Il sedevacantismo non è una semplice opinione

Traduzione a cura di Luca Sbroffoni, del Circolo Christus Rex

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9 DICEMBRE 2020 DI BP. SANBORN (in fondo, riportiamo la versione originale in inglese dal link al sito con l’articolo del Vescovo)

L’OPINIONISMO

di S.E. Rev.ma Mons. Donald Sanborn

La vacanza della Sede Apostolica, il non-Papato di Francesco, e per questo di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Giovanni Paolo I, Paolo VI e persino di Giovanni XXIII, è una questione che ha diviso i tradizionalisti forse più che qualsiasi altro negli ultimi quarant’anni. Tra coloro che hanno intrapreso la via della resistenza alle riforme del Vaticano II, la maggioranza professa di essere sedeplenisti , cioè sostiene che Francesco sia un vero Romano Pontefice. Lo fanno solitamente sotto la direzione della Fraternità San Pio X. Altri, minoranza ma non insignificante, sono sedevacantisti , cioè dicono che Francesco non è un vero Romano Pontefice, né lo sono i suoi predecessori del Vaticano II. Questa differenza di posizione teologica ha causato un’agonia mondiale tra coloro che resistono al Vaticano II.

Ciascuna parte afferma che il suo punto di vista è quello giusto, e anzi necessario per mantenere una posizione cattolica. Ciascuna parte accusa l’altra di essere scismatica. Nell’autunno del 1979, l’arcivescovo Lefebvre ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava che non avrebbe tollerato nella Fraternità San Pio X coloro che si rifiutavano di inserire il nome di Giovanni Paolo II nel canone della Messa. Ha respinto un certo numero di sacerdoti in Europa per il rifiuto di osservare il detto. Nella primavera del 1980 venne in America con lo stesso programma: licenziare coloro che non avessero detto il nome di Giovanni Paolo II nel canone. Nel corso delle trattative con i preti americani, tuttavia, l’arcivescovo Lefebvre è giunto a una specie di compromesso. Non avrebbe cacciato i preti dalla Fraternità San Pio X, se avessero accettato di tenere per sé il loro sedevacantismo. Potevano escludere il nome di Giovanni Paolo dal canone, purché non ne facessero una questione pubblica. È nato l’opinionismo.

Lo stesso arcivescovo formulerebbe il principio fondamentale dell’opinione pubblica: “Non dico che il Papa non è Papa, ma non dico nemmeno che non si possa dire che il Papa non è Papa”. Lo scopo di
questo studio è esaminare l’opinione pubblica e giudicare se sia una posizione legittima da prendere. L’identità del Romano Pontefice può essere oggetto di opinione?
I. Che cos’è un’opinione?
Un’opinione è un’idea o una dottrina che ritieni probabilmente vera. Allo stesso tempo, tuttavia, hai la paura fondata che possa essere vero il suo contrario. La mente è decisamente propensa verso un’idea e rifiuta il suo opposto, ma non completamente. Non accetta totalmente l’uno come vero, né rifiuta totalmente il suo contrario come falso. Succede spesso nelle diagnosi mediche. Anche i medici altamente qualificati sono spesso solo di un’opinione su una diagnosi che fanno. Non sono in grado di avere una certezza assoluta a causa della mancanza di prove sufficienti per produrre la certezza. Quindi pensano o opinano che il loro paziente possa avere una certa malattia, ma non sarebbero molto sorpresi se scoprissero qualcosa di diverso col passare del tempo.
II. Cos’è un’opinione teologica? Continua a leggere

La fine del mondo e i falsi profeti

Riceviamo e pubblichiamo una lunga ma interessante riflessione di una nostra attenta lettrice, che preferisce usare, pubblicamente, uno pseudonimo e che ci inoltra un suo scritto per la prima volta.

Le opinioni scritte dai lettori sono espressione del loro pensiero. Noi pubblichiamo qui, solo le lettere che ci appaiono avere spunti interessanti di riflessione ed eventualmente di discussione.

 

di Greta

“E tutti i signori temporali e i prelati ecclesiastici saranno dalla parte dell’Anticristo. E quelli che sono divisi tra loro, i Papi, i Re, i Vescovi e il clero, diranno: “Se il mio avversario mi denuncia a quest’uomo tanto potente, sono morto. Meglio che vada io prima di lui”. Così tutti gli presteranno obbedienza, e non ci saranno né Re né prelati senza che egli lo voglia.”

San Vicente Ferrer, Sermone sulla venuta dell’Anticristo

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(L’ ‘altro Vangelo’ di Monsignor Viganò)

Il 7 giugno del 2020, Monsignor Carlo Maria Viganò ha scritto una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, elogiandolo come “coraggioso difensore del diritto alla vita, che non si vergogna di denunciare le persecuzioni dei Cristiani nel mondo, che parla di Gesù Cristo e del diritto dei cittadini alla libertà di culto”.

Ma non solo; dopo avere descritto la battaglia spirituale che contrappone le forze del bene a quelle del male (“i figli della luce e i figli delle tenebre”), Viganò arriva a dichiararsi apertamente “compagno di battaglia” del presidente americano.

Donald Trump ha risposto dicendosi “molto onorato per l’incredibile lettera inviatagli dall’arcivescovo”, e augurandosi “che ognuno, religioso o meno, la legga”.

Di fatto la lettera è rimbalzata su tutta la stampa cattolica, senza esclusione per gli ambienti tradizionalisti, raccogliendo approvazioni unanimi. Il consenso ha riunito schieramenti fino ad oggi inconciliabili, perché a tessere le lodi di Monsignor Viganò sono state sia le pagine ufficiali della Fraternità San Pio X che quelle della Società Sacerdotale fondata da Monsignor Faure (SAJM), ma anche pagine apertamente sedevacantiste come la Catholica Pedia di Luis Hubert Remy e il Blog ufficiale di Monsignor Sanborn.

Il 27 giugno i quattro Vescovi della Resistenza hanno dichiarato ufficialmente il loro sostegno a Monsignor Viganò, e dal momento che la Società Sacerdotale degli Apostoli di Gesù e Maria, per esplicita dichiarazione del suo fondatore, si propone di “essere la continuazione dell’opera e della battaglia di Mons. Lefebvre nella fedeltà alla Fede di sempre”, è doveroso fare alcune osservazioni su quella che è “la Fede di sempre”.

1) Donald Trump ha divorziato due volte e si è sposato tre volte. Secondo “la fede di sempre” è un peccatore pubblico; per lo stesso peccato il Re d’Inghilterra Enrico VIII fu scomunicato dal Papa Clemente VII nel 1533. Continua a leggere

Bergoglio contro i “cani selvaggi”

La dimostrazione di come un non credente possa giungere ad analisi e conclusioni condivisibili sull’operato di Bergoglio e della Contro-Chiesa, senza giungere a definirla tale. Quello lo sappiamo e lo ricordiamo noi. Ma la parte sul Concilio è davvero ottima.

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

No, Santità, un Papa non può chiamare “cani selvaggi” il prossimo, soprattutto quando si tratta di cattolici, cristiani, credenti. Cani è la definizione spregiativa che gli islamici danno degli infedeli e dei cristiani. Perfino i più spietati terroristi furono definiti dai pontefici che hanno preceduto Francesco, “uomini delle Brigate rosse”, uomini dell’Isis. Mai cani. Scendere a quei livelli livorosi non è degno di un Santo Padre. Il silenzio e la preghiera erano le risposte più dignitose.

Per carità, non facciamo le anime belle. Sappiamo che verminaio c’è negli intestini della curia e nei bassifondi della Chiesa. Il racket della pedofilia, come la lobby gay a cui lo stesso Bergoglio una volta accennò, sono solo alcuni dei lati oscuri della Chiesa. Quella pedofilia di cui sconcertano le proporzioni, la collegialità, la complicità reciproca, prima che i suoi singoli e frequentissimi episodi. Ma oltre quei giri torbidi che riguardano la sfera sessuale ce ne sono almeno altri due: uno incentrato sul malaffare e l’altro sulla guerra senza esclusione di colpi per conquistare ruoli di potere clericale. Giri che non nascono certo con Papa Bergoglio ma sono il lato b della Chiesa, il suo volto corrotto e si presentano con alti e bassi da svariati secoli, con un’accentuazione speciale da quando l’ateismo e il nichilismo hanno corroso anche la fede dentro i sacri portoni della Chiesa. Verrebbe voglia di invocare i cani per risanare la Chiesa ma i cani del Signore, come si chiamarono i Domenicani, a cui appartenne anche il più fulgido Dottore della Chiesa, San Tommaso d’Aquino. Continua a leggere

Centro Studi Federici: due pellegrinaggi e due conferenze

Risultati immagini per santi conciliariSegnalazioni del Centro Studi Federici

8 settembre 2018: pellegrinaggio al Volto Santo di Manoppello (PE)
 
28-29-30 settembre 2018: pellegrinaggio a Lourdes
 
Modena, 20/10/2018: “Non serviam: il ’68 contro il principio dell’autorità”
 
Milano, 17/11/2018: “Tutti Santi… Da “san” Giovanni XXIII a “san” Paolo VI, ovvero la canonizzazione del Concilio Vaticano II”

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INDURRE E ABBANDONARE – Chiosa semantica

Risultati immagini per Pater Nosterdel Prof. Luciano Pranzetti

Non è nostra intenzione intervenire, con argomentazioni biblico/teologiche, sull’annunciato e ribadito proposito bergogliano di modificare, nel Pater Noster, l’espressione “Non ci indurre in tentazione” a favore di altra meno allusiva – secondo i supponenti teologi della neochiesa vaticansecondista  – a un Dio che si compiace di voler il male delle sue creature. E, per questo, senza attendere una definitiva deliberazione da parte della Gerarchìa, già in alcune diocesi francesi, così come in molte chiese italiane, si prega con la nuova sostitutiva formula “Non ci abbandonare alla tentazione”. Sull’argomento sono stati prodotti autorevoli interventi che, senza ombra alcuna di dubbio, han dimostrato quanto inopportuna e scorretta sia siffatta nuova traduzione del testo greco “kai mè eisenègkes emàs èis peirasmòn “ (Mt. 6, 13) che, data essere autentica Parola di Gesù immodificabile (Mt. 24, 35), corrisponde al latino “et ne nosinducas in tentationem”, come bene intese San Girolamo nella canonica versione della ‘Vulgata’. Noi vorremmo dimostrare, invece, come la nuova formula, lungi dal proposito di rendere la figura del Padre lontana da ogni qual che sia connotazione di malevolenza e di ingiustizia ma solo disegnata di misericordia, la indurisca e l’aggravi consegnando alla Cattolicità l’idea di un Dio perfido, distante e disinteressato alle vicende e alle sorti delle proprie creature. Perciò, con la sola analisi etimo/logico/semantica dei due verbi INDURRE e ABBANDONARE, si potrà realizzare una visione che, riferita al secondo, si manifesta per essere più forte del primo e, addirittura, sacrilega. Vediamo, allora, perché i due verbi esprimono opposte semantiche.

1– INDURRE: verbo che, nelle varie e molteplici circostanze in cui viene flesso, sta a significare un dinamismo col quale un soggetto spinge e/o viene spinto a comportamenti, ad atteggiamenti disdicevoli, come: “indurre in errore, indurre a delinquere”. Ora, se bene si consideri l’etimo e la semantica, si può notare come, nel composto in-durre, sia presente un iniziale moto a cui il soggetto collegato, non viene necessariamente obbligato a cedere, tanto che si può parlare di un’induzione a delinquere non concretizzatasi per opposta volontà. La Scrittura ci informa che Dio mette alla prova, ma ciò non vuol dire che l’uomo sia tenuto a corrispondere alla tentazione, termine questo che, tra l’altro configura una circostanza in cui viene esperito un tentativo, operazione, cioè, che prova a sollecitare un alcunché ma non necessariamente a condurlo a termine. Continua a leggere

Matteo Castagna: “Cattolici tra Europeismo e Populismo” – La sfida al nichilismo

di Lucia Rezzonico

Ieri, il nostro Responsabile Matteo Castagna ha presentato in anteprima il suo libro “CATTOLICI TRA EUROPEISMO E POPULISMO – La sfida al nichilismo” (Edizioni SOLFANELLI pag. 243) presso l’emittente nazionale, visibile anche all’estero sul satellite, Canale Italia, ospite della trasmissione “Notizie Oggi” del conduttore Gianluca Versace.

Assieme a lui un noto quarantennale comunista patavino, l’opinionista Aldo Bianchini, il giornalista e scrittore conciliarissimo Luciano Lincetto ed il cantante beat d’area di una sorta di “sinistra hippy” Gigi Barrichello.

Gli ospiti della puntata di ieri mattina: Castagna, Bianchini, Barrichello, Lincetto

Non si può certo dire che Castagna giocasse “in casa”, tutt’altro. Ma è lui stesso a spiegarci il perché della scelta di uscire con la prima presentazione in questo contesto: “Oggi la televisione è ancora, in Italia, il mezzo di comunicazione più utilizzato, come dimostrano i dati degli esperti e l’audience, molto alto, ottenuto dalla puntata, cui è susseguita una valanga di ordini del libro. Specifico che si possono fare due tipi di presentazioni o di conferenze: dove si parla “in house”, e certamente è un metodo utile. Ma se il fine è quello di raggiungere chi non la pensa come te, il mezzo è quello del contraddittorio. Stavolta mi è stato proposto questo ed ho accettato volentieri. Ne ho un’altra, simile, in ballo, a Verona e altre tre, a settembre. A partire dal mese di ottobre sono disponibile per ulteriori presentazioni, sempre scrivendo a christusrex@libero.it“.  Continua a leggere

Bergoglio, i conciliari e le vergogne della tradizione

di Matteo Castagna

Per parte tradizionalista, oramai ridotta a coloro (chierici e laici) che non riconoscono la “gerarchia conciliare” come legittima, si scorge una certa ritrosia alla sguaiata contestazione di Bergoglio, rispetto ai predecessori, perché potrebbe sembrare che la crisi e i problemi nascano con lui, quasi ottenendo il risultato di “assolvere” tutti gli altri, per conseguenza.

Ritengo che non sia sbagliato ritenere limitato attaccare per le sue bizzarrie o espressioni eretiche solo il perito chimico argentino, perché chi vuole (e deve) avere una visione d’insieme deve iniziare la panoramica su quanto accaduto a livello ecclesiale e quindi, criticare duramente documenti e persone, almeno dal Concilio Vaticano II (1962-1965). Indetto da Roncalli, proseguito e terminato da Montini, quest’assise ha posto le basi per una mutazione genetica, sul piano umano, della Chiesa ufficiale. Non potendo, però, Essa trasformarsi ma tramandarsi, in quanto il Corpo Mistico di Cristo è solo in continuità con il Suo Fondatore, siamo costretti a ritenere che il Vaticano 2 non sia stato un Concilio della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, quanto un Conciliabolo della “Contro-Chiesa”, composta da chierici decaduti, infiltrati d’ideologia liberale e social-comunista, teologicamente modernisti (“modernismo è la sintesi di tutte le eresie” – San Pio X). Preparato da tempo nelle logge, trovò terreno fertile in Roncalli, mentre Sua Santità Pio XII si rifiutò di indirlo, poiché aveva colto la volontà sediziosa dei cosiddetti novatori. Tutti i predecessori di Papa Pacelli avevano, peraltro, rifiutato energicamente l’abbraccio con la modernità, intesa come l’adeguamento ai peccati contro Dio e contro il prossimo, da sempre condannati, ma spacciato per misericordia e carità (sic!). Continua a leggere

Bergoglio, Soros e Bonino per il Nuovo Ordine Mondiale

Risultati immagini per Bergoglio e SorosConsideriamo che Danilo Quinto non è sedevacantista, ma pone seri interrogativi sul problema dell’Autorità nella Chiesa e compie analisi ed osservazioni ampiamente condivisibili. 

Scritto e segnalato da Danilo Quinto

Sui #migranti, Bergoglio dice le stesse cose di Emma Bonino, di George Soros e dell’intera sinistra condannata dalla storia e anticristica. Non vuole fare il papa, difendere e tramandare la fede. Vuole fare il politico.

Inserendosi nel dibattito di questi giorni sulla nave Acquarius e sull’ineccepibile posizione assunta dal Governo italiano ed in particolare dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, Bergoglio sostiene che “i migranti possono arricchire la nostra società”. Continua a leggere

«Maggio ’68» e modernismo pedagogico

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Giovanni Tortelli

Nel precedente articolo «Maggio ‘68», la rivoluzione del nulla insistevo sull’essenzialità del carattere di rivoluzione culturale della contestazione del ’68 in quanto veicolo di un nuovo impianto totalizzante di conoscenza che si sostituiva in modo repentino, antitetico e manifesto a quello precedente.

Il pensiero nullificante di Sartre e dei nouveaux philosophes – che costituiva chiaramente l’arché entro la quale si muoveva tutto il preteso rinnovamento pedagogico della contestazione studentesca – era attualissimo nel 1968, ma non era altro che l’ultima versione aggiornata di quella filosofia postmoderna che da Kant in poi, a partire dalla rivoluzione francese, aveva chiuso all’uomo le porte della vita soprannaturale, aveva ridotto la religione a un fatto tutt’al più personale e ridimensionato la Chiesa nei suoi valori e nel suo magistero universale.

Ma per la Chiesa – la quale, va ricordato, esercita la sua azione educativa sia nelle scuole della società civile attraverso accordi presi con gli Stati, sia direttamente attraverso le scuole cattoliche – quel pensiero filosofico scettico, ateo e agnostico era da considerarsi un pericolo tutto sommato meno insidioso, perché esterno, rispetto al modernismo, che invece vi covava dentro e si insinuava sia nel metodo di insegnamento dei maestri cattolici che nel modo di apprendimento dei discepoli cattolici, futura classe docente. Continua a leggere

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