I tradizionalisti costringono il laicista Macron a far ripartire il culto pubblico

 

DI MATTEO ORLANDO

Avrà tempo fino al 26 maggio il Presidente francese Macron per tornare a consentire il culto religioso con i fedeli in terra di Francia. A sorpresa, anche un organo laicista come il Consiglio di Stato ha ordinato al governo francese di “revocare il divieto generale e assoluto di riunioni” nei luoghi di culto.

La notizia è stata accolta  con entusiasmo dai cattolici sui social media in un paese, la Francia, che di cattolico ha ben poco, oramai, ma che vede la rifioritura di numerosi gruppi cattolici ancorati alla tradizione bimillenaria della Chiesa e alla Santa Messa in latino.

Con una decisione inaspettata, il Consiglio di Stato, che è stato interrogato dal presidente del Partito Democratico Cristiano, Jean-Frédéric Poisson, e da altre associazioni cattoliche tradizionaliste, ha chiesto che il decreto dell’11 maggio venga modificato entro otto giorni dalla decisione del Consiglio (che è arrivata lo scorso 18 maggio).

Quindi per i fedeli cattolici questa decisione significa che le Sante Messe con il popolo potranno riprendere prima della domenica di Pentecoste, che quest’anno cade il 31 maggio. Resta da vedere, tuttavia, a quali condizioni riprenderà il culto cattolico e se, anche in Francia, si applicheranno quelle norme fantasmagoriche per consentire la libertà di culto e garantire la protezione della salute dei fedeli che sono state stabilite per l’Italia.

Il 24 aprile scorso la Conferenza episcopale francese aveva inviato un “piano di non confinamento” alle autorità pubbliche. Tuttavia, questo testo era stato ignorato dal governo, che il 28 aprile ha chiesto alle comunità religiose di attendere fino al 2 giugno per ricominciare il culto pubblico.

Mentre la Conferenza episcopale francese aveva scelto “la via amichevole anziché il contenzioso”, come ha pavidamente affermato Vincent Neymon, il suo vice portavoce al quotidiano Le Figaro (un blando tentativo era stato fatto il 15 maggio anche da Monsignor Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, che aveva inviato al governo una lettera relativa al decreto dell’11 maggio che aveva “la stessa conclusione ora adottata dal Consiglio di Stato”), il Partito Democratico Cristiano e diverse associazioni cattoliche tradizionaliste hanno scelto la via legale. 

L’insorgenza delle organizzazioni tradizionaliste ha ottenuto i suoi risultati e i cattolici francesi sono riusciti ad ottenere una sentenza favorevole del Consiglio di Stato.

Nei giorni scorsi varie critiche ai governi locali sono state sollevate per le sospensioni delle Sante Messe con i fedeli che continuano a prorogarsi in alcuni stati come la Gran Bretagna, i paesi Scandinavi e anche il minuscolo Lussemburgo dove è intervenuto il locale Arcivescovo, e Cardinale, Jean-Claude Hollerich.

E in Italia? La ripresa del culto pubblico con assurde pretese comportamentali spacciate per scientificamente valide ha sollevato, al momento, solo la reazione pubblica di qualche sacerdote e di due comitati. Il comitato EUCHARISTIAM GENIBUS “OMNE GENU FLECTATUR” ha scritto che “nessuno può negare a un fedele la Santa Comunione in bocca. La pratica della Chiesa in tempi di epidemia ben più gravi di quello attuale non lascia nessun dubbio ragionevole su questo punto. In più, se la cosa fosse davvero a rischio di contagio si dovrebbe vietare il bacio tra congiunti o familiari. Questo non l’abbiamo mai sentito né dallo stato né da uomini di Chiesa. Per queste ragioni, una tale disposizione manca di buon senso nonché di fondatezza scientifica. Siccome ragione e fede guidano la vita cattolica, ogni fedele è quindi fondato a fare rispettare questo diritto suo con ogni mezzo lecito”.

Più battagliero si è dimostrato il Comitato spontaneo di laici cattolici “beato Francesco BONIFACIO” per la difesa della SS. Eucarestia che ha annunciato, per il 23 maggio a Trieste, in Piazza Sant’Antonio Nuovo, alle ore 17.00, la recitato di un Santo Rosario in riparazione del Protocollo sacrilego sottoscritto dalla CEI in data 7 maggio 2020. Si tratta della prima manifestazione, in Italia, con la quale i fedeli fanno sentire la propria voce per riparare l’oltraggioso Protocollo avente ad oggetto la celebrazione della Messa in virtù del quale Nostro Signore Gesù Cristo non è più ricevuto come l’Ostia Santa Immacolata Incorrotto ed Incorruttibile ma quale possibile strumento di infezione! 

“Noi diciamo NO”, hanno scritto dal Comitato. “Ragione e fede concorrono nel dichiarare inaccettabili le disposizioni disciplinari imposte dal Governo circa la Messa cattolica e accettate dalla CEI. In particolare esse sono censurabili laddove viene reso obbligatorio un guanto per la distribuzione della Santissima Eucarestia e ove si impone ai fedeli la Comunione sulla mano così violando la legge universale della Chiesa che prevede la Comunione sulla lingua”.

 

Matteo Orlando

Il culto della “Santa Muerte” si diffonde anche in Cile

DI MATTEO ORLANDO

La procura di San Antonio (Valparaíso, Cile) indaga su una sinistra scoperta fatta all’interno di una capanna abbandonata nella Quebrada Las Petras de Algarrobo, dove è stato rivelato un culto che esegue riti estremi.

Il colonnello Lincoyán Valenzuela, prefetto dei Carabineros di San Antonio, ha spiegato che  “quando sono arrivati ​​(i poliziotti) hanno trovato elementi che indirizzano a rituali satanici: teschi, una testa di ariete, un calice, tavole ouijas e altri elementi  che di solito sono usati in questi rituali”. Sono state trovate anche preghiere legate al culto della cosiddetta “Santa Muerte”, una divinità messicana di origini pre-colombiane, il cui culto coinvolge almeno tra i 10 e i 12 milioni di messicani e, a quanto pare, anche altre popolazioni dell’America Latina. Derivante dalla dea azteca della morte Mictecacihuatl, abbigliata nello stile delle donne dell’Europa medievale, le statue della Santa Muerte sono venerate attraverso riti e incantesimi, in maniera esoterico-magico-satanica. Proprio per questo motivo cattolici, battisti, presbiteriani, metodisti, e altre fedi, respingono e condannano la venerazione della Santa Muerte, considerandola diabolica.

Per quanto riguarda le ossa trovate sul sito cileno, il prefetto ha spiegato che si tratta di “teschi umani”. Al momento non ci sono stati arresti ma le indagini cercheranno di stabilire se le ossa trovate siano state rubate da qualche cimitero della zona.

Nel frattempo, i resti scheletrici sono stati inviati al medico legale che eseguirà degli esami per determinare il sesso, l’età e la data della morte delle persone a cui appartenevano.

Il procuratore capo di San Antonio, Osvaldo Ossandón, ha sottolineato che l’obiettivo dell’indagine sarà quella di “vedere se questi resti sono appartenuti a una o più persone e determinare le modalità della morte per sapere di quale periodo storico stiamo parlando”.

Il commissario Robinson Alarcón, capo della squadra omicidi di San Antonio, ha dichiarato che “le indagini mirano a determinare in quali circostanze questi resti sono arrivati ​al sito scoperto e per quale scopo sono stati trasferiti, nonché a determinare il luogo esatto da dove provengono quei resti”.

Il funzionario della pubblica sicurezza del comune di Algarrobo, Verónica Cueto, ha dichiarato che è stata la prima volta che nella zona sia accaduta una cosa del genere. Ciò che ha attirato molto l’attenzione degli inquierenti è stato il ritrovamento di libri satanici con cui si eseguono rituali legati alla “Santa Muerte”, una idolatria praticata per fare del male o per chiedere benefici.

Il parroco di San Antonio, Vicente Véliz, ha spiegato che “le immagini trovate sono una chiara prova del culto della morte. Questa è una convinzione profondamente radicata in Messico e Guatemala. Hanno un carattere  esoterico e rituale”. I portatori dell’amuleto della “Santa Muerte” credono di essere invulnerabili alle maledizioni e alle sventure e che l’amuleto attiri amore e buona fortuna. Non è un caso che lo utilizzino moltissimo i criminali centroamericani legati ai cartelli dei narcos. La credenza si basa sul chiedere al “santo” protezione in cambio di offerte, che possono essere caramelle, whisky, sigarette o fiori.

Ma ciò che differenzia il culto idolatrico-satanico alla “Santa Muerte” dal resto del culto cattolico ai santi è che alla “Santa Muerte” si possa chiedere di fare del male alle persone o alle cose, o attirare amore, lavoro e buona fortuna con pratiche magico-esoteriche.

I santuari della “Santa Muerte”, molto diffusi – come detto – in Messico e Guatemala, sembra che abbondino anche in Paraguay, nel sud del Brasile, nelle province argentine di Corrientes, Chaco e Misiones e, adesso, in Cile.

MATTEO ORLANDO

Continuano le stragi dei Narcos della “Jalisco Nueva Generacion”

di Matteo Orlando
in esclusiva a per Agerecontra.it
In Messico la violenza dei Narcos non accenna a diminuire. I resti di almeno 25 persone sono stati trovati sepolti in una fossa comune fuori dalla città messicana occidentale di Guadalajara, secondo quanto riferito dalla procura di Jalisco.
Finora i ricercatori hanno “estratto i resti di 25 morti non identificati, nonché cinque sacchi che si presume contengano anche resti umani”.
I vicini hanno spiegato ai giornalisti che sono stati dei cani ad aver scoperto delle ossa in una fattoria abbandonata, nella città di El Salto, a sud di Guadalajara.
Adesso soldati, personale forense e pubblici ministeri lavorano nell’area in cui è stata scoperta la fossa.
Lo scorso 16 gennaio un’altra fossa comune era stata scoperta a Lomas del Vergel nella comunità di Zapopan, sempre nello stato di Jalisco.
I nuovi resti emersi dopo quest’ultimo rinvenimento saranno tutti trasferiti in un obitorio locale per un ulteriore esame.
Finora a Jalisco, solo in questi primi cinque mesi del 2020, sono stati trovati almeno 115 corpi gettati in almeno 10 fosse comuni. La maggior parte di queste fosse comuni sono state scoperte fuori Guadalajara, la seconda città del Messico.
Lo stato di Jalisco è stato teatro di crescenti violenze negli ultimi cinque anni, collegati a un potente cartello della droga, la “Jalisco Nueva Generacion”.
A niente sono serviti gli appelli di politici, militari, religiosi, persone comuni. Il comune grido “non vogliamo più assassini” è rimasto lettera morta e molti madri messicane continuano a cercare i loro figli scomparsi!

Ucciso perché “continuava a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai rapitori islamici

 

Mustapha Mohammed, 26 anni, leader di una banda di 45 membri criminali islamici, attualmente in prigione nella città nigeriana di Abuja, ha rilasciato all’inizio di maggio un’intervista telefonica al quotidiano nigeriano Daily Sun confessando di aver ucciso il seminarista diciottenne Michael Nnadi perché “ha continuato a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai suoi rapitori islamici.

Secondo il quotidiano nigeriano, Mustapha ha elogiato lo “straordinario coraggio” del seminarista Nnadi, osservando che il giovane cattolico gli ha detto di lasciare la via del male o che sarebbe morto eternamente.

Il diciottenne studente di teologia Nnadi era stato rapito da uomini armati nel Seminario del Buon Pastore a Kaduna, l’8 gennaio di quest’anno, insieme ad altri 3 seminaristi. Il seminario, che ospita circa 270 seminaristi, si trova vicino alla superstrada Abuja-Kaduna-Zaria. Secondo l’agenzia AFP, l’area è “nota per le bande criminali che rapiscono i viaggiatori per chiedere poi dei riscatti”.

La notte del rapimento, gli uomini armati, vestiti da militari, fecero irruzione nel seminario e aprirono il fuoco, rubando computer portatili e telefoni prima di rapire i 4 seminaristi.

Dieci giorni dopo il rapimento, uno dei 4 seminaristi fu lasciato per strada, vivo ma gravemente ferito. Il 31 gennaio, al Good Shepherd Seminary, avevano annunciato che altri 2 seminaristi erano stati rilasciati, ma di Nnadi non si sapeva ancora nulla. Il successivo 1° febbraio, la diocesi di Sokoto (Nigeria), ha annunciato che Nnadi era stato assassinato e, ora, tre mesi dopo si viene a sapere la fine da martire del giovane seminarista. Dal primo giorno in cui Nnadi è stato rapito, insieme ad altri 3 compagni, “non ha permesso al leader del gruppo criminale Mustapha di avere pace”, ha scritto il giornale nigeriano, perché il seminarista insisteva nel “predicargli il Vangelo”. 

L’omicidio di Nnadi fa parte di una serie di attacchi contro i cristiani nel paese negli ultimi mesi. L’arcivescovo di Abuja, mons. Ignatius Kaigama, ha chiesto al presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, di affrontare violenze e rapimenti contro i cristiani nel paese. “Dobbiamo lavorare insieme per sradicare la povertà, gli omicidi, il cattivo governo e tutti i tipi di sfide che affrontiamo come nazione”, ha affermato mons. Kaigama.

Recentemente Augustine Obiora Akubeze, arcivescovo del Benin, ha chiesto ai cattolici di vestirsi di nero in solidarietà con le vittime e di pregare, in risposta alle “ripetute” esecuzioni di cristiani da parte del gruppo terroristico islamico Boko Haram.

Diverse città cristiane sono state attaccate dagli islamisti, molte fattorie sono state bruciate e diversi uomini e donne sono stati rapiti e uccisi. In particolare, molte donne sono state prese come schiave sessuali e torturate. 

Secondo l’ambasciatore generale degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale, Sam Brownback, la condizione dei cristiani in Nigeria sta peggiorando. “Molte cristiani sono uccisi in Nigeria e temiamo che questi assassinii si diffonderanno in diverse zone del paese africano”, ha detto Brownback.

Brownback ha osservato che il governo nigeriano potrebbe “fare di più” e “non sembra avere l’urgenza di agire”.

 

MATTEO ORLANDO

C’è un giudice a La Coruña!

 

di Matteo Orlando

Un tribunale di La Coruña (Spagna) ha assolto un uomo che era stato multato per essere andato in chiesa.
Il Tribunale penale numero 1 di La Coruña ha assolto giovedì 30 aprile un cittadino di Carballo che era stato fermato da agenti il ​​12 aprile nelle vicinanze di una chiesa e poi multato.
L’uomo stava andando in chiesa per fare adorazione, e ai poliziotti aveva detto che questa pratica “non è espressamente vietata”.
Dopo alcuni minuti, i funzionari lo avevano localizzato vicino al Parco di San Martiño e, quando gli è stato chiesto della sua presenza sulle strade pubbliche, aveva detto che, dopo la Chiesa, stava andando al supermercato.
Nella sentenza, il giudice ha assolto l’imputato per il “crimine di disobbedienza” sottolineando che frequentare i luoghi di culto “non è espressamente vietato dal decreto che stabilisce lo stato di allarme”.
“La formulazione dell’articolo 7 può essere dubbia, in termini di limitazione dei diritti, e di più quando si tratta di diritti fondamentali. Dobbiamo considerare che ciò che non è espressamente vietato è consentito”, ha sottolineato il magistrato.
La chiesa era aperta per la preghiera dei fedeli e “il fatto che pochi minuti dopo” uscendo dalla Chiesa, l’uomo aveva detto alle forze dell’ordine che andava ad acquistare cibo “non costituisce una condotta punibile, in quanto è espressamente consentito dal decreto reale”.
“Non è stato dimostrato che non è andato in un supermercato”, ha stabilito il giudice, “anche se ha camminato nella direzione opposta a casa sua”, ha sottolineato il capo del Tribunale penale numero 1 di La Coruña, che ha ricordato che il decreto di allarme “non obbliga a comprare nel supermercato più vicino”.
L’imputato era già stato condannato a pagare una multa di 360 euro dopo aver ammesso di essere sceso in strada senza giustificazione l’8 aprile.
Quel giorno era stato intercettato tre volte dagli agenti, tra le 8.15 e le 9.50, in diverse strade di Carballo.
A quanto pare ci sono ancora giudici di buon senso in Spagna, ma anche continue, e striscianti, persecuzioni alla fede cattolica.

MATTEO ORLANDO

I 105 anni del genocidio armeno e il silenzio dei turchi

di Matteo Orlando

 

In questo 2020, a causa della pandemia, i 105 anni del genocidio armeno sono stati ricordati in sordina e in silenzio.
Per la prima volta nella storia, tutte le strade che conducono al mausoleo, situato su una collina vicino alla capitale Erevan, che ricorda il genocidio sono state chiuse, lasciando aperta la possibilità di un pellegrinaggio virtuale.
Ogni anno il mausoleo – eretto in occasione del 50 ° anniversario – viene invaso da milioni di armeni in lutto. Ma il 24 aprile scorso è apparso completamente vuoto a causa dell’emergenza Covid-19.
I nomi delle persone che hanno inviato sms solidali sono stati proiettati sulle 12 colonne del mausoleo che rappresentano le 12 province dell’Armenia occidentale.
Questa regione fu occupata dai turchi nel 1915, musulmani che compirono contro i cristiani armeni orrendi crimine contro l’umanità, sequestrando i beni, i monasteri, distruggendo preziosi manoscritti secolari, occuparono il 90% della patria armena.
Il genocidio ha causato non solo l’annientamento della maggior parte degli armeni che vivevano nell’Armenia occidentale, ma li ha privati ​​della loro patria, della spiritualità e della fede, condannando all’oblio i tesori irrecuperabili, non solo materiali, ma anche musica, lingua, cultura e persino alcuni dialetti già persi per sempre.
Il 23 aprile scorso, durante la veglia di ricordo, le campane di tutte le chiese in Armenia e del Nagorno Karabakh hanno suonato all’unisono per 3 minuti, seguite dal blackout di tutte le luci nelle strade e nelle piazze di Everan e da tutte le province del paese. Nello stesso momento, l’intera popolazione, ognuna dalle finestre della propria casa, hanno acceso candele, luci degli smartphone, unendosi al minuto di silenzio collettivo in tutto il paese.
Nel frattempo, in diretta televisiva e sui social network, dal mausoleo venivano trasmesse tristi melodie. Le messe di suffragio per le vittime sono state trasmesse via web, considerando il blocco delle messe aperte ai fedeli.
Il primo a posare una corona, pregando davanti alla fiamma perenne in memoria di un milione e mezzo di vittime, dal Catholicos di tutti gli armeni, Karekine II.
Poi lo stesso ha fatto il premier Nikol Pashinian, accompagnato solo da sua moglie. In un discorso trasmesso in diretta dal mausoleo, il Premier ha ricordato “la politica della fobia armena a guida ottomana” nel 1915. “Il popolo armeno”, ha aggiunto, “ha subito non solo la perdita di un grande numero di vite umane, ma la deportazione forzata e il genocidio culturale. Questo crimine non è stato solo contro la nostra entità etnica, ma un crimine contro la civiltà umana”.
“Siamo grati”, ha detto Pashinian, “ai paesi e ai popoli che lo hanno riconosciuto. Ma le conseguenze del genocidio non sono ancora state eliminate. Fino ad oggi, la Turchia non si è scusata per quanto ha fatto”.
Il genocidio armeno, l’unico genocidio contro i cristiani e il primo genocidio del secolo scorso  – definito come “il secolo dei genocidi” da Giovanni Paolo II – continua a essere negato dall’attuale Turchia. Una legge turca penalizza chiunque affermi che ciò è accaduto. In una dichiarazione 3 giorni fa, il Partito Democratico Popolare – partito di opposizione in Turchia – ha criticato il governo di Ankara per non aver affrontato le proprie responsabilità dopo più di un secolo e ha proposto di dare nomi a piazze e strade in Turchia in onore delle vittime armene del genocidio.

MATTEO ORLANDO

Olanda sempre più il Paese della morte di Stato

di Matteo Orlando
La Corte Suprema olandese ha stabilito che i medici possono eseguire legalmente l’eutanasia su persone con demenza avanzata che avevano precedentemente espresso l’approvazione scritta anche se non possono più confermare e persino opporsi al loro desiderio a causa della loro malattia.
Il caso trattato dal tribunale olandese riguarda una donna che, dopo aver chiesto al suo medico di darle un’iniezione letale perché aveva l’Alzheimer, poi ha cambiato idea è si è opposta fisicamente a tale iniezione mentre il medico chiedeva ai suoi parenti di trattenerla in modo da potere somministrare i farmaci che l’avrebbero uccisa.
Pertanto, secondo la Corte Suprema olandese, se qualcuno richiede l’eutanasia per iscritto e si oppone apertamente nel momento in cui deve essere applicata, il medico incaricato di porre fine alla vita può decidere al posto del paziente che è considerato non più in condizioni mentali sufficienti.  prevalere la sua volontà di non morire a favore della precedente.
Come era facilmente prevedibile, il passaggio successivo alla adozione di una iniziale legge eutanasica è quello di lasciare carta bianca ai medici, a quella dittatura tecnocratico-sanitaria che, specialmente negli ultimi tempi, abbiamo spesso sotto gli occhi!

Matteo Orlando

Nuova Scozia (Canada), follia omicida dove le persone hanno “acri di terreno lungo la riva”

 

 

Un incredibile fatto di sangue è avvenuto in Nuova Scozia, una delle province marittime a est del Canada, sul versante atlantico.

Un uomo armato, il 51enne Gabriel Wortman, è apparso ad un certo punto indossando una divisa della polizia ed ha cominciato a sparare all’impazzata uccidendo ben 16 persone, realizzando così la peggiore uccisione di massa, con armi da tiro, della storia degli ultimi 30 anni del paese nordamericano.

“Questo è uno degli atti di violenza più insensati nella storia della nostra provincia”, ha dichiarato Stephen McNeil, Premier della Nuova Scozia. 

Daniel Brien, portavoce della Royal Canadian Mounted Police (Rcmp), ha confermato che oltre al sospettato sono 16 le persone risultate uccise.

Tra le vittime c’è anche un ufficiale della Polizia, Heidi Stevenson, madre di due figli e con 23 anni di servizio alle spalle. Anche un altro ufficiale è rimasto ferito. Tra gli altri uccisi, diversi corpi sono stati trovati all’interno e all’esterno di una casa nella piccola città rurale di Portapique, a circa 100 km a nord di Halifax, quella che la polizia ha definito la prima scena del fatto.

In merito al killer, le autorità ritengono che potrebbe aver deliberatamente individuato le sue prime vittime, prima di iniziare una serie di attacchi a caso. La Polizia non ha fornito ancora alcuna indicazione sui motivo del gesto e non ha ancora confermato l’azione solitaria dell’assassino.

“La ricerca del sospetto è terminata la mattina di lunedì 20 aprile quando il sospetto è stato localizzato e ucciso”, ha detto il sovrintendente capo della Rcmp Chris Leather. “I nostri ufficiali sono stati coinvolti nel conflitto a fuoco per porre fine alla minaccia”, hanno aggiunto dalla Serious Incident Response Team (Sirt), un gruppo indipendente che indaga sugli incidenti che coinvolgono le forze di Polizia della provincia canadese.

Il Sirt ha dichiarato che si è verificato uno scontro a Enfield, vicino all’aeroporto di Halifax. Sono state impiegato una mezza dozzina di veicoli della polizia intorno alla stazione di benzina dove il sospetto è poi morto. Adesso un nastro giallo della polizia circonda le pompe di benzina della stazione.

Le sparatorie di massa sono relativamente rare in Canada. Il paese ha revisionato le sue leggi sul controllo delle armi dopo le peggiori sparatorie di massa del 1989, quando Marc Lepine uccise 14 donne e poi lui stesso presso il college “Ecole Polytechnique” di Montreal.

È illegale possedere una pistola non registrata o qualsiasi tipo di arma a fuoco rapido in Canada. L’acquisto di un’arma richiede l’addestramento, una valutazione del rischio personale, due riferimenti, una notifica sponsale e controlli sui precedenti penali.

“Come paese, in momenti come questi, ci riuniamo per sostenerci a vicenda. Insieme piangeremo con le famiglie delle vittime e li aiuteremo a superare questo momento difficile”, ha dichiarato il Primo Ministro Justin Trudeau.

Tom Taggart, un consigliere che rappresenta Portapique nel comune di Colchester, ha affermato che la comunità è devastata. Nella comunità dove c’è una “suddivisione nei boschi dove le persone hanno acri di terreno lungo la riva”, Wortman possedeva tre proprietà. “È assolutamente incredibile che ciò è potuto accadere nella nostra comunità. Non avremmo mai immaginato che ciò potesse accadere qui”, ha detto Taggart.

 

MATTEO ORLANDO

Sgominata cellula islamica che voleva colpire durante la prossima Pasqua copta

 

DI MATTEO ORLANDO PER AGERECONTRA

L’informazione monopolizzata dalle notizie legate al Covid-19 si è lasciata sfuggire una notizia rilevante. 

Le forze di sicurezza egiziane hanno annientato una cellula terroristica che pianificava di attaccare, almeno in prima istanza, i fedeli cristiani durante la prossima Pasqua copta che si svolgerà domenica 19 aprile.

Le forze di sicurezza egiziane sono riuscite a spazzare via la cellula jihadista, legata allo Stato islamico e allocata presso la periferia del Cairo, attraverso una operazione che è sfociata in un conflitto a fuoco.

Infatti, durante il violentissimo scontro, che è durato diverse ore ed ha trasformato la capitale dell’Egitto, una megalopoli di 20 milioni di abitanti, in un vero e proprio campo di battaglia urbano, almeno 7 terroristi sono stati uccisi, mentre tra le forze dell’ordine si registra una vittima. 

Il presidente egiziano Abdelfatá al Sisi ha espresso le sue condoglianze ai parenti dell’agente deceduto e ha applaudito “le azioni eroiche” degli agenti che hanno fatto irruzione in un edificio per neutralizzare il gruppo.

L’operazione di polizia ha avuto luogo nel quartiere residenziale orientale di al-Amireya, dove si erano basati i terroristi. Secondo le autorità egiziane, di fronte al coprifuoco ordinato dal governo per impedire la diffusione del coronavirus, i jihadisti avevano decisero di cambiare i loro piani e di attaccare, se non fossero riusciti a colpire i cristiani, le forze di sicurezza, presumendo che i cristiani non si sarebbero radunati in massa per le loro funzioni pasquali, viste le norme sul distanziamento sociale che sono in vigore anche in Egitto.

Padre Rafic Greiche, addetto ai media del Consiglio delle Chiese in Egitto, ha spiegato ad Asia News, che “la notizia non aggiunge particolare paura o preoccupazione ai cristiani egiziani” ed ha sottolineato che gran parte dei luoghi di culto e delle chiese sono chiuse al pubblico a causa dell’epidemia da COVID-19. “Non credo, sebbene questa sia la mia opinione personale, che le chiese potessero essere un vero bersaglio del gruppo terroristico, che forse voleva attaccare altrove”.

La Chiesa copta, che è la principale Chiesa cristiana non cattolica d’Egitto, conta circa 10 milioni di fedeli, residenti soprattutto nell’Alto Egitto. Esiste anche una Chiesa copta cattolica, il patriarcato cattolico di Alessandria, eretto nel 1824, ristabilito nel 1895 e governato da un patriarca. La Chiesa copta cattolica comprende 6 diocesi e conta circa 200 mila fedeli.

 

MATTEO ORLANDO

 

I 4 consigli della Card. Newman Society

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Le scuole cattoliche hanno dovuto adattarsi alle sfide delle misure di isolamento preventivo contro il COVID-19, ma hanno l’ulteriore sfida di mantenere le caratteristiche che rendono l’educazione cattolica un’alternativa ideale per i genitori.
Per aiutare le istituzioni, la Cardinal Newman Society degli Stati Uniti ha tenuto un webinar gratuito e pubblicato una guida con suggerimenti per mantenere l’identità cattolica anche nell’istruzione a distanza.
“In questo momento di ansia e isolamento, il carattere speciale delle scuole cattoliche è più importante che mai”, ha affermato Patrick Reilly, presidente e fondatore della Cardinal Newman Society. Per gli esperti di questa stessa organizzazione Denise Donohue e  Dan Guernesey, l’educazione a distanza deve mantenere i pilastri che identificano chiaramente le istituzioni di ispirazione cattolica: comunità, preghiera,  formazione integrale e creazione di una visione del mondo cattolica.
La prima dimensione, la comunità, si riferisce alla costruzione di un ambiente in cui “vengono trasmesse le nostre tradizioni, valori e credenze cattolici”.
Il senso di comunità viene mantenuto attraverso una più stretta comunicazione tra insegnanti e dei genitori, utilizzando i mezzi disponibili come e-mail, chiamate o videochiamate.
Mantenere la preghiera e la vicinanza ai sacramenti è una sfida durante questa pandemia.
La Cardinal Newman Society ha suggerito di iniziare le lezioni virtuali con una preghiera e invitiato le famiglie a dedicare abbiano un posto dedicato al culto divino il tempo adeguato.
Negli spazi delle classi virtuali, inoltre, dovrebbero essere ricercate le stesse caratteristiche delle aule delle scuole cattoliche. “I genitori dovrebbero essere incoraggiati a imitare la struttura fisica della scuola. Stanze ben illuminate e silenziose, immagini cattoliche e spazi per la preghiera”.
Per promuovere una formazione completa, gli esperti hanno raccomandato di collegare il contenuto accademico con lezioni sulla virtù o sulla fede, al fine di generare domande essenziali che aiutino i genitori a partecipare alla formazione, aiutando a comprendere i concetti attraverso il dialogo e gli esempi.
Altra preoccupazioni che le scuole cattoliche dovrebbero perseguire sono i “pericoli di costringere gli studenti a sedersi davanti a uno schermo per gran parte della giornata”.
Gli esperti raccomandano di usare il più possibile testi fisici e di cooperare tra insegnanti per “quantificare, coordinare e razionalizzare il tempo davanti allo schermo” come “opera di misericordia corporale verso i poveri studenti”.
L’ultimo pilastro, ma non come importanza, è l’insegnamento di una visione del mondo cattolica. “L’educazione cattolica non solo insegna materie secolari come le altre scuole, ma impartisce anche una visione cristiana del mondo, della vita, della cultura e della storia, ordinando l’intera cultura umana alla notizia della salvezza”, hanno chiesto gli esperti della Cardinal Newman Society.
È stata raccomandata la lettura di classici cattolici a casa e, soprattutto, l’offrire una testimonianza cristiana agli altri familiari nel mezzo della pandemia.

MATTEO ORLANDO

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