ANCORA SU UE, UNGHERIA E ‘STATO DI DIRITTO’: RISORSE PNRR SOLO CON PROPAGANDA LGBTIQ PER I BAMBINI

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

di Renato Veneruso

Si intensifica lo scontro fra la Commissione europea e l’Ungheria: il veto del governo magiaro all’introduzione della ‘global minimum tax’ induce Bruxelles a portare la procedura di infrazione per violazione dello ‘stato di diritto’ alla Corte di giustizia, e a mantenere il blocco alla erogazione dei fondi del PNRR di Budapest, dopo averlo appena tolto alla Polonia, per contrastare la legge ungherese che vieta l’ideologia gender nelle scuole.

1. In occasione della seduta a Strasburgo del 6 luglio 2022, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione con cui invita il Governo ungherese a ritirare il parere contrario al sistema di tassazione delle multinazionali – Big Tech comprese – elaborato dall’OCSE e approvato dal G20 con un accordo al vertice di Roma di ottobre 2021, denominato global minimum tax (su cui cf. www.centrostudilivatino.it/global-minimum-tax-1-tassazione-senza-rappresentanza/ e https//www.centrostudilivatino.it/global-minimum-tax-2-chi-guadagna-e-chi-perde/).

Secondo Budapest, il maggior onere fiscale, nel generale contesto della guerra russo-ucraina, potrebbe essere “fatale” per le aziende manifatturiere e andrebbe a danno della competitività Ue.

Il Parlamento invece ritiene che il veto ungherese sia stato opposto, come già accaduto con la Polonia (che lo ha ritirato, appena prima che lo ponesse l’Ungheria, solo lo scorso 18 giugno, una volta ottenuta l’ammissione da parte della Commissione UE al PNRR–Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), in modo strumentale per superare, per l’appunto, la sospensione nell’erogazione dei fondi del Next Generation UE, pari a circa 7 miliardi di euro, vincolata alla verifica del rispetto da parte del Paese magiaro dei princìpi dello ‘stato di diritto’.

I deputati europei sollecitano la Commissione e il Consiglio “a non entrare in contrattazioni politiche”, e ad “astenersi dall’approvare il piano nazionale ungherese per la ripresa e la resilienza fintanto che l’Ungheria non avrà pienamente rispettato tutti i criteri stabiliti nel regolamento”.

Da un lato, quindi, ci si lamenta che il veto ungherese sia lesivo dell’esigenza di rendere efficace la nuova tassazione sui profitti delle multinazionali operanti all’interno dell’Unione; dall’altro, si mantiene la pretesa di bloccare l’erogazione dei fondi europei di aiuto ai singoli Stati membri finché questi non dimostrino che i propri ordinamenti domestici siano rispettosi delle regole dello ‘stato di diritto’.

2. Mettiamo un momento da parte i problemi che il nuovo sistema di tassazione comunque pone (su cui cf. www.centrostudilivatino.it/global-minimum-tax-iii-quando-gli-stati-sono-estromessi-dalla-decisione/): il che rende non peregrina la preoccupazione della sua introduzione in un contesto geopolitico profondamente aggravatosi dalla sua approvazione. Veniamo al dato politico: censurare la strumentalità dell’opzione ungherese dopo avere imposto tale condizionalità agli aiuti economico-finanziari somiglia tanto al detto popolare del “bue che chiama cornuto l’asino”; resta di fondo che il contrasto tra gli organi dell’Unione, principalmente il Parlamento europeo, e con minore veemenza la Commissione europea, contro alcuni degli Stati membri, segnatamente Polonia ed Ungheria, continua a mostrarsi più ideologico che politico-giuridico.

Va infatti ribadito che le materie controverse con i Paesi dell’Est, per le quali questi sono richiesti da anni dal Parlamento europeo di procedura di infrazione davanti alla Corte di Bruxelles, e oggi sono inflitti della condizionalità economica applicata al Next Generation EU, non sono, in base ai Trattati istitutivi, di competenza della UE, ma rimangono di pertinenza dei singoli Stati membri. Se così è, riesce difficile non leggere nella pretesa del Parlamento e della Commissione UE il tentativo di imporre una visione dei princìpi dello ‘stato di diritto’ ispirata al ‘politicamente corretto’ del pensiero unico globalizzante; per esso, vietare la propaganda di contenuti omossessuali ai minori è condotta qualificata come “vergognosa”, come conferma la Presidente della Commissione, Ursula von del Leyen: «I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa».

Se l’Ungheria non «aggiusterà il tiro», ha aggiunto la Presidente, la Commissione «userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo stato membro». «Dall’inizio del mio mandato abbiamo aperto circa quaranta procedure di infrazione legate alla protezione dello stato diritto e altri valori Ue e se necessario apriremo altre procedure», ha specificato Ursula von der Leyen.

La Commissione ha infatti appena deferito lo Stato ungherese alla Corte di Giustizia per l’asserito contrasto della propria legge sul ‘divieto di promozione dell’omosessualità ai minori’, che vieta di mostrare ai minori qualsiasi contenuto, nei media e nelle scuole, che ritragga o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso: secondo la Commissione, la legge viola le regole del mercato interno, i valori europei e i diritti fondamentali degli individui, in particolare delle persone Lgbtiq. Bruxelles, che ribadisce come la protezione dei bambini sia una priorità assoluta per l’Ue e gli Stati membri, ritiene che il provvedimento ungherese contenga disposizioni che “non sono giustificate sulla base della promozione di questo interesse fondamentale o sono sproporzionate a raggiungere l’obiettivo dichiarato“!

3. La legge magiara, che il premier ungherese Viktor Orban qualifica come “non omofoba” e tesa unicamente alla protezione dei minori, nella prospettazione della Commissione viola invece “in modo sistematico diversi diritti fondamentali” sanciti dalla Carta dei diritti Ue, tra cui l’inviolabilità della dignità umana, il diritto alla libertà di espressione e di informazione, il diritto alla vita privata e familiare, nonché il diritto alla non discriminazione. “Per la gravità di tali violazioni – scrive Bruxelles – le disposizioni impugnate violano anche i valori comuni di cui all’articolo 2 Tue“. Il deferimento alla Corte è la fase successiva della procedura d’infrazione avviata dalla Commissione il 15 luglio 2021 con l’invio a Budapest di una lettera di messa in mora; a essa ha dato riscontro il Governo magiaro con l’invio di un parere motivato, ma le autorità ungheresi – rileva l’Esecutivo UE – non hanno risposto in misura sufficiente alle preoccupazioni sollevate in merito all’uguaglianza e alla protezione dei diritti fondamentali, e non hanno mostrato alcun impegno a porre rimedio all’incompatibilità.

Nella medesima occasione della discussione all’Assemblea plenaria di Strasburgo, Von der Leyen ha stigmatizzato l’istituzione in Polonia delle cosiddette zone «Lgbt free», ovvero le amministrazioni del Paese che si autoqualificano come libere dalla «ideologia Lgbt». «Non possiamo – ha detto von der Leyen – restare a guardare quando ci sono regioni che si dichiarano libere dagli Lgbt. Non lasceremo mai che parte della nostra società sia stigmatizzata a causa di quello che si pensa, dell’etnia, delle opinioni politiche o credi religiosi».

Tale dura presa di posizione, fortemente criticata dalla presidente della coalizione parlamentare europea ‘Conservatori e riformisti’, Giorgia Meloni, come «l’ennesimo inaccettabile ricatto politico contro il legittimo governo di una nazione sovrana», è del 6 luglio; il giorno dopo, l’ANSA ha dato notizia che “Dopo il via libera di Bruxelles al piano di ripresa e resilienza polacco, si sono registrati significativi passi in avanti nei negoziati tra Ue e Ungheria. Budapest ha accettato le condizioni della Commissione europea per l’approvazione del piano di ripresa e resilienza ungherese. Ad annunciarlo Gergely Gulyas, capo di gabinetto del premier: la posizione dell’Esecutivo europeo è stata accolta su quattro punti che riguardano, tra gli altri, la lotta alla corruzione, gli appalti pubblici e l’uso di parte significativa dei fondi europei per il raggiungimento del livello più alto possibile di indipendenza energetica, ma non è dato sapere, al momento, quale sarà la conclusione di possibile accordo sullo ‘stato di diritto’.

4. Il 13 luglio è stato approvato il progetto di relazione della LIBE-la commissione per le libertà civili del Parlamento europeo, con 47 voti favorevoli, 10 contrari e 2 astensioni, che verrà discusso e messo al voto nella prossima sessione plenaria in programma dal 12 al 15 settembre a Strasburgo: in base a esso la mancanza di un’azione decisiva dell’Ue ha contribuito all’emergere in Ungheria di un “regime ibrido di autocrazia elettorale“, e un ulteriore ritardo nella procedura di cui all’articolo 7 equivarrebbe a una violazione dello stato di diritto da parte dello stesso Consiglio dell’Ue.

Gli eurodeputati esortano, pertanto, la Commissione europea a ricorrere a tutti gli strumenti a disposizione e, alla luce della guerra russa contro l’Ucraina e delle azioni anti-Ue di Budapest, chiedono all’Esecutivo di non approvare il PNRR magiaro fino a quando l’Ungheria non avrà rispettato le raccomandazioni contenute nel semestre europeo e applicato le sentenze della Corte di giustizia dell’Ue e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Tra le aree che destano preoccupazione: l’indipendenza della magistratura, la corruzione e i conflitti di interesse, la libertà di espressione, tra cui il pluralismo dei media, il diritto alla parità di trattamento, compresi i diritti Lgbtiq, i diritti delle minoranze, migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

5. E’ un caso che tutto ciò sia avvenuto appena qualche giorno dopo che l’Ungheria ponesse il veto all’introduzione della ‘global minimum tax’ in Europa, per la quale occorre l’unanimità dei consensi da parte dei 27 Stati membri, o è pensar male che si tratti della ennesima strumentalizzazione nell’ambito dello scontro, appunto, ideologico sopra descritto?

Ed è pensar male anche che chi vuole – come il Presidente del Consiglio, ovvero l’appena rieletto Presidente della Francia, Emmanuel Macron – introdurre meccanismi di superamento del criterio della unanimità (nonostante i casi di suo utilizzo siano già, a Trattati vigenti, ben limitati), non lo faccia solo per rendere la UE più capace di adottare misure adeguate contro le emergenze belliche o economiche, bensì per più agevolmente perseguire il disegno di una Europa ispirata non al rispetto della sua identità plurale, bensì alla omologazione del pensiero unico ‘progressista’?

 

Si scrive «affidamento», si legge «adozione»

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Strana realtà, Bergamo: da una parte è la terra, che vanta 22 santi, 9 beati e 11 Servi di Dio; dall’altra è la città, che trasforma il suo Pride arcobaleno in un comizio della Sinistra in giorno di silenzio pre-elettorale e che trasforma la Fondazione Donizetti in uno strumento di diffusione della propaganda gender. Così pure il suo sindaco, Giorgio Gori: sulla stampa è riuscito a proclamarsi ad un tempo «credente» e fautore del suicidio assistito, anticamera dell’eutanasia, calpestando il Catechismo della Chiesa cattolica, come già ha fatto, del resto, sposando la causa Lgbtqia+ ed in molte altre occasioni, tanto nella vita pubblica quanto in quella privata.

Ed ancora, una volta di più, Bergamo non cessa di stupire, come si rileva dall’interpellanza a risposta scritta, presentata lo scorso 21 luglio dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Filippo Bianchi, prendendo spunto dalla decisione del Centro Affidi familiari municipale di affidare una neonata ad una “coppia omogenitoriale” ovvero composta da due uomini di Carobbio degli Angeli, nemmeno “uniti” civilmente, decisione subito accolta da grande consenso mediatico.

«È in gioco il diritto della bambina a crescere all’interno di una famiglia naturale, l’unica tra l’altro riconosciuta anche dal nostro ordinamento giuridico», si legge nell’interpellanza del consigliere Bianchi, che evidenzia come «le scienze umane e neurologiche la garantiscano come la più idonea, nell’esclusivo interesse del minore. Come confermato dalla natura, dalla nostra civiltà e dall’abbondante letteratura scientifica in materia, la conoscenza del sé, corporeo e psichico, richiede il confronto diretto, costante, stringente e solidale con le figure, che “incarnano” la similarità e la differenza sessuale, fisica e cognitiva, del bambino (maschio e femmina) ed attraverso cui “impara” la complementarietà, sessuale e sociale, di tali differenze». Del resto, «quando in gioco c’è lo sviluppo e la crescita di un bambino, almeno sul piano del “principio di precauzione” – giuridicamente riconosciuto e stabilito a livello internazionale, proprio nella prospettiva della “salute” della biosfera, di cui l’uomo è figura centrale – è certamente necessario che questi sia affidato ad una coppia eterosessuale e stabile». Si noti come un documento del consiglio dell’American College of Pediatricians, pubblicato sulla rivista Pediatrics, contesti esplicitamente la cosiddetta “omogenitorialità”: «Troviamo questa posizione insostenibile e, se attuata, gravemente dannosa per i bambini e la famiglia».

Da qui la richiesta, mossa all’assessore municipale ai Servizi Sociali orobico, di sapere per quali motivi il Centro Affidi familiari del Comune abbia viceversa scelto di affidare la neonata ad una coppia «composta da due uomini, ledendo i diritti del minore». Sui media l’assessore Marcella Messina ha già dichiarato: «Abbiamo fatto ciò che la legge italiana prevede, avendo a cuore innanzi tutto l’interesse del minore e verificando che la coppia affidataria rispondesse ai criteri di idoneità richiesti». Emerge la prospettiva che, in realtà, tutta questa storia, presentata dai media con sentimentalismo strappalacrime, possa rappresentare l’ennesimo grimaldello, con cui cercare di forzare l’impianto giuridico italiano, in merito alquanto complesso. Affermano su BergamoNews i due “partner affidatari: «Siamo stati giudicati idonei come genitori affidatari. Idonei a fare un servizio allo Stato. Però di fronte all’eventualità dell’adozione, improvvisamente per la legge non andiamo più bene. È strano, no? Eppure siamo sempre noi due»…Dunque, si scrive affidamento e si legge adozione. Non v’è infatti in Italia una legge, che ammetta esplicitamente l’adozione da parte delle coppie omosessuali, specie per quelle non “unite” civilmente, v’è invece un pronunciamento, emesso nel 2016 dalla Corte di Cassazione, che ha riconosciuto anche ciò che la norma non prevede ancora. Ecco allora qualcosa di concreto cui puntare, ecco un obiettivo appetibile nell’escalation gender: fare in modo che l’istituto dell’adozione per una “coppia” gay Lgbt venga regolato e codificato espressamente da una normativa vera e propria, per rafforzarlo e renderlo incontestabile. L’operazione potrebbe svolgersi secondo modalità già poste in essere altrove: prima il caso umano, poi il clamore mediatico, infine l’invocazione a gran voce di una legge, magari con tanto di referendum, grazie anche ad una letteratura “scientifica” viziata in origine: «La letteratura legale in materia di genitorialità omosessuale è estremamente unilaterale – denuncia il prof. Lynn Wardle dell’Università dell’Illinois –. È principalmente letteratura militante, che promuove la legalizzazione della genitorialità omosessuale. C’è un evidente tabù all’interno della nostra professione che vieta la stesura o la pubblicazione di articoli, che si oppongano o critichino il matrimonio omosessuale o la genitorialità omosessuale. La letteratura delle scienze sociali, citata a sostegno della tesi secondo cui la genitorialità omosessuale non è significativamente dannosa per i bambini, non è affidabile. Vizi e difetti metodologici di analisi abbondano nelle ricerche. La ricerca è viziata in modo significativo da un pregiudizio a favore della genitorialità omosessuale. Nonostante i commenti favorevoli sui dati, alcune ricerche suggeriscono che ci sono alcuni gravi danni potenziali per bambini cresciuti da genitori omosessuali». Discorso, questo, su cui convergono e con cui concordano molti autorevoli studi. E che mostra come l’intera architettura ideologica dell’“adozione per tutti”, costruita ad arte, non sia fondata su basi certe ed incontrovertibili, pur affermando d’agire, naturalmente, nell’«interesse del minore»…

Disney: arriva il bacio gay, firmate la petizione?

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Segnalazione di Pro Vita & Famiglia

“c’era una volta…”

C’era una volta la Walt Disney, un’azienda che realizzava cartoni animati e film per intrattenere e divertire le famiglie e i loro figli…

C’era una volta, ma oggi non c’è più.

Adesso c’è la Walt Disney ‘politicamente corretta’ che aiuta le potenti lobby omosessuali e transgender a plasmare la società passando dalle menti dei bambini.

Hanno deciso di inserire un esplicito bacio gay nel cartone animato Lightyear. La vera storia di Buzz (il celebre space ranger del cartone Toy Story) in uscita a giugno.

Genitori e nonni dovrebbero boicottare il film al cinema e sulla piattaforma Disney (magari annullare l’abbonamento).

La Disney sta abusando della fiducia delle famiglie per fare politica sulla pelle dei bambini, e se adesso non reagiamo con forza il “bacio gay” sarà solo l’inizio.

Aiutami a fermare la deriva: firma la petizione rivolta al responsabile della Walt Disney in Italia Daniel Frigo: BASTA usare i cartoni animati per fare propaganda gender LGBT davanti ai bambini di tutto il mondo! [clicca qui per firmare in pochi secondi]

Foto di un gay pride a Disneyland 

Facendo pressione sulla filiale italiana della Disney (con la petizione) faremo sapere alla ‘casa madre’ americana che la politica aziendale in salsa LGBT non conviene alle casse dell’azienda.

Se firmeremo in migliaia, spargendo l’allarme ai nostri familiari e conoscenti, la Disney ci penserà dieci volte prima di ripetere l’errore in futuro.

Basta propaganda LGBT nei cartoni Disney!

[firma qui la petizione]

Ma se non faremo niente, il bacio gay del cartone animato molto presto diventerà un bambino con “due padri” avuto tramite utero in affitto, e non voglio immaginare cos’altro.

Non è una questione di ‘discriminazioni’ o di ‘intolleranza’.

Molto semplicemente, la Disney NON deve fare politica con i suoi cartoni animati.

Se la fa, deve accettarne le conseguenze: il boicottaggio e l’indignazione di milioni di famiglie in tutto il mondo, a partire dall’Italia.

Ho bisogno anche di te: firma qui la petizione per chiedere al responsabile italiano della Walt Disney, Daniel Frigo, di far sapere all’azienda americana che migliaia di famiglie italiane stanno protestando contro l’uso politico dei loro prodotti [clicca qui per firmare in pochi secondi]

Ti anticipo che su questo tema non ci fermeremo alla petizione (importantissima, da firmare), ma metteremo in campo un’azione di denuncia su vasta scala per sensibilizzare il maggior numero possibile di famiglie italiane.

Se oggi mi aiuti firmando la petizione, questo sarà ancor più facile e veloce.

 

Irlanda, quasi 1.500 donne salvano dall’aborto i loro bimbi

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LA NOTIZIA

di Leonardo Motta

In Irlanda la normativa vigente prevede un periodo di attesa di tre giorni che deve intercorrere tra la prima consultazione e l’aborto.
Dati recenti hanno rivelato che ci sono state un totale di 8.057 consultazioni iniziali per l’accesso all’aborto nel 2020. Tuttavia, di queste consultazioni iniziali, 6.577 donne hanno progredito fino ad arrivare a commettere il delitto di aborto  Pertanto, un totale di 1.480 donne hanno scelto di continuare la gravidanza, mostrando che un periodo di attesa di tre giorni ha un suo valore intrinseco, una misura significativa e salvavita. Questi dati sono stati forniti dal Primary Care Reimbursement Service (PCRS) dei medici di base della comunità.
Molte vite, quindi, si sono state salvate grazie all’attesa. Riflettendo sui numeri Eilís Mulroy della Pro Life Campaign ha dichiarato che “queste informazioni indicano che c’è una percentuale considerevole di donne che cambiano idea tra la prima consultazione quando discutono di aborto con il loro medico di famiglia e la pratica dell’aborto. Su questi casi dovrebbero riflettere l’opinione pubblica e, soprattutto, i politici, visto che dovrà arrivare la revisione triennale della legislazione sull’aborto promessa dal ministro della Sanità Stephen Donnelly”.
I dati recenti sono stati rivelati alla deputata Carol Nolan dopo un’interrogazione parlamentare. “La mia principale preoccupazione è garantire che donne e bambini siano protetti e supportati”, ha detto la Nolan. “Purtroppo, tutto ciò che riceviamo dall’attuale ministro, che è anche quello che abbiamo ricevuto dall’ex ministro della Salute, è una sorta di atteggiamento freddo nei confronti di coloro che cercano di sottolineare la necessità di ridurre gli aborti piuttosto che promuoverli. Non è accettabile e continuerò a combatterlo. Possiamo e dobbiamo fare di meglio per le donne e i loro bambini“.

SCANDALO BIBBIANO: IN ARRIVO LE CONDANNE

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Segnalazione Redazione BastaBugie

Chiesti 6 anni per lo psicoterapeuta Claudio Foti in concorso con Federica Anghinolfi: il tribunale emetterà la sentenza per l’orrore dei bambini che venivano tolti illegalmente alla famiglia (VIDEO: Bibbiano nel 2019, la situazione nel 2013)
di Luca Marcolivio

A Bibbiano e dintorni è andato in scena per anni, il mercimonio dell’infanzia. Il processo, che in queste settimane sta giungendo alla sua fase conclusiva, non sta facendo che confermare le accuse sollevate due anni fa: i bambini venivano strappati alle famiglie non per il loro bene ma per puro business.
La richiesta per i due principali imputati è di sei anni di reclusione per abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni gravissime. È quanto emerso durante la requisitoria – durata sette ore – del pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi, nei confronti di Claudio Foti, lo psicoterapeuta, direttore scientifico del centro Hansel & Gretel, imputato nel processo “Angeli e demoni” sugli affidi illeciti nei comuni della Val d’Enza.

LE ACCUSE
A più di un anno dal rinvio a giudizio, le sentenze per Foti e per l’altra imputata Beatrice Benati (assistente sociale accusata di violenza privata e tentata violenza privata, che, come lui, ha chiesto il giudizio abbreviato) sono previste per l’11 novembre. Si tratterà dei primi verdetti relativi allo scandalo esploso due anni fa in provincia di Reggio Emilia, ad eccezione dell’assistente sociale rea confessa Cinzia Magnarelli – che, per occasione aveva patteggiato – condannata per falso ideologico e frode processuale. Per gli altri 22 imputati si deciderà se andranno a giudizio o meno.
Le famiglie dei bambini, costituitesi parte civile, hanno chiesto danni provvisionali tra i 5000 e il 50mila euro, oltre al risarcimento. Anche gli enti pubblici coinvolti hanno chiesto i danni: l’Unione Val d’Enza e l’AUSL reggiana esigono 150mila euro di risarcimento ciascuno; la Regione 50mila euro e la pubblicazione della sentenza.
La requisitoria del pm di Reggio Emilia è stata incentrata soprattutto sull’accusa di abuso d’ufficio contestata a Foti, in concorso con il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, con l’ex responsabile dei servizi sociali, Federica Anghinolfi, e con l’assistente sociale Francesco Monopoli. Per le sue perizie, Foti era riuscito a concordare 135 euro a seduta, praticamente il doppio rispetto alla media di 60-70 euro: una tariffa che, secondo il pm, non sarebbe stata mai approvata in caso di indizione di una gara.

LA FERITA INFLITTA AI BAMBINI E AI LORO GENITORI RIMANE INSANABILE
Foti è anche accusato di aver plagiato una bambina affidata alle sue perizie tra il 2016 e il 2017, «alterandone lo stato psicologico ed emotivo sui fatti oggetto del procedimento», persuadendola, con metodiche «suggestive», di «essere stata abusata sessualmente dal padre». Di conseguenza, la minore aveva iniziato a rifiutarsi di incontrare il padre, che in seguito il Tribunale ha dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale. Secondo il pm, lo psicoterapeuta avrebbe agito nella totale consapevolezza dei danni che avrebbe arrecato alla piccola paziente, motivato in primis dai facili guadagni. Lo psicoterapeuta si è difeso, ribadendo di aver agito per il bene della bambina. I suoi avvocati, da parte loro, ne hanno elogiato la presunta professionalità di Foti, il quale, però, nemmeno avrebbe i titoli accademici e formativi per svolgere incarichi così delicati.
La condotta di Foti, dunque, non fa che confermare uno dei risvolti più inquietanti del “metodo Bibbiano”: l’utilizzo di tecniche estreme, quali, ad esempio, gli impulsi elettromagnetici sui bambini, finalizzati ad alterarne la memoria. A ciò, si univano altri metodi più blandi ma non meno incisivi come l’occultamento dei regali e delle lettere dei genitori naturali e l’alterazione dei disegni dei bambini in funzione ostile ai genitori stessi. Tutti i minori coinvolti nella terribile vicenda sono tornati dalle famiglie d’origine. Qualunque sarà l’esito del processo, tuttavia, la ferita inflitta ai bambini, ai loro genitori e all’intera comunità locale rimane insanabile.

Nota di BastaBugie: il terribile mercato dei bambini dati in affido non è solo a Bibbiano.
Per i 35.000 minori dati in affido in Italia ogni anno nel 99% dei casi non ci sono motivazioni derivanti da fatti concreti, ma solo giudizi soggettivi da parte da assistenti sociali e giudici. In pratica si tolgono i figli ai genitori per interesse di tipo economico da parte degli enti privati che gestiscono gli istituti che percepiscono soldi pubblici. Insomma: lo Stato ti porta via i figli come accade nei totalitarismi.
Non basta punire i colpevoli di una singola vicenda come Bibbiano, ma va eliminato il controllo dello Stato sulle famiglie limitando l’intervento della magistratura alle sole situazioni gravissime e con fatti accertati.

VIDEO 1: IL SERVIZIO DEL TG2 DEL 28 GIUGNO 2019
Cosa è successo nell’inchiesta Angeli e Demoni a Bibbiano

Commento dell’avv. Francesco Morcavallo, ex magistrato del tribunale dei minori di Bologna dimessosi appunto per evitare di farsi complice di sospette pratiche di affido.

VIDEO 2: FEDERICA PANICUCCI A MATTINO 5 NEL 2013
Già sei anni prima si sapeva già tutto (anche il CSM è complice)

L’avv. Francesco Morcavallo a Mattino 5 ospite di Federica Panicucci affermava che “in situazione di disagio sia sociale, sia economico, si interviene con strumenti autoritativi che sono simili a quelli degli ordinamenti totalitari”.

https://rumble.com/ver8oz

DOSSIER “SCANDALO BIBBIANO”
Bambini tolti illegalmente alla famiglia

Per vedere tutti gli articoli e i video, clicca qui!

Titolo originale: Bibbiano. Business sulla pelle (e sulla psiche) dei bambini. Chiesti 6 anni per Foti
Fonte: Provita & Famiglia, 19 ottobre 2021

Gli stupratori che esportavano la democrazia

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Lo storico Roberto Gremmo è autore del libro “Le Marocchinate, gli alleati e la guerra civile. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947)” (Storia Ribelle – Biella, 2010). L’articolo che segnaliamo, dello stesso Autore, tratta di alcuni degli innumerevoli casi di abusi sessuali compiuti dalle truppe alleate nei confronti delle popolazioni della Penisola.
 
Le nostre donne e i nostri bambini, vittime dimenticate, preda degli eccessi delle truppe alleate e ‘liberatrici’
 
(…). Sulle stragi, gli stupri e gli omicidi delle truppe di colore francesi fra il 1944 e il 1945 non parla volentieri nessuno.
Per di più, non c’erano solo i marocchini perché orde di violentatori, stupratori, delinquenti ossessionati dal sesso vestivano le divise delle truppe alleate di molti Paesi.
A Casoria il 25 febbraio 1944 “tre militari truppe colore” entrarono in una fattoria isolata cercando di violentare una donna e la figlia diciottenne ma vennero fermati dal proprietario che li dissuase “consegnando militari somma circa lire mille”.
Il pomeriggio del giorno seguente a Sessa Aurunca si verificò un tentativo di violenza carnale contro una contadina da parte di “due militari inglesi di cui uno razza negra”.
Il 14 luglio a Sala Consilina cinque militari americani entrarono in un’osteria cercando di violentare la moglie del proprietario che reagiva ferendo uno dei militari. Il 17 luglio ad Eboli “tre soldati americani, ubriachi, tentavano adescare due ragazze” spararono addosso ad un ragazzo corso a difenderle e poi fuggirono esattamente come due “soldati di colore alleati” che la fecero franca a “Villa Siepe” di Collescipoli in provincia di Terni dove uccisero con un colpo di fucile una povera donna “accorsa in aiuto della figlia, che stava per essere violentata”.
Il 26 luglio in provincia di Siena a Gaiole in Chianti due soldati indiani tentarono di rapire una ragazza ma vennero fermati dai parenti della giovane che li consegnarono alla polizia americana; due giorni dopo a Piobbico un altro soldato indiano violentò una donna ma venne bloccato dai carabinieri che lo consegnarono alla polizia militare alleata.
Il 31 luglio a Capua “quattro militari sud-africani avvinazzati” svaligiarono una casa cercando di stuprare una donna, vennero alle mani con “altro militare di colore” entrato con le stesse intenzioni e poi fuggirono.
Il primo agosto ad Eboli quattro “militari scozzesi avvinazzati” ed armati entrarono in una casa tentando di violentare una donna ma “La malcapitata riusciva a fuggire, rifugiandosi unitamente ai tre figli minori nella vicina abitazione parenti” mentre per vendicarsi i soldati le fracassarono i mobili rubandole i pochi soldi che conservava. Tre giorni dopo, a Napoli “un soldato alleato di colore del gruppo automobilistico sito nella via Panoramica località “Testa”, si congiungeva carnalmente e con violenza col settenne (…) producendogli lesioni che, per la loro localizzazione sono da ritenersi derivate da contagio di malattia venerea”.
Il 12 agosto a Rosignano Solvay due militari americani ubriachi cercarono di violentare una donna minacciando il marito con un pugnale.
Il 14 agosto a Tarquinia due soldati brasiliani col pretesto di ottenere del vino entrarono in una fattoria tentando di rapire una ragazza sedicenne, aggredendo e ferendo un contadino intervenuto mentre la poveretta scappava per i campi; il 18 agosto in località “Mulino Caputo” di Capua un militare canadese violentò e ferì una donna ed il 12 settembre in località “Venere” di Arezzo tre militari inglesi entrarono in una casa tentando di violentare una donna, sparando per spaventarla ma fuggendo sorpresi dalle grida della poveretta.
Il 24 agosto a Subbiano in provincia di Arezzo due soldati indiani armati, “col pretesto di ricercare militari tedeschi”, entrarono in un casolare, chiusero gli abitanti in una stanza salvo una contadina che tentarono di violentare ma “non essendovi riusciti, per l’energica reazione della donna, si allontanavano sparando un colpo di fucile” che colpiva a morte la poveretta. Il 29 agosto in una povera capanna vicino a Livorno “due militari alleati di colore, di cui uno armato di fucile, dichiaratisi agenti della Polizia Alleata” violentarono una giovane sotto gli occhi impietriti dei genitori.
Il 31 agosto in contrada “Cannuccia” di Jesi un gruppo di militari alleati entrò con la violenza in una casa, rapinò i malcapitati e stuprò due donne. Nelle stesse ore a Venturina in provincia di Livorno un finanziere venne ferito mentre cercava di difendere la moglie da un “militare negro” che cercava di violentarla.
Il 3 settembre a Jesi quindici soldati greci penetrarono in una casa, picchiarono il proprietario e gli violentarono la figlia fuggendo dopo aver rubato diversi oggetti d’oro e di valore.
Il 4 settembre ancora a Subbiano tre militari indiani armati entrarono in una casa col pretesto d’una perquisizione tentando di violentare una donna, salvata dalla madre e dal marito che vennero però percossi. L’8 settembre un gruppo di soldati alleati tentò di violentare quattro donne ad Acilia.
Il pomeriggio del 9 settembre i carabinieri di Lucca rinvennero in una fossa scavata in un bosco il cadavere d’una povera donna che “si era recata in campagna per raccogliere erba e non aveva fatto più ritorno nella propria abitazione”.
Dalla autopsia (erano) risultate tracce di violenza carnale e la frattura del cranio, prodotti da corpo contundente.
Si rit(eneva) che il delitto (fosse) stato commesso da militari di colore, che operavano nella località suddetta”.
Il 18 settembre a Rosignano Marittimo tre soldati americani tentarono di violentare una donna e le spararono addosso quando la poveretta fece resistenza.
Il giorno seguente in borgata “Primavalle” a Roma tre soldati alleati cercarono di violentare una donna, furono scoperti appena in tempo dai carabinieri e dai poliziotti ma riuscirono a fuggire sparando all’impazzata.
Il 21 settembre a Piscinola in provincia di Napoli cinque militari americani rapirono e violentarono una ragazza di diciassette anni. Il 24 settembre a “Braccialetto” di Viterbo tre soldati indiani cercarono di violentare una donna difesa dal marito perciò “dovettero desistere da(l) loro proposito e allontanarsi non senza però lanciargli contro un sasso che lo feriva”. Il giorno seguente cinque “militari negri” violentarono una donna a Pisa. Il 29 settembre a Venturina tre “soldati negri” cercarono di stuprare una donna ma furono affrontati dai suoi parenti che li presero a fucilate ed uno degli aggressori venne ferito gravemente.
Il 20 ottobre a Palazzuolo di Romagna in provincia di Firenze tre militari indiani violentarono una giovane di ventun anni ed il giorno seguente altri cinque soldati indiani tentarono di violentare una ventenne a Boboli ma vennero messi in fuga da alcuni civili richiamati dalle grida della donna.
Il 25 ottobre a San Pietro a Grado nei pressi di Pisa sei “militari alleati di colore” chiesero insistentemente del vino in una fattoria isolata, poi tentarono di violentare una donna di 35 anni e la figlia di 15 e quando il padrone di casa cercò di difendere le sue donne “fu ucciso con una pugnalata alla nuca”. Gli assassini vennero arrestati dalla polizia alleata.
Cinque giorni, dopo a Livorno, un altro “soldato alleato delle truppe di colore” tentò uno stupro ma venne immobilizzato da un sergente italiano malgrado lo avesse preso a rivoltellate. Il 29 ottobre a Camerino quattro soldati neo-zelandesi entrarono in una fattoria cercando di violentare una donna ma furono costretti ad andarsene quando giunse il marito. Poi però tornarono indietro, brandendo minacciosamente una scure. Il contadino non si perse d’animo e li mise in fuga ferendoli sparando col fucile.
Il mattino del 6 novembre a Bracciano alcuni militari indiani sorpresero due sorelle in un bosco dove stavano raccogliendo la legna e “tentarono violentarle, ma non essendo riusciti nel loro proposito, spararono contro le due donne alcuni colpi di fucile” uccidendone una e ferendo gravemente l’altra.
La sera del 13 novembre a San Piero a Sieve in provincia di Firenze cinque militari americani entrarono in una casa, picchiarono una giovane che era riuscita a sfuggire alle loro pretese ed il padre che aveva cercato di difenderla. Due giorni dopo a Lastra a Signa “4 militari di colore” entrarono con la violenza in una casa dove picchiarono un’intera famiglia che era riuscita ad impedire la loro violenza contro la moglie del proprietario.
Il 14 novembre ad Aversa alcuni italiani stupefatti videro una povera donna gettarsi da un autocarro in corsa, morendo sul colpo. La malcapitata aveva incautamente accettato un passaggio da un gruppo di militari indiani e s’era lanciata nel vuoto dopo essere stata “fatta segno a tentativi di violenze a scopo di libidine”.
La sera del 23 novembre “un soldato di colore” tentò di violentare una diciottenne a Marina di Pisa. A San Giuliano Terme la sera del 25 novembre due militari americani obbligarono una donna a salire su un’auto e la violentarono. Tre giorni dopo “un militare americano, conducente un’auto della croce rossa” cercò di violentare una sedicenne.
L’11 dicembre a Marradi in provincia di Firenze quattro militari indiani entrarono in una casa, immobilizzarono i proprietari e “si congiunsero carnalmente” con una giovane di 27 anni, andandosene tranquillamente dopo aver rapinato un paio di scarpe e 200 lire.
Il 14 dicembre due soldati americani tentarono di violentare una giovane cameriera, schiaffeggiando il suo datore di lavoro intervenuto a difenderla. La sera del 15 dicembre 1944 due soldati americani penetrarono in un’osteria di Roma dove tentarono di violentare la moglie del proprietario ma poi dovettero rinunciare “per l’atteggiamento minaccioso dei clienti, contro i quali agirono, rapinandoli della somma complessiva di 4500 lire”.
Lo stesso giorno le campagne di Russi in provincia di Ravenna furono teatro di una tragedia irreparabile quando un soldato canadese uccise un contadino intervenuto in difesa della figlia che stava per essere violentata.
Nella capitale, due giorni dopo un soldato alleato tentò di violentare una ragazza ma venne bloccato da alcuni poliziotti italiani che gli misero le manette.
La vigilia di Natale alcuni soldati greci accampati a Barra penetrarono in una casa tentando di violentare due donne ma vennero messi in fuga. Mentre scappavano cercarono comunque di rapinare e violentare due ragazze ma per furtuna furono bloccati da un gruppo di militari italiani di passaggio. Indispettiti e decisi a vendicarsi, dopo qualche ora parecchi ellenici arrabbiati tornarono indietro e “per rappresaglia esplosero bombe a mano e circa 100 colpi di armi automatiche”, uccidendo una persona e ferendone altre.
La sera del 7 gennaio 1945 a Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa cinque militari brasiliani vennero messi in fuga dai carabinieri accorsi alle grida d’una povera donna che stava per essere violentata. Il 15 gennaio “due militari di colore” presero a pugni una giovane ventiquattrenne “con l’evidente scopo di violentarla. Alle grida della donna, gli aggressori si dettero alla fuga”. A Forte dei Marmi il pomeriggio del 16 febbraio due “soldati di colore” chiesero ospitalità in una fattoria dove nella notte tentarono di violentare la moglie del padrone di casa e quando il poveretto cercò di difendere la donna “i soldati lo uccisero con un colpo di fucile. La donna, portata con violenza in altra casa, fu poi violentata”.
Il 21 gennaio a Coreglia Antelminelli in provincia di Lucca “due militari americani di colore” entrarono in casa d’una donna sola e la “costringevano a congiungersi carnalmente”. Una settimana dopo nello stesso paese “tre militari americani di colore” armati cercarono di violentare due contadine che “poterono sottrarsi dandosi alla fuga”.
La sera del 17 marzo ancora a Coreglia Antelminelli si verificò un duplice, efferato omicidio quando “un soldato di colore, della 92^ Divisione T.F. americana” uccise a colpi di fucile una ragazza diciassettenne che cercava di sottrarsi al suo tentativo di violentarla ed il fratello della giovane accorso in suo aiuto. Due giorni dopo, a San Marcello Pistoiese, un “soldato negro americano” violentò una donna tentando di stuprarne altre due; il 26 marzo a Pisa due soldati inglesi cercarono di violentare una ragazza in un negozio ma, per fortuna, “furono fermati dalla polizia americana” mentre la fecero franca tre soldati neozelandesi che a Serravalle di Macerata violentarono e rapinarono una donna. Riuscì a far perdere le tracce anche “un soldato di colore” che il 1 aprile tentò di violentare una poveretta a Campiglia Marittima.
Il 5 maggio a Calderara di Reno un “soldato di colore dell’esercito americano” picchiò e violentò una donna, soprendendola in casa e due giorni dopo a San Lazzaro di Savena quattro militari indiani fecero irruzione in una casa violentando una bambina di 14 anni di fronte ai genitori tenuti prigionieri ed atterriti perché minacciati di morte.
La sera del 18 maggio ad Anzola Emilia “un soldato negro, rimasto sconosciuto” alla guida d’un autoveicolo cercò inutilmente di convincere una donna che viaggiava sull’automezzo “a congiungersi carnalmente con lui” ma al rifiuto della poveretta fermò la macchina, fece scendere tutti i passeggeri, sparò loro addosso ferendo a morte un soldato italiano e poi riprese tranquillamente il viaggio.
Il 27 maggio a Busnago nel milanese due soldati sud-africani schiaffeggiarono un partigiano, tentando di violentare la sua fidanzata; il giorno seguente a Fonte San Savino in provincia di Arezzo due militari indiani cercarono di violentare un ragazzo. La notte del 30 maggio a Marignano nel forlivese “tre militari greci degli eserciti alleati” uccisero a colpi di pugnale una ragazza che aveva opposto resistenza ai loro tentativi di stuprarla e ferirono gravemente il padre ed il fratello che avevano cercato di proteggerla. Il 1 giugno a Sant’Elpidio a Mare nelle Marche un soldato polacco ferì gravemente a coltelate un uomo che cercava di impedire una violenza sulla cognata. Due giorni dopo, “un ufficiale pilota americano, non identificato” violentò per molte ore una donna picchiandola selvaggiamente mentre nelle stesse ore a Spoleto un tenente indiano “tentò di congiungersi” con due donne ma venne messo in fuga dalla gente del posto.
Il 5 giugno a Piacenza due militari della polizia inglese sfondarono la porta d’una casa e tentarono di violentare una donna. Il cognato, presente all’aggressione, “colpito, per lo spavento, da paralisi cardiaca, morì sull’istante”. Il 9 giugno a Grottaglie in provincia di Taranto due soldati indiani di guardia ai prigionieri tedeschi rapinarono un uomo, lo ferirono e tentarono di violentargli la moglie. A Castelmaggiore in provincia di Bologna in poche ore, fra il 13 ed il 14 giugno 1945, si verificarono due tentativi di violenza su donne da parte di “un militare di colore degli eserciti alleati” mentre due soldati indiani stuprarono una ragazzina minorenne.
Sempre il 13 giugno a Campo Marino in provincia di Campobasso un soldato sud-africano tentò di violentare una donna che “riportò, nella colluttazione, ferite lievi” mentre il giorno dopo ad Arquà Polesine “cinque soldati indiani, non identificati, stuprarono cinque ragazzi, dopo averli allettati con dolciumi”.
Il 23 giugno a Pozzecco un “militare di colore” venne arrestato dalla polizia alleata in Friuli per aver violentato una bambina di 9 anni “che riportò lesioni agli organi genitali”. Ancor più efferato il delitto compiuto da uno sconosciuto soldato inglese che due giorni dopo a Scorzè in provincia di Venezia si “congiunse carnalmente” con un bambino di 10 anni proprio nelle ore in cui a Udine due soldati americani si azzuffavano con una pattuglia di carabinieri accorsi in difesa d’una donna che cercavano di stuprare. Il 4 luglio a Livinallongo un soldato americano violentò una bambina di 12 anni e due giorni dopo a San Goderzo in provincia di Firenze due militari alleati violentarono due giovani donne proprio nel paese dove il 20 luglio due sconosciuti con la divisa delle truppe alleate entrarono in una casa, tentarono di violentare una donna e spararono contro il marito che voleva difenderla. Il 30 luglio a Torino due militari sud-africani violentarono una giovane ventiduenne.
Il 17 agosto a Migliarino Pisano venne rinvenuto il cadavere d’una donna di 68 anni “presentante tracce di violenza carnale” e che probabilmente era stata uccisa da “qualche militare di colore di un reparto americano, accampato in quei pressi”. Il giorno seguente a Grottammare in provincia di Ascoli Piceno un soldato polacco “tentò di violentare la tredicenne (…) la quale, riuscita a divincolarsi, fu fatta segno, senza conseguenze, a tre colpi di pistola del polacco”. Il 3 settembre a Firenze un individuo in divisa americana aggredì una donna “a scopo di libidine”. In Puglia, prima a Bitonto il 30 agosto un soldato indiano violentò un bambino di 16 anni e poi il 10 settembre a Carbonara di Bari altri indiani ferirono un carabiniere che s’era rifiutato di “sottostare ad atti di libidine”.
Il giorno di Natale del 1945 a Mori in trentino un soldato inglese che svolgeva la funzione di interprete cercò di violentare una cinquantenne che riuscì a sfuggirgli.
La sera dell’11 marzo 1946 un gruppo di soldati polacchi ubriachi cercò di violentare una donna a Brindisi ed al suo fermo rifiuto uno di loro la uccise a colpi di pistola.
La sera del 4 aprile a Casoria “15 soldati alleati in compagnia di tre prostitute commisero atti osceni alla presenza di alcune ragazze di buona moralità” spararono addosso a due uomini che erano intervenuti per farli smettere e poi scapparono dopo aver rubato una mucca.
La sera del 13 maggio a Civitanova Marche un soldato polacco cercò di violentare una donna di 60 anni e quattro giorni dopo a Potenza Picena un altro militare di Anders commise “atti di libidine violenta” su una bambina di sette anni.
Il 14 luglio a Roma due soldati americani aggredirono e violentarono una ragazza ventunenne ma vennero arrestati dalla polizia alleata..
Era già qualcosa, ma non per questo cessarono violenze e delitti d’ogni tipo attribuiti ai soldati alleati.
Come è sempre accaduto nei Paesi coloniali, le truppe d’occupazione agirono sicure di potersi permettere ogni abuso contro le popolazioni locali.
 
 

 

“Commissione Ue indecente, da noi niente Lgbt nelle scuole”: Orban mostra i muscoli

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di Gabriele Costa

Budapest, 3 ago – Continua il braccio di ferro tra l’Ungheria di Orban e la Commissione Ue capitanata da Ursula von der Leyen sul tema caldo degli Lgbt. Al centro della dura polemica c’è, ovviamente, la discussa legge che vieta la diffusione della propaganda gender nelle scuole magiare. Una norma che la stampa globalista ha ribattezzato impropriamente «legge anti-Lgbt», definendola pertanto «omofoba», laddove Orban ha sempre puntualizzato che nulla c’entra con i diritti degli omosessuali, bensì con la protezione dei minori dal rischio di sessualizzazione precoce e manipolazione ideologica.

«La nostra priorità è difendere i bambini»

Dopo che Bruxelles ha minacciato pesanti sanzioni contro l’Ungheria (e la Polonia), Orban ha spiazzato tutti indicendo un referendum sulla legge anti-propaganda Lgbt, rimettendo cioè la questione nelle mani degli ungheresi. Ora, però, il primo ministro magiaro ci ha tenuto a rispondere alle accuse che gli sono piovute addosso. Lo ha fatto tramite un documento che è stato divulgato oggi su Twitter da Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese: «L’Ungheria ha subìto un attacco senza precedenti solo perché la protezione dei bambini e delle famiglie è la nostra priorità e, a questo proposito, non vogliamo che la lobby Lgbtq entri nelle nostre scuole e nei nostri asili», ha spiegato il guardasigilli magiaro.

Orban contro la propaganda Lgbt

Per questo motivo, ha proseguito la Varga, «il governo ungherese ha risposto a questi attacchi indecenti» con il documento succitato. Qui, in aperta polemica con la Commissione Ue, l’esecutivo di Orban sottolinea come la legge anti-propaganda Lgbt non rientri affatto nelle competenze di Bruxelles. Oltre all’accusa di ingerenza, il governo di Budapest rinfaccia agli eurocrati di essere male informati sui contenuti della norma, visto che è stato dato credito – in maniera acritica – a Ong varie che li hanno riportati distorcendo la realtà. In sostanza, il documento specifica che il rapporto Ue «è viziato da pregiudizi ideologici», e le sue conclusioni sono pertanto «inaccurate e tendenziose».

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/orban-bruxelles-legge-propaganda-lgbt-203222/

Foiba di Jazovka, orrore in Croazia: tra i corpi riesumati donne, bambini e suore

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La macabra notizia è stata divulgata dai media croati circa una settimana fa. Si sono concluse lunedì scorso le operazioni di recupero delle vittime dei partigiani di Tito dalla Foiba di Jazovka, nei pressi del villaggio di Sošice, nel Comune di Žumberak, in Croazia, non poco lontano dal confine sloveno. Complessivamente, dalla squadra di speleologi sono stati riportati in superficie i resti di ben 814 corpi, riferiti a ustascia, domobranci, civili, medici, infermieri e suore di diversi ospedali di Zagabria, gettati nella cavità alla fine e dopo la seconda guerra mondiale dai partigiani comunisti.

“Tali iniziative  di recupero ci sono utili per smontare il mito di un comunismo  sociale e rispettoso della libertà al popolo” spiega il direttore Archivio museo storico di Fiume Marino Micich. “Erano sistemi totalitari, dove pochi avevano il predominio di tutto e su tutti. Le foibe sono l ‘ esempio più eclatante in casa nostra come anche il triangolo rosso.. bisogna insistere a far conoscere queste verità per il rispetto della storia e per la libertà. Per lunghi anni a sinistra si è cercato e si continua per molto versi a minimizzare tali efferatezze”.

Secondo quanto dichiarato da alcuni membri del team incaricato del recupero delle salme, diversi sarebbero anche i resti di donne e bambini.

Fonte: https://www.iltempo.it/attualita/2020/07/27/news/foibe-croazia-jazovka-cadaveri-infoibati-suore-23995077/ Continua a leggere

La Legge divina spiegata ai bambini (con illustrazioni ed esercizi)

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Segnalazione di Sursum Corda

E’ disponibile il libretto La Legge divina spiegata ai bambini con illustrazioni ed esercizi. Una buona lettura estiva per genitori e figli: la strada per salvarsi in una società perversa e pervertitrice …
Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .
Ossequi, Carlo Di Pietro.

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La denuncia di Vox: come in un sistema totalitario vogliono estendere l’ideologia omosessualista

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

“Vogliono imporre ai nostri figli un’educazione sessuale ideologica e settaria”. È questo l’allarme lanciato dalla deputata di VOX, il partito di destra spagnolo, Georgina Trías.

La Trías ha spiegato attraverso un appassionato discorso tenuto davanti al Congresso, i motivi per i quali il suo gruppo parlamentare ha presentato un emendamento all’intera legge Celaá, quelle norme sull’educazione, volute dal governo social-comunista spagnolo, per estendere quanto più possibile l’ideologia gender nella società, peraltro già sconquassata, spagnola.

La Trías ha avvertito che il progetto del governo delle sinistre mette in pericolo l’educazione dei bambini spagnoli. “La comunità educativa teme che oltre 8 milioni e mezzo di bambini e ragazzi spagnoli non frequentino la loro scuola da tre mesi e che, nel mezzo dell’estate, siano trascorsi sei mesi senza entrare nei centri. E voi vi preoccupate più di imporre il vostro programma ideologico che di risolvere i problemi reali della comunità educativa. In diverse città spagnole ci sono concentrazioni di cittadini per protestare contro l’elaborazione di questa legge”.

La portavoce di VOX ha affermato che nello Stato spagnolo prevalgono la neutralità e il principio del secolarismo positivo, e non la secolarizzazione promossa dal governo. “Vogliono imporre ai nostri figli, sin da piccoli, una presunta educazione sessuale, che invece è ideologica e settaria. E vogliono farlo in modo organizzato e curriculare, come si addice ad un buon sistema totalitario, con guide oscene che sono già state implementate in numerose comunità autonome”.

Nel suo intervento, di una dozzina di minuti, Georgina Trías ha spiegato i dieci motivi per cui Vox dice di no alla legge omosessualista Celaá. Continua a leggere

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