Archivio per la categoria Scienza e Bioetica

Bimbi con due papà? Il no della Cassazione alla trascrizione in Italia

Gli ermellini: “Si pone in contrasto con il divieto alla maternità surrogata”

In Italia è vietata la trascrizione nei registri civili del provvedimento che riconosce il rapporto di filiazione tra un minore concepito con la tecnica della maternità surrogata e una persona che non abbia con lui alcun rapporto biologico.

Lo hanno deciso le sezioni unite della Corte di Cassazione che, mediante una sentenza di oggi, hanno rigettato la domanda di riconoscimento del provvedimento che riconosceva come figli di una coppia omosessuale due minori, concepiti mediante procreazione assistita. Uno dei due membri della coppia, infatti, aveva concepito i figli con l’aiuto di due donne, una che aveva messo a disposizione i propri ovuli e l’altra che aveva portato avanti la gestazione.

La Corte ha spiegato che riconoscere il rapporto di filiazione col componente della coppia che non ha partecipato alla procreazione dei figli, “si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità“, stabilito dall’articolo 12 della legge 40 del 2004, che regola la procreazione assistita. A detta degli ermellini, tale disposizione rappresenta “un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell’istituto dell’adozione“.Il riconoscimento del rapporto di filiazione dovrebbe avvenire in modo compatibile “con l’ordine pubblico“, che deve essere valutato “alla stregua non solo dei principi fondamentali della Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui gli stessi hanno trovato attuazione nella legislazione ordinaria, nonchè dell’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza”. In questo caso, il riconoscimento del rapporto padre e figlio tra il membro della coppia omosessuale che non ha partecipato alla procreazione e il minore, contrasta con la norma che vieta, in Italia, la maternità surrogata, cui la coppia è ricorsa per far nascere i figli.

La sentenza di Cassazione, però, precisa che “i valori tutelati dal predetto divieto, ritenuti dal legislatore prevalenti sull’interesse del minore, non escludono la possibilità di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l’adozione in casi particolari“.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bimbi-due-pap-no-cassazione-trascrizione-italia-1691008.html?mobile_detect=false

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L’eutanasia di Alessandra in Svizzera, una vicenda dai contorni oscuri

Una storia agghiacciante, quella che raccontiamo oggi, dai contorni foschi e non ancora ben definiti, sulla quale la procura di Catania ha aperto un’inchiesta per «istigazione al suicidio». È la storia di Alessandra Giordano di Paternò, morta il 27 marzo scorso, in una villetta della zona industriale di Pfäffikon, vicino Zurigo. Si tratta della clinica svizzera Dignitas, dove viene praticata da molti anni l’eutanasia e che ha visto anche il passaggio di Dj Fabo, arrivato lì e mai più tornato.

Alessandra, tuttavia, non aveva una sofferenza insostenibile dovuta a qualche terribile malattia: era depressa e da qualche tempo soffriva di una nevralgia cronica: la sindrome di Eagle. Potrebbe essere bastato questo per indurla a fuggire dalla sua terra, senza nemmeno avvisare i suoi familiari e avviarsi in totale solitudine a intraprendere una scelta così drammatica e definitiva per la sua vita? È ciò su cui sta indagando la procura di Catania, come rivela il quotidiano La Verità, perché il sospetto che qualcuno possa aver infierito sulla sua coscienza alterata è davvero forte. Suo fratello parla di lei su La Verità descrivendola come «una donna forte, determinata, sicura di sé, intraprendente, solare. Lavorava nella scuola primaria. È andata regolarmente in classe fino a due anni fa. Amava il suo lavoro. Gli alunni e i nipoti erano la sua vita. E anche lei sognava una famiglia e dei figli».

Tuttavia l’inizio del suo declino psicologico inizia nel 2008, dopo la morte del padre, evento che la fa sprofondare nella depressione tanto da farle abbandonare il suo lavoro di insegnante, limitandosi a passare le giornate a letto. Con questo stato d’animo non certo “lucido” comincia ad accarezzare il pensiero della morte assistita. Un’idea impensabile per i suoi familiari con cui ne parla. Finché il 25 marzo scorso un conoscente incontra, per caso, Alessandra all’aeroporto di Catania e avvisa la famiglia. I familiari dopo numerose telefonate a vuoto capiscono che è volata in Svizzera e tentano di riportarla a casa. Viene allertato il ministero degli Esteri, suo fratello Massimiliano manda una diffida alla Dignitas, allegando l’ultimo certificato medico: «Mia sorella non si trova nelle facoltà mentali, allo stato attuale, per prendere una simile decisione. Ci riserviamo, qualora doveste procedere, di adire a vie legali» ma non riceve nessuna risposta. Allora si reca personalmente in Svizzera.

All’aeroporto di Zurigo, su suggerimento della Farnesina, si rivolge alla Polizia locale che promette di contattare la Dignitas, ma ciò non avviene. Un’ultima telefonata di Alessandra ai suoi conferma l’inesorabilità della sua decisione: persino il conto della clinica, di circa 10.000 euro, è già stato saldato. Il suo passaggio dalla vita e alla morte viene “pianificato” in soli 3 giorni: arrivo lunedì 25 marzo, sistemazione in albergo il martedì, mercoledì incontro col dottore e giovedì arrivo nella clinica della morte per non tornare mai più. Sconcertante il modo in cui vengono “avvisati” i parenti, dopo aver fatto tutto il possibile per salvarla: alla famiglia infatti verranno recapitate le sue ceneri con un biglietto d’addio. Prosegui la lettura »

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Sondaggio: vince la famiglia tradizionale

Il concetto di famiglia è da anni causa di discussione tra destra, cattolici e sinistra.

Secondo un sondaggio campione promosso dalla società “ Noto Sondaggi” il 62% degli intervistati ha dichiarato che la famiglia è unicamente quella composta da due persone di sesso diverso sposate o conviventi.

Mentre solo il 31% la riconosce anche se formata da due persone dello stesso sesso.

Il 60% è favorevole all’adozione da parte di una coppia etero anche non sposata e solo il 22% è favorevole alla richiesta da parte di coppie dello stesso sesso.

Differenza in linea anche sulla maternità surrogata col 55% favorevole in caso di coppie etero, percentuale che scende al 18% in caso di coppie omosex.

Mentre è del 18% la percentuale delle coppie non sposate delle quali il 64% ha figli.

Generalizzata la richiesta – 58% – di incentivi economici in aiuto alla famiglia, indipendentemente dall’essere o meno sposati.

In questi anni è cambiato il concetto di famiglia, ma non la centralità che questo nucleo deve avere che resta una parte fondamentale della società italiana.

Negli anni la famiglia è stata al centro di dibattiti politici a partire dal referendum per il divorzio che spaccò l’Italia in due parti.

Oppure come le convivenze alla pari dei figli avuti al di fuori del matrimonio, sono state oggetto di critiche, ma anche scelte trasgressive, prima di diventare socialmente legittimate.

Ma ancor oggi in assenza di divorzio, non è possibile risposarsi ed il matrimonio religioso è interdetto anche dopo il divorzio.

Quello che è certo è che la mappa valoriale degli italiani è cambiata ed in un certo qualmodo ci si è occidentalizzati molto di più rispetto a qualche anno fa.

In conclusione la legge sull’aborto per il 58% non dev’essere cambiata, per il 32% lo dev’essere ed il 10% non ha un’opinione .

fonte – https://www.lavocedeltrentino.it/2019/04/27/sondaggio-vince-la-famiglia-tradizionale/

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La congiura di morte della Francia contro Vincent Lambert

Ieri il Consiglio di Stato, ignorando la perizia dei medici, ha sentenziato che il paziente tetraplegico di 42 anni deve morire di fame e di sete

Ormai non c’è alcun dubbio: la Francia vuole che Vincent Lambert muoia di una morte orribile. L’accanimento giudiziario nei confronti del paziente 42enne tetraplegico non ha precedenti. Ieri, per la seconda volta, il Consiglio di Stato ha convalidato l’interruzione dell’alimentazione e idratazione dell’uomo e padre in stato di minima coscienza da 11 anni. La decisione medica è stata presa dall’ospedale Chu Sébastopol di Reims il 9 aprile 2018 e autorizzata dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne a gennaio.

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fonte – https://www.tempi.it/la-congiura-di-morte-della-francia-contro-vincent-lambert/

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Una clinica gestita da (e per) persone lgbt: succede in India

Pensata per curare e assumere solo omosessuali e transgender: apre in India la prima clinica gestita da e per persone lgbt.

È curioso come qualcosa che potrebbe essere ghettizzante può diventare qualcosa per cui esultare per la comunità LGBT.  In India omosessuali e trans sono infatti in festa per via dell’apertura della prima clinica sanitaria interamente gestita da e per persone LGBT.

Il centro sanitario, situato a Mumbai, impiega receptionist, farmacisti e consulenti LGBT + per “fornire l’esperienza più confortevole per i suoi pazienti”. La clinica ha aperto ufficialmente i battenti a febbraio, ma all’inizio non si era “caratterizzata”.

Piano piano, però, la situazione si è evoluta: gli eterosessuali sono ben accetti per essere curati, ma troveranno alla reception, tra i corridoi e tra i dottori solo persone omosessuali, bisessuali o transessuali.

Il CEO della clinica spiega al The Guardian che quella di diventare una clinica LGBT è stata una scelta ponderata, che vuole mandare un messaggio di “inclusione”.  Nessun eterosessuale verrà assunto: anche a parità (o superiorità) di titoli, si accetterà sempre e solo personale lgbt.

FONTE – https://vocecontrocorrente.it/una-clinica-gestita-da-e-per-persone-lgbt-succede-in-india/

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La voce del figlio sveglia la mamma dopo quasi 28 anni di coma

I medici restano increduli di fronte a un evento definito ‘straordinario’.

Erano insieme nel 1991, al momento dell’incidente e lo erano ancora al momento del risveglio. E’ una storia davvero commovente quella che arriva dal quotidiano britannico Metro. Protagonisti della vicenda sono Munira, mamma oggi cinquantanovenne e Omar, il figlio di 31 anni.

Secondo quanto raccontato dal giornale straniero, la donna è tornata ad essere cosciente dopo quasi ventotto  anni di coma vegetativo. Munira si era ridotta in quelle gravissime condizioni, a seguito di un terribile incidente avvenuto quando Omar aveva appena quattro anni. La donna era andata a prendere il figlio da scuola e mentre i due si trovavano sull’auto di famiglia, un autobus fuori controllo li ha letteralmente travolti.

L’istinto materno ha spinto Munira ad abbracciare e proteggere Omar, che non ha riportato danni gravi dopo l’impatto. Le condizioni della donna sono parse subito gravi, così da lasciarla in coma vegetativo per quasi trent’anni. Munira, secondo i medici, ha mantenuto comunque le capacità uditive. Poi, dopo tanto tempo, un vero e proprio evento straordinario e miracoloso: sentendo la voce del figlio, la mamma si è svegliata dal coma vegetativo. Una svolta assolutamente inattesa, che però manifesta quanto forte fosse il legame tra i due.

FONTE – https://vocecontrocorrente.it/la-voce-del-figlio-sveglia-la-mamma-dopo-quasi-28-anni-di-coma/

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La protesta di Nova Civilitas contro il «farmaco gender» arriva in Senato

Il movimento Nova Civilitas guida la protesta di alcune associazioni cattoliche preoccupate dalla possibilità di bloccare la pubertà dei ragazzi con disforia di genere, le loro argomentazioni sono però vecchie e infondate, ecco perché.

Le associazioni cattoliche, col movimento Nova Civilitas ​​​​​​in testa, non mollano la presa contro la triptorelina, il farmaco già in uso per il trattamento di alcuni tumori, ma anche nei rari casi in cui viene certificata una disforia di genere in ragazzi pre-adolescienziali, bloccando loro la pubertà. Secondo quanto sostengono si tratterebbe invece di un eccesso dovuto più a questioni dettati da una non meglio identificata «propaganda gender», mentre non esisterebbero conferme scientifiche.

E’ di tutta evidenza che interventi così ferocemente invasivi e intimamente incidenti nei confronti dei bambini, senza neppur la necessaria contezza delle conseguenze psico-fisiche che simili trattamenti potrebbero importare ai soggetti trattati, anzi con evidenze scientifiche ed etiche avverse, sono da stigmatizzare con decisione e da biasimare come azioni, a dir poco, da irresponsabili. Prosegui la lettura »

È mostruoso: vogliono cancellare il genere maschile e femminile

del Prof. Alessandro Meluzzi

Trovo che ci sia qualcosa di francamente mostruoso nella scelta di somministrare un inibitorio ormonale ad adolescenti. C’è la volontà di mantenere la cultura dell’indistinto, di negare il maschile e il femminile, di evitare che nascano uomini e donne fertili feconde capaci di incontrarsi in maniera costruttiva e generativa. Una mostruosa volontà di inibire, di annientare la vita del nostro Occidente e della nostra storia. Una volontà assoluta di bloccare la nostra civiltà per sterilizzandola.

Paradossalmente, mentre per un principio umanitario si nega che un pedofilo possa essere inibito nelle sue perversioni con un ormone, lo stesso ormone viene somministrato a un bambino di 12 dei 13 o a una bambina di 14 anni per evitare che diventi donna. Dietro l’idea che il genere non dipende dalla natura e dietro la volontà di bloccare lo sviluppo della crescita, c’è qualcosa di diabolico. Su questo ci sono pochi dubbi…

FONTE – https://www.nicolaporro.it/e-mostruoso-vogliono-cancellare-maschi-e-femmine/

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I medici italiani non vogliono favorire l’eutanasia

Nessuna intenzione di assumere atteggiamenti che inducano all’interruzione volontaria delle cure per i malati terminali.

Non ci sarà nessuno spot a favore dell’eutanasia. E’ una posizione netta quella assunta dai medici italiani, riuniti nella Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Con una dichiarazione congiunta, gli specialisti di tutto il paese hanno infatti dichiarato di non essere intenzionati a favorire o indurre l’eutanasia per i pazienti terminali, né adesso, né dopo l’eventuale approvazione di una legge a riguardo, da parte del Parlamento.

“Il Codice di deontologia medica impedisce di effettuare e/o favorire atti finalizzati a provocare la morte del paziente. Nel contempo impone al medico di rispettare la dignità del paziente evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Ove il legislatore ritenga di modificare l’art. 580 del Codice penale, e quindi di non ritenere più sussistente la punibilità del medico che agevoli ‘in qualsiasi modo l’esecuzione’ del suicidio, restano valide e applicabili le regole previste dal Codice deontologico”.

L’entrata in vigore di nuove norme legislative – secondo quanto dichiarato sempre dalla Fnomceo – necessiterà di un confronto costante e di un vaglio attentissimo, non implicando automatici cambiamenti della disciplina deontologica.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/i-medici-italiani-non-vogliono-favorire-leutanasia/

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Panorama, inchiesta sull’utero in affitto: un business da migliaia di euro

Panorama racconta il sistema che si cela dietro l’utero in affitto: un business che non ha niente a che fare con la vita e con l’amore.

Dietro l’utero in affitto ci saranno sempre soldi e denaro. Niente amore, niente vita. Questo nonostante l’attuale tendenza progressista tenda a dipingere questa pratica come “legale” e “necessaria”.

A riaccendere il dibattito su questa pratica sono stati gli organizzatori del Congresso delle Famiglie di Verona. Uomini e donne che hanno ribadito la necessità di parlare e conoscere quello che gira attorno all’utero in affitto.

Uomini e donne che hanno riacceso i riflettori su una questione finita nel dimenticatoio e data per scontata. Le madri surrogato non sono protagoniste di un’economia del dono: sono né più né meno che incubatrici.

A dirlo è un’inchiesta di Panorama, che è scesa nel dettaglio. Stando a quanto riportato dal settimanale, basta prendere parte alle discussioni che avvengono sui gruppi social per capire che le donne che si prestano sono mosse dai soldi.

L’inchiesta è un vero e proprio viaggio all’interno delle piattaforme che si occupano di sintetizzare la domanda e l’offerta tra coppie, cliniche e madri surrogato. Il minimo è di 1200 euro al mese.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/panorama-inchiesta-sullutero-in-affitto-un-business-da-migliaia-di-euro/

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