Ucraina, piatto ricco mi ci ficco

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di Fabrizio Casari

Fonte: Altrenotizie

La trattativa per un cessate il fuoco in Ucraina non sembra nemmeno sul punto di nascere ma in realtà tutti gli addetti ai lavori sanno che da tempo ormai gli Stati Uniti, di fronte all’insostenibilità militare e finanziaria del confronto tra Ucraina e Russia, hanno dato luce verde alla CIA per dare vita ad una ipotesi di negoziato con mediazioni varie, ultima arrivata quella indiana.

C’è da essere fiduciosi sull’apertura di un negoziato? Tutto il sistema politico e mediatico scommette sulla sua impraticabilità, pur se in qualche momento di lucidità ne ravvisa l’improcrastinabilità, dato che Kiev è allo stremo e ancor più lo sono le finanze europee. A sostegno deciso di un’ipotesi che vorrebbe la fine della guerra in Aprile, arriva ora una notizia di assoluto interesse.

Il più grande fondo speculativo del mondo, Blackrock, il cui peso è dato dal volume dei suoi affari (ottomila miliardi di Dollari in portafoglio) e dalla rinomata influenza sulla politica statunitense, lavora alla raccolta fondi per la ricostruzione post-bellica dell’Ucraina. Le stime minori per rimettere in piedi il Paese arrivano a 350 miliardi di Dollari, quelle più pesanti si spingono a mille miliardi di Dollari.
Per la Blackrock sarebbe uno dei più colossali affari di questo decennio e, di fronte a questa prospettiva, non c’è afflato ideologico statunitense che tenga il confronto.

L’eventualità che ciò si realizzi rappresenterebbe una nuova applicazione sul campo della strategia “distruggi e terrorizza” poi divenuta “distruggi e ricostruisci”, iniziata con la prima guerra in Irak. La strategia prevede la distruzione dei paesi ostili a Washington, che oltre a liberarsi di avversari politici che questionano la sua legittimità di dominare il mondo a loro esclusiva convenienza, produce prima un gran guadagno per il settore bellico, volano centrale dell’economia statunitense, poi un business altrettanto grande per la ricostruzione di quello che prima si è distrutto.

Infatti, la fine delle ostilità si chiude sempre con in allegato un contratto che favorisce le multinazionali estrattive e le aziende di costruzione statunitensi, ai quali si aggiungono poi succosi contratti che il Pentagono firma con le società di mercenari incaricata di vegliare sul personale civile e diplomatico statunitense durante tutti gli anni della ricostruzione. I becchini si fanno medici: il tritolo di ieri diventa il cemento di domani.

La strategia del “distruggi e ricostruisci” è quindi portatrice per gli USA di grandi successi economici, oltre che geopolitici, ed è appunto legata ai successi militari a stelle e strisce. Infatti è fallita solo in Afghanistan e Siria, dove gli Stati Uniti hanno raccolto figuracce e disseminato il campo di mine e fughe. A Kabul sono stati letteralmente cacciati da alcune migliaia di uomini in ciabatte e turbante, a Damasco invece – aiutati da Iran e Hezbollah, oltre che dai siriani – ci hanno pensato i russi, che sono intervenuti ed hanno sbaraccato in poco tempo l’Isis e tutta la Nato.

Le tasche piene dei soliti noti

Dal punto di vista politico, economico e militare gli USA non usciranno comunque dall’Ucraina. La Monsanto (ora Bayern) resterà proprietaria della quota enorme di terra ucraina ottenuta praticamente in forma gratuita. Si è fantasticato in propaganda sull’impatto che l’assenza di grano ucraino sul mercato avrebbe sulla crisi alimentare africana, ma era una colossale fake news. I raccolti ucraini vanno per il 95% in Europa, in Africa solo va il 5% degli stessi.

L’acquisizione di campi coltivabili fu semplice, non certo un ricordo nobile per la sovranità ucraina. Monsanto ha preso le terre, i diritti di sfruttamento e persino i finanziamenti internazionali per la produzione, che l’Ucraina richiedeva e gli statunitensi incassavano. Secondo una interrogazione parlamentare di Die Linke al Bundestag, ci fu una linea di credito da  17,000 milioni di dollari concessa all’Ucraina nel 2014 da parte delle istituzioni finanziare internazionali guidate dal Fondo monetario internazionale e il denaro utilizzato da Kiev per far ripartire le coltivazioni. Se le accuse di Die Linke fossero vere, saremmo al paradosso di un governo che riceve finanziamenti che poi dà alle imprese straniere per fare landgrabbing in casa propria.

Idem dicasi per i 37 laboratori biologici per la guerra batteriologica aperti e gestiti dai militari USA in territorio ucrainoSecondo il Cremlino il Pentagono ha finanziato la modernizzazione di almeno sessanta laboratori biologici segreti lungo i confini cinese e russo e il ministero degli Esteri cinese afferma che dispone dei dati che mostrano che Washington ha 336 laboratori sotto il suo controllo in 30 stati al di fuori della giurisdizione nazionale.

Si ricordi che gli esperimenti sul guadagno di funzione, cioè gli studi che permettono di modificare geneticamente un virus animale al fine di trasformarlo in un patogeno che possa essere trasmesso da uomo a uomo, sono vietati negli Stati Uniti dal 2014. In questo l’Ucraina è una cuccagna: agli statunitensi i risultati degli esperimenti, agli ucraini i rischi di possibili contaminazioni.

I laboratori resteranno saldamente nelle mani statunitensi, così come saranno gli Stati Uniti i maggiori creditori dell’Ucraina, che dovrà passare l’eternità a risarcire Washington per le forniture di armamenti, che tutti fanno finta di credere siano aiuti quando in realtà sono contratti di vendita.

Dovranno rinunciare, forse, alle ricche miniere del Donbass ed ai relativi affari di Hunter Biden, che andrà a tirare crack altrove. Del resto il potere d’interdizione del Presidente Biden non sarà più quello avuto fino ad ora; le elezioni di middle term e la sua demenza avanzata lo rilegano ormai a un puro ruolo raffigurativo. La stessa ridicola cerimonia di Zelensky al Congresso con l’esultanza di congress-man democratici ormai scaduti e la presenza di solo 70 dei 238 senatori repubblicani, è stata in qualche modo il canto del cigno di Biden più che l’inizio di una nuova era. La pagliacciata sulla minaccia russa è servita soprattutto a sostenere l’enorme aumento del budget per le spese militari, portate alla stratosferica somma di 858 miliardi di Dollari (addirittura 45 in più di quelli richiesti dalla Casa Bianca!), record assoluto nella storia statunitense e indicatore di direzione per la prossima guerra alla Cina.

Un simile aumento di budget sembra anche ignorare i risultati di un audit interno, che rivela come il Pentagono non sappia dove siano andati a finire 6500 miliardi di Dollari, circa il 40% del PIL degli USA. Denari dei cittadini di cui mancano i rendiconti, che risultano “dispersi in azione”.

E se la lobby delle armi viene soddisfatta anche quella del petrolio avrà soddisfazione. La guerra voluta dagli USA ha ottenuto il principale risultato che si prefiggeva: bloccata la partnership commerciale tra Russia ed Europa, fine delle forniture energetiche che consentivano lo sviluppo dei paesi UE, blocco delle attività finanziarie e rottura delle relazioni politiche. La dipendenza europea dalla Russia è diventata dipendenza dagli Stati Uniti e dal loro gas liquido, di scarsa quantità, minor qualità e maggior prezzo.

Firmare una pace ma continuare la guerra

A questo punto, il proseguimento della guerra così com’è non avrebbe senso, i risultati che si volevano ottenere si sono ottenuti. Mosca è lontana dall’Occidente ed è sempre più ancorata ad Oriente. La pressione militare della Nato sulla Russia resterebbe alta e, anche se gli accordi di pace dovessero prevedere Crimea e Donbass come territori russi, il risultato sarebbe quello di mettere altri 300, utilissimi, chilometri tra Mosca e la linea del fronte ucraino. L’addio scontato alla nato da parte di Kiev potrà essere sostituito dall’abbraccio mortale della UE, così i drammi sociali e i costi del ripristino dell’economia ucraina verranno pagati dagli europei.

Continuare una guerra convenzionale sarebbe un enorme onere per Washington e Bruxelles senza nessuna possibilità di vittoria sul campo. Di contro, addestrare, armare e finanziare i gruppi neonazisti incaricati di continuare le azioni militari anche dopo il raggiungimento di un accordo di pace, costerebbe poco e renderebbe molto. Un po’ quello messo in opera dal 2014 al 2022 con gli Accordi di Minsk, il cui rispetto è stato una burla, serviva solo ad avere tempo per costruire l’esercito ucraino, come ha candidamente confessato Angela Merkel.

Nelle teste d’uovo del Pentagono e di Langley si prospetta uno scenario nel quale l’Ucraina viene ridotta sensibilmente nelle sue dimensioni, creando così una corrente politico-militare che non riconosce gli accordi e sceglie la via del conflitto. Si creerebbe così un modello di guerriglia permanente come quello dei mujaheddin afghani e dei ceceni, che tennero Mosca impegnata militarmente per anni, senza altro scopo che fiaccarla e metterla nelle condizioni di dirottare le risorse del comparto bellico orientato sulla guerra a bassa intensità, più che su quella convenzionale e nucleare che preoccupa USA e UE.

Perché come sempre avviene dopo un conflitto che ha radici lontane, la pace non comporta la pacificazione. Soprattutto se gli sponsor della guerra continuano a soffiare sul fuoco del terrore.

L’ombra della Cia dietro i social network

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Il presidente uscente del Brasile ha detto che intende “riposare per un mese o due” a Mar-a-Lago nella residenza in Florida di Donald Trump.

Argentina: Fernández denunciato per “sedizione ”e “tradimento”.

Il motivo è che il presidente si è rifiutato di attenersi alla sentenza della Corte Suprema di Giustizia che lo costringerebbe a restituire fondi sottratti a Buenos Aires. “Disobbedire alla sentenza della Corte Suprema significa disobbedire all’ordine costituzionale, devono andare in prigione. Così ieri i deputati Fernando Iglesias e Sabrina Ajmechet hanno presentato una denuncia per il reato di “sedizione e tradimento”, ha reso noto ieri su Twitter la leader di Proposta repubblicana (PRO) — la principale coalizione di opposizione —, Patricia Bullrich.

La CIA si è intromessa nella moderazione dei contenuti di Twitter per anni

Lo ha rivelato l’altro ieri l’ultima puntata dei “Twitter files”. I documenti interni dei social media rilasciati sabato dal giornalista indipendente Matt Taibbi, documentando come la piattaforma si sia spesso piegata alle pressioni della CIA. Stacia Cardille, un alto dirigente legale di Twitter, ha scritto al suo collega ed ex consigliere capo dell’FBI-James Baker: “Ho invitato l’Fbi e anche la Cia”. Baker, una delle dozzine di ex agenti dell’FBI e dirigenti nelle file di Twitter all’epoca, è stato licenziato questo mese per aver interferito nello sforzo di Musk di rivelare gli illeciti passati della società.

Da allora in poi, riunioni regolari della multi-agenzia Foreign Influence Task Force – a cui hanno partecipato Twitter e “praticamente tutte le principali aziende tecnologiche [tra cui] Facebook, Microsoft, Verizon, Reddit, persino Pinterest –  “avevano “personale dell’FBI e uno o due partecipanti della CIA”. Attraverso il FITF, l’intelligence statunitense incaricava gli analisti di Twitter di laboriose indagini su account nazionali presunti di avere nefaste connessioni straniere, rivelano i documenti-aumentando man mano che le elezioni presidenziali del 2020 si avvicinavano, ma continuando fino al 2022.

I monitor dei contenuti di Twitter hanno analizzato i dati IP degli utenti, i numeri di telefono e persino valutato se i nomi utente fossero “Russiansounding” per confermare le accuse del governo, ma spesso non sono riusciti a farlo. Taibbi ha dimostrato anche come i rapporti dell’intelligence nel 2022 si sono sforzati di dare forma a narrazioni di notizie relative all’Ucraina e all’invasione russa. Un rapporto che elenca gli account presumibilmente legati alla “Propaganda neonazista ucraina” ha spinto Twitter a posizionare i siti che sottolineavano il ruolo lucrativo di Hunter Biden nel consiglio di amministrazione di Busima, la compagnia energetica ucraina, sotto blacklist. Altri rapporti, tra cui uno dell’agosto 2022, comprendevano “lunghe liste di giornali, tweet o video di YouTube” che l’intelligence statunitense riteneva colpevoli di “narrazioni anti-ucraine”. “Le informazioni sull’origine oscura di questi account potrebbero essere vere. Ma così potrebbero esserle almeno alcune delle informazioni al loro interno sui neonazisti, le violazioni dei diritti nel Donbass e persino sul nostro stesso governo – si chiede Taibbi – Dovremmo bloccare questo materiale?”.

Una persona su 40 a San Francisco vive in strada

Boom di senza casa nella notoriamente costosa San Francisco quest’anno a Natale, circa 1 ogni 40 residenti, secondo il San Francisco Chronicle, ovvero almeno 20mila. Molti i video sulla disastrata situazione a San Francisco che sono diventati virali proprio a Natale.

Tutta la famiglia di Pelé ha passato il Natale nell’ospedale dove è ricoverato da 27 giorni O Rei

Ieri notte Kely Nascimento, figlia di Edson Arantes do Nascimento ha pubblicato un nuovo post sui suoi social network in cui appare con i suoi fratelli. L’erede del re del calcio ha ringraziato i professionisti dell’ospedale Albert Einstein, a San Paolo, per le cure che suo padre ha ricevuto sinora.

Paolo Manzo, 26 dicembre 2022


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Caro Porro, caccia al tesoro: Carofiglio, Murgia e Saviano non mancano

Caro Nicola,

sono un assiduo lettore della Zuppa e guardo tutte le tue trasmissioni del lunedì. Oggi mi sono recato dalla Feltrinelli di Salerno per acquistare il tuo libro e senza sorprese ti rappresento che, a mia richiesta, ho notato che l’addetto era un poco stupito, oltre a dirmi che in libreria era rimasta una sola copia e non sapeva se era stata trattenuta in lettura né se ne erano sprovvisti.Non serve aggiungerti trattandosi della Feltrinelli, che in bella mostra vi erano i libri dei fenomeni Carofiglio, Murgia e Saviano. Che altro aggiungere? Ritornerò in libreria, intanto ti auguro una buona serata ed un Buon Natale.

A presto, Francesco. Adda turnà BAFFON (zio Stalin).

Caro Porro,

trovato!!!! Libreria Cerutti e Pozzi di Luino (VA) Mondadori Bookstore, scaffale dei saggi, vicino al libro di Renzi, rimaste ancora due copie. La gentile commessa mi ha proposto l’incarto o il sacchetto, rifiutato entrambi ho tenuto in bella mostra il libro mentre camminavo in Luino, me lo leggerò con calma dopo l’intervento di cataratta a cui verrò sottoposta a breve. Io vedo poco e male a causa di un problema agli occhi ma quelli di sinistra oltre che “ciechi” sono violenti, presuntuosi e supponenti.

Ti seguo sempre anche se non sono d’accordo al 100% con tutto quello che dici.
Con affetto Silvana

Ciao Nicola,

ho trovato e acquistato tre copie del tuo libro esposte in bella vista nella graziosa cartolibreria Minatelli, in quel piccolo scrigno che è Polcenigo (citato anche da Sgarbi nell’ultima puntata di Quarta Repubblica).
Buon Natale,
Luigi

Gas, quello che non vi dicono: le 6 fregature del price cap

Il meccanismo del tetto al prezzo del gas è una successione di supercazzole

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Si sarebbe potuta cercare una soluzione vera, intervenendo sui meccanismi di funzionamento dei mercati interni del gas e dell’elettricità. Ma il governo Meloni ha preferito non scontentare chi in Italia, ormai da due decenni, specula liberamente sui prezzi dell’energia. Ha invece sposato acriticamente la posizione assunta mesi fa dal governo Draghi: è l’Unione Europea che deve porre un limite all’aumento del prezzo del gas (e quindi dell’elettricità, che in Italia è prodotta per il 45% con il gas). E così, la (non)soluzione del “price cap” approvata dalla Commissione Europea dopo mesi di indecisioni e contrasti (Austria e Olanda si sono astenute e l’Ungheria ha votato contro) è stata presentata alla pubblica opinione nazionale come “il trionfo della posizione dell’Italia”. Un “trionfo” che non servirà a porre gli italiani al riparo dagli aumenti ma che, in compenso, lascia intatti gli interessi di chi specula sull’energia.

Se si tenta di approfondire (capire sarebbe troppo…) il meccanismo di funzionamento del price cap introdotto dall’Ue ci si trova di fronte ad una applicazione magistrale della supercazzola di tognazziana memoria, per la prima volta in edizione multilivello.

Supercazzola di primo livello. L’Ue ha introdotto un price cap sul prezzo del gas naturale a 180 euro/MWh. Chi sa un po’ d’inglese pensa che si tratti di un prezzo che non dovrà essere superato. Invece no: è un prezzo che deve essere necessariamente superato. Infatti, il meccanismo di controllo del prezzo del gas scatta solo se la quotazione del gas TTF alla borsa di Amsterdam supera il price cap per almeno tre giorni lavorativi consecutivi.

Per approfondire

In tal caso, entra in gioco la supercazzola di secondo livello. Superato per tre giorni il price cap, il prezzo del gas deve essere confrontato anche con il prezzo del gas naturale liquefatto (GNL): quello che non arriva via tubo ma via nave, e che dovrebbe costare meno (ma non è detto che sia così) di quello che arriva via tubo.

Se la quotazione del gas TTF (via tubo) alla borsa di Amsterdam supera di 35 euro/MWh anche il prezzo del GNL (per tre giorni lavorativi consecutivi), allora scatta il cosiddetto “limite di offerta dinamica”, ovvero la supercazzola di terzo livello.

Una volta che si siano verificati contemporaneamente i due sforamenti del prezzo del gas (sopra i 180 €/MWh e 35 €/MWh sopra il prezzo del GNL) gli operatori del mercato (ovvero chi vende o compra gas in borsa) sono obbligati a concludere ogni transazione ad un prezzo superiore al price cap ma inferiore ad un “limite di offerta dinamica” pari al price cap più 35 €/MWh. Quest’obbligo permane per almeno 30 giorni lavorativi ma si disattiva automaticamente se il prezzo TTF del gas torna (per tre giorni lavorativi consecutivi) sotto il livello di 180 €/MWh.

In particolare, una volta entrati nel limite di offerta dinamica, possono accadere due cose: 1) il prezzo del gas scende sotto i 180€/MWh entro i 30 giorni lavorativi, oppure 2) il prezzo del gas resta sopra i 180 €/MWh per più di 30 giorni lavorativi. Nel primo caso il sistema torna ai normali meccanismi di contrattazione. Nel secondo caso (supercazzola di quarto livello) l’Ue prende atto della situazione e sposta il price cap e il limite di offerta dinamica ai nuovi livelli di prezzo imposti dall’offerta.

Per approfondire

Esiste infine la possibilità che, durante il regime di prezzi “bloccati” (si fa per dire), chi fornisce il gas, non trovando remunerativo il limite di offerta dinamica, cessi di vendere il gas ai paesi dell’UE (ovvero, interrompa le forniture) e lo dirotti verso i mercati non regolati. Il meccanismo ideato per gestire quest’ultima eventualità è la quinta supercazzola, la più divertente: se durante i 30 giorni del regime controllato si verifica un’interruzione delle forniture, chi ha bisogno di gas naturale può acquistarlo a valere sugli stoccaggi dei paesi Ue. Ma per prevenire l’interruzione delle forniture l’Ue si riserva la possibilità di disattivare immediatamente il price cap e il limite di offerta dinamica: abbiamo scherzato; amici come prima…

Non manca, infine, la supercazzola di sesto livello. Il price cap e il limite di offerta dinamica si applicano solo alle transazioni concluse attraverso le borse del gas; non si applicano alle transazioni effettuate al di fuori delle borse; modalità, quest’ultima, che normalmente interessa circa il 40% del gas acquistato nei paesi dell’Ue. Il price cap non può inoltre valere per i contratti già stipulati, che ovviamente non lo prevedono. A tale proposito, occorre ricordare che quasi tutti i contratti di fornitura di gas oggi attivi in tutta Europa sono stati stipulati negli anni scorsi con durata pluridecennale: oltre l’85% dei contratti di fornitura oggi attivi nei paesi europei ha un orizzonte temporale di fornitura che va dai 5 ai 35 anni.

La conclusione evidente è che il meccanismo introdotto dalla Commissione Europea non può funzionare e che, anche qualora funzioni, 1) non è in grado di limitare efficacemente i prezzi e 2) espone li paesi europei a rischi concreti di interruzione delle forniture. Un vero trionfo, non c’è che dire.

Ugo Spezia, 26 dicembre 2022

Manovra, orgia di bonus: ora basta mammella di Stato

Dalla destra alla sinistra, sono tutti lì a discutere di come spendere in bonus i soldi. Che però sono i nostri

bonus legge bilancio

Quella del governo Meloni è una manovra che non fa entusiasmare. Al suo interno, i 2 terzi dei fondi sono destinati agli aiuti sulle bollette. Augusto Minzolini dice che manca una riduzione fiscale. Figuratevi voi se non sono d’accordo, ma il punto non è soltanto questo: bisogna ridurre la spesa pubblica.Siamo dei drogati attaccati alla mammella dello Stato. Ognuno di noi percepisce qualche piccola elemsosina di spesa pubblica. A fronte di 1.700 miliardi di PIL, 2.700 sono i miliardi del debito pubblico e 1.100 quelli della spesa pubblica.

Da Berlusconi al Pd, tutti vogliono finanziare le proprie proposte: dalle pensioni, ai sostegni per cultura e per le imprese, passando per la pubblica istruzione e per gli ospedali. Ma chi li paga tutti questi soldi?

Nicola Porro, 25 dicembre 202

Ecco il meglio della Zuppa di Porro di questa settima

Come il Pentagono usa un programma segreto di guerre per procura

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di Nick Turse e Alice Speri

Piccole Squadre delle forze delle operazioni speciali statunitensi sono impegnate in un programma di guerra per procura di basso profilo su scala molto più ampia di quanto precedentemente noto, secondo documenti esclusivi e interviste con più di una dozzina di funzionari governativi attuali e precedenti.

Mentre The Intercept e altri organi di stampa hanno precedentemente riferito dell’uso da parte del Pentagono dell’istruzione segreta 127e in diversi paesi africani , un nuovo documento ottenuto attraverso il “Freedom of Information Act” offre la prima conferma ufficiale che almeno 14 programmi 127e erano attivi anche nel Medio Oriente e regione Asia-Pacifico nel 2020. In totale, tra il 2017 e il 2020, i comandi statunitensi hanno condotto almeno 23 programmi 127e separati in tutto il mondo.

Un altro ex alto funzionario della difesa, che ha chiesto l’anonimato per discutere di un programma riservato, ha confermato che una versione precedente del programma 127e era stata schierata anche in Iraq. Un programma 127e in Tunisia , nome in codice Obsidian Tower, che non è mai stata riconosciuta dal Pentagono o precedentemente identificata come un uso dell’autorità 127e, è risultata in un combattimento da parte delle forze statunitensi insieme a delegati locali nel 2017, secondo un’altra serie di documenti ottenuti da The Intercept. Un terzo documento, una nota segreta che è stata redatta e declassificata per la pubblicazione su The Intercept, fa luce sulle caratteristiche del programma, compreso l’uso dell’autorità per fornire accesso ad aree del mondo altrimenti inaccessibili anche alle truppe statunitensi più elitarie.

Guerra per procura globale

Le origini del programma 127e possono essere fatte risalire ai primi giorni della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan, quando i commando e il personale della CIA cercarono di sostenere l’Alleanza del Nord afghana (il Fronte islamico unito per la salvezza dell’Afghanistan, conosciuto in Occidente anche come Alleanza del Nord) nella sua lotta contro i Talebani. Il Comando per le Operazioni Speciali dell’esercito si rese presto conto di non avere l’autorità per fornire pagamenti diretti ai suoi nuovi alleati e fu costretto a fare affidamento sui finanziamenti della CIA.

Questo ha spinti il Socom  a garantire la capacità di sostenere le forze straniere nelle cosiddette missioni, come corollario militare dell’uso da parte della CIA dei gruppi di miliziani. Conosciuta inizialmente come Sezione 1208, l’autorità è stata utilizzata anche nei primi anni dell’invasione dell’Iraq, secondo un ex alto funzionario della Difesa. Alla fine è stata inserita nella legge degli Stati Uniti sotto il titolo 10 § 127e del Codice degli Stati Uniti.

Il 127e è una delle numerose autorità praticamente sconosciute concesse al Dipartimento della Difesa dal Congresso negli ultimi due decenni, che consentono ai commando statunitensi di condurre operazioni ai margini della guerra e con una minima supervisione esterna. Mentre il 127e si concentra sull’”antiterrorismo”, altre autorità consentono alle forze d’élite – tra cui i Navy SEAL, i Berretti Verdi dell’Esercito e i Marine Raider – di condurre operazioni clandestine di intelligence e controspionaggio o di assistere forze straniere in guerre irregolari, principalmente nel contesto della cosiddetta competizione tra grandi potenze. In aprile, i vertici delle Operazioni Speciali hanno presentato un nuovo progetto di “Visione e Strategia” che sembra sostenere la continuazione del concetto di 127e, facendo leva su “partenariati per la condivisione degli oneri per raggiungere gli obiettivi con un livello di rischio accettabile”.

Il generale Richard D. Clarke, attuale comandante delle Operazioni Speciali, ha testimoniato al Congresso nel 2019 che i programmi 127e “hanno portato direttamente alla cattura o all’uccisione di migliaia di terroristi, hanno interrotto le reti e le attività terroristiche e hanno negato ai terroristi lo spazio operativo in un’ampia gamma di ambienti operativi, a una frazione del costo di altri programmi”.

Le affermazioni di Clarke non possono essere verificate. Un portavoce del SOCOM ha dichiarato a The Intercept che il comando non dispone di dati sulle persone catturate o uccise durante le missioni 127e. Non si sa nemmeno quante forze straniere e quanti civili siano stati uccisi in queste operazioni, ma un ex funzionario della difesa ha confermato a The Intercept che ci sono state vittime statunitensi, anche se tradizionalmente le truppe americane dovrebbero rimanere dietro “le ultime protezioni e coperture” durante le operazioni di un partner straniero.

I documenti ottenuti da The Intercept sottolineano l’importanza che tale autorità riveste, in particolare nel fornire agli operatori speciali statunitensi una via d’accesso a zone di difficile penetrazione. Secondo un memorandum, un programma 127e forniva “l’unico accesso fisico umano alle aree”, con i partner locali che “si concentravano sulla ricerca, gli attacchi e l’eliminazione” delle forze nemiche. Un altro programma 127e, rivolto ad Al Qaeda e ai suoi affiliati, ha permesso ai commando di allargare “il raggio d’azione ai rifugi precedentemente inaccessibili delle organizzazioni estremiste violente (VEO)”.

Alcuni documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act – FOIA sono così corposamente oscurati che è difficile identificare i Paesi in cui si sono svolti i programmi e le forze con cui gli Stati Uniti hanno collaborato. The Intercept ha precedentemente identificato il BIR, o Battaglione di Intervento Rapido, la famigerata unità militare camerunense con cui gli Stati Uniti hanno gestito un programma 127e. The Intercept ha ora identificato un’altra partnership precedentemente sconosciuta, la G2 Strike Force, o G2SF, un’unità speciale d’élite dell’esercito libanese con cui gli Stati Uniti hanno collaborato per colpire gli affiliati dell’ISIS e di Al Qaeda in Libano.

Votel ha confermato che il 127e in Libano aveva il nome in codice Lion Hunter. Ha anche confermato la presenza di programmi 127e precedentemente sconosciuti in Siria, Yemen, noto come Yukon Hunter, ed Egitto, nome in codice Enigma Hunter, dove le forze per le Operazioni Speciali statunitensi hanno collaborato con l’esercito egiziano per colpire i militanti dell’ISIS nella penisola del Sinai. Ha dichiarato che il capo dei servizi segreti militari egiziani ha fornito “un forte sostegno” a Enigma Hunter e che le truppe americane non hanno accompagnato i loro partner locali nei combattimenti, come è invece accaduto in altri Paesi africani.

Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di assistenza alle forze armate egiziane e libanesi, ma l’uso delle forze egiziane e libanesi come proxy per le missioni antiterrorismo statunitensi ha segnato uno sviluppo significativo in queste relazioni, hanno osservato diversi esperti.

Due esperti di sicurezza libanese hanno osservato che la G2SF è un’unità d’élite e segreta, incaricata per lo più di svolgere attività di intelligence, e che non sorprende che sia stata scelta per il programma 127e dalle Operazioni Speciali statunitensi, con le quali intratteneva già una forte relazione. Uno ha osservato che, a differenza di altri elementi delle forze di sicurezza del Paese, l’unità è “molto meno politicizzata”.

La situazione è più complessa in Egitto, dove l’esercito ha fatto per decenni affidamento su miliardi di dollari di assistenza alla sicurezza statunitense, ma resiste agli sforzi degli Stati Uniti di monitorare il modo in cui tale assistenza viene utilizzata.

Mentre il Sinai è soggetto a un blackout mediatico quasi totale, i gruppi per i diritti umani hanno documentato abusi diffusi da parte dell’esercito egiziano, tra cui “arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e attacchi aerei e terrestri probabilmente illegali contro i civili”.

“Ci sono problemi legittimi nel fatto che gli Stati Uniti collaborino con alcune unità dell’esercito egiziano”, ha dichiarato Seth Binder, direttore dell’advocacy del Project on Middle East Democracy. “Amnesty e Human Rights Watch hanno documentato numerose violazioni dei diritti umani nel Sinai da parte dell’esercito egiziano. Sono le stesse unità con cui collaboriamo per portare avanti le operazioni? È una vera preoccupazione”.

L’ambasciata egiziana negli Stati Uniti non ha risposto a una richiesta di commento, ma in una dichiarazione congiunta dello scorso autunno, funzionari statunitensi ed egiziani si sono impegnati a “discutere le migliori pratiche per ridurre i danni ai civili nelle operazioni militari” – una tacita ammissione che i danni ai civili rimangono un problema. Le richieste di interviste con le ambasciate di Iraq, Tunisia e Yemen, nonché con il Ministero della Difesa libanese, sono rimaste senza risposta.

Nessun controllo, nessuna supervisione

Sebbene i documenti ottenuti da The Intercept offrano indizi sulla portata e sui contorni del programma 127e, molto rimane sconosciuto sia al pubblico che ai membri del Congresso. I rapporti rilevanti richiesti dalla legge sono classificati a un livello tale da impedire alla maggior parte del personale del Congresso di accedervi. Un funzionario governativo che ha familiarità con il programma, e che ha richiesto l’anonimato per discuterne, ha stimato che solo una manciata di persone nei comitati dei servizi armati e dell’intelligence del Congresso leggono tali rapporti. Le commissioni affari esteri e relazioni del Congresso – anche se hanno la responsabilità primaria di decidere dove gli Stati Uniti sono in guerra e possono usare la forza – non li ricevono. E la maggior parte dei rappresentanti e del personale del Congresso che hanno l’autorizzazione ad accedere ai rapporti non sanno nemmeno come richiederli. “È vero che ogni membro del Congresso potrebbe leggere uno qualsiasi di questi rapporti, ma non sanno nemmeno che esistono”, ha aggiunto il funzionario governativo. “È stato progettato per impedire la supervisione”.

Ma non è solo il Congresso ad essere tenuto all’oscuro del programma: anche i funzionari del Dipartimento di Stato con le competenze necessarie sono spesso all’oscuro. Sebbene il 127e richieda l’approvazione del capo missione nel Paese in cui il programma viene attuato, raramente i diplomatici condividono informazioni dettagliate con i funzionari di Washington.

La mancanza di controllo a tutti i livelli del governo americano è in parte il risultato dell’estrema segretezza con cui i funzionari della Difesa hanno protetto la loro autorità sul programma – e delle scarse pressioni subite. “È lo Stato che non conosce quello che non sa, quindi non sa nemmeno cosa chiedere. Gli ambasciatori sono come impressionati da questi generali a quattro stelle che arrivano e dicono: ‘Se non ci lasciate fare questo, moriranno tutti’”, ha detto il funzionario governativo. Il Dipartimento della Difesa lo considera un programma piccolo, minuscolo, che non ha implicazioni di politica estera, e quindi: “Facciamolo e basta. Meno persone ci ostacolano, più è facile”.

Sarah Harrison, analista senior dell’International Crisis Group e in precedenza consigliere generale associato presso l’Office of General Counsel, International Affairs del Dipartimento della Difesa, ha fatto eco a questa valutazione. “L’HASC e il SASC sembrano contrari ad aumentare la supervisione della 127-echo. Non sono propensi a modificare lo statuto per rafforzare la supervisione dello Stato, né condividono adeguatamente i documenti relativi al programma con il personale [del Congresso]”, ha detto, usando gli acronimi della House Armed Services Committee e della Senate Armed Services Committee. “Può sembrare una questione arcinota e burocratica, ma è davvero importante per la supervisione del programma 127-echo e di tutti gli altri programmi gestiti in segreto”.

Questi programmi includono un’autorità, nota come Sezione 1202, che è apparsa per la prima volta nel National Defense Authorization Act del 2018 e fornisce “supporto a forze straniere, forze irregolari, gruppi o individui” che partecipano a guerre irregolari e sono esplicitamente focalizzate sui cosiddetti near-peer competitors. Il Congresso ha inoltre autorizzato il Segretario della Difesa a “spendere fino a 15.000.000 di dollari in qualsiasi anno fiscale per attività clandestine per qualsiasi scopo che il Segretario ritenga opportuno per preparare l’ambiente a operazioni di natura riservata” ai sensi del 10 USC § 127f, o “127 foxtrot”. L’autorità della sezione 1057 consente analogamente attività di intelligence e controspionaggio in risposta a minacce di “natura riservata, straordinaria o di emergenza”.

“Questa è stata la storia di molti programmi gestiti dal Dipartimento della Difesa”, ha dichiarato Stephen Semler, cofondatore del Security Policy Reform Institute, un think tank di politica estera statunitense sovvenzionato da associazioni civili. “La comunità delle Operazioni Speciali ama molto l’autonomia. Non amano la burocrazia, quindi inventano sempre delle autorità, cercando di trovare un modo per evitare che le loro operazioni vengano ritardate per qualsiasi motivo”.

“Il problema è che queste cose sono così normalizzate”, ha aggiunto. “Dovrebbe essere prestata maggiore attenzione a queste autorità di addestramento ed equipaggiamento, sia che si tratti di forze speciali che di forze regolari del Dipartimento della Difesa, perché è davvero una sorta di modo di vendere una guerra senza fine, senza troppe cerimonie”.

Traduzione a cura di Luciano Lago

Foto: Idee&Azione

7 agosto 2022 https://www.ideeazione.com/come-il-pentagono-usa-un-programma-segreto-di-guerre-per-procura/

L’Italia è la Bielorussia della Nato

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Come essere intellettualmente onesti e non essere d’accordo con questo pensiero di Pietrangelo Buttafuoco? (n.d.r.)

QUINTA COLONNA

Segnalazione di Arianna Editrice

Fonte: La Verità

di Pietrangelo Buttafuoco 

O con la Nato o con Putin. Se questo è il bivio, lei da che parte va?

«Quando sei di fronte a una guerra, non puoi che andare ai fondamentali nudi e crudi. La situazione è questa: la Russia muove sullo scacchiere e invade l’Ucraina. Ho ben chiaro chi attacca e chi difende, chi è l’aggressore e chi l’aggredito. Ma in Italia la cosa che più mi colpisce è l’assenza di un serio dibattito. Tutto è destinato alla propaganda, alla malafede obbligata».

In che senso obbligata?

«Nel senso che a questa propaganda sei costretto ad adeguarti. L’Italia, rispetto alla Nato, è come la Bielorussia per Putin. Solo l’infinita autorevolezza di Draghi, grazie a Dio, gli impedisce di vestire i panni del Lukashenko occidentale. Per il resto, non abbiamo margini di manovra. Ricordiamoci che tra le potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale il nostro Paese è l’unico che non ha potuto imbastire una sua autonomia in assenza di sovranità. La Germania un primato egemonico in economia se l’è costruito, e oggi si avvia al riarmo; lo stesso Giappone ha superato il grande tabù sulle forze armate. L’Italia no».

Dunque non abbiamo la forza per perseguire i nostri interessi nazionali?

«Chi avrebbe mai immaginato che la Turchia sarebbe diventata il protagonista Nato nel continente euroasiatico? Conta molto più dell’Italia e della Francia, è diventato il punto di riferimento degli Stati Uniti. Non avendo problemi di sovranità, i turchi possono fare delle scelte sulla base del loro interesse nazionale, anche assumendo una posizione critica sulle sanzioni. Cosa che a noi è impedito».

Le sanzioni fanno più male a noi che a loro?

«Quando il Fondo Monetario Internazionale dice che l’Italia rischia la recessione senza il gas russo, si incarica, purtroppo, di smentire compassati editorialisti di cui beviamo ogni parola, e autorevoli statisti cui guardiamo sempre con trepidazione e indiscussa fedeltà. Forse seguendo l’esempio di altri con la testa a posto, come Germania e Turchia, cambieremo registro anche noi. A meno che l’ansia di essere la Bielorussia dell’Occidente non ci faccia scantonare».

Anche in passato eravamo definiti un Paese a sovranità limitata. Oggi è peggio di ieri?

«Neppure la democrazia cristiana più cattocomunista dei Dossetti ha mai avuto un atteggiamento di tale sudditanza. Forse anche perché il pontificato dell’Italia di allora aveva un peso che l’attuale non ha. Oggi agli Stati Uniti non importa nulla del Vaticano, sono indifferenti e quasi sprezzanti. Non considerano questo Papa un interlocutore. Purtroppo siamo sempre costretti a ragionare in un ambito angusto: quando alziamo lo sguardo sulla scena internazionale non ci rendiamo conto di come all’estero considerino le vicende italiane».

Parlava della mancanza di dibattito. Intende dire che dinanzi alla linea bellicista dell’appoggio armato agli Ucraini, non è ammesso dissenso?

«Una volta c’era un minimo di confronto. Ma oggi siamo nell’epoca del conformismo compiuto, non ti puoi consentire più margini di discussione eterodossa. Tutto si è trasformato in un immenso bar sport. Hanno passato intere stagioni a inseguire il populismo, quando invece il populismo se lo sono fabbricato nelle cattedrali della rispettabilità istituzionale dell’informazione e della cultura».

La sorprende questo centrosinistra ultra-atlantista?

«Non mi stupisce perché conosco la loro ideologia: quella di avere sempre uno Stato guida cui fare riferimento. È l’ortodossia togliattiana».

E oggi lo Stato guida è l’America di Biden?

«No, è direttamente il «deep state» americano. D’altro canto, in una situazione come questa non possiamo pensare che sia Biden l’eminenza grigia, il cervello fondante. Semmai è la Cia e quelle strutture di sistema che costituiscono l’apparato di potere dell’Occidente».

Il Pd terminale della Cia?

«Intendo dire che, in questa particolare fase della storia, il Pd è il partito unico a tutti gli effetti. Teniamo conto che gli italiani non sono mai stati fascisti, democristiani o comunisti: sono sempre stati italiani. E gli italiani applaudono il re come il presidente della repubblica, erano tutti iscritti al Pnf e poi tranquillamente alla Dc e al Pci. Tutto risponde a un istinto comune, quello del guelfismo nazionale che si identifica con il partito unico delle carriere. In un Paese di uomini o caporali, alla fine i caporali sono sempre loro».

E il Pd dunque rappresenta questo guelfismo?

«Il Pd l’ha perfezionato: oggi è il primo partito di governo, il primo editore, il primo educatore, domina anche mentalmente, è il punto di riferimento dell’alta burocrazia, è il veicolo di carriera dei giovani arrembanti, basta vedere le facce di chi lavora a Palazzo Chigi. Pensa invece al destino da fessacchiotti in cui si ritrovano a vivere quelli di centrodestra nell’attuale maggioranza, dove sui temi fondamentali non vincono mai».

Fino a ieri i punti di riferimento a sinistra erano Angela Merkel e il ticket Joe Biden-Kamala Harris. Oggi il pantheon sembra spopolarsi.

«Vuoi che si spaventino per questo? Questi si sono fatti la villa con i rubli e oggi sono i portabandiera della Nato. Avranno sempre e comunque ragione, essendo loro i padroni della parola e della vetrina. Solo per fare un esempio: è stato il governo Letta quello che ha costruito i rapporti più forti con la Federazione Russa. Ma tutto è dimenticato, perché nel cancellare le tracce sono i più bravi di tutti».

Che succederà se Putin uscirà vincitore in Ucraina, o comunque non sconfitto?

«Già mi vedo le prime pagine dei giornali: cercheranno di convincerci che non possiamo fare a meno dello Zar Putin. E già pregusto il Caffè di Gramellini corretto alla vodka».

Trova analogie tra la gestione della pandemia e la gestione della crisi ucraina, con l’aut aut tra pace e aria condizionata?

«Questo governo ha ereditato dal precedente la logica del Cts e dell’escatologia sanificatrice. Passeremo in un niente dalla mascherina obbligatoria al ventaglio obbligatorio. Con lo stesso giudizio morale, e la stessa ansia di scovare il nemico interno. Sono formidabili nel neutralizzare il dissenso: o ti ridicolizzano, o ti criminalizzano. E alla fine sfoceremo nel solito provincialismo: levata la mascherina, sventoliamo la bandierina (ucraina). Insomma, stanno approfittando di una catastrofe mondiale per regolamentare i conti nel proprio cortile. E sa qual è la cosa davvero
straordinaria?».

Quale?

«Che gli artisti, di solito detentori della sovversione, oggi sono i primi guardiani della fureria: passano le giornate a scrivere tweet con il ditino alzato».

Un’eredità del cortigianesimo?

«Peggio. Il cortigiano si riservava uno spiraglio di crudele ironia. Invece gli intellettuali di regime, i comici di regime, i drammaturghi di regime, non sono genuini creatori di rivoluzione, come poteva essere un Majakovskij. No, questi credono davvero a ciò che dicono».

Ha scritto che gli Stati Uniti vogliono trasformare la Russia nell’Unione Europea. Ce la spiega?

«Per l’Occidente la Russia è un nemico più ostile persino dell’Unione Sovietica, perché decenni di materialismo scientifico non sono riusciti a scalfirne l’identità e lo spirito. La Russia è la prima potenza cristiana sul continente europeo, ha solide tradizioni, a Dio i russi ci credono davvero. Tutto ciò appare preoccupante e odioso per chi guarda il mondo con gli occhi del laicismo e dello scientismo occidentale».

Insomma, dietro il conflitto armato si cela uno scontro di civiltà?

«Da un lato c’è «l’imperium», le potenze imperiali, Stati Uniti compresi: come dice Dario Fabbri, sono i popoli che non prendono l’aperitivo, che hanno spirito combattivo e identità plurali. Dall’altro c’è il «dominium» di noi europei, il tentativo di riunire il mondo ad unica identità, ad un unico progetto. Anziché perdere tempo con la propaganda, dovremmo riflettere su una guerra che mette in discussione la globalizzazione. Noi occidentali siamo convinti di avere la parola definitiva sugli eventi della storia, ma esiste un disegno globale dove potenze spiritualmente fortissime si sono incontrate: Cina, Russia, India, Pakistan».

Che effetto le fa vedere l’Europa in ordine sparso, dal Baltico alla Germania al Mediterraneo, senza una guida?

«Come abbiamo detto all’inizio, torniamo ai fondamentali. Chi sono i due soggetti attualmente egemoni nel mediterraneo, con un ruolo attivo? Quando mi affaccio dalla spiaggia iblea, in Sicilia, vedo passare incrociatori battenti bandiera russa e turca. Noi italiani, invece, possiamo fare tutto: tranne quello che non ci consentono di fare».

a cura di Federico Novella

La guerra delle agenzie di intelligence per il dominio del mondo

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di Manuel S. Espinosa Harkin

Dalla fine del 2021 a metà gennaio 2022, circa 150.000 truppe russe sono state schierate al confine con l’Ucraina per condurre esercitazioni militari. Gli americani hanno avvertito che lo scopo delle esercitazioni era di preparare un attacco all’Ucraina e che la risposta occidentale sarebbe stata devastante per la Russia.

Perché, anche quando il ritiro delle truppe russe è iniziato dopo la fine delle esercitazioni, i funzionari della Casa Bianca hanno continuato a insistere che un’invasione era imminente? La costante confusione sulla data di inizio dell’invasione ha fatto sorridere analisti e lettori della stampa internazionale.

In effetti, le truppe russe hanno cominciato a tornare ai loro punti di schieramento, ma presto hanno fatto dietrofront e hanno marciato in direzione dell’Ucraina orientale per liberare la popolazione filorussa dell’Ucraina orientale. Gli analisti internazionali e tutti coloro che hanno seguito la situazione, non conoscendo le vere ragioni delle azioni della Russia, hanno lodato la CIA e il Pentagono per le loro accurate previsioni sull’inizio dell’operazione speciale.

Ci sono migliaia di segreti e verità nascoste in questa guerra d’informazione, conosciute solo dai servizi segreti delle parti coinvolte. Secondo alcuni, potrebbe esserci stata una fuga di notizie dal Cremlino dovuta all’azione di agenti della CIA, dell’intelligence britannica MI6, del BND tedesco e del Mossad israeliano.

Altri credono che sia stato un gioco magistrale dell’intelligence russa, che attraverso vari canali segreti ha accennato alla possibilità di tale azione militare a presunti traditori o disertori, che hanno passato queste informazioni all’Occidente. Questa operazione di intelligence psicologica ha avuto luogo sullo sfondo della serie di richieste della Russia del dicembre 2021 alla NATO attraverso i canali diplomatici.

Ci sono altri esempi in cui l’intelligence russa ha agito in modo simile. Basta ricordare il caso di Oleg Penkovsky, un disertore dei servizi segreti militari sovietici GRU. Ha passato informazioni agli americani sul dispiegamento di armi atomiche sovietiche a Cuba nel 1962. Ma grazie a questa operazione, chiamata Anadyr, l’invasione statunitense e il rovesciamento del governo cubano furono evitati.

Per inciso, sia gli Stati Uniti che la Russia avevano piani per cambiare l’ordine mondiale esistente e si stavano preparando di conseguenza. La Russia aveva un piano per combattere un mondo unipolare, mentre gli Stati Uniti avevano un piano per mantenere lo status quo. Questo spiega le azioni di entrambe le parti opposte. A questo proposito, è opportuno citare la frase popolare che il fine giustifica sia i metodi che i mezzi.

Non c’è dubbio che la crisi ucraina è stata istigata dalle strutture di potere occidentali, il cosiddetto Stato profondo, nell’interesse dell’élite economica e oligarchica occidentale, il “Deep Power“. Lo scopo di queste azioni è quello di mantenere la superiorità e l’egemonia acquisita dopo il crollo del sistema socialista 30 anni fa.

Ma il 24 febbraio 2022, il mondo è cambiato per sempre. Tre decenni dopo, l’ordine mondiale post-Guerra Fredda cominciò a cambiare e le crepe cominciarono ad apparire nelle sue fondamenta. Non è stato perché l’Operazione militare speciale in Ucraina della Russia ha colto di sorpresa i paesi occidentali. Questi eventi erano una questione di tempo, di disponibilità dei fondi necessari, di risorse e del successo della macro-pianificazione segreta.

Gli americani non solo si aspettavano la reazione della Russia, ma la stavano preparando: stavano addestrando circa 33.000 soldati ucraini alla sovversione e al sabotaggio nelle basi militari in Florida e nella stessa Ucraina.

Inoltre, la CIA, meglio conosciuta tra gli esperti come i Servizi Segreti, la Divisione delle Operazioni e le sue controparti della Defense Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti, e i Servizi Segreti di Intelligence britannici (MI6) avevano sviluppato innumerevoli operazioni segrete in tutta Europa per oltre un decennio come parte di una missione per contrastare l’Ucraina con la Russia.

Queste operazioni includono la raccolta di informazioni aperte e classificate per scopi operativi e strategici, così come il reclutamento di mercenari i cui compiti includono l’infiltrazione e l’irruzione in istituzioni statali, unità dell’esercito, agenzie di sicurezza, strutture private e civili (istituzioni della società civile e quelle che forniscono servizi di mediazione, organizzazioni politiche).

Il rovesciamento orchestrato dagli Stati Uniti del presidente legittimamente eletto dell’Ucraina Viktor Yanukovych nel 2014 ha dimostrato l’efficacia dei metodi menzionati dei servizi segreti anglosassoni. Le presunte agenzie di cooperazione internazionale allo sviluppo – il National Endowment for Democracy (NED), l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), Freedom HouseOxfam e altre – hanno giocato un ruolo speciale. Tutti loro sono ben noti nel nostro paese.

È ampiamente noto che la forza motrice di qualsiasi operazione è il denaro, e queste istituzioni ne hanno in abbondanza, e le loro fonti di finanziamento sono senza fondo. Solo nei caveau della CIA e dell’Mi-6 residenti in vari paesi, sia nei loro uffici nelle ambasciate che nei centri di intelligence illegali (agenzie segrete la cui ubicazione rimane sconosciuta al controspionaggio), ci sono milioni di dollari in contanti. Questo denaro viene utilizzato per reclutare presidenti, ministri della difesa, deputati, giudici e chiunque altro possa essere pagato per passare informazioni o elaborarle a beneficio dei servizi segreti stranieri.

Non c’è un solo paese che sia stato in grado di proteggersi dalle attività delle reti di agenti che lavorano per realizzare gli obiettivi di politica estera dei rispettivi paesi. Né la Russia, né l’America, né la Gran Bretagna sono riuscite a proteggersi dalle azioni dei servizi segreti degli altri paesi.

Questo è il caso ora in Ucraina, che è diventata un campo di battaglia per le due potenze. Nelle parole di William Casey, ex direttore dell’intelligence centrale e nemico giurato dei sandinisti, l’espressione è “a volte si perde, a volte si vince”. Anche se la CIA e l’Mi-6 sono stati in grado di capitalizzare la rivoluzione colorata (seconda arancione) in Ucraina nel 2014, portando coloro che volevano vedere al potere grazie al sostegno occulto del Dipartimento di Stato, la risposta brutale della Russia non si è fatta attendere.

La CIA è nota per aver pianificato una serie di rapimenti di soldati russi nel sud della Siria. Oggi, le tattiche sopra descritte per la tradizionale guerra dei servizi segreti tra la CIA, l’MI6 e il servizio segreto estero russo (SVR) per il controllo politico ed economico dell’Ucraina sono state sostituite da misure di politica estera come l’annessione della penisola di Crimea alla Federazione Russa e il ritiro dei filorussi Lugansk e Donetsk, che hanno proclamato la loro indipendenza dal controllo ucraino.

Questa non è la prima volta che le agenzie di intelligence e controspionaggio della Russia hanno usato l’Ucraina come esca per la NATO. Dagli anni ’50 in Ucraina è stata usata una tattica di gioco degli scacchi: o si stabilisce il controllo o lo si perde. La Russia è persino riuscita ad approfittare di un colpo di stato mediato dalla CIA nel 2014 per espandere i suoi confini geografici, diventando il bersaglio di nuove sanzioni occidentali, e nel 2015 la Russia ha accettato di aiutare i suoi alleati in Siria, anche se è rimasta fuori dal conflitto in Libia.

Non era una questione di volontà o desiderio russo di intervenire nella guerra in Siria – era una questione di tempo, e il governo siriano era a corto di tempo: il paese stava subendo enormi perdite e il nemico era alla periferia di Damasco. Qualsiasi coinvolgimento in un conflitto armato non solo deve essere pianificato in anticipo, ma anche accompagnato da una giustificazione convincente per tale azione. Questo può preservare le relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due paesi.

Vorrei anche sottolineare che l’arrivo del corteo di auto del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov e del direttore dei servizi segreti esteri (SVR) Mikhail Fradkov alla residenza presidenziale siriana dall’aeroporto nel 2015 è stato un segnale per gli Stati Uniti, la NATO, Israele, Turchia e Arabia Saudita che ciò che è successo in Libia non si sarebbe ripetuto nel paese dove si trova la base navale russa.

La reazione a questo da parte dei servizi segreti anglosassoni è stata lo sviluppo di una colossale operazione di tipo psico-cognitivo volta a diffondere la russofobia (che è odio inculcato) non solo in Ucraina ma anche nei vicini della Russia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca e altri, per citare solo alcuni paesi. Negli ultimi otto anni sono stati spesi miliardi di dollari per diffondere la russofobia e il nazismo in tutti i tipi di media (stampa, programmi radio, spettacoli televisivi, social media), nelle ONG e nei partiti politici.

I principali orientamenti della politica estera

Questi obiettivi dei servizi di sicurezza possono sembrare scollegati dalla realtà, insufficientemente convincenti o addirittura incredibili, ma sono in linea con i piani antisovietici di Hitler e della Polonia dal 1934 in poi e durante la guerra fredda. In particolare, il progetto di Harvard, che mira a rompere l’Unione Sovietica fomentando lotte etniche, e il progetto di Houston degli anni ’90 per contrastare la Russia e raggiungere gli stessi obiettivi nel periodo successivo alla guerra fredda sono diventati famosi.

Basta guardare il piano strategico della RAND Corporation per contenere la Russia, introdotto nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il 5 settembre 2019. Delinea una strategia per contrastare la Russia imponendo sanzioni economiche su larga scala.

Come risultato, i servizi segreti occidentali hanno raggiunto i seguenti obiettivi: guerra fratricida della nazione slava, espansione della NATO fino ai confini russi, accettazione dei paesi dell’Europa orientale nell’alleanza, riforme strutturali nel governo russo possibili attraverso la minaccia di un attacco nucleare preventivo nel 1991.

I residenti britannici dell’MI6 in Ucraina hanno tentato, con l’aiuto dell’opposizione, di organizzare un colpo di stato in Kazakistan alla fine del 2021, ma i servizi di sicurezza russi e kazaki sono riusciti a sventare i tentativi il più rapidamente possibile. Inoltre, l’operazione di “cambio di regime” è stata progettata per rinviare uno scenario militare per la liberazione del Donbass.

Gli americani erano certamente a conoscenza dei piani per liberare Lugansk e Donetsk, così il direttore della CIA è andato in Russia per incontrare il presidente Putin. Tuttavia, ha dovuto accontentarsi di incontrare i suoi colleghi dell’SVR e del Consiglio di Sicurezza russo, ai quali ha comunicato che l’America era a conoscenza dei piani della Russia e ha avvertito che gli Stati Uniti e i suoi partner occidentali non avrebbero chiuso un occhio sulla realizzazione di uno scenario violento.

Questo era un altro tentativo di ritardare l’operazione russa, perché all’inizio di marzo la NATO aveva intenzione di scatenare la guerra e il genocidio nel Donbass, mettendo fine ai piani di indipendenza di Donetsk e Lugansk. E i russi, consapevoli dei piani di guerra dell’Occidente, li hanno preceduti ancora una volta e sono entrati per primi nel Donbass. Semplicemente non avrebbero potuto fare altrimenti.

Ci sono molte prove che l’Ucraina è stata usata come una pedina dalle élite occidentali, economiche e finanziarie, specialmente quelle anglosassoni: la Russia è stata regolarmente provocata in uno scenario di guerra, e il Cremlino sapeva che la conseguenza di un’operazione speciale forzata sarebbe stata un blocco finanziario ed economico sulla Russia, volto a distruggere l’economia.

Grazie allo stesso famigerato rapporto del 1978 della RAND Corporation sulla situazione in Afghanistan, la CIA fece delle minacce che costrinsero l’Unione Sovietica ad inviare il suo contingente militare lì per i successivi dieci anni. Ora la Russia è stata di nuovo costretta ad andare in guerra per proteggere tutta l’Ucraina e garantire la propria sicurezza.

Tentativi di far diventare l’Ucraina un membro della NATO, esercitazioni militari alle frontiere marittime, terrestri e aeree che minacciano la sicurezza della Russia usando aerei e navi armati con armi nucleari, piani di dispiegare armi nucleari in Europa orientale mirando alla Russia, sostegno al dominio nazista in Ucraina, genocidio della popolazione filorussa nel Donbass condotto negli ultimi 8 anni con il permesso delle autorità ucraine, costruzione da parte del Pentagono di 30 laboratori biologici per la guerra biologica e batteriologica, costruzione sul territorio dello UK.

Queste e altre azioni sono state pianificate dalle agenzie statunitensi sopra descritte, compreso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Altre misure includono l’imposizione di 5.500 sanzioni di vario calibro, principalmente nei settori del commercio e della finanza. Secondo il piano della RAND Corporation, l’Occidente mira a colpire l’economia russa, che dipende dalle esportazioni di gas e petrolio, e a ridurre la quota delle importazioni europee di gas russo sostituendolo con il gas naturale liquefatto statunitense.

C’è stato anche un piano simile per condurre una guerra d’informazione prima, che consiste nel molestare impunemente i russi sui social media. Non è quindi sorprendente che i senatori statunitensi stiano facendo richieste per assassinare il presidente russo. Queste misure segnano una grave spaccatura nelle relazioni della Russia con l’Occidente, riportandole al livello del 1946 – l’inizio della guerra fredda.

E l’Occidente è furioso per una buona ragione. Sebbene fosse a conoscenza del modus operandi della Russia in Abkhazia, Ossezia del Sud, la penisola di Crimea e i presunti piani della Russia per Donetsk e Lugansk, l’Occidente aveva una certa fiducia che le conseguenze delle sanzioni economiche avrebbero costretto la Russia ad abbandonare i suoi piani militari.

Sottovalutare lo stato dell’esercito, le reazioni alle sanzioni economiche, finanziarie e commerciali e i piani della Russia per cambiare l’ordine mondiale in modo che sia libero da discriminazioni e minacce è stato un grave errore. In primo luogo, le azioni della Russia sono di natura difensiva – non ha né 800 basi in tutto il mondo né sette flotte che pattugliano l’intero pianeta. In secondo luogo, la Russia non sta conducendo operazioni di cambio di regime in Messico o Canada, né sta minacciando gli Stati Uniti con la distruzione o la creazione di laboratori biologici in altri paesi.

L’inaspettata risposta asimmetrica della Russia

I servizi segreti russi SVR, GRU e FSB, precedentemente noti come KGB, hanno agito nello spirito delle loro controparti occidentali: reclutando tutti coloro che potevano essere reclutati a vari livelli in Europa, Canada e Stati Uniti, ma soprattutto in Polonia e Ucraina, dove sono stati fatti significativi guadagni militari – quasi il 50% delle armi NATO sono già in mani russe.

Questi servizi segreti hanno osservato per anni le azioni dell’altro e hanno analizzato i piani segreti, torcendoli fino al punto in cui il presidente russo ha battuto il pugno sul tavolo ed è passato all’offensiva, senza alcun riguardo per le conseguenze.

L’operazione militare speciale ha portato alla liberazione della parte orientale filorussa dell’Ucraina e all’eliminazione di più di 6.000 mercenari e personale NATO. Se non fosse stato per la tattica di sparare selettivamente sulle infrastrutture militari senza danneggiare quelle civili, la Russia avrebbe liberato l’intero paese settimane fa. Le forze armate russe stanno penetrando in profondità in Ucraina e distruggendo il più possibile le infrastrutture militari che gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per costruire per quasi un decennio. L’essenza dell’operazione è anche quella di eliminare finalmente il nazismo e salvare l’Ucraina dai sinistri piani della NATO.

I piani di Biden e dell’Occidente per l’Ucraina sono rovinati. È stato anche rivelato che il Pentagono ha investito milioni nella creazione di 30 laboratori biologici che hanno fatto ricerche su agenti patogeni e hanno piani maligni per scatenare una guerra biologica e batteriologica contro la Russia. Anche le basi navali e di addestramento della NATO stabilite nei porti ucraini sono state distrutte, e molti consiglieri militari e mercenari stranieri sono stati liquidati.

Le ONG putschiste e le odiose organizzazioni politiche e ideologiche e le strutture ucraine russofobe, nelle quali sono stati investiti anche milioni, sono state liquidate. Circa due milioni di rifugiati ucraini sono andati nei paesi russofobi della Polonia e della Germania, il che è destinato a causare gravi problemi economici in quei paesi.

Gli Stati baltici non hanno imparato nulla. Dovrebbe essere chiaro per loro che la NATO li lascerà senza protezione come ha lasciato l’Ucraina. La strategia della NATO di combattere apparentemente il nazismo ucraino, sulla falsariga della lotta al terrorismo, sta fallendo. Sia il nazismo che il terrorismo sono stati creati dall’Alleanza stessa per essere usati come pretesto per invadere altri paesi, svolgendo così un ruolo liberatorio.

Con sorpresa di molti, la reazione alle sanzioni è rimbalzata in Europa e negli Stati Uniti, le cui economie sono state colpite duramente, con l’aumento dei prezzi del gas, dell’elettricità e del petrolio che hanno già un impatto sui risparmi dei consumatori. A lungo termine, questo potrebbe trasformarsi nella tempesta perfetta per l’emergere di sconvolgimenti sociali che minaccerebbero la possibilità di rimanere al potere.

Ironicamente, in Germania, Francia e persino in Italia c’è una tendenza emergente che si allontana dalla politica antirussa degli anglosassoni, permettendo la possibilità di un’alleanza geopolitica euro-asiatica. Nel contesto di un possibile scoppio della terza guerra mondiale, questi piani meritano un’analisi separata.

L’internazionalizzazione della guerra

Molti paesi influenti come Cina, India, Pakistan, Emirati Arabi, Brasile, Messico e Venezuela si sono uniti nel criticare le sanzioni occidentali imposte alla Russia. Le nazioni esportatrici di petrolio hanno rifiutato di organizzare ulteriori forniture di oro nero agli Stati Uniti in mezzo all’embargo petrolifero della Russia. La situazione può essere usata per colpire il dollaro e l’intera struttura finanziaria globale dell’Occidente, e tutti ne sono ben consapevoli.

Il lancio da parte dell’Iran di dodici attacchi missilistici l’11 marzo contro le infrastrutture israeliane e statunitensi situate in Iraq ha aperto un secondo fronte in una guerra non ancora mondiale. Si noti che oltre all’Ucraina, una serie di conflitti si stanno intensificando in tutto il mondo con la prospettiva di una grande guerra in Medio Oriente: scontri tra Arabia Saudita e Yemen, Arabia Saudita e Iran, Israele e Siria, Palestina e Iran, Turchia e Siria.

Benvenuti nella guerra fredda 2.0

Dove ci porterà la nuova crisi in Europa? Tutte le indicazioni sono che il conflitto colpirà il lato economico-finanziario, commerciale, informativo-psicologico della vita e nessuno può rispondere in modo credibile alla domanda di quando e come il conflitto finirà o che tipo di ordine mondiale sostituirà quello attuale e chi sarà al comando.

Il 15 marzo Biden ha firmato un ordine esecutivo per 13,6 miliardi di dollari in aiuti umanitari e militari all’Europa orientale per contenere la Russia. Di questi, 1 miliardo di dollari sarà dato all’Ucraina per l’acquisto di armi antiaeree, missili balistici e droni statunitensi. Biden ha detto: “Questa guerra potrebbe durare a lungo, ma siamo fiduciosi che l’Ucraina non deporrà le armi a Putin.

La cessazione da parte della Russia della sua appartenenza al Consiglio d’Europa il 16 marzo ha dato a tutti carta bianca per azioni future.

Tre mesi fa nessuno poteva vedere il futuro. La verità era nota solo ai servizi di intelligence dei principali paesi e a una cerchia ristretta dei principali analisti del mondo che avevano il compito di conoscere gli scopi e gli obiettivi delle prossime ostilità. Bisogna anche notare che la crescente incertezza nel mondo potrebbe essere usata per ottenere un vantaggio strategico e garantire la vittoria.

In definitiva, questi eventi dovrebbero essere una lezione per il nostro paese. Non possiamo permettere un cambio di regime attraverso i metodi della CIA e delle sue agenzie ausiliarie, come quelli sviluppati nel 2014 e testati in Nicaragua nel 2018. Tutti i guai dell’Ucraina sono dovuti a una cosa: il desiderio degli Stati Uniti di dominare il mondo.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

31 marzo 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/la-guerra-delle-agenzie-di-intelligence-per-il-dominio-del-mondo/

Il “grande gioco” israeliano

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di Giacomo Gabellini

Il “grande gioco” israeliano

Fonte: Giacomo Gabellini

All’inizio del 2012, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si recò alla riunione annuale della potentissima American Israel Public Affairs Committee (Aipac) per pronunciare un duro atto d’accusa contro la linea politica dell’amministrazione Obama, interrotto dalla lettura di una alcuni passaggi di una lettera, risalente al 1944, attraverso la quale il Dipartimento della Guerra statunitense aveva comunicato ai rappresentanti del movimento sionista il rifiuto alla loro proposta di bombardare un segmento del tratto ferroviario che conduceva al campo di concentramento di Auschwitz. Alla fine del suo intervento, il leaderdel Likud affermò inoltre che «nessuno di noi può permettersi di aspettare ancora a lungo. In qualità di premier israeliano, non permetterò che il mio popolo viva all’ombra dell’annientamento», strumentalizzando così la sofferenza degli ebrei a fini ideologici conformemente all’ormai consolidata pratica di giustificare la politica israeliana. Lo stesso premier israeliano si prestò a una sceneggiata dello stesso genere in occasione anche dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del settembre 2012, presentandosi dinnanzi ai delegati di tutto il mondo con in mano un manifesto raffigurante una bomba a palla con una miccia accesa, su cui tracciò una linea rossa corrispondente, a suo dire, al “punto di non ritorno”, vale a dire il limite che le Nazioni Unite dovrebbero impedire all’Iran di superare «prima che completi l’arricchimento necessario a fabbricare una bomba».  Continua a leggere

Siria 1957: False Flag e la storia che si ripete

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Segnalazione del Centro Studi Federici

SIRIA: IL PRECEDENTE
È il 1957; il Presidente americano Eisenhower e il Primo Ministro britannico Mcmillan decidono che è arrivato il momento di un “regime change” in Siria.
Shukri al-Quwatli il presidente siriano che aveva vinto le prime elezioni democratiche, l’eroe dell’indipendenza non era più affidabile; si stava avvicinando troppo all’Unione Sovietica e Washington e Londra non potevano correre il rischio di perdere il controllo del petrolio siriano, né che la Siria diventasse un caposaldo comunista in Medio Oriente.
E così furono messi in campo Cia e Sis per studiare la soluzione migliore. E fu trovata: scatenare una serie di attentati terroristici a Damasco facendo finta che ci fosse una rivolta in corso; compiere alcuni omicidi mirati sulle figure più influenti del governo e una serie di provocazioni alle frontiere turca, irachena e giordana che spingesse quelle nazioni ad intervenire.
CIA e SIS avrebbero dovuto usare “le loro capacità sia nel campo psicologico che in quello dell’azione”.
Tra gli uomini del governo siriano da uccidere, il primo era Afif al-Bizri il capo di Stato Maggiore accusato di essere un uomo di Mosca.
Il piano per il “regime change” prevedeva il finanziamento ad un “Comitato Siriano Libero” e armi a “fazioni politiche paramilitari”; gli antesignani degli attuali “Ribelli moderati”.
L’operazione, ormai approvata ed esecutiva, si arenò per la rinuncia di Iraq e Giordania a scatenare una guerra disastrosa in Medio Oriente.
La storia del tentato golpe in Siria emerse qualche anno fa dai documenti privati di Duncan Sandys, Segretario alla Difesa del Premier britannico e pubblicati dal Guardian.
È impressionante la similitudine con ciò che sta accadendo oggi; ma in fondo non c’è nulla di nuovo né in Siria né altrove.

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