Usa, sentenza storica: la Corte Suprema cancella il diritto all’aborto

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La decisione lascia liberi gli Stati di usare la loro legislazione in materia. Insorgono gli abortisti

 

Da oggi, 24 giugno 2022 il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti d’America non esiste più. Da quando a maggio, il giornale americano Politico, in un atto che non ha precedenti nella storia, aveva pubblicato la bozza della sentenza che in qualche modo annunciava quello che solo oggi è certo, negli Usa di Biden si è scatenato l’inferno. Una guerra civile di cui pochissimi hanno raccontato. Non solo, infatti, le abitazioni dei giudici della Corte Suprema coinvolti nella stesura della sentenza, sono state prese d’assalto.

La rivolta abortista

Ma, in queste settimane, i violenti gruppi abortisti hanno incendiato diversi centri pro life in Wisconsin, Alaska, Washington, Oregon e New York; hanno vandalizzato più di una dozzina di chiese e centri di gravidanza; hanno incendiando con bombe molotov un altro centro di aiuto alla gravidanza in Oregon e distruggendone uno in Florida. Ci sono poi le indagini sulle cause dell’incendio che ha distrutto la chiesa cattolica di Nostra Signora del Santo Rosario di Hostyn, in Texas (l’indagine è ancora in corso e non si esclude la causa dolosa).

Il gruppo Jane’s Revenge solo il 15 giugno invitava tutti i suoi adepti ad iniziare, anzi, a proseguire la guerra contro chiese, giudici e centri pro vita del Paese. Lunedì 13 giugno gli stessi terroristi avevano bloccato le vie d’accesso alla Corte Suprema, dopo averlo ampiamente annunciato e solo per la solerzia della polizia, non sono passati all’assalto dei giudici. Per settimane il New York Times ha aizzato le folle e spinto verso l’occupazione permanente di strade e piazze per protestare sine die. Secondo il Guardian, in sintonia con la stampa liberal americana, la possibile decisione della Corte Suprema porterà ad una grande “guerra civile”. Il sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, del Partito Democratico, ha chiesto pubblicamente sui social di “imbracciare le armi” per difendere l’aborto contro la Corte Suprema.

Il segretario al Tesoro Janet Yellen, in un’audizione al Senato, a maggio, sulla preoccupante situazione economica e la crescita dell’inflazione nel Paese, si è preoccupata di dilungarsi sulla decisione della Corte sostenendo che “avrebbe portato a una grave crisi economica”. I grandi gruppi editoriali hanno vietato ai propri giornalisti di prendere le distanze dalle manifestazioni pro aborto e introdurre opinioni pro life nei propri articoli. Il Washington Post ha addirittura chiesto ai produttori di videogame di schierarsi chiaramente contro la sentenza attesa.

Sentenza capovolta

Ma cosa è accaduto oggi e perché si parla di un capovolgimento della sentenza Roe v Wade? Sulla scrivania dei giudici della Corte Suprema c’era il caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization che vede contrapposto lo Stato del Mississippi alle organizzazioni abortiste. Considerato da subito, dagli addetti ai lavori il più importante fin dai tempi della Casey contro Planned Parenthood, la sentenza del 1992 che confermò il diritto di abortire introdotto dalla Roe nel ’73, è nato in Mississippi.

Il 19 marzo 2018, il governatore repubblicano dello Stato meridionale, Phil Bryant, firmò una legge che dichiarava illegali in Mississippi tutti gli aborti praticati entro le 15 settimane di gravidanza. Si è trattato di un affronto diretto alle sentenze Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey, nelle quali è stato stabilito principalmente che l’aborto è legittimo in qualunque caso fino a quando il bambino non è in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno. La legge del Mississipi non è mai entrata in vigore, perché l’Organizzazione di Jackson per la salute delle donne, che gestisce l’unica clinica abortista di tutto lo Stato di 3 milioni di abitanti, presentò un esposto alla corte federale distrettuale, che bloccò la legge nel novembre del 2018. Il Mississippi non è il primo Stato ad approvare una legge simile nella speranza di riuscire a portarla davanti alla Corte Suprema. Ma nessuno c’era mai riuscito.

Stati liberi di legiferare

Il ministro della Salute del Mississippi, Thomas Dobbs, che ha dato il nome alla causa, ha chiesto che agli Stati, cioè ai cittadini, sia restituito il diritto di legiferare a piacimento in materia. La clinica, invece, voleva porre la parola fine alla possibilità da parte dei Parlamenti locali di intralciare la libertà delle donne. Ora che la Corte Suprema si è pronunciata a favore della norma del Mississippi le opzioni saranno diverse diverse: ci sarà una revisione della Roe v. Wade che renderebbe liberi gli Stati di vietare l’aborto al primo e secondo trimestre di gestazione, oppure di vietare a tutti gli Stati gli aborti oltre la 15esima settimana. Un passo ulteriore sarebbe invece quello di permettere ai parlamenti locali non solo di limitare l’aborto ma di proibirlo del tutto, con sanzioni e pene per chi vi partecipasse.

I giudici della sentenza Roe legalizzarono l’aborto puntellandosi al principio della privacy che discendeva implicitamente da un altro principio contenuto nel XIV emendamento: il principio di libertà. Con quella sentenza, nel 1973, venne stabilito che il bambino nel grembo materno non fosse, come dicono gli americani, una “persona costituzionale” e che l’aborto potesse rientrare nei diritti costituzionali statunitensi.

La sentenza pubblicata oggi stabilisce, invece, che Roe e Casey debbano essere annullate perché la Costituzione Usa non fa alcun riferimento all’aborto, e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale. E che la decisione non si basa su alcun giudizio in merito a quando uno Stato dovrebbe considerare la vita prenatale come avente dei diritti o interessi legalmente riconoscibili. La Corte quindi demanda ai singoli Stati tale questione legata all’eventuale soggettività giuridica del nascituro e, a monte, allo status personale dello stesso. Le due sentenze di cui sopra sono illegittime. Ritengono che il Quattordicesimo Emendamento non tuteli il diritto all’aborto, e, soprattutto, hanno confermato quando per decenni, fior fiori di giuristi hanno dimostrato: la struttura della decisione Roe nel 1973 somigliò più che a una sentenza, a un testo di legge, cosa che creò un’anomalia giurisprudenziale enorme.

“Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. […] Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey. E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione”, c’era scritto a pagina 63 e 65 della bozza della sentenza trapelata a maggio. I giudici sono stati di parola, ma tutto lascia intende che davvero ci sarà una guerra civile dopo questa sentenza.

Lorenza Formicola, 24 giugno 2022 – https://www.nicolaporro.it/usa-sentenza-storica-la-corte-suprema-cancella-il-diritto-allaborto/

Il “cattolico” Biden contro la Corte Suprema: accesso ai farmaci abortivi a tutte le donne

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Dopo la sentenza della Corte Suprema sull’aborto, il presidente Joe Biden ha annunciato che garantirà l’accesso delle donne ai farmaci abortivi

A seguito della decisione della Corte Suprema Usa di cancellare la sentenza Roe vs Wade, che dal 1973 garantisce su scala federale la facoltà per le donne incinte di praticare l’aborto, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che proteggerà l’accesso delle donne ai farmaci approvati dalla Food and Drug Administration che consentano la “contraccezione” e in particolare al “mifepristone”, un farmaco approvato dalla FDA che interrompe in modo sicuro una gravidanza precoce fino a 10 settimane.

La reazione della Casa Bianca

Dal suo profilo Twitter, il capo della Casa Bianca fa sapere che, sebbene la decisione odierna della Corte Suprema di rovesciare la sentenza Roe v. Wade “metta a rischio la salute e la vita delle donne in tutta l’America”, la maggior parte degli Stati di questo Paese “riconosce ancora il diritto di scelta delle donne”.

Biden annuncia di aver dato ordine al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani di garantire che farmaci per la contraccezione e il mifepristone siano “disponibili nella misura più ampia possibile”.

Le parole di Jill Biden

Sulla sentenza della Corte Suprema che sta facendo discutere gli Stati Uniti e il mondo intero dice la sua anche la First Lady, Jill Biden.

In un tweet, afferma che, per quasi 50 anni, “noi donne abbiamo avuto il diritto di prendere le nostre decisioni sul nostro corpo. Oggi quel diritto ci è stato rubato”. La First Lady promette, tuttavia, che “non resteremo ferme mentre i progressi che abbiamo ottenuto svaniscono”, annunciando una dura battaglia.

Che cosa stabiliva la Roe vs. Wade

È il 1973 quando Norma McCorvey – chiamata con lo pseudonimo Jane Roe per una questione di privacy – decide di fare causa contro lo stato del Texas, con il supporto delle avvocatesse Sarah Weddington, Linda Coffee e Gloria Allred, per poter interrompere la sua terza gravidanza.

aborto-protesteFonte foto: ANSA Proteste a Washington, DC, dopo la sentenza della Corte Suprema

La giovane decide quindi di andare a processo davanti alla Corte Distrettuale contro le leggi anti-aborto del Texas, come ricorda il Corriere della Sera. La sua richiesta viene accolta, ma il rappresentante legale dello Stato, l’avvocato Henry Menasco Wade, decise di appellarsi alla Corte Suprema.

Il resto è storia: il verdetto della Corte Distrettuale dà ragione a McCorvey e i giudici dichiarano incostituzionale la legge texana.

Fonte: https://notizie.virgilio.it/aborto-il-presidente-usa-joe-biden-promette-ampio-accesso-ai-farmaci-abortivi-a-tutte-le-donne-1534003

“Se gli aborti non sono sicuri, non lo siete nemmeno voi” (FIRMA LA PETIZIONE)

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Segnalazione di CitizenGO

Le notizie che ci stanno giungendo dagli USA sono sconcertanti!

Dopo l’illecita fuga di notizie di stampo radicale sul possibile ribaltamento della sentenza Roe vs Wade – che di fatto eliminerebbe il diritto all’aborto negli USA e nel mondo – le lobby pro-aborto hanno sguinzagliato l’assurda violenza dei loro peggiori attivisti:

  • Hanno attaccato le chiese irrompendo durante le messe, compiendo atti blasfemici e di vandalismo e offendendo e minacciando i fedeli.
  • Di fronte alla Basilica di San Patrizio di Manhattan (New York), i fedeli si sono allineati fuori dalla chiesa armati di rosario per difenderla dall’ira dei manifestanti pro-aborto che gridavano “Grazie a Dio per l’aborto”, oppure, “Dio ha ucciso il suo bambino, perché io non posso uccidere il mio? Aiutatemi ad abortire i miei bambini“;
  • La polizia è stata costretta a mettere in sicurezza diverse chiese nello stato di New York, Wagshinton e Virginia per paura di altri attacchi ai fedeli;
  • Sono stati resi pubblici gli indirizzi delle residenze dei Giudici della Corte Suprema così che migliaia di attivisti pro-aborto hanno potuto accerchiare in modo minaccioso le loro case mentre i giudici si trovavano li con le loro famiglie;
  • E ancora peggio, gli attivisti pro-aborto hanno attaccato i centri alla vita e dato fuoco con bombe molotov alla sede di una associazione provita a Madison, nel Wisconsin.

Immagine degli attacchi alla sede dell’associazione provita a Madison. La frase sul muro recita: “Se gli aborti non sono sicuri, non lo siete nemmeno voi”

Le lobby pro-aborto stanno scatenando l’inferno e i loro atacchi blasfemi e violenti sono la riprova della radice demoniaca dell’aborto e di chi sostiene che il genocidio di milioni di bambini innocenti sia un “diritto”.

Come puoi vedere, la posta in gioco è altissima. È in atto una rivoluzione in favore della vita, e abbiamo la possibilità di fare la storia infliggendo un colpo radicale all’aborto.

Se non agisci ora, vinceranno loro. Non permettere che questo accada!

AGISCI SUBITO! Firma per sostenere la sentenza che eliminerà il diritto all’aborto negli Stati Uniti e nel mondo.

Il ribaltamento della sentenza rappresenterebbe un vero e proprio contraccolpo all’aborto e all’economia che gira intorno all’uccisione di vite innocenti. Tutto potrebbe cambiare… e loro questo lo sanno, ecco perché la loro reazione è così violenta.

Ed ecco perché non puoi rimanere indifferente di fronte a tutto questo!

Ti prego, una volta che avrai firmato, condividi immediatamente questa petizione con tutti i tuoi contatti su tutti i tuoi social (Whatsapp, Facebook, Twitter, Telegram, Instagram) per fare in modo che il sostegno di più persone possibili raggiunga i Giudici della Corte Suprema.

In ballo c’è la vita di milioni di vite di bambini innocenti. Conto su di te!

Grazie di cuore!

Matteo Fraioli e tutto il team di CitizenGO

PS: Se hai già firmato, per favore condividi subito la petizione coi tuoi amici!

Di seguito l’e-mail che ti ho mandato giorni fa:


Era inimmaginabile, ma ora è possibile.

La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe ribaltare la sentenza Roe vs Wade che ha introdotto l’aborto negli USA e nel mondo (compresa l’Italia!)

Questo avrebbe un impatto enorme nei confronti delle legislazioni a favore dell’aborto in tutto il mondo e nel nostro paese. Per questo le lobby pro-aborto si stanno mobilizzando per fare pressioni sui Giudici della Corte affinché nulla cambi.

Non possiamo rimanere in silenzio! Firma subito la petizione e manda un messaggio ai giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti affinché facciano la cosa giusta.

FIRMA CONTRO L’ABORTO

 

 

 

È giunto il momento.

Ammetto che non pensavo che l’avrei mai visto arrivare, ma ora è qui, davanti a noi.

Ecco cosa sta succedendo: la Corte Suprema degli Stati Uniti sarebbe pronta a rovesciare la sentenza Roe vs Wade, la sentenza che, con l’ausilio di menzogne e false testimonianze, ha spalancato la porta all’aborto legale negli USA dal 1973 e che ha favorito la legalizzazione dell’aborto in tutto il mondo (anche in Italia!)

A causa di Roe vs Wade, milioni di bambini innocenti sono stati brutalmente uccisi nel grembo delle loro madri (65 milioni di bambini uccisi solo negli USA).

Ma oggi potremmo assistere al rovesciamento della sentenza che, inevitabilmente, innescherà una rivoluzione provita capace di salvare milioni di bambini in Italia e in tutto il mondo!

La Corte Suprema è attualmente composta da cinque conservatori contro tre progressisti. Abbiamo quindi la possibilità di vincere, ma non ne abbiamo la certezza.

Infatti, a livello nazionale ed internazionale, gli attivisti pro-aborto si stanno armando e stanno promuovendo violente strategie per fare pressione sui Giudici conservatori della Corte Suprema.

Hai la possibilità di infliggere un colpo storico all’aborto. Hai la possibilità di salvare vite innocenti innescando una rivoluzione provita di portata mondiale. Ma è importante che tu agisca ora!

Firma subito la petizione e manda un messaggio immediato ai giudici della Corte Suprema degli USA: Signori Giudici della Corte Suprema, avete l’opportunità storica di difendere la vita umana dal momento del concepimento, non sprecatela. Noi siamo con voi!

Il momento è favorevole:

  • La maggioranza della popolazione statunitense è contraria all’esistenza di un “diritto” all’aborto.
  • Diversi Stati negli USA hanno già approvato leggi in difesa della vita nascente, come le leggi che impediscono l’aborto a partire dall’esistenza del battito cardiaco del feto (sono in attesa dell’approvazione della Corte);
  • La Corte ha una maggioranza conservatrice in questo momento;
  • Inoltre, è stato già dimostrato che la sentenza Roe v Wade si fondava su vere e proprie menzogne. Jane Roe era lo pseudonimo della giovane Norma McCorvey che mentì alla Suprema Corte sostenendo di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro, che in realtà non era mai avvenuto. Molti anni dopo ha ammesso di aver mentito dichiarando di essere stata manipolata da attivisti pro-aborto. Lo stesso Dottor Nathanson ammesse di aver gonfiato le statistiche degli aborti illegali per aumnetare le pressioni sulla Corte all’epoca dell’approvazione della legge.

Il momento è favorevole, ma le violente pressioni dei gruppi pro-aborto hanno il potere di far cambiare idea ai Giudici. Persino il presidente degli Stati Uniti, il “cattolico” Biden, sta mobilitato i suoi affermando che “il diritto costituzionale all’aborto stabilito nel caso Roe v. Wade quasi 50 anni fa è oggi sotto attacco come mai prima”.

Per questo motivo è fondamentale che tu agisca ora!

Firma questa petizione che sarà consegnata direttamente ai giudici della Corte Suprema, per convincerli a porre fine alla Roe V. Wade e dunque all’aborto.

A causa della sentenza Roe v. Wade, negli Stati Uniti sono stati praticati circa 62 milioni di aborti – un vero e proprio genocidio!

E non solo: a causa di quella sentenza fondata su infide bugie, la piaga dell’aborto è dilagata in tutto il mondo, arrivando anche in Italia e provocando altrettanti milioni di aborti.

Se riuscissimo a invertire la rotta, sarebbe un vero e proprio tsunami pro-vita che coinvolgerebbe non solo gli USA, ma anche l’Italia e tutto il mondo.

Riesci a renderti conto dell’importanza dell’occasione ci si è presentata?

Ti dico cosa faremo:

  • Firmando questa campagna, invierai un messaggio eprsonale al Citizens Advice Bureau della Corte Suprema USA.
  • Insieme al team di CitizenGO degli USA, organizzeremo raduni e manifestazioni davanti alla Corte.
  • Promuoveremo inoltre incontri professionali con gli esperti legali per far conoscere ai Giudici le nostre posizioni e il tuo sostegno.

Insieme a CitizenGO potrai essere protagonista in questa rivoluzione fondamentale per la vita. Questa è la tua e la nostra occasione! Ti chiedo di non sprecarla.

Firma qui per salvare i nascituri innocenti e porre fine per sempre alla Roe vs. Wade.

La tua azione è fondamentale, ma anche la tua preghiera. Per favore, prega affinché i giudici della Corte Suprema prendano la decisione migliore. Grazie

Matteo Fraioli e tutto il team di CitizenGO

P.S: il ribaltamento della sentenza Roe vs Wade rappresenterebbe un momento storico per la nostra battaglia provita (milioni di vite di bambini innocenti potrebbero essere risparmiate). Ti chiedo di prendere seriamente questa campagna e di agire immediatamente.

Una volta firmata, per favore, condividila su tutte le tue piattaforme social. Aiutami ad innescare la scintilla della nostra rivoluzione in favore della vita. Conto su di te!

Maggiori informazioni:
La Roe vs Wade rischia. E gli abortisti scatenano l’inferno (LNBQ)
Usa, media e Biden gettano benzina sul fuoco pro aborto (LNBQ)
La storica sentenza Roe v. Wade, una bugia che ci è costata migliaia di vite umane (PuntoFamiglia.net)
Il movimento per la vita è appena iniziato (Tebigeek)

Sarà abolito l’aborto negli Stati Uniti?

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Tommaso Scandroglio

Forse la Corte Suprema degli Stati Uniti potrà mandare in soffitta la famigerata sentenza Roe vs Wade del 1973 che legalizzò l’aborto in tutto il Paese, a cui seguì nel 1992 un’altra storica sentenza dello stesso tenore: Planned Parenthood v. Casey. Ma, come vedremo, la prudenza è doverosa per più motivi.

La Corte è stata chiamata a vagliare una decisione della 5th Circuit Court of Appeals con sede a New Orleans che riteneva incostituzionale la legge del 2018 del Mississippi la quale prevede la possibilità di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gestazione. Sui media per ora sta circolando solo la prima bozza di proposta di voto della Corte per cancellare la due sentenze appena citate, a cui forse sono già seguite altre bozze. Questo documento – redatto dal giudice Samuel Alito a febbraio, ma diventato di dominio pubblico solo in questi giorni–- ha ricevuto il placet di altri quattro giudici repubblicani che siedono presso la Corte: Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. I giudici democratici, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan, pare che stiano elaborando una contro-bozza. Il presidente della Corte suprema John Roberts non si sa che decisione prenderà al riguardo.

C’è da appuntare che raramente nella storia della Corte un documento così riservato è stato pubblicato anzi tempo. Pare proprio che questa fuga di notizie sia stata architettata da qualcuno per danneggiare l’iniziativa dei giudici conservatori. Infatti ora, prima di arrivare al verdetto finale atteso tra un paio di mesi, ci sarà tutto il tempo per aizzare le piazze, per mobilitare i media e soprattutto per votare al Congresso una norma, già annunciata da Biden, che legittimi l’aborto in tutto il Paese, vanificando così un’eventuale pronuncia della Corte contro l’aborto.

Ma veniamo al contenuto della bozza, evidenziandone solo alcune parti per motivi di spazio. Innanzitutto il documento di certo non pecca in quanto a chiarezza: «Riteniamo […] che la Costituzione non attribuisca il diritto all’aborto. Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e l’autorità di regolamentare l’aborto deve essere restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti». Ciò a voler dire che, se anche la Corte buttasse nel cestino queste due sentenze, l’aborto non diventerebbe automaticamente reato in tutta la Nazione, ma “semplicemente” la sua disciplina verrebbe demandata ai parlamenti dei singoli stati, parlamenti che, ad oggi, hanno dovuto legiferare in materia rispettando i vincoli giuridici presenti nelle sentenze Roe e Casey. E quindi alcuni stati probabilmente continuerebbero a legittimare l’aborto pienamente, altri lo permetterebbero ma prevedendo alcuni vincoli e altri ancora, forse, lo vieterebbero in toto.

Nel testo della bozza si possono sottolineare anche altre affermazioni dinamitarde per il mainstream attuale: «Roe aveva terribilmente torto sin dall’inizio. Il suo ragionamento è stato eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale sulla questione dell’aborto, Roe e Casey hanno acceso il dibattito e approfondito la divisione». Sul tema della divisione sociale provocata dalla legittimazione dell’aborto la bozza insiste ancora: «Roe non è certo riuscita a porre fine alla divisione sulla questione dell’aborto. Al contrario, Roe ha ‘infiammato’ una questione nazionale che è rimasta amaramente divisiva nell’ultimo mezzo secolo. […] L’incapacità di questa Corte di porre fine al dibattito sulla questione non avrebbe dovuto sorprendere. Questa Corte non può tendere ad una soluzione permanente di una polemica nazionale che genera rancori semplicemente dettando un accordo e dicendo al popolo di andare comunque avanti. Qualunque sia l’influenza che la Corte può avere sull’atteggiamento della gente, [questa influenza] deve derivare dalla forza delle nostre argomentazioni, non da un tentativo di esercitare il ‘crudo potere giudiziario’». Insomma, per Alito e i suoi colleghi, la Corte suprema che decise dei casi Roe e Casey impose la propria decisione ad un’intera Nazione non con la forza delle idee, ma con la forza dell’ideologia. E infatti un’altra critica riguarda l’irrigidimento della disciplina normativa statuale su questa materia provocata dalla Roe vs Wade: «Negli anni precedenti [a Roe v. Wade], circa un terzo degli Stati aveva liberalizzato le proprie leggi, ma Roe ha interrotto bruscamente quel processo politico. Ha imposto lo stesso regime fortemente restrittivo all’intera Nazione e ha di fatto demolito le leggi sull’aborto di ogni singolo Stato».

Alito poi insiste che il presunto diritto ad abortire non fa parte del portato culturale statunitense, né è presente nella tradizione giuridica americana: «la conclusione inevitabile è che il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione», anche perché esiste «una tradizione ininterrotta di proibire penalmente l’aborto [… ] dai primi giorni della Common law fino al 1973. […] Fino all’ultima parte del 20° secolo, nella legge americana non c’era nessun puntello per avvalorare un diritto costituzionale ad abortire. Zero. Nessuno. Nessuna disposizione costituzionale statale aveva riconosciuto un tale diritto».

La bozza poi afferma giustamente che la distinzione presente in Roe vs Wade tra feto che può sopravvivere o non sopravvivere una volta nato «non ha senso». Ma proseguiamo: il parere, anticipando una possibile obiezione degli avversari, afferma che non è inusuale che la Corte sconfessi se stessa e ribalti certi orientamenti da lei assunti nel passato. Ed efficacemente cita alcuni propri pronunciamenti sulla segregazione razziale. Inoltre il giudice Alito tiene a precisare che non ci può essere fissismo giuridico da parte della Corte riguardo ad un tema su cui, in questi decenni, la sensibilità sociale è cambiata ed è cambiata in favore della vita: «La Corte ha mandato in cortocircuito il processo democratico, impedendo di parteciparvi ad un gran numero di americani che hanno dissentito in vari modi da Roe». Da qui la conclusione: «Roe e Casey rappresentano un errore che non può essere lasciato in piedi».

Il giudice Alito, inoltre, sa bene che questa decisione entrerà in rotta di collisione con il politicamente corretto: «Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey . E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione».

La conclusione è chiarissima: «Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullate. La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale».

Questi sono solo alcuni estratti della bozza, composta da ben 93 pagine. Come accennato, la decisione definitiva arriverà tra circa due mesi e in questo lasso di tempo tutto potrà ancora accadere.

La decisione di Trump che cambierà il mondo

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QUINTA COLONNA

Segnalazione di BastaBugie

Con la cattolica Amy Coney Barrett alla Corte Suprema l’aborto ha le ore contate (VIDEO: Trump nomina Amy Coney Barrett)
di Ermes Dovico

Dopo giorni di pronostici e indiscrezioni, adesso c’è la certezza: Donald Trump ha nominato Amy Coney Barrett come candidata a prendere il posto alla Corte Suprema lasciato libero dalla morte di Ruth Bader Ginsburg. La nomina, la terza di questo tipo in appena quattro anni di mandato per Trump, è stata ufficializzata dal presidente americano alle 17 di ieri a Washington (le 23 in Italia), in una cerimonia breve ma di grande significato.
Trump ha sottolineato le grandi «credenziali» della Barrett, attestate dal suo eccellente curriculum, e in particolare la sua «lealtà alla Costituzione». Davanti alla famiglia della giudice, ha detto che Amy è una «madre profondamente devota», che ha «un incredibile legame con il suo figlio più piccolo, con la sindrome di Down». Ne ha quindi ringraziato i sette figli (due adottati ad Haiti), chiamandoli per nome, «per aver condiviso la vostra mamma con il Paese», dove la Barrett contribuirà a difendere la «giustizia», la «libertà religiosa», la «sicurezza».
Amy, tenendo un atteggiamento umile, ha promesso dal canto suo di dare il meglio di sé, «se il Senato mi confermerà». E ha aggiunto: «Io amo gli Stati Uniti e la Costituzione americana». Si è soffermata nel ricordo della Ginsburg e nell’amicizia che questa aveva con il giudice Antonin Scalia, nonostante le idee agli antipodi (pro aborto la prima, pro vita il secondo). Ha quindi richiamato la propria esperienza professionale nell’ufficio dello stesso Scalia, da cui ha imparato una lezione fondamentale: «Un giudice deve applicare la legge com’è scritta», perché «un giudice non è un legislatore». Anche lei ha chiamato i suoi figli uno per uno, ha poi ringraziato il marito Jesse per il suo supporto fondamentale ed espresso gratitudine ai genitori. A conclusione dell’evento, la foto di Donald e Melania con la famiglia Barrett. A giudicare dalle premesse, è quello che si direbbe un buon inizio, con tanto di dichiarazioni programmatiche.

LA GIOIA DEL MOVIMENTO PRO LIFE
Le previsioni, dunque, sono state rispettate, per la gioia del movimento pro life – che vedeva in Amy Coney Barrett la migliore candidata alla Corte Suprema – e il disappunto, per usare un eufemismo, dei gruppi abortisti che hanno fatto di tutto per gettare discredito su di lei. E non si tratta solo di una storia di questi giorni, ma di un pregiudizio che viene alimentato da anni.
Ricordiamo quanto avvenuto nel 2017, quando iniziò il suo lavoro come giudice federale alla Corte d’Appello per il Settimo Circuito (che interessa i tribunali di Illinois, Indiana e Wisconsin). Proprio in quell’anno, dopo essere stata nominata da Trump, divenne famosa anche fuori dai confini americani per una frase che la senatrice democratica di lungo corso Dianne Feinstein le rivolse durante l’udienza di conferma della nomina: «Il dogma vive con forza dentro di lei, e questo è preoccupante». La nomina fu poi confermata con un voto di 55-43.
Si è già accennato al tirocinio (dal 1998 al 1999) che la Barrett fece nell’ufficio del giudice di Corte Suprema, Antonin Scalia, ritenuto uno dei massimi esponenti dell’originalismo. In quel periodo si guadagnò dai suoi colleghi l’appellativo di “Conenator”, un gioco di parole tra il suo cognome da nubile e la sua capacità, come riporta il Chicago Tribune, di «distruggere argomenti legali inconsistenti». E la stessa Barrett, come risulta evidente anche dalle parole pronunciate ieri alla Casa Bianca, ha detto in passato di ispirarsi alla dottrina originalista, che intende interpretare la Costituzione nel significato originale di chi l’ha scritta.
Tra le altre esperienze professionali, vanno ricordati i diversi anni da docente universitaria in materie giuridiche alla Notre Dame Law School. Significativo è il discorso che la Barrett tenne nel 2006 davanti ai laureandi, in cui spiegò agli studenti che per distinguersi nel mondo quali laureati di un’università (cattolica) come la Notre Dame Law School avrebbero dovuto «sempre tenere a mente che la vostra carriera legale non è che un mezzo per arrivare a un fine», e «quel fine è costruire il regno di Dio».
Il nome di Amy Barrett figura tra quello delle donne cattoliche firmatarie di una lettera rivolta ai Padri del Sinodo sulla Famiglia del 2015. Nella missiva si ricordano la verità e bellezza degli insegnamenti della Chiesa sul «valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale», sulla «complementarità di uomini e donne», «sull’apertura alla vita e il dono della maternità; e sul matrimonio e la famiglia fondati sull’impegno indissolubile di un uomo e una donna».

PLANNED PARENTHOOD SUL PIEDE DI GUERRA
La Barrett è stata attaccata per la sua appartenenza a People of Praise. Sono stati ovviamente i media liberal americani (molti di loro, New York Times incluso, hanno tra l’altro fatto confusione con il nome di un altro gruppo, vedi qui) a dare il la al tentativo di screditarla, e quelli italiani hanno rilanciato parlando di «una sorta di setta» (La Repubblica) o anche di «oscura associazione religiosa» (Il Sole 24 Ore). Più semplicemente, come spiega il suo sito web, People of Praise è un gruppo carismatico che esiste dal 1971, riunisce cattolici (in prevalenza) e protestanti, e ha finalità ecumeniche. Dunque, il problema per i grandi giornali è questo gruppo – che al più può generare dibattito tra cristiani – o il fatto che una sua nota partecipante sia contro l’aborto?
A proposito, sono pochi i casi relativi all’aborto in cui è stata coinvolta nei tre anni da giudice federale. Il primo di questi, Planned Parenthood v. Commissioner, nel 2018, riguardava una legge dell’Indiana che chiedeva di seppellire o cremare i resti dei bambini abortiti. La Barrett votò nel senso di consentire allo stato dell’Indiana di difendere la sua legge nel corso di un’udienza con la corte al completo. Nello stesso senso votò in un altro caso, Planned Parenthood v. Box, nel 2019, quando il colosso abortista sfidò una legge dell’Indiana che richiedeva di informare i genitori prima di praticare l’aborto su una minore. In un terzo caso, Price v. City of Chicago, fu chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di una “zona cuscinetto” all’esterno delle strutture abortive, così come stabilita da un’ordinanza della città di Chicago. Anche la Barrett, all’unanimità con gli altri giudici, votò per mantenere l’ordinanza perché uguale a una legge del Colorado che era stata avallata dalla Corte Suprema in un precedente giudizio – giudizio che le corti di grado inferiore sono tenute a rispettare.
Tornando alla sua nomina alla Corte Suprema, ora la palla passa al Senato, dove i Repubblicani hanno una maggioranza di 53-47. Possono quindi permettersi di perdere fino a tre voti, con la consapevolezza che Mike Pence, da presidente dell’assemblea, farebbe, in caso di pareggio, da ago della bilancia.

Nota di BastaBugie
: Andrea Marinelli nell’articolo seguente dal titolo “Amy Coney Barrett: chi sono gli originalisti di cui fa parte la giudice nominata da Trump” spiega cos’è la corrente conservatrice che vuole interpretare la costituzione per come è stata scritta dai padri fondatori, a cui appartiene Amy Coney Barrett.
Ecco l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 27 settembre 2020:
Donald Trump ha nominato sabato sera Amy Coney Barrett per sostituire la giudice Ruth Bader Ginsburg, scomparsa venerdì 18 settembre a 87 anni. Ultraconservatrice, cattolica, «ACB» – così è stata già soprannominata – ha 48 anni ed è molto stimata da conservatori e progressisti, nonostante il partito democratico stia facendo muro contro la nomina, che sbilancerebbe a destra la Corte (con una maggioranza 6-3). Coney Barrett è però soprattutto una «originalista», ovvero parte di una corrente che interpreta la costituzione per come è stata scritta e intesa dai padri fondatori, quando la ratificarono il 21 giugno 1788. Secondo gli originalisti, il testo – entrato in vigore il 4 marzo 1789 – non dovrebbe essere interpretato secondo i tempi correnti e seguire quindi i cambiamenti della società americana, ma deve essere letto per come fu concepito dai firmatari. «Per un originalista», scrisse proprio Coney Barrett in un articolo pubblicato nel 2017 sulla Notre Dame Law Review, «il significato del testo è fisso, finché è rintracciabile».
Anche gli altri giudici nominati da Trump, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, si considerano originalisti. Proprio al momento della nomina di Kavanaugh,nel luglio 2018, il consigliere giuridico di Trump Leonard Leo, vicepresidente esecutivo della conservatrice Federalist Society, dichiarò a Fox News che il presidente seguiva «un movimento che vuole spingere la Corte verso un maggior originalismo. La legge – chiariva Leo – ha un significato ben preciso». Il movimento, dunque, è strettamente legato alla destra americana, ma è soprattutto un codice: per i repubblicani definisce un giudice «non attivista» di sinistra, per i progressisti uno «molto conservatore». Per i sostenitori è la forma più pura di interpretazione del testo, per i detrattori è una filosofia legata invece «al passato discriminatorio degli Stati Uniti». Come ha scritto però il Washington Post, la spiegazione è ben più complessa di queste definizioni che cadono lungo le linee dei due partiti.
«L’originalista originale», come lo ha definito tempo fa Quartz, è stato Antonin Scalia, giudice ultraconservatore nominato da Ronald Reagan nel 1986, che ha reso questo «approccio storico» un popolare argomento di discussione fra giuristi, politici e avvocati conservatori, ma anche fra i liberal. Nei suoi trent’anni di mandato, Scalia ha avuto una profonda influenza sulla Corte Suprema, sostenendo che la Costituzione fosse un testo «morto», non «vivo» e quindi interpretabile. […] Il termine è stato coniato all’inizio degli anni Ottanta dall’ex preside della Stanford Law School Paul Brest, che lo usava per definire una posizione che criticava, ma le origini del movimento sono rintracciabili in un articolo scritto dal giudice Robert Bork – nominato da Ronald Reagan alla Corte Suprema nel 1987, ma bocciato dal Senato – sull’Indiana Law Journal nel 1971. Da allora, l’originalismo si è evoluto: se inizialmente si focalizzava «sull’intento» dei costituenti, a partire negli anni Novanta si è concentrato sul testo così come era scritto, dando vita alla corrente del «testualismo», su cui si basa l’originalismo moderno.
Per i conservatori l’originalismo era soprattutto la risposta a quello che consideravano un attivismo progressista, un esercizio politico del potere giudiziario. […] Il contributo di Scalia all’originalismo ha però lasciato un segno profondo sulla Corte e sull’intero Paese, al punto che oggi quattro dei cinque giudici conservatori che già siedono nel massimo tribunale – gli altri sono Clarence Thomas e Samuel Alito – si definiscono così. L’unico conservatore a non seguire come «guida esclusiva» il significato originale della costituzione è il presidente della Corte John Roberts, quello che più spesso, in questi anni, ha votato con i giudici progressiti.

https://www.youtube.com/watch?v=IgV9gBxwF1U

ASCOLTA (leggo per te)

Titolo originale: Corte Suprema, Trump ha nominato Amy Barrett
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-09-2020

“Marionetta della sinistra radicale”, “Clown”. Trump-Biden, 90 minuti di insulti in tv

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Cleveland, 30 set – “Tutti sanno che sei un bugiardo e un clown. Sei il cagnolino di Putin. Sei stato il peggiore presidente della storia”. “Sei una marionetta in mano alla sinistra radicale. Non c’è niente di intelligente in te, Joe”. Ieri il presidente Usa Donald Trump, 74 anni, e il rivale democratico Joe Biden, 77 anni, si sono insultati per oltre novanta minuti in quello che è considerato “il peggior dibattito presidenziale in tv della storia”.

Un duello senza esclusione di colpi

Ieri sera alla Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio, nel Midwest, uno degli stati in bilico, è andato in scena il primo dei tre dibattiti televisivi per le presidenziali del 3 novembre. Il moderatore Chris Wallace di Fox News ha avuto grosse difficoltà a condurre il dibattito interrotto continuamente, all’insegna delle offese reciproche. Dal canto suo Trump si è vantato dei primati della sua presidenza, dell’economia e della gestione del Covid-19, che senza di lui, ha detto, avrebbe fatto ancora più morti. “Se non avessi chiuso i confini alla peste cinese adesso avremmo due milioni di morti“. Pesante la replica di Biden: ”Sei il presidente che ha lavorato di meno. La gente moriva e tu andavi sui campi da golf. Non sei riuscito a fare un piano contro il coronavirus“. Il risultato per il rivale dem sono i 7 milioni di malati e gli oltre 200 mila morti e milioni di persone che hanno perso il lavoro: “Una volta a proposito della pandemia Trump ha detto ‘è quello che è’”, ricorda Biden. E poi la bordata: ”Il coronavirus è quello che è perché tu sei quello che sei”.

Trump più a suo agio davanti alle telecamere

Tuttavia, nel complesso il presidente Usa è apparso più a suo agio davanti alle telecamere. Biden, sebbene sia un politico ultra navigato, è stato continuamente sovrastato dal tycoon ed è apparso palesemente più debole nei toni e nella comunicazione. “Se non volete ascoltare bugie per altri quattro anni. Andate a votare”, si è limitato a dire, nell’appello agli elettori. I 90 minuti del duello tv (poi sforati) sono stati suddivisi in 6 segmenti di 15 minuti monotematici: la nomina alla Corte suprema, l’emergenza sanitaria del coronavirus, la crisi economica generata dalla pandemia, le proteste razziali e le violenze nelle città, le tasse e le carriere politiche dei candidati, la regolarità delle elezioni del 3 novembre. Nelle intenzioni del conduttore, ai due candidati erano concessi due minuti di tempo a testa per rispondere alla domanda del moderatore con i successivi dieci per il dibattito. Invece è stato il caos più totale, con poche argomentazioni e continui litigi sui 6 temi scelti. I commentatori bollano il dibattito come uno spettacolo poco degno per le presidenziali che peraltro non è mai decollato sul piano dei contenuti. “Un dibattito davvero terribile“, lo boccia la Cnn. Continua a leggere

Il discorso della giudice Barret, nominata da Trump alla Corte suprema

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Lei si dichiara cattolica, tradizionalista, è pro-life, ostile all’ideologia gender, ha 7 figli e perfino una bella presenza. Quindi è già bocciata dai soloni del politicamente corretto. Per loro è già cattivissima. (n.d.r.)

Donald Trump ha nominato Amy Coney Barrett come candidata a prendere il posto alla Corte Suprema lasciato libero dalla morte di Ruth Bader Ginsburg. La nomina, la terza di questo tipo in appena quattro anni di mandato per Trump, era attesa (e aveva già sollevato il solito tristo coro contrario) ed è stata ufficializzata dal presidente americano alle 17 di sabato a Washington.

La Barrett, cattolica e pro-life, ha contro tutto il bel mondo abortista e liberal, perché nel 2020 puoi avere tutte le idee e i valori che vuoi, tranne alcuni.

Ora la sua candidatura dovrà passare al vaglio di un’apposita commissione, il Senate Committee on the Judiciary, comunemente chiamato “Senate Judiciary Committee”, che, con audizioni e disamine, deciderà se inviare lei, come fa con qualsiasi federale, al voto finale dell’intero Senato con parere positivo, negativo o neutrale, 100 seggi che si esprimeranno, come è oramai prassi, a maggioranza semplice.

Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione di lavoro del discorso che la Barret ha tenuto alla Casa Bianca in occasione della sua nomina.

Di Amy Coney Barret*

Molte grazie, signor presidente. Sono profondamente onorata della fiducia che avete riposto in me. Sono molto grata a voi e alla First Lady, al Vice Presidente e alla Second Lady e a tanti altri qui per la vostra gentilezza in questa occasione piuttosto travolgente.

Capisco perfettamente che questa è una decisione importante per un presidente. E se il Senato mi farà l’onore di confermarmi, mi impegno ad adempiere alle responsabilità di questo incarico al meglio delle mie capacità. Amo gli Stati Uniti e amo la Costituzione degli Stati Uniti.

Sono veramente onorata dalla prospettiva di prestare servizio alla Corte Suprema, se dovessi essere confermata. Mi ricorderò di chi è venuto prima di me. La bandiera degli Stati Uniti sventola ancora a mezz’asta in memoria del giudice Ruth Bader Ginsburg per ricordare la fine di una grande vita americana. Il giudice Ginsburg ha iniziato la sua carriera in un momento in cui le donne non erano le benvenute nella professione legale. Ma non solo ha rotto queste barriere, le ha frantumate. Per questo ha conquistato l’ammirazione delle donne in tutto il paese e anche in tutto il mondo.

Era una donna di enormi talenti e successi, e la sua vita di servizio pubblico è un esempio per tutti noi. Particolarmente toccante per me è stata la sua lunga e profonda amicizia con il giudice Antonin Scalia, il mio mentore. I giudici Scalia e Ginsburg dissentirono ferocemente sulla stampa senza rancori personali. La loro capacità di mantenere un’amicizia calda e ricca, nonostante le loro differenze, ha persino ispirato un’opera. Questi due grandi americani hanno dimostrato che gli argomenti, anche su questioni di grande importanza, non devono necessariamente distruggere l’affetto. Sia nei miei rapporti personali che professionali, mi sforzo di soddisfare questo standard.

Ho avuto la fortuna di lavorare per il giudice Scalia e, data la sua incalcolabile influenza sulla mia vita, sono molto commossa all’idea di avere qui oggi membri della famiglia Scalia, inclusa la sua cara moglie Maureen. Ho lavorato per il giudice Scalia più di 20 anni fa. Ma le lezioni che ho imparato risuonano ancora. La sua filosofia giudiziaria è anche la mia. Un giudice deve applicare la legge come è scritta. I giudici non sono decisori politici e devono essere risoluti e mettere da parte le opinioni politiche che potrebbero avere. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e, guarda caso, sono abituato a stare in un gruppo di nove: la mia famiglia.

La nostra famiglia include me, mio ​​marito Jesse, Emma, ​​Vivian, Tess, John Peter, Liam, Juliet e Benjamin.

Vivian e John Peter, come ha detto il presidente, sono nati ad Haiti e sono venuti da noi a cinque anni di distanza quando erano molto piccoli, e il fatto più rivelatore di Benjamin, il nostro più giovane, è che i suoi fratelli e sorelle lo identificano senza riserve come loro fratello preferito. I nostri figli ovviamente rendono la nostra vita molto piena. Sebbene sia un giudice, sono meglio conosciuto a casa come rappresentante dei genitori, autista di car-pool e organizzatore di feste di compleanno. Quando le scuole sono passate alla modalità da remoto la scorsa primavera, ho provato un altro ruolo. Jesse e io siamo diventati co-presidi della Barrett E-Learning Academy. E sì, l’elenco degli studenti iscritti era molto lungo. I nostri figli sono la mia gioia più grande, anche se mi privano di ogni ragionevole quantità di sonno.

Non potrei gestire questa vita molto piena senza il sostegno incrollabile di mio marito, Jesse. All’inizio del nostro matrimonio, immaginavo che avremmo gestito la nostra famiglia come partner. Come si è scoperto, Jesse fa molto di più della sua parte di lavoro. Con mio grande dispiacere, ho appreso recentemente a cena che i miei figli lo considerano il cuoco migliore. Per 21 anni, Jesse mi ha chiesto ogni singola mattina cosa può fare per me quel giorno. E anche se dico quasi sempre “niente”, trova ancora il modo di sparecchiare. E non perché ha molto tempo libero. Ha uno studio legale molto attivo. È perché è un marito superbo e generoso e io sono molto fortunata.

Io e Jesse abbiamo una vita piena di relazioni non solo con i nostri figli, ma anche con fratelli, amici e babysitter senza paura, una delle quali è con noi oggi. Sono particolarmente grata ai miei genitori, Mike e Linda Coney. Ho trascorso la maggior parte della mia età adulta come un Midwesterner, ma sono cresciuto nella loro casa di New Orleans. E come possono testimoniare anche mio fratello e le mie sorelle, la generosità di mamma e papà si estende non solo a noi, ma a più persone di quante ne potremmo contare. Sono un’ispirazione. È importante in un momento come questo riconoscere la famiglia e gli amici. Ma questa sera voglio ringraziare anche voi, miei concittadini americani. Il presidente mi ha nominato per far parte della Corte suprema degli Stati Uniti e quell’istituzione appartiene a tutti noi.

Se confermata, non assumerei quel ruolo per il bene di chi fa parte della mia cerchia e certamente non per il mio bene.  Assumerei quel ruolo solo per servire. Adempirei al giuramento giudiziario, che mi richiede di amministrare la giustizia senza riguardi per le persone, dare lo stesso diritto ai poveri e ai ricchi e adempiere fedelmente e imparzialmente i miei doveri ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti.

Non mi illudo che la strada davanti a me sarà facile, sia a breve che a lungo termine. Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Ma ora che lo sono, vi assicuro che affronterò la sfida con umiltà e coraggio. Membri del Senato degli Stati Uniti, non vedo l’ora di lavorare con voi durante il processo di conferma e farò del mio meglio per dimostrare che sono degna del vostro sostegno.

Grazie.

*Giudice, candidata alla Corte Suprema degli Stati Uniti

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Svolta storica: Trump rovescia la maggioranza alla Corte Suprema

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Con il cattolico Kavanaugh, pro-life e pro-family, dopo 45 anni di dominio democratico, al massimo tribunale USA finalmente c’è una maggioranza duratura che ha la possibilità di limitare l’aborto e proteggere la famiglia
di Alessandra Nucci

Alla fine diventa chiaro a tutto il mondo, favorevoli e contrari, che il principio per cui la nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema è diventata una battaglia all’ultimo sangue è il rischio che, cambiando la maggioranza di 5-4 fra i giudici a favore della sinistra, venga rovesciata la sentenza che nel 1973 legalizzò l’aborto.
La giurisprudenza americana ammette il diritto di abortire un bambino durante tutti i nove mesi della gravidanza, non per effetto di una legge del Congresso ma della sentenza Roe vs Wade. Per questo ogni nomina di ogni giudice della Corte Suprema, quando alla Casa Bianca c’è un repubblicano, scatena una battaglia feroce. Si era già visto con il giudice Clarence Thomas, accusato da una donna di averle fatto delle avances mentre era sua dipendente. Ma mai in passato si era arrivati a presentare delle accuse così vaghe, lontane nel tempo e prive di riscontro come nel caso di Kavanaugh.

ACCUSE FALSE
Nessuno dei testimoni da lei citati ha confermato le accuse della professoressa di psicologia Christine Blasey Ford, e anzi tutti, compresa la sua «amica di vecchia data», hanno esplicitamente escluso di aver mai conosciuto o partecipato a quello da lei raccontato. Dopo di che, anche le sue altre affermazioni sono crollate una dopo l’altra.
Come postumi del trauma subito 36 anni fa aveva citato la paura di salire su un aereo e la claustrofobia che l’aveva costretta a installare una seconda porta di casa. Peccato che la Ford risulti essere una «frequent flyer», avente cioè lo status di una persona che sale sull’aereo tanto spesso da meritarsi dei voli omaggio e peccato anche che si sia fatto avanti il suo fidanzato degli anni 1992-1998 a smentire sia la paura di volare sia la claustrofobia e la seconda porta di casa.
Come prova della veridicità delle sue accuse Christine Ford aveva portato il risultato di un esame della verità con il poligrafo. Peccato che il nome di Brett Kavanaugh in questo test non sia stato nemmeno citato.
A quali domande aveva risposto? A due in tutto, fatte a domicilio dal medico legale che le chiedeva solo di confermare che era vero o no quanto da lei stessa scribacchiato lì per lì (il foglio originale è visibile in internet) su un foglio di quaderno, dove il nome di Kavanaugh non c’è. L’ex-fidanzato ha smentito anche la familiarità che la Ford ha negato di avere con l’esame di poligrafo, avendo ella addirittura addestrato un’amica su come fare per superare il test con successo. Continua a leggere