Il “Grande Reset” è realtà, non negazionismo

di Matteo Castagna su Informazione Cattolica di oggi 

In questi ultimi mesi si sente molto parlare di “Grande Reset” mondiale, per cui una gestione sconsiderata dell’emergenza Covid-19 sarebbe sostanzialmente speculare ad un’agevolazione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, che le élites politico-economiche vorrebbero imporci, mentre siamo tutti annichiliti dal terrore della malattia.

Gli scritti, più che autorevoli, di Mons. Carlo Maria Viganò, su questo argomento, la decisa presa di posizione di p. Livio Fanzaga su Radio Maria ed altre provenienti da esponenti di punta del mondo conservatore, aggiungono pepe a quanto, finora, era relegato nel campo dei cosiddetti tradizionalisti, perché coinvolgono, in modo piuttosto esplicito molte attuali autorità ecclesiastiche, come parti attive ed integranti del lungo percorso verso l’instaurazione dell'”uomo nuovo”, plasmato in funzione del NWO.

“Così si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi seguiva nonostante tutto il dolore che le ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così. Continuano a seguire i loro governanti nonostante tutto il dolore che gli provocano con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno” – avrebbe detto Stalin, commentando il suo governo della Russia comunista. Così, su questa linea di pensiero, va l’alleanza socialista con il liberismo, ovvero il globalismo del terzo millennio: mano libera al mercato, espulsione dallo stesso dei meno competitivi e sopravvivenza garantita a questi ultimi con le famose mancette di “dignità”.

Ora vogliono traslare questa trovata su vasta scala. Quanta più gente sarà intruppata nelle file dei “sussidiati minimi”, tanto più aumenterà il numero dei neo-proletari inoffensivi. Non già condannati a un destino da fame, foriero di spinte di ribellione, ma tenuti semmai sulla corda di un caritatevole obolo, da meritare strada facendo cambiando “abitudini” e rispettando le “regole”. Il famoso “reddito di cittadinanza” è stato l’antipasto di chi ci preparava a questi scenari.

Per parte sua, la “Matrice Mondialista” offrirà a questi individui “nudi” (anzi, “spennati”), oltre alla pagnotta, un altro genere di cibo: la garanzia della salvezza (non della salute, badate bene) da questo virus, e da tutti quelli a venire. Ecco la  nuova mappa del mondo cui accennavamo poc’anzi: una griglia di interpretazione e lettura della realtà dove ciò che conta è essere “immuni” da un agente patogeno: oggi il Covid, domani chissà.

E in nome di questo privilegio, anzi in cambio di esso, gli atterriti abitanti del pianeta accetteranno qualsiasi collaterale misura: preventiva, contenitiva o punitiva. Anzi, saranno persino riconoscenti per essere stati spiumati a dovere, nonché giulivi per aver sofferto abbastanza, ma non troppo. E le sparute minoranze che si rifiutano di “adattarsi”? Se non si organizzeranno per tempo, in una massa critica, faranno la fine dei “cretini” della famosa canzone di Lucio Dalla. Insomma: “Senza grandi disturbi qualcuno sparirà” e altri saranno ridotti all’irrilevanza. Queste sono parole poco rassicuranti, ma plausibili, che vengono dedotte da fonti ben chiare ed esplicite da parte di Francesco Carraro di Byoblu – il blog di Messora – quali il Forum economico mondiale (“Il grande ripristino: costruire la futura resilienza ai rischi globali“) in cui, il 17 novembre, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti torneranno all’accordo di Parigi. Ha anche chiarito di essere un sostenitore del “Great Reset”Alla tavola rotonda ha preso parte anche la leader dell’UE Ursula von der Leyen, completamente allineata al progetto. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha recentemente affermato che la quarta rivoluzione industriale nell’ambito del “Great Reset” avrebbe “portato a una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica”. Per il 2021 è stato annunciato un “vertice gemello” di incontri personali e virtuali all’insegna del motto “The Great Reset” .

All’interno di queste trasformazioni, di quella che a marzo chiamavo “rimodulazione della globalizzazione” tutto ciò che è identitario, tradizionale, sovranista è destinato a scomparire perché considerato come antitetico al programma del “Grande Reset”. Ci si può chiedere come mai il New York Times ed i media mainstream di tutto il mondo si ostinino a far passare come “complottismo” quello che i grandi leader internazionali ammettono o scrivono apertamente. Ed è evidente a chi si occupa di informazione che essa si può fare per comunicare i fatti o per manipolarli. Ebbene, oggi sembrerebbe che i grandi media abbiano il compito di indorare la pillola e di farla digerire alle masse acritiche che se la bevono, attribuendo alle invenzioni dei “cattivi” patrioti e identitari quello che, in realtà, i globalisti, loro padroni, partoriscono nelle stanze del potere. Dobbiamo dimenticare ogni personalismo ed unire la “minoranza creativa” rimasta sincera e pronta a difendersi sotto le insegne della tradizione e dell’identità europea classico-cristiana.

In questo contesto sarebbe davvero miope non capire che al Sistema occorrano capi di provata fede, ovvero globalisti certi. Per questo motivo, gente come Donald Trump è vista come un ostacolo da eliminare con ogni mezzo, all’apparenza democratico, ma verrà anche il momento di Putin, se non saprà dare sufficienti garanzie di allineamento. Merkel e Macron sono già da tempo pedine allineate. Conte pure. Berlusconi ha più interessi nella galassia global che in quella local. Orban, in Ungheria, sembra resistere ed ha pure messo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna nella Costituzione, cosa che cozza tremendamente con il modello di società fluida che le élites mondiali hanno in mente per noi. Il leader dell’opposizione italiana, nonché del partito di maggioranza relativa Matteo Salvini ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che hanno capito il giochetto euro-mondialista, perché da solo non può alzare il muro della resistenza che ci aspetteremmo.

Infine, i veri cattolici devono svegliarsi dal torpore in cui vivono da oltre 50 anni e riconoscere la voce del Pastore nel Vangelo, cogliendo “i segni dei tempi”. Si può citare l’enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) di Gregorio XVI, il quale leggeva la storia contemporanea sotto il segno di una “congiura dei malvagi” che non permetteva indulgenza e benignità alcuna da parte della Chiesa e imponeva piuttosto di “reprimere con il bastone” i vari errori. Questo giudizio globalmente negativo sulla storia e sulla società occidentale, soprattutto sulle società democratiche, non fu soltanto ripreso nel magistero di Pio IX (basti citare il “Sillabo”), ma codificato solennemente nel proemio che apre la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla fede cattolica: la storia moderna, dopo il Concilio di Trento, viene descritta come la progressiva corruzione dell’uomo, provocata dalla negazione protestante del principio di autorità. Se partiamo da questa visione antropologica, che porta al nichilismo attuale del “Grande Reset” troviamo la visione dell’uomo che si fa Dio per dominare l’universo, nel disprezzo del Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Che pretendete che faccia Dio, vedendovi adorare il Vitello d’Oro, inseguendo le mode del mondo, nonché le follie socialiste e liberali? Nulla. E’ il Suo silenzio a dover preoccupare più del virus, almeno tutti coloro che conoscono le Sacre Scritture. Non possiamo vivere, subendo la “Grande Apostasia”, ma testimoniando la Verità, anche se siamo rimasti un piccolo gregge. Dalla nostra reazione concreta di Fede autentica e non adulterata scaturiranno i segni che cerchiamo. Non praevalebunt!

“Nature” mette in crisi i metodi imposti per il contrasto al Covid dal Governo Conte

Di Matteo Castagna

Una sola cosa è certa in questo periodo di emergenza sanitaria, dichiarata dal Governo giallofucsia: regna l’incertezza. Sotto il cielo del Covid c’è un’enorme confusione.

Scienziato che incontri, ricetta che trovi – dicono alcuni, tra il serio ed il faceto – ma esistono protocolli ufficiali nazionali, imposti da Conte con Speranza (il ministro della Salute, occorre specificare…) assieme al Cts, ovvero il Comitato Tecnico Scientifico, selezionato, secondo imprecisati criteri, per dare le indicazioni di prevenzione e contrasto alla malattia.

Le principali direttive riguardano l’uso pressoché costante della mascherina, il distanziamento sociale per evitare assembramenti, la chiusura di territori ed attività commerciali considerati, potenzialmente, più a rischio.

Sollevare dubbi, perplessità o proporre alternative a queste indicazioni è considerato roba da negazionisti, da mettere alla berlina o al pubblico ludibrio, per la nuova società fluida che tanto piace al cattolico adulto ed abortista Joe Biden.

Questo perché quando si pronuncia la scienza eterodiretta dai media mainstream e benedetta dalle grandi case farmaceutiche, si passa sempre dall’opinabile al dogmatico. Il dogma deve scomparire solo dalla religione cattolica, perché è un fastidioso ostacolo al relativismo (cioè il “diritto” di credere e propagandare il falso), ma deve essere da tutti riconosciuto quando a pronunciarsi è la pseudo-scienza progressista, che strizza l’occhio sinistro a certa politica e quello destro alla Fondazione di Bill Gates per il controllo delle nascite.

Il tutto avviene in un clima di terrore generalizzato, che, in alcuni casi, sta sfociando in autentiche psicosi da parte di varie persone, soprattutto del cosiddetto ceto medio, quello che è meglio se sta sul divano imbavagliato e chiuso a chiave piuttosto che totalmente arrabbiato nelle piazze o, disobbediente nei propri negozi. Meglio annichilire il polmone produttivo del Paese, piuttosto che averlo contro, in maniera scatenata. Meglio un imprenditore italiano imbottito di bromuro per l’ansia da Coronavirus che un operaio polacco che grida la sua rabbia con slogan e, soprattutto principi completamente fuori moda, come “Dio, Onore e Patria!”.

Allora, per evitare ogni accusa di negazionismo, perché negare l’evidenza è da idioti, ma pensare e scrivere basandosi sui fatti è un servizio alla verità, ci sarebbe da chiedersi perché sia passata in sordina una notizia molto importante, che non viene data dai soliti medici non allineati al “sanitariamente corretto” Prof. Bassetti o Prof. Zangrillo, minacciati e screditati in maniera oggettivamente vergognosa dai soloni della libertà di ricerca e di espressione: la rivista scientifica Nature, tra le più prestigiose al mondo nella comunità scientifica internazionale, pubblicata dal 4 Novembre 1869. Una ricerca australiana, presente sul portale della grande rivista, ci dice che è certo che ogni sistema immunitario reagisce in maniera diversa al virus.

All’inizio della prima ondata, una coppia piuttosto giovane di Melbourne ha partecipato ad un matrimonio. Dopo pochi giorni ed alcuni sintomi tipici del Covid-19, risultano positivi al tampone. A casa, la coppia ha tre figli, di cui due risulteranno lievemente sintomatici, mentre la bimba di 5 anni, quella che aveva avuto maggiori contatti stretti coi genitori, completamente asintomatica. Otto giorni dopo la comparsa dei sintomi, i figli risulteranno tutti negativi al tampone. Oggi, la famiglia è completamente guarita, ma gli scienziati si sono posti le ovvie domande: come è possibile che soggetti che hanno un codice genetico pressappoco simile rispondano in modo così diverso al virus? E perché sistemi immunitari simili danno risposte tanto distanti l’una dall’altra, accertato che tutti i soggetti hanno reagito? Perché i figli, quelli con sintomi, risultano negativi?

I risultati salivari e sierologici combinati mostrano che, nonostante i bambini non diano prove virologiche di infezione, tutti e tre hanno sviluppato risposte anticorpali contro il Covid-19 e ognuno in modo differente. E dall’analisi risulta che la bambina, che è rimasta asintomatica tutto il tempo, ha dato la risposta anticorpale più robusta. La discordanza tra i risultati dell’analisi virologica e le prove sierologiche cliniche, potrebbero essere l’effetto di una diversa sensibilità delle mucose dei soggetti (per questo motivo i due bambini sintomatici risultano comunque negativi).

Non si comprende però perché la risposta della bambina sia stata così diversa dalle risposte degli altri familiari. Un ruolo chiave protettivo potrebbero averlo giocato gli anticorpi della mucosa salivare ma l’aspetto, scrivono gli scienziati, merita conferma in studi più ampi. La capacità anticorpale dei bambini ha permesso loro di reagire in modo più efficace dei genitori. La reazione ha evitato una replicazione del virus dentro di loro. Nonostante lo stretto contatto con i genitori infettati i bambini sono sempre risultati negativi ed hanno sviluppato sintomi minimi o assenti. Ce l’ha raccontato praticamente solo il giornalista libero Antonio Amorosi su Affaritaliani.it: non lo trovate strano nella patria di chi passa le ore ad ammantarsi di pluralismo?

Dunque, dall’analisi scientifica di questa situazione, è lecito dedurre che le misure imposte con certezza inoppugnabile dal Governo e dai suoi esperti, possano essere discutibili e discusse, senza incorrere nella scomunica del prof. Galli? Potremmo permetterci di chiedere una risposta di Burioni agli scienziati di Nature o il pensiero in materia di Arcuri? Troveranno il tempo di leggere una così importante rivista scientifica, anche su un monopattino o seduti ad un banco a rotelle? Ai posteri, l’ardua sentenza. A noi, invece, restano i consueti “pensieri ereticamente corretti”, espressi anche con un pizzico di ironia, perché non è difforme (almeno per ora) da quanto sancisce l’art. 21 della Costituzione.

DA

“Nature” mette in crisi i metodi imposti per il contrasto al Covid dal Governo Conte

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

 

Di Matteo Castagna 

Angelo Amato (61 anni) e Andrea Gardoni (25 anni) sono una coppia omosessuale convivente a Stallavena, frazione di Grezzana, in provincia di Verona.

Due anni fa, a seguito degli strascichi polemici sul Congresso Mondiale delle Famiglie, svoltosi con gran clamore e successo alla Gran Guardia della città di Romeo e Giulietta, i due vennero sbeffeggiati da un gruppetto di giovani perché passeggiavano, mano nella mano, proprio nei pressi di Piazza Bra. Il giovane ricevette anche una sberla. Era l’11 agosto 2018.

Si gonfiò la grancassa mediatica e le sinistre gridarono alla vile aggressione omofoba da parte di un branco di estremisti di destra. Ah, se ci fosse stata in vigore la legge Zan! Per quei fascistacci si sarebbero aperte le porte del carcere e l’aggressione avrebbe avuto l’aggravante dell’odio di genere.

La coppia, vicina al Circolo omosessualista Pink di Verona, denunciò, poi, scritte calunniose vicino a casa e un attentato con benzina, tanto da issare una protezione attorno all’abitazione, a tutela dell’incolumità messa a dura prova, in quella città nera, ebbra della discriminazione fomentata da anni di Rosari riparatori, da parte dei cattolici tradizionalisti.

A due anni di distanza, la procura scaligera ha indagato i due omosex per il reato di simulazione, sostenendo che le scritte se le sarebbero fatte da soli. Le indagini hanno provato che il gruppetto di giovani era totalmente estraneo a qualsiasi gruppo politico, ma che aveva bevuto qualche bottiglia di Montenegro. L’aggressore se l’è cavata con 400 euro di multa per la sberla.

Per la presunta aggressione con taniche di benzina le indagini non sono concluse ma il “mucchio selvaggio” è stato escluso da responsabilità dagli investigatori.

Il Comune di Grezzana, dopo più inviti a rimuovere le recinzioni abusive caduti nel vuoto, ha provveduto alla rimozione d’ufficio, coi suoi operai. Perché, pare che non esistano categorie protette dal reato di abuso edilizio, sempre che, al Senato, qualcuno non ne chiederà l’inclusione all’interno del ddl Zan.

A molti veronesi è tornato in mente il caso di Luis Marsiglia, di origini ebraiche, che negli anni 90′ finse un’aggressione da parte dei naziskin, che, invece, si era procurato da solo per continuare a fare il professore di religione senza averne i titoli.

Ad altri sono venute in mente le tante mistificazioni e accuse infondate che la splendida Verona riceve da troppo tempo, da parte di giornalisti e magistrati buontemponi, tutti ideologicamente schierati da una certa parte politica, che oggi festeggia per la presunta elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti.

Altri veronesi si interrogano già sugli effetti incredibili e devastanti che il ddl Zan, che punisce l’omotransfobia, potrebbe creare a degli innocenti, lasciati in balia di certa magistratura. Altri, i più peperoni, chiedono al Pd e al M5S di accogliere una ulteriore modifica al ddl, che punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia” per tutelare anche le specie umane non particolarmente protette da leggi ad hoc, che si sentono fragili, a causa di alcuni comportamenti d’odio ideologico arcobaleno che potrebbero rovinare loro la vita, senza alcun motivo.

DA

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

Di Matteo Castagna

Con l’elezione di Biden a presidente degli Stati Uniti ci aspettano anni molto difficili, in cui il contesto politico occidentale è nemico di ogni principio identitario e comunitario.

Sarà considerato come “buono” solo ciò che è global, liberal e arcobaleno.

Noi saremo bollati come retrogradi, reazionari, fascisti e omofobi.

Dovremo andarne fieri! Faranno leggi speciali per farci tacere.

Dio ci sta mettendo alla prova, ma sappiamo che non vi è prova che non possiamo sopportare.

Dovremo scegliere tra lo stendardo della tradizione e quello della sovversione.

Quindi sarà occasione per fare pulizia, in primis, tra le nostre fila perché solo chi sa cosa siano le nostre radici classico-cristiane potrà difenderle.

Non potranno farlo i liberali perché le hanno sempre rifiutate, nascoste, derise.

Usciranno allo scoperto i veri cattolici coraggiosi e i patrioti che, pur senza la fede, sanno di non poter non dirsi cristiani.

Grazie a questi uomini, per grazia di Dio, ci salveremo.

DA

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

E’ arrivato il tempo della rivolta?

di Matteo Castagna

Gianluca Castro scrive su “Il Talebano” di oggi: “Mi domando – razionalmente – quali siano le aspettative di chi preconizza un seguito popolare alle spontanee ribellioni di Napoli e dintorni di queste ore. Potremmo già azzardare a definire tali rivolte come parzialmente spontanee perché, accanto a pochi cittadini che sono scesi in piazza a gridare la loro rabbia verso le restrizioni di De Luca, la visibilità se la sono presa coloro che si sono infiltrati nella mischia e si sono resi protagonisti di episodi di guerriglia urbana. Continua Castro: “La rivolta (quella vera) dei gilet gialli francesi che ha bloccato un’intera nazione, durata mesi con l’assalto a Parigi dei ministeri e repressa nel sangue non ha forse insegnato niente? Una protesta strutturata e presente ai quattro lati della Francia, più volte interamente bloccata, scatenatasi contro le riforme economiche ultraliberali di Macron, si è consumata nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica internazionale, attenta a occuparsi solo dei temi scelti da chi gestisce la regia dell’informazione mondiale. Che tipo di speranze possono avere ora qualche centinaio (o migliaio) di giovani napoletani e campani che si oppongono a coprifuoco e confinamento di fronte ai milioni di pandementi, presenti in tutta Italia, terrorizzati ad hoc sulla pericolosità dei contagi dalla banda di Governo?

Dobbiamo stare molto attenti in questo periodo. Forse non a caso Mattarella, nel silenzio generale, ha convocato per l’ 11 novembre il Comitato di Difesa con un ordine del giorno controverso, in cui si correla il Covid con la protezione dal terrorismo. E’ sul sito della Presidenza della Repubblica, per cui pubblico e accessibile a tutti. Ad alcuni ricorda copioni già visti in passato, laddove il disagio sociale e le teste calde sono già parcheggiati all’interno di alcuni gruppi politici degli opposti estremismi al fine di essere monitorati e controllati con maggior facilità e potrebbero essere pronti a infiltrarsi nelle proteste per cavalcarle ai fini della loro visibilità, guidati da una manina oscura (ma non troppo), che ne manovra e paga i capi ma ne usa i militanti ingenui ed ignari come carne da macello per la repressione. Il tutto potrebbe essere prodromico ad una strategia della tensione che potrebbe trovare terreno fertile nella fragilità di questi giorni drammatici. Noi di “Christus Rex” non ci facciamo strumentalizzare e seguiamo gli eventi, ma non saremo mai al servizio di organizzazioni volte a finalità opache, con mezzi altrettanto nebulosi. Noi stiamo con le persone serie, per il bene comune e l’amore per la Patria per amor di Dio, stigmatizzando eventuali iniziative personali. Ciò non significa che staremo immobili. E’ necessario che le opposizioni parlamentari compiano azioni decise seguendo una linea chiara e condivisa a tutela delle nostre imprese, dei lavoratori, delle libertà individuali. Non si può essere tiepidi, in questo momento, anche per non dare il pretesto a formazioni extraparlamentari di fomentare inutile violenza e pericoli per la stabilità delle Istituzioni. Vorremmo meno selfie, meno gattini e più decisione nei provvedimenti. Vorremmo vedere alzare le barricate e guidare le piazze da voi e non da improbabili leader.

Sì, perché, sempre come dice Gianluca Castro, “la strada scelta dalle elites mondiali dovrebbe essere evidente per tutti: resettare l’economia e la società (almeno in quella parte di mondo definita ‘Occidente’) per imporre nuovi modelli di riferimento. Ecco quindi, come, dopo l’imposizione del culto laico immigrazionista caro alle bande di arcobalenati ‘restiamoumanisti’, voluto allo scopo di importare mano d’opera a basso costo (l’esercito industriale di riserva come lo definiva Karl Marx) per cancellare gli antieconomici benefit garantiti dallo Stato Sociale – frutto di decenni di conquiste e sacrifici di tutti i lavoratori – arrivare la ‘pandemia’ giunta dalla Cina e con essa il pretesto per distruggere le basi dei rapporti umani alla base della socialità.Casualmente è proprio il ‘modello cinese’ quello usato per combatterlo, mentre le susseguenti, automatiche, ipotesi di complotto non fanno altro che intorbidare le acque. Dalle accuse ai cinesi di essere mangiatori di topi e pipistrelli a quella di rappresentare uno Stato ‘comunista’ abbiamo assistito a un florilegio di esternazioni – a ogni livello – di desolante superficialità”. Continua a leggere

Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

Quei finanziamenti del PD ad un certo mondo “cattolico”

                                                                                                                                         Mezzetti – Zuppi -Mazza – Bonaccini

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

“Tres organizaciones caritativas de la Compañía de Jesús (jesuitas) han recibido en los últimos años más de un millón y medio de Open Society Foundations, la fundación del magnate pro aborto George Soros”.

La notizia viene data dalla Aci Press di ETWN, che è il maggior circuito internazionale di informazione del mondo cattolico ufficiale.

Pertanto appare difficile poterla annoverare come fake new oppure come la sparata dei soliti complottisti. Ulteriore notizia è che il circuito in italiano non ha ripreso la cosa, che, evidentemente risulta almeno imbarazzante.
AciPrensa riassume: «Tre organizzazioni caritative della Compagnia di Gesù negli ultimi anni hanno ricevuto oltre un milione e mezzo (di dollari) dalla Open Society Foundations, la fondazione del magnate abortista George Soros».
Inoltre, nel sito web della Jesuit Worldwide Learning Higher Education at the Margins «riconosce la Open Society come uno dei suoi soci».
L’agenzia di stampa si dilunga poi sui finanziamenti di Soros alle organizzazioni abortiste e genderiste nel mondo (ad es. i 12 milioni di dollari donati alla International Planned Parenthood), aspetti che per i cattolici italiani sono abbastanza noti grazie al lavoro di agenzie di stampa cattoliche e indipendenti. Quel che ACI – e molti altri – ignora è che persone di Soros sono entrate nei gangli del sistema di potere italiano, quali le giunte regionali a guida Partito Democratico.
Una per tutte, Elly Schlein (vedi qui), attuale vice presidente della “Regione rossa” e collegata alla Open Society di Soros quando era eurodeputata (vedi qui).

Sono altresì poco noti i finanziamenti dati dal Partito Democratico ad alcune componenti del mondo cattolico ufficiale.

Basti, come esempio, il milione e mezzo di Euro donati ai dossettiani, portati alla luce dal coraggioso consigliere regionale Daniele Marchetti della Lega (vedi qui). Continua a leggere

Gli italiani costretti a pagare 85.7 milioni di euro per i debiti de L’Unità?

 

 di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica)

 

Il fallimento de L’Unità costringerà la Presidenza del Consiglio dei ministri a farsi carico del debito del giornale nei confronti delle banche. La decisione è stata assunta dai giudici di Roma il 10 settembre scorso e rischia di travolgere la componente più “sinistra” del Pd.

Una legge approvata nel 1998 dal governo Prodi istituì la garanzia statale sull’esposizione debitoria dei giornali di partito. Quella de L’Unità, lo storico quotidiano comunista, supera gli ottantuno milioni di euro e fa tremare, adesso, l’associazione fondatrice del Partito Democratico insieme a La Margherita, ovvero lo scellerato patto “post-cattolico” e “post-comunista”, che potrà essere chiamata a ripianare l’esborso pubblico.

Su di loro infatti, come riferisce il Fatto Quotidiano, si potrà rivalere il governo che, a sua volta, sarà tenuto a corrispondere 35 milioni a Intesa, 22 milioni a Unicredit, 14,7 milioni a Bpm e 14 milioni alla Bnl.

Questo fatto di cronaca, che pare passare piuttosto in sordina, dovrebbe risaltare molto più della necessità di diminuire i parlamentari, richiesta con referendum confermativo (quindi privo di quorum) assieme alle regionali del 20 e 21 settembre 2020. Perché se dovesse passare il sì, si aprirebbe una lunga stagione di incertezza istituzionale con un risparmio delle spesa pubblica reale pari allo 0,012% circa, mentre gli stessi italiani potrebbero essere costretti a pagare, con le loro tasse, ben 85.7 milioni di euro per i debiti del giornale del partito di minoranza relativa (o forse assoluta?) che, a causa dei balzelli delle leggi, si trovano, comunque, al governo.

Dunque, oltre al danno, si potrebbe aggiungere la beffa. Se esistesse un partito cattolico, che avesse un giornale ed esso fallisse, credete che gli eredi di Togliatti e di Pannella, se dovessero tirar fuori un solo centesimo per contribuire a ripagare il debito, chiederebbero subito l’espropriazione dei beni ecclesiastici e taglierebbero la pensione alle suore. Non credete? Ecco, allora, poiché noi non siamo come loro, né animati da spirito d’odio o rivalsa, ci limitiamo a suggerire al prossimo governo di centrodestra di abolire quella legge, eredità di Prodi, affinché i quotidiani di partito paghino per se stessi, come fanno tutti i normali cittadini o tutte le normali imprese. Eh sì, perché non vi è legge più discriminatoria di questa. Non si capisce, infatti, perché al media di partito debba andare la garanzia statale, mentre a tutti gli altri, se non ci sono garanzie, spesso, peraltro, irraggiungibili, non arriva neanche un euro! E’ una grande ingiustizia sociale ed economica. questa sì, e l’han fatta i post-comunisti, a pro degli affari loro e contro gli interessi degli altri, che va a favorire quella Casta che nasconde la falce e il martello dietro una fogliolina d’ulivo, ma che cavalca la più becera antipolitica grilliota del taglio dei parlamentari, spacciandola come un bene necessario.

Noi non vogliamo, noi non possiamo e noi non dobbiamo pagare i debiti dei comunisti e dei post-comunisti o loro fiancheggiatori perché siamo Cattolici e ce lo ordina il Magistero Perenne della Chiesa, che li ha scomunicati. Pio XI ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso”, avvertendo che “non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso” (Divini Redemptoris, 58) quindi con gli organi di diffusione di “un sistema, pieno di errori e sofismi, contrastante sia con la ragione sia con la rivelazione divina; sovvertitore dell’ordine sociale, perché equivale alla distruzione delle sue basi fondamentali, misconoscitore della vera origine della natura e del fine dello Stato, negatore dei diritti della personalità umana, della sua dignità e libertà” (Enciclica Divini Redemptoris, S.S. Pio XI, 19/03/1937). Anche se oggi i post-comunisti chiamano le loro dottrine “globalismo”, la sostanza rimane quella condannata dalla Chiesa Cattolica. Non sarà la dialettica camaleontica dei nemici di Cristo Re ad annebbiare il retto discernimento dei figli della Luce.

 

DA

Gli italiani costretti a pagare 85.7 milioni di euro per i debiti de L’Unità?

PERCHE’ CERTA INFORMAZIONE STA DALLA PARTE DELL’IMMIGRAZIONISMO?

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di ieri)

Molte persone in buona fede credono che l’informazione sia libera e che i telegiornali raccontino la realtà. E’ piuttosto comune sentir rispondere alla domanda dove l’hai sentito con un netto: “l’ha detto il TG”. Una sorta di involontario ipse dixit che non prende in considerazione il pensiero critico. Del resto, è più facile non fare la fatica di ragionare e bersi ogni cosa provenga dal digitale, dalla comodità di un divano. Vi è, inoltre, ancora piuttosto diffusa la percezione che chi è ospite dei salotti televisivi sia persona competente ed allo stesso tempo autorevole, solo per il fatto di sedere in trasmissione. Ciò diviene, spesso, motivo di vanagloria anche per chi sta dall’altra parte della telecamera a poter dire ciò che vuole. Dà un certo senso si potere sapere di poter raggiungere le masse e condizionarle con le proprie opinioni, consapevoli dell’assoluto approccio acritico o apatico ma recettivo di troppi.

Prendiamo, ad esempio, il tema molto discusso dell’immigrazione. Quasi tutti i media mainstream sono schierati a favore di politiche buoniste, di accoglienza indiscriminata, in nome di un umanitarismo filantropico che vuole far sentire in colpa tutti coloro che, invece, non vorrebbero una società multietnica, osservando, tra l’altro, il suo inesorabile sgretolamento nella società statunitense. Ogni etichetta negativa viene affibbiata a chi non è mondialista e globalista. Viene sistematicamente riesumata una retorica del passato remoto, come se nel terzo millennio esistesse il Fascismo e, quindi, una resistenza. Questa dialettica farebbe ridere in altri Paesi sviluppati, invece nel nostro è d’utilizzo quotidiano. La domanda che sorge spontanea è: cui prodest? Perché certi editori pretendono certa faziosità, come libertà di pensarla solo come dicono loro, soprattutto sull’accettazione tout-court delle dinamiche immigrazioniste?

Continua a leggere

I “grillioti” vorrebbero l’ateismo di Stato?

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica e su VoceControcorrente)
Il Cattolicesimo non è mondialista né globalista. Si rivolge a tutti ma, nel concreto, diviene per alcuni che lo professano con serietà, pur da peccatori.
Può essere la base del Sovranismo, se esso accetta la Regalità Sociale di Cristo come principio primo, che deve tradursi in azione. Ovvero, pur nella differenza tra potere spirituale e potere temporale, quest’ultimo deve convincersi di non poter ammettere leggi che contrastino con il diritto naturale.
Perciò, al maldestro e nefasto principio di laicità propugnato da qualche “grilliota”, che vorrebbe riformare l’art. 1 della Costituzione in senso laicista, uno Stato per cui “non possiamo non dirci cristiani” dovrebbe rispondere, con fermezza, la sua argomentata contrarietà.
Sappiamo, come scriveva dom Prosper Gueranger ne “Il senso cristiano della storia”, che esistono tre scuole di pensiero che hanno sfruttato, volta per volta, oppure simultaneamente, il corso della storia: quella fatalista, ovvero atea, che vede solo la specie umana alle prese con una invincibile concatenazione di cause brute cui seguono effetti inevitabili. Quella umanitaria, che si inginocchia davanti al genere umano, di cui proclama lo sviluppo attraverso le rivoluzioni, le filosofie, le religioni, lasciando l’umanità in una marcia totalmente libera ed indipendente. Quella naturalista, che è la più pericolosa delle tre, perché ha la parvenza del cristianesimo ma ne è solo l’inganno buonista.
Questa scuola prescinde, per principio, dall’elemento soprannaturale, per cui, un domani, potrebbe svelarsi qualsiasi forma di dio, che governi il mondo verso un futuro sempre migliore.
Poi c’è la scuola cristiana. Questa non cerca, non inventa, non esita. Il suo metodo è semplice: consiste nel giudicare l’umanità con lo stesso metro con cui giudica l’individuo. La sua filosofia della storia è la fede. Sa che il Figlio di Dio fatto uomo è il re di questo mondo e che “gli è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Matteo, XXVIII,18).
Nonostante la secolarizzazione e le numerose problematiche degli ultimi tre secoli, sono la concezione cristiana della storia e la sua filosofia politica ad avere forgiato la miglior identità del nostro Paese. Piaccia o non piaccia e con buona pace dei “grillioti” in cerca d’autore.
Possiamo affermare che le tre scuole di cui sopra vengono assorbite nel concetto di “Modernismo”, sotto ogni punto di vista. Forse l’autore che colto meglio queste derive, non certo nuove, come scrive il Prof. Danilo Castellano nel suo “De Christiana Republica” è Giovanni Gentile, il quale ritiene che il Modernismo sia caratterizzato dall’immanenza come filosofia: nella storia si manifesterebbe il divino ma il divino è l’uomo, o meglio: il pensiero dell’uomo.
Per la qualcosa, si potrebbe dire anche che il Modernismo si caratterizza per 5 (pseudo)principi:
1) Il soggettivismo. 2) Il primato assoluto della coscienza, che giunge al panteismo. 3) La filosofia che crea dio a sua immagine. 4) La vita come autodeterminazione. 5) la democrazia come autentica autodeterminazione dell’identità storico-sociologica dei popoli e/o degli individui.
Questi sono i principi che, consciamente o inconsciamente, stanno alla base delle affermazioni di coloro che vorrebbero un’Italia definita come atea. Un secolo fa, si sarebbe parlato di “Modernismo sociale”. Ma, oggi, il pensiero è limitato dalla decadenza o dalle “leggi speciali” in preparazione, per cui è opportuno limitarsi a dire che gli anticristiani sono semplicemente degli antitaliani, perché vorrebbero estirpare la primaria identità della Penisola, che è classico-cristiana.
Ad essi risponde, con attualità quasi profetica, Carlo Francesco D’Agostino, l’ “anti-De Gasperi” per antonomasia, quando attacca l’allora Democrazia Cristiana sulla separazione dello Stato dalla Chiesa. Questa separazione che non è – è bene sottolinearlo – distinzione, rappresenta la rivendicazione dell’assoluta autonomia del mondo temporale; meglio: della sua indipendenza.
Indipendenza da chi e da cosa? Indipendenza da Dio e dalla sua legge. Passaggio, cioè, dal cattolicesimo religione di Stato all’ateismo come religione di Stato. Questo comporta indipendenza anche dal diritto naturale, inscritto nell’ordine della creazione.
D’Agostino ha parlato di apostasia dello Stato dalla Fede e ha ricordato che tale autonomia ha portato lo Stato a sostituirsi in tutto alla Chiesa (Cfr. Per un’Italia da ricostruire. Savoia ed il Re! Roma, Ed. L’Alleanza Italiana, 1947, ristampa 1996, p. 38).
Se a noi cattolici è ancora consentito pensare, scrivere e confrontarci, credo che non possiamo tollerare, non solo per motivi storici e di costume, ma anche di tradizione socio-politica che qualcuno voglia prima imbavagliarci e, poi, annullarci. Ci siamo. Siamo un po’ disorganizzati perché in Vaticano ci manca un “quid”, ma la battaglia non ci fa paura.

Continua a leggere

1 2 3 4