L’esempio di un imprenditore cattolico

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Con sede a Baltimora, la St. John Properties ha sviluppato, costruito e possiede migliaia di chilometri quadrati di uffici, flex/ricerca e sviluppo, vendita al dettaglio, magazzino e spazi residenziali e serve oltre 2.200 clienti in Maryland, Colorado, Louisiana, Nevada, Pennsylvania, Utah, Virginia e Wisconsin.
I 198 dipendenti dell’agenzia immobiliare statunitense, durante la festa di Natale dell’azienda, hanno accolto con sorpresa ed emozione l’annuncio dell’inatteso “bonus”. L’arcidiocesi di Baltimora ha elogiato la generosità dell’uomo d’affari cattolico, ricordando che l’imprenditore ha imparato l’importanza di essere generoso nel restituire alla società ciò che viene ricevuto.
L’ottantunenne St. John, durante una festa organizzata per celebrare il recente successo della sua azienda, ha spiegato il motivo del gesto: “volevo celebrare i buoni risultati e renderli significativi per le persone che hanno reso davvero possibile tutto ciò. Io dirigo la ‘nave’ ma sono loro quelli che la fanno avanzare”.
I 10 milioni di dollari saranno  distribuiti tra i 198 dipendenti a seconda degli stipendi. Gli assegni saranno da un minimo di cinquanta mila dollari ad un massimo di 240 mila dollari.
Quanto fatto dall’uomo d’affari americano e un segno che richiama, seppur lontanamente, la dottrina cattolica sull’impresa e l’economia. Per i cattolici, infatti, sono da rifiutare sia l’economia di matrice social-comunista sia quella di matrice capital-liberista.
L’economia di matrice cattolica dovrebbe essere centrata sulla reciprocità imprenditore-dipendenti, sul bene comune e sulla persona al centro dell’imprenditoria.
È bene ricordare che San Pio X, nel famoso catechismo sul quale si sono formati (e continuano a formarsi) milioni di cattolici, annovera tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sia l’opprimere i poveri che frodare della giusta mercede gli operai.

Il Pakistan e i falsi matrimoni

di Matteo Orlando per

AGERECONTRA.IT

 

In Pakistan, uno dei paesi islamici più grandi del mondo, secondo la Associated Press 629 donne sono state vendute come schiave per diventare mogli di altrettanti uomini cinesi.

La terribile notizia conferma il fenomeno della tratta di donne dal paese dell’Asia meridionale al gigante cinese, casi che si sono intensificati negli ultimi mesi.

Secondo gli investigatori di Islamabad il fenomeno potrebbe essere di proporzioni molto più ampie, se solo le autorità giudiziarie avessero continuato a registrare le denunce di scomparsa delle donne arrivate dalle famiglie. Invece, dopo un primo impulso investigativo, si è registrata una battuta d’arresto progressiva nella rilevazione dei casi.

La gente che ha denunciato questa infame tratta ha motivato questa battuta d’arresto per le pressioni e le interferenze del governo islamico di Islamabad, esecutivo che avrebbe esercitato la propria influenza per frenare le indagini al fine di non danneggiare il legame “redditizio” con Pechino.

Secondo alcuni parenti delle vittime, un episodio significativo è quanto accaduto lo scorso ottobre a Faisalabad dove la locale Corte ha rilasciato 31 cinesi accusati di tratta di esseri umani.

Secondo i denuncianti, i parenti delle vittime avrebbero rinunciato a testimoniare a causa di minacce o indennizzi ricevuti per tacere.

Lo scandalo delle donne cristiane e musulmane vendute come “schiave del sesso” a mariti cinesi è esploso in particolare a metà del 2019.

A maggio, infatti, sono state arrestate sei persone, tra cui un pastore protestante, accusate di organizzare matrimoni forzati tra giovani donne cristiane pakistane e giovani cinesi.

La piaga dei falsi matrimoni tra pakistane e giovani cinesi è denunciata da tempo da parte dei pochi cattolici presenti nel Paese, ma le autorità hanno sempre sottovalutato le denunce. Adesso l’elevato numero di vittime coinvolte in questo nuovo caso ha fatto aprire gli occhi a molti su questo nuovo mercato di esseri umani che rivela la presenza di organizzazioni ramificate in Pakistan e Cina.

Le giovani donne “selezionate” sono in particolare giovani di famiglie povere e analfabete, incapaci di riconoscere il pericolo e le pratiche seduttive dei trafficanti. Alcune vedono nel “sogno cinese” la soluzione di tutti i loro mali (miseria, assenza di famiglie, relazioni sentimentali conclusesi negativamente).

Il vantaggio economico per le famiglie, peraltro, non è così rilevante. Gli intermediari cinesi e pakistani affermano che per ogni moglie “offerta” guadagnano da 23 a 56 mila euro, ma solo poco più di 1.100 euro sono dati alle famiglie.

Oltre a soddisfare i piaceri sessuali dei mariti cinesi, alcune donne sono state utilizzate anche per alimentare il traffico di organi.

Un ufficiale della Polizia pakistana, parlando con Asia News ha spiegato: “nessuno aiuta queste giovani donne e la mafia cinese è in aumento. Perché? Il motivo è che sanno di non rischiare nulla”.

L’animalismo oltranzista della Brambilla e i malumori in Forza Italia

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Il Capogruppo regionale toscano di Forza Italia
Maurizio Marchetti si è scagliato contro la sua collega di partito Michela Vittoria Brambilla che, da qualche anno oramai, continua a diffondere iniziativa e proposte quanto meno discutibili.
L’ultima provocazione si è registrata qualche giorno fa quando la “rossa” ha esibito, in Piazza Montecitorio, il suino “Dior” con guinzaglio e pettorina.
Con una lettera aperta trasmessa al Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi il Capogruppo regionale toscano degli azzurri ha chiesto all’europarlamentare Berlusconi “una presa di distanze” dall’iniziativa dell’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, perchè “non è col folklore che si fa cultura di un corretto rapporto uomo-animale. No ad approcci solo emotivi, serve competenza. Anche nel nome di Dior e della natura etologica di tutti gli animali”.
Maurizio Marchetti ha espresso il suo “forte disagio” per l’iniziativa dell’onorevole Brambilla “nel nome di un tipo di animalismo”  non certamente condivisibile.
“Abbiamo a cuore natura, paesaggio ed habitat – ha scritto Marchetti a Berlusconi – il benessere dei nostri territori nonché di ogni individuo che li popola, a qualunque specie animale o vegetale esso appartenga, è tra le nostre priorità. Ma c’è modo e modo. Quello praticato dall’Onorevole Brambilla, non ritengo possa essere il modo di Forza Italia. Di certo non è il mio. Amerei sentirTi affermare che non è neppure il Tuo”, dice a Berlusconi.
Per Marchetti “non tutto quel che è addomesticabile deve necessariamente divenire domestico. La cultura del benessere animale non può essere derubricata a folklore mediatico poiché questo nuoce per primo all’animale violato nella sua natura etologica ed esibito quale testimonial di un animalismo ‘gnegnè’, privo di compiutezza cognitiva e dannoso rispetto alla formazione della pubblica opinione e della coscienza collettiva. A fronte di un principio condivisibile come il contrasto a metodi violenti nelle pratiche di allevamento, si interviene con una spettacolarizzazione che non restituisce dignità all’animale”.
Marchetti ha tenuto anche a sottolineare l’ovvio: “i suini etologicamente hanno bisogno di stare in campagna, non di essere portati a guinzaglio a spasso per Roma. E’ una forma di maltrattamento che non fa sanguinare l’animale, ma lo snatura”.
Il consigliere toscano ha voluto ricordare al “Silvio nazionale” che Forza Italia “è vincente laddove guarda con equilibrio e competenza alle materie, rifuggendo dalle tentazioni dei facili ‘ismi’ tra cui quello ambientale”.
Marchetti, dopo aver passato in rassegna normative e tecnologie dedicate proprio al benessere animale all’interno delle imprese zootecniche, cita come negativa l’esperienza toscana dove “il Pd e la sinistra” hanno portato avanti “arroccamenti veteroambientalisti” di cui “le economie rurali pagano continuamente lo scotto”.
Maurizio Marchetti si è dichiarato provocatoriamente, ma non troppo, “dalla parte di Dior nella sua ‘suinità’, dalla parte dei lupi nella loro maestosa ‘luposità’ predatoria ma contemperando le esigenze di protezione delle greggi nel rispetto della loro ‘lanosa fragilità’ o delle mandrie nella loro ‘muccosità’”. L’impostazione vale, secondo Marchetti, anche per gli animali d’affezione: “Sono dalla parte anche degli animali domestici e dei tanti randagi che popolano i canili italiani, ma non dalla parte di chi i cani li infiocchetta o li tempesta di strass: questo non è rispetto per la loro caninità. Altrimenti si finisce per favorire l’universo degli staffettisti compulsivi, degli adottatori seriali spesso impreparati, del cane da borsetta… Non tutto può essere costretto entro guinzagli e pettorine. C’è tutto un mondo fuori. La coscienza animale non è per forza animalista oltranzista. Non è folklore assimilabile al circo con animali”.
Qualcuno, aggiungiamo noi, ricordi alla Brambilla che è vero che l’uomo ha il dovere di custodire gli animali, come parte del creato, ma ha anche, per volontà dello stesso Creatore, il diritto di usarli legittimamente (per nutrimento per esempio). Mentre (è bene sottolinearlo ai più sprovveduti) gli animali, per il diritto naturale, non sono soggetti che possano reclamare “diritti umani” perché umani non sono!
Tutt’al più, ripetiamo, sono gli umani che hanno il dovere di tutelare il creato.

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Orban sui cristiani perseguitati e sull’Europa che tace

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Aiutare i cristiani perseguitati nel mondo può aiutare a salvare l’Europa. Lo ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orbán, denunciando l’indifferenza di gran parte dei politici europei sul tema.
Orbán ha spiegato che le radici cristiane del suo paese lo costringono ad aiutare i cristiani perseguitati per la loro fede.
Il cinquantaseienne politico ungherese, parlando a Budapest durante la seconda Conferenza internazionale sulla persecuzione cristiana, si è detto convinto di seminare “un seme, dando ai perseguitati ciò di cui hanno bisogno e restituendo loro la fede, l’amore e la perseveranza cristiana”.
Orbán, sposato con Aniko Levai, padre di cinque figli (Rahel, Gaspar, Sara, Rosa e Flora) è un cristiano calvinista, mentre sua moglie e i suoi figli sono cattolici.
Durante il suo discorso contro la persecuzione dei cristiani nel mondo, il premier del paese centroeuropeo ha elogiato le radici cristiane dell’Ungheria ed ha riferito che quattro persone su cinque perseguitate nel mondo lo sono a causa della loro fede cristiana.
Infatti, circa 245 milioni di cristiani in tutto il mondo subiscono un’estrema persecuzione. “Eppure, l’Europa rimane silenziosa ancora e ancora!”.
Il primo ministro ungherese ha sostenuto che la persecuzione cristiana non è solo un attacco alla gente, ma a un’intera cultura, che si verifica “anche qui in Europa”. Questa persecuzione a volte è violenta ma a volte più sottile, ed include “lo scambio di popolazione attraverso la migrazione di massa, la stigmatizzazione, la beffa e il muso del politicamente corretto”.
Difficile dargli torto!

La Cina degli “orrori”…

di Matteo Orlando

 

Sterilizzazioni, aborti selettivi, infanticidio delle ragazze stanno creando problemi sempre più gravi in Cina, a causa di quella che viene definita la più grande atrocità bioetica al mondo.

Più di quattrocento cinquanta milioni di bambini sono stati uccisi prima di nascere nell’enorme paese asiatico a causa della politica del figlio unico, entrata in vigore una quarantina di anni fa, legge che ha costretto le famiglie ad avere un solo figlio (da pochissimi anni la soglia è stata elevata a 2 figli), pena sanzioni severe.
Recentemente, attraverso un documentario, è stata resa nota la storia di un’ostetrica cinese che ha ammesso di aver praticato sterilizzazioni e aborti per un totale che si aggira tra i 50 mila e i 60 mila casi.
One Child Nation, documentario di Nanfu Wang e Jialing Zhang (attualmente disponibile su iplayer della BBC), riporta interviste con funzionari cinesi, addetti
alla pianificazione familiare e la stessa famiglia di Nanfu. Il
documentario non ha paura di rivelare i brutali orrori delle sterilizzazioni
forzate e degli aborti. La ricerca chiarisce che ciò che sta accadendo accade su scala industriale.
Un alto funzionario della pianificazione familiare ha parlato
dell’aborto fetale fino alla fine della gravidanza . “Molti dei feti abortiti avevano 8 o 9 mesi. Quando sono stati abortiti erano ancora vivi”.
Mentre l’ostetrica si è pubblicamente pentita per quanto fatto, l’alto funzionario, nonostante abbia avuto esperienze
altrettanto orribili, ha detto ridendo che avrebbe fatto di nuovo tutto, ricordando persino che “durante gli aborti, le donne piangevano, imprecavano, combattevano, impazzivano”.
L’entità del lavaggio del cervello, mostrato da commenti come questo,
è stato uno degli aspetti più rivelatori del programma. Perfino quelli
che avevano sofferto terribilmente a causa della politica abortista sembravano ancora
accettare che fosse necessario. Praticamente tutti gli intervistati
sembravano ritenere che distruggere le case
delle persone che rifiutano la sterilizzazione “potrebbe essere crudele,
ma la politica è politica”.
Questo dimostra, se ce ne fosse bisogno, la brutale politica imposta da un regime fortemente coercitivo come quello comunista cinese.
Oltre al trauma di aborti forzati e sterilizzazioni, il documentario
analizza il danno irreparabile causato alle famiglie di bambini che vengono confiscati e portati in orfanotrofi per essere adottati all’estero.
C’è da ricordare che la “China Family Planning Association”, l’agenzia statale responsabile per garantire l’attuazione delle politiche, è membro
dell’International Federation of Family Planning (IPPF), la più grande organizzazione mondiale per l’aborto. Il Regno Unito e altri governi occidentali donano ogni anno milioni di dollari all’IPPF.

Argentina: in 11 anni cattolici diminuiti del 13.6%

L’ EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
La maggior parte degli argentini continua a professare la religione cattolica, con una percentuale del 62,9%, sebbene con una riduzione del 13,6% rispetto alla misurazione di 11 anni fa, quando il cattolicesimo rappresentava 76,5% della popolazione del paese. La discesa è più pronunciata nella città autonoma di Buenos Aires e nel nord-ovest del paese.
Questi numeri sono emersi grazie alla “Segunda Encuesta Nacional sobre Creencias  y Actitudes Religiosas en Argentina”.
Un altro dato significativo è il dato dei cattolici coerenti, cioè quelli che praticano la loro religione.
Tra coloro che si dichiarano credenti, infatti, solo il 30,3% frequenta i servizi religiosi una volta o regolarmente.
La Chiesa è considerata la seconda istituzione più affidabile con un punteggio di 5,4 (a pari merito con le Forze Armate), dietro le università che hanno totalizzato un punteggio di 7,8. Al quarto posto c’è Papa Francesco con 5,3 punti, seguito dai mass media con 5 punti..
L’arrivo di Jorge Mario Bergoglio al pontificato non ha avuto un impatto significativo sulla vita religiosa degli argentini. L’82% afferma che la loro religiosità è rimasta la stessa; il 7,9% che è aumentata; il 7,3% che è diminuita, mentre il 2,4% ha dichiarato di non sapere.
Il 27,4% considera Jorge Mario Bergoglio un leader mondiale che denuncia situazioni di ingiustizia sul pianeta, il 27% lo accusa di essere troppo coinvolto nella politica e di occuparsi poco della parte spirituale, mentre il 40,6% lo trova indifferente e il 5% non sa cosa rispondere.
Un dato preoccupante è la crescita maggiore del numero di coloro che si dichiarano evangelici. Attualmente sono il 15,3% della popolazione “celeste”, quattro punti in più rispetto a un decennio fa.
Questa crescita è comunque inferiore a quanto è accaduto in altri paesi dell’America Latina, Brasile in particolare.
Un ultimo dato riguardante l’Argentina è quello relativo ad atei ed agnostici. Il 18,9% della popolazione afferma di non identificarsi con nessun credo, rappresenta una diminuzione prima del 13,6% dell’ultima misurazione.

Undicimila scienziati chiedono la riduzione forzata della popolazione per combattere i cambiamenti climatici

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

Ben 11.000 “scienziati”, associati sotto la sigla Alliance of World
Scientists, hanno firmato un articolo sulla rivista BioScience in cui
dichiarano che “la popolazione mondiale deve essere stabilizzata” e
persino “gradualmente ridotta”, perché l'”emergenza climatica”
minaccia “il destino dell’umanità”. Continua a leggere

Sri Lanka, ai terroristi islamici: “Nessuno cambierà la nostra fede cattolica”

di Matteo Orlando per
I sopravvissuti agli attacchi terroristici di matrice islamica che hanno colpito lo Sri Lanka in occasione dell’ultima Pasqua hanno cominciato a condividere le loro testimonianza di fede cattolica.
Dopo 6 mesi, i fedeli hanno espresso la convinzione che la fede cattolica è l’unica base autentica per andare avanti. “Solo le preghiere, un buon rapporto con il Signore e con Maria sono strumenti di salvezza”.
“Le bombe hanno ucciso tante persone”, hanno detto diversi credenti ad AsiaNews. “È un dolore fisico che è difficile da sopportare. Le ferite causate dai proiettili sono già state chiuse, ma non l’impatto della violenza”.
I sopravvissuti hanno spiegato che, anche se sono passati 6 mesi, le loro lacrime, le loro perdite e la loro agonia “sono molto forti”.
“Un giorno le ferite fisiche guariranno, ma quelle interiori non guariranno mai. Avremo bisogno di molto tempo prima che la vita torni alla normalità”.
I fedeli cattolici contattati da AsiaNews hanno espresso la convinzione che i 263 morti sono martiri della fede cattolica.
Ai musulmani terroristi la sessantottenne
Theresa Haami ha detto:
“Non abbiamo ancora una risposta certa dalla legge sui fatti terroristi ma la nostra fede è rimasta la stessa di prima della tragedia. Nessuno può cambiare la nostra fede cattolica”.
Per i cattolici srilankesi l’attacco ha significato “una lezione spirituale e fisica per il paese e il mondo. In termini spirituali ci hanno fatto capire che dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la vita terrena e rispondere alla chiamata di Dio”.
I sopravvissuti agli attacchi hanno spiegato che dal punto di vista fisico “le autorità devono creare un paese pacifico, un ambiente che protegga tutti gli abitanti, in modo che possiamo vivere come una nazione libera”.
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