La bioetica cattolica contro la bioetica laica. Daniele Trabucco e Gianfranco Amato spiegano il perché

Per la rubrica dei video, più o meno recenti, utili per comprendere la realtà che ci circonda, proponiamo la conferenza dal titolo “Bioetica cattolica vs bioetica laica”, tenuta dal professor Daniele Trabucco (Libera Accademia degli Studi di Bellinzona, Svizzera/UNIB-Centro Studi Superiori INDEF) e dall’avvocato Gianfranco Amato (Presidente Giuristi per la vita) lo scorso 14 novembre 2020.
Informazione Cattolica ringrazia la dottoressa Francesca Ferrazza (nella foto), del Coordinamento Didattico Alta Formazione ed Università Centro Consorzi, per l’aiuto fornito e per la possibilità di diffondere i contenuti della conferenza.

 

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2020/11/18/la-bioetica-cattolica-contro-la-bioetica-laica-daniele-trabucco-e-gianfranco-amato-ne-spiegano-il-perche/

Svelato a Roma il murale Lgbt alto 250 metri: “E’ il primo in Europa”

di Ilaria Paoletti

Non c’è che dire, se c’è una cosa di cui a Roma avevamo proprio bisogno è di un murale di 250 metri quadrati che omaggi una misconosciuta (per noi) icona Lgbt. Una nota positiva c’è: mangia lo smog. Potevamo proporre una serie di personaggi rappresentativi della città per un’opera d’arte green – magari qualche divinità del Pantheon romano? – ma è stato fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia, quindi non abbiamo diritto di parola sul soggetto.

Il colossale murales Lgbt

Secondo quanto riporta Roma Today, l’opera rappresenta “un uomo ed una donna, il primo in posizione frontale, l’altra di spalle. Sono avvolti da un drappo bianco, indossano gli stessi monili e, come fossero parte di un unico corpo, guardano fissi nella medesima direzione“. E’ stato dipinto su un muro in via Tessalonica, sulla parete dell’Istituto tecnico industriale Armellini, ed è stato  realizzato l’artista olandese JDL.

L’opera dedicata alla drag queen

L’opera di street art è stata dedicata a La Karl Du Pigné, drag queen italiana e icona del movimento Lgbt. Per questo, si rallegra Vladimir Luxuria: “Quando parlo della Karl du Pignè mi emoziono perché è stata una storia di profonda amicizia ma anche di una lotta che abbiamo fatto insieme: i primi Pride, le giornate mondiali contro l’AIDS, gli eventi culturali. Una lotta che ci ha permesso di raggiungere dei traguardi importantissimi e sono felice che possa essere ricordata attraverso un murales ecosostenibile, il primo in Europa che riguarda la tematica LGBQT+”.

Patrocini importanti

Il progetto artistico è stato patrocinato da Yourban 2030 e sostenuto e fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia. Ovviamente, è anche patrocinato dal Municipio VIII nonché dal Circolo Mario Mieli: il colossale murales sarebbe dedicato “alla necessità, di ogni persona di sentirsi libera di essere ciò che è, ciò che vorrebbe essere, ciò che sarà”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/roma-murale-lgbt-174477/

Indottrinamento Lgbt in una scuola di Firenze: genitori in rivolta

 

Roma, 15 nov – Nonostante il ddl Zan sia stato approvato solo alla Camera, il mondo Lgbt continua ad allargare il suo raggio di propaganda nelle scuole primarie. Stavolta in Toscana, regione la cui amministrazione nei mesi scorsi ha elargito ingenti finanziamenti pubblici alle varie sigle.

Bambini e bambine recitano ruoli del sesso opposto

«Individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana». Secondo quanto riportato da La Nazione, questo è l’inquietante contenuto del programma promosso dall’associazione Lgbt Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer (termine quest’ultimo che prende il nome dalla teoria che mette in discussione la naturalità dell’identità di genere, dell’identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, affermando invece che esse sono interamente o in parte costruite socialmente) in alcune classi di elementari e medie presso l’Istituto Comprensivo Rosai a Firenze, che ha fatto alzare un polverone tra i genitori.

A destare più scalpore è la testimonianza di un genitore su una maestra che “durante le lezioni d’inglese fa recitare ai bambini i ruoli delle femmine e alle bambine quelle dei maschi. In un dialogo un bimbo fa Lilly e una bimba fa Arthur. Tutto questo senza chiedere il consenso ai genitori”.

La maestra però non ha fatto mistero dei suoi decisamente discutibili metodi di insegnamento, tant’è che sui suoi social scrive: “Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito”. “C’è da lavorare” aggiunge.

Donzelli: “No alla manipolazione dei bambini”

Tra i primi a denunciare la vicenda è stato il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. “Siamo con le mamme che si sono ribellate a questa follia, non è accettabile che si tenti di manipolare dei bambini in questo modo – tuona Donzelli– Ora il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza di governo di sinistra, il Ddl Zan, sta giustificando questi metodi e anzi la situazione peggiorerà una volta che sarà approvata. La nuova legge, già approvata dalla Camera, istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per insegnare ai bambini delle elementari a scegliere, anche a giorni alternati, se sentirsi maschi, femmine, o trans. Abbiamo provato in tutti i modi a fermarli proponendo emendamenti di buonsenso alla Camera. La sinistra li ha tutti bocciati. Ma noi non ci perdiamo d’animo”.

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/indottrinamento-lgbt-scuola-firenze-genitori-rivolta-173988/

Pedofilia e omosessualità nella Chiesa? Hanno una causa ultima: aver rinunciato a Dio

L’EDITORIALE DEL LUNEDI
di LEONARDO MOTTA

La crisi della pedofilia nella Chiesa, la moltiplicazione scandalosa e spaventosa degli abusi, la piaga dell’omosessualità (“le indagini sull’abuso di minori hanno rivelato la portata tragica delle pratiche omosessuali o semplicemente contrarie alla castità all’interno del clero”), hanno una e una sola causa ultima: l’assenza di Dio (“la crisi della fede, la crisi del significato di Dio”. Questo perché “un clima di ateismo e assenza di Dio crea le condizioni morali, spirituali e umane di una proliferazione di abusi sessuali” e della pratica omosessuale. “È l’atmosfera morale del rifiuto di Dio, il clima spirituale di rifiuto dell’oggettività divina che rende possibile la proliferazione dell’abuso di minori e la banalizzazione di atti contrari alla castità tra i chierici”).

Con queste parole il cardinale Robert Sarah (vedi qui: http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/05/14/lumiere-dans-la-nuit/), ha proposto di rimettere la Santissima Trinità al centro della Chiesa Cattolica: “se la causa della crisi è l’oblio di Dio, allora rimettiamo Dio al centro! Restituiamo al centro della Chiesa e alle nostre liturgie il primato di Dio, la presenza di Dio, la sua presenza oggettiva e reale. […] Se non adoriamo il corpo eucaristico del nostro Dio, se non lo trattiamo con una paura gioiosa e riverente, allora saremo tentati di profanare i corpi dei bambini. La Chiesa è piena di peccatori ma non è tutta in crisi. Il diavolo vuol far credere questo, insinuando il dubbio, vuole che crediamo che Dio sta abbandonando la sua Chiesa. Ma ancora oggi la Chiesa è ‘il campo di Dio’. Non c’è solo la zizzania, ma anche il raccolto di Dio. Ci sono tra di noi stupendi raccolti divini”.

Concordiamo con il cardinale africano: dimenticare Dio apre la porta a tutti gli abusi e a tutte le pratiche contro natura.

Dio solo dà la vita e la dà per mezzo di un padre e di una madre, che lo rappresentano. 

Satana cerca d’impedirlo, di dare una immagine negativa di Dio Padre e creatore. Egli lotta contro Dio e da’ la morte.

Gesù viene per togliere il peccato che dà la morte e per dare la vita in pienezza agli uomini, mediante la Chiesa, che amministra la Parola di Dio e i Sacramenti. 

Satana ostacola gli uomini dal diventare fedeli di Cristo e cerca di corrompere la Chiesa. 

La Chiesa diffonde il Vangelo e il Battesimo, l’Eucaristia e la comunione fraterna. 

Satana cerca di legare l’uomo ai beni terreni col falso vangelo del successo e della vanagloria. Attacca la Santa Messa e l’Eucaristia. Propone altre fratellanze: massonica, islamica…

La famiglia è un’immagine autentica di Dio Trino (comunione di persone che da’ vita). 

Satana attacca la famiglia in tutti i lati: unità, eterosessualità, fecondità, fedeltà, durata…

L’uomo riceve la vita per amore da un coniugio. È chiamato a trasmetterla per amore. 

Satana sforma l’identità maschile/femminile per impedire il dono della vita e i legami vitali.

L’eterosessualità e la stabilità del legame uomo/donna sono indispensabili per dare la vita.

Satana attacca queste cose con l’omosessualità, la divisione, l’identità liquida, le depravazioni…

I suoi strumenti preferiti sono i mass-media, le scuole, i film, i teatri, le canzoni, l’evasione, i vip, le ideologie…

Come ha spiegato Don Ariel Levi di Gualdo (vedi qui: www.lanuovabq.it/it/nella-chiesa-e-in-atto-un-golpe-omosessualista) “Satana usa raffinate arti sovrumane seminando confusione e creando strutture di inversione, attraverso le quali il bene diventa male, il male bene, la virtù vizio e il vizio virtù, la sana dottrina diventa eresia e l’eresia sana dottrina. Da questo si sono sviluppate le metastasi che hanno infettato il corpo ecclesiale, generando una mancanza di governo della Chiesa indebolita da un relativismo teologico gnostico, da un individualismo esasperato e dalla disubbidienza all’autorità del Sommo Pontefice e dei Vescovi. Questo meccanismo di inversione mira a sostituire Dio col proprio Io, basta udire certi preti teologi in giacca e cravatta che nella stagione del post concilio hanno creato il loro personale concilio egomenico e che dalle cattedre delle università pontificie insegnano il discutibile magistero di se stessi”.

Leonardo Motta

L’omosessualismo si è diffuso grazie alle sinistre (tedesca, francese e nord-americana). Kamala Harris è sulla stessa linea!

Giulio Meotti, classe 1980, laureato in Filosofia presso l’Università di Firenze (con un Dottorato su George Steiner), è un giornalista che scrive principalmente su questioni mediorientali ed è noto per essere molto critico nei confronti dell’Islam, del multiculturalismo e della correttezza politica.

Qualche tempo fa ha scritto un illuminante articolo dal titolo “Il ’68 dei pedofili”.

Meotti spiegava bene come all’interno della sinistra tedesca, francese e nord-americana, e all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale, ci fu l’exploit della richiesta per i bambini del loro “diritto” a una loro liberazione sessuale, ricordando anche Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, l’omosessuale che aprì le porte del mondo occidentale al movimento gay.

All’inizio del suo articolo Meotti ricordava, citando il settimanale Der Spiegel, che in Germania, negli anni Ottanta, “numerose associazioni di sinistra, e di intellettuali, che lottavano per i diritti degli omosessuali, formarono una sorta di alleanza con i militanti della pedofilia”.

L’articolista italiano ricordava che nel mese di luglio del 1981 la rivista gay “Rosa Flieder” intervistò Olaf Stüben, “ai tempi molto noto per il suo sostegno dichiarato alla pedofilia”. In quell’intervista, Stüben rivendicava apertamente il diritto a riconoscere la pedofilia come “qualcosa di sano e moralmente accettabile”. Stüben, politicamente schierato a sinistra, affermava che “l’innocenza adolescenziale che dovrebbe difendere i ragazzini dal sesso è solo ‘una invenzione dei borghesi del primo capitalismo’”.

Le scandalose affermazioni di Stüben non furono un caso isolato. Negli anni Settanta e Ottanta, scriveva Meotti, “molte riviste di sinistra sostenevano e promuovevano il sesso con i bambini”. Così, per esempio, il magazine “Don” pubblicò “cinque report simpatetici con il sesso con i bambini, sotto la dicitura ‘Non siamo stupratori di bambini’”. Nel mese di marzo del 1985 anche la Die Grünen (I Verdi), persa tre anni prima la componente più moderata che diede vita al Partito Ecologico-Democratico (ÖDP), oggi presente quasi unicamente in Baviera, si radicalizzo sempre più, impegnando a favore dei diritti degli omosessuali, per forme meno autoritarie d’insegnamento e, nel marzo 1985, approvarono un documento che chiedeva la legalizzazione del “sesso non violento” fra adulti e minori. E addirittura, scriveva Meotti, “inserirono nel programma la liberalizzazione dei rapporti sessuali con i bambini, clausola che sparì dal programma soltanto nel 1993”. 

Il leader sessantottino Daniel Cohn-Bendit pubblicava allora un giornale progressista, “Pflasterstrand”, che giustificaò il sesso con i bambini. Volker Beck (classe 1960), rappresentante di Alleanza ’90/I Verdi nel parlamento tedesco e dichiaratamente omosessuale, negli anni Ottanta contribuì con un saggio al libro “Il complesso pedosessuale”, in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini. 

Anche la liberale Dagmar Döring, come ricordava Meotti, scrisse nel 1980 un saggio intitolato “Pedofilia oggi”, per sostenere la richiesta di legalizzazione dei rapporti tra adulti e minori. Lo scandalo investì anche istituti educativi di sinistra come il Rote Freiheit (letteralmente “libertà rossa”, che fu sostenuto anche dallo Psychology Institute della Free University di Berlino), il cui scopo era plasmare “personalità socialiste”. 

Meotti spiegava che il programma prevedeva, oltre alle sessioni critiche sull’imperialismo, anche “sessioni sessuali”, con lo “svestimento di gruppo” e la lettura di riviste porno. “Molti furono gli abusi sui minori”.

La liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, tra i più accesi critici della Chiesa cattolica in tema di abusi, dallo scorso gennaio 2019 membro della Bayerischen Verfassungsgerichtshofes (la Corte Costituzionale bavarese), come scrisse Meotti, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando “questa organizzazione progressista si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali ‘consensuali’”, inclusi i minorenni. 

“Uno dei bestseller di quella stagione, ‘La rivoluzione dell’educazione’ del 1971”, scriveva Meotti, difendeva la seguente teoria: “La diserotizzazione della vita di famiglia, dalla proibizione della vita sessuale tra bambini al tabù dell’incesto è funzionale all’atteggiamento ostile del piacere sessuale nelle scuole e alla successiva sottomissione e disumanizzazione della vita lavorativa”. 

Il giornalista italiano ricordava che “furono aperti asili in cui si sosteneva che i bambini avessero diritto a vivere una sessualità”. 

Hans Magnus Enzensberger, classe 1929, poeta, scrittore, editore, da direttore lasciò pubblicare sulla rivista “Kursbuch” (numero 17, 1969) un articolo dal titolo “Educare i bambini nella comune”. “Il riferimento è alla comune socialista di Giesebrechtstrasse, a Berlino, in cui erano andati a vivere tre donne, quattro uomini e due bambini. Oltre ai conti in banca comuni e alla mancanza di porte nei bagni, per favorire la ‘comunione’, la casa prevedeva esperienze sessuali con i bambini. Una foto della rivista diretta da Enzensberger, dal titolo ‘Amore nella stanza dei bambini’, mostra Nessim e Grischa, la bambina, nudi sul letto. Andreas Baader, il capo storico del terrorismo rosso tedesco, lasciò la figlia in una di queste comuni”, ha scritto Meotti. 

Sophie Dannenberg, nel libro “Das bleiche Herz der Revolution”, un esame del ‘68 dal punto di vista dei figli, ha spiegato che da bambina fu mandata in uno di questi istituti anti autoritari, ed ha raccontato le esperienze pedofile in questi centri simbolo della sinistra. “Anche in una prestigiosa scuola legata all’Unesco ci furono abusi sessuali tra gli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della Odenwald di Heppenheim, nota per il suo metodo pedagogico basato sul ‘libero sviluppo di ogni allievo’”, ha scritto Meotti. “L’istituto annoverava tra i suoi allievi proprio Cohn-Bendit, che lo frequentò tra il 1958 e il 1965, uno dei figli dell’ex presidente della Repubblica federale tedesca Richard von Weizsäcker, Andreas, il figlio di Thomas Mann, Klaus, e Wolfgang Porsche, oggi al vertice della casa automobilistica di famiglia. Cohn-Bendit pubblicherà ‘Gran Bazar’, saggio dedicato alla sua esperienza nella scuola materna. In linea con alcune idee promosse nell’ambito dei movimenti di contestazione degli anni Sessanta e Settanta, alcuni passaggi del libro teorizzano ‘il risveglio della sessualità dei bambini’ da uno a sei anni e assumono la possibilità di rapporti fisici ambigui. Cohn-Bendit si è sempre difeso dicendo che le sue affermazioni erano una ‘provocazione intollerabile’, ma che vanno considerate nel contesto degli anni Settanta ed erano mirate a ‘scioccare i borghesi’. Si trattava del liceo delle élite sessantottine, quello in cui si teorizzava che ‘insegnare è sbagliato’ e che ‘non c’è differenza tra adulti e bambini’. Un istituto nel quale si sono verificati ‘almeno dal 1971’ abusi ‘che superano la nostra capacità di immaginazione”.

Il fondatore, Paul Geheeb, ricordò Meotti, “decise di abolire il concetto stesso di educazione: ‘Preferisco non usare le parole educazione e educare – diceva – preferisco parlare di sviluppo umano’. Gli insegnanti non devono essere educatori ma ‘amici’ dei bambini. Così il convitto di Odenwald divenne la culla delle idee radicali di inizio Novecento, facendo scalpore per la promiscuità tra alunni maschi e femmine (si trattava di una rivoluzione, per l’epoca). E per l’educazione fisica praticata insieme, nudi, da bimbi e bimbe”. 

Quello che accadeva in Germania, che è stato denunciato recentemente dal Papa emerito Benedetto XVI, come vedremo di seguito, non furono fatti isolati nella storia della sinistra europea.

“Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della ‘liberazione sessuale dei bambini’, il quotidiano francese ‘Le Monde’, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia adolescenziale. Fra i firmatari il poeta Louis Aragon, l’illustre semiologo Roland Barthes, il filosofo marxista più in voga allora Louis Althusser, gli psicoanalisti profeti degli autonomi Gilles Deleuze e Félix Guattari, la pioniera della psicologia infantile Françoise Dolto (‘la Montessori d’oltralpe’), il fondatore di Medici senza frontiere Bernard Kouchner, il futuro ministro della cultura e icona socialista Jack Lang, il vate dell’esistenzialismo Jean-Paul Sartre e la sua compagna femminista Simone de Beauvoir, nonché l’enfant terrible della letteratura francese, Philippe Sollers”, ha scritto Meotti. 

Si tratta, come è facile constatare dai nomi elencati, dell’intero pantheon della cultura parigina della seconda metà del ventesimo secolo.

Come ha scritto Jean-Claude Guillebaud, giornalista del “Nouvel Observateur”, sugli anni Settanta e la pedofilia: “Questi idioti esaltavano il permissivismo e l’avventura pedofila”. 

Nel 1979 “Libération”, un altro quotidiano simbolo della sinistra francese, definiva la pedofilia “una cultura volta a spezzare la tirannia borghese che fa dell’amante dei bambini un mostro da leggenda”. 

Sempre in quell’anno “Libération”, lodò Jacques Dugué, pedofilo condannato, “per la sua franchezza in merito alla sodomia”. Dugué che aveva sostenuto che “un bambino che ama un adulto sa benissimo che non può ancora dare, e capisce e accetta di ricevere. È un atto d’amore. È uno dei suoi modi d’amare e di provarlo”.

Ancora “Libération”, come ricordava Meotti, il 20 giugno 1981 pubblicava un articolo intitolato “Câlins enfantins” (coccole infantili), in cui si presentava in una maniera compiacente la testimonianza d’un pedofilo sui rapporti sessuali con un bambino di cinque anni. 

Anche Paul-Michel Foucault (morto nel 1984), filosofo, sociologo, storico della filosofia e della scienza, accademico e saggista, personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra gli anni sessanta ed i primissimi anni ottanta (assieme a pensatori del calibro di Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze) ha sostenuto che il bambino è “un seduttore” che cerca il rapporto sessuale con l’adulto. 

Non abbiamo il coraggio di riportare le scandalose parole di Michel Foucault riportate in un’intervista rilasciata a “Change” nel 1977. Rinviamo all’articolo integrale di Meotti.

Giornalista che nel suo prezioso articolo ha ricordato che anche la storica Anne-Claude Ambroise-Rendu trovò i sostenitori della folle idea che “i bambini hanno diritto alla sessualità” gravitare “all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale”. 

In Francia ci fu anche il caso di Tony Duvert (morto nel 2008). Questo autore controverso per i suoi romanzi dedicati al tema della omosessualità e delle pederastia, esordì nel 1967 col romanzo “Recidiva” dove ha narrato dell’immaginario erotico di un adolescente omosessuale.

Sostenuto dalla stima di Roland Barthes, Tony Duvert nel 1973 ricevette il Prix Médicis per il romanzo “Paesaggi di fantasia”, nel quale narrava dei giochi di fantasia tra un adulto e un bambino.

L’anno successivo, stabilitosi in Marocco, a Marrakesh, pubblicò “Il buon sesso illustrato”, manifesto che reclamava il diritto per i bambini di poter beneficiare della liberazione sessuale.

In conclusione del suo articolo Meotti ha ricordato Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, “le cui ricerche contribuirono a cambiare il costume e l’istituto famigliare della società moderna, il moralista che insegnò agli americani a parlare di sesso e a praticarlo apertamente, spalancando le porte al movimento gay. Pioniere entomologo, il dottor Kinsey non esitò a legittimare la pedofilia. Nel suo secondo ‘Rapporto’ c’è un paragrafo intitolato ‘Contatti nell’età prepubere con maschi adulti’, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti”.

Sarebbe emerso in seguito, come spiegava Meotti, che lo stesso “Rapporto Kinsey”, il più famoso studio sul comportamento sessuale umano, era basato sulle memorie di un pedofilo.

Meotti concludeva il suo articolo ricordando che con Kinsey eravamo “alle origini dell’ipocrisia di una cultura e della sua classe dirigente che avrebbe posto sotto inquisizione la Chiesa cattolica per gli abusi sessuali (veri o presunti), ma che è stata essa stessa all’origine di quella che Roger Scruton avrebbe definito la ‘pedofilia vicaria’ in vigore nelle democrazie occidentali. Una vicenda simbolizzata dalla rivista ‘Konkret’, la più influente tra gli ambienti intellettuali di sinistra in Germania, che in più occasioni ha pubblicato negli anni Settanta e Ottanta immagini di bambine nude con riferimenti espliciti alla possibilità del sesso. Direttore della rivista era Klaus Rainer Röhl, un nome illustre dell’editoria nonché compagno di Ulrike Meinhof, la celebre walkiria della sanguinosa sfida terrorista portata contro la Germania del dopoguerra. Sarebbe stata la stessa figlia della coppia, Anja Röhl, a scrivere in una autobiografia: ‘Uno dei nomi più illustri che apertamente diffusero la pedofilia fu Klaus Rainer Röhl, mio padre’. Ulrike la spietata terrorista, il marito triste ideologo della pedofilia e la figlia vittima degli abusi orditi dai genitori: è anche qui la cultura di idealismo fanatizzato e crudeltà che avrebbe partorito il Sessantotto”.

 

Leonardo Motta

“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

 

L’Italia non attende e non attendeva una legge contro l’omotransfobia, tantomeno ora che sta vivendo l’emergenza Covid e una crisi economica senza precedenti. In un momento in cui molti padri di famiglia non possono neanche lavorare, il governo giallo-rosso adora il lusso e si batte per il superfluo, anzi l’inutile, perchè una legge contro la violenza già c’è e tutela tutti. È il segno dei tempi nefasti che stiamo vivendo” ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

“Uno degli orrori della proposta in discussione alla Camera è la previsione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia dove gli studenti saranno indottrinati senza possibilità di opporsi alla teoria gender. I genitori non potranno più invocare la loro libertà educativa perché gli insegnamenti saranno “legittimati” dalla nuova normativa. I loro figli saranno così “catechizzati” dalle associazioni LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuale, transessuale, transgender, queer, intersessuale, asessuale) su argomenti intimi e che non attengono l’educazione scolastica. Giù le mani dai bambini! Lotteremo per la libertà senza sosta e anche nelle scuole se ci sarà bisogno” ha aggiunto Jacopo Coghe, vice presidente della Onlus.

“Zan poi – ha aggiunto Coghe – non ripeta la bugia che sono fatte salve la libertà di espressione o di opinioni, tra l’altro contenute nell’art. 3 approvato l’altro giorno alla Camera, perché se considerate idonee dalla discrezionalità di un giudice o della polizia a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti, anche la prigione può essere dietro alla nostra porta”.

“Negli Uk nel 2008 veniva approvato il Criminal Justice and Immigration Act che rendeva penalmente perseguibile l’istigazione all’odio omofobico pur specificando, a garanzia della libertà di espressione, che l’odio sulla base dell’orientamento sessuale non poteva essere configurato dalla formulazione di opinioni critiche su determinate condotte o pratiche sessuali. Beh, ciò non ha evitato processi e arresti di numerosi pastori e sacerdoti come Mike Overd e Michael Stockwell, il Rev. Josh Williamson, il cristiano evangelico Tony Miano, il predicatore Robbie Hughes. Se la clausola di salvaguardia nel Regno Unito, formulata molto meglio che nella pdl Zan, non ha evitato la repressione delle idee, tanto più sarà repressa la libertà di opinione in Italia, considerato che la clausola è scritta con i piedi? Lasciare alle autorità giudiziarie e di polizia un ampio margine di interpretazione su come applicare la legge non è affatto una garanzia di non punibilità” ha concluso Brandi.

 

DA

“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

Il vaccino contro l’omotransfobia

 

Nei giorni terribili del ritorno della pandemia, nell’autunno della sua recrudescenza, nell’anno peggiore della nostra vita pubblica, sanitaria, economica e sociale, in piena disperazione sociale per le chiusure e la crisi economica, il parlamento italiano con disgraziato tempismo approva la legge Zan sull’omotransofobia.

La legge prevede “la punibilità per atti discriminatori sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”; punisce “l’odio omotransfobico”, inclusa la misoginia e istituisce un’ennesima giornata nazionale dedicata a gay, trans, lesbiche. La legge contro l’omotransfobia prevede la punizione, anche con la reclusione, di chi istiga o commette non solo violenza ma anche genericamente “discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. Non abbiamo il vaccino anti-covid né alcuna protezione dal virus, in compenso siamo vaccinati e protetti dall’omotransfobia…

Una legge del genere può essere usata per condannare chiunque abbia un’idea diversa e magari tradizionale e naturale, sui rapporti tra persone, sulla famiglia, sui sessi e sulle identità. Capite che qualunque omo o trans che verrà bocciato in una selezione potrà appellarsi alla legge e sostenere che è stato discriminato per il suo orientamento sessuale, magari adducendo a motivo il fatto che chi lo ha discriminato ha “simpatie di destra o salviniane”?

Il fondamento della Legge e di ogni Costituzione è l’universalità della norma, ossia l’applicabilità della legge nei confronti di ogni cittadino; mentre questa legge, come alcune sue precedenti, stabilisce una tutela speciale per alcune minoranze o categorie. In uno stato di diritto chiunque offenda chiunque, lo mortifichi, lo minacci e lo aggredisca, è passibile di condanna commisurata al reato compiuto. Non se esprime opinioni critiche ma se diffama, calunnia, insulta e aggredisce. Ci possono essere aggravanti o attenuanti specifiche, stabilite dal giudice, ma è una mostruosità giuridica stabilire che la violenza o l’insulto a un gay, a un trans, a una donna, a un nero, a un islamico sia “più reato” dello stesso insulto o violenza a un bambino, a un vecchio, a un genitore, a un cristiano, a un italiano, a una persona qualunque.

Nessuna legge speciale tutela invece la famiglia, la maternità, la procreazione, gli eterosessuali né in generale né in particolare. La legge sull’omotransofobia avrebbe un tenue appiglio in un paese in cui fossero discriminati omosessuali e affini; ma da noi, ogni giorno, si palesa la presenza pervasiva di lobby gay al potere, al governo, in Rai, nell’informazione; intere reti tv condotte da militanti della gayezza. Vagoni di film, di fiction, presentano come ingrediente d’obbligo la presenza, sempre positiva, del gay come del nero e del migrante. Quindi stiamo parlando di una legge a tutela di una minoranza al potere, non emarginata o perseguitata…

E invece siamo arrivati alla zeta, l’ultima lettera politically correct del nostro alfabeto giuridico e demenziale. Il segno di Zan.

MV, 29 ottobre 2020

DA

Il vaccino contro l’omotransfobia

“Chi ha inclinazioni omosessuali o pedofile non deve essere ammesso nei seminari”

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ 

di Leonardo Motta 

 

Uno psicoterapeuta olandese di fama internazionale, specializzato nel trattamento della condizione omosessuale, ha spiegato perché la Chiesa Cattolica ha ragione nell’escludere gli omosessuali dal sacerdozio.

Si tratta del professor Gerard van den Aardweg, Ph.D. Nato nel 1936 in Olanda, sposato, padre di sette figli, Gerard van den Aardweg ha conseguito il dottorato in psicologia, presso l’Università di Amsterdam, con una dissertazione sull’Omosessualità e la pedofilia omosessuale come “nevrosi sessuali”. Van den Aardweg è convinto che le tendenze omosessuali si “originano da nevrosi, spesso a causa di uno sviluppo carente della personalità (cioè di un sottosviluppo della mascolinità/femminilità)”. Per tale motivo, nel corso di cinquant’anni di professione, ha dichiarato di avere “ricondotto alla normalità molti omosessuali, maschi e femmine”, attraverso degli aiuti che consistono “nel trattamento mentale dell’omosessualità, sulla base di una efficace sintesi di psicologia, psichiatria, psicoanalisi”. 

Lo psicoterapeuta olandese ha spiegato su LifeSiteNews (vedi qui: https://www.lifesitenews.com/opinion/psychologist-explains-why-catholic-church-is-right-to-exclude-homosexuals-from-priesthood), che la sua opinione di psicologo ed esperto di omosessualità (e pedofilia omosessuale) è che “nessun uomo con inclinazioni omosessuali o pedofile deve essere ordinato al sacerdozio, né ammesso come seminarista”.

Gerard van den Aardweg ha spiegato che le inclinazioni omosessuali “tendono ad essere ossessive. Questo è vero anche nei casi in cui in principio tali inclinazioni potrebbero non essere inizialmente ossessive. Non può essere valutato in modo affidabile se un uomo (o un giovane) con tali inclinazioni – indipendentemente dal fatto che possano apparire deboli o meno deboli – continuerà ad essere celibe in futuro. Il cambiamento delle situazioni di vita, i problemi emotivi e certe pressioni o situazioni esterne spesso portano l’omosessuale inizialmente celibe a iniziare a cercare contatti o relazioni sessuali”, ha argomentato il medico olandese.

Rispetto agli uomini con un normale interesse sessuale, gli omosessuali sarebbero “molto più inclini ad essere ossessionati dalle fantasie sessuali (omo)”, nutrirebbero o inizierebbero”abitudini di masturbazione che abbassano la soglia per arrendersi ai contatti vivi”, vivrebbero”crisi emotive che minano le loro risoluzioni”, cercherebbero”conforto nelle loro fantasie”e si illuderebbero di credere che i “loro sentimenti romantici”, la ricerca di”amici intimi”non siano affatto un torto, ma al contrario “espressioni di amore nobile, reale e profondo”.

Sulla base di questa illusione, definita ingenua da van den Aardweg, “i loro desideri li ispirano con varie razionalizzazioni, se non per avere contatti fisici, per ‘caste’ o ‘fedeli’ amicizie, che”, a giudizio dello psicoterapeuta, “non resteranno mai caste e in pratica non sono ‘fedeli’”.

L’esperto olandese ha spiegato che questi tentativi di “normalizzare”i sentimenti omosessuali, rendono tali persone “inadatte a comprendere la moralità sessuale della Chiesa e suscettibili di ragionamenti o teorie che servono come giustificazioni morali o religiose di legami e contatti omosessuali”.

Per questo van den Aardweg ha lanciato l’allarme. “In questo modo, sono – o potrebbero diventare nel corso degli anni – suscettibili di sovvertire le norme morali assolute della morale sessuale cattolica”.  

Secondo van den Aardweg coloro che hanno inclinazioni omosessuali “tendono molto più a sedurre o altrimenti a molestare i loro partner sessuali preferiti rispetto agli uomini eterosessuali. E, poiché la stragrande maggioranza di loro preferisce adolescenti e/o giovani adulti, sono un gruppo a serio rischio”.

I loro sentimenti “ossessivi, l’accompanying rationalizations, le auto-giustificazioni, attenuano e offuscano il loro senso e giudizio morale a questo riguardo”.

Per lo specialista olandese gli omosessuali sarebbero “molte volte più a rischio degli eterosessuali relativamente alle molestie sessuali verso i giovanissimi e i giovani. Questo è un fatto statistico solido”, ha sottolineato van den Aardweg.

Lo psicoterapeuta ha spiegato che le inclinazioni omosessuali dopo la pubertà “non sono desideri isolati, ma parte di un complesso di inferiorità della mascolinità, parte di un disturbo nevrotico e di personalità. Emotivamente, questi uomini sono (in maggiore o minor misura) bloccati nell’adolescenza, emotivamente immaturi e instabili (nevrotici)”.  

Per van den Aardweg, quindi, l’omosessualità sarebbe una nevrosi sessuale. “L’omosessualità negli uomini implica un’identificazione carente con la mascolinità. Questo li colpisce emotivamente e per quanto riguarda il loro carattere o personalità. Una conseguenza importante è che falliscono nel ‘ruolo del padre’ quando si tratta di guidare le persone, essere fermi e difendere ciò che un uomo deve difendere”.

Questo si noterebbe ancora di più nella vita da chierico. “Un prete dovrebbe essere normalmente mascolino e non avere un carattere debole e poco virile. […] Gli uomini inclini all’omosessualità non possono identificarsi sufficientemente con i sentimenti degli uomini sessualmente normali e quindi non possono guidare, e guidare adeguatamente, le persone come dovrebbe fare un prete. Non possono condividere molti sentimenti di uomini normali né comportarsi come dovrebbe un uomo nei loro rapporti con le donne. Quindi, le loro inclinazioni omosessuali influenzano i loro rapporti con le persone. I sacerdoti dovrebbero essere normali come gli uomini normali e maturi”.

Per lo scienziato olandese l’astinenza sessuale degli omosessuali non può essere paragonata all’astinenza dell’uomo normale.

“La lotta contro le tendenze omosessuali è simile alla lotta di altre persone con anomalie sessuali, siano essi omosessuali o eterosessuali (esibizionisti, sado-masochisti, pedofili, travestiti ecc.). La loro lotta è un dovere morale, non una scelta volontaria. La loro lotta è senza dubbio meritoria, ma non può essere equiparata al sacrificio volontario di un (giovane) uomo che offre l’uso delle sue sane facoltà sessuali. Pagare un debito (in denaro) non equivale a donare una considerevole somma di denaro”.

Per van den Aardweg, inoltre, da un punto di vista religioso, e supportato dai migliori studi teologici (come il lavoro di Peter Mettler, “L’omosessualità come impedimento oggettivo per l’ordinazione al sacerdozio”, tesi di dottorato presso l’Università Albert-Ludwigs di Friburgo), “il sacerdote come personificazione di Cristo deve essere un uomo ‘pieno’, non un uomo deficiente nella virilità”.

 

Leonardo Motta

 

Un bonus di 160 euro al mese per chi non abortisce

Il testo parla di “un sussidio alla maternità che fornisca alla donna che vuole abortire per cause economiche la possibilità di avvalersi”

Il Comune di Iseo (Brescia) sostiene la vita nascente attraverso una mozione che prevede un bonus (probabilmente di 160 euro al mese ancora da stanziare) per ogni donna che decide di non abortire. La decisione è stata approvata dal consiglio comunale, lo scorso 30 settembre. Un voto che non ha visto il sì dei consiglieri di minoranza del Centrosinistra, che hanno lasciato l’aula.

Nel dettaglio, la mozione è stata presentata dall’assessore al Bilancio, Giovanna Prati, in veste di consigliere. Il testo parla di “un sussidio alla maternità che fornisca alla donna che vuole abortire per cause economiche la possibilità di avvalersi”. Per l’assessore si tratta di un “inno alla vita”, impegnando ufficialmente il Comune a supportare le donne che non abortiscono, con il sostegno economico ai Centri per la vita e a progetti contrari all’aborto.

In cosa consiste il bonus?

Una delle opzioni è il “Progetto Gemma“, un programma attivo dal 1994 che si potrebbe occupare di stanziare i bonus a Iseo: se fosse scelto questo progetto, sarebbero dati 2.880 euro per diciotto mesi per un totale di 160 euro al mese. Come si legge su La Stampa: “Il compenso mensile verrà erogato durante gli ultimi 6 mesi di gravidanza e per i successivi 12 dalla nascita del bambino. Non solo, oltre alle neo mamme possono chiedere il bonus anche le amministrazioni comunali con una cifra minima di 500 euro a bambino”. L’assessore Prati, poi ricorda, che in 26 anni, attraverso il “Progetto Gemma sono state salvate 24mila vite”. E il Comune di Iseo si è anche impegnato a stanziare dei fondi per supportare “associazioni e progetti operanti sul territorio che abbiamo istituito progetti di aiuto alla vita nascente, quali i Cav e Mpv”.

La sinistra dice “no”

Dopo che la consigliera di maggioranza ha finito di leggere la mozione, l’opposizione di Centrosinistra esce dall’aula. Per la coalizione di minoranza si tratterebbe di un pensiero “retrogrado, maschilista e intimidatorio“.  Ma la giunta di Iseo non si è fermata e si è impegnata anche a “mettere in atto – come si legge sulla mozione – campagne di informazione a donne e coppie che affrontino una gestazione difficile, a causa di presunte malformazioni del feto. Ma anche sulle specifiche cure prenatali e sulle misure previste nel territorio di aiuto e supporto a chi già si trova nella stessa situazione”.

DA

Un bonus di 160 euro al mese per chi non abortisce: così il Comune di Iseo aiuta le donne

Vuoi cambiare sesso? Da oggi paga lo Stato

Farmaci e terapie ai trans. Per i minori serve il consenso dei genitori. Esultano le associazioni gay. I ProVita: “Vergogna di Stato”

di Ettore Maria Colombo

Lo Stato passerà gratuitamente le cure ormonali ai trans. E così, se vuoi cambiare sesso, nessun problema: paga lo Stato. La notizia è clamorosa e ha un che di ‘rivoluzionario’. Volendo usare un freddo linguaggio tecnico-scientifico, si può dire che, a partire da oggi, i medicinali usati nella terapia ormonale per la virilizzazione di donne transgender o la femminilizzazione di uomini transgender saranno a totale carico del Servizio sanitario nazionale.

La decisione viene da due ‘determine’ (’determina’ vuol dire, in burocratese, atto amministrativo di tipo programmatico) dell’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco, ente di diritto pubblico che opera sotto la stretta vigilanza del ministero della Salute e del Mef) pubblicate ieri in Gazzetta Ufficiale.

La prima ‘determina’ riguarda i farmaci “usati nel processo di virilizzazione di uomini transgender, previa diagnosi di disforia di genereincongruenza di genere formulata da una équipe multidisciplinare e specialistica dedicata”. Traduzione: l’accesso alla terapia per i farmaci usati per il passaggio da donna a uomo (testosterone e suoi derivati) sarà gratuita, ma potrà avvenire solo dopo una “diagnosi di disforia di genere”, termine scientifico che indica il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso o nel genere assegnatogli alla nascita.

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