È fallito pure il Gay Village di Roma

Il tribunale ferma la società che lo gestiva, in crisi per il cattivo tempo e la paura attentati. Il Qube ne approfitta subito. Ira della Battaglia, scoppia la guerra interna alla comunità Lgbt

Tira aria di tempesta sulla comunità Lgbt cittadina, un muro d’acqua, un acquazzone di veleni e rancori che rischia di oscurare, almeno a Roma, perfino l’arcobaleno, i cui colori sono diventati la bandiera dei movimenti per i diritti degli omosessuali. Perché ora, ad aprire una ferita tra Gay Village e Qube – le due grandi realtà della movida unite fino allo scorso anno dalle scatenate serate della “Muccassassina” – c’è il fallimento della prima e la volontà della seconda di trarre un vantaggio dal quel fallimento, «un tentativo di fare denaro sulla fama degli altri», come ci ha sinteticamente spiegato Imma Battaglia, fondatrice del Gay Village e icona della lotta per i diritti civili del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisex e transgender). È tutto concentrato in queste sue poche parole il risentimento verso l’apertura, all’Eur, quest’anno, del “Village”, sorto al posto del suo “Gay Village”, tempio della movida omosessuale “edificato” 18 anni fa a Testaccio, cresciuto negli ampi spazi verdi a ridosso della via Cristoforo Colombo e tornato solo la scorsa estate all’interno della “Città dell’Altra economia”, nell’ex mattatoio di Roma, per la sua ultima, sfortunata, stagione. E sì, perché tra i motivi del crac finanziario del Gay Village ci sarebbero anche due giorni di pioggia, due serate in cui l’evento, svolgendosi all’aperto, è rimasto chiuso…

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fonte – https://www.iltempo.it/roma-capitale/2019/06/23/news/gay-village-fallito-chiuso-roma-comunita-lgbt-imma-battaglia-1178407/

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La consegna del premio Flaminius Corner 2019 a Matteo Castagna

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https://youtu.be/ZDlMiffQ99s

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Teologia morale. Modestia nel vestire e igiene della persona

Pur sopraggiunto il naturale e consueto caldo estivo, che tanto sfianca quanto stimola, il buon cristiano non deve assolutamente abbandonarsi a comportamenti sudici e da postribolo. Dunque nervi saldi, sana rassegnazione, temperanza, igiene della persona e, finalmente, modestia nel vestire. L’uso del vestito è basato sopra tre ragioni fondamentali: igiene (pulizia e protezione del corpo), estetica (ornamento) e pudore. In relazione con queste finalità esiste una grande diversità, qualitativa e quantitativa, nell’uso del vestito fra i vari popoli, secondo le diverse condizioni di clima e il grado di civiltà e di sentimento morale. La morale cristiana permette ed esige una cura ragionevole, moderata del vestito, ordinata al suo giusto fine, entro determinati limiti (differenti secondo la condizione sociale della persona), senza esagerazione o negligenza, e conforme alle prescrizioni dell’igiene e della modestia. La moda, quindi, non ha in sé nulla di male. Il disordine nel vestito proviene dall’offendere o dal non soddisfare al suo fine, o dall’oltrepassare i giusti limiti.

In pratica un vestito può dunque essere illecito a causa o del fine disordinato (immoderato gusto di piacere o di attirare gli sguardi, seduzione ecc.) o dell’effetto anche se preterintenzionalmente provocato (danni economici, fisici e specialmente morali). Riguardo agli effetti morali è riprovevole ogni vestito che crea pericolo per la virtù del soggetto stesso o di altre persone: cioè quello (specialmente femminile) che, sia per una esagerata denudazione o trasparenza, sia per un taglio troppo stretto, non nasconde abbastanza o perfino accentua le proprietà sessuali, o che, comunque, per una forma tendenziosa o inconsueta (per esempio propria dell’altro sesso), può facilmente eccitare la passione. Nei luoghi sacri, nell’assistere a funzioni religiose o nell’accostarsi ai Sacramenti, è richiesto un vestito non solo non provocante come in ogni altra circostanza, ma positivamente modesto in rapporto con la riverenza dovuta a questi luoghi e funzioni (1 Cor. 11, 5; Codex, can. 1262 § 2).

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Disponibile il n. 166 di Sursum Corda, 23 giugno 2019

La vera e la falsa povertà!

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INDICE

– Comunicato numero 166. Un ricco si presenta a Gesù. Riflessioni sulla ricchezza;

– Atto di rassegnazione della Principessa Elisabetta di Francia;
– Due raccolte per i poveri, giugno 2019;- Preghiera a San Luigi Gonzaga per la gioventù (21.6);
– Gloria a te, Vescovo San Paolino da Nola (22.06);
– Teologia morale. Il Pauperismo: cause, conseguenze e rimedi;
– Preghiera a San Montano soldato, Martire (17.6);
– Preghiera a San Silverio, Papa e Martire (20.6);
– Teologia morale. Povertà esterna e Povertà interna;
– Orazione a Sant’Albano di Verulam, Martire (22.6);
– Preghiera a Sant’Efrem per la conversione degli scismatici “Ortodossi” (18.6);
– Teologia morale. Differenze fra Miseria e Povertà;
– Breve confutazione alla cosiddetta guarigione dell’albero genealogico;
– Preghiera a Santa Agrippina, Vergine e Martire (23.6);
– Preghiera a Santa Giuliana Falconieri, Vergine (19.6);
– Dizionario biblico. Povertà e Ricchezza nella Sacra Scrittura;
– Preghiera ai Santi fratelli Martiri Gervasio e Protasio (19.6).
Fonte – https://www.sursumcorda.cloud/settimanale/indici-sursum-corda/2261-indice-del-numero-166-di-sursum-corda-23-giugno-2019.html

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“Libra”, la moneta di Facebook: i privati scavalcano gli Stati

L'immagine può contenere: 1 persona, concerto, folla e testoLibra: la moneta di Facebook

All’interno del sistema capitalista, il cui aggettivo stesso è parlante ed in sé pienamente esplicativo, il privato va alla ricerca del profitto. Nel modello neoliberista che ha assurto a propria divinità panteista la libera circolazione dei capitali (e tutte le nefaste conseguenze sociali che questa liberalizzazione senza freni ha portato in seno), questa ricerca è stata esacerbata, ed ha prodotto povertà molto più diffusa, allargamento della forbice sociale, finanziarizzazione dell’economia e concentrazione oligopolistica della ricchezza.

Il che significa: omologazione dei prodotti, augumento senza limitazioni del profitto (facilitato da un capitale, il cui flusso è stato deregolamentato), schiavizzazione progressiva e silente ad un modello consumistico, capace di travolgere ogni resistenza e di “glebalizzare” i popoli. Del resto: «Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto».

Tutti questi fattori – storici, economici, culturali – stanno dietro all’iniziativa di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, di creare la Libra, ovverosia una criptovaluta con funzionamento blockchain (struttura dati condivisa, immutabile e protetta da un sistema crittografico efficiente) attraverso la quale raggiungere oltre due miliardi di utenti nel mondo. Il suo White Paper ne enuclea il funzionamento, anche se in maniera piuttosto “grigia“.

 

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Grandi manovre a Palazzo: politiche la prima domenica di ottobre?

Nessuno ne parla, ma i partiti si preparano alle urne. A partire dalle mance elettorali infilate nel dl Crescita

Come andrà a finire lo sapremo davvero solo a fine luglio, quando si sarà inesorabilmente chiusa la finestra elettorale che consente di tornare al voto la prima domenica di ottobre, termine ultimo per affrontare la sezione di Bilancio con un governo in grado di approvare la manovra prima del 31 dicembre.

Fino ad allora si continuerà a ballare, come accaduto anche ieri tra un aut aut di Matteo Salvini sulle tasse («o le abbassiamo o lascio») e la piccata risposta di Luigi Di Maio («se cerca scuse per provocare una crisi, allora lo dica»). E, nel caso, si continuerà a navigare a vista anche dopo, perché nel Palazzo tira ormai un’aria da fine impero. Non è un caso che tutti i partiti si stiano muovendo da giorni come se lo show down fosse imminente e le elezioni anticipate una questione solo di pochi mesi. Che sia ottobre o magari nell’autunno del 2020 cambia poco. Con buona pace delle smentite pubbliche di chi ha davvero in mano i destini di questa partita (ieri quelle di Salvini e poi del premier Giuseppe Conte), in Transatlantico sono tutti convinti che il voto anticipato sia uno scenario più che plausibile. D’altra parte, basta mettere in fila dichiarazioni e i movimenti degli ultimi giorni – sia nella maggioranza che tra i partiti d’opposizione – per avere una conferma di quale sia il clima in Parlamento.

LA MAGGIORANZA I due partiti che hanno in mano i destini del governo, infatti, non solo continuano ad azzuffarsi ogni giorno, ma anche nei passaggi parlamentari sembrano ragionare come se il ciglio del burrone fosse a un passo. Il dl Crescita, per esempio, è passato da 50 a oltre 110 articoli finendo per diventare un omnibus pieno di quelle che un tempo – prima dei fasti dell’autoproclamato «governo del cambiamento» – sarebbero state bollate come «mance elettorali». Dalla rottamazione delle cartelle all’Imu per i capannoni industriali, passando per Alitalia e chi più ne ha più ne metta. Insomma, non certo un bel segnale.

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Bartali nelle tracce della Maturità. Se l’Anpi sapesse che aderì alla Rsi…

Il nome di Ginettaccio – come era soprannominato Gino Bartali – tra le tracce della maturità 2019 segna il riconoscimento del celeberrimo campione di umanità e di sportività scolpito nell’immaginario popolare degli italiani. Nella traccia da cui gli studenti partono è riportato un articolo scritto da Cristiano Gatti e pubblicato su Il Giornale del 24 settembre 2013, che  rievoca la vicenda degli ebrei salvati da Gino Bartali durante la Seconda Guerra Mondiale, vicenda che gli valse il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. L’amatissimo campione, icona della nostra storia sportiva è stato anche altro. Ce lo ha raccontato proprio su queste colonne Antonio Pannullo in un bellissimo e documentato articolo dal titolo “Ma lo sa l’Anpi che Gino Bartali era nella Repubblica sociale italiana?” . Visto che l’associazione dei partigiani ancora non si è risentita per questa traccia, desumiamo che no, che non ne sa nulla

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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/06/bartali-nelle-tracce-della-maturita-il-campione-aderi-alla-rsi-se-lanpi-sapesse/

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L’esorcista

di Alfio Krancic

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L’odio dei trinariciuti per il crocifisso

Attacco alla giornalista rai che osa andare in onda con il crocifisso, di Mario Giordano (La Verità del 19/6/2019)

Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un’ offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo.
Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L’ altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d’ amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo.
Nel frattempo che si provveda all’ uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l’ altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv.
In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po’ hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest’ ultimo (e solo quest’ultimo) infatti turba gli animi sensibili.

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Salvini detta le condizioni: ‘Giù le tasse o andiamo a casa’

Il segretario della Lega resta determinato e lancia l’ultimatum ai Cinquestelle.

Non solo Conte, ora c’è anche Salvini a lanciare ultimatum al Movimento cinque stelle, ventilando la crisi di governo. Il vice premier leghista è tornato a dettare le condizioni per il proseguimento della coalizione giallo-verde, intervistato dal Corriere della Sera.

Così, il segretario del carroccio ha parlato di quello che lui stesso ha definito “il vero problema”, ossia il taglio delle tasse. Una misura che – come lui stesso spiega – richiederà un impegno per circa dieci miliardi di euro e che dovrà essere completata entro la fine dell’anno corrente. Per Salvini occorre proceder su questa strada di riforma fiscale, coraggiosa quanto necessaria già nei prossimi mesi. Poi l’affondo che minaccia la crisi di governo: “Se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado”. 

In prospettiva, per il ministro dell’Interno c’è in progetto la convocazione degli “Stati generali dell’economia italiana“, un grande incontro di confronto a cui saranno invitati tutti: dalle imprese ai sindacati, passando per tutte le associazioni di categoria

fonte – https://vocecontrocorrente.it/salvini-detta-le-condizioni-giu-le-tasse-o-andiamo-a-casa/

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