La famiglia e gli omofobi per i padroni dello Stato servile

di Matteo Castagna per Arianna Editrice

Per molti versi, possiamo dire di vivere lo “Stato servile”, così come lo intendeva il grande Hilaire Belloc. Il social-capitalismo, promettendo chimere di libertà ha assoggettato l’uomo in una schiavitù che Belloc definisce in modo lapidario: “definiamo Stato servile l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

In questo clima di follia omofila, abortista, divorzista, consumista, le seguenti riflessioni di G.K. Chesterton sono un ottimo antidoto a tutte le teorie che a poco a poco stanno trasformando le voglie dell’io in legge della natura. La lotta è aspra. Siamo di fronte all’avanzare della Sovversione social-capitalista, per cui la libertà apparente, è soltanto specchio per le allodole, dove i grandi manovratori cercano di seminare le personali ideologie. E noi siamo i sudditi dello Stato servile preconizzato da Belloc. Con l’aggravante che il Vaticano non è composto di tanti don Camillo che guidano il gregge, ma da una schiera di don Chicchì schierati con le famiglie sovversive dell’ordine naturale, morale, politico ed economico. La società vive dentro la gabbia dorata del tutto è permesso, perché tutto è diritto. Si confonde il desiderio col diritto perché la società atea, che non è laica ma laicista, ha trasformato i paradigmi e calpestato la tradizione e l’identità. Il relativismo aggressivo appoggiato dall’ideologia del genere continua la sua opera di distruzione del sistema antropologico dell’uomo che si fa Dio contro quello del Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza.

Secondo Chesterton “è vero che tutte le donne di buonsenso pensano che tutti gli uomini di studio siano pazzi. Se è per questo, è vero anche che tutte le donne di qualsiasi tipo pensano che tutti gli uomini di qualsiasi tipo siano pazzi. Ma non te lo scrivono in un telegramma, così come non scriverebbero che l’erba è verde o che Dio è misericordioso. Queste sono verità evidenti e spesso, note anche in privato” (da “Il Club dei mestieri stravaganti”). “La variabilità è una delle virtù di una donna. Essa consente di evitare le esigenze più grevi della poligamia. Se si dispone di una buona moglie, si è sicuri di avere un harem spirituale (“Daily News”). “Se gli Americani possono divorziare per “incompatibilità di carattere”, mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. Ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai nessuno “compatibile”. Tutto il senso del matrimonio sta nel lottare e nell’andare oltre l’istante in cui l’incompatibilità diventa evidente. Perché un uomo e una donna, come tali, sono incompatibili” (da “Cosa c’è di sbagliato nel mondo“). “Vorrei dire per via di metafora che i sessi sono due ostinati pezzi di ferro, che se mai si potranno fondere, si fonderanno allo stato incandescente. Ogni donna finirà per scoprire che suo marito è un animale egoista, se paragonato all’ideale femminile. Ma è bene che ella compia la scoperta della bestia mentre entrambi si trovano ancora a vivere la storia de “La Bella e il Mostro”. Ogni uomo deve scoprire che sua moglie è irritabile, vale a dire tanto sensibile da fare impazzire: perché di fronte all’ideale maschile ogni donna è folle… Tutto il valore dei normali rapporti fra uomo e donna sta nel fatto che essi incominciano veramente a criticarsi quando incominciano ad ammirarsi davvero. Ed è bello che sia così. Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. E’ bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità… Coloro che da Dio vennero separati, nessun uomo osi unire” (da “L’uomo comune”).

“La donna media è a capo di qualcosa di cui può fare ciò che vuole; l’uomo medio deve obbedire agli ordini e nient’altro” (da All thing considered). “La famiglia è il test della libertà, perché è l’unica cosa che l’uomo libero fa da sé e per sé” (da Fancies versus fads). “Amore mio, che altro posso fare? Quale altra occupazione può avere un uomo valido su questa terra, fuorché di sposarvi? Che alternativa c’è al matrimonio, eccetto il sonno? Non certo la libertà. A meno che non sposiate Dio, come le nostre monache in Irlanda, bisogna sposiate un Uomo, cioè a dire Me. La terza ed ultima ipotesi sarebbe che sposaste voi stessa e viveste con voi, voi, voi sola: cioè a dire in quella compagnia che mai è soddisfatta e non soddisfa mai” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “M’avete persuaso che, abbandonando la propria moglie, uno realmente commette qualche cosa d’iniquo e pericoloso, […] perché nessuno potrà più trovarlo, e invece tutti abbiamo bisogno di essere trovati” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Matrimoni imprudenti! E ditemi: dove mai in cielo o in terra si son visti matrimoni prudenti? Altrettanto varrebbe discorrere di suicidi prudenti!” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Il matrimonio è un duello all’ultimo sangue, che nessun uomo d’onore dovrebbe declinare” (da “Le avventure di un uomo vivo”).

E’ evidente che il saggio Chesterton, con queste sue riflessioni, non prendeva neppure in considerazione la possibilità di matrimoni diversi da quelli tra un uomo e una donna. Chesterton potrebbe essere considerato un “omofobo” ante litteram e i suoi libri dati in pasto dei BLM per una pira immediata. E nessuno dovrebbe lamentarsi perché, del resto, il nostro secolo ha Fedez…

 

Fonte: https://ariannaeditrice.musvc2.net/e/t?q=7%3dFZ7YI%26B%3d3%26H%3dBS9U%26x%3dSAZD%26K%3diN3Ft_LZsQ_Wj_HRwY_Rg_LZsQ_VoMxQ.jHj5wDb9m9uLr3f.C3_HRwY_Rg51Jj7xBj_LZsQ_VoBb-0jCjAu9b-9-5j1bpBj-IvEgIk9-q91-9-q5mHpHr-4fFuE-tNjJp-MnHwCu5%26e%3dG4Iw7A.DfN%26rI%3d5aGU

Il ddl Zan vuole imporre i desideri di pochi, contrari al diritto naturale

CON IL VOLER METTERE LA LIBERTÀ DOVE ESSA NON È, LA SI DISTRUGGE DOVE DIO L’HA MESSA

di Matteo Castagna

Le restrizioni delle libertà di movimento, di associazione e molto altro, in particolar modo il coprifuoco e l’obbligo vaccinale per la categoria lavorativa dei sanitari pongono numerosi interrogativi sul concetto stesso di libertà.

Sembrerebbe che dopo più di un anno, si iniziasse a vedere la luce in fondo al tunnel e che realmente questa sospensione dei diritti inalienabili degli individui sia momentanea e passeggera. Successivamente, e nelle dovute sedi, si potrà stabilire se siano state veramente necessarie.

Qualcuno ha approfittato del momento difficile per cercare di inserire a tutti i costi anche una proposta di legge liberticida per imporre il pensiero unico arcobaleno e, di conseguenza, imbavagliare il catechismo, sostituendo la cultura tradizionale con un’ideologia sovversiva dell’ordine naturale. La manifestazione di Milano è stata una meravigliosa risposta di popolo e di famiglia alle sinistre dei disvalori.

Pascal ha scritto che “sarebbe altrettanto mostruoso distruggere la libertà là dove Dio l’ha messa, che introdurla dove non è”. Il ddl Zan vorrebbe fare proprio questo, imponendo i desideri di pochi, chiamandoli diritti, contro il diritto naturale, che è legge di Dio.

Secondo Gustave Thibon “nella formula di Pascal si riuniscono e stigmatizzano i due attentati con i quali i tiranni (confessi o mascherati) minacciano la vera libertà dei popoli: l’oppressione e la corruzione, la distruzione per atrofia e la distruzione per enfiagione”. “Si dice all’agnello: sei libero di essere o di non essere erbivoro. A questo punto si riconducono, in ultima analisi, istituzioni che alimentano nel cervello di tutti gli uomini l’illusione di essere pienamente sovrani di se stessi, uguali a chiunque e di risolvere, con il loro voto, i problemi più estranei alla loro competenza”.

Continua Tibon in Diagnosi: “Ma stiracchiare e dilatare in tal modo la libertà è anche il modo più sicuro per (e più perfido) per sopprimerla. Dopo aver permesso al proprio desiderio e alla propria scelta di aggirarsi tra i cibi carnei, l’erbivoro corrotto non sa più scegliere fra le piante che lo circondano; l’uomo del popolo, imbottito di idee “generali” e di ambizioni assurde, perde la saggezza specifica del suo ambiente sociale e professionale. Non è libero fuori del suo ordine: ha solo l’illusione della libertà; egli è mosso, in realtà, da parole vuote e da passioni malsane e la sua sovranità universale si risolve in fumo e commedia. Ma il più grave, il più terribile è che esso non è più libero nel suo stesso ordine. Nulla ha contribuito a distruggere, nell’anima delle masse, la vera libertà e la vera saggezza più di un certo mito della libertà”.

Dunque, la frase di Pascal può essere così modificata: con il voler mettere la libertà dove essa non è, la si distrugge dove Dio l’ha messa. L’uomo che non accetta di essere relativamente libero, sarà assolutamente schiavo. Del Pensiero Unico.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/17/il-ddl-zan-vuole-imporre-i-desideri-di-pochi-contrari-al-diritto-naturale/

DECADENTISMO POST-MODERNO E ATTUALITA’ CLASSICO-TOMISTA

di Matteo Castagna

Leggiamo, spesso, definizioni ed etichette sulle epoche passate, ma molto poche su quella contemporanea. Definirla solo “post-morderna” appare riduttivo e, soprattutto una modalità asettica che non qualifica questi tempi. 
 
Decadentismo post-moderno ci potrebbe stare. Perché nulla che sia bello e nobile, in materia temporale o spirituale, trova il suo legittimo posto nella società. Al contrario, il brutto, l’immorale, il nichilista, addirittura il distopico, sono le caratteristiche preponderanti dello scibile umano nel XXI secolo. A differenza del decadentismo passato, che fu un’epoca ben riconosciuta e definita, quella di oggi si vorrebbe spacciare per progressista. Ma si confonde il progresso con l’involuzione, si chiama male il bene e viceversa. E’ un decadentismo ode dell’assurdo ove ciò che è sempre stato normale, viene messo in dubbio, al punto che qualcuno ci spiega che chi crede che la famiglia è fatta da uomo e donna sarebbe da perseguire per legge, in quanto qualcuno potrebbe sentirsi infelice per questo enunciato della biologia. Siamo a un decadentismo dell’assurdità per cui, seguendo il principio di questa affermazione, chiunque esprima una qualsiasi opinione potrebbe rendere infelice un altro. Se io scrivessi che tifo l’Hellas Verona perché è la squadra del mio cuore, potrei rendere infelici tutti gli altri tifosi e, quindi, potrei essere denunciato penalmente perché istigherei all’odio verso le altre squadre? 
 
San Tommaso insegna che la legge o diritto naturale è la regola che dirige l’uomo come animale razionale, ossia nella sua essenza, e consiste nel far concordare la condotta umana coi fini che Dio ha inserito nella natura umana, di cui è il Creatore. perciò, non bisogna confondere la natura o legge naturale coll’istinto, che è solo la parte più bassa dell’uomo, composto di corpo e anima razionale e quindi di passioni, ma anche di intelletto e libera volontà, nelle quali è riflessa la legge eterna di Dio. Di conseguenza “naturale” è ciò cui la natura “tende”, ossia il bene, che è conforme all’inclinazione naturale. In questo contesto, naturale significa finalità intelligente e ordinatrice. La legge naturale non è qualcosa di esclusivamente genetico e istintivo come vorrebbero lo scientismo, il materialismo e il freudismo, ma anche e soprattutto qualcosa di razionale e volontario, ossia ordinato al fine. Padre Luigi Taparelli d’Azeglio la definisce così: “la natura è quel principio di tendenza che porta un essere al fine pel quale fu fatto dal suo Creatore. Pertanto il “diritto naturale” è norma oggettiva e immutabile di moralità (opposta al “diritto positivo”).
 
Il decadentista post-moderno non ha filosofia, ha ucciso Dio, vive di istinto e lo chiama libertà, perché è un nichilista senza ideali, ma con tanta voglia di piaceri della carne, forse perché represso dalla frustrazione del suo nulla. Noi che godiamo della cultura classico-cristiana, di Aristotele e San Tommaso, non possiamo cadere nel vortice di questi tempi oscuri. Dante ci canta “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”.  Onde sarò veramente uomo, se seguo le leggi in me stesso naturalmente iscritte del mio dover agire bene o moralmente, alle quali debbo obbedire volontariamente e liberamente, se non voglio tradire la mia essenza di animale ragionevole e libero, ordinato al vero e al bene. Il vero uomo è colui che vive secondo tali leggi, che sono fondate in primo luogo nella natura umana e in ultimo in Dio, autore di essa, le quali leggi sono il fondamento del diritto positivo, che da esse riceve valore.
 
Sarebbero queste le semplici parole del Buon Pastore di cui sentiamo il bisogno, che ci dovrebbero indirizzare in questi tempi di totale decadentismo, perché noi siamo il sale della terra e non possiamo cadere coi decadenti contemporanei né ci possiamo far dettare l’agenda da Fedez o Zan, perché noi italiani ed europei abbiamo la Scolastica, la Patristica, la Dottrina Sociale della Chiesa, ovvero i Giganti della storia, anche se qualcuno vorrebbe riempirne i contenuti di polvere e di muffa. 
Pubblicato su Informazione Cattolica

Uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDI di MATTEO CASTAGNA per INFORMAZIONE CATTOLICA

EDUCAZIONE CATTOLICA

IL MESE DI MAGGIO SI È APERTO CON L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNINO GUARESCHI, IL GIORNALISTA ITALIANO PIÙ TRADOTTO E PIÙ LETTO NEL MONDO

di Matteo Castagna

Il mese di Maggio si apre con l’anniversario della morte di Giovannino Guareschi, il giornalista italiano più tradotto e più letto nel mondo. Grande umorista, caricaturista, non ha eguali né è facile trovare somiglianze con autori contemporanei. Eppure, sono pochissime le persone, sia tra i colleghi che nel mondo della cultura, che si ricordano di lui e delle sue opere, il primo maggio, giorno che gli diede i natali.

Fu l’unico giornalista della storia repubblicana a finire in galera per un attacco al leader democristiano Alcide De Gasperi, rifiutando, persino, di fare ricorso in appello. Quando morì, i comunisti tirarono un sospiro di sollievo e, anche a destra, dove generalmente si trovano i più permalosi, si atteggiarono con distacco. Probabilmente perché era uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero. In America, la rivista Life gli dedicò ben 9 meritatissime pagine, mentre il Time scrisse che per capire l’Italia e gli italiani occorre leggere Machiavelli, Mussolini e Guareschi.

Questi fatti dimostrano che il processo di inculturazione della gioventù è iniziato col dopoguerra, non certo negli ultimi anni. Quando lessi “il Mondo Piccolo” mi chiesi, con l’ingenuità di allora, come mai non me l’avessero fatto studiare a scuola. Poi ricordai che sui sussidiari ove studiai io negli anni ’80, Guareschi non era neppure nominato.

Aveva il “difetto” di essere libero, di criticare il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, di essere anticomunista, non fascista, e particolarmente allergico all’ipocrisia tipica della politica centrista, sempre prona ai poteri forti e sempre pronta a sottomettere la verità al compromesso. Giovannino era ed è tanto scomodo quanto letto. E questo dà un gran fastidio a tutte le fazioni. Non agli uomini liberi come lui, ai cattolici sinceri, legati alla Tradizione ed alla Messa di sempre, a coloro che amano la loro terra ed il fiume che l’attraversa, le usanze, i pregi e i difetti dei propri compaesani in nome della fede e del comune buon senso che attuano quel bene comune cui tutti dicono di voler attendere ma pochi, veramente, realizzano.

Il suo concetto di libertà può essere riassunto nella sua celebre frase: “pensar non nuoce”, che non è per tutti, soprattutto per coloro che, con dolo, dimenticano che la testa non serve solo a sostenere il cappello né le mani a sostenerlo perché qualcuno gli getti i denari per agire e, quindi, è sempre di un’ attualità disarmante.

Maggio è, soprattutto, il mese mariano per eccellenza. E Giovannino Guareschi ci ha lasciato un racconto molto bello, che può essere utile a ridare speranza (con la “s” minuscola…), nei momenti difficili che stiamo vivendo. Il 20 settembre 1943 si trova a camminare per le vie di Czestochowa, preceduto da nove compagni e scortato dal capitano della Gestapo che, chissà perché, ha scelto qualche prigioniero per accompagnarlo in una passeggiata fino al Santuario della Madonna Nera, sotto il cielo della Polonia, tra i profili delle case di una città piegata dai bombardamenti, dalla fame e dalla guerra. Ma non è così ovunque. Qualcosa riesce a salvarsi dalla povertà e dal silenzio, palpabili in quell’aria fresca di primo autunno e Giovannino lo scopre appena mette piede nella basilica: sì, dentro quella chiesa, al deportato 6865 tutto pare cambiare: “Dopo un mese di vita in ambienti in cui tutto trasuda sporcizia e disperazione, dove ogni parola è un urlo, ogni comando è una minaccia, trovarsi d’improvviso in quell’aria serena, in mezzo a quel barbaglio d’oro, a quella calda onda di musica! …”.

Sentendo i monaci cantare, vedendo centinaia di fedeli ascoltare con devozione la celebrazione delle funzioni, Guareschi continua: “Si leva un canto dalla folla pare la voce stessa della Polonia: un dolore dignitoso di gente usata da secoli ad essere schiacciata e a risorgere. Di gente che viene uccisa sempre e non muore mai”. Giovannino si ferma: “I prigionieri scendono verso la città e io penso a quelle campane che da quattro anni sono mute. Sentirò suonare le campane di Polonia?”, respira profondamente, riapre gli occhi e si vede comparire davanti un bambino polacco dal viso sottile che gli tende una mela: “sulla corteccia rossa e lucida della mela vedo l’impronta dei dentini del bimbo e penso a mio figlio. Lo zaino non mi pesa più, mi sento fortissimo. Lo debbo rivedere, il mio bambino: il primo dovere di un padre è quello di non lasciare orfani i suoi figli. Lo rivedrò. Non muoio neanche se mi ammazzano!”.

Giovannino senza rendersene conto urla quella frase a voce così alta e ripetendola così tante volte che non solo il capitano della Gestapo non riesce a farlo tacere, ma i suoi compagni si uniscono al coro. La voce “del suo prigioniero” ha parlato, continuerà a parlare fino alla sua liberazione e sarà così forte da scandire ogni suo passo di andata e di ritorno dal lager, così insistente che pervaderà ogni muscolo e ogni pensiero, tanto da tenerlo vivo per davvero.

Ma Guareschi non sopravvivrà semplicemente al lager: in un luogo dove sarebbe istintivo pensare che l’uomo sia stato lasciato solo, lui ci trova il Buon Dio e con la fede riscoperta aiuterà a tenere vivi decine e decine di compagni. Tiene vivi anche noi, il nostro Guareschi, generazioni di lettori salvati dalla desolazione, riportati alla speranza grazie a una matita e un blocco di appunti.

Il DDL Zan mette in pericolo la libertà

 

Rilanciamo lo scritto pubblicato ieri da “Verona News” del nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che sta avendo un gran successo e molta condivisione, in vari ambienti, sia cattolici che politici. In serata è giunta la notizia che il capogruppo al Senato della Lega Sen. Massimiliano Romeo ha preparato una nuova proposta di legge in materia…

LETTERE ALLA REDAZIONE

di Matteo Castagna

Paivi Rasanen è stata ministro dell’Interno in Finlandia dal 2011 al 2015. E’, attualmente sotto inchiesta per aver difeso la visione della Bibbia sull’omosessualità.
La polizia sta conducendo quattro diverse indagini penali contro di lei. In tutte è accusata di “agitazione criminale contro un gruppo minoritario”.

Il 20 dicembre dello scorso anno a “YlePuhe” le è stato chiesto cosa penserebbe Gesù degli omosessuali. “Ho sottolineato che tutti gli uomini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, sono sullo stesso piano di fronte a Dio. Sono tutti preziosi, seppur peccatori e bisognosi dell’opera redentrice di Gesù per ottenere la vita eterna”, ha detto Rasanen a LifeSiteNews.

Secondo il Codice penale della Finlandia, l’ex ministra rischia una condanna ad una multa o alla reclusione in carcere per un massimo di due anni.

Di fatto, si può pensare che l’insegnamento pubblico della Bibbia o del Catechismo in materia di orientamento sessuale potrebbe essere oggetto di sanzione penale o civile. Vogliamo che, anche in Italia, sia così?

La domanda che si pone spontanea ai sostenitori del DDL Zan, che potrebbe approdare in aula al Senato nel corso del mese di Maggio, è questa: “chi esprime pubblicamente la bimillenaria dottrina cattolica sull’omosessualità istiga o meno alla discriminazione di genere?”

Se una persona chiedesse, in televisione, di non compiere “il peccato impuro contro natura”, perché lo insegna San Pio X, nel Catechismo Maggiore, rischierà la galera per “istigazione alla discriminazione”?

Qualora la risposta fosse affermativa, i primi discriminati sarebbero i cristiani, che non potrebbero professare la loro Fede. La libertà religiosa e la libertà di chiunque pensasse che l’omosessualità sia pratica immorale rischiano di essere in serio pericolo.

La legge non può lasciare le risposte alla discrezionalità dei magistrati.

Ne tenga conto il legislatore, di ogni colore politico.

Fonte: https://www.veronanews.net/il-ddl-zan-mette-in-pericolo-la-liberta/

 

È necessario togliere ai liberal-progressisti l’ideologia “green”

L’EDITORIALE DEL LUNEDI su Informazione Cattolica (Rubrica settimanale del nostro responsabile nazionale Matteo Castagna)

di Matteo Castagna

LE IDEE ECOLOGISTE DI GRETA TINTIN ELEONORA ERNMAN THUNBERG, RELATIVE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AFFONDANO LE RADICI NEL COSIDDETTO PANTEISMO

La figura di Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg sembrerebbe un po’ appannata, certamente in ombra, almeno da quando è iniziata la pandemia. Le sue idee ecologiste, relative ai cambiamenti climatici, affondano le radici nel cosiddetto panteismo.

Il sistema progressista o liberal si è servito di una bambina svedese, con la sindrome di Asperger, per impietosire il mondo e colpirlo nel suo più irrazionale sentimentalismo così da far passare l’ “ideologia green”, che è solo un modo più elegante e mediaticamente carino rispetto al più brutale “panteismo pagano”, che i Verdi non sono mai riusciti a far passare, nonostante decenni di propaganda.

In realtà, il messaggio ecologista di Greta non necessita più di lei, perché grazie a chi se n’è servito, è divenuto un nuovo dogma della post-modernità, che fa parte della rimodulazione dell’economia, della politica, della società e della religione che sarà la conseguenza più evidente del periodo che seguirà il Covid. Se ne parla poco, perché tutto ciò che è “green” viene venduto e percepito da tutti come una cosa buona, a prescindere.

L’uomo d’oggi, perso nel suo assurdo nichilismo, non vede differenze di rilievo tra il disquisire della vita sessuale delle foche e della liceità dell’utilizzo delle staminali umane per produrre farmaci sperimentali. Alle volte, sembrerebbe addolorato fino al pianto per la morte di un cane ed indifferente di fronte alla difesa dell’aborto volontario come diritto umano. Anzi, chi si adopera di fronte alla presunta estinzione del panda viene considerato un eroe, mentre chi lotta perché l’utero in affitto sia riconosciuto come una indegna mercificazione dei bambini è preso per Conan il barbaro.

Sono riusciti nell’intento di impossessarsi della tematica ecologica, trasformandola in ideologia panteista, che identifica Dio nel mondo, a coronamento dell’ illuminismo filosofico e del socialismo politico che identificano Dio nell’uomo. Con la conseguenza che Dio sarebbe nel “tutto” e nel “niente”, annullando, così, ogni riferimento metafisico proprio della nostra identità classico-cristiana.

In realtà, sganciando la tematica relativa al creato dall’ideologia globalista, scopriamo che esiste un vero amore per animali e piante, che è insito nella cultura tramandata da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, che permea la nostra identità e non ha nulla a che vedere con le questioni new age che ci vengono continuamente propinate. Parliamo del dominio che l’uomo ha per natura sugli animali e sulle altre cose prive di ragione. Continua a leggere

Lo spirito di “Destra” e quello di “Sinistra” davanti alla Pandemia

 

QUINTA COLONNA

di Matteo Castagna

Il decreto-aperture sta generando molte polemiche perché troppe serrande resteranno comunque abbassate, soprattutto nell’ambito della ristorazione, e per la permanenza del cosiddetto coprifuoco serale. Per analizzare la situazione in maniera realistica e pragmatica occorre abbandonare quella forma di “autismo ideologico”, che pare muovere i ragionamenti di alcuni commentatori, e giungere serenamente ad esprimere un punto di vista scevro di fanatismi e privo della fissazione cospirazionista, che raggiunge il solo scopo di sopravvalutare l’incompetenza.

All’interno di un governo di unità nazionale, ossia un governo di scopo, ci sono sostanzialmente tutte le forze politiche, che con un premier considerato autorevole, deve raggiungere, in un tempo limitato, la finalità di portare il Paese fuori dalla pandemia e dalla crisi economica. Ogni altro argomento è, ovviamente, divisivo e non può avere priorità di fronte alla popolazione che non lavora e alla gente che muore. Resta il fatto che, comunque, le donne e gli uomini al governo hanno visioni antropologiche agli antipodi e stanno assieme per raggiungere, appunto, un obiettivo comune, che non ha colore partitico: salvare l’Italia dalla crisi, guarendola dal virus. Il governo è diviso dalle modalità con cui raggiungere questi obiettivi. Tale divisione è lo specchio di quello che il grande Gustave Thibon chiamava “lo spirito di sinistra e lo spirito di destra”. Anche se sono categorie politiche superate dalla storia e dall’evidenza, lo spirito dell’una e dell’altra sono percepibili, oggi, come se vivessimo nel XIX o XX secolo.

In Diagnosi, Thibon scrive che “è facile definire l’uomo di sinistra come un invidioso o un utopista e l’uomo di destra come un soddisfatto o un “realista” . Il grande uomo di destra (Bossuet, de Maistre, Maurras, ecc.) è profondo e stretto, il grande uomo di sinistra (Fénelon, Rousseau, Hugo, ecc.) è profondo e torbido. Ambedue possiedono tutta l’apertura umana: portano nelle loro viscere il male e il bene, il reale e l’irreale, la terra e il cielo. Ciò che li distingue è questo: l’uomo di destra, lacerato tra una visione chiara della miseria e del disordine umano e il richiamo di una purezza impossibile a confondersi con qualsiasi cosa di inferiore ad essa, tende a separare con forza il reale dall’ideale; l’uomo di sinistra, il cui cuore è più caldo e lo spirito meno lucido, tende piuttosto a confonderli. Il primo, preoccupato di conservare all’ideale la sua altezza e la sua difficoltà di accesso, fiuterà volentieri odore di disordine negli “ideali” che corrono il mondo; il secondo, spinto dalla fretta di realizzare i suoi sogni e forse un po’ disgustato delle ascese severe, sarà portato a idealizzare il disordine. Qui si mescola, là si taglia”. Ergo da un lato si vorrebbe aprire le attività, in sicurezza, per far tornare a vivere, dall’altro si vorrebbe chiudere tutto per paura di sbagliare e senza rendersi conto di cadere, nel migliore dei casi, nel grottesco.

“Imbavaglia e disciplina i demoni che sono in te e nel mondo”, dice lo spirito di destra. “Fanne degli angeli”, ci sussurra lo spirito di sinistra. il guaio è, in quest’ultimo caso, che è infinitamente più facile travestire che trasformare. Continua G. Thibon: “l’ascetismo è a destra, il quietismo a sinistra. La corruzione quietista equivale sul piano religioso alla corruzione democratica sul piano politico: l’una e l’altra sono il frutto di quell’ affanno febbrile dell’essere impotente il quale, non avendo più forze per lottare né riserve per attendere, si affretta – al fine di realizzare senza ritardi né fatica il suo sogno di pienezza e felicità – a confonderlo con qualsiasi cosa. il quietismo e la mistica democratica consistono nel bruciare le tappe…in sogno! La febbre è a sinistra…” Per questo non ci deve essere Speranza! Non vogliamo passare l’estate con la febbre. Draghi è ancora in tempo per intervenire. 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

del 23 Aprile 2021

Fonte: https://www.corriereregioni.it/2021/04/22/lo-spirito-di-destra-e-quello-di-sinistra-davanti-alla-pandemia-di-matteo-castagna/

L’Amore è una discriminazione

di Matteo Castagna*

 
L’Amore è il vulnus della storia. Tutto è sempre ruotato attorno ad Esso. La rivelazione di Cristo è fondata sull’Amore. Per questo, sembrerebbe inopportuno che se ne parli così tanto a sproposito. Mi riferisco al ddl Zan, che, laddove intende punire con la reclusione l’ “istigazione alla discriminazione” dimostra di essere una proposta ideologica che mira a educare ad una “cultura del Pensiero Unico”, inaccettabile in un Paese civile.
Perché chi predica e professa il Catechismo della Chiesa Cattolica, ritenendo la pratica sodomita un peccato grave o l’utero in affitto una violazione contro il diritto naturale, potrebbe beccarsi 4 anni di galera? O la rieducazione nei “campi di lavoro” delle associazioni LGBT? Manco ai tempi di Stalin, che, peraltro, deportava gli omosessuali nei gulag…
Amore per il prossimo non significa assecondarne ogni volontà o capriccio. Nessun buon padre di famiglia dà sempre ragione al figlio, senza rischiare che questi cresca privo di educazione, etica e di una dirittura morale. Significa, altresì insegnargli la Verità, chiamando Bene il Bene e Male il Male, secondo gli ancestrali principi tradizionali, che affondano le radici nella bimillenaria civiltà classico-cristiana.
Ecco che, allora, come giustamente osserva Julien Langella nel suo bel libro “Cattolici e identitari” (ed. Passaggio al Bosco, 2021) l’Amore non è riferibile solamente al rapporto di coppia, ma anche alla Nazione. Il patriottismo nasce dal quarto dei dieci comandamenti: “Onora tuo padre e tua madre”. Il Catechismo ricorda che questo comandamento “indica l’ordine della carità”. “Quest’ordine di prerogativa è la conseguenza diretta del limite dato da Dio alla natura umana, che non può amare tutti allo stesso tempo. “…se non ti è possibile intervenire a vantaggio di tuttti – scrive Sant’Agostino -, devi di preferenza interessarti di coloro che ti sono strettamente congiunti per circostanze di luogo, di tempo o di qualsiasi altro genere, che la sorte ti ha per così dire assegnato” (De Doctrina Christiana, I, paragrafo 29).
Nel 1939, nell’enciclica Summi Pontificatus, Papa Pio XII conferma e richiama questo principio affermando che nell’esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, per cui si deve portare un amore più intenso e fare del bene di preferenza a coloro cui siamo uniti da legami speciali. Lo stesso Divin Maestro diede l’esempio di questa preferenza verso la sua Terra e il suo popolo quando pianse per l’imminente distruzione della città santa”. Quindi sì – prosegue Langella – anche nell’amore esiste una gerarchia.
Al giorno d’oggi nulla ripugna più alla mentalità globalista, mondialista ed egualitaria delle nozioni di gerarchia e di preferenza perché tutto deve essere massificato. Il Catechismo passa dall’Amore verso i genitori, a quello verso i nonni, poi a quello verso i connazionali e, quindi, verso la Patria. “Nel senso cristiano della parola, “preferenza” è la definizione stessa di patriottismo. Del resto, patriottismo e amore filiale sono così vicini, che la parola “Patria” significa “terra dei padri” in latino. Non si tratta di amare solo le persone con la stessa origine, ma di preferirle. E’ una sfumatura importante. La priorità non è esclusività, non si oppone alla carità per lo straniero in difficoltà incontrato sul cammino. Non siamo “tenuti ad essere spinti per affetto” verso lo straniero, precisa San tommaso d’Aquino, “se non forse a seconda del tempo e del luogo, perché lo vediamo in qualche necessità da cui non potrebbe essere soccorso senza di noi” (Compendio di Teologia, di fra Agostino selva OP, ESD, Bologna, 1995, pagine 380)”. In tal modo, dando priorità ai “nostri”, saremo, comunque, sempre buoni Samaritani verso coloro che veramente fuggono dalla guerra.
E’ necessario chiarire una volta per tutte anche questa parabola di Gesù, spesso strumentalizzata politicamente dai soloni dell’immigrazionismo. Il buon Samaritano, dopo aver curato lo straniero ferito, non gli fa la residenza sotto casa, non lo invita a chiamare moglie e figli per ritrovarsi tutti assieme appassionatamente mantenuti dalla Patria, non lo porta neppure in casa sua a condividere il pranzo con la sua famiglia ed il letto con la figlia. Una volta rimesso in piedi, l’abitante di Gerusalemme è tornato a casa, nella sua Patria. Ci sono, pertanto, anche qui, dei limiti: in primo luogo, la pace e la sicurezza dei nostri, per i quali i nostri doveri sono più grandi che per gli altri, e in secondo luogo, lo straniero ha già una Patria in cui ha più che altrove inclinazione a realizzarsi.
“L’amore, quindi – conclude Langella – si basa sull’affinità. Rifiutare questo limite posto dalla natura umana è il segno di un estremo orgoglio, paragonabile a quello dei costruttori di Babele. Solo il Padre Nostro può amare simultaneamente ogni creatura in questa terra con la stessa intensità. Noi uomini, se vogliamo aiutare tutti, finiamo automaticamente per abbandonare i nostri fratelli, perché gli altri sono sempre più numerosi dei membri della nostra famiglia”. A tal proposito, lo Stato rettamente ordinato, non dimentichi di incentivare il biblico “crescete e moltiplicatevi”, attraverso politiche che favoriscano la natalità, anche per evitare problematiche sociali ed economiche che rischiano di distruggere l’armonia e l’identità europea.
 
*Pubblicato su Informazione Cattolica del 12.04.2021

Il “Covid-20” sarà l’inculturazione globalista

Quando l’estrema sinistra usa i media per esprimere concetti totalitari di massa, nessuno fiata. Dev’essere quel complesso di inferiorità politico-culturale di cui soffrono ancora troppi buoni intellettuali ed osservatori non allineati al pensiero unico globalista.

A “Di Martedì”, Michela Murgia, comparsa come “guru” del più sinistro snobismo radical chic, se n’è uscita così: “La parte interessante del disegno di legge Zan” riguarda i “progetti di formazione nelle scuole, che diventino curriculari […]. Il punto è cominciare a modificare la cultura. Nelle scuole”. Vogliono “cambiare la cultura nelle scuole”. Cioè, fare il lavaggio del cervello ai nostri figli.

L’inculturazione non è stata sufficiente, già dal ’68. Ora la si proclama candidamente come obiettivo, quasi che i ragazzi appartenessero allo Stato, che avrebbe il compito/dovere di educarli.

Non sarebbe pura ideologia vetero-comunista questa? E’ la simulazione, in salotto mediatico, del primo principio della dittatura: plasmare le coscienze dei piccoli perché crescano i globalisti del domani. Che sono, sostanzialmente, delle amebe, consumatori e lavoratori in smart working, dipendenti dei social e privi di mente critica, amorali e appassionati delle mode, tutti arcobaleno, global e senza identità o religione, nichilisti Antifa’, molto gretini, al totale servizio del Sistema.

Intaccare la scuola per fare i globalisti del domani è il virus Covid-20 che ci attende?

La signora Murgia non ha inventato nulla perché, già nel 1918, in Russia prevaleva questo:

“Noi diciamo che nel settore della scuola la nostra causa è la stessa lotta per rovesciare la borghesia e dichiariamo apertamente che la scuola estranea alla vita e alla politica è una menzogna e un’ipocrisia” (Lenin, Dal discorso al 1° Congresso panrusso dell’istruzione, 29 agosto 1918).

Il fine aberrante è mettere le mani su chi non si è ancora formato le sue convinzioni. Sono le menti ancora malleabili, che bisogna plasmare. E, se oggi, le famiglie hanno qualche strumento per sottrarsi ai già frequenti tentativi di manipolare i più piccoli, domani bisognerà toglierglielo.

Sono questi i democratici della post pandemia. Non facciamoci trovare impreparati.

Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Ricevuto e pubblicato il 10 Aprile 2021

DA

Il Covid-20 sarà l’inculturazione globalista di Matteo Castagna

Economia, diritto e politica sono senza Dio. I cattolici ne hanno di lavoro da fare!

G.K. Chesterton: “E’ facile, a volte, donare il proprio sangue alla Patria, e ancor più facile donarle del denaro. Talvolta, è più difficile donarle la verità”

di Matteo Castagna

Le radici cristiane comuni all’Occidente vedono il cuore pulsante nel periodo della Pasqua, ove l’identità dei popoli si esprime nella pienezza del sacrificio perfetto del Messia, redentore dell’umanità, che ha sconfitto la morte, risorgendo a quella vita nuova che siamo chiamati a condurre qui in Terra per poter godere dell’eterna gloria celeste.

Cristo è Colui, che, debellate le tenebre di morte, risplende come astro sereno sopra l’intera umanità: «Ille, qui regressus ab in feris, humano generi serenus illuxit» (Preconio Pasquale).

Dispensatrice perenne di luce è la Pasqua cristiana, fin da quell’alba fortunata, vaticinata ed attesa per lunghi secoli, che vide la notte della passione tramutarsi in giorno rifulgente di letizia, allorché Cristo, distrutti i vincoli di morte, balzò, quale Re vittorioso, dal sepolcro a novella e gloriosa vita, affrancando la umana progenie dalle tenebre degli errori e dai ceppi del peccato.

Da quel giorno di gloria per Cristo, di liberazione per gli uomini, non è più cessato l’accorrere delle anime e dei popoli verso Colui, che, risorgendo, ha confermato col divino sigillo la verità della sua parola: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv. 8, 12).

Da ogni plaga a Lui convergono, assetati e fiduciosi, tutti coloro che amano e credono nella luce; coloro che sentono gravare sui loro spiriti l’angoscia del dubbio e dell’incertezza; coloro che sono stanchi dell’eterno vagare tra opposte dottrine, gli smarriti nelle vane ombre del secolo, i mortificati dalle colpe proprie ed altrui.

Ciò significa che l’uomo soltanto per Cristo ed in Cristo conseguirà la sua personale perfezione; per Lui le sue opere saranno vitali, i rapporti coi propri simili e con le cose, ordinati, le sue degne aspirazioni appagate; in una parola, per Cristo e da Cristo l’uomo avrà pienezza e perfezione di vita, ancor prima che sorgano sugli eterni orizzonti un nuovo cielo e una nuova terra (cfr. Apoc. 2I, I).

Al contrario, se interne tragedie dilacerano gli spiriti, se lo scetticismo ed il vuoto inaridiscono tanti cuori, se la menzogna diventa arma di lotta, se l’odio divampa tra le classi ed i popoli, se guerre e rivolte si succedono da un meridiano all’altro, se si perpetrano crimini, si opprimono deboli, si incatenano innocenti, se le leggi non bastano, se le vie della pace sono impervie, se, in una parola, questa nostra valle è ancora solcata da fiumi di lacrime, nonostante le meraviglie attuate dall’uomo moderno, sapiente e civile; è segno che qualche cosa è sottratta alla luce rischiaratrice e fecondatrice di Dio.

Il fulgore della Risurrezione sia dunque un invito agli uomini di restituire alla luce vitale di Cristo, di conformare agli insegnamenti e disegni di Lui il mondo e tutto ciò che esso abbraccia; anime e corpi, popoli e civiltà, le sue strutture, le sue leggi, i suoi progetti.

Chi se non Cristo può raccogliere e fondere in un sol palpito di fraternità uomini così diversi per stirpe, per lingua, per costumi, quali siete tutti voi, che Ci ascoltate, mentre vi parliamo in Suo nome e per Sua autorità? Continua a leggere

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