Ius culturae e famiglie arcobaleno: ecco il Family Act del ministro Bonetti

Roma, 23 set – Fuori dalla Costituzione e dal buon senso. Così si potrebbe definire il prossimo Family Act, l’ideona del Ministro per la Famiglia Elena Bonetti, volto a introdurre lo ius culturae e ad aprire alle famiglie arcobaleno. Una mossa che piacerà ai tantissimi cattolici che ingrossano le file dei partiti di sinistra che non sanno più quali siano le chiarissime posizioni della Chiesa su famiglia e immigrazione, perché molti preti non lo spiegano più essendosi adeguati al politicamente corretto. E meno male che Elena Bonetti ha giurato: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

La Bonetti, una volta di più, dimostra come si ragiona a sinistra: quando una cosa non è gradita si cambiano le regole per far tornare la logica con teoremi illogici. La famiglia diventa “le famiglie” dimenticandosi, anzi no, resettando cosa dice l’Art. 29. della Carta Costituzionale che recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Non è quindi, come sostiene la renziana mantovana nell’intervista rilasciata a La Stampa, “il diritto ad amare e il dovere di responsabilità reciproca”. No bella, gli risponde l’avvocato…

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fonte – https://www.ilprimatonazionale.it/politica/ius-culturae-famiglie-arcobaleno-family-act-ministro-bonetti-130938/

Ora inizia la fase due di Renzi: tornare a Palazzo Chigi. Dagospia vi svela la road map del ducetto

Il Renzi che verrà. Dopo aver anticipato il ribaltone di Matteuccio da Rignano, Dagospia ora può raccontare cosa gli frulla in testa al nuovo leader di Italia (redi)Viva. Il suo diario dei sogni, tutte cose che sarebbero impensabili se in Italia ci fosse qualche altro leader di centro-sinistra. Invece il toscano ha un segretario Pd che non vuole fare il premier, un ex premier (Gentiloni) che voleva riprovarci ma è stato spedito a Bruxelles, e un paio di sotto-renzini (Sala e Calenda) che piacciono tanto nelle Ztl cittadine ma che per il grosso degli elettori sono dei semisconosciuti incapaci di empatia politica.

Per prima cosa, Renzi ha predisposto una frattura ”soft”: con lui sarebbe passata solo una truppa di fedelissimi, il minimo necessario per fare un gruppo alla Camera e uno al Senato, più qualche spicciolo per stare sicuri.

RENZI DELRIO RENZI DELRIO

Uno dei pochi a rifiutarsi pur essendo stato chiamato espressamente è stato Graziano Delrio, uno che non ama le emozioni forti. Questa manfrina dei renziani al di qua e al di là della barricata serve intanto per avere più posti di governo e sottogoverno. Se Scalfarotto, Bonetti, e Bellanova entrano in Italia Viva, Guerini, Ascani e la Malpezzi restano nel Pd, così da sdoppiare le cadreghe: se avesse fatto prima la scissione, il numero di posti per i renziani si sarebbe ridotto drasticamente.

In più, lasciando nelle retrovie i suddetti (più Lotti e Marcucci), avrà sempre delle sentinelle che gli riferiranno quello che accade nel Pd. Se il suo piano dovesse funzionare, e i suoi consensi dovessero crescere nei prossimi mesi, al momento giusto anche la parte rimasta nel Pd sarebbe pronta a migrare. Non c’è fretta: l’obiettivo è non andare a votare prima del tempo.

giuseppe sala matteo renzi giuseppe sala matteo renzi

Lotti che resta di là è un bonus-malus. Bonus per Renzi che si tiene lontano dai suoi pasticci giudiziari. Malus per Zingaretti e il pd che si trovano in casa la rogna Consip e Csm.

Il bullo toscano è convinto che la nuova politica si fa solo con un leader carismatico. Fa a tutti una testa così con Trump, Putin, Macron, Merkel… La sua idea è la stessa di Salvini: vuole i pieni poteri, per ora nel suo partito. Non a caso Giuseppe Sala, che sperava di prendersi il Pd e gli elettori (fu) renziani, ha ricordato che Matteo non riesce a fare squadra, ”a stare in una comunità collaborativa”. È un solista, tutti devono rispondere a lui. Ieri sera da Vespa non faceva altro che ripetere “i miei senatori, i miei deputati”.

Il passo successivo è trovare il nemico, sgombrando il campo. E qui non ha dubbi: la lotta sarà tra lui e Salvini, Matteo contro Matteo. Ha ”accettato” la sfida di Vespa di fare un dibattito con il leghista, in realtà lo brama e lo prepara da mesi. Tanto sognava la tenzone con il nemico sovranista che nei mesi scorsi è andato ad allenarsi all’estero, nella tv francese, dove si è scontrato con la Le Pen.

abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi

In questo piano, Zingaretti non esiste. Il modello era quello immaginato da Calenda, la sfida tra repubblicani/europeisti contro sovranisti/autoritari. Renzi crede che dopo qualche anno di campagna mediatica, magari tenendo duro fino al 2023, sarebbe lui a uscirne vincitore (auguri). Il centrosinistra non si è evoluto, come all’epoca di Berlusconi ha sempre bisogno del suo cattivo per restare unito e punterà tutto su Salvini, che pure ha tutto l’interesse a replicare questo modello. Il duello televisivo sarebbe il primo punto su cui costruire la strategia futura. A ”Porta a porta”, parlando dei soldi russi, ha fatto capire che intende schierare l’artiglieria pesante contro il Truce.

lotti renzi lotti renzi

L’ORGANIZZAZIONE DEL NUOVO PARTITO

Felice come una Pasqua è la Boschi, sia perché si è tolta di mezzo Lotti con cui non andava d’accordo (ed evita il contraccolpo mediatico in caso di condanna Consip). E poi perché finalmente avrà di nuovo un ruolo, quello di capogruppo alla Camera di Italia Viva.

Renzi vuole aggregare al gruppo in Senato il democristiano Casini e il socialista Nencini, che grazie a un trucchetto procedurale garantirebbe l’esistenza stessa del gruppo.

Ah, non dimenticate: ogni cosa che fa Renzi è studiata a tavolino ed eseguita al momento giusto. Ha voluto la Bellanova come ”front-woman”, tanto da citarla in maniera ossessiva in ogni intervista, sia per il suo passato da sindacalista convertita al jobs act (cosa che la fa odiare dalla sinistra ”pura”), sia e soprattutto per la sua immagine, di donna vittima di ”bullismo politico”, porta-bandiera da usare come ariete sulle questioni di genere e persino di fat shaming.

teresa bellanova 1 teresa bellanova 1

A differenza di Salvini che ha la Bestia, Renzi ha un filo diretto con i soliti: il caymano Serra, Oscar Farinetti, Maria Elena, ma poi decide sempre lui, che si sente la stella polare. Per dare la sua intervista di addio non ha scelto una renziana come la Meli sul ”Corriere”, ma la Cuzzocrea su “Repubblica”, giornale che ultimamente non gli è certo amico. Una scelta anche lì ponderata in ogni dettaglio.

francesco starace francesco starace

La cosa più divertente è la risposta in cui dice che lui di nomine non si occuperà, per poi lanciare messaggi chiarissimi. Ha espresso tutta la sua stima per Starace (Enel), ma forse ci ha nascosto una pillola velenosa, visto che l’endorsement renziano lo può mettere in cattiva luce coi 5 Stelle. Nel Movimento nessuno lo ama. Se Zingaretti e persino Fassino sono politici rispettati tra i grillini, Renzi è davvero odiato da tutti.

Quindi chi lo conosce e ieri ha letto le belle parole su Starace, ha letto in realtà una vendetta toscana nei confronti di un manager che ha osato avere un buon rapporto coi 5 Stelle, con Di Maio che a Cernobbio incensava l’Enel come perno delle future politiche green.

Come mai invece non ha speso una singola parola sull’Eni, dove pure ha nominato Descalzi al vertice contro il parere di tutti i suoi consiglieri? Non gli perdona l’essere passato poi con Salvini, che espresse pubblicamente il suo sostegno all’ad Eni (”lo stimo e lo ringrazio, il sistema paese deve difendere le grandi aziende”), ed era pronto a riconfermarlo anche in caso di condanna in primo grado, con uno slancio che non passò inosservato dalle parti di Renzi.

descalzi descalzi

In questa sventagliata vendicativa ha ovviamente citato anche la fusione Leonardo-Fincantieri, perché rimprovera a Gentiloni la nomina di Profumo (come avete letto su questo sito). Ha già chiesto ai suoi di avere un rendiconto finanziario di Leonardo. E ha già in mente un progetto con Giuseppe Bono di Finacantieri e Cdp di Palermo per mettere in piedi questa fusione che darebbe alle due aziende maggior peso a livello internazionale.

salvini renzi salvini renzi

IL GRUPPO CARFAGNA

Berlusconi non si fa vedere né sentire, a parte il pranzetto con Salvini in cui ribadisce l’alleanza per le regionali, e allora per puntellare il nuovo governo si parla di Mara Carfagna come alleata renziana in chiave anti-Salvini. Il burattinaio di tutto è in realtà Gianni Letta, che ha anche un rapporto diretto con Conte. Solo il vecchio Gianni resta canale ufficiale del Banana nei palazzi romani. Confalonieri a fine anno andrà in pensione, e il suo essersi salvinizzato non lo aiuta nelle trattative, cosa che in Mediaset mette in bilico anche la posizione di Mauro Crippa.

CARFAGNA RENZI CARFAGNA RENZI

Ma la Carfagna, che ha dalla sua 10 senatori e 30 deputati, non si unirà al gruppo renziano. Resta dentro Forza Italia e crea un gruppo autonomo, pronto a votare i provvedimenti del Conte-bis caso per caso. Letta in tal caso potrà scambiare il lavoro fatto a favore della stabilità del governo con le uniche questioni che interessano a Berlusconi: il tetto pubblicitario, i membri dell’AgCom e il conflitto d’interessi.

MATTARELLA TRANQUILLIZZA CONTE

Ieri Conte è andato in visita da Mattarella, e lo ha trovato più tranquillo del previsto. La scissione di Renzi era attesa, e se l’aspettava.  Sergione ha spiegato a Conte che l’intento di Renzi è diventare leader, ma solo dopo la sfida contro Salvini, che è il suo vero nemico. Il Conte-bis intende sostenerlo fino alla fine, anche per avere il tempo di mettere in atto il suo piano. Non gli interessa farlo cadere prima del previsto.

mattarella e giuseppe conte mattarella e giuseppe conte

Giuseppi era arrivato parecchio alterato: mi sono tolto un Matteo arrogante per trovarmene un altro? Ma al Quirinale gli hanno ricordato che se non fosse stato per Renzi e la sua apertura ai grillini, lui a quest’ora doveva tornare a fare il professore/avvocato (come lui stesso aveva annunciato improvvidamente all’apice della crisi estiva tra i gialloverdi). Insomma, se Conte ha un ”-bis” da attaccare al nome lo deve proprio alla smania di potere di Renzi…

Stando al governo e parlando da leader di partito e non più come capo ufficioso della minoranza Pd, il ducetto avrà voce in capitolo sul successore di Mattarella. Naturalmente si opporrà a Prodi e ha in mente di proporre al momento giusto un nome al di fuori della scena politica, una figura che possa andare bene anche ai 5 Stelle. Un giurista, un esperto di diritto costituzionale, un Sabino Cassese più giovane.

RENZI FUNZIONA FINO AL CONFINE, FUORI NON LO AMANO

RENZI MERKEL 5 MAGGIO 2015 RENZI MERKEL 5 MAGGIO 2015

Come è stata accolta la scissione in Europa? A parte Macron, non bene. Alla Merkel, Renzi non è mai stato simpatico. Arrogante, toscanaccio, non gli ha mai perdonato il licenziamento dell’ambasciatore Sannino a Bruxelles, sostituito da Calenda (che poi ha lasciato il posto dopo pochi mesi tra i fischi dei diplomatici europei). Non importa. Al momento Bruxelles è pronta a dare la massima flessibilità possibile all’Italia giallo-rossa.

Gualtieri sta studiando la riforma del cuneo fiscale a favore dei lavoratori. E per strappare qualche elettore leghista, una politica di incentivi per le piccole e medie imprese. Con quali soldi, è ancora impossibile saperlo. Dipenderà tutto dai trucchi contabili che si inventeranno per smontare il Patto di stabilità senza doverlo riformare (i premier dell’Europa del Nord non saprebbero come spiegarlo ai loro elettori).

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PROSSIMO STEP: LA LEOPOLDA

Alla Leopolda (18-20 ottobre) si annuncerà il programma di Italia Viva, il suo organigramma, e poi partiranno i soliti tavoli programmatici, ognuno dedicato a un argomento. Comitati civici saranno istituiti in ogni città (molti erano già partiti l’anno scorso), avranno una sede autonoma e auto-finanziata.

Il colpo gobbo – e qui la sfida è ai 5 stelle – sarà la nascita di una piattaforma internet che vuole scimmiottare più i MeetUp delle origini che Rousseau (non certo un modello da imitare), con un’app a disposizione degli iscritti per fare proposte, commentarle e interagire con gli altri iscritti.

EMMANUEL MACRON MATTEO RENZI EMMANUEL MACRON MATTEO RENZI

Anche dal palco della vecchia stazione fiorentina, Renzi ripeterà che assolutamente non andrà contro il governo. Dirà che il suo partito riuscirà ad aggregare più persone e aumenterà il bacino di consensi del Conte-bis. Ovviamente nasconderà il fatto che lui, nei suoi sogni, sarà il prossimo premier.

La sua road map: crescita dei consensi di Italia Viva> elezione presidente repubblica > elezioni politiche > lui che torna a Palazzo Chigi in assenza di altri leader in casa Pd. L’obiettivo non è far crescere Italia Viva ma la sua figura carismatica. Come in Francia: tutti dicono ”il partito di Macron” e i macronisti, nessuno dice en marche!, il suo partito.

prodi renzi prodi renzi

Il taglio dei deputati ci sarà, con conseguente modifica della legge elettorale. Gli sherpa del Pd stanno già copiando il sistema elettorale tedesco: proporzionale con sbarramento al 5%, e un governo che non cade se non c’è la sfiducia. Cioè il contrario di quanto accaduto quest’estate…

fonte – https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ora-inizia-fase-due-renzi-tornare-palazzo-chigi-dopo-aver-214010.htm

Prime grane per il Conte-bis: Putin e Xi sul piede di guerra

L’arresto di Alexksandr Korshunov a Napoli ha scatenato le ire di Putin, mentre ieri la Cina ha fatto capire di essere scontenta delle prime decisioni del Conte-bis

Per il nuovo governo a guida Giuseppe Conte non mancano i dossier bollenti in politica estera.

Ma a parte i problemi strategici, c’è una questione impellente che sta già scatenando i telefoni di Mosca e Washington. E l’Italia sembra di nuovo piombata ai tempi della Guerra Fredda, quando Stati Uniti e Unione sovietica manovravano nel nostro Paese.

L’arresto di Korshunov

In queste ore, Napoli è al centro di un intricato gioco diplomatico. Come spiegato da ilGiornale, il 30 agosto la Polaria ha fermato il cittadino russo Aleksandr Korshunov appena sbarcato da un volo proveniente da Mosca. La richiesta è arrivata direttamente dagli Stati Uniti: l’uomo è accusato di spionaggio industriale e, da dirigente dalla Odk, è considerato l’autore del furto di documenti della General Electorinic e di informazioni coperte da copyright per sviluppare motori di aerei civili russi.

Gli Stati Uniti chiedono, l’Italia risponde affermativamente, dimostrando quindi fedeltà all’asse euro atlantico e mostrandosi perfettamente in linea con Washington dopo l’endorsement per “Giuseppe” firmato da Donald Trump. Il problema è che la Russia, partner strategico italiano e che ha visto ocn occhi abbastanza neutrale se non accondiscendenti al nuovo esecutivo giallo-rosso, ora ha deciso di alzare. L’ambasciata russa ha già detto senza mezzi termini di considerare “illegittimo” l’arresto del cittadino russo e ha chiesto “l’immediato ritiro della richiesta di estradizione“. Per Mosca si tratta di una mossa assolutamente “inaccettabile” che “va contro il diritto internazionale“.

Una vera e propria grana per il premier Conte che si inserisce in un quadro internazionale bollente. Roma è sempre stata vista come ponte tra Russia e Stati Uniti da parte sia del Cremlino che della Casa Bianca. Ma la decisione di virare nettamente verso l’Atlantico fa sì che a Mosca guardino con molto più sospetto al nuovo governo giallo-rosso. E sfidare la Russia, con il gas siberiano che riempie il nostro mercato non è un affare da prendere sottogamba.

Anche la Cina irritata

Un affaire complesso cui si affiancano le prime avvisaglie di una scontentezza da parte cinese per alcune mosse del nuovo governo. Ieri il consiglio dei ministri ha dato l’ok al decreto sul Golden Power che è lo strumento con cui l’esecutivo italiano può blindare le proprie telecomunicazioni rispetto all’avvento di operatori stranieri nel 5G. In pratica, Huawei e Zte. E Washington, così come la Nato, aveva chiesto dopo la firma del Memorandum per la Via della Seta che Roma garantisse sull’ingresso cinese nelle infrastrutture strategiche. Dall’altro lato, la mossa delle agenzie di Stato cinesi di mostrare una certa disaffezione verso Luigi Di Maio, accusato di essere sostanzialmente inadatto al ruolo di ministro degli Esteri, non fa che lanciare un messaggio molto chiaro. Il nuovo governo è un coccio in mezzo ai vasi di ferro. E adesso Mosca e Pechino battono i pugni. Hanno dato credito a questo governo, ma le prime mosse totalmente affini agli Usa sono un segnale molto chiaro.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/napoli/prime-grane-conte-bis-putin-e-xi-sul-piede-guerra-1749074.html?mobile_detect=false

Cacciari su governo Pd-Cinque Stelle: “Pateracchio indecente”

Ospite di La7, il filosofo Massimo Cacciari fa letteralmente a pezzi l’ipotesi di un governo “horror” Pd-Cinque Stelle. «Siamo in una Repubblica parlamentare, certo, tutto giusto dal punto di vista istituzionale. Ma facciamo un governo con due perdenti. Ha ragione [Sallusti]. La gente non è scema. O tu fai un governo di altissimo profilo, segnando la discontinuità, se non dai l’impressione veramente di poter essere un governo di spessore costituente, tutte le debolezze che io ho detto e che ha elencato Sallusti, emergeranno prepotentemente».

Massimo Cacciari: Pd e Cinque stelle, governo dei perdenti

E allora, ha proseguito Cacciari, «alla fine vincerà il centro-destra, qualunque sia il suo leader, e vincerà per una mezza generazione e mezza. Un disastro simile non verrà mai perdonato, bisogna tener conto delle cose, della realtà, smetterla con il politichese e il palazzese. Lì è certo tutto regolare, tutto giusto dal punto di vista istituzionale, ma sono due debolezze, i Cinque stelle non vogliono andare a votare perché sanno che verrebbero divisi per tre, è inutile nasconderselo, gli italiani lo sanno benissimo, lo hanno capito tutti, anche le pietre lo hanno capito che la ragione e di fondo per cui non vogliono andare a votare i Cinque stelle è questa».

E dall’altra parte, ha osservato, «c’è un Partito Democratico che le elezioni le ha perdute. E quindi o è un governo di altissimo profilo, di discontinuità, con personalità dentro di grande profilo, e allora la gente ci può credere. Sennò è un pateracchio e verrà pagato sangue da chi lo fa».

Sgarbi asfalta i Cinque stelle: Governerebbero anche con l’Isis

«Ormai è chiaro che i 5 Stelle, partito composto da nulla facenti, pur di restare incollati alle loro poltrone, governerebbero con l’Isis». Vittorio Sgarbi si esprime così, su Facebook, sulla crisi di governo.

«Il Pd disponibile a un accordo con i 5 Stelle. Cioè con chi in questi anni ha detto del Pd: “partito di ladri”, “delinquenti”, “servi delle banche”, “affaristi”, “criminali della politica”. Così, solo per rinfrescare la memoria agli amici del Pd terrorizzati dalla elezioni», aggiunge.

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/08/22/cacciari-su-governo-pd-cinque-stelle-pateracchio-indecente/

Un governo di ottimati per tenere fuori i barbari?

di Pietrangelo Buttafuoco

Fonte: formiche

L’intellettuale siciliano a Formiche.net: “Salvini ha messo in campo l’unica destra egemone, il M5S catturato dalle lusinghe del potere”

La crisi di governo? Qualcuno ha voluto trasformare in statisti questi ragazzi che fino a poche ore fa venivano trattati come dementi. Ecco le mosse delle elites italiane spiegate da Pietrangelo Buttafuoco, che racconta a Formiche.net la destra egemone e viva oggi in Italia: quella di Salvini-Don Camillo che ha l’ha messa in moto “nei suoi modi ruspanti”.

Come mai il patto tra politicamente scorretti è saltato?

Alla luce di quello che abbiamo saputo è saltato perché non hanno saputo reggere la forte tensione che la loro stessa presenza determinava nel sistema. Loro erano al governo ma non sono mai stati il potere e staccandosi inevitabilmente, sia gli uni che gli altri, vanno ad essere catturati dalle lusinghe del potere. Il mostro in assoluto osteggiato dal potere è Salvini.

Perché?

Tutti quelli che sino a ieri erano visti come dementi, compreso lo stesso premier sfottuto a sangue per curriculum e linguaggio, adesso sono diventati statisti. Conte viene visto come il nuovo De Gasperi, ma si sorvola sui suoi congiuntivi e sulla teca di San Gennaro di Di Maio. Elementi che fanno sì che il M5S, liberato dall’abbraccio coi cattivi della Lega, sia diventato accettabile nei piani alti.

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Geopolitica della crisi politica

di Fabio Falchi

Fonte: Fabio Falchi

Che io non sia un fan della Lega e del suo “Capitano” è noto. Tuttavia, un conto è leggere la politica con “categorie” morali e ideologiche, un altro, pressoché sconosciuto ai più, è leggerla con categorie “politico-strategiche” (ossia quelle che spiegano la lotta per l’egemonia), geopolitiche e metapolitiche. Perfino i commenti sulla seduta di ieri al Senato riflettono l’incapacità dei più di leggere la politica con lenti che non siano “impolitiche”, sempre che non si confondano le ciance politiche (ovverosia dei politici e sui politici) con il Politico. Difatti, ciò che conta per i più, citazioni o stilemi (pseudo)colti o meno, è fare il “tifo” (in questo caso pro o contro Salvini, proprio come la maggioranza dei parlamentari).
Invero, quasi nessuno ha colto che l’unico che ieri in Senato ha parlato (sia pure a braccio e non senza quella demagogia che lo contraddistingue) della “questioni essenziale” di questa crisi di governo, paradossalmente (almeno per alcuni) è stato proprio il “Capitano”. In pratica, gli altri si sono concentrati soprattutto sui difetti, sulle “lacune” e sulle “colpe” del “Capitano” oppure (come lo stesso Bagnai) sul governo giallo-verde, per attaccarlo o difenderlo.
Salvini (benché ovviamente si sia difeso dalle accuse di Conte) invece non ha insistito tanto sulle ragioni della crisi (sebbene, anche lui ne abbia parlato) quanto piuttosto sulla necessità per l’Italia di non “soggiacere” più ai diktat del direttorio franco-tedesco. Continua a leggere

Per Project Veritas Google è un motore di sinistra

Project Veritas, un’organizzazione no-profit americana, fondata nel 2010 da James O’Keefe, ha ottenuto centinaia di documenti interni di Google, trapelati grazie a un informatore, una cosiddetta “gola profonda”.

Al loro interno ci sarebbero le prove che la mutlinazionale americana mette in atto delle politiche ben precise atte a pilotare ciò che le persone devono o non devono trovare su internet, suggerendo, ad esempio, i link sul motore di ricerca e nei servizi del gruppo. Project Veritas è spiccatamente di destra, e dunque punta il dito contro la battaglia che Big G avrebbe messo in piedi per contrastare le idee dei conservatori.

L’ex dipendente di Google Zachary Vorhies ha dichiarato a Project Veritas di aver trascorso un anno a raccogliere documenti che dimostrano che la compagnia utilizza un sistema politicamente distorto e mantiene una “lista nera” di siti web indesiderati. Tra questi, molti sono di destra, mentre pare che a essere priorizzati siano quelli con idee anti-Trump, il Wall Street Journal, la CNN e Fox News in primis.

Il motivo ufficiale è che questi sarebbero i media con più attenzione alla pubblicazione di fake news, e non possiamo che credervi, ma siamo certi che decine di altri di natura repubblicana meriterebbero di essere considerati autorevoli.

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fonte – https://mytech.panorama.it/sicurezza/google-project-veritas-gola-profonda/

 

Brexit, “passo storico”: il governo britannico ha cancellato le leggi Ue

di Adolfo Spezzaferro

Londra, 19 ago – Il premier britannico Boris Johnson sta portando il Regno Unito dritto dritto verso l’uscita dalla Ue. Il ministro per la Brexit, Steve Barclay, ha firmato un decreto che cancella l’atto del 1972 che sanciva l’adozione delle leggi europee da parte del Regno Unito. Lo annuncia Downing Street con una nota. Si tratta, si legge nel comunicato del governo britannico, “di un passo storico per riportare il potere legislativo da Bruxelles al Regno Unito. Stiamo riprendendo il controllo delle nostre leggi come il popolo ha chiesto nel 2016“. L’abolizione dell’European Communities Act del 1972 sarà efficace nel momento in cui la Gran Bretagna lascerà formalmente la Ue, il prossimo 31 ottobre, con o senza accordo.

“Chiaro segnale che non si torna indietro” Continua a leggere

Ma al Carroccio non converebbe ritirare la sfiducia?

Premesso che, se ci fosse la certezza del voto prima possibile dopo la sfiducia, noi saremmo più che favorevoli sostenitori del “fronte sovranista”, riteniamo opportuno considerare quanto espresso dal Prof. Becchi su Libero:

di Paolo Becchi su Libero, 15/08/2019

Possiamo trarre qualche insegnamento da quello che sta succedendo intorno a questa crisi politica dalla quale sembra impossibile uscire?

La prima considerazione da fare è che la politica, contrariamente a quello che si pensa, non è una scienza, ma un’arte. E l’arte più che di razionalità vive di emozioni, a volte anche poco o per nulla razionali. Ecco, si parla tanto delle più diverse forme della democrazia, ne possiamo aggiungere una nuova: la democrazia delle emozioni, che ti fa vivere una crisi di governo come se si trattasse di una partita di calcio. Nel caso specifico il gioco pare continuare perché l’arbitrio non è che non voglia ma proprio non può fischiare la fine della partita. Una situazione surreale.

L’attuale governo si fonda su un matrimonio politico – e siamo di nuovo alle emozioni – tra due forze molto diverse, ma entrambe “anti sistema”. Il rapporto si logora – inutile dire per colpa di chi, nelle separazioni la colpa non sta quasi mai da una parte sola – e una parte decide – d’improvviso, ma in realtà dopo molti dubbi – di divorziare. C’è una buona occasione da utilizzare. Perché non provarci? E allora ci prova.

E qui però le cose si complicano perché il divorzio non è consensuale. E quando non c’è consenso volano gli stracci con insulti da ambo le parti.

L’ARROCCO

Questo però è un matrimonio politico su cui si regge un governo, per sua costituzione, parlamentare e così quando si rompe qualcosa gli altri non stanno semplicemente a vedere. Ed è quello a cui abbiamo assistito: il “ritorno dei rimossi” avrebbe detto Freud. Renzi per il centrosinistra, Berlusconi per il centrodestra. Per poco più di un giorno sembrano risuscitare, per poco più di un giorno la Terza Repubblica torna a diventare la Seconda. Centro sinistra centro destra: i due calvi si contendono di nuovo l’uso del pettine. Ma si tratta di un fuoco di paglia.

Con una abile mossa Salvini si salva per un soffio sull’orlo del baratro: un governo di legislatura di centro sinistra tra M5S e Pd e rimasugli vari. Ma il problema – come bene ha sottolineato ieri il direttore responsabile Senaldi – è stato solo congelato. Perché il voto dell’altro ieri ha fatto capire a tutti che una maggioranza alternativa a quella attuale numericamente c’è – e forse potrebbe essere ancora più ampia – e di questo il Presidente della Repubblica non potrà non tener conto nel caso in cui Conte fosse sfiduciato. Appunto, la sfiducia… ma conviene davvero a Salvini non ritirarla come gli chiedono i grillini?

Il ferragosto sia una occasione per riflettere sulla prossima mossa: quella del cavallo non è risolutiva. A volte è utile l’arrocco.

fonte – https://paolobecchi.wordpress.com/2019/08/16/ma-al-carroccio-non-converebbe-ritirare-la-sfiducia/

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