Opuscoli e Libretti di buona stampa aggiornati al 15 marzo 2020

 

Oltre alla Casa Editrice Solfanelli di Chieti, alle Edizioni Vita Nova di Verona, ad Arianna Editrice, alle recenti Edizioni Passaggio dal Bosco nonché Altaforte e molte altre “piccole” ma preziose soprattutto per alcuni testi oramai introvabili e contenuti controcorrente rispetto al Pensiero Unico, da diverso tempo sosteniamo la Casa Editrice Sodalitium di Verrua Savoia (TO) e SURSUM CORDA dell’amico cattolico Carlo Di Pietro (Nota del Circolo Christus Rex-Traditio):

Segnalazione di C.d.P.

Supponendo lo stato di quarantena per molti di noi, abbiamo pensato di arricchire la sezione del sito che ospita gli Opuscoli ed i Libretti di buona stampa. Tante letture edificanti contro la noia e la paranoia!

Si tratta di piccoli capolavori che venivano stampati e distribuiti in maniera massiva per la gloria di Dio e della Santa Chiesa, per la propagazione della fede e della morale, per la difesa della cristianità e dell’ordine sociale.

Fino agli anni ’50 questi Opuscoli e questi Libretti ordinariamente arricchivano le librerie di ogni abitazione: dalla più fastosa alla più umile. Venivano letti con piacere, con grande attenzione e disprezzati solo dai bifolchi. Nei comodini dei nostri nonni è ancora possibile trovarne qualche copia sopravvissuta alla nuova pentecoste del Vaticano Secondo.

Purtroppo con la morte di Papa Pio XII, i modernisti del Vaticano Secondo -autoproclamatisi nemici della censura – pensarono di censurare e cestinare tutta la stampa veramente cattolica, ovvero tutte quelle pubblicazioni che don Bosco definiva «buona stampa». Se oggi qualcuno ha la sventura di entrare in una libreria che si dice cattolica, verosimilmente il libro meno eretico che troverà è l’apologia dell’eretico Lutero, oppure le ricette di Sai Baba.

Ebbene noi possediamo centinaia di Opuscoli e Libricini, li stiamo scansionando, trasformando in PDF e pubblicando sul web in maniera totalmente gratuita. Auguriamo a tutti voi una riflessiva lettura sotto il patrocinio di San Giuseppe.

Per donare all’Associazione cliccare qui  oppure qui .  Dal giorno 2 di marzo il settimanale verrà – come da prassi – inviato solamente agli Associati in regola con il versamento della quota ed ai benefattori.

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“Vangelo e Moschetto”: l’Italia fascista e la Chiesa: un libro di Raffaele Amato

“Vangelo e Moschetto”: riceviamo recensione e volentieri pubblichiamo, caro direttore
Non è facile per nessuno, neanche per il più viscerale degli antifascisti, negare il valore del Concordato. Frutto di quei Patti lateranensi fortemente voluti e firmati da Benito Mussolini l’11 febbraio 1929. Non è facile in quanto l’articolo 7 della Costituzione repubblicana è lì a sottolinearne l’importanza per gli equilibri sociali, morali e politici.

“Vangelo e Moschetto”: chiarezza e documentazione

E i Patti lateranensi non furono – come qualcuno cerca di sostenere – un semplice, per quanto geniale atto di Realpolitik. Bensì – come sottolinea Raffaele Amato nel suo recentissimo “Vangelo e Moschetto”, (Solfanelli) – il compimento perfetto di un percorso ideale e ideologico; di una strategia politica precisa volta non solo a dare una soluzione definitiva alla “Questione romana”; ma anche a sradicare dalla mentalità delle classi dirigenti i portati di oltre un secolo di propaganda massonica.
È fondamentale – secondo l’autore – rilevare che: i Patti lateranensi concludono un ciclo di iniziative politiche e legislative che partono  dalla messa al bando della Massoneria in Italia. Cioè, di quella forza che aveva interpretato il suo ruolo storico alla luce di un feroce Anticlericalismo, di un esasperato Internazionalismo. Minando così di fatto alla stessa “identità italiana”. E non è un caso,  sottolinea l’autore in questo suo libro che si segnala per le non comuni capacità e chiarezza espositive. Espresse non a scapito della precisione storica e documentale.

L’Italia fascista restituì dignità alla Chiesa

Non è un caso che la frattura tra Fascismo e Massoneria fosse stata preceduta da quella tra Grande Oriente e movimento nazionalista;  e dalla confluenza di quest’ultimo nella schiera delle “camicie nere”. Col Concordato, quindi, l’Italia fascista non solo restituì piena dignità pubblica alla Chiesa e alla Fede cattolica. Ma tornò a riconoscere alla religione la funzione di “coronamento” dell’educazione dei giovani.
Oggi in particolare, la Chiesa postconciliare prova e potrebbe provare ben più di un imbarazzo nel ripercorrere le tappe di quel lungo cammino: che vide Fascismo e Vaticano accompagnarsi finanche in avventure belliche. Pima tra tutte, la guerra in Spagna. Ma, pur analizzando anche i non infrequenti momenti di tensione tra le due istituzioni, Raffaele Amato non può non arrivare a questa conclusione:  proprio e solo sotto il Fascismo, nell’Italia moderna, la Chiesa ha potuto informare la società dei suoi più significativi e radicati principi morali.
Influenza, quella della Chiesa, accettata e promossa, pur nella sostanziale dimensione laica dello Stato. Non solo e non tanto nell’apertura delle istituzioni alle istanze del Cattolicesimo, ma anche nella lotta strenua che fu condotta alle associazioni nemiche della Fede di Roma.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/vangelo-e-moschetto-litalia-fascista-e-la-chiesa-un-libro-di-raffaele-amato/

THE FATIMA OF THE MUSSOLINI’S REPUBLIC

Segnalazione di M.M.

Su interessamento di alcuni ricercatori irlandesi lo studio del Dott. Pietro Cappellari La Fatima della RSI, pubblicato in Italia nel 2011 e giunto alla terza edizione, è stato tradotto in lingua inglese e sarà lanciato sul mercato britannico, statunitense, indiano ed australiano.

Pietro Cappellari con il Prof. Alberto Sulpizi

Solo una ricerca, condotta e scritta da uno dei più acuti ed attenti studiosi italiani poteva portare alla riscoperta di una apparizione mariana, nel Maggio del 1944, a Ghiaie di Bonate tra speculazione politica e realtà storica, così come indica nel titolo, l’ottimo lavoro che Pietro Cappellari raccoglie in agili ed incisive pagine di storia corredate anche da illustrazioni.

In quella Primavera, nel piccolo paese di Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo, una bambina asserì di aver visto la Madonna. Le manifestazioni si ripeterono nei giorni successivi, provocando l’invasione della località da parte di fedeli e curiosi. Fu un fatto straordinario che interessò decine e decine di migliaia di persone, che avvenne in piena Repubblica Sociale Italiana. La ricerca, affidata a Pietro Cappellari, ha avuto l’obiettivo di analizzare il comportamento delle Autorità della Repubblica Sociale Italiana della provincia di Bergamo di fronte all’inaspettato fenomeno. Senza entrare nel dibattito teologico o sulla veridicità/autenticità delle manifestazioni, la ricerca ha cercato di inquadrare storicamente i fatti, evidenziando come il contributo degli uomini della RSI fu determinante perché a Ghiaie non si verificassero incidenti, perché fosse assicurato l’ordine pubblico e, addirittura, un supporto ai pellegrini che si riversarono in quella località. Fatti che dimostrano, inequivocabilmente, l’importanza e l’efficienza della struttura politico-civile-militare della Repubblica Sociale Italiana in Bergamo.

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Altaforte cacciata da Torino: la repressione è cominciata

Altaforte cacciata ufficialmente dal Salone del libro di Torino. È quanto si apprende dopo le richieste della Città di Torino e la Regione Piemonte, fondatori del Salone, che hanno chiesto “Torino, la città del libro”, al di rescindere il contratto con la casa editrice. Richieste accettate nella giornata di ieri.

“È necessario tutelare il Salone del Libro, la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento di una manifestazione seguita da molte decine di migliaia di persone”. Così dicono i democratici.

Casapound, che non è legata ad Altaforte nonostante si continui a sostenere il contrario, riferisce che farà causa. E l’editore – fiato sprecato – nel ricordare di non essere né razzista né antisemita, ma non va bene. È in realtà totalmente inutile provare a fare presente che prendere posizioni come quella di Francesco Polacchi non significhi negare l’olocausto o essere per forza antisemiti, la censura prosegue dritta e senza appelli. L’importante sono le etichette, e non i contenuti. Come sempre.

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Anticipazione di Racconti miracolosi – Disponibile ultimo Sursum Corda

Segnalazione di Carlo Di Pietro
Presentiamo Racconti miracolosi  (ISBN: 9788890074714 – 170 pagine). Padre Giacinto da Belmonte ha accuratamente raccolto, commentato e divulgato centinaia di Racconti miracolosi, pubblicandoli in due volumi nell’anno 1887. Questo primo nostro libro dedicato ai miracoli ne riporta alle stampe, almeno per il momento, una cinquantina.

L’epoca moderna è paradossalmente caratterizzata da un’incredulità senza ritegno e, nel contempo, da uno pseudo-misticismo davvero grottesco, talvolta blasfemo e sempre offensivo per l’uomo pio. È stato necessario e quanto mai opportuno, quindi, fare subito chiarezza sull’argomento, usando adeguatamente il Magistero della Chiesa – che puntualmente citiamo – e numerose sentenze di sapienti Autori non contaminati dalla cloaca del Modernismo. Pertanto i Racconti del Padre Belmonte sono preceduti da una lunga introduzione dottrinale suddivisa in dieci capitoli.

Miracolo – asserisce Cornelio Alapide – vuol dire opera meravigliosa e straordinaria che non può essere l’effetto di una causa naturale. Il miracolo è una derogazione alle leggi di natura: esso vince di molto le forze dell’uomo; Dio solo può farlo e gli uomini non possono operarne che per mezzo di Dio. Il miracolo è una prova sicura della verità. Può venire solo da Dio come unico padrone della natura. Dio, essendo verità per essenza, non può mai in nessun caso, senza annientare se medesimo, confermare con un vero miracolo una falsità. Dobbiamo distinguere il vero miracolo dal falso miracolo, chiamato prodigio ed operato da imbroglioni o da maliardi in combutta col demonio. Il vero miracolo è la più autentica ed incontestabile testimonianza che si possa avere della verità di una dottrina, perché esso è l’opera propria e sopranaturale di Dio il quale se ne serve a confermare quello che dice e che fa. Egli non può, dunque, permettere miracoli in favore dell’errore; altrimenti si burlerebbe degli uomini e sarebbe Egli stesso autore dell’inganno: il che ripugna!Sant’Agostino dimostra che gli iniqui fanno cose che sembrano miracoli, studiando alla gloria propria; i Santi fanno dei veri miracoli, mirando alla gloria di Dio.

Padre Giacinto, al secolo Francesco Saverio Osso, è nato il 23 ottobre 1839 a Belmonte Calabro ed è cresciuto in una casa povera, ma felice. Divenuto Cappuccino, è stato ordinato Sacerdote il 12 gennaio 1865 ad Acri. Uomo dal carattere deciso, ha vissuto con grande dignità e prudenza gli anni della proclamata “libertà”, ossia della soppressione dei conventi, del saccheggio dei beni ecclesiastici e della persecuzione della Chiesa per opera della Massoneria risorgimentale. Nel 1887, considerato uno dei Religiosi più preparati, è stato nominato da Papa Leone XIII Consultore dell’Indice dei libri proibiti, prezioso organo di censura poi eliminato dai Modernisti. Nel 1893 ha benedetto e collocato la prima pietra della chiesa dedicata alla Santa Vergine Immacolata ad Acri. Il 4 ottobre 1899 Padre Giacinto è stato vittima di una rapina, in seguito alla quale è stato colpito da apoplessia. È spirato il 23 ottobre del 1899, lo stesso giorno della nascita. Riposi in pace!

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L’economia deve corrispondere alla morale

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Ecco perché è utile leggere il libro ”La culla vuota della civiltà – All’origine della crisi” scritto dal ministro per la famiglia Lorenzo Fontana e l’economista Ettore Gotti Tedeschi (con prefazione di Matteo Salvini)
di Giovanni Tortelli

(LETTURA AUTOMATICA)

Lo scopo del recente saggio La culla vuota della civiltà – All’origine della crisi (Gondolin, Verona 2018, con prefazione di Matteo Salvini) di cui sono autori, l’attuale ministro per la famiglia Lorenzo Fontana e l’economista Ettore Gotti Tedeschi, è la dimostrazione del collegamento diretto fra incremento della natalità, tutela e incoraggiamento alla formazione della famiglia e sviluppo economico, in modo che l’economia possa ritrovare nella crescita demografica e nella famiglia «l’investimento degli investimenti», come lo definisce Fontana nell’introduzione.
Obiettivo non facile da raggiungere, visto che i “cattivi maestri” dell’economia globalizzata che si sono succeduti sulla cattedra di Malthus hanno sempre creduto vera l’equazione per cui il prodotto interno lordo di un Paese cresce col decrescere della popolazione: quando la popolazione cresce troppo, gli individui della stessa specie entrano in competizione l’uno con l’altro per lo sfruttamento delle risorse disponibili: da qui la presunta necessità del controllo (o inibizione) delle nascite.
Niente di più sbagliato sostengono gli Autori; basta vedere infatti i risultati dei Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che incrementando la popolazione sono diventati ricchi, mentre l’Occidente, diminuendola, si è impoverito.
Ma perché – si può domandare il lettore inesperto – è proprio necessario ripristinare questo rapporto di proporzione diretta fra incremento della popolazione e crescita economica? Perché – risponde Gotti Tedeschi – è l’incremento della natalità che provoca la formazione della famiglia e la famiglia produce ricchezza, anzi è il primo aggregato di società che produce ricchezza. Continua a leggere

Perché l’economia deve corrispondere alla morale

di Giovanni Tortelli

Lo scopo del  recente saggio La culla vuota della civiltà – All’origine della crisi (Gondolin, Verona 2018, con prefazione di Matteo Salvini) di cui sono autori, l’attuale ministro per la famiglia Lorenzo Fontana e l’economista Ettore Gotti Tedeschi, è la dimostrazione del collegamento diretto fra incremento della natalità, tutela e incoraggiamento alla formazione della famiglia e sviluppo economico, in modo che l’economia possa ritrovare nella crescita demografica e nella famiglia «l’investimento degli investimenti», come lo definisce Fontana nell’introduzione.

Obiettivo non facile da raggiungere, visto che i “cattivi maestri” dell’economia globalizzata che si sono succeduti sulla cattedra di Malthus hanno sempre creduto vera l’equazione per cui il prodotto interno lordo di un Paese cresce col decrescere della popolazione: quando la popolazione cresce troppo, gli individui della stessa specie entrano in competizione l’uno con l’altro per lo sfruttamento delle risorse disponibili: da qui la presunta necessità del controllo (o inibizione) delle nascite.

Niente di più sbagliato sostengono gli Autori; basta vedere infatti i risultati dei Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che incrementando la popolazione sono diventati ricchi, mentre l’Occidente, diminuendola, si è impoverito.

Ma perché – si può domandare il lettore inesperto – è proprio necessario ripristinare questo rapporto di proporzione diretta fra incremento della popolazione e crescita economica? Perché – risponde Gotti Tedeschi – è l’incremento della natalità che provoca la formazione della famiglia e la famiglia produce ricchezza, anzi è il primo aggregato di società che produce ricchezza. Continua a leggere

Luoghi comuni, falsi, bufale

del Prof. Luciano Pranzetti

“Luoghi comuni, falsi, bufale”, edizione in proprio, 2018, pp. 155, si può richiedere all’autore: lucianopranzetti@alice.it

E’ sorprendente come in un piccolo libro possano trovarsi raccolti così tante osservazioni di carattere linguistico, letterario, storico e di costume.
E’ quello che si constata nel leggere l’ultimo lavoro che il Prof. Luciano Pranzetti ha dato alle stampe col titolo Luoghi comuni, Falsi, Bufale, in cui sono presentati in maniera magistrale considerazioni, commenti e documentate precisazioni che costituiscono altrettanti spunti per dare il via a riflessioni e ad approfondimenti che potrebbero di riempire interi volumi.

Il libro è presentato con una pregevole prefazione del Prof. Ferdinando Bianchi, che introduce il lettore alla prosa ricercata e caustica di Pranzetti, evidenziando che questi «con il suo spirito guascone, i formidabili cromatismi del suo esclusivo codice comunicativo, i paradigmi, i contrappunti, i simboli, le tautologie, il vigore del suo frasario, la seduzione – ad se ducere – e il fascino del suo singolare, antonomastico vocabolario, la esemplare efficacia e il rigore semantico del suo periodare, pagina dopo pagina demoliva, frantumava l’inconsulto e già poco solido edificio di una supponente, fiacca, spocchiosa, ripetitiva e talvolta acritica e conformistica comunicazione, i simulacri stolti di una convenzionale storiografia, l’implosione di un senso storico privo di vere fondamenta scientifiche, di una letteratura sovente incolta, persino insolente e povera, mercificata e gravida di balle mediatiche e di significati reconditi, estemporanei e sovente anche incomprensibili: anteprima di un suo nuovo profluvio di genialità. Gli appunti sono diventati volume…»

Da parte sua, l’Autore, nella sua nota introduttiva, delinea lo scopo a cui mira il suo relativamente piccolo – per quantità e non per qualità – componimento:

«Con questo lavoro di semplice svago, non accademico e certamente non nuovo nel suo genere letterario ma utile all’intelletto, intendiamo smentire e/o chiarire alcuni stereotipi e luoghi comuni, falsi integrali, bufale, comportamenti che, per essersi da tempo consolidati, tanto nel parlar quotidiano che negli templi della cultura – accademie, scuole, massmedia – come l’essenza della sapienza stessa, passano per inconcussa e conclamata verità.»
Il libro si legge tutto d’un fiato, e ne vale la pena: come si coglie dai seguenti esempii.

Di “luoghi comuni”

“Alpinista morto per colpa di una valanga – Perde la vita per colpa di un’onda anomala – ennesimo grave incidente sulla curva maledetta”, e via incolpando. E’ ormai, simile linguaggio, di frequenza quotidiana, praticato nei tg i cui cronisti, nel dare la notizia, poggiano anche tono e accento su “colpa”. Bischerrima operazione semantica che applica alle cose inanimate i criteri etici esclusivi  dell’uomo e pertinenti la sua condotta, la sua coscienza, la sua responsabilità.

Di “falsi”

“Ferdinando II di Borbone: Re Bomba – Vittorio Emanuele II di Savoia: Re Galantuomo”.
In Sicilia, […] sotto la regia dell’Inghilterra che vuole accaparrasi il monopolio dello zolfo isolano… gli insorti hanno occupato Palermo e Messina. Il re Ferdinando II ordina e dirige le operazioni di recupero […] la flotta, appoggiata da 4 compagnie di “pionieri” […] comincia a bombardare la postazione… fuori Messina, fornita di 12 cannoni [occupata la postazione] 6400 soldati si mettono in marcia verso Messina, occupano il porto scontrandosi con le truppe dei rivoltosi […] l’8 settembre la città è liberata.
Pertanto, niente bombardamenti e niente città devastata come i gazzettieri della propaganda liberale e inglese si affrettarono a pubblicizzare.
[…]
Di contro a un falso ‘Re Bomba’ … sta un altrettanto falso ‘Re Galantuomo’ – Vittorio Emanuele II – ma vero ‘bombarolo’ […] non ci attarderemo […] sulle stragi di GaetaCivitella del Tronto (ottobre 1860/marzo 1861), di Palermo (settembre 1866) […] [de] l’orrore di Pontelandolfo e di Calsaduni dati alle fiamme, [de] l’abiezione dei campi di prigionìa sabaudi quali San Maurizio e Savona, quale il forte di Fenestrelle (To), nella Val Chisone dove, […] migliaia di meridionali, soldati, civili e soldati pontifici trovarono la morte e la ‘damnatio memoriae’ – perdita dell’identità – dacché i loro cadaveri vennero sciolti nella calce viva.
[…] Ricordiamo, di passaggio, la strage, comandata dal ‘galantuomo’, di circa 80 torinesi, uccisi dall’esercito e dai carabinieri durante le giornate dei moti popolari – 21-22 settembre 1864…
[…] Non diremo a lungo dei sequestri di giovani donne a scopo di libidine che il ‘galantuomo’, assecondato da Cavour, affidava al commissario di Polizia, Filippo Curletti…
[…] Parleremo invece, come esempio paradigmatico di nuda verità, dei fattacci di Genova – aprile 1849 – e delle brigantesche e sporche gesta dei bersaglieri di Alfonso La Marmora (1804-1878) ivi commesse…

Di “Bufale”

Il pittore Picasso era un appassionato frequentatore di corride … il 16 maggio 1920… il toro colpì mortalmente … il torero ‘Joselito’ […] Picasso, sconvolto dalla tragica morte del giovane idolatrato toreador, ne celebrò la memoria allestendo, immediatamente, una tela [7,77 metri per 3,49] zeppa di figure sghembe, dure, spigolose e asimmetriche… Terminata, la intitolò ‘Enmuerte del torero Joselito’.
[…] Nel 1937 infuriava, in Spagna, la guerra civile e il governo anarco-social-comunista chiese a Picasso di avere una sua opera da collocare nel padiglione repubblicano dell’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta a Parigi nel 1938.
Picasso ebbe una trovata eccezionalmente scaltra: tirò fuori dal magazzino la vecchia tela, vi apportò qualche lieve variante, cancellandone l’originario nome, per uno più adatto alla richiesta governativa. E fu ‘Guernica’ – nome della cittadina basca bombardata il 26 aprile 1937 dall’aviazione italo-tedesca – tela che fu venduta al governo per l’astronomica cifra di 300.000 pesetas, corrispondente, più o meno, a circa un milione e mezzo di euri.
[…] Cuore a sinistra, portafoglio a destra.
Ed ecco l’elenco degli argomenti trattati dall’Autore.

LUOGHI COMUNI

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