Anche Grease sulla graticola buonista: “Film omofobo, sessista e incita allo stupro”

 

Roma, 4 gen – Era solo questione di tempo, anche il leggendario musical Grease è finito sulla graticola dei talebani del politicamente corretto: secondo gli ultras della cancel culture sarebbe sessista, omofobo e inciterebbe addirittura allo stupro.

Gli alfieri del buonismo decretano che Grease è sessista 

E’ destino che, uno dopo l’altro, tutti i film che in qualche modo rappresentano il bagaglio culturale delle generazioni antecedenti ai nati negli anni ’90 passino sotto le forche caudine del pensiero revisionista di millenial e successivi, vittime spesso inconsapevoli del lavaggio del cervello globalista. La lista dei film messi all’indice perché sessisti, omofobi e razzisti è ormai infinita.

Una messa in onda che ha sconvolto i giovani adepti del globalismo

Gli strali politicamente corretti si sono abbattuti su Grease durante la sua messa in onda sul canale britannico Bbc1. Mentre – ci scommettiamo – tutta una parte di audience non vedeva l’ora di tuffarsi nelle vicissitudini romantico-goliardiche di Danny Zucco e di Sandy, dei T-birds e delle Pink Ladies, le schiere di giovanissimi che per la prima volta si accostavano alla pellicola sono sobbalzate incredule sulla propria sedia. E via a twittare indignati denunciando gli elementi «problematici» di Grease: è sessista, misognino, omofobo, e addirittura ammiccherebbe alla «cultura dello stupro».

Grease sessista e razzista sul banco degli imputati

Ma come, direbbe una qualsiasi persona normale, armata di buon senso: in Grease non c’è traccia di violenza, il lieto fine è assicurato, l’amore trionfa, tutti arrivano al finale felici, accoppiati e contenti… Eh no, alzano il ditino i gggiovani: «Con Grease si tocca il picco di omofobia», «Grease è misogino, sessista e un po’ stupido», «Grease fa schifo a così tanti livelli e il messaggio è pura misoginia». Soprattutto, «Grease è una pellicola eccessivamente bianca», perché non vi recitano attori afroamericani.

I passaggi incriminati

A guadagnarsi il bollino rosso sono alcuni passaggi iconici della pellicola. Innanzitutto Sandy, la protagonista della pellicola, si trasforma in una bad girl per compiacere il personaggio interpretato da John Travolta e questo è estremante sessista e lesivo della dignità femminile. Poi viene messa al banco degli imputati la scena in cui uno dei personaggi si sdraia sul pavimento per guardare sotto le gonne di due studentesse. Per non parlare della gara di ballo in cui lo speaker radiofonico Vince Fontaine chiede ai ballerini di «evitare di formare coppie dello stesso sesso». Omofobia galoppante, secondo il metro di giudizio odierno.

Secondo quanto riferito dal Daily Mail molte beghine antisessiste hanno chiesto a gran voce la cancellazione del film dal palinsesto: «Grease è troppo sessista ed eccessivamente bianco e dovrebbe essere bandito dallo schermo. Dopotutto, è quasi il 2021». Siamo fieri di essere rimasti al ’78, quindi.

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/spettacolo-2/anche-grease-graticola-buonista-film-omofobo-sessista-incita-stupro-178742/

Il padre del divorzio in Italia, massone e socialista

Segnalazione del Centro Studi Federici

I grembiulini del Grande Oriente d’Italia hanno ricordato Loris Fortuna, rivendicando la sua militanza massonica, nel 50° anniversario della legge sul divorzio. Anche dopo l’unità d’Italia i massoni cercarono di introdurre il divorzio, ma in quell’epoca i cattolici in politica erano intransigenti e non democristiani e l’assalto mortale alla famiglia non passò. L’articolo che segue, scritto in senso elogiativo, alla luce della fede è un terribile atto di accusa nei confronti di Loris Fortuna e dei politici di tutti gli schieramenti che condividono i medesimi errori.

Il ricordo di Loris Fortuna a 50 anni dalla legge sul divorzio e a 35 dalla morte

Marco Rocchi dedica un articolo, pubblicato sul giornale “Avanti!” a Loris Fortuna, massone e socialista, padre della legge che 50 anni fa portò all’introduzione del divorzio in Italia

Esattamente cinquanta anni fa, il primo dicembre 1970, il Parlamento Italiano promulgava la legge, a firma Fortuna e Baslini, che introduceva per la prima volta il divorzio nel nostro Paese. Quasi un secolo era passato dai primi, reiterati tentativi dell’onorevole Salvatore Morelli, prima nel 1878 e poi nel 1880, ai quali erano seguiti quelli di Tommaso Villa nel 1892 e quelli di Giuseppe Zanardelli nel 1902. Tutte le proposte provenivano dalla mente e dalla penna di parlamentari affiliati alla massoneria, e rientravano in un progetto generale di laicizzazione dello Stato (insieme ad altra battaglie come quelle per la cremazione e, su tutte, quella di una scuola pubblica, gratuita e laica) che si era bruscamente interrotto durante il fascismo. E anche Loris Fortuna e Antonio Baslini non facevano eccezione. Fortuna, in particolare, era stato iniziato in una Loggia all’obbedienza della Gran Loggia del Territorio Libero di Trieste, costituitasi in pieno accordo con il Grande Oriente d’Italia, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Loris Fortuna era nato nel 1924 a Breno, in provincia di Brescia, Ma la famiglia si era presto trasferita ad Udine per seguire il lavoro del padre, cancelliere di tribunale. Durante la guerra, Loris fu partigiano nelle Brigate Osoppo e Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e inviato nel penitenziario di Bernau in Germania, ove scontò una condanna ai lavori forzati.
Tornato in Italia al termine del conflitto, si iscrisse al Partito Comunista Italiano e nel 1949 si laureò in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero. I primi anni di attività professionale lo videro impegnato come legale della Federazione dei Lavoratori della Terra e delle Camere del Lavoro a Udine e a Pordenone. Intanto dirigeva il settimanale Lotte e lavoro, al quale collaborò anche Pier Paolo Pasolini, col quale condivise diverse battaglie.
Nel 1956, alla repressione sovietica della rivolta d’Ungheria, Loris Fortuna, allora consigliere comunale, abbandonò per protesta il Partito Comunista per iscriversi, di lì a poco, al Partito Socialista, nelle liste del quale venne eletto deputato, a partire dal 1963, per sei legislature consecutive. Nella sua lunga carriera politica fu anche Ministro della protezione civile tra il 1982 e il 1983 e Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie nel 1985.
Sebbene il suo nome sia rimasto indissolubilmente legato alla legge sul divorzio, Loris Fortuna si distinse, nei lunghi anni di attività parlamentare, in numerosissime battaglie nella difesa e nell’ampliamento dei diritti civili.
Sin dalla sua prima legislatura, si adoperò per i diritti dei lavoratori, e in particolare per la protezione della manodopera minorile e femminile. Risale a questo periodo anche la prima proposta di legge sul divorzio, il cui iter parlamentare venne però rallentato per non compromettere i rapporti politici che si stavano instaurando tra il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana. Fu solo al terzo tentativo – forte di un successo elettorale personale di straordinaria portata nelle elezioni del maggio 1968 e del successo popolare che la Lega per l’Istituzione del Divorzio stava ottenendo – che Fortuna potè forzare la mano e condurre al traguardo la legge dopo un tormentato percorso parlamentare (che incluse un’accusa di incostituzionalità per violazione del Concordato con la Santa Sede), iniziato nello stesso anno e terminato, come si diceva, dopo un biennio, nel 1970.
Il legame coi Radicali si fece più stretto durante la battaglia divorzista e Fortuna fu il primo ad avvalersi della possibilità di un doppio tesseramento (in seguito, poco prima di morire, Fortuna fece un appello a Bettino Craxi per la realizzazione di un’intesa elettorale tra Partito Socialista e Partito Radicale). Il sodalizio coi radicali portò anche alla fondazione della Lega Italiana per l’Abrogazione del Concordato.
Ancora, spesso in stretta collaborazione con i compagni radicali, fu promotore di numerosissime proposte di legge, che coprivano uno spettro così variegato di questioni da rendere persino difficoltosa una completa elencazione, eppure tutte caratterizzate dal minimo comune denominatore dei diritti e delle libertà.
Fu firmatario di proposte di legge per la modifica del codice di procedura penale in materia di carcerazione preventiva (1963), per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (1964), per la riparazione dei danni derivanti da errore giudiziario (1966), per la istituzione di una commissione di inchiesta sugli orfanotrofi (1968), per la riforma del diritto di famiglia (1971 e 1972), per la disciplina e la depenalizzazione dell’aborto (1973), sulla libertà di espressione e di comunicazione (1976), per la parità e contro ogni discriminazione di genere (1977), per la liberalizzazione della cannabis (1979), per la riforma dell’insegnamento della religione in base ai principi della costituzione repubblicana (1980), per i diritti degli animali (1983), per la trasparenza dei lavori parlamentari (1984), per i diritti dei detenuti (1984), per il voto dei cittadini italiani all’estero (1984) e per la cooperazione dell’Italia a favore dei paesi in via di sviluppo (1984).
È impressionante riconoscere, all’interno della sua attività parlamentare, la capacità di Fortuna di precorrere i tempi e di riconoscere con grande anticipo le tematiche che il “naturale ampliamento dei diritti” avrebbe reso evidenti a tutti.
Vale la pena però di soffermarsi un momento sull’ultima delle proposte di legge che propose come primo firmatario, quella del 19 dicembre 1984, un anno prima della sua morte (anno durante il quale fu impegnato come Ministro della protezione civile).
La proposta di legge, recante il titolo “Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina della eutanasia passiva”, venne presentata in Parlamento, dallo stesso Fortuna, con un intervento di portata memorabile. Dopo la citazione del racconto La morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj e alcune lucide e profonde analisi di Max Weber sulla controversa tematica, Fortuna fece riferimento al fatto che «l’ordinamento giuridico non è indifferente (o quantomeno non può esserlo) al concetto di morte come fatto liberatorio da un’esistenza che si ritenga troppo dolorosa per poterla naturalmente concludere o far concludere o per doverla artificialmente prolungare». E, dopo aver citato il Manifesto sull’eutanasia del 1975, firmato da quaranta intellettuali, tra cui tre premi Nobel (Pauling, Monod e Thompson), conclude sottolinenando, con i toni di un appello all’umanitarismo, l’utilità della sua proposta di legge, che «mentre da una parte sorregge la coscienza dei medici e dei parenti in un momento di gravi decisioni, colloca dall’altra (in base ad una autonoma scelta di campo dell’ordinamento statale) il rapporto uomo-vita-morte in una dimensione più umana».
Non solo si tratta del primo tentativo di una legge (seppure limitato al caso di eutanasia passiva) su una materia che ancora oggi presenta, come sottolineato più volte dalla Corte Costituzionale, un vuoto legislativo non ancora colmato; ma, in maniera ancora più evidente, rende palese l’incapacità del nostro Parlamento di dare risposte a un problema così sentito nella pubblica opinione, un Parlamento nel quale da oltre sette anni giace una legge di iniziativa popolare che, in base alla nostra Costituzione (quella che gli stessi parlamentari che la ignorano bellamente, si ostinano a definire la Costituzione più bella del mondo) lo stesso Parlamento non può esimersi dal discutere. Mancano forse, in questo Parlamento, dei Loris Fortuna, pronti a battersi per dei diritti anche quando l’opportunismo parlamentare sembra rappresentare un ostacolo insormontabile.
Fortuna morì a Roma nel 1985, quando non aveva ancora compiuto i 62 anni. Riposa nel famedio del cimitero di San Vito a Udine. (di Marco Rocchi Avanti!)

https://www.grandeoriente.it/cinquantanni-di-divorzio-avanti/

Nella foto: Loris Fortuna e Marco Pannella festeggiano la vittoria del referendum contro l’abrogazione della legge sul divorzio.

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/il-padre-del-divorzio-in-italia-massone-e-socialista/ 

Valencia: femminismo blasfemo

 

L’Editoriale del lunedì

di Leonardo Motta

Sandra Gómez López, vice sindaco di Valencia e leader locale del PSPV-PSOE, ha condiviso su Twitter un’immagine blasfema sulla nascita di Gesù Cristo accompagnata da un linguaggio volgare dove la parola “figa” la mette in relazione con la nascita di Gesù Cristo.

L’immagine mostra una donna con le sembianze della Vergine Maria in travaglio e un uomo che tiene in braccio il bambino appena nato. Intorno a lei c’è un mulo, un bue e altri animali in un luogo simile a una stalla.

Sandra Gómez ha scritto: “Anche Dio è nato dalla @@@@ di una donna”. E per difendere il femminismo, l’ideologia da cui è accecata, ha aggiunto: “serve anche a ricordare quanto siamo meravigliose, incredibili e importanti noi donne. Serve perché ci ricordiamo anche quanto vale la nostra fica”.

La posizione che occupa Gómez è una delle più rilevanti detenute da una socialista in tutta la Spagna, quindi dovrebbe essere più rispettosa delle credenze cristiane e del pubblico in generale e non usare un linguaggio volgare.

Ma questo, evidentemente, non l’ha capito. E visto il clamore provocato dall’immagine, la vice Sindaco ha colto l’occasione per denigrare ancor di più la nascita di Gesù e dare rilevanza a quella che lei definisce “polemiche assurde nel XXI secolo”. “Ha attirato la mia attenzione perché per la prima volta ho visto un’immagine naturale e reale di ciò che festeggiamo davvero da due millenni ogni 25 dicembre: una nascita”, ha commentato. “Persino Dio aveva bisogno della forza di una donna per esistere. Perfino Dio aveva bisogno della sua @@@@ con tutto ciò che significa. Di fronte a una visione infantile e pudica della realtà, preferisco valorizzare il ruolo fondamentale che giocano le donne di questo mondo. E quel Dio è stato il primo a volerlo rendere visibile”.

Inutile sottolineare la volgarità di questa donna, quello che sembra, almeno dai suoi scritti, orgoglio ma anche mediocrità. Un segno dei nostri tempi, della classe politica che ha tirato su, a slogan e cristianofobia, la sinistra spagnola e non solo!

Omosessualità, procuratore apre procedimento penale contro deputata che ha difeso l’insegnamento biblico

Il procuratore generale della Finlandia ha aperto un procedimento penale contro una deputata rea di aver difeso l’insegnamento biblico sull’omosessualità.

Raija Toiviainen, questo il nome del procuratore generale della Finlandia, ha aperto il quinto procedimento penale contro Päivi Räsänen, ex ministro degli Interni finlandese ed ex leader del Partito Democratico Cristiano finlandese, accusandola di incitamento all’odio per aver espresso ciò che la Bibbia dice sulla condizione peccaminosa delle relazioni omosessuali.

Päivi Räsänen, medico, moglie di un pastore luterano e madre di cinque figli, non ha mai nascosto le sue opinioni cristiane, né prima né dopo le modifiche al codice penale del 2011, che ha aggiunto nuovi articoli al capitolo “Crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, in particolare l’illiceità della “pubblica espressione di opinione o altra comunicazione che minaccia, diffama o insulta per motivi di razza, colore, circostanze di nascita, origine nazionale o etnica, religione o fede, orientamento sessuale o disabilità”.

La prima accusa alla Räsänen era arrivata dopo un commento critico che aveva fatto sulla partecipazione ufficiale della Chiesa evangelica luterana di Finlandia al Gay Pride di Helsinki dell’estate 2019 .

Il 17 giugno di quell’anno la Räsänen aveva pubblicato una foto che illustrava la citazione dalla lettera di San Paolo ai Romani 1,24–27, che definisce “vergognose” le relazioni omosessuali e si era chiesta: “come può il fondamento dottrinale della chiesa, la Bibbia, essere compatibile con la lode della vergogna e del peccato, come motivo di orgoglio?”.

Da allora, Päivi Rässianen ha ricevuto accuse ogni volta che ha partecipato a dibattiti o rilasciato dichiarazioni sui social media a sostegno dell’insegnamento biblico contro le pratiche omosessuali.

La Rässianen ha dichiarato più volte di non avere paura di andare in prigione (rischia due anni di carcere per ciascuna delle cinque accuse contro di lei). “Più restiamo in silenzio su questioni complesse e controverse, più viene limitata la libertà di espressione e di coscienza. Se il tribunale mi riterrà colpevole, significherà l’inizio di una censura statale su larga scala”, ha commentato l’ex ministra.

Päivi Maria Räsänen, classe 1959, è una politica pro-vita, quindi contraria all’aborto, ed ha ricordato che in Finlandia la legge sulla protezione degli animali offre una protezione migliore agli animali rispetto ai feti umani. “È vietato causare dolore all’animale durante la macellazione, ma nessuno osa nemmeno discutere il dolore provocato dall’aborto. L’aborto è difeso sulla base del fatto che il feto non è considerato una persona umana. In realtà è un essere umano già dal momento del concepimento”.

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Omosessualità, procuratore apre procedimento penale contro deputata che ha difeso l’insegnamento biblico

L’Ungheria vieta l’adozione di figli alle coppie omosessuali

La legge è stata approvata dai parlamentari ungheresi poche ore fa e rappresenta una svolta per tutto il Paese

L’Ungheria vieta l’adozione di figli alle coppie omosessuali. La legge è stata approvata dai parlamentari ungheresi poche ore fa e rappresenta una svolta per tutto il Paese. Obiettivo primario della decisione è la difesa del governo dei valori tradizionali, come la famiglia nel vero senso del termine. Saranno soltanto le coppie tradizionali, composte da uomo e donna, a poter adottare figli. Una decisione per tanti dura e incomprensibile ma che “protegge i bambini da possibili interferenze ideologiche o biologiche”, ha chiarito il Governo.

L’Ungheria vieta l’adozione di figli alle coppie omosessuali

Una legge approvata in modo schiacciante dai parlamentari fedeli al governo nazionalista e culturalmente conservatore del primo ministro Viktor Orban vieta alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini limitando l’adozione alle coppie sposate.

“La madre è una donna e il padre è un uomo”

I parlamentari hanno anche approvato una modifica alla costituzione riferita alla famiglia in cui si esplicita: “La madre è una donna, il padre è un uomo”. Il governo ha spiegato il cambiamento dicendo che “i nuovi processi ideologici in Occidente” hanno reso necessario “proteggere i bambini da possibili interferenze ideologiche o biologiche”. Un’altra modifica alla costituzione “garantisce l’educazione dei bambini secondo la cultura cristiana (ungherese)”.

 

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L’Ungheria vieta l’adozione di figli alle coppie omosessuali

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

“Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio”. 

Il 1° dicembre 1970 lo stato italiano approvava la “legge” sul divorzio. Segnaliamo le tre lezioni tenute da don Francesco Ricossa al seminario di studi: “Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio” (IX giornata per la regalità sociale di Cristo, 11/10/2014).

PER I VIDEO SI RIMANDA A:

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Utero in affitto, fiera per comprare bimbi/ Prezzi a coppie gay: Ue ‘tace’ sul Belgio

“Men Having Babies”, la fiera choc in Belgio sull’utero in affitto: cataloghi e prezzi per comprare i bambini. Denuncia Lega alla Commissione Ue (che però tace)

Cosa c’è di meglio per distrarsi dalla tremenda pandemia di Covid-19, di una bella fiera online, con tanto di cataloghi e prezzi al dettaglio per “oggetti” di merce rara al giorno d’oggi? Nulla, in teoria, se non si trattasse di bambini e di prezzi legati alla maternità surrogata (tradotta in “vulgata” come utero in affitto). In Belgio dal 2014 si rinnova ogni anno la fiera-choc dal titolo “Men Having Babies” dove tra cataloghi e informazioni, le coppie omosessuali possono dilettarsi sulla scelta più idonea del loro piccolo figlio attraverso l’utero di una madre surrogate, ovviamente il tutto a pagamento. La denuncia arriva quest’anno da Simona Baldassarreeuroparlamentare della Lega, che a Libero Quotidiano racconta stamani la sua richiesta da anni ormai presso la Commissione Ue di intervenire contro l’organizzazione delle fiera che “vende” i bambini. «La risposta è stata evasiva, senza alcuna presa di posizione. Del resto la stessa Ursula Von der Leyen – la presidente della Commissione Europea – nel suo discorso sullo Stato dell’Unione si è detta pronta a favore la genitorialità delle famiglie omosessuali», attacca ancora la co-presidente dell’intergruppo del Parlamento Ue sulle sfide demografiche.

UTERO IN AFFITTO, NEANCHE IL COVID FERMA LA FIERA-SCANDALO IN BELGIO

Il Belgio non da oggi favorisce questa pratica per le coppie gay di “affittare” una madre surrogata per poter poi ricevere il figlio: sulla scia del diritto alla famiglia come primo e unico principio, l’impianto di utero in affitto – vietato ancora oggi in Italia e in diversi altri Paesi europei – viene presentato con dovizia di particolari in questa fiera giunta al sesto anno di attività (e neanche fermato dalla pandemia Covid, solo traslato in video-conferenza). «Ci sono i cataloghi, ognuno scegliere la madre surrogata e le modalità di pagamento che preferisce», attacca ancora la Baldassarre, segnalando come il prezzo oscilli dai 95mila fino ai 165mila euro, tutto compreso anche il sostegno psicologico, l’assistenza legale e i collegamenti aerei per prelevare il “prodotto” ordinato. L’europarlamentare del Carroccio, appoggiata anche dal resto del Centrodestra italiano in Europa, non si capacita di come nel 2020 «dobbiamo ancora assistere a questi eventi che sponsorizzano questa moderna forma di schiavitù». Il bambino diventa una sorta di merce, e con lui anche la madre surrogata, che per il momento viene “permesso” dalla Commissione Europea. Da mesi ormai giace ancora alla Camera una proposta di legge di Fratelli d’Italia a firma Giorgia Meloni, appoggiata anche da Forza Italia, Lega e Noi con l’Italia, che chiedere al Parlamento italiano di rendere l’utero in affitto reato universale anche nel resto d’Europa.

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La bioetica cattolica contro la bioetica laica. Daniele Trabucco e Gianfranco Amato spiegano il perché

Per la rubrica dei video, più o meno recenti, utili per comprendere la realtà che ci circonda, proponiamo la conferenza dal titolo “Bioetica cattolica vs bioetica laica”, tenuta dal professor Daniele Trabucco (Libera Accademia degli Studi di Bellinzona, Svizzera/UNIB-Centro Studi Superiori INDEF) e dall’avvocato Gianfranco Amato (Presidente Giuristi per la vita) lo scorso 14 novembre 2020.
Informazione Cattolica ringrazia la dottoressa Francesca Ferrazza (nella foto), del Coordinamento Didattico Alta Formazione ed Università Centro Consorzi, per l’aiuto fornito e per la possibilità di diffondere i contenuti della conferenza.

 

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2020/11/18/la-bioetica-cattolica-contro-la-bioetica-laica-daniele-trabucco-e-gianfranco-amato-ne-spiegano-il-perche/

Svelato a Roma il murale Lgbt alto 250 metri: “E’ il primo in Europa”

di Ilaria Paoletti

Non c’è che dire, se c’è una cosa di cui a Roma avevamo proprio bisogno è di un murale di 250 metri quadrati che omaggi una misconosciuta (per noi) icona Lgbt. Una nota positiva c’è: mangia lo smog. Potevamo proporre una serie di personaggi rappresentativi della città per un’opera d’arte green – magari qualche divinità del Pantheon romano? – ma è stato fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia, quindi non abbiamo diritto di parola sul soggetto.

Il colossale murales Lgbt

Secondo quanto riporta Roma Today, l’opera rappresenta “un uomo ed una donna, il primo in posizione frontale, l’altra di spalle. Sono avvolti da un drappo bianco, indossano gli stessi monili e, come fossero parte di un unico corpo, guardano fissi nella medesima direzione“. E’ stato dipinto su un muro in via Tessalonica, sulla parete dell’Istituto tecnico industriale Armellini, ed è stato  realizzato l’artista olandese JDL.

L’opera dedicata alla drag queen

L’opera di street art è stata dedicata a La Karl Du Pigné, drag queen italiana e icona del movimento Lgbt. Per questo, si rallegra Vladimir Luxuria: “Quando parlo della Karl du Pignè mi emoziono perché è stata una storia di profonda amicizia ma anche di una lotta che abbiamo fatto insieme: i primi Pride, le giornate mondiali contro l’AIDS, gli eventi culturali. Una lotta che ci ha permesso di raggiungere dei traguardi importantissimi e sono felice che possa essere ricordata attraverso un murales ecosostenibile, il primo in Europa che riguarda la tematica LGBQT+”.

Patrocini importanti

Il progetto artistico è stato patrocinato da Yourban 2030 e sostenuto e fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia. Ovviamente, è anche patrocinato dal Municipio VIII nonché dal Circolo Mario Mieli: il colossale murales sarebbe dedicato “alla necessità, di ogni persona di sentirsi libera di essere ciò che è, ciò che vorrebbe essere, ciò che sarà”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/roma-murale-lgbt-174477/

Indottrinamento Lgbt in una scuola di Firenze: genitori in rivolta

 

Roma, 15 nov – Nonostante il ddl Zan sia stato approvato solo alla Camera, il mondo Lgbt continua ad allargare il suo raggio di propaganda nelle scuole primarie. Stavolta in Toscana, regione la cui amministrazione nei mesi scorsi ha elargito ingenti finanziamenti pubblici alle varie sigle.

Bambini e bambine recitano ruoli del sesso opposto

«Individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana». Secondo quanto riportato da La Nazione, questo è l’inquietante contenuto del programma promosso dall’associazione Lgbt Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer (termine quest’ultimo che prende il nome dalla teoria che mette in discussione la naturalità dell’identità di genere, dell’identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, affermando invece che esse sono interamente o in parte costruite socialmente) in alcune classi di elementari e medie presso l’Istituto Comprensivo Rosai a Firenze, che ha fatto alzare un polverone tra i genitori.

A destare più scalpore è la testimonianza di un genitore su una maestra che “durante le lezioni d’inglese fa recitare ai bambini i ruoli delle femmine e alle bambine quelle dei maschi. In un dialogo un bimbo fa Lilly e una bimba fa Arthur. Tutto questo senza chiedere il consenso ai genitori”.

La maestra però non ha fatto mistero dei suoi decisamente discutibili metodi di insegnamento, tant’è che sui suoi social scrive: “Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito”. “C’è da lavorare” aggiunge.

Donzelli: “No alla manipolazione dei bambini”

Tra i primi a denunciare la vicenda è stato il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. “Siamo con le mamme che si sono ribellate a questa follia, non è accettabile che si tenti di manipolare dei bambini in questo modo – tuona Donzelli– Ora il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza di governo di sinistra, il Ddl Zan, sta giustificando questi metodi e anzi la situazione peggiorerà una volta che sarà approvata. La nuova legge, già approvata dalla Camera, istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per insegnare ai bambini delle elementari a scegliere, anche a giorni alternati, se sentirsi maschi, femmine, o trans. Abbiamo provato in tutti i modi a fermarli proponendo emendamenti di buonsenso alla Camera. La sinistra li ha tutti bocciati. Ma noi non ci perdiamo d’animo”.

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/indottrinamento-lgbt-scuola-firenze-genitori-rivolta-173988/

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