La principale causa di morte nel 2019? L’aborto: 42 milioni di vittime

Nel 2019, l’aborto è stata la principale causa di morte in tutto il mondo, causando 42 milioni di morti.

I dati sono stati elaborati dal famoso sito web di statistiche «Worldometers» che analizza i moltplici fenomeni sociali, fornendo gli aggiornamenti in tempo reale. Questi numeri allarmanti sono stati diffusi dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità

«Secondo l’OMS – ha osservato Worldometers – ogni anno nel mondo ci sono circa 40 – 50 milioni di aborti (in media 125mila aborti al giorno). Negli Stati Uniti, dove quasi la metà delle gravidanze è indesiderata e 4 su 10 di queste sono interrotte dall’aborto – evidenzia in conclusione Worldometers – ci sono oltre 3mila aborti al giorno. Il 22% delle gravidanze negli Stati Uniti finisce con l’aborto volontario».

Nonostante il 2020 sia già iniziato, secondo le stime fornite sempre da Worldometer, già si contano scirca 75mila aborti effettuati nel nuovo anno.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Center for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2016, gli aborti effettuati legalmente sono stati circa 623.471.

                                                                                                            Gabriele Giovanni Vernengo

Da https://vocecontrocorrente.it/la-principale-causa-di-morte-nel-2019-laborto/

I dati dell’aborto in USA

di Matteo Orlando

 

Da quando l’aborto è stato legalizzato negli Stati Uniti (47 anni fa con la sentenza della Corte suprema nel caso Roe vs. Wade), si stima che siano stati abortiti oltre 61 milioni di bambini.
Per la precisione il sito Life Site News ha pubblicato una nuova analisi preparata dal National Right to Life Committee che stima un totale di 61.628.584 aborti dal 1973 ad oggi.
Il direttore del Comitato nazionale per il diritto alla vita, il dottor Randall K. O’Bannon, ha fornito le cifre basate sui dati dei Centers for Disease Control (CDC) e del Guttmacher Institute, un ex braccio di ricerca della multinazionale abortista pianificata Parenthood.
Secondo Life Site News, l’Istituto Guttmacher riceve numeri direttamente dai centri di aborto ed è la fonte principale di dati più attuali a differenza del CDC che si basa su dati provenienti dai dipartimenti sanitari statali, alcuni dei quali non hanno dati completi (con California e New Hampshire che non hanno fornito dati per più di un decennio).
“Grazie a questi diversi metodi di raccolta dei dati, l’Istituto Guttmacher ha ottenuto costantemente conteggi più elevati rispetto al CDC. I ricercatori del CDC hanno ammesso che probabilmente eseguono un conteggio inferiore del numero totale di aborti perché le leggi sulla segnalazione variano da stato a stato e alcuni abortisti probabilmente non riportano i dati correttamente”, ha spiegato O’Bannon.
Life Site News osserva che la cifra totale indica che ci sono più di 2.362 aborti giornalieri e 98 aborti ogni ora negli Stati Uniti.
In generale il numero totale di aborti negli Stati Uniti è più elevato perché alcuni stati, come California, New York e Colorado, hanno legalizzato gli aborti prima della sentenza Roe vs. Wade.
“È difficile ottenere tali dati, anche se alcuni stimano che almeno un milione di aborti si siano verificati in questi stati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70”, ha aggiunto O’Bannon.
Tuttavia negli Stati Uniti ci sono buone notizie per i sostenitori della vita. Il numero di aborti è in declino.
Nel 2015, per esempio, è stato registrato il numero più basso di aborti eseguiti dal 2006.
Tra il 2006 e il 2015 il calo ha raggiunto il 24%, il che significa che nell’ultimo anno analizzato è stato registrato il numero più basso di aborti negli ultimi 10 anni.
“Dopo aver raggiunto un massimo di oltre 1,6 milioni nel 1990, il numero di aborti compiuti ogni anno negli Stati Uniti è tornato a livelli che non sono stati visti dalla fine degli anni ’70”, ha dichiarato il National Right to Life Committee.

ABORTO/ Lo studio: i feti provano dolore fisico già alla 12ma settimana

Segnalazione di Emilio Giuliana

Un grumo di cellule, come li definiva Marco Pannella, o esseri umani in grado di percepire tutto, soprattutto il dolore? Secondo studi che vanno avanti da tempo, da anni, in particolare la ricerca di cui si sta occupando lo scienziato “pro choice” americano Stuart Derbyshire, esperto di scienza del dolore, quindi non un anti abortista, pubblicato sulla rivista medico-scientifica Journal of Medical Ethics, i bambini non ancora nati possono provare dolore già dopo 12 settimane dal concepimento e probabilmente anche prima. Questo contrasta con la legge americana e con le dichiarazioni da sempre sostenute dai medici abortisti secondo i quali il feto non prova alcun dolore fisico fino a 24 settimane, il periodo massimo secondo il quale si può abortire (anche se lo stato di New York ha recentemente approvato una legge secondo la quale si può abortire anche al nono mese di gravidanza, cioè fino alla nascita del bambino). Lo studioso ha affermato che esistono “buone prove” del fatto che il cervello e il sistema nervoso dei bambini non ancora nati sono sviluppati abbastanza per provare dolore prima delle 24 settimane.

LO SMEMBRAMENTO PRATICATO DURANTE L’ABORTO

E se i bambini non ancora nati provano dolore, sicuramente lo sperimentano durante un aborto. Il che significa omicidio crudele e violento di essere umano. Una “lettura equilibrata” delle prove ” punta verso un’esperienza di dolore immediato e non riflessivo mediata dallo sviluppo del sistema nervoso già dalle 12 settimane”, hanno concluso. Lo scienziato e il suo co-autore si sono riuniti per scrivere questo articolo grazie alla sensazione condivisa che i dati neuroscientifici, in particolare i dati più recenti, non potessero supportare un rifiuto categorico del dolore fetale. Secondo il quotidiano inglese Daily Mail, “si è pensato che la corteccia, lo strato esterno del cervello che si occupa delle informazioni sensoriali, non sia sufficientemente sviluppata per la registrazione del dolore”. Di conseguenza, “molti organi medici … dichiarano che il dolore non è possibile prima della” gestazione “di 24 settimane. Tuttavia, recenti studi dimostrano chiaramente “che il consenso non è più valido”, sostengono. Nella terza settimana di concepimento, il metodo più comune di aborto è lo smembramento del feto. Ciò significa che ogni anno decine di migliaia di bambini non ancora nati possono soffrire di dolori lancinanti mentre vengono fatti a pezzi arto dopo arto nel ventre materno.

Da

In India è in corso un genocidio e nessuno ne parla…

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Secondo l’Alliance Defending Freedom “almeno 60 milioni di bambine sono state uccise in India, negli ultimi dieci anni, a causa della diffusa pratica degli aborti selettivi”.
Come ha denunciato Tehmina Arora, avvocato e direttore di ADF India, nell’enorme subcontinente asiatico, “almeno 50 mila bambine vengono abortite ogni mese per un solo motivo: proprio perché sono di sesso femminile mentre i genitori vorrebbero dei maschi”.
Come se non bastasse, oltre agli aborti in India ci sono circa 21 milioni di ragazze “indesiderate” dai genitori, che avrebbero preferito un figlio maschio.
Tehmina Arora ha spiegato che le donne “sono abortite o anche sottoposte a varie forme di violenza dopo la nascita. È tempo di affrontare il problema”.
Secondo questa attivista pro-life, “ogni bambino è prezioso. I ragazzi e le ragazze hanno uguali diritti alla vita e alla libertà”.
Qualche settimana fa era arrivata la notizia che in 132 villaggi indiani non è nata una sola ragazza negli ultimi tre mesi per colpa dell’aborto selettivo, mentre sono nati 216 bambini.
I pro-life indiani chiedono che la Legge sulle tecniche diagnostiche prenatali pre-concepimento adottata nel 1994 sia applicata correttamente. Lo standard è stato approvato per contrastare i femminicidi e proibisce le indagini prenatali sulla determinazione di sesso, ad esempio test sul liquido amniotico o su campioni del tessuto coriale della placenta.
Già nel 2016 ADF India aveva lanciato la campagna #VanishingGirls per sostenere il diritto alla vita delle ragazze ed eliminare la pratica degli aborti selettivi.
In questo 2019 ha organizzato un concorso fotografico sul tema #giveherLIFE, acronimo di “amore, eredità, libertà, uguaglianza”. Ma le speranze che qualcosa possa cambiare sono veramente ridotte al lumicino.
Secondo alcuni esperti la pratica persiste perché si ritiene che i ragazzi siano più in grado di contribuire finanziariamente ai bisogni di una famiglia e le usanze matrimoniali richiedono che i genitori delle ragazze paghino una dote sostanziale.
Un censimento del 2011 ha rivelato che c’erano 943 donne per ogni 1.000 uomini nel paese e recenti statistiche suggeriscono che la proporzione tra donne e uomini sta assumendo distorsioni notevoli.
Se non sarà bloccato questo silenzioso genocidio di bambine anche per l’India si prospetta la terribile situazione che è emersa recentemente in Cina. Come è noto, la politica comunista che ha imposto per decenni il figlio unico (con le bambine che venivano abortite per fare nascere i maschi) ha causato problemi enormi di squilibrio di genere. In sostanza, gli uomini cinesi non riescono a trovare il numero di donne necessarie per mettere su famiglia e figli.
La proporzione distorta tra la popolazione maschile e femminile, c’è da scommetterlo, presto, molto presto, creerà anche in India i disastri demografici e sociali che sta vivendo la Cina.
“Il futuro dell’India è legato alla vita di ragazze e donne”, ha concluso l’avvocato Arora. “Chiunque crede che le giovani donne abbiano gli stessi diritti dei giovani, non può chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo in India”.

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NO ABORTO! CitizenGO e Comune di Roma si affronteranno in Tribunale

Risultati immagini per orwell dire la veritàForse qualcuno, nel linciare politicamente e mediaticamente il consigliere comunale della Lega Alberto Zelger per avere detto un’ovvietà a “La Zanzara” su Radio24, ossia che se si lasciasse da solo un gruppo sodomiti su un’isola, dopo qualche decennio la specie sarebbe estinta, vorrebbe che il Comune di Verona si comportasse come quello di Roma? Aveva ragione George Orwell, laddove dice: “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” (Matteo Castagna, “Christus Rex”)

di Filippo Savarese

La Fondazione CitizenGO Italia porterà in Tribunale il Comune di Roma per chiedere giustizia sull’assurda censura ideologica con cui lo scorso maggio ci hanno tappato la bocca, violando il nostro diritto (mio e tuo) di esprimere liberamente le nostre idee e i valori in cui io e te crediamo.

Vado in Tribunale a difendere la tua Libertà, caro compatriota!

Aiutami a sostenere le spese di questo processo storico = clicca qui!

Ricorderai senz’altro quel caso vergognoso: avevamo affisso per tutta Roma – pagando quanto dovuto – 50 manifesti sull’aborto, definendolo “la prima causa di femminicidio nel mondo” (infatti sono decine di milioni gli aborti procurati ogni anno nel mondo solo perché si tratta di feti femminili – quindi abbiamo detto la pura e semplice verità!).

Si scatenò un putiferio! Siamo stati attaccati dal partito cosiddetto “democratico”, dai collettivi antifascisti, dalla Lobby LGBT, dai circoli ultra-femministi, dalla stampa e dai media di sinistra. La Giunta Cinquestelle di Virginia Raggi, nell’arco di poche ore, decise che io e te non avevamo il diritto di dire la nostra opinione sull’aborto in Italia (dicendo cose vere). Continua a leggere