Archivio per la categoria QUINTA COLONNA

La gente nel mondo chiede ordine

Tutti a ripetere: è la guerra dei popoli contro le élite, la gente comune contro i potenti, ecco il populismo, ecco il sovranismo che dilaga dappertutto. E invece si trascura un aspetto importante, decisivo, forse perfino più importante e più decisivo dell’altro, che emerge chiaramente nelle scelte politiche, elettorali e democratiche degli Stati Uniti e del Brasile, della Russia e delle Filippine, dell’Ungheria e dei paesi dell’area di Visegrad, del Giappone, dell’India e perfino della Turchia: la richiesta diffusa di ordine e di leader che ne siano i garanti. Trump e Bolsonaro, Putin e Duterte, Orban e Duda, Erdogan, Abe e Modi sono stati votati o raccolgono consenso perché rispetto ai loro antagonisti progressisti garantiscono o promettono Ordine. E in Italia? Salvini ha fiutato che sul tema dell’Ordine si gioca la sfida del presente/futuro e per questo ha scelto per sé il ministero dell’interno, sfoggia le divise delle forze dell’ordine e pubblica manifesti con la sua immagine sotto la scritta Dio, patria e famiglia. E per questo i suoi consensi sono raddoppiati in pochi mesi e oggi primeggia nei sondaggi. Del resto, alla manifestazione della Lega in piazza del Popolo a Roma, lo scorso 8 dicembre, gli applausi della gente sono partiti proprio su quei temi che riguardavano la civiltà cristiana, l’amor patrio e la difesa della famiglia. E il caso Battisti e degli altri terroristi latitanti, gli arresti della criminalità, lo stop all’immigrazione selvaggia sono variazioni sul tema dell’ordine. Prosegui la lettura »

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Il ritorno di Celentano

MV, 22 gennaio 2019

QUINTA COLONNA

Da come si è presentato, Adrian è un minestrone di linguaggi, immagini e sovrapposizioni, fondato sull’attesa di un miracolo che non ci sarà: mescolando banalità, luoghi comuni, perfino ossessioni politically correct, pensano che venga fuori un prodotto sorprendente. Come se un pappone di conformismi, agitati e miscelati, possa produrre un frutto anticonformista. Ma Adriano Celentano è sempre stato così, vuol stupire dicendo banalità, crede di essere originale e ribelle restando nell’ovvietà piaciona. Prosegui la lettura »

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La Gioconda ci scrive

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Oddio che anno bischero s’annuncia codesto, coi cinquecent’anni dalla morte del mì pittore barbuto ed extravagante, come si appellava?, Lionardo di ser Piero da Vinci… Quante noie, quanti incomodi, quante male lingue s’avanzano per la ricorrenza… Ovvia, volete finirla di darmi il tormento da cinquecent’anni? Da quando quel benedett’omo da Vinci, che faceva tanti mestieri, s’incaponì di farmi il ritratto, ho perso la pace. Senza niuna volontà sono addivenuta la faccia più famosa del mondo, mi visitano in continuazione e mi coglionano da mane a sera. Sto su Feisebucche, su Uozappe e su Istagramme da cinque secoli prima che l’inventassero. Ma non ho diritto pur’io alla praivasì e alla morte privata, da voi nun c’era un editto? E i diritti della donna, la tutela dalli stalcher, come dicono li forastieri, per me nun vale? Prosegui la lettura »

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Delinquenti ideologici

Ma dov’erano le anime belle che ora insorgono indignate per “la provocazione sovranista” di ricordare Jan Palach, ai tempi dei carri armati e poi in tutti gli anni seguenti in cui fu ricordato quel sacrificio? Perché non hanno ricordato loro quell’esempio e poi gli altri esempi di tanti ragazzi che prima in Ungheria, poi in Polonia e nel resto del mondo hanno pagato la vita per ribellarsi al comunismo? Vogliono far passare la falsa leggenda che, a parte qualche vecchio comunista d’apparato, la sinistra nostrana era libertaria sin da quel dì e si era schierata dalla parte degli insorti, che poi – a loro insindacabile giudizio- erano tutti di sinistra libertaria, mica altro. E dunque se oggi a destra, o nel concerto dei gruppi musicali a Verona, qualcuno insiste a ricordare le gesta di Jan Palach e dei suoi emuli, si appropria di memorie non loro, compie una provocazione fascista, che oggi viene aggiornata in “provocazione sovranista”.

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La Casta fa autocritica e si autoassolve

Da diversi giorni su la Repubblica va in scena il teatrino dell’assurdo: la Casta spiega al popolo perché ha perso e perché hanno vinto i loro nemici. Fanno autocritica perché non accettano critiche, gli unici abilitati a criticarli sono sempre loro stessi. Hanno la presunzione di sapere solo loro come sono andate effettivamente le cose, perfino la loro sconfitta la capiscono solo loro che l’hanno pur causata, almeno in buona parte. La loro autocritica esclude il presupposto di ogni serio bagno di umiltà: ascoltare. Ascoltare gli altri, ascoltare chi ha vinto e chi ha decretato la vittoria dei populisti e dei sovranisti, ascoltare la gente, ascoltare chi già prima del collasso spiegava le ragioni del cambiamento in corso. Macché. Gli altri non esistono, non hanno diritto di parola, sono plebe, o fascisti, reazionari, sovranisti o loro complici. La stessa cosa ha fatto il Pd. Prosegui la lettura »

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L’antifascismo dei cretini

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali. Come quel Figo che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.

Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Prosegui la lettura »

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Come tradire il IV novembre

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Dopo un anno di commemorazioni masochiste per auto-mortificarci, arrivò finalmente il giorno in cui siamo costretti a ricordarci della Vittoria e del suo centenario. Eccolo, il 4 novembre, anzi il IV novembre, la giornata della Patria. Ma avrete già sentito come viene trasformato quell’anniversario nel Racconto Ufficiale fatto da presidenti, ministri, media e professori: la Vittoria sparisce, la Nazione pure, alla Patria solo un timido sbuffo di cipria e dei caduti se ne parla come povere vittime del nazionalismo e dei loro capi. Il resto sarà tutta una celebrazione della pace, dell’Europa, dell’umanità col sottinteso che eroi e vittime di guerra sono caduti invano, per una sanguinosa illusione.

La memoria della Grande Guerra viene esattamente rovesciata: diventa la celebrazione dell’Europa e la mortificazione delle nazioni identificate nei nazionalismi. Ma la verità storica dice esattamente il contrario: la Prima guerra mondiale fu il funerale dell’Europa e il trionfo dell’Italia, pur mutilato.

Da quel conflitto l’Europa uscì infatti sfasciata e indebolita, non fu più il centro del mondo, perse gli Imperi Centrali che ne erano la spina dorsale, il mondo cominciò a dividersi tra l’Ovest americano e l’Est comunista, schiacciando l’Europa nel mezzo o relegandola a periferia. Nacque da quel conflitto il comunismo e poi la reazione ad esso, nacque la frustrazione tedesca che portò al nazismo, nacque il fascismo. Con la Seconda guerra mondiale, il tramonto dell’Europa avviato dalla prima raggiunse il suo epilogo. Gli occhi dell’ideologia pacifista non vogliono vedere la realtà tragica e gloriosa di quell’evento. Prosegui la lettura »

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Pound, l’imperdonabile

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Pound, l’imperdonabile

Se penso al primo novembre del ’72, quando morì Ezra Pound, mi risale negli occhi una gondola nera che porta per il suo ultimo viaggio verso l’Isola di San Michele il corpo del poeta in una sobria bara di castagno; il suo esile, curvo, ieratico corpo, la sua testa incorniciata in una mitica corona bianca sul capo e intorno al volto, che splendeva al sole come un’aura ieratica. Ogni volta che vado a Venezia non riesco a separare quel che vedo da quel che ricordo, ogni gondola mi sembra custodire il ricordo di lui, le spoglie del poeta pazzo, che amava l’Italia e la sua Tradizione, Dante e Cavalcanti.

Da giorni si parla con insistenza di Pound in relazione all’attualità, anzi alla cronaca politico-giudiziaria. S’indignano che un movimento come CasaPound si “appropri” di quel nome. Si, per carità, la Casa di Ezra Pound non può essere un fortino assediato o un centro sociale alternativo di giovani militanti politici; ma ricordiamoci in quale casa fu costretto Pound dal bel mondo democratico e occidentale: la gabbia pisana di un campo di concentramento, il manicomio criminale di Saint Elizabeth… Certo, la vera Casa di Pound non è un luogo chiuso, è il mare di Venezia, la città d’arte e poesia come Firenze, il cielo glorioso di Roma. Prosegui la lettura »

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Il Grillo e la Cicala

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani, ieri al Circolo Ufficiali di Verona su invito dell’Ass.ne Gentes,  contro il ’68

Il Grillo e la Cicala

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Raibelli

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

C’è in Italia un’emergenza tra le altre, non la più importante, ci mancherebbe, ma forse la più vistosa. È il monopolio del racconto pubblico, uno spettacolo indecente. L’informazione di Stato, e larga parte di quella privata, sforna ogni giorno a senso unico la versione dei fatti secondo il canone ideologico-politico della sinistra. Anche ora che la sinistra non governa e rappresenta una quota fortemente minoritaria dei cittadini italiani. Anzi, il collasso di consensi e credibilità accentua anziché attenuare la faziosità dell’informazione, anche per precostituirsi un alibi: i nominati vogliono passare per vittime d’epurazione quando si procederà a nuove nomine, visto che è cambiato l’azionista politico di riferimento che da sempre nomina i vertici. E allora a scopo preventivo rincarano le dosi della loro faziosità per passare poi come martiri dell’Idea e della Professione. Prosegui la lettura »

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