Verona Pride 2022, Castagna attacca il neo-sindaco: Tommasi cattolico?!

Condividi su:

di Lucia Rezzonico

Il 16 luglio anche Verona, la vedrà il centro della città trasformarsi in “Sodoma” per qualche ora.
Il Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna interviene sull’argomento:
“anche se preparata da tempo, la sfilata dell’orgoglio sodomita pare sentirsi galvanizzata da una nuova amministrazione, che come primo atto, addirittura prima dell’insediamento, dimostra che la sua priorità è farsi vedere vicina ai promotori della “normalizzazione” dei desideri impuri contro natura, che la comunità LGBT vorrebbe riconosciuti in forme parificate al matrimonio, con tanto di adozione di bimbi. Spacciando tutto questo per “diritti civili” (sic!)”.
“Fa sorridere – dice Matteo Castagna con ironia – sentir parlare ancora di discriminazione categorie che, oramai, sono più coccolate e tutelate dalle Istituzioni dei panda in via d’estinzione…”
“Ma ciò che appare curioso è il dato politico. Il neo-sindaco Damiano Tommasi, che parteciperà al carnevale estivo di “Sodoma e Gomorra” (auguriamoci non blasfemo come a Bergamo, Milano, Cremona ecc.), si dichiara cattolico e nello stesso tempo è favorevole alla città arcobaleno. Dunque vale anche per Tommasi il passo evangelico: “Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6: 9, 10) ??? 
Oppure è esente dal rispetto del Cattolicesimo? Cattolico o gay friendly? Cattolico o favorevole a coloro che rappresentano “Gesù gay” e la “Santa Vergine Maria come una prostituta”?
Castagna conclude: “Ho letto che qualcuno ha parlato di cambio di passo rispetto al passato. Credo sia una speranza che fa almeno tenerezza, perché Verona è sempre la stessa, e non cambia per un errore di percorso della politica di Palazzo. La Famiglia è una sola; è quella che permette anche agli omosessuali di avanzare assurde pretese, ed è composta da mamma, papà e figli. La biologia è questa, o  diventerà anch’essa “omofoba” per legge?”
Hanno ripreso parte del comunicato: Il Fatto Quotidiano, L’Arena, Il Corriere del Veneto e altri
– Articolo a pag. 13 de l’Arena del 14/7/2022

Massoneria ebraica e guerra in Ucraina. Come l’ebraismo massonico ha alimentato il conflitto. Tutta la verità

Condividi su:

di Javier André Ziosi

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’Ucraina è dominata da una potente loggia massonica di matrice ebraica, la B’nai B’rith, che fin dal 2014 ha soffiato sul fuoco della guerra, conducendo all’attuale conflitto

Poche ore dopo l’invasione russa dell’Ucraina (cominciata alle prime ore del 24 febbraio), la sezione inglese della loggia massonica ebraica B’nai B’rith – nota per influenzare la politica e i governi di tutto l’Occidente – ha emanato un significativo, seppur breve, comunicato di denuncia, che rivela le reali posizioni dell’ebraismo massonico e militante nei confronti del conflitto ucraino:

La loggia B’nai B’rith denuncia l’invasione ingiustificata illegale dell’Ucraina da parte delle forze della Federazione Russa. È chiaro che questo attacco è una grave violazione del diritto internazionale e una violazione fondamentale della pace e della sicurezza in Europa. È altrettanto chiaro che le vite e le libertà di molti ucraini innocenti sono ora a rischio, comprese quelle di molti membri B’nai B’rith nel paese. La loggia B’nai B’rith chiede ai leader occidentali di fornire un vasto sostegno al popolo ucraino e di intraprendere tutte le azioni necessarie per contribuire a ripristinare la sovranità e l’integrità territoriale del paese. Senza tali azioni, la libertà di molte nazioni sarà in pericolo dal comportamento degli stati aggressivi [come la Russia].

Anche il governo d’Israele – molto critico nei confronti della Russia di Putin e dell’imperialismo slavo – ha espresso il proprio sostegno al popolo ucraino, condannando fermamente l’invasione. «L’attacco russo all’Ucraina è una grave violazione dell’ordine internazionale», ha dichiarato Yair Lapid, Ministro della Difesa israeliano. «Israele condanna l’attacco ed è pronto a fornire assistenza umanitaria ai cittadini ucraini».

Così, anche il Primo Ministro d’Israele, Naftali Bennet (che, a ottobre 2021, aveva partecipato ad un incontro «caloroso e positivo» con Putin), si è espresso a favore del popolo ucraino e contro l’invasione russa. «Come tutti gli altri, preghiamo per la pace e la calma in Ucraina», ha asserito. «Questi sono momenti difficili tragici, e i nostri cuori sono con i civili, che non per colpa loro sono stati catapultati in questa situazione».

Pertanto, è doveroso domandarsi: che cosa unisce l’ebraismo militante e massonico, e con esso Israele, all’Ucraina e al suo presidente, l’ebreo Volodymyr Zelens’kyj? Esiste un legame occulto fra la B’nai B’rith e la nuova Ucraina europeista e filo-americana emersa dal “golpe” del 2014? Di chi sono le responsabilità del conflitto?

Maidan: progetto sionista?

Per rispondere a tali domande è necessario ritornare a novembre 2013, anno in cui il presidente ucraino filo-russo Viktor Yanukovych – stretto collaboratore di Putin – decise di sospendere l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea, provocando forti proteste popolari, che, «appoggiate dal governo americano di Barack Obama e dalle logge massoniche progressiste occidentali», presero il nome di Euromaidan.

Fra le logge occidentali più influenti che hanno supportato finanziariamente e moralmente le proteste, contribuendo – nel febbraio 2014 – allo sviluppo di un vero e proprio colpo di Stato (al quale aderì anche l’ebreo ungherese George Soros), vi è la potentissima B’nai B’rith, loggia pre-sionista «d’ispirazione totalmente massonica, ma con una specificità giudaica», strettamente legata a Israele, ma con sede negli Stati Uniti.

Obiettivo della B’nai B’rith, in sintesi, fu quello di coinvolgere gli ebrei ucraini (e altre minoranze etniche, come i tatari) nelle proteste, convogliando tutte le forze anti-russe – compresa la destra radicale, composta dal partito Svoboda, dal Congresso Nazionalista e dal movimento Pravyj Sektor – in un unico, grande cartello europeista e filo-americano, in grado di condurre ad un radicale cambio di governo e svincolare così l’Ucraina dalle grinfie della Russia. Attraverso ONG e attivisti locali e stranieri, la loggia B’nai B’rith soffiò sul fuoco del malcontento ucraino, portando ad una veloce escalation delle proteste e alla conseguente fuga di Yanukovych (febbraio 2014), che, come previsto, lasciò il paese in mano alla cricca europeista e filo-sionista del nuovo presidente Petro Porošenko, il quale, un anno dopo, è già a Gerusalemme per stringere diversi accordi bilaterali, ammettendo: «L’Ucraina è con lo Stato di Israele».

Guerra in Donbass

Ma non tutti i cittadini ucraini hanno accettato in silenzio la rimozione del presidente Yanukovych e l’instaurazione di un governo europeista e filo-sionista. Difatti, mentre la Crimea, dopo un controverso referendum vinto con oltre il 90% dei voti, viene annessa alla Federazione russa, in Donbass (sud-est dell’Ucraina) esplode un’intensa guerra civile, dalla quale emergono due nuove repubbliche indipendenti anti-sioniste, la Repubblica di Doneck e la Repubblica di Lugansk, i cui leader accusano subito «del conflitto in corso i massoni americani ed europei», dichiarandosi ideologicamente vicini alla Russia di Putin.

«Nessuno è responsabile del fatto che le nostre banche, i negozi, l’aeroporto [di Doneck] siano chiusi, ad eccezione dei fascisti ucraini e dei liberi muratori degli Stati Uniti e dell’Europa», dichiarò Vladimir Antiufeyev, all’epoca vice Primo Ministro della Repubblica di Doneck. «Non siamo consapevoli dell’influenza che esercitano le logge massoniche in Occidente?!».

Volontari ebrei

Per contro, gli attivisti del B’nai B’rith, col supporto dalle logge progressiste e dei gruppi ebraico-sionisti americani, si sono attivati per mobilitare, in ottica anti-russa, gran parte degli ebrei ucraini, la cui comunità costituisce la terza più grande comunità ebraica in Europa e la quinta più grande al mondo. Fin dal 2014, numerosi ebrei vengono così arruolati come volontari, finendo inquadrati persino in reparti dichiaratamente nazionalsocialisti, come il famigerato battaglione Azov (equipaggiato con armi israeliane), il cui fondatore – Andry Bilecky – ha incredibilmente ammesso di essere «un convinto sostenitore di Israele», in quanto «il suo modello di società e di difesa è molto vicino al modello ideale per l’Ucraina». «Diversi ebrei hanno combattuto con noi», ha infine confessato. «Le opinioni personali non contano, conta difendere il Paese».

A conferma di ciò, Josef Zissels, co-presidente dell’Associazione delle organizzazione e delle comunità ebraiche in Ucraina, ha dichiarato che, dopo il golpe del 2014, «l’atteggiamento verso gli ebrei [in Ucraina] è drasticamente migliorato, poiché essi erano attivi durante [le proteste di] Maidan e si sono arruolati per combattere al fronte. Gli ebrei hanno dimostrato che si identificano con lo Stato ucraino, con il suo futuro e le sue sfide, e che sono pronti ad assumersi la loro parte di responsabilità».

Nuova Gerusalemme

Nel 2015, la maggior parte del debito sovrano dell’Ucraina viene acquisito dal fondo di investimento statunitense Franklin Templeton, che è di proprietà della famiglia Rothschild. Ma è nell’aprile 2016 che vi è la svolta. Appoggiato dalla B’nai B’rith e dall’ebraismo militante internazionale, il sionista ebreo Volodymyr Grojsman – presidente dal 2014 della Verchovna Rada – diviene Primo Ministro, succedendo ad Arsenij Jacenjuk. Il suo obiettivo, fin da subito, è quello di eseguire – affianco al compare Porošenko – gli ordini più rivoluzionari e ambiziosi della loggia B’nai B’rith, ossia ebraicizzare l’Ucraina, per farla diventare – come auspicava un tempo l’ebraismo “chassidico” dei Chabad Lubavitch – una sorta di nuova Israele.

È il giornale Kremenchug che, per la prima volta, in un articolo del 2017 scritto dal generale ucraino Grigory Omelchenko, svela al mondo il progetto occulto della B’nai B’rith. Secondo Omelchenko, il governo Grojsman-Porošenko avrebbe infatti «sviluppato un piano», per creare una «”nuova Gerusalemme“» in Ucraina, coinvolgendo le città di OdessaZaporizhzhyaDnipropetrovskMykolaïv e Cherson. Questa «nuova repubblica», con «capitale culturale» Odessa, avrebbe dovuto rappresentare, in antitesi alle prerogative di russificazione di Putin, una «”Gerusalemme ucraina“», nella quale reinsediare – secondo le direttive del piano – «circa 5 milioni di ebrei» provenienti da Israele o da altri paesi.

Stando alle parole del generale, furono persino formati i quadri politici (precisamente «dodici leader») di questa nuova repubblica, promettendo ad ogni abitante «una pensione di 500 euro mensili, indipendentemente dall’esperienza lavorativa». Ma, alla fine, a causa del proseguimento del conflitto in Donbass e della forte instabilità del paese, si decise di accantonare il progetto e attendere tempi più favorevoli.

Arriva Zelens’kyj

Dopo tre visite ufficiali del presidente Porošenko a Gerusalemme e la conclusione di vari accordi bilaterali con lo Stato di Israele, nel maggio del 2019 vince le elezione ucraine, con il 73% dei voti, il sionista e uomo della B’nai B’rith Volodymyr Zelens’kyj, divenendo il primo presidente ebreo nella storia dell’Ucraina.

Egli, affascinato dal vecchio progetto della “Gerusalemme ucraina” ideato da Grojsman e Porošenko, rafforza fin da subito i legami fra Ucraina e Israele, arrivando a firmare – nell’agosto del 2019 – un accordo con Netanyahu finalizzato a «promuovere lo studio della lingua ebraica nelle istituzioni educative in Ucraina». In sostanza, si comincia a insegnare l’ebraico nelle scuole. In tutte le scuole.

Ma v’è di più. Una ricerca condotta in quel periodo dal Pew Research Center di Washington, ha concluso che, fra le varie nazioni europee esaminate durante la ricerca, l’Ucraina è «la nazione più amichevole verso gli ebrei». Il generale Omelchenko, che è stato anche deputato della Verkhovna Rada, ha addirittura concluso che «l’Ucraina è il premio principale per il sionismo internazionale» e che essa «si sta trasformando in un “piccolo Israele”».

Biden e la guerra

Tuttavia, fino al 2020 l’Ucraina gode di una relativa pace, con l’insorgere di sporadici episodi di micro-conflitto fra i separatisti del Donbass e le forze nazionali ucraine, nelle quali continuano a combattere numerosi ebrei. Ma, nel gennaio 2021, con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden (agente occulto della B’nai B’rith e «uomo di Israele a Washington»), le direttive cambiano radicalmente.

È Biden, infatti, su ordine della massoneria occidentale (tra cui la B’nai B’rith), ad emanare nuove disposizioni al governo e all’esercito ucraino, «in modo da far innervosire Putin e sperare in un suo attacco improvviso contro l’Ucraina, al fine di fare apparire la Federazione Russa, nell’ambito dell’opinione pubblica internazionale, la nazione che ha dato vita al conflitto». L’obiettivo principale della loggia B’nai B’rith, non a caso, è quello di riportare la Crimea e i territori del Donbass all’Ucraina, indebolendo così la Russia e facendo entrare l’Ucraina nella NATO.

«Siamo davanti ad atti provocatori lungo la linea di contatto», ha dichiarato ad aprile 2021 Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino. «Sono le forze armate dell’Ucraina che hanno intrapreso un percorso verso l’escalation di questi atti provocatori, e stanno continuando questa politica. Queste provocazioni tendono a intensificarsi. Tutto questo sta creando una potenziale minaccia per la ripresa di una guerra civile in Ucraina».

Nello stesso mese, anche Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che la situazione in Donbass peggiora di giorno in giorno a causa delle «intenzioni bellicose di Kiev».

«Truppe ed equipaggiamenti militari vengono dispiegati nella regione e i piani di mobilitazione vengono aggiornati», ha concluso Zakharova. «I media ucraini stanno fomentando l’isteria basata sul mito della minaccia russa».

Obiettivo raggiunto

In risposta alle provocazioni ucraino-americane, il 24 febbraio 2022 Vladimir Putin dichiara guerra all’Ucraina, mirando alla capitale Kiev, dove risiede il presidente Volodymyr Zelens’kyj. «Ho preso la decisione di un’operazione militare», ha enunciato il presidente della Federazione russa. «Un ulteriore allargamento della NATO ad est è inaccettabile».

Dunque, l’obiettivo della loggia B’nai B’rith è stato raggiunto: l’Ucraina è in guerra con la Russia. Così, per una seconda volta, gli uomini della B’nai B’rith – capitanati dal presidente della sezione ucraina, il “fratello” Vadim Kolotushkin – chiamano a raccolta l’intera galassia ebraica, che, in Ucraina, è rappresentata da oltre centossessanta comunità, tra cui «duecento famiglie di emissari Chabad Lubavitch», molte delle quali residenti a Kiev.

«Gli ebrei d’Ucraina combatteranno a fianco dei loro vicini contro l’invasione russa», ha dichiarato Meir Stambler, rabbino capo di Kiev vicino alla B’nai B’rith. «È vero, questo Paese è intriso del nostro sangue e la nostra storia, qui, è complessa e dolorosa. Ma gli ultimi anni sono stati buoni, abbiamo un’ottima relazione con i nostri concittadini e condividiamo le sofferenze di questa assurda invasione: fianco a fianco».

A conferma di ciò, l’ebreo italiano Paolo Salom, sul Corriere, ha rammentato che tantissimi ebrei «ora sono in prima linea a difendere quello che considerano il proprio paese [ossia l’Ucraina]. Dunque, ha senso parlare di «denazificazione»?».

«Non credete alla propaganda», ha fatto eco un artista di Kiev. «Giusto per vostra informazione, nel nostro parlamento non c’è un solo deputato nazista, mentre abbiamo eletto un presidente ebreo [Volodymyr Zelens’kyj]».

Appello ebraico

Tuttavia, oltre a supportare lo sforzo bellico delle forze armate ucraine, la B’nai B’rith ha lanciato una campagna di supporto a favore degli ebrei residenti in Ucraina, i quali sarebbero vittima del «nazionalismo antisemita» di Vladimir Putin. Tale campagna, analoga alla campagna di supporto che avviò la B’nai B’rith in epoca sovietica, ha preso il nome di “B’nai B’rith Disaster and Emergency Relief Fund” e opera per ricevere donazioni economiche da tutto il mondo.

«Questa è una crisi alla quale noi ebrei più fortunati non dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie», ha dichiarato Alan Miller, presidente della sezione britannica della B’nai B’rith. «Non possiamo ignorare la situazione. Dovremo aumentare considerevolmente gli aiuti… Tutti noi ci faremo avanti finanziariamente, per aiutare coloro che hanno un così grande bisogno».

De-ebraicizzazione?

Pertanto, sorge spontanea una domanda: è corretto, nel caso dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, parlare di «denazificazione», quando invece i cosiddetti “nazisti” ucraini non possiedono alcun seggio in parlamento e il paese è governato da un ebreo massone? «Dobbiamo concentrarci sui fatti», ha dichiarato il reporter Avi Yemini. «I russi hanno invaso perché l’Ucraina è nazista? No. Esiste un problema di estremismo in Ucraina? Sì, ma non è questa la ragione che spiega quello che sta accadendo».

Dunque, non sarebbe forse più giusto parlare di de-ebraicizzazione? In ogni modo, la giornalista ebrea Anne Applebaum, domandandosi: «Perchè l’Ucraina è diventata l’ossessione di Putin?», ha risposto: «È una democrazia, e questo per [Putin] è un pericolo. Putin è spaventato all’idea che a Mosca possa ripetersi quello che è accaduto a Kiev nel 2014. Lo considera una minaccia personale. Ho sempre pensato che Putin fosse razionale, a modo suo. Non ha mai preso grossi rischi, in fondo. Era brutale, magari, ma non si è mai buttato in sfide che non potesse vincere. Oggi è diverso. L’invasione sembra un azzardo. […] Non so di cosa abbia paura, se della morte o di perdere il potere».

Fonte: https://www.ardire.org/2022/03/02/massoneria-ebraica-e-guerra-in-ucraina-come-lebraismo-massonico-ha-alimentato-il-conflitto-tutta-la-verita/

La dott.ssa Gwyneth A. Spaeder risponde al dott. Massimo Citro

Condividi su:

C’è una ricerca della polemica tra certi ambient cosiddetti cattolici conservatori o “tradizionalisti” parecchio divisiva, che non riguarda, in realtà, né tematiche di Fede né di Morale, ma che concorre alla confusione dei nostri tempi e, appunto divide tra vaccinisti e non vaccinisti. Chissà se gli attori principali di questa diatriba spendessero tante energie sull’essenziale riguardante la crisi nella Chiesa e nell’Autorità! Forse si sarebbero già raggiunti risultati insperabili…comunque, noi che riteniamo più ragionevole, in scienza e coscienza, la posizione della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, la cui opinione abbiamo già pubblicato sul nostro sito, ci sembra giusto pubblicare anche la risposta all’immancabile rimbrotto del collega dott. Massimo Citro, di area Carlo Maria Viganò (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Gwyneth A. Spaeder, MD

Caro Collega,

Nella sua risposta al mio articolo riguardante la lettera dell’Arcivescovo Viganò sulla sicurezza e sulla moralità dei vaccini mRNA COVID19, lei esprime il desiderio di “proseguire sul cammino di una reciproca critica costruttiva”. Apprezzo il tempo che ha impiegato per considerare il mio punto di vista ed esprimere il suo. Perché una discussione sia produttiva, tuttavia, si richiede un accordo di fondo su cosa possa ritenersi attendibile e autorevole e cosa no. Accordo che non sono certa ci sia. Dobbiamo anche fare attenzione a distinguere tra quelle che sono le ricerche in corso sui meccanismi e sugli esiti dell’infezione naturale da SARS-COV-2 e quelle che si concentrano sui vaccini mRNA progettati per mitigare i danni di tale infezione; spesso nella sua risposta tali studi vengono utilizzati in maniera intercambiabile. Dobbiamo peraltro cercare di evitare argomentazioni superficiali in cui semplici studi di laboratorio vengono presentati come prove clinicamente valide, o per cui si assume che certi protocolli terapeutici, giustamente utilizzati per una determinata malattia, siano efficaci in una situazione clinica diversa da quella in cui vengono solitamente impiegati.

Per cominciare vorrei chiarire velocemente un punto terminologico che può confondersi man mano che la nostra corrispondenza viene tradotta dall’inglese all’italiano e viceversa: in riferimento ai prodotti farmaceutici in questione, ovvero le iniezioni contenenti mRNA atte a indurre la produzione di una proteina spike modificata dal virus SARS-COV-2, continuerò a usare la parola “vaccino” per indicare un’entità somministrata ad un individuo con lo scopo di indurre una protezione immunitaria contro un agente patogeno. Usando questa definizione, il vaccino mRNA COVID non è diverso dai precedenti vaccini contro la poliomielite o l’influenza, anche se il meccanismo d’azione è diverso. Non credo che continuare a spendere altro tempo discutendo sull’uso del termine sia produttivo.

Per quanto riguarda le sue affermazioni secondo cui i vaccini COVID mRNA sono inefficaci, mi permetta di ricordare a lei e ai nostri lettori che questi vaccini sono stati progettati e testati per prevenire l’ospedalizzazione e la morte, ed è esattamente ciò che hanno fatto durante le ondate alfa e delta di questa pandemia; i primi dati ora suggeriscono che faranno lo stesso durante l’attuale ondata di omicron. Elencare numerosi articoli su casi particolari non serve a confutare questo fatto: questi vaccini stanno salvando vite e limitano la pressione sulle risorse sanitarie (CDC COVID Data Tracker).

Per quanto riguarda il suo successo nell’evitare l’ospedalizzazione dei suoi pazienti, senza sapere nulla della numerosità del campione di pazienti che ha in cura o sulle dimensioni della clinica che gestisce, è difficile trarre conclusioni significative, al di là del fatto che possa ritenersi una grande benedizione che a lei e ai suoi pazienti siano state risparmiate malattie più significative. La conclusione che lei trae è che le sue esperienze personali come medico possano essere applicate ed adattate al contesto di una pandemia mondiale. Vorrei metterla in guardia da un tale azzardo, poiché i dati a supporto delle sue modalità di trattamento individuali o vengono estrapolati da piccoli studi che non sono stati replicati in trial più ampi o presumono che il modo in cui un medicinale o un integratore si comporta per una certa malattia sarà lo stesso per un’altra. Le pubblicazioni sul ruolo della vitamina C nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie superiori negli anni ’90 possono suggerire un’ipotesi degna di essere verificata oggi nelle infezioni delle vie respiratorie inferiori, ma un’ipotesi è un punto di partenza e non una linea guida definitiva per il trattamento. Gli studi ventennali che esaminano il meccanismo d’azione dell’idrossiclorochina nei disturbi della coagulazione non possono sostituire studi recenti più ampi che non hanno dimostrato benefici per i pazienti SARS-COV-2 di oggi.

Vorrei anche affrontare le sue preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini mRNA COVID19, in particolare per quanto riguarda la proteina spike indotta dal vaccino, e fare qualche breve menzione ai dati provenienti da EudraVigilance. La proteina spike che i nostri corpi producono su impronta dell’mRNA contenuto nei vaccini è una versione modificata della proteina spike presente in SARS-COV-2. La modifica è lieve ma cruciale: in particolare, la proteina spike indotta dai vaccini non ha la capacità di cambiare forma e legarsi efficacemente al recettore ACE2 (impedendo così l’ingresso nella cellula); inoltre, ha un’ancora che lo tiene attaccato alla superficie delle cellule che lo producono, fornendo così un bersaglio stabile per le nostre cellule immunitarie. Per questo motivo, le preoccupazioni sollevate dagli studi da lei menzionati circa il potenziale danno alle cellule endoteliali da parte della proteina spike che fluttuerebbe liberamente nel corpo dopo la vaccinazione sono infondate. Gli studi da lei citati parlano specificamente della proteina spike di un’infezione naturale e, infatti, sottolineano ulteriormente l’importanza della vaccinazione per evitare tali complicazioni derivanti da un’infezione naturale (COVID-19 Vaccines and Spike Proteins – COVID-19 Resources Canada (covid19resources.ca). Per quanto riguarda EudraVigilance, è importante che i nostri lettori capiscano che svolge una funzione simile a VAERS negli Stati Uniti, e quindi qualsiasi estrazione di dati da quel sistema deve essere compresa ed esaminata nel contesto da cui quei dati derivano e con la dovuta attenzione all’incidenza di qualsiasi reazione avversa che viene sollevata.

Infine, vorrei parlare della sua affermazione secondo cui sono i vaccini stessi ad indurre lo sviluppo delle varianti. Spesso si afferma che chi non studia la storia è condannato a ripeterla, in questo caso però la storia ci consente di fare i conti con la realtà e ci offre anche un motivo di speranza. L’evoluzione virale ha seguito determinati schemi nelle precedenti epidemie e pandemie. In generale, è il pool di individui suscettibili che fornisce un serbatoio per lo sviluppo di mutazioni virali. E qualsiasi versione del virus che è in grado di diffondersi più rapidamente all’interno di quel serbatoio rischia di diventare rapidamente dominante. Perciò, il delta era più trasmissibile dell’alfa e l’omicron più del delta. Fortunatamente per noi, non accade spesso che un virus diventi contemporaneamente più trasmissibile e più mortale, poiché ciò limiterebbe effettivamente la capacità del virus di diffondersi (i deceduti non trasmettono attivamente il virus ad altri). Questo è stato certamente il caso della pandemia di influenza del 1918, ed è ciò che possiamo sperare accada col passare del tempo per le varianti di SARS-COV-2. Si noti, tuttavia, che in tutte le generazioni del virus, sono gli individui con immunità innata (cioè coloro che non sono stati vaccinati o precedentemente infettati) che forniscono il substrato necessario per lo sviluppo di nuove varianti.

In conclusione:

Sebbene per brevità abbia scelto di non rispondere punto per punto a tutte le sue obiezioni al vaccino e alla nostra attuale gestione delle infezioni da COVID19, spero sia chiaro che ho letto e considerato una ad una le sue preoccupazioni. Il punto cruciale del nostro disaccordo, tuttavia, è il modo in cui assegniamo valore alla ricerca medica e alle pubblicazioni. Come ho affermato nel mio articolo originario, esistono standard di prova e metodi oggettivi per confrontare la persuasività di un set di dati rispetto ad un altro. Se lei non è disposto ad accettare i risultati di studi estremamente ampi, randomizzati e controllati pubblicati su riviste mediche il cui nome gode di decenni (se non secoli) di credibilità, sarà molto difficile trovare un terreno comune in questa discussione. Se poi il fatto che la mia laurea in medicina provenga da un’istituzione di fama mondiale viene considerato sia come qualcosa che inficia le mie affermazioni di competenza medica sia come una prova della mia collusione con un nemico indefinito, non mi è chiaro come dovremmo procedere. Come giustamente mi fa notare nella sua lettera, abbiamo un dovere nei confronti dei nostri pazienti che supera le affiliazioni politiche. E come ho sottolineato nella mia risposta all’arcivescovo, sono grata di aver ereditato una tradizione di indagine scientifica rigorosa e intellettualmente seria dai numerosi medici e ricercatori cattolici e santi che ci hanno preceduto. Il loro esempio funge da guida tanto nell’approccio che adotto con i miei pazienti quanto nelle mie valutazioni e conclusioni circa i progressi della medicina per i pazienti di tutto il mondo.

Il mondo sta osservando come i cattolici rispondono a questa pandemia. Il livello dei nostri discorsi, e gli standard che adottiamo nell’affrontare questa storica sfida, avranno delle implicazioni a lungo termine sul modo in cui i medici e gli scienziati cattolici partecipano alla nobile professione medica.

 

Intervista a don Francesco Ricossa

Condividi su:

di Redazione

Sul sito www.sodalitium.biz è possibile trovare questa interessante e istruttiva intervista a don Francesco Ricossa, Superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (TO). Pur non riconoscendoci nella Tesi di Cassiciacum, da cattolici sedevacantisti simpliciter come Circolo Christus Rex-Traditio ci affidiamo ai Sacramenti ed alla cura animarum dell’apostolato dell’I.M.B.C.

VIDEO: https://youtu.be/z5sHcTCf_ic

Apostolato cattolico: Amato in Spagna, Castagna a Telenuovo

Condividi su:

di Lucia Rezzonico

Continua l’apostolato pubblico dei nostri principali punti di riferimento. Da un lato, prosegue il tour spagnolo dell’ Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita e nova Civilitas, che porta in numerose chiese di Madrid, Barcellona e oltre, le sue conferenze sulle radici cristiane dell’Europa in questo periodo difficile dovuto alla pandemia.

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/AvvocatoGianfrancoAmatoFanpage/?__cft__[0]=AZW3N9-O0KNaT4Zh4gTp8Ie2zOG14bTRyltApT2F6E2oE8NTn0w_FZ3TkfhEuHluKy-6_Viu-djor1rtT7IVI_fn1eykONW3OThRTDkWQh8jbGKd4T4Wq5wj3GOWHnE8kPE5STbsoT9pcG661di1f70y&__tn__=-UC%2CP-R

 

Dall’altro, il nostro Responsabile Nazionale Christus Rex Matteo Castagna riprende con le partecipazioni televisive e/o radiofoniche:

  • Telenuovo – Rosso&Nero condotto da Mario Zwirner il 03/12/2021 in collegamento Skype dal suo studio di casa, per commentare l’attualità (in studio l’Eurodeputato della Lega Mara Bizzotto e la Consigliere Comunale del Pd di Verona Elisa La Paglia): https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13154299
  • TelenuovoDestra&Sinistra condotto da Mario Zwirner il 04/12/2021 in studio con Etta Andreella del Partito Democratico, per commentare la posizione di una commissaria europea che avrebbe voluto eliminare gli auguri di Buon Natale, i nomi di Maria e Giuseppe per essere inclusivi verso i non credenti e per parlare di obbligo vaccinale: https://play.telenuovo.it/destra-e-sinistra/tit-13156529

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/Traditio.Italia/?__cft__[0]=AZWoAyY8DTUauNEdkRb6epQuFFkLvx64ZHxbX9rGI9js7j6Q0AD91LR7E5cv8TkPwD4EW6fnW3bFUxBkT2Pp7PDZp-MOZHU_IrnpCJgZLTQNcpKBnijPrujzzIbX0UHOic_rwR0dYauq-puLv04Ouc2o3XUqJpX46cJSfKG-X8YABQ&__tn__=-UC%2CP-R

È gradita la camicia nera, Berizzi no: Verona sbatte la porta in faccia al giornalista

Condividi su:

di Matteo Castagna

Avevo garantito ai miei 4 lettori una recensione del libro in questione, dopo averlo letto. Non potrò farla perché la gente della mia città sta dimostrando che non è interessata a questo testo. Sarà per un’altra volta.

 

di Valerio Benedetti

Roma, 28 ott – A quanto pare, a Verona Paolo Berizzi è ospite non gradito. Il giornalista di Repubblica, infatti, sta facendo una fatica del diavolo a trovare un luogo dove presentare il suo ultimo gioiello, È gradita la camicia nera: Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa (Rizzoli). Come denuncia Repubblica, «gli addetti della casa editrice, in queste settimane, hanno cercato una sistemazione per organizzare l’evento ma non è emersa alcuna disponibilità. Nessuno a Verona si prende la responsabilità di ospitare la presentazione di un libro che parla di estrema destra, o almeno questo è ciò che emerge dopo le prime ricerche».

Perché Verona non vuole Berizzi?

Per Repubblica, insomma, nessuno vorrebbe presentare un «libro che parla di estrema destra», lasciando intendere che la città scaligera non sarebbe interessata a questo tema. Ma siamo sicuri che l’ostracismo di Verona nei confronti dell’irreprensibile Berizzi derivi proprio da questo? Forse no. Forse i colleghi di Repubblica hanno dimenticato che il loro inviato non si è comportato molto bene con i veronesi. Nessun problema, ci pensiamo noi a rinfrescar loro la memoria.

Chiagni e fotti

Nell’agosto del 2020 un violento nubifragio aveva duramente colpito Verona (nonché Vicenza e Padova), e Berizzi pensò bene di pubblicare questo tweet: «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma». In sostanza, l’«umano» Berizzi disse che Verona, novella Sodoma dell’internazionale nera, si era meritata il nubifragio.

Come potete ben immaginare, il Comune scaligero non gradì affatto l’uscita del prode inviato di Repubblica. E lui, ovviamente non pentito, non si è mai sognato di chiedere scusa. Anzi: ha addirittura rilanciato pubblicando un libro sulla Gomorra dell’Adige. Davvero strano che Verona non muoia dalla voglia di accogliere Berizzi tra le sue mura. Sarà il karma.

Valerio Benedetti  

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/gradita-camicia-nera-berizzi-no-verona-sbatte-porta-in-faccia-a-giornalista-212518/

Sbarchi clandestini senza sosta, la Lamorgese fa finta di niente. E intanto manganella a Trieste

Condividi su:

di Redazione

“Non ho ancora sentito indignazione e solidarietà verso le tantissime persone perbene, che col Rosario in mano sono state manganellate o allontanate con gli idranti dalla polizia a Trieste, perché manifestavano ordinatamente il loro dissenso al green pass, di cui, in Europa, noi italiani siamo gli unici ad averne l’imposizionedice il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio Matteo Castagnae questo è preoccupante perché siamo di fronte all’ipocrisia di Stato della democrazia a senso unico. Se dissenti dal Pensiero Unico, per il mainstream sei fascista. Se sei contrario al lasciapassare perché non è giusto pagare per poter lavorare o essere, de facto, obbligati a un Trattamento Sanitario, sei considerato un facinoroso o un elemento eversivo, anche se i vaccinati trasmettono comunque il virus, contagiano e vengono contagiati”.

“E loro? Scusate, ma chi usa idranti e manganelli contro una donna incinta, anziani, scioperanti seduti o in preghiera, che cos’è? E’ tolleranza, questa? E’ democrazia? Non una parola da chi sabato è sceso in piazza a Roma per un bolso antifascismo, a fascismo morto e sepolto da 76 anni. Chi non prende le difese del popolo, faccia un serio esame di coscienza e, poi, non si lamenti se la gente diserta le urne, non cerchi né trovi alibi. I lavoratori e le famiglie italiane sono esasperati da imposizioni folli! E noi, del Circolo Christus Rex-Traditio, saremo sempre dalla loro parte, perché sono il nostro prossimo, in maggior difficoltà”.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

di Cristina Gauri

Roma, 18 ott — Lamorgese «pugno di ferro» con i pacifici portuali di Trieste e guanti di velluto con ravers e sbarchi di clandestini. Dorme il Viminale, troppo impegnato a bersagliare manifestanti no green pass con idranti e lacrimogeni, mentre a Lampedusa si susseguono senza sosta gli approdi di immigrati.

Sbarchi, a Lampedusa continua l’invasione

La notte appena trascorsa ha visto l’arrivo di altri 170 clandestini, stipati nel tristemente noto hotspot di contrada Imbriacola, perennemente al collasso o sull’orlo della crisi. centosettanta nuovi ospiti della struttura da aggiungersi ai 152 arrivati ieri con sei diverse imbarcazioni. Nell’hotspot si trovano al momento 329 persone. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Ministero dell’Interno, è impegnata nelle operazioni di «travaso» degli stranieri per evitare che la situazione degeneri. Impresa impossibile, visto il flusso continuo di sbarchi sull’isola: appena le autorità riescono a dare respiro alla struttura, trasferendo gruppi di immigrati, ecco che subito approdano altre centinaia di irregolari che vanno a colmare nuovamente la misura. 

Ci si mettono anche le Ong

La ciliegina sulla torta arriva dalle onnipresenti Ong, i taxi del Mediterraneo così solerti nel rifilarci migliaia di esseri umani disinteressandosi poi delle sorti che toccheranno gli stessi una volta varcati i nostri confini. Spacciatori? Ladri? Senzatetto? Prostitute? Vittime del caporalato? Non è affare dei sodali di Carola Rackete. Nel frattempo Alarm Phone ha lanciato via Twitter il consueto allarme chiedendo il salvataggio immediato di 75 persone a bordo di un gommone «in pericolo al largo di Garabuli (Libia). Non lasciateli annegare», scrivono i volontari.

La Sea Watch a caccia di clandestini

Intanto Sea Watch 3 inanella operazioni di recupero clandestini: 5 in meno di 24 ore, per un totale di 322 immigrati a bordo. «5 soccorsi in meno di 24 ore. Dopo i due interventi di ieri, questa mattina abbiamo prestato assistenza ad altre tre imbarcazioni portando a bordo 202 persone. 322 persone sono ora al sicuro su SeaWatch3 anche grazie al supporto del nostro aereo Seabird», twittano soddisfatti quelli di Sea Watch Italy. Il copione è già scritto. Ora bisogna solo attendere che la nave si riempia di persone fino a scoppiare, così da poter lanciare l’allarme e avanzare la richiesta di «porto sicuro». Prima si rivolgeranno a Malta, che come da copione fingerà di essere sorda, e poi all’Italia, con Lamorgese che srotolerà il tappeto rosso d’ordinanza.   

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/sbarchi-clandestini-senza-sosta-lamorgese-211175/

Catechesi di “Christus Rex”: l’attualità della battaglia di Lepanto, a cura dell’Ing. Raffaele Amato

Condividi su:

di Redazione

il Circolo Christus Rex-Traditio da circa due anni tiene delle riunioni online sulla piattaforma MEET “Catechesi del Circolo Christus Rex-Traditio” riservate ai suoi militanti, sostenitori e simpatizzanti. Si svolgono ogni primo Mercoledì del mese alle ore 21.00. Chi desiderasse partecipare, può chiamare il Responsabile Nazionale Matteo Castagna al numero +39/3474230340 per un colloquio conoscitivo e, successivamente, partecipare alla formazione cattolica. In alternativa, è possibile scrivere una mail a c.r.traditio@gmail.com indicando i propri dati e la volontà di partecipare alle catechesi, così da poter ricevere il link per accedere.

Stasera, primo mercoledì di Ottobre, l’Ing. Raffaele Amato terrà un’istruzione sull’ “ATTUALITA’ DELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571”, la cui ricorrenza è domani, 7 ottobre. Seguiranno, la recita del Santo Rosario, guidato sempre dall’ Ing. Amato e poi ci sarà spazio per il dibattito, anche su tematiche di attualità. Le riunioni sono riservate agli iscritti, non sono registrate né vengono diffusi i contenuti, in alcuna forma, al fine di garantire la piena libertà e privacy di tutti ed evitare eventuali imbarazzi nel porgere domande.

Il prossimo Mercoledì 3 Novembre alle ore 21.00 ci sarà un’istruzione di Storia della Dottrina Sociale della Chiesa su “LA VITA ETICO-GIURIDICA DELLA CHIESA PRECOSTANTINIANA” seguita da dibattito anche su temi di attualità.

L’importanza della formazione cattolica è fondamentale per se stessi e per l’apostolato.

Comunicato del Circolo “Christus Rex-Traditio” sul Motu Proprio “Traditionis Custodes”

Condividi su:

COMUNICATO DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO CIRCA IL MOTU PROPRIO “TRADITIONIS CUSTODES” DI J.M. BERGOGLIO

Il Motu Proprio “Traditionis Custodes” (visto il contenuto, questo nome sembrerebbe una presa in giro) di Bergoglio sulla “Messa in latino” fa chiarezza: rompe l’ambiguità dei suoi due predecessori, determinando l’impossibilità della convivenza sotto la stessa Chiesa delle due “lex orandi” perché non sono espressione della stessa “lex credendi”.
Noi Cattolici fedeli alla Tradizione riuniti nel Circolo “Christus Rex” lo sosteniamo da sempre: la “s-messa” di Montini, o Novus Ordo, è il rito espressione della fede ecumenista e criptoprotestante del Conciliabolo Vaticano II, mentre la Messa di San Pio V è l’espressione solenne della Fede Cattolica, Apostolica, Romana, come lasciataci da Gesù Cristo e sancita da tutto il Magistero Perenne dei Papi.
Questo Motu Proprio non è per noi cattolici del piccolo gregge rimasto fedele, nonostante lo tsunami conciliare. Per cui, per noi non cambia nulla, né per i sacerdoti che sono o vorranno finalmente dichiararsi “non in comunione” con la “Contro-Chiesa conciliare” e i suoi rappresentanti, seppur occupanti i Sacri Palazzi. La restaurazione arriverà, perché è stato predetto. “Le porte degli Inferi non prevarranno!”
Rompendo duramente l’ambiguità, Bergoglio crea una frattura con coloro che già vivevano col mal di pancia sotto la sua giurisdizione, inducendoli a una scelta coraggiosa ma conforme al Depositum Fidei, che potrebbe dimostrarsi provvidenziale: o con il piccolo gregge rimasto fedele Cattolico Apostolico Romano Integrale o con la “Contro-Chiesa ecumenista conciliare“. Il Signore saprà ricompensare la loro fedeltà, con le Grazie necessarie, spirituali e materiali, di cui non mancano mai i Suoi figli devoti.
Viva Cristo Re, Viva il Papato Romano!
*****************
NOTA IMPORTANTE, A MARGINE DEL COMUNICATO
Ciò che hanno scordato i “novatori”, da Montini a Bergoglio: “…Perciò, affinché tutti e dovunque adottino e osservino le tradizioni della santa Chiesa Romana, Madre e Maestra delle altre Chiese, ordiniamo che nelle chiese di tutte le Provincie dell’orbe Cristiano – dove a norma di diritto o per consuetudine si celebra secondo il rito della Chiesa Romana, in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa, non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato.
Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.”
Papa San Pio V, Bolla Quo Primum Tempore, 19 luglio 1570 (ad pertetuam rei memoriam!)
17 Luglio 2021
Il Circolo “Christus Rex-Traditio”

“Christus Rex” oggi a Milano contro il DDL ZAN

Condividi su:

di Redazione

Oggi una delegazione del Circolo Christus Rex-Traditio parteciperà alla manifestazione di Pro Vita e Famiglia contro il ddl Zan, che si terrà a Milano, in piazza Duomo, nel pomeriggio.

Il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna commenta: “ho letto che a teatro è previsto uno sconto, ma solo per chi sostiene il ddl Zan. subito credevo si trattasse di uno scherzo, invece è proprio vero. I paladini dell’ anti-discriminazione che compiono un atto discriminatorio verso chi non la pensa come loro? Beh, è grottesco, ma non stupisce perché è in linea con lo spirito del ddl: discriminare i cattolici e tutti coloro che sono contrari a indottrinamento gender nelle scuole, utero in affitto e adozioni a coppie dello stesso sesso. Mi chiedo cosa succederebbe se vi fossero dei negozi che applicassero sconti solo a chi è contrario all’ideologia arcobaleno: credo che chiederebbero la deportazione in un gulag…. 

A maggior ragione, oggi saremo migliaia di persone a manifestare per la libertà – continua Castagna. Noi per la libertà religiosa di poter continuare ad insegnare ai nostri figli che la famiglia è fatta da mamma, papà e figli, senza che nessuno abbia a soffrire “per colpa” della biologia e perché altre forme di unione non sono diritti ma desideri, che il cattolicesimo chiama peccati. Sicuramente, c’è un punto che mi pare non sia stato ancora sollevato pubblicamente da nessuno e, quindi, lo faccio io – conclude il Responsabile Nazionale di Christus Rex-Traditio: sostenere che il sacerdozio debba continuare ad essere solo maschile costituirà “un’istigazione alla discriminazione” oppure sarà ancora concesso vedere solo preti maschi e suore femmine? Ci sarà qualcuno che pretenderà la figura del “suoro” nei conventi delle clarisse o delle benedettine? Assurdo quanto distopico o prospettiva realistica? 

 

1 2