BILL GATES ANNUNCIA CHE IMPIANTERÀ I MICROCHIP PER COMBATTERE IL COVID-19 E PER TRACCIARE LE VACCINAZIONI

Il cofondatore di Microsoft Bill Gates lancerà capsule impiantabili – chiamati anche microchip – per l’uomo che hanno “certificati digitali”; questi possono mostrare chi è stato testato per il coronavirus e chi è stato vaccinato contro di esso.

Il magnate della tecnologia di 64 anni e attualmente la seconda persona più ricca del mondo, lo ha rivelato ieri durante una sessione di Reddit “Ask Me Anything” mentre rispondeva alle domande sulla pandemia di Coronavirus COVID-19.

Come funziona la schedatura tramite microchip

Gates stava rispondendo a una domanda su come le aziende saranno in grado di operare mantenendo le distanze sociali e ha affermato che “Alla fine avremo alcuni certificati digitali per mostrare chi si è ripreso o è stato testato di recente o quando abbiamo un vaccino che lo ha ricevuto “.

I “certificati digitali” a cui Gates si riferiva sono “QUANTUM-DOT TATTOOS” impiantabili nell’uomo su cui i ricercatori del MIT e della Rice University stanno lavorando come un modo per tenere un registro delle vaccinazioni.

È stato l’anno scorso a dicembre quando gli scienziati delle due università hanno rivelato che stavano lavorando su questi tatuaggi a punti quantici dopo che Bill Gates li ha avvicinati per risolvere il problema di identificare coloro che non sono stati vaccinati.

tatuaggi a punti quantici implicano l’applicazione di microneedle a base di zucchero dissolvibili che contengono un vaccino e “punti quantici” a base di rame fluorescente incorporati all’interno di capsule biocompatibili su scala micron.

ID 2020 e identità digitale

I microneedes si dissolvono sotto la pelle, lasciano i punti quantici incapsulati i cui schemi possono essere letti per identificare il vaccino che è stato somministrato.

I tatuaggi a punti quantici saranno probabilmente integrati con un’altra azienda di Bill Gates chiamata ID2020, che è un ambizioso progetto di Microsoft per risolvere il problema di oltre 1 miliardo di persone che vivono senza un’identità ufficialmente riconosciuta.

ID2020 sta risolvendo questo problema attraverso l’identità digitale. Attualmente, il modo più fattibile per implementare l’identità digitale è tramite smartphone o impianti di microchip RFID.

Campi di applicazione e trust

Quest’ultimo sarà il probabile approccio di Gates non solo per fattibilità e sostenibilità, ma anche perché da oltre 6 anni, la Fondazione Gates finanzia un altro progetto che incorpora impianti di microchip impiantabili sull’uomo.

Questo progetto, anch’esso guidato dal MIT, è un impianto di microchip anticoncezionale che consentirà alle donne di controllare gli ormoni contraccettivi nei loro corpi.

Per quanto riguarda ID2020, per farcela, Microsoft ha stretto un’alleanza con altre quattro società, vale a dire; Accenture, IDEO, Gavi e la Fondazione Rockefeller. Il progetto è sostenuto dalle Nazioni Unite ed è stato incorporato nell’iniziativa degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Covid-19 come opportunità

Sarà interessante vedere come Bill Gates e ID2020 eseguiranno tutto ciò perché molti cristiani, e sorprendentemente un numero crescente di musulmani sciitisono molto contrari all’idea di microchip e qualsiasi forma di tecnologia di identificazione invasiva per il corpo.

Sarà interessante vedere come Bill Gates e ID2020 eseguiranno tutto ciò perché molti cristiani, e sorprendentemente un numero crescente di musulmani sciitisono molto contrari all’idea di microchip e qualsiasi forma di tecnologia di identificazione invasiva per il corpo.

Alcuni legislatori e politici cristiani negli Stati Uniti hanno persino tentato di vietare tutte le forme di microchip umano.

D’altra parte, questa è l’occasione perfetta per Bill Gates di esaminare i progetti perché, poiché il coronavirus continua a diffondersi e sempre più persone continuano a morire a causa della pandemia, il pubblico in generale sta diventando più aperto alle tecnologie di risoluzione dei problemi che conterrà la diffusione del virus.

Si dice che in USA il Covid-19 sia anche un’opportunità per le aziende di telecomunicazioni che impianteranno anche il 5G nelle scuole in un momento in cui sarà possibile farlo, mentre la popolazione si sarebbe opposta massivamente in una situazione di normale frequentazione. Vedi come spiega bene Repubblica in questo articolo.

Le critiche e gli scettici

Il motivo principale per cui molti cristiani e alcuni musulmani sciiti si oppongono alle tecnologie di identificazione invasiva del corpo, per quanto utili siano tali tecnologie per prevenire le pandemie, è perché credono che tali tecnologie siano il cosiddetto “Marchio di Satana” menzionato nella Bibbia e in alcune profezie.

Nel Libro delle Rivelazioni nella Bibbia, a chiunque non abbia questo “marchio” non è permesso acquistare o vendere nulla.  Nel novembre 2019, una società tecnologica con sede in Danimarca che aveva contratti per la produzione di impianti di microchip per il governo danese e la Marina degli Stati Uniti, ha dovuto annullare il lancio del suo presunto impianto di microchip basato su Internet of Things apparentemente “rivoluzionario” dopo l’attacco di attivisti cristiani i suoi uffici a Copenaghen.

Per quanto riguarda il discorso vaccinale, in merito al Coronavirus, ricordiamo le affermazioni della virologa Capua che ha affermato che un vaccino sarebbe inefficace contro questo tipo di virus perchè tendente a mutare in maniera molto veloce.

ARTICOLO ORIGINALE – Nota di J.B .: l’articolo di cui sopra è stato accessibile tramite Wayback Machine 3/24/2020 poiché l’articolo originale del 19/03/2020 è da allora scomparso.

FONTE https://www.ambientebio.it/societa/bill-gates-annuncia-che-impiantera-i-microchip-per-combattere-il-covid-19-e-per-tracciare-le-vaccinazioni/

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DA

https://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/sociale/bill-gates-annuncia-che-impiantera-i-microchip-per-combattere-il-covid-19-e-per-tracciare-le-vaccinazioni/

Il sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller invita ad abolire la famiglia

 

 

La femminista Sophie Lewis ha pubblicato un editoriale su OpenDemocracy nel quale ripropone il suo cavallo di battaglia: abolire la famiglia. E il coronavirus, secondo l’autrice, è l’occasione perfetta

OpenDemocracy, progetto finanziato da diverse organizzazioni filantropiche statunitensi tra le quali la Ford Foundation, la Atlantic Philanthropies, la Rockefeller Brothers Fund, e la Open Society Foundations del magnate George Soros, che figura anche tra i collaboratori di spicco del sito web di discussione di politica internazionale e cultura fondato nel 2001 da Anthony Barnett, come riporta La Verità, ha da poco pubblicato un editoriale a dir poco controverso curato dalla geografa femminista Sophie Lewis.

Il titolo è a dir poco eloquente: “La crisi del coronavirus dimostra che è tempo di abolire la famiglia“.

Per la verità, quello dell’abolizione della famiglia è un mantra che Sophie Lewis porta avanti da tempo. Secondo l’attivista statunitense, occorre ripensare all’idea di gravidanza e di famiglia per arrivare alla vera emancipazione della donna e superare il capitalismo. È la teoria contenuta nel suo libro Full Surrogacy Now: Feminism Against Family (Verso, 2019) – ossia “Piena maternità surrogata ora: il femminismo contro la famiglia” – che propone l’abolizione del concetto stesso di famiglia naturale e il ripensamento della gravidanza tradizionale a favore di una “piena maternità surrogata“.

Il delirio femminista sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller

Nell’editoriale pubblicato su OpenDemocracy, Lewis fa capire che lo slogan “Restate a casa” rappresenta – secondo la sua visione – un problema. Le famiglie nucleari, scrive, “rappresentano il luogo dove ci si aspetta che ci ritiriamo tutti intuitivamente per prevenire la malattia. ‘Restare a casa’ è ciò che in qualche modo dovrebbe evidentemente mantenerci sani. Ma ci sono diversi problemi con questo approccio” spiega. E quali? “Le persone queer – osserva –specialmente quelle molto vecchie e molto giovani, non sono sicuramente al sicuro lì [casa e in famiglia]”. Oltre a evidenziare il problema dei senza tetto, Sophie Lewis rimarca il fatto “la pandemia non è il momento di dimenticare l’abolizione della famiglia”. E cita la teorica femminista Madeline Lane-McKinley: “Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un’impennata nelle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri intimi con i partner, torture psicologiche e altro ancora”.

Che le situazioni difficili in molte famiglie esistano, nessuno lo mette in discussione. Ma il problema non è certo il concetto di famiglia in sé, che il femminismo radicale di Sophie Lewis vorrebbe smantellare. Fa inoltre sorridere questa critica al “capitalismo” quando l’autrice pubblica questo articolo su un sito sponsorizzato con i soldi di Soros, Rockfeller e degli altri ultra-Paperoni. Ma all’autrice il principio di non contraddizione sembra non interessare: “Anche quando la famiglia nucleare privata non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta per le persone – afferma –nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessun attacco queer – la famiglia privata come modalità di riproduzione sociale continua, francamente, fa schifo. Meritiamo meglio della famiglia. E il coronavirus rappresenta un momento eccellente per esercitarsi nell’abolizione”.

La gravidanza come lavoro

Come spiegava Sophie Lewis nel suo ultimo libro la gravidanza dovrebbe diventare un vero e proprio lavoro. “Mi sono trovato ad affermare l’ovvio– spiega –la gestazione era già un lavoro prima che esistesse la maternità surrogata. Quindi, come possiamo costruire una politica che colleghi questi due luoghi di lavoro e creare solidarietà trale gestanti pagate e non pagate?”. Perché essere madri “non è una sorta di processo meccanico automatico” ma “una pratica di socializzazione radicata“. La cosa fondamentale da capire, prosegue, “èche la maternità è un edificio ideologico molto potente. Esiste un’ideologia molto radicata che ci rende incapaci di comprendere che a qualcuno la maternità potrebbe non piacere“.

Secondo l’attivista, dunque, la soluzione è abbandonare le vecchie ideologie e sposare il concetto progressista di “piena maternità surrogata” che si realizza, naturalmente, smantellando la famiglia tradizionale.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sito-sponsorizzato-soros-e-rockfeller-invita-ad-abolire-1849483.html

Tutto ciò che non torna sull’epidemia: esce “Coronavirus”, libro-inchiesta di Francesca Totolo

Roma, 10 marzo – “Coronavirus. Tutto ciò che non torna sull’epidemia che ha scosso il mondo“. Qualche ora fa la giornalista d’inchiesta Francesca Totolo, collaboratrice anche de Il Primato Nazionale, ha lanciato su Twitter la copertina del suo prossimo libro che uscirà per i tipi di Altaforte Edizioni, anche se la data d’uscita non è ancora stata diffusa. Sul social della reporter domese si legge: “Sarà una ricostruzione di quello che è avvenuto negli ultimi mesi e di quello che è stato tenuto nascosto”. Si perché sono molti i buchi neri su questa piaga che sta prendendo le sembianze della pandemia.

Del resto abbiamo visto tutti, ieri sera, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a reti unificate estendere da Bolzano a Palermo il decreto in vigore, da domenica mattina, per la Lombardia e altre 14 province della Nazione. Un avvenimento senza precedenti, un avvenimento che riporta alla mente le misure restrittive messe in atto durante la Seconda Guerra Mondiale. E la Nazione questa mattina ha risposto con il restate a casa, anche se con l’eccezione dell’autocertificazione per esigenze lavorative, situazioni di necessità e per motivi di salute.

La cialtroneria del governo

In questo caos abbiamo raccolto le parole della cronista che ci ha spiegato: “Il vero vettore del virus è il politicamente corretto. Purtroppo in Italia abbiamo toccato con mano gli effetti della globalizzazione degli hashtag #abbracciauncinese e dei Giuseppe Sala della Milano aperta”. Anche sulla comunicazione del Governo la scrittrice non le manda a dire: “Si è passati da un messaggio positivo, molto rincuorante all’allarmismo più totale. Da Michele Mirabella che, in uno spot lanciato dal Governo lo scorso 7 febbraio, asseriva che era difficile contrarre il virus, con tanto di bacchette cinesi in mano, contro il virus del razzismo, alla serrata di tutta la Nazione. Questo è servito per deresponsabilizzare gli italiani”. In sostanza per l’autrice di Inferno SPA “si è chiusa la stalla con i buoi ormai fuggiti”.

Coronavirus ma quale “complottismo”

Ma il libro su cosa sarà centrato? “Sullo sviluppo del virus, sopratutto sulla sua diffusione. Teorie che raccontano l’evoluzione della vicenda e la potenziale fuga dei germi dal laboratorio BSL-4 di Wuhan vengono bollate come ‘complottismo’ quando agli occhi dei più attenti osservatori sono più che verosimili”. Ma non finisce qui: “Nei mesi precedenti si sono svolte parecchie esercitazioni su pandemie di alto livello. Per esempio il 18 ottobre 2019 a New York, il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e con la Bill and Melinda Gates Foundation, ha organizzato ‘EVENT 201’. Nei documenti ufficiali infatti si legge: “‘L’esercitazione ha identificato le aree in cui saranno necessari partenariati tra strutture pubbliche e private, durante la risposta ad una grave pandemia al fine di ridurre le conseguenze economiche e sociali su larga scala’”. Quanto meno curioso.

L’ultima stoccata è per il mercato dei vaccini. “In Italia, anche al seguito dell’introduzione di nuovi obblighi vaccinali, la spesa a carico della Servizio Sanitario Nazionale è passata dai 317 milioni di euro del 2015 ai 529 milioni di euro del 2018. L’incremento dal 2013 al 2018 è ancora più rilevante”. Di cosa parliamo? “La spesa per i vaccini è andata progressivamente aumentando negli ultimi sei anni,partendo da un valore di 5,3 euro pro capite nel 2013 e raggiungendo un valore di 8,7 euro nel 2018 (+66%) con una variazione media annuale (CAGR) del +11%”. E le Big Pharma si fregano le mani ed in questo caso e l’amuchina è ampiamente compresa nel prezzo delle nostre vite.

Lorenzo Cafarchio

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/epidemia-coronavirus-inchiesta-francesca-totolo-149069/?mc_cid=c5565edd18&mc_eid=5f5f5ee075

Pronto il ddl contro l’omotransfobia: in manette chi rifiuta gender e adozioni Lgbt


Roma, 4 mar – «L’esecutivo di governo sta facendo passare il reato di omotransfobia mentre il Paese è distratto dal Coronavirus». E’ questo l’allarme lanciato dal senatore Simone Pillon, che in un’intervista alla Nuova BQ porta allo scoperto l’intenzione della maggioranza giallofucsia di portare il prima possibile in aula un progetto di legge che è «una bomba che esploderà sulla libertà di pensiero e di parola per chiunque non si piegherà al diktat omosessualista».

Pillon si riferisce alla proposta Zan, con la quale si intende modificare due articoli del Codice Penale: il primo, l’art. 604 bis cp, che sanziona, tra le altre, quelle condotte volte a discriminare o a commettere atti di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il secondo, l’art. 604 ter cp, che prevede delle aggravanti per alcuni reati se commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Ebbene, la proposta Zan vorrebbe inserire come motivazioni anche quelle legate all’orientamento sessuale: cioè omosessualità, e all’«identità di genere», leggasi transessualità. Omofobia e transfobia quindi, diventerebbero reati a tutti gli effetti.

Per farlo l’esecutivo ha già scavalcato l’opposizione: «Ci siamo opposti come Lega e abbiamo presentato per le audizioni alcuni autorevoli esponenti della società civile». Ma dalla II Commissione Giustizia della Camera è calata la scure: la presidente Francesca Businarolo ha infatti impugnato l’elenco delle audizioni e «dopo averci chiesto di ridurre la lista ad appena una ventina di nomi, ne hanno ascoltati appena 3 e poi hanno stralciato i restanti». Pillon lo definisce «una vergognosa compressione delle regole democratiche che denota la volontà della maggioranza di governo di non voler fare i necessari approfondimenti su una legge che andrà ad impattare su alcuni dei principali diritti costituzionali come quello della libertà di educazione e di parola».

«Dai testi emerge un quadro allucinante – attacca il senatore –. Se passasse il testo unificato, avremmo da una parte l’impossibilità di esprimersi circa il gender nelle scuole perché chiunque alzasse la voce contro le drag queen di Roma e Bologna – per fare un esempio recente dalla cronaca – sarebbe immediatamente messo sotto processo per istigazione all’odio contro i transessuali e se fosse condannato sarebbe anche condannato al carcere e alla pena accessoria di svolgere lavori socialmente utili nelle associazioni degli omosessuali».

Per chi venisse ritenuto colpevole di tali reati è infatti previsto il carcere fino a un anno e mezzo e fino a 6000 euro di multa. Ma secondo quali parametri si può dimostrare una colpevolezza che rischia di essere puramente ideologica? Nel testo manca una definizione precisa del reato, quindi la sua fattispecie verrebbe lasciata all’interpretazione dei giudici. Cosa succede se ci si ritrova davanti a magistrati fortemente ideologizzati? E chi impedirà agli attivisti Lgbt di querelare a mani basse chiunque sbagli un pronome o sostenga che esistono solo due generi, o danneggiare chi sostiene che il sesso biologico di un transessuale è diverso da quello con cui si identifica?

Il rischio di una deriva folle, come quella a cui si sta assistendo in Gran Bretagna, è dietro l’angolo. I più esposti sarebbero quindi giornalisti, attivisti pro family, insegnanti «ma anche genitori: poniamo il caso di un papà che protesta con il preside della scuola di suo figlio per una iniziativa scolastica di chiaro stampo omosessualista. Ebbene, potrebbe essere denunciato dal dirigente scolastico e condannato per omofobia. Ecco perché siamo tutti esposti». Il testo prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro a favore dei centri anti violenza dei transessualie l’istituzione di una Giornata contro l’omofobia e la transfobia comprensiva di obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di svolgere attività informative sul tema.

Da segnalare la campagna di denuncia firmata da Pro Vita & Famiglia che ha affisso centinaia di cartelloni in tutte le città d’Italia: «Lo sai che rischi una condanna per omotransfobia se credi che si nasca maschio e femmina e se lo insegni ai tuoi figli? Con l’emergenza coronavirus, la mancanza di letti negli ospedali, l’economia in caos, la priorità per la nostra maggioranza è una legge liberticida? No grazie, #Restiamoliberi è il nostro hashtag, #Restiamoliberi è il nostro appello contro chi vuole toglierci la libertà», hanno scritto Jacopo Coghe e Toni Brandi.

Cristina Gauri

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/pronto-il-ddl-contro-lomotransfobia-in-manette-chi-rifiuta-gender-e-adozioni-lgbt-148203/

Coronavirus in Italia

di Matteo Orlando

 

Il Coronavirus è esploso in Italia, tanto che nel momento in cui scriviamo ci sono già 4 morti (i primi nativi europei uccisi dal virus) e più di 150 infettati.

Adesso l’epidemia minaccia l’Europa. In molti pensano che è questione di giorni e si registreranno focolai, più o meno estesi, anche in tutta l’Europa occidentale.

Le autorità italiane (nazionali, regionali e locali), per contenere i focolai più grande scoppiati fuori dall’Asia, hanno chiuso diverse città e paesi dopo che sono stati confermati i casi del micidiale virus e si attendono misure sempre più drastiche (o “draconiane” come le definiscono i sofisticati…).

Le città, tutte nel nord del nostro paese, sono tagliate fuori dal resto dell’Italia. In alcune regioni del nord Italia (scelta giusta) sono state chiuse le scuole fino al primo marzo e il primo ministro Giuseppe Conte ha annunciato che tutti i viaggi scolastici in Italia e fuori dall’Italia saranno sospesi (finalmente, dovrebbero essere vietati sempre…).

In quasi tutto il Nord Italia sono saltate diverse gare sportive di tutti gli sport, comprese alcune partite di calcio di Serie A (e chi se ne frega, verrebbe da dire!).

Giorgio Armani ha tenuto a porte chiuse la presentazione della sua collezione a Milano e gli studi televisivi di alcune tv, nazionali e regionali, sono rimasti senza pubblico (e chi se ne frega bis…).

Il Carnevale di Venezia è stato sospeso (e chi se ne frega ter… ogni Carnevale è un oltraggio alla decenza e una festa dei vizi, perché mai dovrebbe svolgersi?).

Con una scelta molto discutibile, invece, accettata supinamente dalle autorità ecclesiastiche, anche le varie liturgie sono state bloccate, molte chiese sono state chiuse (mentre le “cattedrali” del dio quattrino, i centri commerciali, rimangono aperte!) e chiunque sfidi le restrizioni rischia tre mesi di prigione e una multa di 250 euro.

Il primo ministro Conte ha affermato che la situazione è “fluida” e verrà valutata in base alla situazione. Un linguaggio politico, post moderno e post cristiano, che tradotto in soldoni vuol dire “non sappiamo che pesci pigliare”, un modo di fare che ha ulteriormente diffuso il panico, con una paranoia che si sta diffondendo più velocemente del virus.

Mentre c’è ancora chi pensa al disastro logistico ed economico (perché la loro vita è regolata solo sui soldi) nessuno ancora è riuscito a dire una parole chiara, “scientifica”, sulla rapida diffusione della malattia e sul come è arrivata in Italia…

La situazione è particolarmente preoccupante ma noi non vogliamo alimentare il panico. Questo perché confidiamo pienamente in Dio.

Per questo motivo vi invitiamo a pregare.

San Pio X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, 257º Papa della Chiesa cattolica (e proclamato santo nel 1954), attraverso uno degli ultimi Rescritti del suo Pontificato, emesso il 12 agosto 1914, volle concedere 300 giorni di Indulgenza, in perpetuo, applicabile anche alle anime purganti, a tutti coloro che, con devozione, recitassero le “Orazioni giaculatorie per allontanare i divini flagelli”, scritte da un altro grande santo, San Francesco Saverio Bianchi (1743-1815).

Ecco il testo per la nostra preghiera:

– Misericordia del mio Dio abbracciateci e liberateci da qualunque flagello. Gloria Patri…

– Eterno Padre, segnateci col sangue dell’Agnello Immacolato come segnate le case del Vostro Popolo. Gloria Patri…

– Sangue Preziosissimo di Gesù, nostro amore, gridate al Divin Padre misericordia per noi e liberateci. Gloria Patri…

– Piaghe del mio Gesù, bocche di amore e di Misericordia, parlate propizie per noi al Celeste Padre, nascondeteci in Voi e liberateci. Gloria Patri…

– Eterno Padre, Gesù è nostro e pur nostro è il Sangue ed i suoi meriti infiniti; noi a Voi offriamo tutto e poiché Vi è carissima questa offerta, liberateci, come sicuramente speriamo. Gloria Patri…

– Eterno Padre, Voi non amate la morte del peccatore, ma che si converta e viva; fate per Misericordia che noi viviamo e siamo vostri. Gloria Patri…

– Salva nos, Christe Salvator, per virtute sanctae Crucis; qui salvasti Petrum in mari, miserere nobis.

– Maria, Madre di Misericordia, pregate per noi e saremo liberi.

– Maria, nostra Avvocata, parlate per noi e saremo salvi.

– Il Signore giustamente ci flagella per i nostri peccati; ma Voi, o Maria, scusateci perché nostra Madre pietosissima.

– Maria, nel Vostro Gesù ed in Voi abbiamo poste le nostre speranze; non fate che restiamo confusi.

Salve Regina…

Matteo Orlando

Scienza: il dolore fetale

In evidenza Scienza e bioetica
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

Il Journal of Medical Ethics ha pubblicato un importante articolo sul dolore fetale.
L’articolo espone le scoperte di due scienziati, Stuart WG Derbyshire e John C. Bockmann, che indicano che il feto può provare dolore già dalla 13a settimana di gestazione, a differenza delle 24 settimane su cui molti avevano precedentemente insistito.
Queste nuove indagini, quindi, suggeriscono che il feto può provare dolore molto prima di quanto si credesse in precedenza.
Il professor Stuart Derbyshire, che è stato consulente dell’organizzazione per l’aborto “Planned Parenthood”, nel 2006 aveva scritto sul British Medical Journal che le donne che chiedevano aborti non potevano parlare del dolore fetale dato che, a suo dire, c’erano “buone prove che i feti non possono provare dolore”. Ora, dopo diversi studi, lo stesso professor Derbyshire afferma qualcosa di completamente diverso.
Nel riassunto presentato dal Journal of Medical Ethics possiamo leggere quanto segue: “All’inizio degli anni ’90, sono emerse nuove tecniche per la chirurgia fetale e un gruppo che ha lavorato presso il Queen Charlotte’s Hospital ha sollevato una domanda da parte delle loro pazienti in gravidanza che non avevano precedentemente preso in considerazione: provocano dolore al feto? Ovviamente i chirurghi non potevano chiedere al feto quindi, dopo aver inserito un ago nel feto, avevano misurato se il feto rispondeva con i cambiamenti ormonali che ci si aspetta quando c’è dolore e hanno scoperto che il feto provava dolore. Tuttavia questa prova non era stata accettata come una dimostrazione di dolore perché le risposte ormonali sono troppo generali.
Era il 1994 e nei successivi 25 anni si è discusso ulteriormente su quando e se il feto diventa neurologicamente e psicologicamente abbastanza sviluppato da provare dolore”.
Così, a partire dal 2016 John Bockmann cominciò a dialogare sul dolore fetale con Derbyshire.
I 2 autori hanno sempre differito nelle loro opinioni sull’aborto, ma entrambi concordavano sul fatto che la questione del dolore fetale era interessante.
Derbyshire, in particolare, sosteneva che la corteccia (che è lo strato esterno ondulato del cervello associato ai livelli più alti di pensiero e sentimento) rimanesse immatura e disconnessa prima della gestazione di 24 settimane, quindi, se la corteccia è necessaria per il dolore, il dolore fetale non è possibile prima delle 24 settimane.
Tuttavia, recentemente, la necessità della corteccia è stata messa in discussione da uno studio che dimostra l’esperienza del dolore nei pazienti a cui manca la maggior parte delle aree corticali che si ritiene siano necessarie per il dolore. Un altro studio ha dimostrato l’attivazione di queste stesse aree corticali in pazienti che hanno ricevuto stimoli nocivi ma che non hanno potuto provare dolore. Pertanto, il dolore può essere sperimentato senza la corteccia e l’attivazione della corteccia non genera necessariamente dolore. Questi studi hanno permesso ai 2 autori di dire che strutture diverse dalla corteccia (come il tronco cerebrale, il mesencefalo e la placca), che maturano prima di 24 settimane, possono essere sufficienti per l’esistenza dell’esperienza del dolore.
I due scienziati hanno opinioni divergenti sull’aborto, dal momento che uno di loro considera l’aborto una necessità etica per le donne mentre l’altro considera l’aborto eticamente incompatibile con le buone pratiche mediche. Tuttavia, entrambi concordano sul fatto che opinioni diverse sull’aborto non dovrebbero influenzare la discussione, aperta e schietta, sulla possibilità del dolore fetale. Infatti, i risultati scientifici relativi alla questione del dolore fetale e la discussione filosofica sulla natura del dolore dovrebbero essere valutati indipendentemente da qualsiasi opinione sulla pratica dell’aborto.
I due medici hanno discusso di questi problemi dal 2016 e i recenti risultati hanno reso possibile una posizione comune. Il documento è il loro sforzo combinato per riconsiderare la possibilità di dolore fetale già dalla 13.a settimana, indipendentemente da qualsiasi preoccupazione legata al sostenere o al negare la pratica dell’aborto.

Anche in Italia si è ritornato a parlare pubblicamente di aborto.
Il leader della Lega Matteo Salvini, domenica 16 febbraio, ha dichiarato: “Non è compito mio dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”. Così Matteo Salvini ha parlato dell’afflusso di donne “non italiane” che chiedono l’interruzione di gravidanza, nei pronto soccorso di Roma.

“Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per l’anticamera di casa. Ci sono migliaia di cittadini che non pagano una lira. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi”, ha detto il leader della Lega durante la manifestazione del Carroccio ‘Roma torna capitale’.
Poi ha continuato: “Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”.

Francia. Il Senato approva la legge che cancella il padre e istituisce il “bambino medicinale”

Griffini (Ai.Bi.): “Disumanità manifesta di questi concetti è sconvolgente. Leggi così sono insulto per i bambini abbandonati”

Martedì 4 febbraio il Senato francese ha approvato, con 153 voti a favore, 143 contrari e 45 astenuti, la legge di revisione della bioetica. Un testo che, tra le altre cose: estende la Pma (procreazione medicalmente assistita) anche alle donne single o alle coppie di donne lesbiche; pur conservando la proibizione della trascrizione all’anagrafe dei bambini nati all’estero con utero in affitto, al contempo aggira tale divieto autorizzando la trascrizione delle sentenze d’adozione; prevede il “bambino medicinale”, ovvero, nel caso in cui una coppia abbia già un figlio affetto da grave patologia genetica, potrà ottenerne un clone dell’embrione “in vitro” immunocompatibile, da cui prelevare sangue per guarire il fratello maggiore.

Ora la legge passerà per la seconda volta all’Assemblea Nazionale, che l’aveva già votata in prima battuta nell’ottobre scorso. Qui il partito del presidente Emmanuel Macron, La République En Marche, vanta da solo la maggioranza dei deputati. Dunque l’approvazione sembra un fatto scontato.

Il testo aveva già registrato le proteste dell’associazione Marchons Enfants, che aveva spiegato come la legge “in concreto, secondo la stima del Ministro della Sanità, Agnès Buzyn, creerà 2000 nuovi orfani di padre all’anno. E se si guarda l’esempio di alcuni paesi che hanno esteso la PMA, si vede che nel giro di qualche anno si potrà arrivare fino a 7000 nuovi orfani all’anno, il che significa che, in dieci anni, 70.000 bambini verranno deliberatamente privati del proprio padre”.

“Questa legge – commenta il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffiniè piena e totale rappresentazione di quella cultura anti-famiglia e dello scarto che è ormai propria del nostro Occidente, dove non si fanno figli e, se si fanno, diventano un ‘diritto’, per non dire un capriccio. Ma l’unico diritto che bisogna riconoscere è quello dei tanti bambini abbandonati che, nel mondo, hanno bisogno di una famiglia. Bambini per i quali leggi come questa sono un insulto. Gli adulti non possono accampare ‘diritti’ nei confronti dei bambini, le cui necessità devono sempre essere prevalenti. Mostruosamente prometeica è poi l’ipotesi di un embrione in provetta da utilizzare per le cure di bambini affetti da patologie. La disumanità di questi concetti e del disprezzo della vita che sottintendono è manifesta e sconvolgente”.

Da https://www.aibi.it/ita/francia-il-senato-approva-la-legge-che-cancella-il-padre-e-istituisce-il-bambino-medicinale/

Coronavirus. L’infettivologa Graziani: “il Signore è il Primario Assoluto, Dio ha l’ultima parola”

Dal mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, un nuovo coronavirus (2019-nCoV) ha progressivamente colpito prima la Cina poi altri paesi del mondo. Le autorità sanitarie di diversi paesi del mondo hanno confermato la trasmissione da uomo a uomo al di fuori della provincia di Hubei e sono stati segnalati casi confermati anche tra gli operatori sanitari.

Per capire qualcosa in più sul coronavirus, e sulla modalità di affrontare le malattie e la professione medica con uno stile cristiano, La Fede Quotidiana ha intervistato la dottoressa Vittoria Graziani.

Specializzata in Malattie infettive nel 2004 all’Università degli studi di Chieti “Gabriele D’Annunzio”, la dottoressa Graziani ha lavorato come specialista presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale civile “Spirito Santo” di Pescara, ha prestato servizio presso la Croce Rossa Italiana e presso la Casa di Cura “Villa del Rosario” di Roma.

 

Dottoressa Graziani, che cos’è il nuovo coronavirus?

“I coronavirus, virus a RNA chiamati così per la particolare struttura a corona della loro superficie visibile al microscopio elettronico, sono sempre esistiti e sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie da lievi e limitate alle vie aeree superiori (tratto naso-faringeo, seni paranasali e gola) e in alcuni casi infezioni respiratorie gravi ed estese alle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni). Il nuovo coronavirus è un ceppo che non è stato precedentemente mai isolato e che, storia attuale, è `stato identificato per la prima volta in Cina (2019-nCoV). Purtroppo fa parte nella natura intrinseca dei virus la possibilità di evolversi e causare epidemie, sia umane che veterinarie, grazie alla loro capacità di ricombinare, mutare e infettare più specie e tipi di cellule”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare che una persona possa essere stata infetta da un coronavirus?

“I sintomi  sono molto simili a quelli influenzali ecco perché dal mondo sanitario viene sollecitata a ‘gran voce’ la pratica della vaccinazione antinfluenzale come vaccinazione anche ‘di buon senso’, soprattutto nel caso venga a crearsi su grandi numeri una situazione di necessità di rapidità diagnostica differenziale. I sintomi possono iniziare con la febbre, tosse secca fino ad arrivare a polmonite e, quindi, insufficienza respiratoria. Non esiste al momento una cura o un vaccino specifico anche se ci si sta lavorando”.

Ci indica nel dettaglio quali cose ognuno di noi può fare per proteggersi dal coronavirus?

“Occorre applicare regole igieniche valide per tutte le infezioni virali compresa l’influenza alla quale faccio ancora una volta riferimento per rendere meglio l’idea più concretamente e che  proprio in questo periodo tra l’altro sta attraversando la fase di massima diffusione. Regole come lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche (cosa importantissima questa, per esempio, nelle fasi di incubazione in cui la malattia non è manifesta) evitando di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, starnutire o tossire in un fazzoletto da gettare in contenitore chiuso o con il gomito flesso (da parte di chi è sintomatico quindi ostacolando l’emissione di micro-goccioline infettanti), evitare ovviamente contatti ravvicinati con persone malate o che mostrino sintomi di malattie respiratorie (tosse e starnuti), rimanere a casa se si hanno sintomi e contattare il medico, evitare carne cruda o poco cotta, alimenti non lavati, pulire e disinfettare oggetti e superfici potenzialmente contaminati,  queste sono tutte regole che fanno parte del buon senso comune per evitare di ammalarsi in generale”.

Hai mai avuto paura ad esercitare la sua attività medica. La fede l’ha aiutata?

“È stata proprio la Fede la chiave di volta per svolgere al meglio il mio lavoro. Da quando da studentessa facevo la volontaria a Lourdes ho toccato, quasi con mano, che non esisteva la malattia ma il malato e che il Signore è il ‘Primario Assoluto’ al quale fare riferimento costantemente, specialmente nella nostra categoria che altrimenti rischia solo di inaridirsi. Nel corso dei miei studi, e fin dalle prime esperienze lavorative, mi sono accorta che non è possibile controllare tutto e che non sempre accade quello che scientificamente è previsto. Prima di avvicinarmi ad un paziente ho sempre chiesto istintivamente Lumi e solo poi avviavo il ragionamento clinico e spesso ho avuto delle intuizioni che sinceramente col senno di poi non erano nelle mie possibilità, soprattutto da neo specializzata, e ho capito che la vita di ognuno di noi è totalmente nelle mani di Dio il quale usa vari mezzi, compresi gli operatori sanitari, per condurre dove Lui vuole. In questa ottica, invece di avere paura mi sono sentita rassicurata perché ho capito che non ero mai da sola con il malato. Amo questo lavoro proprio perché se vissuto con gli occhi della fede diventa una lezione inesauribile di vita vera. Non è spesso così lineare però per un malato intuire nella malattia la stessa cosa, noi medici siamo più fortunati. Nella malattia si è inevitabilmente molto fragili e spesso si enfatizza la possibilità umana nella sola figura del medico senza ricordare che il Primario dei primari è Uno solo”.

Ci fa qualche esempio, relativo alla sua attività professionale, che ricorda con emozione?

“Da neo specializzata diagnosticai un tetano nelle primissime fasi in una anziana signora che, grazie a Dio, si salvò. Non avevo mai visto un caso del genere in vita mia, se non descritto nei testi. Se avessi ritardato a riconoscerlo sarebbe stato fatale. Per fare qualche esempio tratto dai miei ricordi, un paziente in dimissione fu all’improvviso stroncato da un infarto acuto senza avere fattori di rischio e con esami perfetti con totale meraviglia di tutti i sanitari. Ma ci sono stati anche pazienti segnati da parametri vitali al limite che sono durati oltre ogni previsione medica. E potrei continuare. È vero che la medicina viene considerata scienza empirica, ma in un’ottica più ampia ci si rende conto come la mano di Dio intervenga sempre per il singolo secondo i suoi disegni”.

Da cattolica che suggerimenti ci può dare per affrontare con spirito di fede le malattie?

“L’ultima parola spetta a Dio. Lui può veramente tutto e a Lui nulla è impossibile se si confida in Lui completamente. Di questo sono convinta e ho avuto la fortuna di capirlo proprio nel mio lavoro. L’uomo ha molti limiti e nonostante il delirio di onnipotenza che spesso lo tenta dovrà sempre confrontarsi con quello che non può controllare. Il mondo microscopico, come quello macroscopico, come la vita in generale, sono una realtà complessa e dinamica e solo Dio ne è il padrone assoluto. Ai malati dico di non disperare mai e non pensare di essere finiti anche quando l’uomo emette sentenze. Nello stesso tempo ognuno di noi dovrebbe ricordare che da un minuto all’altro può ritrovarsi ad affrontare una battaglia che inconsciamente pensiamo che non ci toccherà mai. È necessario un bagno di umiltà per tutti e, soprattutto, ricordiamoci che l’ultima parola è quella di Dio”.

 

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-linfettivologa-graziani-signore-primario-assoluto-dio-lultima-parola/

Nuovo coronavirus: ecco cosa sapere – IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR)

Facciamo chiarezza sul nuovo coronavirus nato in Cina che sta diffondendo preoccupazione in tutto il mondo. Quali sono i rischi in Europa? Come si manifesta? Cosa dobbiamo fare se abbiamo in programma un viaggio all’estero? Rispondono alle domande il prof. Zeno Bisoffi e il dottor Andrea Angheben infettivologi del nostro Ospedale

Che cos’è il coronavirus 2019-nCov
Il coronavirus 2019-nCoV appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus, chiamati così perché hanno la forma visibile al microscopio simile a una coroncina. I coronavirus sono noti in quanto sono causa di patologie banali come il raffreddore, ma anche molto gravi e contagiose come la Sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS) e la Sindrome Acuta Grave (SARS). Il 2019 nCoV è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo.

Come nasce?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo dagli animali. Per la SARS, nel 2002 sempre in Cina, sono stati gli zibetti. La MERS, invece, ha avuto come ospite intermedio il dromedario (Arabia Saudita 2012). Per il nuovo CoV il punto di partenza è stato identificato con il mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi della città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Qui il 31 dicembre del 2019 sono stati segnalati all’OMS dei casi di polmonite da causa ignota. Il virus è stato identificato dal punto di vista genetico poco dopo dal CDC ( Centers for Disease Control) cinese.

Ha affinità con la SARS?
Essendo un coronavirus, geneticamente è simile, ma non uguale, al virus della SARS e a quello della MERS.

Come si trasmette?
Per via respiratoria come accade sostanzialmente per l’influenza.

Quali danni provoca?
Come tutti i coronavirus, il nuovo si presenta con febbre. Nei casi più gravi il paziente può andare incontro a complicazioni respiratorie che possono rivelarsi anche mortali.

Ci sono farmaci per curare questa infezione?
La malattia può essere trattata come i gravi casi di influenza, con terapie di supporto per combattere i sintomi e le complicanze. Ma contrariamente a quanto accade per l’influenza, non disponiamo per il momento di antivirali specifici.

Che rischi corriamo?
Il rischio che il virus si diffonda in Europa non può essere escluso a priori. Per questo sono state adottate anche in Italia dal ministero della Salute – su indicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – misure sanitarie di prevenzione. A cominciare dagli aeroporti. Tra le misure preventive sono comprese anche quelle che devono adottare le Unità di Pronto Soccorso di ogni ospedale.

Quale procedura ha adottato il “Sacro Cuore Don Calabria”?
Al Pronto Soccorso sono disponibili in sala d’aspetto delle mascherine che devono essere indossate dal paziente che lamenti febbre o sintomi respiratori. Questo a prescindere che sia stato in Cina, perché, non dimentichiamo, che siamo in periodo di influenza e anche l’influenza è contagiosa e può comportare delle complicanze. Se invece il paziente presenta febbre, sintomatologia respiratoria ed è stato nelle zone a rischio negli ultimi 14 giorni o è stato esposto a un caso del nuovo coronavirus viene interpellato l’infettivologo e attivato immediatamente il processo di isolamento e cura nelle stanze apposite a pressione negativa. Diversamente se lo stesso paziente presenta un’infezione polmonare severa (SARI), sempre secondo le indicazioni del Ministero della Salute recepite dalla Regione, deve essere trasferito in terapia intensiva e appena possibile per quanto riguarda il Veneto nella terapia intensiva dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Come comportarsi quando si deve viaggiare?
Ci sono delle regole igieniche che dovrebbero essere rispettate sempre e in particolare quando si viaggia. La prima regola è lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche. Poi coprirsi sempre la bocca quando si tossisce e si starnutisce e una volta gettato il fazzoletto lavarsi le mani. Per ridurre l’esposizione alle malattie respiratorie, è bene evitare il contatto ravvicinato quando è possibile con chiunque mostri sintomi inerenti a queste patologie.

E per chi deve andare nelle zone a rischio?
In questo momento sarebbe opportuno posticipare i viaggi. Se questo non è possibile, è raccomandabile vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima della partenza per abbassare il rischio di contrarre il virus influenzale ed evitare di recarsi in mercati in cui si vendono animali vivi e prodotti alimentari sempre di origine animale. Nel caso di insorgenza dei sintomi rivolgersi – durante il viaggio o entro 14 giorni dal rientro – subito a un medico

Esiste un vaccino?
Il virus è stato isolato da pochi mesi, serve del tempo per sviluppare un vaccino

 

Prof. Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia e associato all’Università di Verona
Dottor Andrea Angheben, responsabile delle degenze del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia

Da https://www.sacrocuore.it/nuovo-coronavirus-ecco-cosa-sapere/

La principale causa di morte nel 2019? L’aborto: 42 milioni di vittime

Nel 2019, l’aborto è stata la principale causa di morte in tutto il mondo, causando 42 milioni di morti.

I dati sono stati elaborati dal famoso sito web di statistiche «Worldometers» che analizza i moltplici fenomeni sociali, fornendo gli aggiornamenti in tempo reale. Questi numeri allarmanti sono stati diffusi dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità

«Secondo l’OMS – ha osservato Worldometers – ogni anno nel mondo ci sono circa 40 – 50 milioni di aborti (in media 125mila aborti al giorno). Negli Stati Uniti, dove quasi la metà delle gravidanze è indesiderata e 4 su 10 di queste sono interrotte dall’aborto – evidenzia in conclusione Worldometers – ci sono oltre 3mila aborti al giorno. Il 22% delle gravidanze negli Stati Uniti finisce con l’aborto volontario».

Nonostante il 2020 sia già iniziato, secondo le stime fornite sempre da Worldometer, già si contano scirca 75mila aborti effettuati nel nuovo anno.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Center for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2016, gli aborti effettuati legalmente sono stati circa 623.471.

                                                                                                            Gabriele Giovanni Vernengo

Da https://vocecontrocorrente.it/la-principale-causa-di-morte-nel-2019-laborto/

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