Una risposta scientifica alle disinformazioni sul Covid

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

Pubblichiamo un contributo intitolato “Una risposta scientifica alle disinformazioni sul Covid“, della dottoressa Doyen Nguyen, che rappresenta un importante documento di chiarificazione su molteplici aspetti legati alla pandemia, alla sua gestione da parte delle autorità sanitarie, con particolare riferimento allo sviluppo di vaccini con tecnologia a mRNA, che sono stati utilizzati come principale mezzo di contrasto della diffusione del virus.
Il curriculum della dottoressa è certamente degno di nota, in quanto la sua figura unisce un sapere di carattere tecnico-scientifico ad uno di carattere teologico-morale, permettendo dunque una visione quanto più trasversale e completa possibile del problema. Doyen Nguyen ha infatti conseguito una laurea in Medicina e Chirurgia presso la Temple University School of Medicine (Philadelphia) e un Dottorato in Sacra Teologia con specializzazione in Teologia morale presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum, Roma). Oltre ad aver lavorato in diverse università mediche sia in America che in Europa (es. University of Southern California, Pathology Institute of the University of Cologne, Germania), ha insegnato Sacra Scrittura e Bioetica rispettivamente all’Università Francescana di Steubenville e all’Angelicum. È autrice di articoli accademici e libri sia di medicina (es. Flow cytometry in Hematopathology: A Visual Approach to Data Analysis and Interpretation, 2nd ed., Humana Press, 2007) sia di teologia/bioetica morale (es. The New Definitions of Death for Organ Donation: A Multidisciplinary Analysis from The perspective of Christian Ethics, Peter Lang, 2018).

A. Prima serie di disinformazioni


Si è affermato che l’immunizzazione con vaccini a mRNA Covid-19 equivale ad un nefasto esperimento medico su larga scala su esseri umani che utilizzano terapie geniche commercializzate come “vaccini”. Tale affermazione implica sostanzialmente che: (i) i vaccini Covid-19 utilizzino nuove tecnologie non provate e (ii) siano terapie geniche sperimentali perché possono alterare il DNA di chi vi si sottopone. Come mostrato di seguito, queste ipotesi non sono fondate su prove scientifiche corrispondenti ai fatti.


Contrariamente alle credenze popolari, la tecnologia mRNA non è emersa con l’inizio della pandemia di Covid-19. Piuttosto, esiste dal 1989, quando è stato dimostrato che il confezionamento di mRNA all’interno di una nanoparticella liposomiale permetteva di veicolare l’mRNA in una varietà di cellule. A ciò è seguito uno studio che mostrava la produzione di proteine da RNA somministrato in vivo. Uno studio nel 1993 ha mostrato che l’mRNA avrebbe potuto essere utilizzato come base per i vaccini quando è stato dimostrato che l’iniezione sottocutanea di mRNA incapsulato in liposomi, che codifica per la nucleoproteina (NP) del virus dell’influenza nei topi, ha indotto la produzione di cellule T citotossiche NP-specifiche. Di pari passo con i progressi della nanotecnologia, da allora il settore del vaccino a mRNA è progredito rapidamente,,,,.LEGGI TUTTO

Una risposta alla lettera di Carlo Maria Viganò del 23 ottobre 2021 ai vescovi cattolici degli Stati Uniti

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Ci sembra corretto riportare l’opinione di una autorevole donna di scienza sul tema vaccinale, solo per dare ai nostri lettori degli spunti di ulteriore riflessione, che in buona parte non possono passare inosservati (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di 

Il 23 ottobre 2021, l’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha scritto una lettera all’arcivescovo José Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sollevando questioni mediche e morali sui vaccini COVID-19 attualmente disponibili. Le domande sono state rivolte ai vescovi degli Stati Uniti, ma poiché riflettono nozioni ampiamente circolate online e sui social media, la risposta della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, MD, laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, ha un interesse anche al di fuori della cerchia episcopale statunitense, perciò la proponiamo ai nostri lettori.

Eccellenza,

Nella Sua recente lettera ai vescovi degli Stati Uniti sull’attuale pandemia da COVID-19 e sui vaccini COVID-19 disponibili, Lei ha espresso preoccupazione per coloro che continuano a subire gli effetti di questo virus e per coloro che stanno discernendo modi etici ed efficaci per tenere sotto controllo la diffusione dello stesso. Condivido la Sua empatia per coloro che stanno soffrendo e, come Lei, spero che questa pandemia diventi parte della nostra storia e non del nostro futuro.

Vorrei anche offrire quella che spero sia una critica costruttiva ad alcune delle Sue affermazioni e conclusioni. Scrivo come medico che ha trascorso gli ultimi diciannove mesi a lavorare con i pazienti COVID e le loro famiglie. Scrivo specificamente come pediatra che ha visto bambini perdere genitori e nonni, mesi di istruzione e talvolta la propria salute a causa di questo virus. Scrivo anche come madre che ha cercato di bilanciare la propria vocazione di moglie e madre con il proprio dovere verso i suoi pazienti; conciliare ciò che so essere scientificamente valido con il mio desiderio di riportare la mia vita familiare alla normalità e di continuare a lavorare con mio marito per crescere i nostri figli nella fede cattolica, usando le sfide di questo momento storico per sottolineare che il cattolicesimo onora sia la fede sia la ragione.

In ciò che segue, citerò del materiale dalla Sua lettera e poi proporrò i miei commenti.

La Nota del 2020 della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’utilizzo di alcuni vaccini anti-Covid-19

La Nota [della CDF] sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata emessa lo scorso anno in assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”.

La Sua lettera inizia prendendo atto della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa all’uso di alcuni vaccini COVID-19. La Sua affermazione di apertura suggerisce che al momento della stesura della Nota c’era “assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”. Poiché la maggior parte della Sua lettera riguarda i vaccini a mRNA prodotti da Pfizer e Moderna, presumo che questi siano i prodotti a cui si riferisce. È comprensibile che molti si siano posti delle domande sull’uso della tecnologia dell’mRNA quando tali vaccini sono stati immessi in commercio per la prima volta con un’autorizzazione per l’uso d’emergenza da parte della Federal Drug Administration. Tuttavia, non è stata una mancanza di dati a destare tali preoccupazioni, bensì una mancanza di familiarità della gente in generale con la scienza coinvolta (nella realizzazione dei vaccini, ndt).

È qui necessaria una breve rassegna di biologia, poiché gran parte delle preoccupazioni iniziali che ho sentito dai genitori dei pazienti, così come dagli amici, erano dovute all’erroneo timore che l’iniezione di mRNA nei nostri muscoli potesse in qualche modo cambiare il nostro genoma. Questo semplicemente non può accadere. La biologia di base ci insegna che l’RNA messaggero, o mRNA, è una molecola che dice al nostro corpo come produrre proteine. Una volta che la proteina è stata prodotta, l’mRNA viene degradato ed esce dal corpo con altri prodotti di scarto. Questo processo avviene solo in una direzione. Non sussiste mai una possibilità di modifica del genoma del destinatario del vaccino poiché il processo che prevede la trascrizione e la traduzione, mediante le quali vengono prodotte le proteine, ​​procede in avanti: dal DNA all’RNA alla proteina. Non può funzionare al contrario1.

Questo processo è nettamente diverso da quello noto come terapia genica, in cui vi è un inserimento mirato del DNA direttamente nel genoma nucleare al fine di modificare in modo permanente il codice genetico a scopo terapeutico. I vaccini a mRNA funzionano “a valle” del DNA e quindi non possono alterare il genoma del destinatario del vaccino. Per quanto riguarda i componenti dei vaccini Pfizer e Moderna, sono noti, pubblicati e liberamente disponibili per la revisione da parte di chiunque desideri indagare. In effetti, questi sono tra i vaccini più “puliti” mai realizzati, privi di molti dei conservanti che hanno (erroneamente) destato la preoccupazione di molte persone per altri vaccini più datati.

Sicurezza ed efficacia

La sicurezza e l’efficacia dei singoli vaccini viene determinata dopo un periodo di sperimentazione che normalmente dura diversi anni. In questo caso le autorità sanitarie hanno deciso di effettuare la sperimentazione su tutta la popolazione mondiale… mi sembra evidente che si tratta di un farmaco sperimentale non approvato…”

Una delle prime domande che sento spesso riguardo a questi vaccini riguarda la velocità con cui sono stati sviluppati. Capisco il perché tali tempistiche potrebbero essere ritenute sospette, dato che quasi universalmente l’uomo fa esperienza di come un compito svolto frettolosamente porti a scarsi risultati. Tuttavia, ancora una volta, posso confidentemente assicurare a coloro che mi interrogano su questo punto che tre fatti importanti dovrebbero placare le loro preoccupazioni.

In primo luogo, la maggior parte della ricerca in ambito medico (soprattutto la ricerca farmaceutica) procede decisamente a rilento a causa delle scartoffie e della concorrenza. Il processo che prevede compilazione, archiviazione, invio, revisione, correzione, reinvio e attesa di una risposta prima di passare al passaggio successivo, il che è una realtà per ogni ricercatore, è stato accelerato in questo caso a causa dell’urgenza della situazione. Poi c’è il fatto che, in genere, uno specifico team di ricerca entra generalmente in competizione con altri team che indagano su altre questioni mediche e tale competizione riguarda la velocità nel produrre risultati e l’impatto sulla comunità scientifica, per ottenere risorse materiali, finanziamenti e spazi nei programmi del comitato di revisione. I fattori che, in questo lungo processo, avrebbero causato un ritardo nell’approvazione sono stati tutti eliminati quando si è deciso di dare priorità a terapie e vaccini COVID-19. Di conseguenza è stato possibile fornire alla popolazione dei vaccini a mRNA sicuri in un lasso di tempo più breve del solito. La scienza di fatto non ha adottato alcuna scorciatoia: gli studi sulla sicurezza e sull’efficacia sia per Pfizer che per Moderna sono stati enormi e avevano tutte le carte in regola per supportare le conclusioni addotte.

In secondo luogo, la tecnologia dell’mRNA non è nuova. Questa tecnologia è stata studiata e adottata come possibile agente terapeutico sin dagli anni ‘70 e diverse aziende farmaceutiche hanno lavorato con essa nel campo delle terapie anti-tumorali dalla fine degli anni ‘90. La possibilità di applicare con successo tale tecnologia all’ambito medico-vaccinale è stata limitata da tecnicismi riguardanti la rapidità con cui le molecole di mRNA si degradavano nel corpo. Questa caratteristica dell’mRNA dovrebbe rassicurare chiunque sia preoccupato per la sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRNA. Questi ultimi sono in seguito divenuti realizzabili grazie alla scoperta relativa all’uso di alcune particelle lipidiche (grassi) come agenti di rilascio e stabilizzanti. I vaccini COVID-19 Pfizer e Moderna utilizzano l’mRNA per istruire i nostri corpi su come produrre le proteine ​​spike del virus. Tali proteine ​​si trovano sulla superficie di quest’ultimo e lo aiutano ad entrare nelle cellule per poi infettarle. Sono anche la parte che causa la reazione del nostro sistema immunitario. Il vaccino a mRNA contiene le istruzioni per questo tipo molto specifico di proteina e, poiché è solo una piccola parte del virus, non vi è alcun rischio di infezione reale. L’mRNA viene degradato una volta che ha fornito le sue istruzioni: non può replicarsi da solo perché non abbiamo lo specifico DNA per produrne di più. La proteina non può replicarsi da sola una volta che l’mRNA è sparito. E anch’essa scomparirà, una volta che il sistema immunitario imparerà a riconoscerla e ad eliminarla.

In terzo luogo, nella storia della scienza dei vaccini, dopo le prime otto settimane di utilizzo degli stessi nella popolazione generale, non sono più stati rilevati effetti collaterali. Quando il vaccino contro la polio è stato sviluppato per la prima volta negli anni ‘50, ci sono stati rari casi di paralisi che si sono verificati entro 4 settimane in alcuni individui che avevano ricevuto il vaccino orale con virus vivo e attenuato (che non è più utilizzato negli Stati Uniti). Il vaccino contro la febbre gialla ha alcuni effetti collaterali molto rari (gonfiore del tronco cerebrale nei bambini piccoli, insufficienza d’organo negli individui più anziani) che possono verificarsi entro una settimana dalla vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è raramente associato alla sindrome di Guillain-Barre, che può svilupparsi entro otto settimane dalla vaccinazione2.

Dovrebbe essere rassicurante il fatto che ci stiamo avvicinando a un anno di distribuzione globale di questi vaccini COVID a miliardi di individui senza che siano emersi effetti negativi a lungo termine. È vero che c’è stato un rischio molto piccolo di miocardite, o infiammazione del muscolo cardiaco, a seguito della somministrazione dei vaccini COVID sia Moderna che Pfizer. Tuttavia, tale rischio, identificato entro le prime settimane della distribuzione su larga scala, si verifica entro pochi giorni dalla somministrazione del vaccino, è lieve e si risolve autonomamente (senza specifici trattamenti ndr.). Inoltre, la probabilità di insorgenza rimane inferiore al rischio di miocardite provocata da un’effettiva infezione di COVID-193.

Non c’è motivo fisiopatologico o storico per credere che un nuovo effetto collaterale mai visto in precedenza con uno dei vaccini COVID-19 a mRNA si manifesterà improvvisamente mesi o anni dopo che è stato somministrato.

Per quanto riguarda la pretesa che questi vaccini rappresentino farmaci sperimentali non ancora approvati dalle agenzie di regolamentazione, è semplicemente errato affermare che il vaccino Pfizer distribuito negli Stati Uniti (BNT162bs) sia diverso dal vaccino Pfizer a cui è stata concessa la completa approvazione della FDA e distribuito in Europa (Comirnaty). Pfizer Comirnaty e Pfizer BNT162bs sono biologicamente e chimicamente uguali. Il fatto che si chiamino in modi diversi in America e in Europa è semplicemente una distinzione di carattere legale4.

Terapie alternative

Penso sia evidente che esistano cure mediche senza effetti collaterali negativi, anche se sono state sistematicamente boicottate dalle Istituzioni Sanitarie – OMS, CDC, EMA – e dai media mainstream … Altre cure di recente sviluppo sono assolutamente efficaci, poco costose, e non comportano alcun pericolo per chi le riceve: è il caso del trattamento al plasma studiato e impiegato con grande successo dal medico italiano Giuseppe De Donno”.

La Sua lettera afferma che “esistono trattamenti efficaci che curano i pazienti…”. Anche se tutti desidereremmo che fosse così, semplicemente non è vero. Ci sono protocolli di trattamento sviluppati negli ultimi 19 mesi che migliorano i risultati, ciononostante nessuno di questi fa quanto Lei afferma in questa lettera. Per fare un esempio, ci sono considerevoli prove aneddotiche che suggeriscono i benefici dell’idrossiclorochina e dell’Ivermectina, ma non ci sono studi scientifici rigorosi su larga scala a sostegno del loro uso. Il tipo di studi che si prende in considerazione per trarre conclusioni è importante. Esistono standard classificati per le prove; il gold standard è lo studio controllato randomizzato.

Il “trattamento al plasma” sostenuto dal dott. Giuseppe De Donno sembrava promettente per un certo periodo, e un articolo del New England Journal of Medicine nel febbraio di quest’anno ha suggerito che valesse la pena esaminarlo5, ma nel giro di pochi mesi una meta-analisi (che combina i dati di diversi ampi studi) pubblicata da Cochrane ha concluso che per le malattie da grado moderato a grave non vi era alcun beneficio mentre per la malattia lieve o senza sintomi il beneficio era incerto6.

L’idrossiclorochina e l’Ivermectina non vengono “sistematicamente boicottate” dall’OMS o dal CDC. Entrambe le organizzazioni hanno addotto delle forti raccomandazioni contro l’uso di tali farmaci in pazienti con infezione acuta da COVID-19 perché non ci sono prove che essi funzionino nel ridurre la mortalità o la durata del ricovero. L’idrossiclorochina, ad esempio, è stata esaminata nello studio RECOVERY, uno studio controllato randomizzato; i risultati di quello studio non solo non hanno mostrato una diminuzione della mortalità, ma hanno addirittura evidenziato un aumento della durata della degenza ospedaliera, dell’intubazione/ventilazione nonché la morte dei pazienti che hanno ricevuto il farmaco7.

Quel particolare studio ha coinvolto i pazienti ospedalizzati più gravemente malati, ma un altro studio ha esaminato l’uso dell’idrossiclorochina in individui positivi al COVID-19 asintomatici o abbastanza sani da rimanere a casa. I risultati non hanno mostrato alcun beneficio nella clearance virologica (eliminazione del virus ndr.) o nel tempo di miglioramento dello stato clinico8.

Per quanto emotivamente convincenti possano essere le prove aneddotiche, le organizzazioni sanitarie nazionali e globali non possono formulare raccomandazioni su terapie mediche basandosi su storie personali di chi è risultato positivo; che la madre o il prozio di qualcuno si sia ripreso dal COVID-19 durante l’assunzione di idrossiclorochina deve essere semplicemente inteso come una coincidenza rispetto a studi controllati randomizzati che coinvolgono quasi 5000 pazienti. È per questo motivo che, nel giugno del 2020, la FDA ha revocato la sua autorizzazione all’uso d’emergenza per l’idrossiclorochina come trattamento per l’infezione acuta da COVID-19.

I risultati dell’Ivermectina sono altrettanto poco convincenti. L’Ivermectina è un medicinale altamente efficace in alcuni tipi di infezioni parassitarie. Ma numerosi studi individuali e diverse meta-analisi non hanno mostrato alcun beneficio consistente nell’uso di questo farmaco per il trattamento o per la prevenzione dell’infezione da COVID-19. Forse il dato più convincente è che un’ampia meta-analisi, pubblicata nel luglio 2021, è stata ritirata dagli stessi autori un mese dopo in seguito ai reclami su un significativo utilizzo di dati fraudolenti che hanno minato le conclusioni del documento originale9.

Alcuni operatori sanitari continuano ad esprimere il proprio disappunto per il fatto che i loro sistemi ospedalieri stiano limitando l’uso di Ivermectina per i pazienti COVID-19 al di fuori degli studi clinici in corso, ma ciò non dovrebbe essere interpretato come se le agenzie governative stessero cospirando per impedire ai malati di ricevere le medicine necessarie. Significa semplicemente che le prove disponibili non supportano l’uso di questo farmaco per il trattamento di questa particolare malattia in questo momento.

Definizione di Vaccino

La Congregazione per la Dottrina della Fede, pur non esprimendo il proprio parere sull’efficacia e la sicurezza dei cosiddetti vaccini, li definisce tuttavia “vaccini”, dando per scontato che effettivamente forniscano immunità e proteggano le persone da contagi attivi e passivi … Un recente studio conferma che il siero genico può causare forme di immunodeficienza acquisita in chi lo riceve. Pertanto, i farmaci che vengono chiamati “vaccini” non rientrano nella definizione ufficiale di vaccino a cui presumibilmente si riferisce la Nota del CDF… Questa definizione è stata recentemente modificata dall’OMS, perché altrimenti non avrebbe potuto includere i farmaci anti-Covid, che non inducono la produzione di anticorpi protettivi e non conferiscono una resistenza specifica contro la malattia infettiva SarsCoV-2…”

Qui si sta insinuando che i vaccini Moderna e Pfizer COVID-19 non forniscano immunità o riducano il rischio di diffusione della malattia. Eppure è proprio quello che fanno. I risultati degli studi iniziali Moderna e Pfizer (entrambi studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 30-40.000 persone) hanno mostrato una notevole efficacia nella prevenzione della malattia da COVID-19: 95% per Pfizer10 e 94.1%11 per Moderna nelle pubblicazioni degli studi di fase III. Attualmente sappiamo che i vaccini Pfizer e Moderna hanno un’efficacia leggermente inferiore contro la variante delta12, ma anche se tale variante è aumentata in tutto il mondo, i ricoveri e i decessi sono stati notevolmente più alti tra gli individui non vaccinati13. Quanto durino la risposta anticorpale indotta dal vaccino e la successiva protezione immunologica è materia di studio in corso, ma lo stesso vale per la risposta immunologica all’infezione naturale da COVID-19.

L’uso del termine “immunità” è ciò di cui si sta discutendo. La definizione CDC/OMS di “vaccino” è cambiata all’inizio di settembre 2021 da farmaco che fornisce “immunità” a uno che fornisce “protezione”. La ragione di ciò risiede nel fatto che stava diventando sempre più evidente la differenza tra l’utilizzo colloquiale del termine “immunità” e quello scientifico. Quindi, mentre in campo medico si usa il termine “immunità” per riferirsi all’attivazione del sistema immunitario al fine di combattere un’infezione a vari livelli, il pubblico in generale interpretava “immunità” come zero possibilità di infezione (ciò che la medicina chiama immunità sterilizzante, qualcosa che pochissimi vaccini effettivamente realizzano). Il vaccino Pfizer COVID-19 non fornisce un’immunità sterilizzante, ma sicuramente attiva il sistema immunitario per combattere il virus al momento dell’esposizione, fornendo così “protezione”. Il cambiamento del termine, quindi, pur fornendo un’esca per coloro che cercano di screditare il vaccino e i suoi sostenitori, non ha inficiato sui dati a sostegno della sua efficacia14.

L’affermazione che gli individui vaccinati “possono essere infettati e infettare gli altri più facilmente dei non vaccinati” non ha alcun fondamento scientifico. Gli individui non vaccinati hanno una probabilità 6.1 volte più alta di contrarre il COVID-19 rispetto alle loro controparti vaccinate15. E sebbene gli individui vaccinati possano ancora diffondere il virus COVID-19 ad altri, ci sono buoni dati per dimostrare che i livelli di virus nelle cavità nasali sono più bassi e diminuiscono più velocemente nelle persone vaccinate rispetto ai non vaccinati16.

Suggerire che aver ricevuto il vaccino aumenti il ​​rischio di trasmissione ad altri, quindi, è illogico: se un individuo vaccinato ha meno probabilità di contrarre il COVID-19 e ha una carica virale nasale minore per un periodo di tempo più breve, non è matematicamente o biologicamente possibile che i vaccinati diffondano il virus più velocemente. I riferimenti forniti nella Sua lettera non supportano in realtà le affermazioni fatte, ma sono invece collegamenti a un video clip infondato e ad un articolo di LifeSite News, entrambi i quali documentano semplicemente le opinioni di singole persone sull’efficacia del vaccino senza offrire a tali opinioni alcun supporto statistico.

Inoltre, non riesco a trovare prove a sostegno dell’affermazione che i vaccini a mRNA COVID-19 inducano l’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Si possono, ovviamente, portare alla luce articoli o feed di Twitter che affermano qualsiasi cosa, e la nota a piè di pagina per questa affermazione è quella di un post su Twitter da un sito web ovviamente anti-vaccinista; l’articolo riassunto nel tweet è pieno di affermazioni infondate come il fatto che, a quanto pare, individui di età compresa tra 40 e 49 anni perderanno la funzionalità dell’intero sistema immunitario entro 9 settimane dal vaccino COVID. Se questo fosse vero, io e molti dei miei colleghi potremmo essere considerati anomalie scientifiche miracolose, essendo sopravvissuti per oltre sei mesi senza un sistema immunitario funzionante!

La Sua preoccupazione circa gli effetti dei vaccini a mRNA COVID-19 può anche essere alleviata chiarendo la differenza tra il meccanismo d’azione dei vaccini Pfizer/Moderna (mRNA) e quello di altri vaccini che utilizzano vettori ad adenovirus. Inizialmente, c’era una preoccupazione teorica sollevata nello sviluppo del vaccino COVID perché l’uso di un particolare vettore ad adenovirus in precedenti studi sul vaccino contro l’HIV condotti anni fa aveva aumentato il rischio di contrarre l’HIV per un individuo precedentemente esposto all’HIV. Tuttavia, (1) questo non ha nulla a che fare con il COVID, (2) non ha nulla a che vedere con i vaccini a mRNA e (3) è comunque necessario esporsi all’HIV per contrarre l’HIV. In sintesi, non esiste un modo plausibile in cui un vaccino a mRNA COVID possa generare l’AIDS17.

Rischi e benefici dei vaccini

Limitandosi alla sola valutazione circa la moralità dell’uso dei vaccini, la Congregazione per la Dottrina della Fede non tiene conto della proporzionalità tra i presunti benefici del siero genico e gli effetti collaterali a breve e lungo termine … In tutto il mondo, il numero di morti e gravi patologie a seguito della vaccinazione sta aumentando esponenzialmente: in soli nove mesi questi vaccini hanno causato più morti di tutti i vaccini degli ultimi trent’anni”.

Va da sé che qualsiasi intervento medico deve essere analizzato in termini di potenziali rischi e benefici prima di essere approvato per l’uso; questo è vero in modo particolare per i vaccini, poiché sono (tipicamente) somministrati a individui sani al fine di prevenire possibili danni futuri, piuttosto che a persone già malate e che necessitano di cure per la loro malattia. La necessità di dati convincenti sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini è proprio il motivo per cui i prodotti farmacologici vanno incontro ad una serie di studi ben definiti prima di ricevere l’approvazione per un uso diffuso: gli studi di Fase I si limitano a guardare al profilo di sicurezza del nuovo farmaco. Se i risultati della Fase I sono accettabili, gli studi di Fase II iniziano a valutare l’efficacia in una popolazione mirata. È solo dopo che queste due fasi sono state completate con successo che viene avviato uno studio di Fase III: questi sono gli studi su larga scala che cercano di confermare sia la sicurezza che l’efficacia nella popolazione prevista per la ricezione del nuovo medicinale. Come accennato in precedenza, ci sono vari gradi di forza statistica per i dati provenienti da studi di Fase III basati sulla progettazione dello studio. Grandi studi randomizzati e controllati con placebo, come gli studi condotti per i vaccini a mRNA, hanno il maggior peso statistico.

La critica che la CDF non abbia considerato il rapporto rischio/beneficio di questi vaccini prima di emettere la sua Nota è infondata. Quest’ultima concentra la propria attenzione sulla questione riguardante la somministrazione di vaccini che abbiano qualche connessione con linee cellulari fetali (che affronterò più ampiamente nella prossima sezione) e sottolinea correttamente che una valutazione dei dati a sostegno della sicurezza e dell’efficacia è al di fuori della competenza della CDF.

I riferimenti in questa sezione della Sua lettera sono decisamente sospetti. Infovax è un sito italiano di propaganda anti-vaccinista. E affermazioni come “più persone muoiono per il vaccino COVID che per il COVID stesso” dovrebbero essere supportate da qualcosa di più che un riferimento ad un post su Twitter. Ma il cuore di questa sezione è l’affermazione che in nove mesi questi vaccini avrebbero causato più morti che in trent’anni di altri vaccini: questo è un classico esempio di uso improprio dei dati VAERS. VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) accetta l’input di dati da chiunque. Se qualcuno crede di avere una reazione vaccinale negativa, può inserirla nel VAERS (es. ho ricevuto il vaccino antinfluenzale lunedì e mi fa male il mignolo sinistro martedì). Il CDC, la FDA o altre agenzie di regolamentazione possono quindi cercare un “segnale” – molte persone riferiscono improvvisamente che il loro mignolo sinistro fa male? – e indagare se giustificato. Molto probabilmente si scoprirà che ad alcune persone è capitato di sbattere le dita dei piedi il giorno dopo aver ricevuto le vaccinazioni antinfluenzali (cioè, la correlazione non corrisponde alla causalità). Il dato di fatto saliente del VAERS è che non c’è modo di separare eventuale spazzatura da quelle che possono essere preoccupazioni valide prima che venga condotta un’indagine. E poiché chiunque può contribuire, non è difficile immaginare che in un’epoca di controversie sui vaccini come la nostra, molti inseriranno sciocchezze (intenzionalmente o meno) che creano falsi segnali. Le persone sono esseri mortali e le tragedie accadono. Se qualcuno è convinto che il vaccino COVID sia pericoloso e sente che il cugino di secondo grado di sua zia Trudy da parte di sua cognata è morto due settimane dopo aver ricevuto il suo vaccino COVID (non importa il fatto che il decesso sia avvenuto a seguito di un’incidente d’auto), quella persona può inserire quel cugino di secondo grado come “deceduto a seguito della vaccinazione COVID”. Quando si vaccinano milioni di individui in un breve periodo di tempo, ci saranno parecchi decessi che si verificano casualmente in stretta vicinanza temporale alla ricezione del vaccino COVID. Il vaccino non è la causa di quelle morti più di quanto bere il caffè prima di partire per il lavoro provochi l’inevitabile ingorgo mattutino; il primo evento precede solo temporalmente il secondo.

Linee cellulari fetali e cooperazione morale

Sono state recentemente rilasciate rivelazioni da parte dei dirigenti di Pfizer che mostrano che i sieri genici a mRNA contengono materiale fetale derivante da aborti non solo per la produzione del vaccino originale, ma anche per la sua replicazione e produzione su vasta scala…”.

Lo scopo della nota emessa dalla CDF era affrontare la questione sulla moralità di ricevere un vaccino COVID che avesse qualche connessione con linee cellulari fetali che potrebbero essere state ottenute da un aborto. La linea cellulare in questione, impiegata negli attuali vaccini, è la HEK293 che proviene da un aborto volontario o spontaneo (il tipo di aborto non è certo ndr.) avvenuto nel 1973. I discendenti generazionali di questa linea cellulare originale vengono capillarmente utilizzati nella ricerca farmaceutica, toccando tutto, da Tylenol e Sudafed ad antibiotici e farmaci chemioterapici. La santità della vita umana dal concepimento alla morte naturale è un assoluto nell’insegnamento morale cattolico, e quindi tutti i cattolici devono adottare misure ragionevoli per evitare la cooperazione con il male dell’aborto e dovrebbero incoraggiare mezzi alternativi di sperimentazione e sviluppo del farmaco. Ciò detto, la questione circa la moralità della ricezione dei vaccini Pfizer o Moderna COVID-19 nel contesto di una devastante pandemia è stata costantemente descritta, da teologi ortodossi di eccellente reputazione, come un esempio di cooperazione materiale passiva e come tale, è una decisione moralmente lecita.

L’affermazione circa il fatto che una delatrice della Pfizer abbia rilasciato e-mail “scioccanti”, le quali mostrerebbero come il vaccino Pfizer COVID contenga effettivamente cellule fetali è preoccupante perché, se fosse vero, potrebbe potenzialmente cambiare il giudizio morale circa la ricezione di questi vaccini. Tuttavia, la delatrice di fatto non fa mai tale affermazione, né l’affermazione è vera. Quello che lei dice è di aver trovato e-mail interne da dipendenti Pfizer i quali discutevano delle preoccupazioni etiche di alcuni per il fatto che il vaccino avesse una connessione remota con linee cellulari fetali. Le e-mail confermano ciò che è noto da oltre un anno: il vaccino Pfizer COVID-19 non contiene cellule fetali. La linea cellulare HEK293 è stata utilizzata nei test di laboratorio per determinare se l’mRNA proposto potesse effettivamente indurre la produzione di anticorpi contro la proteina spike. La costante fabbricazione o produzione del vaccino Pfizer COVID-19 attualmente in distribuzione non richiede né utilizza linee cellulari fetali18.

Donne incinte e allattamento dei neonati

Un altro aspetto da considerare è il concreto pericolo di gravi effetti collaterali sulle madri in gravidanza e ancor più gravi sui neonati: negli Stati Uniti ci sono stati 675 aborti spontanei in madri vaccinate e nel Regno Unito sono morti 521 lattanti…”

Le donne incinte e i bambini non sono stati inclusi negli studi originali di Fase III dei vaccini COVID-19 Moderna o Pfizer. Questo non solo non è sorprendente; c’è da aspettarselo. La ricerca medica che coinvolge queste due popolazioni è sempre in ritardo rispetto ad altre perché è intrinsecamente più rischioso testare un nuovo prodotto su una donna incinta o su un bambino piuttosto che su un adulto sano (non gravido). In effetti, molti dei farmaci abitualmente utilizzati nelle donne in gravidanza e nei bambini non sono mai stati studiati in modo specifico in quelle popolazioni: questo tipo di utilizzo è chiamato uso “off-label”. Esempi di farmaci che vengono utilizzati in questo modo nei bambini includono numerosi antibiotici, farmaci antidolorifici e antiepilettici19.

Elenchi simili possono essere stilati per i farmaci che le donne potrebbero assumere durante la gravidanza. Tuttavia, poiché è diventato più chiaro che l’infezione da COVID-19 durante la gravidanza ha aumentato il rischio di esiti negativi (sia per la madre che per il bambino20), c’è stato un maggiore interesse nel somministrare vaccini COVID-19 alle donne in gravidanza anche se non erano stati specificamente studiati su quella popolazione. L’iniziale rassicurazione circa la sicurezza di ricezione del vaccino durante la gravidanza è dovuta al fatto che, pur non facendo parte del progetto di studio, 57 donne hanno scoperto di essere incinte durante gli studi di Fase III per la combinazione di Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. Non c’era alcuna differenza nei tassi di aborto spontaneo o nel corso della gravidanza tra le donne nel gruppo di controllo rispetto alle donne che hanno ricevuto il vaccino21.

Questo piccolo studio non intenzionale è stato ora replicato in uno studio osservazionale più ampio e nuovamente non è emersa alcuna differenza nel rischio di aborto spontaneo tra chi ha ricevuto il vaccino durante la gravidanza e chi no22. Negli ultimi 9-10 mesi da quando i vaccini COVID-19 a mRNA sono diventati disponibili, centinaia di migliaia di donne in gravidanza si sono vaccinate e i sistemi di monitoraggio dei dati di sicurezza non hanno rilevato alcun aumento del rischio per queste donne o per i nascituri23.

I numeri forniti nella Sua lettera su aborto spontaneo e morte infantile sono privi di significato senza un gruppo di controllo. Ci sono sicuramente donne che hanno ricevuto il vaccino COVID e poi hanno subito un aborto spontaneo. Questo è tragico, ma l’unica domanda rilevante per questa discussione è se tale evento si verifichi con un tasso più elevato nelle donne vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. L’aborto spontaneo è molto, molto comune. Se milioni di donne vengono vaccinate, ci saranno donne che sperimenteranno questo evento dopo la vaccinazione (di nuovo, la correlazione non corrisponde alla causalità). Lo stesso discorso può essere fatto per i neonati in fase di allattamento. Quando i bambini muoiono è sempre straziante. Senza però fare riferimento ai tassi naturali di aborto spontaneo o morte infantile, semplicemente non è possibile trarre conclusioni significative24.

Componenti del vaccino

Vorrei farvi notare che i componenti dei sieri genici sono ancora nascosti come segreti commerciali… La presenza di grafene nelle dosi che sono state somministrate… suggerisce che l’uso forzato dei cosiddetti vaccini – insieme al sistematico boicottaggio dei trattamenti esistenti di comprovata efficacia – ha lo scopo di rintracciare tutti gli esseri umani vaccinati in tutto il mondo, che saranno o sono già collegati all’Internet of Things tramite un collegamento quantistico di frequenze a microonde pulsate di 2,4 GHz o superiori dalle torri cellulari e dai satelliti… l’Unione Europea ha scelto due progetti dedicati all’innovazione tecnologica come vincitori di un concorso: “The Human Brain” e “Graphene”. Questi due progetti riceveranno un finanziamento di un miliardo di euro ciascuno nei prossimi dieci anni”.

Gli ingredienti del vaccino non sono segreti commerciali. Sono pubblicati e prontamente disponibili per chiunque voglia conoscerli25.

Rispetto alla maggior parte degli altri vaccini, in questi vaccini a mRNA ci sono relativamente pochi componenti. E sebbene alcuni di essi possano sembrare preoccupanti (4-idrossibutile o fosfato di potassio monobasico), è importante ricordare che alla base della vita ci sono sostanze chimiche. Molti prodotti che consumiamo ogni giorno suonano molto diversi se descritti con i loro nomi chimici: “Il ragazzo ha bevuto ossido di diidrogeno perché aveva mangiato troppo cloruro di sodio” rispetto a “Il ragazzo ha bevuto acqua perché aveva mangiato troppo sale”.

L’affermazione che il vaccino Pfizer COVID19 contenga grafene e che quindi il vaccino venga utilizzato per tracciare gli individui vaccinati utilizzando le frequenze di impulso dalle torri cellulari, sfida qualsiasi ragionevole pensiero. La grafite è un tipo di carbonio naturale che si trova in alcuni tipi di roccia. L’ossido di grafene è una forma di carbonio prodotta artificialmente che viene esaminata per potenziali proprietà antibatteriche e antivirali, tra gli altri usi26. Sebbene ci siano primi studi che esaminano la sua potenziale utilità nella scienza dei vaccini (nessuno di questi studi ha raggiunto sperimentazioni su soggetti umani), non è un ingrediente in nessuno dei vaccini COVID-19 disponibili. Affermazioni del contrario sono state già largamente smentite27 e il fatto che questa voce continui a circolare è la prova di quanto sia facile diffondere disinformazione con parvenze scientifiche su Internet. Anche il fatto che l’Unione Europea finanzi o meno la ricerca futura sul grafene è irrilevante per la discussione sul COVID-19, poiché ci sono molte potenziali applicazioni per il suo utilizzo oltre alle terapie mediche, tra cui l’accumulo di energia, la resistenza meccanica e la conduzione del calore28.

Conclusione

I cattolici di tutto il mondo ricercano la voce dell’autorità per esser guidati sulle questioni morali e nel contesto della pandemia di COVID-19. La Chiesa Cattolica ha una lunga tradizione di leadership nella scienza medica. Da Gregor Mendel a Santa Gianna Beretta Molla, scienziati e medici cattolici hanno dimostrato che un’assistenza sanitaria efficace e fedele deve abbracciare un metodo scientifico rigoroso e non aver paura di ciò che deriverà da una ricerca ben strutturata ed eseguita. Chi parla della pandemia di COVID-19 e dei vaccini a mRNA deve seguire questo esempio. La nostra è una fede che non dovrebbe mai rifuggire dalla scoperta scientifica, poiché tutte le verità sul nostro corpo e sulla nostra salute possono avvicinarci proprio a quel Dio che ci ha creati.

Ci sono molte ragioni che destano preoccupazioni sulle modalità con cui i funzionari pubblici e i leader governativi di tutto il mondo hanno affrontato la pandemia di COVID-19. Le persone moralmente serie dovrebbero continuare a vigilare su ciò che sfida l’autentica libertà umana. I cattolici non hanno motivo, tuttavia, di temere la sicurezza, l’efficacia o la moralità dei vaccini COVID a mRNA. Questi vaccini dovrebbero fungere da esempio di come professionisti medici dedicati possono usare i talenti loro dati da Dio per aiutare a porre fine all’immensa sofferenza causata da questo virus. (Gwyneth A. Spaeder, M.D., laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, è un pediatra che pratica a Raleigh, nella Carolina del Nord)

1 L’eccezione a questo riguarda gli enzimi della trascrittasi inversa (come quelli contenuti nell’HIV, un retrovirus) ma decisamente non sono presenti nei vaccini mRNA.

2 Experts Confident About COVID Vaccines’ Long-Term Safety | MedPage Today

3 Risk of Myocarditis from COVID-19 Infection in People Under Age 20: A Population-Based Analysis – PubMed (nih.gov)

4 You asked, we answered: Are Pfizer’s Comirnaty and BioNTech COVID-19 vaccines the same or different? | Nebraska Medicine Omaha, NE

5 Early High-Titer Plasma Therapy to Prevent Severe Covid-19 in Older Adults | NEJM

6 Convalescent plasma or hyperimmune immunoglobulin for people with COVID‐19: a living systematic review – Piechotta, V – 2021 | Cochrane Library

7 No clinical benefit from use of hydroxychloroquine in hospitalised patients with COVID-19 — RECOVERY Trial

8 Hydroxychloroquine for Early Treatment of Adults with Mild Covid-19: A Randomized-Controlled Trial – PubMed (nih.gov)

9 The lesson of ivermectin: meta-analyses based on summary data alone are inherently unreliable | Nature Medicine

10 Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine | NEJM

11 Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine | NEJM

12 Effectiveness of Covid-19 Vaccines against the B.1.617.2 (Delta) Variant | NEJM

13 COVID-19 Cases and Deaths by Vaccination Status (texas.gov)

14 The newest coronavirus vaccine conspiracy theory – The Washington Post

15 CDC COVID Data Tracker

16 (COVID vaccines cut the risk of transmitting Delta — but not for long (nature.com)) Quando si esaminano i dati relativi a questa domanda, è importante ricordare che esiste una differenza tra il ceppo alfa e il ceppodelta di COVID-19, in modo tale che i benefici del vaccino per quanto riguarda la trasmissione della variante delta sono meno robusti di quanto non fossero per l’alfa, ma comunque di gran lunga superiori rispetto a nessuna protezione vaccinale.

17 Researchers Warn of Heightened Risk of HIV With Certain COVID-19 Vaccines (ajmc.com)

18 COVID-19_Vaccine_Fetal_Cell_Handout.pdf; (Does the Pfizer/BioNTech Vaccine Contained Aborted Fetal Cells? – by Alec Dent – The Dispatch Fact Check

19 Off-Label Medication use in Children, More Common than We Think: A Systematic Review of the Literature (nih.gov)

20 Le donne in gravidanza con infezione da COVID-19 hanno un tasso più elevato di ricovero in terapia intensiva e ventilazione meccanica rispetto alle donne non gravide con COVID-19. Per di più, hanno anche maggiori probabilità di morire o di far ricoverare i loro neonati in terapia intensiva neonatale rispetto alle donne in gravidanza senza COVID-19. Clinical manifestations, risk factors, and maternal and perinatal outcomes of coronavirus disease 2019 in pregnancy: living systematic review and meta-analysis – PubMed (nih.gov)

21 Are COVID-19 vaccines safe in pregnancy? (nih.gov)

22 On Preliminary Findings of mRNA Covid-19 Vaccine Safety in Pregnant Persons | NEJM

23 COVID-19 Vaccines While Pregnant or Breastfeeding (cdc.gov)

24 What we know about Covid-19 vaccines and miscarriages – Full Fact

25 Safety Info | Pfizer-BioNTech COVID-19 Vaccine Info for Recipients & Caregivers (comirnaty.com)

26 Graphene is not a Covid-19 vaccine ingredient, nor is it found in beach sand | Fact Check (afp.com)

27 Pfizer-BioNTech Covid-19 vaccine does not contain dangerous ingredient | Fact Check (afp.com)

28 Graphene applications: what is graphene used for? | Graphene-Info

Fonte: https://www.corrispondenzaromana.it/una-risposta-alla-lettera-dellarcivescovo-carlo-maria-vigano-del-23-ottobre-2021-ai-vescovi-cattolici-degli-stati-uniti/

Come cambierà la democrazia dopo il Covid

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di Corrado Ocone

L’OCCIDENTE INVIDIA IL MODELLO CINESE? LE CONSEGUENZE POLITICHE DELLA PANDEMIA

Abituati a vivere la quotidianità pandemica, e immersi nelle polemiche sui vaccini e il green pass, poco riflettiamo sulle conseguenze storico-politiche di più ampia durata delle politiche di contrasto messe in opera, indipendentemente da come le si possa giudicare. In questo senso, si può veramente dire che Covid-19 abbia accelerato dei processi in corso già da un po’ di tempo, almeno dalla crisi finanziaria del 2007-8.

Il sistema occidentale in crisi

Con l’efficacia che può essere di un titolo di copertina, è The Economist a parlare questa settimana di The triumph of big government e a chiedersi quale dovrebbe essere, di fronte a una così forte espansione dello Stato, la risposta del liberalismo classico. In effetti, quello che non si dice, o che viene semplicemente occultato, è che un sistema basato quasi esclusivamente sula spesa pubblica, e quindi su una forte tassazione, non può reggere a lungo. Non solo per motivi economici, ma anche culturali. Quello che non può reggere, più propriamente, è il complicato sistema delle libertà istituzionali e costituzionali che l’Occidente ha costruito nei secoli e decenni scorsi, e soprattutto quella sana e caotica anarchia della società civile che ha permesso di liberare energie e spiriti vitali che alla fine ci hanno garantito, e ancora ci garantiscono, una rispettabile qualità della vita.

La Cina, il modello alternativo

La qualità della democrazia liberale è qualcosa che ci deve stare a cuore se teniamo alla qualità delle nostre vite. Inutile dire che il convitato di pietra, in questo mio discorso, è la Cina, che da partner commerciale strategico dell’Occidente quale era stato nei primi anni della globalizzazione (che hanno coinciso con la sua escalation come potenza globale) è diventato, almeno per l’America (e qui Trump o Biden fa poca differenza), un temibile avversario politico di sistema, cioè con modello alternativo di politica e vita civile del tutto poco rispettoso delle libertà personali. 

Per mesi, osserva il settimanale inglese, mente la vaccinazione in Europa procedeva  molto  lentamente, “la Cina ha potuto celebrare la sua risposta al virus come una vittoria del modello dello Stato forte”. È emersa perciò, anche nelle nostre democrazie, una sorta di volontà di emulazione, che ovviamente si è realizzato in forme edulcorate e più controllate. Stessa però l’impostazione del problema: “la strategia dello zero-covid ha esemplificato l’inflessibilità di un potere centralizzato e incontrollato”.

La nuova “dittatura preventiva”

Che l’Occidente invidi sotto sotto il modello cinese? Questa domanda se la poneva ieri  Le Figaro nel recensire il libro appena uscito di un ex diplomatico. L’Occidente ha invidia e paura al tempo stesso della Cina, spiegava l’articolista, non certo per la repressione degli Uiguri (certamente esecrabile) ma per la strana mescolanza che lì sembra essersi realizzata “fra la prosperità organizzata del capitalismo cinese, che garantisce una forma di armonia sociale, e una ‘dittatura preventiva’, fondata sul controllo sociale dei dati, che rende obsoleta la “dittatura repressiva” del XX secolo”. La Cina, sulla lunga scorta di un confucianesimo ben integratosi con il marxismo e il progresso tecnico-informatico, sembra quasi proporci un nuovo equilibrio fra benessere individuale e benessere collettivo. “Il successo cinese, senza che noi osiamo ammetterlo, diventa la tentazione dell’Occidente”. Il discorso, a ben vedere, è sempre quello di Tocqueville: un individuo atomizzato e alla ricerca di piaceri effimeri è ben disposto a svendere la sua libertà a un sistema che lo protegge e lo rassicura dalla culla alla bara.

Devo dire la verità: il dibattito su no vax e no pass non mi appassiona più di tanto, soprattutto quando è urlato, fazioso, piazzaiolo, violento. Né mi sembra intelligente la retorica del “noi” contro “loro”, ove il loro che vorrebbe controllarci e sottometterci non si sa bene chi sia. E, pur avendo non pochi dubbi sul green pass, credo che la sua introduzione, in quanto legge di uno Stato democratico come il nostro, vada assolutamente rispettata. Porsi però anche in Italia, con la postura giusta e nelle sedi giuste, queste questioni di fondo, che la stampa e il dibattito esteri non occultano, credo sia importante e “salutare” (tanto per restare in tema).

Corrado Ocone, 21 novembre 2021 https://www.nicolaporro.it/come-cambiera-la-democrazia-dopo-il-covid/

La terza dose serve? Cosa dice uno studio israeliano

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UNA RICERCA SUI DATI DEI TAMPONI ALL’AEROPORTO NON DÀ GRANDI SEGNALI SUL BLOCCO DELLA TRASMISSIONE DEL COVID

di Paolo Becchi  e Nicola Trevisan

Ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dall’aeroporto nazionale israeliano, un ambiente unico, in cui tutti gli individui vaccinati e non vaccinati devono sottoporsi a test PCR per l’ingresso nel paese; questo consente una valutazione più obiettiva dell’efficacia sia del booster di richiamo (la terza dose) sia del green pass nella prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2 (link).

 

A partire dal 30 luglio 2021, Israele ha lanciato un’aggressiva campagna di vaccinazione di richiamo che iniziato con la popolazione over 60 e rapidamente esteso (entro il 29 agosto 2021) a tutte le età sopra i 16 anni. Nonostante tale campagna, i tassi di infezione hanno continuato ad aumentare rapidamente per tutto il mese di agosto. La diminuzione dei tassi di infezione è stata osservata solo sei settimane dopo il lancio della vaccinazione di richiamo a metà settembre e per tutto ottobre.

A seguito del richiamo, a partire dal 3 ottobre 2021 il MOH israeliano (il Ministero della Salute) ha modificato i criteri di idoneità per i titolari di green pass, richiedendo a chiunque abbia un’età superiore a 12 anni, che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer da più di 6 mesi fa, di ricevere una 3a dose (booster) o avrebbe perso il green pass.

Di conseguenza, le nuove definizioni di vaccinato e non vaccinato attualmente sono:

Vaccinato:

  • Chiunque abbia ricevuto la terza dose (booster) da più di 7 giorni.
  • Chiunque abbia ricevuto 2 dosi più di 7 giorni fa, ma meno da 6 mesi.
  • Chiunque sia guarito dopo essere risultato positivo (test PCR) o mostra segnali di recupero su test sierologico negli ultimi 6 mesi e ha ricevuto 1 dose da più di 7 giorni.

Non vaccinato:

  • Chiunque non abbia ricevuto 2 dosi almeno da 7 giorni (questo include pure individui completamente non vaccinati).
  • Chiunque abbia ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi.
Lo studio del MOH: la terza dose serve?

Più recentemente, il Ministero della Salute israeliano ha pubblicato uno studio sull’efficacia del richiamo basato sui dati raccolti dal MOH durante la campagna. Lo studio afferma che il booster riduce il rischio di infezione di 11.3 volte, tra gli over 60 della popolazione, rispetto alle 2 dosi di vaccino, fornendo così ulteriore supporto e giustificazione all’attuale politica del green pass in Israele.

Tale studio del MOH ha incluso una coorte di 1.137.804 individui di età pari o superiore a 60 anni, che hanno ricevuto la seconda dose prima del 1 marzo 2021.

Ma la valutazione dell’efficacia è stata compromessa dal metodo di analisi: non esiste un controllo appropriato per il numero di rispettivi test condotta tra i membri di ciascun gruppo (vaccinati seconda dose e terza dose); questo rappresenta una delle principali fonti potenziali di bias (di errore)dell’efficacia del richiamo contro le infezioni, poiché ci sono tutte le ragioni per credere che la coorte di richiamo (chi ha ricevuto il booster) sia  stata testata con un’intensità significativamente inferiore.

Lo studio dei dati provenienti dall’aeroporto

A seguito del test PCR all’ingresso, gli individui non vaccinati, indipendentemente dall’esito del test, sono tenuti alla quarantena per 14 giorni (o solo 7 giorni, se mostrano un altro test PCR negativo, 7 giorni dopo l’arrivo). Questo requisito di auto-quarantena non si applica agli individui vaccinati, che sono risultati negativi. Quindi, anche in questo contesto gli individui non vaccinati sono probabilmente testati quasi il doppio di quelli vaccinati.

Sono stati quindi analizzati questi dati, che consentono il calcolo del tasso di positività tra “vaccinato” e “non vaccinato”, oltre al rapporto tra il numero di casi COVID-19 rilevati e il numero di individui che entrano in Israele, in ciascun gruppo. Questi rapporti sono calcolati nel periodo che va dal 1 agosto 2021, subito dopo il lancio della campagna di vaccinazione, e per tutto il 31 ottobre 2021.

Complessivamente, ci sono stati 5.074 casi confermati su 799.633 individui vaccinati, che è un tasso di positività dello 0,63%. e ci sono stati 6415 confermati casi tra 654.952 non vaccinati che è un tasso di positività dello 0,98%. L’analisi mostra che il tasso di positività (numero di casi diviso per numero di test) tra la coorte vaccinata per tutto agosto-ottobre è solo 1,54 volte più piccolo di quello della coorte non vaccinata (circa il 35% di protezione relativa).

In particolare, rispetto al gruppo “non vaccinati”, il gruppo “vaccinato” ha un significativo tasso di positività più alto durante il mese di agosto, poi a settembre mostra un tasso di 3,45 volte più piccolo tasso di positività (71% di protezione relativa), e questa protezione si riduce a 2,66 volte (62% protezione) nel mese di ottobre. L’analisi mostra che la relativa protezione di richiamo contro l’infezione è probabile che sia significativamente inferiore alle stime iniziali di 10-11 volte riportate dal MOH, intorno al 60% nella migliore delle ipotesi. Ciò implica anche che è probabile che il numero di individui infetti nel gruppo “vaccinato” sia almeno pari a quello del gruppo “non vaccinato”, sollevando seri dubbi sul fatto che il nuovo green pass sia efficace nel prevenire la diffusione dell’infezione.

Questo studio non solo solleva dubbi in merito ai risultati della dose di richiamo, ma avanza una legittima preoccupazione.  Poiché l’attuale livello di protezione del booster di richiamo contro l’infezione è intorno al 60% nella migliore delle ipotesi e sembra essere già in calo, ne consegue che anche i vaccinati con richiamo potrebbero essere contagiati e contagiarne altri. Se i vaccinati avendo fatta la terza dose hanno la percezione di essere protetti da infezioni e non si testano più potrebbero diventare pericolosi per la trasmissione del virus.  Insomma, la “polizza” green pass con terza dose non solo non prevede la presunta protezione contro le infezioni, ma potrebbe anche avere un effetto paradossale e aumentare la diffusione del contagio.

Per altri approfondimenti, visita il sito

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-terza-dose-serve-cosa-dice-uno-studio-israeliano/

E’ l’ora del REGEN-COV: la forza degli anticorpi monoclonali

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di Leopoldo Gasbarro

Ed ora arriva il Regen-Cov, il farmaco basato su un cocktail di anticorpi monoclonali in grado di proteggere per otto mesi dagli assalti del Covid 19 riducendo fino all’82% le eventuali sintomatologie.

Dopo le notizie relative agli antivirali di Merck e Pfizer della settimana scorsa, si rincorrono altre notizie importanti relativamente a cure o a contromisure contro il COVID-19. Sicuramente avere a disposizione una specie di aspirina in grado di combattere gli effetti più deleteri del coronavirus rappresenta un elemento di crescente sicurezza ma anche di speranza che la guerra che stiamo combattendo possa terminare in fretta.

Gli antivirali, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Pfizer, rappresentano la vera chiave del successo nella lotta al coronavirus, anche per la capacità di diffondere il farmaco senza particolari procedure di conservazione così come attualmente si è costretti dall’uso dei vaccini stessi. Ma bisogna dire che i vaccini stanno facendo la loro parte degnamente.

Senza voler essere faziosi i numeri e i grafici che vi presentiamo evidenziano come la gravità delle conseguenze per chi contrae il Covid 19, dipende esclusivamente, o quasi esclusivamente, dalle coperture vaccinali. E’ evidente dai grafici che vi riportiamo qui in basso quello che sta succedendo.

La colonna azzurra che nel grafico del professor Marco Spada rappresenta i non vaccinati, parla da sola. Ma poco importa. Dopo gli antivirali di Merck e Pfizer la notizia odierna del possibile uso del farmaco Regen- Cov strutturato su un mix di anticorpi monoclonali apre ulteriori spazi di speranza visto che ne è stato dichiarato l’uso negli Stati Uniti per ora nei trattamenti terapeutici di casi con sintomatologie gravi.

La compagnia farmaceutica che lo produce, la Regeneron Pharmaceuticals, ha chiesto alle autorità americane di poter espandere le autorizzazioni anche all’uso preventivo delle infezioni da Covid 19. Del resto i test hanno dimostrato che la protezione generata dall’assunzione del Regen-Cov garantisce una protezione per oltre otto mesi, riducendo dell’82% le sintomatologie infettive.

Durante lo studio, nessuna delle persone trattate con il nuovo farmaco è stata costretta a ricoveri causa Covid e naturalmente nessuna terapia intensiva né morte è stata registrata. 

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/e-lora-del-regen-cov-la-forza-degli-anticorpi-monoclonali/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Powell e l’infame guerra in Iraq

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Segnalazione del Centro Studi Federici

La morte di Colin Powell
 
E’ morto Colin Powell, deceduto di Covid-19 nonostante fosse vaccinato. Ma non interessa qui interpellarsi sull’efficacia dei vaccini, ma sull’uomo passato alla storia per aver trascinato il mondo nella guerra irachena con la bufala delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
 
Il mondo, non solo gli Stati Uniti, perché quella guerra infame (ci si perdoni il termine, ma è il meno duro che ci viene in mente) non solo ha devastato un Paese prospero – pur se ristretto nella morsa del rais –, ma ha anche fatto dilagare il terrorismo internazionale, come acclarato in maniera inequivocabile dalla Commissione Chilcot, la commissione d’inchiesta istituita in seno al Parlamento britannico.
 
Non è certo per caso che l’Isis è nato in Iraq in quel tormentato dopoguerra. Così quel conflitto ha prodotto la strage del Bataclan, quella di Manchester e tanto, tanto altro.
 
Per questo si resta perplessi, ma anche no, dalle parole di Biden, che ha ricordato il primo generale nero della storia americana come “caro amico” e “patriota”. Ma d’altronde anche Biden votò a favore di quella guerra e amici lo erano davvero.
 
Nel tracciarne un ricordo Scott Ritter, ex ufficiale dell’intelligence del corpo dei marines, ricorda che Powell ebbe un ruolo di primo piano nella distensione internazionale che fiorì al tempo in cui Reagan intraprese un dialogo fecondo con Gorbacev, e che, nonostante fosse un soldato tutto d’un pezzo, Powell era un guerriero riluttante.
 
La guerra umanitaria 
 
È noto che il suo show alle Nazioni Unite, dove mostrò le “prove” delle armi di distruzioni di massa di Saddam, non era farina del suo sacco, ma basato su falsi rapporti della Cia.
 
Rapporti ai quali si sommavano le pressioni dei neocon, che avevano preso in mano tutte le leve del potere, e l’esplicita richiesta del suo presidente, che non ebbe il coraggio di contraddire, come scrive The Intercept, dimostrando di non avere la dote che più richiede l’esercito a un soldato, il coraggio (come quello dimostrato, ad esempio, dall’ufficiale israeliano Avner Wishnitzer, la cui storia è raccontata in nota alla quale rimandiamo).
 
Powell, come Biden, ebbe poi modo di dire di aver sbagliato, come accade spesso ai politici americani in questi casi. Sempre per restare sull’Iraq, clamoroso fu anche il dietrofront dell’ex Segretario di Stato Madeleine Albright, alla quale fu chiesto conto del fatto che le sanzioni emanate dagli Usa contro l’Iraq dopo la prima guerra del Golfo avevano ucciso 500mila bambini:  “ne valeva la pena“,  aveva risposto al suo basito interlocutore, accorgendosi solo dopo il profluvio di critiche dell’atrocità della risposta.
 
Così la morte di Powell, più che far tornare a galla l’orrore di quella guerra, fa emergere ancora una volta l’irresponsabilità di tanti politici dell’Impero, il quale è sempre pronto a perdonare gli errori dei suoi comandanti, politici e militari.
 
Ciò gli permette di non dover fare ammenda delle iniziative, ricomprendole nel suo seno e, di fatto, legittimando anche quelle più palesemente sbagliate, derubricate a semplici incidenti di percorso di una storia che vede gli Stati Uniti sempre e comunque dalla parte dei buoni.
 
Ciò permette all’Impero di evitare processi di riforma e di continuare a spandere nel mondo la sua immagine di faro di civiltà e libertà. Evitando anche che tali errori possano porre criticità a iniziative presenti, la cui dinamiche essenziali ricalcano quelle del passato.
 
L’occupazione umanitaria dell’Iraq
 
Il caso Iraq è eclatante in tal senso, dal momento che quell’errore non fu solo foriero di una guerra sanguinaria spacciata per umanitaria, ma ha legittimato la presenza dell’esercito americano in quel lontano Paese fino a oggi.
 
E come quella guerra fu umanitaria, anche il protrarsi dell’occupazione militare americana si è basato su ragioni umanitarie, dovendo quella presenza militare, a detta dei suoi propugnatori, evitare che il Paese sprofondasse nel caos e garantire la nascita di una democrazia irachena,
 
Il caos non è stato affatto evitato, anzi, per decenni ha infuriato una guerra tra sunniti e sciiti, con attentati terroristici quotidiani, terminata solo alcuni anni fa. Detto questo, proprio quella democrazia parlamentare che gli Usa dicono di aver fatto nascere, gli ha chiesto di andarsene con voto unanime del Parlamento, inutilmente.
 
Così l’errore sulle armi di distruzione di massa di Saddam non ha portato gli Usa a essere quantomeno più prudenti nel valutare le identiche accuse mosse contro Assad, che avrebbe usato armi chimiche contro i cosiddetti ribelli moderati, con accuse del tutto infondate.
 
Solo se e quando Assad sarà rimosso o il regime-change siriano archiviato (oggi è solo sospeso), si potrà, forse, vedere l’ammissione da parte degli Stati Uniti di incidenti di percorso analoghi a quelli iracheni.
 
Così in questa esaltazione di Colin Powell, il grande patriota che commise un “errore”, sta tutta la supponenza della nazione che si crede “indispensabile” al mondo, come ribadiva alcuni giorni fa l’ex diplomatico Usa  David Robinson (The Hill). E sta la sua incapacità di riformarsi.
 
Detto questo, almeno Powell e Biden, e altri con loro, hanno ammesso l’errore e quest’ultimo sta anche provando a porre un freno certe derive. I neocon e i liberal, che furono e sono il motore immobile di questa politica muscolare, continuano a rivendicare la legittimità di quelle iniziative, con la stolidità propria dei deliri di onnipotenza.
 
 

Vaccinazione ed allergie: che sappiamo? Poco

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Una delle reazioni avverse più forti che può avvenire a causa del covid-19 è costituita dall’anafilassi, cioè da una generale e diffusa reazione allergica.

Poiché i vaccini COVID-19 sono nuovi, ci sono molti fattori sconosciuti. Ad esempio, non è noto se un individuo svilupperà un’allergia o una grave anafilassi dopo essere stato vaccinato. Inoltre è molto difficile comprendere se le persone con determinate allergie possano essere vaccinate. Questo perché, negli studi clinici sono stati esclusi soggetti con anamnesi di allergia. Ad oggi, è disponibile un numero limitato di studi che valutano la sicurezza dei vaccini COVID-19 in individui con una storia di allergie.

Gli scienziati hanno quindi cercato di colmare il vuoto nella ricerca riguardante le reazioni avverse al vaccino COVID-19 di Pfizer  tra gli individui con allergie. Hanno pubblicato i loro risultati sul server di prestampa medRxiv*. L’attuale studio è stato condotto presso lo Yamagata University Hospital, in Giappone, dove il vaccino BNT162b2 mRNA COVID-19 è stato somministrato al personale ospedaliero e agli studenti di medicina tra il 3 marzo 2021 e il 27 agosto 2021.

I ricercatori hanno ottenuto risposte da 1586 partecipanti dopo la prima vaccinazione e 1306 partecipanti dopo la seconda dose del vaccino BNT162b2, cioè il vaccino Pfizer. Dopo aver analizzato i dati, gli scienziati hanno rivelato che prevalevano alcune reazioni avverse comuni come dolore e gonfiore nel sito di vaccinazione, febbre, affaticamento, mal di testa, nausea, brividi, artralgia e dolore muscolare al di fuori del sito di vaccinazione. Tipicamente, la frequenza e la gravità delle reazioni più avverse sono state riscontrate dopo la seconda dose di vaccinazione rispetto alla prima. Inoltre, è interessante notare che questo studio ha rivelato che le donne e gli individui più giovani hanno manifestato reazioni avverse a un tasso più elevato rispetto ai maschi e agli anziani.

Il presente studio ha riportato che i soggetti con una storia di allergie hanno manifestato alcune reazioni avverse di maggiore gravità e la durata dei sintomi è durata per un periodo più lungo rispetto ai soggetti senza allergie. Questo risultato concorda con uno studio precedente che riportava che la vaccinazione COVID-19 del personale ospedaliero mostrava una maggiore frequenza di reazioni avverse in presenza di allergia.

Anche se non si sono presentati casi particolarmente gravi questo studio mette in mostra come l’interazione fra vaccino e altre situazioni patologiche: del resto il vaccino sembra risolvere tutto, quindi perché comprenderne il funzionamento?

Fonte: https://scenarieconomici.it/vaccinazioni-allergie/

Ecco perchè l’OMS è un’organizzazione corrotta e malsana

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di Joseph Mercola 

Fonte: Comedonchisciotte

“TrustWHO,” un film documentario prodotto da Lilian Franck, rivela le influenze clandestine che controllano (e hanno controllato fin dall’inizio) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Fondata nel 1948 da 61 stati membri i cui contributi avevano inizialmente finanziato l’organizzazione, l’OMS è stata rapidamente infiltrata dall’industria.

Da Big Tobacco all’industria nucleare e farmaceutica, il comparto industriale ha sempre dettato l’agenda globale dell’OMS e continua a farlo ancora oggi, anteponendo profitto e potere alla salute pubblica [1].

Bill Gates è il finanziatore numero uno dell’OMS

Nell’aprile 2020, Donald Trump aveva sospeso i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS quando la sua amministrazione aveva condotto una revisione sul “ruolo [dell’OMS] nella gestione gravemente scorretta [della Covid-19] e nella copertura della diffusione del coronavirus”[2]. Questo aveva automaticamente fatto guadagnare alla Fondazione Bill & Melinda Gates la posizione di finanziatore numero uno dell’OMS. Dopo le elezioni, il presidente Joe Biden aveva rovesciato la decisione dell’amministrazione Trump, ripristinando i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS [3].

Tuttavia, Bill Gates è ancora il finanziatore numero uno, visto che contribuisce al bilancio biennale dell’OMS con 4,84 miliardi di dollari [4], più di qualsiasi altro governo degli stati membri. Come rivelato in “Vax-Unvax” [5] il nuovo libro di Robert F. Kennedy Jr. che uscirà nel novembre 2021 e che ho ricevuto in anteprima, “Gates ha usato in modo strategico i suoi capitali per corrompere con le sue distorte ed egoistiche priorità le agenzie di sostegno internazionale. Gli Stati Uniti storicamente sono sempre stati il più grande contributore diretto dell’OMS.”

Tuttavia, Bill Gates contribuisce all’OMS attraverso molteplici vie, tra cui la Bill & Melinda Gates Foundation e la GAVI, che è stata fondata dalla Gates Foundation in collaborazione con l’OMS, la Banca Mondiale e diverse aziende produttrici di vaccini.

A partire dal 2018, i contributi cumulativi della Gates Foundation e della GAVI hanno fatto di Gates il principale sponsor non ufficiale dell’OMS, anche prima della mossa dell’amministrazione Trump del 2020 di tagliare del tutto il sostegno [del governo americano] all’organizzazione. Infatti, Gates contribuisce in modo così massiccio che Politico aveva riportato nel 2017 un articolo molto critico [6] sulla sua indebita influenza finanziaria nelle politiche dell’OMS, influenza che, secondo Politico, stava facendo spendere all’agenzia:

“… una quantità sproporzionata di risorse nei progetti voluti da Gates … La sua influenza ha preoccupato ONG e accademici. Dal momento che il denaro della Fondazione Gates proviene da investimenti in grandi aziende, alcune personalità che si occupano di salute pubblica temono che [questi finanziamenti] possano servire come cavallo di Troia per consentire ad interessi aziendali di prevaricare il ruolo dell’OMS nella definizione degli standard e delle politiche sanitarie.” Continua a leggere

I misteri del covid, dieci domande senza risposta

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Con la bella stagione l’Italia sta finalmente ritrovando un po’ di vita, di libertà e di fiducia. Ma restano irrisolti molti dubbi sulla pandemia che ci trasciniamo da mesi e che rischiamo di ritrovarci in futuro. Senza mettere in discussione le vaccinazioni, ci sono almeno dieci domande senza una risposta compiuta.

1. Come è nato e da dove è partito il covid?

Si fa sempre più strada la tesi che il covid non sia un errore della natura ma un errore di laboratorio; e non è fugato il sospetto che non sia un errore involontario. Dalla pandemia che ha patito in anticipo sugli altri e fronteggiandola coi mezzi efficaci di un regime totalitario e militarizzato, la Cina esce rafforzata, leader mondiale non solo nel commercio. E resta un mistero che le varianti siano identificate per nazione – variante inglese, indiana, brasiliana – mentre il virus originario non sia definito cinese.

2. Oltre il racconto dei media quali sono stati in realtà i paesi più colpiti?

Se usiamo tre parametri, ovvero il numero di vittime in rapporto alla popolazione, il rapporto tra ricoverati e deceduti e la durata dell’emergenza pandemia, dobbiamo tristemente concludere che l’Italia è tra i paesi al mondo più colpiti e più a lungo, mentre i media puntavano su Inghilterra e Stati Uniti al tempo di Trump, poi su India e Brasile. Ci evidenziano, per esempio, il numero di contagi in India ma considerando che la popolazione è 22 volte superiore all’Italia, avere – poniamo – da noi 100mila malati equivale a più a 2,2 milioni d’ammalati in India.

3. Quanti sono davvero i morti di covid?

Manca una distinzione almeno fra tre categorie di decessi: a) chi è morto a causa del covid; b) chi è morto col covid come fattore scatenante di altre gravi patologie; c) chi era già in condizioni terminali o in assoluta fragilità, e il covid è sopraggiunto al più come colpo di grazia. Più ardua e penosa sarebbe invece la domanda su quanto abbiano inciso gli errori, i ritardi, i piani e i protocolli sbagliati, le mancate cure a domicilio, tempestive ed efficaci.

4. Era proprio necessario il regime di restrizioni, i lockdown e le chiusure?

Paragonando i dati dei paesi con norme più restrittive e più a lungo vigenti e altri con norme minime e più transitorie, non c’è conferma che le restrizioni siano state più efficaci, anzi. In più si è testato un regime di sorveglianza che non ha precedenti in democrazia, con la sospensione delle libertà più elementari, dei diritti primari. Una prova generale e inquietante per eventuali dispotismi futuri.

5. Quante vittime stanno mietendo i vaccini?

Non disponiamo di studi e statistiche attendibili, conosciamo solo casi e denunce episodiche. Probabilmente sono sottostimati i dati; funziona a rovescio il meccanismo applicato per il covid: chi è deceduto dopo il vaccino per una complicanza, si attribuisce solo a quella la causa della morte, non al vaccino. Qui non vale la regola post hoc propter hoc usata per le vittime di covid.

6. Come stanno funzionando i vaccini, i contagi calano solo per questo?

Se paragoniamo i dati di ora a quelli del giugno scorso ci accorgiamo che anche l’anno scorso, senza vaccino, ci fu lo stesso drastico calo. E quindi si vorrebbe capire quanto incidano realmente i vaccini e quanto concorra il clima stagionale. Resta poi indeterminata l’incidenza e la durata d’efficacia dei vaccini, se il vaccinato può essere ancora contagioso, se il vaccino stesso innesca varianti. Non sarebbe poi necessario dopo il vaccino prescrivere il test seriologico per sapere come stiamo con gli anticorpi?

7. La gente si è davvero convertita in massa alla necessità dei vaccini?

In realtà si è rassegnata in massa a vaccinarsi, per istinto di gregge, pur diffidandone e pur sapendo di fare da cavia nel buio. Si vaccina per stanchezza, per conformarsi a un obbligo socio-sanitario, per timore di sanzioni, per levarsi quanto prima la mascherina, per disporre del passaporto, circolare liberamente e tornare alla vita normale. Pur vaccinandosi sono molti gli scettici, convinti che non serva o produca danni, soprattutto nel tempo e non ci copra da ulteriori varianti. E che saremo costretti a rifare ancora.

8. È davvero necessario vaccinare in massa anche in giovane età?

I giovani hanno un rischio molto basso di contagi e ancora più basso di un’infezione in forma pericolosa. Si usa il generico alibi che sono veicoli di contagio in famiglia e si usa il loro desiderio di avere un pass per sentirsi di nuovo liberi. Non si conoscono poi gli effetti nel lungo tempo di vaccini mai testati che potranno avere sulla loro salute, fertilità, genetica.

9. A che punto sono le cure per debellare o rendere innocuo il covid?

Proiettando tutta la profilassi e le aspettative sul vaccino, si sta trascurando la via di curare il covid con cure appropriate e tempestive, abbassando al minimo i rischi di ricoveri, complicanze e letalità. Eppure ci sono ormai medicinali e terapie che potrebbero abbattere il pericolo e mutare le strategie sanitarie.

10. Al di là del virus e delle vittime, quale effetto globale ha prodotto il covid?

Innanzitutto, più isolamento, più dipendenza e più sorveglianza; quindi una ripresa di potere dello Stato non solo sulla salute ma anche sul lavoro, il controllo e l’economia; poi di fatto ha penalizzato i governi outsider e rafforzato il modello cinese. Ha ingigantito la dipendenza dal circuito info-mediatico-sanitario e l’insicurezza. E non sappiamo ancora quante sono, e a che livello, le vittime dell’isolamento indotto dal covid, in termini di depressioni, suicidi, vite peggiorate, rapporti deteriorati e cure mancate per altre malattie gravi.

Le domande qui sollevate, circolano sparse da tempo, aprono dubbi e possibili risposte o interpretazioni. Dal covid siamo usciti più vulnerabili e più esposti ai rischi di altre pandemie; spontanee, indotte o manipolate. Ed è cresciuta l’incertezza, come dimostrano queste domande che non hanno avuto risposta.

Riparte il turismo e trova l’immigrazione sostanzialmente fuori controllo

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI PER InFORMAZIONE CATTOLICA.IT 

di Matteo Castagna

NELL’ULTIMO PERIODO CIRCA 14.000 PERSONE, DICONO LE FONTI UFFICIALI

Non pochi politici italiani si sono posti il problema della conciliabilità tra la ripresa del settore turistico e la sua compatibilità con un’immigrazione sostanzialmente fuori controllo. Anziché pensare a fare degli omosessuali delle “specie protette” modello panda, in barba al diritto naturale, o a imporre la tassa di successione a chi non arriva a fine mese perché non può lavorare a causa di restrizioni assurde quanto inutili, c’è anche, dal lato destro dell’emiciclo parlamentare chi pensa al rilancio del turismo in un Paese come l’Italia. E, per fortuna, si nota che possa faticare ulteriormente se continuano a sbarcare migliaia di clandestini. Circa 14.000 persone, nell’ultimo periodo – dicono le fonti ufficiali.

Non è giusto che degli innocenti muoiano in mare, perché sarebbe giusto che i barconi della morte non partissero. Poiché abbiamo capito tutti che vi sono interessi economici importanti dietro la tratta dei “nuovi schiavi”, la vera carità dovrebbe vedere impegnata l’Europa nella realizzazione di trattati internazionali ed aiuti mirati nelle terre di fuga, sul modello di quanto fece il governo Berlusconi con Gheddafi, donando all’Italia e all’Africa un periodo di tranquillità, pace e tolleranza, perché quanto alla redistribuzione degli immigrati, l’Unione Europea sembrerebbe fare orecchie da mercante.

Inoltre, la redistribuzione è un concetto sbagliato in sé per due motivi: 1) Gli esseri umani non sono delle merci da destinare di qua o di là. 2) L’immigrazione di popolamento costituisce un fenomeno profondamente negativo, perché è lo sradicamento forzato di gente che, potenzialmente, potrebbe star bene nella sua Patria. Dunque l’Europa dovrebbe lavorare, da un lato, alla messa in atto di politiche che favoriscano la natalità negli Stati membri e dall’altro al blocco dei confini per favorire non solo un graduale rimpatrio dei clandestini ma anche delle situazioni di benessere e stabilità che fermino questo continuo ed indecente racket. La responsabilità spetta, infatti, non all’immigrato, ma alla logica del capitale, che, dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro, ha ridotto l’uomo allo stato di merce delocalizzabile.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Teologica (I-II, q. 105, a. 3) spiega che “con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporto: l’uno di pace, l’altro di guerra” (in corpore). Innanzi tutto non li si accoglie subito come compatrioti e correligionari. Aristotele insegnava che “si possono considerare come cittadini solo quelli che iniziano ad essere presenti nella Nazione ospitante a partire dal loro nonno” (Politica, libro III, capitolo 1, lezione 1). Quindi, capiamo, che fin dall’antichità nessun saggio prendeva in considerazione lo “ius soli”. Forse, Aristotele avrebbe, invece preso per sovversivo dell’ordine nazionale chi si fosse sognato di propugnare tale ingiustizia…È chiaro che per l’Angelico si può permettere agli stranieri, che sono di passaggio nella Nazione (se sono pacifici e se si integrano nella cultura e nella religione del Paese che li accoglie), di restarvi.

Ma vi pare il caso generale contingente? Se sono ostili, come le orde di musulmani che ci invadono per conquistarci all’islam o per delinquere, allora vale la legittima difesa, che porta la Nazione invasa a respingere lo straniero, che è un ingiusto aggressore: “vim vi repellere licet / è lecito respingere la forza con la forza”, alla faccia del buonismo interessato di certuni, che non è accoglienza ma business camuffato. Mentre l’Italia deve fare lecito business col turismo, grazie alle meraviglie di cui dispone grazie alla civiltà classico-cristiana ed alla natura.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/24/riparte-il-turismo-e-trova-limmigrazione-sostanzialmente-fuori-controllo/

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