da operetta, di ambientalismo della grande finanza, di trasgressività concordata con il potere e menate di questo tipo. Una sorta di prolungamento musicale di quel tg 1, che rimane la fonte di principale stordimento nazionale, in cui l’informazione è presentata come un susseguirsi di fatti trattati alla “Novella 2000”: gossip, luoghi comuni, banalità, re e regine, fatti presentati senza approfondimento critico eccetera (non che gli altri siano meglio, ma il tg1 è maestro in questo campo). Il Tg1 di ieri riserva in ultima notizia la “sorpresa” (oh, guarda un po’!) dei Maneskin super ospiti al festival, gli stessi che qualche giorno fa hanno inscenato la misera sceneggiata del “matrimonio” (come distruggere la sacralità di questo rito) prima dell’uscita del loro nuovo album “Rush”. Ma quest’anno la grande “sorpresa” è data dalla presenza nell’ultima serata (in collegamento da Kiev) di Zelensky. Operazione tramata dal gran ciambellano Bruno Vespa e raccolta con entusiasmo («Sono felice di avere questo collegamento») dal conformista baciapile dell’establishment dello spettacolo Amadeus. E qui non c’è più da scherzare. Si tratta di una vera e propria operazione di guerra (che si sa, si combatte anche con le armi della diplomazia, della cultura, dello spettacolo, dello sport, dell’arte…), che si inserisce nel quadro del pieno e sciagurato coinvolgimento bellico che i nostri governi hanno deciso da un anno a questa parte, con l’accelerazione atlantista del governo Meloni. E questo non si può accettare. Non si può accettare che il pupazzo ucraino (il cui popolo è diventato carne da macello per la strategia di dominio geopolitico americana) in quota Nato imperversi anche al festival di Sanremo, tradizionalmente grande appuntamento dell’intrattenimento nazionale. Qui non si tratta di spegnere la tv o girare canale, si tratta di esprimere la piena ostilità a questa campagna di guerra che stanno attrezzando sopra le nostre teste. Zelensky a Sanremo è il senso dell’accettazione della logica di guerra che gli americani vogliono infondere negli italiani (come nei popoli europei). Ben venga quindi qualsiasi manifestazione di protesta ferma e decisa tesa a impedire che questo scempio vada in onda sulla tv nazionale.
NO ZELENSKY A SANREMO!

Plutocrazia globale

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Questo articolo odierno di Maurizio Blondet è interessante e intelligente. Fornisce spunti di valutazione anche futura. Perciò lo riprendiamo dal sito dell’ottimo Alfio. Una sola raccomandazione che facciamo ai lettori è questa: quando si parla di geopolitica si tratta di un argomento estremamente vasto, che coinvolge interessi di ogni natura. L’approccio ad essa, a nostro avviso, deve essere equilibrato, pragmatico e molto legato ai fatti. Il motivo è la costante mutevolezza di scenari e strategie. Inoltre, non è che ogni virgola esca dalla bocca dei partecipanti a Davos divenga automaticamente legge di Stato. Già il fatto che queste assemblee siano pubbliche, sta a dimostrare che questi soggetti, oramai, hanno poco da nascondere. (n.d.r.)

 

 

 

Maurizio Blondet  21 Gennaio 2023

A  Davos hanno partecipato 116 miliardari –

* oltre 200 jet privati al giorno, piu’ transfer in elicotteri e auto scortate

* 400 responsabili delle politiche governative

* 600 amministratori delegati

Per cosa, se non, tornati in patria, per eseguire le direttive che Schwab  ha enunciato così ?

 

 

 

as-humanity

Mentre l’umanità si muove ulteriormente verso un futuro post-carbonio, LE PERSONE DEVONO ACCETTARE che cose come mangiare carne e proprietà privata sono semplicemente insostenibili” – Klaus Schwab – World Economic Forum ##WEF

Infatti subito  ha dichiarato  la sua obbedienza il presidente di Siemens Jim Hagemann Snabe al WEF 2023

Se un miliardo di persone smette di mangiare carne, avrà un grande impatto… Prevedo che avremo proteine che non verranno dalla carne in futuro, probabilmente avranno un sapore ancora migliore… Saranno a zero emissioni di carbonio e molto più sani”

Questo somiglia molto al “comunismo” di cui hanno parlato le veggenti di Garabandal.

Prima dell’Avvertimento verrà una tribolazione comunista, sembrerà come se i ‘comunisti’ si siano impadroniti del mondo intero: sarà molto difficile praticare la religione, e che i sacerdoti possano celebrare la Messa o che il popolo possa aprire le porte delle chiese. Sembrerà che la Chiesa sia scomparsa, a motivo delle persecuzioni religiose, e perché molta gente lascerà di praticare la religione, ma chi la praticherà dovrà farlo clandestinamente. Per i sacerdoti sarà molto difficile poter celebrare la Messa. Questo accadrà dappertutto, in tutte le nazioni.”

Nei primi anni 60 in cui avvennero le apparizioni, si poteva pensare al comunismo sovietico che conquistasse il mondo libero.  Ora vediamo che è il “comunismo dei miliardari”,   che ha  programmato di sequestrare ogni proprietà privata perché  “inefficiente”  capitalisticamente e  inquinante  e trasformarla in noleggi e affitti (coi canoni a nostro carico  da pagare a loro).

Qualche giornalista indipendente ha apostrofato per strada Schwab e  Bourla con domande “scomode” a cui costoro ovviamente non hanno  risposto.  Sembravano davvero impauriti;  la bolla di onnipotenza  dentro cui sono abituati a vivere era stata scossa

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.  Prevedo che  per questo faranno sì che i governanti al loro servizio  rendano reati penali anche  queste   “aggressioni” come  “delitti d’odio”.  Già questa figura giuridiche – chiamiamola così  –  sta per diventare legge vigente in USA; e la  vicecommissaria della Commissione Europea, proprio a Davos, ha  annunciato la volontà di introdurla anche in Europa.

Vicepresidente della Commissione europea, Věra Jourová al WEF 2023

“Il Discorso d’odio illegale, lo  avrai presto negli Stati Uniti. Penso che abbiamo una forte ragione per cui abbiamo questo nel diritto penale”.

“Dobbiamo prenderci cura delle regole del diritto internazionale e rispettarle, e non cambiarle in un momento in cui ci sono paesi come la Russia che hanno deciso di non rispettarle. Paesi che rispettano il loro interesse nazionale andando oltre le regole, mentre dobbiamo tenere in considerazione l’ordine mondiale”

Decideranno cosa è odio e cosa no.

Le introdurrà    insieme alle norme che condannano la “disinformazione”  sui vaccini, ossia i dati reali  sulla loro letalità ed effetti avversi.  Sulla repressione e censura  di tale “disinformazione”  ha già emanato “raccomandazioni”   l’OMS, in vista della “prossima pandemia”; il Trattato Pandemico  Globale che sarà fatto approvare dagli Stati renderà vincolanti tali raccomandazioni.

Contro questo abominio, fra Gianni Templare consiglia di recitare il Salmo 58:

Di Davide. Miktam.

Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze.

Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.
Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
per non udire la voce dell’incantatore,
del mago che incanta abilmente.

Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.

Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
10 Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,
vivi li travolga il turbine.
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
12 Gli uomini diranno: «C’è un premio per il giusto,
c’è Dio che fa giustizia sulla terra!».

Stoltemberg dixit

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di Maurizio Murelli

“La Russia non deve vincere, l’Ucraina non può perdere”, Stoltemberg dixit. E lo dice perché nonostante le fantasiose e faziose cronache dei giornalisti inviati di guerra, allo stato delle cose la Russia sta vincendo e l’Ucraina perdendo. Stoltenberg, in pratica da segretario NATO (struttura militare) a capo politico europeo che detta l’agenda politica ai governi nazionali. Apro parentesi: l’informazione ha raggiunto un grado di spudoratezza tale da far pensare che gli operatori addetti siano preda di delirio o di deficienza. Si prenda ad esempio le cronache di questi giorni relative alla bidella pendolare di Napoli oppure, meglio ancora, la vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro: “All’arresto del mafioso la gente, mossa da un grande sentimento di liberazione, ha circondato le forze dell’ordine applaudendo”, e nel darci questa notizia mandano in onda senza soluzione di continuità su tutti i tg un filmato dove si vedono 3 (DICASI TRE!) persone che si complimentano con gli agenti. Uno di questi tre è un cronista (quello con il piumino azzurro) che poi lo si rivede con la macchina fotografica in un successivo filmato davanti al primo “covo” di Denaro. La seconda e la terza persona sono palesemente agenti in borghese. Ma ai media gli piace raccontare la storia degli applausi e la raccontano chiamando a supporto il filmato. Così, tutti i commentatori, politici e mafiologi della prima e dell’ultima ora vanno in tv riprendendo la sdolcinata narrazione degli applausi liberatori. Che le manifestazioni contro la mafia organizzate a Castelvetrano siano praticamente andate deserte fatto salvo per la convocazione di boy scout, non è cosa meritevole di commento. Anzi, no: hanno commentato mistificando anche qui. Glisso sulla narrazione dei documenti che Denaro avrebbe ereditato da Riina, sull’agenda rossa di Borsellino che sarebbe stata asportata dal luogo dell’attentato da un mafioso anch’essa finita nelle mani di Denaro: pura fantasy… Potrei citare altri mille esempi di mistificazione, mi limito a quanto scritto solo per dire: se questo è il grado di mistificazione sulla cronaca nazionale, figuriamoci la cronaca relativa alla Grande Guerra Mondiale in corso che vede l’Ucraina solo uno dei luoghi ove essa guerra si svolge. Chiusa parentesi.
Oggi i polacchi (quando i tedeschi e i russi erano svegli e intelligenti avevano pensato di brasare definitivamente questa malefica nazione… ma hanno perso il tempo e ora ci devono rifare i conti) dicono che se la Germania non dà l’assenso, loro non rispetteranno i patti (accordi) e doneranno a Kyev i loro carri armati Leopard che invece i tedeschi dicono di non voler donare a meno che gli americani non donino loro carri Abrams. Ma gli americani che non sono fessi dicono che non li daranno perché gli ucraini non potrebbero utilizzarli in quanto servirebbe un lungo addestramento, abbisognano di uno sproposito di carburante per muoverli (carburante che gli ucraini on hanno) e via elencando nelle speciose giustificazioni. In compenso doneranno altri 45 milioni di dollari e munizionamento… affinché gli ucraini continuino a farsi massacrare illudendosi di vincere. Pare gli vogliano fornire missili capaci di colpire la Crimea. Altri armamenti li daranno gli inglesi, tra cui elicotteri e carri per l’utilizzo dei quali servirebbe un lungo addestramento e, non essendoci il tempo, saranno ancora una volta i mercenari inglesi, canadesi, francesi e americani a utilizzarli. Anche per quanto riguarda i sistemi antiaerei (tipo Patriot) che gli americani vogliono dare agli ucraini serve un lungo addestramento. Non è mica come sparare con un fucile. Per utilizzare quei sistemi d’arma serve un complesso logistico complesso e sofisticato. Sei mesi di addestramento non sarebbero sufficienti, e le rampe di missili da sole senza tutto l’apparato di contorno non hanno alcuna efficacia e verrebbero distrutti in men che si dica dall’aviazione russa. Anche qui, se quei sistemi anti-missile verranno allocati in Ucraina, servirà personale occidentale.
Nelle premesse alla riunione di oggi a Ramstein si dice che occorre far presto per super-armare l’Ucraina in modo da consentirgli tra febbraio-marzo una controffensiva. Se non è delirio o idiozia è una miserabile menzogna. Sul finire di febbraio il terreno ghiacciato delle steppe e delle tundre ucraini disgela e si trasforma in un oceano di fango che rende impossibile una avanzata di carri, in particolare dei carri che non sono stati concepiti per operare su quel terreno. Per contro, tutto lascia pensare che i Russi si stiano preparando per un’offensiva in grande stile da lanciare tra fine gennaio e inizio febbraio. Si sono preparati costruendo fortificazioni adatte a supportare la spinta in avanti delle truppe e, mettendo in conto la rabbiosa reazione occidentale, stanno piazzando batterie di difesa aerea sui palazzi istituzionali di Mosca. Per capire in quale logica prospettica sono entrati i russi basterebbe ascoltare quanto detto nella conferenza stampa mensile dal ministro degli esteri russo Lavrov, discorso che i nostri media si son ben guardati dal trasmettere, così come non è stato riportato quanto detto qualche giorno prima da Putin. Da quelle dichiarazioni si capisce bene che i russi non si fanno illusioni sulle reali intenzioni degli americani e del fatto che ormai l’Europa è una marionetta senz’anima incapace di agire per i propri interessi; al contrario l’Europa altro non è che uno strumento di manovra per gli interessi statunitensi, siano essi geopolitici, economici e finanziari.
Dunque la tragedia europea abbia continuità: più armi agli ucraini, più offese alla Federazione russa, più menzogne distribuite a piene mani ai popoli europei, senza un piano “b” rispetto a quello che vorrebbe l’umiliazione della Russia, la sua disintegrazione e quindi la sua subalternità agli interessi del modello unipolare occidentale targato USA. E tutto avviene in un quadro di totale inerzia da parte delle popolazioni europee e in totale subalternità delle élite politiche nazionali del continente Europa.

Stati Uniti ospitano leader dei terroristi Mko

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Segnalazione Il Faro sul Mondo

di Redazione Il Faro sul Mondo

Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato fermamente gli Stati Uniti per aver incontrato il capobanda del gruppo terroristico anti-iraniano Mujahedin Khalq (Mko) e per aver ribadito la loro alleanza con questi terroristi.

“L’alleanza del regime americano con gli assassini di oltre 17mila cittadini iraniani è diventata più chiara”, ha scritto in un tweet il portavoce del ministero, Nasser Kanaani.Kanaani. “La recente mossa di alcune figure politiche americane che hanno cercato di ‘imbiancare il terrorismo’ e santificare in modo riprovevole il capobanda terrorista dell’Mko, ha ulteriormente mostrato l’immagine fasulla dei diritti umani americani.

“Washington ha ospitato quello che i funzionari americani hanno definito un cosiddetto “raduno di gruppi di opposizione iraniani”. Al vertice hanno partecipato la famigerata capobanda dell’Mko, Maryam Rajavi e diversi ex funzionari americani, tra cui l’ex segretario di stato Mike Pompeo, i quali hanno sostenuto il “cambio di regime” in Iran e glorificato le “rivolte” sostenute dall’Occidente che hanno seminato morte e terrore in tutto l’Iran.

Stati Uniti anima delle “rivolte” in Iran

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno espresso pieno sostegno ai “rivoltosi”, che hanno cercato di dirottare le proteste emerse dopo la morte di una giovane donna iraniana, Mahsa Amini.

L’Mko ha una storia oscura di omicidi e attentati contro il governo e la nazione iraniani. Si è notoriamente schierato con l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein durante la guerra dell’Iraq (1980-88) contro la Repubblica Islamica.

Il famigerato gruppo terroristico organizza ogni anno sontuose conferenze a Parigi, con funzionari americani, occidentali e sauditi come ospiti d’onore. Su tutti Mike Pompeo, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, l’avvocato personale dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump Rudy Giuliani, l’ex primo ministro canadese Stephen Harper e l’ex capo dell’intelligence saudita, il principe Turki al-Faisal.

Fonte: https://ilfarosulmondo.it/stati-uniti-ospitano-leader-dei-terroristi-mko/

La Vita avanza negli Usa ed in Spagna

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

La Corte d’Appello federale, negli Stati Uniti, ha bloccato definitivamente le controverse leggi volute su mandato dello stesso presidente americano Joe Biden, per costringere i medici cristiani a praticare gli aborti ed interventi chirurgici di transizione sessuale, contro la propria coscienza ed annullando una norma di segno esattamente opposto varata a suo tempo dall’amministrazione Trump. Ciò – è stato notato dai giudici – viola la legge federale, che tutela la libertà religiosa.

I funzionari del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani vorrebbero obbligare i sanitari di strutture religiose no-profit for-profit ad eseguire operazioni, nonché a porre in atto procedure, consulenze e trattamenti, mirati ad alterare il sesso biologico dei pazienti, nonché ad uccidere i figli nel grembo materno. Vasto il dissenso scoppiato evidentemente tra i sanitari, decisi a fermare tali provvedimenti liberticidi.

A fronte di una vittoria, altri scenari foschi si addensano all’orizzonte, come il tentativo posto in essere dalla Commissione americana per le pari opportunità e per l’Impiego, che, applicando in modo errato il Titolo VII della normativa sulla discriminazione sessuale, vorrebbe obbligare i datori di lavoro di enti religiosi a pagare ai propri dipendenti la copertura assicurativa necessaria per aborti ed interventi di transizione sessuale, ricorrendo anche all’antilingua e quindi rimpiazzando il termine «sesso» con quello, molto diverso, di «genere», come tristemente avvenuto in Europa. Insomma, non essendoci arrivati in un modo, da irriducibili coerenti, cercano di arrivarci nell’altro, ma v’è da auspicare che anche questo ennesimo tentativo venga azzerato.

Intanto, il Consiglio Superiore della Magistratura spagnolo ha messo in guardia: togliere l’obbligo del consenso dei genitori dalla scelta, compiuta da sedicenni e diciassettenni, di abortire – come previsto nel progetto di riforma della legge di merito, presentato dal ministro dell’Uguaglianza Irene Montero, esponente di Podemos – va contro la Costituzione, poiché si scontra con l’obbligo del padre e della madre di svolgere «funzioni inerenti alla potestà genitoriale», come previsto dall’art. 154 del Codice Civile. Della questione, comunque, il Consiglio discuterà in sessione plenaria il prossimo 22 dicembre: il parere dell’organo giudiziario è obbligatorio, ma non vincolante.

Intanto, lo scorso 8 dicembre, nonostante le minacce di azioni legali giunte dalla galassia pro-choice,la Contea di Lea, nel Nuovo Messico, ha approvato all’unanimità un’ordinanza relativa alla costituzione di una «Città-santuario per i non nati». È stata la prima iniziativa del genere negli Stati Uniti, come ricavato da Mark Lee Dickson, direttore di Right to Life of East Texas, ma un’altra sessantina di città ha già fatto altrettanto e molte altre sono pronte a provvedere entro l’inverno. Risoluzioni a favore della vita, benché non formulate quali leggi vincolanti, sono state approvate, inoltre, in Arkansas e nella Carolina del Nord.

A seguito di tale ordinanza, Whole Woman’s Health,catena di cliniche abortiste, ha deciso di non trasferirsi nella Contea di Lea, facendo saltare l’accordo immobiliare raggiunto. Si tenga presente che Whole Woman’s Health è una presenza molto strutturata, già presente in altre zone del Nuovo Messico: assicura l’organizzazione di aborti entro 24 ore e l’invio di pillole abortive per posta. Se questa volta ha rinunciato, è perché evidentemente ha intuito non esservi a Lea l’humus adatto per insediarsi. Da quando il Texas, con la legge sul battito cardiaco, ha limitato l’accesso all’aborto, l’industria pro-choice ha dirottato la propria utenza verso le città di confine del Nuovo Messico – come Lea per l’appunto -, potendo in questo Stato uccidere i figli in grembo senza particolari restrizioni. Ma l’iniziativa delle «Città-santuario per i non nati» sposta di nuovo l’attenzione verso la vita e, di conseguenza, verso le responsabilità intrinseche di chi la voglia spegnere. Sarebbe bello che tale iniziativa potesse essere assunta anche all’estero, magari anche in Italia.

LA STORIOGRAFIA ISTITUZIONALE SI PROSTRA ALLA POLITICA ANTIFASCISTA!

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Riceviamo e pubblichiamo da “IlCovo”…

Cari lettori, l’offensiva propagandistica antifascista, visti i tempi incredibilmente drammatici che stiamo vivendo, non poteva che aumentare, tanto in relazione alla degenerazione morale, politica sociale ed economica indotta dal medesimo sistema di potere dominante – che cerca di puntellare la traballante impalcatura di menzogne reiteratamente ripetute all’infinito su cui si fonda e si regge – quanto in rapporto all’operato che la “formica Fascista” del Covo sta realizzando, riguardo la diffusione della Verità sia sul Fascismo che sul sistema criminale demo-liberale che attualmente ci opprime. Proprio in relazione alla campagna propagandistica antifascista che negli ultimi anni ha ritrovato un accanimento ed una veemenza inusitati ai quale non si era più abituati da decenni, non bastavano più le velenose pseudo biografie romanzate sulla vita di Mussolini, oppure i filmetti basati sulla propaganda avversa più bolsa e ridicola che lo attaccano a mezzo dei pretesti più inverosimili, poiché vi sono due ulteriori elementi recenti che si inseriscono a pieno titolo in questa offensiva: la pubblicazione di una “opera magna” sulla “storia del Fascismo”, da parte dell’onnipresente Professore Emilio Gentile da Bojano e l’allestimento di un “Museo Istituzionale” sulla Repubblica Sociale in quel di Salò, ad opera del “discepolo defeliciano”, Prof. Giuseppe Parlato. Entrambi gli eventi mostrano, in modo smaccato, il loro aspetto propagandistico visceralmente antifascista che nulla ha da spartire né con la Storia né tantomeno con la Cultura. In concreto, mentre il Prof. E. Gentile da Bojano, non fa altro che sistematizzare e radicalizzare la propria interpretazione di stampo Sturziano, Liberale radicale, dismettendo definitivamente anche le apparenti vesti del ricercatore storico per indossare più opportunamente i panni del militante antifascista istituzionale, diffondendo tale “opera” attraverso tutti i canali ufficiali mediatici forniti dall’apparato propagandistico sistemico (non a caso, la pubblicazione in più volumi è curata e distribuita capillarmente dal giornale “Repubblica”), il Parlato, invece, viene direttamente “assunto” dall’Associazione “Reducistica” (sic!) dei Partigiani italiani (ANPI) (!), per “dogmatizzare” e garantire l’indiscutibilità “ufficiale” del “sacro verbo” politico antifascista, dove quel che risulta totalmente scandaloso è l’allestimento del Museo di cui si è occupato e dove l’associazione medesima pare abbia dettato le proprie condizioni all’illustre ricercatore, affinché lo sventurato visitatore venga indottrinato secondo i desiderata delle istituzioni antifasciste, ovverosia apprenda quanto stabilito dai tutori dell’antifascismo istituzionale, cioè precisamente che:

a) la responsabilità della guerra civile nel periodo 1943-45 va attribuita unicamente al Governo fascista della R.S.I. così come l’esclusiva volontà di pervenire ad una guerra “fratricida”, valutata quale componente politica essenziale del Fascismo;

b) ugualmente a tale esperienza politica va ascritta la sudditanza e la “collaborazione” con lo stragismo della Germania Nazional-Socialista (che ovviamente, viene assolutizzato, come se nessun altro Governo belligerante, secondo costoro, in quel frangente avesse commesso crimini!) e la conseguente definizione di “governo fantoccio”;

c) ultimo, ma non per importanza, l’assunzione di responsabilità della R.S.I. nello “sterminio degli ebrei”, e, in genere, la valenza razzista del fascismo.

Questi elementi, dall’ANPI sono ritenuti indiscutibili (si sa, la Storia ce la devono raccontare solo loro!), ed è stato richiesto esplicitamente al Parlato che essi vengano ribaditi e riaffermati nell’allestimento museale, senza possibilità alcuna di discussione, pena l’impossibilità di allestirlo! Ebbene, stiamo parlando della medesima storiografia che stigmatizza da sempre la richiesta dello Stato Fascista di un giuramento di fedeltà fatta ai funzionari pubblici – che non verteva affatto sulla richiesta di mentire o di abolire la cultura di altre provenienze filosofiche – ma che nulla ha da ridire rispetto all’indottrinamento politico che le viene imposto di diffondere! (qui) Una tale sfacciata prostrazione agli ordini della politica, in Italia non si era vista nell’Era del vituperato “regime in camicia nera”, ma si realizza senza battere ciglio nel “regime dei diritti, delle libertà e della tolleranza democratica”! La stessa “tolleranza” mostrata nei confronti di chi, da onesto cittadino, pur non facendo male a una mosca, definendosi però fascista e criticando il presente disordine liberale, può con ciò essere accusato di “denigrazione delle istituzioni” (cosa tale termine stia concretamente a significare, non è dato sapere!), una “violazione” che corrisponde ad un reato penale! Stesso discorso vale per il cosiddetto reato di “negazionismo”, che viene agitato come una clava sulle teste di chi dubita o critica le “versioni ufficiali” stabilite dal Sistema demo-liberale come verità assolute. (qui) Salta subito agli occhi di chi è ancora capace di una serena riflessione sull’attuale fase storica, come la transizione politico-sociale avvenuta dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, è quella da una Società gerarchica fondata sul contrasto di varie ed antitetiche visioni politico-morali – che però cercavano, TUTTE, la “prova dei fatti” per dimostrare la propria posizione “di parte” – a una Società monistica assolutistica ed appiattita verso il basso, priva di alcun vero senso critico e fondata su “comandi calati dall’alto” dall’oligarchia di potere dominante, che di fatto sono semplicemente ordini, da ritenere indiscutibili da parte di quella che è ormai classificata stabilmente come “massa”. 

Esattamente in questa direzione va anche il libello propagandistico succitato, edito dal Prof. Emilio Gentile da Bojano, il quale, pur basandosi sulle proprie interpretazioni  antifasciste “di sempre”, in questo volume “gigantesco” ha non solo radicalizzato (come dicevamo sopra) ma anche volgarizzato il proprio lavoro e “abbassato” il livello della ricerca; dai primi “Studi” che conservavano comunque un valore scientifico, adesso, alla fine della carriera ha sterzato decisamente verso l’opera di propaganda smaccata. Lo stile usato nel libro è narrativo, sul genere del “romanzo storico”, già usato da altri scribacchini dell’antifascismo di Stato nello stesso ambito. La linea direttrice è la medesima di quella richiesta esplicitamente dall’ANPI al Parlato, dove il Fascismo viene rappresentato plasticamente, esattamente per come imposto nella descrizione che si evince dalla Legge Scelba (qui). Siamo in presenza, di fatto se non di diritto, di un ulteriore “passo in avanti” (l’ultimo?) rispetto all’assetto istituzionale del Governo Assoggettato presente sulla penisola italiana. Dal lato “giuridico” la forma della “democrazia protetta” è in atto. Dal lato “culturale ufficiale”, la forma della religione antifascista, praticata da chi accusa falsamente il Fascismo di averne creata una sua proprie e “pagana” (…tutto questo sarebbe anche ironico, se non fosse tragico!), viene ormai sancita in modo dogmatizzante ed in forma perentoria. Ciò ha lo scopo palese di nascondere, mentire, defraudare, ingannare e in ultimo, opprimere l’intera popolazione italiana e mondiale, per garantire al vigente sistema satanico, messianistico, e pluto-massonico di portare avanti la propria agenda politica devastatrice, come mai si era visto finora! Altro che “libertà e diritti”!

L’elemento dirimente e plateale, rispetto tale tematica, è quello relativo alla letterale assunzione in pianta stabile nei ranghi dell’apparato istituzionale antifascista, quale elemento dell’apparato burocratico, dell’ex “ceto culturale” che simulava la propria indipendenza rispetto a quella che esso stesso qualificavano come “vulgata antifascista”. Tali ormai sono i cosiddetti “storici” un tempo bollati come “revisionisti”, quali Parlato ed E. Gentile, che adesso si sono trasformati in semplici megafoni di propaganda bellica antifascista. La differenza nodale, come dicevamo poc’anzi, rispetto alle dispute avvenute nel secolo precedente, sta nella totale noncuranza della verifica delle posizioni espresse, anche se con un presupposto “di parte”. Tali burocrati non tengono più minimamente conto della effettiva riscontrabilità delle proprie affermazioni, limitandosi ad usare un tono perentoriamente apodittico e tautologico. Evidentemente, l’era post pseudo-pandemica sta procedendo speditamente verso la realizzazione di tutti gli obiettivi presenti nell’agenda pluto-massonica in tutti gli ambiti. In breve, ormai un fatto risulta “vero solo perché è proclamato come tale” da certi ambienti. Se non lo è, tanto peggio per la realtà dei fatti, come da prassi consolidata! (qui). Tuttavia, come è nostro costume, Noi fascisti del Covo, alla chiacchiere di costoro, abbiamo opposto ed opponiamo i fatti della Storia!

Fatti che, in questa specifica situazione, sono davvero impietosi rispetto alla condotta espressa dagli “personaggi in cerca d’autore” di cui stiamo discutendo. Il Professor Gentile da Bojano, ne esce davvero malconcio. L’inversione a “U” praticata da costui (già visibile nel volume “Contro Cesare”, di cui abbiamo denunciato l’incredibile deformazione, per non dire falsificazione, dei fatti, in merito alle citazioni inserite nel testo, trattate in modo da poter permettere di sostenere la teoria del “paganesimo” fascista, qui), ha davvero poco a che vedere con la decenza e la deontologia professionale del ricercatore, perché i suoi precedenti lavori, andavano a scagliarsi proprio contro le “vulgate di comodo”, cioè contro la semplificazione politica e la volgarizzazione delle interpretazioni storiografiche, cosa che invece esegue egli stesso in questo ultimo “lavoro”. Senza voler ricordare ai nostri lettori le molteplici opere del Gentile da Bojano, da noi stessi citate in vari periodi della nostra attività, sempre in modo critico, possiamo riferirci a uno stralcio che, fra gli altri, abbiamo pubblicato sul nostro forum, abbastanza significativo, poiché riporta le interpretazioni sull’ “essenza” del Fascismo (qui). Nonostante che nella citazione riferita a questo link, il Gentile da Bojano renda evidente la propria interpretazione Liberale e antifascista, risulta ugualmente palese come egli non lo “riduca” alla semplice concezione “della vulgata antifascista” quale movimento violento, razzista e sterminatore sulla quale oggi si ritrova egli stesso appiattito! Anzi, proprio nella citazione salta agli occhi l’esatto opposto, quando proprio in riferimento alle differenze plateali col Nazional-Socialismo e col Comunismo (motivo per cui, secondo il Gentile da Bojano, lo stesso Totalitarismo Fascista non poteva essere equiparato a quello degli altri regimi così definiti, proprio per le differenze nodali riguardanti la violenza sistematica ed il razzismo da essi espressi, ma non presenti in quelle forme nel Fascismo Mussoliniano!) egli poneva in risalto esattamente la volontà del Fascismo di rendere codeste antinomie sempre più chiare e smaccate, distaccandosene:

…i fascisti protestavano la funzione rivoluzionaria del mito dello Stato totalitario, la sua dimensione nazionale ed europea e la sua «modernità» perché rispondente alle esigenze della società moderna occidentale, capace di risolvere con una formula nuova i problemi dell’epoca storica iniziata con la Rivoluzione francese, mentre molti fascisti rifiutarono l’assimilazione con i vari movimenti e regimi autoritari di destra, compreso il nazismo, che pullularono nell’Europa fra le due guerre mondiali. Questi, secondo i fascisti, rimanevano prigionieri di un pregiudizio tradizionalista, conservatore, nazionalista o razzista, e non potevano perciò aspirare a rappresentare una vera alternativa europea alla minaccia rivoluzionaria del comunismo, a svolgere una missione di «nuova civiltà» per tutti i popoli dell’Occidente, come invece avrebbe fatto il fascismo, in virtù dei principi dello Stato totalitario e delle qualità «universali» della stirpe italica: «Il Fascismo non è chiuso in se stesso, ma è europeo e si pone come europeo: e in verità, non come paladino di una nuova Santa Alleanza e di una nuova Restaurazione, ma di una nuova Rivoluzione, che ponga fine al plutocratismo materialistico moderno». La «nuova Europa» che il fascismo vagheggiava di riordinare, dopo la vittoria dell’Asse, quasi in concorrenza con il programma di «ordine nuovo» nazista, non avrebbe dovuto essere organizzata unicamente sulla base di una brutale ricomposizione di rapporti di forza, con la supremazia di una razza o di una classe, ma secondo i princìpi dell’organizzazione totalitaria, di cui il fascismo rivendicava l’originalità e la validità nei confronti del nazismo…  (Cfr. Edizione riveduta del volume “Il Mito dello Stato Nuovo” del 1999 edito da Laterza)

Inutile poi ricordare la posizione del Parlato, replicante pedissequamente quella del De Felice, per cui il “nostro” ha pure fondato un centro Culturale intitolato a Ugo Spirito (sic!), che, recentemente, guardate voi i casi della vita, ha pure acquisito il fondo della Scuola di Mistica Fascista! Le dichiarazioni di ossequiosa obbedienza agli ordini dell’ANPI proferite dal Parlato, che inverte e ribalta completamente la propria “posizione culturale”, hanno dell’incredibile la dove egli acconsente ad allinearsi ad una operazione di mera propaganda politica come si configura quella inerente la creazione del sedicente “Museo della Repubblica Sociale”. Insomma, “cultura (insieme alla Carità!) l’è morta”! Ma evidentemente lo era già dal 1945, ossia dall’indomani dell’instaurazione del regime di occupazione straniera permanente sul suolo che fu Italiano, che oggi giunge soltanto alle sue estreme ma logiche conseguenze!

Invece, ulteriore esempio della veracità della realtà storica proposta sulle pagine di questo blog (a tacer di quanto abbiamo già portato alla vostra attenzione, che svergogna la tendenziosità delle ricostruzioni di tali cosiddetti “uomini di cultura”, ad es. qui qui), da Noi fascisti sempre opposta alla apoditticità propagandistica dell’antifascismo istituzionale, è quello dell’ulteriore studio che vogliamo proporre ai nostri lettori, eseguito da un Sacerdote Cattolico e Fascista (il che, secondo le interpretazioni di E. Gentile e Parlato sarebbe un assurdo storico, visto che oggi, per costoro, il Fascismo rappresenterebbe soltanto un paganesimo sterminatore razzista!). Il Libro cui alludiamo è un pregevolissimo esempio storico-politologico, che analizza la vicenda pre e post unitaria Italiana, dal punto di vista delle dottrine politiche e filosofiche che l’hanno inverata, mettendole a confronto col costituzionalismo Fascista. Tale lavoro, se messo in relazione coi libelli di propaganda bellica stilati dagli odierni propagandisti antifascisti, riluce come fosse il Sole paragonato all’abisso! Basterebbe solo questo libro per tacitare tutte le malevole interpretazioni di Emilio Gentile da Bojano e di conseguenza, pure quelle di Parlato, pure sbugiardate completamente anche dal Sacerdote Padre Antonio Messineo, da noi pubblicato in un recente articolo (qui), il quale come abbiamo ricordato è stato persino consultore dei cosiddetti “padri costituenti democratici”! Ma le smentite più clamorose alla vulgata antifascista arrivano da antifascisti seri come Carlo Silvestri (qui), e da studi di autori indipendenti e coscienziosi (qui). Dunque, il tipo di costituzionalismo fascista – che probabilmente, stando alla vulgata imposta dalle istituzioni demo-liberali antifasciste, quei contemporanei al “regime” hanno solo “sognato” di vivere, visto che ai “nostri tuttologi cattedratici” basta la “propria parola” per rendere vani tutti i fatti della Storia che invece la smentiscono platealmente e clamorosamente – viene descritto dal Sacerdote Fascista don Luigi Dilda come assolutamente armonico, non solo alla Civiltà Cattolico-Romana, ma allo stesso Sviluppo della Cultura ed Identità italiane, che sono rappresentate in modo coerente nella Dottrina di Mussolini. Ai nostri lettori, come nostro costume, riportiamo I FATTI, che, SOLI, “valgono e varranno sempre più delle parole” (cit. B. Mussolini). Dunque, buona lettura: Dopo la Rivoluzione Fascista! …e buone feste!

IlCovo https://bibliotecafascista.org/2022/12/24/storiografia-prostrata-alla-politica-antifascista/

La Bolletta del Natale

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Buongiorno Christus Rex
sono Veronica Colombo, e faccio parte del team di Prontobolletta.
Vi contatto in quanto avrei il piacere di presentarvi il nostro ultimo articolo che pone in analisi l’aumento dei costi a causa del consumo elevato di gas ed elettricità dentro e fuori le abitazioni di tutta Italia
Nel periodo Natalizio, non si parla solo di aumento dei costi e della spesa per la famiglia ma anche dell’impatto ambientale causato dalle luci e catene luminose che addobbano le case e fanno brillare le città. Solo in questo periodo dell’anno, in Italia, vengono immesse nell’atmosfera circa 20mila tonnellate di CO2 proprio a causa delle decorazioni natalizie. E’ davvero possibile limitare il consumo? In che modo risparmiare gas ed elettricità nelle abitazioni? 

di Veronica Colombo

Si prevede un Natale all’insegna dei rincari per tutto il territorio nazionale. Dalle bollette alla spesa per andare a sciare. La spesa per una famiglia sul Mercato Tutelato per il periodo natalizio è di circa 1,70 euro in bolletta della luce, quasi un euro in più rispetto al 2021, quando il costo stimato era di 0,77 euro.
Questo tenendo in conto che ogni famiglia utilizza almeno una catena di 300 luci Led per illuminare l’albero e un tubo Led per decorare esternamente balconi e finestre.

Ma non è solo un fattore di spesa e costi aumentati. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, calcolando l’impatto del Natale sull’ambiente, decorare la casa con luci e catene luminose produce in Italia circa 20mila tonnellate di CO2 che vengono immesse nell’atmosfera.
Come ogni Natale che si rispetti, in Italia, dall’8 dicembre al 6 gennaio sia gli interni che gli esterni delle abitazioni sono decorati con illuminazioni natalizie che rimangono accese diverse ore al giorno se non anche di notte.

Secondo SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) si tratta di una vera e propria invasione di fili luminosi e di lampadine che determina un incremento dei consumi energetici di circa il +30% rispetto al resto dell’anno, pari a 1.600 MWh al giorno ossia 46.400 MWh di energia consumata solo nel periodo che va dall’8 dicembre all’Epifania. I consumi in questo periodo equivalgono a 650 tonnellate di CO2 immesse ogni giorno in atmosfera, tra le 18 mila e le 20mila tonnellate di CO2 durante l’intero periodo delle festività. Si tratta delle stesse tonnellate di Co2 emesse da oltre 6.000 automobili in un anno.

La spesa delle famiglie per illuminare le case con addobbi e luminarie costa oltre 30 milioni. Il consumo di energia cresce del 30%, impattando su bollette e ambiente. Per andare a sciare la media pro capite sarà compresa tra 1.400 e 1.600 euro, trasporti esclusi, con una crescita del 15-18% rispetto a un anno fa. Costi e impatto ambientale si abbattono sensibilmente se si ricorre alle luci Led per risparmiare in bolletta.

Con le luci Led l’incidenza sulle bollette è di pochi centesimi di euro al giorno. Al contrario, un filo di luci di vecchia generazione tenuto acceso diverse ore al giorno incide fino a 15 euro a famiglia sulla bolletta di dicembre. Ipotizzando l’utilizzo di 3 fili di luci tra interni e balconi, l’aggravio di spesa sul fronte dell’energia può raggiungere i 60 euro.

Come poter risparmiare durante le festività?                                                                                                                                             

Per risparmiare esistono alcuni ‘trucchi’ che possono aiutare a non spendere o consumare energia in modo spropositato.

  • Innanzitutto bisognerebbe puntare sulle luci in qusanto arebbe meglio utilizzare una tipologia di luci Led sia per l’interno che per l’esterno delle abitazioni.
  • E’ possibile ridurre consumi e sprechi utilizzando timer che limitano la durata di accensione delle illuminazioni, e diminuendo il numero di luci sull’albero di Natale sfruttando oggetti riflettenti come specchi e palline argentate o dorate che riescono a ricreare, senza elettricità, un particolare sbrilluccichio.
  • Molto più luminose delle classiche grazie ai toni sul blu, riescono a risparmiare fino al 90% rispetto a quelle ad incandescenza. Leggermente più costose se confrontate con le tradizionali, non solo durano di più, ma consumano decisamente di meno.
  • Inoltre si può limitare l’utilizzo delle luci optando per la luce delle candele. Disponibili in forme e grandezze diverse, si possono scegliere anche quelle profumate che ricordano i classici aromi natalizi. In questo caso si riuscirà a creare nelle abitazioni un’atmosfera raccolta, accogliente e natalizia.
Come risparmiare il Gas a Natale?
Infine, alcuni consigli utili e non banali da ricordare se si vuole diminuire il consumo medio di Gas nelle abitazioni nel periodo Natalizio. Durante il periodo di Natale, pranzi e cene sono all’ordine del giorno, quindi passiamo molto tempo dietro ai fornelli con gli elettrodomestici in funzione.
Per risparmiare si può scegliere di usare il forno per le preparazioni grandi e che hanno bisogno di più tempo di cottura, mentre quello a microonde se dovete scaldare un piatto pronto.
Ricordiamo anche che durante il pranzo o la cena, complici anche gli abiti più pesanti, la vicinanza tra i commensali crea un naturale aumento della temperatura. In questo caso meglio abbassare il termostato e si avrà lo stesso risultato. Nel caso di riscaldamento centralizzato, visto che la maggiorate della giornata si passerà attorno al tavolo, meglio azionare solo quello presente nella stanza in cui ricevete gli ospiti e spegnerlo nel resto delle camere.

12 dicembre ore 23.30 Rai 1: la storia di Sergio Ramelli

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Segnalazione di Angelo Paratico

Lunedì 12 dicembre, su Rai 1 alle 23.30, nella sesta puntata di “Cronache criminali” lo lo scrittore e sceneggiatore, già magistrato, tra i massimi esperti di crime, Giancarlo De Cataldo, affronta il decennio più controverso della storia italiana contemporanea: gli anni 70.

Lo farà attraverso la ricostruzione degli omicidi di Sergio Ramelli a Milano nel 1975, e di Walter Rossi a Roma nel 1977.

Per la storia di Sergio Ramelli una nuova occasione di essere narrata al grande pubblico. Sarà un occasione che farà conoscere una storia che fa ancora paura e che, da martedì, a certi personaggi, farà ancora più paura.

Non mancate all’appuntamento lunedì prossimo alle 23,30 su Rai 1 e se non riuscite a vedere la puntata potrete guardarla in differita su RaiPlay

 

La Merkel ammette che Minsk era solo un espediente

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di Andrew Korybko

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

L’ex cancelliere finalmente esce allo scoperto

Nessuno può affermare con sicurezza di sapere come si concluderà l’ultima fase del conflitto ucraino, che ha avuto origine dall’operazione speciale che la Russia è stata costretta ad avviare per difendere l’integrità delle sue linee rosse di sicurezza nazionale dopo che la NATO le aveva oltrepassate. Dopotutto, i colpi di scena che si sono verificati finora hanno colto tutti di sorpresa, dalla riunificazione della Novorossia con la Russia ai due attacchi di droni di Kiev all’inizio di questa settimana nell’entroterra del suo vicino.

Detto questo, si può prevedere con sicurezza che il conflitto rimarrà quasi certamente prolungato negli anni a venire, sulla base della candida ammissione dell’ex cancelliere tedesco Merkel che il processo di pace di Minsk era solo un espediente per rafforzare le capacità militari offensive di Kiev. Le sue parole hanno fatto eco a quelle dell’ex presidente ucraino Poroshenko, che ha detto esattamente la stessa cosa all’inizio di quest’anno, con la differenza che lui non è mai stato considerato amico del presidente Putin, a differenza della Merkel.

L’operazione di manipolazione della percezione della Merkel contro Putin

I due parlano correntemente la lingua dell’altro, hanno trascorso gli anni della loro formazione professionale nell’ex Germania dell’Est, presiedono grandi potenze storiche e le loro rispettive economie sono chiaramente complementari, motivo per cui hanno collaborato strettamente su un’ampia gamma di questioni. Col tempo, il Presidente Putin ha iniziato a proiettare su di lei se stesso e la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che lei ha assecondato riflettendo retoricamente per alimentare i suoi pregiudizi di conferma.

In tutto questo tempo, però, si è scoperto che lei lo stava solo ingannando, dicendo al leader russo tutto ciò che voleva sentirsi dire, e il suo superficiale sostegno al processo di pace di Minsk è stato l’epitome del suo approccio manipolatorio al Presidente Putin. Ha valutato con precisione quanto lui desiderasse ardentemente che la pace prevalesse in Ucraina per sbloccare il promettente ruolo geostrategico di quel Paese come ponte tra la sua Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e la sua Unione Europea, secondo la sua già citata visione a lungo termine.

Tuttavia, non aveva alcun desiderio di realizzarlo, nonostante la sua proposta fosse vantaggiosa per entrambe le parti, poiché la grande visione strategica di Merkel consisteva nel portare a termine il progetto secolare della Germania di prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo. A tal fine, ha dovuto placare la Russia manipolando la percezione del suo leader, in modo che questi la considerasse erroneamente come il leader di uno Stato amico e quindi non esercitasse pressioni sul blocco in modo da ostacolare il suo obiettivo di espandere l’influenza tedesca su di esso.

Psicanalisi di Putin

Dal momento che la Merkel ha giocato così magistralmente con le aspettative del Presidente Putin, presentandosi falsamente come la stessa visionaria pragmatica e orientata all’economia che era lui, anziché come l’ideologa a somma zero che è stata in realtà per tutto questo tempo, il Presidente Putin è stato indotto con successo a fidarsi di lei. Il risultato finale è stato che il leader russo ha pazientemente trattenuto la sua Grande Potenza per quasi otto anni, nonostante le innumerevoli provocazioni contro la sua etica nell’ex Ucraina orientale.

La sua mentalità era che “il fine giustifica i mezzi”, che in questo contesto si riferiva al suo calcolo costi-benefici secondo il quale i costi pagati dalla popolazione russa del Donbass sarebbero valsi alla fine se la sua pazienza avesse guadagnato abbastanza tempo da permettere alla Germania di convincere Kiev ad attuare con successo gli accordi di Minsk, costruendo così alla fine un’”Europa da Lisbona a Vladivostok” che avrebbe portato benefici a tutti. Con il senno di poi, il problema è che il Presidente Putin era l’unico leader a volerlo veramente.

È stato ingannato per quasi otto anni dalla Merkel, con la quale ha stretto un forte legame durante i molti anni di mandato a causa delle loro affinità personali e della sua manipolazione di successo delle sue percezioni, facendogli credere erroneamente che lei condividesse la sua grande visione strategica, come è stato spiegato in precedenza. Essendo un vero statista, egli dava per scontato che i suoi colleghi – soprattutto quelli che rappresentavano grandi potenze come la Merkel – fossero dello stesso calibro professionale, e quindi dava per scontato che fossero tutti attori razionali.

Il senno di poi è 20/20

La realtà era però completamente diversa, poiché il Presidente Putin si è rivelato essere l’ultimo vero uomo di Stato occidentale, il che significa che era l’unico a operare su basi razionali, mentre tutti gli altri perseguivano obiettivi ideologici. Se ne è reso conto solo anni dopo, essendo invece caduto nella falsa percezione che tutti fossero più o meno visionari pragmatici e guidati dall’economia come lui, grazie soprattutto al successo dell’operazione di gestione della percezione condotta dalla Merkel nei suoi confronti.

La sua prolungata farsa nel fingere di condividere la sua grande visione strategica è stata abbastanza convincente da indurre il Presidente Putin ad abbassare la guardia, a dare per scontate le sue parole e a supporre che avrebbe fatto in modo che la Germania alla fine convincesse Kiev ad attuare pienamente gli accordi di Minsk. Se avesse sospettato la sua disonestà, avrebbe certamente abbandonato questo approccio molto prima, ma è caduto completamente nella sua recita, poiché si è conformato al suo pregiudizio di conferma di leader razionale di una Grande Potenza.

Questo spiega perché abbia aspettato così a lungo prima di ordinare l’operazione speciale, dal momento che confidava sinceramente che lei condividesse la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che richiedeva una pace duratura in Ucraina per essere attuata. Invece, la Merkel cercava spietatamente di portare a termine il complotto secolare della Germania per prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo, cosa che il suo successore Scholz ha quasi ammesso di voler fare nel manifesto appena pubblicato dalla rivista Foreign Affairs.

Non è una coincidenza che poco dopo la Merkel abbia confessato le sue vere intenzioni di assecondare il processo di pace di Minsk, dal momento che non c’era più motivo di rimanere riservata. Scholz ha vuotato il sacco vantandosi dell’agenda egemonica della Germania, che ha apertamente descritto come guidata dal desiderio di rispondere alle minacce che, secondo lui, provengono “più immediatamente” dalla Russia. Non avendo nulla da perdere, la Merkel si è tolta la maschera e ha finalmente mostrato al Presidente Putin il suo vero volto.

Non c’è dubbio che lui si sia reso conto, qualche tempo prima dell’inizio dell’operazione speciale del suo Paese, che lei lo aveva ingannato per anni, motivo per cui ha intrapreso quel passo fatidico alla fine di febbraio, ma ora è in bella mostra anche per il mondo intero. La Merkel era l’unico politico occidentale di cui il Presidente Putin si fidasse sinceramente, e questo è uno dei motivi per cui ha rimandato l’ordine della suddetta operazione per quasi otto anni, nella falsa speranza che la Merkel potesse contribuire a garantire la pace in Ucraina.

L’impatto psicologico del tradimento della Merkel

Dopo che la Merkel ha ammesso così sfacciatamente di aver tradito la sua fiducia vantandosi del fatto che “Putin avrebbe potuto facilmente invadere [l’Ucraina] all’epoca” se lei non fosse stata al fianco del processo di pace di Minsk, facendolo così desistere per quasi un decennio, è improbabile che il leader russo si fidi ancora di qualcuno in Occidente. Questa intuizione psicologica aggiunge un contesto cruciale alla coincidenza con cui ha dichiarato, lo stesso giorno in cui è caduta l’intervista, che il conflitto ucraino “potrebbe essere un processo lungo”.

È chiaro che ora ha capito che si tratta di una lotta prolungata per il futuro della transizione sistemica globale, anche se la Russia può ancora vincere strategicamente anche nello scenario di uno stallo militare in Ucraina. Questo perché tale esito porterebbe i processi multipolari a guida indiana a continuare a proliferare, cambiando così in modo irreversibile il corso delle relazioni internazionali. A questo punto della nuova guerra fredda, la Russia sta combattendo un conflitto difensivo, ma per una volta il tempo è dalla sua parte.

Il Presidente Putin ora sa che ogni pausa nei combattimenti sarà solo un’opportunità per entrambe le parti di riorganizzarsi, riarmarsi e inevitabilmente riprendere le operazioni offensive, il che significa che il campo di gioco strategico è ora livellato, poiché finalmente sta operando secondo la stessa mentalità dei suoi avversari già da anni. Ciò rafforzerà la sua determinazione a continuare a fare tutto il possibile per accelerare i processi multipolari, il che richiede innanzitutto il mantenimento della Linea di Controllo (LOC).

La nuova grande visione strategica di Putin

Per perseguire questo obiettivo più immediato, la Russia potrebbe effettivamente riprendere a partecipare al processo di pace, precedentemente sabotato, a patto che vengano soddisfatte almeno superficialmente alcune condizioni, ma nessuno dovrebbe interpretare questo potenziale sviluppo come un segnale di debolezza strategica da parte sua, a differenza di quanto avveniva in passato. La differenza tra allora e oggi è che il Presidente Putin ha imparato molte lezioni dolorose e non intende più approfittare dei suoi gesti di buona volontà.

Mentre il processo di pace di Minsk, col senno di poi, non è stato altro che un mezzo per manipolare le percezioni del Presidente Putin al fine di influenzarlo a esercitare moderazione e quindi a guadagnare tempo per Kiev per prepararsi a un’offensiva finale nel Donbass, qualsiasi processo gli succederà non sarà altro che un mezzo per il leader russo per guadagnare tempo affinché i processi multipolari continuino a proliferare a spese del Miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e dei loro interessi egemonici unipolari.

Il grande obiettivo strategico del Presidente Putin non è più un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, ma riformare le relazioni internazionali in piena collaborazione con i Paesi del Sud globale guidato dai BRICS e dalla SCO, di cui la Russia fa parte, affinché l’ordine mondiale diventi più democratico, equo e giusto. Ciò è in linea con la visione esposta nel suo Manifesto Rivoluzionario Globale, su cui si è basato nelle ultime due stagioni e che oggi può essere descritto come l’ideologia non ufficiale della sua Grande Potenza.

Pensieri conclusivi

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

La transizione sistemica globale sta attualmente procedendo lungo questo percorso, ma ha ancora bisogno di tempo per diventare irreversibile, il che a sua volta richiede che la Russia mantenga la posizione di blocco. Che sia attraverso mezzi militari, politici o una combinazione di questi due mezzi, ci si aspetta che il Presidente Putin faccia tutto ciò che è in suo potere per guadagnare tempo affinché questi processi multipolari guidati dall’India continuino a proliferare a tal fine, il che garantisce che il conflitto ucraino rimarrà prolungato indipendentemente da qualsiasi cosa si dica.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2022

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