Il dogma dell’odio

 

di Peppino Zola

Fonte: Tempi

Caro direttore, ogni regime dittatoriale crea uno slogan per rendere appetibile al popolo la privazione della libertà; per rendere accettabile lo Stato totalitario. Stalin proclamava l’ideale del “Nuovo Uomo Sovietico”, mentre programmava i gulag e determinava la morte di qualche milione di russi. Hitler diceva esplicitamente che “dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con la coscienza pulita” e con questa coscienza massacrò milioni di ebrei e diede iniziò alla tragedia di una guerra mondiale. Mussolini faceva scrivere sui muri di tutta Italia il motto “Credere, Obbedire, Combattere”, per convincere gli italiani che valeva la pena perdere la libertà. Pol Pot (troppo frettolosamente dimenticato tra i feroci dittatori del secolo breve) affermava che “la nostra ambizione è di edificare una società in cui la felicità, la prosperità e l’uguaglianza prevalga per tutti” e per soddisfare questa ambizione fece uccidere 3 milioni di cambogiani dal 1975 al 1979.

Anche coloro che si stanno preparando a diventare prossimamente i dittatori totalitari del “pensiero unico” hanno trovato una parola magica, con la quale cercano quotidianamente di porre a tacere ogni libera espressione di pensiero. Si tratta della parola “odio”, con la quale pongono il veto di parola a chiunque voglia legittimamente esporre un pensiero diverso dal loro. Se si sollevano obiezioni circa una certa conduzione dell’Ue, subito scatta l’accusa di “odiare” l’Europa; se si pongono domande circa il drammatico problema dell’attuale migrazione mondiale, scatta l’accusa di “odiare” i migranti; se si vuole ribadire, con tutta la delicatezza del caso, la dottrina cattolica circa l’esperienza sessuale, scatta immediatamente l’orrenda accusa di essere omofobi. Insomma, come mi ha insegnato l’amico Robi Ronza, è stato messo in atto questo meccanismo: se io penso una cosa diversa da te vuol dire che ti odio e questo sta diventando un dogma. È fin troppo facile capire che questo meccanismo uccide in partenza ogni libertà di pensiero e, con essa, ogni possibilità di vero dialogo. Se affermo legittimamente un pensiero diverso dal tuo, sono squalificato in partenza, con un cartellino rosso preventivo. È la morte della libertà e la parola “odio” è il becchino che sotterra il bene più prezioso dato da Dio all’uomo. I nuovi Mussolini scriveranno su tutti i muri d’Italia la parola “odio”, cercando di farci tacere, ma noi non taceremo. Continua a leggere

Ddl Zan, nel “salva-idee” i segnali di uno Stato totalitario

 

Chiariamo le idee sull’emendamento di Forza Italia, che non è quello che sembra o si vuol far apparire come un “compromesso”. Chi deciderà cos’è pluralismo di idee? L’indeterminazione della legge ricorda l’ Unione Societica. Non è Zan a “consentire” la libera espressione, ma la Costituzione della Repubblica italiana.

di Gianfranco Amato

In realtà si tratta di un emendamento esile: «Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte».

Ma questo non cambia il vulnus della legge, per tre motivi fondamentali:

1) Chi decide quando una condotta si può ritenere riconducibile al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte? Prendiamo, ad esempio, l’ormai celebre vicenda di Lizzano, ovvero l’iniziativa di preghiera in chiesa ritenuta istigazione all’odio. In quel caso, chi avrebbe dovuto preventivamente valutare se l’iniziativa potesse o meno rientrare nel pluralismo delle idee e nella libertà delle scelte: il parroco, i fedeli, l’Arcigay, i contestatori, l’esagitato sindaco, i Carabinieri o la competente Procura della Repubblica?

2) L’esperienza del sistema anglosassone ha ampiamente dimostrato che nei cosiddetti “hate crime” (crimini d’odio) la valutazione circa la riconducibilità di una condotta alle libertà costituzionali spetta al giudice. Ci avviamo, quindi, verso l’ipotesi di un reato giurisprudenziale? Se così fosse, però, si porrebbe un problema. Introdurre un reato senza definirne il suo presupposto giuridico è tipico dei sistemi totalitari. In uno Stato di diritto vige quello che viene definito principio di legalità, in virtù del quale il cittadino ha diritto di sapere quali sono le conseguenze del suo comportamento – soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale – prima del processo e non al processo. Il contrario è tipico delle dittature. In Unione Sovietica, per esempio, vigeva il tristemente noto “delitto di azione controrivoluzionaria”, previsto dall’art. 58 del Codice Penale, che definiva tale reato in questo modo: «Un’azione controrivoluzionaria è qualunque azione diretta a rovesciare, minare o indebolire il potere dei soviet operai e contadini e dei governi operai e contadini dell’U.R.S.S. […], o a minare o indebolire la sicurezza esterna dell’U.R.S.S. e le fondamentali conquiste economiche, politiche e nazionali della rivoluzione proletaria». Qualunque azione. In realtà, non esisteva una definizione chiara del delitto di azione controrivoluzionaria semplicemente perché esso veniva utilizzato come strumento per schiacciare l’opposizione e la dissidenza contro il regime comunista. Esattamente come ora si pretenderebbe di schiacciare l’opposizione e la dissidenza rispetto all’ideologia omosessualista. Continua a leggere

Il ddl Zan & C. produrrebbe l’effetto di rovesciare l’ordine etico della società

In Parlamento si discute sul testo unificato che contiene il Ddl contro l’omotransfobia. Quali saranno le ricadute se dovesse diventare legge? Cosa si potrà dire e cosa no? Avremo ancora un diritto d’opinione o questo segnerà la fine del libero pensiero? Ne abbiamo parlato con Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita.

di Ida Giangrande

Il quotidiano Avvenire ha ospitato l’onorevole Alessandro Zan per spiegare che il testo unificato delle proposte di legge in materia di omotransfobia non sono liberticide e che per i cattolici non c’è nessun problema per quanto riguarda il diritto d’opinione e di credo religioso. L’hanno convinta le rassicurazioni dell’on. Zan?

In effetti l’on. Zan ha precisato che l’estensione dell’attuale art.604 bis del Codice penale non riguarderebbe la «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico». Sembrerebbe, quindi, che in caso di approvazione delle modifiche proposte, ai cattolici sarà possibile affermare che gli eterosessuali sono superiori agli omosessuali o, se si preferisce, che gli omosessuali sono inferiori agli eterosessuali. Sarebbe inoltre consentito, sempre secondo Zan, affermare pubblicamente che l’omosessualità è una «grave depravazione», come sancisce il punto 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Bene, questo ci tranquillizza. Ciò che, invece, ci lascia alquanto perplessi è il secondo aspetto del ragionamento di Zan. Secondo il deputato del PD, infatti, ciò che verrebbe punito è la discriminazione o l’istigazione alla discriminazione basata su motivi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, e la violenza o la provocazione alla violenza basata sempre sui predetti motivi.

Quali sono gli elementi che la lasciano perplessa circa la discriminazione e la violenza?

Ci sono due obiezioni che subito mi vengono in mente. La prima riguarda la definizione del concetto di discriminazione che la proposta di legge non chiarisce. E non è un problema da poco se si formulano alcune ipotesi che certamente interessano cattolici e relativa Chiesa. Se, per esempio, il Rettore di un Seminario diocesano decidesse di non ammettere o di espellere un seminarista perché pratica l’omosessualità, integrerebbe evidentemente un atto di discriminazione sanzionabile ai sensi dell’art. 604 bis, lett. a) del Codice penale, secondo la riforma voluta da Zan. Stessa cosa se un parroco decidesse di non dare un incarico pastorale ad un omosessuale convivente e militante per i diritti LGBT, o decidesse di non affidare i ragazzi dell’oratorio per un campo estivo ad un responsabile scout che si trovasse nelle stesse condizioni. Nell’identica situazione di troverebbe un parroco che rifiutasse la provocazione di due lesbiche conviventi e militanti per i diritti LGBT che chiedessero, per la strana coppia, una benedizione in chiesa.  Discriminazione sarebbe considerata anche quella di un pasticciere cattolico che si rifiutasse di confezionare una torta “nuziale” per la cerimonia di un’unione civile tra due omosessuali. O un fotografo cattolico che rifiutasse di prestare il proprio servizio fotografico per un’analoga cerimonia. Le ipotesi potrebbero proseguire fino all’esclusione di un uomo che si “sente” donna dall’accesso ai bagni riservati alle donne, o dall’accesso agli spogliatoi femminili di una piscina. In questo caso la discriminazione avverrebbe sulla base dell’identità di genere. Sempre rispetto a questo tema, un istituto scolastico non potrebbe imporre un codice di abbigliamento ad un insegnante transessuale o persino ad un docente Drag Queen, perché il variopinto trucco e l’eccentrico costume costituirebbero un’espressione dell’identità di genere tutelata per legge. La scuola non potrebbe porre in essere una discriminazione nei confronti dell’insegnante come i genitori non potrebbero rifiutarsi di mandare i propri bimbi a scuola con una simile maestra. Raccogliere, poi, le firme per protestare contro l’istituto scolastico integrerebbe un’istigazione alla discriminazione. Né sarebbe, ovviamente, consentito ai genitori impedire che i propri figli partecipino ai cosiddetti “corsi gender”, quelli appunto basati sul concetto di identità di genere.  Continua a leggere

Bill Gates prevede 700.000 vittime dalla vaccinazione per Coronavirus: “Un danno accettabile”

Il miliardario americano Bill Gates è un attore importante nella crisi da Coronavirus e nel settore delle vaccinazioni in generale, finanzia in larga misura il programma di vaccinazione dell’OMS. Il suo sogno? vaccinare tutti i 7 miliardi di persone contro il COVID-19, compresi quelli già guariti. In un’intervista con la CNBC, Gates afferma che per ogni 10.000 persone si verificherebbe un danno da vaccinazione permanente e si aspetta 700.000 danneggiati.

Verso la fine della breve intervista della CNBC Bill Gates (1) afferma:

“Abbiamo … sai … uno su diecimila … ha … effetti collaterali. Ecco … sai … molto di più. Settecentomila … ah … sai … persone che ne soffriranno. Quindi, capisci davvero la sicurezza su scala gigantesca in tutte le fasce d’età – sai. È molto, molto difficile prendere quella decisione definitiva di dire, andiamo a dare questo vaccino a tutto il mondo’ … ah … i governi dovranno essere coinvolti perché ci saranno alcuni rischi e indennizzi necessari prima che … ah … possa essere deciso a livello sovranazionale.”

Si aspetta 700.000 vittime. Ed è lui che sta promuovendo in modo massiccio questa vaccinazione, per cui “promuovere” è estremamente eufemistico. Se il venditore dice che potrebbero esserci 700.000 vittime allora forse non è sbagliato pensare che saranno molte di più. Questi numeri sono molto più alti del numero effettivo di vittime causate dal virus corona, morti o con Corona o “altre vittime”. Indipendentemente dal fatto che si prendano i numeri aumentati dell’RKI o i numeri rappresentati da numerosi esperti (2). Secondo Gates il fine giustifica i mezzi. Cosa volete che siano quasi un milione di persone rispetto alla salvezza dal temibilissimo coronavirus per l’in? Continua a leggere

Trump vs aborto, una lezione per i nostri politici

 

Gli Stati Uniti firmano con riserva una dichiarazione delle Nazioni Unite in risposta al Covid, specificando che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto». È l’ennesimo punto dell’amministrazione Trump in difesa della vita nascente. I repubblicani hanno la lotta all’aborto nella loro agenda e anche per questo sono apprezzati dagli elettori non “giacobini”. Un esempio che la destra italiana dovrebbe far proprio.

Ennesimo punto a favore per l’amministrazione Trump in tema di difesa della vita nascente. Durante il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, l’amministrazione Trump ha criticato il segretario generale delle Nazioni Unite per aver promosso l’aborto usando pretestuosamente l’emergenza Covid. Più precisamente il governo a stelle e strisce ha condannato l’«uso ingiustificabile di una crisi per far avanzare un’agenda politica che non gode del consenso degli Stati membri, che è controversa e che è in contrasto con le politiche statunitensi».

Si tratta dell’ultimo capitolo di una relazione burrascosa tra Usa e Onu in materia di aborto. In tempi recenti il primo capitolo lo scrisse il responsabile dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, John Barsa, che, in una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu, lo rimproverò per aver finanziato l’aborto durante l’epidemia vendendolo come «servizio essenziale» per la salute delle donne. Infatti, nei servizi finanziati per rispondere all’emergenza in corso, rientranti nel «Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite», figura anche l’aborto.

Successivamente gli Usa hanno bloccato una risoluzione che avrebbe qualificato «la salute sessuale e riproduttiva», ossia l’aborto, come «bisogno umanitario di base». Inoltre, l’amministrazione Trump rese noto in quell’occasione che rifiutava l’espressione «salute sessuale e riproduttiva» perché locuzione perlomeno ambigua.

Al posto di questa controversa risoluzione, si è allora preferito ripiegare su una dichiarazione diplomatica, che non ha efficacia giuridica, intitolata “Una chiamata all’azione a sostegno della risposta umanitaria nella lotta contro la pandemia di Covid-19”, dichiarazione proposta dall’ambasciatore marocchino Omar Hilale e firmata dagli Usa. Tale firma però è stata apposta non in modo incondizionato, ma con riserva: «Mentre sosteniamo gli sforzi per sostenere e finanziare una risposta internazionale unificata – appunta il governo degli Usa – rimaniamo preoccupati da alcuni aspetti del Piano di risposta umanitaria globale del Segretario generale».

Tale specifica si è resa necessaria perché nella dichiarazione si invitavano gli Stati membri a «considerare con urgenza il finanziamento del Piano di risposta umanitaria globale per soddisfare i suoi requisiti» e tali finanziamenti, lo ricordiamo, sono destinati anche a favorire le pratiche abortive. Infatti, su questo aspetto l’amministrazione Trump ha voluto specificare che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto, né vi è alcun obbligo da parte degli Stati di finanziare o facilitare l’aborto». Aggiungendo poi che «gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare chi è nel bisogno, ma non comprometteranno i propri valori, le proprie leggi e politiche di fronte a una crisi».

Una riflessione tra le molte. Tutti colgono la distanza siderale che esiste, sulla tematica aborto, tra classe politica repubblicana vicina a Trump e classe politica destrorsa italiana. Oltreoceano ci si batte a viso aperto contro l’aborto: chiamando le cose con il loro nome e non arrischiandosi in pericolosi equilibrismi sul tema della salute delle donne, togliendo fondi alle organizzazioni abortive, bloccando risoluzioni, marciando pubblicamente a favore della vita. Qui da noi, se va bene, si dà un colpo al cerchio e una alla botte. Si partecipa al Congresso di Verona e contemporaneamente si dice che la 194 non verrà toccata. A questo proposito è sintomatico dei tempi presenti che il politico che viene dipinto dai media come cattolico integralista affermi che la 194 debba essere applicata integralmente: due “integrità” impossibili da conciliare.

Inoltre, la difesa della vita nascente, da parte dei partiti di destra, non è mai entrata formalmente nell’agenda politica: non diciamo nell’agenda di governo, ma perlomeno nel programma elettorale (sappiamo tutti che il programma elettorale non corrisponde al piano di governo). Se appoggi ne vengono, sono solo a spot, quando serve, quando l’attualità tira per la giacchetta, quando ovviamente conviene.

E sulla convenienza vogliamo soffermarci un poco. I nostri politici, anche quelli che privatamente sono più sensibili al tema dell’aborto, in genere non sono adeguatamente formati su questa materia, come, in modo più esteso, sui temi di bioetica. Il loro giudizio personale, quando ben orientato, è perlopiù dettato da vaghe intuizioni. Dunque, se si vuole portare a casa un risultato pratico in tempi ragionevoli, non serve intavolare con costoro discorsi sui massimi sistemi perché sarebbe come tentare di suonare un tasto muto del pianoforte. Occorre invece suonare i tasti giusti, giusti per loro, magari non quelli decisivi dal punto di vista morale (il nascituro è un essere umano, quindi non è lecito ucciderlo), però quelli decisivi dal punto di vista politico, quelli maggiormente motivanti per costoro. E un tasto decisivo è il seguente: la difesa dei principi non negoziabili conquista voti, non fa perdere le elezioni ma contribuisce a vincerle.

Negli Usa – al di là del fatto che, a differenza dell’Italia, c’è una maggior sensibilità pro life dei politici – hanno compreso che la difesa della vita, della famiglia, della religione, della libera educazione, paga in termini elettorali perché i cittadini, pur immersi in una cultura fortemente progressista, non sono tutti giacobini pronti a spazzar via un portato culturale fatto di tradizioni e valori condivisi, ma una buona fetta di costoro ha a cuore la vita nascente e quella morente, l’educazione dei figli fondata su principi sani, una vita ispirata a valori religiosi. Trump ha intercettato le esigenze di questo esteso sottobosco sociale. Quando avverrà anche qui da noi in Italia?

da

https://lanuovabq.it/it/trump-vs-aborto-una-lezione-per-i-nostri-politici

DL contro l’omotransfobia, Oliveri: “Legge inutile e liberticida”

Le parole dell’editore di VoceControCorrente.it a Pro Vita & Famiglia.

Sandro Oliveri, editore di VoceControCorrente.it, è stato intervistato da Pro Vita & Famigliasul disegno di legge sull’omotransfobia che sarà consegnato domani, martedì 16 giugno, in commissione Giustizia.

Ebbene, per Oliveri si tratta «di una legge sostanzialmente inutile e che oltre ad essere inutile è anche dannosa, anzi è di una pericolosità incredibile. Infatti equipara illecitamente affermazioni di stampo razzista come “Non è bene che si sposi un bianco con un nero” alla considerazione oggettiva che una famiglia è formata da un uomo ed una donna, strutturalmente in grado di trasmettere la vita. Dunque è un attacco diretto alla libertà di opinione, un’opinione che, peraltro, non offende nessuno perché parte da una constatazione».

Oliveri ha poi aggiunto che il DL Zan – Scalfarotto «è un attacco alla libertà di culto. Poi c’è un aspetto psicologico. Noi abbiamo fatto un family day contro la legge Cirinnà e si parlava di unioni civili, non condivise dal punto di vista morale da molti credenti perché vanno contro i loro principi ma perlomeno, nel caso delle unioni civili parliamo di un fatto privato. Nel caso del ddl Zan parliamo, invece, di qualcosa di più insidioso: apparentemente sembra infatti, una legge buona ma è molto più pericolosa della legge sulle unioni civili perché entra nelle coscienze dei singoli per plasmarle».

Infine, l’editore di questo giornale ha ribadito che il DL non è necessario perché «esiste già il codice penale che punisce determinati tipi di reato contro la persona. Se, invece, questa legge venisse approvata, creeremmo una sorta di ‘categoria protetta’ che andrebbe contro il principio di uguaglianza di cui tutti i cittadini devono godere di fronte alla legge e che l’Italia deve tutelare. Un ddl che gioca non in difesa ma in attacco e nasce da una lobby che vuole raggiungere obiettivi subdoli e ciò è confermato proprio dal fatto che una reale emergenza in Italia non c’è. Altro aspetto che spesso non viene sottolineato è che molti omosessuali non condividono questo ddl che non vuole difendere la dignità degli omosessuali, cosa assolutamente buona e giusta, ma vuole semplicemente diffondere l’omosessualismo».

DA

DL contro l’omotransfobia, Oliveri: “Legge inutile e liberticida”

Tarro, Bacco e De Donno sovvertono la dittatura scientifica ► “Vi sveliamo errori e orrori del virus”

 

Canale Europa Tv”, piattaforma di televisione in streaming, ha ospitato tre voci di esperti fuori dal coro: Giulio Tarro, Giuseppe De Donno e Pasquale Bacco. I loro pareri, poco ascoltati dai media mainstream, sono state accolti dalla web tv nel corso di una conversazione pubblicata sulla pagina Facebook. (Clicca qui per l’intervista integrale).

In questi mesi siamo stati sommersi da un flusso informativo sul Coronavirus proveniente da tutti i mezzi a nostra disposizione. Eppure tra chi si trova dall’altre parte degli schermi di televisioni e telefonini sono parecchi a sostenere la presenza di un unico flusso narrativo.

Ad apparire nelle pagine dei giornali e nei salotti televisivi sono in gran parte sempre gli stessi volti. Mentre le opinioni di medici e virologi che cercano di risalire il fiume controcorrente hanno trovato poco spazio. E’ proprio il caso del trio Tarro, De Donno, Bacco, autori di pensieri divergenti dai consessi tradizionali. E per questo, forse, ne hanno pagato le conseguenze.

Origine e sviluppi del virus, terapia al plasma e immunità cellulare: questi alcuni dei nodi sciolti durante la videoconferenza.

Tarro: “Raggi ultravioletti e immunità cellulare i prossimi passi nella lotta contro il virus”

Innazitutto ne approfitto per dire che l’Oms ha appena dichiarato che l’asintomatico non è infettante. Ma questo già l’aveva detto fin dall’inizio la dott.ssa Maria Van Kerkhove quando si era messa a polemizzare con Fauci.

E poi credo che sia importante un aspetto che ci riguarda molto da vicino, il sole e i raggi ultravioletti. Circa 6-7 minuti vengono dati al virus per sopravvivere.

Il prossimo passo viene invece dall’immunità e da questo miracolo della sieroterapia. Il tema fondamentale è che c’è un’immunità cellulare. L’immunità cellulare è quella che è stata dimostrata dagli amici di Singapore, soprattutto per quel che riguarda la prima Sars. La prima Sars ha avuto un’immunità cellulare che rimane per 17 anni.

L’altro aspetto importante è che abbiamo predisposta questa immunità cellulare con il beta Coronavirus degli animali. Già a gennaio io parlavo del famoso 3% degli agricoltori della Cina meridionale che avevano una risposta immunitaria nei riguardi del Coronavirus. C’era già la presenza sintomatica e asintomatica del virus”.

De Donno: “Se avessimo usato sin dall’inizio la plasmaterapia avremmo evitato circa 3500 morti”

Abbiamo avviato a Mantova questo protocollo di ricerca, insieme ai colleghi di Pavia, portandolo avanti convincendo anche quella parte più critica dei nostri colleghi. Inizialmente non erano così convinti della nostra intuizione. Abbiamo iniziato ad arruolare i pazienti e questi stavano meglio.

Essendo una strategia terapeutica a così basso costo e con scarsissimi effetti collaterali, la mia idea è che questo vada usato in prima linea. Molti di quelli che screditano questo tipo di trattamento, negli ultimi giorni hanno portato alla luce il lavoro che hanno fatto i cinesi e che è stato pubblicato su Jama il 3 giugno.

In realtà quel lavoro ci dà ancora più ragione perché viene confermato tutto quello che noi diciamo. Ovvero che i pazienti trattati con plasma convalescente vedono una riduzione del tempo medio di ricovero di almeno 5 giorni. Se avessimo usato il plasma di pazienti convalescenti in Italia dall’inizio dell’emergenza avremmo evitato circa 3500 morti”.

Bacco: “Uno studio angloamericano posiziona la comparsa del virus a fine settembre. Quando lo dicevamo noi…”

Noi abbiamo fatto 7038 visite, abbiamo fatto un calcolo semplice sul numero dei positivi e abbiamo detto che sicuramente questo virus è arrivato a fine settembre, inizio ottobre. L’abbiamo detto, siamo stati trattati non benissimo. Poi è di ieri uno studio americano e inglese che ha posizionato l’inizio del virus nello stesso periodo individuato da noi. E poi abbiamo fatto un’azione di laboratorio e detto che il virus fosse sensibile alla temperatura.

Ma già a inizio marzo il professor Tarro aveva detto quanto sarebbe finita questa emergenza. Io ho sempre detto una cosa: un Paese che non dà voce ad un professore come Giulio Tarro si deve vergognare“.

Tarro: “Plexiglas sui banchi di scuola? Come si fa a pensare un fatto del genere!”

Già avevano previsto pannelli di plexiglas non sotto l’ombrellone ma sopra i banchi di scuola. Come si fa a pensare ad un fatto del genere! A livello epidemiologico dobbiamo stare attenti, ma non possiamo sempre proiettare il bicchiere mezzo vuoto. Adesso sappiamo benissimo, grazie a Giuseppe De Donno che l’ha applicato subito in Italia, che esiste un salvavita ed è la sieroterapia”.

Bacco: “Anche se in buona fede, abbiamo ucciso molte persone con dei protocolli sbagliati”

La mancanza delle autopsie ha rappresentato l’elemento cruciale della parte iniziale. Noi possiamo dire che, anche se in buona fede, molte di quelle persone noi le abbiamo uccise. Ed io ho parlato con dei medici che stavano in prima linea che hanno fatto delle azioni e si sono resi conto che hanno fatto più male che bene a quelle persone.

E’ il meccanismo intorno al quale gira tutto. Abbiamo sbagliato completamente il protocollo terapeutico perché non ci hanno permesso di vedere che cosa succedeva all’interno dell’organismo. Alla prima autopsia ci siamo resi conto di aver sbagliato quasi tutto”.

DA

https://www.radioradio.it/2020/06/tarro-bacco-e-de-donno-sovvertono-la-dittatura-scientifica-vi-sveliamo-errori-e-orrori-del-virus/?cn-reloaded=1

Omofobia e identità di genere, importanti rilievi sul DDL Zan – Scalfarotto

Di seguito il testo di quanto detto in audizione alla Camera per il DDL contro l’omofobia.

Il breve tempo messomi a disposizione non consentirà, ovviamente, una profonda disamina di tutte le quattro proposte di legge, per cui mi limiterò a sollevare due rilievi che ritengo di fondamentale importanza.

DEFINIZIONE DI OMOFOBIA

Il primo rilievo riguarda il concetto di “omofobia”. Ancora una volta – mi riferisco in particolare alla proposta C. 868 Scalfarotto – assistiamo al tentativo di introdurre un reato nel nostro sistema giuridico senza definirne il presupposto. Cosa significa omofobia? Si tratta di un neologismo relativamente recente. Questa parola, infatti, è stata coniata nel 1966 dal sociologo nordamericano George Weinberg. Il termine si compone di due vocaboli greci: ὁμός (homos) che significa uguale e ϕοβία (fobia) che vuol dire paura, fobia. Letteralmente omofobia è la paura di ciò che è uguale. L’etimologia, pertanto, non aiuta a comprendere il significato del concetto.

Non esiste una definizione di omofobia a livello legislativo universalmente riconosciuta, e non v’è una definizione medica. L’omofobia non è contemplata come patologia né dal DSM, ovvero il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, né dall’ICD, ossia la classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).

Nonostante ciò, si pretenderebbe di introdurre un reato sulla base del concetto amorfo e indefinibile di “omofobia”, concetto che nessuna delle quattro proposte di legge in esame definisce.
Vorrei ricordare, però, che introdurre un reato senza definirne il suo presupposto giuridico è tipico dei sistemi totalitari. In uno Stato di diritto vige quello che viene definito principio di legalità, in virtù del quale il cittadino ha diritto di sapere quali sono le conseguenze del suo comportamento – soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale – prima del processo e non al processo.

Il contrario è tipico delle dittature. In Unione Sovietica, per esempio, vigeva il tristemente noto “delitto di azione controrivoluzionaria”, previsto dall’art. 58 del Codice Penale, che definiva tale reato in questo modo: «Un’azione controrivoluzionaria è qualunque azione diretta a rovesciare, minare o indebolire il potere dei soviet operai e contadini e dei governi operai e contadini dell’U.R.S.S. […], o a minare o indebolire la sicurezza esterna dell’U.R.S.S. e le fondamentali conquiste economiche, politiche e nazionali della rivoluzione proletaria». Qualunque azione. In realtà, non esisteva una definizione chiara del delitto di azione controrivoluzionaria semplicemente perché esso veniva utilizzato come strumento per schiacciare l’opposizione e la dissidenza contro il regime comunista. Si trattava di un reato di opinione, esattamente come il cosiddetto reato di omofobia.
In assenza di una definizione della legge, sarà il magistrato in un processo penale a determinare l’eventuale natura omofoba di una condotta. Il problema risiede nell’identificazione dei criteri con cui verificare questa natura.

Prendiamo, per esempio, quello che accade in Gran Bretagna. Anche lì la legge non definisce il concetto di omofobia. E allora come procedono? Semplice, il Crown Prosecution Service (CPS), ossia l’organo che rappresenta la pubblica accusa, ha emesso la circolare 448899 CPS – Hate Policy, il cui punto 2.1 stabilisce testualmente quanto segue: «Poiché non esiste una definizione normativa di omofobia, nel perseguire questo reato si procederà nella seguente maniera: si considererà omofobo o tranfobico qualunque azione percepita come tale dalla vittima o da un terzo soggetto».

In Gran Bretagna, pertanto, è la mera percezione della vittima, o di un’altra persona, che definisce se un determinato atto possa essere considerato omofobo, ed è il giudice che è chiamato a decidere. Un cittadino britanno saprà solamente al processo se la sua condotta ha integrato o meno un reato d’odio. A questo punto, sorgono legittimamente alcune domande. Sostenere che l’unica vera famiglia è quella formata da un uomo ed una donna, si può considerare omofobo? Dichiarare pubblicamente che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre e che non può e non deve avere due papà o due mamme, si può considerare omofobo? Affermare pubblicamente che un essere umano nasce da un gamete maschile e da un gamete femminile e non può nascere da due gameti maschili o da due gameti femminili, si può considerare omofobo? Citare pubblicamente il punto 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica che definisce l’omosessualità una «grave depravazione», e ritiene che «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati, sono contrari alla legge naturale, precludono all’atto sessuale il dono della vita, non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale, in nessun caso possono essere approvati», si può considerare omofobo? Dipende. Dipenderà dal contesto e soprattutto dalla percezione della vittima o di un’altra persona, e deciderà il giudice nel corso di un procedimento penale.
Non convince neppure il tentativo della proposta di legge C. 569 Zan, ossia quello di modificare l’art. 604-bis del Codice Penale, aggiungendo ai motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, anche quelli fondati sull’«orientamento sessuale» o sull’«identità di genere».

Ora, a prescindere dall’evidente incongruenza logica che deriva dal fatto di considerare gli omosessuali e i transessuali una razza come i neri, gli ebrei o i rom, sono le conseguenze sanzionatorie ad apparire aberranti. Oggi, ad esempio, chi sostenesse pubblicamente di essere contrario al matrimonio misto tra razze diverse, o si battesse per introdurre tale divieto per legge, rischierebbe, proprio in virtù dell’art.604 bis del Codice Penale, le gravi pene previste da quell’articolo, che arrivano fino ad un massimo di sei anni di reclusione. È facile comprendere cosa accadrebbe, una volta approvata la modifica di quell’articolo, a chi sostenesse pubblicamente che due omosessuali non possono sposarsi o si battesse per mantenere tale divieto per legge. O a chi sostenesse che due omosessuali non possano adottare un minore, e via dicendo. Non parliamo, poi, delle conseguenze per chi osasse citare pubblicamente il menzionato punto 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Seri problemi sorgerebbero anche per quanto riguarda la libertà di educazione dei genitori, i quali non potrebbero, ad esempio, trasmettere ai propri figli un giudizio moralmente negativo dell’omosessualità, invocando la libertà di educarli secondo i principi, i valori e gli ideali in cui credono. È come se oggi una famiglia, che si dichiari razzista, invocasse il diritto di educare i propri figli secondo tale visione morale. Ciò non sarebbe, ovviamente, possibile. Appaiono quindi sufficientemente evidenti le conseguenze, sul piano della libertà religiosa e della libertà d’educazione, di un’eventuale estensione dell’art. 604 bis del Codice Penale anche all’omosessualità e alla transessualità. Sul punto, peraltro, getta un’ombra inquietante quanto affermato nella relazione introduttiva della proposta di legge C. 107 Boldrini, laddove si afferma testualmente che tale proposta «intende colpire non soltanto i casi di omofobia e di transfobia ma le condotte di apologia, di istigazione e di associazione finalizzata alla discriminazione, comprese quelle motivate dall’identità sessuale della vittima». Questo significa che l’associazione Giuristi per la Vita, di cui sono presidente, potrebbe essere accusata di “apologia di discriminazione” per il fatto di sostenere, per esempio, che due omosessuali non possono e non devono sposarsi, o che non possono e non devono adottare minori?

CONCETTO DI IDENTITÀ DI GENERE

Il secondo rilievo riguarda il concetto di «identità di genere», contenuto in alcune delle proposte di legge all’esame. Tale concetto nasce da quel filone della filosofia poststrutturalista nordamericana, rappresentato da accademici come Judith Butler, secondo cui il genere non dipende dall’aspetto binario che si trova in natura (maschile/femminile), ma dalla volontà soggettiva di un individuo, grazie alla teoria della “performatività”. Proprio la Butler ha coniato il termine “genere performativo”. In base a tale teoria sarebbe la percezione soggettiva manifestata in un comportamento esteriore a determinare il sesso e il genere di una persona. Si tratta di una visione filosofica decostruzionista introdotta nel diritto attraverso l’espressione «identità di genere», così definita nel preambolo dei cosiddetti Principi di Yogyakarta (2007): «l’identità di genere si riferisce all’esperienza del genere profondamente sentita, interna ed individuale, che può o non può corrispondere con il sesso assegnato alla nascita, compreso il personale senso corporeo (che può implicare, se liberamente scelte, modificazioni dell’aspetto o delle funzioni del corpo con mezzi medici, chirurgici od altri) ed altre espressioni del genere, compreso l’abbigliamento, l’eloquio ed il linguaggio del corpo».

In Italia esiste un documento intitolato Linee guida per una comunicazione rispettosa delle persone LGBT, redatto dall’ente governativo UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), appartenente al Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che così definisce l’identità di genere: «É il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna, ovvero ciò che permette a un individuo di dire: “Io sono uomo, io sono donna”, indipendentemente dal sesso anatomico di nascita». Del resto, la stessa proposta di legge C 107 Boldrini all’art.1, lett. a), così definisce l’identità di genere ai fini della legge penale: «la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico».

Questa idea è alla base della cosiddetta ideologia gender, oggetto di non poche critiche che sarà alquanto difficile continuare a sollevare nel caso in cui venissero approvate le proposte di legge in esame. In questa denegata ipotesi, sarebbe interessante capire come dovrebbero essere trattati i numerosi interventi dei Pontefici sul tema, e in particolare quelli di Papa Francesco che ha testualmente definito l’ideologia gender una «bomba atomica», «una confusione mentale per i giovani», una «colonizzazione ideologica», un «guerra mondiale». Ma sarebbe interessante anche vedere come verrebbe valutato il punto 56 dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, il quale così recita: «Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. È inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini». Senza considerare, appunto, che cosa accadrebbe nelle scuole con i progetti educativi gender equiparati a quelli contro il razzismo.

L’idea che sta alla base dell’ideologia gender è che attraverso una mera autodichiarazione un individuo possa scegliere il proprio sesso, senza alcuna modificazione della sua struttura fisica che possa esternare in maniera evidente il sesso scelto. In definitiva, la percezione soggettiva deve prevalere sulla evidenza oggettiva. Ora, se questa singolare idea può, in astratto, essere presa in considerazione nell’ambito filosofico, come quello del post-strutturalismo e del decostruzionismo, nel concreto ambito giuridico può creare più di un problema.
Il diritto per attuare le funzioni regolatrici che gli sono proprie necessita di situazioni, fatti e dati definitivi, determinati e soprattutto comprovabili.

Ci sono casi in cui la realtà si deve poter verificare e valutare con evidenza obiettiva. Questo vale, per esempio, con il fenomeno delle cosiddette “quote rosa, ovvero quel meccanismo legislativo con cui viene garantito un mimino di partecipazione femminile in determinati ambiti come quello politico o aziendale. Ora, può invocare tale diritto un uomo che si sente donna ma che non intende sottoporsi ad alcun trattamento chirurgico per modificare il suo aspetto fisico esteriore? Un uomo con i propri genitali intatti, con le proprie caratteristiche maschili totalmente integre può pretendere che gli vengano applicate le norme sulle quote rosa, se si sente donna? E coloro che sono tenuti ad interpretare ed applicare la legge, come possono verificare e valutare una percezione soggettiva non comprovabile e indimostrabile? Altro esempio: se nel sistema legale di un Paese le donne vanno in pensione prima degli uomini, perché un uomo che si sente donna non potrebbe invocare il diritto delle donne a ritirarsi dal lavoro prima del raggiungimento dell’età prevista per gli uomini? Questa pericolosa intromissione nel campo giuridico da parte della speculazione filosofica relativa al concetto gelatinoso e arbitrario di identità di genere rischia di mettere in crisi lo stesso funzionamento del diritto.

La sana dottrina giuridica insegna ancora il principio «leges non sunt multiplicandae sine necessitate», perché l’esperienza ha dimostrato che seminando leggi non sempre si raccoglie giustizia. Certo, però, quello che non si deve assolutamente fare è legiferare per finalità meramente ideologiche. Questo è pericoloso. Cercare di intervenire a livello normativo, come pretendono le quattro proposte di legge in esame, rischia di pregiudicare la tutela di fondamentali libertà costituzionali come quella di opinione, di educazione, di insegnamento, di credo religioso. Mi chiedo se valga davvero la pena introdurre, sulla spinta di lobby ideologizzate, norme che creeranno molti più problemi di quanti pretendano di risolvere.

Gianfranco Amato

 

DA

Omofobia e identità di genere, importanti rilievi sul DDL Zan – Scalfarotto

Trump abroga regolamento Obama su omosessuali e transgender

 

L’amministrazione degli Stati Uniti ha formalmente abrogato un regolamento riguardante gli omosessuali e o transgender

 

L’amministrazione degli Stati Uniti ha formalmente abrogato un regolamento riguardante gli omosessuali e o transgender.

Il Dipartimento della salute e dei servizi umani ha affermato che applicherà le protezioni contro la discriminazione sessuale «secondo il semplice significato della parola ‘sesso’, come maschio o femmina, e determinato dalla biologia».

Al contrario, il precedente regolamento, approvato durante la presidenza di Barack Obama, riguardava il «senso interno» di una persona di essere maschio, femmina, nessuno dei due o una combinazione.

La mossa – a lungo richiesta da alcuni dei sostenitori del presidente Donald Trump nella comunità cristiana conservatrice – è, secondo il sito Politico, l’ultimo sforzo di Trump per mobilitare la sua base religiosa tra le critiche sulla sua gestione dell’epidemia di coronavirus e le recenti proteste sulla morte di George Floyd a Minneapolis.

Il regolamento abrogato dall’amministrazione Trump vietava agli operatori sanitari di discriminare i pazienti transgender e le donne in cerca di aborto. Alcuni osservatori hanno notato che la decisione della Casa Bianca è stata approvata nel quadriennale della sparatoria di massa in una discoteca gay a Orlando, in Florida, dove morirono 49 persone. Roger Severino, capo dell’ufficio per i diritti civili di HHS, ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. Fonte: Agenzia Nova.

DA

Trump abroga regolamento Obama su omosessuali e transgender

1 2 3 4 5 61