Una gravissima vicenda minaccia il quartiere cristiano di Gerusalemme

Segnalazione del Centro Studi Federici

Una gravissima vicenda minaccia il quartiere cristiano di Gerusalemme
 
Premesso che non possiamo condividere la preghiera ecumenica tra le cd. ‘chiese cristiane’ e che il sedicente patriarcato dei greci scismatici nel passato è stato contestato dai suoi stessi fedeli per affari poco chiari con gli israeliani, l’acquisizione di immobili nel quartiere cristiano della Città Vecchia di Gerusalemme da parte di gruppi di giudei estremisti è di una gravità inaudita. Non ci sorprende il silenzio dei politici italiani (tutti amici di Bibi, da sinistra a destra) e della stampa italiana (gli shekel interessano meno dei rubli) sulla vicenda.
Gerusalemme, Chiese contro la Corte suprema per l’esproprio di beni cristiani
Nel mirino la cessione di tre immobili al gruppo estremista ebraico Ateret Cohanim, che intende “giudaizzare” la città santa. Preservare l’integrità e il carattere cristiano di Gerusalemme.
Gerusalemme (AsiaNews) – I capi delle Chiese di Gerusalemme hanno promosso una cerimonia di preghiera, come segno di protesta contro la decisione della Corte suprema israeliana di respingere l’appello presentato dal Patriarcato greco-ortodosso. Al centro della controversia legale, la vendita contestata di tre proprietà a un gruppo di coloni ebraici. Una battaglia legale che si trascina da tempo in tribunale e che, già in passato, aveva sollevato disappunto e malumori fra i cristiani.
Alla manifestazione, che si è tenuta ieri pomeriggio presso la porta di Jaffa, uno dei punti di accesso alla città santa, hanno partecipato patriarchi, vescovi e sacerdoti delle differenze denominazioni di Gerusalemme. Fra questi vi erano il patriarca greco-ortodosso Teofilo III, l’arcivescovo Aba Embakob, l’arcivescovo Suheil Dawan, mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo e il custode di Terra Santa Francesco Patton.
La protesta, riferisce una nota del Patriarcato latino di Gerusalemme, si è conclusa all’interno dell’hotel Imperial, dove il patriarca Teofilo ha tenuto una breve conferenza. Il leader cristiano ha ribadito la propria opposizione a iniziative di gruppi radicali che finiscono per snaturare “l’integrità e il carattere del quartiere cristiano di Gerusalemme”. “I coloni – ha aggiunto – vogliono impossessarsi del nostro patrimonio”. Egli ha auspicato che prevalgano legge e stato di diritto di fronte ai tentativi di esproprio delle proprietà ecclesiastiche, rinnovando l’invito a partecipare alla giornata internazionale di preghiera per le comunità cristiane di Gerusalemme a settembre.

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I Fuochi del Sacro Cuore

Fuochi del Sacro Cuore di Gesù sono legati ad una tradizione che nasce nel 1796 e ancora oggi, ogni anno, illuminano le montagne del Trentino verso la metà di giugno. Nel 1796 Napoleone Bonaparte conduceva la sua Campagna d’Italia: sconfitto il Regno del Piemonte, l’Armistizio di Cherasco gli aprì le porte della Lombardia, all’epoca sotto il dominio degli Asburgo. Dopo Milano l’obiettivo successivo erano il Principato di Trento e la Contea del Tirolo, anch’essi possedimenti asburgici. La Dieta Tirolese si riunì a Bolzano dal 30 maggio al 3 giugno del 1796 per trovare una possibile soluzione ad una situazione tanto sfavorevole per il Trentino: i tirolesi, un esercito di contadini con poca esperienza e strumenti agricoli come armi, si sarebbero dovuti imbattere contro la potente armata di Napoleone. Su consiglio dell’Abate di Stams, Sebastian Stöckl, implorarono l’aiuto di Dio, affidando il Tirolo al Sacro Cuore di Gesù, giurando che, ogni anno, avrebbero acceso fuochi in onore del Signore se li avesse aiutati in quel momento di grave pericolo. La promessa fu mantenuta da Andreas Holfer, ricordato come il paladino della libertà tirolese, nel 1809, quando, uscito vincitore dalla battaglia di Berg-Isel contro le truppe franco-bavaresi, organizzò una grande festa per ringraziare l’aiuto divino. L’accensione dei Fuochi del Sacro Cuore di Gesù, anche conosciuti come Herz-Jesu-Feuer, oggi è diventata una vera e propria tradizione, oltre che una ricorrenza religiosa. Ogni anno, la prima o la seconda domenica dopo la festa del Corpus Domini, verso la metà di giugno, le montagne del Trentino si accendono con fuochi a forma di cuore, di croce o che ricreano il nome sacro di Gesù, INRI o IHS. Nel frattempo, a valle, le finestre sono illuminate da lanterne e immagini luminose, che accendono il buio della notte, al calar del sole.

fonte – http://www.centrostudifederici.org/fuochi-del-sacro-cuore/

La festa di san Giovanni Battista

24 giugno. SAN GIOVANNI BATTISTA.  Stazione la Laterano

Oggi in Roma era giorno politurgico, giacche delle quattro messe in onore del Battista recensite nel Leoniano, la terza reca appunto il titolo: Ad fontem. E’ segno dunque che le altre erano celebrate nella grande basilica del Salvatore ed in qualche altro santuario urbano intitolato a san Giovanni, – papa Simmaco ne aveva eretto uno anche presso il battistero Vaticano – e che solo la terza messa era offerta nell’oratorio Lateranense costruito da papa Ilaro Ad fontem. Di questa primitiva ricchezza della liturgia romana, il Sacramentario Gregoriano conserva pur egli una traccia. Oltre la messa notturna, vi sono le collette tanto in prima missa, che per una seconda, che verosimilmente era la stazionale, celebrata nell’aula del Salvatore. Anche ai vesperi ricorre lo stesso ordinamento. Dopo l’ufficio compiuto nella grande basilica Lateranense, il clero si muoveva processionalmente a celebrarne come il dì di Pasqua, uno più breve ad fontes, e di cui il Gregoriano ci conserva parimenti  la colletta finale. Nessuno si maraviglierà di questa magnificenza d’antica devozione verso ii Battista, quando si rifletta al posto eminente che Giovanni occupa nella storia stessa della divina Incarnazione.  La sua bolla di canonizzazione la si trova nell’elogio che di lui fece lo stesso Verbo di Dio fatto uomo, quando lo indicò alle turbe siccome il più grande tra tutti i profeti e i nati di donna, il nuovo Elia, la lucerna ardente e risplendente.
La liturgia quindi si applicò in modo speciale a celebrare la gloria particolare di Giovanni, il maior inter natos mulierum. Perciò, mentre degli altri Santi si celebrava il giorno obituale, del Battista invece si volle festeggiato il giorno stesso della nascita, siccome quella che avvenne negli splendori dei carismi del Paraclito.

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L’odio dei trinariciuti per il crocifisso

Attacco alla giornalista rai che osa andare in onda con il crocifisso, di Mario Giordano (La Verità del 19/6/2019)

Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un’ offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo.
Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L’ altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d’ amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo.
Nel frattempo che si provveda all’ uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l’ altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv.
In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po’ hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest’ ultimo (e solo quest’ultimo) infatti turba gli animi sensibili.

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“Fake news” risorgimentali

 “Stragi” di Perugia
 
La campagna contro l’Austria e i conseguenti moti nelle Legazioni e nell’Italia centrale, portarono il 14 giugno 1859 a costituire anche in Perugia un governo provvisorio.

Ispiratore ne era stato il dittatore sardo a Firenze Carlo Boncompagni su istigazione del marchese Filippo Gualtiero, conviventi un centinaio di novatori locali e l’aiuto di circa 8000 volontari toscani ben armati. La grande maggioranza della popolazione urbana e rurale rimase al solito affatto estranea, ma per la scarsità delle forze dell’ordine l’energico delegato pontificio apostolico mons. Luigi Giordani fu costretto a ritirarsi a Foligno.

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Sant’Antonio patrono della Custodia di Terra Santa

In che modo Sant’Antonio è stato scelto patrono della custodia?
Come riportato da padre Giuseppe Nazzaro (Custode della Terra Santa dal 1992 al 1998) in una lettera circolare del 1995, le cronache della Custodia recano l’impronta di un’ininterrotta devozione al santo di origine portoghese. Soltanto all’inizio del XX° secolo però (il 28 luglio 1920) sant’Antonio è stato scelto come «patrono particolare e protettore della Custodia».
Nel 1917 la Palestina, come il resto del mondo, è in guerra. Qui il conflitto era quello anglo-turco. Dal momento che la Turchia ha aderito al partito della Germania, le Autorità «fanno pulizia». I cittadini europei, religiosi compresi, vengono espulsi.
A dire il vero, però, non ancora del tutto: se si considerano i francescani, infatti, gli Italiani sono ancora sul posto. Ma per quanto tempo ancora? Il governatore turco di Gerusalemme, Giamal Pascia, ne ha decretato l’incarcerazione. A partire dalla pubblicazione del documento, dunque, la scure sarebbe caduta e i luoghi santi si sarebbero ritrovati privi dei loro guardiani cattolici. Allora il presidente custodiale, padre Eutimio Castellani, ordinò di pregare con fervore – in tutti i conventi della Custodia – una serie di tre Tridui in onore del Santo di Padova. In particolare fu determinante il triduo dal 22 al 27 aprile, perché il decreto di internamento dei frati italiani era già stato pubblicato.

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I vescovi vittime del comunismo in Romania

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 44/19 del 6 giugno 2019, San Norberto

I vescovi vittime del comunismo in Romania

Una perfida operazione di falsificazione storica ha cancellato dalla memoria dell’Occidente i vescovi, i sacerdoti e i fedeli cattolici vittime della repressione comunista (con la complicità degli scismatici) in Urss e nei Paesi dell’Europa dell’Est. Oggi ricordiamo la sorte di alcuni vescovi della Chiesa greco-cattolica vittime delle atrocità comuniste in Romania.

Romania. I vescovi eroi perseguitati dai comunisti
Nella storia del XX secolo è difficile trovare una persecuzione simile a quella scatenata in Romania dal regime comunista nel 1948 contro la comunità greco-cattolica.

Nella storia del XX secolo è molto difficile trovare una persecuzione simile a quella scatenata in Romania dal regime comunista nel 1948 contro la comunità greco-cattolica. Prima della repressione nel paese essa contava circa un milione e cinquecentomila fedeli. Dopo cinquanta anni di persecuzione, i fedeli si erano più che dimezzati.
È in questo contesto che si inserisce il martirio dei vescovi Valeriu Traian Frenţiu, Vasile Aftenie, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu, Ioan Bălan, Alexandru Rusu, e Iuliu Hossu che papa Francesco beatifica oggi, domenica 2 giugno, a Blaj, durante il viaggio apostolico in Romania. Frenţiu, Aftenie, Suciu e Chinezu morirono in carcere. Gli altri tre — Bălan, Rusu e Hossu — riuscirono a sopravvivere alla prigione, ma morirono a causa delle terribili condizioni in cui vissero durante il loro domicilio coatto.

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La Terra Santa nella morsa degli insediamenti illegali

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 43/19 del 4 giugno 2019, San Francesco Caracciolo
 
La Terra Santa nella morsa degli insediamenti illegali
 
In 10 anni con Netanyahu costruiti 20mila nuovi insediamenti
È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato da Peace Now. Oggi in Cisgiordania e Gerusalemme est vivono circa 630mila coloni ebraici. Secondo il gruppo attivista il governo israeliano “sta scavando una fossa” al Paese. Nel 2017 l’esecutivo ha speso 1,650 miliardi per gli insediamenti.
Gerusalemme (AsiaNews) – Negli ultimi 10 anni, sotto la guida del premier di destra Benjamin Netanyahu, Israele ha avviato la costruzione di circa 20mila nuovi insediamenti nei Territori occupati della Cisgiordania. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato ieri dagli attivisti di Peace Now, Ong israeliana in prima linea contro l’occupazione, secondo cui le politiche espansioniste del governo hanno complicato di molto le possibilità di risolvere l’annoso conflitto israelo-palestinese.
Ad oggi, circa 630mila coloni ebraici vivono nei territori di Cisgiordania e Gerusalemme est, a stretto contatto con almeno tre milioni di palestinesi. Il rapporto elaborato dagli attivisti israeliani non tiene conto degli insediamenti nella parte annessa di Gerusalemme est, il settore a maggioranza palestinese della città santa.

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GLI AMICI E I NEMICI DELLA REGALITA’ DI CRISTO

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
 
Gli amici e i nemici della regalità di Cristo
 
Modena, 12 ottobre 2019,  XIV giornata per la regalità sociale di di Cristo  presso il M.B. Center in viale Virgilio 52/E a Modena (uscita casello autostradale di Modena Nord).
– ATTENZIONE ALL’INDIRIZZO DELLA NUOVA SEDE –
 
Seminario di studi: 
GLI AMICI E I NEMICI DELLA REGALITA’ DI CRISTO.
Nel centenario della fondazione della rivista antimodernista “Fede e Ragione”, dei Fasci di Combattimento e del Partito Popolare.

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La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 3/19 del 9 gennaio 2019, San Giuliano

 La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI

Pubblichiamo le schede del calendario Sodalitium, dedicato ai cinquant’anni di resistenza alla nuova messa (1969-2019), riguardanti i coraggiosi sacerdoti che rifiutarono il nuovo rito di Paolo VI e per questo motivo furono perseguitati dai modernisti. Una bella differenza con i ratzingeriani che considerano la “messa nuova” di Paolo VI il “rito ordinario” della Chiesa e declassano la Messa Romana detta di San Pio V a “rito straordinario”, passando con disinvoltura dal tavolo di Montini agli “altari maestosi”. 

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