Arrivano i soldi ma lo Stato non c’è

di Marcello Veneziani

Tutta la commedia intorno ai soldi europei, tutta la pantomima dei premier e degli eurocrati, tutte le promesse di rilancio ruotano intorno a un asse che non c’è: lo Stato. Dov’è lo Stato che dovrebbe pompare sangue al paese, ai paesi, ai popoli, all’economia stremata dopo la pandemia? Dov’è lo Stato-Cuore che dovrebbe rimettere in moto la società, dare ossigeno ai settori boccheggianti, colpiti dall’emergenza, incentivare l’iniziativa e la ripresa, aiutare i bisognosi e coloro che possono poi far fruttare gli aiuti, renderli produttivi? Lo avete visto voi, in questi anni, in questi mesi, lo identificate in qualcosa, in qualcuno, in un ceto? Non dico statisti, ma almeno apparati, procedure funzionanti, sistema consolidato.

Manca lo Stato con la sua gerarchia e la sua solida intelaiatura e vengono fuori le task force, ovvero le task-farse, fabbricate direttamente a Forcella. Solo fumo per poi gestire il potere indisturbati. Manca lo Stato e a occuparsi della redistribuzione sociale ed economica dovrebbe essere il ceto politico meno attrezzato e meno formato al senso dello Stato di sempre, quel circo equestre di grillini più fondi di magazzino della sinistra. Avete presente?

Non solo in Italia, ma in Europa, lo Stato è diventato da anni un participio passato. Lo Stato ci manca ormai da tempo come idea, come cultura, come struttura, come motore, come classe dirigente, come scuola di pubblica amministrazione, come statisti. Il paradosso europeo è che da decenni pensiamo la società con lo Stato ridotto ai minimi termini, un modesto agente che lavora per un’impresa di pulizie e vigilanza al servizio di una società chiamata Capitale o Mercato Globale. Lo Stato fu smantellato nella mente e nei cuori, oltre che nelle prerogative e nelle strutture, perché i paesi e i popoli non hanno confini, perché il mercato non ha confini, perché viviamo nella società globale, perché il turboliberismo è stato per anni l’ideologia travestita da non-ideologia che ha dominato e ha trovato negli statalisti di ieri, la sinistra marxista e socialista di un tempo, i suoi nuovi guardiani. Continua a leggere

Recovery Fund: un MES all’ennesima potenza

Fonte: Thomas Fazi

Su una cosa praticamente tutti – giornalisti, commentatori, esponenti del governo (e persino alcuni dell’opposizione!), comuni cittadini – sembrano essere d’accordo: l’accordo raggiunto in sede europea sul cosiddetto Recovery Fund rappresenta una «grande vittoria» per l’Italia e un «evento storico» per l’Europa.
Per capire se è veramente così, vediamo di cosa si tratta. Partiamo innanzitutto dall’aspetto strettamente finanziario. L’accordo si compone di due pezzi: il “Next Generation EU” (NGEU), ovvero i famigerati 750 miliardi che la Commissione potrà prendere a prestito sui mercati; e il quadro finanziario pluriennale (QFP), ovvero il bilancio europeo classico, che andrà dal 2021 al 2027. Per quanto riguarda il NGEU, il totale (750 miliardi) rimane invariato rispetto alla proposta originale della Commissione, ma cambia di molto la sua ripartizione. Sono stati ridotti i “trasferimenti a fondo perduto” – da 500 a 390 miliardi – e sono stati aumentati i “prestiti bilaterali”, da 250 a 360 miliardi. Per quanto riguarda il bilancio europeo, invece, esso avrà in dotazione poco più di mille miliardi di euro, un po’ meno rispetto a quanto proposto inizialmente dalla Commissione.
Per far quadrare i conti, sono stati ridotte alcune voci di spesa del bilancio comunitario. Sono state introdotte anche delle importanti modifiche ai cosiddetti “rebates”, ovvero gli sconti che vengono storicamente fatti ad alcuni Stati che sono contribuenti netti al bilancio comunitario: Danimarca, Olanda, Germania, Austria, Svezia. L’Olanda, per esempio, riceverà ogni anno circa 500 milioni in più rispetto a quanto era inizialmente previsto. L’ammanco dovrà essere coperto dagli altri Stati membri: questo comporterà un’ulteriore riduzione del trasferimento “netto” dai paesi ricchi a quelli poveri (che già non era enorme) attraverso il bilancio comunitario. Fatto interessante: l’Italia e la Francia, pur essendo contribuenti netti al bilancio comunitario, non hanno nessun “rebate”; la Germania, per qualche ragione, sì.
Veniamo ora al punto che ci riguarda più da vicino: quanti soldi spetteranno all’Italia? La prima cosa da dire è che per ora non esistono cifre ufficiali. Nella ripartizione del NGEU, il metodo di calcolo per il periodo 2021-2022 resta quello inizialmente proposto dalla Commissione, mentre il calcolo per il 2023 prenderà in conto la caduta del PIL cumulata nel periodo 2020-2022. Con le dovute cautele, questo ha portato alcuni a stimare che l’Italia dovrebbe ottenere circa 80 miliardi di trasferimenti a fondo perduto (poco meno degli 85 inizialmente previsti) e circa 127 miliardi di prestiti bilaterali, ovvero 38 miliardi più di quanto previsto inizialmente. Continua a leggere

Bagnai: attenzione che dopo questo “Trionfo” arriveranno i forconi

Il governo trionfa, ma nel trionfo ci sono sempre i segni della decadenza. In questo complesso e un po’ disturbato intervento di Alberto Bagnai il Professore parla del Recovery Fund e soprattutto dell’assurdo clima di trionfo che accompagna una serie di misure francamente facilmente contestabili, nei contenuti e negli effetti previsti.

In realtà, nonostante le pressioni esterne, il professore sembra calmissimo nelle proprie affermazioni  anche perchè le conseguenze di questo clima vittorioso sono facilmente prevedibili: una colossale, enorme , delusione quando ci si renderà conto che il “Recovery fund” non evita i fallimenti e non aiuta nella crescita. A quel punto saranno spazzati via, coi forconi, a partire dai politici, per arrivare ai giornalisti.

Buon ascolto.

 

Fonte: https://scenarieconomici.it/bagnai-attenzione-che-dopo-questo-trionfo-arriveranno-i-forconi/

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La pochezza della politica estera di Conte e Di Maio

La crisi in Libia e quella tra Usa ed Iran avvengono con il nostro paese rilegato al ruolo di spettatore passivo

Crisi Libia ed Iran

Sono decine di anni che si dice che dall’Iran partono strategie terroristiche, si fomentano guerre, nascono gruppi che cercano di destabilizzare la già complessa situazione del Medio Oriente è quindi evidente che prima o poi bisognava fare qualcosa per fermare tutto questo. La Terza Guerra Mondiale, se fosse davvero così la gente continuerebbe anche in questi giorni ad andare in vacanza in Medio Oriente? Quindi io credo che al di là di tutte le chiacchiere che abbiamo letto in questi giorni forse c’è davvero da capirne di più

Il nostro Governo presentissimo sulle pagine dei giornali; non passa giorno senza che un ministro o lo stesso premier non concedano un’intervista, per dire che cosa? Che bisogna ponderare meglio la situazione. Una conclusione fondamentale dove si capisce che sotto ci sia una grande profondità di pensiero.

Elezioni anticipate?

Io non credo che si andrà a votare, credo anzi che faranno di tutto per cercare di restare avvinghiati alla poltrona. Sanno benissimo che se si andasse a votare molti di loro, almeno la metà, non sarebbero più rieletti in Parlamento. Per questo faranno qualsiasi cosa per evitare di ritornare a casa. Del resto un giorno si ed un giorno pure la mattina e di giorno litigano, poi chissà come mai la sera tutto è sistemato.

Guardate ad esempio il Movimento 5 Stelle. Il partito sta esplodendo siamo ormai al Big Bang. Si sono resi conto che una cosa è restare all’opposizione, un’altra è governare. E adesso molte delle promesse che avevano fatto, come opporsi al Mes o che non si dovevano salvare le banche, ecco ora si rendono conto che non sono possibili da realizzare. E così molti esponenti sono in difficoltà, come quelli che non hanno versato le quote dello stipendio da girare al Partito. E così i 5 Stelle che volevano aprire il Parlamento come la famosa scatoletta di tonno sono stati a loro volta aperti dal sistema.

Caso banche. Le colpe di Banca d’Italia

La difesa di Banca d’Italia sui controlli (mancanti) alla Banca Popolare di Bari è quantomeno ridicola. Ci sono decine di istituti di credito falliti e caduti in disgrazia negli ultimi decenni; talmente tante che è impossibile dire che facciano bene le loro attività di controllo. Se non sono capaci di leggere e guardare dei conti allora dovrebbero essere i cittadini a fare anche questo?

Da https://www.panorama.it/news/politica/la-pochezza-della-politica-estera-conte-maio/

L’eurogruppo boccia Conte e Di Maio sul Mes

“Il testo non si cambia” ha dichiarato il presidente dell’eurogruppo, Centeno. Il Premier nei guai più che mai

“Non vediamo ragione per cambiare il testo del Mes; al massimo possiamo parlare di cose tecniche. Si firmerà ad inizio 2020. L’accordo era stato già raggiunto a giugno”. Sono le 17 quando da Bruxelles il Presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, mette forse la parola fine sui sogni di Conte e Gualtieri (ma anche di Di Maio) di modifica e di trattative sul Fondo Salva Stati.

Niente da fare, l’Europa ha deciso, l’accordo politico c’è da giugno (proprio mentre il Parlamento italiano votava per il no), tra un mese si firma e si parte.

E ora? Ed ora cosa farà l’avvocato del popolo che due giorni fa in Parlamento tra un insulto a Salvini e l’altro prometteva una nuova fase di dialogo sul Mes con Bruxelles o quantomeno un rinvio? Ed ora cosa farà il Ministro Gualtieri, quello che in commissione aveva detto due settimane fa che l’accordo era “inemendabile” (ed oggi ci è arrivata la conferma ufficiale della veridicità di quella affermazione) e che proprio in queste ore sta cercando il modo di intavolare un dialogo con il resto dell’Europa sul fondo Salva Stati? Ed ora cosa farà Di Maio che ha detto (ieri) che così com’è il Mes non lo vota? Ed ora cosa farà Grillo che vede sgretolarsi ogni giorno che passa sempre più il Governo inventato con Renzi l’agosto scorso?

Su tutto, quale sia l’opinione di ciascuno sul Mes, è avidente che qualcosa di strano e di sbagliato ci sia stato nella gestione dell’intera vicenda tra Roma e Bruxelles.

Delrio ieri ha detto che il Pd è pronto al voto e non ha paura delle elezioni. Sempre ieri anche Renzi ammetteva per la prima volta che nella maggioranza ci sono troppi litigi e poche decisioni e che il voto è vicino.

Per gestire il Mes, l’Ilva, l’Alitalia, la Manovra economica delle mille tasse, i migranti, i dazi Usa, le autostrade che si sgretolano, il lavoro che manca serve un Governo serio, forte. Questo non lo è, non lo è mai Stato. Unirsi per non far vincere Salvini è solo uno slogan che può durare pochi giorni. Poi sarebbe servito un progetto politico, un’idea di paese, un’alleanza vera. 

Da https://www.panorama.it/news/politica/mes-eurogruppo-boccia-conte-maio-sul-mes/

L’Ilva è il Titanic di Conte

Il premier-avvocato prova a fare l’azzeccagarbugli. Ma ArcelorMittal se ne infischa e sbatte la porta

A Taranto quanti morti ci sono stati per tumori, leucemia e malattie derivanti dall’inquinamento dell’Ilva? E quei morti valgono più o meno di 10 mila posti di lavoro? Ecco, queste sono le due domande  che non hanno mai avuto risposta dall’unico che poteva fornirle: lo Stato italiano nella persona di chi guida i governi che si sono succeduti. Certo ogni anno escono statistiche sui morti da Ilva, e la più importante è lo studio Sentieri del ministero della Salute, quindi del governo. I numeri non sono chiarissimi e dettagliati, ma ogni volta si sostiene che in quell’area dove c’è il più grande insediamento industriale italiano nel settore dell’acciaio si muore statisticamente più che nel resto di Italia proprio per l’inquinamento da acciaieria. Secondo altri studi si muore l’8-10% di più, ed è ormai accertato che il tasso di mortalità è enormemente più alto in chi ha lavorato all’Ilva. Sempre citando l’ultimo rapporto di Sentieri questo maggiore indice di rischiosità a Taranto «in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio». Non so quanto scientificamente tutto ciò sia provato, ma siccome i rapporti sono governativi, è chiaro che per chi guida un esecutivo – oggi Giuseppe Conte – questa dovrebbe essere una questione…

Da https://www.iltempo.it/politica/2019/11/07/news/ilva-taranto-arcelormittal-chiude-conte-scudo-penale-conferenza-stampa-tumori-bambini-governo-1236505/

Russiagate, Conte impallinato per la furbata contro Salvini: «Più dell’onore poté la poltrona»

Di Massimo Baiocchi

La furbata di Conte al Copasir ha provocato reazioni a raffica. Ha raccontato la “sua” verità e se l’è cavata accusando il leader della Lega per il Russiagate. Restano molte perplessità. La replica è arrivata subito: «Per quanto riguarda le mie missioni in Russia è tutto alla luce del sole. C’e’ un’inchiesta in corso dalla quale non è emerso nulla», ha detto Matteo Salvini a Zapping su Rai Radiouno. «Se qualcuno ha fatto cose poco serie verrà dimostrato. Io vado a Mosca, come a Washington, per difendere le aziende italiane» Continua a leggere

Soros scatena la guerra contro il governo Conte

In Italia si è aperta una contesa tra George Soros, l’attivista miliardario liberale nonchéfervente sostenitore della Clinton, e il partito anti-immigrazionista della Lega, che venerdì ha formato un governo populista in coalizione con il M5S e il cui leader, Matteo Salvini, ha avviato la nuova Legislazione come vice primo ministro e ministro dell’interno, impegnandosi a deportare centinaia di migliaia di immigrati clandestini.

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