È una finta crisi: annunciata ma non dichiarata

DEL PROF. DANIELE TRABUCCO

“FINTA” CRISI, FIDUCIA E QUESTIONE DI FIDUCIA.

Daniele Trabucco*

Il ritiro di due Ministri e di un sottosegretario di Italia Viva dal Governo Conte II ha comportato una forte tensione all’interno delle forze politiche di maggioranza parlamentare, ma, sul piano strettamente formale, non c’è alcuna crisi.

Infatti, nessuna delle due Camere ha approvato una mozione di sfiducia ai sensi dell’art. 94 della Costituzione repubblicana vigente (c.d. crisi di Governo parlamentare), né, a seguito delle dimissioni degli esponenti “renziani” nella compagine governativa, ci sono state le dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. avv. Giuseppe Conte (c.d. crisi di Governo extraparlamentare).

Siamo, dunque, in presenza di una “non-crisi”, o meglio di una crisi annunciata ma non dichiarata.

L’Esecutivo, dopo la comunicazione alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica, pone la questione di fiducia (istituto giuridico diverso dalla mozione di fiducia) su uno degli atti di indirizzo presentati, o meglio su una delle risoluzioni.

Si passa, in seguito, alle dichiarazioni di voto e alle votazioni per appello nominale.

Solo se la risoluzione, su cui il Governo della Repubblica ha messo la questione di fiducia, non dovesse venire approvata, Conte sarebbe obbligato a salire al Quirinale per dimettersi.

A Palazzo di Montecitorio non sono mancati i “responsabili/costruttori” (l’ On. Renata Polverini ha votato a favore, lasciando il gruppo parlamentare di Forza Italia come molti ex pentastellati che non intendono perdere lo scranno fino al 2023), a Palazzo Madama vedremo la stessa cosa.

* Costituzionalista

DA

È una finta crisi: annunciata ma non dichiarata

I responsabili? Un’invenzione di Mattarella

È Sergio Mattarella il ‘novello Richelieu’ dei cosiddetti “costruttori”, pur di riuscire a traghettare questa maggioranza e questo Presidente del Consiglio fino alla fine del suo mandato e rigiocarsi il rinnovo. Infatti il Premier, appena fuori dal Quirinale, dopo le botte di Renzi, si presenta ancora più sicuro ed arrogante del solito. Ma questa volta l’operazione difficilmente riuscirà perché è in mano a politici di lungo corso, ben collegati con il Partito Popolare Europeo, che conoscono da tempo limiti e virtù di Mattarella e non si fanno certo blandire dalle promesse del Colle e dai sorrisetti melliflui e profumati di ‘Giuseppi’, sempre più orfano di Trump.

Conte il traditore

In più, non si fidano di Conte, visto che sinora si è sentito in un ‘Truman show’, ha tradito tutti i suoi alleati, a cominciare da Matteo Salvini, ed ha trattato con supponenza leali compagni di viaggio come Nicola Zingaretti e soprattutto Luigi Di Maio che l’ha messo al mondo. Del Capo dello Stato i “costruttori” ricordano bene quando vide di buon occhio la nascita di Ala da parte di Denis Verdini per poi costringere Paolo Gentiloni, mentre era al Colle con la lista dei ministri, a non far entrare nel governo alcun rappresentante di quel movimento appena costituito. I “costruttori” sono pronti, hanno già i numeri in tasca, ma solo per favorire una vera area di centro, cattolica, garantista e liberale, che possa magari aggregare anche in un secondo momento Italia Viva di Matteo Renzi e qualche scampolo più ragionevole del Movimento Cinque Stelle.

Conte invece, che ha sempre fatto del rinvio la sua unica vera arma, con appassionate telefonate notturne pretende subito i voti in Parlamento senza volersi neppure dimettere e poi si vedrà. È dall’estate scorsa che, tra le ridicole task force, Colao e gli Stati generali, tiene bloccato il Paese. E pure sul Recovery fund, scritto e riscritto ogni notte all’impazzata dal Mef con numeri a casaccio, l’Europa ormai vuole chiarezza perché non si fida più dell’accoppiata Conte-Gualtieri che fino ad ora ha solo impegnato 150 miliardi di euro senza alcuna strategia economica. Tanto che, appena entrata in vigore la Legge di bilancio, tutta in deficit e con incentivi a pioggia, il Governo ha già in animo di distribuire, con lo stesso scriteriato metodo random, altri 32 miliardi.

Disastro giallorosso

Al Quirinale sanno benissimo che Ursula Gertrud von der Leyen considera il Piano fatto dall’Italia assolutamente insufficiente, senza un elenco puntuale degli investimenti, opera per opera, come hanno fatto con precisione chirurgica gli altri Stati.

L’opinione della Commissione è che l’Italia, con questo esecutivo aggrappato ad una manciata di voti e una burocrazia paralizzata, non è in grado di portare avanti le opere necessarie per far ripartire il Paese, rischiando di innescare una ancora più devastante crisi economica che potrebbe far saltare l’intera Europa. Del resto l’Italia, a parte lo storytelling montato da Casalino, anche sul Covid, con il pasticciaccio di tamponi e vaccini è il fanalino di coda nel mondo. Secondo un rapporto riservato dell’Oms, siamo la Nazione che, pur avendo applicato la formula più costante e restrittiva di lockdown, ha il più elevato tasso di mortalità, soprattutto in rapporto a Brasile e Stati Uniti che hanno imposto chiusure solo in minima parte.

Per Conte, dopo la sonora sconfitta del derby calcistico della sua Roma contro l’odiata Lazio, inizia una settimana di fuoco che rischia di rimandarlo a fare l’avvocato con le adorate polacchine ai piedi. A Mattarella, che crede tanto nei “costruttori”, per essere credibile non resta che concedere la grazia a Verdini che dei “responsabili” è stato il martire assoluto.

Luigi Bisignani, Il Tempo 17 gennaio 2021

DA

https://www.nicolaporro.it/i-responsabili-uninvenzione-di-mattarella/

E ora cacciate Conte, l’autocrate in pochette

Si può scrivere finalmente a chiare lettere, quello che tutti i leader, da Zingaretti a di Maio, dicono sottovoce e cioè che il Premier Conte è incapace di svolgere la funzione di Presidente del Consiglio? Si può dire quello che tutti pensano, dal Quirinale alla Corte dei Conti, che mai nella sua storia, Palazzo Chigi, ha vissuto un’incomunicabilità tra i Ministeri come quella attuale? Che mai i Ministri della Repubblica sono stati così distanti tra loro, che si presentano alla cieca nelle riunioni notturne di Consiglio? Che mai i testi legislativi sono usciti così raffazzonati e azzeccagarbugliati dalla Presidenza del Consiglio? Che mai le tabelle macroeconomiche sono state riscritte secondo i like dell’ultimo minuto all‘insegna della filosofia grillina?

Politica dei bonus

Con l’allergia ad ogni investimento, i bonus demagogici a pioggia e una smania di interventismo pubblico in economia che sta rischiando di affondare anche le più solide aziende di Stato. Dopo aver distrutto i conti pubblici con un deficit che viaggia verso il 12% del Pil, il debito oltre il 160%, le imprese, che il Pil dovrebbero generarlo, che chiudono anziché assumere e le giovani generazioni, che dovranno ripagare il debito, che crescono senza istruzione e senza futuro a causa della spregiudicatezza del Premier e i pregiudizi gonfi di invidia del Movimento 5 Stelle.

E come si può negare che in politica estera non abbiamo più alcun ruolo né in Europa né nel mondo e, soprattutto, nel Mediterraneo dove abbiamo perso ogni tipo di credibilità, Libia in primis? E in materia di intelligence, che dire della difesa ad oltranza di una delega che, anziché un onere, sembra solo una voglia di onore che nasconde una bulimia di potere senza precedenti nel nostro Paese?

Premier autoreferenziale

Questi sono i motivi per i quali, che piaccia o no, questa crisi è salutare per far uscire il governo Conte bis dalla melassa in cui si è ficcato. Un Premier che è uno, nessuno e centomila. Solo al comando, ma non decide, non ascolta nessuno, autoreferenziale, che fa fare anticamera anche agli ospiti più illustri e che risponde solo ai dioscuri che si è scelto e che lo guidano nella gestione non della cosa pubblica, ma della sua vanità: Rocco Casalino e Marco Travaglio. Su tutto una macchina mediatica monstre, fatta di sondaggi e di immagini costruite a tavolino nei corridoi di Palazzo Chigi o negli angoli delle strade attorno. La pandemia è sì una tragedia, ma è anche l’occasione per un governo di dare prova di efficienza e serietà e non la farsa alla quale assistiamo, dai banchi di scuola a rotelle al caos incomprensibile dei colori che cambiano ad horas e dei divieti schizofrenici.

Come finirà? Se mai si dovesse malauguratamente arrivare ad un Conte ter sarà fondamentale che i leader più rappresentativi entrino nell’esecutivo o quanto meno impongano al Premier una squadra diversa, non solo di governo, con l’uscita di un ministro più inconcludente di lui come Roberto Gualtieri al Mef e un sottosegretario alla presidenza più incisivo di Fraccaro, com’erano Gianni Letta con Silvio Berlusconi o Maria Elena Boschi con Gentiloni. Ma anche, e soprattutto, nella litigiosa squadra di Giuseppi, dal debole segretario generale Roberto Chieppa al capo dell’ufficio legislativo Ermanno de Francisco. Se si continua con questo spartito il concerto, come ha raccontato Federico Fellini, finirà in una vera tragedia con l’arrivo di uno spietato direttore tedesco. Questo il Colle lo sa benissimo e non può più far finta di nulla. Il re è finalmente nudo, ma almeno ha la pochette.

DA

E ora cacciate Conte, l’autocrate in pochette

Massimo Fini: “Ecco l’intolleranza dei tolleranti”

Resta una delle menti più lucide di questi tempi…(Avv. Gianfranco Amato)

 

Fini: “Con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera”

“Di cosa hai bisogno questa volta?”. Massimo Fini esordisce così dopo che lo contatto – per l’ennesima volta – nel giro di poche settimane. “Un’intervista”, gli rispondo, sperando dica di sì. Fortunatamente accetta, ma solo al telefono e di mattina perché “questo pomeriggio ho certi impegni per i quali ti manderei via a cannonate”.

Partiamo da quanto successo in America con l’assalto al Campidoglio. In che stato si trova l’Impero?

Il problema non sono quelli che hanno fatto questo pseudo assalto. Si è accusato Trump di aver fomentato la violenza, ma non è così. Il pensiero deve essere libero. Un conto è dire “devi uccidere Matteo Carnieletto”: questa è istigazione al crimine. Un altro è avere il diritto di dire “detesto Matteo Carnieletto”. L’odio è un sentimento, come la gelosia, e non si possono mettere le manette ai sentimenti. Non l’hanno fatto neppure i regimi totalitari, all’interno dei quali venivano proibite determinate azioni, ma non i sentimenti.

Proprio oggi, sul Fatto Quotidiano, hai “elogiato” Trump perché ha tolto il velo “alla mitica democrazia Americana”…

Certamente, questo è un suo merito. Preferisco la franchezza, anche brutale (sempre che non si arrivi alla violenza vera) piuttosto che l’ipocrisia liberal-democratica. Quindi preferisco Trump rispetto agli altri (e sono certo che mi daranno del nazista per questo).

E l’America?

L’America, però, è un Paese profondamente imperialista e guerrafondaio che, negli ultimi vent’anni, ha fatto almeno tre guerre devastanti che sono ricadute sull’Europa. Il concetto di democrazia, al di là dell’America, è in crisi. Si è rivelato il più intollerante dei sistemi. Non si può più dire niente in democrazia. Tutto è contrario a qualche sensibilità, e quindi viene demonizzato. È il tempo dell’intolleranza dei finti tolleranti.

Tutto questo è esploso da quando Trump ha perso le elezioni. Stiamo assistendo a un assalto contro il tycoon?

Questo mi ricorda una frase di Maccari: “I fascisti si dividono in due categorie. I fascisti propriamente detti e gli anti fascisti”. Qui, con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Oggi tutto si fonda sui social e impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera.

Come i social hanno cambiato la società?

In peggio perché enfatizzano qualsiasi sciocchezza, che poi diventa elemento di dibattito. Hanno rovinato anche il giornalismo, perché il giornalismo non si fa più in presa diretta ma andando a vedere cosa dicono i social.

C’è solo un politico che non è sui social: Putin. È un modello da seguire?

Sicuramente sì, anche se non sono d’accordo quando elimina gli oppositori. Un tempo la politica si faceva con i comizi in piazza e c’era un rapporto vero con le persone. Con Twitter e gli altri social ci può essere solo un rapporto falsato. E questo ha provocato una degenerazione generale della cultura. Oggi vedo talk show dove politici e giornalisti si azzuffano o si fanno moine reciproche. È difficile estrarre un contenuto da quei programmi, c’è una frenesia di fondo che impedisce l’approfondimento. Non so cosa accadrà alle prossime generazioni. La società postindustriale va sempre più veloce in tutto, finché non si schianterà. E questo perché un sistema che si basa sulla crescita esponenziale esiste in matematica ma non in natura. Per questo la nostra società collasserà su se stessa: ci vorranno meno di un centinaio di anni.

Non è che i social ci hanno reso anche meno liberi? Basta un cambio di regole per silenziare qualcuno…

I privati possono farlo perché sono diventati potenti, ma per legge non potrebbero farlo. Abbiamo creato un mondo virtuale e, in questo, il Covid è stato emblematico. A furia di immaginarlo, questo mondo virtuale, è arrivato qualcosa (il virus) che ce lo ha fatto vivere sul serio. Prima esisteva il virtuale e la realtà, adesso la realtà è diventata virtuale perché, per paura di morire, stiamo rinunciando a vivere. Per un governo, cent’anni fa, sarebbe stato impossibile imporre le limitazioni che sono state imposte oggi per il Covid. C’è stata un’epidemia drammatica, la spagnola, tra il ’18 e ’20, ma nessuno ha imposto le limitazioni che stiamo vivendo in questi giorni. Lo stesso è successo con l’asiatica nel 1957. C’è da chiedersi che cosa è successo: la capacità persuasiva del potere è diventata più forte? Siamo diventati più responsabili? Oppure, come penso io, oggi abbiamo una paura della morte che in altre stagioni non avevamo? Probabilmente concorrono tutte e tre queste cose. Di fatto viviamo come se fossimo in un lager. L’unica differenza è che siamo reclusi nelle nostre case al posto delle baracche sovietiche o naziste.

Però a tanti questa situazione pare non dispiacere. Se guardiamo i dati, molti rimproverano a Conte di non esser stato abbastanza severo…

A Conte rimprovero questo continuo stop and go, che è devastante, tanto psicologicamente quanto economicamente. Ogni settimana cambiano le regole del gioco. A questo punto è molto meglio la risposta data da Angela Merkel, che stimo anche perché tre anni fa ha detto che gli americani non sono più “gli amici di una volta” e che “dobbiamo cercare di difenderci da soli”. Questa è una presa di distanza dagli Stati Uniti, che nel frattempo sono diventati dei veri e propri competitor economici. La posizione della Merkel prevede una equidistanza fra Stati Uniti e Russia. E un buon rapporto con la Cina.

Forse, per Conte i problemi sono iniziati proprio con l’avvicinamento alla Cina…

Il suo è stato un avvicinamento intelligente che non è stato benvisto in America. Trump ha inoltre impedito a una serie di Paesi di commerciare con l’Iran, tra cui noi, anche se abbiamo ottimi rapporti con loro. Perché non dovremmo farlo? Basta con questa sudditanza, anche culturale.

Hai usato il termine “sudditi” che, tra l’altro, è anche il titolo di un tuo libro: com’è possibile essere sudditi in democrazia? Non è paradossale?

Vuol dire che la democrazia non è il sistema politico che ci immaginiamo. La democrazia è un animale multiforme, che ancora non sappiamo ancora bene cosa sia. Norberto Bobbio, che ha dedicato tutta la vita a cercare di definire la democrazia, alla fine ne offre una definizione così smunta che è come se non ci fosse. Non esiste la democrazia in realtà. La democrazia, probabilmente, è un sistema di metodi che va riempito di contenuti. Detto altrimenti, è una metodologia da riempire con i contenuti. Noi siamo riusciti a riempirla di contenuti materiali. Destra e sinistra sono categorie obsolete perché entrambe fanno perno sull’economico, nonostante l’esigenza dell’uomo contemporaneo sia esistenziale.

Come facciamo a riconquistare la nostra libertà? Chi non vuole più esser “suddito”, in maniera concreta, cosa deve fare?

Secondo me dovrebbe fare come ha fatto il Movimento Zero. Questo gruppo, formato da ragazzi giovani, ha comprato una cascina in un campo, ha imparato a lavorare i campi e a mungere una mucca. E così sono diventati autosufficienti. Adesso sono totalmente fuori da questo mondo.

 

DA

https://www.google.com/url?q=https://m.ilgiornale.it/news/cronache/fini-ecco-lintolleranza-dei-tolleranti-1916053.html&source=gmail&ust=1610572087014000&usg=AFQjCNHSJdKSiG7JPLlBL6pfA0yOGYmj_w

Ma la storia non finisce con Trump

DI MARCELLO VENEZIANI

Alla fine doveva succedere. L’America era spaccata in due non da mercoledì, e nemmeno dalle presidenziali; già all’indomani dell’elezione di Donald Trump partì una campagna di odio che delegittimava il presidente, democraticamente e liberamente eletto e spaccava in due razze l’America, i trumpiani e i dem. Vari furono i tentativi di impeachment per rovesciare Trump e le campagne mondiali per colpirlo e ridicolizzarlo. Fu considerato subito un guerrafondaio in lotta contro il mondo e un dittatore che avrebbe riportato indietro gli States. E invece Trump, pur con i suoi atteggiamenti da guascone, non ha fatto nessuna guerra e ha fatto crescere gli Usa sul piano economico e del lavoro come non succedeva da anni. Il consenso a Trump cresceva e la sua conferma alla Casa Bianca era nell’aria un anno fa. Poi arrivò il covid e da un verso la campagna mondiale contro di lui, dall’altro le spavalderie di Trump lo portarono a perdere consensi e generare insicurezza.

Intanto il grand canyon tra le due Americhe si allargava sempre di più, all’insegna del reciproco disprezzo e si creava nel paese un clima di guerra civile. Gli antifa, le manifestazioni dei neri contro la polizia, le violenze degli uni e le repressioni degli altri, fecero entrare gli Usa in un clima di scontri e linciaggi. Alla fine venne il giudizio di Dio, il voto. L’America andò a votare come mai era accaduto, dissero che pure i morti erano stati mobilitati per impedire che Trump restasse alla Casa Bianca. Comunque l’esito fu un paese spaccato in due enormi fette, quasi equivalenti, ottanta milioni contro ottanta, circa.

La denuncia dei brogli da parte di Trump fu addirittura preventiva. Tante sono state le denunce ma nessuna alla fine è stata accolta. Tribunali faziosi, verdetti manipolati? Può darsi, ma finché non sussistono prove contrarie, bisogna accettare i verdetti; magari polemizzare, ma non rifiutarli sulla base di una convinzione, un presentimento, una dichiarazione di Trump. Così da più di un mese c’era una parte d’America, e anche da noi una fetta di opinione pubblica che si aspettava dalla Befana il ribaltamento dell’esito proclamato. Ogni volta che scrivevo di Biden presidente, c’era qualcuno che mi correggeva: ma che dici, vedrai che sorpresa a gennaio. E così quando il Congresso ha proclamato la vittoria di Biden la folla dei trumpiani si è ammassata davanti al Palazzo, ha prima tumultuato e manifestato, poi un gruppetto ha invaso il Congresso. Gran parte dei manifestanti erano lì con intenzioni pacifiche; ma ogni volta che si crea una tensione del genere, in presenza del verdetto e in prossimità fisica del Potere, qualcosa scatta e ci sono sempre esagitati. A sua volta la massa dei manifestanti era solo un campione, una minoranza degli ottanta milioni che avevano votato Trump ma non pensavano di impedire con la mobilitazione di piazza il verdetto annunciato, anche se sospettavano che fosse manipolato; tantomeno pensavano a un golpe. Sono gente di law and order, mica eversivi. Il clima pesante, aggravato dall’effetto traumatico del lockdown e dall’escalation dei contagi, ha esasperato gli animi e alla fine quello di Washington, è stato, si, uno spettacolo indecente ma è stato pure un rito di liberazione, catarsi e sfogo, prima di rientrare nei ranghi. Trump è stato il loro sobillatore fino al penultimo momento, poi alla fine ha fatto appello alla responsabilità, ha chiesto di manifestare pacificamente e rispettare le forze dell’ordine. Ma temo che verrà processato.

Piccolo paragone con la nostra storia: davanti ai presunti brogli elettorali nel referendum tra monarchia e repubblica, i Savoia non vollero eccitare gli animi, accolsero il verdetto, accettarono l’esilio. Anche il mezzo golpe di dieci anni fa contro il governo legittimo di Berlusconi, portò lo stesso Berlusca ad appoggiare il governo subentrante di Monti e votare perfino la proroga a Napolitano. Ma noi siamo diversi, nella prudenza e nella viltà…

Che dire dello spettacolo di Washington? La democrazia non procede a colpi di piazza, a furor di popolo, o semplicemente fidandosi della parola di Trump. Lui non è più affidabile e veritiero di chi lo accusa di smerciare fake news.

La democrazia sarà una mezza finzione, è esposta alle manipolazioni ma non c’è alternativa se non il golpe, la guerra civile, la rivoluzione. E anche se non ci piace, non si può pensare di governare con la forza la Grande Potenza americana contro l’Establishment interno e contro il Resto del Mondo.

L’errore superficiale dei trumpiani è credere che basti il proprio convincimento o la parola del Capo per accertare la verità e la menzogna. L’errore profondo è esaurire una battaglia politica, una visione ideale, una cultura e una storia nella battaglia personale per il leader. Trump visto come la gigantografia dell’americano, eroe solitario contro il sistema.

Chi gridava fuori dal Congresso “Iuesei” invocava un legame con una nazione, un popolo, una storia; quel legame non si risolve con Trump e in Trump. I Donald passano, gli Usa restano. I grandi temi che Trump ha bene o male rappresentato, toccano l’amor patrio, la difesa della famiglia, le tradizioni civili e religiose, il tema della sovranità, l’identità americana e la protezione economica, civile e culturale del Paese, il rigetto del politically correct, la preoccupazione per la globalizzazione made in China. Non possono finire con lui. Una lezione per i sovranisti, i leader populisti e le destre nostrane.

Vent’anni fa l’America fu sorpresa dall’attacco alle Torri Gemelle che nessuno prima avrebbe mai immaginato. Ieri l’America è stata sorpresa dall’assalto al Congresso che nessuno prima avrebbe mai immaginato; poche vittime ma simbolicamente molto forte. Speriamo che la prossima sorpresa che oggi nessuno immagina non siano i cinesi al comando dell’America, mentre il governo Usa fa il suo girotondo di neri, gialli, verdi, ispanici, gay e femministe intorno alla Casa Bianca, ribattezzata Casa Arcobaleno.

MV, La Verità 8 gennaio 2021

PS. Ma una donna disarmata, uccisa dalla polizia americana mentre tentava di entrare nel Senato non desta neanche un pensiero in quel branco di inginocchiati per il manifestante pregiudicato nero ucciso dalla polizia? È così bestiale e fazioso il loro senso dei diritti umani?

 

DA

Ma la storia non finisce con Trump

È permesso dire Befana?

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Ma si potrà nominare la Befana invano, almeno per oggi, o si rischia di urtare la suscettibilità di qualcuno, che so, le femministe, l’Anpi, la Murgia, il Colletivo Lesbiche? Si potrà parlare di un personaggio che certamente non ispira Bella Ciao? È un insulto alle donne rappresentarla in quel modo indecente, con la scopa tra le gambe, le scarpe tutte rotte e il sacco gravoso sulle spalle? Penderà sui bambini l’accusa di molestie sessuali e sfruttamento femminile per la petulante richiesta di prestazioni alla suddetta vegliarda e la pretesa di estorcerle calze piene di regali? E gli adulti consenzienti rischieranno l’imputazione di tentato befanicidio perché lei è costretta a mettere a repentaglio la sua incolumità volando a rischio smog su mezzi molto precari, nella fascia notturna e calandosi in canne fumarie e camini accesi? Si risentirà il Sindacato Trasporti Aerei, che so, la Cgil-Befane? O una volta all’anno, almeno, è lecito restare nella tradizione senza nessuna regolamentazione politicamente corretta e sindacalmente protetta?

Si potranno poi citare, almeno oggi, i Re Magi o si devono prima dimettere dal regno e sottoporsi alle primarie? E se insistono a rivendicare la loro regalità dovremo subito seppellirli a Vicoforte? Si potrà dire che i suddetti tre regnanti vanno al presepe seguendo la stella cometa o devono per forza scaricare l’app col navigatore e lasciare le corone ai metal detector e proseguire a piedi perché la grotta è nella ztl? E non rischiano di essere fermati ai controlli doganali, uno per contrabbando di valuta (l’oro), l’altro per detenzione stupefacenti (incensi) e passa solo il terzo perché nessuno sa cosa sia la mirra? Ma soprattutto la loro presenza offende i migranti perché sono facoltosi e non bisognosi, portano doni e non chiedono aiuti, arrivano con mezzi autonomi e non con barconi di fortuna e accorrono per adorare il nostro Dio e non per imporne uno loro? E il Papa cosa dice, che dobbiamo trasformare i Re Magi in Poveri Migranti, di religione islamica magari, accolti nel presepe non da spaesati angeli ma da Organizzazioni non governative?

E il presepe, già il presepe, si potrà smantellare domani con l’idea di usarlo l’anno prossimo o si dovrà farlo esplodere gridando Allah Akbar e l’anno prossimo sostituirlo con una struttura polivalente, un po’ moschea, un po’ museo dell’olocausto, un po’ centro ricreativo per non credenti? Si potrà salvare solo l’albero per ragioni ambientaliste? E Gesù Bambino dovrà prima passare dall’anagrafe, Erode permettendo, per registrarlo come Perù Bambino e per escludere ogni paternità surrogata, anche divina, e ogni intrusione dello Spirito Santo? E la Madonna dovrà denunciare San Giuseppe perché lei è minorenne e lui maneggia seghe e bastoni e dunque è un potenziale violento? Tra i pastori adoranti dovremmo prevedere anche una quota gay e trans, più una percentuale di neri e di clandestini? Nel presepe sarà obbligatorio un insediamento rom? E tra i Re Magi almeno uno dovrà essere disabile? E come la mettiamo con tutte quelle pecore, quelle mucche e quegli agnelli che gremiscono il presepe, di cui è prevedibile la brutta fine, non teniamo conto dei vegani e degli animalisti? Il prossimo presepe si dovrà fare solo con i cereali? Apprensioni legittime soprattutto perché, come è noto, l’Epifania ogni festa porta via e da domani si torna alla realtà, che pressapoco è questa qua.

APPELLO AI POLITICI, AGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI, AGLI OPERATORI ECONOMICI, ALLE PERSONALITA’ DELLA CULTURA, A TUTTI I CITTADINI RESPONSABILI

“QUINTA COLONNA”

del Prof. Carlo Vivaldi-Forti (seguono, in fondo, altre 20 firme, a cura del Circolo Christus Rex-Traditio)

Premessa

Il 2020 è stato per il nostro Paese l’anno peggiore dall’Unità d’Italia. Esso ha segnato una serie di record negativi mai raggiunti in passato, neppure nei periodi più drammatici delle due guerre mondiali, fra l’infuriare delle bombe  e dell’epidemia di Spagnola, tra il 1918 e il 1919. Mai era accaduto che tutte le attività venissero chiuse, sia pure con l’ovvia eccezione di quelle strategiche, che fossero ripristinati i confini interni, i quali ci hanno ricondotto non all’epoca degli Stati pre-unitari ma addirittura al Medioevo dei Comuni, che fossero distrutte così tante imprese e settori economici come negli scorsi 10 mesi. E purtroppo tale opera di devastazione non è terminata , visto che non si accenna neppure a una data ipotizzabile per la fine dell’emergenza anti Covid-19. Il 2021 vede pertanto l’Italia  in ginocchio, sia sul piano delle strutture produttive, sia su quello della finanza pubblica. Le imposte, di qualsiasi natura, indipendentemente dal cespite su cui sono calcolate, si pagano infatti col reddito prodotto dai cittadini. Quando questo si abbassa  in modo sostanziale, la leva del fisco, per quanto supportata da terrorismo mediatico  e giudiziario, si rivela inefficace. Un antico motto popolare afferma che non si può cavare dalla rapa sangue. Se i soldi non circolano e la ricchezza non si produce, le tasse non si pagano,  a dispetto della gravità delle sanzioni . Di fronte a questa inoppugnabile realtà, che mostrerà il suo volto più drammatico in occasione delle prossime scadenze tributarie, il Governo italiano  appare orientato ad adottare i provvedimenti qui sotto descritti, ciascuno peggiore dell’altro e quindi tutti da respingere.

Ricorso al MECCANISMO EUROPEO SALVA STATI (MES)

Sappiamo bene, in particolare dopo la recente riforma, che la richiesta di un prestito alla UE è purtroppo una strada senza ritorno, come il precedente della Grecia  insegna. Uscendo da ogni ipocrita fumisteria, e andando al sodo della questione, essa comporta:

  • commissariamento di Governo e Parlamento ad opera della Troika, con la definitiva perdita della sovranità nazionale, processo già iniziato con  la rinuncia a battere moneta;
  • dietro una più che probabile richiesta dei funzionari europei, si dovranno abbattere pesantemente i redditi di tutte le categorie di cittadini, colpendo in misura non tollerabile quelli autonomi, dimezzando poi quelli fissi, quali stipendi e pensioni. Le conseguenze saranno un impoverimento drammatico di tutti i ceti sociali, compresi quelli già duramente penalizzati dalla crisi, la diffusione di un pericolosissimo malcontento di massa e il crollo definitivo dei pochi consumi superstiti. Senza inoltre considerare che , data l’altissima disoccupazione giovanile, le pensioni di anzianità servono spesso per mantenere in vita figli e nipoti privi di reddito, e la loro improvvisa mancanza condurrà a nuovi  e più gravi scenari nel settore dell’ordine pubblico  e per il diffondersi della criminalità;
  • svendita dei beni dello Stato di maggior valore, dalle principali aziende pubbliche o a partecipazione statale , ai più insigni monumenti, eccetera;
  • probabile chiusura degli sportelli bancari, onde evitare che , presi dal panico, i correntisti si presentino in massa a ritirare i loro risparmi.

Imposta patrimoniale

E’ evidente che l’ipotesi di introdurre una patrimoniale limitata alle grandi fortune  è pura ipocrisia . I super ricchi  , infatti, si contano più o meno sulle dita di una mano, e se anche, per assurdo, il loro intero patrimonio venisse confiscato, per il Bilancio statale  ciò  non rappresenterebbe più di poche gocce nell’oceano! E’ quindi evidente che una patrimoniale, per garantire un gettito sia pur minimamente rilevante, dovrebbe colpire l’intera popolazione, anche se magari con una franchigia di 50mila o 100mila Euro. Il che significa che la pagherebbero praticamente tutti, ad eccezione degli incapienti totali. Gli effetti sarebbero perciò: una mazzata definitiva sui consumi, ridotti al minimo sussistenziale, con uno spaventoso crollo dell’economia reale; la diffusione di una rabbia incontenibile nella popolazione  e un potente incentivo al crimine in ogni sua forma. Ciò inoltre non produrrebbe alcun beneficio per la finanza pubblica, in quanto la grande maggioranza dei contribuenti, ridotti alla miseria , non pagherebbe comunque l’imposta, e il sequestro giudiziario dei loro beni immobili ( praticamente invendibili per il blocco del mercato)  non farebbe che incrementare esponenzialmente le spese dello Stato, tenuto alla loro gestione ordinaria e straordinaria, oltre che ad assumersi gli oneri di una nuova, immensa responsabilità civile. Tale imposta, al massimo, potrebbe assicurare, per un solo anno, un beneficio puramente contabile, a cui però non corrisponderebbero introiti reali significativi, col rischio ulteriore , per l’Italia, di essere accusata di aver falsificato il Bilancio pubblico, come accaduto per la Grecia. Continua a leggere

Il Papa sdoppiato

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Il mistero di Papa Bergoglio e del suo sdoppiamento. C’è il Bergoglio quotidiano che, come scrive il teologo dem Vito Mancuso “piccona quotidianamente la struttura tradizionale della Chiesa, piccona i pilastri della tradizione”, ed è perciò il beniamino di tutte le sinistre, atee, radicali, verdi, chic, populiste e comuniste del pianeta. È il Bergoglio che parla sempre di accoglienza dei migranti, ammicca agli islamici, dimentica i cristiani perseguitati e uccisi, appoggia progressisti e rivoluzionari, anche radical e laicisti, avversa chi non rientra nel suo orizzonte sindacale-ong-ecologista, ammicca alle unioni gay, al femminismo, al politically correct.

Ma ogni tanto, dalla porticina laterale e secondaria della Santa Sede esce un Bergoglio minore, clandestino, irriconoscibile rispetto al precedente. Quasi tutti fanno finta di non vederlo, di non sentirlo, compresi i tradizionalisti, e lui dice delle cose da Papa più che da Bergoglio. Dalle segrete del Vaticano viene fuori il Papa che condanna duramente l’aborto e paragona i medici che praticano l’aborto addirittura a sicari, ribadendo che l’aborto equivale a un omicidio. I media mettono la sordina a quel Bergoglio, fingono di non averlo ascoltato, lo citano en passant e subito si riprendono il Bergoglio quotidiano.

Ma il Papa nascosto insiste, rifà capolino e difende, forse un po’ sottovoce, la vita, la nascita e la famiglia, quella naturale e tradizionale; solidarizza con le madri argentine che manifestano nelle piazze per il diritto alla vita. Ma nei media e nella comunicazione appare solo il Bergoglio in favore delle unioni gay, allineato allo spirito del tempo, alle battaglie sui diritti civili, ai temi ambientali.

E ancora. Dalla porticina della sacrestia, con passo furtivo, spunta il Papa che difende il significato e il valore del presepe, usa parole appropriate e ormai desuete per lui, si richiama alle tradizioni cristiane, famigliari e francescane più antiche e più vere. Ma la lettera apostolica dedicata all’Admirabile signum non la cita nessuno, non ci bada nessuno; molti preti di base continuano a chiedere di non fare presepi per non ferire la sensibilità dei bambini atei o di altre religioni o di famiglie d’altro genere. E il racconto ufficiale di Bergoglio in Vaticano ci mostra il presepe degli alieni allestito in piazza San Pietro, della serie “cristiani su Marte”; un oltraggio al creato e alla tradizione francescana. “Horribilis come l’anno 2020”, nota Nicola Porro. Continua a leggere

Scientismo paranoide

 

Fonte: Il giornale del Ribelle

di Stefano D’Andrea

Ve li ricordate gli scienziati, anche dell’accademia dei Lincei, che nove mesi fa, senza sapere nulla di coronavirus, senza sapere nulla di immunità naturale, senza ipotizzare il carattere stagionale del virus, senza aver approfondito qualche dato sulla resistenza dei bambini al virus, senza sapere se gli asintomatici contagino e, eventualmente, a quale livello di carica virale e in che misura rispetto ai sintomatici, senza sapere quanti fossero gli asintomatici, senza sapere quanti malati andassero effettivamente in terapia intensiva, senza calcolare quanto incidesse sulla diffusione  del virus il normale spontaneo distanziamento sociale che sarebbe stato subito messo in atto spontaneamente dai soggetti intimoriti, senza sapere che la malattia nella forma tipica prende soprattutto soggetti non candidabili alla terapia intensiva, tracciarono delle curve esponenziali che prevedevano che se non ricorrevamo subito al lockdown, le terapie intensive sarebbero entrate in crisi e avremmo rischiato sei milioni di morti? Dico: sei milioni di morti.
Ecco, ANCHE QUESTA È LA SCIENZA.  Perciò la fiducia nella scienza – la quale scienza è anche quegli scienziati, il loro modo infantile e ridicolo di ragionare e di schematizzare e la loro modestissima intelligenza – che è lo SCIENTISMO, è una cosa stupida. La scienza, che è tutta la scienza anche quella cattiva, è anche stupida. Perciò la fiducia nella scienza (che è anche la scienza stupida, non soltanto la scienza seria) è una idiozia. Molto interessante è anche il fatto che se è vero che la professoressa Gismondo sbagliò a dire che covid era “poco più di una influenza,” essa sbagliò di poco, perché avrebbe dovuto dire che covid “è più grave di una influenza ma è mille volte più simile a una influenza che a una peste o all’ebola”. Al contrario quegli scienziati, compresi fisici dell’accademia dei Lincei, sbagliarono di moltissimo. Eppure, i semicolti italiani hanno creduto di sfottere per mesi la Gismondo, che ha sbagliato ma di poco, anziché gli scienziati che previdero la possibilità di sei milioni di morti e che sbagliarono di moltissimo sulla base di un modellino che rivela il loro infantilismo e la loro modestissima capacità di ragionare, per il solo fatto che lo hanno pensato.
Perché è accaduto? Perché la persona educata (inconsapevolmente) da trenta anni di televisione del dolore e del terrore, nonché sulla base della “morale” (in realtà demenziale idea) che il diritto alla (massima durata di ogni) vita sarebbe un diritto superiore a tutti gli altri, non bilanciabile, opta per la scienza che la impaurisce e che spinge al principio di massima precauzione, anziché per la scienza che la rassicura.
Il nostro fallimento, nella vicenda covid, è dovuto alla perfetta simbiosi tra scientismo e paura (paranoica) della morte. Lo scientismo paranoide.

La pandemia, il guinzaglio e la museruola

Fonte: Marcello Veneziani

Pubblichiamo un’intervista rilasciata da Marcello Veneziani ad Apostolos Apostolou, uscita sulla rivista ateniese theflagreport.com

Con il coronavirus il sistema politico mondiale, quello che si chiama governo sovranazionale organizza un mondo clinico “ideale”. Niente fuori dal normale clinico. Oggi parliamo di profilassi assoluta, ecco lo slogan nuovo della politica. Soprattutto la profilassi, perché la virulenza si impossessa di un corpo, di una rete o di un sistema e cosi, deve trovare una soluzione il sistema politico globale. Questo è il piano politico oggi? Che ne dici Marcello Veneziani?

Il potere sanitario che si è imposto con la pandemia è l’applicazione di quel regime della sorveglianza e del controllo capillare di cui si era parlato negli anni scorsi. Mai era accaduto che fossero così ristrette le libertà e i diritti elementari, costituzionali e fondamentali dei cittadini e dei popoli. Mai era accaduto che fosse così palese l’uso della paura e il terrorismo sanitario per tenere sotto pressione i popoli e per disperdere ogni resistenza. La motivazione, naturalmente, è inoppugnabile: si tratta di fronteggiare il contagio. Ma la ricorrenza delle ondate (siamo nel pieno della seconda ondata e già si parla della terza per il 2021), il profitto politico, economico e farmaceutico evidente di chi gestisce la pandemia o ne trae benefici, il controllo mediatico quasi assoluto e l’ombra inquietante del modello cinese, che è stato fonte del virus ed è ora modello di riferimento per affrontare la pandemia, lasciano pensare che ci sia un disegno globale dietro tutto questo.

Il governo sovranazionale vuole uno spazio super protetto come campo di concentramento che il corpo perde tutte le sue difese. Il governo vuole un regime di sorveglianza a 360 gradi, rieducazione e lavaggio del cervello dell’intera popolazione. Forse il virus diventa l’arma per questo lavaggio, questo abbiamo visto poco tempo fa, con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’ America. Come vedi questa opinione? Continua a leggere

1 2 3 4 19