Meditare con Chesterton

Letture dallo smartphone il telefono furbo. La razza umana per la religione cadde una volta e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male oggi siamo caduti una seconda volta e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male di Roberto Pecchioli

 

 

 

Letture dallo smartphone, il telefono furbo.

 

 

di

 

 

Roberto Pecchioli

 

Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’. Ha quarant’anni la canzone di Gianni Togni, il cui refrain ha ispirato anche un film del 2007. La noia da reclusione coatta antivirus suggerisce qualche incursione, via smartphone, in siti non proprio amici. Uno è Wikipedia, l’encicolpedia online iperlaica, mondialista, politicamente corretta e, beninteso “fatta da noi”. Beato chi ci crede. Penetrato nel wiki-mondo, ho scelto una voce, non troppo a caso: Chesterton. Per queste note, mi sono praticamente limitato a un brutale “copia e incolla” delle pagine dedicate al grande (e grosso: un metro e novanta per centotrenta chili!) intellettuale e scrittore cristiano inglese.

Mi sono limitato a due opere apparentemente antitetiche, Eretici e Ortodossia, senza resistere alla tentazione di alcune citazioni sparse. Perle, gocce, lampi, aforismi, chiamateli come volete, ma lasciatevi sorprendere dal padre del distributismo, una teoria economico-sociale, e di Padre Brown, il prete capace di indagare l’animo umano sino a scoprire i crimini degli uomini. Gran mente eclettica, Chesterton, capace di scrivere un saggio cruciale su San Tommaso (per lui era Tommy!), dettato nei ritagli di tempo tra un racconto e un articolo di giornale.

Molti pensieri di Chesterton sono così sorprendenti perché in lui chiarezza e profondità si fondono senza sforzo apparente: il marchio infallibile del genio.

 

Se avrete la pazienza – io spero il piacere- di leggere, vi verrà voglia di brandire il computer o lo smartphone, che avrà finalmente meritato il suo nome di “telefono furbo”, e di andare oltre, gustare altri diamanti della sapienza semplice e geniale di quel gigante. Tutto ciò in attesa di sopravvivere al contagio e alla reclusione e correre in libreria per leggere, sottolineare amorosamente, conservare e fare vostri pensieri e parole di Chesterton. Iniziamo dal principio, dal racconto della nascita fatto da lui stesso, nell’Autobiografia.

“Inchinandomi con la mia cieca credulità di sempre di fronte alla mera autorità e alla tradizione dei padri, bevendomi superstiziosamente una storia che all’epoca non fui in grado di verificare in persona, sono fermamente convinto di essere nato il 29 maggio del 1874 a Campden Hill, Kensington; e di essere stato battezzato secondo il rito anglicano nella piccola chiesa di Saint George, che si trova di fronte alla torre dell’acquedotto, immensa a dominare quell’altura. Non attribuisco nessun significato al rapporto tra i due edifici; e nego sdegnosamente che la chiesa possa essere stata scelta perché era necessaria l’intera forza idrica della zona occidentale di Londra per fare di me un cristiano”.

Molti pensieri di Chesterton sono così sorprendenti perché in lui chiarezza e profondità si fondono senza sforzo apparente: il marchio infallibile del genio. Ne proponiamo alcuni, così alla rinfusa. Dicono che viaggiare allarghi la mente, ma è necessario possedere una mente. Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato. Il mondo non languirà mai per mancanza di meraviglie, ma soltanto quando l’uomo cesserà di meravigliarsi. L’intelligenza moderna non accetta nulla che venga dall’autorità. Ma accetta invece qualsiasi cosa che non sia autorevole. L’uomo non vive di solo sapone. La Bibbia ci dice di amare i nostri vicini di casa, ed anche di amare i nostri nemici. Probabilmente perché spesso sono la stessa cosa. La psicanalisi è una confessione senza assoluzione. Le forze che cambiano il corso della storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo. Tutta la differenza fra costruzione e creazione è esattamente questa: una cosa costruita si può amare solo dopo che è stata costruita; ma una cosa creata si ama prima che esista. Vi è qualcosa di depravato in ogni uomo che non abbia voglia di violare i dieci comandamenti.

In Eretici regala momenti di autentica emozione.

Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

La religione del carpe diem non è la religione della gente felice, ma delle persone estremamente infelici. La gioia non coglie i boccioli di rosa mentre ancora può farlo; i suoi occhi fissano la rosa immortale che vide Dante.

La razza umana, secondo la religione, cadde una volta, e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male. Oggi siamo caduti una seconda volta, e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male.

 

La sua riflessione sulla Chiesa è un benefico pugno allo stomaco: “quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua grande società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un imbroglione, uno snob, un codardo: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell’Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza, che furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest’unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.”

Un tempo l’eretico era fiero di non essere tale. Eretici erano i regni del mondo, la polizia e i giudici. Lui era ortodosso. Non si compiaceva di essersi ribellato a loro; erano stati loro a ribellarsi a lui. Gli eserciti con la loro spietata sicurezza, i sovrani con i loro volti impassibili, i decorosi processi di Stato, i giusti processi legali: si erano tutti smarriti come pecorelle. L’eretico era fiero di essere ortodosso, fiero di essere nel giusto. Tutto il resto è saggezza: nulla è più fallimentare del successo.

La razza umana, secondo la religione, cadde una volta, e cadendo acquisì la conoscenza del bene e del male. Oggi siamo caduti una seconda volta, e tutto ciò che ci resta è la conoscenza del male. Forse mai dall’inizio del mondo vi è stata un’epoca che avesse meno diritto di usare la parola “progresso” dell’epoca attuale.

Imbucare una lettera e sposarsi sono tra le poche cose ancora assolutamente romantiche, perché per essere assolutamente romantica una cosa deve essere irrevocabile. Come può conoscere l’Inghilterra colui che conosce solo il mondo? Il giramondo vive in un mondo più piccolo rispetto al contadino, respirando sempre un’aria locale. Londra è un luogo, paragonata a Chicago; Chicago è un luogo, paragonata a Timbuctù. Ma Timbuctù non è un luogo, perché almeno laggiù vivono uomini che la considerano l’universo e che respirano non un’aria locale, ma i venti del mondo. L’uomo sulla nave da crociera ha visto tutte le razze umane e pensa alle cose che dividono gli uomini: alimentazione, abbigliamento, decoro, anelli al naso come in Africa o alle orecchie come in Europa, vernice blu tra gli antichi e vernice rossa tra i britannici moderni. L’uomo nel campo di cavoli non ha visto nulla, ma pensa alle cose che uniscono gli uomini: la fame, i figli, la bellezza delle donne, la promessa o la minaccia del cielo.

L’uomo che disse: beato colui che non si aspetta nulla, perché non verrà deluso, fa una lode alquanto inadeguata e addirittura fasulla. La verità è: beato colui che non si aspetta nulla, perché verrà piacevolmente sorpreso. L’uomo che non si aspetta nulla vede le rose più rosse rispetto agli uomini comuni, l’erba più verde e il sole più abbagliante. Beato colui che non si aspetta nulla, perché possiederà le città e le montagne; beato il mite, perché erediterà la terra. È l’uomo umile che fa le grandi cose, è l’uomo umile che fa le cose audaci.

Il forte non può essere coraggioso. Solo il debole può esserlo. Bevi perché sei felice, ma mai perché sei triste. Non bere mai quando non farlo ti rende infelice, o sarai come il bevitore di gin dal volto tetro dei bassifondi; ma se bevi quando saresti felice anche senza bere sarai come l’allegro contadino italiano. Non bere mai perché ne hai bisogno, poiché questo è un atto razionale che ti porta dritto alla morte e all’inferno. Ma bevi perché non ne hai bisogno, poiché questo è un atto irrazionale e l’antica salute del mondo.

L’uomo non può amare le cose mortali. Può amare solo, per un istante, le cose immortali. Quando il trionfo è il metro di giudizio di ogni cosa, gli uomini non sopravvivono mai abbastanza a lungo da trionfare. Finché la vita è piena di speranza, la speranza è una mera lusinga o un cliché; è solo quando tutto è disperato che la speranza comincia a diventare vera forza. Come tutte le virtù cristiane, è tanto irragionevole quanto indispensabile.

L’uomo può essere definito un animale che fa dei dogmi. Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

In Ortodossia, Chesterton scopre che “gli uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa.” I suoi non sono paradossi, ma lenti multifocali che permettono di vedere la realtà per intero, come in un grandangolo. Sentite: la serietà non è una virtù. Sarebbe un’eresia, ma un’eresia molto più giudiziosa, dire che la serietà è un vizio. Sarebbe ingiusto passare sotto silenzio la definizione misteriosa ma suggestiva data, pare, da una bambina: un ottimista è un uomo che vi guarda gli occhi, un pessimista un uomo che vi guarda i piedi.

L’uomo può essere definito un animale che fa dei dogmi. Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

 

La tradizione non significa che i vivi sono morti, ma che i morti sono vivi. Pazzo non è chi ha perso la ragione, ma chi ha perso tutto fuorché la ragione. Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza, e esser saggi è più drammatico che esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica.

II paradosso fondamentale del Cristianesimo è che la ordinaria condizione dell’uomo non è il suo stato di sanità e di sensibilità normale: la normalità stessa è un’anormalità. Questa è la filosofia profonda della caduta. II valore delle cose sta nell’essere state salvate da un naufragio, ripescate dal Nulla all’esistenza. Ma io ho fantasticato (l’idea può sembrare pazzesca) che l’ordine e il numero delle cose non sia che il romantico avanzo del naviglio di Crusoe. Gli alberi e i pianeti mi parevano come salvati dal naufragio, e quando vidi il Cervino fui contento che non fosse stato dimenticato nella confusione. La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Il nostro mondo sarebbe più silenzioso se fosse più energico. Tutto il mondo moderno è in guerra con la ragione, e la torre già vacilla. Chi crede nei miracoli li accetta (a torto o a ragione) perché ne ha delle prove. Chi non crede nei miracoli non li accetta (a torto o a ragione) perché ha una dottrina contro di essi.

Splendida è la pennellata sull’opposizione tra cristianesimo e buddhismo: “il cristiano evade dal mondo per rifugiarsi nell’universo, il buddhista vuole evadere dall’universo ancora più che dal mondo. Uno vorrebbe annientarsi, l’altro vorrebbe tornare alla sua creazione, al suo Creatore. C’ è ben poco al mondo che si possa confrontare con queste due alternative quanto a completezza. E chi non si sentirà di scalare la montagna di Cristo, precipiterà fatalmente nel baratro di Buddha.” Profetico.

Il paradosso è diventato ormai ortodossia; gli uomini sguazzano placidamente nel paradosso come nel luogo comune. Non è il fatto che l’uomo pratico stia a testa in giù, il che alle volte può essere una stimolante per quanto sconcertante ginnastica; è che a testa in giù ci sta a meraviglia, ci dorme, perfino.

La filosofia di San Tommaso si basa sulla convinzione condivisa da tutti che le uova sono uova. Il tomista vede le cose nella loro concretezza insieme al resto degli uomini e ha la consapevolezza comune che le uova non sono galline, sogni o pure e semplici supposizioni, ma cose verificate dall’autorità dei sensi, il che significa da Dio.

In Ortodossia, Chesterton scopre che “gli uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa.”

 

In un certo senso posso anche ammettere che un uomo possa essere uno scettico radicale, ma non può essere nient’altro; certo nemmeno un difensore dello scetticismo radicale. Se per un uomo tutti i moti del suo stesso intelletto sono senza senso, allora il suo intelletto è senza senso, ed è senza senso egli stesso; e non significa nulla cercare di scoprire quale senso egli abbia. Sembra che gli scettici radicali in genere sopravvivano perché non sono poi tanto scettici e non sono affatto radicali. Cominceranno col negare ogni cosa e poi ammetteranno qualche cosa, se non altro per amor di ragionamento – o tante volte di polemica senza ragionamento. La mente conquista una nuova provincia, come un imperatore; ma solo perché ha risposto al suono di un campanello, come un servitore. La mente è se stessa per questo nutrirsi di fatti, questo cibarsi della strana, dura carne della realtà.

Infine: “la maggior parte delle filosofie moderne non sono filosofia ma dubbio filosofico; dubbio, cioè, se possa esistere una qualunque filosofia.” Non è allora così strano che un filosofo come Etienne Gilson abbia detto di Chesterton che è stato è stato uno dei pensatori più profondi mai esistiti. Per Mario Praz, usando a veicolo del suo pensiero un ameno stile paradossale, contrapponeva alla bruttezza della civiltà industriale e al materialismo la semplicità agricola dei padri e la luce perenne dell’idea cattolica romana. Quanto a Jorge Luis Borges, agnostico di spirito, “la letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.” Per il compianto cardinale Giacomo Biffi, “Chesterton si è fatto da solo. È semplicemente andato alla scuola della sua schietta umanità e ha ricercato la verità con assoluta onestà intellettuale, usando effettivamente di quella ragione che i razionalisti si limitavano a venerare. Questo è stato sufficiente a condurlo “a casa”, cioè all’antica fede e alla saggezza dei padri.

Meditiamo, gente, meditiamo. Il tempo c’è, sul divano o sul sofà. Non restiamo soli proprio in questo frangente strano, sospeso, con il respiro mozzato e la paura non ammessa. La compagnia di Chesterton ci farà sentire di più la vicinanza a quell’Altro Assoluto in cui, unico, riposa il cuore inquieto.

 

 

 

Del 26 Marzo 2020

 

 

 

Allegato Pdf

 

Chesterton.pdf

Da

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/filosofia/8644-chesterton

I professionisti del Caos

 

 

I professionisti del Caos

TEMPO DI LETTURA: 7 MINUTI

Non è una questione politica, è una questione tecnica. Nei momenti delle difficoltà e di emergenza servono persone decise che comprendono la situazione e agiscono di conseguenza rapidamente. Non servono persone titubanti, burocrati ottusi, esperti in cavilli, perditempo e “furbastri”.
Purtroppo per noi, invece, l’emergenza coronavirus è stata affrontata proprio da una banda di figuri di questa risma che, con il loro comportamento, non solo non l’hanno prevenuta, ma non l’anno neppure affrontata e sono solo riusciti ad aggravarla.

Per chiarire che non è una questione partitica possiamo dire che magari avessimo avuto al governo un De Luca, un Ceriscioli o anche un Emiliano, tutti governatori di sinistra ma tutti infuriati nei confronti del governo.

Purtroppo, invece abbiamo il vanesio Conte, l’inutile Speranza, il pericoloso Gualtieri, il perditempo Borrelli, il ridicolo Di Maio, il burocrate Arcuri.

Ricordiamo a tutti che è del 30 gennaio la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del giorno dopo il documento che inchioda il governo e la Protezione Civile (come da noi pubblicato). Una volta dichiarato lo stato di emergenza sanitaria nessuno ha fatto nulla… non si sono cercati i dispositivi di protezione, né i respiratori per gli ospedali. Né sono state date disposizioni (e mezzi) alle Regioni per aumentare i posti letto e il personale.

Giuseppe Conte, oltre che narcisista è un pericoloso “sor Tentenna”. Quello che non vorrebbe scontentare nessuno e alla fine scontenta tutti. È lui il maggior responsabile della drammatica situazione attuale. Prima tarda ad assumere i provvedimenti, poi scarica vilmente le colpe dei primi contagi sui medici di Codogno. Quindi, il 26 febbraio, assicura che va tutto bene e consente le pantomime di Sala, Gori e Zingaretti tra brindisi, cene, aperitivi sui Navigli e hastag #milanononsiferma. Follia che è costata il boom di contagi. Poi chiude, anzi no. Poi chiude ancora un po’… con quei decreti di mezzanotte che lo fanno assomigliare al Conte Dracula e che generano le fughe verso il Sud. Infine, si permette anche di dire che lui “non ha sottovalutato nulla”…

Di Roberto Speranza c’è poco da dire: è “il funzionario” inutile e inetto, messo in ombra dal capo autoritario e presuntuoso. Poverino. Era convinto di aver “vinto” un ministero importante pur rappresentando una forza politica inesistente e si è trovato la “patata bollente” senza neppure capire cosa stesse succedendo. Ha fatto la classica figura del funzionario di partito, abituato a prendere ordini e incapace di decidere. Ormai è scomparso dalla scena… ma nessuno se n’è accorto.

Un altro “missing” e Gigino Di Maio, altresì detto il “fantasma della Farnesina”. Il ministro degli Esteri più inutile e inetto (dopo Gianfranco Fini).

Amico della Cina, impegnatissimo a non danneggiare le buone relazioni (chiudiamo i voli ma facciamo rientrare senza controlli tutti i cinesi). In pieno contagio sparisce, mentre si moltiplicano i problemi per reperire dall’estero i materiali sanitari. Mentre tutti i Paesi: Kazakistan, Polonia, Germania, Turchia si rifiutano di mandarci materiali o li bloccano alle frontiere (dopo che sono stati pagati) lui piagnucola. Poi si ridesta e annuncia trionfante l’arrivo di milioni di mascherine – sempre dalla “amica” Cina – ma ancora ieri, in tv, il governatore Emiliano ne lamenta la mancanza mentre De Luca pubblicava la lista dei materiali richiesti e mai ricevuti.

Colpa anche di Borrelli, il “burocrate furbetto”. Come capo del dipartimento della Protezione Civile è sembrato più un passacarte che non un generale. Le sue interviste hanno provocato polemiche e sconcerto, soprattutto quando gli è scappato detto: «L’Italia su certi beni così importanti, ora capiamo vitali, deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio». L’intervista è subito stata tolta dal sito di Repubblica e, alla conferenza stampa di martedì, gli è stato imposto di stare zitto, chiudendo anzitempo il microfono e facendo indignare persino Luca Telese.

Quanto a Domenico Arcuri rimarrà per tutti il signor “Unione Sovietica”. Un tipico boiardo di Stato, ex dalemiano di ferro e ora zingarettiano d’amianto, noto più che altro come “tombeur de fammes” per i suoi legami gossip.

È stato promosso commissario per l’emergenza solo per non oscurare il Bel Conte, restare dietro le quinte e magari mettere qualche pezza ai ritardi e alle lacune… senza clamore. Se tutto va bene è merito del premier, se tutto va male è colpa sua. Poi se ne esce sui giornali con i ringraziamenti per gli aiuti giunti “dall’Unione Sovietica” (invece che dalla Russia di Putin) e tutti scoppiano a ridere. Fine della carriera.

Di Roberto Gualtieri “l’uomo di Bruxelles”, l’amico della Lagrange, quello che pensa solo a come sfruttare la situazione per inchiodare l’Italia al MES e ai potentati economici stranieri; abbiamo già scritto molto. A lui si deve il “Cura Italia” un provvedimento monstre con un testo che è un trionfo di incomprensibile stile burocratico che nasconde furbate come l’aumento di due anni per le verifiche fiscali. Ma il capolavoro è stato quello delle scadenze. Rinviate di qualche giorno, non sospese o annullate. Come se il coronavirus fosse un raffreddore che passa in tre giorni.

L’elenco dei comprimari del Caos sarebbe ancora lungo: l’infido Franceschini, Zingaretti il fuggitivo, la “libertaria” Lamorgese che apre tutto: i porti agli immigrati, i transiti a chi dovrebbe stare a casa… Solo a sentir parlare di “porti chiusi” le viene la febbre, anche se si tratta di quello di Messina per non far rientrare chi può portare il contagio.

A tutti questi signori, ai loro complici e a chi nel mainstream li copre e li difende, possiamo solo promettere che, quando tutto sarà finito: #celapagherete.

Da

https://www.orwell.live/2020/03/26/i-professionisti-del-caos/

Mes e Coronavirus, Italia svenduta alla Troika?

 

La richiesta di Conte di attivare il Mes è un atto di servitù volontaria. Mettendo il collo dell’Italia sotto lo stivale della Troika, Conte asservirebbe la seconda potenza manifatturiera d’Europa alla Germania.

Approfittando dell’emergenza Coronavirus, nei giorni scorsi il governo M5S-Pd ha dato inizio a una campagna strisciante per attivare il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Per fare fronte alla crisi economica provocata dalla pandemia, sulla tribuna del Financial Times il premier Conte ha chiesto che il Mes impieghi i circa 400 miliardi di euro di cui dispone per concedere prestiti a tutti i paesi Ue per “evitare di stigmatizzare un governo in particolare“.

Il Governo italiano invoca l’intervento del Mes

Il passo appare concertato in sede Ue, tenuto conto del tempismo con cui il commissario europeo Gentiloni si è affrettato a plaudire all’iniziativa. Nei giorni precedenti, in un’intervista per l’Institut Delors, l’ex premier Letta aveva lanciato un appello analogo.

Sarebbe stato preferibile che l’appello all’impiego del Mes fosse stato concertato con il Parlamento, piuttosto. In linea con il dettato costituzionale, scelte di questa portata vanno sottoposte al vaglio parlamentare, in ragione delle loro pesanti conseguenze economiche e politiche.

Il Mes non è uno strumento per la crescita, né per fare fronte alla crisi economica

Infatti, il Mes non è uno strumento di politica economica e non serve a sostenere la crescita. Esso è un “fondo salvastati”, finanziato dai paesi dell’eurozona. L’Italia, con circa 125 miliardi di euro, è il terzo contributore dopo Germania e Francia.

La funzione del Mes è quella di prestatore di ultima istanza per quegli Stati dell’eurozona che non dovessero più riuscire a finanziarsi sui mercati. In altri termini, presta denari ai paesi che i mercati giudicano prossimi al default finanziario. Visto in quest’ottica, il ricorso al Mes è un preavviso di fallimento.

I prestiti del Mes sono subordinati a condizioni draconiane mirate a garantirne il rimborso. Per accedere al credito, uno Stato deve sottoscrivere un memorandum d’intesa con Commissione europea, Bce e Fmi – la Troika – con cui accetta di sottoporsi a un “programma di aggiustamento macroeconomico”. In altri termini: austeritàtaglio della spesa pubblica e aumenti delle imposte. Di fatto, il paese viene commissariato dalla Troika, che veglia sul rimborso del debito.

Il vero problema, la garanzia del debito: una garanzia europea per un’integrazione più solidale

Invece che il Mes, la magnitudo della crisi suggerirebbe di porre al cuore del dibattito uno dei temi centrali del nostro tempo, la garanzia del debito. La maggiore flessibilità sul patto di stabilità annunciata da Ursula von der Leyen sembra indicare che la Commissione europea intende contrastare la recessione aumentando il livello di indebitamento degli Stati membri. Ossia, con politiche anticicliche finanziate con i debiti nazionali.

La straordinarietà della crisi imporrebbe invece misure altrettanto straordinarie, quali politiche economiche espansive dei paesi dell’eurozona, finanziate con eurobond di scopo: un debito europeo garantito dall’Ue, non nazionale. Primo, l’espansione del bilancio è lo strumento tecnicamente più appropriato per contrastare la recessione. Secondo, il ricorso a eurobond, o coronabond che dir si voglia, invece che a titoli di Stato darebbe sollievo ai bilanci dei paesi dell’eurozona, ancora sofferenti per gli effetti della crisi del 2008. Terzo, si creerebbe l’embrione di una politica di bilancio europea: ciò favorirebbe il rilancio del processo di integrazione in chiave di maggiore solidarietà, che nell’attuale congiuntura di crisi sarebbe un eccezionale risultato politico. Tuttavia, al momento la cornice politica non appare favorevole, in ragione dell’opposizione della Germania e dei suoi satelliti.

Ad ogni modo, il Mes non ha alcuna utilità ai fini dei delle gigantesche sfide economiche che si preannunciano. Anzi, gli effetti deflativi delle politiche di austerity che la Troika imporrebbe ai paesi debitori rischierebbero di alimentare una spirale recessiva.

Troika in azione: colpire la Grecia per educare l’Italia

Quest’ultimo non è un caso teorico. Basta volgere lo sguardo alla Grecia, che porterà nelle carni per generazioni i mortiferi effetti delle cure della Troika: crollo dell’economia del 25%; disoccupazione al 16,7% (giovanile al 36,2%); tagli a salari e pensioni; inasprimento della pressione fiscale; smantellamento dei servizi sociali.

Non soddisfatta dello sfacelo, la Troika arrivava a chiedere misure più dure persino sulla messa all’asta delle case dei cittadini greci in difficoltà economiche. L’impennata della mortalità infantile in Grecia, coperta dall’omertoso silenzio dei media, è una vergogna indegna della civiltà che stingerà per sempre sul processo di integrazione del continente.

Secondo le proiezioni, nel 2060 il debito pubblico greco ammonterà al 180% del Pil. Nel 2010, prima delle cure della Troika, era al 120%. Se ne deve concludere che il commissariamento della Grecia non aveva per obiettivo il risanamento dei conti pubblici ellenici. Era un ammonimento destinato a paesi più grandi, come l’Italia, che in quegli stessi anni subiva la “cura Monti”: o Monti o la Troika.

Perché Berlino e i suoi satelliti premono per il Mes

In linea con questa tradizione rigorista, oggi la Germania e i suoi satelliti si oppongono a qualsiasi progetto di espansione di bilancio che non sia agganciato al Mes e, quindi, al controllo della Troika. L’Olanda, specializzatasi nella parte del poliziotto cattivo anche per far passare Angela Merkel per buona, ha almeno il pregio di una lapidaria chiarezza: ogni misura di sostegno all’economia va subordinata a una “forma appropriata di condizionalità“.

Anche per ragioni politico-elettorali interne, Berlino nutre diffidenza per le soluzioni che prevedono formule di condivisione dei rischi con le “cicale” dell’Europa meridionale. A questa cautela si aggiunge un altrettanto comprensibile interesse della finanza germanica per il consistente stock di risparmio privato e per il patrimonio immobiliare degli italiani, che negli auspici tedeschi andrebbero posti a garanzia del debito.

Il Mes, strumento di dominio politico

Tuttavia, è sotto il profilo politico che l’attivazione del Mes più risponde all’interesse della Germania. Il dato politico essenziale è che il Mes e la Troika, suo braccio armato, sono strumenti di dominio nelle mani dei principali contributori.

Se si tiene conto che proprio la Germania è il primo azionista del Mes, si comprende bene che attivare una linea di credito sarebbe per l’Italia un atto di servitù volontaria. Sottoponendosi a un programma di aggiustamento macroeconomico sotto lo stivale della Troika, l’Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa, si assoggetterebbe alla Germania, che finirebbe per controllarne la politica economica e lo sviluppo futuro e, di conseguenza, il destino.

Anche chi non ha conseguito Mba presso prestigiose università americane può comprendere che questo scenario non risponde all’interesse nazionale italiano.

Il governo Conte bis scarica le sue contraddizioni sull’Italia

Resta da capire perché l’esecutivo si ostini a voler percorrere una via così pregiudizievole per l’Italia come il ricorso al Mes. Occorre partire da un assunto politico. Per le stesse ragioni che ne hanno causato la nascita, così come per le sue insopprimibili contraddizioni interne, il Conte bis è un governo nato debole, come i bambini tarati che – secondo la leggenda – gli spartani abbandonavano sui monti del Taigeto.

In questi mesi, le crescenti tensioni fra le forze che sostengono il Conte bis sono state evacuate scaricandole sull’Italia e sui suoi cittadini, che stanno sperimentando su scala nazionale l’esperienza già vissuta nelle città amministrate dal M5S: inerzia, irresponsabilità, degrado, ricerca di consenso con misure demagogiche. Nelle ultime settimane, la crisi Coronavirus ha definitivamente messo a nudo i limiti del governo Conte, che ha trasformato l’emergenza in una catastrofe.

Ricorrendo al Mes, il Conte bis paga le cambiali e avvelena i pozzi

L’eventualità che la legislatura – e con essa l’esecutivo – possa arrivare a scadenza naturale non cambia il quadro: il Conte bis è politicamente al tramonto. Non è in grado di indicare una visione di ampio respiro, un progetto per l’Italia. Ancor meno appare in grado di realizzarlo. Al di là dell’ovvia considerazione che il governo sta cercando presso capitali straniere quella legittimazione che non ha in patria, appare dunque lecito ipotizzare che ponendo l’Italia sotto il giogo del Mes qualcuno sia stato chiamato a pagare la cambiale a chi – guarda caso la Germania – nel 2019 ha avuto un ruolo decisivo nella nascita del Conte bis.

Inoltre, la prospettiva di dover nel prossimo futuro guidare un paese in grave recessione preoccupa gli occupanti della stanza dei bottoni: secondo indiscrezioni, un numero crescente di esponenti governativi nutrirebbe riserve sulla prosecuzione dell’esperienza di governo una volta finita l’emergenza sanitaria. Meglio, piuttosto, capitalizzare la crisi Coronavirus in chiave elettorale. In quest’ottica, accedere al Mes equivarrebbe ad avvelenare i pozzi nel caso il voto premiasse il centrodestra, che con un’Italia indebitata con il Mes e commissariata dalla Troika si ritroverebbe con margini d’azione pressoché nulli.

Per inciso, secondo le stesse fonti, al dossier Mes starebbe alacremente lavorando anche un certo “partito tedesco“, anima dell’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi, che nel 2019 ha anch’esso fornito i suoi buoni uffici – per così dire – alla nascita del Conte bis.

L’Italia del futuro, secondo M5S e Pd: Grecia o Urss?

Quello attuale è un momento buio. L’inadeguatezza del governo M5S-Pd sta generando in Italia fenomeni sinistramente simili a quelli caratteristici dei paesi comunisti. Oggi, violazioni delle garanzie costituzionali; limitazioni massicce delle libertà; medici mandati a combattere l’epidemia a mani nude, come i pompieri di Chernobyl; interminabili file davanti agli esercizi commerciali. Domani, con la recessione, povertà di massa. Mancano solo, con Mes e Troika, l’esproprio della proprietà privata, con la messa all’asta delle case degli italiani, e l’asservimento della nazione a una burocrazia politicamente irresponsabile e il cerchio sarà pressoché chiuso.

Dopo la catastrofe sanitaria, l’Italia vede profilarsi all’orizzonte una pesante recessioneprovocata dal blocco delle attività economiche disposto dall’esecutivo. Uno scenario di elevata disoccupazione, impoverimento diffuso e disintegrazione sociale, che il governo Conte non appare in grado di contrastare. La gravità del quadro impone misure eccezionali e solidali su scala europea, non certo l’assoggettamento dell’Italia e dei suoi cittadini. La politica si faccia promotrice, in Italia e in Europa, di soluzioni innovative e coraggiose. E dalle reazioni dei nostri partner europei sappia trarre le conseguenze.

Da

Mes e Coronavirus, Italia svenduta alla Troika?

Guerra batteriologica

L’accusa del Pasdaran

Di fronte a un vero e proprio attacco di guerra che ha ammalato e poi condotto alla morte, due notti fa, anche uno dei pezzi grossi dei servizi segreti di Tehran, Ahmadinejad è stato l’unico statista al mondo che ha apertamente mostrato irritazione con lettere che tutti possono visionare, inviate a Oms e Onu. Lo statista islamico e nazionalpopolare, che in suo viaggio italiano del 2008 non ebbe timore alcuno nel definire Mussolini “un eroe del Mediterraneo, filoislamico” poco prima di essere attaccato dal servizio britannico residente in Italia con onde radioattive elettromagnetiche (almeno se stiamo a quanto sostenne l’ex ambasciatore iraniano e vari quotidiani come Ettel’at), ha accusato Londra e Usa di voler continuare a dominare il mondo con tutti i mezzi, anche con mezzi più atroci e pericolosi delle armi atomiche, che già senza scrupoli hanno nel passato utilizzato. Ma quanto si tentò allora di sopprimere ed annichilire, con Hiroshima, Nagasaki, Yalta, inesorabilmente sarebbe tornato alla luce più forte di prima: dal peronismo tercerista latinoamericano, al maoismo antiYalta, dal nasserismo mediterraneo alla Rivoluzione iraniana guidata dall’Imam Khomeini. Il Global Britain, per conservare il quale furono bruciati vivi migliaia e migliaia di innocenti bambini e civili a Dresda, Gorla, e furiosamente in tutto l’eroico Giappone che mai avrebbe altrimenti ceduto, perdeva pezzi fondamentali e casematte strategiche. Londra avrebbe continuato, però, a dominare il mondo tramite il “deep state” Usa (fazione Rothschild), la Fed ed il petrodollaro. La propaganda di Information Warfare (IW) che fa dell’11 settembre una azione del Mossad, o di Al Qaeda un ramo della Cia e del traditore Skripal’ avvelenato una vittima dell’onnipresente guastafeste Putin può proprio essere una conseguenza del potere propagandistico globale del britannico MI6. Operazioni chirurgiche, come quella del COVID-19 o, nel passato italiano, gli omicidi diretti di Giovanni Gentile e Benito Mussolini (compiuto dal reparto Z)  come quello politico di Craxi e sociale dell’IRI, non possono che rimandare all’azione brillante di reparti operativi o propagandistici culturale del servizio di Londra.

La tradizione imperialista di cui dispone la Gran Bretagna, come una sorta di immateriale capitale geopolitico e “spirituale”,  non solo rimanda a Disraeli (il più notevole e geniale statista dell’intero ‘800) ma possiede un “deep state” che si identifica con “una cerchia segreta”, così la chiama lo stesso Ahmadinejad. Tale fazione elitaria unifica la Regina con i Rothschild e non è di certo a disposizione degli Usa, al limite tenta di utilizzare al proprio fine i vari pupazzi di sorta, siano essi gli Obama o i Trump di turno. La Brexit, vista in tale luce, può ben essere un semplice depistaggio tattico. Mark Carney, Governatore della Banca Centrale d’Inghilterra, appartiene appunto alla fazione Rothschild; il ritorno di forza dei Rothschild ha un evidente significato politico e geopolitico. L’ipotesi che formulo è quello di un avvicinamento a passi da gigante a una nuova Yalta. Secondo l’intento dell’elite anglosassone, Londra e Pechino, come ieri Washington e Mosca, debbono raggiungere il deal e spartirsi il pianeta. Chiaramente la Russia e l’Europa da un lato, l’Iran dall’altro sarebbero le vittime designate di tale affare del secolo. La Russia, in particolare, come voleva Brzezisnki, sarebbe ridotta a pezzetti e stritolata. La fazione patriottica e anti-britannica di Xi Jinping, puntando alla supremazia globale, non è fino ad ora scesa a compromessi con i Rothschild, preferendo la compagnia di Vladimir Putin, e il COVID-19 potrebbe essere letto proprio in una tale ottica di Azione di Guerra ibrida.

Una consapevolezza europea, o meglio ancora quella di un “socialismo euromediterraneo” come lo definivano prima il Mussolini di Salò, stanco del pangermanesimo reazionario, poi Craxi stesso, è nella suddetta ipotesi la assoluta necessità tattica. Ogni fiducia verso la Germania e i tedeschi andrebbe superata definitivamente; dallo Stato maggiore prussiano a quello nazionalsocialista, lo storico infantile complesso filo-londinese dei vertici berlinesi ha già in due casi, decisivi, distrutto ogni ipotesi di collaborazione euromediterranea. Auspicabile, viceversa, la strategica gravitazione di macroregioni tedesche verso Mosca Terza Roma, una grande unità europea con centralità della Tradizione mediterranea e il recupero dell’Islam non occidentalizzato e fanatico come nostro tradizionale alleato (da Hezbollah ai rivoluzionari yemeniti passando per il martire Soleimani non mancano fraterni esempi…). La consapevolezza tattica, come fu compreso da chi ci ha preceduto, da Garibaldi a Berto Ricci, da Gentile a Mussolini, rimane la maggiore arma di fronte al Nemico di sempre: Londra, la Terza Cartagine, il Nemico dell’uomo.

Da

http://www.noreporter.org/index.php/conflitti/26468-guerra-batteriologica

VIGLIACCHI E INCAPACI


Sulle questioni importanti, nella storia, i governi italiani hanno preso sempre decisioni idiote, sbagliate e dimostratamente rovinose per il Paese,
 ma quasi sempre a vantaggio di interessi stranieri.

Mi vengono a mente, risalendo nel tempo, l’adesione al MES, il Trattato di Dublino, il Six Compact, l’entrata nell’Euro, le privatizzazioni dell’Iri, l’entrata nello SME, la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro, le Politiche Agricole Europee. Prima ancora: la gestione della resa nel 1943 (fuga del re, sbando dell’esercito, occupazione tedesca), la scelta di entrare nella II Guerra Mondiale, la Guerra di Etiopia, la scelta di lasciare che Mussolini prendesse il potere, la scelta di entrare nella I Guerra Mondiale e di condurla nel modo in cui fu condotta fino a Caporetto. Forse l’unica importante scelta intelligente che un governo italiano abbia mai fatto è stata la sostituzione di Cadorna con Diaz dopo Caporetto.

Il corona virus -un virus brevettato e derivato in laboratorio da quello della sars- colpisce dapprima in Francia, il 24 gennaio, poi in Germania, il 28, ma i governi di quei paesi tengono nascosta la cosa. Poi colpisce in Italia, e il governo italiano la sbandiera al mondo con isterica enfasi, creando l’apparenza che l’Italia sia il focolaio d’Europa. Blocca gli arrivi aerei diretti dalla Cina, ma non quelli indiretti – quindi è consapevole che vanno bloccati, ma fa in modo che continuino.

In Italia ogni anno coi virus invernali muoiono almeno 9.000 persone (quasi tutte già malate o vecchie, dove il virus è solo una concausa della morte). Ad ora sono morte col corona virus soltanto 250 persone circa, tutte già compromesse da altre cause. Con una scelta, quindi, quantitativamente pretestuosa e verosimilmente inefficace, oggi il governo ‘chiude’ le zone più produttive del Paese, mentre l’economia nazionale, già debole, sta sull’orlo di una recessione, e mentre niente fa per ridurre le infezioni ospedaliere, che uccidono 7.000 persone l’anno, né il consumo di tabacco, che ne uccide 90.000 e predispone ad ammalarsi proprio l’apparato respiratorio, bersaglio del corona virus. Perché lo fa? Cui prodest? Se si ferma l’economia, si fermano anche le risorse per la sanità, e avanza solo l’indebitamento e la dipendenza dall’estero.

Oggettivamente, le scelte del governo, anche se di buona fede, preparano il Paese per la sua consegna al MES e per una svendita totale ai capitali predatori della grande finanza, che premono per queste politiche sia dall’interno che dall”Europa’.

Conte, intanto, fa i fervorini agli italiani invitandoli al senso di “autoresponsabilità”.

L’unico modo per scongiurare strutturalmente il processo di recessione, indebitamento e svendita allo straniero è il recupero allo Stato della capacità di emettere moneta per finanziare gli investimenti produttivi e infrastrutturali e l’occupazione e sostenere la domanda e i redditi in modo che possano pagare i debiti. Solo la disponibilità di una moneta nazionale, pubblica ed emessa senza indebitamento netto del Paese potrebbe sostenere l’economia in questa situazione. Ma dove sono gli statisti capaci di fare questo e non asserviti agli altri interessi?

La balordaggine del governo è confermata dal fatto che ieri sera ha lasciato trapelare il decreto di confinamento, scatenando così la fuga dalla zona da chiudere verso il resto del Paese. Ora vedremo come bloccherà gli spostamenti in uscita e in entrata dall’area più produttiva del Paese, abitata da circa 17 milioni di persone.

08.03.2020 Marco Della Luna per il suo blog

Da

VIGLIACCHI E INCAPACI

GUARDARE LE FIGURE

Il mercato globale delle autovetture crollerà a 76,9 milioni di veicoli quest’anno (un calo di quasi il 3,4% rispetto al 2019). Questa previsione è ancora  ottimista e presuppone che la diffusione del virus Corona possa essere fermata nei prossimi mesi e che i vaccini possano essere usati prima dell’autunno. Finora il crollo si è concentrato principalmente in Cina. In totale, le vendite di autovetture diminuiranno di 7,5 milioni di veicoli rispetto all’anno record 2017. Ciò corrisponde a circa la metà delle vendite annuali di auto dell’UE per dare un’immagine vivida “.

La Cina è il mercato più importante del mondo per le case automobilistiche tedesche con un fatturato annuo di circa 150 miliardi di euro – rappresenta circa un terzo delle loro vendite totali. Per quanto riguarda i loro profitti: dal momento che sono al di sopra della media nel Regno di mezzo, vi è persino il 40 percento del mercato lì.

Fatti e cifre

Numero di auto vendute in tutto il mondo (in milioni di unità):

  • 2000: 48.9
  • 2009 (crisi finanziaria): 55,9
  • 2015: 77.9
  • 2017 (record precedente): 84.4
  • 2019: 79.6
  • 2020 (stimato): 76.9

Numero di auto vendute in Cina (in milioni di unità)

  • 2010: 11.3
  • 2015: 20.0
  • 2017 (record precedente): 24.2
  • 2020 (stimato): 19.3

I più grandi mercati automobilistici del mondo nel 2020 (in milioni di unità / previsioni):

  • Cina 19.3
  • 2. USA 16.5
  • 3. Giappone 4.2
  • 4. Germania 3.3
  • 5. India 3.0
  • 6. Brasile 2.7
  • 7. Francia 2.2
  • 8. Gran Bretagna 2.1
  • 9. Canada 1.9
  • 10. Italia 1.9
  • 11. Russia 1.9
  • Corea del Sud 1.5

https://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/502543/Einbruch-am-Weltmarkt-Deutsche-Autobauer-stehen-vor-riesigen-Verlusten

Da

GUARDARE LE FIGURE

AGCOM: garante della censura

L’Autorità Garante delle Comunicazioni non è un tribunale politico dell’informazione al quale spetta il compito di dire cosa è politicamente corretto e cosa non lo è, su cosa si può ironizzare e su cosa, invece, bisogna tacere.

Eppure, in questi giorni ha interpretato questo ruolo comminando una multa di 1,5 milioni di euro alla Rai con delle motivazioni che hanno lasciato attoniti gli osservatori perché vengono contestati alcuni episodi, in termini puramente politici e non a tutela del pluralismo.

Vale la pena di leggere le frasi introduttive «il mancato rispetto da parte della Concessionaria della funzione di garante dell’informazione» genera una conseguenza «di ordine erariale stante il contributo pubblico percepito dalla Rai» e una «di ordine sociale, con possibili effetti negativi sull’istruzione, sulla crescita civile, sulla facoltà di critica».

Tradotto: se la Rai dovesse prendere una “deriva” a destra si perderebbero soldi… mentre invece sappiamo che il contributo pubblico di 108 euro annui è pagato obbligatoriamente da tutti (di destra o di sinistra) attraverso le bollette dell’energia elettrica. Quanto agli effetti negativi sull’istruzione, sulla crescita civile, sulla facoltà di critica… forse l’AgCom pensa alla massa di insegnati di sinistra che potrebbero avere uno choc se a parlare in Rai ci fosse più Salvini che Zingaretti.

Questa volta l’AgCom ha talmente esagerato da far arrabbiare persino Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano che hanno denunciato con tanto di titolo in prima pagina le manovre del Pd e di Italia Viva sulla Rai. Manovre per prendersi in toto l’azienda e fare il bello e il cattivo tempo come erano sempre stati abituati a fare.

Per screditare la Rai diretta da Foa, il Pd ha quindi pensato bene di utilizzare anche l’Autorità Garante delle Comunicazioni, spogliata del ruolo di garanzia per essere schierata in campo con il ruolo di Inquisitore del politicamente corretto.

Così, l’Agcom cita diversi episodi riguardanti il Tg2, a partire dal servizio circa «l’asserito fallimento del modello svedese di accoglienza degli immigrati» (vietatissimo dal pensiero unico);  un’intervista a Steve Bannon (il demone del sovranismo) oppure l’ironia nei confronti di Fabio Fazio per la sua intervista “a zerbino” al presidente francese Macron; per arrivare fino al servizio relativo all’omicidio del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega che aveva inizialmente addebito la morte a due nordafricani, come peraltro riportavano le agenzie di stampa.

Il provvedimento inquisitorio dell’AgCom cita anche altri episodi riguardanti programmi come #Cartabianca, L’approdo, Realiti, La vita in diretta e Unomattina. Però i primi sono quelli su cui ha preso posizione anche il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, con un articolo pubblicato proprio sul sito di Orwell.live.

La situazione in Svezia è molto delicata, a volte persino drammatica, e il Tg2 non ha fatto altro che documentare quanto affermato anche in molti reportage giornalistici. Così anche gli altri servizi contestati denotano un attacco censorio di carattere puramente ideologico contro un direttore non allineato, per un Telegiornale che dovrebbe essere “fuori dal coro” proprio per rispettare il pluralismo. Una voce fuori dal coro che, tuttavia, Pd e Italia Viva non possono tollerare, a conferma che, per loro, il “pluralismo” significa ripetere più volte la stessa cosa, non dire cose diverse.

Chiudiamo riportando le parole espresse dal Comitato di redazione del Tg2, in genere mai tenero nei confronti dei direttori. Il documento, approvato a maggioranza, afferma: «Siamo rimasti profondamente sorpresi nel leggere le motivazioni del provvedimento dell’Agenzia Garante per le Comunicazioni nei confronti della Rai. Ci sembra che costituisca un precedente di estrema pericolosità dal momento che dimostra una volontà di entrare nel merito delle singole scelte editoriali delle redazioni, limitandone la libertà di espressione garantita dalla Costituzione».
«Ci preoccupa molto – prosegue la nota – vedere il tentativo di costituire una giurisdizione superiore che si arroghi il diritto di sovrintendere sulla libertà di informazione, da usare a seconda delle circostanze, oggi in una direzione, domani in un’altra».

Da

AGCOM: garante della censura

LA VERITA’ SCOMODA SU COVID-19 di Adriano Màdaro


SOLLEVAZIONE, malgrado il distinguo della redazione, è stato probabilmente il primo media on-line a smascherare il Corona-Virus come atto di guerra ibrida dell’anglosassone MI6.

A differenza dei complottisti, io ho parlato e continuo a parlare di Guerra Politica non ortodossa attivata dall’elite globale anglosassone-sionista. Di contro a certi teorici complottisti, non sparo a vanvera nel mucchio, citando alla rinfusa Mossad e Cia; ho indicato nel reparto politico e geopolitico di elite operativa dell’MI6 l’avanguardia operativa di una simile azione.

La storia di intelligence rimanda quasi sempre a russi e inglesi, israeliani e americani sono scolari e seconde linee. Se i reparti patriottici cinesi avessero ad esempio condiviso con controparti russe news strategiche non sarebbero andate incontro a tale debacle, in cui quasi sicuramente un ruolo è stato giocato da una fazione,  del Partito comunista cinese, filoccidentale e filobritannica.

Per l’azione di guerra ibrida Corona-Virus ho rimandato all’utilizzo di nanodroni e alla tentata riprogrammazione del DNA virus, dal punto di vista politico abbiamo presunto di indicare, come ipotesi di lavoro, il fine in una nuova Yalta mondiale con Xi Jinping che faccia lo Stalin della situazione. Ove Xi Jinping cedesse su tale linea, il Sionismo mondiale e MI6 interromperebbero azioni di propaganda e di guerra anticinesi e si andrebbe verso una nuova era mondiale storica anglocinese con il popolo russo e il grande territorio della Russia quale legna da ardere.

Sul fuoco della spartizione planetaria se Xi Jinping non cede e resiste, sono sempre più probabili le possibilità che gli anglosassoni saranno finalmente estromessi dal dominio globale e si andrà verso un multipolarismo globale. Qualsiasi altra interpretazione, economicistica, complottistica, neo-malthusiana, non basata insomma sul principio della Guerra Politica non ortodossa non coglie a nostro avviso nel segno e rischia di essere anzi portatrice di ulteriore confusione.

Infine, a differenza di sovranisti, complottisti e patrioti vari, per noi non esistono angloamericani buoni (Brexit, Trump, liberatori del ’45 o dell’Afghanistan ecc).  Il saggio di Adriano Màdaro sul Corona-Virus è quanto di più equilibrato ed anticomplottista sia stato pubblicato negli ultimi giorni. Merita di essere letto. Unica precisazione: i brevetti di cui parla sono probabilmente inglesi, non statunitensi.  Chiunque voglia comprendere taluni meccanismi operativi dell’elite globale occidentale dovrebbe prima leggere con grande modestia e attenzione i testi della scienziata Rosalie Bertell. Poi giudicare i fatti contemporanei.

Dopo il mio ritorno dalla Cina giusto un mese fa, ho sostenuto nei miei post che l’eccessivo clamore dei media copre la verità sul coronavirus. Per me che sono un giornalista è inammissibile che giornali, telegiornali e programmi di approfondimento non abbiano indagato su alcuni dati oggettivi che se non svelano tutto ciò che vi è sotto questa storia, quantomeno ne autorizzano i dubbi.

Il coronavirus incubato ed esploso a Wuhan ha una sua storia precisa e impressionante, ma non divulgata. Non voglio fare commenti, ma soltanto esporre alcuni fatti documentati e documentabili, per i quali però è necessario avere la mente libera da condizionamenti ideologici o da partigianerie politiche. La Cina è sotto attacco, forse l’obiettivo finale potrebbe essere una guerra, guerra vera, con le armi. Vediamo perché.

Il problema non è solo sanitario né solo cinese. Le implicazioni geopolitiche sono molto chiare per chi le vuol capire. Il quadro che ne esce è molto diverso da quello rappresentato in coro dai media nazionali e internazionali. La sequenza di fatti che sto per elencare è a dir poco shoccante, e questo è il mio unico giudizio.

2014. La prestigiosa rivista scientifica inglese “Nature” annuncia la costruzione eccezionale a Wuhan di un bio-laboratorio comune sino-francese per lo studio dei virus infettivi letali sull’uomo. Al suo interno viene creato un laboratorio di “livello 4” nel quale opera attivamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità, istituzione strettamente collegata con il mondo esterno, Il che significa che il controllo non è tutto cinese, e il sito diventa di forte interesse per i servizi segreti.

2015. Negli Stati Uniti viene registrato un brevetto per una specie di “coronavirus attenuato”, cioè a bassa percentuale di mortalità rispetto ai numero di infettati, sull’ordine del 2-3 per cento, proprio come il virus di Wuhan. Questo brevetto sarebbe stato disponibile a partire dal 2018. A registrarlo è  una “Agenzia” inglese, “The Pirbright Institute” di Londra, con capitale maggioritario del Governo britannico, tra i maggiori sponsor l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Commissione Europea, e l’americana Bill & Melinda Gates Foundation.

2019. A marzo, da un Laboratorio di Microbiologia canadese pare “esca”, in circostanze abbastanza misteriose, un pacchetto di virus letali con destinazione, per quanto fu sospettato, il  laboratorio di Wuhan. Si tratterebbe di un’operazione che fu coperta dal massimo segreto, effettuata da una virologa di origini cinesi che da molti anni  vive e lavora in Canada. Episodio questo assai misterioso e sul quale sono in corso indagini sia da parte delle autorità accademiche e giudiziarie  canadesi che cinesi. Alle proteste  per aver tenuto la notizia segreta venne risposto che l’operazione faceva parte di uno speciale progetto di ricerca nell’ambito della salute pubblica mondiale.

18 ottobre 2019. Come ho già pubblicato qualche settimana fa il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e con la Bill & Melinda Gates Foundation, organizza a New York un incontro durato una intera mattinata con 15 leaders di “affari di governo e sanità pubblica” per simulare uno scenario di pandemia da coronavirus planetario (denominato “Event 201”) con 60 milioni di morti. La fiction ipotizzava l’esplosione del virus in Brasile. Da sottolineare che la Fondazione Bill & Melinda Gates da tempo finanzia generosamente la ricerca sui vaccini pandemici.

19 ottobre 2019 (14 giorni prima che si manifesti il primo caso di coronavirus a Wuhan il 2 novembre, giusto il periodo di incubazione) iniziano proprio a Wuhan i “Military World Games Wuhan-19”, i Giochi sportivi militari ai quali partecipano oltre diecimila atleti selezionati negli eserciti del mondo intero. La folta squadra americana, arrivata il 15 ottobre, consta di 182 elementi e si classificherà al 35° posto, con solo otto medaglie, 3 d’argento e 5 di bronzo. Davvero tutti atleti quei militari a stelle e strisce dal risultato sportivo così umiliante, che vede in testa Cina, Russia, Brasile e perfino l’Italia venticinquesima? Questa serie di eventi sorprende soprattutto per la straordinaria coincidenza con l’esplosione del “coronavirus” a Wuhan, in un periodo di gravi tensioni tra la Cina e gli Stati Uniti

Wuhan è al centro della Cina, nodo ferroviario strategico per tutte le direzioni, porto fluviale per navi passeggeri dirette a Chongqing e Shanghai con scalo a Nanchino, aeroporto internazionale tra i più frequentati. E poi il periodo, così a ridosso del Capodanno lunare, la grande festa che muove centinaia e centinaia di milioni di Cinesi per un totale di oltre tre miliardi di biglietti ferroviari. Wuhan e il Capodanno, proprio il luogo giusto e il momento giusto per un virus “intelligente” che avesse progettato di assestare un duro colpo alla Cina, seminando il terrorismo batteriologico e attentando in maniera criminale all’avanzata economica di un Paese che ha appena portato fuori dalla povertà 700 milioni  di persone, con dieci anni  di anticipo sull’Agenda delle Nazioni Unite.

La fine dell’antifascismo

di Vincenzo Costa
Fonte: Vincenzo Costa
A giocare con le cose serie si fanno disastri. Non ci siamo accorti, ma si è chiusa l’epoca dell’antifascismo, da quando questo viene usato per coprire la distruzione della costituzione repubblicana e antifascista.
L’antifascismo non è solo la lotta partigiana. L’antifascismo è soprattutto la costituzione repubblicana, l’idea che tutti i cittadini hanno lo stesso diritto alla sanità, che il lavoro sia un diritto e non una gentile concessione, che tutti hanno lo stesso diritto all’istruzione, che l’Italia è una e indivisibile, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti delle regole costituzionali, che non può essere alienata. Questo è l’antifascismo.
L’antifascismo è finito nell’istante in cui questa parola è stata usata per attaccare principi della costituzione repubblicana, nel momento in cui è stata usata per fare passare autonomia differenziata, tagli e privatizzazione alla sanità, per creare cittadini di serie A e di serie B, per giustificare il passaggio della sovranità a poteri sottratti al controllo democratico, per salvare coloro che hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini, che per profitto ci consegnano una rete stradale che crolla a pezzi. L’antifascismo è finito quando coloro che hanno ridotto la Grecia alla fame, che stanno facendo morire in grecia miglia di persone per mancanza di accesso alla sanità o che hanno imposto in quel paese il pignoramento della prima casa a difesa degli interessi delle banche, hanno osato cantare bella ciao. Come si può cantare “bella ciao” e pignorare la prima casa a povera gente? Davvero si è incrinato l’asse terrestre.
L’antifascismo è finito con la foto di Santori e delle sardine coi Benetton, con ancora il ricordo vivo dei morti causati dalla loro avidità di profitto. Ciò ha mostrato che l’antifascismo è ormai solo una foglia di fico che nasconde un progetto di restaurazione. Che l’antifascismo è funzionale alla restaurazione, alla distruzione del paese.
Sono giorni tristi. Per molti di noi i peggiori, come la fine di un grande amore, come di fronte al tramonto di una ragione di esistenza, di qualcosa che pensavamo avrebbe resistito nel crollo del cielo e della terra.
Eppure è finita. È stato logorato, abusato, trasformato in uno spot pubblicitario, in una maschera di interessi meschini, senza pudore, senza vergogna.
Che cosa ciò significhi lo scopriremo nei prossimi anni. Le cose devono maturare, hanno il loro tempo. Vediamo ciò che muore, come coloro che muoiono sulle stagioni, per citare Rimbaud. Ma qualcosa è morto in questo paese, qualcuno è stato il suo becchino.

Cosa ci sbologna la sinistra

Ma è possibile che un partito di netta minoranza debba governare l’Italia? Passano gli anni, mutano gli scenari e le forze di maggioranza nel Paese, ma di riffa o di raffa, dopo i tecnici e i populisti, coi grillini e i voltagabbana, alla fine ci ritroviamo al potere sempre la sinistra. Eppure gli italiani a larga maggioranza non la vogliono, lo hanno detto in mille modi. Votando Berlusconi, poi 5Stelle, poi Lega e Fratelli d’Italia, cambia l’ordine dei fattori ma alla fine non cambia: riciccia la sinistra al governo. Perde voti, perde i suoi leader, perde ad una ad una tutte le sfide elettorali, tutte le regioni; ma è bastato che una sola regione, la solita l’Emilia-Romagna, non abbia votato per il cambiamento e la sinistra rimane alla guida del Paese ed esercita la sua egemonia con rinvigorita protervia.

I sondaggi dicono che i sovranisti in Italia hanno il doppio dei consensi della sinistra; le ultime elezioni politiche indicarono come primo partito il movimento 5 stelle; ma alla fine, il crollo dei grillini e la quarantena dei sovranisti ha ridato arroganza e potere al Pd attestato intorno al venti per cento. La stessa cosa accadde al tempo di Berlusconi, mandato al governo dal popolo sovrano ed estromesso da un mezzo golpe italo-europeo; dopo un periodo di interregno, allora come ora, il potere torna sempre nelle mani della sinistra. Qualche gita fuori porta e poi si torna là.

C’è qualcosa di malato nel nostro sistema di potere e nella nostra democrazia, c’è una vistosa anomalia italiana che alla fine della fiera lascia il pallino del comando sempre alla sinistra. E il premier, chiamato alla guida del governo da un’intesa tra grillini e leghisti, si trova con un’altra piroetta, senza passare dal giudizio dei cittadini, a essere espressione della sinistra di governo. Ma è normale tutto questo, dovremmo accettarlo senza batter ciglio, come un verdetto degli astri e degli dei, oppure frutto di ordinaria amministrazione?

Può sopravvivere un governo al tracollo del partito di maggioranza che lo sostiene e alla mistificazione di un voto amministrativo mutato in un voto di fiducia al governo dopo che è stato volutamente nascosto nella sfida elettorale? Tuttora Bonaccini avverte che il voto in Emilia non è stato certo un voto in favore del governo centrale e dunque del Pd.

Pensate al paradosso che ci troviamo a subire. Il governo giallorosso nacque da una beffa e una giravolta: la beffa di Matteo Renzi che mandò al governo la sinistra e subito dopo la mandò al diavolo, mettendosi in proprio e la giravolta dei grillini e di Conte che per non perdere il potere ed evitare il voto, si allearono al Pd dopo aver vomitato veleno sul partito di Bibbiano, ricevendo pari insulti dalla sinistra. Poi in Emilia, Bonaccini per non perdere il governo della regione ha finto di non aver nulla a che fare con la sinistra e con il governo; e le sardine per non perdere forza attrattiva hanno finto di non aver nulla a che fare con il Pd. Risultato di questo triplo salto mortale con gioco di prestigio: la sinistra è il partito di riferimento del governo in carica. Ce l’hanno sbolognata anche questa volta, è sbolognare è il verbo, giusto considerando il riferimento al capoluogo emiliano.

Che dire? Cascano le braccia agli elettori, avvertono tutta l’inutilità di esprimere il loro voto e il loro giudizio, si stancano. Anche perché si trovano a subire una campagna permanente di rieducazione di massa, dei media e delle istituzioni, che tirano la volata alla sinistra. Siamo alla vigilanza democratica e antifascista, coi suoi picchetti d’ordine ideologico e le commissioni ad hoc per punire i dissidenti.

Il sottinteso è sempre uno: tutto pur di non mandare al governo questa destra. Ieri era Berlusconi, oggi è Salvini, l’altro ieri era Almirante, domani magari sarà la Meloni; ma “questa destra”, comunque sia, non deve avere spazio, è “imbarazzante”. Perché invece questa sinistra, questa sottospecie di partito con un leader d’imbarazzante inconsistenza, non lo è? E’ forse più affidabile, più credibile? Come ben capite non credo affatto che dall’altra parte ci siano giganti politici e fior di statisti, ma non capisco perché la pregiudiziale di credibilità debba interdire solo quel versante. Con Conte premier, Di Maio agli esteri, Zingaretti regista e quel circo barnum di ministri, chi può permettersi di condannare a priori il centro-destra come impresentabile?

E poi, lasciatemelo dire: ma non sente imbarazzo, non prova schifo, non si vergogna questa sinistra così moralista, a stringersi intorno a un presidente del consiglio mai eletto da nessuno, mandato al governo dall’intesa Lega-Grillini, protagonista di un testacoda ripugnante che neanche Scilipoti, Razzi e chi volete voi ha mai fatto? Non prova ripugnanza la cupola di sinistra verso questi comportamenti e i loro autori, con che stomaco può coabitare, accettare e perfino elogiare un premier del genere? Ma dove è finita la loro superiorità etica, il loro moralismo politico, il loro continuo veto per indegnità, rivolto a chiunque non abbia il marchio sinistro? Ah, se esistesse almeno la dignità delle istituzioni, se i Massimi Garanti costituzionali tutelassero il decoro dello Stato…

Infine uno sfogo personale: che pena e che disagio doversi occupare di queste miserie, dover ripetere cose di assoluta, banale ovvietà con totale disgusto. Poi vi chiedete perché scrivo manuali di consolazione ed esorto a ben disperare. Sogno un’Italexit dal governo in carica; non ci sarebbe bisogno di complesse procedure, come per i britannici; basterebbe tirare lo sciacquone…

MV, La Verità 2 febbraio 2020

 

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/cosa-ci-sbologna-la-sinistra/

1 2 3 4 58