ALPINI, MASCHILISMO, PATRIARCATO…. MATRIARCATO!

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di Emilio Giuliana

Che piaccia o no,  a  torto o ragione per unificare (altro unire) l’Italia sono state combattute tre guerre dette d’Indipendenza e in ultimo una guerra mondiale, solo in quest’ultima perirono circa  670 mila militari, di cui una grande fetta furono alpini. In ogni piazza d’Italia vi sono apposte lapidi commemorative che ricordano il sacrificio di migliaia di uomini, non donne, ma uomini, come è giusto che sia. Quegli uomini spezzarono e sacrificarono le loro giovani vite, per difendere e proteggere le donne. Fu grazie al sacrificio di “quella soldataglia” (così definiti ed oltraggiati da blatte ideologizzate), se oggi la “puttanaglia” può prendersi il lusso e la libertà di insultarli, offenderli e dileggiarli. Ad ogni calamità naturale o catastrofe di altra origine, gratuitamente arriva a dare man forte la “soldataglia” volontaria degli alpini. L’organizzazione femminista Non una di meno, può vantare lo stesso impegno sociale? La risposta è scontata! Però si sa per certo, che femministe similmente ideologizzate, le ritroviamo in altri luoghi, e per altri motivi, in questo caso sì, indegne e disumane, vedasi ad esempio Forteto, Bibbiano…

Sottomissione e sfruttamento, tra le accuse mosse dal femminismo contro i maschi, biasimo che trovano origine -a loro dire- nella società patriarcale. È possibile, che tra queste paladine della difesa femminista non ve ne sia una, almeno una, cromosomicamente bilanciata? perché se ce ne fosse una, sarebbe dotata di logica, necessaria per poter comprendere autonomamente, ciò che invece spiego a seguire. L’idea di uomo (aguzzino) che hanno interiorizzato e propagandato non è frutto del patriarcato, ma bensì del matriarcato. Un bambino fin dalla nascita, rispetto alla bambina, viene oltre modo attenzionato e curato, talune volte a limite dell’ossessione, dalla propria madre; come se non bastasse, fino al termine della frequentazione del quinquennio delle scuole medie superiori, il bambino è accompagnato nella sua crescita da donne, infatti frequenta ambienti e strutture con una presenza prevalente, nella quasi totalità di un personale – educatrici, maestre, professoresse- composto da donne, asili nido, scuole materne, scuole medie inferiore, scuole medie superiore;  i maschietti per 18 anni vivono circondati da donne! Questo stretto contatto femminile influenza ineluttabilmente i ragazzi, i quali a secondo del loro carattere maturano la loro personalità, anche nelle forme degeneri, vedi disordini sessuali e morbosità con sindromi compulsive di attaccamento materno, che traslano nelle loro “mogli”, nonché causa dei famosi e percentualmente residuali e marginali “femminicidi”.

Archiviato l’unico viatico utile per l’uomo, l’anno di leva militare, il maschio è stato precipitato damnatio ad bestias. L’anno di naja spezzava il ventennio di “tutela” a trazione femminile, per un periodo a traino maschile, dodici mesi in cui imparava ad usare scope, ramazze, lavare stoviglie e piatti per il numero e misura che una donna impiega in una vita, lavare i vestiti, la biancheria intima, rammentare e cucire, cucinare, docce fredde, rifarsi il letto con precisione geometrica (il famigerato e famoso cubo), sistemazione precisa e certosina del proprio armadietto…..un anno solare in cui imparare a camminare con le proprie gambe, un breve periodo ti patriarcato, che riusciva a scrollare di dosso le pesantissime scorie matriarcali! Ma purtroppo, da molti anni il militare di leva è stato abrogato, privando i maschietti del necessario e formativo breve periodo patriarcale, lasciato esclusivamente con in dosso il pesantissimo e deleterio, inadeguato, contro natura fardello matriarcale.

Le Femministe, per radicare il modello di società che rivendicano, dovrebbero combattere il matriarcato e bramare il patriarcato!

L’idea di donna oggetto, non è il frutto di convincimenti malsani maschili, ma è partorita volontariamente e scientemente dal mondo femminile stesso, così come ben testimoniato dai programmi televisivi più gettonati, i più famosi Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Isola dei famosi, Grande fratello…e tutto a causa del modello di società matriarcale.

A tal proposito per uno studio più approfondito ed esaustivo è bene studiare quel patrimonio culturale/sociologico lasciatoci in eredita dalla scomparsa, dotta antropologa Ida Magli.

Se esiste un male per il genere femminile è il matriarcato e non il patriarcato.

In conclusine, è spiacevole far notare che le stesse che lamentano la cultura maschilista patriarcale,  sempre pronte a denunciarne le supposte molestie, vedi Rimini, non proferiscono mai una parola sulle reiterate e quotidiane molestie indirizzate nei confronti di donne e ragazzi in ogni luogo d’Italia da afroitaliani dei quali i loro nonni non hanno combattuto e non sono morti per la puttana Italia, afroitaliani che non si rimboccano le maniche per soccorrere vittime di sciagure e calamità che investono il nostro Paese!

“Ho passato una vita a difendere le donne, ma che delusione. Purtroppo debbo constatare che non pensano. Che non sanno fare politica. Che non sono capaci di farsi venire un’idea nuova… ” IDA MAGLI

https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/89-alpini-maschilismo-patriarcato-matriarcato.html

Monza, il Club alpino sfratta il centro sociale. E loro li minacciano così

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Monza, 10 dic – Gli alpinisti del Club alpino italiano danno il benservito agli occupanti del centro sociale Foa Boccaccio di Monza. La struttura dell’ex stadio Mauro di via Rosmini, occupata dai compagni da otto anni, vedrà quindi la nascita della Casa della Montagna del Cai e lo sfratto dei suoi attuali “inquilini”. Così è stato stabilito nell’ultima assemblea dove i circa 900 soci della sezione monzese hanno dato il nulla osta per la realizzazione del progetto Quota 162. Lo riporta Libero. Va detto che i militanti del Boccaccio non dovranno fare le valigie nell’immediato, perché il Cai formalizzerà il rogito solo entro la fine di gennaio, quando avverrà il passaggio di proprietà da Federcalcio Servizi a Club Alpino Italiano: a questo si aggiungono le tempistiche per la presentazione dei progetti e l’inizio e fine lavori. Si parla quindi di un paio di anni ancora, un lasso di tempo sufficiente affinché gli occupanti dell’ex stadio riescano a guardarsi in giro e levare le tende.

I compagni non ci stanno

Dura la reazione degli “antagonisti”, che hanno pestato i piedi presentando al Cai di Monza una lettera di protesta in cui criticano la decisione. Il Boccaccio ricorda come il progetto Quota162 o “Casa della montagna”, votato anni fa dal Cai, avrebbe dovuto trovare la propria collocazione  in un’area comunale vuota e dismessa. Ma secondo il centro sociale “l’area di via Rosmini [dove è sito il Boccaccio] non è né vuota né dismessa“, perché “ogni metro quadro dell’ex centro sportivo è stato destinato a progetti differenti, ne sono testimonianza oltre al campo da calcio, la palestra popolare/sala concerti/sala teatro, la sala prove musicale, uno spogliatoio, l’archivio, il magazzino, la foresteria”.

Le minacce

Insomma, gli occupanti del Boccaccio non ne vogliono sapere di levare le ancore, e minacciano – nemmeno troppo velatamente – il Cai, con i consueti metodi intimidatori, promettendo che “un’ampia fetta di popolazione giovanile” si rivolterà contro al Club “se deciderete di intraprendere la strada dello sgombero. Dovrete blindare le vostre presentazioni pubbliche, le vostre inaugurazioni e tutte le occasioni in cui cercherete di creare consenso intorno a questo progetto, perché noi saremo lì a ricordarvi, insieme alle tante realtà che già si sono pronunciate in difesa del Boccaccio, che l’errore commesso è stato inqualificabile.

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/monza-club-alpino-sfratta-centro-sociale-minacciano-139439/