L’ultima follia del Pd: “Cancellare la parola famiglia”

Vorrebbero sostituire la parola “famiglia” con “rete formale e informale della persona”. Ira di Salvini: “Vergogna, volete svendere i valori fondanti della nostra civiltà”

Non bastavano genitore 1 e genitore 2. Pur di cancellare la parola “famiglia“, il Partito democratico si è inventato l’ultima genialata per l’inclusione delle coppie omosessuali: una perifrasi per tentare di superare un termine definito discriminatorio ma che in realtà rappresenta la base di ogni civiltà.

I dem del Friuli-Venezia Giulia hanno presentato degli emendamenti per rimuovere il termine “famiglia” dalla riforma sanitaria che sta per essere approvata. Il gruppo si è giustificato dicendo che si tratta “di un allargamento delle tutele in ambito sanitario“, posto che “le reti prevedono la famiglia come nucleo centrale“. Perciò si vorrebbe allargare le tutele anche agli esterni, compagni, amanti, amici. Che però familiari non sono. E dunque potrebbero esserci anche delle novità in salsa rossa: “padre di famiglia” dovrebbe essere sostituito da “Genitore 1 della rete formale e informale della persona”.

“Vergognatevi”

A smascherare la recente follia della sinistra è stato il governatore leghista Massimiliano Fedriga: “Il Pd vuole eliminare il concetto di famiglia. Ci credete??? Nella riforma sanitaria che stiamo approvando in Friuli Venezia Giulia abbiamo inserito la centralità della famiglia. Questa è la sinistra! E poi ci raccontano che non vogliono attaccare la famiglia…“. Nell’emendamento si legge: “Al comma 2 dell’art. 8 le parole “famiglia” sono sostituite dalle seguenti ‘rete formale e informale della persona’“.

Duro l’attacco anche da parte di Matteo Salvini: “Pazzesco! Nella riforma sanitaria che il governo della Lega in Friuli Venezia Giulia sta approvando è stato inserito il riferimento alla centralità della famiglia. Il Pd che cosa fa? Vorrebbe togliere la parola famiglia e chiamarla rete formale e informale della persona“. Il leader della Lega ha poi proseguito: “Ma vergognatevi! Grazie al nostro governatore Massimiliano Fedriga e ai nostri consiglieri che impediscono la svendita dei valori fondanti della nostra civiltà. È solo buonsenso!“.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-follia-pd-cancellare-parola-famiglia-1795644.html

La Slovacchia scoraggia l’aborto

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

Il Parlamento slovacco ha dato il via libera a un disegno di legge che obbligherà le donne a vedere l’immagine del loro bambino non ancora nato prima di praticare l’aborto che eventualmente hanno chiesto.
Inoltre, quando sarà possibile, dovranno anche ascoltare il battito cardiaco fetale.
Il disegno di legge, che sarà approvato senza problemi di voti parlamentari, costituisce una prima forma di legge dissuasiva sull’aborto adottata nel continente europeo.
Un altro aspetto fondamentale della legge è che sarà vietata la pubblicità di cliniche abortive.
Ci saranno multe considerevoli per coloro che infrangono questa regola.
In Slovacchia vivono circa 5,4 milioni di persone e ogni anno vengono eseguiti in media 7.500 aborti volontari.
Il deputato Richard Vasecka, ritiene che questa legge dissuasiva sull’aborto potrebbe ridurre il numero di aborti dell’80%.
La misura è stata applaudita dai cattolici di questa nazione dell’Europa centrale.
Lo scorso settembre circa 50 mila persone si sono radunate nel centro di Bratislava, la capitale del paese, per mostrare il loro sostegno al disegno di legge poi proposto.
I gruppi che affermano di difendere i diritti umani, ma che in realtà non difendono il principale diritto umano, il diritto alla vita, hanno criticato la futura legge.
Sia Human Rights Watch, che Amnesty International che la Marie Stopes International considerano la misura “regressiva”. Ritengono che queste modifiche non rispondano a nessun motivo medico.
Attualmente, in Slovacchia, il delitto dell’aborto è consentito, su richiesta delle donne, fino alla dodicesima settimana di gestazione, sebbene legalmente questo periodo possa essere prolungato fino a 24 settimane, a condizione che sia sostenuto da motivi medici.

Salvini difende il sindaco di Forlì: “Sacrosanto il diritto a non abortire”

«Mi auguro che il diritto a non abortire per chi non vuole abortire sia sacrosanto. Anzi, il 70% degli aborti sono fondati su motivi economici. Onore a tutti i volontari dei centri alla vita che danno alle donne la possibilità di scegliere di mettere al mondo dei figli. Poi è la donna che sceglie, mi sembra una polemica fondata sul nulla». Continua a leggere

La bugia dei nidi gratis che liberano la donna e mettono in moto l’economia circolare.

di Nicola Pasqualato

Ci dicono che, per consentire alla donna lavoratrice di andare a lavorare, occorre liberarla dai vincoli familiari e che questo ne permetterebbe l’emancipazione soprattutto per rimettere in movimento quell’economia circolare tanto ricercata da tutti. E sembra che per realizzare tutto ciò sia indispensabile fornire gratuitamente il servizio degli asili nido gratis, cioè far accudire gratuitamente i bambini, dagli 0 ai 3 anni, in strutture esterne e da persone estranee. Per ottenere questo propongono di destinare l’importo mensile di circa 500 euro a bambino per consentire alla mamma di andare a lavorare fuori casa: poniamo ora che il guadagno netto di questa madre-lavoratrice sia di 700 euro mensili. Se da questo importo andiamo a detrarre 200 euro per spese di spostamento, benzina e spese varie, il guadagno effettivo torna ad essere di 500 euro che altro non è che il budget iniziale stanziato dallo Stato per il nido gratuito.

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Maria Luce preferì il pudore al successo

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Avrebbe interpretato Giulietta in un musical all’Arena di Verona così da avere la carriera assicurata… ma rifiutò per non indossare una camicia da notte trasparente (DUE VIDEO: Maria Luce allo Zecchino d’Oro e da adulta)
di Rino Cammilleri
Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di Giulietta nel musical «Romeo & Giulietta. Ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard (forse il massimo produttore musicale italiano). L’esordio all’Arena di Verona e poi in giro per i maggiori teatri.
Altro che X Factor. Una carriera assicurata, una visibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà cos’altro. Ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro, dove frequenta l’ultimo anno di liceo e il conservatorio. Come mai il gran rifiuto all’ultimo momento?
Intervistata da Solidea Vitali Rosati per il «Resto del Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è una cosa, fare lo strip un’altra. Infatti, nella scena d’amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo una camicia da notte trasparente. Così trasparente che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non portava niente. La protagonista mancata ha chiesto alla regia di potere almeno mettersi le mutande e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o nuda o chiamiamo qualcun altro. E lei ha detto: chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore».

NON SCENDERE A COMPROMESSI È POSSIBILE
Maria Luce fa volontariato all’ospedale pesarese e frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro e tondo che «accettare quel costume di scena voleva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna. In generale poi non condivido la consuetudine ormai diffusa ovunque e comunque della donna assimilata ad un corpo nudo». In effetti, a ben pensarci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era un musical? O per esigenze del regista? Del pubblico non crediamo, dal momento che il pubblico può trovare di più e di meglio su internet. E poi, quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo infrarosso a scansione elettronica?
Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Maria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante aver verificato che non scendere a compromessi è possibile e dà una grande soddisfazione. Non bisogna avere paura di far prevalere le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle opportunità, se si capisce che una esperienza non è adatta, giusta per se stessi». In effetti, una diffusa indisponibilità alle «esigenze di copione» costringerebbe i registi e gli sceneggiatori a fare a meno di inutili, ai fini della narrazione (ripetiamo: inutili), scene hard o di nudo gratuito.

LA SVENTURATA RISPOSE…
Il vecchio Manzoni, per descrivere la scena in cui la Monaca di Monza finisce per restare incinta di Egidio, usa solo questa frase: «La sventurata rispose». Lasciando il resto all’immaginazione del lettore. E sai che immaginazione ci vuole… Un regista odierno, invece, ci mostrerebbe, con ricchezza di primi piani, i due a letto, nudi e avvinghiati e ansimanti. Come se allo spettatore non bastassero il «sì» iniziale della «sventurata» e il frutto del peccato nella scena successiva. Ma gli operatori dello spettacolo sanno benissimo che per una che fa la difficile ne trovano legioni a cui non par vero.
Il narcisismo e la vanità (nei secoli cristiani, condannatissimi in tutte le omelie) trovano oggi masse sterminate di adepti, il cui luogo-simbolo è la discoteca. Nella quale ognuno balla da solo, balla con se stesso, “si esprime” in moti del corpo che la musica (si fa per dire) si limita a suggerire.
Ritornando a Maria Luce, è certo che la sua rinuncia è di non poco momento. Ma fa pensare anche a quanto sia grottesco, ormai, il mondo del cosiddetto spettacolo: ti assumono per cantare e ti ritrovi senza mutande davanti alla platea. Se ti azzardi a dire «scusate, ma che c’entra?» ecco che ti accompagnano alla porta magari scocciati con te per aver fatto loro perdere del tempo. E te ne vai spintonato dalla valanga di quelli che tutte queste storie non le fanno pur di apparire e far soldi.
Quella di Maria Luce Gamboni è una testimonianza molto bella ma anche triste, perché isolata. Pensate: ha nominato il pudore. L’avete mai sentito menzionare in qualche omelia?

Nota di BastaBugie: dopo il video di Maria Luce quando partecipò nel 2005 allo Zecchino d’Oro con la bella canzone sul matrimonio “Quell’anello d’oro” (durata: 3 minuti e mezzo), riportiamo la lettera che la giovanissima artista ha scritto ai propri compagni di classe al liceo “Mamiani” di Pesaro in merito alla sua scelta di abbandonare il set del prestigioso musical “Giulietta e Romeo”.

https://youtu.be/LY0obfuR528?t=15

LETTERA DI MARIA LUCE AI COMPAGNI DI SCUOLA

Cari compagni,
domani mattina prenderò il treno per tornare definitivamente a Pesaro, ma prima di chiudere gli occhi voglio scrivervi questa lettera per poi riuscire a; leggerla quando sarò di nuovo a scuola. Ho deciso di condividere la mia esperienza di questi ultimi due mesi con voi che siete miei coetanei perché quello che ho imparato da essa e le decisioni prese in questo ultimo periodo possano essere per voi come lo sono state per me di insegnamento. Sono partita il 20 luglio per questa esperienza, ero piena di aspettative, di voglia di imparare e di volermi applicare ma soprattutto contenta di poter fare ciò che amavo e che amo tutt’ora; cantare. Insomma, il mio grande sogno di fare un musical si stava realizzando. Così sono iniziate le prove, molto faticose, visto che lavoravamo dieci ore al giorno in una palestra dove il caldo toglieva forza e concentrazione, ma la voglia di fare e di dover avere un prodotto finito in soli trenta giorni ci faceva andare avanti e ci spingeva a dare sempre il meglio.
Giorno dopo giorno ho conosciuto tantissime persone, tra ballerini, cantanti, attori e produzione eravamo circa un centinaio. Insomma tanto duro lavoro dietro questo spettacolo! Per me ma come per tutti quelli che erano li, era diventata una professione dove si esigevano grande preparazione ma soprattutto grande concentrazione. Poi una volta montato l’intero; spettacolo si sono presentate le prime difficoltà, ho cercato di superarle e di lottare fino alla fine cercando sempre di far prevalere la mia posizione e le mie idee. Ma alla fine non sono state accettate.
LA SCENA CHE HO RIFIUTATO
Come tutti sapete Shakespeare nel suo libro parla dell’unica notte d’amore tra Romeo e Giulietta in seguito al loro matrimonio segreto… Il regista di questo musical sin dall’inizio aveva in chiaro di rendere nel più vero modo possibile questa scena. Così un giorno si è avvicinato comunicandomi la sua idea, quella di voler fare questa scena mettendo a servizio dello spettacolo il mio corpo seminudo. Io subito mi sono rifiutata dicendogli che non l’avrei mai fatta per nessuna ragione al mondo.; Così lui; mi disse che dovevo stare tranquilla e che mi sarebbe venuto incontro. Non mi sembrava il vero, in un mondo come quello dello spettacolo pieno di compromessi ero riuscita ad ottenere ciò che volevo, senza dover scendere a patti di nessun tipo. Passa un mese e noi intanto dalla piccola palestra ci spostiamo al Gran Teatro di Roma dove una spettacolare scenografia ci stava aspettando. Come sempre ore ed ore di prove ma ero tranquilla perché il pericolo che temevo lo avevo sconfitto… sembrava così ma non lo era.
A DIECI GIORNI DAL DEBUTTO
A soli 10 giorni dal debutto ritornò fuori lo stesso problema. A questo punto io ero consapevole che la mia esperienza sarebbe finita , perché non c’era modo di trovare un punto d’incontro. Come avevo previsto il produttore mi si è avvicinato e mi ha chiesto se allora me la sentivo di mettere il mio corpo seminudo a servizio di quella scena. In quel momento mi sono sentita considerata un oggetto in mano a degli uomini che volevano fare di me e del mio corpo il loro successo ma io non potevo permetterglielo, non volevo permetterglielo. Allora ho subito detto che se non mi fossero venuti incontro me ne sarei andata visto che nel contratto lavorativo non era presente nessuna richiesta di questo genere. Così il produttore una volta riferito ciò al regista mi chiamò in produzione e mi disse esattamente queste parole: “il regista mi ha detto che se decidi di non fare quella scena nel modo in cui ti è stato richiesto, non farai lo spettacolo.” Ecco a soli dieci giorni dal debutto la parte sporca di quel mondo era venuta fuori e io convinta delle mie idee gli ho detto che non l’avrei fatta, che me ne sarei andata a casa coerente con me stessa; e con i miei principi , ma soprattutto pulita e senza essere scesa a compromessi.
IL PENSIERO AI COETANEI E ALLE DONNE
La mia ultima frase in quella stanza è stata: “Me ne vado, ho perso contro di voi perché non ho ottenuto ciò che chiedevo, ma ho vinto con me stessa perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore”. Ecco compagni io non mi sento di dovervi dare insegnamenti ma quello che posso dirvi, perché l’ho vissuto in prima persona, è di non scendere mai a compromessi nella vita, di far prevalere sempre le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare, di saper rinunciare, se si capisce che una cosa non è buona per se stessi, anche quando ciò porta a perdere delle opportunità. Ma soprattutto vorrei rivolgermi alle mie coetanee e a tutte le donne, non fatevi manipolare da uomini che di voi e del vostro corpo fanno il loro successo. A conclusione di tutto ciò io mi sento di dover ringraziare la mia famiglia perché quello che mi hanno insegnato mi è stato indispensabile in questa esperienza, ma voglio ringraziare anche voi cari compagni per il tempo e l’attenzione che mi avete dato nell’ascoltare queste parole, ma soprattutto per avermi dato la possibilità di condividere con voi questa mia esperienza. Grazie di cuore!!!
Maria Luce Gamboni

MARIA DI NAZARETH cantata da Maria Luce

Nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) Maria Luce Gamboni esegue un bel canto alla Madonna. Le foto, ovviamente, sono di Maria Luce.

https://www.youtube.com/watch?v=yKCXLevB5T4

Titolo originale: Al successo preferì il pudore L’esempio di Maria Luce
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-10-2013

Pubblicato su BastaBugie n. 634

Aborto in calo in Italia: tra i livelli più bassi nei Paesi Occidentali

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Russia, no a Barbie “gender free”: “Rappresentano persone malate”

Mosca, 30 sett – Ricordate le bambole “gender neutral” lanciate da Mattel? Creatable World, la nuova linea di bambole personalizzabili, ha trovato già una ferma opposizione, quella dell deputato della Duma Vitali Valentinovich Milonov che è contrario all’importazione in Russia di questi prodotti per bambini.

 

Mattel: “Scelta dei bambini”

Kim Culmone, Senior Vice President di Mattel Fashion Doll Design ha dichiarato a proposito della creazione di questa nuova creazione della società che, un tempo, diede i natali alla Barbie (adesso oggetto simbolo di oppressione del patriarcato): “Attraverso la ricerca, abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata”.

 

La propaganda sin da piccoli

Restano i dubbi sul fatto che la decisione sia partita da un’istanza dei bambini: ricordiamo i precedenti. Prima della Mattel, è stata la Disney a portare avanti la sua crociata per inserire maggiori elementi Lgbt sia nei cartoon che nel merchandising. Nel Disneyland di Parigi, addirittura, doveva essere organizzato un gay pride e già dal già dal 2014 la sede parigina di Disneyland organizza i cosiddetti “Gay days” in cui il parco di divertimenti accoglie solo coppie e famiglie omosessuali. Una vera e propria operazione di lavaggio del cervello che parte da quando le menti dei bambini sono maggiormente malleabili.

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fonte – https://ilprimatonazionale.it/esteri/russia-no-a-barbie-gender-free-rappresentano-persone-malate-131772/

“Non scriviamo gli inviti per i matrimoni gay”: due artiste assolte dal reato di discriminazione

Due donne statunitensi, Joanna Duka e Breanna Koski, proprietarie di una piccola società di calligrafia specializzata in inviti a scritti a mano, sono finite sotto processo perché si sono entrambe rifiutate di lavorare per i matrimoni tra gli omosessuali, spinte dalla loro fede cristiana.

Le donne sono finite davanti alla Corte Suprema dello Stato dell’Arizona il 16 settembre scorso e sono state assolte.

Joanna e Breanna erano state citate in giudizio per avere violato una «ordinanza sui rapporti umani» emessa dalla Città di Phoenix che comprende la protezione delle persone LGBTQ dalle discriminazioni, come riferito da TV5 Monde.

Pena prevista: fino a sei mesi di reclusione e 2.500 dollari di multa, poco più di 2.200 euro.

C’è da dire, poi, che né Joanna né Breanna erano state sollecitate da una coppia omosessuale a creare gli inviti per un matrimonio ma le due donne avevano attaccato l’amministrazione di Phoenix nel 2016, parlando di atto «contro la libertà di espressione e di religione», garantita dalla Costituzione dell’Arizona.

Le due artiste hanno spiegato che la loro fede cristiana le impedisce di promuovere un matrimonio tra persone dello stesso stesso, occupandosi degli inviti.

Fonte – https://vocecontrocorrente.it/non-scriviamo-gli-inviti-per-i-matrimoni-gay-due-artiste-assolte-dal-reato-di-discriminazione/

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