L’Evoluzionismo

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di Carlo Maria Di Pietro

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Evoluzionismo è la teoria “scientifica” secondo la quale gli esseri viventi attuali sarebbero il risultato di una trasformazione progressiva di uno o più elementi primordiali. È detto anche Trasformismo.
Questa teoria nacque per opera del botanico francese Giovanni de Lamarck e più ancora dell’inglese Carlo Darwin, da cui prese il nome di Darwinismo.
L’Evoluzionismo materialistico ateo filosoficamente e teologicamente è tanto assurdo quanto il Materialismo e l’Ateismo. Ma c’è un Evoluzionismo teistico, che vorrebbe avere anche il battesimo di cristiano.
Scientificamente l’Evoluzionismo non ha alcunché di solide basi: gravi difficoltà si muovono contro di esso dalla sistematica, dalla geologia, dalla paleontologia, dall’embriologia, dalla genetica. La stabilità della specie è lo scoglio di tutto il sistema.
Filosoficamente, se si prescinde da un diretto intervento divino, l’Evoluzionismo urta contro il principio di causalità, che non tollera la derivazione di un effetto superiore da una causa inferiore.
Teologicamente si potrebbe per ipotesi (ammessa e non concessa) concedere un Evoluzionismo parziale subordinato all’influsso della Causa Prima, tanto nel regno vegetale quanto nel regno animale, escluso però l’uomo, che la Rivelazione dice creato da Dio nell’anima e plasmato da Dio nel corpo.

Uno sguardo sulla politica, un’occhiata sulla società e sulla Chiesa

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LA RECENSIONE

di Angelica La Rosa

ARRIVA “PATRIA E IDENTITA’”, IL NUOVO LIBRO DELL’AVVOCATO GIANFRANCO AMATO E DI MATTEO CASTAGNA

Per le Edizioni Solfanelli di Chieti è uscito ieri “PATRIA E IDENTITÀ” (152 pagine, € 12), il nuovo libro dell’avvocato Gianfranco Amato. Presidente dei Giuristi per la Vita, e di Matteo Castagna, Responsabile nazionale del Circolo “Christus Rex”.

Gianfranco Amato e Matteo Castagna sono due cattolici militanti che, con lo studio, la preghiera e l’azione, vogliono contribuire a mantenere viva la fiaccola della Tradizione e rilanciare l’Identità classico-cristiana dell’Europa contro i dogmi del Pensiero Unico.

Nella Primavera del 2021 è nata l’idea di questo libro che si divide in tre parti: “Uno sguardo sulla Politica”, “Un’occhiata sulla Società”, “Una sbirciata sulla Chiesa”.

Gianfranco Amato e Matteo Castagna alternano i capitoli inerenti le tre parti, firmando ciascuno il suo. Ne esce un testo controcorrente rivolto a tutti, credenti e non, per riflettere sull’attualità, sul ruolo della Religione, sulla fondamentale necessità del pensiero integralmente cattolico per smontate i falsi miti di una post-modernità che ha sostituito Dio con il denaro, la patria con il mondialismo globalista contro l’interesse dei popoli e la famiglia con la società fluida, priva di identità.

Accessibile a tutti, per scorrevolezza e semplicità, “Patria e identità” è un testo controcorrente, politicamente scorretto, che nelle sue 152 pagine, che si avvalgono della presentazione dell’avvocato Andrea Sartori, offre saggi snelli e chiari dei due pensatori cattolici italiani controcorrente.

I due autori, come detto, si alternano nei capitoli che compongono le tre parti del testo. Pur essendo entrambi cattolici, fedeli alla Tradizione, in questo modo hanno voluto sottolineare la differenza di sensibilità su temi importanti, lasciando al lettore la piacevolezza della meditazione su tematiche non ancora definite o definitive, ma anche la concordanza di vedute sulla maggioranza degli aspetti trattati.

Amato e Castagna, talvolta con ironia e talvolta con implacabili stoccate, tipiche loro caratteristiche, smontano i falsi miti della post-modernità e cercano di fornire anche la medicina ai mali del tempo presente, che non si compra in farmacia ma si costruisce pian piano attraverso il metodo di San Filippo Neri…

Il testo, fino al 15 Agosto, è disponibile su ordinazione presso il sito web della casa editrice o tramite la mail della stessa edizionisolfanelli@yahoo.it  Poi sarà ordinabile anche presso le migliori librerie, sulle piattaforme internet o contattando gli autori.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/08/06/uno-sguardo-sulla-politica-unocchiata-sulla-societa-e-una-sbirciata-sulla-chiesa/

Suicidio occidentale

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di Franco Cardini

Necessario viatico alla lettura di queste brevi righe (e del libro che esse commentano) è quella dell’Editoriale del presente numero dei “Minima Cardiniana”. Difatti, questo libro denso d’informazioni e di considerazioni intelligenti, nella stragrande maggioranza dei casi del tutto condivisibili al di là dell’impianto generale “filostatunitense-occidentalista” per il quale del resto l’Autore è ben noto e ch’egli stesso manifesta con decisione sempre accompagnata peraltro da equilibrio e da humour, sembra manifestare disagio o quanto meno reticenza proprio sul punto qualificante: la declinazione di quei “nostri valori” che oggi sarebbero in pericolo, oggetto di un assalto teso a cancellarli.
Molto apprezzabile, in queste pagine nelle quali Rampini ci dà prova ulteriore di quelle qualità non solo di eccellente giornalista ma anche di fine scrittore che tutti volentieri gli riconosciamo, il frequente ricorso a esempi ispirati a una world history ben conosciuta e sempre chiamata in causa con misura, senza ostentazione. Ma proprio su ciò si potrebbe attentamente e pacatamente discutere. Il paragone ad esempio con gli imperi cinese e romano, quando ci si riferisce al “nostro Occidente”, sembra fondarsi su una normativa analogica data per naturalmente scontata: al contrario, sembra a molti ormai che quella “occidentale”, che per la prima e l’unica volta nella storia ha spezzato gli equilibri di un “mondo a compartimenti stagni” imponendo la braudeliana “civiltà emisferica”, l’”economia-mondo”, sia una eccezione unica e irreversibile. Proprio per questo motivo stridente risulta il contrasto tra quelli che l’Occidente moderno sente come i valori più propriamente “suoi” (e sui quali forse Rampini sorvola un po’ troppo, dopo averli presentati nel titolo come i protagonisti) e che esso pretende di aver diffuso nel resto del mondo e la realtà obiettiva. Esattamente al contrario di quello che, nel goethiano Faust, il diavolo Mefistofele rivendica per sé (come spirito “che eternamente vuole il Male e sempre genera il Bene”), l’Occidente ha sostenuto di conquistare il mondo per avviarlo ai valori di umanità, di progresso, di giustizia, di pace: ma di fatto esso ha seminato – con la pratica imperialista e lo sfruttamento sistematico delle risorse mondiali dettato dal proprio bisogno crescente di beni e di forza-lavoro – esattamente il contrario delle sue premesse e promesse. Da qui la ribellione forse non generalizzata, ma senza dubbio corale e diffusa, contro il suo predominio, per quanto la lotta tesa a scalzarne l’egemonia sfocerà forse nel “tramonto dell’Occidente”, inteso però come fine dell’egemonia delle élites occidentali accompagnate però dell’imporsi di altre élites, a loro volta occidentalizzate, che vi si sostituiranno fatalmente mantenendo, sia pur metabolizzata, la sua cultura. E ciò, probabilmente, non risolverà affatto i problemi posti dallo sviluppo della nostra civiltà ma si limiterà a un cambio della guardia dei padroni del pianeta: i grandi problemi – dall’inquinamento ambientale che ha prodotto una sorta di “neoreligione” al concentramento della ricchezza e quindi dall’impoverimento generale del genere umano – non cambieranno.
Qui il discorso di Rampini, che preferisce non attardarsi sugli errori dei governi statunitensi dell’ultimo trentennio e solo una volta, a p. 177, cita lo scandalo di Guantanamo quasi per liquidarlo con una generica formula minimizzante, si caratterizza per una tendenza assolutoria forse eccessiva. Il che non toglie nulla né alla qualità del volume, né alle prospettive che egli ci apre sulla società statunitense contemporanea, né alle sacrosante critiche a proposito della crisi della “cultura del limite”, dei guai commessi dal politically correct, delle insufficienti prestazioni del mondo politico europeo. L’assenza dell’Europa nel mondo coevo è senza dubbio una delle nostre colpe più grandi. Di noi propriamente “europei”, non velleitaristicamente “occidentali”.

Federico RAMPINI, Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori, Milano, Mondadori, 2022, pp. 245, euri 19

I libri di don Anthony Cekada (1951-2020) sulla riforma liturgica di Paolo VI

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Segnalazione del Centro Studi Federici

I libri di don Anthony Cekada (1951-2020) sulla riforma liturgica di Paolo VI, tradotti e pubblicati dal Centro Librario Sodalitium: da leggere e mettere in pratica.
Non si prega più come prima… Le preghiere della Nuova Messa. I problemi che pongono ai cattolici
Frutto del lavoro dell’uomo. Una critica teologica alla messa di Paolo VI
 “Del tutto invalido e assolutamente nullo” 

 

 

La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Chiara Dolce

«L’abbigliamento esterno non è in noi dalla natura», ci ricorda san Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae e, nonostante ciò, la veste può essere materia di vizio e virtù in quanto «l’abbigliamento esterno è un indizio della condizione personale» (Summa Theologiae, II II, Q 169 a. 1). Ne consegue che «l’eccesso, il difetto e il giusto mezzo in questa materia si possono ridurre alla virtù della veracità», detta anche sincerità, quella parte della modestia con cui ci si mostra, con fatti e parole, così come si è interiormente. Il vestito, insomma, rivela l’anima. E se è vero che le intenzioni non vanno giudicate, è altrettanto vero che i fatti possono e debbono esserlo, e il vestito è un fatto, da cui vizi e virtù emergono e pure si prestano all’imitazione altrui.

Virginia Coda Nunziante, nel suo La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa, riflette proprio sull’importanza di una moda virtuosa, sui pericoli di una moda viziosa e sulla responsabilità del Magistero ecclesiale di educare, anzitutto le donne, alla giusta “moda”, che è “modus”, cioè “maniera, norma, regola, misura” (e non “modificazione obbligatoria del gusto”, come vuole l’estensione tutta moderna del termine). Si parte da una domanda essenziale: perché ci vestiamo? Per definire la nostra identità, anzitutto. «Al vestito è dato di esprimere la gioia ed il lutto, l’autorità e la potenza, l’orgoglio e la semplicità, la ricchezza e la povertà, il sacro ed il profano», disse Papa Pio XII ai Maestri Sarti nel 1954; «la società, per così dire, parla col vestito che indossa», disse ancora nel ’57 al I Congresso internazionale di Alta Moda. La Scrittura ci offre esempi in tal senso. La Regina Ester è modesta: nello stato di penitenza «si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto» (4, 17); e a penitenza conclusa, ella «si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado» (5, 1). Ma pure la veste viene incontro al sacro primordiale sentimento del pudore che, come audace sentinella, ricorda continuamente all’uomo: «Il tuo corpo non è corpo animale. Ma è informato dall’anima»; e l’anima non consente all’uomo di coincidere coi suoi atti meramente istintivi, ma impone di trascenderli sul piano morale e spirituale. La veste è quel mezzo che disambigua, nell’essere umano, la natura eterna del suo corpo. Pudoris potius memor quam doloris, è scritto nella Passio Sanctarum SS Perpetuae et Felicitatis, quando si ricorda l’episodio di Perpetua che, «lanciata in aria da una vacca ferocissima» nell’Anfiteatro di Cartagine, non appena ricadde sull’arena non pensò ad altro che a «riassettare la tunica che le si era squarciata sul fianco per ricoprirlo, sollecita più del pudore che del dolore».

Se fino a tutto il Medioevo che ancora “credeva nella differenza”, i due sacrosanti fini del vestirsi venivano rispettati e adempiuti, dall’Umanesimo in poi – racconta Virginia Coda Nunziante – ha inizio una lentissima, ma inesorabile decadenza dei costumi che, trionfante nella Rivoluzione Francese, giunge al Sessantotto e infine ai “nostri” tempi, intrisi di nudità, disordine, bizzarria, volgarità, mascolinizzazione della donna e femminilizzazione dell’uomo. L’immodestia della veste rivela, immediata, l’immodestia dell’anima, per cui laddove l’ordine e il bello non si intravvedono più, è segno di un decadimento morale e spirituale. «Moda e modestia dovrebbero andare e camminare insieme, come due sorelle», disse sempre Pio XII nel 1940 alle donne della Gioventù Cattolica, «perché ambedue i vocaboli hanno la medesima etimologia». E invece «la modestia non è più di moda», e allora la veste non rivela più l’anima, nonostante pretenda di non essere giudicata come le intenzioni dell’anima.

Necessaria una Crociata della Purezza, a cui le donne stavolta sono soprattutto chiamate a combattere. Ma è la Chiesa, come accadde a Clermont nel 1095, che deve invitare alla santa Battaglia. «I Papi del XX secolo sono intervenuti spesso per richiamare i fedeli a non farsi trascinare da mode immodeste», scrive Virginia Coda Nunziante, offrendo al lettore, in appendice, straordinarie testimonianze in tal senso (da Benedetto XV a Pio XII). Ma oggi, i Papi, non ne parlano più. Sta agli uomini tutti, e specialmente alle donne chiamate ad imitare i santi esempi di Ester e Perpetua, prendere coscienza del fatto che il vestito di un uomo, la bocca sorridente e la sua andatura rivelano gli egli è (Sir. 19, 27); e che, come sempre diceva Pio XII, del vestito ci «si serve, almeno in parte, per edificare o distruggere il proprio avvenire». Il saggio di Virginia Coda Nunziante appare, in tal senso, come un nuovo discorso di Clermont, per cui «se è vero che l’esempio conta quanto le idee, è anche nel modo di vestirci che potremo esprimere il nostro cristianesimo vissuto».

Robert Brasillach e Léon Degrelle: due vite, una storia

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PERIODICO “REX” DI AGERECONTRA.IT 

IL GHIBELLINO (Blog de Il Giornale online)

di Cristiano Puglisi

Nel 1936 Robert Brasillach, poeta e scrittore francese che morirà fucilato in seguito a una condanna di collaborazionismo con il nemico nel febbraio del 1945, aveva 27 anni. Léon Degrelle, energico fondatore del movimento rexista in Belgio, ne aveva invece solamente tre in più. L’incontro tra queste due personalità così giovani e dinamiche e accomunate da scelte oggi ritenute controverse, pur se differenti (Brasillach, divenuto appena 22enne responsabile delle pagine letterarie dell’Action Française, dopo essere stato definitivamente conquistato dai movimenti fascisti in seguito a un viaggio per l’Europa nel corso degli anni Trenta, svolgerà la sua battaglia essenzialmente in campo culturale, mentre il belga arriverà addirittura a indossare l’uniforme sul fronte dell’Est nel corso della Seconda guerra mondiale), ha prodotto un volume, “Léon Degrelle e l’avvenire di Rex”, che oggi, a distanza di un quarto di secolo, Cinabro Edizioni ripropone al pubblico in un’edizione con prefazione di Mario Michele Merlino.

Il piccolo saggio contiene le riflessioni di Brasillach su quella sfrontata e fiera esperienza politica, all’epoca ai suoi albori, ma anche sulla personalità e le idee di Degrelle: dall’infanzia trascorsa nel borgo di Bouillon, dove il padre esercitava il mestiere di birraio, all’avvicinamento al pensiero di Charles Maurras, proseguendo poi con gli anni trascorsi all’università di Lovanio e con le esperienze giornalistiche anche oltre Atlantico (in particolare a fianco dei cristeros messicani) e, infine, le avventure editoriali con Christus Rex e la fondazione del quasi omonimo partito politico. Di Degrelle emerge, in particolar modo, la forte tensione al sociale, dimenticato, secondo il fondatore del rexismo, dai partiti borghesi a vantaggio dei movimenti marxisti, realtà, nella sua visione, egualmente nociva rispetto a quella dei “marci”, i politici moderati collusi con le lobby economiche.

Brasillach e Degrelle, dunque. Due esistenze parallele, due figure tragiche, ciascuna a modo loro, che però terminarono l’esperienza terrena in maniere ben differenti: detto del primo, il secondo, paradossalmente, pur avendo avuto una vita ben più avventurosa, terminò serenamente la sua esistenza da esule in Spagna, a Malaga, all’età di 87 anni. Questo volume, come spiega la stessa casa editrice che lo ha riproposto, è la “narrazione evocativa dell’incontro di due strade, di due destini, di due giovani, attratti inesorabilmente da un unico comune sentire

https://blog.ilgiornale.it/puglisi/2022/03/23/robert-brasillach-e-leon-degrelle-due-vite-una storia/&ct=ga&cd=CAEYACoUMTMwNjI2MDY2OTg5NTAxMTQzODkyGTRlZWExZDZiM2YzNjJmNGE6aXQ6aXQ6SVQ&usg=AFQjCNE7YDl3TF1FsbD2QS9K1WRBP98wBQ

 

 

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