Lombardia, stop alla legge abortista basata su falsità

DI GIANFRANCO AMATO

Lombardia, il Consiglio regionale ha bocciato una proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Aborto al Sicuro”. Si trattava di un testo, promosso da Pd e M5S che avrebbe reso più spedita la pratica di aborto e limitata la libertà di obiezione di coscienza dei medici. Ed era basata unicamente su affermazioni ideologiche e dati confusi

Sventato in Regione Lombardia l’ennesimo assalto abortista. Il Consiglio regionale ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare n.76 denominata “Aborto al Sicuro”. Un’iniziativa a forte connotazione politica ed ideologica, se si considera che le 8.436 firme, in realtà, sono state raccolte presso gazebo messi in piedi e presidiati da esponenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle.

Col pretesto di monitorare la «disciplina dell’applicazione della Legge 22 maggio 1978, n. 194, nel territorio della Regione Lombardia», la proposta mirava, in realtà, ad attaccare il diritto dei medici di esercitare l’obiezione di coscienza e a diffondere i mezzi contraccettivi a tappeto, anche mediante un impianto sottocutaneo (LARC) che potesse garantire la sterilizzazione.

L’iniziativa si articolava, sostanzialmente, su quattro direttrici. Primo, «la creazione di un Centro Regionale di Informazione e Coordinamento» che, come compito principale, di fatto, aveva quello di «monitorare» il diritto all’obiezione di coscienza dei medici, registrando le «evidenze in ordine ai rapporti numerici tra personale obiettore e non obiettore nelle singole strutture e la loro posizione contrattuale». Con buona pace, peraltro, del diritto alla privacy. Secondo, consentire la possibilità che «i farmaci prescritti per l’interruzione farmacologica della gravidanza fossero proposti e somministrati anche dai consultori familiari». Terzo, prevedere «il ricovero in giornata delle donne che scelgono l’interruzione farmacologica della gravidanza». Quarto, consentire il fatto che «alle donne che abortiscono vengano offerti dall’ospedale farmaci e dispositivi contraccettivi, compresi quelli a lungo termine reversibili, quali i dispositivi intrauterini al rame o medicati e gli impianti sottocutanei».

Il 4 dicembre 2019 presso la III Commissione consiliare “Sanità e Politiche Sociali” della stessa Regione Lombardia fu espletata un’audizione di alcune associazioni pro-life come il Movimento per la Vita, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, e i Giuristi per la Vita. In quell’occasione, grazie anche alla disponibilità del Presidente della Commissione dott. Emanuele Monti, fu concessa l’opportunità di offrire significativi dati ed elementi di carattere scientifico, giuridico, medico, e sociale, derivanti dall’esperienza pluridecennale dell’associazionismo pro-life italiano. Il punto interessante di tutta la vicenda è proprio questo, ovvero l’importanza del supporto in termini di informazione alla politica da parte di chi vive quotidianamente l’esperienza della difesa della vita in ambito medico, in ambito legale e in ambito sociale.

La proposta di legge “Aborto al Sicuro” è nata, come tutte le iniziative di quel tipo, sulla base di un’esigenza meramente ideologica e non suffragata da alcun dato certo o quantificabile. Basti pensare che nella relazione illustrativa della stessa proposta, si denunciavano espressamente «difficoltà ed ostacoli» all’interruzione volontaria della gravidanza in Lombardia, oltre ad una «fatica nel vedere riconosciuto il diritto ad un aborto sicuro, a ricevere informazioni sulla sua prevenzione e ad accedere alla contraccezione». La relazione collegava, addirittura, «la difficoltà di accesso ai servizi» con le «sempre più frequenti notizie relative all’aumento numerico degli aborti clandestini». Si trattava, però, di affermazioni del tutto generiche che, non a caso, non facevano riferimento ad episodi specifici di difficoltà nell’accesso dei servizi e, tanto meno, riportano un solo caso in cui fosse stato impossibile per una donna alla quale era stata rilasciata la certificazione procedere all’interruzione volontaria della gravidanza. È il solito metodo fondato sulla falsificazione dei dati e su un’abile cortina fumogena che ha sempre caratterizzato le battaglie abortiste fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Non dimentichiamo che è grazie proprio a questo metodo che si è giunti all’approvazione della Legge 194/78 in tema di aborto.

Ecco, a fronte della sostanziale fuffa ideologica sulla quale era basata la proposta di legge “Aborto al Sicuro” le associazioni pro-life audite in Commissione Sanità hanno contrapposto dati, cifre, elementi fattuali ed evidenze esperienziali. E com’è noto, contra factum non valet argumentum. La realtà non può essere messa in discussione da mere argomentazioni ideologiche.

Il rischio che corre, a volte, la politica è quello di preferire semplificazione attraverso la scorciatoia del mero scontro ideologico: tu sei di sinistra quindi sei a favore dell’aborto, io sono di destra quindi sono contrario. Tutto sarebbe rimesso, quindi, alla logica dei numeri e delle maggioranze. Così facendo, però, non solo si impoverisce il dibattito, ma i politici sinceramente preoccupati di difendere la vita rischiano di soccombere difronte all’abilità dialettica degli avversarsi, anche se questi ultimi hanno torto. Ci sono profonde ragioni di carattere razionale, logico, giuridico, medico, filosofico, culturale, etico, sociale per combattere l’aborto e la perniciosa semplificazione ideologica che lo difende. Unendo le forze nella buona battaglia è possibile far vincere la verità.

DA

https://lanuovabq.it/it/lombardia-stop-alla-legge-abortista-basata-su-falsita

 

Vittoria pro life in Lombardia: bocciata la proposta “Aborto al sicuro”

Bocciata in Lombardia la proposta di legge “Aborto al sicuro”. Mirava a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni per facilitare l’applicazione della L. 194/78.

“Un progetto di legge che aveva un contenuto ideologico sbagliato, secondo me. Partiva dal fatto che il Lombardia si fanno pochi aborti”, commenta il consigliere Max Bastoni, che dà l’annuncio insieme all’avvocato Gianfranco Amato e ad Emanuele Monti, presidente della Commissione Sanità.

Il ringraziamento di quest’ultimo va a tutte le associazioni che hanno presentato dati concreti e puntuali, che hanno consentito di “smontare scientificamente” il progetto di legge sull’aborto durante l’esame della commissione.

DA

Vittoria pro life in Lombardia: bocciata la proposta “Aborto al sicuro”

Portogallo, il Presidente cattolico blocca il suicidio assistito. Sarà una vittoria di Pirro?


Il capo dello Stato portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa, ha inviato
alla Corte costituzionale la legge sull’eutanasia, in modo che i
giudici possano determinare se incorre in incostituzionalità.
Così facendo il presidente della Repubblica del Portogallo, almeno per
ora, ha fermato la legge sull’eutanasia approvata dal parlamento
portoghese lo scorso 29 gennaio, con i voti dei deputati sia di destra
che di sinistra.
Rebelo de Sousa, professore di diritto costituzionale e cattolico
praticante, ritiene che “l’articolo due ricorre a concetti
eccessivamente indeterminati nella definizione dei requisiti per
consentire la depenalizzazione della morte medicalmente assistita”.
Il presidente portoghese ha indirizzato una lettera al presidente
della Corte costituzionale portoghese, João Caupers, pubblicata sul
sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, in cui ha spiegato i
motivi della sua presa di posizione.
Rebelo de Sousa vuole che la Corte Costituzionale abbia l’ultima
parola perché, secondo lui, la legge approvata è insufficiente e viola
la costituzionalità affermando solo che “l’eutanasia sarà consentita
quando una persona maggiorenne deciderà così volontariamente e in una
situazione di intollerabile sofferenza”.
Un’altra opzione che il presidente portoghese aveva, dopo aver
ricevuto la legge, era quella di porre il veto e rinviarla
all’Assemblea della Repubblica, ma ciò avrebbe portato a una nuova
votazione in pochi mesi, e con molta probabilità sarebbe stata
nuovamente approvata dal Parlamento.
In Portogallo, infatti, il Presidente della Repubblica ha la facoltà
di porre il veto ai decreti e alle leggi del governo approvati dal
Parlamento. Nel primo caso il veto è definitivo. Nel secondo caso,
queste leggi possono essere votate e nuovamente approvate, il che
eviterebbe il veto. È quindi più “efficace” quanto fatto da Rebelo de
Sousa attraverso l’invio della legge alla Corte Costituzionale.
Rebelo de Sousa ha affermato in diverse occasioni negli ultimi mesi
che “per far avanzare la legge per depenalizzare la morte assistita
praticata da un medico in Portogallo, ci dovrà essere un grande
consenso nella società portoghese e dovrà essere approvata da più di
due terzi dei deputati della Camera”, cosa che non è avvenuta il 19
gennaio.

“Niente porno ne ‘Il Signore degli anelli'”. Spettatori all’attacco di Amazon

DI LEONARDO MOTTA

Dovrebbe arrivare su Prime Video entro la fine dell’anno la prima stagione di una serie che sarà un prequel della storia raccontata nella trilogia di Tolkien, ma già sono forti le polemiche.
Vista la possibile presenza di pornografia nella serie, attraverso una petizione su Change.org, che richiede che la nudità sia tenuta fuori dalla serie, sono state già raccolte circa 15.000 firme.
Il blog di TheOneRing.net ha rilevato l’assunzione di un coordinatore della privacy per la serie.
Questi “coordinatori dell’intimità” gestiscono anche scene di sesso e nudità esplicite.
Il sito ha anche notato un casting di Britain’s Got Talent per le comparse che “si sentono a proprio agio con la nudità parziale o totale”.
Il casting non menziona il nome “Il Signore degli Anelli”, ma dice che è per un programma televisivo che sta girando ad Auckland.
Questa serie è di gran lunga la più grande serie prodotta nell’area.
Tuttavia vengono girato anche altri programmi TV ad Auckland che, negli anni passati si sono caratterizzati per i loro contenuti “audaci”.
Alcuni osservatori dubitano che Amazon stia progettando di introdurre scene di sesso esplicite.
CBR.com ha notato che la Tolkien Estate, l’organizzazione che controlla e gestisce la proprietà del defunto scrittore, sta supervisionando la produzione della nuova serie e che Amazon ha firmato un contratto che richiede che rimanga fedele al canone di Tolkien.
Tuttavia i dettagli delle limitazioni imposte da questo accordo non sono chiari.
Joseph Pearce, esperto di Tolkien, autore e direttore della pubblicazione di libri presso l’Augustine Institute di Denver, ha affermato che la consegna del progetto ad Amazon è stata una decisione imprudente.
“Indipendentemente dall’autenticità delle voci secondo cui Amazon intende incorporare scene pornografiche nel suo adattamento de ‘Il Signore degli Anelli’, è sempre stato ovvio che dare a un mostro laicista aziendale come Amazon i diritti di produrre adattamenti del lavoro di Tolkien era come dare l’Anello a Sauron”, ha detto alla Catholic National Agency.

A Toronto aprono le “scuole arcobaleno” sedicenti cattoliche

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di LEONARDO MOTTA

 

Il Toronto Catholic School Board ha modificato il suo codice di condotta per includere l’identità e l’espressione di gender.

Come se non bastasse diverse scuole cattoliche canadesi e statunitensi hanno istituito club studenteschi gay/etero senza il permesso dei genitori.

Sono queste le ultime, terribili notizie che arrivano dal Nord Americana. Negli ultimi anni, ci sono stati molti adattamenti progressivi nelle scuole cattoliche. Ciò ha portato alla confusione e all’allontanamento dai principi contenuti nel Catechismo della Chiesa, nella bi millenaria dottrina cattolica, dall’insegnamento della Bibbia su questioni riguardanti la persona, la sessualità, il matrimonio e la famiglia.

E chi si oppone finisce male! In una riunione del consiglio di amministrazione del Toronto Catholic School Board, un oratore è stato censurato per aver citato un paragrafo del Catechismo sull’insegnamento dell’omosessualità.

L’educazione cattolica è protetta dai diritti confessionali nella Costituzione del Canada, ma troppi leader cattolici come Brendan Browne non difendono più questo diritto. Perché? Credono che il Canada si sia evoluto (è il gioco di prestigio verbale formulato a suo tempo da Barack Obama) e la Commissione per i diritti umani dell’Ontario attualmente prevale sull’insegnamento della Chiesa. Questo aiuta a spiegare perché tutti i 29 consigli scolastici cattolici della provincia hanno riconosciuto l’identità di genere, l’espressione di genere e hanno un piano di equità aggressivo per servire meglio la lista, si dice crescente, di studenti LGBTQ+.

L’educazione cattolica si è lentamente erosa nel corso dei ultimi decenni e il Catechismo, quando non viene trascurato, viene minato o non è più considerato rilevante. Così gli educatori e gli amministratori delle scuole considerate cattoliche non si sentano più responsabili di credere e istruire ciò che insegna il testo del Catechismo o della Bibbia.

Solo una o due generazioni fa le scuole cattoliche non avrebbero mai potuto sostenere l’ideologia gender ma oggi, in una crisi di fede e di morale notevoli, succede anche questo nelle scuole pseudo-cattoliche.

Stiamo affrontando una pandemia. In Ontario le scuole sono chiuse e la maggior parte dell’economia è a pezzi, genitori e studenti soffrono, le famiglie cercano di far fronte all’apprendimento online tutto il giorno, tra ansie e persino depressione, e qual è la priorità del Consiglio della scuola cattolica? L’indottrinamento degli studenti al gender.

Ci chiediamo: amministratori e presidi di scuole che promuovono l’ideologia gender, quindi insegnamenti anti-cattolici, si possono considerare ancora cattolici o, come pensiamo, cessano di essere tali?

I genitori dovrebbero cercare di vedere oltre le bugie mascherate da termini quali inclusione, diversità e cura degli studenti a rischio. L’identità di genere non è una credenza cattolica. Il riconoscimento sessuale di dozzine di generi non è un diritto umano o un insegnamento cattolico.

Se i cambiamenti inclusivi continueranno al ritmo attuale, presto non ci sarà alcuna educazione cattolica in Ontario, poi nel resto del Canada, quindi nell’intero nord america.

Ci saranno scuole “cattoliche”, ma solo nel nome. Come se non bastasse la prossima settimana, il Toronto Catholic School Board deciderà se celebrare giugno 2021 come mese dell’orgoglio e far sventolare la bandiera arcobaleno nelle scuole.

Biden colpisce ancora: aborto per tutti!

CHISSÀ CHE NE PENSANO GLI ECCLESIASTICI CHE VORREBBERO DARE LA COMUNIONE A BIDEN E CHE CONTINUANO A COMPIACERSI DELLE SUE DICHIARAZIONI DI CATTOLICITÀ?

Di Diego Torre

Con un ordine esecutivo Biden ha lanciato il suo ennesimo messaggio a favore dell’aborto, annullando la Mexico City policy, che impediva l’accesso ai fondi federali per quelle organizzazioni non governative promotrici dell’interruzione di gravidanza nel mondo, istituita nel 1984 dal presidente Reagan,  regolarmente annullata dai presidenti democratici, Bill Clinton e Barack Obama, e ripristinata da quelli repubblicani, Bush padre e figlio e Trump.

Inoltre egli ha ampliato con un memorandum le sovvenzioni per i gruppi che sostengono la pianificazione familiare e l’aborto, ripristinando i finanziamenti  a realtà come la multinazionale Planned Parenthood, che gestisce consultori e abortifici.

Inoltre il “cattolico” Biden intende rivedere l’Hyde Amendment, che limita i finanziamenti all’aborto ai casi di incesto, stupro o salvaguardia della vita della donna e sta preparando ulteriori misure per finanziare l’aborto fuori dagli Stati Uniti.

Ma i vescovi Usa non stanno aspettando le prossime mosse e con una nota dell’arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City, presidente del Comitato per le attività pro-vita della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, e il vescovo David J. Malloy di Rockford, presidente del Comitato per la giustizia e la pace internazionale denunciano:  “È grave che uno dei primi atti ufficiali del presidente Biden promuova attivamente la distruzione di vite umane nelle nazioni in via di sviluppo. Quest’ordine esecutivo è antitetico alla ragione, viola la dignità umana ed è incompatibile con l’insegnamento cattolico. Noi e i nostri fratelli vescovi ci opponiamo fermamente a questa azione”. “Esortiamo il presidente ad usare il suo ufficio per il bene, dando la priorità ai più vulnerabili  compresi i bambini non nati. Come maggior fornitore non governativo di assistenza sanitaria nel mondo, la Chiesa cattolica è pronta a lavorare con lui e la sua amministrazione per promuovere la salute globale delle donne in modo da favorire lo sviluppo umano integrale, salvaguardando i diritti umani innati e la dignità di ogni vita umana, a partire dal grembo materno“.

Inoltre  118 parlamentari gli hanno subito scritto chiedendo a Biden un salutare ripensamento; il presidente non ha risposto.

E siamo ancora alla prima settimana!!! Chissà che ne pensano gli ecclesiastici che vorrebbero dare la Comunione a Biden e che continuano a compiacersi delle sue dichiarazioni di cattolicità? Chissà che ne pensano i cattolici che lo hanno votato e coloro che vorrebbero “garbatamente” confrontarsi e collaborare con lui ? Dinanzi allo tsunami abortista con cui Biden sta investendo gli USA,  con velocità e determinazione straordinarie, e che poi toccherà il resto del mondo,  continueranno ad usare parole vellutate e ad accarezzare la bianca, rassicurante chioma del neo presidente? Eppure né Biden né la Harris avevano nascosto le loro convinzioni in merito!

DA

https://www.informazionecattolica.it/2021/01/30/biden-colpisce-ancora-aborto-per-tutti/

In South Carolina tutti i casi di aborto fuorilegge

Il Senato del South Carolina ha approvato una legge che mette fuori legge quasi tutti i casi di aborto nello Stato. Il testo è stato approvato con 30 voti contro 13 dopo anni di discussioni, dopo che i repubblicani hanno vinto nuovi seggi nelle ultime elezioni.

In passato il testo era facilmente riuscito a passare alla Camera locale e il governatore del South Carolina, il repubblicano Henry McMaster, ha più volte detto che firmerà la legge non appena possibile.

South Carolina, fuori legge tutti i casi di aborto

La misura prevede che, se viene rilevato un battito del feto, l’aborto non può avvenire, a meno che la vita della madre non sia in pericolo o la gravidanza non sia risultato di stupro o incesto. Per questo il testo chiede ai medici di usare l’ecografia a ultrasuoni per provare a rilevare il battito del feto se pensano che la gravidanza sia di almeno otto settimane. Leggi analoghe sono state approvate in una decina di altri Stati Usa, ma sono bloccate nei tribunali.

 

DA

In South Carolina tutti i casi di aborto saranno fuori legge: dopo 13 anni approvato il testo

La paladina Lgbt adesso sbotta “Salta il governo? Gli omosex…”

Cathy La Torre, paladina del mondo Lgbt, si lamenta con un Tweet. Ma si dimentica di cosa sta realmente accadendo in Italia

“Fra gli aspetti negativi delle #dimissioniConte, ce n’è uno in particolare che quasi nessuno nota: la legge contro l’omotransfobia sarebbe bloccata per l’ennesima volta, lasciando senza tutele e diritti milioni di cittadin* Ce ne ricorderemo ad eventuali elezioni, si sappia”.

Con un tocco di pennello di infinita classe Cathy La Torre dipinge l’asterisco giusto al posto giusto in una delle sue ultime tele, i Tweet cioè, con cui intende cambiare il mondo. Anche digitale. Perché l’avvocata (apprezzerà il boldrinismo) bolognese che in una delle tante interviste si definisce con orgoglio “lesbica e gender-fluid, non-binary, queer, fuori dalle categorie” e che per alcuni quotidiani è il legale “dei diversi”, dei linguaggio comunicativo utilizzato sui social ne ha fatto una scienza.

È madrina della campagna “Odiare ti costa“, ha fondato fondato il Centro europeo di studi sulla discriminazione, è sempre pronta a difendere, spesso pro-bono, membri della comunità LGTBQ+ perseguitati per via dell’orientamento sessuale. In circostanze vere o presunte. Come il caso di Camilla Cannoni, l’infermiera genovese di 23 anni che denunciò sui social di aver subito angherie, dispetti, insulti, atti vandalici dai vicini perché lesbica e venne adottata da La Torre come sponsor della necessità della Legge sull’omotransfobia (il Ddl Zan).

Qualche giorno dopo su TPI Selvaggia Lucarelli dedicò un lungo approfondimento alla questione, reale, ma forse ridotta un po’ troppo all’osso viste le molte altre componenti a caratterizzare la vicenda. Curiose in questo senso le tempistiche: il video compare il 28 ottobre, sui social e sui media si scatena un hype sensazionale, la legge viene approvata alla Camera il 4 novembre. Ma sarà malignità.

Che a Cathy La Torre comunque stia particolarmente a cuore il Ddl Zan è evidente, nonché lecito, e ribadito nel Tweet in questione, vagamente minaccioso. Ma insomma, la sua nota tendenza ad iperbolizzare accadimenti che urtano la sua sensibilità e sminuire ciò che afferisce quella altrui (attribuì a un collaboratore, e poi rimosse, il Tweet “Viviamo nell’epoca del maschio etero bianco che oltre ad essere politicamente inadeguato è fortemente dannoso appena apre bocca”, un po’ fuori luogo per chi vorrebbe perseguire l’odio, tutto l’odio, online; declassò a “critica politica” il dito medio ritratto in foto da una passeggera a Salvini mentre dormiva sull’aereo) torna ad emergere alla luce di quanto sta avvenendo in Italia (e nel mondo) da ormai un anno.

La crisi politica a cui stiamo assistendo è fuori luogo, ricca di personalismi e lontana anni luce dalla sbandierata volontà di difendere gli italiani dagli effetti nefasti della pandemia. E certamente porta con sé una marea di dimenticanze. Come quelle della stessa La Torre, però, che pone la legge contro l’omotransfobia in posizione troppo prioritaria.

Ad esempio, dimentica il fatto che mentre governo e parlamento si fanno i dispetti il Fmi ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano del 2,2%, allontanandola parecchio dal +6% programmatico indicato dal governo nella Nota di aggiornamento al Def (+5,1% in termini tendenziali). L’Italia, insomma, dopo aver subito una delle peggiori batoste causate dal Covid nel 2020 (Pil a -9%), sarà pure la più lenta a ripartire tra le economie avanzate.

E dimentica i 390mila posti di lavoro spariti nel nulla dal novembre 2019, e gli altri che spariranno quando finirà il blocco dei licenziamenti.
Dimentica gli effetti psico-fisici sulla popolazione delle restrizioni mai davvero allentate negli scorsi 12 mesi: 62 suicidi legati direttamente (paura del contagio) o indirettamente (cause economiche) al Covid nella sola prima ondata, monitorati dalla Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze; aumento del consumo di ansiolitici denunciato dall’Aifa; milioni di visite mediche saltate già nei primi cinque mesi del 2020 e un ammanco di diagnosi e di trattamento di patologie gravi come il cancro (l’Osservatorio Nazionale Screening sostiene siano state almeno cinquemila unità); picco vertiginoso di famiglie distrutte, divorzi (60% in più di separazioni), abusi su minori, violenze domestiche, disturbi alimentari e cognitivi nei più piccoli costretti al lockdown prolungato.

Saranno forse questi i motivi per i quali “quasi nessuno” sta rivolgendo un pensiero al mancato approdo del Ddl Zan in Senato? Sarà forse perché un po’ tutti, compresi i “milioni di cittadin* rimasti senza tutela” (saranno davvero milioni?) hanno, al momento, ben altri problemi? E sarà forse anche perché, persino il Conte-bis, caratterizzato da un’attenzione maniacale ad intercettare sentimenti popolari, avrà intuito che nessuna sommossa esploderà mai per via del mancato voto sul Ddl Zan?

Milioni di italiani sono effettivamente senza tutele e senza diritti: non hanno diritto al lavoro, non hanno diritto allo studio, non hanno diritto alla salute. Poi verrà il resto.

 

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-priorit-sinistra-fermata-legge-sullomofobia-1919695.html

GRAd-COV2: la risposta italiana ai vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna. Il cofondatore di Reithera spiega come funziona

Un vaccino italiano è in via di sperimentazione avanzata. Anche il nostro Paese è quindi in grado di preparare una risposta al Covid di valore identico a quello delle grandi istituzioni e delle aziende farmaceutiche internazionali. E si tratta di un prodotto di pari livello scientifico.

Secondo il medici dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che lo stanno sperimentando, dopo 28 giorni di vaccinazione oltre il 94 per cento dei soggetti nella fascia d’età 18-55 anni ha prodotto anticorpi e oltre 90 per cento ha sviluppato anticorpi con potere neutralizzante nei confronti del virus.

Il vaccino è paragonabile a quello di Astra Zeneca. Non è basato sulla tecnologia Rnma, come Pfizer e Moderna, ma utilizza un veicolo virale. Questo ha reso molto più facili le procedure perché si tratta dello stesso principio già usato in altri vaccini, permettendo di arrivare velocemente alla sua preparazione”, dice Maurizio Bonati, Capo dipartimento di Ricerca Salute pubblica dell’Istituto Mario Negri di Milano.

 

Ci sono altre due differenze sostanziali da quelli americani che stanno già circolando in Italia. Non vanno conservati a 80 gradi sotto zero perché basta un normale frigorifero, e con molta probabilità ne basterà un unica dose. Anche i costi sono ridotti: tra i 4 e i 5 euro contro 12-14 per dose, dunque 22-24 per trattamento.

Verrà prodotto da Reithera, una perla scientifica italiana, con una lunga esperienza nel campo dei vaccini. Da anni ha collaborazioni internazionali che studiano malattie come l’epatite C, la malaria, l’Hiv, Ebola. Chiamato GRAd-COV2 utilizza gli adenovirus provenienti dai gorilla. Vengono trasformati in cavalli di Troia inserendo nel loro genoma la proteina spike del coronavirus.

Sono considerati a tutti gli effetti tra i più potenti vettori di vaccini e non interferiscono con anticorpi preesistenti. La tecnologia è la stessa che è già stata sperimentata per esempio per il vaccino contro Ebola, sia negli anziani che nei bambini, e i risultati dimostrano che è sicura e innesca una robusta risposta immunitaria.

Siamo partiti dai gorilla perché i virus che li infettano sono efficienti nel riconoscere anche le cellule umane. In loro non producono sintomi e nell’uomo danno solo raffreddori lievi. Il vettore è totalmente innocuo perché la parte che crea la patologia viene inattivata con eliminazione di parte del patrimonio genico. Inoltre non è in grado di replicarsi. Grazie alla sua azione riceviamo solo una componente della proteina spike, la riconosciamo, ci prepariamo immunizzandoci e dunque possiamo non ammalarci” spiega Stefano Colloca, cofondatore e e Chief of  technology di Reithera.

GRAd-COV2 insomma è un vaccino sicuro e che induce una risposta immunitaria robusta ed è anche in fase avanzata di preparazione. E ci sono speranze che possa arrivare presto.

Abbiamo iniziato la fase uno in settembre con un gruppo di persone tra i 18 e i 55 anni. La risposta immunitaria è stata importante e sono stati prodotti anche linfociti T. In dicembre si è iniziato a vaccinare gli oltre 65 anni e anche in questo caso la risposta è stata positiva. Pochi hanno anche riferito una dolenzia nel punto di inoculo che durava solo 24-48 ore. A febbraio inizieremo la fase due e subito dopo la fase tre. Ed entro questa estate dovremmo aver completato i test, dice Stefano Milleri, direttore scientifico del Centro ricerche cliniche dell’Ospedale di Verona il secondo centro di sperimentazione.

Il nuovo vaccino disegnato con la stretta collaborazione dello Spallanzani, ha ricevuto un finanziamento dal Ministero della ricerca scientifica e dalla regione Lazio.

Quanto tempo ci vorrà poi per arrivare davvero alla gente dipende dalle agenzie regolatorie, ma noi contiamo di poter arrivare a diffonderlo per uso emergenziale già tra luglio e agosto. Ci siamo infatti già attrezzati per una produzione su larga scala, in una officina farmaceutica già approvata dall’Aifa e che produceva altri vaccini simili. Ora amplieremo i bioreattori necessari e saremo in grado di produrne 10 milioni di dosi al mese” specifica Colloca.

La produzione di un vaccino italiano è una notizia importante. Molto però dipenderà anche da se riuscirà a renderlo competitivo. Purtroppo i prezzi dipendono anche dal mercato e dalla concorrenza. Ma in futuro alcuni dei vaccini ora presenti potrebbero scomparire ed essere sostituiti da quelli più convenienti e più facili da usare. Inoltre è facile prevedere che le produzioni locali verranno privilegiate”, dice Bonati.

Le dosi degli altri vaccini non sono comunque sufficienti, e si potrebbe arrivare a un momento in cui saranno tutti contemporaneamente presenti” dice Milleri.

Dunque l’arrivo di un vaccino che può essere prodotto in Italia potrebbe essere una svolta, non solo per noi ma anche per l’Europa.

Possiamo estendere le capacità produttive anche in altre officine europee. E abbiamo anche una collaborazione con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi) una realtà internazionale che ha la missione di finanziare e generare vaccini per i paesi a basso reddito”, dice Colloca.

Potrebbe essere una favola a lieto fine. Speriamo che lo sia. Nuova infatti è anche la procedura con cui i vaccini vengono approvati dall’Aifa, il passaggio fondamentale per procedere poi verso il pubblico. L’urgenza della pandemia ha permesso di muoversi in modo più veloce, più preciso, con più personale, abbattendo i tempi che ci volevano un tempo.

DA

GRAd-COV2: la risposta italiana ai vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna. Il cofondatore di Reithera spiega come funziona

Disonora il padre e la madre

Genitore 1 a genitore 2, passo e chiudo la famiglia. Non è una comunicazione in codice della Volante ma è il nuovo codice della famiglia, già adottato in mezza Europa e ora negli Stati Uniti e ripristinato in questi giorni da noi da questo governo (come annunciato dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, sulla carta d’identità dei minori tornerà la dicitura “genitore 1 e genitore 2”); noi che siamo provinciali e ci adeguiamo sempre “all’estero”, come dicono gli idioti, ma in differita. La cancel culture non cancella solo i grandi del passato, ma anche la madre e il padre. La famiglia finisce in coda, prendi il numeretto e ti metti in fila. Magari sarà previsto anche un genitore 3, 4, e così via o i genitori decimali, dopo la virgola. Non importa il sesso e l’effettivo rapporto col minore, basta avere i numeri.

L’abolizione del Padre, ente superfluo, ha preceduto solo di qualche anno la soppressione di un altro ente inutile, la Madre, anzi la Mamma come la chiamavano i mammiferi preistorici. Per le famiglie numerose procediamo alla separazione dei beni filiali, il genitore 1 si cura dei figli dalla fila dispari, il genitore 2 di quelli dalla fila pari. Io che sono figlio 4, sarei capitato con genitore 2, ma non so chi sarebbe stato dei due. Primo è il maschio, come si faceva nel tempo maschilista o vale il detto “nelle case dei galantuomini prima la femmina e poi l’omini”? Forse in ordine d’arrivo, come i numeretti alla posta. L’abolizione di padre e madre, ridotti a genere neutro, nasce dalla “delicatezza” di non offendere le unioni gay, ma è la prova, anche semantica, che il danno di cui ci preoccupiamo noi fanatici non è la legittimazione delle unioni gay ma l’abolizione della civiltà fondata sul padre e sulla madre.

Dopo genitore 1 e genitore 2, la giurisdemenza italoeuropea ha lanciato due nuove norme a tutela della doppiezza. Una è famosa, il doppio cognome. Perché complicare la vita delle persone affibbiando due cognomi? E quando si passa alla generazione seguente i cognomi saranno quattro e via via aumentano? Per ripararsi da cognomi infiniti che sembrano la caricatura dei duchi di una volta, le proposte in campo sono due: l’ordine alfabetico (così estinguendo i cognomi in V o Z) o la scelta. Ovvero a caso o a capriccio. Avrebbe più senso adottare il cognome materno piuttosto che questo doppio cognome con selezione alfabetica o a piacere. E perché non il nickname? L’importante è separare il singolo dalla famiglia.

Ma questa euro-idiozia è surclassata da quella adottata da molte università italiane, non solo angloamericane: gli studenti transessuali hanno diritto a due libretti universitari, uno al maschile e uno al femminile, e tu poi scegli come ti gira. Libretti sartoriali, cuciti ad personam e ad libitum. Ma se ti appelli al buonsenso, alla semplice realtà e alla storia del mondo, passi tu per rozzo e multifobico. In ambo i casi raddoppia la burocrazia e s’accoppia alla demenza. Da quell’unione insana nasce lo scemo a norma di legge. Libero di farsi e disfarsi, ribattezzarsi e far coppia da solo, con sesso e cognome a piacere. Cancellano il padre e la madre, il nome e il sesso, la ragione e la dignità umana.

MV, 14 gennaio 2021

DA

Disonora il padre e la madre

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