BELT AND ROAD E DOMINIO CINESE DOPO IL COVID-19. La scelta fra scontro e perdite finanziarie

 

La Belt and Road Initiative, (BRI); l’iniziativa di espansione economica e politica della Cina verso i paesi in via di sviluppo che si è sviluppato attraverso un insieme di investimenti finanziati  o cofinanziati da governo cinese viene a richiamare una serie di grossi problemi legati sia ai rapporti internazionali, sia allo sviluppo delle industrie interne.

La Cina a partire dal 2015, come indicato in un discorso ufficiale dallo stesso Xi Jinping, si è trovata nella necessità di affrontare una “Supply Side Structural Reform” (SSSR), cioè la necessità di riformare il proprio sistema produttivo per renderlo più efficiente ed orientato al mercato, perchè non era possibile supportare una crescita a colpi di aumento del debito interno del 10% all’anno. Le finalità  principali dell’SSSR sarebbero  migliorare la qualità e l’efficienza dell’approvvigionamento; promuovere adeguamenti strutturali; correggere la distorsione dell’allocazione dei fattori di produzione; migliorare l’adattabilità e la flessibilità della struttura dell’offerta ai cambiamenti della domanda; e migliorare la produttività totale dei fattori (People’s Daily, 4 gennaio 2016). Praticamente un programma che appare scritto da Mario Monti.  Più concretamente, l’SSSR comprende cinque obiettivi strategici fondamentali:

1) ridurre la capacità industriale in eccesso;

2) ridurre la leva finanziaria nel settore aziendale;

3) riduzione delle proprietà immobiliari inutilizzate;

4) riduzione dei costi per le imprese e

5) affrontare gli “anelli deboli” dell’economia (un eufemismo per la riduzione della povertà). Continua a leggere

HONG KONG RINVIA LE ELEZIONI e cancella certi candidati. La scuola “Cinese” di Giuseppi Conte

Il leader di Hong Kong, Carrie Lam, che non è democraticamente eletta, ma è nominata dal Partito Comunista Cinese, ha scatenato proteste annunciando ieri che le elezioni dell’assemblea legislativa, che dovevano tenersi il 6 settembre prossimo, sono rinviate ad almeno al 5 settembre 2021. Tutto questo il giorno dopo che 12 leader dell’opposizione sono stati esclusi dalla partecipazione alla contesa elettorale, per motivi ovviamente di carattere politico.

“La situazione epidemica di Hong Kong è entrata nella fase più grave da gennaio, poiché si prevede che  l’epidemia continuerà a diffondersi”, ha detto Lam, mentre la città ha riportato un decimo giorno consecutivo di oltre 100 nuove infezioni. “Il voto, che coinvolge raduni di massa e contatti sociali, potrebbe comportare un rischio molto grave per la salute pubblica”.

Naturalmente, dato che l’assemblea legislativa è scaduta, vi è un vuoto di potere, per cui il potere esecutivo della LAM si consulter tutte le volte in profondità con il Comitato per gli affari di Hong Kong del Parlamento Nazionale, quello di Pechino, fino all’elezione del nuovo parlamento. Quindi tutta la vicenda si conclude con l’appoggio reciproco ed il sostegno di tutte le parti: Il Comitato del Popolo del Partito Comunista fa i complimenti alla Lam e le assicura il  proprio appoggio, e questa afferma che quindi continuerà a governare in modo legittimo. Tutti vissero felici e contenti, tranne, ovviamente, gli abitanti di Hong Kong.

Giuseppi ha imparato bene dalla Cina: si procura la prosecuzione o l’intensificazione dell’allarme Covid, poi si chiede alla Commissione degli esperti, quella le cui deliberazioni sono tenute sotto segreto, di pronunciarsi, quindi , per il pericolo di un’epidemia di Covid-19, si fa quello che si vuole, praticamente esautorando il parlamento. Tutti vissero felici e contenti, tranne, ovviamente gli italiani. Però Conte ha l’appoggio degli Esperti, sempre più simili al “Gran Consiglio dei dieci assenti” di fantozziana memoria, ha l’appoggio della Merkel e quindi di Mattarella. Alla fine se la Lam se ne può fregare degli abitanti di Hong Kong, lui può fare esattamente lo stesso con gli italiani.

Fonte: www.scenarieconomici.it  Continua a leggere

La pandemia colpisce gli scettici e i sovranisti…

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Hanno trasformato la pandemia in pantomima. Una tragedia mutata in pagliacciata globale. Dunque, lo schema della fiaba con intenti moralistici e punitivi è il seguente. La pandemia nata in Cina, cresciuta in Asia, infuria nel mondo ma ci sono tre nazioni carogne guidate da tre canaglie che sono paladini, impresari e veicoli della pandemia. I tre porcellini in questione si chiamano Donald TrumpBoris Johnson e Jair Bolsonaro e guarda caso sono tutti “sovranisti”, conservatori o nazional-populisti. Una mezza scomunica arriva pure all’India dove c’è un mezzo nazionalista, Narendra Modi. E una velenosa maledizione scende sulla Russia del Maledetto Zarista-sovranista Vladmir Putin. Il Covid ha una sua morale progressista, secondo i media, punisce chi dubita della sua virulenza ed è sovranista. Fa eccezione la Svezia dove un governo socialdemocratico ha usato la linea aperta sul Covid ma per questi non vale la punizione divina né l’allarme sui dati.

Sugli altri paesi si dice poco e niente, le stragi del covid in Africa, in Asia o nei Caraibi vengono dimenticate, i contagi tra i migranti passano in sordina, e comunque mai col tono usato per i Tre Porcellini, che è riassunto nell’espressione “ben ti sta”, “te lo sei cercato”. Se Johnson o Bolsonaro risultano positivi al virus è un peana euforico degli umanitari, un inno progressista al Covid, un’ola di liberazione che fa il tifo per la Bestia, che in questo caso è il virus, anche se per loro la Vera bestia è la sua vittima sovranità  È inutile dire che la traduzione dei Tre Porcellini in Italia è Prosciutto & Meloni, ove per Prosciutto s’intende Salvini-Suini e per Meloni s’intende Giorgia regina de’ Coatti.  Avvertenza d’obbligo, anche se più volte espressa: nessuna simpatia per Trump e Bolsonaro (un po’ per Johnson), antipatia per i loro nemici e competitori.

Ogni giorno, a partire da quella cloaca grillo-contina che è il tg1 lo schema è sempre lo stesso: i Buoni sono la Cina e la Contea d’Italia da cui arrivano notizie radiose e profilassi efficaci mentre i cattivi sono gli Usa, il Brasile, la Russia, ecc. da cui arrivano sempre notizie sinistre condite da errori colossali dei leader. L’impressione che lasciano ai cittadini italiani è che quei paesi stiano toccando vertici pazzeschi di contagio e di vittime e siano esposti al male per una scelta ideologica folle prima che sanitaria: sono stati liberisti con il virus, hanno lasciato proseguire l’economia, hanno lasciato a piede libero le popolazioni, dunque vanno puniti e intubati. Continua a leggere

L’élite globale anglosassone e la Terza Guerra mondiale?

Riceviamo e pubblichiamo questa analisi di una nostra amica ed assidua lettrice, che segue una teoria e trae conclusioni che non possiamo considerare definitive, ma degne di nota. E’ un’ opinione politicamente scorretta, con una sua logica, di cui tener conto. (Nota del Circolo Christus Rex) 

di Francesca Catanese

Carrol Quigley, professore alla Georgetown University, pubblicò nel 1966 un volume di 1348 pagine: Tragedy and Hope. Quigley non è accusabile di complottismo perché ha formato la classe dirigente angloamericana, a iniziare da Clinton. Il professore rivelava l’esistenza di una élite anglofila che puntava al dominio globale e che in parte lo aveva già conquistato. Ma prevedeva anche che, dopo il 2000, nuove forze, come la Cina, una Russia liberatasi dal Comunismo – che, dimostrava Quigley era per lo più uno strumento dell’élite globale britannica – avrebbero contrastato l’egemonia anglofila mondiale. Continua a leggere

Coronavirus, la Russia di Putin vieta l’ingresso ai cinesi

Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping

La Russia di Putin teme il coronavirus e per questo motivo vieterà a tutti i cittadini cinesi di entrare nel paese da giovedì 20 febbraio.

Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping, uno stretto alleato dei russi.

Nella serata di martedì 18 febbraio il primo ministro Mikhail Mishustin ha firmato il decreto che vieta temporaneamente a tutti i cittadini cinesi di entrare in Russia per motivi di turismo, studio o lavoro. La notizia è poi stata riferita ai media dal ​​vice primo ministro Tatiana Golikova.

Mosca ha preso la decisione “in relazione al peggioramento della situazione epidemologica in Cina e alla continua presenza di cittadini cinesi sul territorio russo”, ha riferito l’Interfax.

Secondo le statistiche del ministero degli interni, la Russia lo scorso anno ha rilasciato oltre 2,3 milioni di visti ai cittadini cinesi, la maggior parte dei quali erano sul suolo dell’enorme paese per motivi turistici. Oggi l’epidemia di coronavirus in corso rischia di danneggiare i fiorenti legami di Mosca con Pechino. Solo nel 2019 il commercio tra i due paesi ha raggiunto, secondo il Financial Times, i 110 miliardi di dollari.

A mezzanotte di martedì 18 febbraio la Russia, quindi, smetterà di accettare, elaborare e rilasciare domande di visto per cittadini cinesi. La decisione non riguarderà i passeggeri in transito a Mosca, che è diventato un centro popolare per i turisti cinesi che visitano l’Europa. L’anno scorso, per esempio, 1,26 milioni di passeggeri cinesi in transito hanno attraversato l’aeroporto Sheremetyevo, il più grande di Mosca.

Dal ministero degli esteri russo hanno dichiarato di aver interrotto il rilascio di visti elettronici ai cittadini cinesi, sospendendo un permesso speciale che offre ai turisti un accesso a breve termine a San Pietroburgo, all’enclave del Mar Baltico di Kaliningrade a parti dell’estremo oriente del paese.

Lo scorso gennaio la Russia aveva chiuso il suo confine terrestre di 4 mila chilometricon la Cina, aveva vietato l’ingresso senza visto per i gruppi di turisti cinesi e sospeso tutti i voli tra i due paesi, eccetto quelli gestiti dai vettori statali Aeroflot e Air China. In seguito la Russia aveva iniziato a evacuare alcuni dei 300 russi che vivono a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia, e altri 341 da altri luoghi nella provincia di Hubei.

Fino ad ora in Russia sono stati segnalati solo due casi di coronavirus, entrambi riguardanti cittadini cinesi in Siberia, nonché una donna russa a cui è stato diagnosticato il virus a bordo della nave da crociera Diamond Princess in quarantena in Giappone.

Da https://www.ilgiornale.it/news/mondo/coronavirus-russia-putin-vieta-lingresso-ai-cinesi-1828761.html

Sindrome cinese

Di Marcello Veneziani

Il pericolo cinese ci accompagna ormai da una vita. Ci fanno paura ormai da troppo tempo, altro che coronavirus e razzismo anticinese. Ero bambino e già si temevano i cinesi di Mao Tse Tung in marcia con la loro rivoluzione culturale, i loro libretti rossi, i loro feroci campi di rieducazione, le loro esecuzioni sommarie in massa; e l’annuncio che avrebbero raggiunto anche noi e invaso il lontano occidente. Aiuto, la Cina è vicina, ripetevamo con Marco Bellocchio. “Arrivano i cinesi” cantò poi Bruno Lauzi. Sono tanti, militarizzati e si moltiplicano a vista d’occhio, dicevano, non hanno niente da perdere, sono irregimentati, nascono e muoiono come mosche o chicchi di riso, uccidono senza problemi, ti costringeranno a cedere la macchina e andare in bicicletta e ti spoglieranno del capo firmato per farti indossare la tutina di forza alla Mao. Ecco il libretto d’istruzioni di Mao, con le sagge idiozie del Grande Timoniere; da noi i filocinesi erano tanti, fanatici e armati.

Non avevamo fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo per la morte di Stalin e poi la fine della Guerra Fredda che le Guardie Rosse cinesi ci minacciavano. Quando Mao morì non si fece in tempo a dire pericolo scampato che la Banda dei Quattro, vedova inclusa, riprese le minacce. E una dependance dei cinesi ce l’avevamo, soprattutto noi pugliesi, a un tiro di schioppo, in Albania, e annunciavano l’imminente caduta dell’Imperialismo, del Capitalismo e l’arrivo degli albanesi come aperitivo dei cinesi.

Quando ero ragazzo diventò proverbiale il titolo di un film, Sindrome Cinese, con Jane Fonda e Michael Douglas che ci impauriva con un’esplosione nucleare che avrebbe creato bibliche contaminazioni nella popolazione californiana e in seguito planetaria. Ma ancor più terribile da giovane fu il filone dalla Cina con furore che ebbe come protagonista il mitico Bruce Lee, venuto dalla Cina d’esportazione, di Hong Kong, che nei suoi film ci mostrò le mazzate cinesi e le arti marziali, il Kung fu e una marea di violente crudità per nuocere al prossimo con pochi ma terribili colpi letali.

Anche il sesso in versione cinese era esagerato, mortale, eccessivo. Altro che Lanterne rosse. Da paura. Persino quando si divertono per il loro Capodanno e per il loro teatro, i cinesi inscenano mostruosi spettacoli, con dragoni, serpenti, maschere spaventose. Con loro non ti puoi mai rilassare un attimo.

Se vi assale il dubbio di vivere nel peggiore dei mondi possibili e sognate di lasciare il vostro paese, recuperate il film cinese Still Life, premiato anni fa alla Mostra del Cinema di Venezia: vi riconcilierete con la vostra vita e il vostro mondo. Il degrado delle nostre città vi sembrerà oro rispetto a quello cinese, mostrato dall’orrendo film. Vedendo quel film ambientato tra i terùn del sud cinese, riacquisterete fiducia e stima nell’Europa, nell’Italia, in Scampia. E perfino nel cinema italiano. Dateci Scamarcio.

Negli anni la Cina ha continuato a spaventarci per la crescita esponenziale della sua popolazione, il maocapitalismo, le fabbriche organizzate come eserciti, l’inquinamento pazzesco che accompagna la sua industrializzazione e ammorba le sue città. Nel frattempo l’incubo cinese diventò commerciale, fregavano i nostri prodotti perché loro li riproducono a prezzi stracciati; i grossisti compravano mille tappeti persiani made in China al prezzo di uno solo, le loro manifatture coi lavoratori pagati quasi niente e disposti a lavorare sedici ore al giorno stipati in un sottoscala dove producevano, mangiavano, dormivano, copulavano e defecavano. Aziende chiuse, lavoratori nostrani sul lastrico per via della concorrenza cinese che sbaraglia tutto e tutti. Prodotto cinese fu sinonimo di merce a prezzo basso, altamente tossica e nociva per la salute e i bambini ma imbattibile. Nei loro mercatini trovi tutto, seppur scadente. Cominciarono a fiorire da noi quartieri di China Town, dove la gente non moriva mai perché si tramandavano le carte d’identità, secondo una vulgata diffusa. E poi i ristoranti cinesi, su cui si narravano truculente storie di cani e gatti trucidati, carni avariate, igiene pessima.

Sotto casa mia c’era un cinesino che tutti chiamavano Eulo; era il suo nome d’arte perché vendeva tutto a un euro (in cinese eulo). Se vai a Prato, la città più cinese d’Italia, ti spaventi a vederli crescere a dismisura e la consideri una nemesi dello sconsiderato gesto del pratese Curzio Malaparte che regalò la sua esclusiva, spettacolare villa a Capri alla Repubblica popolare cinese.

La Cina detiene ancora i record mondiale d’inquinamento, pena di morte e comunismo totalitario. La Cina è sempre esagerata. Dopo la Sars, la sindrome respiratoria acuta, ora ci arriva dalla Cina il coronavirus, corredato d’inquietanti notizie, decessi e omertà, più serpenti, pipistrelli, virus nati in laboratori militari e altre leggende metropolitane raccolte e ingigantite dalla rete. Con tutti questi precedenti, il campo delle opzioni a nostra disposizione si restringe: arrendersi ai cinesi e consegnare loro chiavi in mano l’Europa; dichiarare guerra alla Cina ma sono troppi, sfuggono da ogni parte e non ce la fai ad accopparli. O più modestamente scappare appena vedi un cinese, seppure con la mascherina, o appena senti un suo starnuto letale. Barricarsi in casa, negarsi ai luoghi affollati, vivere da eremita per timor cinese. Lo fanno in molti.

Tutto questo lo dico non per giustificare la paura o come impropriamente si dice, il razzismo nei confronti dei cinesi, e nemmeno per maledire la Cina ma per dire che non da oggi abbiamo paura dei cinesi, del comunismo cinese, del contagio cinese, della violenza cinese, del commercio cinese, del sovraffollamento cinese, dell’inquinamento cinese. L’incubo cinese. Morale della favola? Non c’è: volevo sdrammatizzare il pericolo cinese ma alla fine l’ho aggravato.

MV, La Verità 9 febbraio 2020

da https://www.google.com/url?q=http://www.marcelloveneziani.com/articoli/sindrome-cinese/&source=gmail&ust=1581542488789000&usg=AFQjCNFkv6sO3NeJCOgwOVPrKTuAPFTnGA

Mai dimenticare chi sono i comunisti

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

Mai dimenticare chi sono i comunisti. Non solo quelli del passato, ma anche quelli del 2019.
Tutti abbiamo sotto gli occhi quanto sta accadendo ad Hong Kong dove la Cina Comunista se ne infischia dell’autonomia locale e, come è facilmente prevedibile, grazie anche all’assordante silenzio nord americano ed europeo, le repressioni del regime comunista si estenderanno sempre più, nonostante le coraggiose manifestazioni che vedono come capofila i cristiani locali.
L’ultimo caso di censura riguarda… il basket NBA.
China Central Television ha deciso di sospendere le trasmissioni delle partite di basket del torneo più spettacolare del mondo dopo che su Twitter il general manager degli Houston Rockets, Daryl Morey, ha sostenuto le proteste anti-governative in corso a Hong Kong, testo condiviso dal presidente dell’Nba, Adam Silver, poi ritrattato.
“Riteniamo che qualsiasi discorso metta in discussione la sovranità nazionale e la stabilità sociale non rientri nell’ambito della libertà di parola”, hanno scritto dalla Cctv, mascherando la censura comunista sotto le mentite spoglie del “sovranismo”.
Ben più grave della sospensione dell’Nba in Cina è quanto sta accadendo in un altro sistema comunista, e totalitario, che sta lentamente uccidendo il suo stesso popolo: il Venezuela di Nicolas Maduro.
Nel paese sudamericano sempre più persone, molte delle quali d’origine italiana,
soffrono di mancanza di cibo, di medicine e della repressione attuata dalle milizie militari e paramilitari del regime di Maduro.
Secondo il vescovo di La diode, mons. Jaime Villarroel, “oggi il Venezuela è un campo di concentramento”, il governo “ha distrutto l’intero apparato produttivo, l’agricoltura, ha sequestrato milioni di ettari di terra che sono stati abbandonati”.
Un dato è particolarmente significativo. Prima dell’instaurazione del regime comunista (circa 20 anni fa) il Venezuela produceva l’80 percento di ciò che consumava. Oggi il Venezuela non produce nemmeno il 20 percento di ciò che consuma.
Come se non bastasse, in Venezuela le gang criminali prosperano all’ombra del regime, grazie al traffico intensivo di droghe e armi, alla tratta di esseri umani ed anche alla vendita di organi.
Già tre milioni di venezuelani sono scappati via dal paese e molti dei rimasti sopravvivono in condizioni veramente precarie, con diverse ragazze costrette alla prostituzione e diversi ragazzi obbligati a dei lavori forzati veri e propri.
Il tasso di malnutrizione nei bambini tra 0 e 5 anni è superiore al 20 percento e nel paese molti mangiano ogni giorno solo frutta, la stessa tipologia di frutta giorno dopo giorno. I più abbienti hanno la possibilità di aggiungere riso o pasta.
Alla carenza di cibo si unisce quella di materiale medico.
Gli ospedali sono praticamente sforniti di tutto.
I medici, quando possibile, si portano da casa ciò di cui hanno bisogno per operare.
L’anno scorso sono morti più di 18 mila bambini appena nati. Più del 25 percento delle madri muore durante il parto, perché non c’è assistenza medica.
Il governo rifiuta l’ingresso di aiuti umanitari in Venezuela e, su un altro fronte, detiene illegalmente centinaia di prigionieri politici, violando impunemente i loro diritti umani.
Mesi fa è stata chiesta la possibilità dello svolgimento di elezioni democratiche, supervisionate da osservatori internazionali. Inutile dire cosa ha risposto il governo… Maduro sta facendo di tutto per guadagnare tempo e continuare a rimanere al potere. E tutto questo con l’inquietante, se non complice, silenzio di molti governi del resto del mondo, compreso l’impopolare esecutivo delle “quattro sinistre” al potere in Italia senza l’esplicito consenso popolare.

Stati VS mercati: ecco il mondo che verrà

di Guido Salerno Aletta

Stati VS mercati: ecco il mondo che verrà

Fonte: l’Indro

Dall’ Italia alla Cina passando da Germania a Usa: colloquio non proprio mainstream con l’ economista Guido Salerno Aletta (a cura di Giacomo Gabellini)

Da diversi giorni l’attenzione generale è concentrata sul Documento di Economia e Finanza (Def) varato dal governo Conte, ma il caso italiano non rappresenta di certo l’unico fattore destinato a condizionare pesantemente l’andamento dell’economia mondiale, sulla quale pesano numerose incognite, a partire dalla prorompente ascesa della Cina e dalla linea politica adottata dall’amministrazione Trump. Abbiamo parlato di tutto ciò con l’ economista Guido Salerno Aletta, ex direttore generale della Fondazione Ugo Bordoni ed ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi.

In un suo recente articolo, lei ha espresso l’opinione che l’attuale confronto tra operatori finanziari e governo italiano rappresenti una battaglia del grande scontro tra Stati e mercati. Cosa l’ha portata ad approdare a una simile conclusione? Come crede che si evolverà questo scontro? Continua a leggere

Gli effetti della “cura Trump” sul sistema mondiale

Gli effetti della "cura Trump" sul sistema mondiale. Altra deflazione.

Gli effetti della “cura Trump” sul sistema mondiale. Altra deflazione.

Impressionante la quantità e  qualità tecnologica  dei prodotti che l’America importa dalla Cina (per 507 miliardi di dollari l’anno) e  che ora colpisce con dazi.   Mica riso e soya. Ai primi posti ci sono smartphone,  computer, schermi,  lettori ottici e magnetici, memorie elettroniche, circuiti integrati, microscopi e telescopi.  Seguono stampanti,  elettrodomestici di ogni tipo e complessità,  dall’aspirapolvere al ventilatore.  E …

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La Cina si sta comprando l’Italia (e noi glielo lasciamo fare, perché siamo nei guai)

Segnalazione Linkiesta

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La Cina si sta comprando l’Italia (e noi glielo lasciamo fare, perché siamo nei guai)

Qualche settimana fa, il vertice Conte-Trump, ora quello tra Tria e Xi Jinping. Con l’obiettivo di cercare sponde potenti, in vista di una possibile tempesta finanziaria. In cambio di qualunque cosa. (di Alberto NegriLEGGI)

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