La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

 

Cari amici di Duc in altum, riprendo dal sito del Grande Oriente d’Italia questo articolo che sottolinea l’identità di vedute tra la massoneria e il papa, evidenziata con compiacimento dagli stessi massoni. Notare la visione distorta circa san Francesco (pure questa in comune con Bergoglio) e il richiamo all’eretica Dichiarazione di Abu Dhabi.

Mi sono permesso di correggere alcune sgrammaticature e qualche uso improprio della punteggiatura. Le frasi in neretto sono state evidenziate da me.

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Nella sua ultima enciclica Frates omnes Papa Bergoglio affronta il tema della Fratellanza e dell’amicizia sociale in una nuova e inedita dimensione e non sono poche le analogie con i principi e la visione massonica.

Nella sua ultima enciclica Fratelli tutti, pubblicata il 3 ottobre, Papa Francesco ha espresso apertis verbis, in chiave assolutamente inedita, un’idea di fratellanza universale come legame che unisce tutti gli esseri umani, al di là della loro fede, ideologia, colore della pelle, estrazione sociale, lingua, cultura e nazione. Si tratta di un pensiero che è vicino agli ideali che costituiscono fin dalle origini le fondamenta stesse della Massoneria.

Da oltre trecento anni il principio di Fratellanza è scritto in maniera indelebile nel trinomio massonico posto all’Oriente nei templi insieme a quelli di Libertà e Uguaglianza. E la realizzazione di una Fratellanza universale è, fin dalle origini, la grande missione e il grande sogno della Libera Muratoria.

Lo hanno sottolineato nei loro commenti alcuni filosofi, giornalisti e anche qualche alto prelato di Santa Roma Chiesa, esprimendosi senza riserve nei confronti del messaggio venuto fuori dall’enciclica bergogliana.

Apertura all’Islam

Un limite teologico che evidentemente il Papa ha ritenuto di superare, scegliendo ancora una volta di ispirarsi a san Francesco d’Assisi, che “si sentiva fratello del sole, del mare e del vento”, “sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne”, “dappertutto seminò pace” e “camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi”. Del santo poverello il Papa tiene anche a ricordare un episodio della vita “che ci mostra – spiega – il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione”: la sua visita al sultano Malik-al-Kamil in Egitto. E non è tutto. Bergoglio nell’enciclica non esita a riconoscere di essersi sentito stimolato in modo speciale nelle sue riflessioni dal Grande Imam della Moschea di Al Azhar Ahmad Al-Tayyeb, insieme al quale nel 2019 ad Abu Dhabi firmò  il Documento sulla Fratellanza Universale in cui si premetteva – tiene a ricordare – che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace”.

Le parole del Gran Maestro

“Nasciamo e siamo liberi e uguali ma allo stesso tempo restiamo anche diversi. Siamo diversi l’uno dall’altro per cultura, carattere, ingegno, predisposizioni ed attitudini.  Sono queste differenze l’espressione più chiara della nostra uguaglianza che vive e si fortifica nelle diversità. Pertanto, nell’Uguaglianza dobbiamo andare alla ricerca di tutti i valori, non solo di quelli condivisi, ma anche trovare la saggia e fertile convivenza con quelli che ci permettono di stare insieme con tutte le nostre reciproche e molteplici diversità. Siamo uguali perché diversi e possiamo e dobbiamo restare uniti per dare il meglio di noi e contribuire a una società e un mondo migliore. Bisogna essere consapevoli che serve nutrirsi nell’altrui diversità, per creare una vicendevole ricchezza che può abbattere le diseguaglianze e costruire ponti di coesione per camminarvi sopra insieme pacificamente. Siamo tutti fratelli, siamo tutti sotto lo stesso cielo”.

“Tutti fratelli”, parole a sua volta pronunciate dal Gran Maestro Stefano Bisi nell’allocuzione tenuta l’11 settembre scorso a Rimini durante la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Le parole del Papa

E queste sono anche le parole che ha profferito il Papa nell’enciclica, dove, dopo aver premesso che nasciamo e siamo tutti uguali dinanzi a Dio, si è soffermato sul valore delle diversità: “C’è un modello di globalizzazione che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo. Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché ‘il futuro non è monocromatico, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!”.  E ancora: “Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti. Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme.  Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.

Il trinomio massonico

Il Gran Maestro nel suo intervento spiegava che la fratellanza è presupposto di libertà e uguaglianza: “Al di là della famiglia di appartenenza, al di là dell’etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale, siamo tutti uguali con pari dignità e pari opportunità. Senza distinzioni. E a tutti vanno date le stesse possibilità. L’uguaglianza non guarda al colore della pelle o degli occhi. La razza umana è una soltanto. Noi del Grande Oriente d’Italia da qualche anno abbiamo tolto dalla nostra Costituzione la parola razza, aspettiamo che l’Italia e tutti lo facciano. Sono questi i principi che la Libera Muratoria persegue e custodisce da sempre per l’elevazione dell’Umanità. Uguaglianza, libertà, sono come parole d’ordine, sono inviti a lavorare per raggiungere questi obiettivi ma è possibile farlo se c’è la fratellanza. E’ questa che fa sentire gli esseri umani parte di una comunità che vuole, appunto, libertà e uguaglianza”.

Il trinomio di Bergoglio

Bergoglio nella sua enciclica ha osservato: “La Fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore”.

Le paure dei nostri tempi

Il Papa  si è soffermato anche sulle paure dei nostri tempi, sulla necessità di “recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà”; sul mondo digitale, il cui funzionamento favorisce circuiti chiusi di persone che la pensano allo stesso modo e facilita la diffusione di notizie false che incoraggiano pregiudizi e odi; sui fanatismi che allignano anche tra i cristiani e in ambienti cattolici; si scaglia poi contro la pena di morte e contro l’ergastolo, che definisce una “pena di morte nascosta”. Ha affrontato inoltre la questione degli immigrati, definendola “una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere” e la questione della diversità come valore. Temi tutti che sono argomento quotidiano di riflessione per i fratelli del Grande Oriente d’Italia, tra le colonne del tempio e fuori. Per realizzare il grande sogno di una vera Fratellanza globale.

Fonte: grandeoriente.it

DA

La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI. : STILUM CURIAE

 JORGE MARIO BERGOGLIO

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Agostino Nobile ha voluto commentare per noi la recente enciclica di papa Bergoglio, Fratelli tutti. A latere vogliamo ricordare gli elogi che il documento ha avuto sia dal Grande Oriente d’Italia che dai Fratelli spagnoli. E ci sembra interessante ricordare anche quanto sia amato il Pontefice regnante dalla massoneria in generale, cosa mai accaduta con i papi che lo hanno preceduto. Buona lettura.

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 Fratelli tutti? Un contributo alla “religione” dei fratelli Muratori

 

Come previsto l’enciclica Fratelli tutti ha ricevuto elogi, critiche e, a qualcuno come a chi scrive, un certo imbarazzo. Rileggendola mi sono reso conto che per confutare molti passi sarebbe necessaria una contro-enciclica. Invito chi è più qualificato del sottoscritto a farci un pensierino.

Innanzitutto su quali basi dovremmo essere tutti Fratelli se non c’è un Padre comune? Tranne nel cristianesimo, nessuna religione crede in un creatore padre, ed è ovvio che mettendo Gesù Cristo sullo stesso piano dei fondatori delle altre religioni e, addirittura, a Pachamama, si rinuncia al Padre. L’enciclica, come vedremo, dovremmo leggerla come una summa di impronta massonica.

Prendendo qui e là, senza seguire la sequenza dell’enciclica, vediamo alcuni esempi.

 

  1. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!

 

Dunque, non figli di Dio ma figli della stessa terra. Già basterebbe questo per lasciar perdere l’enciclica e andare a farsi una bella passeggiata. Ma andiamo avanti.

I massoni tra loro si definiscono fratelli. Il cardinale Ravasi nell’invito al dialogo lanciato il 14 febbraio 2016 sul quotidiano Il Sole 24Ore, intitola l’articolo “Cari fratelli massoni”. Abbiamo anche i Fratelli musulmani, quelli che mettendo in atto il Corano hanno massacrato e massacrano migliaia di cristiani. Ma anche i massoni non scherzano. Alla faccia della fratellanza e della libertà dalla Rivoluzione francese ad oggi, passando dalle due dittature del ‘900 figlie dei rivoluzionari, hanno fatto più morti ammazzati degli ultimi duemila anni.

Tutti dovrebbero sapere che nell’islam lo schiavismo fa parte della dottrina coranica e la donna non ha i diritti riservati all’uomo. Nell’induismo abbiamo le caste, dai bramini ai dalit. Quest’ultimi  fanno talmente ribrezzo che li definiscono intoccabili. Nel buddismo, come nell’induismo, si crede al ciclo delle reincarnazioni, dove i poveri, i dementi e gli sciancati sono tali perché nella vita precedente si sono comportati male. E dato che con la loro disgrazia stanno ripagando gli errori della vita precedente, è vivamente sconsigliato prendersi cura di loro. Gli induisti radicali periodicamente massacrano indù convertiti al cristianesimo, perché ogni dalit convertito a Cristo significa uno schiavo in meno. Ecco perché la frase di Bergoglio ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! è un paradosso.

 

La colonna portante dell’enciclica bergogliana la troviamo nelle “Costituzioni di Anderson” del 1723, redatte da James Anderson, ministro di culto della chiesa presbiteriana scozzese, considerato il padre della massoneria moderna. Nel paragrafo Concernente Dio e la religione, leggiamo:

«Un Massone è tenuto, per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende

rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli (obbligarli!) soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali e uomini di onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste in perpetuo estranee.»

 

Bergoglio, dunque, non ha inventato nulla. Si, certo, Anderson afferma che per obbedire alla legge morale non si può essere ateo stupido. Ma dal settecento ad oggi la legge morale massonica si è persa per strada. Sono convinto che se i massoni del ‘700 vedessero cosa stanno facendo i loro nipotini del XX e XXI secolo, resterebbero come minimo basiti.

Non entriamo nel concetto di morale sennò facciamo notte, ma sintetizzando possiamo dire che è un complesso dei principi, dei precetti che regolano il comportamento personale e collettivo, in rapporto a un determinato pensiero religioso, filosofico, culturale, politico.

La storia insegna che la morale cristiana ha portato sviluppo in tutti i campi, mentre la morale codificata dall’uomo ha sempre portato sciagure. Basti ricordare le filosofie anticristiane e le maggiori religioni.

 

Cosa sono il bene e il male, che i massoni considerano concetti assoluti? Perdonate una battutaccia. Per le pie musulmane è bene coprirsi dalla testa ai piedi, per le giovani occidentali è normale andare in giro con minigonne che fanno intravedere le natiche. Appartengono a due culture, la prima dettata da Allah, la seconda dalla stilista Mary Quant.

Dopo aver convinto milioni di donne occidentali a fare sesso a volontà e, nel caso capitasse un incidente di percorso, a uccidere i propri figli, i maestri di morale hanno deciso di legalizzare l’eutanasia, gli uteri in affitto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Cose impensabili in tutte le culture di sempre fino a pochi anni fa. Questa non è morale, si chiama corruzione delle coscienze.

 

Di questo passo, quando un certo numero di giudici pedofili raggiungeranno gli alti scranni della giustizia e della politica, la pedofilia sarà legalizzata. Qualcuno penserà che stia esagerando. Ma sappiamo tutti che da decine di anni alcune creme di bellezza e vaccini vengono prodotti con feti umani abortiti. Cosa considerata moralmente lecita, tanto che non vediamo in giro lobbies, politici, religiosi o semplici cittadini che si oppongono a tale mostruosità.

Domani potranno legalizzare il cannibalismo, non per propiziarsi gli dei come facevano i fratelli Aztechi e sottoculture simili, ma perché il sangue umano, specialmente dei bambini, rigenera le cellule degli umani. E dato che l’aborto è pubblicizzato e sovvenzionato dai fondi statali (ovvero i nostri soldi) pubblicizzeranno anche il sangue umano in tv. Grottesco? Anche una madre che uccide la creatura che porta in grembo è grottesco. Ma gran parte delle persone per bene lo considerano cosa normale.

La morale, dunque, gira come girano le lobbies interessate, e chi ne paga le conseguenze, spesso atroci, sono sempre i deboli.

 

Leggiamo altri passi dell’enciclica.

  1. “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. (…) Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli.

 

In realtà il Vaticano intrattiene rapporti privilegiati con i grandi nomi della finanza internazionale quali George Soros e figure di primo piano della JP Morgan e Goldman Sachs. Non solo per motivi economici, ma soprattutto per affinità liberal-massoniche.

 

  1. A volte mi rattrista il fatto che, pur dotata di tali motivazioni, la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza.

 

Se non è in malafede, Bergoglio dimostra per l’ennesima volta la sua crassa ignoranza e l’odio ormai connaturato che nutre per la Chiesa. In realtà nell’Europa cristiana i peggiori schiavisti erano massoni, mentre la Chiesa ha combattuto contro ogni forma di schiavismo. Ma poi. Perché, invece di puntare il dito contro la Chiesa, non dice chiaro e tondo che i musulmani, seguendo alla lettera il Corano, per quattordici secoli hanno fatto dello schiavismo la colonna portante della loro economia? Oltre cento milioni tra deportati e massacrati, africani, europei e asiatici. Invitiamo Bergoglio e accoliti a farsi un viaggetto sulle coste del sud Italia, dove troverà monumenti che ricordano le carneficine operate dai musulmani che nei secoli hanno schiavizzato e stuprato donne uomini e bambini. Gli assicuriamo altresì che non troverà nessun monumento analogo in terra musulmana che ricordi le violenze e lo schiavismo operato dai cristiani. Semplicemente perché i cristiani sono andati solo in Terra santa, per liberarla. Come ha cercato di liberarla quel san Francesco che, attraverso bufale colossali, Bergoglio rappresenta campione della fratellanza tra le religioni. Aggiungiamo che lo schiavismo non è stato abolito dai musulmani, dai cinesi o da altre culture, ma dai cristiani. Senza il Vangelo oggi avremmo ancora lo schiavismo legalizzato in tutto il mondo. E questo dovrebbe far capire che senza Gesù Cristo l’umanità intera perde il loro migliore alleato.

 

  1. Il problema è che, espressamente, Gesù mette in risalto che l’uomo ferito era un giudeo – abitante della Giudea – mentre colui che si fermò e lo aiutò era un samaritano – abitante della Samaria –. Questo particolare ha una grandissima importanza per riflettere su un amore che si apre a tutti. I samaritani abitavano una regione che era stata contaminata da riti pagani, e per i giudei ciò li rendeva impuri, detestabili, pericolosi. Difatti, un antico testo ebraico che menziona nazioni degne di disprezzo si riferisce a Samaria affermando per di più che «non è neppure un popolo» (Sir 50,25), e aggiunge che è «il popolo stolto che abita a Sichem.»

 

Con la parabola del buon samaritano si cerca di dimostrare che non importa essere cristiani o ebrei per essere degni di Dio. Basta, come dice Anderson nella sua costituzione massonica, essere buoni.

Anche qui, dato che stiamo parlando di morale, la confusione impera. Cosa significa essere buoni?

Chiunque abbia vissuto nelle culture non cristiane e non occidentalizzate, può rendersi conto come il concetto del bene e del male, del bello e del brutto, sono codificati dalla religione o dalla credenza della comunità.  Il missionario padre Clemente Vismara racconta che, all’inizio del secolo scorso, arrivando in un villaggio della Birmania constatò che i mariti mangiavano da soli, mentre le mogli e i figli per nutrirsi dovevano sperare che l’uomo lasciasse qualche resto. Quando padre Vismara fece notare a una donna l’ingiustizia, lei ne fu sorpresa. Questo comportamento in tutto il villaggio era ritenuto naturale.

 

Tornando alla parabola del buon samaritano, non trovo niente che possa far pensare i pagani come un popolo di buoni e gli ebrei tutti cattivi. Questo lo può pensare solo una persona incapace di leggere nell’animo umano. I buoni e i cattivi (secondo i nostri canoni) li troviamo in tutte le culture, società e famiglie. Anche tra i boia c’è quello che si preoccupa di far soffrire il meno possibile e quello che se ne frega se la lama della scure taglia in malo modo il collo del condannato. Dunque, pensare che tutti i credenti sono buoni e gli atei tutti cattivi, e viceversa, è pura idiozia. I buoni e i cattivi non hanno patria, colore di pelle, sesso e religione.

Per la società e per l’individuo la religione rappresenta il binario della vita, non le tendenze caratteriali dei singoli. Dato che le mele marce si trovano in ogni angolo della terra, attraverso la dottrina cristiana si indica la strada migliore per non deragliare.

 

Per il vero cristiano una società che non rispetta i deboli non è degna di essere definita civile. Checché ne dicano i neo-comunisti e masso-laicisti bergogliani, con dati storici alla mano possiamo affermare che in duemila anni il cattolicesimo, a differenza delle altre dottrine e delle ideologie, ha prodotto molte più luci che ombre. I diritti umani emanati nel 1948 non esisterebbero senza la dottrina cristiana.

 

Bergoglio non parla di ateismo, ma mettere Gesù Cristo allo stesso livello di Pachamama e di altre religioni significa azzerare, oltre al messaggio più a misura d’uomo, l’aspetto salvifico del Figlio di Dio. Quindi, escludendo le poche verità, le mezze verità, le menzogne, le inconsistenze e tutti i girigogoli che escono dalla penna e dalla bocca del vescovo di Roma, dobbiamo dedurre che in Vaticano comanda un ateo. Se così non fosse, chiediamo venia. Ma umilmente da Bergoglio  vorremmo che commentasse urbi et orbi almeno i seguenti passi evangelici: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” – “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”

 

  1. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali.

 

Gli italiani e gli europei sono esasperati non perché nazionalisti e razzisti, ma perché sono sempre più poveri e i propri governi privilegiano gli immigrati irregolari, sostenendoli economicamente con i soldi dei cittadini autoctoni. Chiediamo a Bergoglio coerenza: butti giù le Mura leonine e accolga in Vaticano tanti immigrati irregolari da gettare nella disperazione i religiosi e i laici che vi lavorano.

 

In questo periodo storico di immensi sconvolgimenti sociali, morali e economici abbiamo bisogno di una papa illuminato da Dio. Bergoglio non parla mai di salvezza dell’anima, e non ha mai (per quanto mi risulta) ricordato la prima lettera ai Corinzi: “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”. Negare la divinità di Cristo non tradisce solo i cristiani, ma tutti i popoli del mondo. Senza il messaggio evangelico miliardi di persone di tutte le culture e classi sociali sono condannati alla barbarie.

 

I non cristiani non conoscono il vero messaggio di Cristo, perché vengono ingannati dai propri religiosi e governi. Chiunque lo abbia conosciuto e meditato si è convertito a Cristo, musulmani, indù, confuciani, ecc. Il mondo ha fame di Vangelo, e se Bergoglio rifiuta di annunciarlo significa che lo considera dannoso. Una bestemmia imperdonabile che dovrebbe spingere alla ribellione i fedeli cristiani di tutte le chiese.

Agostino Nobile

DA

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI.

Papa Francesco: “Gli omosessuali hanno diritto a una famiglia. Sì alle unioni civili”

“Ancora una volta Bergoglio si dimostra in maniera sempre più evidente uno strenuo propugnatore delle cause LGBT distanziandosi quotidianamente e inesorabilmente dai Valori della dottrina Cristiano-Cattolica. 

Non stupisce che Bergoglio parli in questo modo, in continuità con le regole del mondo e non con quelle di Dio e apparendo sempre più un semplice influencer da social network e sempre meno la Vera guida spirituale della Chiesa”.
PIETRO PERUZZI
Roma, 21 ott – “Gli omosessuali hanno diritto a una famiglia. Sono favorevole alle unioni civili“. Sono le inaudite parole di papa Francesco contenute in un documentario diretto da Evgeny Afineevsky in uscita oggi alla Festa del cinema di Roma. Le clamorose affermazioni di Bergoglio, destinate a scatenare un terremoto nella Chiesa e tra i fedeli sono volutamente generiche e irrituali: “Le persone omosessuali – sostiene il Pontefice – hanno il diritto di essere in una famigliaSono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo“.

Un Papa che vuole fare troppo poco il Papa

Sta parlando il capo dello Stato della Chiesa, il politico quindi? O il vicario di Cristo? (anche se Bergoglio ha rinunciato a usare il titolo che però è di natura teologica e non giuridica). Perché un Papa da che mondo è mondo non si occupa di leggi per le unioni civili fuori dal Vaticano (dove non saranno mai e poi mai permesse). Bergoglio quindi sta volutamente parlando all’umanità come se non fosse il Papa. Il problema è che lo è, anche se magari preferisce fare dichiarazioni da “influencer” e prendere posizioni che esulano dal suo mandato di capo della Chiesa cattolica apostolica romana. Sì, è vero il Papa ha sempre fatto ingerenze sulla politica fuori dalla Chiesa, ma applicando il dogma, rifacendosi al Vangelo, alla Bibbia. Quella Bibbia che dice “andate e moltiplicatevi”, appunto.

La telefonata di Bergoglio alla coppia omosessuale con tre figli

Nel documentario dal titolo “Francesco” c’è anche una telefonata del Papa a una coppia di omosessuali, con tre figli piccoli, in risposta ad una loro lettera in cui mostravano il loro grande imbarazzo nel portare i loro bambini in parrocchia. Bergoglio al telefono consiglia a tale Rubera di portare comunque i bambini in parrocchia non dando peso ai giudizi. Inoltre c’è la testimonianza dell’omosessuale cileno Juan Carlos Cruz, vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote, presente alla kermesse romana insieme al regista. “Quando ho incontrato Papa Francesco mi ha detto quanto fosse dispiaciuto per quello che era successo. ‘Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama‘”.

Un’apertura così esplicita come quella del Papa creerà grande confusione, soprattutto tra chi ritiene che il dogma, ossia la verità rivelata da Dio, non possa essere ridefinito così radicalmente dalla Chiesa. Perché la famiglia di cui parla Bergoglio in merito alle unioni civili non è neanche lontanamente quella del dogma cristiano.

Adolfo Spezzaferro

DA

Nella Chiesa modernista incoerenza tra testi che cercano di frenare l’omosessualismo e quanto invece si vive!

 

Continuando nelle nostre riflessioni sull’omosessualità e l’omosessualismo penetrati nella Chiesa modernista, una cosa evidente è l’incoerenza che si registra tra i documenti (che cercano di ostacolare l’espansione dell’omosessualismo tra i chierici) e quanto fanno in pratica o dicono in pubblico certi ministri ordinati.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, che mira “a promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti”, ricorda a proposito dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate che “dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo del 1992 (nn. 2357-2358) – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità”.

Infatti, il Catechismo “distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso”.

Per quanto riguarda le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, “sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. Alla luce di tale insegnamento […] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

Monsignor Nicola Bux ha definito l’inclinazione omosessuale “un’espressione della lobby omosessuale e non della morale cattolica” ed ha aggiunto che “l’orientamento sessuale non esiste” perché “Dio ha creato l’uomo e la donna. O Dio è il fondatore supremo dell’ordine nella creazione, mentre il peccato dell’uomo crea disordine, oppure l’ordine oggettivo non esiste e tutti sono liberi di interpretarlo come meglio credono. Se nella Chiesa, l’insegnamento che Dio ha creato una natura chiaramente definita, fatta del maschile e del femminile, dovesse essere abbandonato, e se si riducesse a parlare di ‘orientamento’, un principio fondamentale della verità cattolica verrebbe meno”.

E sullo all’inclinazione omosessuale il n. 3 della Lettera Homosexualitatis problema ha affermato che anche “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”.

Parole chiarissime che, evidentemente, a volte (o spesso?) non sono state tenute in grandissima considerazione, considerando i casi di alcuni sacerdoti che, in varie zone del mondo, hanno sbandierato la loro omosessualità nel corso del loro ministero sacerdotale, con grave scandalo dei fedeli.

L’elenco è lungo e basta consultare i risultati di Google sull’argomento per accorgersene!

Vi segnaliamo, per esempio, il caso di padre Pierre Valkering che ha pubblicamente ammesso di avere relazioni omosessuali, di consumare materiale pornografico e di visitare luoghi di incontro per omosessuali (come saune gay e dark room). Nel 2016, Valkering ha donato a Papa Francesco uno dei suoi libri contenenti omelie funebri sul tema dell’omosessualità e desiderava partecipare al Gay Pride di Amsterdam con un carro che avrebbe dovuto rappresentare la parrocchia (vedi https://www.lifesitenews.com/blogs/flagrant-pro-lgbt-priest-suspended-only-after-publicly-boasting-about-homosexual-exploits). Alcuni giorni prima di quella parata omosessuale del 2016, Valkering aveva fissato un’immagine del suo incontro con papa Francesco e l’arcobaleno visibile sulla copertina del libro, sopra l’ingresso principale della sua chiesa parrocchiale, la Vredeskerk di Amsterdam, con parole di “benvenuto” per i visitatori Lgbt. Mentre lo stendardo era attaccato, curiosamente nel mese di novembre 2016, alcune parti del tetto della torre della chiesa si schiantarono a terra durante una tempesta e l’edificio fu temporaneamente chiuso (vedi https://www.lifesitenews.com/news/gay-priest-says-hes-on-a-mission-from-pope-francis-to-reach-out-to-homosexuals?utm_content=buffer795d6&utm_medium=CRC%2B%20Buffer&utm_source=facebook&utm_campaign=CRC). Inutile sottolineare che Valkering, in un’intervista dell’agosto 2018, ha criticato le dichiarazioni del cardinale Raymond Burke sul legame tra omosessualità e abusi sessuali nella Chiesa e aveva denigrato lo stile di Papa Benedetto dicendo che era tempo di un nuovo Papa che avrebbe permesso alle persone di “raccontarsi a vicenda del modo in cui vivono, sia all’interno della Chiesa che all’esterno”.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica che abbiamo visto stabilisce che “la chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione”.

Evidentemente questo controllo in diversi casi è mancato, è stato superficiale o, peggio ancora, è stato superato con l’inganno, vale a dire la persona che mirava al sacerdozio ha occultato la sua condizione.

“Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario”, aggiunge il documento. “Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa. […] Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”.

Come mai, in certe situazioni, questo non è successo?

Perché certi candidati, considerando che sono i primi responsabili della loro formazione, non si sono offerti “con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti”, mostrandosi così gravemente disonesti, avendo occultato la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione?

Perché hanno mostrato un atteggiamento così inautentico che “non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”?

Se da un lato gli stessi candidati al sacerdozio hanno mentito sulle loro reali intenzioni, è anche vero che “i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati” forse non hanno compiuto “un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione”, forse non hanno vigilato perché le norme di questa Istruzione fossero osservate “fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo”.

Forse, ed è un fatto estremamente grave, alcuni vescovi hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio, hanno rinunciato alla centralità di Dio, hanno messo la fede in secondo piano, rendendola inutilizzabile, sostituendo il primato di una vita per e secondo Dio con i “dogmi” dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo. 

Molti vescovi hanno dimenticato di applicare il Diritto Canonico, quelle norme che mirano a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. La legge protegge la fede e i vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica. 

La gnosi omosessualista che si sta diffondendo nella Chiesa è dovuta, tra i vari motivi, anche ad una crisi di autorità nella Chiesa. 

Quei pastori che rifiutano di punire i teologi e i chierici eretici, cioè quelli che insegnano dottrine contrarie alla oggettività della fede o che si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità, sono prigionieri di una forma distorta di “garantismo”, e finiscono così per assecondare l’ideologia del soggettivismo (l’idolatria del soggetto), del soddisfare ogni desiderio, ogni intenzioni soggettive, ogni circostanza, arrivando così ad aumentare il potere dei carnefici!

Quei vescovi, o sacerdoti, che in molte nostre diocesi e parrocchie, giocano con la fede dei fedeli, o con la loro vita morale, contando sull’impunità, esprimono il vero clericalismo, quello del rifiuto della punizione, quello della negazione dell’oggettività della fede e della morale.

A causa della mancanza di una sana e solida educazione in certi educatori si è arrivati anche a paradossi davvero incredibili. È il caso di quegli eterosessuali che sono stati espulsi dai seminari da certi formatori, più o meno gay, che proteggevano seminaristi palesemente gay!

Per non parlare di alcuni seminaristi omosessuali, come ha spiegato don Ariel S. Levi di Gualdo in “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienza: analisi sulla Chiesa del terzo millennio” (Bonanno Editore, Roma 2011, p. 195 e p. 216), “che negli anni Settanta e Ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro […] estetizzando vuotamente la fede e omosessualizzando la Chiesa”.

 

Leonardo Motta

Migrante al posto di Gesù: la Pietà sfregiata dai bergogliani

L’ala sinistra della Chiesa (ufficiale, n.d.r.)  ne ha combinata un’altra, dopo l’introduzione dei termini “gender” nel proprio vocabolario. Stavolta la Pontificia Accademia per la Vita, creata da Giovanni Paolo II con ben altri scopi, sotto la guida di Bergoglio si è sentita libera perfino di “sfregiare” una delle opere d’arte più care ai cattolici di tutto il mondo. La Pietà di Michelangelo, ospitata nella Basilica di San Pietro, e trasformata, in un tweet provocatorio, nell’immagine della Madonna che sorregge un migrante di colore morente.

La Pietà per impietosire gli immigrazionisti

La provocazione, secondo la Pontificia Accademia, sarebbe destinata ad alimentare la lotta al razzismo ma il fotomontaggio ha scatenato, sui social, le proteste di centinaia di migliaia di utenti cattolici.
Il titolo della foto modificata è semplice: “Un’immagine che vale un discorso”. Ma i commenti che sono arrivati sono tutt’altro che sereni, Da Da ‘Novus Ordo Watch‘ a ‘Church militant’ sono diversi i siti cattolici conservatori, soprattutto americani, che hanno criticato l’iniziativa, accostandola al movimento ‘black lives matter’, ma i commenti più duri arrivano in calce allo stesso tweet.

“Non toccate Michelangelo”, “Vade Retro”, sono alcuni dei lapidari commenti, per lo più anonimi all’iniziativa dell’Accademia presieduta da Monsignor Paglia. Nel segno della cultura religiosa di sinistra portata avanti, negli ultimi anni, da Papa Francesco. Paglia, vescovo di Terni, è il consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio. Nel 2007 si rese protagonista di un’analoga iniziativa: far dipingere nel duomo di Terni l’affresco di un giudizio universale riveduto e corretto, con vasta iconografia gay oltre a due transessuali e una coppia di omosessuali.

Oggi il bis, con la benedizione di Bergoglio, nel segno dell’accoglienza senza limiti e sena regole, secondo i dettami della sinistra.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/09/la-pieta-di-michelangelo-sfregiata-dai-bergogliani-migrante-nero-al-posto-di-gesu/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl

E ora il parroco sposa 2 donne: “Garantiamo i diritti di tutti”

 

Il parroco della comunità di Sant’Oreste, in provincia di Roma, ha celebrato il rito civile tra le due donne indossando la fascia tricolore

Un parroco celebra, in veste di sindaco, il matrimonio tra due donne e la notizia desta subito grande scalpore.

Una circostanza a dir poco singolare quella che coinvolge il prete della comunità cattolica di Sant’Oreste, piccola cittadina alle porte di Roma, alle prese con un evento a dir poco epocale.

Se non diventerà la consuetudine, di certo, queste nozze segneranno una svolta quasi storica per la Chiesa. Protagonista della vicenda è il sarcedote della parrocchia di San Lorenzo Martire che ha espresso la volontà di legittimare l’unione civile tra due donne vestendo, per l’occasione, i panni di primo cittadino del piccolo comune capitolino. Così, sull’abito talare, il presbitero ha indossato la fascia tricolore per officiare il rito con tutti i crismi del caso.

Stando a quanto riferisce l’Adnkronos, i fatti risalgono risalgono a domenica 11 luglio. Il matrimonio si è svolto a Sant’Oreste, comune della provincia di Roma con poco più di 3.600 anime. A pochi giorni dalla celebrazione, il parroco si è recato dal sindacoValentina Pini, eletta con una lista civica, affinché gli concedesse la possibilità di esaudire il suo desiderio e per la gioia delle due spose che, si presume, abbiano formulato richiesta esplicita della celebrazione ”sui generis”.

A raccontare l’episodio è proprio il primo cittadino del cittadina capitolina. “Il parroco mi ha chiesto di potere avere la delega per sposare le due donne perché è prerogativa del sindaco concederla e, nella volontà di non ledere i diritti di nessuno, gliela ho data“, spiega Valentina Pini all’agenzia stampa. “La cerimonia è avvenuta in Comune“, conferma ancora il primo cittadino di Sant’Oreste tenendo a precisare anche che “avendo una certa confidenza col parroco ho detto pure di valutare l’opportunità di questa cerimonia. Ecco come sono andate le cose”. Per la Chiesa, un conto sono i diritti, altro conto il matrimonio, sacramento riconosciuto in quanto tale solo tra un uomo e una donna. Le donne unite civilmente da un sacerdote sono cattoliche? “Non so se lo hanno fatto a titolo religioso o per amicizia – conclude Pini -. Io ho concesso la delega solo nella volontà di non ledere i diritti di nessuno“.

 

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/parroco-fascia-sindaco-unisce-matrimonio-due-donne-1878499.html

La diocesi di Bologna sceglie termini ideologici per pregare contro omo e trans-fobia

 

 

Mi hanno girato questa locandina di una veglia di preghiera contro “l’omofobia e la transfobia” organizzata nell’Arcidiocesi di Bologna, con una Croce stagliata su sfondo arcobaleno.

Da cattolico sono contentissimo che nelle Diocesi si organizzino momenti di preghiera e comunione per riaffermare un contenuto molto importante e chiaro del Catechismo della Chiesa Cattolica, che, cioè, le persone con tendenze omosessuali sono pienamente parte delle nostre comunità, partecipano come tutti noi della “chiamata a realizzare la volontà di Dio nella loro vita” e perciò “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” e “a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (CCC 2358). Benissimo! Io stesso parteciperei con entusiasmo se fosse organizzato nella mia Parrocchia e, anzi, dico che eventi del genere, per approfondire e ribadire quei contenuti del Catechismo, andrebbero moltiplicati e, questi sì, insegnati nelle scuole per creare una cultura di rispetto e civiltà.

Quello che contesto in modo netto e radicale è l’organizzazione di questi eventi con l’uso di simbologia “arcobaleno” e terminologia ideologica che NON rappresenta realmente questi nostri fratelli ma costituisce invece l’armamentario POLITICO di una fazione che combatte la Chiesa e promuove un’agenda culturale e sociale orgogliosamente e dichiaratamente volta a distruggere la famiglia, mercificare i bambini, espropriare i genitori della loro libertà educativa e punire il libero pensiero sulla sessuale morale e sui temi conseguenti.

La Chiesa Cattolica ha il suo Catechismo, non ha alcun bisogno di parlare di “omofobia” o “transfobia”, termini ormai comunemente usati per attaccare anche chi è contro l’utero in affitto o la somministrazione di triptorelina ai minori per bloccargli lo sviluppo puberale e fargli decidere, quando sarà troppo tardi per tornare indietro, a quale sesso vogliono appartenere. La Chiesa ha tutte le carte in regola per difendere strenuamente la dignità di qualsiasi persona, specialmente le più attaccate ed emarginate, SENZA dover usare gli elementi ideologici della cultura contemporanea che – peraltro – vengono usati per delegittimare e silenziare la Chiesa stessa.

È proprio qui che sta la forza della Chiesa: fare davvero ciò che altri fanno a chiacchiere e per interessi ben diversi dall’autentica promozione della dignità umana. Liberare le persone da etichette e simboli politici e commerciali che, in fin dei conti, le degradano. Spero che su questo le Diocesi facciano un serio discernimento, per capire cosa permettere e cosa no. Per amor proprio e per amore all’altro.

 

DA

La diocesi di Bologna sceglie termini ideologici per pregare contro omo e trans-fobia

Per la prima volta una diocesi ha un vicario donna, a Friburgo clero amministrato da Marianne

Città del Vaticano – Per la prima volta una diocesi cattolica ha nominato una donna vicario episcopale, generalmente un ruolo è sempre spettato ad un uomo e per giunta consacrato. La novità riguarda la città di Friburgo, in Svizzera, e naturalmente ha fatto subito il giro del mondo. Marianne Pohl-Henzen, ha 60 anni, è sposata con tre figli grandi e diversi nipoti. Ha accettato l’incarico come un segno positivo che porterà alla promozione delle donne nella Chiesa.

Negli ultimi anni Marianne si era fatta le ossa lavorando come braccio destro del vicario episcopale precedente. Naturalmente questo non significa che verrà consacrata sacerdote, tuttavia la responsabilità dello staff e le questioni che riguardano il clero diocesano saranno nelle sue mani. Un fatto davvero senza precedenti.

Marianne ha solidi studi teologici alle spalle e non ha nascosto la speranza, che questo passaggio possa essere foriero di novità positive anche a Roma, dove si sta discutendo se aprire uno spiraglio al diaconato femminile

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Una giurista in prima linea per gli immigrati: ecco il nuovo sottosegretario del Papa

Roma, 15 gen – “Ha svolto il suo servizio sempre nel settore multilaterale, soprattutto per quanto riguarda temi concernenti i migranti e i rifugiati, il diritto internazionale umanitario, le comunicazioni, il diritto internazionale privato, la condizione della donna, la proprietà intellettuale e il turismo”. Così Vatican News, il sito d’informazione della Santa Sede, presenta Francesca Di Giovanni, 66enne nuovo sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati del Vaticano. Palermitana, laureata in Giurisprudenza, da 27 anni lavora in Segreteria di Stato ed è in assoluto la prima donna (oltretutto laica) a ricoprire una tale posizione nella Chiesa.

Papa Francesco ha insomma deciso di affiancare una donna a monsignor Mirosław Wachowski, il quale nella Sezione per i Rapporti con gli Stati adesso si occuperà principalmente del settore della diplomazia bilaterale. Stiamo parlando di quello che potrebbe essere definito il “ministero degli Esteri” del Vaticano, dunque il ruolo assegnato alla Di Giovanni non è propriamente di scarso rilievo visto che adesso si occuperà in particolare dei rapporti multilaterali.

“In prima linea per i migranti”

La Di Giovanni è una focolarina che è stata definita una “giurista in prima linea per migranti e rifugiati”, è dunque un’esperta di un tema particolarmente caro a Bergoglio, la cui scelta non sembra quindi affatto casuale. A Vatican News, il nuovo sottosegretario del Papa ha spiegato in cosa consisterà il suo ruolo nel settore multilaterale: “In parole povere si può dire che tratta dei rapporti che riguardano le organizzazioni inter-governative a livello internazionale e comprende la rete dei trattati multilaterali, che sono importanti perché sanciscono la volontà politica degli Stati riguardo ai vari temi concernenti il bene comune internazionale: pensiamo allo sviluppo, all’ambiente, alla protezione delle vittime dei conflitti, alla condizione della donna, e così via”.

Il restyling della Chiesa voluto da Papa Francesco procede dunque spedito. L’immagine che si sta delineando sempre di più sembra infatti perfetta per il verbo politicamente corretto e la scelta di una laica, particolarmente attenta alla questione ambientale e ai diritti degli immigrati e delle donne in quest’ottica rasenta quasi la perfezione.

Eugenio Palazzini

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/giurista-prima-linea-immigrati-nuova-sottosegretaria-papa-142583/

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