Pro Vita e Famiglia: “La Rai produce film sull’utero in affitto a spese dei contribuenti”

 

«Un film-propaganda all’utero in affitto prodotto da Rai Cinema con i soldi di tutti noi contribuenti. Le prime a indignarsi sono state le femministe, basta dire questo per comprendere la gravità della scelta vergognosa di “mamma degenerata Rai”», hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus parlando del film Tuttinsieme di Marco Simon Puccioni.

«In barba al fatto che in Italia l’utero in affitto è un reato punito anche con il carcere come cita l’articolo 12 della legge 40 e che recenti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione a Sezioni Unite hanno fermamente ribadito e confermato, Puccioni vuole raccontare l’esperienza genitoriale sua e del suo compagno senza considerare minimamente la sofferenza delle donne schiave che prestano i loro uteri e che vivono in povertà nei Paesi del terzo mondo, non dice che si toglie la possibilità a questi bambini-merce di avere una mamma, non denuncia lo squallido business di ovuli e ventri che c’è dietro», hanno continuato Brandi e Coghe.

«Gentile Puccioni, perché nel film non fa vedere i figli dell’utero in affitto “parcheggiati” in un hotel in Ucraina durante l’emergenza Covid? È normale accettare che esistano ‘consegne umane’ sospese? Se vuole raccontare gli orrori della gestazione per altri, come vi piace chiamarla perché non parte da qui?», hanno concluso Brandi e Coghe.

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Pro Vita e Famiglia: “La Rai produce film sull’utero in affitto a spese dei contribuenti”

Vaccino russo Sputnik V: primi lotti saranno distribuiti nelle regioni entro lunedì

epa08600542 A handout photo made available by the Russian Direct Investment Fund (RDIF) shows containers with a new two-vector COVID-19 vaccine at Nikolai Gamaleya National Center of Epidemiology and Microbiology in Moscow, Russia, 06 August 2020 (issued 13 August 2020). Russia registered the new called Sputnik V vaccine against coronavirus Sars-Cov-2 and opens the stage of its massive testing. EPA/RDIF HANDOUT NO RESTRICTIONS, ALLOW TO USE IN SOCIAL NETWORK HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

 

Non è nostra intenzione addentrarci nella dialettica “vaccino sì – vaccino no” in questo momento, ma sottolineare un dato politico, o meglio geopolitico: la Russia di Putin, come già anticipato circa un paio di mesi fa, è davvero arrivata prima degli altri. Trump tace. E chi tace, spesso acconsente. L’Europa intesa come UE non pare affatto contenta ed esprime riserve o imbarazzi. La Via della Seta sembra in difficoltà…(N.d.R.)

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Il vaccino russo Sputnik V, il primo al mondo efficace contro il coronavirus SARS CoV-2, è stato registrato dal Ministero della salute.

Le prime partite del nuovo vaccino russo Sputnik V saranno distribuite nelle varie regioni della Federazione Russa entro il prossimo lunedì, 14 settembre.

A darne l’annuncio in mattinata è stato il ministro della Salute del governo russo Mikhail Murashko:

“I primi lotti del vaccino sono già stati scaricati per il testing e per la preparazione della catena logistica in tutte le regioni […] Entro lunedì saranno consegnati i primi campioni di vaccino”, sono state le sue parole ai giornalisti nel corso di una visita nella Regione di Leningrado.

In questo momento il vaccino russo Sputnik V si trova nella terza ed ultima fase delle sperimentazioni cliniche, alla quale prenderanno parte oltre 30.000 volontari.

Il vaccino Sputnik V

Lo scorso 11 agosto il governo russo aveva registrato ufficialmente Sputnik V come il primo vaccino al mondo contro COVID-19.

Sputnik V è stato sviluppato da specialisti del Centro Gamaleya con il sostegno del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF). Gli esperti hanno sottolineato che durante gli studi clinici, tutti i volontari hanno sviluppato livelli di anticorpi elevati, nessuno ha avuto gravi complicazioni.

Il capo dell’RDIF, Kirill Dmitriev, ha riferito che il fondo ha ricevuto richieste da più di 20 Paesi per l’acquisto di un miliardo di dosi del vaccino. Allo stesso tempo, ha osservato che la Russia ha acconsentito alla produzione di vaccini in cinque di essi. Secondo lui, le attuali capacità disponibili consentono di produrre 500 milioni di dosi all’anno.

Fonte: https://it.sputniknews.com/mondo/202009129522691-vaccino-russo-sputnik-v-primi-lotti-saranno-distribuiti-nelle-regioni-entro-lunedi/?utm_source=push&utm_medium=browser_notification&utm_campaign=sputnik_it

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Trump: «Se vinco altri quattro anni per combattere l’aborto»

Il presidente Donald Trump giovedì ha rilasciato una lettera indirizzata a “leader e attivisti pro-vita” in cui indicava la sua intenzione di promuovere le priorità legislative e amministrative contro l’aborto se fosse eletto per un secondo mandato. «Mentre cerco la rielezione a novembre, ho bisogno del tuo aiuto per opporre la mia coraggiosa leadership pro-vita all’estremismo abortivo di Joe Biden», scrive nella lettera.

«Il Partito Democratico sostiene senza ombra di dubbio l’aborto su richiesta, fino al momento della nascita, e persino l’infanticidio, lasciando i bambini a morire dopo un aborto fallito. L’abbraccio di Joe Biden a questa posizione estrema è maggiormente evidenziato dal fatto che richiede finanziamenti per aborto su richiesta da parte dei contribuenti. Costringere i contribuenti a pagare per l’aborto è una posizione ripugnante che deve essere sconfitta alle urne», ha aggiunto il presidente.

La lettera del presidente è arrivata mentre la sua campagna continua a corteggiare gli elettori pro-vita, visti come un blocco elettorale cruciale per la sua rielezione. Alla Convention Nazionale Repubblicana, diversi oratori hanno sottolineato l’opposizione di Trump all’aborto, tra cui suor Dede Byrne, chirurgo e colonnello dell’esercito in pensione, che ha definito Trump il “presidente più pro-vita” nella storia degli Stati Uniti.

All’inizio di questa settimana, la campagna di Trump ha aggiunto i punti riguardanti l’aborto e la libertà religiosa alla sua lista di priorità del secondo mandato. Un elenco di 50 punti di “priorità fondamentali” era già stato pubblicato il 23 agosto, ma aveva ricevuto molte critiche dai sostenitori della vita per aver omesso la menzione dell’aborto e della libertà religiosa. Nella sua lettera del 3 settembre, Trump ha scritto che in caso di vittoria, «avremo altri quattro anni per combattere nelle trincee per i bambini non nati».

Il presidente ha aggiunto che avrebbe «lavorato per nominare giudici che rispetteranno la Costituzionee non legifereranno un «programma di aborto da banco» [promuovendo ulteriormente l’uso dell’Ru486, ndr] e «per la fine dei finanziamenti per la grande industria dell’aborto, come per Planned Parenthood attualmente finanziata anche delle nostre tasse». La lettera di Trump sottolinea l’avvenuta nomina di diversi giudici contrari all’aborto durante il suo primo mandato, il suo aver impedito il finanziamento federale degli aborti paesi stranieri [quelli più poveri, ndr] e il suo sostegno alla Marcia per la Vita.

Il presidente ha anche detto di aver iniziato ad adempiere alla promessa di eliminare i finanziamenti per Planned Parenthood.

Il mese scorso, l’attivista pro-vita Lila Rose ha invitato il presidente a interrompere immediatamente i finanziamenti al colosso abortista americano. «Il presidente Trump può farlo per ordine esecutivo. È giunto il momento di smettere di versare milioni di dollari dei contribuenti in una società che massacra 900 bambini ogni giorno. Sconfiggi queste atrocità», ha twittato Rose il 26 agosto. (Fonte)

Lettera originale del presidente Trump

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Trump: «Se vinco altri quattro anni per combattere l’aborto»

Pillola abortiva RU486: Il “passo avanti importante” di una presunta civiltà

di Valentina Bennati*

Fonte: Comedonchisciotte

In un post del 8 agosto sulla sua pagina facebook il Ministro Speranza presenta come “un passo avanti importante” l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital fino alla nona settimana. Sottolinea che ciò avviene “nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese”.
Ma quando, anni fa, hanno approvato la legge sull’aborto non l’avevano spacciata per una legge che evitava alle donne di abortire in casa perché rischiavano di morire?
Dunque queste nuove linee guida aggiornate sulla somministrazione della pillola RU486 senza ricovero ospedaliero obbligatorio, più che un passo avanti, mi sembrano in realtà un balzo indietro per le donne.

La RU486, sia chiaro, non è amica delle donne ma di chi preferisce che le donne facciano in fretta, pesando meno sui costi del sistema sanitario nazionale e correndo più rischi.
Il ‘New England Journal of Medicine’ del primo dicembre 2005, una delle più importanti riviste mediche mondiali, ha dedicato l’apertura e un articolo interno proprio all’aborto farmacologico, mettendone pesantemente in discussione la presunta sicurezza. Nell’editoriale firmato da Michael Greene, professore alla Harvard Medical School, si specificava testualmente che, con i dati disponibili fino a quel momento, la morte per aborto con il metodo chimico (un caso su centomila) era dieci volte superiore a quella per aborto chirurgico. QUI è possibile leggere l’articolo de ‘Il Foglio’ che ne parla.
E merita lettura anche un articolo recente de ‘Il Giornale’ con l’intervista al Prof. Giuseppe Noia, ginecologo e docente di Medicina prenatale al Policlinico Gemelli di Roma che conferma come l’interruzione della gravidanza con la RU486 non sia né indolore né semplice né sicura. Continua a leggere

L’Italia amplia la legislazione pro-aborto. Morgante: così incatenate le donne con una falsa libertà

La decisione del ministro della Salute Speranza di permettere l’uso della pillola  abortiva RU486 (mifepristone) per interrompere la gravidanza fino alla nona settimana, senza ricovero ospedaliero, l’Italia amplia ulteriormente la legislazione sull’aborto. Pare che dietro la scelta ministeriale ci sia un parere del Consiglio Superiore di Sanità di cui però non si trova documentazione. I precedenti pareri del massimo organo in materia di salute erano stati contrari al prolungamento alla nona settimana che invece adesso è permesso.

Finora, dopo che nel 2009 in seguito ad una lunga battaglia dei radicali, l’aborto fai-da-te era consentito fino alla settima settimana, ora si arriva ai due mesi. Grande soddisfazione da parte della sinistra, che legge questa decisione come un allineamento alla legislazione degli altri paesi europei. La sen. De Petris parla di “un passo avanti fondamentale sulla strada della civiltà“. Laura Boldrini, Pd, ringrazia Speranza a nome delle “deputate dell’intergruppo per le donne

Preoccupazioni e critiche invece dai cattolici e da destra. 

Per Giorgia Meloni si tratta “di un balzo indietro per le donne e non un passo in avanti verso una maggiore libera autodeterminazione femminile come vuol far credere la sinistra. Non calcolare il rischio potenziale che questa scelta comporta è da irresponsabili. Così si contravviene a quanto contenuto nella legge 194/78, sulle condizioni di sicurezza richieste per l’interruzione volontaria della gravidanza“.

Reazioni anche a Verona. Maddalena Morgante, candidata di Fratelli d’Italia alle regionali, dichiara che “ampliare le possibilità di utilizzo della pillola abortiva #Ru486 non vuol dire aumentare la libertà delle donne e la loro tutela sanitaria. È un provvedimento maschilista -continua- che incatena le donne con una falsa libertà. Per questo dico no oggi, e dirò sempre no e combatterò questa vergogna, questo sfruttamento, questi omicidi derubricati a malesseri passeggeri. La #vita inizia dal concepimento e non ce se ne sbarazza come fosse un mal di testa. No a questa politica pro-morte.

Fonte. https://www.giornaleadige.it/litalia-amplia-la-legislazione-pro-aborto-morgante-cosi-incatenate-le-donne-con-una-falsa-liberta/

Tour di G. Amato in Sicilia: “Il pdl Zan già coperto di milioni per l’inculturazione omosessualista”

Le parole dell’avvocato Amato, presidente nazionale dei “Giuristi per la vita”, in una conferenza a Palermo, ieri sera gremita di persone. Inizia per Amato un tour agostano di conferenze su questo tema nella splendida terra di Sicilia.

Una frase come “Gandolfini, impicchiamolo!”, può essere considerata violenta? E se solo pensassimo: «Impicchiamo l’onorevole Zan?», qualcuno ci setaccerebbe di morte? Lo scenario di queste settimane, con i relativi fatti di cronaca emersi di fronte alla proposta di legge dell’onorevole Alessandro Zan (PD) contro l’omotransfobia: «Manda in cortocircuito il diritto», dichiara l’avvocato Gianfranco Amato, presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la vita, in una conferenza a Palermo.

Un disegno di legge che vincola il principio basilare della Costituzione, quale la democrazia e la libertà di pensiero. Sei contrario all’ideologia Gender? Bene, rischi la galera. Vuoi educare i tuoi figli secondo i principi della famiglia tradizionale? Vai in carcere. Sei un pasticciere cristiano e ti rifiuti di preparare una torta nuziale per un matrimonio gay? Vieni multato.

Bene, allora, cos’è rimasto della libertà di pensiero? «Mille miliardi per i gay del mondo», «La truffa del DDL Zan. Già assegnati 4 milioni per la legge che ancora non c’è», come aveva già annunciato pochi giorni fa, al sito “Informazione cattolica” il Responsabile Nazionale del circolo Christus Rex Matteo Castagna. «Ecco, questo e molto altro è quello che la gente che non sa – spiega l’avvocato Amato. Miliardi di euro finanziati per una propaganda di “pensiero unico”. Per una “strategia nazionale LGBT” (Unar), che mira ad un’azione precisa e ben definita, nei campi dell’educazione e dell’istruzione, del lavoro, della sicurezza e delle carceri, dei media e della comunicazione.

Quindi, cosa possono i cristiani e chi la pensa diversamente da questa strategia di governo?. «La cosa fondamentale, che diamo per scontato è quella di pregare essendo una battaglia spirituale – risponde Gianfranco Amato. Una preghiera con un obiettivo, non generica, ma finalizzata. Poi, per prima cosa, informarsi e formare. Conoscere, perché se non si conosce il nemico, non si può combattere. Accedere a tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Bisogna avere la percezione chiara del problema, quindi comunicarlo. Tutto viaggia attraverso la comunicazione, che è usata in questa “dittatura del pensiero unico“, come in tutte le dittature, cioè censura e propaganda. Noi dobbiamo sconfiggere l’una e l’altra». Continua a leggere

Il dogma dell’odio

 

di Peppino Zola

Fonte: Tempi

Caro direttore, ogni regime dittatoriale crea uno slogan per rendere appetibile al popolo la privazione della libertà; per rendere accettabile lo Stato totalitario. Stalin proclamava l’ideale del “Nuovo Uomo Sovietico”, mentre programmava i gulag e determinava la morte di qualche milione di russi. Hitler diceva esplicitamente che “dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con la coscienza pulita” e con questa coscienza massacrò milioni di ebrei e diede iniziò alla tragedia di una guerra mondiale. Mussolini faceva scrivere sui muri di tutta Italia il motto “Credere, Obbedire, Combattere”, per convincere gli italiani che valeva la pena perdere la libertà. Pol Pot (troppo frettolosamente dimenticato tra i feroci dittatori del secolo breve) affermava che “la nostra ambizione è di edificare una società in cui la felicità, la prosperità e l’uguaglianza prevalga per tutti” e per soddisfare questa ambizione fece uccidere 3 milioni di cambogiani dal 1975 al 1979.

Anche coloro che si stanno preparando a diventare prossimamente i dittatori totalitari del “pensiero unico” hanno trovato una parola magica, con la quale cercano quotidianamente di porre a tacere ogni libera espressione di pensiero. Si tratta della parola “odio”, con la quale pongono il veto di parola a chiunque voglia legittimamente esporre un pensiero diverso dal loro. Se si sollevano obiezioni circa una certa conduzione dell’Ue, subito scatta l’accusa di “odiare” l’Europa; se si pongono domande circa il drammatico problema dell’attuale migrazione mondiale, scatta l’accusa di “odiare” i migranti; se si vuole ribadire, con tutta la delicatezza del caso, la dottrina cattolica circa l’esperienza sessuale, scatta immediatamente l’orrenda accusa di essere omofobi. Insomma, come mi ha insegnato l’amico Robi Ronza, è stato messo in atto questo meccanismo: se io penso una cosa diversa da te vuol dire che ti odio e questo sta diventando un dogma. È fin troppo facile capire che questo meccanismo uccide in partenza ogni libertà di pensiero e, con essa, ogni possibilità di vero dialogo. Se affermo legittimamente un pensiero diverso dal tuo, sono squalificato in partenza, con un cartellino rosso preventivo. È la morte della libertà e la parola “odio” è il becchino che sotterra il bene più prezioso dato da Dio all’uomo. I nuovi Mussolini scriveranno su tutti i muri d’Italia la parola “odio”, cercando di farci tacere, ma noi non taceremo. Continua a leggere

Ddl Zan, nel “salva-idee” i segnali di uno Stato totalitario

 

Chiariamo le idee sull’emendamento di Forza Italia, che non è quello che sembra o si vuol far apparire come un “compromesso”. Chi deciderà cos’è pluralismo di idee? L’indeterminazione della legge ricorda l’ Unione Societica. Non è Zan a “consentire” la libera espressione, ma la Costituzione della Repubblica italiana.

di Gianfranco Amato

In realtà si tratta di un emendamento esile: «Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte».

Ma questo non cambia il vulnus della legge, per tre motivi fondamentali:

1) Chi decide quando una condotta si può ritenere riconducibile al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte? Prendiamo, ad esempio, l’ormai celebre vicenda di Lizzano, ovvero l’iniziativa di preghiera in chiesa ritenuta istigazione all’odio. In quel caso, chi avrebbe dovuto preventivamente valutare se l’iniziativa potesse o meno rientrare nel pluralismo delle idee e nella libertà delle scelte: il parroco, i fedeli, l’Arcigay, i contestatori, l’esagitato sindaco, i Carabinieri o la competente Procura della Repubblica?

2) L’esperienza del sistema anglosassone ha ampiamente dimostrato che nei cosiddetti “hate crime” (crimini d’odio) la valutazione circa la riconducibilità di una condotta alle libertà costituzionali spetta al giudice. Ci avviamo, quindi, verso l’ipotesi di un reato giurisprudenziale? Se così fosse, però, si porrebbe un problema. Introdurre un reato senza definirne il suo presupposto giuridico è tipico dei sistemi totalitari. In uno Stato di diritto vige quello che viene definito principio di legalità, in virtù del quale il cittadino ha diritto di sapere quali sono le conseguenze del suo comportamento – soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale – prima del processo e non al processo. Il contrario è tipico delle dittature. In Unione Sovietica, per esempio, vigeva il tristemente noto “delitto di azione controrivoluzionaria”, previsto dall’art. 58 del Codice Penale, che definiva tale reato in questo modo: «Un’azione controrivoluzionaria è qualunque azione diretta a rovesciare, minare o indebolire il potere dei soviet operai e contadini e dei governi operai e contadini dell’U.R.S.S. […], o a minare o indebolire la sicurezza esterna dell’U.R.S.S. e le fondamentali conquiste economiche, politiche e nazionali della rivoluzione proletaria». Qualunque azione. In realtà, non esisteva una definizione chiara del delitto di azione controrivoluzionaria semplicemente perché esso veniva utilizzato come strumento per schiacciare l’opposizione e la dissidenza contro il regime comunista. Esattamente come ora si pretenderebbe di schiacciare l’opposizione e la dissidenza rispetto all’ideologia omosessualista. Continua a leggere

Il ddl Zan & C. produrrebbe l’effetto di rovesciare l’ordine etico della società

In Parlamento si discute sul testo unificato che contiene il Ddl contro l’omotransfobia. Quali saranno le ricadute se dovesse diventare legge? Cosa si potrà dire e cosa no? Avremo ancora un diritto d’opinione o questo segnerà la fine del libero pensiero? Ne abbiamo parlato con Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita.

di Ida Giangrande

Il quotidiano Avvenire ha ospitato l’onorevole Alessandro Zan per spiegare che il testo unificato delle proposte di legge in materia di omotransfobia non sono liberticide e che per i cattolici non c’è nessun problema per quanto riguarda il diritto d’opinione e di credo religioso. L’hanno convinta le rassicurazioni dell’on. Zan?

In effetti l’on. Zan ha precisato che l’estensione dell’attuale art.604 bis del Codice penale non riguarderebbe la «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico». Sembrerebbe, quindi, che in caso di approvazione delle modifiche proposte, ai cattolici sarà possibile affermare che gli eterosessuali sono superiori agli omosessuali o, se si preferisce, che gli omosessuali sono inferiori agli eterosessuali. Sarebbe inoltre consentito, sempre secondo Zan, affermare pubblicamente che l’omosessualità è una «grave depravazione», come sancisce il punto 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Bene, questo ci tranquillizza. Ciò che, invece, ci lascia alquanto perplessi è il secondo aspetto del ragionamento di Zan. Secondo il deputato del PD, infatti, ciò che verrebbe punito è la discriminazione o l’istigazione alla discriminazione basata su motivi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, e la violenza o la provocazione alla violenza basata sempre sui predetti motivi.

Quali sono gli elementi che la lasciano perplessa circa la discriminazione e la violenza?

Ci sono due obiezioni che subito mi vengono in mente. La prima riguarda la definizione del concetto di discriminazione che la proposta di legge non chiarisce. E non è un problema da poco se si formulano alcune ipotesi che certamente interessano cattolici e relativa Chiesa. Se, per esempio, il Rettore di un Seminario diocesano decidesse di non ammettere o di espellere un seminarista perché pratica l’omosessualità, integrerebbe evidentemente un atto di discriminazione sanzionabile ai sensi dell’art. 604 bis, lett. a) del Codice penale, secondo la riforma voluta da Zan. Stessa cosa se un parroco decidesse di non dare un incarico pastorale ad un omosessuale convivente e militante per i diritti LGBT, o decidesse di non affidare i ragazzi dell’oratorio per un campo estivo ad un responsabile scout che si trovasse nelle stesse condizioni. Nell’identica situazione di troverebbe un parroco che rifiutasse la provocazione di due lesbiche conviventi e militanti per i diritti LGBT che chiedessero, per la strana coppia, una benedizione in chiesa.  Discriminazione sarebbe considerata anche quella di un pasticciere cattolico che si rifiutasse di confezionare una torta “nuziale” per la cerimonia di un’unione civile tra due omosessuali. O un fotografo cattolico che rifiutasse di prestare il proprio servizio fotografico per un’analoga cerimonia. Le ipotesi potrebbero proseguire fino all’esclusione di un uomo che si “sente” donna dall’accesso ai bagni riservati alle donne, o dall’accesso agli spogliatoi femminili di una piscina. In questo caso la discriminazione avverrebbe sulla base dell’identità di genere. Sempre rispetto a questo tema, un istituto scolastico non potrebbe imporre un codice di abbigliamento ad un insegnante transessuale o persino ad un docente Drag Queen, perché il variopinto trucco e l’eccentrico costume costituirebbero un’espressione dell’identità di genere tutelata per legge. La scuola non potrebbe porre in essere una discriminazione nei confronti dell’insegnante come i genitori non potrebbero rifiutarsi di mandare i propri bimbi a scuola con una simile maestra. Raccogliere, poi, le firme per protestare contro l’istituto scolastico integrerebbe un’istigazione alla discriminazione. Né sarebbe, ovviamente, consentito ai genitori impedire che i propri figli partecipino ai cosiddetti “corsi gender”, quelli appunto basati sul concetto di identità di genere.  Continua a leggere

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