L’amor patrio ai tempi del colera


La quarantena e la segregazione globale degli italiani ci costringe a riscoprire il nostrano, a rifare i conti con la vita nazionale e il madre in Italy. Ma per gli antipatrici, la patria non esiste; è ovunque, come il coronavirus.

Ho ricevuto un libro, l’ennesimo direi, contro l’amor patrio e i suoi fratelli e fratellastri: sovranità, identità, confine, nazionalismo, radicamento. Non vi dirò il nome dell’autore e il titolo del libro per due ragioni. La prima è che si tratta di una dura requisitoria contro chi difende l’amor patrio ma non un autore, non un testo che difenda le radici, le tradizioni, le identità è citato e confutato. Il nemico è solo disprezzato ma non è degno neanche di essere nominato e magari letto, prima di esecrarlo. Se ne fa la caricatura, senza confronto. Dunque, applicando il codice di Hammurabi o il codice mafioso, restituiamo omertà all’omertà e citiamo le tesi senza degnarci di citare l’autore e l’opera.

La seconda ragione è che non ha senso citare l’autore perché i suoi argomenti sono la ripetizione infinita di quello che che abbiamo letto mille volte, ogni giorno, contro la patria, l’identità, le radici, in articoli, testi, prediche varie. Perciò parliamo di Autore Unico, Uniforme o Conforme, variante aggiornata dell’Intellettuale Collettivo. Il libro in questione, per catturare i lettori sensibili al tema, finge in copertina di sposare la critica alla modernità che ci vuole tutti sradicati; ma poi si svolge contro ogni patria e radice, secondo il Canone Stabilito.

Gli argomenti li conosciamo tutti perché dappertutto ci vengono somministrati: ciascuno ha tante radici, ognuno ha variabili identità, patrie multiple in origine e in transito; si è tutti un po’ meticci e nomadi. Siamo tutti espatriati, mescolati, globalizzati; un luogo vale l’altro, le patrie come le identità si possono costruire e disfare seduta stante; sono invenzioni, falsità. Altro che solidi principi e saldi fondamenti. L’Autore Unico si sporge a dire che per la sua generazione (parla a nome del Collettivo) il tricolore era solo “l’infame stemma del neofascismo”. Più della patria, scrive, a loro interessava il Vietnam, le Guardie rosse, il Black power, ecc.

Siamo tutti sradicati, ripete l’omelia dell’Autore Unico, ma ciascuno in modo diverso, perché dietro il Collettivo resta l’individualismo. I confini sono buoni solo se sono un passaggio, sono cattivi se sono barriere: ma la funzione dei confini è duplice, servono come protezione e come luogo di scambio, marcano una linea e insieme un passaggio di frontiera. Citando come di rito Umberto Saba, l’Autore Conforme ripete: “patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia”. La stessa frase si potrebbe recitare, senza perdere valore e vigore, applicandola alla comunità, al socialismo e al comunismo: stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia. Ma questo l’Autore Unico non lo contempla. Anzi, il colpo finale è da duo Boldrini-Fiano: “ragionare in termini di noi e loro è l’anticamera del razzismo”: ecchelà, direbbe il romanesco, il solito teoremino secondo cui si comincia a riconoscere un valore al noi, alla comunità, all’amor patrio e si finisce diritti ai campi di sterminio, o in alternativa alle leggi speciali che prevengono il passaggio funesto, uccidendo quei germi allo stato di opinioni.

Ora, finito il catechismo, proviamo a ragionare. Il mondo non si divide tra il Bene e il Male; non credo che chi ama o dice di amare la propria patria sia per questo un eroe o una persona per bene. Né il contrario. Le canaglie stanno da tutte le parti, persino sotto la tonaca. E non tutti gli argomenti qui sbrigativamente sintetizzati (ma l’Autore tratta ancor peggio quelli di chi non la pensa come lui) sono grossolani, sbagliati, falsi.

Amare la propria patria, coltivare l’identità e le radici, tenere alla sovranità, riconoscere valore alla tradizione, non significa negare che in tutti noi ci sono radici plurime, esperienze varie, attraversamenti, sintesi e tutto il resto. Folle e impraticabile ogni rigida autarchia, ogni idea del patriottismo come tribù, etnia chiusa. Ma ciascuno di noi si riconosce in un’origine, come si riconosce in una paternità e una maternità. Può rielaborarla, ridiscuterla, vivere esperienze diverse, ma quel fondamento resta. E proprio in una società globale e spaesata come la nostra si avverte il bisogno di un luogo protettivo, comunitario, caldo ed evocatore. Non per negare il globale ma per darvi un solido contrappeso, per bilanciare il divenire con l’essere, la fuga con la radice. Non andrò più in fondo nel tema, a cui ho dedicato saggi. L’amor patrio è un bene, una virtù, non è una malattia, non è un crimine, non è un atto ostile verso nessuno. È senso comunitario, diritto/dovere civico ma anche amore per la storia e la memoria, per l’infanzia e il paesaggio, per la cultura e per l’arte, a partire da quella del tuo paese. E questo vale sempre, ma ancor più vale in epoca di globalizzazione. E non solo: vale ancor più nel tempo della pandemia, del contagio globale. È una forma di sicurezza, un rifugio affettivo non infettivo, comunitario non immunitario. La nostra umanità passa da quei legami naturali e culturali, civili e religiosi, territoriali e linguistici, come ci hanno detto fior d’autori, poeti e pensatori. Proteggere un’identità, una società, un’economia, seguendo il principio di prossimità, è un atto positivo, pensato a fin di bene.

Il dialogo tra ciechi finisce qui. Resta vivo il dialogo con chi ascolta, pensa, dubita. Ognuno ha bisogno di un luogo che sente come la sua casa, la sua patria, la sua origine. Non mi convincerà nessuno che quel delicato eppur intenso amore sia una male da sradicare o un virus da isolare.

MV, La Verità 4 marzo 2020

Da

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/lamor-patrio-ai-tempi-del-colera/

 

Se l’aborto è libertà e la maternità è schiavitù…

Uno dei campi di battaglia, tanto per chi difende la vita, quanto per chi la combatte è senza dubbio quello della comunicazione. Lo dimostrano i tanti manifesti che, specialmente negli ultimi anni, sia gli abortisti che i pro life affiggono per sensibilizzare la popolazione.

Da Life News ci giunge ora la notizia di un nuovo grande manifesto comparso nella piccola città texana di Waskom con su scritto: «L’aborto è libertà» e l’indirizzo del sito needabortion.org. Si noti che, per via della Giornata dell’Indipendenza, quella strada sarà molto trafficata e il manifesto potrà essere visto da molti, specialmente per far pubblicità a chi, nella confinante Louisiana, vuole abortire e non può farlo, a causa della legislazione che vieta l’aborto dopo il primo battito cardiaco.

Bel business, quindi, per le cliniche abortiste di Waskom, che moltiplicherebbero, così, il loro “lavoro” e, soprattutto, le loro entrate, sulla pelle di donne e bambini. Guardando, però, al messaggio del manifesto, sorgono spontanee alcune domande. Anzitutto, se l’aborto fosse “libertà”, la maternità cosa sarebbe, una schiavitù? E poi, l’aborto è libertà da cosa? Un figlio è forse una minaccia, qualcuno da cui dover essere liberati?

Una donna che ricorre all’aborto per le più disparate difficoltà nel tenere con sé il bambino, se non viene aiutata da nessuno, sarebbe davvero “libera” di abortire? Non è, piuttosto, “costretta” all’aborto? È “libera” di abortire una donna che non viene informata sulle gravissime conseguenze che questa pratica può arrecare alla sua salute fisica e psichica?

In ultima analisi, resta una constatazione. A differenza di un manifesto abortista, come quello di cui abbiamo parlato, che esprime un’opinione, manifesti pro life come quello di ProVita, si limitano a mostrare una verità: «Tu eri così».

E se tale verità è stata tanto calunniata è per una sola ragione: perché è scomoda.

Luca Scalise

da: Life News

fonte – https://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/se-laborto-e-liberta-e-la-maternita-e-schiavitu/

Elezioni Europee: denigrare la famiglia fa perdere voti. Vero, Di Maio?

Le elezioni europee si compiono nel segno di una tenuta delle forze di governo ma con proporzioni rovesciate. Rispetto alle Politiche di un anno fa, la Lega raddoppia i consensi e vola dal 17% al 34%, mentre, al contrario, il M5S crolla dal 32% al 17%. Risale la china il Pd (dal 19% delle politiche al 23%), cresce Fratelli d’Italia (dal 4% al 6%), cala invece Forza Italia (dal 14% al 9%).

Nella prospettiva di Pro Vita & Famiglia è impossibile non notare una crescita delle liste che hanno mostrato un atteggiamento favorevole (o quantomeno non ostile) ai principi della vita, della famiglia e della libertà d’educazione. Lega e Fratelli d’Italia, che hanno complessivamente guadagnato il 19% dei consensi, sono le formazioni politiche che hanno espresso il maggior numero di candidati firmatari del Manifesto di Pro Vita & Famiglia.

In attesa di conoscere i nomi degli eletti al nuovo Europarlamento, va preso atto che la debacle pentastellata si associa a una costante del dibattito politico da una dozzina d’anni a questa parte. Lo sanno bene Renzi e il Pd, che, dopo l’approvazione delle unioni civili all’inizio del 2016, iniziarono a perdere tutte le elezioni amministrative, incassando la storica sconfitta al referendum costituzionale, fino al minimo storico del 18,7% delle Politiche dello scorso anno. “#Renziciricorderemo” è l’indimenticato striscione esposto al Family Day del 30 gennaio 2016: gli elettori furono di parola e castigarono severamente alle urne il Partito Democratico e tutti i suoi alleati di governo. In quell’occasione, l’aggravante fu rappresentata dall’intromissione del governo in un Ddl Cirinnà che, per quanto eticamente inaccettabile, nasceva in ambito squisitamente parlamentare: Renzi promise che non avrebbe messo la fiducia sulle unioni civili, salvo poi rimangiarsi clamorosamente la parola.

Un precedente era stato il primo tentativo di approvazione delle unioni civili (allora chiamate Dico) nel 2007: il Ddl Bindi-Pollastrini venne però contestato dal primo Family Day nel maggio di quell’anno e venne quindi accantonato. All’inizio dell’anno successivo il Governo Prodi veniva sfiduciato e alle elezioni politiche del 2008, il centrosinistra subiva una pesante sconfitta alle Politiche.

Una dinamica simile si è ripetuta in occasione delle Europee 2019. Almeno quattro sono state le esternazioni contro la famiglia del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Welfare, Luigi Di Maio. «Si prepara un festeggiamento di un nuovo medioevo che io non vado a festeggiare», dichiarò di Maio lo scorso 14 marzo, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’imminente Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona. E rincarò la dose: «Benedico tutte le istruttorie che hanno aperto a Palazzo Chigi per tornare indietro su quel patrocinio». Riferito ad alcune associazioni coinvolte nella promozione del Congresso, disse: «Più che destra sono degli sfigati. Quella visione della donna sostanzialmente mero angelo del focolare non rappresenta niente della cultura del M5s. Chi vuole tornare indietro ne risponderà alla storia, neanche agli elettori».

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Il piano concreto per la Famiglia del Ministro Fontana: “Lavoriamo per questo obiettivo…”

Solo ieri la bocciatura del piano per le famiglie da parte del Ministero dell’Economia, quel piano che Di Maio aveva tanto sbandierato in opposizione ai suoi alleati di governo. Ma c’è un piano concreto e realizzabile a cui lavora il Ministero della Famiglia. 300 euro mensili a figlio è la proposta avanzata dal ministro Lorenzo Fontana, che dovrebbe concretizzarsi in un decreto legge. «Lavoriamo per questo obiettivo», ha dichiarato Fontana a Pro Vita e Famiglia. «Mi auguro che tutti abbiano a cuore la famiglia anche dopo la campagna elettorale».

Martedì scorso, il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, aveva gelato le speranze delle famiglie riguardo al progetto di Luigi Di Maio: 150 euro mensili a famiglia è una «proposta senza alcuna copertura economica», ha detto Tria riguardo a quanto promesso dal vicepremier al Forum delle Associazioni Familiari. L’idea di Di Maio era quella di reinvestire i soldi avanzati dal reddito di cittadinanza in un nuovo assegno per le famiglie.

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Miracolo a Verona: in coma, si risveglia prima dell’espianto

Solo di un miracolo può trattarsi, né sanno spiegarselo diversamente i medici che hanno assistito al risveglio improvviso e insperato di Lorenzo Mori, 17 anni, in coma profondo.

Ma l’aspetto più singolare è che Lorenzo ha ripreso pienamente coscienza proprio mentre i medici stavano per sottoporlo all’espianto degli organi.

Il ragazzo era ridotto in condizioni gravissime a causa di un terribile incidente, lo scorso 20 dicembre, mentre stava andando a scuola, in sella al suo scooter: l’impatto frontale con una Mercedes l’aveva sbalzato dal motorino, all’incrocio tra via Da Mosto, viale Cristoforo Colombo e via Pancaldo. Nonostante il casco, aveva riportato danni cerebrali e respiratori gravissimi, tanto da escludere ogni possibilità di guarigione. Per questo motivo i genitori avevano acconsentito all’espianto degli organi, ma evidentemente, la “Vita” aveva deciso diversamente per lui: come ha scritto, nei giorni scorsi, il quotidiano L’Arena di Verona: Lorenzo si risveglia, apre gli occhi, si muove e addirittura parla. Ed è così che, se cinque mesi fa era considerato praticamente morto, ora è tornato di nuovo a scuola. Continua a leggere

Mega manifesto anti aborto: ‘Prima dell’ambiente, salviamo i bambini’

La gigantografia di un embrione dedicata all’attivista Greta Thungerg.

E’ destinata a far discutere la straordinaria iniziativa di “Pro Vita e Famiglia”. L’organizzazione ha infatti disposto l’affissione di un mega manifesto (il più grande d’Italia), in via Tiburtina,a Roma. Si tratta della gigantografia a colori dell’ecografia di un’aspirante madre. Protagonista dell’iniziativa è Michelino, 11 settimane, che si sta preparando a venire al mondo.

Non solo un’immagine, ma anche un messaggio quasi provocatorio rivolto all’attivista ecologista Greta Thunberg: “Cara Greta se vuoi salvare il pianeta, salviamo i cuccioli d’uomo. #Scelgolavita“.

Il manifesto è comparso nelle scorse ore e subito l’organizzazione ne ha rivendicato la paternità: “Noi scegliamo Michelino – Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente anche del Congresso Mondiale delle Famiglie -, ci battiamo per la vita di tutti, senza discriminazioni in base all’età o alla fase di sviluppo. Non ci fermeranno”.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/mega-manifesto-anti-aborto-prima-dellambiente-salviamo-i-bambini/

Ohio: aborto sarà reato già dopo il primo battito di cuore fetale

Se negli Stati a guida democratica (New York, Vermont), la buriana abortista sembra avanzare senza ostacoli, tutt’altro vento sta soffiando nei territori a guida repubblicana. L’esempio recente più emblematico è quello dell’Ohio, dove il governatore Mike DeWine ha annunciato la sua firma ad una storica restrizione: dopo il primo battito cardiaco fetale accertato, l’aborto non sarà più possibile. Il provvedimento è stato votato mercoledì scorso dalla Camera dei Deputati statale con 56 voti favorevoli e 39 contrari, dopo che, lo stesso giorno, il Senato si era espresso con 18 voti favorevoli e 13 contrari.

 In questo modo l’Ohio si allinea ad altri cinque Stati americani che hanno approvato analoghe restrizioni, sebbene in due casi siano state rigettate dalle Corti statali. Attraverso la tecnologia degli ultrasuoni transvaginali, nel feto il battito cardiaco può essere rilevato già intorno alla quinta o sesta settimana di gestazione: un momento in cui, molte donne ancora non si accorgono della loro gravidanza. Il progetto di legge pro life dell’Ohio, inoltre, non prevede eccezioni né per lo stupro né per l’incesto. Anche per queste ragioni, i democratici e gli abortisti hanno annunciato ricorso. A loro avviso, l’impianto della nuova legge statale contrasta apertamente con i principi della sentenza Roe vs Wade.

«Ho il timore che molti dei nostri ragazzi possano andare via, rischiamo di perdere molti giovani che non vogliono vivere in un’atmosfera oppressiva», ha dichiarato enfaticamente la deputata democratica Michele Lepore-Hagan. Di tutt’altro avviso, la parlamentare repubblicana Candice Keller, che ha definito la proposta di legge come «la più compassionevole che abbiamo mai approvato».

La deputata repubblicana ha poi aggiunto: «Se davvero vogliamo dare potere alle donne dell’Ohio e di questo Paese, dovremmo iniziare a dire la verità sull’industria dell’aborto e sugli enormi profitti che se ne traggono sulla pelle delle donne». Va anche detto, a onor del vero, che durante la precedente legislatura, sempre in Ohio, una normativa simile era già passata due volte ma, in entrambe le occasioni, l’allora governatore John Kasich, anch’egli repubblicano, in controtendenza con la sua maggioranza parlamentare, aveva posto il veto, onde prevenire un eventuale giudizio di incostituzionalità.

Luca Marcolivio

fonte – https://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/ohio-aborto-sara-reato-gia-dopo-il-primo-battito-di-cuore-fetale/

America sempre più ‘pro life’, arrivano nuove restrizioni sull’aborto

Molti gli Stati pronti a seguire le indicazioni del presidente Donald Trump, da sempre impegnato a favorire la natalità.

Gli Stati Uniti si riscoprono “pro life”. La novità di questo 2019 sembra essere quella di una comunità americana sempre più contraria all’aborto e pronta a sostenere politiche che sfavoriscono le interruzioni volontarie di gravidanza. L’appello fatto in tal senso dal presidente della repubblica Donald Trump, durante il discorso di inizio anno sullo Stato dell’Unione, sembra aver avuto successo.

Lo scorso giovedì in Ohio (stato a guida repubblicana) è entrata in vigore una legge che prevede nuove restrizioni sull’aborto. La gravidanza non potrà più essere interrotta dopo il primo battito cardiaco del feto, che di solito coincide con le prime sei settimane di gestazione. I medici che violeranno questa legge incorreranno nel rischio di un anno di carcere e multe dai 2500 ai 20mila dollari.

Ma quello dell’Ohio non è un caso del tutto isolato. Nuove disposizioni simili a favore della natalità sarebbero in cantiere in altri stati guidati da governatori repubblicani, come il Tennessee, il Texas, la Georgia,  il Mississippi e il Kentucky.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/america-sempre-piu-pro-life-arrivano-nuove-restrizioni-sullaborto/

Aborto, unioni civili e divorzio: quel che resta del Congresso di Verona

Riflessioni e commenti su quanto emerso dalla tre giorni dedicata alla famiglia naturale. Dove è arrivato a spingersi lo stato italiano fino ad oggi.

Ho letto con attenzione le considerazioni del mio amico Massimo Viglione sul Congresso Mondiale delle Famiglie che si è svolto a Verona. Si tratta di una seria riflessione che non può essere archiviata con sufficienza e che, anzi, merita una giusta attenzione.
I rilievi che pone in un’ottica costruttiva sono, infatti, tutt’altro che infondati.
Al netto dell’importanza del Congresso, dell’ottimo lavoro scientifico svolto nei workshop, e soprattutto della mobilitazione di piazza del popolo delle famiglie – anche in reazione ai beceri e scomposti attacchi –, due parole vanno dette in merito a quanto osservato da Viglione.

1) La legge 194/78 resta una legge assolutamente ingiusta in quanto legittima un «crimen nefandum», un delitto abominevole, giusto per citare un documento conciliare come la Gaudium et Spes (n.51). Anche da un punto di vista razionale, la soppressione di un essere umano indifeso e innocente non può mai trovare giustificazione normativa in una società degna di questo nome. Né si può invocare l’asserito diritto della donna a disporre del proprio corpo, giacché attraverso l’aborto la madre dispone del corpo di un altro essere umano, suo figlio.
Alla luce di quanto detto, è chiaro che se dipendesse da Viglione e da me una simile legge sarebbe abrogata domani mattina.
Il punto è che in Italia non vige (qualcuno potrebbe dire ahimè) un duumvirato con poteri assoluti, per cui l’immediata abrogazione tout court della legge non appare oggettivamente realizzabile.
Oggi, purtroppo, non esistono le condizioni culturali e politiche (in termini di voti parlamentari) per una simile auspicabile ipotesi. Occorre sempre essere realisti per evitare la trappola dell’utopia. Continua a leggere

Vita e famiglia: ecco la nuova polarizzazione ideologica

Accade a volte che le reazioni ad un fenomeno culturale e politico più sono veementi ed estreme e più rivelano quanto quel fenomeno stia toccando nervi molto sensibili e strati profondi di una società. E pongano in evidenza come intorno al tema sollevato da quel fenomeno si stiano ridefinendo i conflitti di forze e gli schieramenti ideologici in un determinato momento della storia.

Proprio questo è accaduto negli scorsi giorni a proposito del Congresso mondiale delle famiglie tenutosi a Verona. La violentissima campagna di denigrazione, contestazione, intimidazione scatenatasi contro l’evento – ma anche, dall’altra parte, il deciso endorsement nei confronti di esso da parte di leader politici della destra come Salvini e la Meloni – sono il segno inequivocabile del fatto che quelli connessi alla famiglia, alla maternità, alla sessualità rappresentano oggi più che mai temi centrali del dibattito politico nel nostro paese, come in tutto l’Occidente.

Gli issues “biopolitici” – tutti quelli connessi alle pulsioni istintuali primarie così come alla genesi, cura, manipolazione della vita – cominciarono ad irrompere nella dialettica politica delle democrazie industrializzate con la ribellione giovanile degli anni Sessanta e Settanta, sovrapponendosi e sostituendosi a quelli economici e sociali, e da allora la loro rilevanza è andata crescendo sempre più, fino a costituire, come si vede oggi, uno tra i principali spartiacque tra l’identità politica delle sinistre e delle destre. Continua a leggere

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