La rete Panamazzonica celebra rituali pagani e sincretici in una chiesa romana

 

Di Michele M. Ippolito

Come scrive AciPrensa, la chiesa romana di Santa Maria in Traspontina, situata in Via della Conciliazione, a pochi metri dal Vaticano, ha ospitato un evento di marcato carattere sincretico che mescola le tradizioni indigene dell’Amazzonia.

L’evento, chiamato “Moments of Amazonian Spirituality” , è stato organizzato da “Amazon Common House”, uno spazio della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), istituito temporaneamente in questa parrocchia, affidata ai Carmelitani, nel contesto di Sinodo per l’Amazzonia.

L’ACI Prensa ha assistito al rituale l’8 e il 9 ottobre. La prima è iniziata alle 9:45. All’interno della chiesa e di fronte al luogo in cui si trova il Santissimo Sacramento e accanto all’altare maggiore, alcuni tessuti e una rete di colori sono stati diffusi con vari oggetti, come piccole canoe, immagini di uccelli, strumenti, figurine, scodelle con cibo, tra gli altri e al centro un cestino di vimini all’interno del quale era l’ immagine di una donna incinta nuda.

Questa immagine è stata utilizzata nel rituale eseguito dal REPAM e dall’Ordine dei Francescani minori nei Giardini Vaticani il 4 ottobre davanti al Papa e nella preghiera con cui è iniziata l’attività del Sinodo nella Basilica di San Pietro il 7.

Tra i partecipanti all’evento nella chiesa di Santa Maria in Transpontina ci sono stati diverse suore cattoliche, una “sacerdotessa” anglicana, diversi frati francescani, laici e indiani amazzonici.

L’evento REPAM è iniziato con una donna che ha chiamato i partecipanti a formare un cerchio attorno agli oggetti depositati sul pavimento. Ognuno dei partecipanti ha portato in mano un oggetto come quelli già descritti. Ha chiesto a tutti di essere intrecciati con le loro braccia e ha iniziato una serie di canti e discorsi che mescolavano riferimenti a natura, creazione, espressioni pagane e sincretiche come “siamo tutti uno”, con messaggi cristiani come “siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio”. e qualche lettura biblica.

Ad un certo punto, i partecipanti hanno depositato i loro oggetti come offerte. Quindi, gli indigeni hanno messo nel cesto di vimini la terra dell’Amazzonia. Poi ognuno si è tolto le scarpe, si inginocchiato e si è chinato fino a toccare il suolo con la testa. Uno degli indigeni si è poi avvicinato al canestro, ha preso una parte della terra nelle sue mani ed ha sollevato verso l’alto le sue mani dicendo alcune parole a bassa voce. Successivamente, per concludere l’atto, è stato letto un frammento del libro dell’Esodo in cui Dio, nel roveto ardente, chiede a Mosè di togliersi le scarpe perché si trova su un terreno sacro.

Quando qualcuno hanno chiesto il significato dell’atto alcuni partecipanti hanno spiegato che si tratta di una cerimonia sia cristiana che amazzonica.

L’atto del 9 ottobre è iniziato nell’atrio della chiesa con alcune canzoni e poi i partecipanti hanno camminato all’interno del tempio dove è seguito il rituale, in cui si è distinta la partecipazione di Mons. Raúl Vera, vescovo di Saltillo (Messico). noto per promuovere lo stile di vita gay e sostenere la lobby LGBT.

Una volta all’interno del tempio e di fronte all’altare del Santissimo Sacramento, alcuni partecipanti hanno sollevato una canoa su cui sedeva una giovane donna (vedi foto). Alcuni partecipanti hanno spiegato che il rituale varierà durante i diversi giorni per mostrare com’è la “spiritualità amazzonica”.

L’iniziativa “Amazon Common House”, tenutasi nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, contrasta con le parole pronunciate il 17 giugno dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, durante la presentazione dell’Instrumentum laboris del Sinodo. In quell’occasione, il Cardinale rifiutò l’accusa che il Sinodo in Amazzonia potesse aprire alcune possibilità a una Chiesa sincretica dove c’era spazio per sensibilità filosofiche o religiose di origine pagana. Il Cardinale aveva affermato di non aver visto “alcun sincretismo” nel Sinodo e che nell’Instrumentum laboris “parla di Gesù, di Creazione. Parlare di Creazione non significa parlare di sincretismo”.

In un testo inviato all’ACI Digital – agenzia portoghese del gruppo ACI – il vescovo José Luis Azcona, vescovo emerito di Marajó, nel Delta dell’Amazzonia, in Brasile, ha spiegato che l’iniziativa “Amazon Common House” può essere “un ponte di scandalo, e in occasione del Sinodo, per tutta la Chiesa”.

Durante questi rituali indigeni, si è chiesto il vescovo, “tutti diversi”, che “tipo di spiriti verranno invocati?”. Sono spiriti invocati nella stregoneria, incompatibili con il Vangelo. “Siamo al livello del peccato di idolatria, come spiega Paolo?”, si è chiesto il vescovo. “O sono strane ‘autorità’ e ‘poteri’ (‘spiriti maligni’ per Paolo) subordinati al controllo del principe del male Satana?”. Forse i responsabili di “Amazon Common House”, ha concluso il vescovo, non credono veramente che Cristo abbia sconfitto “tutte queste forze con la sua opera redentrice e che, esaltato sopra tutte, mantenga per sempre e assolutamente la sua sovranità”.

La «Amazon Common House» è promossa dalla Rete ecclesiale di Panamazzonica (REPAM) insieme ad altre organizzazioni. Oltre ai “Momenti di spiritualità amazzonica” nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, altri eventi, come conferenze e mostre, sono stati programmati in diversi luoghi, sia a Roma che in altre città italiane, proprio in occasione del Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia.

Da http://www.lafedequotidiana.it/la-rete-panamazzonica-celebra-rituali-pagani-e-sincretici-in-una-chiesa-romana/

La prima “vescova” lesbica ordina alla Chiesa di rimuovere la Croce e inserire i simboli islamici

Per far sentire i musulmani più a loro agio, la prima vescova lesbica del mondo ha ordinato di rimuovere i crocefissi dalle chiese e preparare stanze per farli pregare.

(di Nausica Della Valle) Eva Brunne è la prima vescova lesbica del mondo nominato nel 2009 dalla Chiesa luterana di Svezia, sposata con il prete lesbo Gunilla Linden e madre di un piccolo bambino, chiede la rimozione delle croci e di altri simboli cristiani nella chiesa dei marinai di Freeport a Stoccolma, per evitare che i marinai stranieri che praticano altre religioni come l’Islam «possano essere offesi».

Secondo notizie SVT.se, con sede a Stoccolma, Brunne non intende solo rimuovere i simboli cristiani, ma anche allestire una sala di preghiera all’interno della chiesa per soddisfare le persone di altre religioni, in particolare i visitatori musulmani. Ha spiegato che così facendo, i rifugiati musulmani che entrano in Svezia saranno più a loro agio.

Chiamando gli ospiti musulmani della chiesa «angeli», la vescova Eva, si è rivolta al suo blog ufficiale per spiegare che «rimuovere i simboli cristiani dalla chiesa e preparare l’edificio per la preghiera musulmana non rende un prete meno difensore della fede. Non farlo piuttosto renderebbe la persona più avara nei confronti delle persone di altre fedi».

Decisioni forti come queste hanno conseguenze inevitabili. La prima ondata di islamisti della Sharia grida per i loro diritti e minaccia ferocemente di prendere la vescova lesbica e di gettarla fuori dal campanile. Ai loro occhi è un’infedele, sia perché una donna secondo la loro religione non può parlare in pubblico, sia perché è un’omosessuale, tutti i crimini che meritano la morte per loro.

La vescova tenne una riunione nella chiesa missionaria dei marinai nei cantieri orientali di Stoccolma e sfidò il sacerdote a spiegare cosa avrebbe fatto se l’equipaggio di una nave fosse entrato in porto che non era cristiano, ma voleva pregare.

La vescova ha insistito, spingendo sul fatto che questo non avrebbe creato alcun problema, visto che tutti gli aeroporti e gli ospedali avevano già sale di preghiera multi-fede, e la conversione della chiesa del cantiere a solo accelerato questa decisione.

«Rendere disponibile una stanza per persone di altre fedi non significa che non siamo difensori della nostra stessa fede. I sacerdoti sono chiamati a proclamare Cristo. Lo facciamo ogni giorno e in ogni incontro con le persone», ha riferito Brunne. «Ma ciò non significa chiudere le porte a persone di altre fedi».

Padre Patrik Pettersson, uno dei sacerdoti della sua diocesi e attivo nella stessa parrocchia della chiesa missionaria dei Seaman, ha risposto in un suo blog, lamentando che non è possibile equiparare una chiesa consacrata con una sala di preghiera; «Pensavo che un vescovo avrebbe saputo la differenza (tra una sala di preghiera e una chiesa» commenta.

I tentativi di Brunne di rendere la vita più confortevole per i musulmani e altri visitatori non cristiani sono stati fortemente contrastati da Pamela Geller, autrice di «Stop the Islamization of America».

«La Svezia l’ha persa», ha detto Geller a WND. «Sta sacrificando la propria eredità per accogliere gli immigrati che non saranno così accomodanti per gli svedesi nativi non musulmani. La vescova sta spianando la strada all’islamizzazione della Svezia».

I pensieri di Geller sono stati ripresi dal direttore della missione dei marinai Kiki Wetterberg, il quale ha affermato che rimuovere i simboli cristiani è un atto del tutto inutile. «Non ho alcun problema con i marinai musulmani o indù che vengono qui e pregano. Ma credo che siamo una chiesa cristiana, quindi manteniamo i simboli. Se visito una moschea, non chiedo loro di togliere i loro simboli. È solo mia la scelta di entrare», ha scritto sul giornale Dagen.

I vertici della Chiesa di Svezia, come molte altre chiese nazionali di tutta Europa, sembrano essere pienamente coinvolti nel raggiungere un obiettivo chiamato diversità. E il sacerdote responsabile della diocesi ha detto ai media: «Durante la protesta, la Chiesa svedese terrà un servizio in cui esprimerà gioia per la nostra città e per i nostri amici musulmani. C’è un forte sostegno per le diverse culture a Malmö ed è importante che la chiesa sia lì per sostenerlo».

fonte – https://vocecontrocorrente.it/la-prima-vescova-lesbica-ordina-alla-chiesa-di-rimuovere-la-croce-e-inserire-i-simboli-islamici/

Dopo 50 anni a Prato torna la «Messa beat»: allora fu la prima in una parrocchia italiana

50 anni fa a Prato si celebrò in chiesa la prima «messa beat», i ragazzi di allora ricordano l’anniversario suonando nuovamente nella stessa parrocchia. Domenica 8 settembre (ore 11) la celebrazione in piazza davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta a Cafaggio.

«Come possiamo avvicinare i giovani alla fede?», chiese il parroco ai ragazzi della parrocchia. E la risposta fu: «suoniamo la Messa Beat!». Una messa mai celebrata prima, con chitarre, percussioni e canti secondo lo stile che a cominciare dall’Inghilterra si era diffuso nel mondo. Era il 1969, un anno carico di novità e di conquiste, a cominciare dallo sbarco dell’uomo sulla Luna.

A Prato, precisamente a Cafaggio il prete del paese don Sergio Pieri pensò di affidare l’animazione della messa al complesso R&B Group composto da diciottenni della parrocchia. E così una domenica di febbraio del 1969, per la prima volta in Italia, in una chiesa venne eseguita la Messa Beat durante una celebrazione festiva. E andò bene, al punto che si mossero i giganti dell’informazione dell’epoca per seguirla. Segno che in fondo andava anche bene da parte delle gerarchie ecclesiastiche, prese un po’ alla sprovvista dall’iniziativa di don Pieri che, a sua volta, aveva avvertito il vescovo Pietro Fiordelli soltanto all’ultimo istante, per limitare al minimo i rischi di un divieto.

Cinquant’anni dopo tre dei cinque protagonisti di allora, il cantante Marco Becagli, il chitarrista Roberto Bettazzi e il batterista Andrea Spagnesi, riproporranno, sempre a Cafaggio, le canzoni della Messa Beat. Anche questa volta animeranno la messa, celebrata dal parroco di oggi don Andrea Dolba. L’appuntamento è per domenica 8 settembre alle ore 11 davanti alla chiesa, in piazza Marino Olmi.

I ragazzi di allora. Marco Becagli, noto come Marco Folk, ancora oggi cantante in un gruppo di musica da ballo, si dice certo che «anche il Papa lo venne a sapere». «Altrimenti non sarebbe venuta la Rai da Roma – dice -. Sapete che cosa voleva dire, a quei tempi, smuovere la televisione?».

Che Paolo VI avesse o no seguito la vicenda, sta di fatto che dai riscontri che si trovano in giro, quella celebrata a Prato, a Cafaggio appunto, fu la prima vera Messa Beat. Le canzoni sono quelle scritte dal compositore Marcello Giombini e incise dal complesso dei Barritas. «Non avevamo gli spartiti – racconta Andrea Spagnesi – così il nostro chitarrista ascoltando il loro disco ricostruì quelle musiche nota per nota». Nel ’69 gli altri componenti della band erano Sergio Tempestini alle percussioni, Filippo Policelli al basso e Giuseppe Campanale alle tastiere. Gli ultimi due sono purtroppo scomparsi.

«La prima Messa Beat ci fu un sabato sera – ricorda ancora Marco Becagli -. Mi pare che fossero le 21 e che solo poche ore prima don Pieri aveva messo il vescovo al corrente della nostra intenzione. La messa si fece e la domenica mattina fu celebrata di nuovo. Vennero le televisioni, i giornali e i cinegiornali». Curiosità, qualche perplessità e, naturalmente, qualche timore. Ma fu un successo. Tanto che l’evento si ricorda e si replica ancora oggi.

Ma che cos’è la Messa Beat? La messa beat intendeva, in sostanza, accostare sacre scritture e musica profana, ridestando l’interesse e la partecipazione dei più giovani, come voleva don Sergio Pieri, ma anche rendendo più vivo e gioioso, al contempo a portata di mano, l’accompagnamento della messa.

L’idea nacque in Italia e la primogenitura se la contendono il complesso degli Amici di Ascoli Piceno e i già citati Barrittas, i sardi che piacquero ai ragazzi pratesi di don Pieri e furono da loro studiati. La Messa Beat dei Barrittas si poggia sulle musiche di Marcello Giombini ed è composta da 8 brani, canzoni che accompagnano le fasi della messa e sostituiscono alcune invocazioni dell’assemblea. Ci sono quindi il canto d’inizio, il Gloria, il Credo, l’Offertorio, il Santo, la canzone del Padre Nostro, l’Agnello di Dio e la Communio.

Cinquantesimo anniversario. Mezzo secolo dalla prima Messa Beat sarà celebrato questa domenica 8 settembre a Cafaggio con la riedizione in piazza della messa originale, forse la prima assoluta del genere, che si tenne nella chiesa di Santa Maria Assunta nel 1969. Appuntamento alle 11 in punto. Accompagnati dal coro parrocchiale si esibiranno i protagonisti di allora, con l’eccezione di coloro, fra i quali di recente Giuseppe Campanale, che purtroppo sono scomparsi.

Marco Becagli sarà la voce e sarà di nuovo insieme a Roberto Bettazzi alla chittarra e Andrea Spagnesi alla batteria. Come per il quarantesimo anniversario, si esibirà insieme a loro anche Riccardo Petrelli al basso. Il parroco attuale, don Andrea Dolba ha accettato di buon grado di ripetere nuovamente l’esperimento di 50 anni fa. «Non è un concerto – tiene a precisare il sacerdote – ma una animazione liturgica che serve a creare un certo clima e a rendere più bella la celebrazione». Una curiosità: anche don Andrea, originario della Polonia, nel 1979 quando aveva 15 anni suonò nella sua parrocchia le musiche della Messa Beat.

Anche 10 anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario della messa beat, un bel po’ di gente si presentò in piazza per assistere alla riedizione di quella che potremmo definire la messa-evento del 1969.

La festa parrocchiale di Cafaggio. Con la celebrazione della Messa Beat questa domenica inizia a Cafaggio la tradizionale festa della parrocchia quest’anno dedicata agli anni Sessanta. Fino a sabato 14 settembre ogni sera al circolo Mcl apertura di stand gastronomici e pizzeria. Dalle 21 sono previste animazioni musicali e iniziative benefiche. Da segnalare l’ottava edizione di «Corri per l’Africa», corsa podistica aperta a tutti martedì 10; la sfilata di moda anni ‘60/’70 in tema beat mercoledì 11. «Vi aspettiamo sabato 14 settembre per il gran finale con il Cafaggio Beat Festival, serata dedicata a Woodstock con musica, vestiti e balli a tema», conclude il presidente del circolo Maurizio Magni.

fonte – https://www.toscanaoggi.it/Toscana/Dopo-50-anni-a-Prato-torna-la-Messa-beat-allora-fu-la-prima-in-una-parrocchia-italiana

Parrocchiani “progressisti” contro chi vuole celebrare degnamente

di Matteo Orlando per Agerecontra.it 

I parrocchiani della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Portland, in Oregon, hanno protestato in maniera clamorosa contro il loro parroco accusandolo di volere “distruggere la parrocchia”. Così hanno urlato contro il sacerdote d’origine africana che celebrava la Messa Novus Ordo, hanno sbattuto alcuni tamburelli e suonato altri strumenti per disturbare la sua celebrazione.
Qual è stata la colpa del sacerdote? Volere allineare maggiormente la celebrazione a quanto previsto dai libri liturgici.
Padre George Kuforiji, originario della Nigeria, ha avuto il coraggio di vietare il “linguaggio inclusivo” che prima del suo arrivo veniva proposto nei testi usati nella parrocchia (i suoi predecessori erano arrivati a non fare riferimento a Dio e ai suoi attributi quando risultavano dei termini maschili…). Inoltre padre Kuforiji ha rimosso un panno guatemalteco, tessuto a mano, che era stato usato sull’altare, sostituendolo con un panno bianco per altare per come prescritto dalla Chiesa cattolica. Continua a leggere

VIGANO’: “LA FIGURA DI CRISTO È ASSENTE NEL DOCUMENTO SUL SINODO PER L’AMAZZONIA”

“CONCILIARATE” (N.d.R.)

di Martin M. Barillas

ROMA, 2 agosto 2019 (LifeSiteNews) – L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha affermato che il sinodo di ottobre sull’Amazzonia rappresenta il trionfo dello sforzo portato avanti per decenni da parte dei gesuiti e dei loro sostenitori di ricostruire (o demolire le ultime festigia della Chiesa, n.d.r.) la Chiesa cattolica.

“Dov’è il messaggio cristiano qui?”, si domanda l’arcivescovo Viganò nei confronti dell’Instrumentum laboris del Sinodo, che l’ex capo della Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Muller e il cardinale dei dubia, Walter Brandmüller, hanno criticato sia per aver diffuso un “falso insegnamento” che per essere “eretico”. Mons. Viganò ha discusso il documento di lavoro in un’intervista concessa al dott. Robert Moynihan di Inside the Vatican.

“In effetti, la figura di Cristo è assente”, ha osservato. “L’Instrumentum laboris del Sinodo testimonia l’emergere di una teologia cattolica post-cristiana, ora, in questo momento. E questo è molto preoccupante. È contro tutto ciò per cui ho lavorato e creduto lungo tutta la mia vita”.

Viganò ha anche denunciato che il documento di lavoro mostra influenze della Teologia della Liberazione, una teologia sviluppatasi in America Latina negli anni ’60 e che cercava di conciliare gli insegnamenti cattolici con elementi del marxismo rivoluzionario. Mons. Viganò suggerisce che papa Francesco, un gesuita, sia solidale con la Teologia della Liberazione. I sacerdoti gesuiti sono attivi da tempo nelle cause sociali in luoghi poveri dell’America Latina come la regione amazzonica. Nel suo libro “I Gesuiti: La Compagnia di Gesù e il tradimento della Chiesa cattolica romana”, p. Malachi Martin ha raccontato l’esempio dei sacerdoti gesuiti nelle lotte armate e nei governi rivoluzionari, come quello Sandinista del Nicaragua. Continua a leggere

A.A.A CERCASI 12 SQUILIBRATI

I conciliari, occupanti le Sedi Apostoliche, appartengono a una religione che non è cattolica. Chi segue questo sito (e non solo) lo ha imparato a memoria. Sa che non è una teoria ma un dato di fatto, che si esplicita in molte forme. Anche nella pastorale che per forza di cose, è una conseguenza dell’insegnamento dottrinale, morale, disciplinare. Ecco qui cosa si inventano nella diocesi della Città Eterna. Grazie della segnalazione a Gianni Toffali (N.d.R.)

http://www.diocesidiroma.it/le-equipe-pastorali-custodi-del-fuoco-della-comunita-cristiana/

Dodici persone che possano collaborare stabilmente con il parroco, o comunque un piccolo gruppo che sia «appassionato dello squilibrio». Non tanto «professionisti competenti e qualificati», quanto «cristiani apparentemente come tutti, ma in realtà capaci di sognare, di contagiare gli altri con i loro sogni, desiderosi di sperimentare cose nuove». Non «pensatori isolati», ma gente che ha «voglia di incontrare gli altri», che non si vergogna «di farsi vicina ai poveri» ed «esercitano una certa attrazione sui giovani». Dovranno avere queste caratteristiche i membri delle nuove équipe pastorali, per il cardinale vicario Angelo De Donatis. Ne delinea il profilo in una lettera inviata oggi (giovedì 11 luglio) ai parroci e ai sacerdoti della diocesi di Roma.

Nel testo il cardinale torna sulle novità previste per l’anno pastorale 2019-2020. Innanzitutto, quella della formazione di una équipe pastorale che «possa prendersi cura del cammino di tutti, custodendo la direzione comune e animando concretamente le diverse iniziative». Ma comunque, sottolinea il vicario, «tutta la comunità cristiana e tutti gli operatori pastorali sono chiamati a mettersi in atteggiamento di ascolto». Quell’ascolto del «grido della città» richiamato anche da Papa Francesco. L’équipe «aiuterà la comunità cristiana a portare avanti l’ascolto, lasciando agire il Fuoco che abbiamo invocato insieme nella Veglia con il Papa. Sarà lui a illuminare, a purificare, a scaldare». Continua a leggere

Bergoglio ha completamente regolarizzato la FSSPX – James Bogle

Papa Francesco ha completamente regolarizzato la Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX), ha detto a Gloria.tv James Bogle, ex presidente di Una Voce International (video sotto).

Bogle ha sottolineato che la FSSPX e i sacramenti da essa amministrati, inclusi matrimoni e confessioni, sono stati formalmente riconosciuti da Francesco. La Fraternità Sacerdotale può anche ordinare al sacerdozio chiunque ritenga adatto.

Francesco ha anche nominato il vescovo della FSSPX Bernard Fellay giudice della Sacra Rota Romana, il tribunale di massimo appello della Chiesa, riconoscendone così l’autorità.

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Fonte: https://gloria.tv/article/QYJKJz8e28SK2QJ1HGcGVQp7M

Sea Watch, “mons” Nosiglia: «Vengano da noi». Salvini: «Aiuti gli italiani poveri»

Caro Vescovo, penso che Lei potrà destinare i soldi della Diocesi per aiutare 43 Italiani in difficoltà. Per chi non rispetta la legge i nostri porti sono chiusi”. Lo scrive su Facebook Matteo Salvini, commentando le parole di monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo del Torino, che si è dichiarato “disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato questi fratelli e sorelle al più presto, se questo può servire a risolvere il problema” della Sea Watch, ancora al largo di Lampedusa con i migranti. “Noi ci siamo”, ha detto Nosiglia.

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Fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/06/sea-watch-mons-nosiglia-vengano-da-noi-salvini-aiuti-gli-italiani-poveri/

LGBT Agenda Is a Demonic Attack on the Family, Cardinal Sarah Warns U.S.

Nella Chiesa conciliare si leva una voce chiara e forte in materia bioetica e morale. Ci sembra opportuno far notare come appaia una spaccatura sempre più netta su questi argomenti nella Chiesa di Bergoglio.

Same-sex marriage, transgenderism, and divorce are demonic attacks on the family, Cardinal Robert Sarah warned in his keynote speech for the National Catholic Prayer Breakfast in Washington D.C. early on Tuesday, May 17th, 2016.

“This is about defending ourselves, children, and future generations” he said, according to LifeSiteNews, “from a demonic ideology that says children do not need mothers and fathers. It denies human nature and wants to cut off entire generations from God.”

He listed examples of this evil ideology: “Do we not see signs of this insidious war in this great nation of the United States? […] The legalization of same-sex marriage, the obligation to accept contraception within health care programs, and even ‘bathroom bills’ that allow men to use the women’s restrooms and locker rooms.”

“Should not a biological man use the men’s restroom? How simpler can that concept be?”

He also pointed to divorce and cohabitation as destructive, especially for children.

“The rupture of the foundational relationships of someone’s life – through separation, divorce, or distorted impositions of the family, such as cohabitation or same sex unions – is a deep wound that closes the heart to self-giving love [unto] death, and even leads to cynicism and despair.”

“These situations cause damage to the little children through inflicting upon them a deep existential doubt about love. They are a scandal – a stumbling block – that prevent the most vulnerable from believing in such love, and a crushing burden that can prevent them from opening to the healing power of the Gospel.”

He lamented that new problems are compounding the old ones. “Sadly, the advent of artificial reproductive technologies, surrogacy, so-called homosexual ‘marriage,’ and other evils of gender ideology, will inflict even more wounds in the midst of generations we live with.”

“This is why,” he concluded, “it is so important to fight to protect the family, the first cell of the life of the Church and every society.”

His speech is reported to have been received with thunderous applause from the audience. The program also included Speaker Paul Ryan, Fr. Paul Scalia (son of the late Supreme Court Justice Antonin Scalia), and Sr. Constance Veit from the Little Sisters of the Poor.

fonte – https://churchpop.com/2016/05/17/lgbt-agenda-demonic-attack-family-says-cardinal-sarah/

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