Scontri in USA: avanza il “deep State”, ma chi lo combatte?

L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Il 2021 si apre con il botto: stavolta non è il Covid a spadroneggiare ma la notizia, incontrovertibile, per cui il popolo americano si è, per la prima volta, reso conto di non essere nella democrazia perfetta in cui ha sempre creduto di vivere. Milioni di persone, nel giorno dell’Epifania, si sono riversate nelle strade di Washington, hanno sonoramente protestato contro quella che riconoscono come una palese violazione della loro libertà: la vittoria di un presidente con l’imbroglio.

Ebbene, anche negli USA, si può sedere alla Casa Bianca, grazie a dei brogli elettorali. E’ questo concetto che gli statunitensi hanno in testa e non riescono proprio a digerire. Trump è la vittima di un raggiro e di un’ingiustizia ordita e preordinata dal deep State, per farlo fuori. Quindi non è il fautore di un tentato golpe – come cialtronescamente hanno fatto intendere alcuni dei soliti allineati, leccaculo dei potenti di turno – ma colui che lo subisce. Intollerabile, inaccettabile, immorale per un repubblicano americano, innamorato della sua democrazia. Da ieri, non sarà più come prima, perché la vittoria con voto, considerato farlocco, non è minimamente nelle more della mentalità di almeno la metà degli americani. Ieri, il popolo USA ha sancito la morte del mainstream e gli ha dichiarato guerra. Quanto durerà non possiamo saperlo, ma sappiamo che la figura di Trump è uscita comunque vincitrice, perché ha dimostrato d’avere un seguito, che non ha precedenti e che i Dem non si aspettavano, fin dai tempi dei sondaggi. Cosa farà il miliardario tycon nelle prossime settimane non possiamo saperlo, ma possiamo immaginare che avrà tutto il tempo ed i mezzi per tirar fuori dal cilindro delle sorprese poco piacevoli per gli avversari. I quali non sono, però, né sprovveduti né privi di potere. 

In Italia, invece, ai brogli ed agli imbrogli siamo assuefatti da troppo tempo. I “plebisciti truffa” del periodo risorgimentale hanno annesso al Regno d’Italia Stati che volevano rimanere fedeli ai loro legittimi sovrani. Nel 1866 il Veneto è stato annesso con l’inganno. Ma anche il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio ebbero di che recriminare. Secondo buona parte della storiografia contemporanea anche il Re sarebbe stato deposto a seguito di un referendum taroccato. Il 2 giugno 1946 avrebbe vinto la monarchia di oltre due milioni di voti. Ma alcune manine avrebbero cambiato il risultato e, di conseguenza, la storia d’Italia. Ad ogni elezione si leggono cronache di scatoloni di schede elettorali trovate qua e là, di matite copiative che si cancellano, di schede bianche “che si possono colorare” – come direbbe Cetto Laqualunque. Sembra che per l’italiano medio non vi sia più nulla di cui scandalizzarsi e per cui protestare. Neanche se gli mettono le mani nel conto corrente, di notte, come fece nel 1992 l’esecutivo guidato dal socialista Giuliano Amato. In compenso sa ragliare bene sui social, nei bar (fino alle 18.00) e di nascosto da orecchie indiscrete. I governi, anche i peggiori, come quello attuale, possono dormire sonni tranquilli perché non ci sarà nessun impellicciato con elmo cornuto che gli guasterà la festa, né persone comuni che si riuniranno sotto il palazzo del potere a gridare “Libertà” issando la croce e pregando, a migliaia, il Padre nostro come avvenuto fuori dal Campidoglio di Washington.  Continua a leggere

Fratellanza massonica, fratellanza modernista

Segnalazione del Centro Studi Federici

Sulla scia della dichiarazione “Nostra ætate” e delle giornate interreligiose di Assisi, promosse da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Jorge M. Bergoglio è protagonista di due video inneggianti agli stessi errori del relativismo e dell’indifferentismo religioso. Il primo video è del gennaio 2016, il secondo è recente, del gennaio 2021: li segnaliamo entrambi col testo del comunicato dell’Istituto Mater Boni Consilii relativo al video bergogliano del 2016.

Il dialogo interreligioso – Gennaio 2016

Al servizio della fraternità – Gennaio 2021

Tante opinioni, una certezza. Un video e i suoi commenti

Il 6 gennaio scorso è stato diffuso nel mondo intero, in lingua spagnola con sottotitoli in varie lingue, tra le quali l’italiano, un video, detto “Video del Papa”, come “iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide dell’umanità”.

Il protagonista del video – ormai a tutti noto – è lo stesso occupante della Sede Apostolica, Jorge Mario Bergoglio; oltre a lui, quattro esponenti di varie religioni: una ‘monaca’ buddista, un rabbino, un sacerdote cattolico, un musulmano, ognuno rappresentato alla fine del video da un simbolo della propria religione: un idolo di Budda, una menorah, un Bambinello e un “rosario” musulmano. Al di là delle diverse religioni e credenze, li accomuna una medesima professione di fede: “Credo nell’amore”.

Non si contano i commenti a queste immagini che diffondono, nel modo più efficace per l’uomo moderno, l’indifferentismo religioso. Il messaggio parla da sé, e per chi ancora non lo conoscesse lo accludiamo al presente comunicato. Ci interessano di più i commenti, anche critici, alle parole e alle immagini diffuse da J. M. Bergoglio. Continua a leggere

Il Papa sdoppiato

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Il mistero di Papa Bergoglio e del suo sdoppiamento. C’è il Bergoglio quotidiano che, come scrive il teologo dem Vito Mancuso “piccona quotidianamente la struttura tradizionale della Chiesa, piccona i pilastri della tradizione”, ed è perciò il beniamino di tutte le sinistre, atee, radicali, verdi, chic, populiste e comuniste del pianeta. È il Bergoglio che parla sempre di accoglienza dei migranti, ammicca agli islamici, dimentica i cristiani perseguitati e uccisi, appoggia progressisti e rivoluzionari, anche radical e laicisti, avversa chi non rientra nel suo orizzonte sindacale-ong-ecologista, ammicca alle unioni gay, al femminismo, al politically correct.

Ma ogni tanto, dalla porticina laterale e secondaria della Santa Sede esce un Bergoglio minore, clandestino, irriconoscibile rispetto al precedente. Quasi tutti fanno finta di non vederlo, di non sentirlo, compresi i tradizionalisti, e lui dice delle cose da Papa più che da Bergoglio. Dalle segrete del Vaticano viene fuori il Papa che condanna duramente l’aborto e paragona i medici che praticano l’aborto addirittura a sicari, ribadendo che l’aborto equivale a un omicidio. I media mettono la sordina a quel Bergoglio, fingono di non averlo ascoltato, lo citano en passant e subito si riprendono il Bergoglio quotidiano.

Ma il Papa nascosto insiste, rifà capolino e difende, forse un po’ sottovoce, la vita, la nascita e la famiglia, quella naturale e tradizionale; solidarizza con le madri argentine che manifestano nelle piazze per il diritto alla vita. Ma nei media e nella comunicazione appare solo il Bergoglio in favore delle unioni gay, allineato allo spirito del tempo, alle battaglie sui diritti civili, ai temi ambientali.

E ancora. Dalla porticina della sacrestia, con passo furtivo, spunta il Papa che difende il significato e il valore del presepe, usa parole appropriate e ormai desuete per lui, si richiama alle tradizioni cristiane, famigliari e francescane più antiche e più vere. Ma la lettera apostolica dedicata all’Admirabile signum non la cita nessuno, non ci bada nessuno; molti preti di base continuano a chiedere di non fare presepi per non ferire la sensibilità dei bambini atei o di altre religioni o di famiglie d’altro genere. E il racconto ufficiale di Bergoglio in Vaticano ci mostra il presepe degli alieni allestito in piazza San Pietro, della serie “cristiani su Marte”; un oltraggio al creato e alla tradizione francescana. “Horribilis come l’anno 2020”, nota Nicola Porro. Continua a leggere

Il sedevacantismo non è una semplice opinione

Traduzione a cura di Luca Sbroffoni, del Circolo Christus Rex

WWW.INVERITATEBLOG.COM
9 DICEMBRE 2020 DI BP. SANBORN (in fondo, riportiamo la versione originale in inglese dal link al sito con l’articolo del Vescovo)

L’OPINIONISMO

di S.E. Rev.ma Mons. Donald Sanborn

La vacanza della Sede Apostolica, il non-Papato di Francesco, e per questo di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Giovanni Paolo I, Paolo VI e persino di Giovanni XXIII, è una questione che ha diviso i tradizionalisti forse più che qualsiasi altro negli ultimi quarant’anni. Tra coloro che hanno intrapreso la via della resistenza alle riforme del Vaticano II, la maggioranza professa di essere sedeplenisti , cioè sostiene che Francesco sia un vero Romano Pontefice. Lo fanno solitamente sotto la direzione della Fraternità San Pio X. Altri, minoranza ma non insignificante, sono sedevacantisti , cioè dicono che Francesco non è un vero Romano Pontefice, né lo sono i suoi predecessori del Vaticano II. Questa differenza di posizione teologica ha causato un’agonia mondiale tra coloro che resistono al Vaticano II.

Ciascuna parte afferma che il suo punto di vista è quello giusto, e anzi necessario per mantenere una posizione cattolica. Ciascuna parte accusa l’altra di essere scismatica. Nell’autunno del 1979, l’arcivescovo Lefebvre ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava che non avrebbe tollerato nella Fraternità San Pio X coloro che si rifiutavano di inserire il nome di Giovanni Paolo II nel canone della Messa. Ha respinto un certo numero di sacerdoti in Europa per il rifiuto di osservare il detto. Nella primavera del 1980 venne in America con lo stesso programma: licenziare coloro che non avessero detto il nome di Giovanni Paolo II nel canone. Nel corso delle trattative con i preti americani, tuttavia, l’arcivescovo Lefebvre è giunto a una specie di compromesso. Non avrebbe cacciato i preti dalla Fraternità San Pio X, se avessero accettato di tenere per sé il loro sedevacantismo. Potevano escludere il nome di Giovanni Paolo dal canone, purché non ne facessero una questione pubblica. È nato l’opinionismo.

Lo stesso arcivescovo formulerebbe il principio fondamentale dell’opinione pubblica: “Non dico che il Papa non è Papa, ma non dico nemmeno che non si possa dire che il Papa non è Papa”. Lo scopo di
questo studio è esaminare l’opinione pubblica e giudicare se sia una posizione legittima da prendere. L’identità del Romano Pontefice può essere oggetto di opinione?
I. Che cos’è un’opinione?
Un’opinione è un’idea o una dottrina che ritieni probabilmente vera. Allo stesso tempo, tuttavia, hai la paura fondata che possa essere vero il suo contrario. La mente è decisamente propensa verso un’idea e rifiuta il suo opposto, ma non completamente. Non accetta totalmente l’uno come vero, né rifiuta totalmente il suo contrario come falso. Succede spesso nelle diagnosi mediche. Anche i medici altamente qualificati sono spesso solo di un’opinione su una diagnosi che fanno. Non sono in grado di avere una certezza assoluta a causa della mancanza di prove sufficienti per produrre la certezza. Quindi pensano o opinano che il loro paziente possa avere una certa malattia, ma non sarebbero molto sorpresi se scoprissero qualcosa di diverso col passare del tempo.
II. Cos’è un’opinione teologica? Continua a leggere

Il Papa va in difesa dell’islam. Ma cala il silenzio sui cristiani

Fanno discutere le parole di Francesco sugli uiguri in Cina. C’è chi reclama più attenzione per i cristiani perseguitati

Papa Francesco è anche il pontefice dei popoli che abitano le “periferie economico-esistenziali”. E tra queste popolazioni possiamo annoverare gli uiguri, minoranza islamica che risiede nello Xinjiang, una regione della Repubblica popolare cinese. Qualche giorno fa, Jorge Mario Bergoglio ha usato questo aggettivo nei confronti dei fedeli islamici che abitano il nord ovest della Cina: “perseguitati”.

Pechino – come ripercorso dall’agenzia Nova – ha risposto attraverso le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian. E la replica non può essere inserita nell’elenco dei “buoni uffici” che hanno accompagnato in questi anni le due realtà geopolitiche protagoniste di questa vicenda.

Le parole del Santo Padre sono state considerate infondate: le autorità cinesi hanno voluto sottolineare con l’ufficialità del caso la loro contrarietà. La questione è complessa, se non altro perché tutto questo avviene mentre Santa Sede e Cina si apprestano a firmare, a meno d’improvvisi ripensamenti, il rinnovo dello storico accordo per la nomina dei vescovi (e per il riconoscimento della legittimità spirituale del vescovo di Roma nella nazione asiatica). Come spiegato da Emanuel Pietrobon, non siamo comunque dinanzi ad una crisi diplomatica tra Vaticano e Repubblica popolare. Francesco è il pontefice che ha speso parole al miele per Pechino, ammettendo di sognare un viaggio nella capitale della nazione governata da Xi Jinping. Una visita apostolica che costituirebbe un unicum. Bergoglio, soprattutto per via della pandemia e delle sue conseguenze, non ha per ora potuto esaudire il progetto, che non è tuttavia stato riposto.

Quel patto – l’accordo tra Cina e Vaticano – è il fiore all’occhiello della strategia del multilateralismo diplomatico. Papa Francesco e il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin hanno difeso l’accordo con la Cina dalle critiche biennali dei tradizionalisti: il Vaticano è convinto che il patto serva a tutelare i milioni di cattolici cinesi; la destra ecclesiastica avrebbe preferito evitare la creazione di qualunque sinergia, e legge la novità come una mossa geopolitica poco ragionata. La presa di posizione di Papa Francesco sugli uiguri, a ben vedere, rientra nella tipiche scelte pastorali di questo regno: nel 2017, il vescovo di Roma si schierò in difesa dei Rohingya, un’altra minoranza di fede islamica che abita nel Myanmar.

I “popoli” cui guarda Papa Francesco

Stando alla interpretazione data dal vaticanista Sandro Magister, Jorge Mario Bergoglio non cita popoli a caso, ma li sceglie: “Il papa li identifica con la moltitudine dei reietti da cui il papa vede prorompere ‘quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino del pianeta’”. Bergoglio andrebbe in cerca dunque di un “popolo mitico”, che sarebbe composto da tante singole esperienze identitarie e che per il Santo Padre è vittima di quella che chiama “economia dello scarto”. Un atteggiamento – questo dello “scarto” – che oltrepasserebbe l’economia, per tangere macro-problemi bioetici quali l’aborto. Un’altra interpretazione che i conservatori criticano, perché alimenterebbe la “confusione” tra i cattolici, confondendo appunto il piano del pratico, ossia quello economico, con quello dei valori non negoziabili.

Insomma il Papa – annotano dal fronte dei critici – , sulla scia di queste sue “preferenze”, si dimenticherebbe dell’Occidente ormai secolarizzato, ma non delle minoranze religiose e non, come quella degli uiguri. Qual è l’argomentazione che viene sollevata dagli “anti-bergogliani”? In genere, i critici affermano che il Papa si interessa poco di cristiani perseguitati: il vescovo di Roma si concentrerebbe di più su queste popolazioni, per quanto appartengono a confessioni religiose diverse rispetto a quella cristiano-cattolica. Il problema sarebbe tutto interno alle priorità della pastorale. In realtà, il primo pontefice sudamericano della storia ha in più circostanze citato nei suoi discorsi il dramma dei cristiani perseguitati ma, pure in questo caso, gli oppositori vorrebbero più chiarezza comunicativa, oltre che una crescente attenzione sul “prossimo”, che per i conservatori è in primis il “cristiano” e poi tutto il resto.

Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo

Presentare un computo preciso dei cristiani perseguitati nel mondo non è un’operazione semplice. Ogni anno, alcuni report, si occupano di fotografare la situazione mondiale. Alcune delle nazioni in cui avvengono le persecuzioni, del resto, non sono giornalisticamente accessibili con facilità. E allora bisogna affidarsi al lavoro delle associazioni, degli enti o delle realtà che si occupano nello specifico di come chi professa la fede cristiana venga trattato sul globo terrestre. Silvio Dalla Valle, interpellato da IlGiornale.it, fa parte dell’associazione Luci sull’Est, che ha costruito un vero e proprio “Osservatorio sulla cristianofobia“. ” É difficile – esordisce Dalla Valle – essere certi del numero di cristiani perseguitati nel mondo”. Sì, perché anzitutto bisogna operare attraverso qualche distinguo: ” Secondo l’autorevole rapporto di Open Doors, l’agenzia americana di aiuto ai cristiani perseguitati, nel mondo sarebbero oltre 260 milioni i cristiani perseguitati. Bisogna comunque distinguere tra i diversi tipi di persecuzione. Quella cruenta – secondo Open Doors nel 2019 sono stati uccisi per la fede 2.983 cristiani – e quella incruenta”. La persecuzione dei cristiani va dunque ripartita per tipologia, ma i numeri raccontano in ogni caso un dramma.

Le ultime evidenze pubblicate da Aiuto alla Chiesa che Soffre sono molto più che preoccupanti. Stando a quei dati, i cristiani non sono mai stati perseguitati come in questo periodo storico. Si pensi alle giovani donne costrette al matrimonio dopo un processo altrettanto forzato di conversione: quante sono? Difficile esibire numeri precisi. Sappiamo che il fenomento esiste, come in Pakistan, dove la questione delle “spose bambine” però è emerso. Esistono nazioni in cui hanno attecchito tragedie sommerse? In Pakistan a volte si arriva a processo, ma la sensazione è che il dramma dei cristiani perseguitati sia più esteso di come appare: “Quest’ultima – ci dice Dalla Valle, riferendosi alla persecuzione “incruenta” – colpisce, secondo la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, oltre 300 milioni di cristiani che vivono in terra di persecuzione. Questi cristiani patiscono l’umiliazione, le vessazioni, in tanti casi sono ingiustamente accusati del cosiddetto crimine di blasfemia e messi in prigione. Tante volte hanno le loro case distrutte e costretti a andare via dai loro villaggi. Più grave ancora sono le ragazze rapite e fatte sparire, tante di loro obbligate a “convertirsi” e sposare il loro aguzzino”. Le statistiche non hanno la capacità di essere esaustive.

Chi sono gli uiguri

Il popolo cui Bergoglio si è riferito da ultimo con la qualifica di “perseguitati” non è uno dei tanti: è particolare. C’è, nella mossa del Papa, una componente storica, cioè un vero e proprio strappo con quello che ci si sarebbe aspettati in virtù delle rinnovate relazioni tra Santa Sede e Cina. E il gesuita è di certo un vescovo capace di stupire, come ha dimostrato più volte durante questi sette anni e mezzo di permanenza sul soglio di Pietro. Nessun pontefice prima dell’argentino aveva portato alla ribalta la vicenda degli uiguri del nord ovest cinese. Bergoglio in passato si è detto preoccupato per la situazione di Hong Kong, ma per i tradizionalisti, gli avvertimenti del successore di Pietro su quello che accade da quelle parti del mondo non sono mai sufficienti. La domanda diviene allora retorica, oltre che spontanea: perché gli uiguri sì e la repressione cristiana ad opera dei cinesi – quella che viene ventilata per esempio dal cardinale conservatore ed ex arcivescovo di Hong Kong Joseph Zen – no?

Padre Abbè Guy Pagès, sacerdote francese esperto d’islam, e oggi impegnato nel fronte dei cattolici che chiedono a gran voce la libertà di culto all’interno del quadro delle restrizioni imposte Oltralpe per via della diffusione del Sars-Cov2, ci ha aiutato a focalizzare l’annoso problema degli uiguri, spiegando: “Per lo più – ha dichiarato, tenendo conto del punto di vista del consacrato, che è ritenuto un conservatore – musulmani sunniti, gli uiguri sono un popolo di lingua turca di 25 milioni di persone, di cui la metà vive in Cina. Il loro progetto separatista è oggi sostenuto dal Partito islamico del Turkestan (PIT), classificato come ‘organizzazione terroristica’ dall’Onu nel 2003, che mira a creare uno Stato islamico, che non impedisce ai suoi jihadisti di combattere a migliaia in Siria, con l’aiuto di kamikaze e bambini soldato. La Cina li sta rieducando per prevenire i loro numerosi attacchi”. Quindi la Cina starebbe in realtà prevenendo. E questa sensibilità del pontefice, ancora una volta, potrebbe essere interpretata come una mano allungata nei confronti della religione islamica, nello spefico verso l’emisfero sunnita.

La scelta di Francesco

Come mai allora Francesco ha optato per una scelta così inusuale rispetto al contesto diplomatico avviato con il colosso cinese? Il segretario di Stato degli Stati Unti Mike Pompeo si è affrettatto nel dirsi “grato” al Santo Padre per la sua presa di posizione sugli uiguri.

Pompeo è fortemente contrario all’accordo tra Cina e Vaticano. Quando si è recato in Italia l’ultima volta, il membro dell’amministrazione guidata da Donald Trump, che dopo i risultati delle presidenziali è ormai uscente, ha persino chiesto alla Santa Sede di non rinnovare quel patto per mantenere l’ “autorità morale” che il Vaticano può vantare sul consesso globale. Tutto suggerisce come questo strappo sugli uiguri non sia destinato ad inficiare sui buoni uffici che intercorrono tra i sacri palazzi e Pechino, ma certo la strategia di Francesco sulla minoranza islamica ha fatto discutere anche coloro che si occupano di cristiani perseguitati.

Come Silvio Dalla Valle, che sul punto ci ha detto quanto segue: “Non sono in grado di rispondere al perché Papa Francesco ha ricordato la minoranza islamica perseguitata in Cina e si mostra poco attento, al meno in apparenza, alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Questo atteggiamento di Papa Francesco è comunque sconcertante e sorprendente, speriamo ci venga fornita una spiegazione”.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-ricorda-minoranza-islamica-non-i-cristiani-perseguitati-1905539.html

Bergoglio e l’educazione sessuale

Segnalazione del Centro Studi Federici

Articolo tratto dal numero 70/71 della rivista Sodalitium, settembre 2020.
J. M. Bergoglio e l’educazione sessuale, di don Ugolino Giugni
Il 28 gennaio 2019, durante il viaggio in aereo di ritorno dalla “Giornata mondiale della Gioventù” (GMG) svoltasi a Panama, J.M. Bergoglio, come è ormai sua abitudine, ha elargito una perla delle sue solite interviste. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha parlato del “sesso” e dell’educazione sessuale. Evidentemente tali parole di Bergoglio non pretendono essere l’espressione di un magistero solenne e infallibile; esprimono tuttavia il suo pensiero manifestato nella sua maniera tipica di abbordare questioni delicate, che andrebbero affrontate con estrema attenzione e competenza, ma che invece sono presentate con una naturalezza dissacrante e riassunte in poche battute. Egli si esprime piuttosto come dottore privato, ma nell’immaginario collettivo le sue parole sono comunque recepite come parole del Papa e hanno forse molta più influenza di tanti documenti ufficiali poiché “lo ha detto il Papa” “quindi si può fare… quindi non c’è niente di male…”.
Lo scopo di quest’articolo è mettere a confronto le parole di “Francesco” con l’insegnamento ortodosso dei Papi “preconciliari”, e fare qualche semplice riflessione.
Le parole di Bergoglio
Parlando della delicata questione dell’educazione sessuale ha detto: “Nelle scuole bisogna dare un’educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Il sesso come dono di Dio deve essere educato, non con rigidezza, educare viene da ‘e-ducere’, trarre il meglio dalla persona e accompagnarla nel cammino. Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica: che maestri si trovano per questo, che libri di testo… Io ne ho viste di tutti i colori… Bisogna avere l’educazione sessuale per i bambini. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori. Non sempre è possibile, per tante situazioni della famiglia, o perché non sanno come farlo. La scuola supplisce a questo, e deve farlo, altrimenti resta un vuoto che viene riempito da qualsiasi ideologia” (1). È da notare che queste affermazioni di “Francesco” non sono una novità e si trovano già espresse in Amoris Lætitia in un paragrafo intitolato “Si all’educazione sessuale” (2) in cui, riprendendo la Gravissimus educationis di Paolo VI del 1965, si spiega in lungo e in largo la necessità e l’utilità dell’educazione sessuale. La gente è ormai talmente abituata, dopo il Concilio, a vedere contraddetto il Magistero della Chiesa in tutto quello che ci ha insegnato precedentemente, che ormai la cosa sembra non scioccare più di tanto i fedeli.
L’insegnamento del magistero “preconciliare”
Pio XI
Qual è il pensiero della Chiesa sulla questione dell’educazione sessuale? Cosa hanno detto i Papi del passato (prima del Concilio Vaticano II evidentemente)? A chi spetta il dovere di trattare e curare l’educazione in questa materia così spinosa?
Pio XI nella sua Enciclica Divini illius Magistri, sull’educazione del 31 dicembre 1929, dichiarava erronea l’educazione sessuale come si presentava ai suoi tempi, cioè una informazione naturalistica, impartita precocemente e indiscriminatamente. Ecco le sue parole: «Massimamente pericoloso è poi quel naturalismo, che ai nostri tempi invade il campo dell’educazione in argomento delicatissimo come è quello dell’onestà dei costumi.
Assai diffuso è l’errore di coloro che, con pericolosa pretensione e con brutta parola, promuovono una così detta educazione sessuale, falsamente stimando di poter premunire i giovani contro i pericoli del senso con mezzi puramente naturali, quale una temeraria iniziazione ed istruzione preventiva per tutti indistintamente, e anche pubblicamente, e peggio ancora, con l’esporli per tempo alle occasioni, per assuefarli, come essi dicono, e quasi indurirne l’animo contro quei pericoli.
Costoro errano gravemente, non volendo riconoscere la nativa fragilità della natura umana e la legge, di cui parla l’Apostolo, ripugnante alla legge della mente (Rom 7, 23) e misconoscendo anche l’esperienza stessa dei fatti, onde consta che, segnatamente nei giovani, le colpe contro i buoni costumi non sono tanto effetto dell’ignoranza intellettuale quanto principalmente dell’inferma volontà, esposta alle occasioni e non sostenuta dai mezzi della Grazia.
In questo delicatissimo argomento, se, considerate tutte le circostanze, qualche istruzione individuale si rende necessaria, a tempo opportuno, da parte di chi ha da Dio la missione educativa e la grazia di stato, sono da osservare tutte le cautele notissime all’educazione cristiana tradizionale, sufficientemente descritte dal citato Antoniano (3), là dove dice: “Tale e tanta è la miseria nostra, e l’inclinazione al peccato, che spesse volte dalle medesime cose che si dicono per rimedio dei peccati si prende occasione ed incitamento allo stesso peccato.
Pertanto importa sommamente che il buon padre, mentre ragiona col figliuolo di materia così lubrica, stia bene avvertito, e non discenda ai particolari ed ai vari modi, con i quali quest’idra infernale avvelena tanta parte del mondo, acciò non avvenga che invece di estinguere questo fuoco, lo desti e lo accenda imprudentemente nel petto semplice e tenero del fanciullo.
Generalmente parlando, mentre ancora continua la fanciullezza, basterà usare quei rimedi che con l’effetto istesso introducono la virtù e chiudono l’ingresso al vizio».
A questa enciclica fece seguito un Decreto del S. Ufficio del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119) proprio sull’educazione sessuale. Alla domanda: « Se si possa approvare il metodo che viene chiamato della “educazione sessuale” o “iniziazione sessuale”». Si risponde: «Negativamente: si deve assolutamente osservare il metodo di educazione della gioventù fino ad oggi usato dalla Chiesa e dai Santi e raccomandato dal Santo Padre nella Lettera Enciclica “Sulla educazione cristiana della gioventù” del 31 dicembre 1929. Si deve cioè innanzi tutto aver cura dei giovani d’entrambi i sessi con una formazione religiosa piena, sicura, ininterrotta; e in loro si deve suscitare la stima, il desiderio e l’amore per l’angelica virtù; si deve poi soprattutto inculcare in loro che si applichino alla preghiera, che siano assidui al Sacramento della Penitenza e della SS.ma Eucaristia, che seguano la devozione filiale alla Beata Vergine, Madre della santa purità, e si affidino totalmente alla sua protezione; che evitino accuratamente le letture pericolose, gli spettacoli osceni, le conversazioni disoneste e qualunque occasione di peccato. Quindi in nessun modo si può approvare quanto viene scritto e pubblicato, specialmente in questi ultimi tempi, anche da qualche autore cattolico, per difendere tale nuovo metodo» (4)
Pio XII
Il magistero di Pio XII completa l’insegnamento del suo predecessore: « Voi infine, con la vostra perspicacia di madri e di educatrici, grazie alla fiduciosa apertura di cuore che avrete saputo infondere nei vostri figli, non mancherete di scrutare e discernere l’occasione e il momento, in cui certe ascose questioni presentatesi al loro spirito avranno originato nei loro sensi speciali turbamenti. Toccherà allora a voi per le vostre figlie, al padre per i vostri figli, — in quanto apparisca necessario, — di sollevare cautamente, delicatamente, il velo della verità, e dare loro risposta prudente, giusta e cristiana a quelle questioni e a quelle inquietudini. Ricevute dalle vostre labbra di genitori cristiani, all’ora opportuna, nell’opportuna misura, con tutte le debite cautele, le rivelazioni sulle misteriose e mirabili leggi della vita saranno ascoltate con riverenza mista a gratitudine, illumineranno le loro anime con assai minor pericolo che se le apprendessero alla ventura, da torbidi incontri, da conversazioni clandestine, alla scuola di compagni mal fidi e già troppo saputi, per via di occulte letture, tanto più pericolose e perniciose, quanto più il segreto infiamma l’immaginazione ed eccita i sensi. Le vostre parole, se assennate e discrete, potranno divenire una salvaguardia e un avviso in mezzo alle tentazioni della corruzione che li circonda, “che saetta previsa vien più lenta” » (5).
Parlando “Ai genitori francesi”nel 1951, sempre Pio XII affermava: «Vi è un terreno sul quale questa educazione dell’opinione pubblica, la sua rettificazione, si impone con urgenza tragica. Essa si trova su questo terreno pervertita da una propaganda che non si esita a dire funesta, benché certe volte abbia l’origine da fonte cattolica e miri a farsi strada fra i cattolici, e coloro che la promuovono non sembrino avvedersi che sono illusi dallo spirito del male. Intendiamo qui parlare di scritti, libri e articoli riguardanti l’iniziazione sessuale che oggi bene spesso ottengono enormi successi librari e inondano il mondo intero, impadronendosi dell’infanzia, sommergendo la nuova generazione, turbando i fidanzati e gli sposi novelli. Con tutta la gravità, l’attenzione e il decoro che l’argomento comporta, la Chiesa ha trattato il punto riguardante l’istruzione su questa materia come la consigliano o reclamano, sia lo sviluppo fisico e psichico normale dell’adolescente, sia i casi particolari delle diverse condizioni individuali. La Chiesa può a buon diritto dichiarare che, profondamente rispettosa della santità del matrimonio, ha in teoria e in pratica lasciati liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore. Si resta atterriti di fronte all’intollerabile sfrontatezza di certa letteratura; e mentre lo stesso paganesimo davanti al segreto dell’intimità coniugale sembrava arrestarsi rispettoso, ci tocca vederne violato il mistero e offrirne la visione — sensuale e vissuta — in pasto al gran pubblico, persino alla gioventù. C’è davvero da chiedersi se rimanga ancora bastantemente tracciato il confine tra questa iniziazione che si dice cattolica, e la stampa e l’illustrazione erotica ed oscena, che, di proposito deliberato, mira alla corruzione e sfrutta vergognosamente per vile interesse i più bassi istinti della natura decaduta. E non è tutto. Tale propaganda minaccia altresì il popolo cattolico di un duplice flagello, per non usare un’espressione più forte. Anzitutto esagera oltremodo l’importanza e la portata dell’elemento sessuale nella vita. Ammettiamo pure che questi autori, sotto l’aspetto puramente teorico, si mantengano nei limiti della morale cattolica: ciò non toglie però che il loro modo di esporre la vita sessuale sia tale da attribuirle nella mente e nel giudizio pratico del lettore medio il senso e il valore di fine a se stesso, facendo perdere di vista, il vero fine primordiale del matrimonio, che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli, e il grave dovere degli sposi di fronte a questo fine, che gli scritti di cui parliamo lasciano troppo nell’ombra.
In secondo luogo questa letteratura, se così può chiamarsi, non sembra tener conto alcuno dell’esperienza generale di ieri, di oggi e di sempre, perché fondata sulla natura, la quale attesta che nell’educazione morale né l’iniziazione né l’istruzione offre di per sé alcun vantaggio, che, anzi, riesce gravemente malsana e pregiudizievole ove non sia strettamente legata a una costante disciplina, a una vigorosa padronanza di sé, all’uso soprattutto delle forze soprannaturali della preghiera e dei sacramenti. Tutti gli educatori cattolici, degni di questo nome e della loro missione, sanno benissimo la parte preponderante delle energie soprannaturali nella santificazione dell’uomo, sia esso giovane o adulto, celibe o coniugato. Ma di questo è già molto se in quegli scritti si insinua qualche accenno, quando pure non si stende il silenzio. Persino i princìpi così sapientemente illustrati dal Nostro Predecessore Pio XI, nell’Enciclica Divini illius Magistri, intorno all’educazione sessuale e questioni annesse, vengono messi da parte con un sorriso di compassione: Pio XI, dicono, scriveva vent’anni fa per i tempi suoi! Del cammino se n’è fatto da allora!» ([6]).
Questi testi di Pio XI e Pio XII sono molto chiari ed edificanti e non hanno bisogno di essere commentati in quanto bastano da soli ad elucidare la delicata questione dell’educazione sessuale. Essi danno veramente i principi generali di una buona educazione cattolica che può riassumersi così:
Il rifiuto del naturalismo nell’educazione dei figli.
Bisogna tenere conto della fragilità umana e della natura corrotta dal peccato originale quando si abborda l’educazione sessuale.
Il dovere e l’onere di trattare queste questioni riguarda principalmente i genitori (le madri per le femmine i padri per i maschi, precisa Pio XII) e deve essere fatto con spirito soprannaturale e con fede profonda.
Meglio eccedere per difetto che per eccesso nelle spiegazioni per non destare il fuoco delle passioni, ma bisogna dare una risposta prudente alle domande dei propri figli.
Esortare alla virtù e alla sua bellezza aiuta a reprimere e ispirare l’orrore del vizio contrario ad essa.
La Chiesa è profondamente rispettosa della santità del matrimonio, e lascia liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore.
La vita sessuale non è fine a sé stessa ma ordinata verso il fine primordiale del matrimonio che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli e questo è un grave dovere per gli sposi. E questo viene volutamente dimenticato e omesso nella cosiddetta “educazione sessuale” moderna.
È molto importante nell’educazione cristiana fare affidamento sulle forze soprannaturali come la preghiera, la frequenza dei sacramenti e la devozione alla Beata Vergine.
Riflessioni e conclusioni
Abbiamo visto che l’educazione sessuale che il Magistero della Chiesa in precedenza ha condannato e stigmatizzato come pericolosa, ancora una volta Bergoglio, seguendo il Vaticano II e “san” Paolo VI (e bisognerebbe aggiungere anche “san” Giovanni Paolo II con la sua “Teologia del corpo”) l’ha invece raccomandata e incoraggiata. Anche se non si tratta di Magistero ordinario o infallibile questa è un’ulteriore elemento (se ancora ce ne fosse bisogno…) che dimostra, assieme agli altri, l’assenza della volontà oggettiva dell’occupante della Sede Apostolica di procurare il bene della Chiesa e delle anime e in conseguenza del fatto che sia privato dell’ “Autorità”; cioè di non essere Papa formaliter,simpliciter, ma del suo essere, per l’appunto, solo l’occupante materiale della Sede Apostolica.
Ci possiamo chiedere però che cosa avrà capito la gente, delle parole di Bergoglio? Come sarà loro rimasto in mente?
Dire che “il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema” fa capire, soprattutto a coloro che sono poco istruiti o hanno una cattiva volontà, che va tutto bene visto che è Dio che ha fatto la natura umana così e in fondo il sesto comandamento non sembra più essere un problema e che tutto può essere permesso, poiché in quella frase non c’è un riferimento al matrimonio, che solo rende lecito l’uso del “sesso” ([7]), o al comandamento divino che ne impedisce gli abusi. Ci si dovrebbe aspettare da parte di colui che occupa la Sede di Pietro una valutazione morale, un consiglio spirituale o un’esortazione alla temperanza, invece di una analisi sociologica che fa consistere il male nel solo fatto che “alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare”, ma probabilmente per Bergoglio anche il cristianesimo è una “colonizzazione ideologica” ([8]) che si impianta su una natura naturalmente buona alla Rousseau.
Bergoglio dice che: “Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori”, e questo può essere vero ma dire che “la scuola supplisce alla famiglia per tante situazioni o perché non sanno come farlo” senza precisare come ciò debba essere fatto mi sembra un po’ riduttivo e azzardato, soprattutto se si tratta della scuola laica e non cattolica che mette in opera i principi del naturalismo massonico; inoltre ciò mi sembra essere in contrasto con quanto affermato dal magistero di Pio XI e Pio XII (ma questo per Bergoglio è certamente l’ultimo dei problemi…).
Il più delle volte quando si ha a che fare con i modernisti e con il loro modo di esprimersi volutamente equivoco il problema non è tanto in quello che dicono e affermano ma piuttosto in quello che non dicono e lasciano intendere proprio per equivocare… Ed il problema nelle nostre scuole non è certo l’assenza di “educazione sessuale” o il presentare la sessualità come “un mostro”, quanto piuttosto l’insegnamento capillare del peccato, incluso quello contro natura (contro il quale è del tutto inefficace l’allusione alla “colonizzazione ideologica” da parte di tanti educatori).
Usquequo Domine? Che cosa ci toccherà ancora sentire…
1) La citazione si può trovare su molti siti internet. In particolare sul quotidiano della Cei “Avvenire”. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-sesso-e-il-cuore-come-spiegarli-ai-nostri-ragazzi
2) ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALEAMORIS LAETITIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO. Si può trovare sul sito del Vaticano: https://w2.vatican.va/
3) Silvio Antoniano, Dell’educazione cristiana dei figliuoli, lib. Il, c. 88
4) Decreto del S. Ufficio De «Educatione sexuali» et de «eugenica» del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119).
5) Pio XII, Allocuzione alle Donne Italiane di Azione Cattolica del 26 ottobre 1941 (AAS 33 [1941] pp. 450-458.
6) Pio XII, allocuzione ai Padri di famiglia del 18/09/1951 (AAS 43 [1951] pp. 730-734). Il testo originale è in francese, in italiano vedi Insegnamenti Pontifici, Il matrimonio, Edizioni Paoline Roma 1957, pp 373-375.
7) Il termine “sesso” suona male e così utilizzato è una “brutta parola” come dice Pio XI nella Divinus illius Magistri, lo uso così solo per riprendere le parole di Bergoglio che lo ha fatto entrare nel “magistero pontificio”.
8) Le parole “colonizzazione ideologica” in realtà fanno riferimento alla teoria del gender che Bergoglio voleva stigmatizzare ma sono pochi quelli che hanno capito il senso di queste affermazioni.

E’ arrivato il tempo della rivolta?

di Matteo Castagna

Gianluca Castro scrive su “Il Talebano” di oggi: “Mi domando – razionalmente – quali siano le aspettative di chi preconizza un seguito popolare alle spontanee ribellioni di Napoli e dintorni di queste ore. Potremmo già azzardare a definire tali rivolte come parzialmente spontanee perché, accanto a pochi cittadini che sono scesi in piazza a gridare la loro rabbia verso le restrizioni di De Luca, la visibilità se la sono presa coloro che si sono infiltrati nella mischia e si sono resi protagonisti di episodi di guerriglia urbana. Continua Castro: “La rivolta (quella vera) dei gilet gialli francesi che ha bloccato un’intera nazione, durata mesi con l’assalto a Parigi dei ministeri e repressa nel sangue non ha forse insegnato niente? Una protesta strutturata e presente ai quattro lati della Francia, più volte interamente bloccata, scatenatasi contro le riforme economiche ultraliberali di Macron, si è consumata nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica internazionale, attenta a occuparsi solo dei temi scelti da chi gestisce la regia dell’informazione mondiale. Che tipo di speranze possono avere ora qualche centinaio (o migliaio) di giovani napoletani e campani che si oppongono a coprifuoco e confinamento di fronte ai milioni di pandementi, presenti in tutta Italia, terrorizzati ad hoc sulla pericolosità dei contagi dalla banda di Governo?

Dobbiamo stare molto attenti in questo periodo. Forse non a caso Mattarella, nel silenzio generale, ha convocato per l’ 11 novembre il Comitato di Difesa con un ordine del giorno controverso, in cui si correla il Covid con la protezione dal terrorismo. E’ sul sito della Presidenza della Repubblica, per cui pubblico e accessibile a tutti. Ad alcuni ricorda copioni già visti in passato, laddove il disagio sociale e le teste calde sono già parcheggiati all’interno di alcuni gruppi politici degli opposti estremismi al fine di essere monitorati e controllati con maggior facilità e potrebbero essere pronti a infiltrarsi nelle proteste per cavalcarle ai fini della loro visibilità, guidati da una manina oscura (ma non troppo), che ne manovra e paga i capi ma ne usa i militanti ingenui ed ignari come carne da macello per la repressione. Il tutto potrebbe essere prodromico ad una strategia della tensione che potrebbe trovare terreno fertile nella fragilità di questi giorni drammatici. Noi di “Christus Rex” non ci facciamo strumentalizzare e seguiamo gli eventi, ma non saremo mai al servizio di organizzazioni volte a finalità opache, con mezzi altrettanto nebulosi. Noi stiamo con le persone serie, per il bene comune e l’amore per la Patria per amor di Dio, stigmatizzando eventuali iniziative personali. Ciò non significa che staremo immobili. E’ necessario che le opposizioni parlamentari compiano azioni decise seguendo una linea chiara e condivisa a tutela delle nostre imprese, dei lavoratori, delle libertà individuali. Non si può essere tiepidi, in questo momento, anche per non dare il pretesto a formazioni extraparlamentari di fomentare inutile violenza e pericoli per la stabilità delle Istituzioni. Vorremmo meno selfie, meno gattini e più decisione nei provvedimenti. Vorremmo vedere alzare le barricate e guidare le piazze da voi e non da improbabili leader.

Sì, perché, sempre come dice Gianluca Castro, “la strada scelta dalle elites mondiali dovrebbe essere evidente per tutti: resettare l’economia e la società (almeno in quella parte di mondo definita ‘Occidente’) per imporre nuovi modelli di riferimento. Ecco quindi, come, dopo l’imposizione del culto laico immigrazionista caro alle bande di arcobalenati ‘restiamoumanisti’, voluto allo scopo di importare mano d’opera a basso costo (l’esercito industriale di riserva come lo definiva Karl Marx) per cancellare gli antieconomici benefit garantiti dallo Stato Sociale – frutto di decenni di conquiste e sacrifici di tutti i lavoratori – arrivare la ‘pandemia’ giunta dalla Cina e con essa il pretesto per distruggere le basi dei rapporti umani alla base della socialità.Casualmente è proprio il ‘modello cinese’ quello usato per combatterlo, mentre le susseguenti, automatiche, ipotesi di complotto non fanno altro che intorbidare le acque. Dalle accuse ai cinesi di essere mangiatori di topi e pipistrelli a quella di rappresentare uno Stato ‘comunista’ abbiamo assistito a un florilegio di esternazioni – a ogni livello – di desolante superficialità”. Continua a leggere

Matteo Castagna a “La Zanzara”: la sodomia e gli atti impuri sono peccati gravi, viva Cristo Re e le sue leggi e voi…convertitevi!

di Lucia Rezzonico

Giovedì scorso, 22 Ottobre 2020 alle 18.15 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha ricevuto un’improvvisa telefonata di Giuseppe Cruciani, il popolare conduttore de La Zanzara, trasmissione dissacrante oltre la goliardia, fatta per provocare e cercare di mettere in grande difficoltà (ovvero massacrare) coloro che vengono chiamati. Non tutti. Perché non è la prima volta che il nostro Matteo viene chiamato da La Zanzara e non è la prima volta che riesce, con la sua indiscussa capacità di ribattere a tono, a girare il tentativo di metterlo in tremenda difficoltà addosso a coloro che provano a metterlo sotto. Anche stavolta, il Sig. Gottardo non è riuscito nel suo intento, nonostante l’amico Cruciani abbia cercato in ogni modo di aiutarlo. Alla fine, l’ultima parola l’ha avuta il nostro Castagna, piacciano o meno i contenuti del suo pensiero (che coincidono con quelle del Magistero Perenne della Chiesa e del Catechismo). Temi della telefonata: le uscite di Bergoglio a gavore delle coppie onosex, la sodomia, il sesto comandamento, la fornicazione, il peccato, la morale cattolica che si scontra con i desiderata del mondo moderno.

Ecco il link alla trasmissione del 22/10/2020: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

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