Bergoglio sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Un gruppo rappresentativo, composto da vittime e avvocati che denunciano abusi sessuali da parte di religiosi a Mendoza, noto come “Caso Provolo”, denuncerà il Vaticano e la Chiesa cattolica davanti alla sede delle Nazioni Unite in Svizzera per aver coperto gli atti criminali e perché non collaborano durante le indagini giudiziarie. Inoltre, incontreranno vittime abusate in Italia, mentre l’intervista al Papa argentino richiesta dalla delegazione è ancora senza risposta.

Per Máximo Paz, per ANRed.

Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochateyha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza

Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità.

Da https://retelabuso.org/2020/01/24/papa-francesco-verra-denunciato-alle-nazioni-unite-per-aver-nascosto-il-caso-provolo/?fbclid=IwAR1MPEJ7EvU0uo3o4B0iHhrSyRzY5URyv-on70bP90vinLm5wz1_vOJC2bI 

 

I progressisti vanno a caccia di preti fascisti: altre vittime del politicamente corretto

Dagli addosso al prete “nero”. Se un parroco non alza il pugno chiuso, non nasconde sotto la tonaca una bandiera rossa o arcobaleno, se non avversa Salvini e non fa cantare ai suoi parrocchiani Bella Ciao, allora diventa sospetto, puzza di olio di ricino oltreché di incenso e di sacrestia, e viene messo al bando. Se possibile va scomunicato o trasferito, o almeno sottoposto alla gogna mediatica. Anche se il vero sogno di lorsignori sarebbe quello di esporlo in Piazzale Loreto. È la sorte di tutti quei parroci che non si adeguano al vangelo bergogliano e provano a non unirsi al coro di chi celebra le magnifiche sorti e progressive di sardine e gretini vari. Ne sa qualcosa don Armando Bosani, parroco a Vanzaghello, in provincia di Milano, nonché responsabile di un giornalino parrocchiale, “Il Mantice”, che in modo deciso ma argomentato, prova a smontare tutti i nuovi totem della sinistra. Sulle pagine di questo settimanale si possono leggere espressioni colorite che hanno fatto storcere il naso a molti: le sardine vengono definite leniniste con tanto di vignetta “Falce e Sardine”; i gretini vengono giudicati nazisti per le «balle ecoterroristiche» che spargono; la Merkel viene accostata in modo provocatorio a Hitler, essendo ella leader di un’ Europa illiberale; le donne vengono invitate a baciare il loro «maschio bianco ed eterosessuale».
E ancora si osa mettere in discussione che i femminicidi siano un’ emergenza (fortunatamente non lo sono, è il sottinteso) perché «l’ allarme sulla violenza sulle donne non è un fatto statistico, ma isterico»; quindi ci si azzarda a ricordare che furono gli immigrati a distruggere l’ impero romano, e che l’ unica vera religione è quella cattolica (be’, se non lo pensa un parroco, sarebbe grave). Si possono condividere o meno il merito e i toni usati, ma perché indignarsi se, a rovescio, un giorno sì e l’ altro pure Salvini viene accusato di essere fascista, nazista e di ogni altra infamia? E no, i santini della sinistra non si possono toccare. E infatti subito intervengono a loro tutela i bodyguard del politicamente corretto, gli esponenti dem e i giornaloni tipo Repubblica, per prendere posizione e annunciare la loro ferma condanna. A Vanzaghello il Pd, con la segretaria metropolitana Silvia Roggiani, fa un appello affinché la stampa scomoda si autocensuri: «Chi fa informazione ha una responsabilità. E se qualcuno nel 2020 autorizza la diffusione di simili affermazioni è davvero allarmante. Chiedo a chi promuove e distribuisce questo giornalino di prendere le distanze dall’ ennesimo contenuto imbarazzante. Gli articoli sono un incitamento all’ odio». E poi invita i parroci, don Armando nella fattispecie, a riverire la santa «Costituzione antifascista». Che, per inciso, è la stessa che garantisce a tutti la libertà di stampa. Parimenti democratico è il quotidiano la Repubblica, lo stesso che due giorni fa titolava «Cancellare Salvini» e che tuttavia ha il coraggio di indignarsi per gli articoli altrui, accusando in modo gratuito il giornale parrocchiale di «omofobia, razzismo, antisemitismo». C’ è da arrabbiarsi, ma non da sorprendersi, perché le liste di proscrizione dei preti scomodi, a sinistra, le fanno ormai da tempo, mentre ai preti-compagni tutto è lecito. Per intendersi: un don Massimo Biancalani può far cantare impunemente Bella Ciao nella sua parrocchia, don Paolo Farinella a Genova può tranquillamente chiudere la chiesa il giorno di Natale per protesta contro Salvini, e il vescovo di Palermo può senza problemi trasformare Gesù in un Bambinello Nero.
Però guai a difendere il rosario o la croce: se un parroco come don Mirco Bianchi, parroco a Villamarina e Gatteo a Mare (Rimini), si azzarda a elogiare l’ uso pubblico dei simboli religiosi da parte del leader leghista, il plotone di esecuzione sui social gli dà del «cattofascista», dello «schifoso pretaccio» meritevole della «cura di piazzale Loreto»; e se un don Salvatore Picca, parroco nell’ Avellinese, prova a dire che Salvini «è l’ unico politico che segue il Vangelo», la stampa e i social lo massacrano, gli danno dell’ eretico per non aver seguito Papa Francesco, lo bollano come squadrista e naturalmente come razzista. E occhio a fare come don Ermanno Caccia, già direttore di “Notizie”, il settimanale della diocesi di Carpi: non appena si è permesso di scrivere che «la Lega è ormai il partito di riferimento di buona parte del mondo cattolico» e che il segretario del Carroccio è «uno di noi» perché «parla semplice e schietto», le proteste dei lettori e le pressioni dall’ alto lo hanno costretto a dimettersi dal giornale. Sempre in nome della libertà, s’ intende. Perché l’ unico vero Vangelo da seguire è il Sacro Verbo politicamente corretto.

di Gianluca Veneziani

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13554255/don-armando-bosani-gretini-nazisti-sardine-falce-vanzaghello-rabbia-pd.amp

Scalfari ha intervistato se stesso con la collaborazione di Bergoglio

Bergoglio si è dimostrato ancora una volta troppo generoso con Repubblica. Più che un’intervista è un dettato di media inferiore

Mettiamola così. “Francesco: io, Ratzinger e la Terra da salvare”. Ovvero l’intervista di Scalfari un po’ a se stesso, un po’ (se avanza qualcosa) al Papa, è come la “feroce rappresaglia” iraniana. Capito che Ratzinger e Bergoglio sul punto del celibato sacerdotale sono dello stesso partito, ed è ufficiale, come ha ricordato Andrea Tornielli sull’Osservatore Romano, Scalfari è corso a sparigliare con un «incontro col Papa» di narcisismo e super ego al di sopra di ogni grottesco.

Quanto al chiarimento di Tornielli davanti all’annuncio di un libro redatto a quattro mani, poi ridotto a due con l’apporto delle altre due, Francesco ha ribadito più volte la sua ferma convinzione sul celibato sacerdotale. Ancora nel gennaio 2019, il Papa ricordava ai giornalisti sul volo di rientro da Panama che «mi viene in mente quella frase di San Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge sul celibato”. Mi è venuta in mente e voglio dirla perché è una frase coraggiosa, in un momento più difficile di questo, 1968/1970. Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la chiesa… Io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no». Più chiaro di così.

Resta il fatto che il libro del cardinal Sarah e di Benedetto XVI (pardon, il libro il cui autore è solo il cardinale Sarah, ma con il contributo, la collaborazione, gli scritti di Benedetto XVI) sembravano il missile destinato a coloro che pensavano di mettersi in tasca un Papa. E nel nome della modernità e del progresso, inventarsi l’acquisizione a disposizione canonica della vecchia solfa sessantottina del prete sposato di qua e, a seguire, la donna (sposata?) sacerdote di là. Sorvolando sulle varianti omo, saffiche, trans e quant’altre sfumature dell’arcobaleno, che per adesso vanno in scena solo al gran ballo di Natale nella cattedrale di Vienna.

Morale, per avvertire che la polemica è chiusa e che la “rappresaglia feroce” è all’iraniana, dopo due giorni di prelati arrampicatori di vetri insaponati e il ricarico di un povero Francesco M.Broglio tirato fuori dalla ghiacciaia per suggerire che adesso Ratzinger è un “antipapa” (addirittura!) e deve tacere (perbacco!) o ferisce le coscienze (poffarbacco!), hanno messo in pagina un’intervista che è come i due missili a distanza di 23 secondi tirati dai guardiani della rivoluzione a un povero aereo ucraino che se ne andava per i fatti suoi

Fuor di metafora, han tirato giù gli ultimi scampoli di una onorata carriera al servizio del giornalismo e gli ultimi spiccioli dei 100 miliardi di lire che Scalfari si era onestamente guadagnati vendendo le sue quote di Repubblica al patto di mantenere in testata quella dicitura parmenidea del Fundador dell’Etichetta.

Insomma, prendi il titolo cubitale di prima pagina “Francesco: io, Ratzinger e la Terra da salvare”. E fin qui, siamo d’accordo, Greta ci fa un baffo. Lo scecheri con il sottotitolo 1: “Preti sposati, dopo la solidarietà ricevuta da Benedetto il Pontefice ha archiviato la polemica”. E fin qui, ok, Tornielli dixit. Poi però trovi virgolettato come parola del Papa, sottotitolo 2, che «la Chiesa è obbligata a diventare più moderna: stare con i poveri e i deboli, non con i ricchi e i forti». E che, sottotitolo 3 e pure in neretto, «il Pianeta è minacciato, il clima deve essere la nostra prima emergenza». Perbacco, uno pensa, ma se il Papa ha detto sul serio queste cose è fantastico. Lo possiamo finalmente inviare al seguito di Greta e prenotargli una poltrona di nostro agente a L’Avana.

Poi leggi e capisci i due missili che hanno buttato giù l’ultima frontiera dell’informazione corretta e l’affidabilità di un giornale. Per Repubblica è il secondo incidente in due giorni. Prima vogliono “Cancellare Salvini”. Poi, addirittura il Papa. Riassumendo secondo il pensiero della dicitura parmenidea, il famoso “Io” scalfariano, quello che il Papa avrebbe detto ma non ha detto, né si trova nel virgolettato di un’intervista al barolo dove neanche si capisce quando parla Francesco e quando è invece l’intervistatore a esprimere a voce superiore riflessioni da terza media inferiore.

Detta in breve, papa Francesco si è dimostrato ancora una volta troppo generoso con Repubblica. Più che un’intervista è un dettato di media inferiore che merita 3 per lo svolgimento sconclusionato e surreale, roba da consigliare all’autore l’iscrizione a un istituto professionale per tubisti di serie B. Chissà perché si devono mettere in pagina certe cose quando non hai che da imparare da Dagospia. Che se non altro, per lo meno propone sofisticatissime conversazioni tra Siffredi e Felicitas.

Da https://www.tempi.it/scalfari-ha-intervistato-se-stesso-con-la-collaborazione-di-francesco/

 

 

Una giurista in prima linea per gli immigrati: ecco il nuovo sottosegretario del Papa

Roma, 15 gen – “Ha svolto il suo servizio sempre nel settore multilaterale, soprattutto per quanto riguarda temi concernenti i migranti e i rifugiati, il diritto internazionale umanitario, le comunicazioni, il diritto internazionale privato, la condizione della donna, la proprietà intellettuale e il turismo”. Così Vatican News, il sito d’informazione della Santa Sede, presenta Francesca Di Giovanni, 66enne nuovo sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati del Vaticano. Palermitana, laureata in Giurisprudenza, da 27 anni lavora in Segreteria di Stato ed è in assoluto la prima donna (oltretutto laica) a ricoprire una tale posizione nella Chiesa.

Papa Francesco ha insomma deciso di affiancare una donna a monsignor Mirosław Wachowski, il quale nella Sezione per i Rapporti con gli Stati adesso si occuperà principalmente del settore della diplomazia bilaterale. Stiamo parlando di quello che potrebbe essere definito il “ministero degli Esteri” del Vaticano, dunque il ruolo assegnato alla Di Giovanni non è propriamente di scarso rilievo visto che adesso si occuperà in particolare dei rapporti multilaterali.

“In prima linea per i migranti”

La Di Giovanni è una focolarina che è stata definita una “giurista in prima linea per migranti e rifugiati”, è dunque un’esperta di un tema particolarmente caro a Bergoglio, la cui scelta non sembra quindi affatto casuale. A Vatican News, il nuovo sottosegretario del Papa ha spiegato in cosa consisterà il suo ruolo nel settore multilaterale: “In parole povere si può dire che tratta dei rapporti che riguardano le organizzazioni inter-governative a livello internazionale e comprende la rete dei trattati multilaterali, che sono importanti perché sanciscono la volontà politica degli Stati riguardo ai vari temi concernenti il bene comune internazionale: pensiamo allo sviluppo, all’ambiente, alla protezione delle vittime dei conflitti, alla condizione della donna, e così via”.

Il restyling della Chiesa voluto da Papa Francesco procede dunque spedito. L’immagine che si sta delineando sempre di più sembra infatti perfetta per il verbo politicamente corretto e la scelta di una laica, particolarmente attenta alla questione ambientale e ai diritti degli immigrati e delle donne in quest’ottica rasenta quasi la perfezione.

Eugenio Palazzini

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/giurista-prima-linea-immigrati-nuova-sottosegretaria-papa-142583/

Anche a Lima i “vescovi” bestemmiano

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Secondo l’ACI Prensa, l’arcivescovo di Lima Monsignor Carlos Castillo Mattasoglio, ha avuto l’ardire di sostenere che “nessuno si converte davanti al Tabernacolo”, mentre, secondo lui, “è nelle relazioni umane che il Signore è nascosto”.
La blasfema affermazione dell’arcivescovo di Lima è arrivata nell’ambito dell’Assemblea arcidiocesana sinodale: “Chiesa di Lima, ti dico alzati!”, tenutasi dal 6 all’8 gennaio nella capitale peruviana.
Secondo l’arcivescovo di Lima, davanti al tabernacolo “possiamo anche sederci e pregare ma è molto raro che si abbia un’illuminazione in una situazione di passività. La contemplazione è estremamente importante, ma nella misura in cui la fede è stata trasmessa, qualcuno mi ha comunicato la fede”.
Nella sua presentazione, Monsignor Castillo ha detto ai partecipanti all’assemblea sinodale che sarebbe “terribile teologia” insegnare che la fede richiede anche uno “sforzo per corrispondere alla grazia”, mentre, secondo lui, la fede è solo un dono gratuito della grazia (esattamente quello che ha insegnato l’eretico tedesco Martin Lutero).
Questo vescovo modernista ha chiamato “soggetto credente autoreferenziale” chi si fa guidare “da certe norme e da un’interpretazione del dono di Dio come norme” ed ha spiegato che questi fedeli non si metterebbero “mai in discussione”, e credendosi di avere in mano “sempre la verità”, non sarebbe “attenti alle situazioni”.
Secondo l’ACI Prensa, in una sessione successiva Monsignor Castillo si è scusato per le sue parole sul Tabernacolo, ma non sull’attacco ai veri fedeli cattolici che cercano di rispondere alla grazia di Dio con il loro impegno morale.
Monsignor Castillo, prima della sua nomina come Arcivescovo di Lima, esattamente un anno fa, è stato professore della Pontificia Università Cattolica del Perú dove ha insegnato anche la Teologia della liberazione che ha appreso dal suo maestro, padre Gustavo Gutiérrez Merino. Non a caso, l’Arcivescovo ha assunto alcune posizioni in merito all’imposizione dell’ideologia gender molto aperte al dialogo. Lo stesso monsignor Castillo, ha dichiarato e ammesso la sua militanza a sinistra nel suo libro “Mi experiencia del laicado bajo la era Landázuri: entre testimonio e historia”. Inoltre, secondo il sito InfoVaticana, Castillo aveva legami con il Partito comunista rivoluzionario.

Soldi a Ong pro immigrati: il cardinale Marx sotto accusa in Germania

CARDINALE REINHARD MARX

Roma, 10 gen – Il cardinale Reinhard Marx è il capo della Chiesa cattolica in Germania. Per l’esattezza dal 2014 è il presidente della Conferenza episcopale tedesca (l’equivalente dell’italiana Cei). Noto per le sue posizioni progressiste, lo scorso marzo fece parlare di sé per aver chiesto di aprire un dibattito sul celibato sacerdotale, a suo avviso ormai anacronistico e di fatto da abolire. Adesso il cardinale bergogliano, curiosamente omonimo del più celebre padre del comunismo, è finito sotto accusa in Germania per una sua donazione a favore di una Ong pro immigrati.

Le accuse al cardinale

Secondo Deutsche Welle, emittente pubblica tedesca, avrebbe infatti versato 50mila euro nelle casse di United4Rescue, organizzazione non governativa sostenuta tra l’altro dalla Chiesa evangelica e attiva nel salvataggio di immigrati in mare. Considerato che negli ultimi mesi l’Ong in questione ha chiesto donazioni per finanziare l’acquisto di una nave per il trasporto di clandestini nel Mar Mediterraneo, la cifra devoluta dal cardinale sarebbe un chiaro sostegno per far centrare questo obiettivo. A incalzare il porporato sono soprattutto gli esponenti nazionalisti di Afd, in particolare il portavoce del partito Stephen Brandner, che ieri su Twitter ha esortato il cardinale Marx a spiegare da dove provengono i soldi devoluti alla Ong.

La parziale ammissione

“Mi sentirei sconvolto – ha detto Brandner – se dovessi scoprire che le mie consistenti tasse pagate per trent’anni alla Chiesa cattolica siano servite a finanziare attività di soccorso in mare, poiché non è affatto mia intenzione favorire gli affari dei trafficanti di esseri umani”. Il capo della chiesa tedesca per ora non ha replicato, ma una prima risposta alle accuse è arrivata dall’arcidiocesi da lui guidata: i soldi versati dal cardinale alla Ong United4Rescue, provengono da “fondi speciali” del bilancio diocesano. Quest’ultimo non è anche costituito dai soldi devoluti dai fedeli? In ogni caso l’ente religioso cattolico ha in pratica confermato la donazione, mentre la Chiesa evangelica ha colto l’occasione per lodare il cardinale Marx: per il suo attivismo “a favore dei migranti”.

Alessandro Della Guglia

 

da https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/soldi-ong-pro-immigrati-cardinale-marx-sotto-accusa-germania-142031/

Bergoglio è un disco rotto anche a Natale: Urbi et orbi a base di immigrazione e accoglienza

E’ ormai un appuntamento fisso, scontato: come si sa che il 24 trasmetteranno Una Poltrona per due, è altrettanto noto l’arrivo, il 25, della predica papale sulla necessità di aprire le porte dell’Europa all’intero continente africano.

Pull factor natalizio

Così, da Piazza San Pietro, il Pontefice ha prima ricordato i tanti conflitti in corso, la “Siria che non vede fine delle ostilità”, il Sud America che sta affrontano una forte crisi, “il popolo libanese, perché possa uscire dall’attuale crisi”, per poi arrivare al nodo della questione che gli è da sempre la più cara. Parla del “piccolo Bambino di Betlemme”, agli “schiavi dell’oggi” (leggi: gli immigrati) nel giorno di Natale per annunciare che la Parola di Dio li esorta “ad uscire dalle prigioni” (leggi: varcare i nostri confini). L’amo è lanciato: l’ennesimo potentissimo pull factor (fattore attrattivo) natalizio per tutti i potenziali migranti del Terzo mondo.

Alla pancia dei fedeli

Bergoglio anche oggi ha parlato alla pancia dei fedeli, così come ha fatto pochi giorni fa, sostituendo il Cristo sul crocefisso con il salvagente di un immigrato morto in mare: ha spiegato come gli immigrati siano “vittime dell’ingiustizia che li costringe ad attraversare mari trasformati in cimiteri e a subire torture e abusi di ogni tipo in campi di transito” che in realtà sono lager “nella speranza di una vita sicura”, il tutto “di fronte a muri di indifferenza“. Dopo queste parole pronunciate davanti a migliaia di persone nell’assolata Piazza San Pietro, Bergoglio ha chiuso il suo messaggio invitando tutti alla preghiera e all’accoglienza “per la nostra fragile compagnia, sia vicino alle persone anziane e a quelle sole, ai migranti e agli emarginati. In questo giorno di festa, Gesù doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo”.

Cristina Gauri

da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/bergoglio-natale-urbi-orbi-immigrazione-accoglienza-140838/

La transeuropa per tutti i gender

di Marcello Veneziani

Mentre le forze politiche litigano sul Mes, tomo tomo cacchio cacchio, l’Europarlamento ha approvato il Ces, che come dice la sigla da noi liberamente desunta, è un luogo di pubblica indecenza. La spiegazione dell’acronimo è alla fine dell’articolo, ora vi racconto le premesse. Il Parlamento europeo ha approvato nel silenzio-assenso di tutti, cattolici e leghisti inclusi, una risoluzione che confuta i generi stereotipati, ovvero – fuor di linguaggio eurocratese- reputa il sesso maschile e femminile e dunque i ruoli genitoriali del padre e della madre come stereotipi di cui liberarci.

Con 500 voti a favore e 91 contrari è passata l’altro giorno la risoluzione con la quale l’europarlamento invita il Consiglio a concludere la ratifica della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota anche come Convenzione di Istanbul. La convenzione fu approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 a Istanbul (da noi c’era ancora Berlusconi sotto attacco). Detta così, a prima vista, nessuno sarebbe e oserebbe dirsi contrario. Ma a leggere attentamente tra le righe ci sono aspetti inquietanti che non riguardano solo le violenze alle donne, e che anzi non riguardano solo le violenze in genere. Per esempio quando il Parlamento europeo ribadisce che è “favorevole a uno stanziamento specifico di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori”.

Sapete che vuol dire “azioni di prevenzione”contro la violenza di genere? Insegnare per esempio ai bambini nelle scuole che padre e madre, maschile e femminile sono solo stereotipi del passato mentre i generi sono molti di più e i sessi si scelgono, non sono naturali. L’art. 14 comma 1 lo dice esplicitamente quando richiede «azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati». Le azioni penali contro le violenze verso chiunque, donne, bambini, omo o trans sono già previste da tutti i codici; ma qui si parla di pedagogia, di educazione al gender, veicolando modelli di riferimento alternativi alla famiglia che sfiorano pericolosamente il modello Bibbiano.

Non hanno nulla da obbiettare gli europarlamentari cattolici e popolari, che sono se non sbaglio d’ispirazione cristiana e nei loro programmi politici dicono di voler tutelare le famiglie e i bambini? I loro leader non dicono nulla? E dov’erano i parlamentari leghisti se è vero che gli unici italiani presenti che hanno votato contro sono Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia e Giuseppe Milazzo di Forza Italia, mentre tutti gli altri presenti hanno votato a favore? È possibile che taccia pure la neo-presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, che se non sbaglio è cattolica praticante, esponente dei popolari e madre di numerosi figli? Nulla da dire anche da parte del nostro presidente della repubblica Sergio Mattarella, democristiano d’antico pelo e Giuseppi Conte che nei pur vari travestimenti si è sempre detto cattolico? E la Chiesa imbergoglita tace sull’argomento, il Papa non batte ciglio, la Conferenza episcopale non dice una parola in difesa della famiglia, i preti bellaciao e nientepresepe tacciono commossi? Nessuno che spenda una parola? E i conservatori, i nazionalisti si sono fatti sentire ad alta voce? Dobbiamo riconoscere che da noi l’unico ad aver detto in merito qualcosa di recente e di decente è stato addirittura Romano Prodi che ha denunciato la deriva gaia della sinistra italiana che a suo dire non difende più gli operai ma gli omosessuali.

La denuncia del misfatto euro-turco proviene da Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia, ma non sembra che abbia suscitato altre prese di posizione.“Grazie alla superficialità di tanti eurodeputati – dicono  i due – è stato fatto entrare in Italia un nuovo cavallo di Troia di cui i nostri bambini – e le loro famiglie, aggiungiamo noi – pagheranno le conseguenze”.

A suo tempo, perfino il governo Monti depositò presso il Consiglio d’Europa una nota a verbale con la quale dichiarò che avrebbe applicato “la Convenzione nel rispetto dei princìpi e delle previsioni costituzionali” ossia purché non fosse in contrasto con gli articoli della Carta che tutelano la famiglia. Si erano accorti che veniva inserito materiale scottante pro-gender e preferirono mettere le mani avanti. Furono perlomeno prudenti, forse perché avevano di fronte un’altra Chiesa che non sarebbe rimasta muta.

Come è chiaro, non si tratta di discriminare nessuno, si tratta invece di non relativizzare e declassare il ruolo della famiglia, dei genitori, della procreazione secondo natura, da che mondo è mondo. Si tratta, certo, di tutelare ogni cittadino da ogni violenza e intemperanza ma di riconoscere, come fanno la nostra costituzione, la nostra tradizione civile e religiosa, la nostra civiltà, che la famiglia è l’architrave di ogni società e non può essere sostituita con nessun’altra forma variabile di sessualità e di unione.

La cosa che più sconcerta di questa ideologia alla cirinnà, tanto per dare un nome indicativo del livello in cui veniamo precipitati, è la negazione della realtà, della natura, dell’umanità come le abbiamo finora conosciute e vissute: tutto quel che si chiamava ordine naturale, famiglia, genitori, figli, tradizione, cultura, è ridotto a stereotipo, cioè pregiudizio, convenzione rigida e antiquata, menzogna da cui liberarci. La nomenklatura europea sta sfregiando a colpi di risoluzioni la realtà, la natura, l’umanità anche se in apparenza sembra mossa da motivi morali e umanitari. Non possiamo far finta di niente. Intendiamoci, è solo un tassello, ma si sta costruendo un ordito che ha come bersaglio la famiglia e i sessi secondo natura. Se il Mes colpisce gravemente gli stati sovrani, il Ces – come riassumiamo la Convenzione europea sessuale, colpisce gravemente le famiglie naturali, i loro figli e le coppie genitoriali. Aiuto, Mamma e Babbo, la famiglia è finita nel Ces.

MV, La Verità 1° dicembre 2019

Francesco manipola la storia e insulta i Cristiani

Francesco è compiaciuto che il documento di Abu Dhabi [eretico] che ha firmato a febbraio si stia “diffondendo anche nelle Americhe”.

Parlando all’Istituto Argentino per il Dialogo Interreligioso (19 novembre), Francesco ha affermato che il “dialogo tra le religioni” trova “la sua ragion d’essere nel dialogo di Dio con l’umanità”.

Francesco ha continuato a parlar male dei Cristiani citando una scena del poema La Canzone di Rolando (VIII secolo), secondo cui i Cristiani hanno costretto i musulmani sconfitti a farsi battezzare: “I musulmani hanno dovuto scegliere tra il battesimo o la spada. Questo è quello che abbiamo fatto noi cristiani”. Continua a leggere

Papa Francesco, è terremoto in Vaticano: il Sinodo apre ai preti sposati, sfida alla tradizione

Il lavoro del Sinodo sull’Amazzonia è terminato. E il documento finale è un vero e proprio terremoto per il Vaticano, già da tempo spaccato sulla figura di Papa Francesco per le sue eccessive aperture. Già, perché vi è nero su bianco l’apertura ai preti sposati (ma passando dal diaconato permanente). Apertura, seppure meno esplicita, alla possibilità di un diaconato femminile. In molti lo sollecitano, si legge, ma si attendono gli esiti della commissione di studio in Vaticano. Questi, sin dall’inizio, sono stati i due nodi principali di un’Assemblea convocata per sottolineare l’urgenza del rischio di una catastrofe climatica nel polmone del mondo. Continua a leggere

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