L’emergenza silente

di Andrea Zhok

Il principio guida di un’educazione efficace consiste nello sfruttare la capacità umana di ‘compensazione’ dopo uno sforzo superiore al normale. Così, se vuoi educare un muscolo ad essere più forte o reattivo lo sottoponi ad uno sforzo anomalo, che poi verrà compensato dall’organismo, sviluppando le parti coinvolte. La stessa cosa accade per qualunque capacità mentale, dalla memoria alle capacità di codifica e decodifica verbale. Questo significa, in sostanza, che qualunque buona educazione richiede di sottoporre il discente (soprattutto in crescita) a sforzi mirati superiori alla propria norma. Se e quando lo fa, la relativa facoltà cresce.

Ora, la specie umana fino a tempi recenti ha vissuto in condizioni in cui gli ‘ostacoli’, le necessità di fare uno sforzo fuori dalla norma, provenivano da sfide ambientali, da circostanze pratiche esterne. Molte di queste circostanze, soprattutto nell’ambito della maturazione intellettuale, erano poste dall’esposizione, durante la crescita, alla richieste normative, comportamentali, concettuali e linguistiche delle proprie società.
Come rispetto al cibo, i soggetti di norma non avevano la necessità di ‘mettersi a dieta’ con uno sforzo di volontà, perché ci pensavano le sfide ambientali a mantenere in efficienza il proprio corpo, così l’esposizione dei bambini (per lungo tempo concepiti come ‘adulti in miniatura’) al confronto con un mondo di norme, ragionamenti e tenzoni verbali adulte forniva uno stimolo spesso sufficiente ad una buona maturazione intellettuale.
Con l’incremento dell’agio e della protezione nella società, il necessario fattore di ‘sforzo supplementare’ è stato introdotto nel processo educativo ricorrendo ad una disciplina esterna. La disciplina, naturalmente, non è fine a sé stessa, ma finalizzata ad esercitare quel grado di coazione capace di spingere il discente al di là dei propri limiti correnti. Tradizioni culturali dotate di una struttura disciplinare particolarmente articolata e rigorosa, come quella ebraica, hanno mostrato il loro successo plurisecolare attraverso l’evidente sovrarappresentanza nell’intellighentsia europea.

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Discredito

Discreditodi Andrea Zhok

Fonte: Appello al Popolo

Alle volte, di fronte allo sconcerto di amici europeisti per la ‘rozzezza istituzionale’ dei ‘populisti’ (non solo in Italia), mi chiedo cosa si aspettassero. Per anni e anni siamo andati avanti in Europa con una (sedicente) ‘avanguardia tecnocratica’, sottratta ad ogni dibattito pubblico e ad ogni controllo democratico, che ha utilizzato i propri agganci tra le élite cosmopolite per pubblicizzare nei singoli paesi il Grande Progetto Europeo come un progetto di ricchezza e fratellanza comune. ”Fidatevi”. Poi, alla prima difficoltà seria, si è vista una corsa di ciascuno al salvataggio dei propri patrimoni (ad esempio il salvataggio delle banche francesi e tedesche a spese della Grecia), uno scatenarsi di regole asimmetriche valutate arbitrariamente (aiuti di stato, surplus commerciali, procedure di infrazione, ecc.), una rincorsa alla colpevolizzazione del vicino nella più completa ignoranza delle realtà altrui, un’esplosione di ricatti, condizionalità, minacce, e il tutto abbinato ad un impoverimento di ampli strati della popolazione. In sintesi: Continua a leggere