In Emilia gli operai scaricano il Pd: “Non ci rappresenta più”

Nelle aziende del reggiano i lavoratori bocciano l’operato di Bonaccini: “Il partito non sa più ascoltare i nostri bisogni”

Tra le fabbriche del reggiano tira aria di cambiamento. Gli operai delle aziende localizzate nei pressi di Reggio Emilia sembrano voltare le spalle alla sinistra.

Delusi e amareggiati da un partito che, a loro dire, non sa più ascoltare i loro bisogni.

“Ho perso la fiducia proprio nella buona fede dei partiti di sinistra”, confessa Marco. Residente nel comune di Cavriago (RE) da 56 anni, dei quali 38 passati a fare l’operaio in una fabbrica della zona. !Ho sempre votato Pd, PCI, Ds”, dice “Dopo il governo Monti ho detto basta. La sinistra non mi rappresenta più. Fanno solo gli interessi della finanza internazionale. E basta.”

Che gli elettori rossi avessero cambiato volto lo si era intuito già dalle ultime elezioni europee. Dove i dati preannunciavano, si può dire, una rivoluzione in termini sociologici. Il bottino di voti racimolato dalla Lega infatti, fu per 40,3% merito della classe operaia. Un risultato inaspettato se si considera che, dagli anni 70, la sinistra si è sempre rivista nel partito più affine alle ideologie dei lavoratori. Un cambio di rotta che, a tre giorni dalle elezioni regionali in Emilia Romagna, sembra confermarsi anche tra gli operai che lavorano nelle aziende della periferia di Reggio Emilia. Agricoltori, dipendenti di fabbrica, manovali. Stanchi dell’indifferenza dei governatori del Pd che, da anni mandano avanti la loro regione, noncuranti delle necessità dei cittadini.

La classe operaia scarica il Pd

“Il mondo agricolo credo che non sia più rappresentato dalla sinistra”, sostiene Giulio, agricoltore reggiano, che per circa 25 anni si è recato alle urne barrando governatori del Pd, “Per noi la sinistra in questi anni non ha fatto niente. L’ultimo esempio lampante è stata la decisione di ostacolare la diga di Vetto”. Si tratta di un lago artificiale molto simile al Bilancino toscano, che verrebbe a cavallo tra le province di Reggio e Parma, i cui lavori sono stati bloccati dopo un anno, nel 1988, dal PCI a seguito di ‘un paio di tende’ di ambientalisti piazzate sul fiume Enza, al tempo dei Verdi di Ripa di Meana. Non sono mai stati ripresi nonostante tutto il mondo agricolo della Val d’Enza la aspetti con ansia in quanto necessaria per la sopravvivenza dei prati stabili polifiti (prati secolari o millenari mai stati arati, trattati solo con sfalcio concime ed acqua). La ricchezza di questa biodiversità (oltre 60 tipi di erbe e fiori diversi) danno una particolare fragranza al Parmigiano Reggiano, la più importante Dop del mondo. La diga oltre a poter diventare anche un luogo di attrazione turistica apporterebbe, secondo i più, una lunga serie di benefici, oltre a coprire i fabbisogni di acqua delle due intere province di Reggio e Parma. “L’abbiamo chiesta a più riprese”, continua Giulio, “Ma la sinistra continua sostanzialmente a non fare niente. Una grande delusione”. Motivo per cui ha deciso di dare fiducia al centrodestra. “A casa mia si cambia. Perché quando non si ottengono risposte. Quando ci si alza la mattina e si lavora con serietà come si è sempre fatto e non si ottiene niente, si cambia.”

L’impressione è che per gli operai di Reggio Emilia, la sinistra sia diventata il partito delle élite. Che scruta dall’alto i cittadini senza capire i problemi del popolo. Quando ancora il Movimento di Beppe Grillo era agli esordi, la corrente sembrava tirare i lavoratori verso i pentastellati. Oggi invece, per molti, il cambiamento si fa più radicale. Almeno per Antonio, che dopo aver aver votato il governo Renzi non ha dubbi: “Domenica voto Lega, sto con Lucia Borgnonzoni. Il mondo produttivo, il mondo artigianale, stanno scomparendo. Non ci sono più le condizioni per andare avanti. Mancano i fondi e di conseguenza la mano d’opera, ma nessuno fa niente per salvare questo settore”, ci confida Antonio amareggiato, “o ci credo nel cambiamento. È l’unica possibilità che abbiamo per dare una svolta”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/emilia-operai-scaricano-pd-non-ci-rappresenta-pi-1815747.html

L’assist di Mihajlovic alla Lega: “Tifo per Salvini e Borgonzoni”

L’allenatore del Bologna si schiera con la Lega in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna

Matteo Salvini è mio amico, ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del Milan.

Mi piace la sua forza, la sua grinta, è un combattente”. Sinisa Mihajlovic esce allo scoperto e fa il proprio endorsement al leader della Lega.

“Tifo per lui e spero che possa vincere in EmiliaRomagna con Lucia Borgonzoni, spiega nell’intervista rilasciata al Resto del Carlino. L’allenatore del Bologna sta combattendo da mesi come un leone contro un brutto male e come spesso gli capita non ha paura di esporsi. Neanche se si tratta di politica.

E infatti nella chiacchierata con il quotidiano locale, il serbo si lascia andare a parole al miele verso il segretario del Carroccio: “Mi ispira fiducia. Quello che dice, poi lo realizza. E il fare è sempre più raro nei nostri tempi. Matteo è uno tosto, fa quello che fanno i grandi nel calcio: se promette, mantiene. I grandi uomini fanno questo, nello sport e nella politica”.

Dunque, il mister dei rossoblù entra nel merito della tornata elettorale nella regione “rossa” per eccellenza, dove il centrosinistra governa senza sosta da cinquant’anni: “Cambiare tanto per cambiare non serve. Io posso solo dire che sono in Italia dal 1992 e anche se non è il mio Paese di origine, è come se lo fosse diventato. E, da allora, trovo l’Ialia peggiorata. Quindi bisogna avere idee e la forza di migliorare…”.

Da questo presupposto, ecco l’appoggio totale al capo politico della Lega e alla candidata (leghista) del centrodestra unito contro il dem Stefano Bonaccini: “Salvini è intelligente e capace, è all’altezza di guidare il Paese. E le donne – come Lucia Borgonzoni, ndr – beh le donne sono più forti degli uomini: l edonne hanno carattere, determinazione, riescono sempre: Lucia è una di queste donne. Non la conosco personalmente, ma so che sarà all’altezza. Bisogna avere coraggio nella vita e per cambiare serve coraggio. Io dico la mia opinione come persona, non do lezioni. Ma penso al carisma e a chi mi dà fiducia”.

L’ultima battuta dell’intervista di Mihajlovic al Carlino è dedicata alla querelle sul caso della nave Gregoretti e al processo a Matteo Salvini: “Normale. Silvio Berlusconi quanti processi ha avuto? È normale che quando cerchi di cambiare molte cose e magari usi metodi forti, qualcuno possa chiedere di valutare il tuo operato. Di Matteo io dico: ‘Fidatevi. E vedete quello che fa’”.

 http://www.ilgiornale.it/news/sport/lassist-mihajlovic-lega-tifo-salvini-e-borgonzoni-1815121.html

Grillini in fuga, Senato in bilico

Il gruppo M5s passa a 99 membri. E rischia di scendere ancora. I rosso-gialli così hanno 166 voti, solo 5 in più della maggioranza

All’inizio della legislatura, dopo il voto del 4 marzo 2018, i senatori del M5s erano 112. Oggi, dopo l’ultima defezione di Luigi Di Marzio, sono 99. Tredici in meno. Di questo passo, se l’esodo dovesse continuare, a rischiare seriamente sarà l’intera maggioranza. I rosso-gialli, infatti, che possono contare su 166 voti a Palazzo Madama, devono stare attenti a non scendere sotto la soglia di 161. Già oggi, però, Di Maio non può fare sogni tranquilli, perché tra i 166 senatori che sostengono il governo 6 di loro sono ex grillini passati al Misto. Bisogna comunque tener conto anche dei voti che possono arrivare in soccorso dai senatori a vita, almeno su tre di loro: Mario Monti, Elena Cattaneo e Liliana Segre.

Il problema in casa 5 Stelle ruota attorno alla figura del capo politico. I dissidenti sono sempre più insofferenti. Ormai i documenti con cui chiedono un passo indietro a Di Maio sono messi nero su bianco, senza paura di metterci la faccia in riunioni che un tempo venivano tenute segrete. I cosiddetti malpancisti, nei giorni scorsi sono usciti allo scoperto con il manifesto firmato da Emanuele Dessì, Primo Di Nicola e Mattia Crucioli, ai quali si sono aggiunti Gianni Marilotti, Cataldo Minnino e Giorgio Trizzino. C’è chi dice che sarebbero una ventina i grillini del gruppo di Palazzo Madama pronti a seguirli, anche se forse questo numero deve essere rivisto al ribasso. Alla riunione che si è tenuta mercoledì a Palazzo Valdina a Roma i partecipanti sarebbero stati diciotto. Erano presenti, tra gli altri, i senatori Mauro Coltorti, Giuseppe Auddino e i deputati Luigi Gallo (presidente della commissione Cultura vicino a Roberto Fico), Fabio Berardini, Elisa Siragusa e Jessica Costanzo…

Da https://www.iltempo.it/politica/2020/01/17/news/grillini-in-fuga-senato-in-bilico-1267565/

COS’È E DOVE VA L’IRAN di A. Vinco

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

Potenza imperialista persiana o Stato rivoluzionario?

Un significativo pezzo dello stimatissimo amico Moreno Pasquinelli merita alcune precisazioni.

Facendosi, almeno a nostro avviso, interprete di talune linee politiche del Nazionalismo sociale panarabo a centralità irakena, Moreno ritiene che la via strategica sovra-nazionale
e rivoluzionaria del Generale Soleimani abbia condotto l’Iran in un vicolo cieco, sarebbe stato perciò preferibile dare continuità alla via nazionalista persiana della cerchia di Ahmadinejad, la quale avrebbe portato al disimpegno iraniano sul teatro strategico mediorientale ed alla instaurazione di un nuovo Iran imperiale sciita a vocazione eurasiatica o pan-asiatica.

Ci meraviglia, in verità, che lo storico leader della Sinistra patriottica italiana Moreno Pasquinelli, le cui simpatie marxiste sono note, cerca come referente iraniano Ahmadinejad, guida del nazionalismo populista imperiale, e non la Sinistra radicale islamica continuatrice del pensiero “islamomarxista” di Alì Shariati. Ci riferiamo a figure di spicco vicine all’ex presidente Khatami quali Behzad Nabavi (fondatore dei Mojahedin dell’organizzazione islamica rivoluzionaria), Mostafa Tajzadeh, Moshen Armin, l’ex primo ministro Mousavi (che si ispirò a lungo al fochismo guevarista considerato “religioso”, antimaterialista e strategicamente ostile alla logica bipolare di Yalta), l’ayatollah Khoiniha che è stato capo della magistratura e Mehdi Karrubi (fondatore della società del Clero Combattente), tutte personalità politiche che sfidarono apertamente Ahmadinejad dandogli talvolta del “fascista populista”; ci riferiamo poi al Partito Mosakerat (“Partecipazione”), nato all’inizio del 2000, sebbene già presente come linea politica di fazione che metteva insieme la vecchia guardia degli “Studenti devoti alla linea dell’Imam Khomeini” che occuparono nel Novembre 1979 l’ambasciata statunitense, mentre il giovane Ahmadinejad, già allora su posizioni di destra radicale populista, premeva per l’occupazione dell’ambasciata sovietica ed il suo fronte politico era solito manifestare bruciando in piazza le bandiere sovietiche e quella britannica in ricordo dell’umiliazione russo-anglosassone del 1941. Il fronte riformista della Sinistra radicale islamica ha in passato fatto blocco con il Centro di Rafsanjani: l’obiettivo strategico era quello di affermare un modello cinese, in concreto tregua momentanea con l’Occidente e realizzazione di un Iran ultramoderno e sviluppato.

Significativa e fondamentale differenza tra la Destra rivoluzionaria populista (Ahmadinejad) o principialista (Soleimani) e la Sinistra radicale è rappresentata dal fatto che per le fazioni di destra l’antagonismo strategico con Israele e con l’Occidente anglosassone rimane la quintessenza dello Stato rivoluzionario islamico iraniano, mentre sia per il Centro sia per la Sinistra radicale si può su questo transigere su un piano meramente tattico, non di prospettiva ultima. Va precisato che riformismo, nel linguaggio politico iraniano e nella lotta di frazione, a differenza di quanto si pensa in Occidente non significa deislamizzazione o liberalizzazione occidentalista quanto la prospettiva di una “democrazia parlamentare islamica” — non presidenzialista e plebiscitaria come quella odierna — basata su principi socialdemocratici molto avanzati.

Se vi fosse un lettore iraniano che conosce bene le dinamiche interne che sta per caso leggendo mi perdonerà sicuramente per l’uso disinvolto che sto facendo di una terminologia italiana ed europea ma è evidentemente necessario per semplificare. Moreno formula infine tre domande da cui deduce che l’Iran non sarebbe la guida spirituale e politica di un Movimento antimperialista planetario, anche perché la martirizzazione del Generale Soleimani e di Abu Mahdi al Muhandis non avrebbe portato ad una rapida sollevazione delle masse arabe. L’Iran rivoluzionario non usa inoltre da decenni, in una dimensione geopolitica, termini come “sciita” o “sunnita”, “persiano” o “arabo”, proletario o capitalista: esistono invece un fronte degli Oppressi ed il fronte degli Oppressori.

Il fronte arabo-israeliano, né converrà Moreno, è sulla prima linea del Fronte degli Oppressori anche quando formalmente musulmano, “sunnita” e chi più ne ha più ne metta. Cosa hanno fatto i takfiriti e le grandi potenze musulmane “sunnite” se non buttare al macero la santa causa palestinese? Si dà però il caso che nella prima linea delle celebrazioni e degli onori ai caduti antimperialisti del 2 Gennaio vi fossero proprio organizzazioni palestinesi “arabe” e “sunnite”, che sino a poco tempo fa erano appunto oltremodo indicative – per la stessa Sinistra europea – della rettitudine ideologica di una posizione geopolitica rivoluzionaria.

Moreno non sembra viceversa dare eccessiva importanza a questo posizionamento di organizzazioni — come la Jihad Islamica Palestinese — che da decenni si trovano ben oltre la prima linea della lotta antimperialista, come non sembra considerare la stessa posizione della JIP sul nodo siriano e su quello takfirita. Cosa rappresentano i ragazzi di Piazza Tahir rispetto ad organizzazioni come Hamas o Hezbollah o JIP? Il rischio a tal punto è di far passare in sordina proprio quel piano strategico grande-Sionista da cui, con grande intelligenza, Moreno prende le mosse. Ha letto attentamente, Moreno, la Dottrina Oded Yinon che costituisce il centro da cui muove la sua analisi? Se sì, cosa pensa allora del fatto che già nel 1982 i grandi analisti sionisti sostenevano che le masse arabe mussulmane (“sunnite” come direbbe appunto Moreno) non costituivano un pericolo strategico se non sostenute da una potenza rivoluzionaria esterna o da uno Stato rivoluzionario con vocazione universalistica.

Se ancora la fiamma della questione palestinese è ben accesa a livello mondiale, non lo si deve allora allo Stato rivoluzionario islamico iraniano il quale, nonostante decenni di assedio rappresentato da ininterrotte guerra ortodossa e ibrida di ultima generazione, è ancora fermo, sul piano sostanziale, nella assoluta e flessibile fedeltà alla linea originaria di Imam Khomeini, per cui la liberazione di Al Quds era e sarebbe sempre stata il cuore strategico della Rivoluzione Islamica del popolo iraniano? I più di 10 milioni di iraniani che, caduto Soleimani, hanno scandito nelle piazze lo slogan per la liberazione di Al Quds possono essere messi sullo stesso piano dei takfiriti o dei ragazzi di Tahrir ?

Da https://sollevazione.blogspot.com/2020/01/cose-e-dove-va-liran-di-vinco.html?m=1

Conti correnti pignorati: il governo dichiara guerra ai poveri

Conti correnti pignorati: il governo dichiara guerra ai poveri

La dichiarazione di guerra ai contribuenti italiani è ufficiale. Giuseppe Conte l’ha confermata in occasione del suo incontro milanese con il sindaco Sala. Una serie di distinguo e poi l’ammissione. I conti correnti pignorati sono previsti nella nuova norma. “Sarà equiparato nella riscossione il sistema locale a quello nazionale”, ha confermato il premier. Si tratterà, dunque, di una stretta importante riguardo a tributi locali come Imu e Tasi. I sindaci italiani avranno, dunque, un’arma micidiale nel sistema di riscossione locale.

Addio Fisco amico, contribuenti sotto torchio

Ma come funziona il meccanismo dei conti correnti pignorati? Ecco spiegato in pochi passaggi.Attraverso l’articolo 96 della manovra finanziaria ci saranno nuovi strumenti in mano agli amministratori locali. I sindaci potranno, così, accelerare gli iter finalizzati alla riscossione di tasse e tributi non pagati. D’ora in poi, i Comuni potranno infatti, pignorare stipendi, conti correnti, fatture, immobili (ovviamente con l’esclusione della prima casa) e si potrà anche arrestare l’auto.
L’effetto concreto che la novità dovrebbe portare è che i sindaci o altre figure simili potranno ottenere l’esecuzione forzata con un solo atto, risparmiando, perciò, l’ingiunzione dopo l’accertamento. Al pari di quanto avviene per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sarà sufficiente, dunque, un atto unico di accertamento.

Conti correnti pignorati, la spiegazione sul Sole 24 Ore

Costantino Ferrara, presidente Associazione magistrati tributari della Provincia di Frosinone, lo ha scritto sul Sole 24 ore. “Negli anni passati la parola d’ordine per sistemare la casse dello Stato era «rottamazione». Ora, invece, il trend sembra pericolosamente derivare verso ipotesi di «prelievo forzoso» o «pignoramento del 730». E per essere ancora più chiara, il magistrato dipinge un quadro allarmante. «Queste misure sembrano pensate per affrontare un’ennesima guerra dei poveri, rivolgendo attenzioni ai piccoli contribuenti e lasciando inalterati i meccanismi delle big company che movimentano volumi del tutto differenti (anche sotto il profilo dell’evasione stimata). Al di là della reale portata delle stesse, va considerato poi l’effetto “terrorismo” sui cittadini, che paralizza l’economia ed incentiva, semmai, a comportamenti di segno contrario rispetto a quelli attesi».

Conti correnti pignorati, la spiegazione sul Sole 24 Ore

Costantino Ferrara, presidente Associazione magistrati tributari della Provincia di Frosinone, lo ha scritto sul Sole 24 ore. “Negli anni passati la parola d’ordine per sistemare la casse dello Stato era «rottamazione». Ora, invece, il trend sembra pericolosamente derivare verso ipotesi di «prelievo forzoso» o «pignoramento del 730». E per essere ancora più chiara, il magistrato dipinge un quadro allarmante. «Queste misure sembrano pensate per affrontare un’ennesima guerra dei poveri, rivolgendo attenzioni ai piccoli contribuenti e lasciando inalterati i meccanismi delle big company che movimentano volumi del tutto differenti (anche sotto il profilo dell’evasione stimata). Al di là della reale portata delle stesse, va considerato poi l’effetto “terrorismo” sui cittadini, che paralizza l’economia ed incentiva, semmai, a comportamenti di segno contrario rispetto a quelli attesi».

 

Nuovi ministri, primi guai per Conte: Gaetano Manfredi è indagato

Nuovi ministri, nuovi guai per Conte. Sul neo ministro della Università Gaetano Manfredi pende infatti una accusa di falso come collaudatore delle case che Silvio Berlusconifece costruire a L’Aquila. Lo scrive Il Tempo. «Dopo il rovinoso crollo di un balcone la procura de L’Aquila guidata all’epoca da Fausto Cardella mise sotto inchiesta nel 2015 37 persone. Fra cui proprio il futuro ministro che aveva fatto da ingegnere collaudatore la perizia sui materiali delle case scrivendo una relazione ritenuta falsa dagli inquirenti».

«Il processo però non è mai stato istruito per una serie incredibile di contrattempi: intervento della procura di Piacenza, rinvio in Cassazione, trasferimento definitivo a L’Aquila, giudice che si è a lungo ammalato, udienze continuamente saltate, errori di notifica, con il risultato che gli imputati sono rimasti in 29, Manfredi compreso. E l’udienza preliminare per stabilire l’eventuale rinvio a giudizio è stata fissata per il prossimo 5 febbraio 2020».

Però tutto potrebbe finire in  un nulla di fatto. «È praticamente scontato che con una udienza preliminare fissata a sei anni dall’inizio dell’inchiesta sui cosidetti “balconi marci” del Progetto C.a.s.e. de L’Aquila sia destinato per tutti i reati al colpo di spugna della prescrizione». Anche la nuova legge  di Alfonso Bonafede  non potrà intervenire sui procedimenti già avviati per il principio del favor rei.

La prescrizione rappresenta un paradosso per questo governo. «Certo che proprio un ministro di Giuseppe Conte possa salvarsi con la prescrizione sarebbe grottesco». A  meno che… «A meno che Manfredi stesso non faccia più o meno spontaneamente il gesto di rinunciarvi. Tanto più che vecchi ritagli di stampa sono iniziati a circolare vorticosamente dal pomeriggio della nomina nelle chat dei militanti e dei portavoce del M5s. Che pare gradiscano assai poco l’imbarazzante situazione…».

“Una contestazione puramente formale a tutte le commissioni di collaudo. Ma non ho fatto nulla di irregolare”.  Così ha dichiarato Manfredi al Corriere della Sera sul procedimento che lo riguarda.

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/nuovi-ministri-primi-guai-per-conte-gaetano-manfredi-e-indagato/

Gregoretti, il 68% degli italiani sta con Salvini. E boccia la giravolta Di Maio: “Opportunista”

Matteo Salvini, segretario della Lega Nazionale Salvini, durante un intervento pubblico a Chieti, 22 dicembre 2019. ANSA/FEDERICA ROSELLI

L’ennesima giravolta di Luigi Di Maio sul caso Gregoretti non piace agli italiani. Il 20 gennaio il Senato dovrà decidere il destino giudiziario di Matteo Salvini indagato per sequestro di persona e abuso

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/gregoretti-il-68-degli-italiani-sta-con-salvini-e-boccia-la-giravolta-di-maio-opportunista/

Il delirio di Prodi: «Lasciate nuotare in pace le Sardine»

La lontananza gioca brutti scherzi. In amore – cantava Domenico Modugno – «ti fa dimenticare chi non s’ama». In politica, invece, ha lo stesso effetto di uno specchio deformante. Chiedere, per conferma, a Romano Prodi. Lui era in Cinaquando gli è arrivata la notizia delle Sardine uscite dal mare per  affollare le piazze orfane della sinistra. «La mia reazione – racconta il Professore dai microfoni di Circo Massimo – è stata: per favore, lasciatele in pace, lasciatele nuotare». Fin qui tutto normale. L’effetto deformante arriva dopo, quando Prodi, esaurito il racconto, si avventura nelle analisi e nei paragoni scomodando i recenti disordini in Cile, la sommossa di Hong Kong, i gilet gialli di Parigi, le manifestazioni in Libano e le proteste in Iran.

Prodi intervistato da Circo Massimo

Che cos’hanno di comune queste tumultuose adunate con le tanto educate Sardine nostrane? È lo stesso Prodi a spiegarlo: «Sono tutte manifestazioni popolari senza un leader». Risultato: «Mentre la democrazia è in crisi ovunque e c’è questa specie di delega di autorità, i popoli reagiscono con queste grandi adunate spontanee». Messa così sembrerebbe un’analisi azzeccata. Sembrerebbe, appunto. Ma è l’abbaglio di un attimo. Giusto il tempo di accorgersi di un piccolo dettaglio capace però di fare la differenza. E che differenza! Quale? Semplice: in tutti i casi citati da Prodi i manifestanti sono scesi in piazza contro i rispettivi governi. E in qualche caso – leggi Hong Kong e Teheran – anche rischiando grosso.

 

Le Sardine manifestano contro l’opposizione. Come nelle democrature

In Italia, invece, caso unico nel mondo libero, le Sardine occupano le piazze non per criticare Conte, Di Maio e ZingaRenzi ma per dare addosso all’opposizione di centrodestra. Ci sarebbe da ridere se non facesse piangere. Già, perché manifestare per il governo con la benedizione del governo è roba da democratura non da democrazia. Lo sanno, i vari Santori e altri simil-leader della sua specie? Ma forse è davvero chiedere troppo. Forse ha ragione Prodi: lasciate nuotare le Sardine. Non fosse altro perché nell‘ecosistema marinoservono soprattutto ad ingrassare i pesci più grossi. Politicamente parlando, più che una metafora, una previsione.

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/il-delirio-di-prodi-che-difende-le-sue-creature-lasciatele-in-pace-le-sardine-lasciatele-nuotare/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Conte non si nasconde più: «Il mio cuore batte a sinistra». E svela di essersi “innamorato” del Pd

Il tono della voce. Il ciuffetto. Il modo di presentarsi. Sul web in molti gli affibbiano l’etichetta di cattocomunista. E lui, Giuseppe Conte, non fa nulla per togliersela da dosso. Anzi, ogni volta che apre bocca lo conferma. Com’è successo a DiMartedì.«Abbiamo un programma di governo riformatore ben articolato», ha detto con suo solito tono propagandistico. E quando gli viene chiesto se si senta meglio conla Lega o con il Pd al governo, risponde candidamente: «Senza scontentare nessuno, mi sento più confortevole con questo esecutivo».

«Avverto maggiore consonanza», ribadisce Conte. Ma il clou lo raggiunge immediatamente dopo: «Il mio cuore batte a sinistra? È vero, mi sono formato nel cattolicesimo democratico». E sul web un’altra valanga di sfottò al cattocomunista: «Ma dai, non l’avevamo capito…», scrivono ironicamente. Il premier giallorosso sottolinea: «Destra e sinistra sono un po’ superati come schematismo ideologico del Novecento. È chiaro che in questo contesto si è creata una polarizzazione tra la proposta delle forze di opposizione e quella delle forze di maggioranza».Incredibile (e patetico) l’attacco ai leader di Lega e Fratelli d’Italia. «Il loro è un linguaggio che non mi appartiene» dice Conte. «Mi batterò per un linguaggio garbato, non possiamo chiedere rispetto a cittadini se non diamo rispetto con le parole». Una sardina in pectore, quindi. Poi una frase che ha provocato altra ironia: «Non ho mai insultato Salvini», precisa. Poi aggiunge: «Il suo consenso sta scemando. Da cosa lo vedo? Dai sondaggi». Quali sondaggi, non si sa.«Io credo che – quando c’è una macchina comunicativa che è molto aggressiva, anche nel linguaggio, e quindi spinge molto sulle paure delle persone – e quando si soffia su quel vento, il vento si gonfia ma poi si sgonfia: è una parabola storica». Sulle prossime elezioni regionali, «cosa voterei in Emilia Romagna? Sicuramente non voterei centrodestra».

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/conte-non-si-nasconde-piu-il-mio-cuore-batte-a-sinistra-e-svela-di-essersi-innamorato-del-pd/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Il regalo di Conte al Pd: niente ricorso per l’Unità I debiti li paghiamo noi

Palazzo Chigi non si oppone alla sentenza Rimborserà 81 milioni al posto degli ex Ds

Il premier Conte fa un nuovo regalo agli alleati del Pd, di fatto costringendo gli italiani a saldare un debito pregresso dei democratici che ammonta a 81,6 milioni di euro.

Il regalo di Conte al Pd: niente ricorso per l’Unità I debiti li paghiamo noi

Palazzo Chigi non si oppone alla sentenza Rimborserà 81 milioni al posto degli ex Ds

Il premier Conte fa un nuovo regalo agli alleati del Pd, di fatto costringendo gli italiani a saldare un debito pregresso dei democratici che ammonta a 81,6 milioni di euro.

La presidenza del Consiglio dei ministri non ha infatti proposto appello contro le tre sentenze del tribunale di Roma che la condannano a pagare alle banche creditrici i debiti di Unità spa, assunti anni fa dal partito dei Democratici di Sinistra che allora aveva nelle sue file moltissimi dei dirigenti e parlamentari che oggi sono nel Pd. Appello invece promosso dagli attuali dirigenti dei Ds i cui rappresentanti (che non sono quelli di allora) a breve protesteranno per la questione di fronte a Palazzo Chigi. In un altro giudizio ancora in corso, l’onorevole Piero Fassino e l’ex senatore Ugo Sposetti, entrambi nel Pd, continuano a sostenere di essere ancora il segretario e il tesoriere dei Ds, scontrandosi di fatto con gli attuali vertici. Una questione che dovrebbe mettere in imbarazzo anche al segretario del Pd Nicola Zingaretti.

I crediti sono quelli vantati da alcune banche nei confronti del partito dei Democratici di Sinistra, per 13.097.893,25 euro (Intesa), 22.123.363,63 euro (UniCredit e Carisbo), 14.086.943,36 euro (BNL) e 23.459.238,43 euro (Efibanca spa). Crediti garantiti dalla presidenza del Consiglio dei ministri e che sarebbero dovuti agli istituti bancari in forza dell’«atto aggiuntivo a contratto di finanziamento», rogato per atto pubblico il 3 agosto 2000.

L’obbligo della presidenza del Consiglio dei ministri si fonda sul preteso diritto delle banche di escutere la «garanzia primaria e solidale» prestata dallo Stato. Le banche nel 2014 chiesero al tribunale di Roma l’emissione dei relativi decreti ingiuntivi a carico della presidenza del Consiglio, oltre interessi di mora nella misura convenzionale, a decorrere dall’11 ottobre 2011 fino al momento del pagamento, nonché le spese e i compensi del procedimento, sostenendo che l’amministrazione fosse obbligata alla restituzione degli importi a titolo di garanzia. Gli istituti di credito hanno chiarito che i «crediti residui» ingiunti sono il rimanente derivante dalla somma «ristrutturata» e «accollata» dai suddetti «partiti», dedotte le somme nel frattempo incassate e derivanti dai ratei di finanziamento pubblico ai partiti spettanti allo stesso partito dei Ds.

L’escussione della garanzia dello Stato è stata quindi determinata dall’inadempimento dei Ds in ordine al puntuale pagamento delle rate dovute alle banche che, visto l’inadempimento del debitore principale, si sono avvalse del «diritto di ritenere insoluti i finanziamenti erogati».

La presidenza del Consiglio ha proposto opposizione sul presupposto che il partito dei Ds non è affatto incapiente in quanto possiede migliaia di immobili, fittiziamente intestati con atti di donazione a decine di fondazioni sparse per l’Italia. Gli immobili dati in garanzia su richiesta, allora, della presidenza del Consiglio, corrispondono in molti casi alle sedi del Pd. Il giudice di Roma ha affermato che il comportamento dei Ds rivela «condotte elusive (e forse fraudolente)» e che «delineano un quadro di particolare responsabilità del debitore principale» ovvero il partito dei Democratici di Sinistra. In particolare, dalla relazione tecnica del tribunale è emerso che l’elenco di immobili consegnato dai Ds alla presidenza del Consiglio, all’atto del trasferimento della garanzia, coincideva esattamente con quello dei beni ceduti dall’Unità alla società Beta immobiliare e non ai Ds.

In conclusione, la garanzia è stata illegittimamente trasferita sulla base di informazioni false fornite alla presidenza del Consiglio dai dirigenti dell’epoca del partito.

Secondo il tribunale di Roma spetta alla presidenza del Consiglio far dichiarare nulli tutti gli atti di donazione in favore delle fondazioni. Conte lo farà o pagherà e basta? Nel frattempo, nel tentativo di poter recuperare il patrimonio del partito e per pagare le banche, le sentenze sono state impugnate dal nuovo tesoriere del partito dei Democratici di sinistra Carlo D’Aprile.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/regalo-conte-pd-niente-ricorso-lunit-i-debiti-li-paghiamo-1797336.html

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