Soluzione finale per l’Europa

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
L’Italia mediterranea e cattolica è una fettina di terra e di civiltà minacciata dal fanatismo neo-islamico che viene dal sud e dal nichilismo libertario che viene dal nord. Entrambi nel loro estremo gradino tendono a uno stesso fine, anzi a una stessa fine, la soluzione finale. La morte nel nome di Dio e della sua Legge o nel nome della nostra assoluta libertà e totale autodeterminazione. A volte le due insidie non provengono da direzioni opposte, cioè dai flussi migratori che premono sulle nostre coste meridionali e dai modelli culturali che discendono dai paesi di provenienza protestante e calvinista. Ma provengono ambedue dall’Europa del nord, dai giovani neo-islamici di seconda o di terza generazione, nati e cresciuti in Francia, nei Paesi Bassi, in Inghilterra e in Germania. E dai ragazzi che vivono nelle società più avanzate del nord Europa, sul piano dei diritti umani: vale a dire l’Olanda, il Belgio, i paesi scandinavi, la stessa Svizzera. Quel che colpisce in entrambi i casi è la persuasione di morte che accompagna le loro esperienze più estreme, più radicali. Gli uni uccidono per purificare il mondo e onorare il loro Dio, tener fede alla loro religione e punire gli infedeli e alla fine si dispongono a morire nel nome di Allah. E gli altri prevedono che una vera libertà, un vero diritto alla piena sovranità della propria vita, preveda che in caso di depressione, di rifiuto di vivere, di sofferenza si possa esser liberi di togliersi la vita. Insomma l’atto supremo della fede degli uni e della libertà degli altri è lo stesso: la soluzione finale. Liberta per la morte. L’abissale differenza, va detto, è che i primi coinvolgono gli altri, anzi danno la morte agli altri e in secondo tempo a se stessi, mentre i secondi danno la morte a se stessi e la garantiscono agli altri che lo decidano in autonomia.

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Il populismo è finito, anzi è rinato tre volte

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Nel frangente delle elezioni europee e dei mutati assetti internazionali ci siamo persi il populismo. Era la chiave di lettura dominante fino a qualche mese fa, poi diventò sottofondo e sottinteso, adesso è scomparso dai radar del nostro tempo e del nostro lessico. Difficile ora localizzarlo e non solo perché è una massa gelatinosa e volubile.

Che fine ha fatto il populismo? Di mezzo c’è stato il tracollo dei 5Stelle, il movimento populista allo stato puro, nel senso di primitivo, grezzo, puerile. Poi c’è stata la sostituzione mediatico-ideologica del populismo con categorie venute dal passato in un delirio crescente che va dal nazionalismo al fascismo e dal nazismo al razzismo. Ma non basta.

Ci sono due ragioni più forti che hanno decretato la trasformazione radicale del populismo. La prima, vistosa, sancita a furor di popolo, è il passaggio dalla fase fluida e puerile a una più matura, più definita, più adeguata alle responsabilità di governo. Il populismo è stato sostituito dal sovranismo, in Italia e nel mondo, che ne eredita il magma però si spinge oltre, lo delimita in precisi concetti e in spazi politici ben marcati: la sovranità dei popoli, della politica e degli stati nazionali, il senso della realtà e dei confini, la protezione economica dei popoli e dei prodotti “nostrani”, il richiamo alle tradizioni civili e religiose, la decisione sovrana, la sicurezza. Se si fa riferimento alle esperienze politiche più significative, l’arco che va da Trump a Orban e i paesi di Visegrad, passando per l’Italia di Salvini, il boom di Farage e di Marine Le Pen, fino all’India di Modi e al Brasile di Bolsonaro, Il termine populismo non basta più, è insufficiente a designare il fenomeno, perché collegandosi con la tutela del primato nazionale, la politica decisionista e il richiamo civile-religioso, il populismo è rimasto un humus di base ma è diventato altra cosa.

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Finite le ideologie, resta l’odiologia…

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

“Ricordo come fosse ieri Massimo Cacciari ed io andavamo per Roma quasi rasente ai muri, accompagnati da un Marcello Veneziani che non era ancora il notissimo e rispettato intellettuale di destra che è oggi, per poi recarci a casa di Gianfranco de Turris, altro intellettuale di destra. A cena conclusa e per un paio d’ore ci confrontammo civilmente loro due e noi due per esporre le nostre rispettive posizioni ideali. Negli anni settanta un tale colloquio sarebbe stato umanamente impossibile” – Così scrive Giampiero Mughini nel suo ultimo libro Memorie di un rinnegato (ed. Bompiani) e cita altri incontri successivi tra intelligenze di destra e di sinistra degli anni ottanta. La serata a cui si riferiva era l’inverno dell’81 e lasciò traccia sul numero unico della rivista Omnibus, da me diretta per le edizioni Volpe. Avevo 26 anni, loro erano vicini alla quarantina, ma ci sentivamo tutti reduci da una guerra ideologica. È vero, quel dialogo “negli anni settanta sarebbe stato umanamente impossibile”; ma impossibile sarebbe stato poi nei nostri anni.

Rifare il Risorgimento, non la Resistenza

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Trent’anni fa moriva Augusto del Noce, filosofo gentile e cattolico in disparte. Aveva fatto appena in tempo a vedere la caduta del Muro di Berlino, ma non fece in tempo a vedere il passaggio dal mondo bipolare al mondo globale, dominato – come lui stesso aveva previsto – dalla tecnofinanza e dal permissivismo; e la trasformazione del comunismo in forza radicale di massa, come lui aveva prefigurato. Nell’89 c’era ancora l’Urss, non si era ancora unita l’Europa ed era in auge Papa Woytila. E da noi c’era ancora la prima repubblica coi suoi protagonisti.

In quel tempo il filosofo cattolico pensava che compito dei prossimi anni dovesse essere un nuovo Risorgimento nazionale ed europeo. La sua lettura del Risorgimento era metastorica, ideale, platonica; poco aveva a che vedere con l’effettivo processo unitario e le sue contraddizioni. Per lui il Risorgimento era una categoria religiosa, derivava da Risurrezione, evocava Gioberti. Mentre il Risorgimento storico, quello di Cavour, di Garibaldi e dei Savoia, era sì un afflato ideale ma concepito come un processo di modernizzazione rispetto alla tradizione, un movimento laico se non irreligioso che nasceva contro gli Imperi centrali del Trono e dell’Altare e rientrava nell’epoca “liberale” degli stati nazionali e delle sovranità costituzionali.

Per Del Noce il Risorgimento era una vera e propria categoria filosofica, oltre che politica; differente tanto da Rivoluzione che da Restaurazione. Il Risorgimento indica per lui che le nazioni possono risollevarsi solo nel segno della loro tradizione, “criticando l’ordine storico dal punto di vista di un ordine ideale”. Se la rivoluzione mira al futuro, diceva, il Risorgimento mira all’eterno. Peraltro, la formula adottata per la sovranità italiana sembrava corrispondere all’auspicio di Del Noce, “per grazia di Dio e volontà della nazione”.

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Il sovranismo non è un fenomeno passeggero

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Vi siete ripresi dall’overdose di video e di commenti, di analisi, tabelle e dichiarazioni? Proviamo a cambiare prospettiva, dopo una piccola notazione preventiva. Sono vistosi i vincitori, Salvini e Meloni, ma chi sono gli sconfitti, oltre i 5stelle? Direi soprattutto tre competitori extrapolitici: i magistrati in campagna elettorale, i media compatti contro Salvini e il bergoglismo da asporto. Le vittorie simboliche della Lega a Lampedusa, Riace e Capalbio lo sanciscono.

Ma lasciamo stare i trionfanti, i crescenti, i caduti, i declinanti. Lasciamo stare gli eletti e i trombati, i nomi e i partiti, le analisi dei flussi e dei riflussi. Proviamo a salire di un piano, ponendoci sul piano degli orientamenti di fondo e chiedendoci non chi ha vinto ma cosa ha vinto.

Come è cambiato il quadro politico e culturale? Si è delineata una grande, sostanziale divaricazione: emerge, come avevamo previsto, un bipolarismo di contenuti tra gli eredi della sinistra e gli eredi della destra. Da una parte è cresciuto un fronte che supera il 40 per cento dei consensi e che si definisce sovranista: rappresenta i temi della sicurezza, lo stop ai flussi migratori, la tutela della famiglia, la rivoluzione fiscale e le opere pubbliche, la difesa dei confini, della sovranità politica, popolare e nazionale. Dall’altro versante ritorna in campo la sinistra con posizioni esattamente opposte ai sovranisti in tema di Europa e di migranti, di bioetica e di sicurezza, di economia e di sovranità. È una forza di netta minoranza, che oscilla tra il 22 e il 28 per cento, se si considera l’intero versante sinistro, inclusa la Bonino, pur con forti insediamenti in alcune città e una vasta ramificazione nei gangli vitali della società e nelle élite: nella scuola e nella cultura, nella magistratura e nella stampa.

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I Mostri di oggi, i Draghi di domani

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

In una domenica di maggio travestito da novembre arrivò finalmente il giudizio di Dio, l’ordalia elettorale che dovrà decidere i sommersi e i salvati, o se preferite, i salvini e i dannati. Giorno importante dal punto di vista simbolico, prima che politico. Ma come è stato raccontato questo 26 maggio dai media e dai poteri storti? Come il giorno dei mostri. Euromostri da abbattere, detti sovranisti, presentati come un pericolo per l’umanità, per l’Europa e per i singoli paesi.

Ma per sostituirli come, con chi, con che cosa? Ecco, questo è il mistero glorioso di questa tornata elettorale. In Italia tutti sanno bene che non ci sono alternative praticabili in campo, nessuno degli avversari del Mostro a due teste ha la possibilità di vincere e poi di cambiare il governo del nostro paese. Sono forze che nella migliore delle ipotesi raccolgono la quinta parte dei votanti o che sono largamente al di sotto, e non ci sono cartelli di alleanze alternative.

La chiamata alle armi contro il nazismo tornante produrrà effetti elettorali minimi, se non ridicoli, a vantaggio delle forze che si oppongono al Mostro. Nella realtà presente non c’è nessuno che possa sfidare seriamente il governo in carica con qualche possibilità di sostituirvisi. E tantomeno in caso di elezioni politiche anticipate: non si può governare senza affiancarsi, e in posizione di minoranza, a uno dei due mostri in questione. O governi con la Lega o governi coi grillini. Non c’è altra soluzione.

Nella sua formidabile performance in cui sembra restaurato come la pellicola di un vecchio film, Berlusconi Settebellezze finge di essere ancora lui il leader del centro-destra con un’incrollabile fede in se stesso – un caso di sconfinata auto-ammirazione. Immagina che la Lega possa rientrare nell’ovile e farsi dirigere da lui, che a suo dire è la Mente, mentre loro sono le braccia o i piedi, personale di servizio o di locomozione.

La sinistra fa ancora peggio: attacca il Mostro per antonomasia, Salvini, ma assicura che non si fidanzerà col Mostricciattolo, cioè l’alleato Di Maio. Dopo il voto magari ci sarà il distinguo: nessuna alleanza con Di Maio ma con un Figo, per esempio, si. Ma intanto la loro fattura di morte sul governo, in che cosa concretamente si traduce?

In un sogno proibito, che Berlusconi ha appena accennato, che Mattarella non ha mai pronunciato, e che la sinistra finge di non conoscere. Il sogno è Draghi. Mario Draghi, Sir Marius Drake per la letteratura globish.

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Piaccia o no, il sovranismo sveglia l’Europa

di Marcello Veneziani 

Fonte: Marcello Veneziani

I carri allegorici dell’eurocrazia sfilano uniti contro il pericolo nazional-sovranista e i suoi richiami mitologici veri e presunti. Napolitano, Prodi, Monti, Moscovici, il Collettivo Direttori dei Giornaloni all’unisono con l’Arco Euro-Costituzionale nostrano, si sono mobilitati contro il Pericolo Imminente, il sovranismo di casa e il sovranismo di fuori. L’allarme non è giustificato dalla minaccia di un golpe o di una rivoluzione armata – anche se i sovranisti vengono decorati con vecchi fregi nazifascisti – ma nasce dal terrore che il popolo europeo, in libere, pacifiche e democratiche elezioni, decida una svolta.

Non so se i sovranisti avranno davvero i numeri per capovolgere gli assetti di potere dell’Europa; non so se riusciranno a trovare un punto di convergenza ampio, pur nelle loro diversità nazionali e se troveranno alleati lungo la strada o in parlamento. E ancora non so se i sovranisti saranno in grado di far cambiare – e in meglio – quest’Europa asfittica e lacerata che ci ritroviamo addosso. Non so nemmeno se avranno strategie e non solo slogan, se avranno statisti o solo tribuni delle plebi scontente; insomma se saranno all’altezza della sfida. Non lo so, e magari dovremmo provarli su strada prima di bocciarli in salotto. Continua a leggere

Piaccia o no, il sovranismo sveglia l’Europa

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

I carri allegorici dell’eurocrazia sfilano uniti contro il pericolo nazional-sovranista e i suoi richiami mitologici veri e presunti. Napolitano, Prodi, Monti, Moscovici, il Collettivo Direttori dei Giornaloni all’unisono con l’Arco Euro-Costituzionale nostrano, si sono mobilitati contro il Pericolo Imminente, il sovranismo di casa e il sovranismo di fuori. L’allarme non è giustificato dalla minaccia di un golpe o di una rivoluzione armata – anche se i sovranisti vengono decorati con vecchi fregi nazifascisti – ma nasce dal terrore che il popolo europeo, in libere, pacifiche e democratiche elezioni, decida una svolta.

Non so se i sovranisti avranno davvero i numeri per capovolgere gli assetti di potere dell’Europa; non so se riusciranno a trovare un punto di convergenza ampio, pur nelle loro diversità nazionali e se troveranno alleati lungo la strada o in parlamento. E ancora non so se i sovranisti saranno in grado di far cambiare – e in meglio – quest’Europa asfittica e lacerata che ci ritroviamo addosso. Non so nemmeno se avranno strategie e non solo slogan, se avranno statisti o solo tribuni delle plebi scontente; insomma se saranno all’altezza della sfida. Non lo so, e magari dovremmo provarli su strada prima di bocciarli in salotto.

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Caccia all’uomo

 

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Lui parlava nell’occhio di bue e intorno era buio. Parlava, sentiva gli applausi, qualche invettiva. Tutte le attenzioni erano su di lui, si avvertiva dal silenzio e poi dal brusio che talvolta lo interrompeva. Lui parlava, twittava, selfava. Parlava e si faceva il vuoto intorno, era in fuga solitaria, nessuno gli stava al passo, nessuno gli contendeva il primato. Lui era solo e poi giù il deserto.Poi si videro ad un certo punto delle ombre avvicinarsi prima sotto il palco, poi stringersi intorno a lui. Dal cono di luce che era proiettato su di lui parlante, si intravedevano le sagome: alcuni svolazzavano come pipistrelli, avevano mantelli che potevano essere toghe, altri erano in tonaca, non mancavano gruppi di migranti aizzati, maestre con alunni ammaestrati, e poi tante sagome note di anchor-man, di giornalisti, di cantanti, di comici e di cineasti, orecchie d’asino d’intellettuali e professorini col registro incorporato; si vedevano profili di labbroni siliconati e barbette caprine, profili irregolari con la scucchia, sagome calve di capi politici, profili di tacchine che gloglottavano, e poi sentivi biascicare pisapie o vociare con la zeppa e poi parole minacciose in francese e in tedesco…

Il gruppo cresceva pian piano che si avvicinava al Parlante. E poi dal vociare venne lo strillare, e dallo strillare il minacciare, fino a che si arrivò alle mani, anzi alle mazze. Mazzate, mazzate, fino a che lui fu a terra, rannicchiato, sotto i colpi. Tutti intorno e lui in mezzo, solo, a prendere mazzate: è lui il negazionista, rinneghiamolo, è lui l’odiatore, odiamolo, è lui il violento, violentiamolo, è lui lo sterminatore, sterminiamolo e via maledicendo. Continua a leggere

I giudici in campagna elettorale

 

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Governo Lega-M5S, Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza

“Stando alla temperatura dello scontro continuo e quotidiano, il governo Conte dovrebbe cadere subito dopo le elezioni europee. Stando però al quadro generale e alle convenienze è davvero difficile dirlo. Il problema non è solo l’atto della crisi ma anche e soprattutto che cosa succederà dopo. Uno scenario che potrebbe spaventare gli attori protagonisti, cioè M5S e Lega”. Lo scrittore e politologo Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza, alla luce delle tensioni sempre più forti, e che cosa potrebbe accadere dopo il 26 maggio. Continua a leggere

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