Ecco cosa ha dato Conte a Renzi per salvare il governo

Subito nuove aperture e piano per i cantieri

Il governo Conte traballa sotto le pressioni di Italia Viva. Sembra di essere tornati a tre mesi fa, quando Matteo Renzi criticava l’esecutivo ogni giorno minacciando di togliere il sostegno (decisivo) del suo partito. All’epoca l’ex segretario del Pd tuonava contro le tasse sulle bibite gassate, la riforma della prescrizione disegnata dal ministro Alfonso Bonafede e la revoca delle concessioni ad Autostrade. La quarantena ha sospeso gli scontri e imposto una condivisione (almeno apparente) della lotta al Coronavirus. Ma con la fase 2 sono ricominciate le prese di distanza e gli annunci di dimissioni da parte della compagine renziana. Oggi pomeriggio il confronto tra il premier Conte e gli esponenti di Iv. A tentare di trovare un’intesa ci sono i due capigruppo Boschi e Faraone e il coordinatore nazionale Rosato. Il presidente del Consiglio vuole evitare scintille e ha già preparato un piano per convincere i “ribelli” a tornare sui loro passi.

Primo punto: l’anticipo delle riaperture previste per il 18 maggio e il 1° giugno. Italia viva pone da giorni la necessità di un approccio meno prudente, per evitare di far pagare alle piccole imprese una crisi che si annuncia lunga e complicata. Per questo il premier offrirà una revisione del piano già stabilito, consentendo ai renziani di intestarsi il risultato. Il premier sposerà anche il “piano shock” messo a punto già da mesi dagli esponenti di Iv: «Lo chiamassero pure piano De Micheli o come vogliono, purché parta e cominci a dare lavoro» dicono i renziani. Un grande cantiere Italia, insomma, che consenta di dare spinta agli investimenti pubblici. Poi c’è anche la questione delle scuole paritarie, a cui i renziani chiedono di dare una mano, e gli emendamenti presentati al dl Liquidità, su cui il premier è pronto a fare la sua parte.

Resta sullo sfondo la battaglia sulle regolarizzazioni portata avanti dalla ministra Teresa Bellanova che, come era prevedibile, ha escluso l’eventualità di dimettersi. Ieri sera non si era trovato l’accordo. La mediazione sulla durata dei permessi di soggiorno (3 mesi, rispetto ai 6 di partenza) avanzata da Iv si è scontrata con un nuovo no della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S).

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/05/07/news/ecco-cosa-ha-dato-conte-a-renzi-per-salvare-il-governo-1323543/

Azione legale vs Conte sulla gestione Coronavirus

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 28 APRILE 2020 AZIONI LEGALI E IMPUGNAZIONE DEI “DECRETI CONTE” IN OCCASIONE DELL’EPIDEMIA DA “CORONAVIRUS” 

Accogliamo con estremo favore l’iniziativa assunta da altri colleghi e gruppi associativi, tra cui in particolare spicca il Centro Studi Rosario Livatino, che stanno proponendo iniziative legali e impugnazioni al TAR avverso i Dpcm emanati dal governo Conte. 

Come Giuristi per la Vita, condanniamo la estrema tardività degli interventi da parte del legislatore e, nel contempo, la grave illiceità del modus procedendi nel gestire la crisi dal punto di vista politico, normativo ed esecutivo. 

Per questo valuteremo di intraprendere ogni più opportuna iniziativa, nelle sedi di legge, contro i Dpcm, così come sosterremo analoghe inizitive di altri soggetti, ponendoci in tal modo a disposizione di tutti coloro che ci hanno chiesto un intervento chiaro e netto. 

Aiuteremo i sacerdoti che saranno e sono stati sanzionati mentre celebrano le Sante Messe aperte al pubblico, pur adottando idonee misure di sicurezza e distanziamento. Aiuteremo in questo i Vescovi che ce lo hanno chiesto, e tutti i cittadini e le famiglie, i padri di famiglia sanzionati nell’esercizio di diritti fondamentali della persona, gravemente ed illecitamente compromessi e ristretti da meri atti amministrativi monocratici (i dpcm del presidente Conte) senza alcun controllo da parte di leggi statali e quindi del parlamento. 

I due decreti legge governativi, hanno solo genericamente descritto (in spregio all’art. 77 della Costituzione e alla legge 400/1988) i casi di possibili restrizioni delle libertà civili delegando ad una componente del potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei ministri, la titolarità di scelta dei tipi di misura da adottare (i “casi”) e il grado d’intensità (i “modi”). 

Il che è ancora più grave, dopo ben due mesi dall’inizio di queste misure restrittive, e dopo il susseguirsi di ben 4 dpcm (con il totale silenzio del parlamento e del Presidente della Repubblica) sostanzialmente analoghi e tali da procrastinare situazioni di restrizione pressoché totale: dalla libertà dei bambini di giocare in aree private, alla libertà (prevista da un trattato internazionale, il Concordato) di celebrare le Sante Messe per i fedeli, alla possibilità di operare per i commercianti e gli artigiani di ogni ambito. Tutto questo dopo che a fine gennaio e inizio febbraio, parte della classe politica aveva sottovalutato e irriso il problema Covid 2019, nonostante gli accadimenti in Cina fossero sotto i riflettori mondiali. Invitiamo chiunque a contattarci per l’adesione ed il sostegno alle nostre iniziative alla seguente mail: giuristiperlavita2@gmail.com 

Ecco l’Italia di Giuseppi: un Paese a crescita zero e massacrato dalle tasse


I dati Istat: pressione fiscale record al 42,4% l’anno scorso, mentre il Pil arranca (+0,3%)

Altro che «anno bellissimo» come aveva promesso il premier Giuseppe Conte. Altro che «manovra del popolo» con annessa «abolizione della povertà» predicata da Luigi Di Maio. Il 2019 è stato un anno disastroso per l’economia italiana che ha registrato la peggiore crescita del Pil dal 2014 con un modesto +0,3%, un dato lievemente migliore delle attese del governo (+0,1%) e della stima preliminare dell’Istat (+0,2%), ma sicuramente il peggior viatico che si potesse conseguire alla vigilia di una nuova fase recessiva come quella che si preannuncia causa coronavirus.

Come se il quadro non fosse già preoccupante di per sé, dai dati dell’istituto di statistica si rileva che questo infimo incremento della crescita è stato a prodotto a scapito dell’intero sistema-Paese, sottoposto al giogo di una pressione fiscale ormai insostenibile, salita di mezzo punto percentuale rispetto al 2018, passando dal 41,9% al 42,4%, un valore che si pone al secondo posto dopo il record del 2015 (42,9%). In dettaglio, le entrate totali sono aumentate del 2,8% rispetto all’anno precedente attestandosi al 47,1% grazie al forte aumento (+3,4%) delle imposte dirette come Irpef e Ires. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,4%) grazie alla crescita del gettito Iva e dell’imposta sulle lotterie

Si tratta del combinato disposto di una manovra dai contorni populisti ridisegnata in base agli imperativi categorici di Bruxelles. L’anno scorso, infatti, il deficit/Pil è sceso all’1,6% dal 2,2% dell’anno precedente e l’avanzo primario (entrate-spese al netto della spesa per interessi) è stato dell’1,7% (+1,5% nel 2018), mentre il rapporto debito/Pil si è mantenuto invariato al 134,8 per cento.

Nel 2019 la crescita dell’economia ha segnato un marcato rallentamento, ha sottolineato l’Istat nel commento ai dati, evidenziando che il calo dell’import è stato più marcato di quello dell’export e quindi la componente estera ha dato un contributo positivo. Industria e agricoltura hanno subito una contrazione e hanno rallentato anche i consumi delle famiglie (+0,4% da +0,9%). Insomma, quota 100 e reddito di cittadinanza non hanno prodotto effetti positivi sulla domanda, ma hanno solo trasferito ricchezza dai settori produttivi a quelli improduttivi. «Questi sono i risultati della politica economica monopolizzata dall’M5s», ha commentato Andrea Mandelli , capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera. «Ecco cosa ha prodotto la manovra del popolo: crollo della crescita e aumento della pressione fiscale», gli ha fatto eco Luigi Marattin, economista e vicecapogruppo di Iv a Montecitorio.

Se queste sono le premesse, il coronavirus non può che risolversi, alla fine, in un’implosione dell’economia italiana nel suo complesso. Non è solo una questione contingente legata alla situazione emergenziale. Il ministro dell’Economia Gualtieri dovrà concentrarsi su come rianimare un Paese a bassa produttivitànel quale l’economia non cresce, ma lo fanno le retribuzioni (+1,3% nel 2019). Nel quale l’occupazione aumenta lievemente, ma non la produzione. Difficile che ora la politica sia in grado di risolvere problemi che prima non ha avuto il coraggio di affrontare.

Da

https://m.ilgiornale.it/news/politica/ecco-litalia-giuseppi-paese-crescita-zero-e-massacrato-dalle-1834547.html

Gregoretti, si vergognano del tradimento: la foto incastra Conte e il M5s

Il Movimento 5 Stelle, come il Partito Democratico, diserta i banchi del governo in Senato: l’aula di Palazzo Madama deve decidere se approvare o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sulla Gregoretti. Ma per il caso della Diciotti i grillini avevano riempito i posti in aula

Diciotti sì, Gregoretti no. Il Movimento 5 Stelletradisce l’ex alleato Matteo Salvini: dopo averlo salvato per il caso della nave Diciotti, ora gli volta le spalle sulla Gregoretti. Luigi Di Maio & Co non ci mettono la faccia e scappano e con loro anche il Partito Democratico, visto che i banchi del governo nell’emiciclo del Senato sono vuoti in ogni ordine di posto.

L’aula di Palazzo Madama è chiamata a decidere se approvare o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti del segretario della Lega, nel mirino della magistratura per come operò circa l’unità navale della Guardia Costiera italiana carica di (131) migranti clandestini l’estate scorsa, quando il cosiddetto “capitano” era ancora ministro dell’Interno del governo gialloverde.

Ora che i giudici vogliono condannare l’ex titolare del Viminale i cinque stelle se ne lavano le mani. Proprio loro che salvarono Salvini nell’analogo caso della Diciotti, quando il Carroccio e il Ms erano maggioranza. Quando il governo fu chiamato in Senato per esprimersi sul caso, leghisti e grillini gremirono i banchi riservati all’esecutivo.

Oggi, invece, è il deserto. Dem e “five stars” non ci mettono la faccia (per vergogna) e scappano (sempre per vergogna). Le foto a confronto parlano chiaro e inchiodano i pentastellati, che per codardia danno buca all’appuntamento. Nessun 5stelle di governo si è presentato a Palazzo Madama per seguire la discussione e il successivo voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal tribunale dei ministri di Catania.

Stesso discorso vale per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che nel marzo del 2019 era la fianco di Salvini in occasione della votazione per il nodo Diciotti. Ora la sua poltrona, come tutte le altre, è vuota. Un’assenza che fa eco a tutte le altre, un’assenza tanto imbarazzante quanto codarda, simbolo di una maggioranza giallorossa che scappa di continuo dalle proprie responsabilità.

Le parole di Salvini

“Quando ci sarà il processo lo affronterò con orgoglio. A differenza di altri, io non scappo”, tuona Matteo Salvini, che attende il giudizio del Senato sulla questione che gli pende sulla testa come una spada di Damocle. Il capo politico del Carroccio, dunque, è arrivato in aula e ha così parlato all’emiciclo: “Se c’è qualcuno che scappa non è fra i banchi della Lega ma fra i banchi del governo. Se avessi dovuto ragionare per opportunismo, per interesse personale non avrei preso la decisione che ho preso: si parla di un processo, non di una passeggiata Ritengo di aver difeso la mia Patria, non chiedo un premio ma se ci deve essere un processo che ci sia”. Infine, Salvini ha così chiosato: “Ho fatto il mio dovere. Non andrò a difendermi ma a rivendicare con orgoglio quello che collegialmente abbiamo fatto per l’Italia. E l’abbiamo fatto per più di un anno con gli amici dei 5 Stelle”.

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Da https://m.ilgiornale.it/news/politica/gregoretti-foto-che-incastrano-i-grillini-si-vergognano-1825691.html

Sondaggi, il declino della Lega e Matteo Salvini? Smentito dalla super-media: ecco le cifre

Un sondaggio di Ixé diffuso martedì 4 febbraio dalla trasmissione CartaBiancaevidenziava un arretramento della Lega, data per la prima volta nell’ultimo anno sotto il 30% dei consensi (precisamente al 28%). Chi parlava di segnali di declino di Matteo Salvini, però, è stato ben presto smentito dalle altre rilevazioni. Al 30,5% per Piepoli, al 31,4% per Index Research, Tecné 31,1%, addirittura al 33,7% secondo una rilevazione diffusa da Coffee Break. Nonostante la sconfitta in Emilia-Romagna, nessuna emorragia di consensi per la Lega, il cui leader, tuttavia, dovrà guardarsi bene dal possibile effetto di tre fattori.

Primi fra tutti gli attacchi giudiziari rispetto alla linea politica portata avanti nella lotta all’immigrazione clandestina; poi il fuoco amico dell’ex segretario Umberto Bossi, che in una recente intervista ha criticato la svolta nazionalistadi Salvini, avvenuta a suo giudizio a spese degli interessi del Nord. Infine quella rivalità costruita ad arte dai media tra lo stesso Salvini e Giorgia Meloni. Un escamotage maldestro per agitare le acque nella coalizione di centrodestra. Ma per ora, i sondaggi continuano a dire saldamente… “Lega”.

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13561184/sondaggi-media-lega-matteo-salvini-nessun-declino-ecco-vere-cifre.html

La mappa delle Regioni dopo il voto in Emilia Romagna e in Calabria

Dal 2014 ad oggi si è ribaltato il rapporto di forze politiche che governano le Regioni. Oggi si parla di 13 Regioni governate dal centrodestra e 6 dal centrosinistra

Tredici Regioni sotto la guida del centrodestra e sei sotto quella del centrosinistra.

È questa la fotografia dell’Italia, dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna e Calabria.

In Emilia Romagna, è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini, mentre in Calabria la maggioranza è andata a Jole Santelli, prima governatrice donna, candidata di Forza Italia per il centrodestra. Si ridisegna così una nuova mappa delle Regioni d’Italia, che vede oggi un netto cambiamento, rispetto a soli sei anni fa.

Il Corriere della Sera, infatti, ha messo a confronto l’anno 2014 con il 2020. Sei anni fa, le Regioni italiane rosse erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrosinistra. Poi, nel 2019, il rapporto di forze politiche si era ribaltato e il voto in Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra. Ora, dopo la tornata elettorale di ieri, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, le proporzioni rimangono invariate. Infatti, in Emilia Romagna si è conquistato la vittoria Stefano Bonaccini, che rappresenta il centro sinistra, mentre in Calabria, ad avere la meglio è stata Jole Santelli, di Forza Italia. Se l’Emilia resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, questi 6 territori sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altri 13 territori italiani, invece, sono amministrati dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Ma la nuova mappa dell’Italia non è ancora definitiva per il 2020, dato che a maggio e giugno altre 6 Regioni verranno chiamate al voto. Si tratta di Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/mappa-delle-regioni-voto-emilia-romagna-e-calabria-1817428.html

Bonaccini ora esce allo scoperto e predica lo Ius soli. Così gli immigrati potranno votare per il Pd

Bonaccini ha anche parlato di Bibbiano. “Solo chi non conosce l’Emilia-Romagna può permettersi di andare in un Paese, una comunità di 10.000 persone e offenderle dalla mattina alla sera, perché questo hanno fatto. Hanno messo al pubblico ludibrio una comunità di gente perbene non sapendo suddividere le responsabilità di qualcuno, che se ci sono vanno colpite in maniera esemplare fino in fondo, dalla retorica per cui sembrava una comunità fatta tutta di orchi”. Lo afferma Stefano Bonaccini.Lo ha detto parlando del voto per le regionali a Bibbiano, città simbolo dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sul presunto giro di affidi illeciti, dove il Carroccio e le Sardine hanno tenuto un comizio elettorale in contemporanea. Lì Bonaccini ha preso il 56,7% e il Pd ha raggiunto quota 40,7%. Lucia Borgonzoni, invece, si è fermata al 37,43%, mentre la Lega al 29,46%.

E dopo l’Emilia-Romagna è l’ora per la Toscana di tremare. Rossi evoca addirittura una non meglio specificata “onda nera”. E mette in guardia sui facili trionfalismi di questi giorni. “Le sardine, l’Emilia rossa, Bonaccini hanno fermato l’onda nera. È stato bello sentire di nuovo aleggiare le idealità della sinistra e nelle piazze il respiro profondo dei principi democratici. Non è il momento dei trionfalismi. È il momento di riflettere ancora sui nostri errori e dare risposte al bisogno concreto di politiche sociali, popolari e ambientali”. Lo scrive su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi.

 

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/bonaccini-ora-esce-allo-scoperto-e-predica-lo-ius-soli-cosi-gli-immigrati-potranno-votare-per-il-pd/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

In Emilia gli operai scaricano il Pd: “Non ci rappresenta più”

Nelle aziende del reggiano i lavoratori bocciano l’operato di Bonaccini: “Il partito non sa più ascoltare i nostri bisogni”

Tra le fabbriche del reggiano tira aria di cambiamento. Gli operai delle aziende localizzate nei pressi di Reggio Emilia sembrano voltare le spalle alla sinistra.

Delusi e amareggiati da un partito che, a loro dire, non sa più ascoltare i loro bisogni.

“Ho perso la fiducia proprio nella buona fede dei partiti di sinistra”, confessa Marco. Residente nel comune di Cavriago (RE) da 56 anni, dei quali 38 passati a fare l’operaio in una fabbrica della zona. !Ho sempre votato Pd, PCI, Ds”, dice “Dopo il governo Monti ho detto basta. La sinistra non mi rappresenta più. Fanno solo gli interessi della finanza internazionale. E basta.”

Che gli elettori rossi avessero cambiato volto lo si era intuito già dalle ultime elezioni europee. Dove i dati preannunciavano, si può dire, una rivoluzione in termini sociologici. Il bottino di voti racimolato dalla Lega infatti, fu per 40,3% merito della classe operaia. Un risultato inaspettato se si considera che, dagli anni 70, la sinistra si è sempre rivista nel partito più affine alle ideologie dei lavoratori. Un cambio di rotta che, a tre giorni dalle elezioni regionali in Emilia Romagna, sembra confermarsi anche tra gli operai che lavorano nelle aziende della periferia di Reggio Emilia. Agricoltori, dipendenti di fabbrica, manovali. Stanchi dell’indifferenza dei governatori del Pd che, da anni mandano avanti la loro regione, noncuranti delle necessità dei cittadini.

La classe operaia scarica il Pd

“Il mondo agricolo credo che non sia più rappresentato dalla sinistra”, sostiene Giulio, agricoltore reggiano, che per circa 25 anni si è recato alle urne barrando governatori del Pd, “Per noi la sinistra in questi anni non ha fatto niente. L’ultimo esempio lampante è stata la decisione di ostacolare la diga di Vetto”. Si tratta di un lago artificiale molto simile al Bilancino toscano, che verrebbe a cavallo tra le province di Reggio e Parma, i cui lavori sono stati bloccati dopo un anno, nel 1988, dal PCI a seguito di ‘un paio di tende’ di ambientalisti piazzate sul fiume Enza, al tempo dei Verdi di Ripa di Meana. Non sono mai stati ripresi nonostante tutto il mondo agricolo della Val d’Enza la aspetti con ansia in quanto necessaria per la sopravvivenza dei prati stabili polifiti (prati secolari o millenari mai stati arati, trattati solo con sfalcio concime ed acqua). La ricchezza di questa biodiversità (oltre 60 tipi di erbe e fiori diversi) danno una particolare fragranza al Parmigiano Reggiano, la più importante Dop del mondo. La diga oltre a poter diventare anche un luogo di attrazione turistica apporterebbe, secondo i più, una lunga serie di benefici, oltre a coprire i fabbisogni di acqua delle due intere province di Reggio e Parma. “L’abbiamo chiesta a più riprese”, continua Giulio, “Ma la sinistra continua sostanzialmente a non fare niente. Una grande delusione”. Motivo per cui ha deciso di dare fiducia al centrodestra. “A casa mia si cambia. Perché quando non si ottengono risposte. Quando ci si alza la mattina e si lavora con serietà come si è sempre fatto e non si ottiene niente, si cambia.”

L’impressione è che per gli operai di Reggio Emilia, la sinistra sia diventata il partito delle élite. Che scruta dall’alto i cittadini senza capire i problemi del popolo. Quando ancora il Movimento di Beppe Grillo era agli esordi, la corrente sembrava tirare i lavoratori verso i pentastellati. Oggi invece, per molti, il cambiamento si fa più radicale. Almeno per Antonio, che dopo aver aver votato il governo Renzi non ha dubbi: “Domenica voto Lega, sto con Lucia Borgnonzoni. Il mondo produttivo, il mondo artigianale, stanno scomparendo. Non ci sono più le condizioni per andare avanti. Mancano i fondi e di conseguenza la mano d’opera, ma nessuno fa niente per salvare questo settore”, ci confida Antonio amareggiato, “o ci credo nel cambiamento. È l’unica possibilità che abbiamo per dare una svolta”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/emilia-operai-scaricano-pd-non-ci-rappresenta-pi-1815747.html

L’assist di Mihajlovic alla Lega: “Tifo per Salvini e Borgonzoni”

L’allenatore del Bologna si schiera con la Lega in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna

Matteo Salvini è mio amico, ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del Milan.

Mi piace la sua forza, la sua grinta, è un combattente”. Sinisa Mihajlovic esce allo scoperto e fa il proprio endorsement al leader della Lega.

“Tifo per lui e spero che possa vincere in EmiliaRomagna con Lucia Borgonzoni, spiega nell’intervista rilasciata al Resto del Carlino. L’allenatore del Bologna sta combattendo da mesi come un leone contro un brutto male e come spesso gli capita non ha paura di esporsi. Neanche se si tratta di politica.

E infatti nella chiacchierata con il quotidiano locale, il serbo si lascia andare a parole al miele verso il segretario del Carroccio: “Mi ispira fiducia. Quello che dice, poi lo realizza. E il fare è sempre più raro nei nostri tempi. Matteo è uno tosto, fa quello che fanno i grandi nel calcio: se promette, mantiene. I grandi uomini fanno questo, nello sport e nella politica”.

Dunque, il mister dei rossoblù entra nel merito della tornata elettorale nella regione “rossa” per eccellenza, dove il centrosinistra governa senza sosta da cinquant’anni: “Cambiare tanto per cambiare non serve. Io posso solo dire che sono in Italia dal 1992 e anche se non è il mio Paese di origine, è come se lo fosse diventato. E, da allora, trovo l’Ialia peggiorata. Quindi bisogna avere idee e la forza di migliorare…”.

Da questo presupposto, ecco l’appoggio totale al capo politico della Lega e alla candidata (leghista) del centrodestra unito contro il dem Stefano Bonaccini: “Salvini è intelligente e capace, è all’altezza di guidare il Paese. E le donne – come Lucia Borgonzoni, ndr – beh le donne sono più forti degli uomini: l edonne hanno carattere, determinazione, riescono sempre: Lucia è una di queste donne. Non la conosco personalmente, ma so che sarà all’altezza. Bisogna avere coraggio nella vita e per cambiare serve coraggio. Io dico la mia opinione come persona, non do lezioni. Ma penso al carisma e a chi mi dà fiducia”.

L’ultima battuta dell’intervista di Mihajlovic al Carlino è dedicata alla querelle sul caso della nave Gregoretti e al processo a Matteo Salvini: “Normale. Silvio Berlusconi quanti processi ha avuto? È normale che quando cerchi di cambiare molte cose e magari usi metodi forti, qualcuno possa chiedere di valutare il tuo operato. Di Matteo io dico: ‘Fidatevi. E vedete quello che fa’”.

 http://www.ilgiornale.it/news/sport/lassist-mihajlovic-lega-tifo-salvini-e-borgonzoni-1815121.html

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