“La scienza ormai è diventata una religione”

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IL POTERE SALVIFICO DATO AI VACCINI E LA LENTA QUANTO IESORABILE PERDITA DELLE LIBERTÀ. PORRO PARLA ALLA VERITÀ

Intervista a Nicola Porro di Federico Novella per La Verità del 27 dicembre 2021

«Vi prego: trattateci da adulti». Questo lo sfogo di Nicola Porro, dopo l’ennesima stretta sanitaria del governo. Il conduttore di Quarta Repubblica, che tornerà in onda su Rete4 il 10 gennaio, rilancia l’appello contro il paternalismo spinto di chi gestisce la pandemia.

Con il mega green pass la musica non è cambiata?

«La mia rispettosa richiesta di essere trattati da adulti nasce da un principio sul quale sono un po’ fissato. Lo diceva Piero Calamandrei, non certo un pericoloso sovversivo: la libertà come l’aria, ti accorgi di quanto vale solo quando viene a mancare».

Una deriva lenta ma inesorabile?

«All’inferno si scende a piccoli passi. Abbiamo accettato dal governo Conte le certificazioni per uscire di casa. Abbiamo accettato i dpcm. Abbiamo accettato le regole sui nostri comportamenti declamate la sera alla televisione. Abbiamo accettato il lockdown per due mesi. Abbiamo accettato il coprifuoco per sei mesi. Abbiamo accettato le mascherine all’aperto. Abbiamo accettato la guerra mediatica contro quelli che, pur vivendo insieme, si scambiavano un bacio sul pontile di Forte dei Marmi. Insomma, abbiamo accettato tutto e, quel che peggio, siamo pronti a farlo di nuovo. Se domattina il governo dicesse che dopo la terza dose bisogna mangiare più verdura, lo accetteremmo senza proteste».

Tutti i provvedimenti che hai citato vengono dimenticati dalla massa con una velocità impressionante. Insieme con la durata del green pass, si è accorciata anche la memoria collettiva?

«Si, torniamo al principio di partenza: vorrei che il governo ci trattasse da adulti, e non da bambini con la memoria corta. Io non sono preoccupato delle piccole misure in sé, quanto piuttosto dalla tendenza generale che si sta imponendo. I governi servono tutto sommato a mettere un po’ d’ordine nella convivenza sociale, siamo noi che ce li scegliamo. I governi nascono per essere al servizio dei cittadini, mentre oggi sono i cittadini a essere al servizio di un bene supremo che solo i governanti hanno il privilegio di conoscere».

Il fatto che ogni settimana spuntino nuove misure implica che quelle vecchie non hanno funzionato?

«Esatto, e ogni volta la nuova misura non viene giustificata in modo serio. Mi aspetto che qualcuno dica: ragazzi, questa e una malattia che non sappiamo come sconfiggere, non abbiamo certezze, andiamo per tentativi. Questo sarebbe un comportamento “adulto”».

Invece?

«Invece vengono a dirti anche stavolta che la nuova misura è necessaria, fondamentale, indispensabile e sicura. E poi tutte e quattro queste categorie dell’assoluto vengono puntualmente smentite. Parliamoci chiaro: io sono un deciso vaccinista, ma sono anche convinto che, a causa di questa comunicazione vaccinale sbagliata, in Italia ci sono milioni di persone favorevoli al vaccino che, spaventate, decidono di non farlo».

Intendi dire che i no vax sono figli degli errori comunicativi del governo?

«Mettendo da parte i terrapiattisti, se oggi esistono i no vax è semplicemente colpa delle false certezze della comunicazione ufficiale sui vaccini. Se ci avessero detto, come si era capito fin dall’inizio, che i vaccini sono semplicemente uno strumento per aiutarci a non crepare, probabilmente sarebbe andata meglio. Invece hanno reso il vaccino un dio in terra. Quando tu rendi la scienza una religione, sbagli in partenza: e non lo dice Porro, ma Karl Popper. Quando la scienza è affidata alle prediche di Roberto Burioni e non al pragmatismo di Francesco Vaia, finisci per alimentare quella zona grigia di persone che pur non avendo pregiudizi sul vaccino, restano paralizzate dai dubbi».

É la famosa eterogenesi dei fini di Giambattista Vico: conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Allora il green pass a cosa a servito?

«Al green pass è solo un esercizio burocratico volto ad affermare un potere. É una scelta puramente politica, che non ha nulla a che vedere con la sanità. Che il green pass fosse inutile sul piano sanitario, lo sapevano tutti prima ancora che venisse varato. Allo stesso modo, tutti sapevano che era inutile chiudere le frontiere con il Sudafrica, perché la variante omicron sarebbe arrivata comunque. Stesso discorso per la decisione di Roberto Speranza di chiudere i voli tra Londra e con il sogno di fermare la variante Delta. Ecco, tutte queste scelte politiche arbitrarie sono state prese con arroganza, senza verifiche, e soprattutto senza conseguenze. E questo perché ogni decisione viene elevata a Verbo della grande religione sanitaria, quella dei sommi sacerdoti che ci guidano da due anni».

Forse ti aspettavi che nella conferenza stampa di fine anno Mario Draghi ammettesse gli errori di comunicazione sul lasciapassare verde?

«Probabilmente errori ne ha fatti, ma credo che Draghi riesca comunque a surclassare il suo predecessore. Molto meglio i consigli comunicativi di Paolo Cirino Pomicino a Draghi, rispetto a quelli di Rocco Casalino a Conte. Ma il problema serio è un altro».

Cioè?

«Se il capo del governo arriva in conferenza stampa e la stragrande maggioranza dei giornalisti presenti si alza per applaudirlo, allora il problema non è Draghi, ma la stampa che non sta svolgendo il suo ruolo. Ed è complice da tempo di questa liturgia del terrore».

Il presidente Sergio Mattarella ha detto che il problema dei media è quello d’aver dato troppo spazio ai no vax.

«Non ho mai dato spazio ai no vax, ma penso che il problema dei media sia esattamente l’opposto: non aver mai avuto un atteggiamento critico nei confronti delle misure governative. Senza che Mario Monti lo esplicitasse, i media hanno somministrato un’informazione molto poco democratica».

Draghi è stato già mediaticamente incoronato presidente della Repubblica?

«A scegliere il presidente sono soprattutto gli stipendi dei parlamentari. Nella mancanza totale di partiti strutturati, l’unica cosa che interessa oggi a deputati e senatori è avere un capo dello Stato che garantisca la fine della legislatura».

É prematuro, ma cosa prevedi per il Quirinale? Per ora i nomi veri in campo sono Draghi e Berlusconi.

«Io penso che Berlusconi al Quirinale sarebbe la vera grande novità. Vorrebbe dire rompere finalmente quel sistema politicamente corretto che dura da tanti anni. Rappresenterebbe una rivincita per tutti quelli che si sono sentiti di serie B rispetto al pensiero dominante. Ed è un’eventualità che mi farebbe godere come un riccio».

Di certo supereremmo quel veto ideologico che impedisce alla metà di italiani che vota centrodestra di vedere un proprio rappresentante sul colle più alto.

«Esatto, ritrovarsi un altro personaggio di sinistra al Quirinale sarebbe assurdo. Se Berlusconi diventasse capo dello Stato ci sarebbe un’altra conseguenza: chiunque vinca le prossime elezioni non subirà i soliti giochetti di ostracismo. E quando parlo di giochetti intendo quelli portati avanti dagli ultimi presidenti della Repubblica nei confronti di vincitori elettorali che non rientravano nel gradimento quirinalizio».

E se non ci fossero le condizioni per Berlusconi?

«Non vedo perché non dovrebbero esserci, visto che il centrodestra a maggioritario tra i grandi elettori. Se così non fosse, mi risulterebbe difficile pensare a una bocciatura di Mario Draghi, che vanta solidi agganci con l’establishment europeo, e che ha pronto l’appoggio degli americani e della Santa Sede».

Ultimamente ti sei occupato spesso di disastri giudiziari. Nel caos delle correnti e delle vendette tra magistrati, il prossimo inquilino del Colle dovrà giocoforza fare ordine?

«Oltre all’omologazione sanitaria, oggi la piaga principale la strage, il fallimento della giustizia, in tutti i campi. Il capo dello Stato è anche il presidente del Csm, e da questo punto di vista le garanzie che mi da Berlusconi sono superiori a quelle che fornisce Draghi, circa la possibile rivoluzione dei rapporti».

I rapporti con la magistratura non sono forse un punto debole di Berlusconi sulla strada del Colle?

«No, sono un punto debole per chi ne subirebbe le conseguenze. Invece è ovvio che Draghi sarebbe molto più conservatore di Berlusconi nella gestione della giustizia. Insomma tu pensi che lo stato della giustizia italiana sia cosi rovinoso da richiedere un presidente decisionista?

«Togliamoci dalle scatole l’idea del presidente della Repubblica super partes. Noi abbiamo avuto esclusivamente presidenti della Repubblica perfettamente calati “nella” parte: tutti inclinati verso governi di sinistra, e attentissimi a non rompere gli equilibri del potere giudiziario. Meglio un capo dello Stato che prende posizioni alla luce del sole, rispetto a uno che lo fa sottobanco».

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-scienza-ormai-e-diventata-una-religione/

 

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FLASH – J.K. Rowling critica la polizia scozzese per aver registrato come donne degli stupratori trans

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Segnalazione ProVita 

J.K. Rowling, la nota scrittrice della saga di Harry Potter, è ormai da anni sotto attacco da parte degli attivisti transgender per il semplice fatto di aver difeso il sesso biologico. Nonostante gli insulti e le minacce di morte, la scrittrice ha deciso di rimanere coerente con le sue giuste convinzioni, denunciando le ingiustizie causate dall’applicazione dei principi dell’ideologia transgender.

“La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. L’individuo dotato di pene che ti ha violentato è una donna”, ha twittato sardonicamente la Rowling il 12 dicembre scorso. Il suo tweet era accompagnato da un link a un articolo del Times, che osservava che la polizia scozzese “è stata criticata per aver affermato che registrerà stupri da parte di delinquenti con genitali maschili come commessi da una donna se l’aggressore “si identifica come una donna”.

Nel Regno Unito, solo la penetrazione con i genitali soddisfa la definizione legale di stupro, mentre la penetrazione con oggetti o parti del corpo diverse dai genitali è perseguita come “aggressione sessuale per penetrazione”. Ciò significava tradizionalmente che solo gli uomini potevano essere perseguiti e condannati per stupro nel Regno Unito.

Gli attivisti per i diritti delle donne hanno a lungo sottolineato che i cambiamenti nella definizione legale di chi può essere considerata una donna hanno avuto un impatto significativo sui dati sulla criminalità nel Regno Unito, con “436 stupratori maschi dichiarati donne […] tra il 2012 e il 2018”. Ciò indicherebbe che 436 stupratori maschi che dichiarano un’identità femminile sono stati registrati come donne in quel periodo.

Naturalmente anche questo tweet ha creato un’ondata d’indignazione nella community trans, con molti che prendono posizione per gli stupratori accusando l’autrice di “transfobia”.

FonteWomen are Human

https://www.provitaefamiglia.it/blog/flash-jk-rowling-critica-la-polizia-scozzese-per-aver-registrato-come-donne-degli-stupratori-trans

Covid, il dott. Paolo Gulisano: “curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto”

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Di Gian Piero Bonfanti

LA “MEDICINA DEI PROTOCOLLI” NON DEVE PRENDERE IL SOPRAVVENTO SULLA MEDICINA DELLA CURA, DELLA VISITA, DELLA DIAGNOSI E DELLA TERAPIA MIRATA E PIÙ ADEGUATA

Oggi pubblichiamo un’intervista che ci è stata rilasciata dal professor Paolo Gulisano, medico epidemiologo e già docente della storia della medicina all’Università Statale di Milano. Il prof. Gulisano è stato per sedici anni presidente del Centro Aiuto alla Vita di Lecco ed inoltre collabora con diverse testate giornalistiche, oltre ad essere uno stimato scrittore e saggista.

Il covid-19 è considerata come pandemia, ma secondo i numeri e la diffusione di questo virus si può realmente considerare così?

A due anni dai suoi esordi, possiamo definire l’epidemia di Covid 19 come una pandemia, ossia una epidemia che si caratterizza per un’ampia diffusione territoriale. E’ una pandemia di tipo geriatrico, visto che l’età media delle persone decedute è di oltre 80 anni, e il numero dei casi tra le persone al di sotto dei 20 anni è basso e si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di asintomatici o paucisintomatici. Una pandemia, sì, ma con caratteristiche abbastanza peculiari che la rendono diversa da altre situazioni di diffusione di malattie infettive.

Come sappiamo, lei si è speso molto nella cura di persone affette da covid-19. Abbiamo assistito ad una campagna mediatica e ad azioni in netto contrasto alle cure domiciliari sin dal principio. Ora però sembra che qualcosa stia cambiando e che ci sia maggior sensibilità in merito alla cura del paziente. Ci può spiegare quali sono per lei i motivi che hanno rivoluzionato i protocolli e la visione del mondo della medicina, e perché ora si sta lentamente tornando alla cura della persona?

Fin dall’inizio della pandemia è apparso chiaro che curare era possibile, che c’erano farmaci in grado di contrastare efficacemente l’azione patogenetica del virus. Basti ricordare le cure praticate a Piacenza dal professor Cavanna. Poi un altro illustre ricercatore come il professor Remuzzi dell’Istituto Mario Negri ebbe a dimostrare l’efficacia delle terapie con farmaci antiinfiammatori, ma il Governo non ha mai fatto nulla per promuovere la medicina territoriale e le cure domiciliari, che oltre a salvare migliaia di vite umane avrebbero evitato il sovraffollamento degli ospedali, causa a sua volta di altri gravi problemi. Poi si sono aggiunte associazioni di medici che praticano le cure domiciliari, che tuttavia anziché essere sostenute sono state ostacolate in vari modi. Personalmente non faccio parte di nessuna associazione, ma curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto, utilizzando tutte le conoscenze di cui disponiamo. Non si tratta infatti di avere dei “protocolli”, ma – all’interno certamente di alcune linee guida di base – di curare le persone nel modo migliore tenendo conto della loro anamnesi, della loro storia sanitaria. La “medicina dei protocolli” non deve prendere il sopravvento sulla Medicina della cura, della visita, della diagnosi e della terapia mirata e più adeguata. Io tuttavia devo constatare che persiste ancora una certa mancanza di attenzione alle cure.

Ci può spiegare se allo stato attuale siamo rimasti al protocollo “tachipirina e vigile attesa”, oppure ci sono stati degli sviluppi in merito al primo soccorso?

Purtroppo questa malapratica è ancora molto diffusa. E’ incredibile che a quasi due anni dagli inizi del Covid 19 ci siano ancora dei medici che pensino che una polmonite si possa curare solo con un antipiretico. Le polmoniti sono state sempre curate con farmaci ben più importanti, come antibiotici o cortisonici. Gli sviluppi che possiamo avere in questo ambito sono relativi alle scelte personali di medici che decidono di curare in scienza e coscienza. Ma troppe volte si deve prendere atto di questa forma di assenteismo terapeutico eticamente e professionalmente gravissima.

Per lei il green pass è uno strumento utile per limitare la diffusione della pandemia oppure questo dispositivo potrebbe avere un’altra finalità?

Green pass? Cos’è? Questo termine gergale designa la cosiddetta “Certificazione verde”, un documento che non serve a contenere la diffusione del virus, anzi. I portatori di questo tipo di lasciapassare non sono certi della loro immunità, a parte le persone che si sono ammalate e sono guarite. Molti dei portatori di certificato si ammalano di Covid. Il fatto di aver fatto delle dosi di vaccino, due o anche tre, non è garanzia di immunità. Alcuni Paesi hanno riconosciuto questo dato di fatto scientifico, e hanno abbandonato (è il caso della Spagna) la politica delle certificazioni “verdi”. Un colore, questo, che in Medicina è sempre segno di mancanza di salute, di malattia. La scelta di questo colore per il certificato è stata davvero infelice, anche se è chiaro che i suoi inventori pensavano ad altri simbolismi: quello del semaforo, che se è verde ti consente di passare, oppure all’ecologismo che di questi tempi è di gran moda, e la cosiddetta emergenza ecologica è strettamente coniugata a quella sanitaria. Il certificato non è dunque uno strumento di prevenzione, ma semplicemente è una sorta di tessera sociale che serve ad esercitare un controllo capillare e coercitivo sulle persone. Uno strumento che – temo – andrà ben oltre l’epidemia da Covid.

I vaccini che sono stati utilizzati hanno fatto nascere grandi dubbi e divisione tra le persone, ci può spiegare il motivo?

Credo che molte persone siano state sorprese e allarmate dalla rapidità con cui alcuni vaccini sono stati approvati. In particolare i vaccini a mRNA che sono stati realizzati con nuove tecnologie sperimentali. Normalmente la realizzazione di un vaccino richiede 5 anni di lavoro, non 5 mesi. Questo, insieme alle notizie di molte reazione avverse, ha suscitato dubbi e preoccupazione. Per altri si è aggiunta una perplessità di tipo etico, visto l’utilizzo di cellule provenienti da bambini abortiti per la preparazione di questi vaccini. A ciò si è aggiunto il fatto che è mancata una serena discussione sui vaccini, sui rischi e sui benefici, a cui si è preferita la via dell’imposizione di fatto, della coercitività, ed infine dell’odio settario nei confronti delle persone non vaccinate, odio e intolleranza che stanno raggiungendo livelli molto preoccupanti, spaccando la società in due parti contrapposte. Un odio contro il quale dovrebbero alzarsi voci di condanna, per lo meno da agenzie morali, o dalla Chiesa stessa che spesso si è spesa in difesa di categorie come i migranti, gli omosessuali e così via, e che nei confronti delle persone non vaccinate minacciate, offese, discriminate, non spende una sola parola.

Se fosse stato al posto del ministro della salute, quale misure avrebbe attivato per contrastare la pandemia?

Avrei guardato a modelli di Paesi come la Svezia o il Giappone o la Corea del Sud che hanno contenuto efficacemente l’epidemia senza ricorrere a strumenti repressivi, ai lockdown estenuanti che hanno provocato gravi danni economici e psicologici. Il “modello italiano” ha fatto sì che il nostro Paese avesse un tasso di mortalità tra i più alti al mondo, anche se i media ufficiali lo tengono ben nascosto. Una realtà su cui riflettere .

DA

https://www.informazionecattolica.it/2021/12/14/covid-il-dott-paolo-gulisano-curo-in-scienza-e-coscienza-chi-mi-chiede-aiuto/

Difendere la vita, in Francia e in Spagna, ora sarebbe un crimine

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Ormai è noto, l’Assemblea Nazionale francese lo scorso 30 novembre ha tragicamente esteso il limite per abortire, dalla 12ma alla 14ma settimana. Senza più nemmeno lasciare alla donna il tempo per riflettere: cancellato, infatti, il periodo minimo di almeno 48 ore, prima vigente, tra il colloquio con i consulenti psicosociali e l’appuntamento in sala operatoria. Ed ha consentito anche alle ostetriche di eseguire aborti chirurgici, interventi prima riservati ai soli medici. In seconda lettura è stato approvato il testo, bocciato nel gennaio scorso dal Senato. Intendiamoci, non è ancora detta l’ultima parola, poiché, prima che la legge venga definitivamente approvata, deve passare ancora dal voto del Senato e non è detto che ciò avvenga entro l’attuale legislatura.

La responsabilità principale del voto favorevole in Assemblea va all’assenteismo: in aula, dei 577 deputati, ne erano presenti al voto solo 123. E già questo la dice lunga circa la superficialità con cui i parlamentari d’Oltralpe affrontano temi viceversa estremamente importanti, delicati e tali da poter pregiudicare il futuro del Paese. Alla fine il progetto di legge è passato con soli 79 sì ovvero col voto favorevole del 13,2% degli aventi diritto. Una vergogna. 36 i no ed un’astensione.

Sono rimaste così inascoltate le critiche degli esperti, come quella espressa dal dottor Israel Nisand, ex-presidente del Collegio Nazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici, in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro: più tardi si esegue l’aborto, ha detto, e peggio è, sia perché maggiore è il pericolo per la salute fisica e psicologica delle donne, sia perché alla 14ma settimana il bambino in grembo è già lungo circa 120 millimetri e la testa è già ossificata, per cui l’estrazione comporta il taglio del feto e lo schiacciamento del cranio, il che «è insopportabile per molti professionisti» o, per meglio dire, per molti uomini davvero degni di questo nome.

Provvidenzialmente, unica nota positiva, l’intervento dei «Républicains» ha permesso di mantenere almeno la possibilità per il personale sanitario dell’obiezione di coscienza, possibilità richiesta a gran voce dagli stessi medici ed in particolare dalle associazioni professionali di categoria, come quella dei Ginecologi e degli Ostetrici. Persino il comitato etico nazionale si era espresso a favore nel dicembre 2020.

Contro questo disegno di legge si erano subito mobilitate le organizzazioni pro-life, da En marche pour la vie alla Fondazione «Jérôme Lejeune», inascoltate. Ma non mancheranno di dire la loro in occasione della prossima Marcia per la Vita nazionale, già in agenda a Parigi per il 16 gennaio. Se la loro voce sarà forte, com’è da auspicarsi che sia, la speranza è che chi siede in Senato ne tenga conto al momento del voto definitivo sullo sciagurato disegno di legge.

Ma c’è anche di peggio ed è quanto sta avvenendo in Spagna, dove il governo socialcomunista al potere – in particolare, nel caso specifico, i partiti alleati Psoe e Podemos – concordano nel prevedere pene addirittura detentive, vale a dire il carcere da tre mesi ad un anno per chiunque cerchi, anche individualmente, di convincere una donna a non abortire, come se salvare il bimbo nel suo grembo, anziché l’opposto, fosse un atto intrinsecamente criminale. Secondo quanto riferito dall’autorevole quotidiano spagnolo Abc, la convergenza sarebbe stata trovata attorno ad un emendamento al progetto di legge presentato dal Partito Socialista Operaio, che si propone di criminalizzare quanti – singoli o gruppi organizzati – svolgano attività pro-life nelle vicinanze delle cliniche abortiste. Un progetto a dir poco diabolico.

Vietato dunque allestire bancarelle per informare le donne, vietato anche offrire loro aiuto, qualsiasi forma di aiuto – morale, economico, tanto meno spirituale –, tutte azioni travisate deliberatamente dalla Sinistra spagnola come se si trattasse di vere e proprie molestie, condotte «per mezzo di atti fastidiosi, offensivi, intimidatori o coercitivi, che minano la libertà» delle donne ovvero «promuovendo, incoraggiando o partecipando a raduni nelle vicinanze di luoghi, in cui le gravidanze possono essere interrotte». E questa rappresenta veramente, concretamente, pienamente lo stravolgimento della realtà, la mistificazione della verità, l’obnubilamento della ragione. Rendiamoci conto: cercare di aiutare una donna che soffre e salvare il figlio che porta in grembo viene presentato dalle forze progressiste iberiche come un gesto compiuto da pericolosi criminali, mentre abbandonare una donna, lasciarla sola con i suoi dubbi, i suoi tormenti, i suoi problemi nella sala operatoria, mentre i freddi strumenti del chirurgo devastano la vita innocente di cui è madre sino a spegnerla, tutto questo sarebbe lecito, anzi giusto, anzi un “diritto”! Appare evidente a chiunque non sia schiavo dell’ideologia come si sia di fronte alla notte dell’umano, all’avanzare di tenebre e tenebre di morte.

Non è più possibile transigere, sopportare, mediare, fingere che nulla accada! Combattere la Buona Battaglia per la vita con fede, forza e coraggio oggi significa, dunque, anche questo: arrestare l’incredibile incedere della creatura con la falce. Ed il martello.

 

Ritirato emendamento per il “cambio di sesso”

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A seguito della rivelazione fatta da Pro Vita & Famiglia – che ha denunciato l’emendamento per stanziare 15 milioni in tre anni per il sostegno al percorso di transizione per il cambio di sesso – proprio l’emendamento, a firma Papatheu, di Forza Italia, è stato ritirato.

È la stessa senatrice forzista ad annunciarlo in una nota. ”Ritiro l’emendamento – ha dichiarato -. Una decisione maturata anche alla luce delle difficoltà del sistema sanitario nazionale legate all’emergenza Covid-19”.

La Papatheu ha chiarito che c’è stato, all’interno del partito, un sano e costruttivo confronto, precisando inoltre che l’emendamento in questione era stato presentato in forma del tutto personale e non come iniziativa di Forza Italia.

Al di là delle motivazioni del ritiro, come Pro Vita & Famiglia accogliamo con un sospiro di sollievo questa decisione, consci di aver fatto correttamente il nostro lavoro, come associazione e come portale di informazione, per denunciare e svelare tutto ciò che interessa la salute, l’economia e i valori della difesa della vita e della famiglia dei cittadini italiani.

DA

https://vocecontrocorrente.it/2021/12/05/finalmente-una-vittoria-ritirato-emendamento-da-15-milioni-per-cambio-di-sesso/

Lgbt senza più freni, “arruolato” anche Babbo Natale

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di Mauro Faverzani

Niente da fare, l’ideologia gender è ormai eretta a sistema mondiale e da ogni fessura entra nelle nostre case, con la pretesa d’imporsi ovunque. Non v’è bocciatura politica che tenga: ddl Zan o meno, par rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta. A volte complice proprio la politica, com’è accaduto in Nuova Zelanda, dove, dopo il via libera giunto dalla Commissione parlamentare speciale sulla governance e sull’amministrazione, è giunto ad approvazione un disegno di legge, per rendere “neutra” o, per meglio dire, per cancellare di fatto l’indicazione del sesso dai certificati di nascita oppure per consentire di cambiarla anche ripetutamente, una volta raggiunta la maggiore età. Tutto questo, come dichiara la Commissione speciale, per far capire come «il genere possa essere fluido». L’importante, quando si cambi sesso, è non pretendere poi di tornare indietro, poiché tale scelta potrebbe sembrare cisgender, propria cioè di coloro per i quali identità e sesso biologico coincidano, il che rappresenterebbe un dietrofront assolutamente intollerabile, politicamente scorrettissimo, quindi controproducente per la galassia Lgbt. Il provvedimento del governo neozelandese coltiva l’ambiziosa illusione, invece, di cancellare la realtà, senza speranze, in concreto, di riuscirvi.

Sulla stessa falsariga anche le nuove linee-guida assunte dal Comitato Olimpico Internazionale, per consentire la partecipazione senza vincoli degli atleti transgender alle competizioni femminili. Abolite tutte le regole sui livelli ormonali, perché giudicate «medicalmente inutili», la decisione prevede dunque zero restrizioni, imponendo un’evidente discriminazione nei confronti delle donne, che difficilmente potranno raggiungere le stesse prestazioni sportive dei loro colleghi uomini, trans o meno che siano. Ma l’entusiasmo sopra le righe, con cui media e sigle Lgbt hanno accolto il provvedimento, toglie ogni dubbio circa la matrice ideologica dell’intera faccenda.

A proposito di media¸ è giunta in questi giorni in tutte le case norvegesi l’improponibile, vergognosa pubblicità di Posten, il servizio postale nazionale, che non ha trovato di meglio, per promuovere i propri servizi, d’inventarsi uno spot con un Babbo Natale Lgbt, propostosi quale dono al suo partner, aitante cinquantenne di nome Harry. Il video si conclude con un appassionato bacio tra i due, dinanzi all’albero addobbato. Immediate le proteste su web e social per l’icona natalizia ideologizzata tanto maldestramente, da lasciare tutti senza parole, bimbi compresi. Ma in questo messaggio v’è di più e v’è di peggio: nell’immaginario collettivo di ogni angolo del pianeta, qualsiasi versione del tradizionale “Babbo Natale” fa riferimento, in realtà, ad un personaggio storico, san Nicola, ch’era vescovo, vescovo di Myra per la precisione, oggi Demre, in Turchia. Fu considerato protettore dei bambini, in quanto, secondo la tradizione, ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, ch’erano stati rapiti e uccisi da un oste. Lo stesso nome Santa Claus deriva da Sinterklaas, versione olandese di san Nicola. Imporre il marchio Lgbt, quindi, su di una figura così, ben sapendo come la pratica omosessuale sia assolutamente vietata dalla Dottrina della Chiesa, significa voler attaccare direttamente la fede cattolica e ferire la sensibilità di milioni di fedeli. Peccato che nessuno, questo, lo abbia fatto notare.

In questo arcipelago di pessime notizie, l’unica buona giunge, una volta tanto, dalla Francia: il tribunale di Parigi ha assolto Jean-Pierre Maugendre, caporedattore di Renaissance catholique,dall’accusa di incitamento alla discriminazione, formulata dall’associazione «Stop all’omofobia»,per aver pubblicato nel giugno 2019 un articolo contrario alle unioni Lgbt, articolo firmato dai cardinali Raymond Leo Burke e Janis Pujats, nonché dagli arcivescovi Tomash Peta, Jan Pawel e dal vescovo Athanasius Schneider. Il passo incriminato altro non era che un commento al pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalente al 3 giugno 2003 sull’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito del riconoscimento civile delle coppie omosessuali. In particolare, nel mirino degli attivisti Lgbt, era finito il seguente passaggio: «Le autorità non devono legalizzare tra persone dello stesso sesso le unioni civili, che imitino apertamente il patto nuziale, poiché, quand’anche non si chiamino matrimonio, fomentano in loro il peccato grave e provocano tra gli altri grave scandalo».

Secondo quanto riportato dalla rivista cattolica Famille chrétienne, il tribunale parigino ha chiarito come l’insegnamento della Chiesa non sia illegale – contrariamente a quanto ritenuto dai querelanti, che speravano proprio per questo in una condanna, che facesse scuola – ed ha anzi precisato come sia compito precipuo di vescovi e cardinali ribadire la Dottrina tradizionale: ciò non rappresenta un’incitazione a chicchessia, rientra anzi nella tutela della libertà di parola e d’espressione. Checché ne pensino i querelanti. Da qui, l’assoluzione di Maugendre.

L’ideologia gender,insomma, imperversa con ogni mezzo ed in ogni modo, indipendentemente dal fatto che il sistema politico la segua o meno. Ma il caso di Renaissance catholique mostra che la partita è ancora aperta, laddove vi siano persone disposte a combattere per le proprie idee e per i propri ideali.

https://scholapalatina.lt.acemlnb.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZsZ2J0LXNlbnphLXBpdS1mcmVuaS1hcnJ1b2xhdG8tYW5jaGUtYmFiYm8tbmF0YWxlJTJG&sig=8s2dzcmSSVBjmKuuHrt6B9cHNrZ1aHCVHgVcWw2MQbKp&iat=1638368393&a=%7C%7C650260475%7C%7C&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=884A924A15A8836

No gender nelle scuole! Firma per impedire che asterischi e carriera alias entrino nelle scuole

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Segnalazione di CitizenGO

L’ideologia gender del Ddl Zan sbattuto fuori dalla porta del Senato della Repubblica sta entrando comunque nelle scuole dalla finestra sotto la candida veste del “linguaggio inclusivo”!

Infatti, lo storico liceo classico Cavour di Torino ha aderito in maniera autonoma alla “carriera alias”, ossia ad un regolamento che consentirà di utilizzare gli asterischi al posto delle desinenze personali maschili e femminili identificative del genere.

Non più studenti o studentesse ma “Student*”, non più ragazzo o ragazza, ma “Ragazz*”…

Un provvedimento illegale, ideologico e pericoloso che anziché difendere l’identità dei ragazzi, l’annienta.

Illegale perché:

  • Nessuna norma, di fatto, legittima l’imposizione della carriera alias all’interno degli istituti scolastici (tantomeno l’asterisco, contro il quale si è espressa anche l’Accademia della Crusca);
  • Tale provvedimento rappresenta una forzatura che lede il patto di corresponsabilità educativo tra gli istituti scolastici e le famiglie, sancito nel d.P.R. 235/2007;
  • L’iniziativa è in contrasto con la Direttiva del Ministro per la Funzione pubblica dell’8 maggio 2002 “sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi” che esorta la Pubblica Amministrazione a evitare, nella redazione di qualsiasi atto, «effimeri fenomeni di moda».

Ideologico perché la fluidità di genere è un concetto fortemente discutibile, antiscientifico e per nulla condiviso (come ha ben dimostrato la discussione sul DDL Zan).

Pericoloso perché la carriera alias introduce non pochi rischi per quanto riguarda il condizionamento del processo fisiologico evolutivo di un bambino o adolescente.

L’introduzione della carriera alias sulla base del principio di “fluidità del genere” e di “inclusività” può generare un disastro educativo nei confronti di tutto il corpo scolastico, inducendo i ragazzi e bambini più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria.

Intervieni subito! Firma la petizione per chiedere al Ministro dell’Istruzione di agire immediatamente nei confronti del liceo Cavour che ha introdotto illegalmente e in maniera surreale l’imposizione della neolingua gender nei documenti ufficiali dell’istituto.

ADERISCONO ALL’INIZIATIVA:

Associazione Family Day – difendiamo i nostri figli

Circolo Christus Rex-Traditio

 

Al Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi; al vice Ministro, Rossano Sasso

Onorevoli,

come cittadini/genitori/educatori ci siamo allarmati dell’iniziativa promossa dal dirigente scolastico del Liceo Cavour di Torino, rispetto all’introduzione di un regolamento che consentirà di utilizzare gli asterischi al posto delle desinenze personali maschili e femminili identificative del genere.

Non solo si sta storpiando la lingua italiana in nome di un morboso e patologico attaccamento al politicamente corretto, ma si stanno bombardando i ragazzi, adolescenti ancora in fase di sviluppo, con una propaganda tossica e ideologica lesiva e pericolosa.

Inoltre, le problematiche che tale procedimento suscita, sono molteplici:

1. Nessuna norma, di fatto, legittima l’imposizione della carriera alias all’interno degli istituti scolastici (tantomeno l’asterisco, contro il quale si è espressa anche l’Accademia della Crusca);

2. Tale provvedimento rappresenta una forzatura che lede il patto di corresponsabilità educativo tra gli istituti scolastici e le famiglie, sancito nel d.P.R. 235/2007;

3. L’iniziativa è in contrasto con la Direttiva del Ministro per la Funzione pubblica dell’8 maggio 2002 “sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi” che esorta la Pubblica Amministrazione a evitare, nella redazione di qualsiasi atto, «effimeri fenomeni di moda».

4. L’introduzione senza basi effettive della carriera alias può ingenerare una patologizzazione sociale su tutto il corpo scolastico, inducendo i soggetti più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria

5. Il concetto di “fluidità di genere” già affrontato nell’art. 1 del DDL ZAN (e che ha scatenato non poche divisioni di pensiero politico) è antiscientifico. Sottoporre giovani studenti a provvedimenti socialmente e scientificamente dubbi, li mette di fronte a pericolosi rischi educativi.

Chiediamo che il ministero dell’istruzione intervenga immediatamente nei confronti del liceo Cavour che ha introdotto illegalmente e in maniera surreale l’imposizione della neolingua gender nei documenti ufficiali dell’istituto.

PER FIRMARE CLICCA QUI:

https://citizengo.org/it/node/205318?utm_source=em&utm_medium=social&utm_content=tyflow&utm_campaign=

 

La terza dose serve? Cosa dice uno studio israeliano

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UNA RICERCA SUI DATI DEI TAMPONI ALL’AEROPORTO NON DÀ GRANDI SEGNALI SUL BLOCCO DELLA TRASMISSIONE DEL COVID

di Paolo Becchi  e Nicola Trevisan

Ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dall’aeroporto nazionale israeliano, un ambiente unico, in cui tutti gli individui vaccinati e non vaccinati devono sottoporsi a test PCR per l’ingresso nel paese; questo consente una valutazione più obiettiva dell’efficacia sia del booster di richiamo (la terza dose) sia del green pass nella prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2 (link).

 

A partire dal 30 luglio 2021, Israele ha lanciato un’aggressiva campagna di vaccinazione di richiamo che iniziato con la popolazione over 60 e rapidamente esteso (entro il 29 agosto 2021) a tutte le età sopra i 16 anni. Nonostante tale campagna, i tassi di infezione hanno continuato ad aumentare rapidamente per tutto il mese di agosto. La diminuzione dei tassi di infezione è stata osservata solo sei settimane dopo il lancio della vaccinazione di richiamo a metà settembre e per tutto ottobre.

A seguito del richiamo, a partire dal 3 ottobre 2021 il MOH israeliano (il Ministero della Salute) ha modificato i criteri di idoneità per i titolari di green pass, richiedendo a chiunque abbia un’età superiore a 12 anni, che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer da più di 6 mesi fa, di ricevere una 3a dose (booster) o avrebbe perso il green pass.

Di conseguenza, le nuove definizioni di vaccinato e non vaccinato attualmente sono:

Vaccinato:

  • Chiunque abbia ricevuto la terza dose (booster) da più di 7 giorni.
  • Chiunque abbia ricevuto 2 dosi più di 7 giorni fa, ma meno da 6 mesi.
  • Chiunque sia guarito dopo essere risultato positivo (test PCR) o mostra segnali di recupero su test sierologico negli ultimi 6 mesi e ha ricevuto 1 dose da più di 7 giorni.

Non vaccinato:

  • Chiunque non abbia ricevuto 2 dosi almeno da 7 giorni (questo include pure individui completamente non vaccinati).
  • Chiunque abbia ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi.
Lo studio del MOH: la terza dose serve?

Più recentemente, il Ministero della Salute israeliano ha pubblicato uno studio sull’efficacia del richiamo basato sui dati raccolti dal MOH durante la campagna. Lo studio afferma che il booster riduce il rischio di infezione di 11.3 volte, tra gli over 60 della popolazione, rispetto alle 2 dosi di vaccino, fornendo così ulteriore supporto e giustificazione all’attuale politica del green pass in Israele.

Tale studio del MOH ha incluso una coorte di 1.137.804 individui di età pari o superiore a 60 anni, che hanno ricevuto la seconda dose prima del 1 marzo 2021.

Ma la valutazione dell’efficacia è stata compromessa dal metodo di analisi: non esiste un controllo appropriato per il numero di rispettivi test condotta tra i membri di ciascun gruppo (vaccinati seconda dose e terza dose); questo rappresenta una delle principali fonti potenziali di bias (di errore)dell’efficacia del richiamo contro le infezioni, poiché ci sono tutte le ragioni per credere che la coorte di richiamo (chi ha ricevuto il booster) sia  stata testata con un’intensità significativamente inferiore.

Lo studio dei dati provenienti dall’aeroporto

A seguito del test PCR all’ingresso, gli individui non vaccinati, indipendentemente dall’esito del test, sono tenuti alla quarantena per 14 giorni (o solo 7 giorni, se mostrano un altro test PCR negativo, 7 giorni dopo l’arrivo). Questo requisito di auto-quarantena non si applica agli individui vaccinati, che sono risultati negativi. Quindi, anche in questo contesto gli individui non vaccinati sono probabilmente testati quasi il doppio di quelli vaccinati.

Sono stati quindi analizzati questi dati, che consentono il calcolo del tasso di positività tra “vaccinato” e “non vaccinato”, oltre al rapporto tra il numero di casi COVID-19 rilevati e il numero di individui che entrano in Israele, in ciascun gruppo. Questi rapporti sono calcolati nel periodo che va dal 1 agosto 2021, subito dopo il lancio della campagna di vaccinazione, e per tutto il 31 ottobre 2021.

Complessivamente, ci sono stati 5.074 casi confermati su 799.633 individui vaccinati, che è un tasso di positività dello 0,63%. e ci sono stati 6415 confermati casi tra 654.952 non vaccinati che è un tasso di positività dello 0,98%. L’analisi mostra che il tasso di positività (numero di casi diviso per numero di test) tra la coorte vaccinata per tutto agosto-ottobre è solo 1,54 volte più piccolo di quello della coorte non vaccinata (circa il 35% di protezione relativa).

In particolare, rispetto al gruppo “non vaccinati”, il gruppo “vaccinato” ha un significativo tasso di positività più alto durante il mese di agosto, poi a settembre mostra un tasso di 3,45 volte più piccolo tasso di positività (71% di protezione relativa), e questa protezione si riduce a 2,66 volte (62% protezione) nel mese di ottobre. L’analisi mostra che la relativa protezione di richiamo contro l’infezione è probabile che sia significativamente inferiore alle stime iniziali di 10-11 volte riportate dal MOH, intorno al 60% nella migliore delle ipotesi. Ciò implica anche che è probabile che il numero di individui infetti nel gruppo “vaccinato” sia almeno pari a quello del gruppo “non vaccinato”, sollevando seri dubbi sul fatto che il nuovo green pass sia efficace nel prevenire la diffusione dell’infezione.

Questo studio non solo solleva dubbi in merito ai risultati della dose di richiamo, ma avanza una legittima preoccupazione.  Poiché l’attuale livello di protezione del booster di richiamo contro l’infezione è intorno al 60% nella migliore delle ipotesi e sembra essere già in calo, ne consegue che anche i vaccinati con richiamo potrebbero essere contagiati e contagiarne altri. Se i vaccinati avendo fatta la terza dose hanno la percezione di essere protetti da infezioni e non si testano più potrebbero diventare pericolosi per la trasmissione del virus.  Insomma, la “polizza” green pass con terza dose non solo non prevede la presunta protezione contro le infezioni, ma potrebbe anche avere un effetto paradossale e aumentare la diffusione del contagio.

Per altri approfondimenti, visita il sito

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-terza-dose-serve-cosa-dice-uno-studio-israeliano/

Le macerie del sistema sanitario italiano

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Nuovi tagli alla Sanità, il governo Draghi riduce la spesa di 6 miliardi tra il 2022 e il 2023
 
Nella Nadef già approvata dal Parlamento il governo Draghi prevede di ridurre la spesa sanitaria tra il 2022 e il 2023 di 6 miliardi di euro
 
Non è servita a molto la ‘lezione’ impartita con l’emergenza sanitaria Covid-19, visto che il governo guidato dall’ex presidente della Bce ha deciso di imboccare nuovamente la strada dei tagli alla sanità dopo una brevissima parentesi aperta (e in procinto di essere richiusa) nel 2021.
 
Per la Sanità 6 miliardi di euro di tagli in programma
 
Il governo di Mario Draghi, a dispetto di tutte le misure introdotte nel dichiarato intento di tutelare la salute pubblica, programma tagli alla sanità per circa 6 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023. Non si tratta di un’ipotesi ventilata distrattamente tra un Consiglio dei Ministri e l’altro, ma di quanto scritto nero su bianco nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza.
I tagli alla sanità per 6 miliardi di euro infatti sono stati previsti nella Nadef già approvata dal Parlamento nei giorni scorsi con una risoluzione di maggioranza. Il documento prevede da un lato che il governo si impegni a consolidare la crescita del PIL utilizzando al contempo le risorse del bilancio per la sanità, e dall’altro si andranno a ridurre le spese in ambito sanitario per gli anni 2022 e 2023.
D’altra parte la spesa in ambito sanitario è stata di anno in anno ridotta in nome dell’austerità imposta dal patto di stabilità, e quella del 2021 è stata solo un’eccezione. Si è trattato niente più che di una parentesi, con un aumento della spesa per la sanità di 6 miliardi per il 2021, per un totale di 129 miliardi di spesa complessiva.
Nel 2022 però la spesa per la sanità subisce intanto un primo taglio, di 4 miliardi di euro appunto, il tutto nonostante siano piuttosto frequenti i riferimenti fatti, anche dallo stesso presidente del Consiglio Draghi, alla “prossima pandemia”.
La salute pubblica quindi è importante fintanto che si tratta di imporre chiusure e restrizioni, obbligo di mascherina, distanziamento e Green Pass, ma passa in secondo piano nel momento in cui si tratta di stanziare risorse economiche che potrebbero aumentare il numero di posti letto disponibili e di personale.
Nel 2023 la spesa per la sanità si riduce ulteriormente nei programmi di Mario Draghi, infatti da quanto scritto nella Nadef evinciamo che dai 125 miliardi di spesa del 2022 si passerà ai 123 miliardi del 2023. In tutto, tra i 4 miliardi di spesa in meno dell’anno prossimo e i 2 miliardi in meno dell’anno seguente, la spesa per la sanità si riduce in 6 miliardi di euro.
Per il 2024 invece nessun taglio, anzi si prevede di aumentare la spesa per la sanità di 1 miliardo, portandola dai 123 ai 124 miliardi di euro. Ben poca cosa se si considera che stiamo parlando di uno dei Paesi che si sono trovati maggiormente in difficoltà nell’affrontare l’emergenza Coronavirus anche per via dei pochi posti letto disponibili sia nei reparti di terapia intensiva che in quelli di medicina generale.
Nella Nadef si legge che “nel biennio 2022 – 2023 la spesa sanitaria a legislazione vigente calerà del -2,3 per cento medio annuo per via dei minori oneri connessi alla gestione dell’emergenza epidemiologica” e che “a fine periodo è prevista una crescita limitata, dello 0,7 per cento, ed il ritorno ad un livello del 6,1 per cento del PIL”.
 
Aiom chiede di “investire e promuovere la lotta contro il cancro”
 
Lo scenario descritto insomma è quello di un miglioramento della situazione emergenziale legata alla diffusione del Covid-19, motivo per cui si andranno a stanziare risorse meno cospicue alla sanità. In altre parole si gettano le basi per ritrovarsi nel caso di una nuova pandemia, esattamente nella stessa situazione di impreparazione in cui ci siamo trovati a inizio 2020 per via di 10 anni di tagli alla sanità.
A far notare le carenze del sistema sanitario nazionale anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) che ha evidenziato l’importanza di tornare a “investire e a promuovere la lotta contro il cancro” visto che in Italia le oltre 3 milioni di persone che hanno la malattia affrontano una situazione molto difficile sotto questo aspetto con servizi e risorse stanziate del tutto inadeguate.
Secondo alcune stime nel 2020 le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell’11% rispetto al 2019, i nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% e gli interventi chirurgici si sono ridotti del 18% circa.
Quanto agli screening, il presidente Eletto Aiom Saverio Cinieri ha fatto notare che “lo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019” e il presidente Nazionale Aiom, Giordano Beretta ha ricordato che il numero dei decessi registrati annualmente per patologie oncologiche “potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sull’intero sistema sanitario nazionale”.
Ed è infatti lo stesso Beretta a chiedere “un intervento delle istituzioni per continuare a poter erogare i livelli di assistenza precedenti all’avvento del Covid-19”.
Sullo stesso tema è intervenuto anche Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Annao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri. Questi ha recentemente illustrato le pessime condizioni in cui si trova la sanità pubblica italiana, sottolineando sul problema dei dipendenti “schiacciati da una macchina che esige troppo e non li ascolta” e che, con l’inizio dell’emergenza Covid ha messo a dura prova i medici.
Infatti con la pandemia Covid-19 sono “aumentati i carichi di lavoro, complessità assistenziale, stress fisico e psichico”. Sarebbero queste ragioni che hanno spunto una buona parte dei medici a fuggire dagli ospedali.
Il segretario Palermo ha infatti chiesto di “assumere personale, riconoscere ai medici e ai dirigenti sanitari un ruolo decisionale nella governance delle aziende e valorizzare economicamente le professioni”.
Ma ancora una volta il governo di Mario Draghi segue un binario che porta in una direzione completamente diversa e non sembra incline all’ascolto. Si va avanti quindi con la linea dei tagli alla sanità pubblica che è stata portata avanti negli ultimi 10 anni e che ha fatto trovare l’Italia del tutto impreparata davanti alla pandemia.
Intanto dal ministro della Salute Roberto Speranza nessun segnale. Eppure era proprio Speranza che qualche mese addietro illustrava le grandi opportunità legate alle risorse che sarebbero arrivate con il Recovery Fund e grazie alle quali sarebbe stato possibile “rilanciare il Servizio sanitario nazionale”.
Ed era sempre Roberto Speranza che parlava di “chiudere per sempre la stagione dei tagli alla sanità”, evidentemente però la stagione non si è chiusa affatto, così nel caso di nuove pandemie non resterà altro da fare che chiedere ai cittadini di restare a casa, e se avremo più malati di quanti il sistema sanitario è in grado di gestire sarà chiaramente ‘colpa dei cittadini’.
 
 

Una horror story australiana

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Il nostro sito è anche uno spazio di libertà, ove si possono leggere fatti e opinioni controcorrente, che spesso non si trovano sui media mainstream. Noi del Circolo Christus Rex siamo sempre stati agevolati nella pubblicazione di questi articoli, grazie al contributo di amici e sostenitori. La pubblicazione di tali articoli, che devono tutti essere circostanziati ed avere motivazioni serie, non debbono per forza coincidere col nostro pensiero.

Segnalazione di Federico Prati

di Jeremy Salt
informationclearinghouse.info

Il premier dello stato australiano di Victoria, Daniel Andrews, ha appena presentato in parlamento una nuova proposta di legge, probabilmente la più mostruosa mai introdotta in un Paese che si definisce democratico. Fondamentalmente, darà ad Andrews il potere di fare quello che vuole, quando vuole. Nell’ultimo anno e mezzo, [Andrews] ha trasformato il Victoria in uno stato di polizia, ma, nonostante la faccia sciaba e i modi seri, questa proposta di legge lo marchia apertamente come uno psicopatico totalitario.

Ecco alcuni dei punti salienti del Public Health and Wellbeing Amendment (Pandemic Management) Bill 2021. Continuate a leggere e stupitevi che questo possa effettivamente accadere in Australia, il paese felice e tranquillo delle spiagge, del sole, della birra e dei gamberi alla brace.

La proposta di legge consentirà ad Andrews di dichiarare una pandemia anche quando non c’è. Dovrà solo pensare che potrebbe essercene una. Questa versione antipodica di commissario e gauleiter sta assumendo il controllo completo e personale dello stato e della sua popolazione. Potrà mettere in lockdown tutto lo stato o parti di esso e impedire alla gente di entrare o uscire, in tutto o in parte. Potrà estendere i lockdown senza limitazioni.

L’applicazione della normativa sarà affidata alla polizia e a “funzionari autorizzati.” Per coloro che non rispetteranno la normativa ci saranno pesanti multe, fino a 90.000 dollari a livello individuale e a 450.000 dollari per le imprese. Le persone potranno essere detenute per due anni e dovranno pagare il costo del proprio mantenimento nell’enorme campo di concentramento costruito a Mickleham, alla periferia di Melbourne. La legislazione autorizza la polizia ad usare una “forza ragionevole” per aiutare gli “ufficiali autorizzati” durante gli arresti.

Il campo di Mickleham è in grado di accogliere migliaia di persone. I probabili internati in questo gulag australiano saranno gli esponenti della minoranza che non si è piegata alla vaccinazione, sulla base del diritto personale a rifiutare un intervento medico non voluto o a causa dei noti pericoli per la salute di questi vaccini, pericoli ben conosciuti ma accuratamente censurati dai media. Abusati dai politici e dai commentatori, esclusi da molte attività normali della vita quotidiana, [questi dissidenti] sono già stati trasformati in paria sociali, e tutti i volonterosi esecutori di ordini senza dubbio penseranno che meritano di essere rinchiusi in questo gulag australiano.

La legislazione include un sistema a punti collegato alle sanzioni per cattivo comportamento. Gli individui e gli imprenditori che non obbediranno ad un ufficiale autorizzato perderanno punti e molti più punti se l’infrazione sarà considerata grave. In pratica, Andrews ha inserito nella proposta di legge l’embrione di un sistema di credito sociale che porterà al completo controllo da parte dello stato della vita di ogni singolo individuo.

Le persone potranno essere detenute sulla base delle loro “caratteristiche, attributi e circostanze” valutate da un ufficiale autorizzato. Questa clausola straordinaria di certo non ha nessuna analogia nelle leggi approvate nei Paesi che si definiscono democratici. In pratica permettere la detenzione di chiunque per qualsiasi motivo.

Agli individui detenuti potrà essere richiesto di sottoporsi a test medici e la loro detenzione potrà essere prolungata in caso di rifiuto. Se non saranno in grado di pagare il costo della loro detenzione, per quanto lunga possa essere, saranno multati. Tutti gli ordini potranno essere estesi o modificati senza limiti da Andrews o dal suo ministro della salute. La polizia potrà entrare negli spazi privati senza un mandato. Le persone detenute potranno essere costrette a rivelare informazioni, non solo nomi e indirizzi, ma “qualsiasi altra informazione” che un ufficiale autorizzato potrebbe voler conoscere. Come questo possa essere fatto se la persona detenuta non volesse collaborare non è spiegato. Gli incontri pubblici e privati potranno essere vietati e le imprese chiuse.

Daniel Andrews ha passato gli ultimi due anni a trasformare il Victoria in uno stato di polizia. Il danno arrecato è stato colossale a livello economico, sociale e anche sanitario. Migliaia di imprese sono state rovinate e lo stato è sprofondato nei debiti (da 29 miliardi di dollari nel 2019 a 155 miliardi di dollari stimati nel 2023/24). I problemi di salute mentale sono aumentati a causa di quasi due anni di lockdown e molte persone non hanno potuto ricevere le cure mediche di cui avevano bisogno perchè tutto era concentrato sul virus. Nel 2020 più di 650 persone sono morte nelle case di riposo. Le inchieste ufficiali hanno puntato il dito contro i governi federali e statali e sulla negligenza e/o cattiva amministrazione delle case di riposo. Delle 915 persone morte a causa del virus da gennaio 2020 a luglio 2021, 820 erano nel Victoria.

Questo record è scioccante, ma, grazie soprattutto alla complicità dei media e all’ignoranza o all’indifferenza di una popolazione terrorizzata e in preda al panico, Andrews non è mai stato chiamato a risponderne. L’emittente nazionale ABC (Australian Broadcasting Commission) e il giornale di Melhourne “Age” sono particolarmente colpevoli. Hanno condotto una vera e propria campagna di propaganda a favore di Andrews, sopprimendo tutte le informazioni che ostacolavano l’”esitazione vaccinale,” dalle carenze del test PCR alle decine di migliaia di morti post-vaccinazione in Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Centinaia di persone sono già morte in Australia [dopo essere state vaccinate], ma di questo è proibito discutere. Come non si può parlare dell’efficacia limitata dei vaccini.

L’anno scorso, l’editrice di “Age,” Gay Alcorn, era arrivata al punto di sopprimere 12 vignette disegnate da Michael Leunig, ufficialmente definito un “tesoro nazionale vivente” per i suoi meriti artistici, [un disegnatore] che aveva avuto i suoi lavori pubblicati su “Age” per mezzo secolo. Dopo aver eliminato le sue vignette [la Alcorn] lo aveva anche completamente rimosso dalla sezione notizie. Leunig era una voce solitaria di dissenso in mezzo ad un torrente di propaganda governativa, eppure, anche lui ha dovuto essere messo a tacere. Una delle sue vignette soppresse, forse la più impressionante, è ispirata al manifestante solitario che aveva affrontato il carro armato in piazza Tienanmen, con il cannone del blindato che diventa una siringa puntata contro uno dei suoi personaggi tipicamente disorientati. I lettori di “Age” si erano infuriati e avevano appoggiato la censura nei suoi confronti, ma questa proposta di legge dimostra che l’istinto di Leunig era giusto al 100%.

Questa normativa pandemica permanente ora distruggerà quel che era rimasto dei diritti umani nel Victoria. Il capo del Victorian Bar Council l’ha paragonata alle leggi fatte rispettare dal servizio di sicurezza statale (STASI) nell’ex Germania Orientale. Ha detto che permetterà di interferire in modo praticamente illimitato nelle libertà civili del popolo del Victoria, riducendo al minimo anche la possibilità di una consultazione popolare. Verrà istituito un consiglio per i diritti umani, ma chiaramente, a solo scopo cosmetico, in quanto non avrà alcun potere di limitare Andrews. Non c’è stato alcun dibattito pubblico, perché nessuno, al di fuori del governo e fino al giorno prima che questo documento di 121 pagine fosse introdotto in parlamento era al corrente di questa proposta di legge.

Ora, la legge è ora effettivamente la parola di Andrews. Le barriere per fermarlo sono molto sottili. Ha la maggioranza in parlamento e un’opposizione debole. Persino i Verdi e il Partito per la Protezione degli Animali hanno appoggiato questa legislazione, senza dubbio avendo stretto qualche tipo di accordo con Andrews.

Il governo federale eventualmente potrebbe, per tutta una serie di motivi, annullare la legislazione, ma il suo silenzio fa capire che, non solo non interverrà, ma che il Victoria è forse considerato un modello per quello che avverrà in tutto il Paese e altrove per la realizzazione del distopico “Grande Reset.”

Grazie a Scott Morrison, il primo ministro, l’Australia è isolata dal mondo da quasi due anni. I suoi cittadini non possono tornare e devono chiedere un’esenzione per andarsene. Ne sono state concesse poche. I diritti dei cittadini, quelli garantiti dalle leggi internazionali, sono stati completamente violati. Le decine di migliaia di cittadini australiani bloccati in altri Paesi non hanno accesso ai servizi governativi e i governi statali e federali e i media sono indifferenti alla loro situazione.

I confini interni dei vari stati rimangono chiusi, con migliaia di anziani del Vittoria che si erano recati a nord per sfuggire all’inverno bloccati da tre mesi nel Nuovo Galles del Sud, perché Andrews aveva chiuso il confine a luglio, prima che potessero ritornare. Come sopravvivere nelle roulotte o negli alberghi sarebbe stato un loro problema. Andrews non si era preoccupato e nemmeno i media.

I parlamentari che hanno rifiutato la vaccinazione non possono entrare nell’edificio del parlamento del Vittoria, cosa che ha permesso ad Andrews di evitare per il rotto della cuffia un tentativo di inchiesta sulla sua cattiva gestione della pandemia. Sul fronte nazionale, la vice presidente della Fair Work Comnmission è stata sospesa dalla carica per aver espresso un parere dissenziente, in cui descriveva la vaccinazione obbligatoria come una violazione dell’etica medica e del diritto internazionale. Le è stato ordinato di sottoporsi ad un corso di “formazione professionale,” di rieducazione in altre parole, in modo da non ripetere il suo errore. Era stata assolutamente corretta nella sua interpretazione della legge. La vaccinazione obbligatoria/coercitiva viola anche l’etica dell’AMA (Associazione Medica Australiana), ma [l’ente] si è rifiutato di prendere una posizione pubblica.

Questa è l’Australia del 2021, non la Germania del 1935/36. Quelli che sogghignano al paragone si ingannano, perché il nocciolo della questione è lo stesso. Proprio come i Tedeschi della classe media, la maggioranza dei Vittoriani potrà godersi la stessa, confortevole vita di prima finché farà ciò che gli viene detto di fare, crederà a ciò che gli viene detto di credere e guarderà dall’altra parte mentre la polizia irrompe nelle case e il campo di concentramento si riempie. Dobbiamo sperare che arrivi il giorno in cui Andrews, la cricca che lo circonda e tutti quelli che nella vita pubblica hanno ingannato e tradito il popolo vittoriano, a cominciare dallo stesso Andrews, saranno chiamati a rispondere, preferibilmente in un tribunale penale.

Jeremy Salt

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/56841.htm
01.11.2021

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